Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Assemblea Cei: al centro dell’incontro dei vescovi italiani i casi di pedofilia

    Assemblea Cei: al centro dell’incontro dei vescovi italiani i casi di pedofilia

    Si aprirà domani l’assemblea straordinaria della Conferenza episcopale italiana. Si parlerà di liturgia e sarà un confronto in vista dell’anno pastorale appena cominciato, a partire dal tema delle missioni e dalla presenza nelle diocesi italiane di sacerdoti stranieri. Ma in primo piano resta la grave questione della pedofilia che ha investito la Chiesa in tutto il mondo. Il presidente dei vescovi italiani, il card. Gualtiero Bassetti, aveva preannunciato un documento nel quale, tra l’altro, si dovrebbe rilanciare la necessità della massima collaborazione con le autorità; in primo piano anche la prevenzione. “I vescovi si confronteranno sul lavoro della Commissione Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa” conferma la nota che annuncia l’assemblea che si terrà a Roma fino a giovedì 15 novembre. La stessa questione della pedofilia sarà al centro anche dell’assemblea nazionale dei vescovi cattolici statunitensi a Baltimora, dopo una serie di scandali enormi venuti alla luce quest’anno. I vescovi hanno preso in considerazione diverse riforme per dare una risposta più forte ma alcuni attivisti cattolici chiedono ulteriori passi, tra cui la pubblicazione dei nomi di tutti i membri del clero accusati di abusi. Una coalizione di attivisti ha annunciato l’affissione delle proprie richieste sulle porte delle chiese a Baltimora e altrove. Assemblea dei vescovi da domani anche in Cile, a La Florida. La Chiesa cilena ha visto in questo 2018 un vero e proprio tsunami a causa degli abusi, che ha portato a tante dimissioni e anche alle eccezionali decisioni di Papa Francesco di riduzione allo stato laicale di alcuni ecclesiastici. Tutto questo in vista dell’incontro dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo con il Papa a febbraio. Intanto anche in Inghilterra la Chiesa cattolica è stata messa sotto indagine sulla sua gestione degli abusi sessuali su minori e l’insabbiamento dei casi di preti predatori da parte dei vescovi. La prossima settimana alcune vittime testimonieranno in un’indagine indipendente, insieme a leader della Chiesa, funzionari ed esperti di protezione dei minori. Anche il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, dovrebbe dare la sua testimonianza martedì 13 novembre. Sarà la prima volta che un ecclesiastico così alto in grado sarà sottoposto in Inghilterra a un controllo incrociato sotto giuramento. Nichols è stato arcivescovo di Birmingham – la diocesi che è sotto esame in questa indagine – dal 2000 al 2009. In Usa, a Buffalo, è invece cominciata una nuova forma di protesta: alcuni parrocchiani stanno usando il cesto della raccolta domenicale delle offerte a messa per chiedere le dimissioni del vescovo Richard Malone, finito sotto attacco perché un suo ex assistente ha fornito dei documenti ai media americani dai quali si evincerebbe che il vescovo non sanzionò sacerdoti della sua diocesi accusati di pedofilia.

    https://www.agora24.it/2018/11/assemblea-cei-al-centro-dellincontro-dei-vescovi-italiani-i-casi-di-pedofilia/

  • Pedofilia, protesta durante la messa

    Pedofilia, protesta durante la messa

    NEW YORK – La protesta dei fedeli contro i preti pedofili approda anche nelle messe: nella comunità cattolica di Buffalo, negli Stati Uniti, alcuni parrocchiani stanno usando il cesto della raccolta domenicale delle offerte per chiedere le dimissioni del vescovo Richard Malone. Lo scrive la Cnn.

    Invece di mettere i soldi, come si fa durante la celebrazione, alcuni fedeli lasciano messaggi scritti a mano dando alla Chiesa una sorta di ultimatum: «Torneremo a dare le nostre offerte quando il vescovo si dimetterà o sarà rimosso».

    Monsignor Malone è finito sotto attacco quando un suo ex assistente, Siobhan O’Connor, ha fornito documenti ai media americani dai quali si evincerebbe che il vescovo non sanzionò sacerdoti della sua diocesi accusati di pedofilia.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/cronaca/1334971/pedofilia–protesta-durante-la-messa?

  • A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    Grande l’attesa sulle decisioni dei pastori mentre si moltiplicano le inchieste indipendenti seguite al Report di Pennsylvania e la pubblicazione da parte delle diocesi delle liste degli abusatori

    MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
    SAN FRANCISCO

    Non si annuncia un incontro di ordinaria amministrazione l’Assemblea d’autunno della conferenza episcopale degli Stati Uniti che si apre a Baltimora in una data significativa per la Nazione come il Veterans Day. Un evento eccezionalmente atteso anche dai media quando non si è ancora spento l’eco delle elezioni del Midterm (anche per via dei diversi riconteggi), è ancora vivo lo sgomento per la tragica sparatoria (14 giovani vittime) di Thousand Oaks, a circa 40 miglia da Los Angeles e continua a crescere l’apprensione per i tragici effetti dei devastanti incendi in corso in California (dove un’intera cittadina di 26 mila abitanti come Paradise è praticamente rasa al suolo, ma in tutto lo Stato si contano già decine vittime e centinaia di migliaia sono gli sfollati).

    È un clima grigio di affanno e mortificazione quello che avvolge un appuntamento fra i più difficili degli ultimi decenni, paragonabile alla cappa di fumo che si distende sulla California: un clima che ricorda quel terribile 2002 quando ebbero inizio le prime rivelazioni sugli abusi al punto che Julie Zauzmer dalle colonne del Washington Post parla addirittura di “resa dei conti”. Decapitata ai suoi vertici per le dimissioni del presidente Wuerl dopo settimane di attesa sul da farsi a seguito del Rapporto della Pennisylvania a luglio, la conferenza episcopale si trova ad affrontare una dura crisi.

    Non basta a sollevare la Chiesa americana l’attesa notizia della prossima beatificazione di James Miller, il religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane, originario del Wisconsin, ucciso in Guatemala nel 1982 “in odio alla fede”, perché la preoccupazione resta pesante: ammontano a 13 le diocesi, più il Distretto Columbia (della capitale Washington) in cui si stanno svolgendo indagini analoghe a quella della Pennsylvania, ma sono almeno altrettante dove potrebbero iniziare. E un po’ in tutto il Paese, da una costa all’altra, i fedeli delle parrocchie sono disorientati: e mentre si moltiplicano le veglie di preghiera, diminuisce la fiducia dei laici (talvolta anche il numero di bambini che si iscrivono alla catechesi).

    Dal Missouri a New York, dal New Jersey al New Mexico, dall’Illinois al Nebraska, dal Wyoming alla California e troppi altri il fiato resta sospeso. Secondo gli osservatori della NBC sarebbero gli avvocati di almeno un’altra dozzina di stati ad accingersi a chiedere l’apertura di indagini. Calcolando le 196 diocesi americane, il futuro resta quanto mai incerto. E intanto Thomas Plante, ex consigliere della Conferenza episcopale, va dichiarando «Questo è il #MeToo della Chiesa cattolica».

    Molte le diocesi che si sono dichiarate disposte, con riconosciuta umiltà, a collaborare con i procuratori all’insegna della trasparenza, come è accaduto da poco a Detroit. Le diocesi in California, costrette dalla pressione pubblica, rilasciano a ritmo incalzante i nomi dei preti riconosciuti pedofili: l’ultima è stata la diocesi di San Diego così come già fatto qualche settimana fa dall’arcidiocesi di Los Angeles e la diocesi di Orange, mentre viene sollecitata anche San Francisco. Intanto a Washington (DC) è stato istituito un apposito portale web così da consentire alle vittime di presentare direttamente lì le loro denunce. Ed è annunciata per il 7 dicembre una lista da parte dei gesuiti della costa ovest.

    La sfida per recuperare credibilità non è affatto semplice: mentre cala ancora la percentuale di americani che si dichiarano cattolici (oggi alcuni dati parlano del 21%), una ricerca condotta dal Boston Globe (il quotidiano che nel 2002 aveva tolto il velo alla questione abusi) e dal Philadelphia Inquirer rivela che si calcolano almeno 130 vescovi che nel corso del loro servizio pastorale sono stati accusati in merito alla questione degli abusi e, nel caso di coperture e insabbiamenti, le accuse sarebbero successive al 2002.

    E intanto Paul Mones, un avvocato di New York che si occupa della difesa delle vittime da un capo all’altro della Nazione (prevalentemente tra le fila degli Scout e della Chiesa Cattolica), nel suo sito web va aggiungendo a ritmo settimanale notizie di nuove denunce, 5 solo nel mese di ottobre.

    “Purtroppo bisogna ammettere che non sono mai state prese sul serio le direttive che dovrebbero garantire la protezione dei minori”, ha dichiarato Anne Burke, giudice della Corte Suprema dell’Illinois autrice anche di un testo sul tema degli abusi da parte del clero.

    L’ordine del giorno dell’Assemblea, presieduta dal cardinale Di Nardo arcivescovo di Galverston-Houston e succeduto a Wuerl nella sua qualità di ex-vicepresidente, prevede, oltre ad un’intensa preghiera di riparazione e all’analisi della Lettera pastorale contro il razzismo, la discussione sulla crisi e soprattutto l’adozione di misure idonee. «Mi auguro che quando avremo finito tutti coloro che hanno invocato in queste settimane passi concreti potranno dire: “Davvero i vescovi ci hanno ascoltati”», auspica con convinzione Michael Burbidge, vescovo di Arlington in Virginia. Sul tappeto c’è la decisione in merito alla costituzione di un’apposita commissione per indagare sugli abusi e quale il coinvolgimento dei laici (c’è chi parla della presidenza a loro affidata e ad un adeguato numero di membri laici e chi invoca una commissione di laici del tutto indipendente, come richiesto, ma all’epoca poco ascoltato, già ai primi di agosto dal vescovo di Albany Edward Scharfenberger), ma si parla anche di un codice di condotta per i vescovi, che non sono soggetti a codici etici deontologici, come previsto nelle professioni, ma qui i pareri, almeno alla vigilia, sembrano contrastanti.

    Becky Ianni, leader dello SNAP, associazione in difesa delle vittime, mostra con diverse dichiarazioni tutto il suo scetticismo su quanto potrà uscire dall’Assemblea.

    Solo i prossimi giorni potranno dire in quale direzione vorrà dirigersi, comunque a testa china, la Chiesa americana.

  • Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica americana: diocesi West Virginia rivelerà nomi di preti accusati

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica americana: diocesi West Virginia rivelerà nomi di preti accusati

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica americana. La diocesi West Virginia ha annunciato che rivelerà tutti i nomi dei preti pedofili. Una vera e propria svolta che segna finalmente un cambio di passo importante e decisivo nella battaglia contro tutti quei religiosi che hanno commesso violenze, abusi e molestie sessuali nei confronti di minori

    Una arcidiocesi cattolica del West Virginia, negli Usa, divulgherà i nomi di tutti i preti accusati di molestie sessuali su bambini a partire dal 1950, con i relativi incarichi ricoperti.

    L’arcivescovo William Lori della diocesi di Wheeling-Charleston ha precisato che nessuna delle persone nell’elenco è in attività.

    L’11 settembre della Chiesa Cattolica, come ha dichiarato Padre Georg in merito ai tantissimi casi di pedofilia denunciati e insabbiati, sta facendo tremare il Vaticano. I casi di preti e vescovi pedofili giungono da ogni parte del pianeta. Denunce e accuse gravissime e pesantissime nei confronti di preti e vescovi pedofili stanno emergendo in questi ultimi tempi con grande eco mediatico in tutto il mondo, tra il silenzio quasi assordante e totale dei media italiani. In Cile è stata pubblicata la lista dei preti pedofili. Lo stesso dicasi in Germania.

    https://www.igossip.it/attualita/scandalo-pedofilia-nella-chiesa-cattolica-americana-diocesi-west-virginia-rivelera-nomi-di-preti-accusati/

  • Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica americana: rimosso il vescovo ausiliare John Jenik

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica americana: rimosso il vescovo ausiliare John Jenik

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica americana: rimosso il vescovo ausiliare di New York John Jenik, accusato di molestie sessuali nei confronti di un teenager. Monsignor Jenik ha negato le accuse che risalgono agli anni Ottanta.

    Il cardinale arcivescovo di New York, Timothy Dola, ha comunicato la decisione dell’Arcidiocesi mediante una nota stampa: “Anche se le accuse risalgono a decenni fa, il Consiglio di Revisione dei Laici ha concluso che gli elementi sono sufficienti per giudicarle credibili”. Il vescovo John Jenik è stato rimosso dai suoi incarichi pubblici.

    L’11 settembre della Chiesa Cattolica, come ha dichiarato Padre Georg in merito ai tantissimi casi di pedofilia denunciati e insabbiati, sta facendo tremare il Vaticano. I casi di preti e vescovi pedofili giungono da ogni parte del pianeta. Denunce e accuse gravissime e pesantissime nei confronti di preti e vescovi pedofili stanno emergendo in questi ultimi tempi con grande eco mediatico in tutto il mondo, tra il silenzio assordante e quasi totale dei media italiani. In Cile è stata pubblicata la lista dei preti pedofili. Lo stesso dicasi in Germania.

    https://www.igossip.it/attualita/scandalo-pedofilia-nella-chiesa-cattolica-americana-rimosso-il-vescovo-ausiliare-john-jenik/

  • Le vittime rompono il silenzio della Chiesa – Las víctimas rompen el silencio de la Iglesia

    Le vittime rompono il silenzio della Chiesa – Las víctimas rompen el silencio de la Iglesia

    Più di cento persone raccontano a EL PAÍS la storia degli abusi che presumibilmente hanno sofferto per mano dei sacerdoti e che fino ad ora sono rimasti nascosti

    Più di un centinaio di persone, presunte vittime di abusi sessuali nelle parrocchie e nelle scuole religiose in diversi periodi – dagli anni Quaranta fino agli anni recenti – hanno scritto a El PAÍS il loro dramma, nascosto fino ad ora. Alcune di queste presunte vittime hanno lasciato una testimonianza documentata della loro denuncia per questo rapporto. “L’impotenza, la rabbia, l’angoscia e il mio dolore ancora vivo”, dice una delle vittime. “Ero un essere estremamente vulnerabile. L’insegnante ha trascorso l’estate toccando me e pochi altri studenti, appartandosi. Ho condiviso i ricordi con la mia famiglia e gli amici …” dice un altro. “La rabbia mi dura 53 anni dopo, ho sofferto abusi da parte di un prete, e so che non ero l’unico.”

    Questo giornale ha provato in tutti i casi pubblicati in queste informazioni a confrontare i fatti denunciati dalle presunte vittime. Ha contattato le autorità ecclesiastiche di ogni luogo in cui presumibilmente si sono verificati gli abusi. E ha cercato possibili testimoni. Nei casi in cui è stato impossibile confrontare i fatti con il silenzio della Chiesa o con altre circostanze, El PAÍS ha scelto di segnalare la denuncia attraverso la presunta vittima, ma senza fornire i nomi degli accusati o dei luoghi specifici in cui i fatti si sono verificati. Il giornale offre cinque storie come un esempio di un problema nascosto dalla leadership ecclesiastica.

    La Chiesa spagnola mise a tacere per decenni i casi di pederastia che conosceva o istruiva nei suoi tribunali ecclesiastici. Il Centro nazionale per la documentazione giudiziaria (Cendoj) ha registrato negli ultimi 30 anni solo 33 casi processati in tribunali civili che colpiscono 80 minori vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti.

    Ottenere informazioni simili dalla Conferenza episcopale o dalle 70 diocesi esistenti o dalle congregazioni religiose si è rivelato impossibile. Le diocesi rifiutano di offrire dati, anche statistiche, sui casi di abusi sessuali nella Chiesa giudicata attraverso i loro tribunali ecclesiastici. Hanno risposto solo 17 diocesi, evasive o negative; il resto, 53, ha scelto il silenzio.

    La Congregazione per la Dottrina della Fede, che riceve ogni anno a Roma una media di 500 casi di pedofilia inviati dalle diocesi di tutto il mondo, si rifiuta di fornire dettagli su come molti di questi problemi provengono dalla Chiesa spagnola. La Conferenza Episcopale ha annunciato due settimane fa, in seguito alla pubblicazione della notizia nel paese sulla sua copertura nei casi di abuso, la creazione di una commissione speciale per aggiornare i protocolli esistenti nelle varie diocesi per combattere la pedofilia. Solo tre di questi protocolli obbligano il vescovo a comunicare le denunce che riceve alla Procura.

    Diversamente dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, né la Conferenza Episcopale Spagnola né le sue 70 diocesi elaborano statistiche pubbliche sulle questioni relative alla pedofilia elaborate durante l’anno.

    (traduzione con Google)

    https://elpais.com/sociedad/2018/10/26/actualidad/1540551133_625878.html

  • Peter Gogarty avverte il governo federale che le cose non possono tornare come erano

    Peter Gogarty avverte il governo federale che le cose non possono tornare come erano

    Peter Gogarty

    Lunedì abbiamo avuto altre scuse – questa del nostro nuovo Primo Ministro Scott Morrison.

    Con “noi” intendo le decine di migliaia di australiani che sono stati abusati sessualmente in centinaia di istituzioni di fiducia negli ultimi 70 anni mentre altre persone guardavano. Hanno guardato perché si prendevano cura di se stessi piuttosto che dei bambini vulnerabili a loro affidati.

    “Noi” significa anche la famiglia e gli amici di quei sopravvissuti. Significa le centinaia di migliaia di persone nella comunità che sono state indotte a fare offerte a queste istituzioni (per lo più religiose) con esenzioni fiscali e un’influenza straordinaria sulle nostre vite.

    Gran parte di questo comportamento apparentemente disgustoso, terrificante e spesso criminale è stato effettuato nel nome di Gesù Cristo e delle varie forme della sua chiesa.

    Le scuse di lunedì nel nostro palazzo del parlamento federale, dopo più di cinque anni dalla Real Commission nelle risposte istituzionali all’abuso sessuale infantile, sono un po’ diverse dalle altre che abbiamo visto negli ultimi anni. Questa volta il nostro parlamento nazionale si dice dispiaciuto di non aver fatto abbastanza per mantenere le istituzioni che si sono impegnate a prendersi cura dei bambini, spesso a nome dei governi, sicure, trasparenti e responsabili.

    A parte il dispiacere, sono preoccupato che queste scuse nazionali possano essere le stesse di molte altre che sono state emesse negli ultimi anni dalle istituzioni che hanno permesso di commettere crimini contro i bambini a loro affidamento: insignificanti, egoistici e condiscendenti .

    Oltre a dire scusa, sono preoccupato che queste scuse nazionali potrebbero essere le stesse di molte altre … senza senso, egoista e condiscendente.

    Le scuse, a me sembra, devono essere genuire e sincere. È importante sottolineare che si è destinati a trasmettere un impegno per evitare di ripetere torti passati. Le scuse di lunedì potrebbero essere sincere, ma dubito che ci sia molto in termini di autentica determinazione del Commonwealth per prevenire futuri abusi istituzionalizzati dei nostri figli.

    Prima ho menzionato “comportamenti apparentemente disgustosi”. L’ho fatto deliberatamente perché c’è stato ben poco nel modo di agire da parte di coloro che hanno orchestrato questo scandalo. Non c’è stato molto di più da parte del nostro parlamento per dimostrare che crede che sia stato davvero un comportamento disgustoso e imperdonabile – molto meno degno di sanzioni. Il National Redress Scheme non è quello che la Real Commission ha suggerito nelle Risposte Istituzionali all’Abuso sessuale sui minori. Esclude alcuni dei sopravvissuti più vulnerabili agli abusi sui minori perché le istituzioni hanno il diritto di “optare per l’accesso” e perché molte persone con una condanna penale non devono presentare domanda. Anche i candidati di successo al programma riceveranno una compensazione media di $ 2,26 al giorno per la loro sofferenza per tutta la vita.

    Piuttosto che imporre nuovi meccanismi indipendenti di responsabilità, il governo federale ha appena dato a molte istituzioni colpevoli una quota di miliardi di dollari in finanziamenti per l’istruzione extra. Il governo continua a fornire esenzioni fiscali.

    Ha anche detto loro che è giusto espellere gli studenti omosessuali e licenziare insegnanti omosessuali perché tali inclinazioni sono, secondo la Chiesa cattolica, “gravemente disordinate”. Il governo ha fatto marcia indietro solo dopo l’indignazione della comunità.

    Vale anche la pena notare che la Chiesa cattolica non è apparentemente così “gravemente disordinata” quando si tratta di abusare di bambini e bambine. La storia della chiesa è che l’abuso sessuale dei bambini è stato visto più come un errore cattivo da affrontare con la preghiera, un viaggio all’estero e una nuova città in cui operare. Nel frattempo, molti Stati si sono chiusi nel loro ovile per quanto riguarda il segreto confessionale cattolico. La Chiesa cattolica sta facendo esattamente quello che ha detto che non avrebbe mai più fatto, monitorando e investigando la propria conformità alle leggi sulla protezione dei minori. Ha costituito una società (che possiede interamente e che riporta direttamente ai Vescovi) chiamata Catholic Professional Standards Limited. Non è come l’organismo esterno e indipendente che la comunità si aspetta.

    C’è stato un solo processo e una rassegnazione di alto profilo in Australia per nascondere gli abusi sui minori, nonostante le rivelazioni della Real Commission che molte persone in numerose istituzioni sapevano cosa stava succedendo da decenni. Eppure non abbiamo sentito un politico chiedere le dimissioni di massa o il licenziamento di vescovi, arcivescovi e cardinali che puntavano le dita in tutte le direzioni quando veniva loro chiesto “chi sapeva cosa e quando lo sapevano?”

    Quindi Mr Morrison, se sembro scettico, è perché lo sono. Queste scuse sembreranno buone sul nostro dossier nazionale e potrebbero aiutare alcune persone nel loro recupero, ma a meno che non si usi un linguaggio molto severo, e si realizzi un’azione seriamente decisiva, suonerà molto vuoto a coloro che hanno aspettato così tanto tempo per la giustizia.

    Peter Gogarty è un sopravvissuto di abusi sessuali su minori da parte di un prete. 

    (traduzione con Google)

    https://www.thecourier.com.au/story/5711742/your-say-sorry-but-a-national-apology-is-not-enough/?fbclid=IwAR1pgKbaK9VG0CfpVCnTjh7G_km_WsHNwBb7z3CmbqiicoovILDqUTu3SI0

  • IL VATICANO SI È RIFIUTATO DI CONSEGNARE IL CARDINALE IMPLICATO IN UNA COPERTURA DI ABUSI SESSUALI

    IL VATICANO SI È RIFIUTATO DI CONSEGNARE IL CARDINALE IMPLICATO IN UNA COPERTURA DI ABUSI SESSUALI

    di Christine Niles, M.St. (Oxon.), JD

    I critici denunciano la mossa per proteggere Cdl. Luis Ladaria Ferrer come scappatoia dalla giustizia

    CITTA ‘DEL VATICANO ( ChurchMilitant.com ) – Il Vaticano sta invocando l’immunità sovrana per un cardinale implicato nel coprire gli abusi sessuali.

    Il cardinale Luis Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato convocato in Tribunale penale il 19 settembre per rispondere del suo ruolo nella consulenza a Cdl. Philippe Barbarin su come disciplinare un prete predatore.

    Barbarin, che dirige la diocesi di Lione, in Francia, è sotto processo per non aver sanzionato  p. Bernard Preynat , accusato di aggressione omosessuale di più membri scout dal 1980-1990. Le rivelazioni sul cardinale popolare e mediatico hanno scosso la Chiesa in Francia negli ultimi anni, facendo sì che più vescovi francesi chiedessero perdono e si impegnassero a implementare misure più forti contro l’abuso sessuale. Una petizione online che richiede la dimissione di Barbarin ha raccolto oltre 100.000 firme.

    “Mi rendo conto oggi che la mia risposta in quel momento non era commisurata alla posta in gioco”, ha detto Barbarin a Le Monde l’anno scorso. “Oggi non ci comporteremmo così, ecco cosa era sbagliato.”

    A Preynat fu permesso di rimanere in un ministero attivo dopo che Barbarin aveva appreso nel 2007 che il prete aveva abusato di più giovani maschi. Barbarin ammette di aver omesso di rimuovere Preynat in base alla certezza del sacerdote di non aver molestato nessuno dopo il 1991. Il sacerdote è stato autorizzato a rimanere nel ministero fino al 2015, dopo che sono emerse ulteriori accuse di abuso.

    Nel 2015, Barbarin si era rivolto a Ladaria per avere indicazioni sulla disciplina di Preynat. Ladaria all’epoca era segretario per la Congregazione per la Dottrina della Fede e responsabile del dipartimento che supervisionava la cattiva condotta sessuale del clero. A quel tempo consigliò a Barbarin di prendere “misure disciplinari appropriate evitando lo scandalo pubblico”. Gli avvocati delle vittime sostengono che questo è un chiaro messaggio di Ladaria per non perseguire la giustizia. Sia Barbarin che Ladaria furono condannati dal tribunale di Lione ad essere processati per il loro ruolo nel coprire gli abusi di Preynat.

    Dopo che il tribunale ha ritardato due volte il procedimento a causa della mancata risposta del Vaticano alla convocazione, il Vaticano ha inviato una nota diplomatica il 17 settembre – due giorni prima dell’inizio del processo – al Ministero degli Affari Esteri francese e la Corte di Lione chiarendo che ha respinto la convocazione. Sostenendo che la corrispondenza di Ladaria con Barbarin è avvenuta “nell’esercizio delle funzioni sovrane” e che il diritto internazionale riconosce “l’immunità penale ratione materiae  ai pubblici ufficiali per gli atti compiuti in nome del sovrano pontefice”, il Vaticano ha ritenuto la convocazione inaccettabile.

    François Devaux, che ha avviato il procedimento contro Barbarin, ha sbattuto la mossa del Vaticano, dicendo che “evidenzia il particolare problema della Chiesa: un sistema che ci permette di eludere la giustizia …”.

    Ladaria è stato scelto per sostituire Cdl. Gerhard Müller a capo della CDF nel 2017, il cui mandato di cinque anni non è stato rinnovato da Papa Francesco. Müller in seguito confermò che il motivo era dovuto agli scontri tra lui e il papa sulla sua gestione degli abusatori del clero. Il papa ha ripetutamente ignorato le raccomandazioni del CDF sulla punizione per i sacerdoti accusati, scegliendo invece la clemenza. In almeno un caso, Francesco fu costretto a scusarsi dopo aver annullato le sanzioni imposte a p. Mauro Inzoli, condannato in un tribunale penale per aver abusato di più giovani maschi.

    Il processo a Barbarin è programmato per andare avanti senza Ladaria nel gennaio 2019. I procedimenti canonici contro il cardinale francese sono stati sospesi durante l’inchiesta penale.

    (Traduzione con Google)

    VATICAN REFUSED TO HAND OVER CARDINAL IMPLICATED IN SEX ABUSE COVER-UP

    Critics slam move to protect Cdl. Luis Ladaria Ferrer as evasion of justice

    VATICAN CITY (ChurchMilitant.com) – The Vatican is invoking sovereign immunity for a cardinal implicated in covering up sex abuse.

    Cardinal Luis Ladaria Ferrer, prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith, was summoned to criminal court Sept. 19 to answer for his role in advising Cdl. Philippe Barbarin on how to discipline a predator priest.

    Barbarin, who heads the diocese of Lyon, France, is facing trial for failing to sanction Fr. Bernard Preynat, accused of homosexual assault of multiple Scout members from 1980–1990. The revelations about the popular and media-friendly cardinal have rocked the Church in France over the past several years, causing multiple French bishops to ask forgiveness and pledge to implement stronger measures against sex abuse. An online petition demanding that Barbarin resign has garnered more than 100,000 signatures.

    “I realize today that my answer at that time was not commensurate with the stakes,” Barbarin told Le Monde last year. “Today, we would not act like that, that’s what was wrong.”

    Preynat was allowed to remain in active ministry after Barbarin learned in 2007 that the priest had abused multiple young males. Barbarin admits he failed to remove Preynat based on the priest’s assurance that he had not molested anyone after 1991. The priest was allowed to remain in ministry until 2015, after further allegations of abuse surfaced.

    In 2015, Barbarin had turned to Ladaria for guidance on disciplining Preynat. Ladaria at the time was secretary for the Congregation for the Doctrine of the Faith and in charge of the department overseeing clerical sexual misconduct. He advised Barbarin at the time to take “appropriate disciplinary measures while avoiding public scandal.” The victims’ attorneys argue this was a clear message from Ladaria not to pursue justice. Both Barbarin and Ladaria were ordered by the Lyons court to stand trial for their role in covering up Preynat’s abuse.

    After the court twice delayed proceedings because of the Vatican’s failure to respond to the summons, the Vatican sent a diplomatic note Sept. 17 — two days before the start of trial — to the French Ministry of Foreign Affairs and the Lyon court making clear it rejected the summons. Arguing that Ladaria’s correspondence with Barbarin took place “in the exercise of sovereign functions” and that international law recognizes “criminal immunity ratione materiae to public officials for acts performed in the name of the sovereign pontiff,” the Vatican deemed the summons unacceptable.

    François Devaux, who initiated the proceedings against Barbarin, slammed the Vatican’s move, saying it “highlights the particular problem of the Church: a system that allows us to evade justice … .”

    Ladaria was tapped to replace Cdl. Gerhard Müller as head of the CDF in 2017, whose five-year term was not renewed by Pope Francis. Müller later confirmed the reason was owing to clashes between him and the pope over his handling of clerical abusers. The pope repeatedly ignored the CDF’s recommendations on punishment for accused priests, instead choosing leniency. In at least one case, Francis was forced to apologize after reversing sanctions imposed on Fr. Mauro Inzoli, convicted in criminal court of abusing multiple young males.

    Barbarin’s trial is scheduled to move forward without Ladaria in January 2019. Canonical proceedings against the French cardinal have been suspended during the criminal investigation.

  • Quegli abusi in sagrestia dopo la scuola: “Ma per i giudici a 14 anni ero consenziente”

    Quegli abusi in sagrestia dopo la scuola: “Ma per i giudici a 14 anni ero consenziente”

    di Angela Marino

    È cominciato tutto un pomeriggio di aprile, quando lui l’ha portata in sagrestia e le ha stampato un bacio sulla bocca. Lei è rimata impietrita, come se guardasse quella scena fuori dal suo corpo, se ne è stata ferma come un vegetale finché lui ha non ha finito e le ha dato la benedizione. La storia di Giada Vitale, abusata a 13 anni da don Marino Genova, ex parroco di Portocannone oggi condannato in primo grado dal tribunale di Larino a sei anni di reclusione, è tragicamente identica a tutte le storie di pedofilia, tranne che per un particolare snodo della vicenda giudiziaria che ha segnato il suo caso. Lo racconta la stessa Giada, a Fanpage.it.

    Raccontaci di quel giorno

    G. “Era aprile 2009, avevo 13 anni e studiavo per l’esame di licenza media. A quel tempo ero timida e senza molti amici, ma mi piaceva la musica e per questo andavo regolarmente in chiesa per suonare l’organo. Quel pomeriggio stavo tornando a casa dalle ripetizioni e passai davanti all’ingresso della chiesa Santi Pietro e Paolo, a Portocannone. Vidi don Marino sulla soglia intento a chiudere i battenti della porta, mi vide anche lui e mi fece cenno di entrare”.

    Tu lo hai seguito?

    G. “Ovviamente sì, non ci vedevo nulla di male. Prese la mia mano intrecciandola con la sua e mi guidò in sagrestia, dove iniziò ad abbracciarmi forte e a spogliarmi. Restai impietrita e lo lasciai fare finché non ebbe finito. Poi mi diede la benedizione e mi lasciò andare”.

    Come ti sei sentita?

    G. “Come in un sogno, una bolla, sembrava non fosse reale, quella sera restai sveglia fino a notte fonda a piangere. .

    Quell’episodio si è ripetuto?

    “Altroché, don Marino ha cominciato a fare quelle cose due o tre volte alla settimana arrivando fino ai rapporti completi. Era dolce, mi diceva: “Ti voglio bene stellina”. E quando aveva finito mi rivestiva e mi dava sempre la benedizione”.

    Che impatto hanno avuto gli abusi sulla tua vita di adolescente?

    G. “Il mio corpo mi dava dei segnali di malessere. Avevo sempre mal di stomaco, crisi di pianto e difficoltà di concentrazione a scuola, tanto che più in là ho dovuto lasciare. Volevo che smettesse e per un po’ ho finto di stare con un ragazzo perché lui (don Marino, ndr) mi lasciasse stare. La situazione, però, non ha retto a lungo e ha ricominciato a fare quelle cose”.

    Hai chiesto aiuto a qualcuno?

    G. “Mia madre (vivevamo da sole da quando mio padre è morto molti anni prima) una notte mi chiese cosa avessi, perché non smettevo di piangere. Quando le dissi la verità non mi credette, così rinunciai a parlargliene ancora. Più in là, però, una corista che frequentava la parrocchia ha intuito qualcosa dai miei atteggiamenti, ero arrabbiata e delusa. Quando ho trovato la forza di parlare con lei, pian piano le ho raccontato tutto quello che avevo patito, ci sono voluti giorni. Alla fine lei mi ha convinto a denunciare don Marino al vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca”.

    Il vescovo ha preso provvedimenti?

    G. “Ha allontanato don Marino dalla chiesa di Portocannone. A quel punto, a 17 anni, ho deciso di denunciare alla magistratura, volevo giustizia”.

    L’hai avuta?

    G. “Non direi proprio. Il pubblico ministero ha diviso il fascicolo in due parti: una riguardante gli abusi subiti quando avevo 13 anni, l’altra, quelli avvenuti dai 14 ai 16 e per questo secondo fascicolo ha chiesto l’archiviazione”.

    Perché?

    G. “Perché dai 14 anni in su, sono stata considerata ‘consenziente’, in pratica secondo il pubblico ministero, io e don Marino eravamo da considerare ‘una coppia’. La cosa più grave, tuttavia, è che il fascicolo per cui si è proceduto riguarda solo due mesi, da aprile al 20 giugno, quando ho compiuto 14 anni”.

    Don Marino è stato condannato?

    G. “È stato condannato sei anni di reclusione con sentenza di primo grado, attendiamo l’udienza d’appello che avrà luogo l’11 ottobre prossimo. Per l’altro fascicolo, ovviamente abbiamo fatto ricorso contro l’archiviazione”.

    Dove si trova oggi?

    G. “Non so dove sia, so sole che è stato fotografato dai giornalisti di Pomeriggio Cinque, mentre, nonostante l’interdizione, celebrava messa”.

    Come ti fa sentire il fatto di essere stata considerata consenziente?

    G. “Don Marino mi ha distrutto la vita, ma la giustizia ci ha messo sopra una pietra tombale”.

    https://www.fanpage.it/quegli-abusi-in-sagrestia-dopo-la-scuola-ma-per-i-giudici-a-14-anni-ero-consenziente/

  • “Bergoglio bloccò l’indagine sul cardinale”

    “Bergoglio bloccò l’indagine sul cardinale”

    Müller conferma: fu il Papa a non volere che si andasse a fondo sulle accuse di abusi contro Murphy-O’Connor

    Il cardinale Müller, ex prefetto della Dottrina della fede, ammette che fu Bergoglio a fermare le indagini per le accuse di abusi contro l’alto prelato britannico poi defunto. È la conferma di quanto sostenuto dall’ex nunzio sulle coperture offerto da Francesco

    di Lorenzo Bertocchi

    La conferma è arrivata dal cardinale tedesco Gerhard Müller. È stato il Papa a chiedere di fermare le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, morto l’anno scorso, tirato in ballo da una donna inglese violentata da un prete. È la dimostrazione di quanto affermato dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò: la copertura dell’ex cardinale Theodore McCarrick da parte del Papa “non sembra essere stato un errore isolato”.

    Il cardinale Gerhard Müller, ex prefetto della Dottrina della fede, ha confermato al portale Lifesitenews che l’indagine sulle accuse di abuso rivolte al defunto cardinale Cormac Murphy-O’Connor non è stata completata a causa della mancata approvazione da parte del Papa. Maike Hickson e John Henry Westen, i due giornalisti di Lifesitenews, hanno scritto di aver incontrato il cardinale a Washington il giorno 2 ottobre a margine di una conferenza e di avergli chiesto se papa Francesco avesse effettivamente interrotto le indagini sul cardinale Murphy-O’Connor, scomparso nel 2017. Müller ha risposto di essere “legato al segreto pontificio”, poi ha aggiunto “che è necessaria l’approvazione del Papa per le indagini” su un cardinale. Quindi gli è stato chiesto “se almeno potesse confermare che l’indagine era stata bloccata, piuttosto che completata, e il cardinale ha risposto di sì”.

    Questa notizia sembra confermare quanto lo stesso portale Web e il vaticanista italiano Marco Tosatti avevano ricostruito sulla base di alcune fonti anonime. Le accuse nei confronti di Murphy-O’Connor arrivano da una inglese che non le ha mai rese pubbliche e risalgono a un abuso che la stessa ha subito quando aveva 13 o 14 anni; vittima di un sacerdote, padre Michael Hill, condannato più volte dalla giustizia civile, la donna è rimasta in contatto per 15 anni con le autorità ecclesiastiche per far luce sul caso e nel 2000 avrebbe anche raggiunto un accordo con la diocesi di Brighton per l’abuso subito da padre Hill ricevendo 40.000 sterline. Nella sua testimonianza la vittima ha sempre asserito che quando fu abusata, oltre a Hill erano presenti altri sacerdoti, tra cui Murphy-O’Connor.

    La notizia della conferma della interruzione delle indagini rimanda anche alle circostanze in cui il Papa avrebbe chiesto di chiudere il fascicolo. Secondo la ricostruzione fatta da Tosatti, infatti, il protagonista sarebbe stato proprio il cardinale Müller interrotto nel bel mezzo di una messa celebrata nella cappella di Santa Monica, vicino alla sede della Congregazione per la dottrina della fede. Scrive il vaticanista: “il segretario (di Müller, ndr) scese dalla Congregazione con il cellulare, si avvicinò a Müller e disse al prefetto: “Il Papa vuole parlarle”. “Gli hai detto che sto celebrando la Messa?”. “Sì, ma dice che vuole parlarle ugualmente”. Fu così che il cardinale andò in sacrestia e il Papa, di pessimo umore, gli diede alcuni ordini circa un dossier riguardante un cardinale”. Secondo le fonti citate dal vaticanista quel cardinale sarebbe stato appunto il defunto Murphy-O’Connor.

    A testimonianza del fatto che un’indagine era stata avviata, nel 2011 la diocesi di Portsmouth, dove ora vive la donna, insieme alla diocesi di Northampton, ha contattato la Congregazione per la dottrina della fede, il cui prefetto allora era il cardinale William Levada,  per richiedere di indagare sulle affermazioni di quella donna, nonché sul rifiuto di Westminster di seguire le procedure previste dalla Chiesa per questi casi. Una persona della diocesi Portsmouth, ha scritto Lifesitenews, volò a Roma e consegnò i documenti all’allora promotore di giustizia monsignor Charles Scicluna. Tuttavia nei giorni scorsi alcuni media avevnao contestato la ricostruzione giornalistica e affermato che già nel 2011 il cardinale William Levada avesse ritenuto infondate le accuse su Murphy-O’Connor e chiuso il caso, poi lo stesso Müller, regnante papa Francesco e in qualità di prefetto dell’ex Sant’Ufficio, avrebbe successivamente raggiunto le stesse conclusioni una volta riesaminate le carte.

    Ma la notizia della conferma da parte dello stesso Müller  dell’interruzione dell’inchiesta apre di nuovo la questione. Ritorna così di attualità quanto scritto dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò nel suo ultimo documento pubblicato anche dalla Verità  in cui, tra l’altro, sostiene che la copertura dell’ex cardinale Theodore McCarrick da parte del Papa “non sembra essere stato un errore isolato”. Altri casi, dice l’ex nunzio, “sono stati recentemente documentati dalla stampa, mostrando che papa Francesco ha difeso preti omosessuali che hanno commesso gravi abusi sessuali contro minori o adulti. Incluso il suo ruolo nel caso del padre Julio Grassi a Buenos Aires, l’aver reinstallato padre Mauro Inzoli dopo che papa Benedetto lo aveva rimosso dal ministero sacerdotale (fino al momento in cui è stato messo in carcere, e allora a questo punto papa Francesco  lo ha ridotto allo stato laicale), e per aver fermato le indagini per accuse di abusi sessuali contro il cardinale Cormac Murphy-O’Connor”.

    L’amicizia tra papa Bergoglio e il defunto cardinale è cosa nota, così come sono note le ricostruzioni giornaliste che parlano dell’azione di Murphy-O’Connor per favorire l’elezione di Francesco durante le riunioni pre conclave (il cardinale nel 2013 aveva già compiuto 80 anni quindi non era tra i votanti, ma partecipò attivamente alla fase preparatoria). Non si sa quale sia stato il motivo per cui, a quanto sostiene Müller , si sarebbero interrotte le indagini su Murphy-O’Connor, ma la lista di fatti da chiarire aumenta ancora.

    (trascrizione da La Verità del 5 ottobre 2018)