Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Napoli

  • Il giovane Giggi

    Il giovane Giggi

    L’ho visto per l’ultima volta ad aprile, quando da Savona scesi a Napoli per sostenere il suo papà, un sopravvissuto. In quella occasione ha voluto lasciarmi il suo letto e la sua stanza per dormire, un gesto di ospitalità e di gratitudine per l’aiuto che in questi anni l’Associazione ha dato a Diego Esposito.

    La prima volta che lo incontrai fu nel 2012, era piccolino Giggi, era buono, un ragazzo di cuore che non doveva morire a 18 anni.

    Non sapevo se scrivere, è difficile ma ho pensato che alla mamma al papà e ai sui due fratelli, anche se non serve a risolvere le cose, facesse piacere sapere che sono state decine le chiamate oggi, i ragazzi della Rete L’ABUSO si stringono intorno a voi.

    Francesco Zanardi

    Presidente Rete L’ABUSO

  • CARDINALE SEPE, PRONTO A DIMETTERSI

    CARDINALE SEPE, PRONTO A DIMETTERSI

    di Arnaldo Capezzuto

    Il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, domani compie 75 anni, a norma del diritto canonino dovrebbe presentare e inoltrare le sue dimissioni dalla guida della Curia di Napoli e trasferirsi da Largo Donnaregina alla Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio di Capodimonte.

    L’ex capo di Propaganda Fide, l’organizzatore del Giubileo del 2000 e segretario per oltre 30 anni del Papa-Santo Giovanni Paolo II è giunto al capolino. Venne nominato  Arcivescovo di Napoli, il  20 maggio 2006, dal nuovo Papa Benedetto XVI. Un esilio che Sepe accettò.

    Si, perchè Papa Ratzinger non ha mai amato Sepe. Ai tempi del grande Giubileo evidenziò di come un evento religioso si fosse trasformato in un grande lunapark.

    Insomma, il monsignore di Carinaro giunge a Napoli e sostituisce così alla guida dell’Arcidiocesi partenopea il cardinale Michele Giordano, dimissionario – appunto – per sopraggiunti limiti d’età.

    Il primo luglio del 2006, Crescenzio Sepe, prende effettivo possesso di Largo Donnaregina con una solenne celebrazione in Duomo, preceduta dalla visita al disagiato quartiere di Scampia.

    L’operazione simpatia fa subito breccia nei cuori dei napoletani, il cardinale cerca la gente, la folla, il popolo e saluta in dialetto con ‘A maronn ci accumpagn’.

    Non mancano le grane giudiziarie, a giugno 2010, scoppia un caso clamoroso. Sepe e l’ex ministro Pietro Lunardi sono indagati dalla Procura di Perugia nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta ‘cricca’ che avrebbe lucrato sui Grandi eventi.

    Corruzione il reato contestato a entrambi. I loro nomi compaiono in due diversi tronconi dell’indagine e si riferisce quando il cardinale era in Vaticano.

    Per il cardinale Sepe, l’indagine riguarda in particolare la ristrutturazione e la vendita di alcuni immobili di Propaganda Fide nel 2005.

    Operazioni nelle quali risultano coinvolti il costruttore Diego Anemone, considerato personaggio centrale dell’inchiesta sui Grandi eventi.

    Il sospetto degli inquirenti perugini è che l’alto prelato abbia ricevuto in cambio dei favori. Anche per quanto riguarda Lunardi l’accusa fa riferimento alla ristrutturazione e alla vendita di un immobile.

    Sepe era già attenzionato dai magistrati di Perugia per la vicenda di un alloggio romano dato in uso dallo stesso cardinale a Guido Bertolaso, ex capo della protezione civile.

    L’inchiesta neppure a dirlo dove è stato coinvolto l’ex potentissimo ‘Papa rosso’ finisce sul binario morto.

    Quando le nebbie sembrano diradarsi scoppia il caso delle raccomandazioni chieste per i nipoti dall’alto prelato a due fratelli imprenditori, i casertani Michele e Sergio Orsi, il primo ammazzato da un commando del clan dei Casalesi. Omicidio che resta a distanza di 10 anni molto oscuro. Chi sono stati i mandanti?

    Poi c’è la vicinanza, l’amicizia e una casa ‘svenduta’ all’amico Nicola Cosentino, già sottosegretario all’Economia, nell’ultimo governo Berlusconi e poi finito in disgrazia con numerose condanne anche una per aver agevolato la cosca casertana.

    E resta impressa nella memoria la battuta dell’allora sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino che alla notizia di Sepe, nuovo cardinale di Napoli, disse a taccuini chiusi: “Finalmente la città avrà un qualificato operatore economico”.

    La passione per la squadra del Napoli, le tante iniziative di piazza, feste e addirittura un premio a suo nome con tanto di statuetta con le sue sembianze.

    E domani spegnerà 75 candeline, inoltrerà le dimissioni ma saranno respinte, difficilmente lascerà il testimone. Tutto grazie a un viaggio in Vaticano e un colloquio con Papa Francesco per imporre al Pontefice una proroga di 24 mesi.

    E da Oltretevere non c’è  grande entusiamo per dire il vero. Papa Francesco ha tenuto a debita distanza Sepe, quando il Pontefice venne in visita in città, non solo il cerimoniale impose un rigoroso programma ma bocciò tutte le iniziative festagliole dell’alto prelato.

    Ora sono giorni difficili per Sepe, la Curia Arcivescovile è sotto assedio c’è la bruttissima storia degli abusi subiti da Diego Esposito (nome di fantasia) da parte di don Saverio Mura, parroco di Ponticelli, sul finire degli anni Ottanta.

    Vicenda scabrosa e drammatica che – accusano – Largo Donnaregina ha dimenticato nel cassetto. E’ stato prorio il Pontefice a raccogliere il grido disperato della vittima e sollecitare l’intervento della Curia partenopea.

    Contraddizioni, lentezze e valutazioni sbagliate che pesano su di una chiesa napoletana sfiducia e che avrebbe voglia di nuove energie, nuovi entusiasmi e un nuovo spirito rinnovatore.

    Il cardinale Sepe per molti fedeli rappresenta il potere e  la gestione di interessi di parte, caso lampante la vicenda della Deputazione di San Gennaro e il tentativo di scippo da parte della Curia di Napoli.

    Tutto può accadere anche che nel concistoro del 29 giugno spunti il nome a sorpresa del nuovo cardinale di Napoli, con Sepe che meritatamente si gode la pensione.

    http://il24.it/cardinale-sepe-pronto-dimettersi/

  • “Io, vittima di prete pedofilo, in sciopero della fame. Voglio incontrare Papa Francesco”

    “Io, vittima di prete pedofilo, in sciopero della fame. Voglio incontrare Papa Francesco”

    Ha raccontato di essere stato vittima di abusi terribili all’età di 13 anni da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli (Napoli) che in tutti questi anni anche dopo la denuncia è rimasto ad esercitare il suo ministero in giro per l’Italia, anche a contatto con bambini e sotto falso nome, come Fanpage vi ha raccontato in un servizio.

    “Da oggi e a oltranza sono in sciopero in fame. Voglio essere ricevuto dal Papa, aspetto da troppo e continuerò finché  non avrò una data certa per l’incontro con Papa Francesco”. Diego Esposito (nome di fantasia), di cui Fanpage vi ha raccontato storia e sviluppi, da otto anni lotta per essere ascoltato. Ha raccontato di essere stato vittima di abusi terribili all’età di 13 anni da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli (Napoli)  che in tutti questi anni anche dopo la denuncia è rimasto ad esercitare il suo ministero in giro per l’Italia, anche a contatto con bambini e sotto falso nome, come Fanpage.it ha raccontato.

    Il suo caso è stato chiuso e riaperto due volte dalla Chiesa, nonostante elementi molto importanti come una testimonianza video nella quale don Silverio non nega gli abusi e una nuova testimonianza raccolta da Fanpage nella quale una vicina di casa racconta altre circostanze. In questo sciopero della fame Diego non è solo: si è aggiunto anche un altro ragazzo che ha denunciato abusi da parte di don Silverio, Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia anche questo) e una vittima di pedofilia di Catanzaro, insieme a a Rete L’abuso. La segreteria di Stato del Vaticano ha promesso da tempo un incontro a Diego, ma non si sa ancora quando avverrà.

    https://napoli.fanpage.it/io-vittima-di-un-prete-pedofilo-in-sciopero-della-fame-per-incontrare-papa-francesco/

  • #papaascoltadiego #iostocondiego PRIMO GIORNO di sciopero della fame

    #papaascoltadiego #iostocondiego PRIMO GIORNO di sciopero della fame

    Il gruppo delle “Mamme della Rete” cresce… iniziato in “quattro gatti”, ora raccoglie un discreto numero di persone che aumenta ogni giorno. Mamme, amici, anche “gente comune” che in qualche modo si è avvicinata a ReteL’ABUSO: come genitore di un figlio vittima di un prete pedofilo, come amici di vittime, come cittadini comuni che non ne possono più di leggere notizie che riguardano questo dolorosissimo tema, come cattolici indignati che non riescono più a stare zitti… queste sono ora le “Mamme della Rete”…

    Leggere che, ancora una volta, Diego Esposito inizia uno sciopero della fame, in attesa di avere una data per l’incontro con il Papa, ci ha profondamente colpiti, e desideriamo esprimere con dignità il nostro pensiero.

    Diego Esposito: nome di fantasia, nome dietro il quale c’è però un adulto reale, un uomo di poco più di quarant’anni che da otto anni chiede con insistenza e determinazione di essere ascoltato, chiede giustizia. Un uomo che all’età di 13 anni è stato abusato brutalmente e ripetutamente da quello che era il suo insegnante, un prete, don Silverio Mura. Reato ormai caduto in prescrizione: i tempi della consapevolezza per una vittima rispetto a quello che ha subìto sono spesso lunghissimi… dunque il prete è un libero cittadino… e la Chiesa? Inizialmente le notizie del processo canonico definivano insufficienti le prove per procedere, ora sembrerebbe che il Papa in persona avrebbe incaricato la Diocesi di Napoli di aprire di nuovo le indagini canoniche. Diego Esposito è stato ricevuto recentemente dal Card. Sepe, ma non ha ricevuto risposte esaurienti. Le mamme di Montù Beccaria, luogo in cui il sacerdote era stato inviato, sotto falso nome, proprio recentemente e ancora a contatto con i minori, facendo “come se niente fosse” delle denunce ripetute di Diego Esposito, hanno scritto al Card. Sepe e, anche loro, non considerano significative le risposte ricevute. Vi è anche un’altra vittima di don Silverio Mura: Giuseppe Scognamiglio, meno “visibile” di Diego ma altrettanto determinato a portare avanti questo desiderio di giustizia che è sempre fortissimo in tutte le vittime.

    Diego Esposito chiede di essere ricevuto dal Papa, di poter raccontare il suo disappunto in modo deciso rispetto al trattamento ricevuto dalla Diocesi in tutta la gestione della sua vicenda.

    Vi è una data per l’incontro? Per ora no: tante telefonate in Vaticano, tante promesse, tante attese… si inizia dunque lo sciopero della fame.

    Abbiamo ricevuto poco fa la notizia che allo sciopero della fame si aggiunge anche un’altra vittima di un prete pedofilo (A.R., deceduto): Michele Reggio di Catanzaro.

    Che dire? Non ci fermiamo qui. Il nostro sostegno a Diego e Giuseppe è pieno: come mamme, come cattolici, come cittadini indignati… con un pensiero anche a tutte le altre vittime …

    Noi ci siamo.

    Le “Mamme della Rete” e tanti altri amici [rl_gallery id="80740"]

  • Prete sparito a Montù le madri non s’arrendono

    Prete sparito a Montù le madri non s’arrendono

    Hanno scritto anche al cardinale Sepe dopo la lettera a papa Francesco L’arcivescovo di Napoli: indagini in corso, nessun aspetto sarà trascurato

    MONTU’ BECCARIA. Non si ferma la battaglia delle mamme di Montù Beccaria per scoprire dove si è nascosto don Silverio Mura, il prete campano sospettato di abusi sessuali, rimasto in servizio per circa un anno nel paese oltrepadano sotto falso nome (si faceva chiamare don Saverio Aversano), per poi fuggire nel marzo scorso dopo un servizio de “Le Iene” che riprendeva il suo caso. Il gruppo di mamme montuesi, che aveva sollevato la questione, dopo aver scritto a Papa Francesco, chiedendogli di fare chiarezza sulla vicenda, nei giorni scorsi ha scritto anche al cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Le missive sono state consegnate al presule da Diego Esposito, una delle presunte vittime di don Mura, quando è stato in udienza dal cardinale ad invocare giustizia per la sua vicenda.

    «Abbiamo chiesto al cardinal Sepe di dirci dove si trova don Mura e soprattutto perché è stato mandato a Montù Beccaria, dove ha fatto per un anno catechismo ai nostri figli – spiegano le mamme -. Inoltre vogliamo sapere perché è ancora libero, visto che, se si fosse trattato di un laico, accusato di un reato così grave, probabilmente sarebbe già stato licenziato, allontanato e anche processato». La risposta dell’arcivescovo di Napoli non si è fatta attendere: «Attualmente è in corso una nuova fase delle indagini canoniche per verificare la fondatezza delle accuse rivolte a don Silverio – scrive Sepe -. Appena sarà terminata questa indagine, che va avanti con grande scrupolo e senza trascurare alcun risvolto, tutti gli elementi raccolti saranno nuovamente inviati alla Congregazione per le opportune valutazioni e determinazioni». Sepe garantisce alle mamme montuesi che «niente sarà nascosto» e che «chi ha sbagliato dovrà pagare»; ma, aggiunge, «fino a prova contraria non siamo in presenza di un mostro, ma soltanto di un accusato». Ancora: «In merito alle vostre legittime perplessità circa la presenza e l’attività di don Silverio a Montù Beccaria – ha precisato Sepe – dovrà essere il vostro parroco a dirvi della sua correttezza comportamentale o meno, visto che, fin dal 2010, è stato affidato alla Congregazione dei padri missionari della Divina Redenzione, di cui fanno parte l’attuale parroco di Montù e il suo predecessore.

    Ci può essere stato un difetto di comunicazione, ma non si è consentito, allora come oggi, che girasse libero per l’Italia e svolgesse senza controllo il ministero sacerdotale».

    Una risposta che, comunque, non convince fino in fondo le mamme.

    Oliviero Maggi

    http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/05/22/news/prete-sparito-a-montu-le-madri-non-s-arrendono-1.16869528

  • Preti pedofili, 34 vescovi cileni lasciano  La Curia di Napoli invece temporeggia  sugli abusi subiti da Diego a Ponticelli

    Preti pedofili, 34 vescovi cileni lasciano La Curia di Napoli invece temporeggia sugli abusi subiti da Diego a Ponticelli

    di Dario Striano


    La Chiesa cilena ha chiesto perdono, quella italiana e quella napoletana ancora vacillano. Venerdì i 34 vescovi sudamericani – 31 in servizio e 3 emeriti -, accolti da Papa Francesco in Vaticano – durante un vertice straordinario a porte chiuse -, hanno cercato di ‘riparare’ allo scandalo pedofilia che ha travolto il loro Paese, annunciando le loro dimissioni; la Curia di Napoli di fatti non ha ancora preso alcun provvedimento nei confronti del parroco don Silverio Mura, il prete di Ponticelli accusato di aver abusato di almeno 12 ragazzini della periferia est di Napoli, e scoperto recentemente a insegnare, sotto falsa identità, catechismo ai ragazzini di Montù Baccaria, nel Pavese.

    Le scuse cilene
    e le coperture napoletane
    Se i vescovi clienti hanno chiesto «perdono per il dolore causato alle vittime, al Papa, al popolo di Dio» e al Cile per «i gravi errori e omissioni» da loro commessi, nulla di nuovo invece si è mosso in questi giorni sul fronte napoletano, dove Diego Esposito, il 40enne partenopeo che più di tutti ha denunciato gli abusi subiti da don Mura in età adolescenziale, attende ancora Giustizia. E nonostante sia stato ricevuto la settimana scorsa dal cardinale Crescenzo Sepe, attende ancora di sapere che fine abbia fatto il suo ‘orco’. «In questo momento don Mura potrebbe insegnare ancora catechismo altrove sotto falso nome – così Diego Esposito al termine dell’incontro con la Curia di Napoli di qualche giorni fa – Noi volevamo precisazioni. Ma la Curia di Napoli ci ha detto di chiedere al Vaticano. Che loro non sanno niente».

    Il ‘dialogo onesto’ cileno e
    il processo civile al tribunale di Napoli
    Da un lato dunque, quello che i monsignori Fernando Ramos e Juan Ignacio Gonzales hanno definito «il dialogo onesto» della Chiesa Sudamericana con i vescovi che non solo hanno ammesso le loro colpe ma hanno ‘addirittura’ ringraziato le vittime «per la loro perseveranza e il loro coraggio nonostante le enormi difficolta’ personali, spirituali, sociali e famigliari». Dall’altro invece, il silenzio della Curia napoletana, accusata da Diego Esposito, anche in manifestazioni pubbliche, non solo di «aver insabbiato le molestie e gli abusi sessuali», ma anche di aver «coperto la falsa di identità di don Silverio Mura». Di averlo «nascosto al Nord Italia». Circostanza che ha spinto Rete l’Abuso, associazione da anni in trincea contro i preti pedofili, a presentare una denuncia al tribunale di Pavia, supportata dalla perizia della criminologa Luisa D’Aniello, la consulente di parte nel processo civile scaturito dalle denunce di Diego Esposito che inizierà nel 2019.

    Lo scandalo del Cile
    e il ruolo di Papa Francesco
    Eppure vi sono alcune similitudini tra i due scandali pedofilia. Anche in Cile il ‘terremoto’ partì dagli abusi compiuti da un singolo sacerdote Fernando Karadima, oggi ultra ottantenne, responsabile della parrocchia El Bosque di Santiago, condannato nel 2011 dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede per abusi sessuali sui minori. E anche in Sudamerica alcune vittime accusarono il clero di aver coperto e insabbiato le molestie per anni. Puntando il dito non solo contro il vescovo Juan Barros, uno dei più stretti collaboratori di Karadima, ma anche contro Papa Francesco che durante la sua visita in Cile aveva provato a prendere le difese di Barros. Prima di fare dietrofront, e di inviare sul posto Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente del Collegio per l’esame di ricorsi in materia di delicta graviora alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, per ascoltare le vittime e raccogliere un dossier sulla dolorosa vicenda. Dopo il report di monsignor Scicluna, 2mila 300 pagine in cui sono raccolte 64 testimonianze, Bergoglio ha chiesto scusa alle vittime e ha voluto con l’incontro di questi giorni fare chiarezza sulla vicenda.

    La speranza di Diego
    e l’incontro con Bergoglio
    Anche con il caso Diego Esposito il primo dietrofront a far riaccendere i riflettori sulla vicenda è stato fatto dal Papa che a inizi febbraio 2018 ha chiesto di aprire nuovamente le indagini su don Silverio, forse archiviate con troppa fretta qualche anno fa, quando il 40enne fu ascoltato dalla Curia. Lo stesso Papa Francesco che Diego spera presto di vedere dal vivo. «Ho parlato con la prima sezione del Vaticano – così Diego il 15 maggio – mi hanno promesso che non appena il Sommo Ponte si sarà occupato del caso di pedofilia che coinvolge i preti cileni, mi riceverà privatamente e mi parlerà. Speriamo bene. Spero nella Giustizia. Che chi abbia sbagliato chieda perdono e paghi per i suoi errori». Come pare stia avvenendo con il caso dei vescovi cileni su cui Francesco ha già annunciato di voler fare «rimozioni», dopo la loro richiesta di dimissioni.

    Preti pedofili, 34 vescovi cileni lasciano La Curia di Napoli invece temporeggia sugli abusi subiti da Diego a Ponticelli

  • Accuse di pedofilia nella Chiesa, il cardinale Sepe in una lettera: “Accanimento mediatico”

    Accuse di pedofilia nella Chiesa, il cardinale Sepe in una lettera: “Accanimento mediatico”

    Delusione e rabbia nella reazione delle madri che avevano scritto: “Avrei preferito una non risposta a questo punto – dice a Fanpage Simona Piccolini – perché è un rimbalzare la palla a qualcun altro. Avevo chiesto com’era possibile che questo prete fosse mandato in giro in contesti diversi, in parrocchia a contatto coi bambini, perché non venisse svelata la sua colpevolezza o innocenza, perché questo cambiargli il nome difendendolo, avevo chiesto spiegazioni in merito all’atteggiamento che si era creato nei confronti della parrocchia di Montù dove era stato mandato sia nei confronti nostri ma non ho ricevuto la risposta che mi aspettavo”

    Nuova evoluzione sul caso di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli accusato di pedofilia, che per anni – dopo l’accusa nel 2010 – ha continuato a esercitare il ministero sacerdotale in vari luoghi anche a contatto con i bambini e, come nell’ultimo caso a Montù Beccaria (Pavia), sotto falso nome: il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ha risposto alla lettera inviata dalle mamme di Montù, nella quale chiedevano, tra l’altro, chiarimenti circa la presenza di un religioso accusato di così gravi reati a contatto con i bambini e per giunta sotto falso nome. Sul punto, però, il cardinale rimanda le eventuali responsabilità ad altri. E, nell’incipit della lettera, parla senza mezzi termini di accanimento mediatico.  “Gentili signore – scrive nella lettera che Fanpage ha letto in esclusiva – (…) Comprendo il Vostro rammarico e la situazione di smarrimento spirituale nella quale Vi trovate. L’accanimento mediatico, poi, distoglie lo sguardo dalla realtà, e troppe volte genera giudizi affrettati e generalizzati sulle persone, e in particolar modo sui sacerdoti, molti dei quali, operano instancabilmente per il bene dei fedeli loro affidati”.

    C’è poi un passaggio sull’indagine aperta a Napoli già una prima volta sul caso e che, nonostante gli elementi portati da Diego Esposito che aveva denunciato di essere stato vittima di terribili violenze (tra i quali un video nel quale don Silverio non nega di aver abusato di lui quando era un bambino), è stata sospesa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: “Dopo che la Congregazione per la Dottrina della Fede – si legge – ritenne di sospendere il processo canonico per la insufficienza di prove a carico e dopo che per volere di papa Francesco la stessa Congregazione ha riaperto il caso, attualmente è in corso una nuova fase delle indagini per verificare, in piena verità, le accuse rivolte a don Silverio”.  Sulla permanenza del religioso a contatto con i bambini, addirittura sotto falso nome, poi il cardinale rimanda le responsabilità ad altri e afferma: “In merito alle Vostre legittime perplessità circa la presenza e l’attività di don Silverio nel Vostro paese di Montù Beccaria, potrà e dovrà essere il Vostro stesso Parroco a dirVi, rassicurandoVi se ne è convinto, della correttezza comportamentale o meno d don Silverio che, fin dal primo momento dell’accusa, nel 2010, fu affidato alla Congregazione dei Padri Missionari della Divina Redenzione. Ci può essere stato un deficit di comunicazione, ma certamente non lo si è lasciato libero, allora come oggi, di girare per l’Italia e svolgere senza controllo il ministero sacerdotale”.

    Delusione e rabbia nella reazione delle madri che avevano denunciato questa situazione: “Avrei preferito una non risposta a questo punto – dice a Fanpage Simona Piccolini – perché è un rimbalzare la palla a qualcun altro. Avevo chiesto com’era possibile che questo prete fosse mandato in giro in contesti diversi, in parrocchia a contatto coi bambini, perché non venisse svelata la sua colpevolezza o innocenza, perché questo cambiargli il nome difendendolo, avevo chiesto spiegazioni in merito all’atteggiamento che si era creato nei confronti della parrocchia di Montù dove era stato mandato sia nei confronti nostri ma non ho ricevuto la risposta che mi aspettavo”. Le mamme avevano chiesto chiarimenti anche sull’aspetto delle indagini:”Nella lettera dice che hanno fatto tutte le indagini del caso, raccolto le prove, ma il caso è stato sospeso per insufficienza di prove. Per la serie “io il mio dovere l’ho fatto ma è stata la Dottrina della Fede”. Poi è emerso che il prete è stato mandato prima a contatto con i bambini una prima volta e una seconda volta a Montù, il nostro parroco dice di essere stato inconsapevole di tutto e il risultato è stato che don Silverio Mura era di nuovo a contatto con i bambini. Un presunto pedofilo normalmente viene isolato e invece in questo caso no”. La vera identità di don Silverio, che lì si è presentato con altro nome, è venuta alla luce solo dopo alcuni servizi apparsi su tv e media nei quali veniva mostrata la sua fotografia. Dopo questo, è sparito anche da Montù e non si sa dove sia. “Mi viene poi a dire  – si sfoga Simona Piccolini – che dalla prima denuncia, don Silverio è stato assegnato sotto la responsabilità della Congregazione del nostro parroco di Montù, e quindi quello che lui ha fatto da allora è stato supervisionato da loro. Ma noi abbiamo chiesto a don Simone e lui dice di essere stato sempre all’oscuro e tra l’altro questo prete era sotto la Curia di Napoli: nonostante questo,  mi sembra che il cardinale se ne sia lavato le mani”. Ancora, si riferisce a quello che l’arcivescovo chiama accanimento mediatico: “Lui forse pensa che il mio stato d’animo sia dovuto a un clamore mediatico: mi sono informata, ho passato giornate a ricostruire la storia, ci sono delle prove che io da profana vedo e sento, quelle che ha reso disponibili Diego Esposito, la vittima, che mi sembrano esplicite e non campate per aria. Mi riferisco al video in cui non nega gli abusi, alla testimonianza di un’altra vittima, la malformazione intima che Diego ha riferito e che pare sia stata verificata. Il clamore mediatico lo si fa per far vedere il volto di questo prete alla gente in modo che come noi non gli venga un coccolone. A Sepe vorrei dire che apprezzo il fatto che abbia considerato, non è all’ordine del giorno ricevere una risposta. Allo stesso tempo non ho chiesto di indirizzarmi a chi deve darmi le risposte, perché so per certo che le risposte me le deve dare lui”.

    Non nasconde la delusione anche Diego Esposito, il primo a denunciare pedofilia: “Non risponde sul fatto che il prete sia andato lì e usava nome e cognome falso, e loro glielo hanno chiesto. Poi continua dire che a Roma hanno sospeso il caso una prima volta, a mio parere il caso è stato chiuso anche perché le prove non sono state raccolte nel modo giusto, compresa una perizia psichiatrica fatta su di me nella quale mi veniva chiesto insistentemente perché da bambino avessi accettato di andare a casa di don Silverio, che all’epoca era il mio insegnante di religione. Ora scaricano le colpe su altri, questa lettera è una presa in giro, tutto questo deve finire. Poi ha parlato di accanimento mediatico. Ma quale accanimento? Solo adesso stanno iniziando a rispondere, grazie al fatto che ci siamo rivolti ai media, altrimenti non avremmo avuto nemmeno ascolto”.

    https://napoli.fanpage.it/accuse-di-pedofilia-nella-chiesa-il-cardinale-sepe-in-una-lettera-accanimento-mediatico/

  • AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    AVERSA (NA); La Congregazione per la Dottrina della Fede archivia don Palmieri, non ascolta vittima e testimoni e dichiara di non trovare riscontri

    Dopo il caso di Diego Esposito, chiuso perché secondo la diocesi di Napoli non vi erano riscontri, eppure sarebbe bastato leggere la citazione in giudizio avanzata dal legale della vittima per acquisire persino la lista dei testimoni, anche ad Aversa accade la stessa cosa. Con la differenza che, a Napoli, Esposito almeno è stato convocato e ascoltato, ad Aversa, invece, la chiesa non ha convocato nessuno: neppure la presunta vittima di don Maurizio Palmieri, e ora archivia perché, secondo lei, mancano i riscontri.

    Quasi un insulto all’intelligenza umana anzi, alla stupidità: qui si offendono pure gli stupidi che comprendono con chiarezza che la favola dei tribunali canonici, delle indagini e della giustizia della chiesa che, a questo giro, anziché chiamare “tolleranza zero” è doveroso, fino a prova contraria, definire “affidabilità zero”, è solo uno squallido teatrino che offende le vittime.

    Possiamo prevedere già oggi l’esito dei prossimi casi che le vittime denunceranno alla chiesa, se prescritti la chiesa non troverà riscontri. Se invece denunciati alla magistratura e non prescritti dirà di avviare l’indagine senza dare alcun esito prima che si pronunci la giustizia civile. Se invece i brogli emergono come nel caso cileno o come nel caso dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini, dalla Dottrina della Fede diranno che… faranno sapere, ma intanto il prelato resterà al suo posto.

    Insomma, comunque la giri, “quando l’acqua scarseggia, la papera non galleggia”.

    Non so se le responsabilità sono attribuibili alla Dottrina della Fede, o agli inquirenti, o al prelato di turno… nei fatti, Bergoglio continua a fare appelli dando grandi aspettative, la stampa li riporta e li esalta e non li verifica, ma tranne Bergoglio e quel gruppo di giornalisti che, di fatto, anziché favorirlo lo screditano ad ogni articolo, agli uomini di papa Francesco nulla importa… e si vede.

    Anche qui non sappiamo la scusa, se sarà stata la diocesi che ha insabbiato, se non hanno rintracciato più nemmeno la presunta vittima che ha denunciato don Palmieri, insomma, come diceva il famoso ispettore del film “La pantera rosa”, il caso anche questa volta è Clouseau.

    Da persona che si colloca tra quelli “stupidi +++”, data l’assoluzione che questa volta, forse per sbaglio, è stata notificata persino alla presunta vittima, mi aspetto dalla diocesi di Aversa e da don Palmieri una doverosa querela nei confronti del nostro associato e nei confronti della Rete LABUSO: se abbiamo sbagliato esigiamo, ripeto, esigiamo di essere portati di fronte a un giudice e pagare i nostri errori e riabilitare il sacerdote, magari in un tribunale civile, così, almeno lì la presunta vittima potrà, prima della condanna, essere ascoltata da qualcuno.

    Francesco Zanardi

    Presidente della Rete LABUSO

  • Pedofilia, Diego: “Il cardinale Sepe ascolterà un’altra vittima”

    Pedofilia, Diego: “Il cardinale Sepe ascolterà un’altra vittima”

    L’incontro con l’arcivescovo e la lotta contro gli abusi di don Silverio: “Se il Papa non mi riceve, sono pronto allo sciopero della fame”

    “Sono rimasto sorpreso, ho trovato il cardinale molto aperto e disponibile ad ascoltarmi. Non era stato informato di tutto. L’ho visto choccato di fronte al mio racconto, anche se resto deluso dalla richiesta di presentare nuove prove. Comunque è molto importante che Sepe abbia accettato di ascoltare un’altra vittima di quel prete”.

    Diego, che ci ha raccontato di essere stato vittima di abusi sessuali, a 13 anni a Ponticelli (Napoli), dal suo insegnante di religione don Silverio, è riuscito finalmente a incontrare il cardinale Crescenzio Sepe. Avevamo raccontato in onda la sua storia il 7 marzo in un servizio di Pablo Trincia. Diego aveva parlato di abusi sistematici con “rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”, che hanno segnato la vita a lui e a altre giovani vittime. La nostra inchiesta era partita in contemporanea con la richiesta di Papa Francesco di far luce sul suo caso. Da allora non abbiamo mai smesso di seguire la sua ricerca di giustizia, che è diventata per lui ragione di vita.

    Diego (il nome è di fantasia) lamenta da anni lo scarso ascolto che avrebbe ricevuto in passato dalla Curia napoletana. Con una sorta di blitz ha chiesto e ottenuto di essere ricevuto, assieme alla moglie, dall’arcivescovo metropolita di Napoli. “Ho detto che se don Silverio non è un pedofilo allora mi deve denunciare, visto che lo sto raccontando in pubblico da tempo. Sarebbe l’unica occasione, dato che ormai è passato troppo tempo da quegli abusi, per portare tutto in un Tribunale”.

    Sepe ha promesso nuovi incontri ma Diego vuole incontrare direttamente il Papa. Ha chiamato in Vaticano e se entro una decina di giorni non riceverà una risposta inizierà uno sciopero della fame. La sua, dice, è “una battaglia per tutti” perché “se perdo io”, ripete, come ci aveva detto in un’intervista, “nessuno denuncerà più gli abusi dei preti”.

    Don Silverio, nel frattempo, si era trasferito al Nord, a Montù Beccaria (Pavia), dove, sotto il falso nome di don Saverio, continuava tranquillamente a fare il catechista. È bastato che il nostro servizio del 7 marzo andasse in onda perché il sacerdote facesse perdere di nuovo le sue tracce. Tra le proteste delle mamme del paese, che hanno scritto anche una lettera a Papa Francesco.

    Guarda qui sotto il servizio del 7 marzo di Pablo Trincia “Accusa di Pedofilia: come indaga la Chiesa?”.

    https://www.iene.mediaset.it/2018/news/pedofilia-prete-diego-cardinale-sepe-abusi-don-silverio_103916.shtml

  • Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito dal Vaticano: “Il Papa ci dica se è lontano dai bambini”

    Napoli, prete accusato di pedofilia trasferito dal Vaticano: “Il Papa ci dica se è lontano dai bambini”

    Don Silverio Mura, ex parroco del quartiere napoletano Ponticelli è stato trasferito a Montù Beccaria, in provincia di Pavia, dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. E al momento nessuno sa dove sia.

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/WvMKZOSwGT6SXHxm