Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La lotta di Francesco contro il clericalismo riuscirà a sradicare gli abusi?

    La lotta di Francesco contro il clericalismo riuscirà a sradicare gli abusi?

    Difficile fare previsioni. Intanto però cambiano molte cose

    SALVATORE IZZO

     “L’abuso sessuale è conseguenza dell’abuso di potere e di coscienza”. Chiama in causa il ruolo stesso dei pastori questa diagnosi di Papa Francesco, confidata nella conversazione di due settimane fa con i gesuiti irlandesi e poi pubblicata dalla Civiltà Cattolica. Una denuncia coraggiosa perché implica di fatto la rinuncia al ruolo di custode della morale che la Chiesa si era (impropriamente) attribuita in modo sempre più imperioso. L’indicazione chiara di Bergoglio, che chiede alla Chiesa di essere invece, nelle varie situazioni, non un tribunale dell’ortodossia delle comunità cristiane e della purezza etica dei loro membri, ma piuttosto un ospedale da campo che tutte le ferite vuole curare con il balsamo della misericordia, ha una ricaduta precisa sul fronte doloroso degli abusi. E testimonia in effetti la lucidità con la quale Papa Francesco sta affrontando questo tema dirompente per la Chiesa Cattolica.

    Per avere un’idea della situazione, che non basta definire gravissima, si possono considerare un paio di elementi statistici: ben due dei nove membri del Consiglio dei Cardinali che affianca il Papa nel governo della Chiesa, l’australiano George Pell, e il cileno Erazuriz Ossa, dovranno essere sostituiti nelle prossime settimane in quanto sotto processo nelle rispettive patrie, per abusi su minori il primo, e per aver coperto questo tipo di abusi il secondo. Toglierli dall’organismo collegiale più importante e rappresentativo della Chiesa era non solo necessario ma indispensabile per recuperare credibilità.

    L’altro dato molto allarmante lo ha comunicato recentemente il gesuita psicologo Hans Zollner, membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori: negli abusi sono stati coinvolti nel recente passato dal 3 al 6 per cento dei sacerdoti cattolici ovvero fino a 20 volte di più delle precedenti stime che parlavano dello 0,3 per cento. Una ammissione clamorosa della dimensione endemica di tali crimini.

    Il pastore che segue o accompagna il gregge poi lo rispetta

    “L’abuso di potere – ha detto il Papa ai suoi confratelli irlandesi – esiste: chi tra di noi non conosce un vescovo autoritario? Sempre nella Chiesa sono esistiti superiori religiosi o vescovi autoritari. E l’autoritarismo è clericalismo. A volte si confonde l’invio in missione in maniera autorevole e decisa con l’autoritarismo. E invece sono due cose diverse. Bisogna vincere l’autoritarismo e riscoprire l’obbedienza dell’invio in missione”.

    “Io non sapevo – ha ammesso Bergoglio parlando con i gesuiti a Dublino – che in Irlanda ci fossero anche situazioni di madri non sposate con figli alle quali hanno portato via i bambini. Ascoltare questo mi ha toccato il cuore in maniera particolare. La ministra per l’Infanzia e la Gioventù mi ha parlato di questo problema, e poi mi ha fatto arrivare un memorandum. Io vorrei chiedervi un aiuto speciale: aiutate la Chiesa in Irlanda a farla finita con questa storia. E cosa intendo per farla finita? Non intendo semplicemente voltare pagina, ma cercare rimedio, riparazione, tutto ciò che è necessario per guarire le ferite e ridare vita a tanta gente. La lettera che ho scritto di recente al popolo di Dio parla della vergogna per gli abusi. Voglio ribadirlo qui e comunicarlo a voi oggi”.

    “Io – ha rivelato ancora – ho capito una cosa con grande chiarezza: questo dramma degli abusi, specialmente quando è di proporzioni ampie e dà grande scandalo – pensiamo al caso del Cile e qui in Irlanda o negli Stati Uniti –, ha alle spalle situazioni di Chiesa segnate da elitismo e clericalismo, una incapacità di vicinanza al popolo di Dio. L’elitismo, il clericalismo favoriscono ogni forma di abuso. E l’abuso sessuale non è il primo. Il primo è l’abuso di potere e di coscienza. Vi chiedo aiuto per questo”. “Coraggio! Siate coraggiosi! Davvero non riuscivo a credere a storie che ho visto ben documentate. Le ho sentite qui nell’altra stanza e sono rimasto commosso profondamente. Questa è una speciale missione per voi: fare pulizia, cambiare le coscienze, non aver paura di chiamare le cose con il loro nome”, ha chiaramente detto il Papa.

    L’incontro, spiega il comunicato della redazione di via di Porta Pinciana, è avvenuto immediatamente dopo quello con otto vittime di abusi sessuali che ha toccato il cuore del Papa in maniera particolare. Francesco ha perciò fatto ai suoi confratelli la richiesta speciale di “aiutare la chiesa in Irlanda a farla finita con questa storia” perché “non basta voltare pagina, ma cercare rimedio, riparazione, tutto ciò che è necessario per guarire le ferite e ridare vita a tanta gente”. Perciò ha riformulato con estrema chiarezza la sua diagnosi riguardo alla piaga degli abusi, chiedendo ai gesuiti di “essere coraggiosi senza porsi limiti all’amore verso la Chiesa e la fede in Dio”.

    La “cura” Bergoglio

    La ricetta del Papa per sradicare gli abusi non si limita dunque alla “tolleranza zero” per la quale chi ha denunce (comprovate da condanne civili) viene ridotto allo stato laicale e non solo sospeso a divinis, ovvero  non può tornare a fare il prete. Con essa si propone un ripensamento stesso dei ministeri nella Chiesa alla luce della raccomandazione del Papa a camminare non più davanti al gregge ma al suo fianco o addirittura dietro, fidandosi del fiuto delle pecore. Il che significa rinunciare come pastori al ruolo improprio di custode della morale e giudice dei costumi.

    L’orrenda e sanguinaria dittatura cilena utilizzava le condanne della Chiesa in funzione anticomunista. Un’equazione che si ripete tra gli oppositori di Papa Francesco e delle sue aperture, particolarmente forti in Usa, Italia e Polonia.

    L’incontro con i vertici della Chiesa americana

    Proprio ieri il Papa ha ricevuto in mattinata in udienza vertici della conferenza episcopale degli Stati Uniti, ovvero il cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d’America, monsignor José Horacio Gómez, arcivescovo di Los Angeles e vice presidente della conferenza dei vescovi statunitensi, il segretario Generale monsignor Brian Bransfield e il cardinale francescano Seán Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

    “Siamo grati al Santo Padre per averci ricevuti in udienza. Condividiamo con Papa Francesco la nostra situazione negli Stati Uniti, come il corpo di Cristo sia stato lacerato dal male degli abusi sessuali. È stato uno scambio lungo, fruttuoso e buono. Appena terminata l’udienza, abbiamo pregato insieme l’Angelus per la misericordia di Dio e per la forza nel lavorare insieme per curare le ferite. Abbiamo intenzione di continuare attivamente il nostro comune discernimento per individuare i prossimi passi concreti”, ha commentato il presidente DiNardo, con un testo rilasciato al termine dell’udienza e pubblicato sul sito della conferenza episcopale statunitense, raccontando anche che il Papa “ci ha ascoltati dal più profondo del suo cuore”.

    L’incontro, molto atteso e sotto i riflettori dei media internazionali per la questione degli abusi che ha investito la Chiesa statunitense dopo il report del gran giurì della Pennsylvania che mette in fila tutti i crimini compiuti dai sacerdoti nel Paese negli ultimi 70 anni circa, e le sconcertanti accuse di monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio negli Stati Uniti.

    La bufera riguarda in particolare l’attuale arcivescovo di Washington Donald Wuerl, successore di McCarrick, “scardinalato” dal Papa. Wuerl – che con l’ex nunzio in Usa Carlo Maria Viganò, lo sconsiderato accusatore del Papa – condivide la responsabilità di non aver reagito quando McCarrick ha ostinatamente ignorato l’ordine verbale di Benedetto XVI di ritirarsi a vita privata – ha dichiarato di volersi presentare a Roma di fronte al Pontefice per proporre le sue dimissioni e discuterne con lui.

    Gli amici di Madre Angelica

    La vicenda del Memoriale Viganò nasce da particolari ambienti ideologici americani (gli Amici di Bannon, in effetti, gestori dell’impero mediatico fondato da Madre Angelica la suora che raccoglieva miliardi di dollari per le sue tv) e di conseguenza rischia riflettersi anche sulla fiducia che alcuni industriali cattolici americani ripongono nella Santa Sede. Le foto dell’incontro, come quella in copertina, mostrano volti tutto sommato distesi.

    Nella giornata del 13 settembre, inoltre, Francesco ha speso parole molto dure sul tema degli abusi, rivolgendosi ai nuovi vescovi, dopo che ieri è stato annunciato l’incontro che avverrà a febbraio 2019 dei presidenti di tutte le conferenze episcopali nazionali in Vaticano con il Pontefice per discutere di protezione dei minori. Sempre in mattina, la rivista dei Gesuiti la Civiltà Cattolica ha pubblicato il breve discorso fatto in privato dal Papa ai gesuiti irlandesi in cui indica la vera causa di questi atti nel clericalismo e negli abusi di potere e di coscienza.

    Proprio ieri poi l’Associated Press ha riportato le accuse di due vittime rivolte direttamente al presidente della conferenza statunitense DiNardo, che sostengono che il porporato non abbia agito correttamente nelle loro vicende, lasciando un sacerdote sospetto abusatore con i bambini, l’attuale parroco nella chiesa di St. John Fisher a Richmond e vicario episcopale della diocesi per gli ispanici Manuel La Rosa-Lopez, nonostante le differenti promesse fatte dal cardinale. La vicenda tuttavia deve essere ancora chiarita nella sostanza da apposite indagini, per cui non si possono ancora attribuire queste responsabilità al religioso. Nel frattempo padre Manuel è stato arrestato martedì scorso, in Texas, dopo essersi consegnato spontaneamente alle forze di polizia.

    https://www.agi.it/blog-italia/il-papa-pop/presti_pedofili_papa_francesco-4377519/post/2018-09-14/

  • Pedofilia: vescovo friulano indagato in Cile

    Pedofilia: vescovo friulano indagato in Cile

    Luis Infanti de la Mora, 64enne originario di Teor, è coinvolto nello scandalo che ha portato alla chiusura di una casa per bambini

    Lo scandalo pedofilia, che sta funestando diversi Paesi del Sud America, arriva, indirettamente, anche in Friuli. In Cile, nella regione meridionale di Aysèn, infatti, è indagato il vescovo Luis Infanti de la Mora, 64enne originario di Teor. Come riferisce il quotidiano locale ‘La Tercera’, il sacerdote è stato denunciato perchè, negli anni, avrebbe coperto gli abusi sessuali di altri prelati, che si sarebbero tenuti nella casa per bambini dell’opera Don Guanella, da qualche tempo chiusa dalle autorità cilene.

    La mamma di tre ragazzi lo aveva accusato di aver nascosto premeditatamente informazioni sugli abusi dei quali i suoi figli sono stati vittime, negli anni ’60, quando erano ancora minorenni ed erano studenti della scuola religiosa.

    Ma questa, sempre secondo quanto riferito dai media locali, non sarebbe l’unica denuncia a carico del vescovo friulano. Lo scorso giugno, Luis Infanti de la Mora era stato coinvolto in un altro abuso, scoperto nel 2005, quando era stata aperta un’indagine. Nel 2006, la scuola Don Guanella venne chiusa, mentre nel 2009 la Procura generale archiviò la causa per pedofilia, riaperta due anni dopo.

    Nel mese di agosto, il prelato avrebbe parlato con una delle vittime, chiedendo perdono a nome della Chiesa, riconoscendo gli errori commessi e la condanna di questi fatti così gravi e dolorosi. Nel 2012, riferisce sempre la stampa locale, è stato creato un Consiglio per prevenire gli abusi di minori da parte dei membri del clero.

    http://www.ilfriuli.it/articolo/Cronaca/Pedofilia-points-_vescovo_friulano_indagato_in_Cile/2/185999

  • Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania

    Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania

    Le cifre pubblicate oggi sulla portata degli abusi sessuali da parte di sacerdoti in Germania. Dichiarazione di Matthias Katsch, speaker e presidente del ECKIGER TISCH e ECA Socio Fondatore.

    12 Settembre 2018. E ‘bene che finalmente abbiamo dati disponibili che dimostrano quello che già sospettavamo: Come le sue chiese sorelle negli Stati Uniti, Australia, Irlanda e molti altri paesi del mondo, in cui la Chiesa cattolica è rappresentata, la Chiesa in la Germania è impigliata in un sistema di abusi e insabbiamenti, ed è stato in grado di ingannare il pubblico su di esso per decenni.

    Lo studio ci mostra solo una parte della realtà: i file sono stati distrutti, molti casi non erano adeguatamente documentati, e c’era confusione nella conservazione dei file Soprattutto, le comunità religiose non sono state affatto esaminate! Le vittime del Canisius-Kolleg, Kloster Ettal, il Regensburger Domspatzen e tutti gli altri collegi, scuole e case non sono stati considerati in questo studio.

    Una palese omissione è che non ci sono dichiarazioni da parte delle vittime, anche se ci sono stati migliaia di casi di abuso sessuale segnalati nella Chiesa cattolica tedesca . Inoltre, non c’erano testimonianze di testimoni e nessuna possibilità di cercare direttamente negli archivi per i collegamenti trasversali, modelli di criminalità o confidenti. Inoltre, non ci vengono detti i nomi dei perpetratori e non vengono identificati vescovi responsabili che hanno coperto e perfezionato il sistema di violenza sessuale e occultamento per decenni.

    Tuttavia, ciò che viene mostrato qui in figure sobrie è scioccante quando si immagina la sofferenza che è stata causata a così tanti bambini e giovani, alle loro famiglie e parenti..

    L’entità spaventosa della violenza sessuale perpetrata da sacerdoti contro i bambini e gli adolescenti rende chiaro ciò che abbiamo urgente bisogno: una completa indagine  indipendente. A tal fine, la Chiesa deve fornire un accesso diretto ai propri file e archivi. Le indagini di commissioni in Pennsylvania e in Australia, possono servire come modelli per chiarire questi crimini con procedimenti pubblici e cosa si intende per crimine.

    Per otto anni, la Chiesa ha promesso di prendersi cura del trattamento di questi casi. Politica e società guardano questi sforzi in gran parte in modo apatico. Ora è chiaro: un’organizzazione di perpetratori e insabbiamenti non può occuparsi di se stessa.

    Mi appello ai politici e alla società affinché lavorino per la creazione di una base legale per una commissione d’inchiesta indipendente e dotata di professionalità.

    Infine, è tempo per la politica per ricordare alla Chiesa della raccomandazione della Tavola Rotonda a cercare un accordo con le sue vittime su un risarcimento adeguato per questo sistema di abusi e insabbiamenti. Il riconoscimento del pagamento unilateralmente attuato dai vescovi non può sostituirlo. È arbitrario e poco trasparente nella procedura e ridicolo nelle somme concesse, che in media non ammontano nemmeno a 3000 euro.

    Alla luce delle scuse in questione, che sentiremo presto, queste non sono attendibili a condizione che i vescovi non accettino un trattamento completo della questione e quindi il pagamento di un adeguato risarcimento per il fallimento della loro istituzione.

    Media Contact
    Matthias Katsch, spokesperson for ECKIGER TISCH (Squared Table), Member of the German Council of Survivors, ECA Global Founding Member .
    matthias.katsch@ecaglobal.org,contactus@ecaglobal.org
    Tel: +49 (0) 1781674838

    CHI SIAMO 
    Ending Clergy Abuse (ECA) è un’organizzazione giustizia globale di spicco di sopravvissuti agli abusi del clero, leader e attivisti dei diritti umani provenienti da oltre 18 paesi e 4 continenti. ECA costringe la Chiesa cattolica romana per porre fine abusi del clero, in particolare abusi sessuali, al fine di proteggere i bambini e per chiedere giustizia per le vittime. https://ecaglobal.org– @ENDCLERGYABUSE – contactus@ecaglobal.org

    https://www.ecaglobal.org/figures-published-today-on-the-extent-of-sexual-abuse-by-priests-in-germany/

  • India, si allarga lo scandalo del vescovo accusato di abusi sessuali

    India, si allarga lo scandalo del vescovo accusato di abusi sessuali

    In Kerala i fedeli invocano sanzioni canoniche contro Mullakal, reo del presunto stupro di una religiosa. La polizia lo convoca, altre tre suore lo inchiodano

    PAOLO AFFATATO

    Si allarga lo scandalo di violenza sessuale che sta travolgendo la Chiesa in India. Accusato di aver violentato più volte una suora, il 54enne vescovo Franco Mullakal, alla guida della diocesi di Jalandhar, nello stato indiano del Kerala, dovrà comparire il 19 settembre per un interrogatorio davanti alla Squadra investigativa speciale della polizia del Kerala. Il Prelato, accusato di aver aggredito sessualmente una suora per 13 volte nel biennio 2104-2016, sarà chiamato a rispondere delle accuse che, secondo quanto trapela dal team investigativo, sembrano essere circostanziate e suffragate da prove. La vicenda, inoltre, assume nuovi contorni perchè altre tre suore accusano il vescovo di molestie sessuali. L’interrogatorio, dunque, potrebbe anche risolversi con un clamoroso arresto.

    E mentre la giustizia ordinaria fa il suo corso, la comunità cattolica appare in subbuglio: da cinque giorni sono in corso a Kochi, la capitale commerciale del Kerala, manifestazioni di protesta e cortei pubblici, con la partecipazione di preti, fedeli e suore della Congregazione delle Missionarie di Gesù, l’ordine cui appartiene la suora vittima delle presunte violenze. Alla protesta si sono aggregate personalità del mondo della cultura e della società civile come il poeta Balachandran Chullikkad, una icona in Kerala: tutti accomunati dalla difesa dei diritti delle donne. Anche l’ex magistrato Kemal Pasha ha espresso solidarietà ai manifestanti scesi in piazza a Kochi, rilevando: «Questa non è una lotta contro la Chiesa cattolica, ma contro una grave ingiustizia».

    La 43enne suora del Kerala, sulla cui identità tuttora si preferisce mantenere l’anonimato, ha scritto una lunga lettera a papa Francesco, inviandola al nunzio apostolico in India Giambattista Diquattro e altre alte autorità ecclesiali, confermando le accuse e denunciando i tentativi del vescovo di «usare il suo potere politico e finanziario» per insabbiare il caso. Rinnovando il suo appello per un intervento urgente delle autorità ecclesiali sul vescovo molestatore, la religiosa ha spiegato il suo silenzio, dato che molti le chiedono come mai abbia denunciato solo ora violenze avvenute tra il 2014 e il 2016. «Provavo tremenda paura e vergogna», confessa, ammettendo di non aver avuto il coraggio di alzare la voce. Ora, però, «perché la Chiesa sta chiudendo gli occhi davanti alla verità?», chiede. «Il silenzio delle autorità della Chiesa e la protezione di quanti commettono un crimine creano perdita di credibilità della Chiesa nella società», scrive, ribadendo la sua richiesta di giustizia.

    Sono diversi i preti e i religiosi indiani che invocano sanzioni canoniche nei confronti del vescovo. Scrive Suresh Matthew, sacerdote e direttore dell’Indian Currents Weekly, settimanale cattolico di Delhi: «Costernato, faccio appello alla più alta gerarchia ecclesiastica perchè si intervenga. Invito il vescovo a farsi da parte fino a quando non sarà dimostrato innocente da una corte di giustizia. Non è il momento di mantenere il prestigio. È tempo di mantenere intatta la santità della Chiesa».

    Citando papa Francesco e la sua recente «Lettera al Popolo di Dio», in cui si esprimono «vergogna e pentimento», Mathew chiosa: «Speriamo che la Chiesa in India agisca rapidamente».

    Anche padre Paul Thelakat, direttore del settimanale Sathyadeepam («Luce di verità»), edito dalla Chiesa indiana siro-malabarese, rileva che «la riluttanza della gerarchia ad agire contro il vescovo sta portando grande vergogna su tutta la Chiesa», sollecitando organismi come la Conferenza episcopale indiana e il Consiglio episcopale del Kerala.

    Sul fronte della difesa, il vescovo Mullakal ha dichiarato: «Se sarò riconosciuto colpevole, e non lo sono, sarò punito. Comparirò di fronte alla polizia. Sono un cittadino rispettoso della legge». Esprimendo un sentire diffuso tra alcuni Pastori, Thomas Tharayil, ausiliare dell’arcidiocesi di Changanassery, in Kerala, ha ricordato il necessario approccio garantista, prerogativa di ogni cittadino indiano: «Un cittadino è innocente, e come tale va trattato, finchè il suo crimine non viene accertato davanti a un tribunale. Oppure se l’accusato è un vescovo, tutto si ribalta e va forse trattato come un colpevole, fino alla prova della sua innocenza?», ha detto.

    Inoltre suor Regina, la superiora generale dell’Ordine delle Missionarie di Gesù – congregazione diocesana con una sessantina di religiose, ispirate a una forma di vita francescana – ha scagionato Mullakal, affermando di credere alla sua innocenza, piuttosto che alle accuse della suora. Questa presa di posizione della superiora, a capo della comunità della religiosa violentata, ha sparigliato le carte, alimentando il dibattito tra innocentisti e colpevolisti, anche sui mass media, cattolici e non.

  • Il Papa convoca i capi dei vescovi. Ma per il “rimpasto” dei cardinali c’è da aspettare

    Il Papa convoca i capi dei vescovi. Ma per il “rimpasto” dei cardinali c’è da aspettare

    Francesco Gnagni

    Francesco ha mostrato di reagire alle scosse provocate dall’affaire Viganò convocando tutti i presidenti delle conferenze episcopali nazionali in Vaticano per il febbraio 2019. Ma per il rimpasto della Curia, che coinvolgerebbe tre dei nove porporati del Consiglio dei Cardinali, bisognerà aspettare. Almeno fino a dicembre

    Una riunione dei capi delle conferenze episcopali di tutto il mondo sul tema della “protezione dei minori”, che si terrà in Vaticano dal 21 al 24 febbraio 2019. Sembra questa, al momento, la risposta più decisa data dal pontefice nei confronti delle agitazioni createsi in Vaticano dopo la clamorosa vicenda del cosiddetto Memoriale Viganò. Un’attacco, quello dell’ex nunzio negli Stati Uniti, che pare affondi i suoi artigli ben più in profondità di quanto ci si possa immaginare, visto all’interno della testimonianza vengono chiamate in causa buona parte delle figure più determinanti della Curia Romana a partire dall’entrata nel ventunesimo secolo. Tanto per riportarne i nomi, i segretari Angelo Sodano, Tarcisio Bertone, perfino l’attuale Pietro Parolin, e addirittura ben tre papi, da san Giovanni Paolo II a Francesco, passando per Benedetto XVI.

    Che ci sia stata poca celerità da parte di Bergoglio nel togliere la porpora al cardinale americano col vizietto delle frequentazioni inopportune, o ancor più con la facilità dei crimini verso i giovani seminaristi vicini alla maggiore età? Visto e considerato cioè che, di fatto, alla fine è stato Francesco colui che ha tolto la berretta cardinalizia all’ex arcivescovo di Washington. O che tutto questo c’entri anche qualcosa con le dimissioni di Ratzinger, come hanno provocatoriamente provato a sussurrare commentatori come Massimo Franco, oppure quanti mettono in questi giorni in risalto il dossier di 300 pagine preparato dall’allora papa Ratzinger, per mano della commissione d’indagine creata dopo Vatileaks, e lasciato sulla scrivania di Bergoglio, che lì lo ha trovato pronto, una volta eletto al Soglio Petrino? Domande che in molti, in Vaticano, si stanno ponendo.

    “Il Santo Padre, sentito il Consiglio di Cardinali, ha convocato una riunione con i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo per parlare della prevenzione di abusi su minori e adulti vulnerabili”, è infatti il testo essenziale del comunicato diffuso dalla Sala Stampa vaticana, in cui si spiega che al Consiglio dei Cardinali riunitosi da lunedì 10 a mercoledì 12 settembre erano presenti tutti i membri del C9 eccetto però i cardinali George Pell, Francisco Javier Errázuriz e Laurent Monsengwo Pasinya. Ovvero le tre personalità che Papa Francesco pare abbia intenzione di espellere dal gruppo, due delle quali sotto processo nei loro rispettivi paesi. Anche questo, pare, in risposta al divampare del fuoco appiccato dall’ex nunzio Carlo Maria Viganò.

    Il primo infatti, l’australiano già prefetto della Segreteria per l’economia Pell, risulta direttamente accusato di abusi a danno di minori ed è a processo nel suo Paese, e il secondo, il cileno Errázuriz, è accusato di averne coperti altrettanti. Mentre riguardo invece al terzo, il congolese Pasinya, abile attore all’interno della crisi democratica del suo Paese, la motivazione resterebbe solamente quella di avanzati limiti di età. Spiegazione peraltro ufficialmente indicata dalla Santa sede come alla base del lavoro di “riflessione” che il Consiglio chiede al Papa su “lavoro, struttura e composizione” dello stesso organo. Anche se il punto della questione, rivelato ai giornalisti dalla vice direttrice della Sala Stampa Paloma García Ovejero, è che per dicembre questo ricambio di cardinali non sarà ancora probabilmente effettuato.

    Il Consiglio poi, si spiega nella nota, “ha ampiamente riflettuto insieme con il Santo Padre sui temi dell’abuso”, dopo avere già formulato nel primo giorno di riunione “piena solidarietà a Papa Francesco a fronte di quanto accaduto nelle ultime settimane”. Colloquio durante il quale è intervenuto anche il cardinale francescano statunitense Sean Patrick O’Malley, parlando del lavoro svolto finora dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori che presiede dal 2014. E in cui la gran parte dell’impegno è stato dedicato agli aggiustamenti finali della bozza della nuova Costituzione Apostolica della Curia romana, il cui titolo provvisorio è Praedicate evangelium, che andrà a sostituire la precedente Pastor Bonus promulgata nel 1988 da Giovanni Paolo II. “Il Consiglio dei cardinali ha già consegnato al Santo Padre il testo provvisorio che, comunque, è destinato ad una revisione stilistica e ad una rilettura canonistica”, ha precisato il Vaticano.

    Nonostante ciò, il tam tam anti-Francesco sui social, blog e giornali continua a procedere, spedito. In modo particolare dopo le parole pronunciate dal prefetto della Casa Pontificia Georg Gänswein, in occasione della presentazione al Senato del chiacchierato libro del giornalista americano Rod Dreher “L’Opzione Benedetto”, in cui il monsignore tedesco ha candidamente affermato che la Chiesa sta attualmente vivendo niente meno che il suo 11 settembre, con un parallelo cioè al tragico crollo negli Stati Uniti delle Twin Towers. Parole in cui, per molti commentatori, si è addirittura rintracciato l’eco del papa emerito risuonare direttamente dalla sua residenza a Castel Gandolfo.

    Un momento perciò, questo, molto delicato per la Santa Sede, considerato poi che oggi 13 settembre i leader dei vescovi statunitensi, vale a dire il presidente della Conferenza episcopale Usa Daniel DiNardo, il vicepresidente e arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez e il segretario generale Brian Bransfield, assieme all’arcivescovo di Boston O’Malley, si vedranno a quattrocchi con Francesco a mezzogiorno a Santa Marta, su loro stessa richiesta. Anche l’arcivescovo di Washington Donald Wuerl, al centro delle polemiche sulla gestione dell’intera crisi della sua diocesi e citato nel documento di Viganò per avere coperto gli abusi di McCarrick, pare che si recherà presto a Roma in visita al Papa. Ma per motivi diversi, ovvero per mettere sul piatto le sue dimissioni.

    Nel frattempo, attestati di solidarietà a Papa Francesco sono arrivati, come ovvio, da gran parte delle conferenze episcopali di tutto il mondo, le stesse che vedranno i rispettivi presidenti incontrare faccia a faccia il pontefice per discutere di quella che è ormai apertamente riconosciuta come la più grave piaga che ha sconvolto la Chiesa romana negli ultimi decenni, quella degli abusi sessuali dei sacerdoti su minori. Senza mettere però nemmeno troppo da parte il tema dell’omosessualità vissuta attivamente all’interno dei seminari, altra questione scottante rilanciata con insistenza negli ultimi giorni da diversi opinionisti e che il Vaticano in qualche modo dovrà affrontare. Che sia partita una nuova stagione di veleni, perciò, è ormai chiaro. Che sia forse in vista del prossimo Conclave, questo lo si vocifera soltanto. Nel frattempo, tuttavia, sembra che la stessa Santa Sede stia preparando una risposta contenente i chiarimenti riguardo all’accusa dell’ex nunzio Viganò, secondo quanto dichiarato il primo giorno dell’incontro dei nove porporati e riportato su molti mass-media, in cui si è spiegato che “nell’attuale dibattito la Santa Sede sta per formulare gli eventuali e necessari chiarimenti”.

    Anche se, trattandosi di un testo non molto dettagliato, potrebbe anche riferirsi a quanto avverrà nel prossimo febbraio, e non è perciò chiaro se e come verranno comunicate novità particolari già nell’immediato. Visto e considerato infatti che anche per il “rimpasto” dei cardinali della Curia si dovrà ancora aspettare diversi mesi, lo stesso potrebbe valere per le spiegazioni promesse dalla Santa Sede. E anche per capire come il Vaticano si muoverà ancora su di un fronte sempre più agitato, specialmente in seguito al report del Gran Giurì di Pennsylvania, la massiva indagine che mette in fila tutti i casi di crimini perpetrati negli ultimi settant’anni, e dopo le ultime sconvolgenti dichiarazioni del gesuita Hans Zollner, membro della commissione sugli abusi, che per quanto riguarda le stime complessive dei preti coinvolti pare abbia parlato della necessità di rivedere la cifra, inizialmente attestata sullo 0,3 per cento, ipotizzandone una addirittura venti volte più grande, oscillante tra il 3 e il 6 per cento.

    Sicuramente una piccola anticipazione di quanto Bergoglio pensa, tra sé e sé, e di cosa intenderà esporre ai presidenti delle conferenze episcopali il prossimo febbraio, la si potrà rintracciare, oltre che nella Lettera al Popolo di Dio inviata da Francesco lo scorso 20 agosto, nel discorso che verrà pubblicato oggi 13 settembre nel sito della rivista diretta da padre Antonio Spadaro La Civiltà Cattolica, pronunciato dal Pontefice ai gesuiti irlandesi nell’ambito dell’Incontro mondiale delle Famiglie di Dublino, avvenuto a porte chiuse subito dopo quello con le otto vittime di abusi sessuali. “Non basta voltare pagina, ma cercare rimedio, riparazione, tutto ciò che è necessario per guarire le ferite e ridare vita a tanta gente”, pare abbia detto Francesco durante l’occasione, riportata dal quindicinale dei gesuiti. La rivista racconta come in quella circostanza Bergoglio abbia “riformulato con estrema chiarezza la sua diagnosi dello scandalo”. Dopo avere risposto però anche alla domanda, postagli da un sacerdote lì presente: “come fa a mantenere il cuore allegro con tutto quello che le accade?”

    Il Papa convoca i capi dei vescovi. Ma per il “rimpasto” dei cardinali c’è da aspettare

  • Germania, pubblicato report sugli abusi sessuali dei preti cattolici: 3.677 bambini coinvolti in 68 anni

    Germania, pubblicato report sugli abusi sessuali dei preti cattolici: 3.677 bambini coinvolti in 68 anni

    La ricerca parla di 1.670 sacerdoti accusati. Solo un terzo di loro è stato sottoposto a dei procedimenti da parte dell’autorità ecclesiastica, con pene generalmente lievi. Gli altri sono stati semplicemente spostati in altre parrocchie

    In 68 anni, dal 1946 al 2014, 3.677 minori sono stati abusati da preti cattolici della Chiesa tedesca: circa 55 casi all’anno. Ad anticiparlo sono Der Spiegel e Die Zeit che pubblicano in esclusiva alcune parti del rapporto Abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici e appartenenti agli ordini nell’ambito della Conferenza dei vescovi tedeschi commissionato dalla stessa Conferenza a tre università tedesche, documento che dovrebbe essere presentato dal cardinale Reinhard Marx a Fulda, in Assia, il 25 settembre.

    Lo studio, che rappresenta un documento di portata mai vista prima, è frutto di una ricerca congiunta delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen e si basa su una ricerca svolta su oltre 38mila fascicoli personali provenienti da 27 diocesi tedesche. La ricerca ha scoperchiato storie di violenze che coinvolgono 1.670 preti, circa il 4,4% di tutti i sacerdoti attivi in Germania, accusati di aver abusato sessualmente di bambini che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    Gli autori della ricerca, come riportano i due media che hanno diffuso la notizia, precisano nel report che i numeri forniti rappresentano “una stima per difetto“, dovuta ai tentativi di copertura da parte di chi aveva accesso ai documenti dei singoli episodi: “In molti casi – si legge -, nei fascicoli si trovano chiari segnali di manipolazione degli atti”. Inoltre, si fa riferimento a “esplicite informazioni” dalle quali si viene a sapere che in alcune diocesi “in passato i fascicoli che riguardavano abusi sessuali di minori venivano distrutti“. La stima reale di quanto avvenuto in questi anni, dunque, potrebbe avere dimensioni molto maggiori.

    Il report da 350 pagine prodotto dai ricercatori delle tre università non parla solo degli abusi sui bambini, nella maggior parte dei casi maschi, ma si concentra anche sul comportamento tenuto dalle diocesi nei confronti dei sacerdoti coinvolti negli scandali di abusi sessuali: solo un terzo di loro, si legge, è stato sottoposto a dei procedimenti all’interno dell’istituzione ecclesiastica, con sanzioni che, nella quasi sempre, sono state molto morbide, mentre la maggior parte dei preti sono stati semplicemente spostati in altre parrocchie. Il rapporto, infine, divide gli accusati in tre diverse categorie: i soggetti a fissazione, i narcisisti-sociopatici e gli immaturi-regressivi.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/12/germania-pubblicato-report-sugli-abusi-sessuali-dei-preti-cattolici-3-677-bambini-coinvolti-in-68-anni/4622067/

  • Abusato da mosignor Angelo Pio Loco Boscariol. Triste storia di un bambino che voleva diventare un uomo

    Abusato da mosignor Angelo Pio Loco Boscariol. Triste storia di un bambino che voleva diventare un uomo

    Buongiorno.

    Sono nato a Roma nel 63, oggi ho 55 anni, e gli episodi che vi racconto rimontano alla mia infanzia e adolescenza.

    Infanzia difficile, perché mio padre non mi amava e me lo faceva sapere, non perdendo una occasione per svilirmi, soffrivo quindi di una orribile mancanza di affetto.
    Mia madre, molto materna e affettuosa ma distratta, fece in modo ch’io frequentassi la parrocchia dei SS. Aquila e Priscilla e, brevemente, anche il gruppo dei lupetti, per allontanarmi dalla strada e dai pericoli, perché ci si fidava del clero e dei loro ministri.

    I ricordi della mia infanzia sono sempre stati un mistero, come se cercassi di leggerli tra le pagine chiuse di un libro intonso, e non mi sono mai troppo soffermato su queste pagine segrete, perché ho cercato sempre di andare avanti, per dovere e amor proprio, anche se mi sono sempre domandato il perché di tanti eccessi durante l’adolescenza….

    I miei ricordi sono netti solo a partire dai 13 anni, quando cominciai a frequentare i ragazzini più disperati del quartiere e a farmi le canne, in terza media. Passai poi alle pere, agli acidi e alle anfetamine in primo liceo, e a quindici anni ero eroinomane.

    Negli anni 70 la città intera era stata ricoperta da un velo di polvere bianca destinato a stroncare una gioventù scomoda, e io mi ci rotolai dalla testa ai piedi per dissimulare il senso di colpa che mi portavo dentro e del quale ignoravo la causa. Era un po’ come portarsi sulle spalle il peccato originale, quello che vogliono appiccicarci addosso durante le lezioni di catechismo. O il peccato di qualche ministro moralizzatore, come quello della molto cattolica Rosa Russo-Iervolino che all’epoca, ministro degli affari sociali, promulgò una legge per colpevolizzare i tossicomani, malati e colpevoli di esserlo. Legge premurosamente applicata dalle forze dell’ordine, che non mi risparmiarono botte e ceffoni denudato nei commissariati.

    Ho interrotto gli studi a quindici anni anche se ho continuato a far finta di frequentare il liceo fino ai diciotto, facendomi ovviamente bocciare a ripetizione. E mi sono drogato per quasi dieci anni, fra alti e bassi, perché riuscivo sempre a fermarmi sul bordo del precipizio grazie al mio naturale mimetismo sociale e a un mestiere che mi permettevano di resistere.

    A ventiquattr’anni, come se sbucassi dal nulla e bruciando tutte le tappe, reintegrai rapidamente la società, fresco come un adolescente diventato di colpo uomo, con tanta voglia di fare, tanta voglia di ridere e di dimenticare. Mi sentivo inspiegabilmente puro, pulito, come un angelo che ha volato in inferno senza bruciarsi le ali (anche se ci ho rimesso qualche pelo di culo).

    E poi vent’anni fa mi sono trasferito a Parigi, perché mi sono innamorato di quella che divenne poi mia moglie, e colsi inconsciamente l’occasione per fuggire da Roma e dal mio nebbioso passato.

    Non mi posso lamentare di ciò che ho costruito: faccio un lavoro artistico, sono diventato colto, anche senza diplomi e ho due meravigliosi figli. Ma in fondo ho sempre vissuto come un cane randagio: la mia vita è un immenso “bricolage” e la mia coscienza è una come una zattera di fortuna.

    Sono un naufrago, un sopravvissuto, perché di tutto il mio gruppetto di amici “grandi” (io ero sempre la “mascotte”) sono l’unico che si è salvato. Ho anche evitato l’AIDS, pur scambiando quotidianamente siringhe con sieropositivi. Mi sono invece beccato a diciotto anni due epatiti, la B e la C, quest’ultima guarita nel dolore una decina di anni fa.

    Cinque anni fa mi sono separato da mia moglie, cordialmente, ci amiamo e ci stimiamo ancora come se fossimo i migliori amici del mondo. Ciò non toglie che ritrovarmi di colpo davanti ai “misteri” mi ha fatto sprofondare in crisi.

    Perché definirmi bisessuale non è mai stato sufficiente a capire la natura dei miei desideri. E perché a dieci anni ero talmente ossessionato dal sesso che iniziavo a quei giochi tutti i miei amichetti. E perché tanta vergogna? Perché tanti sensi di colpa? Perché queste fantasie masochiste quando amo solo le carezze?

    E perché l’infanzia rimossa? Perché a nove anni, improvvisamente, pisciavo nel mio letto e facevo scivolare palline di cacca dai pantaloni. E perché la droga in così tenera età, con determinazione, pur avendo un carattere naturalmente ottimista e generoso?

    Pensavo di essermi drogato per debolezza, come un cacasotto, anche se la mia vita mi dimostrava il contrario. Pensavo anche di essere bisessuale per scelta, ma non lo sono, sono solo confuso, solo vittima di una confusione che viene da un lontano passato.

    Ma quale passato? Dove si nasconde il passato?

    Ho allora finalmente cominciato una psicoterapia, cosa che avevo sempre evitato, inconsciamente. Ed è così che ho ritrovato una parte dei miei ricordi, dolorosi, nascosti nel profondo ma che tuttavia affioravano nella memoria… Si perché ho sempre ricordato di certe attenzioni malsane di Don Angelo, che tra l’altro hanno sempre nutrito in me un profondo anticlericalismo che mi ha portato fino a sbattezzarmi una decina di anni fa.

    Ma avevo completamente censurato gli aspetti più scabrosi di quello che è violentemente riaffiorato e che mi ha profondamente sconvolto: a 8 anni don Angelo Pio Loco mi ha violentato, in chiesa, e non una sola volta.

    La memoria mi ha restituito solo tre penosi spezzoni, tre brevi e orribili flash di qualche secondo, tutti all’interno della chiesa o della sagrestia che all’epoca erano ubicate in via Guido Castelnuovo. Fu come se avessi preso una macchina del tempo per rientrare nel corpo dei miei 8 anni, facendomi violentare tra lo sbigottimento e il disgusto del bambino, incapace di pensare, di capire, incapace di muovermi e di fuggire.

    Rividi don Angelo in un confessionale trafficare nelle mie mutande per penetrarmi con le sue dita grassoccie e sporche, perché era sempre sporco e puzzava. E sentii le mie narici d’adulto frustate dall’odore nauseabondo della bava, mentre la sua bocca si spalancava sul mio visino come una voragine. Mi diceva: “apri, dai, apri, apri la bocca”, ch’io tenevo stretta, e ci forzò dentro la sua enorme lingua. Lo rividi poi leccarmi dappertutto, come una belva eccitata dalla preda, mentre io paralizzato mi lasciavo fare, sperando che quell’orco divenuto reale la finisse al più presto e mi lasciasse ritornare in casa.

    Il ritorno nel mio corpo d’adulto mi fece quasi svenire. Corsi in lacrime in casa dove rimasi chiuso a piangere per due settimane, a ricucire i pezzi della mia coscienza disgregata, i pezzi di questa zattera che mi sono ostinato a far galleggiare su un oceano di misteri.

    E poi mi vennero in mente anche altri ricordi, mai dimenticati ma “accantonati” nel dimenticatoio, come quando mi chiudevo in bagno piangendo per lavare dal mio visino il puzzo della sua bava, di nascosto, perché mi vergognavo e non capivo, non capivo nulla. Cominciai a ripercorre il mio passato come se srotolassi la bobina di un film censurato, cercando di rappezzare i tagli con i miei sordidi spezzoni, rovistando nella mia memoria come un forsennato.

    Quanta vergogna sulle spalle, quanto disgusto. Ancora ci piango sopra, e mi sentii improvvisamente come il bambino, vigliacco, impotente, debole. Ma come non esserlo a quell’età. Come razionalizzare una violenza così paradossale? Un bambino non può comprendere i paradossi! Ed è allora che scatta la censura, l’oblio, quella che ti permette di sopravvivere a un trauma senza peraltro evitarne le conseguenze, anch’esse paradossali, come lo è la violenza che mi è stata inflitta da quel porco.

    Ma come affrontare da adulto la coscienza ritrovata?

    Pur trovando finalmente una coerenza nel mio passato sregolato, mi sono sentito e mi sento ancora profondamente spersonalizzato. Come se il mio destino non fosse mai stato nelle mie mani, o in quelle del signore (se ne esiste uno) ma tra quelle di un porco in sottana… Ed io ero appetibile, biondino, sensibile, perennemente in cerca d’affetto. La preda ideale. Mi ha rubato il destino, l’innocenza, l’infanzia, la gioventù e la dignità di uomo. Ha rubato anche la mia sessualità, perché alla luce dei fatti mi domando anche se sono veramente bisessuale. Sono forse solo etero per vergogna, o un omosessuale che non ha gli strumenti per assumersi. Non lo saprò mai…

    Ero talmente fuori di me che ho incominciato a bere. E per uno come me e pur stando lontano da decenni dagli psicotropi, la caduta è veloce. Ho bevuto per due anni, di nascosto dai miei figli e per sopportare l’insopportabile. Poi sono stato assistito, perché per fortuna qui in Francia la sanità ha creato una struttura gratuita per curare le vittime di traumatismi, l’Istituto di Vittimologia e di Psicotraumatologia.

    Ora sto bene, e riesco a non vergognarmi più. Non mi vergogno nemmeno di aver da giovane rubacchiato, o di essermi prostituito ancora minorenne per comprarmi qualche dose. Ho vissuto quegli anni come si vive in trincea, e in guerra si pensa alla sopravvivenza. Sono sempre stato onesto e oggi lo sono in maniera esagerata, quasi estremista, perché ho fatto di tutto per guadagnarmelo, per capirlo, e perché ne va della mia dignità di uomo, e ne sono fiero, si, fiero. Se il signore esiste davvero (e nel mio caso è difficile crederlo) saprà perdonarmi, e io posso finalmente incominciare a vivere con me stesso senza vergogna, neanche quella puerile del bambino che si pisciava a letto terrorizzato dal suo orco surreale.

    Ho camminato per decenni come un mutilato che si ignora, con una protesi di fortuna, oggi frantumata dal riemergere dei ricordi. Ora ne sto costruendo un’altra, più bella e in tutta coscienza. Ma non mi faccio illusioni, perché anche se riuscirò a correrci, resterò così come sono: un mutilato. Non siamo come le lucertole alle quali ricresce la coda, ci si abitua solo a guardarsi senza.

    E vi scrivo questo solo « ad memoriam », ormai è troppo tardi per fare altro, sono passati oltre 40 anni, ma ho comunque bisogno di giustizia. Quella umana non divina.

    Don Angelo Pio Loco Boscariol è morto all’età di 93 anni nell’agosto del 2015, dopo aver fatto una grande e disonorevole carriera, incardinato nel 77 e poi cappellano di sua santità. Complimenti monsognore, io cominciavo appena a farmi le pere quando vi hanno promosso monsignore.

    Leggere le sue lodi sul sito del gruppo scout Roma 135, del quale facevo parte, mi irrita profondamente. E non so se sono la sola vittima, è molto improbabile. In ogni caso ci tengo a lasciare la mia testimonianza «storica», perché certe storie vanno raccontate per evitare che si ripetano, ed abbiamo noi tutti il dovere di proteggere i nostri figli.

    In piena crisi scrissi una mail molto “pia” all’attuale parroco, per raccontargli dell’accaduto, non ho avuto alcuna risposta. Preso dalla rabbia ho allora scritto ai giovani capi scout, ed anche lì nessuna risposta. Allora sono arrivato a scrivere all’associazione parrocchiana dei genitori e a al cardinale Angelo De Donatis.

    Mai nessuno mi ha risposto!

    Grazie alla Rete l’Abuso, l’anno scorso ho inviato alla parrocchia una messa in mora in civile. I loro avvocati mi hanno pronamente risposto via lettera raccomandata, declinando ogni responsabilità e ricordandomi che monsignor Pio Loco Boscariol è deceduto. Assortendo il tutto con articoli di legge (italiana e non canonica) e concludendo con una “paterna benedizione”.

    È questa quella che loro chiamano “carità cristiana”. E mi fanno veramente vomitare, ma non mi lasciano senza parole, il silenzio uccide.

    Lettera firmata dalla vittima

  • Argentina, “scandalo pedofilia” si abbatte sulla Chiesa cattolica

    Argentina, “scandalo pedofilia” si abbatte sulla Chiesa cattolica

    Nonostante il silenzio osservato finora dalla magistratura circa l’identità dei sacerdoti coinvolti nelle indagini, i media nazionali hanno già rivelato i primi nomi dei chierici sospettati di pedofilia

    La Chiesa cattolica argentina, come quella cilena, si trova oggi costretta a fronteggiare uno “scandalo pedofilia”.

    La magistratura ha infatti disposto ispezioni in diversi istituti religiosi del Paese, al fine di trovare riscontri alle segnalazioni fornite da centinaia di presunte vittime di abusi sessuali. Secondo queste ultime, i crimini sarebbero avvenuti tra il 1987 e il 2018 e né le gerarchie ecclesiastiche argentine né la Santa Sede avrebbero mai adottato provvedimenti sanzionatori ai danni dei sacerdoti pedofili. Nella patria di Papa Francesco, i soggetti imputati per abusi su minori rischiano fino a cinquant’anni di reclusione.

    La Procura di Buenos Aires ha conferito alla Polizia federale il mandato di ispezionare due scuole gestite da religiosi, una situata nella città di La Plata e l’altra nella provincia di Mendoza. Il quotidiano Clarín e Fox News sostengono che gli istituti oggetto degli accertamenti apparterrebbero alla Compagnia di Maria per l’Educazione dei Sordomuti, ente di assistenza ai minori affetti da disabilità fondato a Verona nel 1840 dal sacerdote Antonio Provolo. Secondo i media, le autorità sarebbero entrate in possesso di “documenti cruciali”per l’incriminazione di chierici argentini sospettati di avere commesso, negli ultimi trent’anni, reiterati abusi su minori all’interno delle strutture educative. Gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo sui religiosi coinvolti nello scandalo, ma i media hanno già rivelato i primi nomi.

    Clarín e Fox News affermano infatti che la magistratura avrebbe individuato, nella scuola situata nella provincia di Mendoza, nel Nordovest del Paese, elementi utili a dimostrare la colpevolezza di Nicola Corradi e Horacio Corbacho, sacerdoti già accusati in passato di pedofilia da ex studenti degli istituti gestiti dalla Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti. Gli organi di informazione, in particolare, rimproverano alla Santa Sede di non avere adottato sanzioni tempestive ai danni di Corradi. La Curia romana sarebbe dal 2009 a conoscenza delle accuse rivolte in Argentina al prelato. Da quell’anno, nessun provvedimento sarebbe stato adottato dal Vaticano ai danni del presunto pedofilo. I media hanno sottolineato il fatto che, nonostante l’impegno antipedofilia promesso da Papa Francesco, le indagini disposte dalla Santa Sede nel 2016 al fine di accertare reati riconducibili a esponenti del clero argentino non avrebbero “minimamente sfiorato” Nicola Corradi.

    La piaga della pedofilia nella Chiesa è stata ripetutamente condannata dal Pontefice, il quale ha anche istituito dei tribunali interni al Vaticano con il compito di giudicare gli alti prelati accusati di avere coperto gli autori di abusi su minori. Nonostante le numerose iniziative dirette a contrastare tali crimini, Francesco è stato recentemente criticato da alcuni detrattori per non avere rimosso dai rispettivi incarichi vescovi e cardinali responsabili di reati sessuali.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/argentina-scandalo-pedofilia-si-abbatte-sulla-chiesa-1573281.html?mobile_detect=false

  • Preti all’assalto del cardinale Barbarin

    Preti all’assalto del cardinale Barbarin

    Una petizione online per cacciare l’arcivescovo di Lione. Il motivo è sempre il solito: avrebbe insabbiato casi di abusi sessuali avvenuti anni fa

    Roma. Nel caos della chiesa divisa, mentre l’ex nunzio apostolico Carlo Maria Viganò chiede le dimissioni del Papa, è del tutto normale che preti dedichino il proprio tempo a raccogliere firme per cacciare i propri vescovi. Non è il Cile, stavolta. Non sono neppure gli Stati Uniti. E’ la Francia, prossima tappa del ciclone che si ripromette di abbattersi sulla chiesa. Un sacerdote, Pierre Vignon, da venticinque anni membro del Tribunale ecclesiastico di Lione, ha lanciato una petizione per fare dimettere il proprio superiore, il cardinale Philippe Barbarin.

    Il motivo è sempre il solito: avrebbe insabbiato casi di abusi sessuali avvenuti anni fa, con processi aperti e chiusi, quindi di nuovo riaperti. La prossima tappa era prevista per gennaio (citato anche il cardinale Luis Ladaria, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede), ma il tutto sarà rinviato. Già nel 2016 la magistratura aveva stabilito che non c’era stato alcun reato da parte di Barbarin, con lo stesso pubblico ministero che aveva constatato come non vi fosse stata “alcuna volontà di ostacolare la giustizia”. Ma l’associazione delle vittime di padre Bernard Preynat (accusato di avere abusato di decine di scout tra gli anni Settanta e Ottanta) è tornata alla carica, attraverso la citazione diretta in giudizio del porporato. Non si aspettava di certo, Barbarin, che a complicare le cose fossero i suoi preti.

    Padre Vignon – la cui petizione in pochi giorni ha già ottenuto centomila firme – si dice ispirato dalla “Lettera al Popolo di Dio” vergata dal Papa nelle scorse settimane dopo la pubblicazione del rapporto sulla pedofilia da parte del procuratore generale della Pennsylvania. Di conseguenza, seguendo le parole di Francesco, Barbarin dovrebbe dimettersi perché ha già “riconosciuto di aver commesso degli errori nella gestione” della faccenda. Un po’ poco per chiedere la rinuncia a un vescovo, ma tant’è. Va detto che padre Vignon rappresenta l’ala “moderata” nell’assalto all’arcivescovo di Lione, anche perché le sue ragioni sono fondate sull’idea che sia necessario rifondare il diritto penale canonico. Ben più duro è un altro sacerdote, Daniel Duigou, che su Franceinfo ha lanciato l’intemerata contro l’arcivescovo di Lione, dicendo che “non può più guidare la diocesi” e che lo scandalo pedofilia è “qualcosa di disgustoso, abominevole. Sembra di essere in un pozzo senza fondo, un vero tsunami che scuote la chiesa”. Padre Duigou ha però una proposta per uscire dalle secche: “Smontare la struttura piramidale della chiesa coinvolgendo uomini e donne, sacerdoti e laici, tutti corresponsabili” nel governo della chiesa. Bisogna, ha aggiunto il sacerdote “uscire dal Medioevo” lasciandosi alle spalle “una struttura che ha nascosto fatti, mentito e forse anche protetto uomini coinvolti in pratiche criminali”.

    Ben pochi finora si sono levati per difendere il primate di Francia e la voce secondo cui il suo mandato sulla cattedra di Lione è destinato a concludersi anzitempo si fa sempre più forte. Resta, per ora, quanto detto in aereo dal Papa: “Se ci sono sospetti o prove o mezze prove, non vedo niente di cattivo nel fare un’indagine, sempre che si faccia sul principio giuridico fondamentale: Nemo malus nisi probetur, nessuno è cattivo se non lo si prova. E tante volte c’è la tentazione non solo di fare l’indagine, ma di pubblicare che è stata fatta l’indagine e perché è colpevole…, e così alcuni media – non i vostri, non so – incominciano a creare un clima di colpevolezza”.

    https://www.ilfoglio.it/chiesa/2018/09/05/news/preti-allassalto-del-cardinale-barbarin-212314/

  • VIGANÒGATE. UNA LETTERA DI SANDRI CONFERMA LA DENUNCIA DELL’EX NUNZIO. IL PAPA TEME DI VEDERE DI NARDO?

    VIGANÒGATE. UNA LETTERA DI SANDRI CONFERMA LA DENUNCIA DELL’EX NUNZIO. IL PAPA TEME DI VEDERE DI NARDO?

    Marco Tosatti

    A letter dated Oct. 11, 2006 from Archbishop Leonardo Sandri, then substitute for the Vatican Secretariat of State, to Father Boniface Ramsey references a Nov. 2000 letter Father Ramsey had written to Archbishop Gabriel Montalvo, Vatican nuncio to the United States, warning about sexual abuse committed by Archbishop Theodore E. McCarrick. The letter, scanned and released by Father Ramsey to Catholic News Service Sept. 7, confirms past remarks by Father Ramsey and also confirms elements of the Aug. 26 testimony by Archbishop Carlo Maria Vigano, former nuncio to the United States. (CNS photo/courtesy of Father Boniface Ramsey) See MCCARRICK-SANDRI-RAMSEY Sept. 7, 2018. EDITORS: Name of priest redacted by Father Ramsey and CNS.

    Il Viganògate, anche se è quasi scomparso dai media mainstream italiani, timorosi di dare fastidio al Pontefice e al Vaticano,  fa registrare nuovi sviluppi. Una lettera dell’ottobre 2006, scannerizzata e fornita al Catholic News Service, conferma quanto denunciato dall’arcivescovo Viganò nella sua testimonianza di undici pagine sulle coperture – a Roma e negli Usa – e sulle complicità di cui ha goduto Theodore McCarrick, omosessuale predatore di seminaristi e giovani preti. E diventato ai tempi di Francesco il master mind delle nomine episcopali e cardinalizie negli Stati Uniti.

    La lettera è stata scritta dall’allora Sostituto alla Segreteria di Stato Leonardo Sandri, ora cardinale e Prefetto delle Chiese Orientali. Fa riferimento a una lettera scritta nel novembre 2000 da padre Bonifacio Ramsey al Nunzio Gabriel Montalvo, in cui si gettava l’allarme per gli abusi sessuali commessi da Mc Carrick. Ramsey ha dichiarato al CNS: “Mi lamentavo per le relazioni di McCarrick con i seminaristi e per tutto l’affare di dormire con i seminaristi e così via; tutta la questione che ormai tutti sappiamo”. Ramsey ha insegnato dal 1986 al 1996 nel seminario dell’Immacolata Concezione. Sandri nel 2006 scriveva a Ramsey chiedendogli informazioni su un sacerdote che era stato proposto per un incarico in Vaticano. “Chiedo con particolare riferimento alle serie questioni che riguardavano alcuni studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che Lei è stato così gentile da portare confidenzialmente all’attenzione dell’allora Nunzio Apostolico nella Stati Uniti, l’arcivescovo Gabriel Montalvo”.

    Stranamente, nel messaggio di Sandri non si parla di McCarrick. Questo, secondo Ramsey, perché le accuse verso il cardinale “erano troppo sensibili. La mia lettera del 22 novembre 2000era su McCarrick, e non accusava i seminaristi di nulla; accusava McCarrick”.

    Scrive il Catholic News Service: “La lettera del 2006 (di Sandri, n.d.r.) non solo conferma affermazioni fatte in passato da padre Ramesy, ma anche elementi del documento scritto dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che è stato nunzio negli Stati Uniti dal 2001 al 2016”.

    Quindi, almeno su questo punto, anche i detrattori dell’ex Nunzio sono costretti ad ammettere che non si è inventato nulla. E infatti la linea di condotta dei difensori arroccati nel silenzio straordinario del bunker papale è costretta a cambiare. Ne è testimone il gesuita omosessualista James Martin, che scrive: “La lettera fu ricevuta nel 2000, durante il pontificato  di San Giovanni Paolo II, che alcuni mesi dopo fece McCarrick cardinale. Ha servito come arcivescovo di Washington fino al 2006, sotto Benedetto XVI. Smettiamola di biasimare ingiustamente papa Francesco per l’ascesa al potere di McCarrick”.

    Alcune considerazioni. Né di Giovanni Paolo II né di Benedetto abbiamo testimonianza di qualcuno – come invece accade per Francesco – che abbia informato DIRETTAMENTE il papa su chi era McCarrick e cosa faceva. Di Francesco, sì; e lui non vuole rispondere, su questo punto, cruciale e centrale.

    Né Giovanni Paolo II né Benedetto (che l’ha sanzionato, a quanto pare senza molto successo) erano amici di McCarrick; avevano goduto (l’ha detto McCarrick stesso) della sua opera di lobbying per diventare pontefice; l’hanno mandato in giro per il mondo come loro rappresentante personale; l’hanno usato come consigliere eccellente per nominare vescovi e cardinali negli Stati Uniti. Tutte cose che Francesco ha fatto. Quindi dire che il ragionamento di James Martin (e di altri della stessa combriccola, gesuiti e non) è almeno carente, se non semplicemente falso appare più che ragionevole.

    Ricordiamo, ancora una volta, il nodo di questa storia. E cioè la testimonianza in prima persona di mons. Viganò (trovate qui tutti i documenti) dell’udienza con il Pontefice nel giugno 2016:

    “Subito dopo il papa mi chiese con tono accattivante: “Il card. McCarrick com’è?” Io gli risposi con tutta franchezza e se volete con tanta ingenuità: “Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza”. Il papa non fece il minimo commento a quelle mie parole tanto gravi e non mostrò sul suo volto alcuna espressione di sorpresa, come se la cosa gli fosse già nota da tempo, e cambiò subito di argomento. Ma allora, con quale finalità il papa mi aveva posto quella domanda: “Il card. McCarrick com’è?”. Evidentemente voleva accertarsi se ero alleato di McCarrick o no”.

    Solo di passaggio accenniamo – ci torneremo sopra presto – che la Chiesa negli Stati Uniti, come quella in Honduras, Cile e Australia – sta per trovarsi nel pieno di una tempesta giudiziaria senza precedenti, perché numerosi Stati, a catena, hanno deciso di aprire inchieste sulla questione degli abusi. E anche alla luce di questo fatto appare sconcertante che il Pontefice non abbia ancora accolto la richiesta di un’udienza formulata dal presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, il card. Di Nardo. Certamente straordinario; tanto più perché ha trovato il tempo e il modo di ricevere nel frattempo due amici e protetti dell’ex cardinale McCarrick, Cupich e Wuerl, e di organizzare (se le notizie non ufficiali corrispondono a verità, come sembra) una riunione con il card. Coccopalmerio ed esperti di diritto per studiare quali sanzioni comminare eventualmente all’arcivescovo Viganò. Il che, lasciatecelo dire, corrisponderebbe a un errore di portata clamorosa. Far punire un testimone scomodo da cardinale che – sostiene – non si era accorto delle strane abitudini di un segretario che organizzava orge omosessuali spruzzate di droga in un palazzo della Santa Sede davanti a San Pietro. Se lo vedessimo in un film diremmo che il regista esagera con toni e colori per screditare la Chiesa.