Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Nicola Corradi

  • Scandalo abusi al Provolo Altri tre esposti a Verona. «Don Corradi promosso nonostante le denunce»

    Scandalo abusi al Provolo Altri tre esposti a Verona. «Don Corradi promosso nonostante le denunce»

    Altri tre esposti-denuncia sul tavolo del procuratore Angela Barbaglio per segnalare gli abusi commessi tra le mura degli istituti per sordomuti Provolo, prima all’interno della sede scaligera, poi in quelle sudamericane di Mendoza e La Plaza.

    «A Verona venne attuata una serie di gravissime omissioni per coprire le violenze perpetrate e soprattutto per nascondere i nomi e le colpe di chi se n’è macchiato»: a puntare il dito è ancora una volta la onlus «Rete L’Abuso», che lo scorso gennaio depositando oltre cento pagine di esposto aveva fatto ripartire le indagini a Verona sullo scandalo archiviato nel 2009 dai pm scaligeri per prescrizione.

    Sugli abusi al Provolo, è il leit motiv dell’associazione, «troppi silenzi, mancate denunce, documenti contraffatti». E la conferma verrebbe da un video «con la testimonianza di 17 vittime e un elenco di nomi dei responsabili tra cui il veronese don Nicola Corradi», arrestato a fine 2016 in Argentina dov’è ora a domiciliari per pedofilia.

    Otto anni fa, c’era al vaglio l’ipotesi di violenze ai danni degli allievi e si trattava di presunti abusi che le stesse vittime facevano risalire a numerosi anni prima. Adesso invece l’associazione presieduta da Francesco Zanardi chiama in causa la procura di Verona su «fatti datati dal 2009 in poi e ancora perseguibili dai magistrati». Dopo l’esposto ricevuto due mesi e mezzo fa dalla onlus, all’ex Mastino è stato aperto un fascicolo per favoreggiamento a carico di ignoti.

    Con le tre denunce appena depositate, «Rete L’Abuso» segnala alla magistratura scaligera che «malgrado le varie denunce fatte all’autorità ecclesiastica, don Corradi è stato messo a dirigere l’istituto di Mendoza, fino al giorno del suo arresto.A riguardo, il vescovo di Mendoza monsignor Carlos María Franzini accusa l’istituto veronese sostenendo testualmente che “Non abbiamo ricevuto notifiche di precedenti penali dei sacerdoti imputati. Non abbiamo nemmeno ricevuto denunce o commenti sulle irregolarità che sarebbero successe nell’Istituto; se fosse successo, avremmo agito immediatamente”».

    Non è finita, perché ai pm di Verona l’associazione presieduta da Zanardi ha ora fatto pervenire anche la registrazione integrale di una una intervista rilasciata a La 7 da don Eligio Piccoli, già «collega» di don Corradi al Provolo: «Racconta che i trasferimenti dei sacerdoti presso gli istituti argentini sarebbero stati sistematici e in alcuni casi imposti, anche se tiene a sottolineare che non proprio tutti i sacerdoti trasferiti erano pedofili. Parla poi di don Nicola Corradi, conferma che dirige l’istituto di Mendoza e parlando degli abusi commessi commenta con tono scherzoso “era un professionista … lui”».

    Oggetto dei tre nuovi esposti, risulta inoltre «la presunta contraffazione della pagella di Gianni Bisoli (ex allievo del Provolo di Verona,ndr), per la quale nel frattempo i suoi avvocati hanno sporto formale denuncia». Senza contare che «a quasi dieci anni dalle prime denunce gli ex allievi hanno per il momento ottenuto dalla diocesi solo uno scarno resoconto dal quale su 26 sacerdoti accusati, 10 di questi tra cui don Nicola Corradi scompaiono tra le righe e 11 sono morti». Un nulla di fatto, dunque. «E troppe gravissime omissioni per nascondere colpe e soprattutto colpevoli»

    https://www.pressreader.com/search?query=corradi%20fu%20promosso%20dirigente&languages=it&hideSimilar=0

  • CASO PROVOLO; due nuove integrazioni in procura. Don Corradi era direttore a Mendoza

    CASO PROVOLO; due nuove integrazioni in procura. Don Corradi era direttore a Mendoza

    Sono state depositate nei giorni scorsi dalla Rete L’ABUSO due integrazioni alla denuncia dello scorso gennaio, dopo l’arresto in Argentina del sacerdote veronese Nicola Corradi, che portò all’apertura di un fascicolo per favoreggiamento a carico di ignoti.

    Nella denuncia si chiedeva di ravvisare eventuali ipotesi di reato, quelle di carattere omissivo riconducibili ai responsabili giuridici del sacerdote, ma per via del fatto che gli istituti coinvolti fossero due e oltretutto oltre oceano, non era chiaro chi potessero essere i destinatari di eventuali accuse.

    Per capire meglio siamo così dovuti andare a cercare in Argentina, negli atti pubblici e grazie all’aiuto dell’avvocato Carlos Lombardi che ci assiste a Mendoza, siamo riusciti a ottenere i documenti che ci hanno aiutato a sbrogliare questa intricata matassa.

    Abbiamo scoperto così che gli Istituti di Vita Consacrata come la “COMPAGNIA DI MARIA PER L’EDUCAZIONE DEI SORDOMUTI”, al fine di perseguire le proprie finalità, si intende religiose, culturali, “come nello spirito del fondatore Don Antonio Provolo”, godono di particolari privilegi nonché di molta autonomia e grazie all’accordo tra Governo Argentino e Santa Sede (una sorta di Patti Lateranensi) , agevolazioni nel rilascio dei permessi di soggiorno e di residenza per il personale ecclesiastico, che naturalmente viene indicato dai vertici.

    Gli stessi documenti acquisiti in Argentina indicherebbero anche quale è la sede principale, responsabile giuridica degli istituti che i documenti indicano situata in Stradone Provolo 20 a Verona.

    Altri documenti arrivano anche dall’Autorità Giudiziaria di Mendoza, si riferiscono a un procedimento penale del 2008 per presunti abusi commessi da un collaboratore dell’Istituto ai danni di un allievo 14enne dove compare anche il nome di don Nicola Corradi tirato in ballo da una assistente sociale che prestava servizio presso l’Istituto di Mendoza.

    Si scopre così che malgrado le varie denunce fatte all’Autorità Ecclesiastica, Corradi sia stato messo a dirigere l’Istituto di Mendoza, a quanto sembra fino al giorno del suo arresto.

    Pesante anche la reazione del vescovo locale di Mendoza, monsignor Carlos María Franzini il quale accusa l’Istituto veronese “Non abbiamo ricevuto notifiche di precedenti penali dei sacerdoti imputati. Non abbiamo nemmeno ricevuto denunce o commenti sulle irregolarità che sarebbero successe nel suddetto Istituto; se fosse successo, avremmo agito immediatamente”

    Ma i documenti argentini non sono l’unico materiale che siamo andati ad integrare, ci sono anche le varie interviste rilasciate a Luca Bertazzoni de La7 e a Sasha Biazzo di Fanpage, materiale importante perché per la prima volta rende delle dichiarazioni da poter confrontare con quelle degli ex allievi.

    Abbiamo ottenuto il documento integrale di una delle interviste – quella a don Eligio Piccoli – di notevole interesse perché nel suo racconto del tutto spontaneo, conferma una serie di situazioni e una decina di nomi .

    Racconta che i trasferimenti dei sacerdoti presso gli istituti argentini sarebbero stati sistematici ed in alcuni casi imposti, anche se ci tiene a sottolineare che non proprio tutti i sacerdoti trasferiti erano pedofili. Parla poi di don Nicola Corradi, ci conferma che dirige l’istituto di Mendoza e parlando degli abusi commessi commenta con tono scherzoso “era un professionista … lui”.

    Ascoltando quel documento di 53 minuti emerge chiaro ed inquietante quale fosse il clima all’interno dell’Istituto Antonio Provolo di Verona, un posto in cui l’isolamento dal mondo esterno si aggiungeva all’isolamento al quale i sordi sono costretti, dove le molestie sembra fossero considerate quasi un percorso pedagogico di cui Piccoli ne parla con un’agghiacciante tranquillità, in alcuni passaggi ride di fronte a quegli abusi sui quali minimizza definendoli “giochi che si fanno con i ragazzi” o “scherzi tra amici”. Non si scompone neppure quando Giuseppe Consiglio, una che accompagna il giornalista gli racconta delle molestie che avrebbe subito. Si limita a commentare “lui… che diceva tanto di me, vedi ! ”.

    È anche molto triste sentire dalla bocca di coloro che non solo erano educatori dei sordi, ma che proprio a questo fine venivano formati, affermazioni come quelle rivolte a Alda Franchetto “voi sordi non avete l’anima” “siete animali”, o quella di don G. P., anche lui ex insegnante al Provolo e accusato di abusi dagli ex allievi, intervistato da La7 dichiara che “poverini…. non sanno nemmeno chi sono”. Anche don  Piccoli esprime la sua opinione, la più “moderata”, si limita a dire che i sordi “sono tutti corrotti”.

    Altro punto trattato nell’integrazione è la presunta contraffazione di un documento lamentata da Gianni Bisoli, per la quale nel frattempo i suoi avvocati hanno sporto formale denuncia e che qualora risultasse contraffatta risolleverebbe anche il caso della beatificazione del vescovo Giuseppe Carraro.

    A quasi dieci anni dalle prime denunce gli ex allievi dell’Istituto Antonio Provolo che si sono prestati a tutte le richieste avanzate dalla diocesi – incontri, audizioni, alcune anche filmate alle quali però oggi viene negato l’accesso – hanno per il momento ottenuto solo uno scarno resoconto dal quale su 26 sacerdoti accusati, 10 di questi tra cui don Nicola Corradi – scompaiono tra le righe, 11 sono morti e dei solo cinque citati, due sono in attesa dal 2012 di ulteriore documentazione, uno risulta fosse morto un anno e mezzo prima che venisse prodotto quel documento e i due rimanenti sanzionati con pene canoniche irrisorie, ed un po’ di preghiera.

    E mentre Papa Francesco si presta a nominare Venerabile don Antonio Provolo, fondatore dell’Istituto, per gli ex allievi di quelle strutture, sembra essere ancora lontano anche un solo piccolo risarcimento umano, la verità.

  • Preti pedofili all’istituto Provolo: chiude sede argentina, non quella italiana

    Preti pedofili all’istituto Provolo: chiude sede argentina, non quella italiana

    La sede di Mendoza, in argentina, dell’istituto per sordomuti è stata chiusa per volontà diretta del governo in attesa che venga fatta piena luce sugli abusi ai danni degli ospiti della struttura.

    Era il 13 febbraio quando la notizia è comparsa sul sito internet della Direzione Generale delle Scuole di Mendoza in Argentina, subito dopo la conferenza stampa tenuta da Francisco Fernandez, direttore agli affari giuridici, e da Beatriz Della Savia, direttrice del dipartimentto di istruzione privata . “A causa dei fatti di pubblico dominio avvenuti all’istituto Provolo, è stata decisa la sospensione preventiva delle attività didattiche di tale istituto”. In altre parole, l’istituto Provolo per bambini sordomuti di Mendoza chiude i battenti.

    I “fatti di pubblico dominio” ai quali alludono i due dirigenti argentini sono gli abusi sessuali sui minori di cui sono accusati cinque uomini dell’istituto Provolo, tra cui il prete veronese don Nicola Corradi, prima arrestato tre mesi fa quindi scarcerato per motivi di salute. La vicenda ha provocato proteste e indignazioni, anche alla luce di casi simili avvenuti in Italia con protagonista sempre don Nicola Corradi e sempre il medesimo istituto. Le richieste di chiudere la struttura sono state tante e alla fine è stato direttamente il governo argentino ad intervenire, sospendendo le attività dell’istituto fino a quando la giustizia non avrà emesso una sentenza sui 5 imputati. La magistratura italiana, invece, al momento  on ha ancora preso nessun provvedimento del genere, ritenendo evidentemente che non ce ne sia nessun bisogno.

    La testimonianza: “Sono stato sodomizzato dai preti”
    In realtà però l’Istituto Antonio Provolo di Verona – che nel frattempo ha comunicato di aver cambiato nome in Scaligera Formazione – è sovente finito nell’occhio del ciclone negli ultimi anni. Nel marzo scorso, ad esempio, un ex allievo oggi sessantenne raccontò gli episodi di pedofilia che si sarebbero verificati all’interno della struttura: “Sono stato sodomizzato e costretto ad avere rapporti sessuali da almeno quindici preti e fratelli. Sono senza udito da quando avevo 8 anni e sono entrato al Provolo l’anno successivo. Praticamente dalle prime settimane a quando, a 15 anni, uscii da quell’inferno, sono stato abusato in ogni modo”.

    http://www.fanpage.it/preti-pedofili-all-istituto-provolo-chiude-sede-argentina-non-quella-italiana/

  • Sospendono l’istituto Provolo di Mendoza fino a che si avrà una sentenza per i casi di abuso

    Sospendono l’istituto Provolo di Mendoza fino a che si avrà una sentenza per i casi di abuso

    In mezzo allo scandalo per le denunce di abuso sessuale contro i bambini sordi l’istituzione non farà più lezione e smetterà di ricevere il sussidio statale

    Pablo Mannino PER LA NACION

    MENDOZA.- In mezzo allo scandalo per le denunce di abusi sessuali contro i bambini sordi dell’Istituto Antonio Provolo di Mendoza, il governo scolastico locale ha deciso alla fine di sospendere l’entità educativa in maniera preventiva fintanto che la Giustizia si esprima sulla situazione degli imputati.

    Durante una conferenza stampa che si è svolta nel pomeriggio di ieri, il titolare degli Assunti Giuridici della Direzione Generale delle Scuole (DGE), Francisco Fernández, e la direttrice dell’Educazione Privata, Beatriz Della Savia, hanno dato a conoscere la risoluzione. In questa maniera, con il rapporto Nº 93/2017 è stata data l’informazione che l’istituzione non darà più lezioni e smetterà di ricevere il sussidio statale. Allo stesso modo, i funzionari hanno indicato che saranno fatte tutte le integrazioni necessarie alla Giustizia: informazioni tecniche e pedagogiche macchinate dagli accusati nella causa, ciò che rendeva impossibile, secondo il governo, venire a conoscenza della gravità degli atti denunciati. Gli imputati sono i sacerdoti Nicola Corradi (82), Horacio Corbacho (56) e parte della pianta amministrativo, i quali questo mercoledì sapranno se continueranno con la prigione preventiva, salvo Corradi, il quale si trova agli arresti domiciliari per la sua avanzata età e problemi di salute.

    Anche se i funzionari non hanno rivelato dettagli, tutto indica che Corradi era il principale incaricato di coprire tutto al momento di riportare il funzionamento dell’istituto all’Educazione Speciale. “Quando parliamo delle autorità ci stiamo riferendo ad uno dei detenuti. Tutti queste informative le abbiamo consegnate alla Giustizia,  che conduce l’indagine per gli abusi sessuali. Non è competenza nostra indagare su questi delitti, ma lo era  la maniera come venivano falsificate le informative che arrivavano alla Direzione dell’Educazione Speciale”, ha indicato Fernández.

    Il titolare degli Assunti Giuridici della Direzione Generale delle Scuole, Francisco Fernández, e la direttrice dell’Educazione Privata, Beatriz Della Savia, hanno dato a conoscere la risoluzione.

    Dall’altra parte, oltre al reclamo di più di 30 docenti che non verranno riconfermati, così come del personale direttivo e delle famiglie che speravano che l’entità  continuasse a funzionare in questo edificio, dalla DGE hanno informato i genitori dei bambini che verrà ricollocato ogni studente in un nuovo collegio dipendente dal governo scolastico, e che si trovi più vicino possibile al domicilio famigliare.

    Sono stati anche creati incarichi specifici per gli stabilimenti che ricevono gli studenti e si è posto un punto finale all’associazione civile dell’istituto, la quale non potrà più fornire nessun tipo di servizio.

    Della Savia ha giustificato il lavoro che svolgevano i supervisori, i quali non avevano avvertito, prima delle denunce, ciò che accadeva nel Próvolo. “La DGE fa un accompagnamento, il supervisore non rimane in maniera permanente nel luogo e, a partire dagli interventi che abbiamo fatto in novembre, abbiamo potuto individuare queste irregolarità, prima non avevamo ricevuto nessuna denuncia”.

    Tradotto per rete l’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.lanacion.com.ar/1984447-suspenden-al-instituto-provolo-de-mendoza-hasta-que-haya-sentencia-judicial-por-los-casos-de-abusos

  • Violenze all’istituto Provolo,  chiusa le sede argentina

    Violenze all’istituto Provolo, chiusa le sede argentina

    Scandalo sordomuti: pugno di ferro del governo dopo l’arresto del prete veronese. «Gli alunni? Cambieranno scuola»

    VERONA A quasi tre mesi dagi arresti choc tra cui quello del prete veronese don Nicola Corradi, non risparmia colpi di scena in Argentina lo scandalo abusi sessuali sui sordomuti. E l’ultima novità che proprio in queste ore arriva dall’altro capo dal mondo ha del clamoroso, visto che a intervenire è stato lo stesso governo che, d’autorità, ha deciso di chiudere la sede dell’istituto per sordomuti Provolo di Mendoza. Si tratta della scuola travolta dalle polemiche e dalle proteste di piazza dopo che, a fine novembre 2016, il sacerdote veronese di 82 anni finì in carcere per pedofilia insieme ad altri 4 operatori scolastici (tra cui un secondo prete e un chierichetto) tuttora detenuti nel carcere di Boulogne Sur Mer. Vent’anni fa, lo stesso don Corradi si ritrovò implicato nelle molestie denunciate dagli ex alunni del Provolo di Verona: un’indagine penale, quella, finita poi in un cassetto perché i presunti reati sessuali di cui si sarebbe reso responsabile risultarono azzerati dall’avvenuta prescrizione, ma che proprio all’inizio di quest’anno il procuratore scaligero Angela Barbaglio ha deciso di riaprire alla luce di un nuovo esposto delle vittime.

    Nell’inchiesta sudamericana, invece, don Nicola è finito in manette con don Horacio Corbacho (di 56 anni), al sacrestano Jorge Bordon (50), all’impiegato amministrativo della scuola José Luis Ojeda (41) e al giardiniere Armando Gómez (46). Tutti e cinque devono fare i conti con la duplice, pesantissima ipotesi di reato di corruzione di minori e abusi sessuali su bambini e adolescenti aggravati dall’aver approfittato del proprio ruolo di educatori e dalla convivenza con le vittime. Ma è contro il religioso veronese che si stanno catalizzando le contestazioni più gravi: decine, finora, le querele a carico del religioso a cui sono poi stati concessi i domiciliari per ragioni d’età. Ma le polemiche, da allora, non si sono mai placate, ragion per cui nel pomeriggio di ieri la Direzione generale delle scuole di Mendoza (Dge), dietro input governativo, ha annunciato «la sospensione delle attività nel dell’Istituto Provolo di Mendoza, almeno fino a quando il caso giudiziario sarà giunto a sentenza».

    Nel corso di una conferenza stampa Francisco Fernandez, direttore degli affari giuridici della Dge, e Beatriz Della Savia, direttore del dipartimento Istruzione privata, hanno riferito che «con la delibera n. 93/2017 cesserà di essere riconosciuta la sovvenzione statale che finora riceveva l’istituto, a cui verrà chiesto conto di tutte le irregolarità tecnico-pedagogiche che sono venute alla luce all’interno del Provolo nel corso delle indagini aperte dalla magistratura. Si tratta di segnalazioni – hanno chiarito i funzionari ministeriali – che sono state consegnate al governo dalla polizia e dalle autorità giudiziarie». E gli studenti che frequentavano il Provolo? Da quando è deflagrato lo scandalo violenze sui sordomuti, quasi tre mesi fa, già il 40 % dei genitori aveva fatto cambiare scuola ai figli; «per quanto riguarda gli altri – hanno ulteriormente precisato ieri i due delegati dal ministero – sarà cura del Dge trasferirli in altre sedi adatte».

    http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2017/15-febbraio-2017/violenze-all-istituto-provolo-chiusa-sede-argentina-2401288283817.shtml

  • Papa Francesco chiede umilmente perdono alle vittime ma non risponde ai loro appelli.

    Papa Francesco chiede umilmente perdono alle vittime ma non risponde ai loro appelli.

    Oggi leggiamo sulle maggiori testate nazionali dell’ennesimo appello di Papa Francesco nel quale chiede perdono alle vittime e ai loro famigliari promettendo più severità. 

    “Come può un prete causare tanto male?” e noi aggiungiamo che cosa può fare il Papa per mettere fine a tutto questo male ?

    Di pochi giorni fa la seconda video denuncia delle vittime italiane, inviata il 29 gennaio alla Segreteria di Stato e diretta proprio a Papa Francesco, alla quale però non ha risposto e nella quale alcuni rappresentanti delle vittime italiane fanno precise richieste.

    Le vittime dei preti pedofili dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video di sei minuti le ambiguità di papa Francesco che tanto dice ma poco o nulla fa in concreto contro l’orrore degli abusi su persone inermi nel clero italiano. Un potente atto di accusa che si aggiunge a quello formulato nel 2014 dalle Nazioni Unite verso la Santa Sede rea di aver violato per quasi 20 anni la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con evidenti responsabilità degli ultimi tre pontefici: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo tutto il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina.
    Un j’accuse che parte dal cuore di donne e di uomini oggi adulti e mortificati nel vedere che dopo 15 anni dalle loro prime denunce alla Curia e alla magistratura nulla è cambiato. Malgrado il loro coraggio e le loro battaglie nessuno ha preso provvedimenti se non quelli di allontanare da Verona i casi più problematici. Esattamente come durante tutto l’arco del secondo Novecento la giostra della pedofilia clericale gira ancora. E forse in Italia più di prima come ampiamente documentato con testimonianze e carte originali sul sito dell’associazione Rete L’Abuso che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e nei due libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 sulla pedofilia clericale dal giornalista Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi Inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in Argentina e riapparso da alcune settimane in carcere a Corradilla con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Questo è solo l’ultimo caso ma davvero tanti sono i preti cattolici che malgrado le denunce o condanne continuano come nulla fosse a esercitare il ministero sacerdotale.
    Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai spretato… una lista ancora lunga, inquietante, decine di sacerdoti solo in Italia. Non è un caso, se come denunciano i sordi del Provolo nel video, la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura. Basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Come una pessima domestica la Chiesa italiana continua a spazzare la polvere sotto il tappeto, insabbiando casi, evitando di collaborare con le autorità. Perché – chiedono le vittime – papa Francesco non obbliga i vescovi italiani a denunciare?

    Dietro questa prassi consolidata e sistematica, afferma Tulli, c’è un pensiero perverso che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale il bambino prepubere ha la sessualità e la pedofilia sarebbe un “vizio”, un atto di “lussuria”, un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco I.

    Rimane immutata la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che anche papa Francesco dice di voler difendere.

    Savona, 27 gennaio 2017

  • A Fabrica di Roma parroco accusato di pedofilia, è allarme tra i fedeli. Ma il vescovo Rossi lo difende: “È innocente”

    A Fabrica di Roma parroco accusato di pedofilia, è allarme tra i fedeli. Ma il vescovo Rossi lo difende: “È innocente”

    di Federica Lupino
    “Avevo 7 anni, mi ha tirato per le orecchie, portato in bagno, tolto pantaloni e violentato per tre volte”. A parlare è uno degli ospiti dell’istituto Provolo di Verona dove fino agli anni ’80 alcuni preti avrebbero abusato degli ospiti, tutti bambini sordomuti. Tra gli accusati anche don Giuseppe Pernigotti, ora parroco al Parco falisco di Fabrica di Roma. Alcuni fedeli della parrocchia dei santissimi Gratiliano e Felicissima, scoperte le accuse, preoccupati hanno contattato la  diocesi di Civita Castellana. Ma il vescovo Romano Rossi rassicura: “E’ una persona libera e pulita. Il popolo è tutto con lui”.

    Sono 67 le vittime di abusi sessuali al Provolo che ora chiedono i danni al Vaticano dopo che ormai il reato è andato in prescrizione. A riaccendere i riflettori sul caso sono state la scorsa settimana le telecamere di Piazza Pulita, il programma de La7 condotto da Corrado Formigli. Alcuni dei prelati accusati ormai sono morti, altri sono stati allontanati da Verona. Come don Giuseppe che da una ventina di anni risiede nella curia civitonica in piazza Matteotti e dice messa nel centro residenziale di Fabrica. Avvicinato dal giornalista de La 7, si è detto estraneo ai fatti.

    Tra gli altri accusati, don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi del Provolo di Verona e nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi a Lujan de Cuyo in Argentina. Proprio Corradi è finito in un’altra inchiesta in sud America e da alcune settimane è in carcere a Corradilla, con l’accusa di aver abusato di numerosi minori a lui affidati. In Italia il reato è ormai prescritto ma le vittime un anno fa hanno chiesto a papa Francesco l’istituzione di una commissione indipendente e l’apertura degli archivi della Cei e della Congregazione della fede. Non hanno ancora ricevuto risposta.

    Il vescovo di Civita Castellana ha raccolto le preoccupazioni dei fedeli e condotto degli approfondimenti. E ora assicura che don Giuseppe è del tutto estraneo agli abusi che gli vengono addebitati. “La Diocesi ha condotto un’indagine accurata da cui è emersa la totale infondatezza delle accuse. Abbiamo anche capito – continua monsignor Rossi – da dove provengono e chi tira le fila di queste imputazioni. Sarà compito della magistratura capire il perché”. Rassicurazioni che hanno placato anche gli animi dei fedeli: “Per noi è un parroco come gli altri”, confermano infatti alcune mamme che frequentano la sua chiesa.

    http://www.ilgazzettino.it/italia/cronaca_bianca/a_fabrica_di_roma_parroco_accusato_di_pedofilia_allarme_fedeli_ma_vescovo_rossi_difende_innocente-2248596.html#

  • Giovanni Paolo II, un altro papa che ha appoggiato fino alla morte i preti pedofili

    Giovanni Paolo II, un altro papa che ha appoggiato fino alla morte i preti pedofili

    L’avvocato Thomas Doyle ha affermato che nel 1985 Wojtyla inviò un vescovo negli Stati Uniti con l’obiettivo di coprire vari sacerdoti abusatori di minori. Ratzinger e Bergoglio hanno seguito i suoi passi.

    Daniel Satur @saturnetroc

    Secondo alcune agenzie internazionali come EFE o Deutsche Welle nelle ultime ore è stata prodotta in Australia una “notizia”. L’avvocato statunitense Thomas Doyle, specializzato in diritto canonico, ha confermato che il papa “Giovanni Paolo II conosceva la copertura di abusi sessuali” e che, lontano dall’agire per combatterlo, lo ha convalidato.

    L’affermazione di Doyle si è prodotta nella cornice delle udienze che sta portando avanti una commissione che ha avuto impulso dal governo australiano che investiga sui casi di abusi sessuali contro minori commessi nelle istituzioni pubbliche, sportive e religiose di questo paese.

    Tuttavia, a questa livello della partita, affermare che il Vaticano ha coperto e copre, sistematicamente, tutti i membri (con o senza sottana) della chiesa cattolica che violentano bambine e bambini non è per niente una novità. In ogni caso, ciò che è interessante dell’affermazione di Doyle è che lui parla della sua propria esperienza personale con Karol Wojtyla, il papa che ha governato l’istituzione tra il 1978 ed il 2005.

    Il problema e la “soluzione”

    Nel contesto delle udienze in Australia, Doyle ha ricordato che nel 1985 il Vaticano ha ricevuto varie informazioni sugli abusi sessuali commessi dai preti su minori d’età in, almeno, quattro diocesi degli Stati Uniti. E che una di queste informative è stata elaborata da lui stesso, in qualità di avvocato specializzato in diritto canonico (la legge interna per la quale si regge la chiesa cattolica).

    Il letterato statunitense disse che in quel momento chiese al Vaticano di inviare un vescovo in Luisiana per far sì che potessero abbordare i casi di pedofilia denunciati. Tanto l’informativa come la richiesta furono inviati da lui al cardinale di Filadelfia John Krol, il quale lo ha portato personalmente a Roma e lo ha consegnato al papa.

    Giovanni Paolo II ha designato allora il vescovo AJ Quinn come responsabile di intervenire nell’argomento. Ma secondo Doyle, Quinn “è risultato essere parte del problema, non della soluzione, perché si è dedicato a cercare la maniera nella quale potessero continuare con la copertura”.

    Come si è detto, a questo livello non è per nulla una novità che il Vaticano e le gerarchie ecclesiastiche di tutto il pianeta si sono specializzate per secoli nell’orchestrare ogni tipo di manovre per tacitare quante violenze a minori sono state prodotte tra le mura di conventi, parrocchie e collegi, con la conseguenze copertura ed impunità degli aguzzini.

    In ogni caso la cataratta di notizie che durante gli ultimi anni si succedono senza fermarsi non portano alla luce niente di nuovo rispetto alle condotte ecclesiastiche se non che parlano del coraggio di migliaia e migliaia di vittime che si sono animate a rompere i patti di segretezza ed hanno denunciato con nomi e cognomi coloro che hanno oltraggiato le loro infanzie. Vittime che, nella loro gran maggioranza, hanno potuto parlare essendo già adulti e non senza attraversare lunghi processi di autoriconoscimento come tali.

    Ciò che è inevitabile, è chiaro, è che con ogni nuova testimonianza sorgevano nuovi dati che permettono comporre il puzzle di metodologie, discorsi e trame simboliche, che si mettono in pratica per consumare cotanta impunità e permettere che gli abusi e violenze si continuino a riprodurre per i secoli dei secoli.

    La scuola di Francesco

    Scandali come quelle delle sedi argentine dell’Istituto Provolo, messo in luce alla fine dell’anno scorso, con i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho alla testa di decine di abusi sessuali a bambine e bambini sordi, lontani da “sorprendere” e “fare notizia”, servono per affondare un poco di più nel fango dell’ipocrisia, la pateticità e l’ignominia coloro che si riempiono la bocca (e i portafogli) parlando di morale e amore al prossimo.

    In questo sito si è già specificato il ruolo di Francesco nelle trame di copertura ai preti pedofili del Provolo. Anche del suo amico, l’arcivescovo di La Plata Héctor Aguer, il quale ha avuto nella sua orbita vari dei denunciati della sede che l’istituto ha nella capitale bonaerense.

    Le recenti dichiarazioni dell’avvocato Thomas Doyle in Australia non fanno altro che confermare che Bergoglio, al di là delle sue diatribe e rapporti aggiornati, è un degno discepolo dei suoi predecessori Wojtyla e Ratzinger.

    In un articolo intitolato “I papi e la pedofilia”, pubblicato tre anni fa nel sito La Excepción, è stato detto con precisione che “il papa Giovanni Paolo II ed il suo  cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e poi papa, Joseph Ratzinger ‘imposero l’obbligo tassativo a tutti i vescovi, sacerdoti, personale ausiliario, eccetera, per far sì che non arrivasse alle autorità civili niente di ciò che aveva a che vedere con casi di pedofilia ecclesiastica’.

    Li si menziona anche un  motu proprio (documento papale) dello stesso Wojtyla, secondo il quale si ordina ai membri della chiesa di avvisare, prima che altri,  la Congregazione per la Dottrina della Fede se vengono a conoscenza “con una certa verosomiglianza, di un delitto riservato, dopo avere realizzato un’indagine preliminare”.

    L’articolo de La Excepción cita a sua volta un lavoro pubblicato dal filosofo Paolo Flores d’Arcais nel quotidiano El País in aprile del 2010, intitolato “Il Vaticano e la pedofilia”. Lì l’autore spiega che, con queste precise direttive, “papa e prefetto informati di tutto (di più, essendo gli unici a sapere tutto) sono, esclusivamente, chi ha la prima e l’ultima parola a proposito dei procedimenti che si devono seguire. La “pena” massima (quasi mai inflitta) non va mai al di là della riduzione in stato laico del sacerdote. In generale, il castigo si limita a trasferire il sacerdote da una parrocchia ad un’altra. Dove, ovviamente, reitererà il suo delitto. “Pena” esclusivamente canonica, in ogni caso. Non si deve effettuare alcuna denuncia davanti alle autorità civili”.

    In questa maniera, conclude Flores d’Arcais, Giovanni Paolo II y Benedetto XVI “hanno preteso ed imposto che i crimini di pedofilia fossero trattati esclusivamente come peccati, invece che come delitti, o al massimo come “delitti di Diritto Canonico”.

    Senza penitenza

    La testimonianza dell’avvocato Thomas Doyle apporta dati che servono per comprendere cosa fa o cosa non fa la gerarchia cattolica negli assunti di abusi sessuali ecclesiastici contro minori d’età. Lo fa anche la commissione che oggi sta indagando sul tema in Australia. Per esempio, si sa già che tra il 1980 ed il 2015 circa 4.500 persone, come minimo, hanno denunciato in questo paese casi di abusi sessuali a minori da parte di quasi duemila preti, laici o monache.

    Ma mentre migliaia e migliaia di vittime continuano a parlare, denunciando e rompendo il silenzio, la chiesa di Bergoglio continua con la sua sostenuta morale senza nemmeno prendere le misure minime per far sì che la pedofilia ecclesiastica smetta di riprodursi.

    Per caso, nessun gerarca cattolico denuncia davanti alla giustizia civile le sue  “pecore smarrite”.

    E molto meno si aprono i fetidi archivi dei tribunali canonici, custoditi a sette mandate, che getterebbero un’importante luce su infinità di casi che le sottane con potere pretendono condannare al silenzio e alla dimenticanza.

    Tradotto per Rete L’ABUSO da Roberta Pietra

    http://www.laizquierdadiario.com/Juan-Pablo-II-otro-papa-que-banco-a-muerte-a-los-curas-pedofilos

  • «Obbliga i vescovi a denunciare i preti pedofili». L’appello delle vittime a papa Francesco

    «Obbliga i vescovi a denunciare i preti pedofili». L’appello delle vittime a papa Francesco

    Papa Francesco faccia seguire i fatti alle parole e crei le condizioni affinché i preti pedofili vengano incriminati e processati. La richiesta giunge direttamente dalle vittime dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, che insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video l’atteggiamento contraddittorio del papa in merito agli abusi da parte del clero italiano. La Conferenza episcopale italiana, infatti, nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura e in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Perché – chiedono le vittime – il papa non obbliga i vescovi italiani a denunciare?

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina, gli unici provvedimenti adottati, denunciano, sono stati gli allontanamenti da Verona dei casi più problematici. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi Inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in Argentina e riapparso da alcune settimane in carcere a Corradilla, con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Eppure sono tanti i documenti e le testimonianze raccolti dalla Rete L’Abuso, che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e dai libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 da Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. E non sono pochi i preti che malgrado denunce o condanne continuano come a esercitare il ministero sacerdotale. Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai “spretato”.

    https://left.it/2017/02/03/obbliga-i-vescovi-a-denunciare-i-preti-pedofili-lappello-delle-vittime-a-papa-francesco/

  • Pedofilia nella Chiesa: vittime accusano Papa Francesco

    Pedofilia nella Chiesa: vittime accusano Papa Francesco

    Le vittime dei preti pedofili dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, insieme ad altre vittime italiane denunciano in un video di sei minuti le ambiguità di papa Francesco che tanto dice ma poco o nulla fa in concreto contro l’orrore degli abusi su persone inermi nel clero italiano. Un potente atto di accusa che si aggiunge a quello formulato nel 2014 dalle Nazioni Unite verso la Santa Sede rea di aver violato per quasi 20 anni la Convenzione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con evidenti responsabilità degli ultimi tre pontefici: Francesco I, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II.

    «Papa Francesco, siamo qui, ancora una volta. Ora basta!» avvertono le vittime esprimendo tutto il loro sdegno nel vedere gli stessi sacerdoti che in passato abusarono di loro, violentare ancora oggi dopo essere stati trasferiti in Argentina.
    Un j’accuse che parte dal cuore di donne e di uomini oggi adulti e mortificati nel vedere che dopo 15 anni dalle loro prime denunce alla Curia e alla magistratura nulla è cambiato. Malgrado il loro coraggio e le loro battaglie nessuno ha preso provvedimenti se non quelli di allontanare da Verona i casi più problematici. Esattamente come durante tutto l’arco del secondo Novecento la giostra della pedofilia clericale gira ancora. E forse in Italia più di prima come ampiamente documentato con testimonianze e carte originali sul sito dell’associazione Rete L’Abuso che ha prodotto il video con la collaborazione dell’associazione Sordi Provolo onlus, e nei due libri-inchiesta pubblicati tra il 2010 e il 2014 sulla pedofilia clericale dal giornalista Federico Tulli per L’Asino d’oro edizioni. La vicenda più recente riguarda don Nicola Corradi, allontanato in tutta fretta anni fa dopo le molteplici denunce degli ex allievi dell’Istituto Provolo di Verona, nascosto nell’omonimo istituto per bambini sordi in Argentina. Nell’inchiesta per pedofilia a Lujan de Cuyo in (Argentina) è riapparso, da alcune settimane in carcere a Corradilla con l’accusa di aver abusato numerosi minori a lui affidati.

    Questo è solo l’ultimo caso ma davvero tanti sono i preti cattolici che malgrado le denunce o condanne continuano come nulla fosse a esercitare il ministero sacerdotale.

    Don Giampiero Bracchi che aveva già patteggiato una condanna a 2 anni nel 2008 e che nel 2014 patteggia una seconda volta. Don Tiziano Miani arrestato nel 2003 e fatto fuggire negli Stati Uniti dove nel 2010 sarà nuovamente accusato e processato. Don Pascal Manca, già denunciato nel 2012, trasferito in un’altra parrocchia e arrestato nel maggio del 2015. Don Calcedonio Di Maggio, condannato ben 3 volte e mai spretato… una lista ancora lunga, inquietante, decine di sacerdoti solo in Italia. Non è un caso, se come denunciano i sordi del Provolo nel video, la Conferenza episcopale italiana nelle sue linee guida anti pedofilia non ha inserito l’obbligo di denunciare i pedofili alla magistratura. Basti dire che in 15 anni su oltre 150 sacerdoti inquisiti nemmeno uno è stato segnalato dai suoi superiori. Come una pessima domestica la Chiesa italiana continua a spazzare la polvere sotto il tappeto, insabbiando casi, evitando di collaborare con le autorità. Perché – chiedono le vittime – papa Francesco non obbliga i vescovi italiani a denunciare?
    Dietro questa prassi consolidata e sistematica, afferma Tulli, c’è un pensiero perverso che nessun altro giornalista ha mai denunciato e fatto emergere. Un pensiero secondo il quale il bambino prepubere ha la sessualità e la pedofilia sarebbe un “vizio”, un atto di “lussuria”, un “peccato” cioè un delitto contro la morale o “un’offesa alla castità” come dice il Catechismo e come tante volte abbiamo letto sui giornali, sui libri o nei decreti di Benedetto XVI e Francesco 1°.
    Rimane immutata la convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di una persona inerme è un’offesa alla religione e non un crudele delitto psico-fisico che lascia per tutta la vita ferite indelebili. E come tale, cioè un delitto contro la morale, viene trattato. Sulla pelle delle vittime, le stesse che anche papa Francesco dice di voler difendere.

    Savona, 27 gennaio 2017

    Nel 2014 le vittime avevano già inviato una video denuncia a Papa Francesco al quale però non ottennero risposta. In quel video messaggio emergeva già allora, tra una serie di noni, quello di don Nicola Corradi.

    Di seguito riproponiamo quel video.