Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Nicola Corradi

  • Provolo: nuove denunce contro vecchi abusatori

    Provolo: nuove denunce contro vecchi abusatori

    Un’ex alunna del collegio per sordi della città mendozina di Luján de Cuyo ha aggiunto tre accusati alla lista di preti, suore ed impiegati pedofili. Il “fratello” Giuseppe Spinelli nella mira?

    La settimana scorsa ci sono state novità nella causa giudiziaria per la quale sono già detenute cinque persone accusate di avere commesso abusi sessuali ed altri maltrattamenti su una ventina di bambine e bambini tra i 4 ed i 17 anni nell’Istituto Antonio Provolo di Luján de Cuyo.

    Come abbiamo già informato, giovedì una giovane di 23 anni (che ha studiato lì fino all’anno 2006) ha dato testimonianza davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana ed ha confermato che ha sofferto ripetute violenze da parte di tre uomini nell’Istituto. Secondo quanto emerge dalle sue dichiarazioni, uno di questi uomini potrebbe essere un sacerdote o qualcuno molto relazionato con la gerarchia cattolica, poiché al momento di commettere gli attacchi sessuali vestiva come un prete.

    Questa nuova dichiarazione ha provocato un nuovo giro nella causa, elevando a nove il numero delle persone imputate di avere commesso gli abusi o meglio di essere partecipanti necessari di essi. Questi tre nuovi accusati si aggiungono ai preti  Nicola Corradi ed Horacio Corbacho e gli impiegati del Provolo Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez (tutti detenuti -Corradi agli arresti domiciliari-) e alla suora giapponese Kosaka Kumiko, latitante da varie settimane.

    Los nombres de los tres nuevos acusados no trascendieron públicamente e incluso algunos medios dijeron, basándose en “fuentes judiciales”, que la joven no los recordaría. En lo que sí coinciden las versiones es en que la víctima detalló los rasgos físicos de sus atacantes e incluso aseguró que uno de ellos utilizaba vestimenta religiosa.

    Il pubblico ministero Stroppiana ha detto al quotidiano Clarín, dopo avere ascoltato la testimonianza della giovane di 23 anni, che il suo compito ora è “analizzare questa nuova testimonianza ed ottenere altre prove per procedere ad ulteriori imputazioni”. Per questo nella mattina di venerdì si è diretto alla sede del Provolo (attualmente chiusa), accompagnato da rappresentanti delle parti e da una macchina scavatrice.

    Dopo avere rimosso la terra da un giardino della proprietà (indicato dalla giovane come il luogo dove ha visto seppellire corde, catene e materiale pornografico più di dieci anni fa) il pubblico ministero ha detto che non si sono ottenute prove. Tuttavia la testimonianza della vittima ha apportato molte precisazioni e dati rilevanti. Per caso, ha identificato in un’ispezione oculare una soffitta nella quale era stata condotta per una sessione di tortura sessuale dai tre uomini accusati. Questa soffitta, si precisa, non è la stessa che era già stata identificata come “la casetta di Dio” da altre vittime.

    Chi è e dove sta il “fratello Giuseppe”?

    Il prete italiano Nicola Corradi oggi passa i suoi giorni detenuto in una casa di Mendoza. Ed è molto difficile che possa schivare il processo penale che lo vede protagonista di decine di abusi sessuali e torture fisiche e psicologiche.

    Ma Corradi, oggi di 82 anni, abusava bambine e bambini da almeno 50 anni, quando nella sede madre del Provolo di Verona ha cominciato ad avere sotto la sua tutela decine di bambini sordi. Varie delle sue vittime italiane, già adulte, lo hanno denunciato nel 2009 davanti al Vaticano insieme ad altri preti e “fratelli” (così si denomina uno dei gradini inferiori a quello di sacerdote nella categoria ecclesiastica).

    Tra questi “fratelli” si trovava Giuseppe Spinelli, il quale come Corradi ed altri pedofili dovettero partire verso le sedi del Provolo d’Argentina quando le successive lamentele e rumori per i loro abusi sessuali hanno cominciato a macchiarli dentro le loro congregazione.

    Secondo varie fonti, Spinelli si è trasformato nella mano destra di Corradi nella sede del Provolo di La Plata, dove sono caduti direttamente dall’Italia nel decennio del 70. Anni dopo, verso la fine degli anni 90, entrambi si istallarono nella sede di Luján de Cuyo che cominciava le sue funzioni come istituto per sordi e ipoacustici.

    Negli ultimi anni Spinelli ha acquisito un costante basso profilo nel Provolo di Mendoza, al punto che molte persone vicine all’istituzione assicurano di non conoscerlo né averlo mai visto. E c’è chi assicura che il suo ostracismo sarebbe causato da un debole stato di salute che quasi lo porta alla morte una decina di anni fa.

    Tuttavia, nessuno può affermare con sicurezza se Spinelli è ancora in Mendoza, o se è tornato qualche volta a La Plata o anche se è andato a passare i suoi ultimi anni nella sua Verona natale (anche questa ultima è poco probabile a causa del fatto che le denunce che lo hanno scacciato da lì non si dimenticano). Inoltre, nessuno può assicurare fino ad ora che Spinelli sia ancora vivo.

    Di fronte alle nuove denunce di una giovane ipoacustica di 23 anni sugli abusi sessuali sofferti nell’Istituto Provolo di Luján de Cuyo, alcune domande si impongono.

    Visto che la sua permanenza nella sede di Luján de Cuyo coincide temporalmente con la recente denuncia della giovane di 23 anni, è Giuseppe Spinelli (o il “fratello Giuseppe”, come si è fatto sempre chiamare in Argentina) uno dei nuovi accusati?

    Sarà arrestato Spinelli, sia per i suoi crimini sessuali commessi in Italia o per avere coperto e chissà commesso questi stessi crimini in Argentina?

    Se non è tra gli accusati, ha qualcosa da dire su tutto questo Spinelli o pensa di portarsi tutta la sua memoria ed il suo vissuto alla tomba?

    Una cosa è certa. Abbia o no violato bambine e bambini in Argentina e sia o no ancora nel paese, Giuseppe Spinelli è oggi un pezzo importante di questo puzzle di terrore.

    Bisognerà vedere se il Potere Giudiziario (che già accumula 1.500 fogli in un faldone al rosso vivo) è a tempo per trovarlo, domandargli del suo passato ed il suo presente e tirargli fuori anche solo dei ritagli di verità.

    Guarda il documentario Non abuserai (il comandamento negato nella Chiesa di Francesco)

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Provolo-nuevas-denuncias-contra-viejos-abusadores

  • PEDOFILIA al PROVOLO: Indagato un altro prete veronese ?

    PEDOFILIA al PROVOLO: Indagato un altro prete veronese ?

    MENDOZA: Continuano senza sosta le indagini della magistratura argentina e arrivano a nove gli indagati legati all’Istituto Antonio Provolo di Luján de Cuyo.

    L’inchiesta, partita nel novembre scorso, aveva coinvolto oltre al prete veronese Nicola Corradi anche il collega don Horacio Corbacho e altri tre dipendenti dell’Istituto argentino, Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez oltre alla suora giapponese  Kosaka Kumiko, oggi latitante e inseguita da un mandato di cattura internazionale.

    Nelle ultime ore si sono aggiunti altri tre indagati, tra cui un altro sacerdote, si dice il “braccio destro” di don Corradi che da indiscrezioni che oramai da tempo giungevano dai nostri corrispondenti, sembrerebbe essere un altro veronese come riporta “La Izquierda Diario”, fratel Giuseppe Spinelli, anche lui citato in più occasioni dagli ex allievi dell’istituto veronese i quali lo denunciarono anche in sede di Commissione di Inchiesta a Verona. Anche lui come Corradi trasferito anni fa in Argentina.

    Quello di fratel Spinelli è un vero e proprio giallo che va avanti da mesi ormai, si perché Spinelli scompare da Luján de Cuyo pochi giorni dopo l’arresto di don Nicola Corradi e svanisce nel nulla. Solo nel febbraio scorso, dopo diverse ricerche il nostro avvocato a Mendoza Carlos Lombardi, riesce ad ottenere una dichiarazione ufficiale, ovvero che fratel Spinelli è morto.

    Ma la dichiarazione convince poco, sia per le tempistiche con le quali Spinelli scompare, sia perché nessuno sa dire che fine abbia fatto la sua salma.

    Nel frattempo si sono rese necessarie altre perquisizioni nell’istituto di Luján de Cuyo le quali hanno portato il pm Gustavo Stroppiana alla scoperta di una seconda “soffitta degli orrori”. Il ritrovamento di questa seconda stanza di tortura è stato possibile grazie alla testimonianza di una vittima che ha dato il via al sopraluogo. La vittima ha anche indicato un luogo dove una decina di anni fa sarebbe stato sepolto del materiale pornografico oltre a oggetti di tortura come catene ecc, materiale che però a distanza di così tanti anni non è stato trovato.

    Durante la perquisizione nell’istituto , che ricordiamo è stato chiuso dalle autorità locali, gli inquirenti hanno rinvenuto nascosti in un buco nel muro dei negativi compatibili con una macchina fotografica che era stata ritrovata in una precedente perquisizione. Nelle varie stanze perquisite sono state rinvenute anche delle pillole anticoncezionali e dei pannolini sporchi di sangue.

    Nota stampa dell’Ufficio di Presidenza

  • Provolo: per il Segretario di Culto, l’indagine va molto lentamente

    Provolo: per il Segretario di Culto, l’indagine va molto lentamente

    Il segretario di Culto della Nazione ha parlato in Senato alla presenza dei legislatori di Mendoza. “È molto poco ciò che possiamo fare”, si è lamentato.

    Nella riunione della Commissione delle Relazioni Esterne di oggi, presieduta dal senatore nazionale per la UCR, Julio Cobos, è stato presente il segretario di Culto della Nazione, Santiago de Estrada, il quale ha dato informazioni sul caso Provolo ed ha risposto alle inquietudini dei senatori presenti. 

    De Estrada si è lamentato per la mancanza di informazioni sul caso ed ha criticato la lentezza con la quale avanza l’indagine giudiziaria. “C’è un segreto istruttorio, per questo contiamo con molta poca informazione. Non sappiamo con certezza chi sono le vittime. Ci dicono che stanno prendendo le testimonianze e che per questo si sta ritardando tanto il processo. Stiamo in sospeso, ci piacerebbe sapere di più“, si è difeso il funzionario.

    Anche il segretario di Culto si è riferito alla commissione investigatrice inviata dalla Santa Sede, i quali incontrarono i preti detenuti, ma non le vittime ed i loro familiari. “Torneranno a Mendoza la settimana che viene a chiedere l’accesso al fascicolo. Non si sono incontrati con le vittime perchè non hanno la certezza su chi sono. È stato chiesto loro di presentare uno scritto con gli elementi dell’indagine a coloro che vogliono avere l’accesso“, ha spiegato.

    Rispetto al possibile intervento che possa avere la segreteria di Culto, De Estrada ha minimizzato l’ingerenza del suo portafoglio: “Sono 500 istituzioni di culto cattolico iscritte in tutto il paese. La segreteria chiede gli statuti, la costituzione e la nomina di autorità; ma non può fare molto di più. Non possiamo chiedere precedenti ai chierici, né intrometterci nella vita interna di ogni istituzione. Non ci corrisponde la funzione di supervisione“, declinando le responsabilità il funzionario.

    “Quando sapremo chi sono le vittime e che tipo di aiuto necessitano, potremo intervenire dallo Stato. Ci sono 500 istituzioni iscritte e quella denunciata è una sola“, ha argomentato il segretario di Culto.

    Infine, De Estrada si è riferito alla richiesta di informazioni a Verona sui precedenti del prete Nicola Corradi, il quale avrebbe già avuto denunce di abuso prima di arrivare in Argentina nel 1969. “Sono state chieste informazioni a Verona sui precedenti di Corradi ma non hanno risposto; continueremo ad insistere. Non posso fare una richiesta formale ma una richiesta informale“, ha chiuso De Estrada.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.mdzol.com/nota/729732-para-el-secretario-de-culto-la-investigacion-va-muy-lenta/

  • Provolo: altre 3 persone sotto accusa, uno sarebbe un sacerdote

    Provolo: altre 3 persone sotto accusa, uno sarebbe un sacerdote

    Sono state denunciate ieri da un’ex alunna dell’Istituto religioso. Si sommano ai cinque detenuti e alla suora in fuga

    Ignacio de la Rosa – idelarosa@losandes.com.ar

    Una testimonianza rivelatrice con dettagli da brivido rilasciata da una ragazza di 23 anni durante la mattina di ieri ha coinvolto altri 3 uomini nei casi di violenze ed altri abusi sessuali nel già chiuso istituto religioso Antonio Provolo (Luján de Cuyo).

    In questo modo e in accordo alla relazione della vittima – che ha detto di essere stata abusata nel luogo prima del 2006 (anno in cui ha abbandonato l’istituzione)-, queste 3 persone si sommerebbero agli amministrativi già detenuti ed imputati per almeno 26 episodi commessi contro minori sordomuti.

    Secondo quanto sottolineato da Oscar Barrera, avvocato della vittima -la quale aveva già prestato dichiarazione, anche se ieri ha chiesto di ampliarla-, lei ha aggiunto che alcuni dei 5 detenuti e la suora giapponese Kosaka Kumiko (oggi latitante) sono stati complici di queste altre 3 persone, le quali l’hanno violentata in una soffitta dove c’erano anche delle catene.

    La víttima ha partecipato ieri ad un’ispezione oculare nella sede di via Boedo ed ha guidato il pubblico ministero Gustavo Stroppiana, gli avvocati querelanti ed uno dei difensori nella stanza dove lei dormiva e nel luogo dove ha assicurato essere stata vessata.

    “Si tratta di una soffitta diferente da quella che avevano indicato le altre vittime e le catene delle quali parlava già non stavano nel luogo”, ha sottolineato Barrera.

    La denunziante ha lasciato l’istituto nel 2006, quando aveva 13 anni, ed ha detto che gli abusi sono stati commessi in reiterate opportunità prima di questa data. Inoltre, ha indicato che una delle tre nuove persone coinvolte vestiva come un prete “anche se non si può determinare se era prete o no, o se era parte dell’ordine religioso”, ha sottolineato una fonte giuridica.

    “Si da un giro importante nella causa, perchè in accordo a questa denuncia si sommano altre 3 persone alle 5 che già sono imputate e detenute (NdR: i preti Nicola Corradi -agli arresti domiciliari- e Horacio Corbacho, gli amministrativi Jorge Bordón, José Luis Ojeda e Armando Gómez), che accusa di avere partecipato come complici”, ha sottolineato Barrera.

    Nel corso del giorno di oggi potrebbero emergere altre novità nella causa. Ad eccezione di Corradi, gli altri  4 imputati sono alloggiati in una cella del carcere di Boulogne Sur Mer ed ora la pista punta ad identificare i 3 nuovi indicati.

    Questa settimana, periti avevano percorso lo stabilimento ed analizzato il luogo conosciuto come “la casetta di Dio” (la soffitta), dove i bimbi hanno dichiarato di essere stati abusati. Durante le perquisizioni sono state aperte più di 200 stanze dell’istituto e sono state trovate prove che complicano ancora di più le posizioni degli accusati , inclusi alcuni docenti dell’istituto.

    Secondo quanto ha sottolineato opportunamente l’avvocato querelante Sergio Salinas, sono stati sequestrati computer, CD, carte scritte a mano, una chiavetta elettronica, macchine fotografiche a scatto e pillole anticoncezionali. Le macchine fotografiche a rullino coinciderebbero con i negativi trovati in una perquisizione precedente, nascosti in un buco nella parete di un’altra stanza. Inoltre, in una stanza contigua, sono state trovate anche catene e pannolini insanguinati.

    “In una delle stanze delle custodi del settore delle bambine, che si suppone si tratti di una suora, c’erano pillole anticoncezionali”, ha commentato Salinas.

    Hanno trovato anche una nota del 2014 nella quale una maestra commenta ad un’altra che una madre è arrabbiata perché è stanca che suo figlio abbia “incidenti” nella scuola. “Sembra che voglia farsi dare denaro dalla scuola”, conclude la nota della donna.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.losandes.com.ar/article/provolo-acusan-a-otras-3-personas-en-la-causa-y-uno-seria-sacerdote

  • Condannato dal Vaticano e “rifugiato” a Genova nella diocesi del cardinale Angelo Bagnasco

    Condannato dal Vaticano e “rifugiato” a Genova nella diocesi del cardinale Angelo Bagnasco

    Mentre continuano i colpi di scena nel caso internazionale del prete italiano don Nicola Corradi, accusato di abusi dagli ex allievi dell’istituto Provolo di Verona, poi “rifugiato” in Argentina nell’omonimo istituto e dalla fine di novembre scorso agli arresti insieme ad altre quattro persone con l’accusa di aver abusato di una sessantina di alunni sordi, a Genova, nella diocesi diretta proprio dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco, si scopre che c’è un altro “rifugiato” argentino.

    Stiamo parlando di padre Carlos Buela, che, nel marzo del 1984, fondò la congregazione dell’I.V.E., Istituto del Verbo Incarnato, anch’egli accusato di abusi sessuali, in Argentina, da una ventina di seminaristi, ma, a differenza di don Nicola Corradi, “indagato” dal Vaticano, che lo ha sanzionato.

    Padre Buela fu denunciato la prima volta nel 2005 da un seminarista, oggi 31enne, il quale lo accusava di “molestie subite dall’età di 12 anni“, per le quali in quell’occasione la chiesa decise di non prendere alcun provvedimento. Nel 2009, però, a carico di Buela arrivarono altre denunce di violenza sessuale, circa una ventina e sempre da parte di seminaristi appartenenti all’Istituto del Verbo Incarnato della città di San Rafael (Mendoza, Argentina), che, dopo un’indagine, nel 2010 lo avrebbero costretto a rinunciare al suo incarico.

    La sanzione inflitta a padre Buela per quella che verrà definita “cattiva condotta sessuale e manipolazione delle coscienze” sarà molto timida e generosa, se la caverà con la rimozione dall’Ufficio di Superiore Generale dell’IVE e sarà trasferito inizialmente nell’Abazia “La Pierre Qui Vere”, in Francia, dove sotto il controllo dell’Abate dovrà risiedere fino al nuovo ordine.

    Successivamente, nel 2012, padre Buela sarà trasferito in un monastero spagnolo, quello di “San Isidro de Dueñas de Palencia”, per poi “sbarcare” nel 2015 a Genova presso l’Istituto Religioso Maschile dell’IVE in località Dinegro.

    Tutto ciò accade proprio mentre in Argentina esplode il caso del veronese don Nicola Corradi e proprio quando le vittime che in precedenza avevano denunciato padre Buela all’Autorità Ecclesiastica che nel frattempo lo ha trasferito a Genova, decidono questa volta di denunciarlo tramite l’avvocato Carlos Lombardi – che assiste la Rete L’ABUSO in Argentina – anche alla giustizia civile; lui, però, non c’è più.

    Come mai? Grazie ai trasferimenti troppo facili, resi possibili da accordi tra la Santa Sede e i vari paesi che troppo spesso hanno fini tutt’altro che religiosi, come testimonia un altro caso attuale e sempre argentino, quello di Kusaka KomiKo, una suora colpita da un mandato di cattura internazionale emesso pochi giorni fa, anche lei coinvolta nello scandalo dell’Istituto Provolo di Mendoza e anche lei, come Buela, don Corradi, padre Reverberi e tanti altri, trasferita in un altro paese e sottratta di fatto alla giustizia, per la rabbia delle vittime costrette ad assistere impotenti.

    Anche quello di padre Carlos Buela è un caso esploso quando Bergoglio – oggi Papa Francesco – era arcivescovo di Buenos Aires. Allora, il papa era Benedetto XVI. Un caso che ancora una volta dimostra come la linea della chiesa non sia affatto cambiata e continui a lasciare le sue vittime senza giustizia.

  • Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

    di Federico Tulli

    Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.

    Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.

    «Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.

    Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo.

    «Gugole – si legge nel testo – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti». In realtà sarebbe difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come mi raccontò il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali».

    Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro si continuerà a indagare mentre per altri non è possibile perché deceduti oppure perché dimessi dall’Istituto. Tra i “prosciolti” figurano i nomi di don Nicola Corradi (che non è parente di don Danilo) arrestato nel novembre del 2016 a Mendoza con l’accusa di aver abusato alcuni minori nella sede argentina del Provolo in cui fu trasferito a metà anni 80 e di cui è direttore. E c’è quello dell’ex vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro, per il quale il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le sue «virtù eroiche», inserendolo tra i venerabili, primo passo verso la beatificazione. Il loro accusatore, Gianni Bisoli, nel 2012 era stato ritenuto inattendibile nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

    In particolare, Bisoli ha sempre raccontato di essere stato violentato dal vescovo anche nel 1964, durante il suo ultimo anno di permanenza nell’istituto. Tuttavia, quando lo intervistai nel 2013 per uno dei miei libri su Chiesa e pedofilia, mi spiegò che il dottor Sannite gli fece vedere un documento firmato da don Danilo Corradi nel quale era apposta come data di sua dismissione dall’Istituto Provolo il 20 giugno 1963 (vedi foto).

    La data quindi non coincideva con la ricostruzione fornita dalla presunta vittima. Ebbene, mi disse Bisoli, «sull’originale che mi fu mostrato la data ha un refuso, appare abrasa e modificata ed è scritta con una grafia diversa rispetto al resto del documento, ma soprattutto è antecedente a quella della mia ultima pagella a firma dell’insegnante don Eligio Piccoli, che ricordavo datata 27 giugno 1964». A nulla portarono le sue perplessità. Nonostante le evidenti manomissioni non fu creduto.

    E qui veniamo all’oggi e a un misterioso furto avvenuto intorno al 20 marzo scorso nell’Istituto Provolo, denunciato dall’associazione sordi Provolo e da Bisoli, i quali hanno chiesto alla magistratura scaligera di indagare sulla «sparizione» di documenti inerenti proprio la vicenda degli abusi. Tra questi documenti ci sarebbe il foglio di congedo dalla scuola la cui copia Sannite mostrò a Bisoli nel corso dell’audizione. Il vecchio “Provolo” non è protetto da sofisticati sistemi d’allarme, del resto cosa può mai offrire un istituto scolastico ormai dismesso? Fatto sta che dei ladri sarebbero entrati con il fine di portar via delle carte apparentemente prive di valore.

    C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 (vedi foto) – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco.

    In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta.

    Nei confronti di don Nicola, oggi 80enne, la magistratura italiana non è mai potuta intervenire per via della prescrizione ma il presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, spiega che l’esposto serve ad appurare eventuali responsabilità della diocesi di Verona: «Abbiamo chiesto di verificare se ci sono state omissioni e negligenze, dal momento che Corradi era già stato denunciato dalle vittime italiane ben prima dei fatti di cui è accusato in Argentina, senza che venisse preso alcun provvedimento». L’obiettivo di Rete l’Abuso è far riaprire il caso anche in Italia. «Perché – si chiede Zanardi – don Corradi nonostante le accuse nei suoi confronti venne trasferito dalla Curia di Verona in un’altra sede, sempre a contatto con dei minori, invece di essere rimosso dai suoi incarichi?».

    Ad intricare ulteriormente la vicenda e addensare nubi sull’Istituto Provolo, sulla diocesi di Verona e sulle strategie attuate dalla Santa Sede per gestire il fenomeno criminale degli abusi su minori compiuti personale ecclesiastico, c’è la recente notizia data dalla stampa argentina relativa a un mandato di cattura internazionale spiccato nei confronti di una suora dell’istituto Provolo di Mendoza, Kosaka KumiKo. La suora è accusata di complicità in abuso sessuale aggravato e secondo le fonti locali potrebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto cattolico veronese ha un’altra succursale.

  • Catene e abusi sessuali su sordomuti: religiosi in carcere, suora ricercata con mandato internazionale

    Catene e abusi sessuali su sordomuti: religiosi in carcere, suora ricercata con mandato internazionale

    Squallida e atroce storia che coinvolge la scuola per sordomuti in Argentina “Antonio Provolo” e la sua filiale di Verona, l’Istituto Provolo italiano

    Difficile dover pronunciare e scrivere la parola religiosi per esseri umani capaci di approfittare del corpo e della debolezza di ragazzi che frequentavano la sede di Lujàn, per sordomuti in Argentina “Antonio Provolo” e la stessa cosa succedeva a Verona, dove nell’Istituto Provolo italiano, si consumavano atroci violenze fisiche e sessuali nei confronti di giovani privi della facoltà di parlare e sentire, indifesi e alla mercé di indicibili violenze e brutalità, dove si usava ogni mezzo coercitivo, catene comprese.

    È don Nicola Corradi, ai domiciliari in Argentina, ottantaduenne di Verona, al centro di questa amara vicenda, venuta alla luce nel 2009, per poi spegnersi inspiegabilmente nella prescrizione. Oggi, la denuncia di tante vittime, che hanno raccontato le violenze subite ha permesso di riaprire l’inchiesta, che a Verona, la procuratore Angela Barbaglio, sta svolgendo dall’inizio dell’anno, per dar voce e riscatto alle vittime, per togliere il silenzio, all’indifferenza e all’ignavia.

    Don Corradi, ora in carrozzina, è finito in nel carcere di Boulogne Sur Mer (poi ai domiciliari per l’età e condizioni di salute) e con lui altri quattro camerati dell’istituto, implicati in questa storia dell’orrore, vissuta dentro una stanza raggiungibile dopo lunghe labirintiche attraversate fatte di scale, botole ingabbiate sul pavimento che conducevano in quell’inferno, dove uomini di “fede” hanno esercitato la peggior dottrina umana ( e una suora, Kosaka Kumico che sembra coinvolta e per ora latitante, ma inseguita da un mandato di cattura internazionale).

    La verità ora è leggibile, anche grazie anche a una ragazza argentina che ha appena compiuto diciott’anni e ha testimoniato, ha tirato fuori la voce che non ha e con i suoi mezzi ha rivelato ciò che gli occhi hanno visto e patito. Il pubblico ministero Gustavo Stroppiana, ha chiesto la verifica e poi la chiusura della struttura delle “nefandezze”.

    E a casa “nostra?” Verona mostra le sue ferite: nella casa madre dell’istituto, ex allievi che ora sono adulti vissuti con questo peso nel cuore, la stessa storia di violenze abusi inflitti da 25 religiosi.

    L’associazione “Antonio Provolo” con la Onlus “Rete l’Abuso”, si affidano nuovamente alla Procura per chieder giustizia e per rivendicare le responsabilità dell’Istituto, che pur sapendo, a loro giudizio ha taciuto, fino a manomettere e nascondere documenti che avrebbero potuto inchiodarlo e costringerlo a pagare penalmente il silenzio e la complicità.

    Chiedono chiarezza e riscatto attraverso una nuova indagine, che dovrà toccare il nervo scoperto e dolorante di una storia che ha visto come protagonisti bambini e adolescenti senza voce e parola, vittime di atrocità compiute da menti malvagie in un luogo mascherato da istituto di fede.

    Penoso il riferimento all’Italia e all’Argentina, che ci aveva abituati all’immagine di due paesi che si congiungono attraverso la presenza di Papa Francesco e la forza del suo messaggio d’amore.

    Andreina Corso

    Abusi sessuali su sordomuti: religiosi in carcere, suora ricercata con mandato internazionale

  • Provolo, catene e abusi sessuali Lo scandalo fra Verona e Argentina

    Provolo, catene e abusi sessuali Lo scandalo fra Verona e Argentina

    Il direttore dell’istituto per sordomuti ai domiciliari. Mandato di cattura per la suora

    VERONA Don Nicola Corradi. Per tentare di sbrogliare la matassa di uno scandalo destinato a rimbalzare per migliaia e migliaia di chilometri, è impossibile prescindere dalla storia di questo sacerdote veronese di 82 anni, ai domiciliari in Argentina. È lui, provato dall’età avanzata e costretto su una sedia a rotelle, la figura cardine della maxi-inchiesta deflagrata lo scorso autunno nel Paese natale di Papa Bergoglio. Un’indagine su una serie di abusi ai danni di una sessantina di alunni che frequentavano la sede di Lujàn dell’Istituto per sordomuti «Antonio Provolo».

    Ma a pesare sul suo conto è anche il passato raccontato dalle altre vittime di questo scandalo internazionale: quelle che a Verona, dopo la maxi denuncia del 2009 schiantatasi contro il muro della prescrizione, proprio a seguito delle vicende argentine sono tornate a «chiedere giustizia ». Con tanto di riapertura dell’inchiesta a gennaio da parte della magistratura scaligera coordinata dal procuratore Angela Barbaglio. La giustizia sudamericana, spinta anche da una «reazione di popolo» impressionante, ha optato da subito per la linea dura: in carcere a ottobre sono finiti in quattro tra religiosi e dipendenti dell’Istituto e per don Corradi, dopo alcuni mesi passati nel penitenziario di Boulogne Sur Mer, sono scattati i domiciliari. Intanto le indagini proseguono e si arricchiscono di giorno in giorno di particolari degni di un film dell’orrore.

    Nelle ultime ore è emersa l’inquietante notizia di una vera e propria «stanza degli orrori» scoperta dagli investigatori nella sede di Lujàn grazie alla testimonianza di un’ex alunna (che ha appena compiuto 18 anni). È stato il pm Gustavo Stroppiana a ordinare una verifica nella struttura (nel frattempo è stata chiusa). «Arrivarci è difficile, dopo cinque rampe di scale non continuative ma ad ostacoli l’abbiamo finalmente individuata — dice il pm Stroppiana —. Siamo arrivati fino alla soffitta, un percorso impervio. Devi salire al primo piano, camminare alcuni metri, salire ancora un altro piano, fino alla soffitta. Lì è tutto molto tetro e oscuro, proprio come ci aveva detto la ragazza. La stanza si apre attraverso una botola nascosta. Dentro, al posto delle catene descritte dalla giovane, abbiamo trovato il buco alla parete dove, a prima vista, dovevano trovarsi». Alunni legati e costretti a subire ogni sorta di nefandezza. Scortati anche da una suora di origini giapponesi, Kosaka Kumiko, ora latitante e sulla quale pende un mandato di cattura internazionale emesso dall’autorità argentina. Ma i colpi di scena non mancano nemmeno in riva all’Adige, nella città dove ha sede la casa madre dell’Istituto. In quella Verona dove, secondo il racconto degli ex allievi, tra gli anni ‘50 e gli anni ‘80, sarebbero stati perpetrati sevizie e abusi da parte di sacerdoti e fratelli.

    Vicende denunciate nel 2009 dall’associazione sordi «Antonio Provolo», che aveva fatto i nomi di 25 persone, tra le quali don Nicola Corradi, già trasferito in Argentina. Sulle molestie e sulle violenze era caduta la mannaia della prescrizione. Ma ora l’associazione, insieme alla onlus «Rete L’Abuso», ha presentato nuovi esposti in Procura, che hanno portato alla riapertura dell’indagine. I fari non sono più puntati sulle molestie, ma sull’operato dell’Istituto a seguito dello scandalo. Il sospetto è che qualcuno possa aver manomesso documenti o raccontato il falso per nascondere la verità sugli abusi perpetrati a Verona anche da don Corradi. E nei giorni scorsi, «L’Abuso» ha denunciato pubblicamente un furto di documenti nella sede veronese dell’Istituto, con tanto di rivendicazione da parte del presunto autore su Facebook.

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2017/3-aprile-2017/provolo-catene-abusi-sessuali-scandalo-verona-argentina-2401440575962.shtml

  • Abusi al Provolo: il Papa invia i suoi 007 in Argentina

    Abusi al Provolo: il Papa invia i suoi 007 in Argentina

    Iniziativa del Vaticano all’indomani del mandato di cattura internazionale scattato per una suora

    VERONA Abusi sui sordomuti al Provolo: a Mendoza, dove la magistratura argentina ha aperto un’inchiesta in parallela con gli inquirenti veronesi, non sono ancora finiti i colpi di scena all’indomani del mandato di cattura internazionale scattato nei confronti della suora Kosaka Kumiko, accusata non solo di aver taciuto le violenze ma anche di avevi assistito in prima persona e di aver «coadiuvato» il veronese don Nicola Corradi e gli altri arrestati mentre perpetravano gli aberranti soprusi sugli alunni della sede del Provolo a Lujan de Cuyo.

    La novità, stavolta, giunge direttamente dal Vaticano perché ieri la Santa Sede ha deciso di inviare un gruppo di sacerdoti delegandoli a <<indagare» per conto della Chiesa come previsto dalle disposizioni del diritto canonico. I religiosi mandati dal Papa sono di Cordoba e hanno come primario il compito di seguire da vicino il processo che comincerà tra poche settimane.

    Intanto la procura argentina continua a dare la caccia a suor Kosaka: apparentemente starebbe in Uruguay, ma il suo domicilio effettivo è sconosciuto, pertanto e stato emesso l’ordine di cattura internazionale nei suoi confronti. ll pubblico ministero Gustavo Stroppiana, parlando con i media locali, ha rivelato che si sospetta abbia insabbiato gli abusi per anni. Inoltre una testimone ha denunciato di essere stata violentata da don Corradi per 5 anni e che la religiosa oltre a essere presente durante gli abusi avrebbe anche fatto in modo di tamponare poi le perdite di sangue accusate dalla giovane.

    Secondo gli investigatori, la religiosa aveva un «forte vincolo» sia con l’allora direttore del Provolo, don Corradi, sia con Corbacho, l’altro prete in stato di arresto per gli abusi e la corruzione dei minori sordomuti. Stando a quanto sta emergendo dalle indagini, la suora di origini giapponesi aveva l’incarico di accudire le bambine nel convitto, dove alloggiavano le studentesse che venivano da lontano e che. per questo restavano in modo permanente nell’istituto sudamericano.

    Pare che le mamme di molte delle vittime la ricordino come una persona «strana e ritrosa».

    Una pagina inquietante che segue alla scoperta di quella che è già stata ribattezzata «stanza degli abusi», dove secondo le vittime i religiosi e gli altri arrestati le avrebbero tenute legate a catene mentre approfittavano di loro. Si tratta di un vero e proprio nascondiglio, venuto alla luce grazie al drammatico racconto di una ragazzina al quinto piano dell’Istituto. Ora è tutto sotto sequestro e, intanto, arrivano gli 007 del Papa.

    Corriere di Verona del 4-4-17

     

  • Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

    Catene, alcol e alunni seviziati «Provolo, la stanza dell’orrore»

    Minori abusati in Argentina, mandato di cattura internazionale per una suora

    Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano incatenate e seviziate. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo, approda a una delle due pagine più inquietanti. Mentre scatta il mandato di cattura internazionale per una suora.

    Un «nascondiglio segreto» dove le vittime venivano violentate e da cui non sarebbero mai potute fuggire. In Argentina l’hanno subito definita «stanza degli orrori». E così l’inchiesta sugli abusi, denunciati da almeno una sessantina di sordomuti che frequentavano la sede argentina del Provolo a Lujàn, approda a una delle due pagine più inquietanti.

    Tutto è partito dall’interrogatorio di una ragazza: al magistrato che indaga sul prete veronese don Nicola Corradi e su altre quattro persone tra religiosi e dipendenti dell’Istituto, quell’ex alunna (che ora ha 18 anni) stava raccontando delle violenze perpetrate su di lei al Provolo quando, a un certo punto, ha fatto riferimento a una «stanza segreta» dove sia lei che altre vittime sarebbero state costrette a soggiacere alle più turpi nefandezze da parte degli arrestati. Dentro quella specie di «nascondiglio», ha continuato la giovane nel corso della sua sconvolgente testimonianza resa davanti al pubblico ministero Gustavo Stroppiana, quei «cinque bruti ci tenevano prigionieri legandoci con delle catene attaccate al muro e così ci impedivano di fuggire mentre ci costringevano a piegarci alle loro volontà».

    Sconvolto da tanti particolari e dettagli di cui finora la procura non aveva mai avuto notizia, nelle scorse ore il magistrato ha chiesto e ottenuto di poter effettuare una perquisizione urgente all’interno dell’Istituto, che da qualche settimana è chiuso su decisione del governo argentino proprio alla luce degli agghiaccianti crimini di cui sarebbe stata teatro la sede argentina del Provolo, crimini che via via stanno venendo alla luce grazie alle denunce di decine e decine di vittime. Scortato da telecamere e fotografi, il pm si è dunque recato di persona presso l’Istituto per trovare conferma o meno sull’esistenza della «stanza degli orrori». E, purtroppo, la ragazza nulla aveva aggiunto alla più cruda e terribile verità: uscendo dal Provolo, infatti, lo stesso magistrato ha comunicato ai giornalisti di aver «visto il nascondiglio segreto dove avvenivano le violenze».

    Trovarlo, però, non è stato agevole: «Arrivarci è difficile: dopo cinque rampe di scale che non sono continuative ma ad ostacoli – ha riferito il pm Stroppiana –, l’abbiamo finalmente individuato. Siamo giunti fino alla soffitta, un percorso impervio. Devi salire al primo piano, camminare alcuni metri, salire ancora a un altro piano, fino a giungere alla soffitta. Lì è tutto molto tetro e oscuro, proprio come ci aveva detto la ragazza. La stanza si apre attraverso una botola nascosta. Dentro, poi, al posto delle catene descritte dalla giovane abbiamo trovato il buco alla parete dove, a prima vista, dovevano trovarsi proprio le catene». L’ipotesi è che qualcuno, dopo che è scoppiata l’inchiesta scandalo, abbia provveduto a rimuoverle e così adesso, per appurarlo, è tutto sotto sequestro e in mano alla locale polizia scientifica per i rilievi.

    Intanto, l’avvocato Silvio Salinas che assiste gli ex alunni e i loro familiari in qualità di parte civile ha aggiunto che, a detta della ragazza, in quella stanza dell’orrore sarebbero entrate anche alcune suore e avrebbero assistito alle violenze senza nemmeno cercare di intervenire. A supporto di questa tesi va registrato il mandato di cattura internazionale per la suora giapponese Kosaka Kumiko, che avrebbe nascosto gli abusi denunciata dalla ragazza ora maggiorenne.La testimone ha riferito che ad averla portata per la prima volta in quel nascondiglio sarebbe stato Horacio Corbacho, il prete di 56 anni tuttora detenuto insieme ai coindagati (tranne Corradi a cui sono stati concessi i domiciliari in ragione dei suoi 82 anni) nel carcere di Boulogne Sur Mer, ma che lì dentro avrebbero abusato di lei anche gli altri quattro arrestati.

    Non è ancora finita: nel film dell’orrore, infatti, va aggiunto che per voce della procura è giunta conferma che dalla «stanza segreta» sono spuntati anche centinaia di dvd e video dai contenuti pedopornografici, tutti camuffati con insospettabili copertine come quella sul disneyano «Re Leone». Trovate inoltre «quasi 300 chiavi dentro due grandi insalatiere» oltre a sette computer e a «una grande quantità di bottiglie di bevande alcoliche come Fernet, birra e vino». Alcolici che, hanno subito tenuto a precisare gli investigatori, non erano certo quelli che si utilizzano nelle messe. Tutt’altro.

    Laura Tedesco

    Dal Corriere di Verona del 2-4-17