Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • PRETI E ABUSI. LE MAMME SCRIVONO AL PAPA : “SANTITÀ, CI DIMOSTRI CHE LA CHIESA NON È FATTA SOLAMENTE DA PERSONE COME DON SILVERIO MURA”

    PRETI E ABUSI. LE MAMME SCRIVONO AL PAPA : “SANTITÀ, CI DIMOSTRI CHE LA CHIESA NON È FATTA SOLAMENTE DA PERSONE COME DON SILVERIO MURA”

    di Arnaldo Capezzuto

    Una lettera accorata, indirizzata a Papa Francesco, per chiedere chiarimenti sulla vicenda-scandalo di don Silverio Mura, il parroco di Ponticelli, quartiere di Napoli, sospettato di abusi sessuali e non solo.

    A sollevare il caso è stato Diego Esposito (nome di fantasia) che prima sollecita l’Arcidiocesi del cardinale Crescenzio Sepe e poi si affida direttamente a Papa Francesco. Il sacerdote è invitato e inviato a riflettere in un convento di Montù Beccaria nel Pavese. Questa la risposta ufficiale dalle parti di Largo Donnaregina.

    In realtà, il sacerdote partenopeo cambia nome in don Saverio Aversano e come nulla fosse viene collocato presso una parrocchia del piccolo centro del Pavese. A seguito di un servizio della trasmissione ‘Le Iene’ si scopre che il prete nonostante le pesanti accuse è tranquillamente impegnato in una parrocchia e svolge anche il catechismo a circa 40 bambini. Scoppia il caso.

    Don Silverio scompare nel nulla. I guai per l’ex sacerdote di Ponticelli non sono affatto finiti, anzi. Altre accuse lo inseguono come quella di aver agevolato i traffici di un clan utilizzando i ragazzini come postini per il trasporto di armi e droga. Fatti gravissimi avvenuti all’inizio degli anni Novanta che dovranno essere accertati dall’autorità giudiziaria.

    Resta il disorientamento,  lo sgomento e il dramma nelle mamme di Montù Beccaria che rotti gli indugi hanno deciso di  prendere carta e penna per scrivere al Santo Padre e capire quello che è accaduto. A riportare la notizia è ‘La Provincia Pavese’, che ne ha pubblicato un ampio servizio.

    “Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solamente da persone come don Silverio Mura”. Le mamme sono  preoccupate e vogliono sapere che fine abbia fatto il sacerdote e se sia nascosto in un’altra località segreta.

    Così, prima singolarmente e poi con una lettera di gruppo, hanno scritto al Papa, che, di recente, ha fatto pressioni perché fosse riaperta l’indagine sul prelato. Alcune mamme non hanno ancora deciso se rimandare i figli a catechismo.

    “Al Santo Padre abbiamo scritto che è giusto sapere dove sia questa persona perché, se le accuse a suo carico fossero confermate, potrebbe far del male ad altri bambini”.

    Le mamme confidano in una risposta di Bergoglio, che le aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa., scossa dagli ultimi eventi “Ci siamo mosse perché non vogliamo che questa vicenda cada nel silenzio – concludono -. Bisogna far saltare fuori dove si trova questa persona e noi faremo tutto quello che potremo”.

    Nel frattempo, Diego Esposito, una delle presunte vittime del sacerdote con l’associazione ‘Rete l’Abuso’, ha depositato un nuovo esposto alla procura della Repubblica di Pavia, integrando la denuncia con una relazione della criminologa Luisa D’Aniello: “Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali di don Mura – spiega l’ufficio di presidenza dell’associazione – ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante”.

    http://il24.it/preti-abusi-le-mamme-scrivono-al-papa-santita-ci-dimostri-la-chiesa-non-fatta-solamente-persone-don-silverio-mura/

  • Il prete pedofilo insegna sotto falso nome Così le mamme hanno scoperto la verità Ponticelli, l’imbarazzo della Chiesa

    Il prete pedofilo insegna sotto falso nome Così le mamme hanno scoperto la verità Ponticelli, l’imbarazzo della Chiesa

    La Curia napoletana avrebbe avuto un ruolo di primo piano nel «coprire la nuova identità di don Silverio Mura», il prete presunto pedofilo accusato di aver abusato, negli anni dell’adolescenza, di Diego Esposito, 40enne di Ponticelli. Già don Silverio Mura, scoperto soltanto il mese scorso dopo un anno di ricerche sotto falsa identità dalle mamme di Montù Beccaria, un piccolo paesino del pavese, dove da circa un anno il prete si nascondeva. Dove per tutti era don Saverio.

    La circostanza è emersa nella denuncia presentata al tribunale di Pavia da “Rete L’Abuso”, associazione nata nel 2010 dall’idea di un gruppo di vittime di preti pedofili. Ma soprattutto associazione che da sempre si è dimostrata sensibile alle denunce di Diego Esposito, il cui caso, chiuso forse con troppa superficialità dalla Curia di Napoli, è stato da poco riaperto su richiesta di Papa Francesco. «Una storia che ha visto diversi protagonisti», spiegano gli attivisti di Rete L’Abuso e che avrebbe «disatteso almeno due convenzioni internazionali», quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, visto che sarebbero «venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori».

    Stando a quanto descritto nel corposo fascicolo, nonostante «i presunti abusi sessuali nel napoletano di don Mura» – nel caso in cui fosse intervenuta la giustizia penale – «sarebbero già stati prescritti», il parroco sarebbe comunque ora «perseguibile dalla Giustizia italiana» già solo «per aver utilizzato un nome falso». Una circostanza che sottolineerebbe «la malafede» di chi avrebbe «coperto la falsa identità» del prete. Don Mura infatti «non poteva stare a contatto con minori» perché vi era il più che ragionevole fondamento che «fosse pedofilo» – si legge nella denuncia – e «date le caratteristiche della patologia stessa, che paragona il profilo questi soggetti a quello dei serial killer», la possibilità che avesse potuto e possa «nuovamente abusare» sarebbe «molto elevata».

    Ma come è possibile che un prete accusato di pedofilia abbia fatto perdere improvvisamente le sue tracce e si sia inventato una nuova identità a 800 chilometri di distanza da Napoli? La denuncia presentata al tribunale di Pavia ripercorre tutte le presunte tappe di don Mura e tutti i presunti complici dell’ex parroco della periferia est di Napoli. Secondo “Rete L’Abuso” don Silverio sarebbe stato mandato in Lombardia circa un anno fa, «a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana». Interlocutore del trasferimento sarebbe stato «padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano».

    Secondo quanto emerso, sarebbe stato proprio padre Pittiglio ad «aver presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano». Un piano studiato alla perfezione anche perché «la posta recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano». E non solo, Padre Egidio Pittiglio sembrerebbe aver avuto un ruolo chiave panche nel fornire «istruzioni su come muoversi» a don Silverio dopo essere stato scoperto dalle mamme del piccolo paesino in provincia di Pavia lo scorso 15 marzo.

    Proprio dalle mamme sarebbe infatti partita la rivolta, dopo aver visto il volto di Don Mura nei servizi trasmessi dalla tv nazionale. «Il pomeriggio di quello stesso giorno – scrivono gli attivisti di Rete l’Abuso – i bambini avevano il catechismo con don Mura ma, anziché i bambini, si sono presentate le mamme». Un blitz fallito perchè «don Silverio era partito poche ore prima», probabilmente «avvisato da qualche conoscente destinatario del messaggio che annunciava l’irruzione».  Ed è così che si sarebbero perse nuovamente le tracce del parroco napoletano.

    Circostanza che ha mandato su tutte le furie la vittima Diego Esposito che sabato scorso ha manifestato all’esterno del Duomo di Napoli per chiedere «l’allontanamento del cardinale Crescenzio Sepe», accusato di «aver archiviato il caso troppo velocemente e di aver coperto gli spostamenti di don Mura». Presente al sit-in anche il presidente di Rete L’Abuso Francesco Zanardi, un’altra presunta vittima Giuseppe Scognamiglio, e soprattutto la criminologa Luisa D’Aniello.  La professionista che, insieme all’avvocato Carlo Grezio, come consulente di parte si occupa proprio del processo civile di Diego Esposito – per cui si sarebbero aggiunte altre 11 vittime – La psicoterapeuta insomma che ha arricchito la denuncia presentata al palazzo di giustizia pavese con una relazione da cui emergerebbe «non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali del Mura», ma anche «la sistematicità delle tecniche di adescamento utilizzate» che, unitamente «alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto», disegnano quello che la criminologa ha definito «un profilo decisamente poco incoraggiante».

    Il prete pedofilo insegna sotto falso nome Così le mamme hanno scoperto la verità Ponticelli, l’imbarazzo della Chiesa

  • NAPOLI; il Papa non riapre il caso di Diego Esposito – era una Fake News, ma c’è una nuova vittima di don Mura che denuncia in Vaticano

    NAPOLI; il Papa non riapre il caso di Diego Esposito – era una Fake News, ma c’è una nuova vittima di don Mura che denuncia in Vaticano

    Tutti avevamo creduto che l’annuncio fatto dalla Diocesi di Napoli nei giorni del sit-in, sull’apertura di una nuova indagine su don Silverio Mura – il prete di Ponticelli accusato da diverse persone di abusi sessuali – fosse riferito alle richieste avanzate, proprio nel sit-in di protesta, da Diego Esposito e Giuseppe Scognamiglio.

    Anche la stampa, come noi, aveva dato la notizia per buona e si era creato un effetto domino che aveva fatto rimbalzare la notizia in tutta Italia.

    Io l’avevo letta, cercavo un Comunicato ufficiale della Diocesi perché, conoscendo le linee guida della chiesa, suonava strano che fosse stata aperta una “Indagine Previa”: il caso di Diego Esposito ha già visto da tempo le indagini, ci sono stati anche gli interrogatori, una riapertura avrebbe significato l’inizio del processo canonico per Mura, non un’Indagine Previa.

    Tornato a casa cerco e trovo il comunicato stampa rilasciato dalla diocesi di Napoli proprio il 7 aprile 2018, il primo giorno di sit-in davanti al Duomo e scopro la Fake News.

    Nel comunicato non vi è affatto scritto che il Papa ha riaperto il caso di Diego Esposito e Giuseppe Scognamiglio: c’è scritto l’esatto contrario “già lo scorso anno dalla Cancelleria diocesana venne precisato che la Congregazione Dottrina della Fede, alla quale la Diocesi di Napoli aveva rimesso tutta la documentazione relativa alla istruttoria fatta in loco, “nel 2016 riteneva non essere emersi gli elementi sufficienti per avviare un processo penale a carico” del sacerdote in questione”. Quindi per Diego Esposito il caso è chiuso.

    Dallo stesso Comunicato si apprende invece che c’è una nuova vittima “All’inizio di quest’anno, dopo denuncia fatta da altra persona direttamente alla Santa Sede, il Santo Padre ha deciso la riapertura del caso, incaricando la Congregazione Dottrina della Fede di procedere a tutti gli adempimenti, per cui, poco prima della Pasqua, alla Diocesi di Napoli è stato affidato il compito di effettuare l’indagine previa, che il Cardinale Arcivescovo ha immediatamente avviata ed è, quindi, in atto”. Come si apprende dal Comunicato, la nuova presunta vittima non ha denunciato alla Diocesi di Napoli, ma al Vaticano, che ha chiesto alla Diocesi di Napoli di adempiere all’indagine.

    Questa chiesa fa miracoli in materia di pedofilia, quando poi si tratta di far girare Fake News non la batte nessuno, già prima di Pasqua si era data notizia che il papa avesse riaperto il caso su don Mura, qualche giorno dopo fu scoperto invece a Montù Beccaria…

    Francesco Zanardi

  • Prete sparito, le madri scrivono al Papa

    Prete sparito, le madri scrivono al Papa

    Lettera a Bergoglio: «Ci aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa facendo piena chiarezza sulla vicenda di don Silverio»  

    MONTU’ BECCARIA. «Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solamente da persone come don Silverio Mura». È questo uno dei passaggi della lettera che le mamme di Montù Beccaria hanno inviato a papa Francesco, chiedendo chiarimenti sulla vicenda del prete campano, sospettato di abusi sessuali, che è rimasto per più di un anno, sotto falso nome, ospite della parrocchia del centro collinare dell’Oltrepo. Nonostante sia passato un mese dalla scoperta della sua vera identità, a seguito di un servizio de “Le Iene”, e dalla sua fuga da Montù, le mamme del paese, dove don Mura (che si faceva chiamare don Saverio Aversano) faceva catechismo a circa 40 bambini, sono ancora preoccupate e vogliono sapere che fine abbia fatto il sacerdote e se sia nascosto in un’altra località segreta. Così, prima singolarmente e poi con una lettera di gruppo, hanno scritto al Papa, che, di recente, ha fatto pressioni perché fosse riaperta l’indagine sul prelato.

    «Alcune mamme non hanno ancora deciso se rimandare i figli a catechismo a Montù – confida una di loro -. Al Santo Padre abbiamo scritto che è giusto sapere dove sia questa persona perché, se le accuse a suo carico fossero confermate, potrebbe far del male ad altri bambini».

    Le mamme confidano in una risposta di Bergoglio, che le aiuti a recuperare fiducia nella Chiesa., scossa dagli ultimi eventi «Ci siamo mosse perché non vogliamo che questa vicenda cada nel silenzio – concludono -. Bisogna far saltare fuori dove si trova questa persona e noi faremo tutto quello che potremo».

    Nel frattempo, dopo il sit-in organizzato davanti al Duomo di Napoli, alla presenza di Diego Esposito, una delle presunte vittime del sacerdote, l’associazione “Rete l’Abuso”, che segue i casi di pedofilia tra i preti, ha depositato un esposto alla procura della Repubblica di Pavia, integrando la denuncia con una relazione della criminologa Luisa D’Aniello: «Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali di don Mura – spiega l’ufficio di presidenza dell’associazione – ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante».

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/04/12/news/prete-sparito-le-madri-scrivono-al-papa-1.16705924/amp/

  • LA DENUNCIA DELL’AVVOCATO GREZIO : “PRETI PEDOFILI A NAPOLI, CI POTREBBERO ESSERE ALTRI CASI”

    LA DENUNCIA DELL’AVVOCATO GREZIO : “PRETI PEDOFILI A NAPOLI, CI POTREBBERO ESSERE ALTRI CASI”

    di Arnaldo Capezzuto

    Non accennano a diminuire le preoccupazione e le polemiche sul caso di Don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli. Avrebbe esercitato violenza sessuale su almeno tre ragazzini sul finire degli anni Ottanta.

    A sollevare il caso è stato Diego Esposito (nome di fantasia) che prima sollecita l’arcidiocesi del cardinale Crescenzio Sepe e poi si affida direttamente a Papa Francesco.

    Don Silverio Mura viene inviato in un convento nel Pavese – questa la versione ufficiale della Curia di Napoli – in realtà il parroco di Ponticelli cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse svolge l’attività di parroco nella parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    A seguire la vicenda di Diego Esposito è l’avvocato Carlo Grezio che ha depositato anche altri atti. Ma è lo stesso legale che sulla sua bacheca Fb lancia l’allarme rispetto ad un altro caso che di recente ha visto i riflettori mediatici.

    Si tratta dell’ex don Mauro Inzoli, 68 anni, condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 4 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione per abusi sessuali su minori con l’aggravante dell’abuso di autorità.

    Cinque giorni fa l’ex parroco si è presentato spontaneamente in carcere a Bollate. Lo scorso mese di marzo la Suprema Corte aveva infatti confermato la sentenza d’appello emessa il 21 settembre dell’anno scorso.

    In primo grado, Inzoli, processato con il rito abbreviato, era stato condannato a 4 anni e 9 mesi di reclusione, pena ridotta in appello per l’intervenuta prescrizione di due episodi contestati all’imputato.

    E l’avvocato Grezio lancia l’allarme e fa notare come l’ex don Inzoli negli anni Novanta è stato rettore dell’Istituto Santa Dorotea e proprio nel suo ruolo avrebbe potuto aver fatto qualche vittima anche a Napoli.

    La denuncia non si ferma qui e su Fb scrive : “Tra piazza San PAsquale, Riviera di Chiaia, Piedigrotta, Mergellina e via Orazio  e relativamente a tre chiese sono state confermate le mie informazioni sullapresenza di preti pedofili”.

    Un’accusa grave e clamorosa che forse la Curia di Napoli dovrebbe disporre gli accurati accertamenti e non avere un atteggiamento attendista e superficiale com’è stato per la vicenda di Diego Esposito.

    http://il24.it/la-denuncia-dellavvocato-grezio-preti-pedofili-napoli-ci-potrebbero-altri-casi/

  • Prete accusato di pedofilia, le mamme al Papa: “Perché era ancora catechista?”

    Prete accusato di pedofilia, le mamme al Papa: “Perché era ancora catechista?”

    Le madri di Montù Beccaria, dove Don Silverio si era rifugiato sotto falso nome: “Ci dimostri che non tutti sono come lui”

    “Santità, ci dimostri che la Chiesa non è fatta solo da persone come don Silverio Mura.Ci aiuti a riavere fiducia nella Chiesa facendo chiarezza”. A scrivere al Pontefice è un gruppo di madri di Montù Beccaria (Pavia), che si sono ritrovate come catechista un sacerdote accusato di pedofilia.

    Il prete si faceva chiamare don Saverio Aversano, in realtà si tratta di Don Silverio, di cui vi abbiamo parlato nel servizio del 7 marzo. Diego (il nome è di fantasia) aveva raccontato alla Iena Pablo Trincia di aver subito abusi sessuali dal sacerdote circa 30 anni fa a Ponticelli (Napoli). Dopo le denunce, don Silverio si si era trasferito a Montù Beccaria. Dopo la messa in onda del servizio del nostro Pablo Trincia il prete sarebbe fuggito anche da lì.

    Il sospetto più forte e che crea più rabbia è che qualcuno del paese sapesse della vera identità del prete e non abbia detto nulla, nonostante le smentite del parroco. “Abbiamo richiesto un incontro con il Vescovo di Tortona, perché qualcuno di loro doveva sapere, ne siamo certe. Sino a che quell’essere gira libero senza processo, noi non ci fermeremo”, dice Simona, una delle madri con cui avevamo già parlato. “Da quando l’abbiamo saputo non abbiamo più pace, perché un criminale è andato via tranquillo poche ore prima che potessimo fare qualcosa. E ora è in giro per l’Italia libero di danneggiare qualche altro bambino magari meno seguito dei nostri”. L’obbiettivo del gruppo di mamme è anche fare in modo che non si smetta di parlare di questa vicenda: “Bisogna scoprire dove è finita questa persona, faremo di tutto. Che non si dica che non stiamo combattendo”.

    L’indagine è rimasta archiviata fino a qualche settimana fa, quando Papa Francesco in persona ha riaperto il caso, mentre anche noi stavamo indagando, dopo che per anni la Chiesa non aveva risposto alle denunce di Diego.

  • SCANDALO PEDOFILIA. L’ASSOCIAZIONE L’ABUSO DENUNCIA: “LA CURIA DI NAPOLI SAPEVA CHE DON MURA AVESSE CAMBIATO NOME E ESERCITAVA IL SACERDOZIO”

    SCANDALO PEDOFILIA. L’ASSOCIAZIONE L’ABUSO DENUNCIA: “LA CURIA DI NAPOLI SAPEVA CHE DON MURA AVESSE CAMBIATO NOME E ESERCITAVA IL SACERDOZIO”

    di Arnaldo Capezzuto

    Si addensano sempre più nubi grige su Largo Donnaregina e in particolare sulla dubbia gestione da parte del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe  del caso sulla presunta violenza sessuale ai danni di Diego Esposito (nome di fantasia) e altri due ragazzi – all’epoca dei fatti minorenni – da parte di Don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli.

    Non si è trattato solo di pedofilia ma da quando emerge da altri atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, il parroco avrebbe: “dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mò di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti”.

    Con il trascorrere dei giorni emergono altri nuovi e inquietanti tasselli che fanno pensare a una responsabilità diretta da parte dei vertici della Curia parteponea nell’insabbiare il caso.

    Lo scandalo esplode quando è la stessa vittima Diego Esposito a rivolgersi direttamente al Santo Padre. Prima c’era stato una sorta di atteggiamento di tolleranza da parte dell’alto prelato napoletano. Titubanze, incertezze e superficialità che destano non pochi sospetti.

    La domanda è secca: Crescenzio Sepe perchè voleva nascondere le responsabilità del parroco di Ponticelli?  Interrogativi che seminano dubbi e accentuano la distanza tra l’arcivescovo e la stessa chiesa.

    E pensare che il 2 agosto Sepe sarebbe destinato ad andare in pensione – come ordina il diritto canonico – compie 75 anni ma Papa Francesco forse sulle stesse pressioni dell’ex capo di Propaganda Fide agli avrebbe accordato una proroga di altri due anni. Dire che si tratti di una decisione singolare è dir poco.

    E sul caso di Diego Esposito si batte l’associazione Rete L’ABUSO che ha messo in campo una vera e propria indagine che prende le mosse dal servizio sulla vicenda di Paolo Trencia della trasmissione di Italiauno de “Le Iene”.

    Don Silverio Mura viene inviato in un convento nel Pavese – questa la versione ufficiale della Curia di Napoli – in realtà il parroco di Ponticelli cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse svolge l’attività di parroco nella parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

    Ciò avviene, a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana. L’interlocutore è padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano (NA).

    Secondo quanto emerso, padre Pittiglio avrebbe presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano. A non far sospettare nulla sarebbe stata un’ulteriore condizione: anche la posta che veniva recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano.

    Padre Egidio Pittiglio sembra aver avuto un ruolo chiave perché, da quanto emerge dal racconto di don Simone Baggio fatto alle mamme di Montù, non solo sarebbe stato colui che già sotto falso nome mandò Silverio Mura a Montù Beccaria, ma fu anche colui al quale Mura si rivolse per chiedere istruzioni su come muoversi dopo essere stato scoperto.

    A svelarlo è la stessa associazione  Rete L’ABUSO che lo scorso 7 e 8 aprile ha manifestato davanti al Duomo di Napoli. Tra il servizio de ‘Le Iene’, andato in onda il 7 marzo scorso, e la partenza di don Mura, avvenuta una settimana dopo, il 15 marzo è emerso che più di una persona sapesse: tra questi il primo cittadino Amedeo Quaroni, ma né lui, né il sacerdote intervennero, o almeno, lo fecero, ma non a tutela della collettività, ma del prete.

    Ripercorrendo rapidamente i fatti: il 7 marzo ‘Le Iene’ hanno trasmesso il servizio su don Mura in pochi a Montù hanno visto quel servizio e quei pochi non lo hanno riconosciuto. I giorni successivi cioè il 10 marzo, infatti, le mamme hanno regolarmente mandato i figli in parrocchia e don Mura era presente. Sarebbe stato il primo cittadino venuto a conoscenza della vicenda andare dal parroco Simone Baggio e avvisarlo.

    E un comunicato del sindaco spiega : “Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli”.

    Trascorrono 5 giorni siamo a giovedì 15 marzo, ovvero, otto giorni dopo il servizio de ‘Le Iene’  e cinque giorni dopo l’incontro tra il sindaco e il parroco, le mamme (che ancora non si erano accorte), ricevono tramite una chat WhatsApp utilizzata per la scuola, la foto di don Mura (alias Saverio Aversano) e scoprono la sua vera identità.

    L’associazione  L’ABUSO non si ferma e prosegue la denuncia. Ad accorgersi che l’uomo della foto era don Mura è proprio uno dei bambini del catechismo, che esclama alla mamma “ma questo è don Saverio!

    La stessa associazione Rete L’ABUSO ha, infatti, chiesto alla Procura di valutare una serie di situazioni e le ipotesi di reato ad esse collegate, tra cui verifiche nei luoghi dove Silverio Mura operava, l’analisi della connessione internet utilizzata dal sacerdote, soprattutto alla luce del profilo disegnato dalla criminologa Luisa D’Aniello, che vede molto elevata, soprattutto per il lungo periodo trascorso dal Mura a Montù Beccaria, una possibile incontenibilità delle pulsioni del Mura.

    Insomma, in questa brutta vicenda si aggrava la posizione della Curia di Napoli e del cardinale Crescenzio Sepe che nei fatti avrebbero omesso o quanto meno nella prospettiva più ottimistica sottovalutato il caso.

    Intanto, slitta alla settimana prossima l’approfondimento della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ condotta da Federica Sciarelli.

    http://il24.it/scandalo-pedofilia-lassociazione-labuso-denuncia-la-curia-napoli-conosceva-don-mura-avesse-cambiato-nome-esercitava-sacerdozio/

  • PAVIA; Rete L’ABUSO deposita un fascicolo in Procura sul caso don Silverio Mura

    PAVIA; Rete L’ABUSO deposita un fascicolo in Procura sul caso don Silverio Mura

    Un atto dovuto dopo la grave vicenda che ha visto protagonista Montù Beccaria, un piccolo paesino del pavese, dove da circa un anno si nascondeva sotto falso nome don Silverio Mura, per gli abitanti del posto “Saverio Aversano”.

    Una storia che ha visto diversi protagonisti. La gravità dei fatti, a prescindere dal “se ci siano altre vittime”, vede disattese almeno due convenzioni internazionali: quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, dietro alle quali sono venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori.

    Infatti, a prescindere dal fatto che don Mura sia prescritto per i presunti abusi sessuali commessi nel napoletano, al di là del nome falso che utilizzava, che sarebbe perseguibile sulla base dell’articolo 494 c.p. e che comunque sottolinea la malafede di chi sapeva: don Mura non poteva stare a contatto con minori perché vi era il più che ragionevole fondamento che fosse pedofilo e, date le caratteristiche della patologia stessa, che paragona il profilo questi soggetti a quello dei serial killer, la possibilità che possa nuovamente abusare è molto elevata.

    Proprio a questo proposito abbiamo integrato nella denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Pavia dall’Associazione Rete L’ABUSO, la relazione della criminologa Luisa D’Aniello, professionista che insieme all’avvocato Carlo Grezio si occupa proprio di due delle presunte vittime di Mura, Diego Esposito e Giuseppe Scognamiglio. Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali del Mura, ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante.

    La nostra indagine.

    Don Mura viene mandato a Montù Beccaria circa un anno fa, a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana, interlocutore padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano (NA). Secondo quanto emerso, padre Pittiglio avrebbe presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano. A non far sospettare nulla sarebbe stata un’ulteriore condizione: anche la posta che veniva recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano.

    Padre Egidio Pittiglio sembra aver avuto un ruolo chiave perché, da quanto emerge dal racconto di don Simone Baggio fatto alle mamme di Montù, non solo sarebbe stato colui che già sotto falso nome mandò Silverio Mura a Montù Beccaria, ma fu anche colui al quale Mura si rivolse per chiedere istruzioni su come muoversi dopo essere stato scoperto.

    Dalle nostre indagini emerge che tra il servizio de LE IENE, andato in onda il 7 marzo scorso, e la partenza di don Mura, avvenuta una settimana dopo, il 15 marzo, più di una persona sapesse: tra questi il primo cittadino Amedeo Quaroni, ma né lui, né il parroco intervennero, o almeno, lo fecero, ma non a tutela della collettività, ma del prete.

    Ripercorrendo rapidamente i fatti: il 7 marzo LE IENE hanno trasmesso il servizio su don MURA ma in pochi a Montù hanno visto quel servizio e quei pochi non lo hanno riconosciuto.

    Sabato 10, infatti, le mamme hanno regolarmente mandato i figli in parrocchia e don MURA era presente.

    Domenica 11, da quanto avrebbe riferito alle mamme il parroco Simone Baggio, il sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni – che avrebbe riconosciuto il MURA o che, in qualche modo, era venuto a conoscenza della vera identità di Saverio Aversano – si sarebbe recato dal parroco avvisandolo.

    Troviamo effettivamente un riscontro anche nel comunicato del Primo Cittadino Amedeo Quaroni “dal primo momento in cui ho avuto la notizia che un sacerdote accusato di pedofilia era in mezzo a noi, è stato quello della preoccupazione! Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli”.

    Sempre da quanto emerge però, nessuno avvisò le mamme e, tantomeno, furono presi provvedimenti nei confronti di don MURA, il quale continuò le sue attività parrocchiali di quei giorni, tra cui la benedizione delle case.

    Giovedì 15 marzo, infatti, otto giorni dopo il servizio de LE IENE e cinque giorni dopo l’incontro tra il Primo Cittadino e il parroco, le mamme (che ancora non si erano accorte), ricevono tramite una chat WhatsApp utilizzata per la scuola, la foto di don MURA (alias Saverio Aversano) e scoprono la sua vera identità.

    Ad accorgersi che l’uomo della foto era don Mura è proprio uno dei bambini del catechismo, che esclama alla mamma “ma questo è don Saverio!”

    Il pomeriggio di quello stesso giorno i bambini avevano il catechismo con don Mura ma, anziché i bambini, al catechismo si presentano le mamme che esigono spiegazioni, ma scopriranno che don MURA è partito poche ore prima, probabilmente avvisato da qualche conoscente che aveva ricevuto lo stesso SMS.

    Riteniamo l’accaduto grave, perché ha visto omettere tutte le più basilari norme preventive e ad oggi, ancora nessuno si è preoccupato di verificare, se nelle parrocchie frequentate dal Mura, tra i chierichetti o i ragazzi dell’oratorio, vi sia qualche vittima.

    Grave anche la linea omissiva intrapresa dal parroco e, dietro di lui, dal primo cittadino che, non dimentichiamo, è una figura istituzionale il cui compito è preoccuparsi principalmente della salute psicofisica dei propri cittadini e non dell’immagine della chiesa.

    L’associazione Rete L’ABUSO ha, infatti, chiesto alla Procura di valutare una serie di situazioni e le ipotesi di reato ad esse collegate, tra cui verifiche nei luoghi dove Silverio Mura operava, l’analisi della connessione internet utilizzata dal sacerdote, soprattutto alla luce del profilo disegnato dalla criminologa Luisa D’Aniello, che vede molto elevata, soprattutto per il lungo periodo trascorso dal Mura a Montù Beccaria, una possibile incontenibilità delle pulsioni del Mura.

    L’Ufficio di Presidenza

    Associazione Rete L’ABUSO

  • Vittima di prete pedofilo al corteo: “Papa Francesco cacci il cardinale Sepe!”

    Vittima di prete pedofilo al corteo: “Papa Francesco cacci il cardinale Sepe!”

    A Napoli il sit-in contro i preti pedofili. A parlare è Diego, vittima di abusi, di cui ci aveva raccontato Pablo Trincia

    L’ultimo scandalo di pedofilia a Napoli è nato proprio dal nostro servizio, in cui Pablo Trincia raccontava proprio la storia di Diego, abusato a 13 anni a Ponticelli, un quartiere di Napoli, dal suo insegnante di religione della scuola media. Iniziò tutto quando un giorno, all’uscita da scuola, don Silverio invitò Diego a casa sua. Diego racconta di aver subìto violenze sessuali per oltre 3 anni, violenze che gli hanno cambiato la vita e che lo fanno soffrire di continui attacchi di panico.

    La chiesa era stata avvisata già 8 anni fa, quando Diego aveva deciso di denunciare tutto tornando dal prete e filmandolo di nascosto. Nonostante le innumerevoli richieste di aiuto rivolte al vescovo Lemme e al cardinale Sepe, nessun esponente della chiesa ha mai voluto incontrare Diego. Dopo 4 anni dalla prima denuncia il caso fu affidato a don Luigi Ortaglio, un importante esponente della curia napoletana. Tuttavia, don Silverio ha continuato ad insegnare religione ai ragazzi nonostante fosse sospettato di pedofilia.

     https://www.iene.mediaset.it/2018/news/vittima-di-prete-pedofilo-al-corteo-papa-francesco-cacci-il-cardinale-sepe_503.shtml
  • Napoli, sit in contro il prete pedofilo di Ponticelli

    Napoli, sit in contro il prete pedofilo di Ponticelli

    Napoli, sit-in davanti al Duomo delle vittime del prete accusato di pedofilia

    Manifestazione con maschere Anonymous: «Vogliamo giustizia». E un giovane rivela: «Nel 1989 ho subito abusi da una sacerdote nel quartiere di Ponticelli». E la curia replica: «Il caso è stato riaperto e l’indagine è tutt’ora in corso»