Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Nicola Corradi

  • Pedofilia: parla la suora detenuta in Argentina

    Pedofilia: parla la suora detenuta in Argentina

    ‘Il diavolo con viso da donna’ respinge le accuse: ecco la testimonianza di Suor Kumiko.

  • «Studenti violentati», in carcere una suora

    «Studenti violentati», in carcere una suora

    Scandalo pedofilia in Argentina: per i pm era la complice di un prete veronese

    Con le manette ai polsi e il giubbotto antiproiettile sopra la tonaca, si è professata davanti a decine di telecamere e accecata dai flash «una brava persona che ha dedicato la propria vita a Dio».

    Invece secondo i suoi ex alunni all’Istituto per sordomuti Provolo di Mendoza, in Argentina, suor Kosaka Kumiko li avrebbe trattati per 6 anni «peggio di un diavolo con la faccia di donna». La latitanza della religiosa giapponese si è conclusa a Buenos Aires dopo 26 giorni: su di lei pendeva un mandato di cattura internazionale spiccato dai pm sudamericani Gustavo Stroppiana e Flavio D’Amore, che la descrivono come «la principale complice degli abusi che il prete veronese Nicola Corradi ha perpetrato a oltre una sessantina di ragazzi e bambini iscritti all’Istituto».

    La cercavano ovunque, si è costituita lei stessa: accompagnata da un avvocato, ha spiegato di «temere per la mia vita». Nel giro di poche ore l’hanno trasferita sotto strettissima sorveglianza a Mendoza, dove suor Kumiko è stata immediatamente condotta al quartier generale della polizia federale e poi in tribunale per l’udienza di convalida: «Sono innocente – ha tentato di difendersi -. Non sapevo delle violenze sugli studenti, sono una persona buona, ho consegnato la mia vita a Dio».

    Ma gli inquirenti non hanno dubbi e accusano la monaca, che ha 60 anni e prestava servizio al Provolo di Mendoza fino al 2014, di aver «picchiato e umiliato durante l’intera durata del suo incarico gli adolescenti che frequentavano l’Istituto», di averli «obbligati a mangiare fino a vomitare nel loro proprio piatto» e di aver «selezionato in prima persona le vittime che don Corradi e i suoi complici avrebbero potuto violentare con più facilità».

    E sarebbe stata ancora una volta suor Kumiko, punta il dito la procura sudamericana, a costringere gli studenti al silenzio minacciandoli e tenendoli legati per giornate intere. Insieme al prete veronese, il primo dei sei indagati per lo scandalo-abusi a finire in arresto lo scorso ottobre prima di ottenere i domiciliari in virtù Suor Kosaka Kumiko dei suoi 82 anni, la religiosa avrebbe allestito un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano violentate e da cui non potevano fuggire. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori», facendo scrivere all’inchiesta sul Provolo una delle due pagine più inquietanti. Il nome della suora è uscito per la prima volta un mese fa, nel corso dell’interrogatorio di una ragazza: a uno dei magistrati che a fine 2016 aveva già fatto arrestare don Corradi e altre quattro persone tra religiosi e dipendenti dell’Istituto, quell’ex alunna stava raccontando delle violenze subite al Provolo quando ha fatto riferimento a una «stanza segreta» dove sia lei che altre vittime sarebbero state costrette a soggiacere alle più turpi nefandezze da parte degli arrestati «con la complicità anche di una suora». Da quel«nascondiglio dell’orrore», durante la perquisizione, sono spuntati «centinaia di dvd pedopornografici e una grande quantità di alcolici» che, hanno subito tenuto a precisare gli investigatori, non erano certo quelli che si utilizzano nelle messe. Tutt’altro.

    Il Corriere del Veneto del 7 – 5 –  17

  • “La suora selezionava i bimbi più ‘sottomessi’ per consegnarli agli abusi dei sacerdoti”

    “La suora selezionava i bimbi più ‘sottomessi’ per consegnarli agli abusi dei sacerdoti”

    Arrestata la monaca latitante da un mese Kosaka Kumiko, al centro dello scandalo di pedofilia fra Verona e Argentina

    “Sono una brava persona, che ha donato la sua vita a Dio”. Si difende con queste parole Kosaka Kumiko, arrestata in Argentina dopo un mese di latitanza, per l’accusa di aver favoreggiato per anni gli abusi dei sacerdoti nei confronti dei bambini sordi, in cura presso l’Istituto Provolo di Mendoza, in Argentina.

    Con ancora addosso l’abito monacale e ai polsi le manette si è dichiarata non colpevole, respingendo la ricostruzione degli avvocati delle vittime, che parlano di lei come “il diavolo dal volto femminile”, “la monaca degli abusi”, “il mostro meno sospettabile”.

    Nel 2007 la suora si è trasferita a Mendoza dal Giappone e per sei anni ha lavorato presso l’Istituto Provolo, al centro di uno scandalo di pedofilia. Le vittime, ora adolescenti, accusano la suora di aver svolto un ruolo centrale nella vicenda, selezionando i bambini più “sottomessi” per consegnarli come prede. Una ragazza sostiene che la donna le abbia fatto indossare un pannolino, quando aveva cinque anni, per nascondere l’emorragia provocata dai sistematici stupri a cui diversi sacerdoti l’avevano sottoposta.

    L’Istituto Provolo – racconta El Pais – è stato al centro della cronaca argentina nel dicembre dello scorso anno, quando vennero arrestati i sacerdoti Nicola Corradi, 82 anni, e Horacio Corbacho, 52, con l’accusa di “abuso sessuale aggravato”, contro almeno venti bambini non udenti tra i 10 e i 12 anni. Don Nicola Corradi, scrive Verona sera, era già stato al centro di uno scandalo riguardante gli abusi sui minori dell’istituto Provolo di Verona. Era stato poi trasferito in una struttura gemella in Argentina, dove è avvenuto il fatto.

    Kosaka Kumiko per sei anni è stata responsabile della cura di 43 bambini, che ora, supportati dalla Ong Xumek, l’accusano di aver “partecipato alle pratiche con carezze e guardato pornografia con i sacerdoti e i ragazzi”. La sua funzione principale era però quella di selezionare i bambini più vulnerabili, poiché “i più ‘sottomessi’ venivano consegnati ai violentatori, i ribelli si salvavano dagli abusi”. Quando emersero le prove della sua presunta colpevolezza Kumiko è fuggita a Buenos Aires, dove finalmente si è arresa: “Sono innocente, non sapevo degli abusi”, ha detto al giudice.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/05/06/la-suora-selezionava-i-bimbi-piu-sottomessi-per-consegnarli-a_a_22072376/

  • Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

    Resta imputata e detenuta una suora per gli abusi in Mendoza: “Sono innocente, ho consegnato la mia vita a Dio”

    Hanno abusato di minorenni e disabili. Kosaka Kumiko ha detto che non sapeva niente. 

    di Roxana Badaloni

    Ammanettata e con giubbotto antiproiettile, la suora giapponese Kosaka Kumiko è stata trasferita ai tribunali mendocini, implicata come partecipante di primo piano negli abusi sessuali, percosse e corruzione di minori di bambini sordi internati nel collegio religioso Antonio Provolo, in Mendoza.

    La dichiarazione della suora è terminata dopo le 20:00. La sua imputazione è per “commissione dell’omissione del delitto di abuso sessuale con acceso carnale, in concorso ideale, con abuso sessuale gravemente oltraggiante, aggravato dall’essere l’autore incaricato della sorveglianza e per essere stato commesso contro un minore di 18 anni d’età approfittando della situazione di convivenza con lo stesso”.

    La religiosa rimarrà detenuta nel penitenziario di Agua de Avispas, vicino al carcere di Almafuerte.

    Passado il mezzogiorno, il pubblico ministero Flavio D’Amore, sostituto di Gustavo Stroppiana, aveva imputato la suora per tre fatti nei quali è stata denunciata, a partire dalle testimonianze di minorenni abusati, i quali hanno reso dichiarazione assistiti da interpreti del linguaggio dei segni e guidati da psicologi, poiché si tratta di vittime minorenni e disabili.

    “Sono innocente. Non sapevo degli abusi. Sono una persona buona, ho consegnato la mia vita a Dio”, ha detto la religiosa nella sua dichiarazione testimoniale. Per la Giustizia ci sono prove sufficienti che compromettono la suora. È stata respinta la richiesta di arresti domiciliari.

    L’avvocato difensore delle vittime, Sergio Salinas, dell’ONG Xumek, ha spiegato quali sono i tre casi per i quali è stata imputata Kumiko: “La denuncia di una giovane di 17 anni, che frequentava l’istituto ed ha dichiarato di essere stata abusata quando aveva 5 anni e che Kumiko le ha posto un pannolino per fermare l’emorragia provocata dall’abuso. Il caso dell’altra vittima che ha raccontato che la suora la mandava nella stanza del prete Horacio Corbacho (anch’egli detenuto) dove veniva abusata. E testimoni che dicono che la religiosa ha partecipato nella palpazione a bimbe, chiedendo che si tocchino tra loro e che vedeva pornografia insieme al custode Jorge Bordón (un altro detenuto) in un televisore”.

    L’avvocato Salinas ha commentato che la suora ha negato i fatti davanti alla Giustizia mendocina, ma non ha prodotto prove. Dovrà essere sottoposta a perizie psicologiche perchè si tratta di delitti sessuali.

    Kumiko aveva la missione di proteggere i bambini ipoacusici che vivevano lontani dal Gran Mendoza e rimanevano a dormire nel convitto del Provolo di Luján de Cuyo, dove sono stati commessi aberranti abusi. Ma la suora giapponese ha fatto tutto il contrario: si è dedicata ad identificare i bimbi più vulnerabili e a coprire i delitti che commettevano i suoi superiori. I testimoni contro di lei si accumulano e, quando la Giustizia è andata a cercarla, è fuggita. È stata latitante più di un mese fino a che, lo scorso martedì, si è consegnata in un commissariato della Città di Buenos Aires.

    Kumiko ha circa 60 anni ed ha lasciato l’Istituto Provolo di Mendoza tre anni fa. È accusata di avere maltrattato e ferito per le percosse gli alunni sordi che frequentavano l’istituto, di averli obbligati a mangiare fino a vomitare nel loro proprio piatto e di essere l’incaricata di identificare i minori più sottomessi che poi sarebbero stati abusati. Oltre alla suora, ci sono cinque uomini detenuti, due preti e tre impiegati (il custode, il chierichetto ed il giardiniere). Dei sacerdoti, quello con maggior potere nell’istituzione, l’italiano Nicola Corradi (82), trascina denunce di abuso sessuale su bambini dal 1984, a Verona, Italia. È stato trasferito in Argentina per coprire i suoi atti aberranti. L’altro prete detenuto è Horacio Corbacho (56), primo sacerdote laureato dalla Compagnia delle Sorelle di Maria, un ordine religioso per ipoacusici con sede in La Plata, alla quale appartiene questo collegio.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    https://www.clarin.com/sociedad/imputaron-monja-caso-abusos-mendoza-inocente-entregado-vida-dios_0_B1sxhxtJ-.html

  • Pedofilia, arrestata una suora giapponese: «Abusi sessuali su minorenni sordomuti»

    Pedofilia, arrestata una suora giapponese: «Abusi sessuali su minorenni sordomuti»

    Una religiosa giapponese, Kosaka Kumiko, è stata arrestata in Argentina, con l’accusa di aver preso parte ad abusi sessuali, nell’ambito delle indagini in corso da tempo nella sede di Mendoza dell’Istituto per sordomuti Provolo, con base a Verona. Kumiko, 42 anni – definita secondo i media locali da alcuni degli ex studenti la “suora cattiva” dell’istituto – è stata accusata dalla testimonianze di alcune delle vittime. Interrogata da un tribunale di Mendoza, la suora ha dichiarato di «non sapere niente degli abusi».

    Al termine dell’udienza, il legale delle vittime, Sergio Salinas, ha sottolineato che la religiosa «non ha in realtà detto niente che possa esimerla dalle sue responsabilità. Si è limitata a dire che non era responsabile, senza prove». Da tempo è in corso nel paese un’inchiesta contro impiegati amministrativi e due sacerdoti dell’istituto – uno dei quali, l’82/enne italiano Nicola Corradi – per presunti abusi pedofili ai danni di almeno 22 minorenni sordomuti. Corradi era già stato accusato di abusi nella sede di Verona dell’ istituto, le cui vittime si sono organizzate per chiedere giustizia a Papa Francesco e alla Chiesa.

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/pedofilia_arrestata_suora_giapponese_abusi_sessuali-2421397.html

  • MA PERCHÈ LA CHIESA NON AGISCE DECISA?

    MA PERCHÈ LA CHIESA NON AGISCE DECISA?

    Rete L’ABUSO è una Onlus di vittime, io compreso, abusate da sacerdoti. Ci occupiamo di accogliere e assistere, soprattutto dal punto di vista legale, coloro che si rivolgono all’associazione a seguito di abusi. Inoltre raccogliamo segnalazioni anche da fonti di varia natura, che poi archiviamo e cataloghiamo. Proprio come la vicenda di Carlos Buela, la cui presenza nell’Arcidiocesi di Genova è stata da noi documentata grazie agli avvisi delle vittime che ci seguono da tutto il mondo.

    Persone che si sono fatte forza e, in concomitanza con lo scandalo che in Argentina vedeva protagonista don Nicola Corradi, ci hanno scritto, mandato documenti e indicazioni che ci hanno permesso di localizzare Buela. Da quando abbiamo deciso di seguire da vicino queste sconvolgenti vicende, abbiamo capito che in Italia se ne verificano molte: negli ultimi 15 anni, sono stati più di 250 i preti coinvolti (135 condannati in via definitiva e i rimanenti in attesa di giudizio o svaniti nel nulla).

    Secondo quanto dichiarato nel 2014 da Papa Francesco in un’intervista, la categoria dei sacerdoti pedofili rappresenta una percentuale pari al 2% (dato che la nostra Onlus ritiene in difetto), quando solo in Australia, dal 1950, il 7% dei preti cattolici è accusato di aver commesso abusi su minori. Gli uomini di Chiesa, in ogni caso, compiono una percentuale di abusi superiore in confronto a quella che interessa insegnanti, allenatori, scout e altre figure spesso al centro di scandali.

    Ma le coperture che la comunità religiosa fornisce, consente ai carnefici di reiterare molte più volte rispetto a un laico: ricordiamo casi come quello di Laurence Marphy, accusato di aver abusato di più di 200 bambini. Oppure la vicenda dell’italiano don Roberto Mastro, che in un paesino di soli 1000 abitanti avrebbe abusato di 17 minori; a occhio e croce della maggioranza (per non dire tutti) dei bambini che possono vivere in un paesino di mille anime. Anche di lui si sono perse le tracce.

    Al momento, i fatti continuano a vedere una Chiesa che rifiuta il dialogo con vittime e associazioni che le tutelano, che vede membri della commissione interna – istituita da Bergoglio – andarsene sbattendo la porta causa inadempienze e insabbiamenti. Gli abbandoni di Peter Saunders e Marie Collins ne sono la prova.

    Vediamo anche che malgrado la pesante condanna dell’Onu e le sue successive raccomandazioni, il Vaticano continua a essere inadempiente.

    Come si potrebbe ridurre il problema?

    Con poche piccole direttive. Il Papa dovrebbe ordinare ai vescovi di denunciare i crimini all’autorità giudiziaria anziché far gestire loro i casi. Anche perché va ricordato che un tribunale canonico, oltre a non risarcire la vittima, applica la scomunica come pena massima, con il risultato che il prete pedofilo si trasforma in un pedofilo che di mestiere non fa più il prete.

    Infine auspichiamo (non solo nel caso dei preti e della pedofilia) un’adeguata educazione sessuale. Questa metterebbe il minore in condizione di percepire e riconoscere situazioni di potenziale pericolo e chiedere aiuto.

  • «CHIESA E PEDOFILIA, IL CASO ITALIANO» DI FEDERICO TULLI

    «CHIESA E PEDOFILIA, IL CASO ITALIANO» DI FEDERICO TULLI

    C’è un libro importante – ben più di «Lussuria» di Emiliano Fittipaldi – del quale i media presunti grandi continuano a non parlare perché scava nel tabù dei preti pedofili italiani ai quali il Vaticano continua – pur se proclama il contrario – ad assicurare copertura; si sa che tutto quanto mette in dubbio la “santità” dell’attuale papa è giudicato impubblicabile, soprattutto in Italia.

    Il libro è «Chiesa e pedofilia, il caso italiano» di Federico Tulli (*) pubblicato da L’Asino d’oro. Grazie a Uaar, cioè Unione degli Atei degli Agnostici e dei Razionalisti, sarà presentato dal suo autore il 28 aprile a Roma nella libreria Feltrinelli di viale Libia 186 con l’intervento di Francesco Zanardi della rete L’Abuso (**) e con Francesco Troccoli di Uaar a moderare il dibattito.

    «Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio»

    estratti di un recente articolo di Federico Tulli (***)
    Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.
    Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.
    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.
    Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo. […]

    C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco. […]
    In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta. […]
    (5 aprile 2017)

    (*) in “bottega” cfr La pedofilia non è vizio né lussuria ma un crimine ma anche il dossier Clero e pedofilia: «Non chiamateli Padri»

    (**) ne abbiamo parlato più volte, per esempio qui Dove giro per il «Boston Globe»? e qui Preti pedofili: in Italia “200 casi insabbiati”

    (***) ripreso da «Micromega».

    http://www.labottegadelbarbieri.org/chiesa-e-pedofilia-il-caso-italiano-di-federico-tulli/

  • Abusi sui sordomuti all’Istituto Provolo Pm e polizia cercano prove con un’escavatrice

    Abusi sui sordomuti all’Istituto Provolo Pm e polizia cercano prove con un’escavatrice

    Abusi al Provolo in Argentina: polizia scientifica, pubblico ministero e avvocati si sono presentati presso l’ Istituto in Luján «armati» di macchina escavatrice. Obiettivo: cercare una serie di prove a carico dei 9 indagati (di cui 5 arrestati, tra cui il prete veronese don Nicola Corradi) che,a detta di alcune vittime, potrebbero trovarsi sepolte nel giardino del Provolo. È l’ultimo risvolto dell’inchiesta condotta dal procuratore Gustavo Stroppiana sulle presunte violenze perpetrate sui sordomuti all’interno dell’Istituto. Un caso che è già sfociato nell’arresto lo scorso ottobre di don Corradi (82 anni, ora ai domiciliari per ragioni d’età e di salute), dell’altro religioso Horacio Corbacho (56), e dei dipendenti amministrativi José Luis Ojeda (41), Jorge Bordón (50) e Armando Gómez ( 56).Ancora latitante invece una suora che avrebbe concorso ai reati.

    Corriere di Verona

  • Abusi al Provolo Gli indagati salgono a nove

    Abusi al Provolo Gli indagati salgono a nove

    «Legati e violentati al Provolo». A Mendoza la procura iscrive altri tre nomi sul registro degli indagati:si aggiungono ai 5 arrestati (tra cui il veronese don Nicola Corradi) e alla suora latitante.

    «Incatenati e violentati all’Istituto Provolo». A Mendoza la procura argentina iscrive altre tre persone sul registro degli indagati: devono rispondere di abusi sessuali ai danni di bambini e ragazzi sordomuti e i loro nomi vanno ad aggiungersi a quelli dei 5 già arrestati a ottobre 2015 (tra cui spicca il prete veronese don Nicola Corradi) e della suora latitante.

    Al momento don Nicola ( foto) è agli arresti domiciliari per ragioni di età (ha 82 anni) e salute, mentre in carcere risultano tuttora detenuti

    un altro religioso, Horacio Corbacho, e tre amministrativi, Jorge Bordon, José Luis Ojeda e Armando Gomez. Colpita da mandato d’arresto internazionale invece è la suora giapponese Kosaka Kumiko, accusata di complicità negli abusi sessuali perpetrati sugli ospiti sordomuti dell’istituto.

    Quanto ai tre nuovi indagati, a farli incriminare è stata l’agghiacciante testimonianza di una delle vittime, una giovane di 23 anni ma che all’epoca delle violenze ne aveva soltanto 13. Nella sua denuncia, ha riferito di essere stata accompagnata in una soffitta e incatenata prima di essere abusata. Un dettaglio che coincide con altri emersi durante le indagini, anche se la 23enne ha dichiarato di essere stata violentata in una stanza diversa da quella in cui gli investigatori avevano trovato tracce delle catene. Inquietante anche il nome che veniva usato dagli aguzzini per descrivere la stanza degli abusi: la casetta di Dio. Oltre alle testimonianze delle vittime, a complicare il quadro accusatorio a carico dei presunti colpevoli di abuso, ci sarebbe anche altro materiale trovato nei computer oppure conservato in cd o chiavette elettroniche. Ci sarebbero anche fotografie e video a contenuto pedopornografico. Intanto il segretario di Culto della Nazione Santiago de Estrada ha parlato del caso Provolo davanti al Senato argentino. «È molto poco ciò che possiamo fare», si è lamentato. Nella riunione della Commissione delle Relazioni Esterne, presieduta dal senatore nazionale Julio Cobos, De Estrada ha criticato soprattutto la mancanza di informazioni sul caso e la lentezza con cui prosegue l’indagine giudiziaria: «C’è un segreto istruttorio, non sappiamo con certezza chi sono le vittime. Ci dicono che stanno prendendo le testimonianze e che per questo si sta ritardando tanto il processo. Stiamo in sospeso, ci piacerebbe sapere di più». I colpi di scena, comunque, non mancano di certo.E altri se ne annunciano a breve.

    https://www.pressreader.com/search?query=provolo&languages=it&hideSimilar=0

  • Pedofilia all’istituto argentino Provolo. Ci potrebbero essere altri 3 accusati

    Pedofilia all’istituto argentino Provolo. Ci potrebbero essere altri 3 accusati

    Oltre ai 5 già arrestati e alla suora latitante, una testimone ha parlato di altri tre uomini, di cui uno vestito da prete, sarebbero coinvolti.

    Sono 5 i detenuti e una latitante per lo scandalo pedofilia riguardante l’istituto Antonio Provolo in Argentina. Oltre al sacerdote veronese Nicola Corradi, agli arresti domiciliari per via dell’età e della salute, c’è un altro religioso Horacio Corbacho e tre amministrativi: Jorge Bordon, José Luis Ojeda e Armando Gomez. La latitante invece è la suora giapponese Kosaka Kumiko, accusata di complicità negli abusi sessuali commessi sui bambini sordomuti dell’istituto.

    A questi soggetti, si potrebbero aggiungere altri 3 uomini, di cui uno vestito come un prete, ma al momento non è certo se indossasse soltanto gli abiti o se fosse un religioso a tutti gli effetti. Queste nuove rivelazioni sono state fatte da una vittima che oggi ha 23 anni ma che all’epoca delle violenze ne aveva soltanto 13. La sua testimonianza è stata riportata da Ignacio de la Rosa per il giornale argentino Los Andes, tradotto Roberta Pietra per la Rete L’Abuso Onlus.

    A quanto riferito dalla giovane, oltre agli accusati avrebbero partecipato alle violenze altre tre persone, tra cui appunto un presunto sacerdote. Anche questa vittima ha riferito di essere stata portata in una soffitta e incatenata prime di essere abusata. Un dettaglio che coincide con altri emersi durante le indagini, anche se la 23enne ha dichiarato di essere stata violentata in una stanza diversa da quella in cui gli investigatori avevano trovato tracce delle catene. Inquitante anche il nome che veniva usato dagli aguzzini per descrivere la stanza degli abusi: la casetta di Dio.

    Oltre alle testimonianze delle vittime, a complicare il quadro accusatorio a carico dei presunti colpevoli di abuso, ci sarebbe anche altro materiale trovato nei computer oppure conservato in CD o chiavette elettroniche. Ci sarebbero anche fotografie compromettenti, pannolini insanguinati usati per tamponare le ferite lasciate sul corpo delle vittime abusate e anche pillole anticoncezionali da somministrare alle bambine violentate.

    https://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-possibili-altri-tre-accusati-24-aprile-2017.html