Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Finisce in Procura “Giustizia divina” il libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli

    Finisce in Procura “Giustizia divina” il libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli

    “Giustizia divina” il libro inchiesta di Emanuela Provera e Federico Tulli (Chiarelettere) uscito in libreria il 9 novembre è stato immediatamente segnalato alla Procura della Repubblica di Savona dal Presidente della Rete L’Abuso – in quanto a suo dire riporta una serie di probabili notizie di reato.

    L’incontro in Procura è avvenuto il 10 novembre a seguito della denuncia per le presunte omissioni attribuibili Stato Italiano in materia di pedofilia che l’associazione ha depositato lo scorso 17 ottobre, ed il libro di Provera e Tulli finirà tra gli allegati di una integrazione a quella denuncia.

    L’inchiesta dei due giornalisti sulle “comunità” in cui vengono nascosti i religiosi che imbarazzano la Chiesa, è durata oltre tre anni e soprattutto nella parte iniziale, la Rete L’ABUSO viene citata spesso per via della sua competenza in materia, ma mai ci saremmo aspettati un risultato come quello che emerge nel libro, dati senza alcun dubbio degni dell’attenzione dell’Autorità Giudiziaria.

    Infatti, dai primi riscontri che l’Associazione aveva ottenuto, risultavano sul territorio italiano 5 di questi centri, uno dei quali segnalato all’associazione, proprio da un gruppo di sacerdoti. Il risultato invece ottenuto da Provera e Tulli va ben oltre, che parlano di almeno 20 di questi centri e di un contorno ben più complesso e organizzato che comprende decine di altri siti meno “ufficiali” la cui conseguente domanda è; perché la Chiesa non utilizza la sanità pubblica e si organizza in un modo così discreto per non dire segreto?

    Il libro ricostruisce la storia della fitta rete di assistenza a quelli che la Chiesa definisce “religiosi in difficoltà”, con tanto di indirizzi, nomi delle associazioni che gestiscono i siti e motivo del “ricovero” che non sempre avviene alla luce del sole. E fornisce anche una stima dei preti in “difficoltà” che vivono nel nostro Paese evidenziando una zona d’ombra scarsamente intercettata dalla magistratura italiana che riguarda ovviamente – come raccontano Provera e Tulli – non quella parte di clero che viene ricoverata per i motivi più disparati (sindrome da burn out, ludopatia, dipendenza da droghe, alcool, depressione etc), ma quei preti che hanno alle spalle episodi di abusi e che non vengono denunciati dai loro vescovi né alla magistratura ecclesiastica tanto meno a quella italiana. Quanti sono?

    Impossibile dirlo con certezza. Quel che si sa è che i “sacerdoti in difficoltà” in Italia sono circa il 10% della popolazione ecclesiastica del nostro Paese che conta oltre 30mila persone. Anche questo è rivelato in Giustizia divina.

    «Da vittima e da Presidente di un’associazione di vittime- dice Zanardi -, non posso, con grande rammarico, notare quanto a fronte dell’inerzia della Chiesa nel fare prevenzione e nell’assistere le vittime, questa si sia capillarmente organizzata sul territorio, nel soccorso di quei criminali che invece abusano di bambini, come eravamo noi».

    Redazione

  • Lettera aperta ai Vescovi cattolici statunitensi: è finita. Open letter to the US Catholic bishops: It’s over

    Lettera aperta ai Vescovi cattolici statunitensi: è finita. Open letter to the US Catholic bishops: It’s over

    Cari fratelli in Cristo, pastori, compagni di pellegrini,

    Ci rivolgiamo a voi mentre vi avvicinate all’incontro nazionale di quest’anno a Baltimora perché sappiamo che non c’è nulla da nascondere.

    È finita.

    Tutte le manipolazioni e le contorsioni degli ultimi 33 anni, tutti i tentativi di deviare e equivocare – tutto ciò ha portato la chiesa, ma soprattutto voi, a questo momento.

    È finita.

    Anche i federali sono ora sulla pista. Hanno ordinato di non distruggere alcun documento. Il Dipartimento di Giustizia sta conducendo un’indagine penale nazionale su come avete gestito lo scandalo degli abusi sessuali del clero. È un punto della nostra storia senza precedenti. Vogliamo che voi sappiate che non siete soli in questo momento, non siete stati abbandonato. Ma questa volta deve essere diverso. Questa volta non sarà facile.

    Dalla favola al testo sacro, sappiamo come va. Il punto è raggiunto dove tutti capiscono che il re è nudo, i giusti accusatori leggono la scritta sulla sabbia e svaniscono, le autorità religiose ricevono i rimproveri più pungenti del Maestro. Come classe di governanti religiosi, i più forti tra voi sono diventati piuttosto bravi nell’applicare la legge e rivendicare l’autorità divina nell’emarginare coloro che trasgrediscono la legge. Lo scandalo di abusi prolungati suggerirebbe, tuttavia, che non avete fatto molto bene a giudicare voi stessi.

    Non abbiamo una visione particolare del perché ora – il rapporto del gran Giurì della Pennsylvania, il crollo di Theodore McCarrick – abbia catturato così l’opinione pubblica e spinto la chiesa verso questo limite esterno di esposizione e vulnerabilità. Ci sono teorie, non ultima delle quali è che gli opportunisti tra di noi stanno tentando di usare questo momento per far cadere l’unico Papa che ha detronizzato i vescovi e un cardinale per i loro crimini e imprudenze.

    Ma questo è un problema per un’altra volta.

    La realtà, lo sappiamo tutti, è che è andata avanti da molto tempo. La prima storia nazionale è stata pubblicata su quattro pagine di questa pubblicazione nell’estate del 1985 . Il peggio è accaduto durante il pontificato del frettoloso santo Giovanni Paolo II, un gigante sul palcoscenico mondiale, ma un pastore che ha lasciato vagare i lupi nel proprio gregge. Il suo concetto idealizzato di sacerdozio eroico apparentemente lo ha lasciato incapace di ascoltare la verità da testimoni credibili, compresi i pochi vescovi che hanno osato turbare quel mondo idealizzato con notizie preoccupanti. Promosse fino alla fine Marciel Maciel Degollado, fondatore della Legione di Cristo, e un personaggio che è venuto a rappresentare il peggiore degli scandali di abuso. Maciel, un abile adulatore, ha tenuto a bada l’esame minuzioso con la sua capacità di distribuire un sacco di giovani preti e un sacco di soldi in giro per il Vaticano.

    Si tratta di un marciume nel cuore della cultura affidata alla leadership della comunità cattolica.

    Il punto oltre ogni disputa è che siamo in un momento nella storia della Chiesa degli Stati Uniti – e forse nella storia della chiesa globale – senza precedenti. Non si tratta di questioni discutibili – il celibato o la clausola filiale, o il primato delle Scritture o se la Terra è il centro dell’universo o se le donne dovrebbero essere autorizzate all’ordinazione sacerdotale o qualcuno dei temi caldi che hanno mantenuto un clima turbolento negli ultimi decenni. Questo, invece, riguarda un marciume nel cuore della cultura affidata alla leadership della comunità cattolica. Una marea così pervasiva che ha toccato ogni aspetto della vita della comunità, sconvolgendo tutte le certezze e le presunzioni su chi siamo e chi siete che ha aiutato a tenere insieme questa comunità.

    Coloro che hanno lavorato così ardentemente in passato per rendervi capaci – i fedeli, così traditi, che non potevano credere che vi sareste impegnati in una copertura così deliberata; personaggi del calibro di George Weigel e la sua agiografia acritica e cieca di Papa Giovanni Paolo II; La dottoressa Mary Ann Glendon e il defunto p. Richard John Neuhaus e la loro ingenua celebrazione e difesa di Maciel; il resto del coro di First Things e pubblicazioni simili; il tacito silenzio di tanti altri punti di vista cattolici; l’assurdità del ciarlatano William Donohue e della sua sciocca lega “cattolica” – hanno aiutato a sostenere il vostro scarso racconto, poiché molti di loro hanno denigrato quelli che hanno sollevato le domande difficili e hanno perseguito la verità.

    È finita.

    Nessuno di loro ha più di un caso convincente da produrre. Alcuni di loro ora cercano di incolpare la crisi dei preti gay. Potreste essere tentati di aggrapparvi a quel diversivo, ma non farete altro che prolungare l’agonia già intollerabilmente lunga.

    I preti e i vescovi gay sono certamente tra noi – probabilmente una percentuale maggiore di gay nel clero cattolico, se si vuole credere alle prove aneddotiche e alle chiacchiere private dei Parroci e dei Rettori dei Seminari, di quanto si possa trovare nella popolazione generale.

    La cultura del clero ha un profondo bisogno di una conversazione seria e di un’educazione su questo argomento e molto altro riguardo alla sessualità. Questa discussione è improbabile su scala significativa perché troppi vescovi e troppi preti, se fossero onesti, dovrebbero ammettere un orientamento che la chiesa chiama ancora “disordinato”. A meno che la preponderanza di esperti credibili abbia improvvisamente ribaltato la sua comprensione delle cose, tuttavia, l’orientamento sessuale non è uno degli argomenti che si abbinano agli abusi sessuali.

    L’orientamento sessuale non è un fattore determinante nell’abuso di bambini. Se lo fosse, dovremmo investigare sull’orientamento eterosessuale come causa perché un sacco di abusi sono perpetrati da uomini eterosessuali su ragazzi e ragazze. Quindi, prendete quella strada se volete, ma siate pronti a perdere credibilità per ciò che potrà essere trovato in serbo.

    È finita.

    Vi siete nascosti in una cultura che vi ha protetto per troppo tempo dalle conseguenze dei vostri peggiori istinti. I confini che un tempo proteggevano la vostra cultura dal controllo sono diventati oggi irrilevanti come i fossati e le mura dei secoli precedenti. Non c’è più alcun nascondiglio. Siete stati in grado di assorbire gli eccessi di potere, autorità e privilegi che si sono accumulati nei secoli e, come il tossicodipendente che tocca il fondo, una decisione fondamentale per il recupero è essenziale per la vostra sopravvivenza.

    È finita.

    Avete toccato il fondo non perché l’ultimo sprizzo di cattive notizie è il risultato di una decisione di ripulire e dire la verità. È il risultato di un’altra inchiesta. In breve, siete stati spinti a parole di contrizione perché ancora una volta siete stati costretti. Sì, la maggior parte sono vecchie notizie. Sì, il meccanismo di insabbiamento è stato progettato principalmente da vescovi che non sono più in carica o sono morti. Le organizzazioni giornalistiche, una volta riluttanti a prendervi in giro per paura di essere etichettate anticattoliche, non sono più reticenti.

    Siete diventati certo “clickbait”, cliccati. E continuerete ad essere sotto i riflettori, di diocesi in diocesi, più documenti vengono pubblicati e rivelati e più Tribunali esaminano il funzionamento interno di questa istituzione negli ultimi 50 anni circa. È un dolore auto-inflitto.

    Vescovi, siete stati abbastanza sicuri di ciò che stava succedendo e delle sue potenziali conseguenze che avete impiegato legioni di avvocati individuali e studi associati.

    E per favore smettete di affermare che non sapevate cosa stava succedendo prima del 2002. Se lo scandalo è esploso nel 2002, è stato perché una lunga miccia aveva già scatenato esplosioni in città dopo città e Stato dopo Stato ed è stata ampiamente descritta 17 anni prima della scintilla che colpì Boston. All’indomani di quelle esplosioni, eravate abbastanza sicuri di ciò che stava succedendo e delle sue potenziali conseguenze che avete impiegato legioni di avvocati individuali e studi associati. Sapevate abbastanza per tenere i file segreti sotto chiave. Sapevate che era abbastanza malvagio da doverlo nascondere.

    È finita.

    Non si può negare che avete apportato molte modifiche alle cattive notizie. Avete prodotto un documento per proteggere i giovani. (Giusto notare che ci sono voluti 16 anni per prendere in considerazione l’idea di includere voi stessi tra coloro che devono essere ritenuti responsabili). Avete istituito un ufficio nazionale, avete pagato studi legali specializzati, istituito commissioni di revisione nazionali e locali, avete organizzato servizi di riconciliazione e avete richiesto la formazione per la protezione dei minori e controlli sui precedenti, e pagato miliardi negli accordi. La chiesa è indiscutibilmente un posto più sicuro per i bambini per tutto questo. Ma era stato fatto tutto come reazione alle spinte esterne alla chiesa.

    L’unica cosa che non si può essere costretti a fare è rivelare quello che si viene a sapere attraverso la nostra tradizione sui sacramenti: un esame personale approfondito, dicendo la verità, implorando il perdono e una decisione di riparare.

    La verifica inizia con la domanda alla quale solo voi potete rispondere, individualmente e come gruppo: come mai noi e i nostri fratelli in passato, come leader di questa cultura clericale, raggiungemmo il punto in cui potemmo razionalizzare voltando le spalle ai bambini che erano stati sessualmente abusati dai nostri sacerdoti per proteggere quei preti e la nostra cultura? Uno dei vostri fratelli, il cardinale di Chicago Blase Cupich, ha già illustrato alcune misure appropriate. I vescovi devono “cedere l’autorità”, ha detto, per consentire una maggiore responsabilità verso l’autorità esterna. Ha anche detto che “il privilegio, il potere e la protezione di una cultura clericale” devono essere “sradicati dalla vita della chiesa” o “tutto il resto è un evento secondario”.

    Questi sono punti degni da considerare. L’ incontro che avete programmato per gennaio sarebbe il posto perfetto per farlo proprio tutti insieme. Un consiglio: partecipate in abito civile e lasciate a casa tutti i crismi, i colletti e i completi neri, tutta la seta, i merletti e le croci pettorali. Dio vi riconoscerà. Fate quel piccolo passo in umiltà come si incontrano effettivamente i fratelli. Cercate quelli tra voi che hanno sofferto, che hanno saputo cosa significa passare attraverso il dolore, la dipendenza o la malattia. Chiedete loro di aiutarvi ad uscire da questo momento buio. Loro sapranno indicarvi la via.

    Quando sarà finita, e qui diamo un suggerimento che va contro l’interesse giornalistico: state zitti. Nessuna dichiarazione grandiosa.

    Nei mesi a seguire, dato che l’indagine federale probabilmente comprenderà ancor più documenti e che la miccia accesa continua a scatenare esplosioni, alcuni di voi potrebbero pagare caro per ciò che si è o non si è fatto in passato. Sapremo come è andato il vostro incontro da come vi comporterete in quei momenti.

    Sapremo se avete davvero toccato il fondo e siete in via di guarigione, se avete a cuore il miglior interesse della comunità, o se siete ancora alla ricerca di grazia a buon mercato e via d’uscita facile.

    È finita.

    Nel nome delle vittime minorenni, le famiglie distrutte, i genitori che non conoscono la fine della loro agonia, il corpo di Cristo sottoposto a inesorabile umiliazione da decenni, deve essere finita. Questa volta deve essere diverso.

    Preghiamo per te,

    Tue sorelle e fratelli, i vostri compagni di pellegrini, la chiesa.

    (Traduzione con Google)

    https://www.ncronline.org/news/opinion/open-letter-us-catholic-bishops-its-over

  • Papa Francesco frena i vescovi Usa sulle linee guida contro la pedofilia

    Papa Francesco frena i vescovi Usa sulle linee guida contro la pedofilia

    Giunge la richiesta di attendere febbraio, quando ci sarà il summit mondiale dei vescovi. Attacco dei siti cattolici americani, prossimo “incendio” in Italia

    By Maria Antonietta Calabrò

    Colpo di scena a Baltimora all’assemblea generale dei vescovi americani chiamata a votare le nuove misure anti-abusi dopo i recenti scandali sulla pedofilia, dopo il caso Viganò e dopo le sanzioni contro l’ex cardinale Theodore McCarrick. In apertura dei lavori il cardinale Daniel Di Nardo, presidente della Conferenza episcopale americana, ha annunciato che il Papa ha chiesto ai vescovi americani di non votare nuovo linee guida per contrastare gli abusi e di attendere, applicando il criterio della sinodalità, qualche mese cioè il prossimo febbraio, quando ci saranno le conclusioni della riunione sul problema di tutti gli episcopati del mondo convocati in Vaticano.

    All’apertura dei lavori (che proseguiranno con meditazioni e preghiere), Di Nardo ha detto che “alla luce delle notizie di questa mattina, il mio intervento di indirizzo cambia”, pur restando fermo l’impegno a un “programma specifico di maggiore responsabilità episcopale che discuteremo in questi giorni”.

    È cambiata insomma l’agenda dell’Assemblea dei vescovi americani, nonostante in 14 Stati siano state aperte inchieste penali sulle coperture ai preti pedofili e un ordine federale abbia vietato alle diocesi di distruggere gli archivi relativi ai casi di pedofilia. Questo sembra essere comprensibile in un solo modo. Francesco non vuole farsi dettare l’agenda dall’esterno, imporre il ritmo (lo spin) dal susseguirsi delle emergenze (come era avvenuto nei primi anni di pontificato), e intende tenere fermo il timore della barca imponendo una riflessione che è innanzitutto di purificazione spirituale. In ogni caso, Francesco prende su di sé la grande responsabilità di indicare la strada che serva a risolvere una volta per tutte questa piaga.

    Aprendo l’Assemblea, il nunzio – l’ambasciatore del Papa – negli Stati Uniti, arcivescovo Cristophe Pierre, che venerdì scorso era stato ricevuto dal Papa in Vaticano, ha detto che non c’è altro modo di riformare la Chiesa se non “soffrire per essa” e pur ringraziando i media per aver portato alla luce lo scandalo degli abusi del clero, ha criticato l’impressione che la chiesa abbia fatto poco riguardo agli abusi. “Questo semplicemente non è vero”, ha detto, anche se c’è sempre da fare di più.

    “È finita”. Si apre però con queste due parole – che non lasciano dubbi interpretativi – la lettera aperta sugli abusi sessuali del clero che il periodico progressista americano National Catholic Reporter ha indirizzato proprio oggi ai vescovi americani che dovevano riscrivere le linee guida antiabusi fissate a Dallas nel 2002. “È finita – continua il NCR – con la manipolazioni di questi ultimi 33 anni ed è finita con tutti i tentativi di equivocare o deviare da quello che ha condotto la Chiesa a questo momento. Non c’è più niente da nascondere”, è scritto sul durissimo editoriale che apre il magazine cattolico. Il report del Gran Giurì della Pennsylvania con la denuncia di abusi perpetrati su mille bambini, il caso McCarrick, l’apertura di un’indagine penale federale – con cui si è chiesto nei giorni scorsi a tutte le diocesi di non distruggere alcun documento legato agli abusi sessuali del clero – sono tutti dossier sul tavolo della Conferenza episcopale statunitense, mentre di “due possibili punti di svolta” scrive John Allen su Crux sottolineando che oltre all’assemblea dell’episcopato americano, si apre domani (dopo l’ufficio di presidenza di oggi) anche quella della Conferenza episcopale italiana, e che anche in questo caso dovranno essere riviste le linee guida per affrontare i casi di pedofilia, scritte nel 2014.

    Pur assicurando ai vescovi americani di non essere soli e abbandonati, l’editoriale del NCR denuncia “una putrefazione al cuore della cultura affidata alla leadership della comunità cattolica. Un marcio così pervasivo che ha toccato ogni aspetto della vita della comunità, sconvolgendo tutte le certezze e le presunzioni su chi siamo e su chi siete voi che dovevate tenere insieme la comunità”. L’articolo chiama in causa esponenti ecclesiali e intellettuali cattolici di rilievo che non hanno voluto credere ad “una copertura degli abusi così sistematica” e che “hanno denigrato quelli che hanno sollevato le domande difficili e hanno perseguito la verità”. Nella lettera si chiede un’esame di coscienza personale e come corpo dei vescovi a partire da una domanda: “Come abbiamo potuto noi, e i nostri fratelli del passato, voltare le spalle a bambini che erano stati sessualmente torturati dai nostri sacerdoti per proteggere quei preti e la nostra cultura?”. Come risposta si cita la proposta del cardinale di Chicago, Blaise Cupich, di sradicare dalla vita della Chiesa “il privilegio, il potere e la protezione di una cultura clericale e cedere l’autorità su questo fronte”.

    “Tra gli esperti sulla crisi degli abusi, è quasi scontato che uno dei prossimi posti in cui l’incendio sta per scoppiare sarà l’Italia”, sostiene Allen su Crux. Un esempio, citato da Allen è quello dell’arcivescovo Mario Delpini di Milano, che è stato accusato di aver coperto un caso di abuso quando era il vescovo ausiliare e vicario generale dell’arcidiocesi. Viene citata una sua testimonianza resa durante il processo civile su don Galli, che venne trasferito da lui ad altra parrocchia proprio come responsabile della pastorale giovanile nonostante le notizie di abuso. Alla domanda se fosse consapevole di questo, Delpini ha risposto: “Sì, certo che ero consapevole”. “Se non è un incendio che sta per scoppiare questo…”, ha concluso Allen.

    https://www.huffingtonpost.it/2018/11/12/papa-francesco-frena-i-vescovi-usa-sulle-linee-guida-contro-la-pedofilia_a_23587414/

  • A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    A Baltimora l’assemblea dei vescovi americani in piena crisi degli abusi

    Grande l’attesa sulle decisioni dei pastori mentre si moltiplicano le inchieste indipendenti seguite al Report di Pennsylvania e la pubblicazione da parte delle diocesi delle liste degli abusatori

    MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
    SAN FRANCISCO

    Non si annuncia un incontro di ordinaria amministrazione l’Assemblea d’autunno della conferenza episcopale degli Stati Uniti che si apre a Baltimora in una data significativa per la Nazione come il Veterans Day. Un evento eccezionalmente atteso anche dai media quando non si è ancora spento l’eco delle elezioni del Midterm (anche per via dei diversi riconteggi), è ancora vivo lo sgomento per la tragica sparatoria (14 giovani vittime) di Thousand Oaks, a circa 40 miglia da Los Angeles e continua a crescere l’apprensione per i tragici effetti dei devastanti incendi in corso in California (dove un’intera cittadina di 26 mila abitanti come Paradise è praticamente rasa al suolo, ma in tutto lo Stato si contano già decine vittime e centinaia di migliaia sono gli sfollati).

    È un clima grigio di affanno e mortificazione quello che avvolge un appuntamento fra i più difficili degli ultimi decenni, paragonabile alla cappa di fumo che si distende sulla California: un clima che ricorda quel terribile 2002 quando ebbero inizio le prime rivelazioni sugli abusi al punto che Julie Zauzmer dalle colonne del Washington Post parla addirittura di “resa dei conti”. Decapitata ai suoi vertici per le dimissioni del presidente Wuerl dopo settimane di attesa sul da farsi a seguito del Rapporto della Pennisylvania a luglio, la conferenza episcopale si trova ad affrontare una dura crisi.

    Non basta a sollevare la Chiesa americana l’attesa notizia della prossima beatificazione di James Miller, il religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane, originario del Wisconsin, ucciso in Guatemala nel 1982 “in odio alla fede”, perché la preoccupazione resta pesante: ammontano a 13 le diocesi, più il Distretto Columbia (della capitale Washington) in cui si stanno svolgendo indagini analoghe a quella della Pennsylvania, ma sono almeno altrettante dove potrebbero iniziare. E un po’ in tutto il Paese, da una costa all’altra, i fedeli delle parrocchie sono disorientati: e mentre si moltiplicano le veglie di preghiera, diminuisce la fiducia dei laici (talvolta anche il numero di bambini che si iscrivono alla catechesi).

    Dal Missouri a New York, dal New Jersey al New Mexico, dall’Illinois al Nebraska, dal Wyoming alla California e troppi altri il fiato resta sospeso. Secondo gli osservatori della NBC sarebbero gli avvocati di almeno un’altra dozzina di stati ad accingersi a chiedere l’apertura di indagini. Calcolando le 196 diocesi americane, il futuro resta quanto mai incerto. E intanto Thomas Plante, ex consigliere della Conferenza episcopale, va dichiarando «Questo è il #MeToo della Chiesa cattolica».

    Molte le diocesi che si sono dichiarate disposte, con riconosciuta umiltà, a collaborare con i procuratori all’insegna della trasparenza, come è accaduto da poco a Detroit. Le diocesi in California, costrette dalla pressione pubblica, rilasciano a ritmo incalzante i nomi dei preti riconosciuti pedofili: l’ultima è stata la diocesi di San Diego così come già fatto qualche settimana fa dall’arcidiocesi di Los Angeles e la diocesi di Orange, mentre viene sollecitata anche San Francisco. Intanto a Washington (DC) è stato istituito un apposito portale web così da consentire alle vittime di presentare direttamente lì le loro denunce. Ed è annunciata per il 7 dicembre una lista da parte dei gesuiti della costa ovest.

    La sfida per recuperare credibilità non è affatto semplice: mentre cala ancora la percentuale di americani che si dichiarano cattolici (oggi alcuni dati parlano del 21%), una ricerca condotta dal Boston Globe (il quotidiano che nel 2002 aveva tolto il velo alla questione abusi) e dal Philadelphia Inquirer rivela che si calcolano almeno 130 vescovi che nel corso del loro servizio pastorale sono stati accusati in merito alla questione degli abusi e, nel caso di coperture e insabbiamenti, le accuse sarebbero successive al 2002.

    E intanto Paul Mones, un avvocato di New York che si occupa della difesa delle vittime da un capo all’altro della Nazione (prevalentemente tra le fila degli Scout e della Chiesa Cattolica), nel suo sito web va aggiungendo a ritmo settimanale notizie di nuove denunce, 5 solo nel mese di ottobre.

    “Purtroppo bisogna ammettere che non sono mai state prese sul serio le direttive che dovrebbero garantire la protezione dei minori”, ha dichiarato Anne Burke, giudice della Corte Suprema dell’Illinois autrice anche di un testo sul tema degli abusi da parte del clero.

    L’ordine del giorno dell’Assemblea, presieduta dal cardinale Di Nardo arcivescovo di Galverston-Houston e succeduto a Wuerl nella sua qualità di ex-vicepresidente, prevede, oltre ad un’intensa preghiera di riparazione e all’analisi della Lettera pastorale contro il razzismo, la discussione sulla crisi e soprattutto l’adozione di misure idonee. «Mi auguro che quando avremo finito tutti coloro che hanno invocato in queste settimane passi concreti potranno dire: “Davvero i vescovi ci hanno ascoltati”», auspica con convinzione Michael Burbidge, vescovo di Arlington in Virginia. Sul tappeto c’è la decisione in merito alla costituzione di un’apposita commissione per indagare sugli abusi e quale il coinvolgimento dei laici (c’è chi parla della presidenza a loro affidata e ad un adeguato numero di membri laici e chi invoca una commissione di laici del tutto indipendente, come richiesto, ma all’epoca poco ascoltato, già ai primi di agosto dal vescovo di Albany Edward Scharfenberger), ma si parla anche di un codice di condotta per i vescovi, che non sono soggetti a codici etici deontologici, come previsto nelle professioni, ma qui i pareri, almeno alla vigilia, sembrano contrastanti.

    Becky Ianni, leader dello SNAP, associazione in difesa delle vittime, mostra con diverse dichiarazioni tutto il suo scetticismo su quanto potrà uscire dall’Assemblea.

    Solo i prossimi giorni potranno dire in quale direzione vorrà dirigersi, comunque a testa china, la Chiesa americana.

  • Forteto: “Potere torna in mano a chi difese Fiesoli”

    Forteto: “Potere torna in mano a chi difese Fiesoli”

    Lady Radio svela il cambio nella cooperativa. Donzelli: “Il governo deve commissariare con urgenza”

    Il Presidente del Forteto Ferdinando Palanti avrebbe affidato “deleghe pesanti” a due consiglieri del Cda che al processo in tribunale a Firenze hanno difeso la comunità. E’ quanto emerso dalla ricostruzione dell’emittente radiofonica Lady Radio, sulla quale ha commentato il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: “Al Forteto sta succedendo ancora una volta qualcosa di inquietante“.

    “Personaggi tutt’altro che discontinui rispetto a Fiesoli, che sappiamo avere ancora un’influenza importante nella cooperativa – ha sottolineato – avrebbero ripreso in mano direttamente il potere. Lo stesso Presidente Palanti avrebbe affidato compiti pesanti al vicepresidente Francesco Rotini e al consigliere Alberto Bianco, che al processo hanno difeso la comunità e minimizzato sulle allucinanti regole che hanno reso quel luogo una setta. Se le notizie saranno confermate si tratta di fatti gravissimi che il governo ha il dovere di verificare subito per intervenire e commissariare con urgenza la struttura”.

    “Palanti, dalla sua elezione a presidente nel giugno 2015 – prosegue Donzelli – fu chiamato a portare al Forteto la ‘discontinuità‘ rispetto al passato, intenzione che ha ribadito egli stesso nel febbraio 2016 durante la visita della Commissione d’inchiesta al Forteto. Quanto apprendiamo oggi mette il sigillo definitivo sul fallimento di questo obiettivo: oggi Palanti si rifiuta persino di rispondere ai giornalisti”.

    Forteto: “Potere torna in mano a chi difese Fiesoli”
    „”Su una vicenda così delicata e anche per la tutela delle persone che lavorano al Forteto è necessaria una trasparenza che oggi non c’è. Quello che sta succedendo è gravissimo: chi ancora difende questa governance della cooperativa, e quindi nega la necessità del commissariamento per una reale rottura  – conclude Donzelli –  si assuma la responsabilità di non volere alcun cambiamento rispetto a chi ha guidato il Forteto negli anni bui degli abusi“. “
    http://www.firenzetoday.it/cronaca/forteto-cooperativa-presidente-fiesoli.html?fbclid=IwAR0PyUPhORtoxjdXDLGNdO-3zDHIy5sRU1B69uPd3yu3ZOfI_dKV-R32kx8
  • Orlandi, ritrovate ossa, Vaticano indaga

    Orlandi, ritrovate ossa, Vaticano indaga

    Recuperate in zona extraterritoriale, in corso comparazioni

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/10/30/orlandi-ritrovate-ossa-vaticano-indaga_203e7af1-e267-4cce-a0ab-afb8c385185c.html?fbclid=IwAR1YnXjL6LrYsETURQM7KkL-kL_CTKFvigf1fi4duMKOLe-yycQygvgWnCs
  • Sacerdote morto a Jalandhar: in attesa dell’autopsia, ‘no a facili conclusioni’

    Sacerdote morto a Jalandhar: in attesa dell’autopsia, ‘no a facili conclusioni’

    P. Kuriakose Kattuthara è uno dei testimoni chiave contro mons. Franco Mulakkal, il vescovo accusato per lo stupro di una suora. I detrattori del prelato insinuano il dubbio che egli sia morto per vendetta, per mettere a tacere la sua testimonianza contro il vescovo.

    Jalandhar (AsiaNews) – In attesa di conoscere le cause della morte di p. Kuriakose Kattuthara, uno dei testimoni chiave nel processo contro il vescovo indiano arrestato per lo stupro di una suora (e libero su cauzione), “non bisogna lasciarsi andare a facili congetture”. È quanto chiede mons. Agnelo Gracias, vescovo coadiutore di Mumbai che papa Francesco ha nominato amministratore “a tempo” della diocesi di Jalandhar, in Punjab, mentre è in corso il processo penale di mons. Franco Mulakkal, il presule incolpato di violenza sessuale.

    L’invito di mons. Agnelo Gracias suona come un monito per la comunità cattolica indiana, che si è divisa tra sostenitori e oppositori del vescovo incriminato. Egli è sotto inchiesta del tribunale di Pala (in Kerala) per presunti abusi compiuti tra il 2014 e il 2016 ai danni dell’ex superiora della congregazione delle Missionarie di Gesù.

    Da settimane sotto i riflettori, la vicenda è tornata alla ribalta il 22 ottobre scorso, quando nella parrocchia in cui risiedeva è stato trovato senza vita il corpo di p. Kuriakose, tra le decinesi coloro che avevano testimoniato contro mons. Mulakkal, rientrato da pochi giorni nella diocesi e accolto con festa dai fedeli suoi sostenitori.

    Al contrario, i detrattori del vescovo hanno seminato il dubbio che dietro la morte “sospetta” del sacerdote ci sarebbe proprio qualcuno vicino al presule. Ad alimentare queste ipotesi anche i familiari di p. Kuriakose, che alla stampa hanno raccontato come il sacerdote avesse subito minacce dopo la sua deposizione e temesse gravi conseguenze per la propria vita.

    Per tentare di placare i toni è intervenuto lo stesso mons. Gracias, che ha ricordato l’impegno trentennale del sacerdote in favore della diocesi e sottolineato che per prima la Chiesa vuole la verità e ha fatto di tutto per agire in maniera “trasparente”, compreso far eseguire le analisi post-mortem lontano dal Punjab. “Siamo in attesa dei risultati dell’autopsia – conclude –. Fino a quel momento, chiediamo a tutti di non cedere a facili supposizioni”.

    http://www.asianews.it/notizie-it/Sacerdote-morto-a-Jalandhar:-in-attesa-dell%E2%80%99autopsia,-%E2%80%98no-a-facili-conclusioni%E2%80%99-45320.html

  • Fbi indaga su abusi in diocesi Stato N.Y

    Fbi indaga su abusi in diocesi Stato N.Y

    Inchiesta partita dalle accuse di una donna di Buffalo

    (ANSA) – WASHINGTON, 19 OTT – Un’indagine federale per verificare casi di pedofilia che coinvolgono alti prelati sarebbe stata avviata anche sulla diocesi di Buffalo, nello stato di New York. L’Fbi, secondo quanto riportano la Cbs e The Buffalo News, starebbe indagando su un sospetto “traffico di minori attraverso i confini dello stato al fine di compiere abusi sessuali”. L’iniziativa sarebbe partita da una donna che accusa di essere stata abusata da un sacerdote della diocesi nei primi anni ’80. Lo stato di New York aveva già avviato un’indagine su tutte le sue otto diocesi.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/10/19/fbi-indaga-su-abusi-in-diocesi-stato-n.y_f9b09782-c17c-4de2-b6a8-9dccc6213938.html

  • Don Michele Barone a processo per lesioni e violenza su minore/ Don Aversano: “Non poteva praticare esorcismo”

    Don Michele Barone a processo per lesioni e violenza su minore/ Don Aversano: “Non poteva praticare esorcismo”

    Don Michele Barone a processo per lesioni e violenza su minore. Ultime notizie, il commento di Don Aversano: “Non poteva praticare esorcismo”, il commento degli avvocati

    CARMINE MASSIMO BALSAMO

    Don Michele Barone a processo per lesioni e violenza su minore: il sacerdote dei vip è stato arrestato per maltrattamenti su ragazze minorenni, utilizzando la pratica dell’esorcismo per adescarle. Nelle ultime settimane ha voluto chiarire a più riprese di non essere un esorcista, ma dalle indagini emerge ben altro. Carlo Aversano, esorcista di Caserta, ha commentato ai microfoni di Storie Italiane: “Un prete in galera non fa piacere a nessuno, speriamo che si sappia prima o poi quello che è successo. Le accuse sono pesantissime, siamo dispiaciuti che lui usava l’esorcismo che non poteva praticare. Qualcuno si era lamentato, ma come fai a dare credito a chi accusa un confratello? Alcune cose non erano proprio accettabili: non poteva fare esorcismo, non aveva alcun diritto”. E a proposito dell’accusa di violenza sessuale su minorenni: “Si sta indagando su questo, speriamo venga fatta chiarezza perchè questa povera chiesa ne sta perdendo molto su questa vicenda”.

    LA REPLICA DEGLI AVVOCATI DI DON MICHELE BARONE

    Il processo va avanti ed è emerso che don Michele Barone abbia ordinato l’interruzione delle cure mediche su una ragazzina, evidenziando che fosse indemoniata, dettaglio non risultato assolutamente veritiero. Presenti in studio gli avvocati del sacerdote, che hanno commentato: “Il parroco è sottoposto a processo per lesioni e altri reati, don Michele non ha mai fatto esorcismi: le due pratiche sono tra loro sovrapponibili, la differenza è minimale rispetto a una preghiera di guarigione”. E a proposito dell’aver tolto i farmaci alla ragazza: “Non è vero che abbia interrotto le cure mediche, ma anzi chiese che queste fossero farmacologiche: chiese ai familiari che le cure fossero coordinate, sottolineando che l’interruzione avrebbe avuto conseguenze”.

  • Abusi, la stampa liberal “abbandona” Bergoglio

    Abusi, la stampa liberal “abbandona” Bergoglio

    CRITICHE NEGLI USA

    La lettera di complimenti ed elogi del Papa al cardinale Donald Wuerl non è stata presa bene negli Stati Uniti. Durissimi il progressista New York Times, il Washington Post, che non può far parte del complotto conservatore e The Spectator: per tutti i Papa manca il punto, i cattolici sono sconcertati da Wuerl.

    Marco Tosatti

    La lettera di complimenti ed elogi al cardinale Donald Wuerl, con tutto il resto – dimissioni accettate, dopo tre anni ma resta comunque, come Amministratore della diocesi, e continua a far parte della Congregazione per i Vescovi – non è stata presa bene, negli Stati Uniti. Anche se difficilmente l’eco di questo scontento raggiungerà mai il pubblico italiano, ieri è accaduto un fatto significativo. Il New York Times, uno dei giornali più progressisti, filo-Clinton, filo-Obama, anti-Trump e filo-Bergoglio del panorama internazionale, ha dedicato un commento dell’Editorial Board alla vicenda Wuerl. Ora l’Editorial Board rappresenta le opinioni del giornale, del suo direttore e dell’editore. “È separato dalle notizie e dalla sezione delle opinioni”, spiega il NYT.

    “Il Papa manca il punto”, è scritto nel commento”. Cita il Grand Jury Report della Pennsylvania per dire che Wuerl a Pittsburgh “era immerso in una cultura clericale che nascondeva crimini di pedofilia sotto eufemismi”, conduceva indagini in maniera scandente, nascondeva i casi di abuso alle comunità parrocchiali e non li segnalava alla polizia. E poi c’è stato il caso McCarrick: “la posizione di Wuerl era indebolita dalla sua associazione con il suo predecessore, anche se insisteva di non sapere nulla delle accuse”.

    Alla fine le dimissioni, e la lettera di elogi del Pontefice. Ma, scrive il NYT, “indicando che considera le azioni passate di Wuerl semplicemente come ‘errori’, e permettendogli di restare membro della potente Congregazione per i Vescovi, il papa rinforza l’idea che non capisce il danno straordinario fatto dai chierici che hanno abusato crudelmente e senza vergogna del loro potere su bambini e adulti fiduciosi”.

    Il New York Times non è il solo. Anche il Washington Post, un altro importante quotidiano che certamente non fa parte del “complotto” conservatore e di destra sventolato dai propagandisti filo-Bergoglio quando Viganò ha reso pubblica la sua testimonianza si fa eco del disagio, e riporta le dichiarazioni di Josh Shapiro, il Procuratore Generale della Pennsylvania che ha condotto l’inchiesta e firmato il famoso rapporto. Shapiro ha detto che è “inaccettabile” che il card. Wuerl se ne vada in pensione senza nessuna conseguenza apparente. Secondo Shapiro sia il rapporto che i documenti diocesani dimostrano che Wuerl ha gestito e partecipato a una copertura sistematica degli abusi perpetrati dai sacerdoti della sua diocesi.

    Su “The Spectator” invece Damian Thompson fa un’analisi più dettagliata della situazione. ”Molti cattolici – scrive – sono sconcertati, per dirla lievemente, dalla lettera del Papa a Wuerl in cui elogia il discusso cardinale in un linguaggio più appropriato a una canonizzazione che a un pensionamento sotto una nuvola”.

    Nella lettera il Pontefice parla di nobiltà. “Questo parlare di nobiltà è un esempio classico della sua (del Papa, n.d.r.) determinazione nel difendere i suoi alleati, senza tener conto di quello che hanno fatto o di cui sono accusati”. Ma quello che lo ha condannato è stato lo scandalo McCarrick, “il che rende così stranamente stonata la lettera di papa Francesco”.

    Thompson ricorda l’analisi di uno specialista, padre Raymond de Souza, direttore della rivista “Convivium”, secondo cui “Wuerl è dovuto andare perché i suoi stessi preti a Washington ‘pensavano che mentisse’ su ciò che sapeva di McCarrick”. Il che non prova che sapese, anche se Viganò ne è convinto, e lo dice ripetutamente. Ma i suoi preti non gli credevano “Pensavano che mentisse pubblicamente e mentisse anche con loro. Quando l’arcivescovo Viganò scrive che ‘il card. Wuerl mente senza vergogna’…conferma le conclusioni a cui molti preti a Washington sono già giunti”. Commenta Thompson: “Semplicemente non è possibile che il nunzio a Washington, comunicando le restrizioni della Santa Sede sull’arcivescovo McCarrick per condotta sessuale non appropriata non abbia detto al card. Wuerl quello che si stava facendo al suo predecessore, che risiedeva nell’arcidiocesi”.

    Inoltre, accettando le dimissioni di Wuerl, ma tenendolo come Amministratore Apostolico, il Papa dimostra, secondo Thompson, che opera in un modus operandi(che abbiamo già visto, per esempio, in Cile, e nel caso di Dario Edoardo Viganò) siffatto: “1) ignorare le critiche e impugnare le ragioni dei critici; 2) quando questo diventa impossibile, fare una grande show, senza però in realtà fare molto; 3) se necessario, rimuovere una figura di alto profilo, ma non rimuoverla realmente”. De Souza parla di una “cultura clericale della menzogna”, e si chiede quanto possa essere profonda. “Buona domanda – commenta Thompson – ma si può chiedere anche quanto in alto arriva. Donald Wuerl non è il solo vescovo accusato di nascondere ciò ceh sapeva di McCarrick. Lo è anche il Papa”.

    E anche il Catholic Herald, pubblicato in Gran Bretagna, nella sua versione cartacea in un editoriale intitolato “Una strana risposta”, e riferito alla lettera aperta del card. Ouellet si chiede chi sapeva, e da quando, e sottolinea che le domande dell’arcivescovo Viganò per ora non hanno avuto una reale risposta. Per Ouellet, il dramma McCarrick era causato dalla mancanza di prove e dall’abilità di McCarrick nel difendersi, scrive il Catholic Herald. Per vIganò, dalle complicità. “Per decidere quale delle due narrazioni sia vera, abbiamo bisogno di un pieno resoconto di chi sapeva, che cosa e quando”. Ma in questo campo, finora ci sono solo vaghe promesse (l’indagine “a tempo debito” del comunicato vaticano) mentre il Pontefice ha negato – sembra – la visita apostolica chiesta dai vertici della Chiesa americana. Le uniche speranze dunque sembrano riposte nelle indagini dei vescovi Usa e nell’iniziativa di un’inchiesta condotta e finanziata dai laici americani, il “Red Hat Report”. Certamente la lettera e le decisioni relative a Wuerl mostrano più riluttanza che volontà pontificia di fare chiarezza.

    http://lanuovabq.it/it/abusi-la-stampa-liberal-abbandona-bergoglio