Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Preti pedofili, l’accusa delle vittime al Vaticano: “Trecento casi in quindici anni, ma in Italia c’è molto sommerso”

    Preti pedofili, l’accusa delle vittime al Vaticano: “Trecento casi in quindici anni, ma in Italia c’è molto sommerso”

    Quattro i sacerdoti rimasti impuniti, da Napoli don Silverio Mura sotto falso nome nel padovano

    Protetti, in fuga e mai chiamati a rispondere del crimine di avere abusato di bambini. In Italia ci sarebbero quattro “casi impuniti”, quattro casi di pedofilia “passati per le mani” del Vaticano che “non sarebbero stati trattati con la tolleranza zero promessa ma con negligenza”. Lo denuncia l’associazione internazionale di vittime Eca, Ending clergy abuse, che proprio per domani, quando in Vaticano prenderà il via il Sinodo dei vescovi, la grande assise con 267 presuli da tutto il mondo, ha promosso un sit-in vicino piazza San Pietro per sensibilizzare sul tema degli abusi e sollevare in particolare il problema italiano, non pienamente considerato, a loro dire, né dalla Chiesa né dall’opinione pubblica italiana.
    “L’Italia non ha avuto la sua inchiesta Spotlight e nemmeno c’è mai stata una commissione governativa sugli abusi come avvenuto in altri Paesi – spiega Francesco Zanardi della rete l’Abuso, una delle realtà che aderiscono al network Eca -.
    Eppure il problema esiste. Noi abbiamo ‘mappato’ 300 casi di pedofilia ad opera del clero negli ultimi quindici anni ma c’è molto sommerso”. “Il mio bilancio sul pontificato di papa Francesco riguardo alla pedofilia – afferma Mathias Katsch, presidente dell’associazione tedesca di vittime associata al network Eca -, è pessimo. Abbiamo sentito belle parole ma mancano i fatti. Speriamo che alcuni giovani del sinodo verranno a supportarci perché uno degli aspetti fastidiosi è che non dovrebbero essere le vittime a manifestare ma i normali cattolici a farlo per noi”. Katsch ricorda che le inchieste governative hanno evidenziato una percentuale di preti pedofili che va dal “4 al 7% del clero totale” mentre ogni pedofilo “ha abusato in media tra i 4 e i 6 ragazzini”. “Per questo – sottolinea – l’Italia deve indagare, il modello è l’Australia”.
    Alla manifestazione di domani saranno presenti soprattutto vittime italiane, alcuni sono ex alunni dell’istituto Provolo di Verona. Per quanto riguarda i quattro “casi Viganò”, è stato lo stesso Zanardi a descriverli in una conferenza stampa alla Stampa Estera. “Uno – ha spiegato – riguarda uno dei chierichetti del Papa. E’ stato abusato indirettamente perché lui ha visto il suo compagno di camera essere abusato in Vaticano” nel preseminario Pio X, “questo è un caso che è stato insabbiato ben due volte dal Vaticano e attualmente vede il presunto abusatore, mai sanzionato fare il prete a Como”. “Il secondo caso – ha continuato – è quello dell’istituto Provolo di Verona: nel 2014 una delegazione di ex allievi sordi veronese ha incontrato personalmente Papa Francesco e gli ha consegnato una lettera con dentro i nomi di 25 sacerdoti presunti pedofili, tra questi anche don Nicola Corradi che attualmente è in Argentina agli arresti”. “Il terzo caso – ha affermato – riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi. Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 ha provveduto, invece che punire con la tolleranza zero, a nominare monsignore Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa”. “L’ultimo caso – ha proseguito – è quello di don Silverio Mura: anche qui la vittima ha incontrato il Papa. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato lì, ora dopo essere stato scoperto è di nuovo scomparso”.

  • ROMA: Conferenza stampa Rete L’ABUSO ECA Global. La censura della stampa italiana è la vera notizia

    ROMA: Conferenza stampa Rete L’ABUSO ECA Global. La censura della stampa italiana è la vera notizia

    Si è tenuta questa mattina a Roma, presso la sede della Stampa Estera in Italia, la conferenza stampa organizzata dalle associazioni dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’ABUSO e ECA Global.

    L’intervento del Presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi è iniziato con una domanda rivolta alle decine di giornalisti in sala: “quali testate italiane sono presenti?” A rispondere solo 2 giornalisti, ANSA e LA VERITA’.

    Un dato a dir poco vergognoso e una domanda non fatta a caso in quanto uno dei principali problemi per cui in Italia apparentemente non esiste un caso, è proprio legato all’atteggiamento criminale della stampa italiana che si auto-censura sulla cronaca del nostro paese e, al tempo stesso, finge di condurre inchieste giornalistiche su dati incensurabili, quelli diffusi da giornalisti seri, che fanno il proprio lavoro con coscienza, quelli della stampa estera.

    Una dimostrazione che non ha lasciato indifferenti i giornalisti esteri che non hanno mancato di sollevare il problema delle coperture attuate dai giornali italiani, come riporta per esempio il Life Site News.

    Il presidente della Rete L’ABUSO ha poi continuato esponendo i quattro “Casi Vigano’” censurati dai media italiani, quello dei chierichetti del papa abusati in Vaticano, quello dell’istituto Antonio Provolo di Verona, quello legato all’arcivescovo di Milano Mario Delpini ed infine quello di don Silverio Mura.

    Questi quattro casi, non sono gli unici quattro italiani, ma sono i quattro casi italiani insabbiati direttamente da Papa Francesco.

    Durante l’incontro è intervenuto anche l’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri che ha illustrato la denuncia che venerdì verrà depositata presso la Procura della Repubblica di Savona e che interesserà cinque procure italiane, quella di Roma, Verona, Milano, Napoli e Pavia.

    Il meeting riprenderà domani mattina alle 9 presso la sala convegni del Partito Radicale a Roma e proseguirà, nel pomeriggio, con una manifestazione alla quale parteciperanno un centinaio di sopravvissuti italiani e che si svolgerà in Vaticano.

    L’ufficio di Presidenza

  • “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

    “Der Spiegel” pubblica oggi diciannove pagine di un’inchiesta dedicata al Pontefice regnante, intitolata “Non dire falsa testimonianza. Il Papa e la Chiesa nella sua crisi più grande”. Nell’articolo, di cui traduciamo qualche paragrafo dalla versione inglese pubblicata da Maike Hickson su LifeSite News si punta l’attenzione sulle mancanze di papa Bergoglio, soprattutto in tema di abusi sessuali.

    Una larga parte dell’articolo è centrato su interviste a vittime di abusi clericali a Buenos Aires, la diocesi di cui Bergoglio era arcivescovo fino all’elezione nel marzo 2013. Scrive Maike Hickson che “Der Spiegel è sorprendentemente critico di papa Francesco per quanto riguarda il suo governo in generale, compresa la sua attitudine ambigua in molti campi – fra cui la comunione ai protestanti e la comunione per i divorziati risposati, e ricorda le parole attribuite al Pontefice, il suo timore “di passare alla storia come qualcuno che ha spaccato la Chiesa”. “Der Spiegel” ricorda inoltre il caso di padre Inzoli, il sacerdote abusatore condannato dalla giustizia italiana, e “graziato” per un certo periodo dal papa contro il parere del card. Müller, il party omosessuale con droga del segretario del fedele card. Coccopalmerio, lo scandalo della copertura a McCarrick e la posizione anomala di uomini di fiducia del Pontefice come i cardinali Maradiaga e Errazuriz. Questa disamina così impietosa e fattuale del giornale tedesco è interessante perché rappresenta una crepa nell’omertà giornalistica che i Main Stream Media hanno riversato sul Pontefice fino ad oggi.

    I giornalisti di “Der Spiegel” hanno viaggiato in Argentina, a Monaco e altrove per raccogliere notizie. Hanno parlato con una donna di La Plata, Julieta Anazco vittima di abusi da parte di un prete, che come ha scoperto in seguito, era stato trasferito per le accuse di abuso sui minori. Julieta ha sofferto molto per questo episodio, è andata in terapia ed è membro adesso di una “Rete di sopravvissuti agli abusi ecclesiastici”.

    Scrive il giornale: “Nel 2013, poco dopo che Bergoglio è stato eletto papa, Julieta Anazco e altre tredici vittime di padre Gimenez scrissero una lettera in cui descrivevano che cosa era accaduto loro, e perché ancora vivessero sotto depressione; e ci fossero stati tentativi di suicidio; o perché alcuni di loro si fossero dati a consumare droga, mentre il prete accusato continuava a celebrare messa ed era a contato con bambini”.

     La lettera è stata inviata con raccomandata e ricevuta di ritorno nel dicembre del 2013, e tre settimane più tardi giunse la conferma della ricezione. Poi, più nulla. Non una parola. Il prete accusato però fu trasferito in una casa di riposo per persone anziane, dove “ancora si mostra ai giornalisti vestito in talare. Continua a celebrare messa ed è rispettato” scrive il giornale.

    “Der Spiegel” spiega che “durante il periodo in cui Bergoglio era cardinale, molte vittime d abusi a Buenos Aires si sono rivolte a lui per aiuto; a nessuno è stato permesso vederlo”. Attualmente sono in corso sessantadue processi contro preti argentini per abusi. “Il numero delle loro vittime potrebbe raggiungere le migliaia”. Spiega Julieta: “Per noi è difficile, perché nessuno ci crede. Vogliamo raggiungere il Papa, ma lui non è interessato a noi”.

    Interessante una riflessione, contenuta nell’articolo, di Juan Pablo Gallego, un eminente avvocato difensore delle vittime, secondo cui “Francesco è ora in esilio a Roma, avendo trovato rifugio (con immunità), per così dire laggiù. In Argentina dovrebbe confutare il sospetto di aver protetto per anni violentatori e abusatori di minori”.

    Gallego ha parlato con “Der Spiegel” del caso di padre Grassi, per cui vi rimandiamo a questo link. Secondo Gallego, Jorge Mario Bergoglio è stato per anni confessore di padre Grassi, e ha ordinato una contro-inchiesta per difendere il prete che sta scontando quindici anni per abusi, e “per criminalizzare le vittime”. Che è quanto il Pontefice ha fatto nel caso del Cile, definendo “calunniatori” quelli che chiedevano giustizia per gli abusi del vescovo Barros. En passant: questa frase dell’avvocato può contribuire a spiegare il mistero di un Pontefice che dopo cinque anni dall’elezione non sembra avere nessuna intenzione di fare un salto a casa…

    Da Rosso Porpora del collega Giuseppe Rusconi abbiamo una notizia interessante:

    “Da Accattoli è venuta un’indiscrezione di portata rilevante: secondo le sue informazioni la prospettata ‘risposta’ della Santa Sede al memoriale di Carlo Maria Viganò è stata presentata al Papa lunedì 17 settembre dal cardinale Parolin e approvata il giorno successivo. Dovrebbe dunque essere questione di ore o di pochi giorni per la sua pubblicizzazione”. Luigi Accattoli ex vaticanista del Corriere della Sera è uno dei colleghi più entusiasticamente filo-Bergoglio in una platea in cui questo genere di persone non fa difetto. Storicamente molto legato alla Segreteria di Stato e all’ala più progressista e sinistra della Chiesa (il suo grande amico e collega, il compianto Giancarlo Zizola, attribuiva il suo ingresso al Corriere al card. Achille Silvestrini, allora Ministro degli Esteri e in seguito king-maker per Bergoglio) un’indiscrezione del genere ha indubbiamente valore. Sarà curioso vedere se è come sarà corretto o smentito, o spiegato, il resoconto del colloquio fra Viganò e il Papa il 23 giugno 2013, quando Viganò spiegò chiaramente che genere di criminale fosse McCarrick, e come Benedetto XVI lo avesse sanzionato.  (di Marco Tosatti su www.marcotosatti.com)

    “DER SPIEGEL” E LE COPERTURE DEGLI ABUSI IN ARGENTINA AL TEMPO DI BERGOGLIO. UN’INCHIESTA DI 19 PAGINE.

  • Abusi, le questioni aperte del rapporto della Chiesa tedesca

    Abusi, le questioni aperte del rapporto della Chiesa tedesca

    IACOPO SCARAMUZZI – Il rischio dell’abuso sessuale su bambini nella Chiesa cattolica «non è un fenomeno concluso» ed «esige azioni concrete»: è la conclusione a cui giunge un rapporto commissionato dalla Conferenza episcopale tedesca, e pubblicato ufficialmente oggi, che, tra l’altro, pur registrando indizi statistici di una qualche correlazione tra abusi, da un lato, omosessualità o celibato, dall’altro, precisa che «né l’omosessualità né il celibato sono di per sé cause dell’abuso sessuale su minori», e punta piuttosto l’attenzione sulla «maturità» psicologica e sessuale dei seminaristi e dei sacerdoti, raccomandando maggiore impegno nella loro formazione, e sul rischio di «clericalismo» che giustifica l’abuso sessuale e, a monte, l’abuso di potere.

    «I risultati dell’indagine dimostrano chiaramente che l’abuso sessuale su minori da parte di sacerdoti della Chiesa cattolica non è dovuto al comportamento sbagliato di singoli ma che si deve rivolgere l’attenzione anche alle caratteristiche strutturali di rischio dentro la Chiesa cattolica, che favoriscono l’abuso sessuale su minori o rendono più difficile la sua prevenzione», si legge nel documento che conclude uno studio avviato nel 2014 da un’equipe delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen che in tre anni ha esaminato 38.156 dossier messi a disposizione dalle 27 diocesi tedesche.

    I più rilevanti dati registrati dallo studio, intitolato “Abuso sessuale di minori da parte di sacerdoti cattolici, diaconi e religiosi di sesso maschile nella giurisdizione della Conferenza episcopale tedesca” e pubblicati oggi nel corso dell’assemblea plenaria di autunno dell’episcopato nella città di Fulda, sono stati anticipati nelle scorse settimane dallo Spiegel e dalla Zeit . Tra il 1946 e il 2014 sono stati 3.677 i minori abusati sessualmente da parte di 1.670 preti o religiosi in Germania, ossia il 4,4% dei chierici del Paese in questo lasso di tempo (percentuale, rileva lo studio, analogo a quello registrato negli Stati Uniti dal John Jay College of Criminal Justice 2004 e inferiore al sette per cento individuato dalla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse in Australia che però, si precisa, ha utilizzato un altro metodo di calcolo). «Probabilmente questo numero è sbagliato per difetto», puntualizza lo studio, «se teniamo conto di ciò che sappiamo sulle zone d’ombra è chiaro che il numero reale è maggiore».

    Sono 1023 gli assalitori che hanno abusato una sola volta, 782 hanno compiuto da due a dieci abusi, 96 i veri e propri abusatori seriali con decine di abusi. Il numero più alto è di 44 vittime per un solo accusato. Dei minori abusati 969 erano chierichetti. La maggioranza delle vittime aveva 13 anni, la maggior parte dei primi abusi sono stati commessi da religiosi di età tra i 30 e i 50 anni, il lasso di tempo che intercorse tra l’anno della consacrazione sacerdotale o diaconale e l’anno del primo abuso accusato era in genere di 14,3 anni. Lo studio ha rilevato in uno dei sottogruppi in cui è stato suddiviso il lavoro, quello svolto tramite interviste ai sacerdoti, che nel 36% degli accusati sono emersi indizi di un abuso sessuale subito a loro volta. Le vittime hanno avuto nel corso degli anni o decenni successivi una «vasta gamma» di problemi psicologici, di salute, di relazione, nonché problemi «nel campo della fede e della spiritualità».

    Solo 122 abusatori sono stati assicurati alla giustizia civile. Nel 33,9% degli accusati era stato documentato l’avvio di una procedura di diritto canonico, cosa che non è stata fatta per il 53%. Le denunce, che seguono lo stesso andamento statistico, sono state presentate soprattutto dalle vittime o dalle loro famiglie (27,5%), solo nel 19,4% dei casi da rappresentanti della Chiesa cattolica. Il 10,7% dei sacerdoti abusatori si sono autodenunciati. Le denunce presentate presso la Congregazione per la Dottrina della Fede a Roma riguardano solo il 14% degli accusati. L’intervallo di tempo intercorso tra il primo abuso e l’avvio della relativa procedura è generalmente molto lungo, comprendendo in media oltre 13 anni (per le denuncie), 22 anni (per le procedure secondo il diritto canonico), e 23 anni (per la segnalazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede). Circa un quarto di tutte le procedure di diritto canonico avviate non hanno portato a nessuna sanzione. Lo studio ha anche «fatto emergere indizi secondo cui i fascicoli personali o altri documenti di rilievo per le analisi sono andati stati distrutti o manipolati». I sacerdoti accusati di abusi sono stati trasferiti da una parrocchia ad un’altra più spesso che gli altri sacerdoti (91,8% contro 86,8%), senza adeguate spiegazioni ai fedeli, nel 18,3% i trasferimenti interni alla diocesi, nel 25,6% i trasferimenti da una diocesi all’altra, dipendevano da un’accusa di abuso sessuale.

    La ricerca individua tre tipologie di prete abusatore: colui che ha una vera e propria «preferenza pedofilia» e che possono essere attratti dal sacerdozio per «le sue molteplici possibilità di contatto con bambini e adolescenti», il «tipo narcisistico-sociopatico» per il quale «l’abuso sessuale appare come una delle molte forme dell’abuso di potere narcisistico» e, infine, la persona immatura sul piano personale e sessuale, per il quale «l’obbligo del celibato potrebbe offrire una possibilità male interpretata di non doversi occupare sufficientemente della propria identità sessuale» e al quale, anni dopo la consacrazione, «l’aumento dello stress lavorativo, l’isolamento e la mancanza di sostegno da parte della Chiesa fanno cadere gli ostacoli verso crimini di abuso sessuale».

    La percentuale relativa ai diaconi accusati è molto inferiore a quella dei sacerdoti (celibi) accusati. Inoltre, il 62,8% delle vittime di abuso sessuale erano di sesso maschile, il 34,9% di sesso femminile. «La palese prevalenza di vittime maschili si distingue dall’abuso sessuale su minori commesso in contesti non religiosi». Quanto agli abusatori, nel 14% dei sacerdoti accusati in base ai fascicoli delle diocesi, nel 19,1% di quelli registrati nei fascicoli giudiziari e nel 72% di coloro che sono stati intervistati dai ricercatori sono stati registrati «indizi di un orientamento omosessuale». Al proposito lo studio individua diversi fattori, tra i quali il fatto che prima del Concilio Vaticano II al servizio di chierichetti erano ammessi sono i maschi, per poi concentrare l’attenzione sugli «atteggiamenti ambivalenti della morale sessuale cattolica nei confronti dell’omosessualità e sul significato del celibato».

    «L’obbligo di una vita nel celibato – è la spiegazione esposta – potrebbe sembrare la soluzione dei propri problemi psichici a seminaristi inclini a negare le proprie tendenze omosessuali, dato che offre anche la prospettiva di una stretta convivenza esclusivamente con uomini, perlomeno in seminario. A questo riguardo specifiche strutture e regole della Chiesa cattolica potrebbero avere un elevato potenziale di attrazione per persone immature con tendenze omosessuali» e «c’è quindi il pericolo che queste tendenze debbano essere vissute “di nascosto”. La complessa interazione di immaturità sessuale, di possibili latenti tendenze omosessuali negate e respinte in un ambiente in parte anche manifestamente omofobo potrebbe essere un’altra spiegazione della prevalenza di vittime di sesso maschile nell’abuso subito da religiosi cattolici. Tuttavia né l’omosessualità né il celibato sono di per sé cause dell’abuso sessuale su minori».

    Sempre sul tema dell’omosessualità, i ricercatori tedeschi precisano che «non è un fattore di rischio di abuso sessuale» ma, scrivono, «i risultati dello studio ci obbligano a occuparci del significato che hanno le idee specifiche della morale sessuale cattolica riguardo all’omosessualità nel contesto dell’abuso sessuale su minori. Deve essere urgentemente ripensato anche l’atteggiamento fondamentalmente negativo della Chiesa cattolica verso la consacrazione di uomini omosessuali. Le terminologie idiosincratiche usate dalla Chiesa in questo contesto come quelle di “tendenze omosessuali profondamente radicate” sono prive di qualsiasi fondamento scientifico. Al posto di questi atteggiamenti occorre creare un’atmosfera aperta e tollerante».

    In generale, per lo studio tedesco, «una vita nel celibato scelta con maturità e su base volontaria è possibile. La premesse di base, cioè la scelta volontaria e la maturità dello sviluppo della personalità non sono necessariamente presenti in tutti i seminaristi».

    La ricerca commissionata dalla Conferenza episcopale tedesca si conclude con una serie di raccomandazioni alla Chiesa, pur riconoscendo gli sforzi che già sono stati fatti in particolare a partire dai primi anni 2000. Viene in particolare suggerito alla Conferenza episcopale tedesca di applicare in modo omogeneo in tutte le 27 diocesi le misure sinora adottate «in modo palesemente eterogeneo»; di documentare le denunce in modo omogeneo; di organizzare uno sportello indipendente per le denunce da fare anche in forma anonima; di migliorare le procedure canoniche, senza pensare che le procedure penali dispensino la chiesta dalla responsabilità di tutelare gli interessi delle vittime e, al contempo, assistere gli accusati; e di migliorare, sia qualitativamente che quantitativamente, la selezione e poi la formazione psicologica nei seminari nonché la formazione continua per i sacerdoti. Quanto alle vittime, lo studio suggerisce ai vescovi di introdurre una giornata annuale loro dedicata, di uniformare le procedure di indennizzo, e di coinvolgere le vittime nelle procedure di prevenzione.

    La ricerca affronta anche il tema del segreto confessionale, limitandosi a scrivere che «dal punto di vista scientifico bisogna sottolineare la responsabilità del confessore di fornire un’adeguata spiegazione, e di aiutare nell’elaborazione e nella prevenzione degli abusi sessuali individuali».

    Lo studio tedesco, peraltro, si sofferma su un tema caro a Papa Francesco, quello del clericalismo: in tutti i casi di abuso, viene registrato che l’abusatore ha sfruttato la propria autorità. «L’abuso sessuale è prima di tutto anche abuso di potere. In questo contesto nella Chiesa cattolica l’abuso di potere viene avvicinato al concetto di clericalismo, che ne sarebbe un’importante causa con una specifica struttura», scrivono i ricercatori. In questo senso, «le sanzioni di singoli accusati, il pubblico rammarico, contributi finanziari alle vittime, l’istituzione di programmi di prevenzione e una cultura della reciproca attenzione sono misure necessarie ma assolutamente insufficienti. Se le reazioni della Chiesa cattolica si limitano a questi interventi, in realtà fondamentalmente positivi, essi sarebbero addirittura in grado di mantenere le strutture del potere clericale, dato che tendono a curare solo i sintomi di uno sviluppo negativo, ostacolando così il confronto con il vero problema del potere clericale».

    Il presidente dei vescovi tedeschi, il cardinale Reinhard Marx, che già nei giorni scorsi aveva pronunciato a nome della Chiesa cattolica le proprie scuse , è tornato oggi a dichiarare: «Per tutti i fallimenti e per tutto il dolore, come presidente della Conferenza episcopale tedesca, mi scuso».

    http://www.lastampa.it/2018/09/25/vaticaninsider/abusi-le-questioni-aperte-del-rapporto-della-chiesa-tedesca-83GhkgM8ydFY30zK82RcqM/pagina.html

  • “Ho la prova dell’onestà di Viganò”

    “Ho la prova dell’onestà di Viganò”

    Intervista a GEORGE WEIGEL

    Il maggior intellettuale cattolico statunitense si schiera al fianco dell’ex nunzio: “È un uomo di fede, educato e difendere la Chiesa. Non criticherebbe mai il Papa se non avesse serissimi motivi per farlo”

    di Emanuele Boffi

    “L’arcivescovo Carlo Maria Viganò e io abbiamo parlato di molte cose durante i suoi anni a Washington e siamo diventati amici. Credo che le affermazioni specifiche che fa a proposito del suo incontro con il Santo Padre nel giugno 2013, cioè che aveva avvertito il Papa che c’erano questioni problematiche che coinvolgevano l’ex cardinale Theodore McCarrick, di cui il Pontefice doveva essere messo al corrente, debbano essere prese sul serio”.

    E tutto il resto?

    “Il resto è marginale”.

    Nel dare una risposta agli interrogativi sollevati dal memoriale di Viganò, la Chiesa sta tergiversando?

    “Molti vescovi americani sono determinati ad arrivare a una riforma che cominci, in questo caso, con il fare piena luce sulla carriera di Theodore McCarrick”.

    E il Vaticano?

    “Il Vaticano, ahimè, sembra muoversi con la stessa lentezza del 2002 (quando vennero alla luce i primi scandali sessuali riguardanti il clero, ndr)”.

    George Weigel è unanimemente considerato fra i più importanti intellettuali cattolici statunitensi. Autore di una ventina di volumi, deve la sua fama alla monumentale biografia di Giovanni Paolo II, Witness to Hope (1999), che gli ha consentito di diventare il punto di riferimento del cattolicesimo d’oltreoceano. Weigel oggi è senior fellow alla Ethics and Public Policy Center di Washington e fra i più apprezzati commentatori sullo scenario internazionale di vicende religiose e vaticane.

    A proposito del memoriale Viganò, Weigel ha scritto due articoli: il primo è apparso su First Things, la rivista cattolica più influente al mondo; il secondo sul Wall Street Journal, la Bibbia del pensiero laico. In entrambi i casi, gli è piaciuto andare controcorrente rispetto al pubblico di lettori cui si rivolgeva: su First Things ha difeso l’onore dell’ex nunzio dalle dicerie e dagli attacchi di altri esponenti e intellettuali cattolici (“non ho mai avuto l’impressione che mi dicesse qualcosa di diverso da quello che in coscienza riteneva essere la verità”, ha scritto). Sul Wall Street Journal ha ricordato ai suoi interlocutori non credenti che la Chiesa non può essere ridotta agli errori dei suoi componenti.

    “Subito dopo la pubblicazione del memoriale – ha scritto Weigel su First Things –, le polemiche all’interno della chiesa si sono immediatamente intensificate, rimbalzando attraverso i media. In questa atmosfera febbrile è praticamente impossibile per chiunque dire qualcosa senza destare sospetti e accuse. Ma poiché ho conosciuto bene l’arcivescovo Viganò durante il suo servizio come rappresentante diplomatico pontificio a Washington, mi sento obbligato a parlare di lui, in modo tale, spero, da poter aiutare gli altri a riflettere attentamente sulle sue affermazioni molto, molto serie”.

    A questo proposito, lei scrive che l’arcivescovo Viganò è “un coraggioso riformatore” e, per quella che è la sua esperienza, “un uomo onesto”. Tuttavia, come lei sa, dopo la pubblicazione del suo memoriale, egli è stato assai screditato dalla stampa che lo ha presentato come un arcivescovo poco attendibile perché risentito nei confronti del Vaticano e di papa Francesco.

    “Uccidere il messaggero è una tattica molto antica e alquanto riprovevole, che viene usata da persona che non hanno intenzione di prendere sul serio le questioni sollevate da quel messaggero”.

    A parte la sua conoscenza personale, che prove ha dell’onestà dell’ex nunzio a Washington?

    “A dire il vero, ne ho una molto importante”.

    Quale?

    “Nella sua testimonianza monsignor Viganò dice che è «pronto a sostenere le accuse sotto giuramento chiamando Dio come testimone».”

    E dunque?

    “Viganò è un uomo di fede, un credente. Lui sa che fare un giuramento è come mettere a nudo la propria anima davanti a Dio. Sapendolo, si rende conto che se non dicesse ciò che egli in coscienza sa essere la verità, condannerebbe sé stesso per l’eternità”.

    Ma Viganò non ha agito con alti intendimenti? In molti, qui in Italia, lo presentano come di una persona appartenente alla “destra” cattolica e conservatrice che si opporrebbe alla “sinistra” progressista capeggiata dal Pontefice.

    “Questa vecchia abitudine di dividere tutto e tutti nella Chiesa tra progressisti e conservatori è un esercizio di pigrizia intellettuale cui le persone serie non dovrebbero dedicare i propri sforzi”.

    Perché dice così?

    “Perché non è ragionevole pensare che un uomo educato a difendere il papato praticamente a ogni costo criticherebbe pubblicamente il Papa, a meno che non credesse di avere serissime motivazioni per farlo”.

    Sul Wall Street Journal lei ha scritto che la serie di scandali che ha colpito il mondo cattolico è “una sfida per capire che cosa è davvero la Chiesa”. Però lei scrive anche che è il momento della purificazione e che “i vescovi che hanno fallito nelle loro responsabilità di insegnanti, pastori e amministratori in genere lo hanno fatto perché hanno messo il mantenimento istituzionale davanti alla missione evangelica”. Cosa intende?

    “Il cattolicesimo potrebbe vivere con vescovi della «conservazione istituzionale» nei periodi in cui la cultura pubblica circostante fosse di aiuto alla trasmissione della fede. Allora tutto ciò che è necessario alla Chiesa è mantenere le sue scuole, le sue parrocchie, i suoi ospedali. Ma ora non siamo più in questa situazione”.

    In che situazione siamo?

    “Il periodo in cui il cattolicesimo era trasmesso da una cultura o dall’appartenenza a una certa etnia o popolo non esiste più in Occidente. Lo rilevò anche papa Francesco  quando nel 2007, quindi ben prima di diventare Pontefice, aiutò a redigere il Documento di Aparecida dei vescovi latinoamericani”.

    Se è questa la situazione, cioè quella di un mondo non più cristiano, qual è il compito della Chiesa?

    “Oggi abbiamo bisogno di vescovi che incarnino l’apostolato missionario: abili evangelizzatori che abbiano dato prova della loro capacità di introdurre le persone a Gesù Cristo e di portarle nella comunione dei santi in cui consiste la Chiesa”.

    Come si fa?

    “Bisognerebbe tornare a quell’espressione che spesso era usata da papa Benedetto XVI durante il suo pontificato: “l’amicizia con Cristo”, cioè una relazione personale con il Signore, nutrita dalla preghiera, dall’immersione nella Bibbia e dai sacramenti”.

    Lei, però, ha scritto che una vera riforma della Chiesa sarà attuabile solo da coloro che non si accontenteranno di conservare l’istituzione, ma, pur mortificati dagli scandali, non saranno “scossi dalla loro fede”.

    “Sì, questi cattolici esistono e sono ancora tanti. Non direi che la maggioranza dei cattolici sia composta da riformisti evangelici, ma le minoranze creative possono cambiare le grandi istituzioni. E direi anche che le membra vive della Chiesa in tutto il mondo sono coloro che hanno abbracciato la nuova evangelizzazione e che comprendono come la piena verità della fede cattolica è liberatoria. Le parti morenti della Chiesa, incluse quelle corrotte, sono quelle che ancora vivono un cattolicesimo dedito solo alla conservazione dell’istituzione”.

    (trascrizione da La Verità del 17 settembre 2018)

  • Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

    Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

    di Paola Del Vecchio

    MADRID – Era stata la Santa Sede a ordinare la riapertura di un’inchiesta indipendente sui reati di violenza sessuale denunciati da ex seminaristi ed alunni di un collegio cattolico nella provincia di Astorga (Leon),  in Castilla y Leon, nonostante fossero prescritti sia civilmente che per il diritto canonico. E oggi è stato il vescovo di Astorga, Juan Antonio Menendez, a comunicare la decisione Vaticano di sospendere per dieci anni dal ministero il sacerdote José Manuel Ramos Gordón, ritenuto colpevole di «grave delitti di abusi sessuali su minori» commessi 35 anni fa nel collegio ‘Giovanni XXIII’ del paesino di Puebla de Sanabria (Zamora). Sono stati “considerati provati” nel processo amministrativo penale condotto da “esperti giuristi extra-diocesani”. Dopo aver scontato la condanna, Ramos Gordón dovrà vivere nella casa sacerdotale e non potrà più officiare la messa in pubblico, salvo esplicito permesso dei vescovi. Il Vaticano vuole accertarsi che sia allontanato dalla comunità, dopo che per una precedente condanna a un anno di sospensione dal sacerdozio, per abusi ai danni di seminaristi, il prete era tornato dopo soli sei mesi alla sua attività, ricevendo perfino un omaggio pubblico da parte dei fedeli.

    Per 26 anni Manuel Ramos Gordón è stato parroco della diocesi, fino al luglio 2017, quando il Vescovado lo sospese dopo un processo canonico in cui il prete ammise di aver abusato di vari bambini durante tre decenni, quando era docente del Seminario Minore di La Bañeza, in provincia di Leon. Tuttavia lo scandalo, nonostante le denunce pubbliche di varie vittime, è stato a lungo messo a tacere, poiché lo stesso vescovo di Astorga, Juan Antonio Mendez, ha mantenuto in segreto la condanna,  stando a quanto riferito dai media spagnoli.  Una delle vittime, Francisco Javier Redondo, già nel 2014 in una prima lettera inviata al Papa Francesco raccontava gli abusi subiti durante il corso 1988-1989, assieme al fratello, quando avevano rispettivamente 13 e 14 anni, e ad altri due compagni di collegio. «Le notti erano diventate un incubo di paura, un inferno di vessazioni fisiche e psicologiche», per le visite notturne del loro tutore, scriveva l’uomo, oggi 41enne, che ancora soffre le conseguenze delle violenze subite. E chiedeva al pontefice di non occultare l’orrore vissuto.

    Il Papa ordinò la riapertura del caso e, dopo un primo processo, il Vaticano condannò il sacerdote a un anno di sospensione della sua attività di parroco. Ma Manuel Ramos Gordón era tornato tranquillamente al suo posto. Fino a quando si sono fatte avanti altre vittime, finora tre gli ex alunni che hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi, anche se dal loro racconto è emersa l’esistenza di molti altre vittime delle violenze.

    Un’altra inchiesta è stata aperta dopo la denuncia presentata da un ex seminarista, Emiliano Alvarez. E si attendono le conclusioni di un’indagine sulle presunte violenze sessuali commesse nel Seminario di La Beñeza dall’educatore Angel Sanchez Cao, un prete oggi in servizio attivo nella provincia di Lugo, in Galizia. E, benché il vescovo di Astorga abbia promesso «tolleranza zero», non si placano le critiche per aver mantenuto in segreto i gravissimi fatti emersi dall’inchiesta sul prete di Leon, aperta dopo solo l’intervento del Papa.

    «Guardando al passato non sarà mai sufficiente ciò che si farà per chiedere perdono e cercare di riparare il danno fatto», ha detto il prelato in conferenza stampa. «Guardando al futuro non sarà mai poco quello che si faccia per generare una cultura capace di evitare che queste situazioni non solo non si ripetano, ma trovino spazi per essere coperte e perpetrarsi», ha aggiunto. Mentre le vittime invocano giustizia e che siano accertate le responsabilità anche di coloro che per decenni sapevano e hanno taciuto.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/choc_spagna_vaticano_espelle_sacerdote_pedofilo-3979580.html

  • Pedofilia, nuove accuse alla Chiesa in Olanda/ L’inchiesta: “Abusi coperti dai vescovi per 65 anni”

    Pedofilia, nuove accuse alla Chiesa in Olanda/ L’inchiesta: “Abusi coperti dai vescovi per 65 anni”

    Pedofilia in Olanda, nuove accuse contro la Chiesa: l’inchiesta di Nrc, “abusi coperti da alcuni vescovi per oltre 65 anni”. Le parziali conferme e la preoccupazione del Vaticano

    Non bastavano i casi “incendiari” dal Cile all’Irlanda, passando ai più recenti e gravissimi scandali esplosi in Pennsylvania e Germania: dall’Olanda giungono nuove accuse alla Chiesa sempre sul fronte pedofilia. Nello specifico, secondo una inchiesta choc del quotidiano olandese Nrc ci sarebbero oltre metà dei vescovi e cardinali attivi in Olanda tra il 1945 e il 2010 ad aver coperto diversi casi di abusi interni alla Chiesa. Nel corso di 65 anni, «20 dei 39 cardinali, vescovi e vescovi ausiliari olandesi hanno coperto abusi sessuali, permettendo ai responsabili di fare molte altre vittime», attacca duramente l’inchiesta con l’ennesimo macigno “scaricato” contro il Vaticano in un periodo già piuttosto delicato in merito. Il segretario di Papa Benedetto XVI Mons. Georg Gaenswein, pochi giorni fa aveva spiegato come «gli abusi sono l’11 settembre della Chiesa. È rimasto inascoltato il grido di Papa Ratzinger»: e in effetti, gli effetti sono davvero sempre più tremendi.

    CHIESA OLANDA CONFERMA “PARTE DELLE RIVELAZIONI”

    L’attacco dei media olandesi spiegano che, dei 20 coinvolti, «quattro hanno abusato di bambini e altri 16 hanno permesso il trasferimento in altre parrocchie dei preti pedofili, che avrebbero così potuto causare nuove vittime». Ora, in attesa di avere reali conferme con le dovute indagini che andranno svolte, la portavoce della Chiesa olandese Daphne van Roosendaal ha spiegato all’AFP come «possiamo confermare solo una parte delle rilevazioni. I nomi di diversi vescovi corrispondono a quelli che cita un rapporto ordinato dalla Chiesa nel 2010», spiega la portavoce sottolineando come però sono quasi tutti morti o in prescrizione i possibili responsabili. Secondo ancora Nrc, «Nessuno dei vescovi messi in discussione dall’inchiesta del nostro giornale è ancora attivo e quelli ancora in vita non hanno voluto commentare». Impossibile non essere d’accordo, se si ha veramente a cuore la Chiesa e il messaggio di pace e libertà del Signore Gesù, con quanto affermato ancora pochi giorni fa dal segretario di Ratzinger, che conferma l’impegno attuale di Papa Francesco nel continuare l’opera del suo predecessore «la gravità del crimine della pedofilia è paurosa. Gli abusi del clero sono come un attacco alla stessa Chiesa dal suo interno».

  • Pedofilia, Chiesa olandese coprì e commise abusi per anni: indagati alcuni vescovi

    Pedofilia, Chiesa olandese coprì e commise abusi per anni: indagati alcuni vescovi

    Una nuova bufera rischia di abbattersi sulle Chiese europee, sull’onda senza fine dello scandalo pedofilia. Nel corso di 65 anni, 20 dei 39 cardinali olandesi, vescovi e loro ausiliari che si sono susseguiti risulterebbero coinvolti nella copertura di abusi sessuali su minori, commessi tra il 1945 e il 2010. Quattro di loro avrebbero commesso abusi in prima persona. Lo riporta il quotidiano olandese Nrc.

    La portavoce della Chiesa olandese Daphne van Roosendaal – riferisce il Guardian, che riprende la notizia – sostiene che parte del rapporto potrebbe essere confermata. Sempre secondo la portavoce della Chiesa olandese «i nomi di diversi vescovi corrispondono a quelli citati in un rapporto commissionato dalla Chiesa nel 2010». Per la maggior parte, i religiosi accusati sono deceduti. Quelli ancora vivi, riporta l’olandese Nrc, si sono rifiutati di rilasciare dichiarazioni.

    Le nuove, pesanti ombre sulla Chiesa olandese arrivano solo a pochi giorni dal rapporto-shock sulla Germania, dove uno studio a tappeto nella Chiesa cattolica ha dato risultati inquietanti: 3.677 minori sono stati coinvolti in casi di abuso da parte dei sacerdoti in un arco di quasi 70 anni dal 1946 al 2014. In tutto sono 1.670 i sacerdoti accusati di aver abusato sessualmente di bambini, che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    A rivelarlo i media tedeschi Der Spiegel e Die Zeit, anticipando alcuni stralci del rapporto commissionato dalla Conferenza dei Vescovi della Germania a tre università tedesche, documento che dovrebbe essere presentato a Fulda, in Assia, il 25 settembre prossimo dal cardinale Reinhard Marx, capo dell’episcopato di Germania e tra i più stretti collaboratori di papa Francesco.

    Piove sul bagnato, si direbbe, dopo che i report d’indagine su Stati Usa, come la Pennsylvania, hanno dato esiti ugualmente angoscianti su decenni di crimini dei preti pedofili e sulle coperture anche da vescovi oggi in posizioni chiave, vedi il cardinale di Washington, Donald Wuerl, che sta per recarsi in Vaticano per discutere le dimissioni col Papa. Il capitolo pedofilia, quindi, si fa sempre più esplosivo, in un momento in cui gli oppositori al pontificato di Bergoglio ne fanno uso per attaccare il Papa: è il caso del ‘dossier’ Viganò, che ne ha chiesto le dimissioni per aver ignorato le informazioni sugli abusi gay dall’altro ex cardinale di Washington, Theodore McCarrick, cui poi Francesco ha revocato la porpora. Su questi temi è intervenuto oggi Steve Bannon, ex capo stratega della Casa Bianca, cattolico di area conservatrice, in un’intervista a News Mediaset trasmessa da Tgcom24.

    «Papa Francesco non dovrebbe assolutamente dimettersi. Lui è il vicario di Cristo sulla terra. Ma la gente deve capire la portata del danno inferto dalla e alla Chiesa cattolica. È per questo che invoco un Tribunale. Un Tribunale indipendente dalla Chiesa. Oggi la Chiesa cattolica a livello globale sta affrontando una minaccia esistenziale», ha detto. «Voglio essere brutalmente franco – ha poi aggiunto sull’ultima decisione del Papa -. Una riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali a febbraio è troppo tardi. Il Papa dovrebbe convocare tutti i vescovi adesso per essere lì domani. Leggetevi il rapporto dei giudici della Pennsylvania – è ripugnante. Solo leggendolo si può capire quali siano le implicazioni non solo morali ma anche finanziarie per la Chiesa cattolica nel mondo. È una crisi esistenziale che deve essere affrontata adesso»

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/pedofilia_vaticano_chiesa_olanda_abusi_vescovi-3977382.html

  • Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

    Choc in Spagna, Vaticano espelle per 10 anni sacerdote colpevole di violenze sessuali su minori e seminaristi

    MADRID – Era stata la Santa Sede a ordinare la riapertura di un’inchiesta indipendente sui reati di violenza sessuale denunciati da ex seminaristi ed alunni di un collegio cattolico nella provincia di Astorga (Leon),  in Castilla y Leon, nonostante fossero prescritti sia civilmente che per il diritto canonico. E oggi è stato il vescovo di Astorga, Juan Antonio Menendez, a comunicare la decisione Vaticano di sospendere per dieci anni dal ministero il sacerdote José Manuel Ramos Gordón, ritenuto colpevole di «grave delitti di abusi sessuali su minori» commessi 35 anni fa nel collegio ‘Giovanni XXIII’ del paesino di Puebla de Sanabria (Zamora). Sono stati “considerati provati” nel processo amministrativo penale condotto da “esperti giuristi extra-diocesani”. Dopo aver scontato la condanna, Ramos Gordón dovrà vivere nella casa sacerdotale e non potrà più officiare la messa in pubblico, salvo esplicito permesso dei vescovi. Il Vaticano vuole accertarsi che sia allontanato dalla comunità, dopo che per una precedente condanna a un anno di sospensione dal sacerdozio, per abusi ai danni di seminaristi, il prete era tornato dopo soli sei mesi alla sua attività, ricevendo perfino un omaggio pubblico da parte dei fedeli.

    Per 26 anni Manuel Ramos Gordón è stato parroco della diocesi, fino al luglio 2017, quando il Vescovado lo sospese dopo un processo canonico in cui il prete ammise di aver abusato di vari bambini durante tre decenni, quando era docente del Seminario Minore di La Bañeza, in provincia di Leon. Tuttavia lo scandalo, nonostante le denunce pubbliche di varie vittime, è stato a lungo messo a tacere, poiché lo stesso vescovo di Astorga, Juan Antonio Mendez, ha mantenuto in segreto la condanna,  stando a quanto riferito dai media spagnoli.  Una delle vittime, Francisco Javier Redondo, già nel 2014 in una prima lettera inviata al Papa Francesco raccontava gli abusi subiti durante il corso 1988-1989, assieme al fratello, quando avevano rispettivamente 13 e 14 anni, e ad altri due compagni di collegio. «Le notti erano diventate un incubo di paura, un inferno di vessazioni fisiche e psicologiche», per le visite notturne del loro tutore, scriveva l’uomo, oggi 41enne, che ancora soffre le conseguenze delle violenze subite. E chiedeva al pontefice di non occultare l’orrore vissuto.

    Il Papa ordinò la riapertura del caso e, dopo un primo processo, il Vaticano condannò il sacerdote a un anno di sospensione della sua attività di parroco. Ma Manuel Ramos Gordón era tornato tranquillamente al suo posto. Fino a quando si sono fatte avanti altre vittime, finora tre gli ex alunni che hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi, anche se dal loro racconto è emersa l’esistenza di molti altre vittime delle violenze.

    Un’altra inchiesta è stata aperta dopo la denuncia presentata da un ex seminarista, Emiliano Alvarez. E si attendono le conclusioni di un’indagine sulle presunte violenze sessuali commesse nel Seminario di La Beñeza dall’educatore Angel Sanchez Cao, un prete oggi in servizio attivo nella provincia di Lugo, in Galizia. E, benché il vescovo di Astorga abbia promesso «tolleranza zero», non si placano le critiche per aver mantenuto in segreto i gravissimi fatti emersi dall’inchiesta sul prete di Leon, aperta dopo solo l’intervento del Papa.

    «Guardando al passato non sarà mai sufficiente ciò che si farà per chiedere perdono e cercare di riparare il danno fatto», ha detto il prelato in conferenza stampa. «Guardando al futuro non sarà mai poco quello che si faccia per generare una cultura capace di evitare che queste situazioni non solo non si ripetano, ma trovino spazi per essere coperte e perpetrarsi», ha aggiunto. Mentre le vittime invocano giustizia e che siano accertate le responsabilità anche di coloro che per decenni sapevano e hanno taciuto.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/choc_spagna_vaticano_espelle_sacerdote_pedofilo-3979580.html

  • La rivista America: “Su McCarrick la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    La rivista America: “Su McCarrick la Chiesa dovrebbe vergognarsi”

    Il duro editoriale sul magazine dei gesuiti statunitensi: molte autorità della Chiesa avevano ricevuto diversi avvisi sul comportamento del cardinale, le diocesi sapevano, il nunzio a Washington pure

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Molte autorità della Chiesa avevano ricevuto diversi avvisi sul comportamento del cardinale. Le diocesi locali erano state informate, il nunzio papale a Washington sapeva e persino a Benedetto XVI era stato detto». È durissimo l’editoriale dedicato da America, la rivista dei gesuiti statunitensi, al caso dell’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick. Come si ricorderà il cardinale è stato sospeso dal ministero a motivo di un processo canonico su un presunto abuso su un minore avvenuto quasi cinquant’anni fa a New York : nel corso della vicenda è stata reso ufficialmente pubblico che il porporato, da vescovo, aveva molestato sessualmente alcuni seminaristi maggiorenni e alcuni sacerdoti. Un atteggiamento divenuto abbastanza noto nell’entourage e tra il clero delle diocesi che McCarrick ha guidato (ci furono risarcimenti), ma che non ne ha frenato l’ascesa alla guida della Chiesa della capitale federale e al cardinalato.

    «È vero – si legge nell’editoriale – che nessuno dei precedenti rapporti di abuso riguardano presunti comportamenti criminali con minori, ma si trattava di fatti abbastanza noti e il cardinale McCarrick avrebbe dovuto essere chiamato a rendere conto del terribile abuso del suo ministero e della sua autorità. La Chiesa e i suoi leader dovrebbero vergognarsi della loro incapacità».

    La rivista dei gesuiti fa anche una sorta di autocritica – merce davvero rara di questi tempi – affermando: «Né i media, compresi noi, nei media cattolici (il cardinale McCarrick è stato amico di lunga data di questa rivista e ha tenuto l’omelia durante la nostra celebrazione del centenario nel 2009), può essere assolto dalla responsabilità per aver mancato di prendere sul serio queste voci e altre voci e rapporti, come era richiesto. Indicare la responsabilità solo della gerarchia è di per sé ipocrita».

    «La Chiesa – continua l’editoriale – non può fingere che si tratti di un incidente isolato. Sono molto i probabili rapporti simili che coinvolgono altri vescovi e leader della Chiesa che hanno abusato della loro autorità o hanno commesso reati sessuali che sono stati ignorati negli ultimi decenni. Mentre le società di tutto il mondo fanno i conti con il dispiegarsi del movimento #MeToo e le vittime di abusi sessuali e molestie trovano le loro voci, la Chiesa non deve fingere che questo sia soltanto un episodio deplorevole che presto sarà finito».

    «Con ogni probabilità – scrive America – ci sono ancora altre notizie che mostreranno che questa situazione è peggiore di quanto non si sappia oggi. La Chiesa dovrebbe ricordare che il vero miglioramento non consiste nella cessazione della cattiva stampa che la riguarda, ma nello sviluppo di una cultura in cui i leader potenti non si aspettano che le loro malefatte vengano nascoste in silenzio. Una cultura nella quale le vittime di abusi e molestie vengano sostenute nella loro decisione di affrontare coloro che le hanno maltrattate».

    La rivista dei gesuiti suggerisce tre punti imprescindibili: «Primo, la Chiesa deve stabilire una volta per tutte la sua disponibilità ad ascoltare notizie di abus i e di abusi di potere che sono stati ignorati o “trattatiˮ in passato. Le Conferenze episcopali dovrebbero stabilire procedure chiare» a questo proposito.

    «Secondo, Papa Francesco e il Vaticano devono dimostrare di essere disposti a rimuovere vescovi e altri dirigenti ecclesiastici colpevoli di qualsiasi forma di abuso, non solo di abusi sessuali su minori». Una «riforma ancora più importante sarebbe una maggiore trasparenza nell’indagare e nel rendere pubbliche le decisioni nei casi che coinvolgono i vescovi. Cioè, quando un vescovo viene rimosso, il Vaticano ha bisogno di dichiarare pubblicamente perché viene rimosso».

    «Terzo, anche prima dell’azione di Roma, i vescovi possono compiere sforzi sostanziali per cercare giustizia per le vittime e per la comunità ecclesiale , anche a costo di risorse istituzionali e della reputazione. La decisione delle due diocesi del New Jersey di liberare uno degli accusatori del cardinale McCarrick dagli accordi di riservatezza è un primo passo positivo».

    Un punto aggiuntivo, non presente nell’elenco di America, potrebbe riguardare il fatto che queste tristi vicende non dovrebbero rappresentare per alcuni una pietra tombale mentre per altri vengono insabbiate o cancellate, a seconda dell’appartenenza a certe cordate e delle amicizie potenti dietro alle quali ci si può riparare.

    http://www.lastampa.it/2018/07/18/vaticaninsider/la-rivista-america-su-mccarrick-la-chiesa-dovrebbe-vergognarsi-vGKKUvahx5UjCXs1iTXTJM/pagina.html