Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, silenzio su Don Mura. La Curia: “Scomparso? Non disponiamo noi dove sia”

    Pedofilia, silenzio su Don Mura. La Curia: “Scomparso? Non disponiamo noi dove sia”

    Don Silverio Mura, ex parroco del quartiere napoletano Ponticelli è stato trasferito a Montù Beccaria, in provincia di Pavia, dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. E al momento nessuno sa dove sia.

    Diego Esposito (nome di fantasia che ha scelto) lotta da otto anni per ottenere la verità e la giustizia su un gravissimo reato che ha trovato il coraggio di denunciare solo dopo molti anni: pedofilia da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli, che era il suo insegnante di religione. Otto anni fa, insieme a Rete L’abuso, denunciò di essere stato ripetutamente violentato quando aveva solo 13 anni e per molto tempo. I reati sono prescritti dal punto di vista penale, vi è un procedimento civile in corso e già un’indagine interna è stata chiusa senza nulla di fatto.  L’indagine solo recentemente è stata riaperta per volontà di Santa Sede. In più, Don Mura è stato trasferito nel comune lombardo di Montù Beccaria (Pavia), dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo, documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. Non si sa dove sia.

    Diego ha ottenuto, dopo molto tempo, un incontro con la Curia e con il cardinale, l’arcivescovo Crescenzio Sepe. La Curia da un lato ha mostrato una certa disponibilità a fare finalmente luce sul caso, dall’altro nega ogni responsabilità sulle indagini precedenti e su don Silverio Mura ha dato una risposta sibillina: “E’ andato via? Non disponiamo noi dove sia”, ha detto a Diego il cancelliere, padre Luigi Ortaglio, lasciando intendere che le autorità vaticane se ne stiano occupando più direttamente.  E, di fronte alle insistenze su dove in effetti sia e se sappiano dove sia andato, non c’è stata risposta. Il caso di Diego è stato già chiuso senza esito una volta. Padre Ortaglio, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico, gli ha detto: “Sono entrato nel caso nel 2014, ma su don Mura non ci sono mai state calunnie o chiacchiere, c’è stata una levata di scudi a favore di don Silverio”.

    L’indagine non ha portato a nulla nonostante, però, in un video registrato da Diego, faccia a faccia con quello che ha denunciato come il suo aguzzino, il religioso non nega di aver abusato di lui quando era solo un bambino, anzi gli chiede cosa voglia e gli consiglia di recitare l’Ave Maria. Negli anni, altre vittime hanno denunciato all’opinione pubblica e testimoniano in un procedimento civile aperto contro don Mura per pedofilia e don Ortaglio per presunto insabbiamento dell’indagine ecclesiastica, ma non alla Curia di Napoli, proprio per le vicende alterne vissute da Diego Esposito dopo la sua denuncia, compresa la divulgazione da parte della Curia del suo nome e cognome vero e la perdita del lavoro. C’è stata anche una perizia psichiatrica su Diego, che ora emerge essere stata richiesta dal Vaticano, che si è svolta in maniera strana, con il medico che chiedeva spesso a Diego “come mai avesse accettato un invito a casa da parte del religioso”, a soli 13 anni. Inoltre, sempre Diego aveva offerto all’indagine previa della Diocesi di Napoli un dettaglio intimo relativo all’organo sessuale del prelato in questione, che – presumibilmente – solo chi può aver avuto un contatto sessuale con lui può conoscere. Gli è stato risposto, però, che quel dettaglio imbarazzante relativo al suo organo sessuale “potrebbe essere emerso anche in una confidenza fatta da Don Mura a degli amici della parrocchia”.

    La nuova indagine – Recentemente, l’indagine è stata riaperta su impulso della Santa Sede. Adesso, però, alla Curia non basta la testimonianza di Diego e, di fronte alle nuove vittime intervistate anche dalla stampa, chiede che vadano a denunciare all’autorità ecclesiastica. L’avvocato Carlo Grezio, che assiste Diego e anche le nuove vittime, risponde però: “La Curia sa di chi si tratta perché sono testimoni nel processo civile, hanno paura di rivolgersi all’istituzione ecclesiastica visto quello che è accaduto con il caso di Diego”.

    https://napoli.fanpage.it/pedofilia-silenzio-su-don-mura-la-curia-scomparso-non-disponiamo-noi-dove-sia/

  • Pedofilia. Diego incontra Sepe e rilancia: “Se don Silverio non è pedofilo mi denunci” (di G. Cesareo)

    Pedofilia. Diego incontra Sepe e rilancia: “Se don Silverio non è pedofilo mi denunci” (di G. Cesareo)

    In seguito al comunicato del 7 aprile scorso della Curia di Napoli, che ufficializzò la riapertura delle indagini ecclesiastiche, da parte di Papa Francesco, sui presunti casi di pedofilia a carico di don Silverio Mura, e quello emesso successivamente per chiedere un “aiuto” sulle indagini, invitando altre vittime a farsi avanti e denunciare, arrivò l’indignazione delle stesse vittime e in particolare di Diego Esposito, primo accusatore proprio di don Silverio, che considerò il secondo comunicato come una sorta di smacco, delegittimizzazione delle accuse e delle prove fornite alla diocesi partenopea.

    Lo stesso Diego, insieme a sua moglie, nel pomeriggio di ieri è stato ricevuto dal card. Crescenzio Sepe e dal cancelliere diocesano padre Luigi Ortaglio. In un incontro molto cordiale, di circa un’ora, Diego ha ribadito le sue accuse, ponendo ai suoi interlocutori diverse domande sulle indagini e l’operato della Curia.

    Questo il suo racconto dell’incontro al Faro di Roma: “Devo dire subito che l’incontro è stato cordiale e che il cardinale è stato molto disponibile e gentile, ma le risposte che mi sono state date non sono state quelle che mi aspettavo. Ho confermato le mie accuse a don Silverio, ribadendo la veridicità delle prove che gli ho fornito, ma dalle risposte che mi sono state date era evidente che si stavano arrampicando sugli specchi. Anzi, a più riprese mi hanno detto che la colpa è di Roma, della Congregazione per la dottrina della fede che non avrebbe accolto la documentazione da loro fornita”.

    “Sono stati in silenzio – ha continuato – quando gli ho chiesto dell’andamento delle indagini e se dalle visite mediche erano riusciti a verificare i particolari intimi di don Silverio, forniti da me all’atto della denuncia. Poi, hanno sostenuto di non sapere dove sta don Silverio in questo momento e che se all’epoca ha cambiato il nome è stata una scelta personale del sacerdote per i suoi precedenti. Io ho consegnato anche due lettere di alcune mamme preoccupate e che vogliono chiarezza su questa storia perchè hanno paura per i loro figli”.

    Diego, poi, è tornato sulla richiesta della testimonianza di nuove vittime: “Mi è stato chiesto di portare altre vittime a testimoniare. Questo significa che tutto quello che ho subito e sto subendo non serve a nulla. Ripeto, il cardinale è stato molto disponibile, ma se non gli bastano queste prove che già ha in mano non so cosa altro possa servire. A tratti, almeno secondo una mia sensazione, mentre parlavo, mi ha dato anche l’impressione di non conoscere tutta la mia vicenda, ma la cosa mi sembra molto strana visto che ormai questa lotta dura da otto anni”.

    Allo stesso Sepe, Diego, ha lanciato il suo appello: “Ho detto al cardinale che se don Silverio non è un pedofilo mi deve denunciare, così davanti ad un giudice, in una causa penale, potrò dimostrare finalmente che ciò che dico è vero. Sono anni che lo denuncio pubblicamente. Un’altra persona se ne sarebbe risentita e mi avrebbe denunciato, ma lui non ha mai fatto nulla, ha pensato sempre e solo a scappare”.

    “Con il cardinale – ha concluso Diego – si è parlato di ulteriori incontri, ma non è stata fissata nessun’altra data. Io attenderò ancora qualche giorno, poi valuterò la possibilità di andare a Roma e iniziare uno sciopero della fame, fino a quando non sarò ricevuto dal Papa, l’unico che secondo me può far luce sulla questione”.

    Giuseppe Cesareo

  • Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito al Nord con un nome falso: “Faceva catechismo ai bimb

    Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito al Nord con un nome falso: “Faceva catechismo ai bimb

    La “rivolta” delle mamme di Montù Beccaria, in provincia di Pavia, contro don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli accusato di pedofilia da Diego Esposito e altre vittime. E’ passato molto tempo dai fatti e i reati sono prescritti, tuttavia è in  corso un procedimento civile. La Chiesa di Napoli aveva archiviato il caso, recentemente riaperto dal Vaticano. Intanto, però, nonostante le pesanti accuse e anche le “prove” a supporto portate da Diego Esposito, tra le quali un video nel quale il prete non smentisce di aver abusato di lui da bambino, il caso resta senza giustizia e don Mura, fino a qualche mese fa, si trovava ad amministrare i sacramenti e persino a fare catechismo ai bambini sotto falso nome, nel comune in provincia di Pavia. Dopo aver scoperto l’inganno, don Mura si è allontanato da lì ma non si sa dove sia. La lettera delle madri alle istituzioni ecclesiastiche, tra le quali proprio la Curia di Napoli, chiede proprio perché ci sia questa protezione verso questo religioso e si chiede dove sia adesso.

  • IL CASO DON SILVERIO MURA E I PRESUNTI ABUSI SESSUALI SU MINORI FINISCE SU ‘CHI L’HA VISTO?’

    IL CASO DON SILVERIO MURA E I PRESUNTI ABUSI SESSUALI SU MINORI FINISCE SU ‘CHI L’HA VISTO?’

    di Arnaldo Capezzuto

    Finalmente “Chi l’ha visto”, la trasmissione di Raitre, condotta da Federica Sciarelli, si occuperà nuovamente del caso di Diego Esposito, (nome di fantasia) che all’età di 13 subì una serie di presunte violenze sessuali da parte di un parroco del quartiere Ponticelli.

    Dopo domani, mercoledì  10 maggio alle ore 21 andrà in onda all’interno della trasmissione un servizio giornalistico incentrato sul mistero di  Don Silverio Mura che a seguito di denunce e segnalazioni viene ‘parcheggiato’ in un convento del Pavese.

    Questo è quello che ufficialmente hanno sempre sostenuto ai piani alti della Curia Arcivescovile di Napoli, in realtà, Don Silverio Mura cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse s’insedia in una parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    Il sacerdote – sospettato – di presunti abusi sessuali avvenuti sul finire degli anni Ottanta, in una cheisa di Pnticelli a Napoli, ai danni di due minori non solo celebra messa ma indisturato impartisce lezioni di catechismo frequentato da 40 bambini.

    Il caso esplode quando è la stessa vittima Diego Esposito a rivolgersi direttamente al Santo Padre dopo che largo Donnaregina per mesi ha tenuto la denuncia chiusa a doppia mandata nel cassetto della scrivania arcivescovile.

    E Papa Francesco non lo delude e ordina la riapertura del caso incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti con l’affidamento alla Diocesi di Napoli di effettuare un’indagine seria, puntuale e circostanziata.

    Una storia sepolta nel passato che poi il ragazzo diventato maggiorenne ha deciso di portare alla luce. Diego non è il solo, pare che altri due ragazzi subirono le attenzione del prete.

    Non si è trattato solo di presunti abusi ma da quando emerge da altri atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, il parroco avrebbe: “Dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mò di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti”.

    Vicende gravissime, inquietanti che non hanno visto una reazione decisa da parte del cardinale Crescenzio Sepe anzi dai vertici della Curia partenopea l’atteggiamento è stato incerto, titubante e volto alla sottovalutazione.

    Grazie al clamore mediatico poi si scoprirà che Don Silverio Mura alias Don Saverio Aversano insegna catechismo ai bambini, anima iniziative e celebra messa.

    A caricare un peso da novanta ci pensa la trasmissione televisiva de ‘Le Iene’ con Paolo Trincia che accende la telecamera sul caso. Il parroco scompare.

    Dal 7 marzo la piccola parrocchia del Pavese, infatti, non ha più il parroco titolare. Le domande sono molte e inquietanti.

    E lo stesso Trincia che chiede al cardinale Sepe ed a Luigi Ortaglio, il cancelliere arcivescovile, che un anno fa inserì nel comunicato di trentadue righe che contestava le accuse di avere protetto Silverio Mura per ben otto volte per intero il nome vero di Diego Esposito: “Lei sapeva che, invece, di essere chiuso in un convento, in una casa per questi casi qua, in realtà stava in una scuola?”.

    Ortaglio nega e Trincia gli fa ascoltare l’audio delle sue dichiarazioni. Il cancelliere quel punto commenta con distacco : “Con la bocca si può dire quello che si vuole”.

    Le telecamere di ‘Chi l’ha visto’ sono andate proprio nel piccolo comune del Pavese per intervistare le mamme dei bambini che hanno svolto il catechismo  con Don Silverio Mura alias Don Saverio Aversano e parlare con il primo cittadino. Tante le cose che non sono chiare in questa storiaccia.

    Intento la Diocesi di Napoli lancia un appello alla comunità partenopea di segnalare quei sacerdoti che non si comportano bene e di aiutare la chiesa a ripulirsi. Iniziativa estemporanea perchè proprio il cardinale Crescenzio Sepe in procinto di una proroga papale del suo mandato, sulla questione si è rivelato troppo conciliante per usare un eufemismo.

    http://il24.it/caso-don-silverio-mura-presunti-abusi-sessuali-minori-finisce-lha-visto/

  • Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito al Nord con un nome falso: “Faceva catechismo ai bimbi”

    Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito al Nord con un nome falso: “Faceva catechismo ai bimbi”

    La “rivolta” delle mamme di Montù Beccaria, in provincia di Pavia, contro don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli accusato di pedofilia da Diego Esposito e altre vittime. E’ passato molto tempo dai fatti e i reati sono prescritti, tuttavia è in  corso un procedimento civile. La Chiesa di Napoli aveva archiviato il caso, recentemente riaperto dal Vaticano. Intanto, però, nonostante le pesanti accuse e anche le “prove” a supporto portate da Diego Esposito, tra le quali un video nel quale il prete non smentisce di aver abusato di lui da bambino, il caso resta senza giustizia e don Mura, fino a qualche mese fa, si trovava ad amministrare i sacramenti e persino a fare catechismo ai bambini sotto falso nome, nel comune in provincia di Pavia. Dopo aver scoperto l’inganno, don Mura si è allontanato da lì ma non si sa dove sia. La lettera delle madri alle istituzioni ecclesiastiche, tra le quali proprio la Curia di Napoli, chiede proprio perché ci sia questa protezione verso questo religioso e si chiede dove sia adesso.

     https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WvDbAuSw-eWOvji0

  • Pedofilia nella Chiesa, Diego racconterà al Cardinal Sepe gli abusi subìti

    Pedofilia nella Chiesa, Diego racconterà al Cardinal Sepe gli abusi subìti

    Diego denuncia don Silverio di abusi sessuali da diversi anni

    Racconterà al Cardinal Crescenzio Sepe gli abusi subiti per anni da ragazzino. Diego (il nome è di fantasia) vuole riaccendere la luce sui casi di pedofilia nella Chiesa. Partirà dalla sua testimonianza che lo ha portato a denunciare don Silverio. Lo farà la settimana prossima direttamente in Curia a Napoli, un passo importante nella sua battaglia che va avanti da diversi anni. Dopo il nostro servizio, era emerso che don Silverio aveva lasciato Napoli e si trovava al Nord, nel paese di Montù Beccaria, e faceva anche il catechista, sotto falso nome, come don Saverio Murra. Pochi giorni dopo aveva fatto perdere le sue traccce.

    E’ stata la stessa Curia di Napoli che negli scorsi giorni ha lanciato un appello invitando chi è in possesso “di elementi utili a darne comunicazione” in modo da “proseguire e concludere l’indagine”.

    Proprio Diego ha chiesto e ottenuto un incontro con il Cardinale Crescenzio Sepe che ha mantenuto il suo impegno preso qualche settimana fa (la foto è presa dal video del loro primo incontro). “Lo incontrerò la prossima settimana – spiega – Gli chiederò dove si trova ora quel prete, ma soprattutto perché continua a stare a contatto coi bambini”. Diego continua a combattere affinché sia fatta piena luce sulla sua vicenda che lo riporta a quando appena 13enne denuncia di aver subìto abusi da parte del suo insegnante di religione delle medie, don Silverio. Abusi sistematici con “rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”.

    Ne avevamo parlato a marzo, nel servizio di Pablo Trincia. Per avere le prove ha incontrato di nuovo il sacerdote, dopo 25 anni, e ha registrato tutto. Don Silverio (che oggi si fa chiamare anche don Saverio) non ha negato nulla, si è limitato a pregare.

    In tutti questi anni di battaglia, Diego si è fatto sottoporre a perizie ed è stato ricoverato in psichiatria: “Ha messo in pericolo oltre 40 bambini. E’ una persona malata e non deve stare più a contatto coi più piccoli”.

    Molti genitori di questi bambini hanno saputo di quest’ombra sul passato di don Saverio solo recentemente. Dopo che per anni ha operato a Montù Beccaria, in provincia di Pavia. Per questo hanno scritto una lunga lettera al cardinal Sepe. Chiedono verità e rassicurazioni. “Perché cercare in tutti i modi sempre e solo scappatoie pur di non fare chiarezza sull’accusa”, sottolineano le mamme. “Perché la Chiesa dimostra leggerezza e un atteggiamento ai nostri occhi schivo e non di premura, misericordia e trasparenza?”.

    “Questa lettera la porterò con me dal cardinal Sepe ribadendogli che queste mamme hanno creduto nella chiesa”, conclude Diego. “Io sono l’esempio: chi denuncia un prete ha la vita rovinata”.

    https://www.iene.mediaset.it/2018/news/pedofilia-chiesa-cardinal-sepe-abusi-minori_97617.shtml

  • Scandalo pedofilia, la Chiesa di Napoli: “Vittime, fatevi avanti”. Le vittime: “Abbiamo paura della Curia”

    Scandalo pedofilia, la Chiesa di Napoli: “Vittime, fatevi avanti”. Le vittime: “Abbiamo paura della Curia”

    Come denuncia l’avvocato Carlo Grezio, la Curia di Napoli stessa “diffuse il vero nome di Diego per ben 8 volte all’interno dello stesso comunicato stampa, infrangendo la sua privacy. Da allora, è ovvio che per come sono andate le cose le vittime non vogliano più mettersi nelle mani della Chiesa di Napoli, hanno paura che accada questo e altro”

    La Curia di Napoli invita le vittime a denunciare “entro 30 gi0rni” dal comunicato stampa che dirama sullo scandalo che coinvolge don Silverio Mura, accusato di pedofilia e ancora al suo posto, contro il quale è in piedi un procedimento civile – l’unico possibile, perché i reati sono prescritti – nel quale ad accusarlo sono tre persone. Esiste, dunque una nuova indagine interna che coinvolge il “don” accusato di aver violentato dei bambini. Ma perché questa fretta? La Curia, nel comunicato stampa, scrive: “Dopo la riapertura del caso disposta da Papa Francesco anche a seguito di altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione, la Congregazione della Dottrina per la Fede ha affidato alla Diocesi di Napoli l’incarico di procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche”. Di conseguenza, prosegue la nota, “nelle settimane scorse, sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato. Ora, però, tale indagine presenta qualche difficoltà perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore. Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S.”.

    Il primo che, coraggiosamente, si era esposto a denunciare questi fatti terribili è stato Diego Esposito: dall’inchiesta interna non ha avuto riscontri, è stata anzi chiusa per insufficienza di prove, nonostante i numerosi audio e persino video che ha portato a supporto della sua denuncia. Inoltre, dopo quella denuncia Diego ha perso il lavoro, mentre la Curia assolve Don Mura dalle accuse di pedofilia, ritenendo insufficienti gli elementi presentati da Diego Esposito e sottoponendolo a una perizia nella quale lo psichiatra incaricato gli domandava più volte perché avesse accettato l’invito di andare a casa del suo insegnante di religione. Come se non bastasse, come denuncia il suo avvocato Carlo Grezio, la Curia di Napoli stessa “diffuse il vero nome di Diego per ben 8 volte all’interno dello stesso comunicato stampa, infrangendo la sua privacy. Da allora, è ovvio che per come sono andate le cose le vittime non vogliano più mettersi nelle mani della Chiesa di Napoli, hanno paura che accada questo e altro”. Poi incalza: “Alla Curia basterebbe semplicemente basarsi sugli atti processuali che sicuramente conoscono per trarne elementi per il loro giudizio canonico. Perché il processo canonico non può attendere la fase istruttoria del giudizio civile per aspettare quale sarà l’esito? Come mai non possono essere prorogati i termini del processo canonico in attesa dell’escussione dei testi davanti al Tribunale civile?”.

    https://napoli.fanpage.it/scandalo-pedofilia-la-chiesa-di-napoli-vittime-fatevi-avanti-le-vittime-abbiamo-paura-della-curia/amp/

  • Pedofilia nella Chiesa di Napoli, le vittime: “Parliamo solo con il Papa” (di G. Cesareo)

    Pedofilia nella Chiesa di Napoli, le vittime: “Parliamo solo con il Papa” (di G. Cesareo)

    Dopo il comunicato del 7 aprile scorso, che ufficializzò la riapertura delle indagini ecclesiastiche, da parte di Papa Francesco, sui presunti casi di pedofilia a carico di don Silverio Mura, la Curia di Napoli ha emesso ieri un nuovo comunicato nel quale ha spiegato che “nelle settimane scorse, sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato. Ora, però, tale indagine presenta qualche difficoltà perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore”.

    “Si sa soltanto – continua il comunicato – di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S. Si invitano, pertanto, tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli”. Una vera e propria richiesta d’aiuto, quindi, è arrivata da Largo Donnaregina per “proseguire e concludere l’indagine previa che, una volta ultimata, sarà inviata alla Congregazione della Dottrina per la Fede per le competenti valutazioni e determinazioni”.

    Tali parole, però, hanno indignato e non poco le presunte vittime, soprattutto “il primo accusatore”, quel Diego Esposito (nome di fantasia) che ormai combatte da oltre otto anni per avere chiarezza sulla faccenda e che vede, con questo comunicato, delegittimare la sua diretta testimonianza.

    Queste le sue dichiarazioni al Faro di Roma: “Questo comunicato è vergognoso e non significa nulla. Abbiamo manifestato fuori al Duomo per due giorni, perchè non ci hanno chiesto chiarimenti? Ora cosa si aspettano di sapere? Nessuno si presenterà a testimoniare perchè le altre vittime hanno giustamente paura, soprattutto dopo aver visto che la faccenda a me ha rovinato la vita. Parleranno solo con Papa Francesco, della Curia non si fidano più”.

    Infatti, come informa sempre Diego, è stata inviata una e-mail, a nome delle vittime, alla Curia partenopea, alla Segreteria di Stato Vaticana e alla Congregazione della Dottrina per la Fede, per chiarire che le vittime parleranno solo con il vescovo di Roma, che in questi giorni ha incontrato le prime vittime di abusi del Cile, tranne Diego che apre anche ad un possibile incontro personale con Sepe. “Sogniamo di incontrare il Papa perchè sta facendo tante cose buone. Per noi sarebbe importante perchè non possono esserci vittime di serie A o di serie B nel mondo”, ha detto Diego.

    “Io personalmente – ha continuato – voglio incontrare Francesco per portargli tutto il dolore che mi è stato causato in questi anni. Domenica scorsa ho incontrato, in occasione di una celebrazione, il cardinale Sepe e gli ho chiesto un incontro. Saprò, però, solo nei prossimi giorni quando questo incontro avverrà. Tuttavia se non dovessi ricevere le risposte che mi aspetto, sono pronto ad andare a Roma e ad iniziare uno sciopero della fame, fino a quando il Papa non mi riceverà”.

    “Voglio precisare – ha concluso – che tutto quello che faccio non è contro la Chiesa, ma per il bene e il futuro della Chiesa, delle altre vittime, di altri bambini. Non può passare il messaggio che se denunci un prete che sbaglia, poi ti viene rovinata la vita. Voglio che non accadano più cose del genere e combatterò fino alla fine, fino a quando non avrò giustizia. Ci sono tanti preti nella Chiesa che fanno il loro dovere, sono vicini ai poveri e a chi soffre, immagine sana della Chiesa”.

    La lotta di Diego, come lui stesso racconta, comincia nel 2010 quando decise di denunciare per abusi don Silverio Mura, suo ex insegnante di religione, quando lui aveva solo 13 anni. Diego si rivolse con diverse lettere alla Curia di Napoli, ma la prima vera denuncia fu fatta ai carabinieri di Ponticelli, cosa che non portò a nulla perchè ormai il reato era in prescrizione. Dopo tanti tentativi Diego riuscì ad avere un doppio incontro con mons. Lucio Lemmo, vescovo ausiliare di Napoli, nel 2011, ma dopo tante rassicurazioni non gli pervenne più alcuna notizia sul caso.

    Nel 2013, però, Diego venne a sapere che don Mura continuava ad insegnare, non più a Napoli, ma a Cicciano, dove era stato trasferito. L’amarezza per la notizia lo spinge, quindi, a scrivere a Papa Francesco che sembra prendere subito a cuore il suo caso. La cosa porta al contatto con padre Luigi Ortaglio, cancelliere della Curia partenopea, al quale Diego consegna una nuova denuncia, ma anche questa volta non arrivano risposte.

    Nel 2015, allora Diego, pensa di lanciare un segnale forte e minaccia il suicidio con la sua arma di ordinanza, ma la scelta non paga, anzi gli rovina definitivamente la vita, perchè gli viene ritirato il porto d’armi e perde il suo lavoro di guardia giurata. Nel 2016, dopo la pubblicazione del motu proprio “Come una madre amorevole”, Diego scrive nuovamente al Papa denunciando il cardinale Sepe per aver insabbiato, a sua detta, il suo caso.

    Intanto, Diego sta male, subisce più ricoveri, e la notizia inizia a fare il giro di giornali e televisioni. In risposta a tanto rumore mediatico, la Curia pubblicherà una nota, ma usando il suo vero nome, subendo una denucia per violazione della privacy. Nel 2017 Diego, insieme alle altre vittime e con il sostegno di Rete L’abuso, farà aprire anche un procedimento civile, che inizierà nell’autunno del 2018, a carico della Curia, i suoi esponenti e don Silverio Mura, e al quale testimonieranno anche altre vittime, tra cui il nuovo nome, quel F.S. citato nel comunicato.

    Il resto è storia recente. Il 7 e l’8 aprile scorso tutte le vittime si riunirono per un sit-in di protesta davanti al Duomo di Napoli dove chiesero non solo chiarezza, ma anche la rimozione del cardinale Sepe che intanto aveva ricevuto la notizia del prolungamento della nomina ad Arcivescovo di Napoli per altri due anni, dal prossimo giugno. Fu proprio durante la manifestazione, che da Largo Donnaregina uscì fuori il comunicato che, come detto sopra, ufficializzò la riapertura del caso per volontà di Papa Francesco.

    Giuseppe Cesareo

  • Lo scandalo dei preti pedofili: in autunno il processo civile, ma a Napoli nessuna denuncia

    Lo scandalo dei preti pedofili: in autunno il processo civile, ma a Napoli nessuna denuncia

    Il confronto fa una certa impressione. Mette in risalto la distanza. Mentre in questi giorni sono state accolte in Vaticano le tre vittime cilene invitate a Santa Marta dal pontefice per fare affiorare dal loro cuore tutto il dolore, la vergogna e l’emarginazione che in questi anni hanno dovuto subire, aiutandole nell’ascolto e soprattutto chiedendo loro scusa per il silenzio colpevole di tanti cardinali e vescovi che in Cile hanno taciuto o insabbiato casi di violenze da parte di un noto prete pedofilo, padre Karadima, a Napoli il cardinale Crescenzio Sepe – alle prese da anni con la vicenda terribile del parroco di Ponticelli finora si è limitato a un appello piuttosto generico. «Chi sa parli». Eppure si tratta di un caso che è stato riaperto dal Vaticano dopo che a Napoli si era steso sopra un velo.

    Il cardinale ieri ha spiegato che le procedure relative all’indagine previa non hanno portato alla luce nuove vittime, che è stato riascoltato il sacerdote accusato ma che alla Cancelleria della diocesi non è giunta nessuna altra denuncia oltre a quella fatta anni addietro da Diego Esposito, il nome è di fantasia, il primo accusatore di don Silverio Mura. A febbraio Il Mattino aveva realizzato un’intervista raccogliendo la testimonianza di una seconda vittima, un altro ex bambino che negli anni Novanta abitava a Ponticelli. Aveva raccontato nei particolari l’incubo che aveva dovuto subire a causa di quel parroco che nel quartiere tutti rispettavano molto. L’identità della seconda vittima la avevamo indicata con due iniziali – G.S. – un altro nome di fantasia, utilizzato per il suo timore di uscire allo scoperto con la vera identità. A essere precisi più che il timore sembrava la paura a frenarlo. Quell’intervista era arrivata sul tavolo di Papa Francesco che allibito aveva disposto che la Congregazione per la Dottrina della Fede agisse di conseguenza.
     
    G.S. ora è un uomo grande e felicemente sposato, con un buon lavoro, ma sta molto attento a non creare contraccolpi alla sua vita o a quella dei suoi figli che sono ancora piccoli. Ha ben presente il calvario che ha dovuto subire Diego Esposito negli anni passati a causa della denuncia fatta in curia, quando ebbe il coraggio, dopo anni di analisi e di disturbi, di andare a bussare alla sede del vicariato e denunciare il passato e le violenze.

    Voleva avere giustizia, accoglienza, ascolto ma si è trovato di fronte a un percorso quasi ostile, non proprio ospitale. Anzi, all’inizio faticavano a credergli e così dovette pure sopportare l’umiliante posizione di chi vuole creare inutilmente scandalo. Successivamente la curia diffuse un comunicato dando conto dei passi fatti, pubblicando il nome e il cognome reali dell’abusato. Un passaggio che non fu indolore per Diego che, come effetto collaterale indesiderato, gli causò la perdita del lavoro: all’epoca faceva la guardia giurata. La sfortunata storia di Diego è ben nota alle vittime di Ponticelli e così nessuno sembra stupirsi più di tanto se nella sede della curia nessuno si è ancora fatto vivo. Non lo farà G.S. che però potrebbe, invece, farlo in sede civile, nel tribunale di Napoli, in autunno, quando inizierà il processo.

    L’associazione che difende le vittime e ha seguito i casi Rete l’Abuso recentemente ha rintracciato don Silverio Mura in un paesino in provincia di Pavia, Montù Beccaria. Era stato rimosso dal cardinale Sepe e destinato in una struttura sconosciuta.

    Don Mura sembra sia stato spostato a seguito di una comunicazione tra la parrocchia e la curia napoletana, interlocutore un religioso originario del pavese, appartenente alla congregazione dei Missionari della Divina Redenzione. La storia di don Silverio diventa di dominio pubblico nel 2012 quando la sua prima vittima, Diego Esposito, stanco delle denunce alla diocesi rimaste inascoltate, ormai disperato ed in cerca di risposte si rivolge alla Rete l’Abuso. Indirizzando anche una lettera accorata a Papa Francesco per chiedere chiarimenti sulla vicenda-scandalo di Ponticelli. In questi giorni che Papa Francesco è impegnato a cambiare il segno della storia della vittime cilene, sorge la domanda se ora non riceverà le vittime italiane.

    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_scandalo_preti_pedofili_processo_civile-3700051.html#

  • Appello del cardinale «Indagini al palo chi sa deve parlare»

    Appello del cardinale «Indagini al palo chi sa deve parlare»

    MariaChiaraAulisio

    L’ultima manifestazione di protesta organizzata per far sentire la sua voce e quella di chi denunciava di aver subito gli stessi abusi risale ai primi giorni di aprile quando Diego Esposito (nomedifantasia),con Francesco Zanardi presidente della Rete L’Abuso – che si occupa di dare sostegno e assistenza, legale e psicologica, a chi denuncia molestie e violenze da parte di sacerdoti – ha sfilato sul sagrato del Duomo di Napoli.

    E all’ingresso della cattedrale ha inscenato un sit-in per denunciare lo stallo delle inchieste – da quelle affidate agli organi ecclesiastici, ai tribunali canonici, a finire a quelle consegnate in Procura e alla magistratura civile e per chiedere le dimissioni del cardinale Crescenzio Sepe; ma, soprattutto, per invocare una parola risolutiva di Papa Francesco.

    Lo stesso Papa che lo scorso febbraio, in Vaticano, aveva deciso di riaprire il caso del prete di Ponticelli accusato di pedofilia che – secondo Esposito-avrebbe abusato anche di lui quando aveva appena tredici anni, e lo invitava a casa sua approfittando della soggezione psicologica del ragazzino.

    Poi altre testimonianze, tra cui quella di G.S.,che raccontò di aver subito le stessi sorti di Diego confermando le accuse ai danni del prete. Da qui la necessità da parte del Santo Padre di richiedere «ulteriori e immediati» accertamenti. Bergoglio intendeva capire se le indagini svolte dalla diocesi di Napoli e,in seguito, dalleautorità competenti vaticane,relative alle accuse di abusi ai danni di alcuni bambini, e terminate con un’archiviazione, erano state fatte nel rispetto della verità. Inevitabile, da parte della Congregazione della Dottrina per la Fede, l’affidamento alla diocesi di Napoli dell’incarico di «procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche».

    In altre parole l’obbligo di riaprire un caso che per i vertici di largo Donnaregina era ormai morto e sepolto: nel 2016 infatti la Curia riteneva «non essere emersi elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico del sacerdote in questione».

    Ed ecco le novità delle ultime ore: «Nelle scorse settimane – si legge in un comunicato inviato dalla Curia arcivescovile di Napoli – sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato». E fin qui tutto regolare. Peccato però che «tale indagine prosegue la nota di Crescenzio Sepe – presenta qualche difficoltà». Quale? «Non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore. Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però,vennero indicate soltanto le iniziali G.S.».

    Da qui l’appello dell’arcivescovo «a tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli, entro e non oltre trenta giorni dalla data del presente comunicato stampa.

    Solo così – conclude la nota –si avrà modo di proseguire e concludere l’indagine che, una volta ultimata, sarà inviata alla Congregazione della Dottrina per la Fede per le competenti valutazioni e determinazioni». Immediata la replica di Francesco Zanardi: «La cosa sfugge solo al Cardinale Sepe, ma è piuttosto evidente che le vittime siano rimaste parecchio intimidite dopo aver visto il trattamento riservato a Esposito.

    In seguito alla denuncia di otto anni fa alla curia napoletana Diego è stato prima umiliato con un risarcimento di 250 euro e poi ha perso anche il lavoro grazie a una segnalazione della stessa diocesi in questura: gli hanno ritirato il porto d’armi e, facendo di mestiere la guardia giurata, è rimasto anche senza lavoro. In quella occasione – aggiunge Zanardi –la diocesi si giustificò sottolineando che la segnalazione fu fatta per il suo bene.

    Peccato non abbiano avuto lo stesso buonsenso e la stessa tutela quando hanno mandato don Silverio Mura, sotto falso nome, a Montù Beccaria…insegnava religione a 40 minori».

    Il Mattino del 29-4-18