Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia

    Pedofilia, cardinale Barbarin condannato in Francia

    Tribunale di Lione, 6 mesi di prigione con la condizionale

    http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2019/03/07/francia-condannato-cardinale-barbarin_c000eb90-276e-4666-bda0-b412fc006b3a.html
  • “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

    “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

    di Mirko Bellis – L’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, ha adottato la linea della “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili. Una posizione ribadita anche in occasione dell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa” svolto in Vaticano il mese scorso.  “Una persona che costituisce un rischio per i minori – ha dichiarato Scicluna – non può essere nel ministero”. Per don Felix Cini (altro…)

  • Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

    Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

    TREPUZZI (Lecce) – “Molestato per alcuni secondi in chiesa”. E’ la testimonianza choc di un altro uomo oggetto di presunte attenzioni sessuali da parte di un prete finito al centro di un’inchiesta per pedofilia. La presunta vittima ora è grande. Ha scollinato i 40 anni. E ha una famiglia. Ma le notizie pubblicate nei giorni scorsi non lo hanno lasciato indifferente e gli hanno fatto riaffiorare nella mente ricordi che mai e poi mai avrebbe voluto rispolverare. Alla luce del clamore, però, ha deciso di parlare e di raccontare la sua disavventura. Non confluita in una denuncia (anche perché il reato sarebbe ormai prescritto) ma che confermerebbe la gravità delle accuse già mosse al prelato.

    L’episodio risale a molti anni fa quando l’uomo, che ha deciso di raccontare la sua esperienza, non aveva neppure dieci anni. Frequentava la chiesa dove il parroco prestava servizio. E di tanto in tanto faceva anche il chierichetto. “Un giorno”, racconta, “mi trovavo con il prete. Eravamo in una stanza. Tutto durò pochi secondi. Ricordo che si avvicinò a me. Avvertii il contatto delle sue parti intime sul mio corpo. Ma fu una cosa molto veloce. Io riuscii a scappare e mi allontanai”. Non ha mai presentato denuncia. Ha preferito sorvolare sull’accaduto ma leggendo le notizie di stampa di questi giorni ha voluto raccontare la sua esperienza.

    La vicenda su un caso di pedofilia in casa è affiorata prepotentemente nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di una telefonata tra una presunta vittima e il sacerdote in cui il prete chiedeva l’iban al suo interlocutore per potergli fare un regalo dopo la denuncia in cui ha raccontato di essere stato molestato da piccolo. Al vaglio del pubblico ministero Stefania Mininni sono finite anche le denunce di altre sei persone offese per episodi molto ma molto datati su cui incombe la scure della prescrizione. Nel frattempo il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.

    Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

  • Tolleranza zero contro il Concordato

    Tolleranza zero contro il Concordato

    Federico Tulli – LEFT 22 febbraio 2019

    Il 16 febbraio, cinque giorni prima del summit mondiale sulla pedofilia convocato in Vaticano da papa Francesco, l’ex cardinale Theodore McCarrick, già arcivescovo di Washington, è stato ridotto allo stato laicale. Un caso senza precedenti nei confronti di un porporato che fa seguito a un’altra rarità: il 28 luglio 2018 Bergoglio gli aveva infatti tolto il cardinalato. La sentenza definitiva della Congregazione per la dottrina della fede che ha riconosciuto McCarrick colpevole di crimini sessuali contro minori e adulti ha messo la parola fine alla sua poderosa carriera ecclesiastica. E la decisione di spretarlo, sottolinea il comunicato della Cdf emanato dalla sala stampa vaticana, è inappellabile, «non soggetta a ulteriore ricorso». Per il cardinale Daniel DiNardo, presidente della Conferenza episcopale Usa, il messaggio è chiaro: «Nessun vescovo, non importa quanto influente, è al di sopra della legge della Chiesa». Tutto qui. Per i vertici della Chiesa togliere la tonaca a un sacerdote che violenta delle persone è una condanna esemplare.

    E meno male che almeno in questo caso è avvenuto senza il vincolo del segreto pontificio che di norma pende sulle pronunce della Cdf con il risultato che ex preti con storie di violenza alle spalle se ne vadano in giro senza che nessuno abbia informato le autorità giudiziarie dei Paesi interessati. L’epilogo della vicenda di McCarrick è anche per altri motivi una storia interessante. Perché di solito la pena stabilita dalla Chiesa cattolica ai sacerdoti che violano le sue leggi interne consiste in un periodo di silenzio e preghiera in luoghi “protetti” lontano dai clamori mediatici.

    Cosa che infatti era stata disposta per l’ex cardinale dopo la punizione del 28 luglio scorso in attesa del giudizio definitivo della Cdf. Ma silenzio e preghiera è anche il modo in cui di norma il Vaticano «reagisce» pubblicamente alle notizie sui crimini compiuti da ecclesiastici. Silenzio e preghiera sono le parole usate da papa Francesco per commentare l’accusa – che gli era stata rivolta nell’agosto 2018 dall’ex nunzio vaticano negli Usa, monsignor Carlo Maria Viganò – di aver insabbiato per anni (fino al 2018 appunto) le denunce contro McCarrick. «Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa» e quindi «il giudizio fatelo voi», ha detto Bergoglio il 3 settembre 2018 durante la sua omelia a Santa Marta. Cosa ha indotto il papa a cambiare atteggiamento? E come si combinano il “silenzio e la preghiera” con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»?

    Va considerato in primis che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle “segrete stanze”. Si spiegano così, ad esempio, oltre alle ripercussioni pubbliche del dossier Viganò su McCarrick, il secondo summit convocato in Vaticano dalla Santa sede in sette anni, a cui devono partecipare tutti i capi delle Conferenze episcopali del mondo.

    Inoltre, c’è dietro l’idea che dai peccati “Dio salva”, e che verso i peccatori vanno usati “misericordia e perdono”, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra».

    Questa doppia morale è da sempre l’asse portante nel modo in cui la Chiesa (non) affronta la pedofilia al suo interno, e affonda le sue radici nella confusione che fa tra reato e peccato. L’abuso, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un delitto contro la morale, un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, e non la violenza efferata contro una persona. Di conseguenza la vera vittima sarebbe Dio

     e il peccatore (che sotto sotto per certa cultura è anche il bambino) secondo la visione degli appartenenti al clero, deve rispondere alla persona che rappresenta l’Altissimo in Terra (il papa), e non alle leggi della società civile di cui fa parte.

    Di tutto questo non tiene conto lo Stato italiano nel tenere in vita il Concordato rinnovato nel 1984 con il Vaticano, sebbene dal 1996 in poi la nostra legislazione in materia di reati a sfondo sessuale sui bambini (e le donne) abbia fatto enormi progressi. Con quali conseguenze per l’incolumità dei bambini che frequentano le parrocchie, gli oratori, i seminari minori e le scuole cattoliche? Lo raccontiamo in questa storia di copertina, prendendo spunto dalla vibrante denuncia del Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che il 7 febbraio scorso ha pubblicato il Rapporto in cui indica al nostro governo tutto quello che andrebbe fatto per dare piena attuazione alla Convenzione di New York ratificata nel 1989.

    Nell’indifferenza della stampa italiana, che ha dell’incredibile, sono state messe nero su bianco tutte le criticità derivanti dal Concordato che da un lato solleva i vescovi dall’obbligo di collaborare con l’autorità civile, e dall’altro come ci racconta l’avvocato Mario Caligiuri rappresentante legale di Rete L’Abuso, «limita fortemente nelle indagini la magistratura italiana con il rischio di impedire l’esercizio dell’azione penale nei confronti dei preti sospettati di pedofilia e dei “superiori” che trasferendoli di parrocchia in parrocchia consentono loro di rimanere in contatto con minori e di ripetere l’abuso».

    Questa garanzia d’impunità è intollerabile per un Paese laico e civile ed è ora che Stato e Chiesa ne prendano atto. Facciamo pertanto nostre le parole della pediatra e psicoterapeuta Maria Gabriella Gatti: «Rispetto a un delitto gravissimo e incredibilmente diffuso, così lesivo della realtà fisica e psichica dei minori non si può rivendicare una extraterritorialità o il diritto di difendere la sacralità, cioè la natura specifica, della dottrina che di fatto garantisce uno statuto speciale per i suoi ministri. I preti pedofili vivono su questa terra e devono rispettare le leggi della società in cui vivono, anche se sono convinti che le credenziali vantate rispetto alla sfera del trascendente consentano loro comportamenti caratteristici dei criminali e dei malati mentali».

    Da LEFT del 22 febbraio 2019 http://www.left.it/

  • I genitori del ragazzo abusato a Milano scrivono al Papa: «Non abbiamo mai avuto risposte»

    I genitori del ragazzo abusato a Milano scrivono al Papa: «Non abbiamo mai avuto risposte»

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – «Caro Papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione». Inizia così la lettera aperta firmata Cristina ed Ettore Battaglia e inviata a Il Messaggero.

    «Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito». Il caso denunciato da questa famiglia tira direttamente in ballo il ruolo dell’arcivescovo di Milano che avrebbe insabbiato il caso.

    Nella lunga lettera si ricostruiscono tutte le tappe della vicenda giudiziaria e viene spiegato che il dossier «contiene i documenti probanti l’insabbiamento dell’abuso da parte della Diocesi» ed è stato consegnato durante i giorni del summit al Vescovo Scicluna, attraverso padre Lombardi.

    «Per noi, come per tutte le vittime, per poter credere alla buona fede, alla coerenza, alla tolleranza zero occorre capire la declinazione delle parole nei fatti. Ti ringraziamo se vorrai rispondere». I firmatari della lettera indicano una serie di punti di opacità del sistema. «Nel nostro caso è provato che Monsignor Mario Delpini, unitamente a Monsignor Pierantonio Tremolada, hanno saputo subito (il giorno successivo all’abuso) che il sacerdote don Mauro Galli – oggi condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi di reclusione dal Tribunale di Milano – aveva portato a letto nostro figlio Alessandro Battaglia. Lo stesso Delpini ammette, sotto giuramento alla Polizia, che aveva ricevuto immediatamente la telefonata del Parroco che riferiva dell’allora presunto abuso sessuale. Delpini aggiunge che lo stesso prete, don Galli, da lui personalmente incontrato immediatamente nei giorni successivi (dicembre 2011), ammetteva di aver dormito con il minore nel suo lettone matrimoniale (…) Ancora Delpini giura alla Polizia di essere stato lui in persona a decidere il semplice spostamento del prete, da una parrocchia all’altra, ammettendo ancora ad occuparsi di pastorale giovanile».

    La famiglia Battaglia si chiede se dietro questo comportamento ci sia l’opera del diavolo. «Dunque se dietro a questo, come tu stesso annunci, c’è l’azione di satana, è possibile che tu abbia promosso Delpini Arcivescovo di Milano? È possibile che, ora che sai che lo stesso Arcivescovo è influenzabile, in qualche misura, dal maligno, possa governare la nostra Diocesi di Milano? Un Vescovo che ha preferito salvare l’istituzione mettendo a rischio altre potenziali vittime, spostando il prete pedofilo da una parrocchia all’altra, può dunque continuare a svolgere tale ministero? Oppure rientra nei casi specificati dal tuo già attuale Motu Proprio Come una madre amorevole che parla di rimozione dei vescovi per cause gravi come questa?»

    La lunghissima lettera è piena di riferimenti dottrinali e magisteriali.

    «Caro Papa Francesco tu dici che la Chiesa è vittima insieme agli abusati, ma nel nostro caso la chiesa vittima non si è vista: nel processo civile non si è seduta al nostro fianco, per chiedere i danni, magari costituendosi come noi parte civile, parte offesa, danneggiata. No, al contrario: sia il prete don Mauro Galli, che il suo Parroco di allora, che l’Arcivescovo di Milano con una diffida firmata dai tre loro distinti avvocati ci minacciava la richiesta di danni se non mettevamo a tacere la stampa sul caso. Non quindi affianco alla vittima eventualmente per chiedere i danni al carnefice, bensì congiunta al carnefice per chiedere i danni alla vittima! ».

    «Caro papa Francesco nel nostro bel paese, l’Italia, esistono, ed esistevano già, le Linee Guida della Conferenza Episcopale per la tutela dei minori. Sottovalutare e coprire favorisce il dilagare del male… si può considerare una non sottovalutazione la certezza del fatto che il prete abbia portato nel suo letto un bambino? Delpini riferisce alla Polizia che lo stesso prete pedofilo glielo aveva subito confessato e, anche lo stesso prete (don Galli), lo giura in tribunale. Aveva confessato al suo Vescovo prima del suo spostamento da una parrocchia all’altra, trasferimento che poi è avvenuto immediatamente proprio per insabbiare».

    La famiglia Battaglia ironizza poi sulla vicinanza della Chiesa alle vittime. «L’unica vicinanza della difesa è stata fisica in aula di Tribunale, pochi metri, per tentare di screditare la credibilità di nostro figlio Alessandro Battaglia. L’unica vicinanza del nostro Arcivescovo è stato per mezzo del suo avvocato per minacciarci la richiesta dei danni, e quando noi ti scrivevamo monsignor Delpini non era ancora Arcivescovo di Milano. La vicinanza del nostro nuovo parroco di Rozzano, don Roberto Soffientini, è stata quella di riceverci, su nostra richiesta, per dirci che siamo brutte persone che sputano nel piatto in cui mangiano, si fosse almeno limitato a quel non tocca a me da te citato».

    «Caro Papa Francesco, ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un “vademecum” per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio all’altro non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire?: “L’obiettivo della Chiesa sarà, dunque, quello di ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori…”. Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi?».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_papa_francesco_oggi_ultime_notizie-4334974.html

  • Abusi sessuali: se il carnefice è il diavolo

    Abusi sessuali: se il carnefice è il diavolo

    L’incontro mondiale sul tema degli abusi clericali verso i minori e gli adulti vulnerabili, indetto da Francesco tra il 21 e il 24 febbraio scorso, è stato soprattutto un momento di confronto con la verità delle vittime, che sono state ascoltate dai cardinali radunati in Vaticano.

    È da poco noto il video-testimonianza di Alessandro, abusato da don Mauro Galli, prete protetto dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini: «Ho smesso di credere in Dio perché non può esistere un Dio che permette tutto questo… Sono stato abusato dal prete a cui avevo affidato la mia vita, a cui io confidavo tutto». Le parole del giovane ragazzo riconducono al tema dell’abuso psicologico, il grande assente nel summit antipedofilia. Perché, come dichiara Francesco nel documento finale, «È difficile comprendere il tema degli abusi sessuali sui minori senza la considerazione del potere, in quanto essi sono sempre la conseguenza dell’abuso di potere, lo sfruttamento di una posizione di inferiorità psicologica e fisica». Se si fosse voluto affrontare il problema della pedofilia clericale in modo risolutivo, tra le azioni prioritarie si sarebbe dovuto mettere mano alla revisione degli statuti e dei Regolamenti interni che legittimano l’azione dei movimenti ecclesiali, come l’Opus Dei, il movimento dei Focolari, Comunione e Liberazione, i neocatecumenali. I ragazzi abusati in queste istituzioni sono vittime di derive settarie che lavorano sulle coscienze. La revisione dei documenti interni è avvenuta per i Legionari di Cristo, ma soltanto dopo l’emersione dello scandalo legato al suo fondatore Marcial Maciel Degollado. Più volte i transfughi hanno raccontato la violazione, che si compie internamente alle istituzioni, nei confronti della loro intimità psicologica, attraverso pratiche come la direzione spirituale, il colloquio fraterno, la confessione sacramentale. L’abuso psicologico, nei movimenti ecclesiali o in contesti chiusi, sembra sistematico e strutturale. Lo stesso padre Giuliano Stenico, presidente dell’Associazione Ministri della Misericordia, durante un’intervista dichiarava, nel 2017 «Le suore, non di rado, sono vittime di abusi di autorità, un abuso psicologico frequente che purtroppo può essere il viatico dell’abuso sessuale». Lunedì 25 febbraio, a conclusione de l’incontro su “La Protezione dei Minori nella Chiesa”, si è svolta la riunione interdicasteriale, fortemente voluta da papa Francesco, per l’adozione di misure concrete nella lotta alla pedofilia clericale; l’individuazione degli ambienti ecclesiastici più inclini alle pratiche abusanti e una riforma dei loro Statuti/Regolamenti sarebbe quella ricaduta operativa che il popolo di Dio si aspetta da Francesco, al di là di proclami e linee guida; il traguardo più imminente, annunciato in queste ore dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, sembra invece essere quello della redazione di un vademecum che ha lo scopo di aiutare i vescovi di tutto il mondo a comprendere chiaramente quali siano i loro doveri. Appare poco credibile che, nel 2019, un vescovo non conosca il proprio dovere in merito alle notizie di reato di cui viene a conoscenza.

    Per attuare un’azione concreta di contrasto alla pedofilia clericale la Santa Sede dovrebbe uscire dalle stanze vaticane; la Chiesa dovrebbe cominciare a dialogare con interlocutori diversi, come per esempio Eca (Ending Clergy Abuse) o Rete L’Abuso, ma anche con autori di libri denuncia come De l’emprise à la liberté a cura dello psico sociologo belga e professore emerito presso l’Università Cattolica di Lovanio Vincent Hanssens, scritto per édition mols, tradotto in italiano in formato e-book dallo stesso editore; un testo che contestualizza l’origine dell’abuso psicologico. Tra gli autori c’è anche padre Pierre Vignon, sacerdote diocesano e per molti anni giudice ecclesiastico, oramai noto per aver chiesto le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin che avrebbe coperto gli abusi sessuali compiuti da padre Bernard Preynat.

    A fronte della tolleranza zero proclamata oramai da qualche anno, non si è trovato tempo, durante il summit, per una discussione sulla revisione di due testi cruciali: il Concordato tra Stato e Chiesa, che prevede per i vescovi italiani l’esonero della denuncia alle autorità civili (art. 4 comma 4) e la lettera De delictis gravioribus, firmata nel 2001 da Ratzinger, indirizzata a tutte le gerarchie ecclesiastiche; il documento afferma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, «sono soggetti al segreto pontificio». Ci si sarebbe aspettati cioè una risposta di assoluta trasparenza sui procedimenti canonici che coinvolgono i preti pedofili.

    Centrale e costante è stato invece il riferimento al demonio, che secondo la tradizionale dottrina della Chiesa cattolica è una persona, non un’idea e nemmeno il peccato. Impossessandosi del corpo di una vittima, agisce attraverso di essa, facendole compiere azioni vergognose e incontrollate. Ne parla, a pochi giorni dall’inizio del summit, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nonché uomo di fiducia di Francesco, durante il suo intervento al Convegno biennale dell’Associazione Internazionale Esorcisti: «Il diavolo non è un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un’idea», ma «un essere personale che ci tormenta»; in linea con le parole di Francesco che chiudono le giornate dell’evento: il consacrato, scelto da Dio per guidare le anime verso la salvezza, che compie abusi sessuali, è uno strumento di satana. Nasce quindi un problema di imputabilità, perché se l’origine degli abusi clericali fosse davvero il diavolo servirebbero una schiera di esorcisti e non una magistratura pronta a perseguire i crimini. L’esorcista va alla caccia del diavolo, mentre il giudice del carnefice.

    * Giornalista pubblicista, ex numeraria dell’Opus Dei, Emanuela Provera è autrice di Giustizia divina. Così la Chiesa protegge i peccati dei suoi pastori (Chiarelettere 2018, con Federico Tulli) e di Dentro l’Opus Dei. Il libro verità degli ex numerari italiani (Tea libri 2009)

    https://www.adista.it/articolo/60854

  • La suora, il prete, la ragazza

    La suora, il prete, la ragazza

    Milano Un triangolo: la suora, il sacerdote, la ragazza. A uscirne stritolata, fu la ragazza: Eva Sacconago si impiccò, il 21 giugno del 2011, dopo avere mandato al prete un ultimo sms: «Pinguino mio, ti voglio salutare. Ti voglio bene, non essere troppo triste perché ti guardo ogni volta che cerchi una stella».

    Ieri, gli sms – insieme ai diari e a decine di lettere – sono entrati nel processo alla suora: Mariarosa Farè, ovvero «suor Mary», la religiosa che coinvolse Eva in una storia di sesso quando era poco più che una bambina, e che la violentò ripetutamente dopo essere stata piantata per il prete. In primo grado la donna è stata condannata a tre anni e mezzo. In appello, i giudici hanno chiesto a uno psichiatra, Franco Martelli, di analizzare gli scritti lasciati dalla vittima: per capirne il grado di sudditanza, di depressione, di fragilità; per cercare, insomma, di fare luce sulle dinamiche che inghiottirono Eva.

    Ai giudici serve per valutare quanto la ragazza fosse padrona delle sue azioni quando andava volontariamente a letto con la suora, o se una condizione di «inferiorità psichica» rendesse comunque quei rapporti atti di violenza. Ieri, interrogato in aula, sul punto Mantelli è netto: Eva era bisognosa di affetto, fino ad una «ricerca ossessiva di supporto», ma non aveva patologie o disturbi tale da farle perdere la bussola. Ma di certo c’è che nella sua perizia, lo psichiatra tratteggia un quadro sconfortante della vita di parrocchia, un luogo in teoria sicuro dove Eva cercava conforto, e dove invece una suora prima ed un prete poi la portarono nel loro letto.

    I messaggi di suor Mary alla ragazza sono crudi, espliciti: «aprimi e bagnami della tua tenerezza». Le lettere di Eva al prete, don Alessandro, sono invece di grande dolcezza, ma non lasciano molti dubbi sul «rito del venerdì», quando la ragazza e il sacerdote cenavano e dormivano insieme: «mi sono accorta che quando dormi da me la mia giornata inizia meglio».

    Stretta tra la gelosia della suora e la ritrosia del prete, preoccupato delle voci che giravano in parrocchia, Eva annuncia il suo suicidio: «la cosa che mi resta da fare non è la cosa migliore». Per lo psichiatra, anche il legame col sacerdote fu una causa indiretta del suicidio. Per questo la Procura generale voleva che l’uomo, che non è mai stato indagato, venisse interrogato in aula. Ma i giudici hanno deciso di no.

    Luca Fazzo – Il Giornale
    https://www.tp24.it/notizie-inchieste-eventi-a-trapani/suora-prete-ragazza/131325

  • George Pell, autogol del legale che lo difese: fu solo vanilla sex. Poi arrivano le scuse

    George Pell, autogol del legale che lo difese: fu solo vanilla sex. Poi arrivano le scuse

    Città del Vaticano – Il caso del cardinale Pell si sta ulteriormente ingarbugliando persino dal punto di vista giudiziario. Colpa di un clamoroso autogol da parte del suo avvocato, Robert Richter, un noto principe del foro australiano che, nell’arringa finale, si è fatto prendere la mano e ha detto che il presunto abuso su un chierichetto di 13 anni, avvenuto al termine di una funzione domenicale nella cattedrale di Melbourne nel 1996, «non era che una semplice penetrazione in cui il bambino non partecipava».

    Il termine inglese utilizzato dall’avvocato che oggi è stato costretto a diffondere in Australia un comunicato di scuse e di spiegazioni sulla frase infelice che potrebbe costare molto cara al suo assistito è: plain vanilla sex, l’equivalente di un atto sessuale convenzionale, privo di connotazioni violente. «Dopo una notte insonne ho riflettuto a lungo sulla terribile scelta di questa frase usata in aula, durante un processo particolarmente stressante e complicato. Mi scuso sinceramente se ho urtato e offeso qualcuno, ma non era nelle mie intenzioni. Non intendevo affatto evadere dalla serietà del caso che stavamo trattando». L’avvocato aggiunge che quella frase la ha pronunciata pensando di «mitigare la sentenza». Secondo i giornali australiani il giudice della corte, Peter Kidd ha persino chiarito in tribunale di non essere stato impressionato dalla frase dell’avvocato del cardinale. Ma il legale di Pell avrebbe anche fatto commenti ritenuti spiacevoli dalle associazioni delle vittime. Il clima che si respira in Australia è infuocato. La Chiesa australiana è sotto schiaffo da più di dieci anni, da quando un organismo governativo ha fatto luce sulle violenze che accadevano nelle diocesi e nelle parrocchie e venivano sistematicamente coperte dall’episcopato (di cui Pell è stato un autorevole punto di riferimento).

    L’avvocato ha anche aggiunto che la frase infelice di cui si è scusato pubblicamente può essere interpretata male da chi non conosce il sistema giudiziario australiano e non ha dimestichezza con codici, leggi, procedure. Se dal processo erano emersi tanti dubbi sulla dinamica dell’aggressione al ragazzino (in una cattedrale gremita, in appena 6 minuti, dietro colonna con addosso tutte le ingombranti vesti liturgiche), l’autogol dell’avvocato rimescola le carte. Per il Vaticano è l’ennesima batosta.

    Pell, tre anni fa, quando si era autosospeso dall’incarico vaticano per affrontare il processo in Australia, imputato per abusi sessuali su due chierichetti, insisteva: «Sono innocente. Queste accuse sono false. Aborro anche solo l’idea di un abuso sessuale».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_george_pell_vaticano_papa_francesco_ultime_notizie_oggi-4330389.html

  • Pedofilia: ricorso Pell contro verdetto

    Pedofilia: ricorso Pell contro verdetto

    Legali cardinale australiano giudicato colpevole, ‘irregolarità’

    (ANSA) – ROMA, 1 MAR – Il cardinale australiano George Pell, giudicato colpevole di pedofilia e in attesa della sentenza, ha presentato ricorso per presunte “gravi irregolarità” processuali. Un tribunale dello stato di Victoria ha infatti dichiarato l’ex tesoriere vaticano, nonché ex consigliere di Papa Francesco, colpevole di aver abusato sessualmente di due chierichetti tredicenni nel 1996 e 1997, quando era arcivescovo di Melbourne. Secondo i legali del cardinale Pell, che hanno annunciato di aver depositato il ricorso lo scorso 21 febbraio, una prima irregolarità procedurale non gli avrebbe consentito di dichiararsi non colpevole di fronte alla giuria e quindi di dimostrare la sua innocenza. Inoltre, argomenta il team di avvocati che difende l’alto prelato, il verdetto unanime di colpevolezza della giuria si basava, in modo “irragionevole”, su una singola testimonianza. Cioè su quella dell’unica delle due presunte vittime dei suoi abusi sessuali, in quanto l’altra è morta di overdose di stupefacenti nel 2014.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2019/03/01/pedofilia-ricorso-pell-contro-verdetto_fc417a18-979c-481d-b7b2-fcdf64e0f4fd.html

  • Revoca della cauzione; Il cardinale Pell va in prigione

    Revoca della cauzione; Il cardinale Pell va in prigione

    Da ieri, il religioso australiano non è più prefetto del Segretariato per l’Economia della Santa Sede. Nel frattempo, il padre di una delle minorenni inizia una causa contro di lui e contro la Chiesa d’Australia

    Fuori dalla Segreteria per l’economia; dentro la prigione. 24 ore dopo la notizia della condanna per pedofilia (abusata di due coristi minori nel 1996, quando era arcivescovo di Melbourne), due importanti decisioni arrivano nel caso del cardinale George Pell.

    Ieri pomeriggio, il portavoce “ad interim” della Santa Sede, Alessandro Gisotti ha detto un “Tweet” che il cardinale non è più prefetto del dicastero economico, “Ministero tesoro” del Vaticano, creata dal Papa nel 2014 per regolare i conti e le finanze dello stato più piccolo del mondo. Pell ha ottenuto un permesso dalla sua commissione da giugno 2017, dopo aver concordato con il Pontefice di recarsi in Australia con l’obiettivo di difendersi nel processo contro di lui.

    Mentre si attende la nomina del suo successore, arriva la notizia dall’Australia: cauzione gli è stata revocata oggi dal County Cort di Melbourne, al termine di una “richiesta sentire” un’audizione prima della sessione in cui gli avvocati da entrambe le parti hanno presentato gli argomenti finali.

    Dalla scorsa notte, Pell è stato detenuto nel carcere di valutazione di Melbourne; è in attesa della sentenza del prossimo 13 marzo. In udienza di oggi è stato confermato che i cinque crimini di cui la colpa del cardinale confermato (cioè abusare sessualmente di due minorenni, di età compresa 12 e 13 anni, uno dei quali è morto di overdose anni, e si sono impegnati atti osceni con o davanti a bambini) implicano una pena massima di dieci anni ciascuno, secondo il sistema giudiziario locale. Il cardinale, quindi, potrebbe essere condannato a cinquant’anni di carcere.

    Un cambiamento imprevisto nel processo. L’11 dicembre dello scorso anno, quando il tribunale australiano ha emesso la sentenza, ma imponendo anche un “ordine di soppressione”, cioè per vietare qualsiasi perdita di notizie per non influenzare il secondo processo contro il cardinale, era stata concessa anche la cauzione per il cardinale, poiché avrebbe dovuto fare un’operazione al ginocchio destro. Il cardinale ha continuato a vivere in questa casa in ogni momento, dove si era rinchiuso in una sorta di ritiro forzato a causa del clima di grande agitazione che ha causato il suo caso.

    Tutti i media australiani forniscono dettagli e notizie su questa storia. E una delle ultime aggiunte è il padre di una delle due ballerine che hanno subito abusi sessuali cardinale (la prima volta, secondo la testimonianza della vittima, dopo una Messa nella Cattedrale di San Patrizio) sta cercando di ottenere un indennizzo del prelato e della Chiesa cattolica. Suo figlio è morto per overdose di eroina nel 2014, all’età di 31 anni.

    Lo studio legale Shine Lawyers, che rappresenta questo padre, afferma che il suo aiutante (il cui nome non può essere divulgato per legge) ha deciso di intraprendere questa strada dopo che il verdetto contro il cardinale è stato reso pubblico.

    Per anni, i parenti dicono che la vittima del cardinale era caduta nell’abisso della droga a causa degli abusi subiti. Il ragazzo non ha mai parlato con i suoi genitori di quello che è successo, ma avrebbe sofferto per anni di stress post-traumatico. “È molto comune per coloro che sopravvivono all’abuso sessuale ricorrere alla droga, con l’intenzione di mitigare il dolore”, l’avvocato dello studio di Shine Lisa Flynn ha detto ai media che sta seguendo il caso. Ha anche indicato che il suo cliente sosterrà che Pell “ha le mani macchiate di sangue”.

    “È un orrore per loro intraprendere questa causa. Una delle cose buone che sono venuti su con il verdetto di colpevolezza è che mostra la gente che non importa quanto potente o importante che una persona può sempre essere chiamato a rispondere delle proprie azioni. Più parli di queste cose, più i nostri bambini saranno più sicuri “.

    L’altra vittima, che, inoltre, non può essere identificata, ha detto in una dichiarazione rilasciata dal suo avvocato che ha sofferto “vergogna, solitudine, depressione e conflitti interiori” a causa di abuso. Ha anche detto che gli ci sono voluti anni per capire l’impatto che l’aggressione aveva sulla sua vita e ha implorato che il suo anonimato fosse rispettato.

    Cioè, un’altra tessera che cade sulla Santa Sede, dove il summit sulla pedofilia convocato dal Papa con i presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo si è appena concluso pochi giorni fa. Neppure dieci giorni fa, papa Francesco decretò che Theodore McCarrick, l’ex arcivescovo potente di Washington, che aveva già rimosso la dignità cardinale a causa del suo comportamento inappropriato, non poteva più continuare a fare il prete a luglio dello scorso anno. Ma, al di là di ogni pressione dei media, il Papa e la Santa Sede vogliono mantenere la prudenza e attendere che l’intero processo raggiunga un verdetto finale.