Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Napoli

  • “Ci picchiano sui genitali”: così le 4 suore maltrattavano i bambini dell’asilo

    “Ci picchiano sui genitali”: così le 4 suore maltrattavano i bambini dell’asilo

    Emergono nuovi, inquietanti particolari sui maltrattamenti perpetrati da quattro suore sui piccoli alunni della scuola paritaria per l’infanzia “Santa Teresa del Bambino Gesù” di San Marcellino, nella provincia di Caserta. Le quattro ecclesiastiche avrebbero istaurato il terrore picchiando i bimbi sui genitali, rinchiudendoli in stanze buie e costringendoli a mangiare il cibo caduto per terra.

     

    È un quadro ancora più inquietante, se possibile, quello che emerge dalle indagini sui maltrattamenti perpetrati da quattro suore sui piccoli alunni della scuola paritaria per l’infanzia “Santa Teresa del Bambino Gesù” di San Marcellino, nella provincia di Caserta, che ieri sono state sospese dal servizio pubblico dell’insegnamento per 12 mesi. Le indagini, condotte dalla Procura di Napoli Nord, hanno svelato i metodi utilizzati dalle quattro ecclesiastiche – tra cui anche la madre superiora dell’istituto – per instaurare il clima di terrore in classe: a quanto si apprende, le vittime sarebbero 5, tutte di età compresa tra i 3 e i 5 anni. La madre superiora è, inoltre, accusata anche di intralcio alla giustizia, dal momento che avrebbe cercato di corrompere la madre di un alunno promettendole del denaro se non avesse sporto denuncia sui maltrattamenti.

    Bambini picchiati sui genitali e costretti a stare al buio
    Non solo strattoni, schiaffi sulla testa e tirate di capelli: le suore non si limitavano a questo tipo di punizioni. Alcuni bambini avrebbero riferito di aver ricevuto schiaffi nelle parti intime: qualcuno è tornato a casa addirittura con i genitali arrossati. E ancora: i bimbi considerati più irrequieti venivano rinchiusi in una stanza buia. Chi si rifiutava di mangiare, invece, veniva costretto a ingoiare il cibo caduto per terra. Nonostante i racconti choc dei piccoli, che avrebbero trovato riscontro nelle immagini di alcune telecamere, c’è chi continua a credere alla buona fede delle religiose e non crede che possano essersi rese responsabili degli abusi. In particolare la madre di una bambina di 4 anni, intervistata da Fanpage.it, ci ha tenuto a difendere in particolare l’operato di una delle suore indagate, suor Rosie: “Brava, veramente una mamma, mia figlia è accolta da lei e non vuole tornare a casa”.

    continua su: https://napoli.fanpage.it/ci-picchiano-sui-genitali-cosi-le-4-suore-maltrattavano-i-bambini-dellasilo/
    http://napoli.fanpage.it/

  • Botte e urla ai bimbi dell’asilo, sospese quattro suore: ma tra le mamme c’è chi le difende

    Botte e urla ai bimbi dell’asilo, sospese quattro suore: ma tra le mamme c’è chi le difende

    Botte e urla ai bimbi dell’asilo che dovevano accudire. E se non finivano presto di mangiare li chiudevano in stanze buie come punizione. Un nuovo caso di maltratatmenti a scuola che stavolta però non riguarda insegnanti ma quattro suore che sono state sospese dall’insegnamento in una scuola paritaria per l’infanzia di San Marcellino, nel Casertano.  I carabinieri di San Marcellino hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura aversana nei confronti delle quattro suore, rispettivamente di 76, 54, 47 e 34 anni, per le quali è stata disposta la sospensione dal servizio pubblico di insegnamento per la durata di 12 mesi.

    Tra le mamme però, c’è chi difende le suore e la scuola, sostenendo che si trattasse di una scuola di prim’ordine.

    Le suore, responsabili della gestione e delle attività didattiche della scuola paritaria, dovranno rispondere di maltrattamenti aggravati ai danni di alunni minori. Le indagini, condotte tra i mesi di aprile e maggio di quest’anno, sono scaturite dalle denunce presentate ai carabinieri di San Marcellino da parte dei genitori di cinque bambini, alunni della scuola, che, all’interno delle mura domestiche, avevano manifestato disagio e cambiamenti di umore chiaramente riconducibili a comportamenti subiti presso l’istituto scolastico. L’attività di indagine, condotta anche mediante l’utilizzo di videocamere, ha permesso di documentare diversi episodi ai danni dei bambini.

    I Carabinieri hanno installato le telecamere nella scuola accertando le violenze ai danni dei bimbi, in particolare schiaffoni, strattoni, capelli tirati; i piccoli – secondo quanto riferito dagli investigatori – venivano anche chiusi in una stanza buia se non finivano presto di mangiare.

    https://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_nera/bambini_maltrattati_asilo_suore-3824278.html

  • Arturo Borrelli, vittima di pedofilia, parla a volto scoperto: “Don Silverio Mura, voglio la verità”

    Arturo Borrelli, vittima di pedofilia, parla a volto scoperto: “Don Silverio Mura, voglio la verità”

    La vittima di un “prete pedofilo”, Diego Esposito (Arturo Borrelli), esce dall’anonimato dopo la tragica e recente morte del figlio: per la prima volta parla a volto scoperto.

    Ed è vicina ad una svolta la vicenda Arturo, che da otto anni denuncia di essere stato vittima di pedofilia.

    Destinatario delle accuse è don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli (Napoli), che avrebbe abusato di lui e di altri bambini.

    Dopo una archiviazione, le proteste e una riapertura del caso da parte del Vaticano, il cardinale Sepe incontra Diego Napoli.  http://youmedia.fanpage.it/video/aa/W…

  • RIVELAZIONE-CHOC DI GUARENTE: ABUSATO DA BAMBINO DA UN SACERDOTE DI PONTICELLI

    RIVELAZIONE-CHOC DI GUARENTE: ABUSATO DA BAMBINO DA UN SACERDOTE DI PONTICELLI

    Nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento del cadavere di Vincenzo Ruggiero, fatto a pezzi e occultato all’interno di un garage nelrione “Lotto 10” di Ponticelli, quartiere in cui l’omicida Ciro Guarente era nato ed ha vissuto per molti anni, molte persone avevano riferito proprio al nostro giornale dei dettagli che, nel corso della sua recente testimonianza, l’assassino reo confesso avrebbe confermato.

    Dettagli riferiti da molti ponticellesi che raccontarono di ricordare che Guarente, in età adolescenziale, avesse avuto una lunga relazione con una ragazza del quartiere. Una relazione che l’uomo avrebbe interrotto quando ha dovuto fare i conti con la sua vera identità sessuale: in tanti, all’indomani del feroce omicidio, raccontano che quel ragazzo, gracile ed apparentemente innocuo, ha lasciato la sua ragazza dell’epoca per fuggire con un uomo.

    Secondo quanto riferito da diverse persone, si sarebbe trattato di un prete che avrebbe svestito l’abito talare per vivere quella relazione e, proprio per mettere a tacere quella che in questi contesti viene definita “una doppia vergogna”, la famiglia avrebbe cercato di nascondere la vera identità sessuale di Ciro. Sembrava una leggenda metropolitana, seppure in molti riferissero che la relazione tra Guarente e quel prete era un fatto noto che all’epoca destò non poco scalpore.

    Un segreto di Pulcinella, in sostanza, conosciuto e chiacchierato da tutte le persone che vivono in quel rione, il Lotto 10, in cui abitano anche i genitori del 35enne che ha scelto di nascondere proprio lì i resti del cadavere del giovane attivista LGBT.

    Assassino reo confesso, ma anche presunta vittima di un prete pedofilo e, non di un prete qualunque, ma di Don Silverio Mura, il sacerdote di Ponticelli sul cui capo già pendono reiterate accuse di pedofilia: questo è quanto emerso dalle ultime confessioni di Guarente.

    Sulla costruzione di questo profilo psicologico si basa la difesa del 36enne Ciro Guarente, in carcere da quasi 11 mesi per l’omicidio del 25enne attivista gay Vincenzo Ruggiero, avvenuto ad Aversa, nell’appartamento della compagna di Guarente, e proseguito nel garage di Ponticelli.

    Guarente ha ucciso Ruggiero sparandogli diversi colpi, mentre il giovane era inginocchiato davanti a lui, probabilmente lo implorava di non ammazzarlo e poi ha fatto a pezzi il corpo, nascondendone delle parti nel garage che aveva preso in affitto nel rione di Ponticelli dove vivono i suoi genitori poche ore prima di compiere l’omicidio, a riprova della premeditazione che ha segnato il cinico piano criminale, studiato nei minimi dettagli. I resti del cadavere erano stati occultati sotto un massetto di cemento, ricavato all’interno del garage.

    Il 36enne, che da ex marinaio è poi divenuto dipendente civile della Marina, ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini dalla Procura di Napoli Nord a fine maggio, insieme all’altro indagato Francesco De Turris, accusato di aver ceduto al presunto omicida la pistola calibro 7,65 utilizzata per uccidere Ruggiero.

    Secondo quanto trapelato dalle indagini difensive di Cuomo, Guarente, quando era minorenne, sarebbe stato vittima di don Silverio Mura, che in quel periodo – fine anni ’80 e inizio anni ’90 – era parroco proprio nella chiesa di Ponticelli frequentata da Guarente.

    Cinque le testimonianze raccolte, sia di vittime dirette del sacerdote che di persone che sapevano delle violenze subite da Guarente che non ha mai denunciato gli abusi subiti, ma quel trauma se lo sarebbe portato dentro negli anni come un macigno, fino ad esplodere nel raptus omicida che armò la mano dell’ex marinaio la sera del 7 luglio 2017, dopo aver studiato il piano omicida nei minimi dettagli, attese che Ruggiero tornasse nell’appartamento in cui viveva da qualche tempo insieme alla transessuale Heven Grimaldi, nonchè compagna di Guarente, per poi ucciderlo.

    Proprio in quella coabitazione va ricercato il movente dell’omicidio, in quanto Guarente era ossessionato dalla gelosia ed era convinto che tra i due vi fosse una relazione.

    Guarente avrebbe descritto un modus operandi molto simile a quello ricostruito dalle altre vittime di Don Mura.
    Gli incontri che si consumavano presso l’abitazione del sacerdote, 2 o 3 volte a settimana, i regali costosi che Don Silverio avrebbe fatto a Guarente, proprio come riferiscono anche le altre presunte vittime: molte, in sostanza, le analogie tra il racconto del presunto assassino di Ruggiero e gli altri suoi coetanei che denunciano di aver subito abusi da parte del sacerdote di Ponticelli quando erano ancora bambini.

    Un trauma subito in giovanissima età da Guarente e che, secondo la difesa, spiegherebbe come e perchè un incensurato, lavoratore con contratto a tempo indeterminato e proveniente da una famiglia benestante, abbia improvvisamente ucciso con tale violenza e accanimento il suo presunto rivale in amore, sfogando una rabbia tale da arrivare a tagliare a pezzi il corpo, a cospargerlo di acido e occultarlo in un garage dello stesso quartiere dove avrebbe subito abusi in tenera età.

    Tuttavia, in tanti, in queste ore, a Ponticelli, ribadiscono che la relazione che intercorreva tra il giovane Guarente e “un prete” era un fatto noto e vissuto alla luce del sole. Il nome di Don Silverio Mura resta, però, un tabù. Una verità che concorre ad infittire il mistero intorno alla figura di uno dei sacerdoti più chiacchierati d’Italia.

    Rivelazione-choc di Guarente: abusato da bambino da un sacerdote di Ponticelli

  • Pedofilia, l’ombra di don Silverio nell’omicidio dell’attivista gay Ruggiero

    Pedofilia, l’ombra di don Silverio nell’omicidio dell’attivista gay Ruggiero

    Ciro Guarente avrebbe subito in adolescenza abusi sessuali da don Silverio Mura. Da quel trauma forse le origini dell’omicidio di Vincenzo Ruggiero per motivi passionali

    Ci sarebbe un’altra vittima di pedofilia nel passato di don Silverio Mura. Il nome del sacerdote, accusato di pedofilia, sarebbe collegato a quello di Ciro Guarente accusato dell’omicidio dell’attivista gay Vincenzo Ruggiero. Il dettaglio di don Silverio Mura è emerso nell’ambito delle indagini difensive del 36enne.

    Sono gli anni ’80, Ciro Guarente frequenta la parrocchia di Ponticelli, nella zona di Napoli. In questi anni il parroco è don Silverio Mura. E’ in questo contesto che l’allora minorenne entra in contatto con il sacerdote. Da qui sarebbe iniziato un lungo periodo di violenze sessuali testimoniate non solo da Guarente, ma anche da altre vittime dirette, tra cui Diego Esposito, il cui caso seguiamo a partire dal servizio di Pablo Trincia del 7 marzo. Un incubo che l’allora ragazzino avrebbe portato dentro di sé, senza riuscire a trovare il coraggio di denunciarlo. Fino ai 35 anni, quando l’ex marinaio preso da un raptus omicida uccide a colpi di pistola l’attivista gay Vincenzo Ruggiero.

    È la sera del 7 luglio 2017, attende la sua vittima fuori dalla sua casa. In quel periodo Vincenzo Ruggiero conviveva con la trans Heven Grimaldi, che sarebbe stata prima la fidanzata dello stesso Guarente. Una volta freddato, Ciro Guarenteavrebbe sfogato la sua ira sul cadavere, facendolo a pezzi e occultandolo in un autolavaggio poco distante. Nell’omicidio sarebbe coinvolto anche Francesco De Turris, accusato di aver ceduto al presunto omicida la pistola calibro 7.65 utilizzata per freddare la vittima. Il movente passionale, secondo la difesa, affonda le sue radici in un’infanzia tormentata dagli abusi sessuali che sarebbero stati compiuti da don Silverio Mura.

    Lo stesso sacerdote di cui ci stiamo occupando da tempo. Il 7 marzo abbiamo raccontato in onda la sua storia in un servizio di Pablo Trincia: Diego Esposito, che ora dopo la morte del figlio ha mostrato il suo volto e rivelato la sua vera identità, ci ha detto di essere stato vittima, 30 anni fa, quando ne aveva 13, di abusi sessuali sistematici (“rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”) da parte del suo insegnante di religione don Silverio Mura, che hanno segnato la vita di lui e di altre giovani vittime. Ci sarebbero infatti altre nove persone disposte a testimoniare per quello che, come sostiene la Iena, potrebbe essere “uno dei più grossi casi per abusi sessuali all’interno della Chiesa italiana“.

    Guarda qui sotto le foto del servizio di Pablo Trincia e gli altri articoli e servizi principali che abbiamo dedicato al caso.

    https://www.iene.mediaset.it/2018/news/pedofilia-don-silverio-omicidio-attivista-gay-ruggiero_138658.shtml

  • Attivista gay ucciso per gelosia, il legale: fu vittima di prete pedofilo

    Attivista gay ucciso per gelosia, il legale: fu vittima di prete pedofilo

    Assassino reo confesso ma anche presunta vittima di un prete pedofilo. E’ così che la difesa del 36enne Ciro Guarente, in carcere da quasi 11 mesi per l’omicidio avvenuto ad Aversa dell’attivista gay Vincenzo Ruggiero, si prepara ad «umanizzare» la figura dell’ex marinaio accusato di aver ammazzato Ruggiero a colpi di pistola e di aver fatto a pezzi il corpo, nascondendone poi le parti in un autolavaggio del quartiere napoletano di Ponticelli; i resti sono stati trovati sotto un massetto di cemento nel punto dove solitamente c’era il cane da guardia, ma qualche frammento osseo della testa e di un braccio non è ancor stato rinvenuto. Guarente, che da ex marinaio è poi divenuto dipendente civile della Marina, ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini dalla Procura di Napoli Nord a fine maggio, insieme all’altro indagato Francesco De Turris, accusato di aver ceduto al presunto omicida la pistola calibro 7,65 usata per uccidere Ruggiero. Nei giorni scorsi Guarente ha quindi chiesto di essere interrogato tramite il suo legale Dario Cuomo; non si sa se rivelerà nuovi particolari sul delitto o se farà il nome di qualche altro eventuale complice, cosa che sembra difficile visto il silenzio «assordante» di questi mesi. La documentazione, comunque, è stata depositata in Procura.

    Del grave trauma subito dal 36enne quando frequentava le scuole elementari a Ponticelli, si era parlato subito dopo l’omicidio Ruggiero, ma in quel momento si trattava di voci. Le indagini difensive di Cuomo hanno invece accertato che Guarente, quando era minorenne, sarebbe stato vittima di un noto sacerdote già accusato di pedofilia, don Silverio Mura, che in quel periodo – fine anni ’80 e inizio anni ’90 – era parroco proprio nella chiesa di Ponticelli frequentata da Guarente. Cinque le testimonianze raccolte, sia di vittime dirette del sacerdote che di persone che sapevano delle violenze subite da Guarente. Questi non ha mai denunciato nulla, ma quel trauma se lo sarebbe portato appresso negli anni come un macigno, fino ad esplodere nel raptus omicida che armò la mano dell’ex marinaio la sera del 7 luglio 2017, quando con premeditazione, attese l’arrivo a casa di Ruggiero per poi ucciderlo. Il movente, è emerso, era passionale, in quanto Ruggiero in quel periodo conviveva con la trans Heven Grimaldi, fidanzata di Guarente, e quest’ultimo pensava che tra i due coinquilini fosse scattato qualcosa. L’ingresso nelle indagini sul delitto Ruggiero del trauma subito in giovanissima età dal suo aguzzino, hanno come obiettivo di far comprendere agli inquirenti della Procura della Repubblica di Napoli Nord ma soprattutto ai magistrati che dovranno giudicare il 36enne, come sia possibile che un incensurato, lavoratore con contratto a tempo indeterminato e proveniente da una famiglia benestante, abbia improvvisamente ucciso con tale violenza e accanimento il suo presunto rivale in amore, sfogando una rabbia tale da arrivare a tagliare a pezzi il corpo, a cospargerlo di acido e occultarlo in un garage del suo quartiere, dove credeva potesse restare lì per sempre.

    https://www.ilmattino.it/caserta/attivista_gay_ucciso_per_gelosia_il_legale_fu_vittima_di_prete_pedofilo-3817933.html

  • SABATO 23 GIUGNO ORE 10: Quali risposte?

    SABATO 23 GIUGNO ORE 10: Quali risposte?

    #iostocondiego

    Diego Esposito, una delle presunte vittime di Don Silverio Mura, per sabato23 giugno ore 10 ha organizzato una “manifestazione pacifica”, autorizzata, davanti al Duomo di Napoli.

    Da gennaio del 2018 ha intrapreso due volte lo sciopero della fame, sempre interrotto in seguito a promesse che avrebbe ricevuto da Papa Francesco per risolvere la sua situazione. Diego denuncia da otto anni un reato che per la legge italiana risulta prescritto, ma per la legge di Dio no. Con caparbietà chiede di essere ascoltato, chiede che qualcuno prenda a cuore la sua situazione e gli dia risposte.

    Pochi giorni fa ha avuto una breve udienza privata con Papa Francesco che lo avrebbe esortato ad “andare avanti”, e Diego ha inteso prendere in parola il Papa: ovvero proseguire nella sua lotta pacifica affinché chi ha insabbiato il suo caso, il card. Crescenzio Sepe, si ravveda e faccia un passo indietro, così come è avvenuto per i Vescovi del Cile.

    Due giorni dopo l’udienza, Diego ha perso il figlio diciottenne in un incidente stradale, e questo immenso dolore ha solo acuito una ferita che già era sanguinante. Ora ha il rammarico di non aver fatto abbastanza per il figlio, ha il dubbio atroce di aver caricato anche sul figlio, negli ultimi otto anni, il peso del suo malessere e del suo dolore.

    Cosa deve fare una vittima per essere ascoltata? Cosa deve fare una vittima per essere presa sul serio? In Vaticano qualcuno ha idea del malessere e del dolore che devasta la vita di una vittima? Qualcuno in Vaticano e nella chiesa di tutto il mondo ha idea di come tutta la famiglia di una vittima paghi un prezzo altissimo per affrontare il dolore? Un dolore gratuito, evitabile…

    Quando la Chiesa, prenderà davvero sul serio la piaga della pedofilia dei suoi sacerdoti? Quando i sacerdoti pedofili prenderanno coscienza del male che fanno e si sottoporranno alla giustizia? Quando cambierà il metodo, diffuso in tutto il mondo, di insabbiare e nascondere i casi di abuso? Quando qualcuno penserà davvero alle vittime e non a “salvare l’istituzione”? Quando i responsabili degli insabbiamenti ne risponderanno personalmente davvero?

    Queste sono le domande che Diego ha nel cuore, come ogni altra vittima… chiede soltanto giustizia, chiede che qualcuno gli risponda seriamente. E lo domanderà sabato mattina, davanti al Duomo di Napoli.

    Una delle Mamme della Rete, a nome di altre vittime e familiari

  • Processo all’esorcista, la Chiesa grande assente

    Processo all’esorcista, la Chiesa grande assente

    La Diocesi non si costituisce contro don Michele Barone. L’avvocato Taormina chiede il rinvio del processo al tribunale di Napoli Nord

    E’ la Chiesa la grande assente al processo a carico del sacerdote del Tempio di Casapesenna don Michele Barone, accusato di maltrattamenti, commessi durante medievali pratiche esorcistiche, nei confronti di una ragazzina di 13 anni e di violenza sessuale, nei confronti di almeno altre due ragazze.

    Stamattina, dinanzi il collegio presieduto dal giudice Francica del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, si è celebrata la prima udienza a carico del prete (assente in aula), del commissario di polizia Luigi Schettino, del commissariato di Maddaloni, e dei genitori della minorenne maltrattata, anche loro di Maddaloni.

    LE PARTI

    Nel corso del processo di oggi si è assistito alla costituzione delle parti. Oltre agli imputati – difesi dagli avvocati Carlo Taormina (per don Barone), Carlo De Stavola (per Schettino), Giuseppe Stellato e Gennaro Ciero (per i genitori della ragazzina maltrattata) – è stata ammessa la costituzione delle parti civili tra cui le due ragazze violentate (rappresentate dagli avvocati Rossella Calabritto e Luigi Mordacchini), la sorella della ragazzina picchiata che sporse la denuncia (scortata in aula da due poliziotti) ed appunto la minorenne che ha subito le lesioni da parte di don Michele Barone. Assente la chiesa che non si è costituita al processo.

    “SCARCERATE DON BARONE”

    E’ stato l’avvocato Carlo Taormina a reiterare l’istanza di scarcerazione per il proprio assistito don Michele Barone, ancora detenuto al carcere di Vallo della Lucania, dopo la mancata risposta di una precedente richiesta di revoca della misura restrittiva o, in subordine, la sostituzione con la misura meno afflittiva dei domiciliari.

    LA QUESTIONE TERRITORIALE

    Successivamente Taormina ha sollevato l’eccezione dell’incompetenza territoriale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere sostenendo la tesi della competenza di Napoli Nord in quanto il reato più grave (quello al capo A della rubrica e relativo i maltrattamenti con lesioni permanenti ad un orecchio a carico della ragazzina) è stato commesso a Casapesenna.

    Tesi a cui si è opposta la Procura con i pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, oltre all’aggiunto Alessandro Milita, sostenendo la continuazione di una condotta avviata a Maddaloni (rientrante nei territori di competenza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere) dove abitava la ragazza, e proseguita a Casapesenna dove, tra l’altro, la bambina si era trasferita insieme ai genitori proprio su “ordine” di don Barone. Il collegio si è riservato la decisione per la prossima udienza, fissata all’inizio di luglio.

    Per quell’udienza Taormina solleverà una nuova eccezione (come annunciato a margine della seduta di oggi) sulla tarditìvità della querela di una delle ragazze che hanno denunciato il prete per violenza sessuale.

    http://www.casertanews.it/cronaca/processo-prete-don-michele-barone-casapesenna.html

  • Diego ai funerali del figlio: “Papà combatterà la pedofilia nella Chiesa”

    Diego ai funerali del figlio: “Papà combatterà la pedofilia nella Chiesa”

    Ha raccontato a Le Iene gli abusi subiti a 13 anni dal professore di religione. Dopo l’improvvisa morte del figlio, ha abbandonato anche il nome di fantasie e si mostra per la prima volta in foto: Arturo Borrelli vuole lottare con ancora più forza

    “No alla pedofilia”. Diego Esposito, che ci ha raccontato gli abusi subiti dall’età di 13 anni dall’insegnante di religione don Silverio, lo ha voluto gridare dal pulpito ieri, 17 giugno, durante i funerali di suo figlio Luigi. Una morte ad appena 18 anni, una tragedia nella tragedia per papà Arturo Borrelli, che qui sopra si mostra anche in foto per la prima volta e che per anni proprio per tutelare la sua famiglia si è fatto chiamare con il nome di fantasia Diego Esposito. Perché giustizia sia fatta, proprio nei giorni scorsi ha incontrato Papa Francesco, ma la gioia di quel momento atteso da anni è stata spazzata via dallo sgomento per la morte del ragazzo avvenuta tragicamente in un incidente stradale due giorni dopo.

    “Il mio è il grido di dolore di un padre che ha perso suo figlio in età giovanissima”, ha sottolineato con grande commozione durante la cerimonia funebre. “Tutta la mia famiglia ha sofferto la fame e il dolore solo perché ho denunciato un prete pedofilo, compreso Luigi”. Proprio per questo papà Arturo vuole avanti la sua battaglia con ancora più forza. “Ho gridato il mio no alla pedofilia perché ha fatto soffrire indirettamente anche mio figlio”, ha ribadito ripercorrendo questi anni. Ha anche ricordato il momento dello sciopero della fame, proclamato proprio per incontrare il Pontefice. “Ricordo quando Luigi mi diceva ‘Babbo, mangia: tanto loro non ti pensano’. E io invece non potevo neppure dargli i soldi per uscire perché in questa brutta storia avevo perso anche il lavoro”.

    Proprio in questa tragedia familiare, Arturo trova la forza per proseguire la sua lotta con un motivo in più. “Adesso voglio dedicare a mio figlio Luigi la mia vittoria mandando via il Cardinale Sepe affinché non si ripetano più questi episodi nella Chiesa”, ha detto Arturo.

    Da tempo noi de Le Iene stiamo raccontando la sua storia. Nel servizio di Pablo Trincia del 7 marzo scorso ha raccontato gli abusi subiti, “per 3 anni, 2-3 volte alla settimana”, 30 anni fa dal professore di religione delle medie don Silverio Mura a Ponticelli, Napoli, e la sua lotta per veder riconosciute dalla Chiesa quelle violenze che ha incontrato di fatto, fino almeno all’appuntamento con il Papa, un muro di silenzio in particolare nella Curia napoletana.

    Diego dopo 25 anni, registrando tutto, aveva incontrato di nuovo don Silverio che non negava quanto avvenuto ma lo invitava solo a pregare. La Curia lo aveva fatto sottoporre a una perizia psichiatrica (registrata anche quella da Diego), che in realtà sembra incolpare lui per il fatto di essere andato a casa del sacerdote.

    “Inizia ora una guerra non violenta”, ha ribadito dal pulpito Arturo. “A breve organizzeremo con tutti i permessi una manifestazione pacifica contro il sistema della Chiesa. Sabato prossimo vado a dormire fuori al Duomo finché Cardinale Sepe non va via. Dedicherò la vittoria a mio figlio”. Dopo il suo grido, un lungo applauso e il lancio di palloncini bianchi hanno salutato il feretro al termine della cerimonia funebre.

    Guarda qui sotto il servizio di Pablo Trincia e gli altri articoli e servizi principali che abbiamo dedicato al caso.

  • Il Papa riceve la vittima del prete pedofilo: “Perdonaci”. Ma il Vaticano nasconde il colpevole

    Il Papa riceve la vittima del prete pedofilo: “Perdonaci”. Ma il Vaticano nasconde il colpevole

    Diego Esposito è stato molestato da ragazzino. Anni di denunce, sciopero della fame. Poi l’incontro col pontefice. Mentre un’associazione di vittime di abusi dei religiosi dice di aver individuato il religioso sotto accusa, che continua a dire messa altrove sotto falso nome

    Settimane di sciopero della fame. Con una sola richiesta per interromperlo: essere ricevuto dal Papa. Diego Esposito (nome di fantasia) è stato accontentato. Diego aveva denunciato di essere stato molestato quando aveva 13 anni dall’allora parroco di Ponticelli e suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Fatti risalenti alla fine degli anni Ottanta. “E’ stato un incontro tenero, come tra padre e figlio” ha raccontato la vittima del religioso pedofilo nell’incontrare la suprema autorità cattolica. Dal papa dice di aver ricevuto affetto e incoraggiamento, e le scuse per il male sofferto. “Mi hanno detto di essere sinceramente dispiaciuti per come la Curia di Napoli ha trasmesso gli atti delle indagini”, ha aggiunto Diego, “mi hanno spiegato che a causa di questo, tutto ha subito un rallentamento”. In occasione dell’incontro in Vaticano, il Papa ha twittato: “I bambini devono poter giocare, studiare e crescere in un ambiente sereno. Guai a chi soffoca in loro lo slancio gioioso della speranza!”. Ma dov’è oggi il responsabile di quegli abusi? Trasferito sotto identità coperta, continua a dire messa, e ad essere con tutta probabilità in contatto con minori.

    Diego Esposito ha denunciato gli abusi sessuali subiti da ragazzino nel 2012. Il caso piovve addosso alla diocesi di Napoli, e al cardinale Crescenzio Sepe. Che trasferì don Silverio Mura altrove, sotto altro nome, senza negarli la possibilità di continuare ad officiare messa. E difendendolo, nel frattempo. Nonostante la denuncia e le polemiche, papa Francesco ha poi confermato il cardinale Sepe alla guida della diocesi napoletana per altri cinque anni.

    Oltre che denunciare le molestie alla curia di Napoli, chiedendo poi di essere ricevuto dal Bergoglio, la vittima Diego Esposito si era rivolto allo staff della comunità Rete L’Abuso, con omonimo sito Internet, composta nel 2010 da altre vittime di abusi sessuali dei religiosi. Stando alla ricostruzione di Rete L’Abuso, il molestatore continuava a insegnare religione in una scuola superiore di Cicciano (sempre in provincia di Napoli), spostandosi poi in una scuola media, dopo essersi allarmato per le ricerche sul suo conto con tanto di diffusione di foto segnaletiche. A seguire, tre anni di silenzio. Introvabile, don Silverio Mura che nel mentre aveva preso un’altra identità. Sempre secondo Rete L’Abuso, il prete molestatore sarebbe ricomparso in una comunità di religiosi nel Perugino, per avvicinarsi all’anziana madre. Per poi spostarsi ancora a Montù Beccaria, in Provincia di Pavia, dove Silverio Mura si sarebbe ribattezzato Saverio Aversano, utilizzando il congome della madre. Se è vero che la Chiesa ha riaperto le indagini sul caso delle molestie contro Diego Esposito, e che la giustizia ha i suoi tempi, è anche vero che se fossero confermati tutti gli avvistamenti e i dettagli forniti da Rete L’Abuso, allora diventerebbe piuttosto imbarazzante che il Vaticano abbia lasciato libero di dire messa un prete con precedenti così gravi, mai ostacolato nei suoi spostamenti, addirittura sotto falso nome. E suonerebbe come una beffa per la vittima.

    http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/diego-esposito-papa/