Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Mentre i cattolici celebrano la Pasqua, la chiesa istituzionale è più esposta che in qualsiasi punto della sua storia.

    I pubblici ministeri e i legislatori di tutto il mondo stanno mettendo fine all’impunità dei leader della chiesa cattolica che consentono abusi o commettono abusi stessi.

    Negli Stati Uniti, i ministri della giustizia in oltre 15 stati hanno avviato indagini o analisi delle loro diocesi locali.

    In due dei più popolosi Stati cattolici, New York e New Jersey, migliaia di vittime della chiesa più anziane saranno presto in grado di presentare cause legali, grazie a nuovi cambiamenti dei termini legali di prescrizione degli Stati.

    Fuori dagli Stati Uniti, nelle ultime sei settimane: la polizia indiana ha accusato un vescovo di aver violentato una suora; un tribunale francese ha condannato il cardinale-arcivescovo di Lione per aver violato la legge di denuncia obbligatoria della nazione; e l’ex zar della finanza del Papa, il cardinale George Pell d’Australia, fu condannato a sei anni di prigione per aver abusato sessualmente di due ragazzi del coro.

    Le autorità civili stanno colmando un vuoto di leadership che inizia ai vertici: il rifiuto di Papa Francesco – e dei suoi predecessori – di attuare le necessarie riforme.

    Papa Francesco ha di nuovo mostrato la sua resistenza a rimedi cruciali al suo summit sugli abusi globali di febbraio, che aveva convocato in risposta a un tumulto internazionale.

    Molti speravano che papa Francesco avrebbe promulgato nuove leggi universali sulla chiesa, imponendo tolleranza zero per il clero abusatore e tolleranza zero per i loro vertici abusatori.

    Non si è avvicinato. I risultati netti del vertice fino ad oggi: nuove leggi per Città del Vaticano – popolazione 800 abitanti – e promesse di un manuale e di task force.

    Per essere onesti, si dice che l’editto papale sulla responsabilità sia imminente. Ma comporterà sanzioni significative? Le azioni recenti non lo suggeriscono: questo è un papa che sta dalla parte dei suoi vescovi. A marzo, ha rifiutato di accettare le dimissioni del cardinale francese Philippe Barbarin, nonostante la sua condanna per non aver segnalato gli abusi. Lo scorso autunno, il Papa ha elogiato la “nobiltà” del cardinale Donald Wuerl, nonostante le prove che Wuerl abbia taciuto sulle molestie dell’ex cardinale McCarrick.

    Ma l’impronta papale non è iniziata con Francesco. Ci è stato ricordato la settimana scorsa, quando Benedetto XVI è rientrato inaspettatamente nella sfera pubblica con la sua posizione sulla crisi.

    Il papa emerito ha tracciato la crisi degli abusi partendo dalla rivoluzione sessuale degli anni ’60 e la “dissoluzione dell’autorità di insegnamento morale della Chiesa”, che ha portato a trascurare le norme morali.

    L’analisi di Benedetto XVI ha ignorato due realtà centrali dell’epidemia di abusi: il diffuso insabbiamento di crimini da parte di vescovi e superiori religiosi e la pervasività dell’abuso in tutto il mondo, non solo in Occidente.

    Molto è stato fatto dai commentatori sulle differenze tra i due papi. Poco è stato detto della loro somiglianza principale. Nessuno dei due ha realizzato quello che avrebbe dovuto essere il lavoro principale: correggere il danno incalcolabile fatto a centinaia di migliaia di bambini abusati sessualmente dai chierici. Benedetto lasciò al potere centinaia di vescovi colpevoli e un sistema di segretezza intatto. Francesco è sulla buona strada per fare lo stesso.

    Allora, dov’è la speranza?

    Nonostante le delusioni, piccoli segni di progresso stanno germogliando all’interno della chiesa. Più della metà delle diocesi statunitensi, ad esempio, pubblica le liste di clero accusato.

    Eppure la vera speranza si trova fuori dalla chiesa. Un movimento globale verso la responsabilità viene accelerato dalle autorità civili – ma esiste solo per il coraggio e la forza dei sopravvissuti disposti a farsi avanti per il loro abuso.

    Nella loro lotta per proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili dalla violenza sessuale, i sopravvissuti ora formano l’opinione pubblica sulla crisi.

    Questo fatto è stato più evidente del summit sull’abuso.

    Ho avuto la fortuna di essere a Roma per tenere conferenze stampa durante il summit, insieme all’attivista e sopravvissuto Phil Saviano, membro del consiglio di amministrazione di BishopAccountability.org.

    Mentre il Papa si incontrava con uomini di chiesa all’interno del Vaticano, in Piazza San Pietro si svolgeva un vivace “summit del popolo”. Centinaia di giornalisti di tutto il mondo si sono collegati a una moltitudine di sopravvissuti provenienti da dozzine di paesi – alcuni lì da soli, molti affiliati a Ending Clergy Abuse (ECA), SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), Voices of Faith, e le vittime italiane della scuola di Provolo per sordi.

    I sopravvissuti e gli attivisti hanno tenuto conferenze stampa, veglie e una marcia attraverso Roma. Migliaia di notizie sono state pubblicate, tra cui inchieste incisive che hanno messo in luce paesi come la Polonia, dove i preti abusatori svolgono un ministero attivo.

    Si trattava di sensibilizzazione pubblica su vasta scala. Sembrava una trasformazione.

    Tutto ciò mi ricorda un’osservazione della nostra amica e collega Kathy Shaw, che è morta lo scorso giugno. Kathy parlava spesso del contributo dei sopravvissuti alla chiesa. Era stata una reporter innovativa sulla crisi prima di passare alla gestione di Abuse Tracker, il nostro blog quotidiano che raccoglie notizie sulla crisi.

    In un video sul nostro lavoro, ha detto: “Gli attivisti che stanno cercando di rendere la chiesa più sicura … finiranno per salvare fondamentalmente la chiesa”.

    Condivido la sua speranza e ottimismo. Non c’è mai stato un momento più promettente per proteggere i bambini, ottenere giustizia per i sopravvissuti e … speriamo … facilitare il tanto necessario cambiamento nella chiesa cattolica.

    I migliori auguri per una buona Pasqua,
    Anne Barrett Doyle, Co-Director  BishopAccountability.org

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  • “Norberto Rivera mi offrì di essere un vescovo in cambio del silenzio sulla pederastia”

    “Norberto Rivera mi offrì di essere un vescovo in cambio del silenzio sulla pederastia”

    Athié Gallo lasciò il sacerdozio intorno al 2003, dopo aver realizzato la grave situazione e il suo occultamento da parte della Chiesa.

    Alberto Athié Gallo, un ex prete che aveva 20 anni di servizio nell’Arcidiocesi del Messico, condivide il fatto di aver lasciato il sacerdozio nel 2003 dopo aver preso coscienza della grave situazione della pedofilia clericale e dell’occultamento della chiesa, a livello locale e globale.

    Fino a quando, come afferma, a quel tempo il cardinale Norberto Rivera gli offrì la posizione di vescovo in cambio del silenzio nelle sue lamentele contro i preti pedofili, che fu la goccia che fece traboccare il vaso per appendere la stola, perché Rivera venne a proteggere Marcial Maciel, accusato di aver abusato sessualmente di piccoli discepoli della congregazione dei “Legionari di Cristo”.

    “Si è offerto di farmi vescovo se avessi taciuto, ho detto di no. Certo che non avrei accettato, andai anche dal nunzio apostolico, il quale mi disse che ciò che il cardinale Rivera proponeva era assolutamente impossibile e lo stava facendo, poi col tempo lo stesso nunzio mi diede la ragione “.

    Questo è stato condiviso da Athié Gallo nella sua partecipazione come relatore a Torreón nel “Forum nazionale della pederastia clericale, per la cultura della prevenzione”.

    Cosa pensi della pedofilia?

    Anche se fino al 70% degli abusi su minori provengono dalla stessa famiglia ed è difficile denunciare abusi, nel caso della Chiesa essi non devono nascondere un atto contro un bambino perché contraddicono la loro missione, mentre i vertici del clero contraddicono la loro missione proteggendo l’aggressore invece di proteggere la vittima.

    Eri un prete, quale era la ragione principale per smettere di essere uno?

    Sono stato prete per 20 anni della mia vita e mi sono reso conto di questa situazione quando ho trattato le vittime di padre Marcial Maciel. Quando ho cercato di dire cosa stava succedendo, mi sono reso conto che c’era un sacco di occultamento da parte delle autorità ecclesiastiche a tutti i livelli e non potevo continuare a farne parte.

    Eri un prete, quale era la ragione principale per smettere di essere uno?

    Sono stato prete per 20 anni della mia vita e mi sono reso conto di questa situazione quando ho incontrato le vittime di padre Marcial Maciel. Quando ho cercato di dire cosa stava succedendo, mi sono reso conto che c’era un sacco di occultamento da parte delle autorità ecclesiastiche a tutti i livelli e non potevo continuare a farne parte.

    Ti consideri un credente?

    Non sono più un credente come lo ero prima. Non credo più nell’istituzione e se Dio esiste penso che non dovrebbe essere d’accordo con questo tipo di azione, anche con coloro che sono venuti a farlo nel suo nome e nei valori religiosi.

    Qual è il denominatore comune per il quale un sacerdote arriva a commettere abusi su un minore?

    La pedofilia clericale si riferisce a un doppio abuso, da un lato l’abuso dell’autorità spirituale morale e religiosa, poi quando l’abuso sessuale è consumato in modo sessuale, tutti i vescovi, i cardinali e persino la santa sede, coprono la situazione, oltre a minimizzare e disprezzare le vittime. Prima viene la manipolazione delle coscienze e poi arriva l’abuso sessuale, che è un altro modo di abusare dell’autorità, ma in modo fisico.

    Da quando combatti per sradicare la pedofilia del clero?

    Come seminarista ho iniziato a notare che c’era un danno per il bambino, ma era qualcosa che si sentiva da lontano, come il rumore del corridoio, era anche un argomento a cui era proibito accedere. Successivamente come sacerdote ho trovato diversi casi in cui ho detto “questo non può essere”. Per prima cosa ho combattuto dall’interno, non da un denunciante esterno. Ho combattuto dal 1994 al 2001 all’interno della chiesa. Ho cercato di convincere la chiesa a riconoscere che c’era un grave problema, per aprire allo stesso tempo a cercare una soluzione sotto i principi evangelici della chiesa, ma anche con quelli della legge, tuttavia non hanno prestato attenzione.

    Sei stato perseguitato dalla Chiesa per le tue accuse?

    Perseguitato no, ma bloccato perché mi è costato molto lavoro per trovare un lavoro stabile, infatti il cardinale Rivera ha combattuto contro di me per non farmi trovare lavoro a Città del Messico, quindi ho dovuto lasciare il paese per un po’. Era tutta una guerra aperta, senza violenza ma era un ostacolo.

    Quali sono le notizie in Messico su questa situazione?

    C’è molto da fare, ma questo tipo di Forum sulla pedofilia del clero aiuta a sensibilizzare la comunità con la presentazione dei casi. Nel frattempo, il ruolo che le autorità religiose continuano a svolgere nel condannare la pedofilia e, dall’altra parte, si vede come gestiscono il caso per salvare il loro prestigio, senza riconoscere che i loro membri hanno ferito migliaia e migliaia di minori.

    https://www.milenio.com/estados/mas-estados/no-creo-mas-en-la-institucion-y-si-dios-existe-debe-estar-de-acuerdo

  • SAVA. Finisce l’avventura di don Donato Bono, prete condannato per pedofilia, nel nostro paese

    SAVA. Finisce l’avventura di don Donato Bono, prete condannato per pedofilia, nel nostro paese

    E così, stando alle ultime notizie raccolte dal nostro giornale il prete condannato per pedofilia lascia il nostro paese. Gli avevano già preparato l’alloggio, pare in Via Del prete nella ex residenza del defunto vescovo di Foggia, il savese Pichierri, e sembrava che il suo ruolo di jolli dovesse sopperire ai vuoti organizzativi della Chiesa matrice con annessa la Chiesa del Convento.

    Ma su questa scelta, senz’altro decisa dalla Curia di Oria, solleviamo alcune domande che poi non sono certo di poco conto. Come si fa a designare un curato delle anime ai servizi religiosi, condannato in via definitiva a una pena di non meno di sei anni, facendo finta di ignorare il suo famigerato “curriculum”? E come si spiega questa incredibile marcia indietro della curia di Oria quando, pare, a designarlo è stata proprio lei?

    Noi crediamo, fortemente, che il buon don Fernando, parroco della Chiesa matrice savese, era completamente allo scuro di tutto questo e pare che lo stesso don Fernando si è attivato immediatamente presso la Curia orietana a battere i classici pugni sul tavolo per far sì che una soluzione a questa assurda decisione venisse presa.

    Un prete, un sacerdote, non si sposta da una chiesa ad un’altra senza avere l’ordine dalla Curia territoriale. E non può, assolutamente, prendere decisioni che non gli competono. Per nessun motivo o ragione. E quindi, e di questo siamo convinti, la sua venuta a Sava è stata decisa dalla Curia di Oria.

    Ora il clamore che ha suscitato la notizia nel paese, e nel web, è stato talmente grande che stiamo assistendo ad una rapida retromarcia. Di questo siamo contenti per tutti.

    Per il nostro paese e per le potenziali funzioni religiose che don Donato Bono avrebbe dovuto svolgere nel nostro paese. Tipo dire messa, come d’altronde alcuni giorni fa lo ha fatto nella chiesa del Convento, o insegnare il catechismo ai giovanissimi savesi con tutti i rischi che i ragazzi avrebbero potuto correre.

    Ma d’altronde siamo convinti che “qualcuno” all’interno della Chiesa savese era al corrente delle “referenze” di don Donato Bono e ha fatto finta di niente e quando è scoppiato il caso ha fatto finta di minimizzare.

    Diamo merito ai fedeli savesi che hanno sollevato il “caso” che il nostro giornale ha portato alla luce.

    Inoltre siamo convinti che la Chiesa non è fatta solo di bigotti e “bizzoche”, ma è fatta anche di fedeli che ragionano con la propria testa e con le loro convinzioni, le quali portano a indignarsi e a sdegnarsi davanti a simili situazioni.

    Giovanni Caforio

    SAVA. Finisce l’avventura di don Donato Bono, prete condannato per pedofilia, nel nostro paese

  • Condanna in appello per il vescovo dei Neocatecumenali di Guam, ma senza ridurlo allo stato laicale

    Condanna in appello per il vescovo dei Neocatecumenali di Guam, ma senza ridurlo allo stato laicale

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il vescovo vicino ai Neocatecumenali dell’isola di Guam è stato definitivamente riconosciuto colpevole di abusi su minori (persino su suo nipote) anche in appello, Il Vaticano ha reso nota oggi la sentenza, confermando il giudizio in primo grado del Tribunale della congregazione della Fede. Monsignor Anthony Sablan Apuron, cappuccino ed ex arcivescovo di Agaña, sull’isola di Guam, ha continuato a dichiararsi innocente. Le pene imposte riguardano la privazione dell’ufficio; il divieto perpetuo di dimorare anche temporaneamente nell’arcidiocesi di Agaña; il divieto di usare le insegne proprie dell’ufficio di vescovo. Tuttavia il Vaticano non lo ha dimesso dallo stato clericale. Questa decisione rappresenta la conclusione definitiva del caso. Non è possibile ulteriore appello.

    La prima condanna era stata decisa lo scorso 16 marzo 2018 dal Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede che lo aveva giudicato in Prima Istanza dichiarando l’imputato colpevole di delitti contro il Sesto Comandamento con minori.

    Sono 5 i minori che lo accusano, tra i quali sia Roy Taitague Quintanilla, violentato nel 1972, quando era dodicenne, che il proprio nipote Mark Apuron. Quest’ultimo in un’intervista rilasciata ad un’agenzia di notizie guamegna ha raccontato di aver subito a 16 anni, nel bagno di casa, durante una cena di famiglia, le attenzioni del vescovo cappuccino.

    Lo stupro di Mark risalirebbe agli anni 1989-1990, secondo quanto affermato dall’uomo difeso dall’avvocato David Lujun abuso, da parte dello zio, Il presule ha sostenuto però di non aver mai frequentato quel ramo della propria famiglia. Gli altri quattro accusatori sono ex chierichetti che affermano di essere stati violentati nella parrocchia di Our Lady of Mount Carmel dall’allora parroco don Anthony.

    L’anno scorso il vescovo in sedia a rotelle per ragioni di salute aveva incontrato in Vaticano Papa Francesco. Il Papa lo aveva abbracciato e confortato.  A difendere  il vescovo pedofilo c’era il Cammino presente sull’isola con diverse famiglie di missionari laici.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_neocatecumnali_abusi_pedofilia_guam-4407789.html

  • Pedofilia: giri di vite (antiorari) vaticani

    Pedofilia: giri di vite (antiorari) vaticani

    Esistono Paesi dove i sacerdoti sono esonerati dal dovere di fornire alla magistratura le informazioni che essa richiede, anche quelle al di fuori del “segreto confessionale”; uno di quei Paese è l’Italia e la norma in questione deriva dal patto concordatario tra l’Italia e la Santa sede.

    Esistono poi Paesi dove i sacerdoti sono tenuti, come qualunque altro cittadino, perfino a denunciare i reati di cui vengono a conoscenza. In caso contrario si rischia di essere incriminati per aver intralciato la giustizia. Uno di quei Paesi è la Francia, che infatti ha recentemente condannato Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, a sei mesi di reclusione in primo grado proprio con l’accusa di aver coperto un prete pedofilo, tale Bernard Preynat, ostacolando così il corso delle indagini.

    A onor del vero il crimine in questione pare sia avvenuto diversi anni prima che Barbarin ne venisse a conoscenza, che tuttavia verrà giudicato in secondo grado dal momento che ha presentato richiesta di appello, ma è comunque evidente la differenza che passa tra le esenzioni rico­no­sciute in Italia ai preti soltanto per il fatto di essere tali e il trattamento che riserva loro la Francia, dove hanno gli stessi doveri di qualunque altro cittadino.

    Secondo quanto stabilito dal papa nell’ultimo summit proprio sulla pedofilia ecclesiastica, però, queste esenzioni dovrebbero avere vita breve. Dovrebbero! Perché il papa è stato chiaro con tutti i presidenti delle conferenze episcopali presenti: «anche se si trattasse di un solo caso di abuso la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità». I preti quindi dovrebbero denunciare. Dovrebbero! Per cui Barbarin, condannato giusto due settimane dopo quel summit, avrebbe dovuto essere il primo esempio di questo ennesimo giro di vite.

    Che tolleranza zero è quella che viene meno alla prima occasione?

    Giro di vite che però forse è stato dato in senso antiorario, perché infatti Barbarin ha sì presentato le proprie dimissioni subito dopo la sentenza, ma Bergoglio le ha altrettanto immediatamente respinte. La ragione di questa decisione del papa sarebbe il principio di presunzione d’innocenza, il che sembra veramente pretestuoso. Non che per Barbarin la presunzione d’innocenza non valga, ci mancherebbe altro, ma questa riguarderebbe eventualmente il reato di favoreggiamento nei confronti di Preynat, non il fatto che ha taciuto le notizie che gli sono pervenute. E comunque, che tolleranza zero è quella che viene meno alla prima occasione?

    Non che la cosa sorprenda. Giusto sette mesi fa pubblicavamo un articolo in cui facevo l’elenco delle sterili promesse vaticane sulla pedofilia, in quel caso parlando delle reazioni negative (per la Chiesa) in Irlanda, e aggiungerne un’altra non è che sia poi così clamoroso. Così come non sorprende il fatto che anche in Francia l’immagine della Chiesa bergogliana non è che sia esattamente splendida; sembra anche che sia in aumento il numero dei battezzati che chiedono di abbandonare formalmente la Chiesa mediante sbattezzo, proprio per via dello squallido teatrino tra Barbarin e Bergoglio. Nel frattempo l’idea più geniale è venuta a Bergoglio pochi giorni fa: ha introdotto tre leggi motu proprio che consentono di agire d’ufficio contro i reati di pedofilia perpetrati nella Città del Vaticano. Quanti bambini pensate possano vivere all’interno delle Mura leonine?

    Massimo Maiurana

    I giri di vite (antiorari) vaticani sulla pedofilia


  • Il ministro Bonafede al Forteto «Lo Stato chiede scusa alle vittime»

    Il ministro Bonafede al Forteto «Lo Stato chiede scusa alle vittime»

    Il guardasigilli in visita alla cooperativa commissariata dal governo e legata alla comunità per minori che per anni è stata teatro di violenze psicologiche e sessuali: «Lo Stato accompagnava le vittime al cancello dell’inferno e le faceva entrare: mai più»

    «So che non renderemo mai l’infanzia alle vittime del Forteto, ma lo Stato chiede scusa, anche se dopo 40 anni, e farà tutto il possibile perché si faccia giustizia». Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dà così il senso della sua visita al Forteto, la cooperativa agricola commissariata dal governo legata alla comunità per minori teatro di atroci violenze sessuali e psicologiche.

    «Sto vivendo uno dei momenti più emozionanti da quando sono ministro della Giustizia — ha aggiunto Bonafede — È una vicenda che ho conosciuto sei anni fa al momento del mio ingresso in Parlamento». Bonafede ha ripercorso le tappe del suo impegno sulla vicenda quando presentò una mozione, poi respinta, dal governo nel 2015. «La cosa bella — ha continuato — è che quella mozione non era firmata soltanto dal M5S ma da tutte le forze politiche esclusa quella che, al momento, governava. Una mozione senza colori politici perché su questa vicenda che riguarda abusi fisici e mentali su bambini che venivano accompagnati dallo Stato dentro il Forteto, non ci può essere colore politico». Quando la mozione venne respinta «ho scoperto in tutta la sua mostruosità quanto può essere cinica la politica quando decide di proteggere quanto non può essere protetto secondo un comune senso di umanità».

    «Quello che è incredibile nella vicenda del Forteto è che era il tribunale che accompagnava le vittime al Forteto — ha continuato Bonafede — Lo Stato accompagnava le vittime al cancello dell’inferno e le faceva entrare. Posso dire che le porte di quell’inferno sono state chiuse, il mio impegno è perché cose come queste non avvengano più». Bonafede ha poi ricordato la recente istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Forteto: «C’è ancora da lavorare per fare piena luce».

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_aprile_01/ministro-bonafede-forteto-lo-stato-chiede-scusa-vittime-2c58e196-549b-11e9-9655-924d4f9553a6.shtml

  • SERINA – Lettera Aperta di altre vittime

    SERINA – Lettera Aperta di altre vittime

    Lettera aperta agli abitanti di Serina (Bg), all’ex sindaco Giovanni Fattori, e a Valentina Carvagna

    Nelle scorse settimane abbiamo letto diversi articoli su varie testate giornalistiche dai quali abbiamo appreso che gli abitanti di Serina hanno promosso una raccolta firme per esprimere vicinanza e solidarietà al sacerdote condannato per abusi sessuali nei confronti di una minorenne.

    Siamo rimasti davvero sconcertati dal vostro gesto.

    Come Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO, composta da sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti, e attivisti, desideriamo esprimere, con determinazione ed empatia la nostra vicinanza a Valentina.

    Non conosciamo direttamente Valentina Carvagna, ma ciascuno di noi ha vissuto il Calvario che lei, coraggiosamente, ha intrapreso quando è diventata maggiorenne, e tutte le conseguenze. Nemmeno conosciamo il sacerdote.

    Desideriamo condividere alcuni spunti di riflessione, nella speranza che ciascuno dei firmatari della Vostra lettera – 1250 persone – possa fermarsi e porsi alcune domande.

    • Quando un minore viene violentato da un prete, non si rende conto di quello che sta succedendo. Spesso capisce che “qualcosa non va” ma non è in grado di metterne a fuoco la gravità e le conseguenze. Inconsciamente mette in atto il meccanismo della negazione e tenta di sopravvivere, ma la vita, prima o poi, presenta il conto: e il trauma compare anche a distanza di anni

     

    • Spesso un minore non riesce a parlarne con nessuno: è certo di non essere creduto ed è preda dei suoi sensi di colpa, continua a domandarsi “perché è successo a me?”

     

    • Negli anni sviluppa un disturbo post-traumatico che, se non affrontato seriamente con l’aiuto di professionisti e avendo una rete sociale buona attorno, compromette la sua vita, la sua affettività, le sue relazioni, PER TUTTA LA VITA

     

    • Tutti coloro che subiscono abusi sessuali tentano più volte il suicidio, oppure vengono risucchiati dalla tossicodipendenza o dall’abuso di alcool

     

    • Il desiderio principale che TUTTE le vittime hanno è: CHE NON SUCCEDA AD ALTRI

     

    • Riuscire a denunciare il prete è un atto che non per tutti è possibile, perché per questo tipo di reato è prevista la prescrizione. Spesso le vittime riescono a rendersi conto, di quello che era successo da bambini, anche dopo 10-20-30 anni…

     

    • Quando invece vi sono i tempi utili per la denuncia è “drammatico” affrontare il processo in Tribunale, perché, pur essendo vittima di un membro della chiesa, la chiesa stessa si schiera CONTRO la vittima

     

    • Non arriva al processo chi non è DAVVERO vittima. Sono rarissimi i casi in cui la presunta vittima ha mentito, è invece frequentissimo che il prete venga assolto solo perché non si riesce a DIMOSTRARE che è colpevole, non perché non lo è (e la vittima viene dunque “uccisa” due volte)

     

    • Il desiderio di GIUSTIZIA, che è fortissimo per le vittime, è dato dall’obiettivo di FERMARE chi gli ha distrutto la vita, impedire che possa rovinare la vita ad altri bambini

     

    • Il pedofilo non ce l’ha scritto in fronte di esserlo. Il pedofilo non si ferma se non viene fermato. Il sacerdoti pedofili hanno la possibilità, proprio per il loro ministero, di venire a contatto con decine/centinaia di minori. Basta il primo abuso: se uno supera questo “tabù” è in grado di violentarne decine, e non può fermarsi. È quindi fondamentale che la vittima venga AIUTATA e SUPPORTATA a DENUNCIARE.

     

    Il pedofilo nella maggior parte dei casi nega, anche davanti all’evidenza: non riesce ad ammettere a se stesso di essere un mostro. Il pedofilo, in genere, in tutti gli altri ambiti della vita, è una persona gradevole, spigliata, è gradevole stare in sua compagnia, è INSOSPETTABILE. E si fa forza della credibilità che trasmette. Questo aumenta ancora di più il DRAMMA della piccola vittima che è ancora più sola.

     

    • Volete aiutare un pedofilo? Aiutatelo ad ammettere il suo “problema” (che è un REATO), aiutatelo a prendere coscienza che qualcosa in lui non va. Aiutatelo ad espiare il suo peccato e a pagare il suo debito con la giustizia. Ma, per favore, non minimizzate.

     

    • Cosa significa quello che leggiamo sui giornali: “So perfettamente che sostenere un pedofilo non ha alcun senso ma è solo un attestato spontaneo della gente di Serina senza andare contro nessuno, non vi è alcuna parola che vada contro la ragazza. La solidarietà a Valentina è totale, assolutamente, non deve essere letta come contrapposizione”???

     

    • Cos’è un “attestato spontaneo”? Forse non vi rendete conto, perché non vi sembra possibile che la persona che stimavate (il sacerdote) si sia macchiata di un crimine così orrendo, ma quello che avete fatto corrisponde a “al di là di quello che ha stabilito la giustizia noi crediamo più a te che a Valentina e ti sosteniamo”. Non c’è un’altra lettura. Immaginiamo che fosse troppo doloroso, per voi, pensare che il sacerdote che pensavate di conoscere così bene vi abbia “nascosto” di essere uno che ha violentato una bambina.

     

    • In che modo esprimente la “solidarietà a Valentina è totale”??? Non bastano le parole dette a un giornalista e riportate su un quotidiano: Valentina è una persona, è una di voi, abita ancora a Serina, la incontrate per strada… come le avete dimostrato solidarietà in questi anni?

     

    “Ho letto anch’io e ne sono ancora turbato e arrabbiato. Esprimo il mio affetto e solidarietà e stima per la ragazza. Tanto di cappello, lei può camminare a testa alta e sguardo fiero. Il prete e tutto il paese non solo si devono vergognare, ma sprofondare a terra. Questi atteggiamenti non vanno assolutamente perché sono un motivo in più a scoraggiare giovani e adulti. Figuriamoci cosa possa fare un bambino o una bambina di 5 anni, o di 10 anni. O ragazzini e ragazzine di 15.

    Con affetto.” (Un sopravvissuto, in merito alle notizie lette sui giornali)

     
    Valentina, il Comitato Vittime & Famiglie di Rete L’ABUSO

    esprime pubblicamente,

    a nome di tutte le vittime  da noi seguite,

    e a nome dei Soci dell’Associazione,

    anche attraverso il Presidente Francesco Zanardi,

    TUTTA LA NOSTRA VICINANZA E COMPRENSIONE PER QUELLO CHE STAI PASSANDO

    si dissocia completamente

    dal comportamento di raccolta firme per un cosiddetto “attestato spontaneo” a favore del sacerdote

     

    e chiede

    che vi siano delle scuse formali e pubbliche da parte dei firmatari della lettera al sacerdote

    anche per tutte le altre vittime che, viceversa, esprimono la vicinanza a Valentina

     
    Per il Comitato Vittime & Famiglie
    Francesco, Cristina, Yolanda, Fernando, Ettore, Mina, Giuseppe, Giada, Fabio, Alessandro, Giorgio, Piero, Giovanni…
    30 marzo 2019

  • Pastore religioso violenta una 14enne per anni e la offre anche ai colleghi: condannato all’ergastolo

    Pastore religioso violenta una 14enne per anni e la offre anche ai colleghi: condannato all’ergastolo

    Ha singhiozzato davanti alla giuria provando a convincere tutti di non aver mai fatto nulla di male. Lacrime di coccodrillo che non hanno commosso nessuno e che certamente non basteranno a rendere giustizia a quella ragazza che oggi ha 19 anni e che lui aveva usato come schiava del sesso, trascinandola anche tra le braccia di altri due pastori religiosi come lui.

    Anthony Haynes, 40enne ex leader del Greater Life Christian Center di Toledo, nell’Ohio, è stato condannato all’ergastolo per aver fatto sesso con quella che all’epoca era una 14enne che gli era stata affidata. La ragazzina aveva già subìto degli abusi e aveva avuto un’infanzia disastrosa: lui avrebbe dovuto farle da padre. Ma in breve tempo quell’uomo, che doveva essere la figura di riferimento della sua esistenza, si è trasformato in un orco che la pagava per compiacere i suoi più turpi desideri sessuali. Gli abusi si sono perpetrati per tre anni, e in quel periodo Haynes l’ha spinta a fare sesso con altri due colleghi.

    Un inferno dal quale la ragazza è uscita solo denunciando e portando sul banco degli imputati Haynes. «Io non sono un pervertito – ha detto alla corte mentre singhiozzava, smentendo quanto aveva confessato già agli investigatori – Sono stato manipolato dalla ragazza». La giuria ha impiegato meno di tre ore per prendere la decisione finale: il pastore trascorrerà il resto della sua vita dietro le sbarre. «Ha portato con sé questo fardello dal 2014 e ora si sente sollevata – ha dichiarato Michael Freeman, l’avvocato della vittima – Potrà dormire sonni tranquilli sapendo che lui non potrà più farle del male».

    La moglie di Haynes, Alisa, e la figliastra, Alexis Fortune, dovranno affrontare un processo per aver minacciato la ragazza poco prima di testimoniare: l’hanno aggredita davanti alla sua casa, l’hanno trascinata via e l’hanno minacciata con un’arma affinché non testimoniasse. Lei le ha denunciate e adesso anche loro finiranno sul banco degli imputati.

    https://www.ilmessaggero.it/mondo/pastore_violenta_ragazza_offre_colleghi_oggi_ultime_notizie-4394496.html

  • Pedofilia: Papa rafforza le norme per la tutela dei minori in Vaticano

    Pedofilia: Papa rafforza le norme per la tutela dei minori in Vaticano

    Istituito obbligo di denuncia penale, rimozione per i condannati

    “Il termine di prescrizione dei reati di cui all’articolo 1 è di venti anni e decorre, in caso di offesa ad un minore, dal compimento del suo diciottesimo anno di età”. E’ quanto previsto dalla legge N. 297 sui reati di pedofilia e pedopornografia, con cui papa Francesco, a partire dal primo giugno prossimo, rafforza le norme contro gli abusi sui minori e le persone vulnerabili nell’ambito della Curia romana e dello Stato della Città de Vaticano.

    Con un Motu proprio e la nuova legge N. 297, papa Francesco rafforza le norme “per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili” nell’ambito della Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano.

    Affidata agli organi giudiziari vaticani la giurisdizione penale su questi reati, viene istituito, tra l’altro, l’obbligo di denuncia penale, nonché si dispone che “venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile”. Le nuove norme entreranno in vigore dal primo giugno.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/03/29/pedofilia-papa-rafforza-le-norme-per-la-tutela-dei-minori-in-vaticano_9c12fc86-cc8f-4f7b-be8f-70763de5b598.html

  • Pedofilia: chiesa Cile condannata a indennizzo vittime

    Pedofilia: chiesa Cile condannata a indennizzo vittime

    150.000 dollari ciascuno a tre abusati da parroco

    La Corte d’Appello di Santiago del Cile ha accolto con una sentenza firmata all’unanimità dei suoi componenti la richiesta di indennizzo economico presentata da vittime di abusi sessuali commessi dall’ex parroco Fernando Karadima. I giudici hanno stabilito che la chiesa cilena paghi 150.000 dollari a ciascuna dei tre richiedenti: James Hamilton, Juan Carlos Cruz e José Andrés Murillo.

    Le tre vittime che hanno presentato la richiesta di indennizzo all’Arcivescovado della capitale cilena hanno reso di dominio pubblico le loro denunce nel 2010.

    Questo provocò una vera e propria ondata di denunce da parte di persone abusate da religiosi, causando una grave crisi nella chiesa cattolica del Cile, sintetizzabile nel coinvolgimento di 148 sacerdoti e parroco da parte di oltre 250 vittime.
    Prima di essere condannato nel 2011 dalla chiesa ad “una vita di orazione e penitenza per abusi sessuali, di potere e di coscienza”, Karadima, ex parroco di El Bosque, aveva accumulato un grande potere nella gerarchia cattolica, costruendo fra l’altro un vero e proprio impero economico grazie a milionarie donazioni inviategli dall’imprenditoria e dall’oligarchia cilena.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/03/27/pedofilia-chiesa-cile-condannata-a-indennizzo-vittime_aaded8d2-92e3-4abe-988a-792b77b2b6fc.html