Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sui minori, si dimette il Cardinale Ezzati, fedelissimo di Papa Francesco

    Abusi sui minori, si dimette il Cardinale Ezzati, fedelissimo di Papa Francesco

    Ennesimo scandalo fra le mura del Vaticano. Un altro cardinale finisce nella bufera perché ha coperto degli abusi sessuali.

    L’opinione pubblica ormai è abituata a sentire notizie di scandali sulla chiesa di Papa Francesco. In tutte le parti del mondo, infatti, si sono verificati eventi fuori da ogni logica, abusi che riguardano minori. Strie di decine di anni fa e vicende recenti. E’ come se tutti i nodi fossero venuta al pettine, quasi all’improvviso e ci si trovasse dinanzi all’impossibilità di gestire vicende pesanti e senza fime. Papa Francesco sembrava poter imprimere una svolta sulla piaga delle pedofilia, ma l’impressione e che gli esiti siano stentati e, in qualche caso, gravemente contraddittori. il problema rimane irrisolto. E se la questione in passato riguardava sacerdoti, e lasciava intoccati o quasi i superiori ecclesiastici, ora le indagini e le condanne riguardano gli alti prelati, spesso con incarichi fondamentali nello scacchiere di Papa Francesco. Una storia infinita di scandali che in alcuni momenti sembra travolgere la Chiesa, irrimediabilmente. Perchè ora i processi non sembrano risolte all’interno dei soli Tribunali ecclesiastici, con poca o nulla notorietà. Ora i porporati sono chiamati a rispondere dinanzi ai Tribunali ordinari, civili e, per la prima volta, anche penali.

    Clamoroso è stato  il recente l’arresto e la reclusione del Cardinale Pell in Australia negli stessi giorni è scoppiato il caso del Cardinale Barbarin, condannato in Francia – questa volta un tribunale civile – per non aver denunciato alle forze dell’ordine un prete pedofilo a Lione.

    Ma i problemi sembrano provenire soprattutto dal Sud America. Lo scorso novembre il cardinale cileno Francisco Javier Errazuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile, si era dimesso dal C9, il consiglio di nove cardinali istituito da Papa Francesco 2013 per sostenerlo nel governo della Chiesa e nella riforma della Curia romana. Il porporato era finito nella tempesta con la scusa di aver insabbiato casi di abusi sessuali nella Chiesa cilena. Il particolare il Cardinale è stato accusato dalla giustizia ordinaria di aver occultato il caso di padre Jorge Laplagne, sacerdote di Rancagua accusato di pedofilia nel 2005. Gli scandali in Cile sono emersi  dopo il viaggio di Bergoglio. Il nome dell’arcivescovo della capitale era stato indicato da laici e sacerdoti tra coloro che nascosero al Pontefice la gravità della situazione in Cile dinanzi alla piaga della pedofilia – accusa, questa, sempre negata dal cardinale –  e di aver insabbiato per anni crimini di abusi. Tra questi quelli commessi da Fernando Karadima, abusatore seriale, ridotto da Papa Francesco allo stato laicale il 28 settembre 2018

    Tre vittime degli abusi di Karadima, Juan Carlos Cruz, Andrés Murillo e James Hamilton – avevano presentato una querela a fine ottobre dello scorso anno contro il cardinale Errazuriz per falsa testimonianza, reato previsto e sanzionato nell’articolo 209 del codice penale cileno. La richiesta venne accolta dal Tribunale con l’avvio del provvedimento che  costrinse il porporato alle dimissioni tra i cardinali fiduciari del Pontefice.

    Questa volta è il turno del Cardinale cileno Ricardo Ezzati Andrello successore di Errazuriz in qualità di arcivescovo a Santiago.  E’ accusato, anche lui come il suo predecessore, di aver coperto abusi e violenze e di aver nascosto informazioni fondamentali alla polizia. Il cardinale  avrebbe occultato abusi su minori da parte di tre preti della sua diocesi: l’ex cancelliere Oscar Munoz, che si autodenunciò nel gennaio 2018 per abusi su minorenni, tra cui alcuni parenti; il marista Jorge Laplagne, che coinvolse anche il cardinale Francisco Errazuriz – predecessore di Ezzati –  e padre Tito Rivera.

    Ricardo Ezzati Andrello, 77 anni, origini italiane, era stato nominato vescovo da Giovanni Paolo II nel 1996. Benedetto XVI lo ha fece arcivescovo di Santiago del Cile nel 2010 e Papa Francesco lo ha creato cardinale nel 2014. A seguito dello scandalo, Ezzati ha chiesto ed ottenuto dal Papa Francesco la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Santiago del Cile

    Ezzati era uno dei più stretti collaboratori di Papa Francesco e membro del C9.  ormai diventato C6 dopo le dimissioni di Errazuriz di Pell e delle sue. Papa Francesco ha nominato un Amministratore Apostolico – Sede vacante et ad notum Sanctae Sedis – in poche parole, un commissariamento nella persona di Monsignor Celestino Braco, nato nel 1945 e spagnolo di origine.

    https://www.leggilo.org/2019/03/24/cardinale-abusi-sessuali/

  • Abusò di un bimbo in campeggio, arrestato ex volontario: la sentenza dopo 13 anni

    Abusò di un bimbo in campeggio, arrestato ex volontario: la sentenza dopo 13 anni

    L’incubo è finito dopo addirittura tredici anni. L’orco è stato rinchiuso in carcere per gli abusi sessuali commessi ai danni di un bambino, all’epoca di 8 anni, residente in un paese in provincia di Varese, e commessi mentre il minorenne si trovava in un campeggio estivo a Santa Caterina Valfurva (Sondrio). L’uomo si è costituito nel carcere di Bollate (Milano) dopo essere stato condannato in via definitiva a 5 anni e sei mesi di reclusione.

    Alfonso Maria Monterosso di Acireale (Catania) – oggi 76enne e residente a Peschiera Borromeo (Milano) – all’epoca delle violenze sessuali prestava opera di volontario, per una Parrocchia dell’hinterland di Milano, nel campeggio della località turistica della Valtellina. In appello il pensionato aveva avuto uno sconto di pena perché le violenze ai danni di un altro piccolo dello stesso paese in provincia di Varese dove risiedeva l’altra vittima, commesse in precedenza in un altro camping sempre in provincia di Sondrio, si erano nel frattempo prescritte. All’unica vittima per cui è stato condannato dovrà un risarcimento di 90 mila euro, mentre al secondo ragazzino, quello per cui è subentrata la prescrizione, dovrà versare 50 mila euro, sempre a titolo di risarcimento.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/abusi_campeggio_volontario_arrestato_sentenza_13_anni_ultime_notizie-4374911.html

  • “Perché hai denunciato trent’anni dopo?”

    “Perché hai denunciato trent’anni dopo?”

    SAVONA – Venerdì 15 marzo 2019, presso la Libreria Ubik, si è svolto un incontro con il presidente della Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi, dal titolo “Vittime e carnefici. L’omertà delle gerarchie negli scandali di pedofilia”. Erano presenti anche Rosanna Lavagna e Francesca Marzadori.

    Diversi i temi trattati: dal recente report dell’Onu di Raccomandazioni all’Italia, al summit in Vaticano appena concluso; dalle “case” per ospitare i sacerdoti che hanno commesso reati in alternativa al carcere, alla esclusione della presentazione del certificato anti-pedofilia per tutto il volontariato; dalla “nascita” di Rete L’ABUSO, ai suoi obiettivi attuali; dall’impostazione dei processi canonici, alla maturazione del trauma…

    Francesco Zanardi ha parlato a ruota libera catturando l’attenzione del pubblico che, numeroso, ha riempito la sala a disposizione e ha interagito con domande e osservazioni.

    Tanti gli spunti da approfondire, impossibile in una serata. Sono stati ripresi anche diversi contenuti del libro “Giustizia divina” di Emanuela Provera e Federico Tulli, edizioni ChiareLettere.

    Una delle domande che vengono spesso rivolte alle vittime, e che mettono in dubbio la loro credibilità, è rappresentata dal tempo che intercorre tra gli abusi e la denuncia. Chi non ha subito un trauma fa fatica a comprendere quanto sia complicato “gestire” un trauma psicologico. Ci sono situazioni in cui passa molto tempo prima che la vittima riesca anche solo a dire a se stessa di essere stata una vittima… non è facile affrontare emotivamente un macigno così pesante, è un percorso.

    Avere la possibilità di essere aiutati, in particolare da uno specialista, favorisce la maturazione del trauma, permette di affrontare i sensi di colpa, le mille domande che ogni bambino si pone dopo anni ma che, quando era piccolo, non era in grado nemmeno di percepire. Tutte le vittime riescono a dire che “capivano che qualcosa non andava bene”, ma non erano consapevoli della gravità di una atto così devastante per la loro personalità.

    Rete L’ABUSO offre assistenza legale gratuita grazie alla presenza di 21 studi legali su tutto il territorio nazionale che, in virtù del gratuito patrocinio, assistono coloro che affrontano la denuncia e quindi il processo in tribunale, sia penale che civile. Non è per ora possibile offrire assistenza psicologica, esclusivamente per mancanza di fondi, e perché non si è ancora aperto un canale di volontariato con gli specialisti psicologi/psichiatri.

    Rete L’ABUSO ha visto però nascere, negli ultimi anni, un gruppo di “Mamme della Rete” che funge, attraverso telefonate, chat di WhatsApp, o talvolta di persona, da auto-aiuto e ci si sostiene a vicenda nei momenti difficili, oppure si condividono esperienze e notizie.

    Anche le vittime cominciano a conoscersi di persona, a condividere le proprie vicende, le proprie fatiche e anche la propria rabbia… si creano dei legami profondi che nascono dal sapere di sentirsi realmente compresi da chi ha vissuto lo stesso dramma… questo è forse l’aspetto più importante della Rete L’ABUSO. Se tra i lettori di questo scritto vi fosse qualcuno che si riconosce in questi due aspetti e vuole provare ad uscire dalla solitudine, è bene accetto! Può contattare la Rete, senza timore.

    Al termine dell’incontro è stato possibile, per chi lo desiderava, contribuire a sostenere Rete L’ABUSO attraverso il Tesseramento annuale.

    L’incontro è stato integralmente registrato e può essere ascoltato al seguente link: Vittime e carnefici. L’omertà delle gerarchie negli scandali di pedofilia

    Lo Staff della Rete L’ABUSO

  • Mons. Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i preti pedofili”

    Mons. Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i preti pedofili”

    Domenico Leccese

    “Ci sono le leggi divine, gli faccio fare la penitenza”

    Monsignor Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i sacerdoti pedofili” di Michele M. Ippolito 15 marzo 2019

    “Da vescovo non devo e non ho alcun dovere di denunciare il sacerdote pedofilo, è compito di chi ha la genitorialità del minore”

    Lo dice in questa intervista che ci ha rilasciato Monsignor Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina.

    Eccellenza, in Vaticano si è tenuto un summit sugli abusi sessuali di uomini di Chiesa nei confronti dei minori. Che idea ha ricavato?

    ”Lo giudico molto importante e senza dubbio positivo, il Papa ha fatto bene. Di queste cose e di certi crimini come la pedofilia, è necessario parlare ed è persino utile che vengano fuori inchieste giornalistiche, quelle serie. Servono alla causa, ben vengano. Però bisogna essere sempre corretti e non mettere in piazza solo le miserie di qualche uomo di
    Chiesa. Sembra, ed è sbagliato, che la sola realtà interessata da questo fenomeno sia la Chiesa cattolica e non è così”

    Il Papa ha scelto di emanare un Motu Proprio…

    ”Benissimo, fa bene. Ma su quello che riguarda la denuncia da parte del vescovo, ho la mia idea, nutro riserve”.

    Cioè?

    ”A mio avviso, un vescovo non deve e non ha alcun dovere di denunciare alle autorità civili il sacerdote pedofilo. Esiste già la legge di Dio ed esistono i procedimenti canonici ai quali fare riferimento. Chi deve provvedere alla denuncia, è chi ha la potestà genitoriale del minore, spetta al padre e alla madre. Semmai io li aiuto di buon grado in questa operazione, li assisto e facilito il compito. Da vescovo ho il dovere di aiutare il prete a cambiare la sua condotta. Come pastore devo aiutarlo a correggere il suo modo di comportarsi”

    Vale a dire?

    ”Esiste una legge italiana sugli atti di violenza o pedofilia ai danni dei minore e va rispettata. Come le dicevo, legittimato alla denuncia è chi ha la responsabilità del minore, non il vescovo. Io sono disponibile ad aiutare e sostenere i genitori”

    Che cosa deve fare il vescovo nei riguardi del prete predatore se i genitori non denunciano?

    “Una volta avute notizie certe io li informo. Ma se loro non si attivano, non è compito mio farlo. Senza dubbio metto quel sacerdote in penitenza e in cura, in modo che non possa più nuocere.”

    Intanto è uscito il libro Sodoma…

    ”È una inchiesta pilotata per colpire la Chiesa in modo evidente. È giusto aiutare a correggere, ma senza mettere in piazza le miserie. In quanto a quel libro, le ripeto, non è attendibile, perchè accanto al male vi è dentro la Chiesa tanto bene. Ma non se ne parla. Inoltre, da quanto ho appreso, l’ estensore del libro avrebbe alloggiato in Vaticano e persino in luoghi sensibili. Come ha fatto? “

    Mons. Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i preti pedofili”

  • Vittima di pedofilia nella Chiesa, Diego al Papa: “La sentenza sia pubblica” | VIDEO

    Vittima di pedofilia nella Chiesa, Diego al Papa: “La sentenza sia pubblica” | VIDEO

    Nuovo appello a Papa Francesco di Diego, nome di fantasia utilizzato all’inizio da Arturo Borrelli nel servizio di Pablo Trincia in cui ha raccontato gli abusi sessuali che avrebbe subìto da ragazzino da parte di un prete. Il Vaticano gli ha fatto sapere che la sentenza con tutta la verità su don Silverio Mura non potrà diffonderla. Così tramite Le Iene diffonde il suo nuovo video appelloche potete vedere qui sopra.

    “Mi hanno detto che il contenuto vogliono farlo sapere di nascosto solo a me e non ai giornalisti”, dice Arturo che il 4 febbraio si è incatenato in Vaticano perché non aveva più notizie del processo a don Silverio Mura. “Questa decisione non mi sembra giusta. La mia è una storia di dominio pubblico di cui si è parlato in tutto il mondo. Perché la sentenza la dobbiamo sapere solo io e il mio avvocato?”.

    Giovedì 21, Diego tornerà in Vaticano per protestare. “Chiederò di avere questa sentenza. Veramente non ce la faccio più, in 10 anni mi hanno rovinato la vita”. Così lancia un nuovo appello al Papa. “Chiedo un altro aiuto al Santo Padre: mi faccia un ultimo piacere di avere questa sentenza. Le sentenze devono essere pubbliche, il mondo deve sapere quanto un prete è pedofilo”. La scorsa estate Diego è stato in udienza dal Pontefice. In questa occasione gli ha raccontato i 30 anni di lotta per veder riconosciute dalla Chiesa le violenze subite. “Mi ha detto: ‘Procedi per la tua strada’. Ha preso il fascicolo con tutta la documentazione del mio caso e l’ha consegnato alla sua segreteria prendendosi l’impegno di continuare a indagare”.

    Nel nostro servizio, Arturo Borrelli, al tempo ancora sotto il nome di Diego, ha raccontato le violenze sessuali subite “per 3 anni, 2-3 volte alla settimana” e il dramma vissuto. Dopo 25 anni, registrando tutto, aveva incontrato di nuovo don Silverio, che non negava quanto avvenuto ma lo invitava solo a pregare. La Curia di Napoli poi lo aveva fatto sottoporre a una perizia psichiatrica (lui aveva registrato anche quella), che in realtà sembra incolpare lui per il fatto di essere andato a casa del sacerdote.

    Gli abusi di don Silverio non avrebbero segnato la vita solo di Diego, che da allora vive tra psicofarmaci e attacchi d’ansia e di panico. Ci sarebbero altre vittime. Una di queste, Giuseppe (anche in questo caso il nome è di fantasia), l’abbiamo intervistato incappucciato. Almeno altre nove persone sarebbero disposte a testimoniare per quello che, come sosteniamo nel servizio della Iena Pablo Trincia e dell’autore Marco Fubini, potrebbe essere “uno dei più grossi casi per abusi sessuali all’interno della Chiesa italiana”.

    Don Silverio, nel frattempo, si era trasferito al Nord, a Montù Beccaria (Pavia), dove, sotto il falso nome di don Saverio Aversano, continuava tranquillamente a fare il catechista. È bastato che andasse in onda il nostro servizio perché il sacerdote facesse perdere di nuovo le sue tracce. Mentre le mamme del paese raccontavano a noi e in una lettera al Papa il loro sconcerto. Perché il catechista dei loro figli era un uomo accusato di pedofilia, che ora dovrà risponderne, trent’anni dopo, anche davanti a un Tribunale della Chiesa, ma il contenuto di questa sentenza rischia di non uscire dai confini del Vaticano. Perché gettare un’ulteriore ombra su questa vicenda che si trascina da così tanto tempo?

    https://www.iene.mediaset.it/2019/news/vittima-pedofilia-chiesa-diego-papa-sentenza-abusi-sessuali_352190.shtml

  • Fedeli sconvolti, il vescovo buonista ha reintegrato il prete delle orge in canonica

    Fedeli sconvolti, il vescovo buonista ha reintegrato il prete delle orge in canonica

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il prete padovano che aveva organizzato orge in canonica assieme ad un altro prete che aveva costretto alla prostituzione una decina di ragazze è stato reintegrato dal vescovo. In pratica don Roberto Cavazzana potrà continuare a celebrare la messa, dispensare i sacramenti, confessare i fedeli, impartire i battesimi, benedire i matrimoni come se niente fosse. La notizia del reintegro ha creato parecchio sconcerto nella Chiesa, tanto che la vicenda è al centro di un attento editoriale sul sito vicino al Vaticano, Il Sismografo, diretto da Luis Badilla.

    «Da giorni, perlustrando il web, troviamo molte notizie piuttosto laceranti che analizzano e commentano molto negativamente l’incredibile decisione del vescovo di Padova, Claudio Cipolla, che lo scorso 7 marzo, all’inizio della Quaresima, ha comunicato al suo clero, alla diocesi e alla Chiesa tutta di aver perdonato il presbitero Roberto Cavazzana e di averlo reintegrato nelle mansioni del ministero sacerdotale dal quale era stato sospeso».

    Il Sismografo ricorda che l’anno scorso, di questi tempi, lo stesso Papa Francesco, «tramite una lunga telefonata invitò il vescovo di Padova ad essere forte, fermo e deciso in questa orrenda vicenda che la stampa chiamò le orge in canonica e che ha coinvolto, seppure con modalità e responsabilità diverse don Roberto Cavazzana e soprattutto Andrea Conti, allora anche lui sacerdote».

    Il reintegro del prete è al centro di una lacerante riflessione relativa alla coerenza che i fedeli richiedono alla Chiesa e ai suoi pastori. «Con quali criteri di buon senso e di rispetto per i fedeli della chiesa e con quale discernimento di opportunità, Claudio Cipolla, ordinario diocesano di Padova, ha preso e amplificato una tale decisione? Come mai ha agito con questa modalità pur sapendo benissimo che l’opinione pubblica più informata non ha dimenticato chi è e cosa ha fatto padre Roberto Cavazzana, denunciato nel 2017 per aver partecipato in orge organizzate dall’ex prete Andrea Conti, accusato anche di aver fatto prostituire almeno 15 donne».

    Monsignor Cipolla, conclude Il Sismografo, deve essere di manica larga nell’esercitare il perdono. «Non abbiamo nessun dubbio sulle buone intenzioni del vescovo Cipolla, che tempo fa perdonò un altro sacerdote con le mani sporche in oscuri traffici finanziari, ma come cattolici dobbiamo dire con sincerità: lui, come tantissimi altri vescovi in giro per il mondo, sembrano di non aver preso piena coscienza che gli abusi sessuali nella Chiesa sono ancora più gravi e repellenti per l’opinione pubblica nella misura in cui vengono occultati, insabbiati o perdonati come se niente fosse. Si dovrebbe capire che il Popolo di Dio, e anche chi non è credente, è più inorridito per alcune comportamenti omertosi e poco trasparenti di membri della gerarchia cattolica che per la gravità stessa della pedofilia e delle condotti sessuali disinvolte di alcuni membri del clero». Insomma, un bruttissimo segnale.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_orge_prete_abusi_canonica_padova_vescovo-4363360.html

  • Il Papa sempre più complice: Zanchetta, denunciato per abusi, è un amico

    Il Papa sempre più complice: Zanchetta, denunciato per abusi, è un amico

    Gustavo Oscar Zanchetta è stato invitato ad un ritiro spirituale con Papa Francesco. Il vescovo è sotto indagine per accuse di abusi sessuali. Sul suo cellulare sono stati trovati materiali pornografici e selfie in compagnia di giovani.

    Al ritiro spirituale in Vaticano, voluto da Papa Francesco, c’era anche Gustavo Oscar Zanchetta, Vescovo di Oran, località della provincia di Sala, al nord dell’Argentina, sotto indagine per abusi sessuali. Un nome che ha fatto scalpore e che getta buio proprio sulla figura di Bergoglio. Se il Vaticano tenta di coprire gli abusi, la più alta rappresentanza della Chiesa non si fa di certo problemi ad andare in giro con persone di dubbia moralità.

    E se George Pell – condannato a 6 anni di reclusione per abusi su due minori quand’era arcivescovo a Melbourne – sarebbe dovuto essere il consigliere di Papa Francesco, Zanchetta è stato invitato ugualmente dal Papa a unirsi agli esercizi spirituali nella Casa ad Ariccia. Non curante, per nulla, delle cattive voci e accuse che ruotano attorno a lui. Del resto, i due sembrano essere molto amici, tanto che il vescovo argentino venne chiamato a Roma nel 2017 per una nomina ad assessore all’Apsa – Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. La promozione fece storcere il naso e alimentò le dicerie su Papa Francesco, tanto più se Zanchetta, poco prima, aveva rinunciato  al governo della sua diocesi per “problemi di salute”, salvo poi, quattro mesi dopo, accettare la nomina.

    Sul vescovo piovono denunce presentate alla nunziatura di Buenos Aires e riguardano abusi in seminario. Sul suo telefono sono state trovate fotografie pornografiche e selfie in compagnia di giovani, ad avvallare le denunce per abusi sessuali piovute sul suo conto. Attualmente, è sotto indagine da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. Stando a quanto riporta il neo direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, le notizie sono giunte mesi dopo la nomina da parte del Papa. Eppure, stando a fonti argentine, diversi preti della diocesi di provenienza di Zanchetta, affermano che una denuncia era stata presentata già nel 2015. Il Papa, dunque, non poteva non sapere.

    La notizia della presenza dell’arcivescovo al ritiro spirituale è circolata su diversi giornali anglosassoni e ha fatto il giro del web. Si discute il ruolo di Papa Francesco in relazione allo scandalo dei preti pedofili che da mesi ormai invade la Chiesa, percepito ormai come un alleato.

  • Monsignor Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i sacerdoti pedofili”

    Monsignor Sigalini: “I vescovi non devono denunciare i sacerdoti pedofili”

    “Da vescovo non devo e non ho alcun dovere di denunciare il sacerdote pedofilo, è compito di chi  ha la genitorialità del minore.” Lo dice in questa intervista che ci ha rilasciato Monsignor Domenico Sigalini, vescovo emerito di Palestrina.

    ” Lo giudico molto importante e senza dubbio positivo, il Papa ha fatto bene. Di queste cose e di certi crimini come la pedofilia, è  necessario parlare ed è persino utile che vengano fuori inchieste giornalistiche, quelle serie. Servono alla causa, ben vengano. Però bisogna essere sempre corretti e non mettere in piazza  solo le miserie di qualche uomo di Chiesa.  Sembra, ed è sbagliato, che la sola realtà interessata da questo fenomeno sia la Chiesa cattolica e non è così”.

    Il Papa ha scelto di  emanare un Motu Proprio…

    ” Benissimo, fa bene. Ma su quello che riguarda la denuncia da parte del vescovo, ho la mia idea, nutro riserve”.

    Cioè?

    ” A mio avviso, un vescovo non deve e non ha alcun dovere di denunciare alle autorità civili il sacerdote pedofilo. Esiste già la legge di Dio ed esistono i procedimenti canonici ai quali fare riferimento.  Chi deve provvedere alla denuncia, è chi ha la potestà genitoriale del minore, spetta al padre e alla madre. Semmai io li aiuto di buon grado in questa operazione, li assisto e facilito il compito. Da vescovo ho il dovere di aiutare il prete  a cambiare la sua condotta. Come pastore devo aiutarlo a correggere il suo modo di comportarsi”.

    Vale a dire?

    ” Esiste una legge italiana sugli atti di violenza o pedofilia ai danni dei minore e va rispettata. Come le dicevo, legittimato alla denuncia è chi ha la responsabilità del minore, non il vescovo. Io sono disponibile ad  aiutare e sostenere i genitori”.

    Che cosa deve fare il vescovo nei riguardi del prete predatore se i genitori non denunciano?

    “Una volta avute notizie certe io li informo. Ma se loro non si attivano, non è compito mio farlo.  Senza dubbio metto quel sacerdote in penitenza e in cura, in modo che non possa più nuocere.”

    Intanto è uscito il libro Sodoma…

    ” E’ una inchiesta pilotata per colpire la Chiesa in modo evidente. E’ giusto aiutare a correggere, ma senza mettere in piazza le miserie. In quanto a quel libro, le ripeto, non è attendibile, perchè accanto al male vi è dentro la Chiesa tanto bene. Ma non se ne parla. Inoltre, da quanto ho  appreso, l’ estensore del libro avrebbe alloggiato in Vaticano e persino in luoghi sensibili. Come ha fatto? “.

    Bruno Volpe

  • Pedofilia: Pell a rischio in carcere, starà in isolamento

    Pedofilia: Pell a rischio in carcere, starà in isolamento

    Finché le autorità carcerarie australiane potranno elaborare procedure per proteggerlo

    Il cardinale George Pell potrebbe essere “in serio pericolo” di vita in carcere e di fatto resterà dunque in isolamento, finché le autorità carcerarie potranno elaborare procedure per proteggerlo: a quanto riferisce oggi il quotidiano The Australian, l’ente statale responsabile delle carceri Corrections Victoria sta esaminando quando il prelato potrà essere trasferito da una struttura di massima sicurezza a una prigione più permanente, possibilmente con altri criminali sessuali.

    Pell è stato condannato ieri dalla County Court per abusi sessuali su minori a sei anni di carcere e potrà chiedere la libertà su cauzione dopo tre anni e otto mesi. Era stato giudicato colpevole da una giuria in dicembre di aver abusato sessualmente di due coristi di 13 anni quando era arcivescovo cattolico di Melbourne negli anni ’90, dopo aver celebrato messa nella cattedrale, e di aver aggredito sessualmente una seconda volta uno dei due minori, due mesi dopo. Corrections Victoria ha presentato alla corte un affidavit in cui dichiara che Pell, 77 anni, e “a serio rischio a causa del tipo di reati e del suo alto profilo”. “Come rileva l’affidavit, vi sono preoccupazioni per la notorietà del condannato per e la natura di profilo estremamente alto della causa”, ha dichiarato ieri il giudice Peter Kidd nell’emettere la sentenza. “Questo solleva preoccupazioni di sicurezza. Sono consapevole che il tempo in prigione sarà impattato materialmente e negativamente a causa di questi fattori. La posizione del condannato è legata all’età avanzata e alla conseguente vulnerabilità Il condannato potrebbe non vivere fino all’esaurimento della pena”. I problemi di salute di Pell includono lunghi precedenti di disturbi cardiaci, ipertensione e insufficienza cardiaca congestizia. Secondo il quotidiano, Pell potrebbe essere trasferito in una di due strutture nell’entroterra del Victoria in cui sono detenuti in relative condizioni di sicurezza criminali sessuali e detenuti di bassa sicurezza. Una seconda opzione è la prigione di minima sicurezza di Langi Kai Kal, 150 km a ovest di Melbourne, vicino a Ballarat, città natale di Pell.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/03/14/pedofilia-pell-a-rischio-in-carcere-stara-in-isolamento_84f815c4-a1df-4ecf-ad7c-adcb9fff3957.html

  • «Pedofilia, non c’è un attacco alla Chiesa  La verità anche in Italia come chiede Francesco»

    «Pedofilia, non c’è un attacco alla Chiesa La verità anche in Italia come chiede Francesco»

    Il gesuita Zollner, esperto anti-pedofilia del Vaticano: dopo l’incontro voluto dal Papa c’è maggiore consapevolezza nelle conferenze episcopali

    di Gian Guido Vecchi – CITTÀ DEL VATICANO Nel sesto anniversario dall’elezione di Francesco, il tribunale di Melbourne ha condannato a sei anni, per pedofilia, il cardinale George Pell . Una settimana fa un altro cardinale, l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin, è stato condannato a 6 mesi con la condizionale per mancata denuncia di un abuso commesso da un sacerdote. C’è chi parla di Chiesa sotto attacco, che ne dice padre?

    «Ma no, le vicende si accumulano, sono casi che arrivano nello stesso momento ma dalla Francia all’Australia sono in ballo da anni, non ha senso sostenere che questo sia un attacco concertato». Padre Hans Zollner, gesuita tedesco, preside dell’istituto di Psicologia e presidente del Centro di protezione dei minori dell’Università Gregoriana, è forse il massimo esperto della Chiesa in tema di lotta agli abusi. Fa parte della commissione vaticana per la protezione dei minori e del comitato organizzatore dell’incontro voluto dal Papa, il mese scorso, tra presidenti e rappresentanti di tutte le Conferenze episcopali del mondo.

    C’è il rischio che queste reazioni, anche nella Chiesa, frenino le riforme volute da Francesco?

    «Considerazioni del genere c’erano prima e adesso si sentono più giustificate, ma insomma, non credo abbiano affetto. Non c’è un attacco alla Chiesa, ci sono accuse rivolte alle persone. Se un giudice, il sistema legale di un Paese dice che c’ è stato reato, allora il colpevole deve scontare la pena. Nel caso dei cardinali Pell e Barbarin bisogna tenere presente che non abbiamo una sentenza definitiva ma, per ora, delle condanne in primo grado. Staremo a vedere».

    L’anno scorso diceva al «Corriere» che la Chiesa italiana dovrebbe fare come quella tedesca, che ha compiuto una ricerca durata tre anni in tutti gli archivi, altrimenti si troverà a dover rincorrere lo scandalo. Nel frattempo monsignor Stefano Russo, segretario generale della Cei, ha annunciato una ricerca affidata a un’università per capire finalmente le dimensioni del fenomeno degli abusi in Italia e un’«ampia consultazione» tra i vescovi sull’obbligo di denuncia alle autorità civili…

    «Le parole di Francesco, l’accento particolare che il Papa ha posto sulla questione ha avuto effetto in molti Paesi, prima e dopo l’incontro in Vaticano. Non dico che anche in Italia sia direttamente legato, ma di certo l’attenzione del Papa ha accelerato e sta accelerando i processi. Bene così, bisogna cercare la verità».

    Come va il cosiddetto «follow up» dopo l’incontro in Vaticano? Che cosa ci si deve attendere ora?

    «Il lavoro prosegue, alcune cose sono pronte e stanno per essere pubblicate, per altre ci vorrà ancora qualche mese. Ma si avranno conseguenze concrete solo se le conseguenze concrete avverranno nei vari Paesi, nella conferenze episcopali. Io seguo le notizie che arrivano dalle varie chiese locali, e vedo che si stanno definendo gruppi di lavoro, commissioni di ascolto delle vittime, revisioni delle linee guida contro gli abusi… Si è creato l’effetto nel quale speravo prima dell’incontro: che tutti tornassero con maggiore consapevolezza ed energia per cambiare le cose nel loro territorio».

    https://roma.corriere.it/cronisti-metropolitani/notizie/pedofilia-non-c-attacco-chiesa-2875d6f0-45ba-11e9-84eb-0118ce37142a.shtml