Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Dichiarazioni della Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu.

    Dichiarazioni della Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu.

    Prima di ogni altra considerazione parla la mia testimonianza di fedele cattolica praticante, la mia vita specchiata e rispettosa delle Istituzioni civili e religiose, la mia integrità morale nell’esercizio di un ruolo che indiscutibilmente è sempre stato dalla parte dei bambini.

    In merito alle reazioni sui dati resi noti da me all’opinione pubblica lo scorso 14 gennaio relativi al fenomeno degli abusi del clero contro vittime minori di età in Sardegna grazie al report dell’Osservatorio permanente “Rete L’Abuso” (Human Rights Connect), Ente del Terzo settore che si relaziona con l’ONU – Referente-Responsabile Francesco Zanardi, che ha censito nell’ arco temporale compreso tra gli anni 2000 e 2025, desidero esprimere il mio più profondo rincrescimento.

    Ciò che stride è il silenzio omertoso da parte delle istituzioni politiche e religiose in questi 48 giorni, durante i quali anziché discutere all’interno delle loro Aule in una dimensione di umiltà e di confronto civile, nell’ottica della collaborazione sulla tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, hanno preferito eludere nel merito la grave “questione” stigmatizzata dalla Garante per poi, dichiarare congiuntamente in data odierna, da una parte la propria distanza dalla posizione dell’Autorità di garanzia che da tre anni opera all’interno del Consiglio regionale, quasi fosse un corpo estraneo, un elemento di disturbo del quale liberarsi al più presto, dall’altra, sminuendo le capacità della stessa Autorità ad esercitare il proprio ruolo, additandola di superficialità e disinvoltura e come se non bastasse, di divulgare dati infondati.

    Una Garante che dopo essersi spogliata da ogni appartenenza religiosa e politica per stare unicamente e prioritariamente dalla parte del superiore interesse dei minori, che davanti ad un report sui casi di violenza sessuale commessi in Italia dal clero e il suo indotto, ha innanzitutto interrogato la propria coscienza e che, tra la possibilità di girarsi dall’altra parte e quella di condividere con i cittadini e le cittadine la gravità del fenomeno, ha scelto di rendere noti i dati che aveva nella sua scrivania.

    Solo attraverso una diffusa responsabilità, infatti, si può cambiare una prassi che si è fatta complice di tante oscenità. Da Garante pago il prezzo di compiere onestamente il mio lavoro, perché di questo si tratta. La mia posizione è netta e trasparente, non arretra di un millimetro. Anzi. Non mi risulta che la Conferenza Episcopale Sarda abbia avviato azioni legali per contrastare i dati dell’Osservatorio permanente sull’abuso ma auspico lo faccia quanto prima. Le procure dei tribunali avranno modo di verificare le contestazioni, e contestualmente le diffamazioni al momento rivolte contro l’unica figura di garanzia che agisce a tutela dei bambini non degli adulti.

    Dichiarazioni_Garante_infanzia_abusi_clero

  • Allarme degli esperti Onu sul caso Epstein: ‘Creata una rete criminale globale’

    Allarme degli esperti Onu sul caso Epstein: ‘Creata una rete criminale globale’

    Le prove contenute negli ‘Epstein Files’ rivelano “preoccupanti e credibili abusi sessuali, traffico e sfruttamento sistematico e su larga scala di donne e ragazze”.

    È quanto avvertono esperti delle Nazioni Unite che analizzato il caso Epstein si chiedono come come “una rete del genere abbia potuto prosperare così a lungo nel cuore delle élite politiche, economiche e mediatiche” di vari Paesi.

    Secondo gli esperti Onu i file Epstein suggeriscono “l’esistenza di un’impresa criminale globale” che solleva “terrificanti implicazioni sul livello di impunità per tali crimini”. Alcuni dei fatti descritti potrebbero rientrare secondo il diritto internazionale, in condizioni di schiavitù sessuale, tortura, sparizioni forzate o crimini contro l’umanità.

    Le indagini giudiziarie americane, sottolinea l’Onu, hanno gradualmente scoperto in capo a Jeffrey Epstein un sistema di reclutamento di ragazze giovani, spesso minorenni vulnerabili, sfruttate sessualmente in diverse residenze dei finanzieri, negli Stati Uniti e nei Caraibi. Gli esperti denunciano “gravi errori” nel processo di divulgazione delle notizie relative al caso e l’urgente necessità di procedure che tutelino le vittime, affinché “nessuno di loro subisca ulteriori danni”.

    Infine, nonostante il numero di documenti divulgati, secondo gli esperti, sono state aperte poche nuove indagini, per questo chiedono la revoca del termine di prescrizione, che impedirebbe alcune azioni penali e indagini più ampie su possibili complicità. Sulla base dei documenti che hanno messo in luce legami tra Jeffrey Epstein e personalità di diversi altri paesi, tra cui Regno Unito, Norvegia e Francia, gli esperti avvertono che “nessuno è troppo ricco o troppo potente per essere al di sopra della legge”.

    Hillary Clinton accusa Trump, ‘insabbiamento sugli Epstein Files’
    Hillary Clinton ha accusato l’amministrazione del presidente Donald Trump di “insabbiamento” sulla gestione dei fascicoli relativi al defunto molestatore sessuale Jeffrey Epstein. “Fate uscire i fascicoli. Stanno procedendo a rilento”, ha detto l’ex Segretario di Stato americano alla Bbc a Berlino, dove ha partecipato all’annuale Forum Mondiale. La Casa Bianca ha insistito sul fatto che, pubblicando i fascicoli, hanno fatto “più per le vittime di quanto abbiano mai fatto i Democratici”. Alla domanda se Andrew Mountbatten-Windsor dovesse comparire davanti a una commissione del Congresso, Hillary Clinton ha risposto: “Penso che chiunque venga invitato a testimoniare debba testimoniare”. I Clinton dovrebbero comparire davanti alla commissione.

    Bill Clinton comparirà il 27 febbraio e Hillary Clinton il giorno prima. Sarà la prima volta che un ex presidente degli Stati Uniti testimonia davanti a una commissione del Congresso da quando lo fece Gerald Ford nel 1983. Nessuno dei due Clinton è stato accusato di illeciti da parte di sopravvissuti agli abusi di Epstein, ed entrambi hanno negato di essere a conoscenza dei suoi reati sessuali all’epoca. I Clinton hanno chiesto che l’udienza si svolga in pubblico anziché a porte chiuse: “Ci presenteremo, ma pensiamo che sarebbe meglio farlo in pubblico”, ha detto Hillary Clinton alla Bbc. “Non abbiamo nulla da nascondere. Abbiamo chiesto ripetutamente la pubblicazione completa di questi documenti. Pensiamo che la luce del sole sia il miglior disinfettante”. L’ex candidata alla presidenza ha sostenuto che lei e suo marito venivano usati per distogliere l’attenzione da Trump. “Guardate questo oggetto luccicante. Avremo i Clinton, persino Hillary Clinton, che non ha mai incontrato quell’uomo”. Hillary Clinton ha affermato di aver incontrato Ghislaine Maxwell, la complice condannata di Epstein, “in alcune occasioni”.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/02/17/esperti-onu-epstein-aveva-creato-rete-criminale-globale_b6e3f7df-7694-4b07-9d05-4baeb206b4b1.html

  • Svizzera – Pedofilia, netto aumento delle domande ai centri di consulenza

    Svizzera – Pedofilia, netto aumento delle domande ai centri di consulenza

    Sempre più persone con un’attrazione sessuale verso i minori cercano aiuto, così come i loro familiari. I due centri specializzati competenti nella Svizzera tedesca e in Romandia hanno segnalato un forte aumento delle richieste (da 204 a 348) lo scorso anno.

    Nella parte germanofona del Paese, dove opera il centro di prevenzione Beforemore, il numero di richieste di contatto è più che raddoppiato rispetto al 2024, passando da 67 a 175, si legge in una nota diffusa giovedì. L’incremento è stato particolarmente pronunciato tra le persone con una preferenza sessuale per i minorenni (da 31 a 83) e tra i parenti (da 16 a 53).

    In Romandia, il totale dei casi gestiti dall’organizzazione DIS NO è cresciuto da 137 a 173. In entrambe le regioni linguistiche, sono peraltro aumentate anche le domande da parte di professionisti del settore, come terapisti e assistenti sociali, che possono segnalare pazienti affetti da queste problematiche.

    Aiuta la crescente notorietà dei servizi
    Le organizzazioni attribuiscono questo trend alla crescente notorietà dei loro servizi. Questo è un buon segno, ha affermato Dominik Galliker, direttore di Beforemore, citato nel comunicato. Secondo l’esperto, in molti “soffrono a causa delle loro preferenze sessuali, provano vergogna e cercano consigli per gestire i propri impulsi”.

    Per accrescere ulteriormente la sensibilizzazione, Beforemore sta lanciando un podcast. Dal canto suo, DIS NO ha cominciato lo scorso autunno una campagna rivolta ai consumatori di materiale pedopornografico online. Entrambe offrono consulenza gratuita e anonima per prevenire gli abusi sessuali sui minori. I loro servizi sono finanziati, tra gli altri, dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS).

    Da ricordare come anche in Ticino, nel 2020, era stata creata un’antenna anti-pedofilia, tramite l’associazione Io no. Dopo due anni di attività aveva però dovuto chiudere i battenti per ragioni di ordine finanziario.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/pedofilia-netto-aumento-delle-domande-ai-centri-di-consulenza/90858416

  • Quando un sì non è un sì. Il confine tra libertà, dignità e diritto

    Quando un sì non è un sì. Il confine tra libertà, dignità e diritto

    Nel dibattito sulla violenza sessuale si continua troppo spesso a confondere la semplificazione con la chiarezza. Ma quando il diritto rinuncia alla complessità della realtà umana, smette di proteggere e inizia a esporre. È in questo spazio che si colloca la proposta della senatrice Bongiorno della Lega: non come intervento tecnico neutro, ma come scelta culturale che incide direttamente sulla possibilità stessa delle vittime di accedere alla giustizia.

    Nel diritto penale il consenso sessuale non è una parola pronunciata nel vuoto, ma l’espressione effettiva dell’autodeterminazione della persona. Per essere giuridicamente valido, il consenso deve essere libero, attuale e consapevole, come impongono la Convenzione di Istanbul, la giurisprudenza della Corte EDU e la costante elaborazione della Cassazione, in linea con i più avanzati ordinamenti europei, come Francia e Germania, che hanno fatto del rispetto della volontà della persona e della protezione contro ogni forma di coercizione il vero indice di civiltà giuridica. Basti pensare al caso Gisèle Pelicot in Francia, in cui la vittima fu narcotizzata dal marito e ripetutamente esposta a rapporti sessuali senza poter acconsentire, evento che ha determinato una riforma legislativa inserendo esplicitamente il consenso libero come elemento essenziale dei reati sessuali.

    In Germania, il §177 del Codice penale tutela in maniera altrettanto avanzata la volontà discernibile della vittima, punendo gli atti sessuali anche in assenza di violenza fisica quando la persona non è in grado di esprimere un dissenso effettivo, ad esempio per shock, intossicazione o soggezione. Rispetto a questo modello europeo, la proposta Bongiorno rischia di riportare l’Italia a un approccio arretrato: il reato si fonda sul dissenso e non sulla presenza di un consenso libero e attuale, imponendo alla vittima l’onere di dimostrare la propria opposizione.

    La violenza sessuale può dunque sussistere anche in assenza di violenza fisica o di minacce esplicite, quando l’agente approfitti di una condizione di inferiorità psichica o di un contesto idoneo a comprimere la libertà di autodeterminazione della vittima.

    In presenza di stati di shock, dissociazione, freezing, soggezione o intimidazione ambientale, anche un apparente “sì” è giuridicamente privo di valore, perché non esprime una volontà libera ma una risposta traumatica di adattamento o di sopravvivenza. Il trauma dissociativo che imperversa sulle vittime incide profondamente sulla memoria rievocativa: la frammentazione del ricordo, le amnesie selettive, le discontinuità narrative che possono emergere dalle indagini preliminari all’incidente probatorio fino al controesame dibattimentale non sono segni di inattendibilità, ma l’impronta stessa della violenza subita. Pretendere, in tali condizioni, un dissenso esplicito e una narrazione lineare significa imporre alla vittima un modello normativo di “reazione corretta”, già respinto dalla giurisprudenza, e trasformare il processo in un dispositivo di esposizione anziché di tutela.

    In questo squilibrio strutturale, l’autore si muove come chi agisce in piena luce mentre la vittima resta confinata in uno spazio privo di vie d’uscita: scambiare quella paralisi o quella acquiescenza per consenso equivale a confondere la costrizione con la scelta. È proprio questo impianto di civiltà giuridica che la proposta Bongiorno tenta di scardinare, reintroducendo un paradigma culturale che alimenta la sfiducia nella giustizia e amplifica il rischio di vittimizzazione secondaria, fatta di interrogatori insinuanti e colpevolizzanti — perché non è scappata, perché non ha urlato, perché non ha chiesto aiuto, ma perché si è vestita in quel modo… — riportando il processo a essere un giudizio sulla condotta della vittima più che sull’abuso dell’autore.

    Si tratta di un arretramento culturale grave e pericoloso, che vanifica le conquiste delle donne sul terreno dell’autodeterminazione e della dignità, ma che investe l’intera comunità democratica, uomini compresi, perché indebolisce i presìdi dello Stato di diritto e normalizza l’idea che la libertà personale possa essere compressa senza responsabilità. Dove il consenso smette di essere il confine invalicabile, non arretrano solo i diritti delle donne: arretra la democrazia.

    Difendere il consenso sessuale come limite inviolabile non è solo una questione giuridica: è un atto di responsabilità civile e politica. È urgente alimentare il dibattito pubblico e la mobilitazione civile, chiedendoci se questo attacco ai diritti delle vittime — alla loro parola, libertà e dignità — non sia collegato alle stesse logiche del referendum sulla divisione delle carriere dei magistrati, che rischiano di comprimere l’indipendenza della giustizia e la tutela effettiva dei diritti. Difendere il sì che protegge significa difendere lo Stato di diritto, dire chiaramente che la giustizia deve stare dalla parte di chi subisce violenza e non di chi la perpetra. È il momento di far sentire la nostra voce, di interrogarsi, di mobilitarsi: perché la libertà, la dignità e la tutela delle vittime non siano mai sacrifici negoziabili nel gioco della politica.

    Roma, 25/01/2026

    Avv. Mario Caligiuri

    (RESP. DELL’OSSERVATORIO PER LA TUTELA DELLE VITTIME DI RETE L’ABUSO)

  • Caso Garlasco, legali Poggi: “Nuove analisi confermano che Chiara trovò file porno sul pc di Alberto Stasi”

    Caso Garlasco, legali Poggi: “Nuove analisi confermano che Chiara trovò file porno sul pc di Alberto Stasi”

    La difesa della famiglia Poggi ha fatto “un ulteriore approfondimento informatico, dal quale è emerso che la sera prima di essere uccisa, Chiara aveva fatto accesso proprio alla cartella del pc di Stasi in cui erano stati catalogati – per genere – i numerosi file pornografici già esaminati all’epoca”. Lo rendono noto in una nota i legali della famiglia, gli avvocati Francesco Compagna e Gian Luigi Tizzoni.

    “Qualora la Procura di Pavia lo riterrà opportuno, questo dato – aggiungono i legali – potrà essere verificato anche in contraddittorio mediante apposito incidente probatorio”. Negli ultimi giorni c’è chi ha sostenuto invece che la vittima lavorò alla tesi dell’allora fidanzato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il delitto di Garlasco.

    La parte civile non può chiedere direttamente l’incidente probatorio, in tal senso arriva dai legali della famiglia Poggi l’invito alla Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone che si è spesa per l’incidente probatorio sulla spazzatura della villetta di via Pascoli che ha portato a dire che l’Estathé rinvenuto sulla scena del delitto “è risultato riferibile ad Alberto Stasi”, si legge nella nota.

    “Da parte nostra continueremo ad approfondire celermente ogni ulteriore elemento utile a una ricostruzione ancor più dettagliata dei fatti, nell’interesse della verità e della giustizia”, concludono gli avvocati Tizzoni e Compagna.

    “Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione”, affermano in una nota gli avvocati. “Secondo quanto evidenziato da più parti l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio (indagato in concorso, ndr) sarebbe da ritenere funzionale a una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata a carico di Alberto Stasi”, concludono i legali.

    https://www.adnkronos.com/cronaca/caso-garlasco-legali-poggi-nuove-analisi-confermano-che-chiara-trovo-file-porno-sul-pc-di-alberto-stasi_n77FkISe93WNOvXy5iZqs

  • Processo don Rugolo: presentato il ricorso in Cassazione per rivedere la pena

    Processo don Rugolo: presentato il ricorso in Cassazione per rivedere la pena

    Dopo il deposito delle motivazioni di sentenza a carico dell’ex sacerdote Giuseppe Rugolo, la procura generale nissena ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l’annullamento con rinvio. Rugolo, condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale su minori, ha avuto in appello la riduzione della pena a 3 anni.

    La sentenza della corte d’appello di Caltanissetta era stata pronunciata lo scorso luglio e nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni, sulla cui base la procura generale della corte di appello di Caltanissetta ha presentato ricorso per Cassazione chiedendo l’annullamento con rinvio.

    La Procura motiva l’impugnazione chiedendo l’annullamento della “lieve entità dei fatti” riconosciuta in secondo grado all’imputato. La Corte d’appello, infatti, ha ritenuto sussistente “la circostanza attenuante della minore gravità ” per le condotte del sacerdote e avere diminuito cosi’ la pena dai 4 anni e mezzo del primo grado ai 3 dell’appello.

    Per il Pg, nella sentenza ci sarebbe una applicazione erronea della legge penale, oltre alla contraddittorietà della motivazione in relazione proprio al riconoscimento della minore gravità. Spetterà adesso alla cassazione valutare se sussistono gli elementi per annullare la sentenza e rinviare il procedimento ad altro giudice e, quindi, se accogliere il ricorso della procura generale nissena.

    https://www.rainews.it/tgr/sicilia/articoli/2026/01/processo-don-rugolo-presentato-il-ricorso-in-cassazione-per-rivedere-la-pena–1915c1ce-dd55-4988-a657-1bc4caf4416f.html

  • Giustizia per don Paolo Contini – La pronuncia del tribunale canonico

    Giustizia per don Paolo Contini – La pronuncia del tribunale canonico

    Sembra essere arrivato ad una svolta nella vicenda di don Paolo Contini, anche il Tribunale ecclesiastico sardo che, il 14 gennaio 2026 arriva a pronunciarsi su Valerio Manca il sacerdote accusato da don Paolo e altri quattro ragazzi, di molestie sessuali, che nel caso di don Paolo avvennero quando era ancora un seminarista.

    Il tribunale ecclesiastico risponde con la pronuncia e “Consta del delitto contro il sesto comandamento del decalogo  con minore ex can. 1395 § 2 CIC 1983 (cf. Art 6, 1° SST) ai danni di Marco Contini (noto come padre Paolo) e per tale delitto sia inflitta la pena della dimissione dallo stato clericale can. 1336 § 5.”

    Sentenza che l’imputato può ancora impugnare in sede canonica ma che difficilmente potrà cambiarne l’esito.

    Valerio Manca

  • Sinéad O’Connor, crocifissa per aver detto la verità

    Sinéad O’Connor, crocifissa per aver detto la verità

    di Giacomini Alessandro – La Chiesa Cattolica non ha mai chiesto scusa a Sinéad O’Connor, non lo ha fatto nel 1992, quando la distrusse mediaticamente, non lo ha fatto nel 2002, quando la cronaca le diede ragione, e non lo ha fatto nel 2023, quando lei se n’è andata.

    Questo silenzio non fu una dimenticanza, ma una precisa scelta politica, ammettere il torto fatto a Sinéad significherebbe ammettere che un’intera gerarchia ha preferito la tutela dei pedofili alla salvezza dei bambini.

    L’8 ottobre 1992 la nota cantante Sinéad O’Connor non compì un gesto blasfemo, smise semplicemente di fingere, sul palco del Saturday Night Live cantò War di Bob Marley, cambiò il testo per parlare di abusi sui minori e strappò la foto di Papa Giovanni Paolo II (dicasi Wojtyla).

    Disse: Fight the real enemy, il vero nemico non era la fede era l’istituzione che la usava come scudo per proteggere i colpevoli.

    La risposta fu un linciaggio globale, non contro i pedofili, non contro chi li aveva coperti, ma contro una donna sola.

    Sinéad spiegò, urlò, insistette, la sua era una denuncia contro la copertura sistematica degli abusi sessuali sui minori da parte della Chiesa cattolica.

    Non fu ascoltata, perché ascoltarla avrebbe significato guardare negli occhi una verità orrenda, che per decenni la Chiesa aveva scelto di salvare sé stessa, non certo i bambini.

    E mentre Sinéad veniva distrutta pubblicamente, la Chiesa continuava a funzionare esattamente come prima, ciò che Sinéad aveva intuito con il dolore, i documenti lo confermavano con il gelo della burocrazia.

    Sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, la protezione dei preti abusatori non è stata un errore di percorso, ma una dottrina ufficiale.

    Nel suo periodo, la Congregazione per la Dottrina della Fede ribadì il segreto pontificio sui delicta graviora (i delitti più gravi), in pratica:

    silenzio obbligatorio, niente denunce, niente giustizia civile, i vescovi non erano tenuti a rivolgersi ai tribunali, i preti abusatori venivano spostati, i bambini sacrificati e le famiglie lasciate sole.

    Non furono errori, fu una strategia, una strategia che permise a migliaia di sacerdoti di continuare a stuprare minori in tutto il mondo.

    In Francia, una commissione indipendente ha stimato 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020, duecento sedicimila vite spezzate, ma il problema per il mondo, restava Sinéad O’Connor.

    Fino al 2001, la guida suprema era il documento “Crimen sollicitationis” del 1962, che imponeva il “segreto del Sant’Uffizio“ su ogni indagine per pedofilia.

    Le istruzioni erano inequivocabili:
    segreto permanente, anche dopo la fine del processo, il silenzio doveva essere totale e pena di scomunica per chiunque osasse denunciare all’esterno, cioè alla magistratura civile.

    ​Nel 2001, Joseph Ratzinger, braccio destro di Giovanni Paolo II, non scardinò questo sistema, ma lo blindò con l’epistola De Delictis Gravioribus.

    Ribadì il “segreto pontificio”, assicurando che i crimini sessuali contro i minori rimanessero un affare interno, gestito da vescovi che avevano come unico mandato quello di evitare lo scandalo, non di consegnare i mostri alla giustizia.

    Nel 2002 il Boston Globe fece ciò che Sinéad O’Connor aveva fatto dieci anni prima, raccontò i fatti, solo che allora non si strappavano più foto, si strappavano le maschere.

    Sinéad aveva detto la verità, la Chiesa aveva mentito eppure nessuno le chiese scusa.

    Non la Chiesa, non il Vaticano, non Giovanni Paolo II, beatificato e santificato senza che il suo ruolo nel sistema di copertura venisse mai affrontato, mentre

    Sinéad non fu riabilitata, non le venne restituita la carriera, non le venne restituita la voce, non le venne restituita la dignità.

    Venne lasciata a combattere da sola contro traumi, malattie mentali, ferite profonde, molte aggravate proprio da quel linciaggio pubblico, ma non ritrattò mai, non chiese mai perdono perché non aveva nulla di cui pentirsi.

    È morta nel luglio 2023 a 56 anni, solo allora partirono gli elogi, solo allora divenne una “profeta”, solo allora una “visionaria”, ma anche, solo parole vuote, pronunciate quando non costano più nulla.

    Ma non per la Chiesa cattolica, che invece, non disse nulla, nessuna ammissione, nessuna richiesta di perdono, nessuna parola per la donna che aveva denunciato ciò che poi si rivelò vero.

    Sinéad O’Connor non è stata una martire della musica è stata una vittima collaterale di un sistema di potere che ha preferito distruggere chi parlava piuttosto che fermare chi abusava, strappò una foto per difendere dei bambini, e la Chiesa, con il suo silenzio, strappò lei.

    La Chiesa di Wojtyla non ha “omesso” di vigilare, ha attivamente impedito che la giustizia facesse il suo corso, spostando i preti da una parrocchia all’altra come pezzi di un gioco perverso, regalando loro nuove vittime in cambio del silenzio.

    ​Il fatto che Giovanni Paolo II sia stato proclamato Santo a tempo di record è l’insulto finale a Sinéad O’Connor e a tutte le vittime di abusi.

    È la prova che per il Vaticano la difesa del prestigio dell’istituzione vale più della dignità umana.

    ​Sinéad O’Connor è morta senza aver ricevuto un grammo di quella giustizia che chiedeva, mentre la Chiesa Cattolica non ha mai fatto i conti con lei perché lei è lo specchio della loro vergogna.

    Ricordarla oggi non è un omaggio, è un atto di accusa contro un’istituzione che non ha mai chiesto scusa e che, proprio per questo, non ha mai davvero fatto i conti con la propria colpa.

    Ricordarla oggi significa non perdonare un’istituzione che continua a nascondersi dietro il fumo dell’incenso per non guardare il sangue sulle proprie mani.

    ​Fonti – Link – Approfondimenti:

    • ​Crimen Sollicitationis (1962):

    Per decenni, questo documento è stato il manuale d’istruzioni per occultare i crimini sessuali. Prevedeva il “segreto del Sant’Uffizio”, punendo con la scomunica chiunque, vittima o testimone, riferisse i fatti alla magistratura civile.

     Fonte: Archivio Vaticano / Testo integrale su AGER

    Testo integrale tradotto dal latino (Associazione Rete L’Abuso)

    • De Delictis Gravioribus (2001):

    Sotto la firma dell’allora prefetto Joseph Ratzinger, braccio destro di Wojtyla, la Chiesa ribadiva che i “delitti più gravi”, tra cui la pedofilia, dovevano restare sotto il “segreto pontificio”.

    Un atto che, di fatto, sottraeva migliaia di criminali alla giustizia ordinaria.

    Fonte: Lettera Ad exsequendam, Santa Sede

    • ​​Francia:Il Rapporto Sauvé ha stimato circa 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020.

    Fonte: CIASE – Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Église

    • ​Irlanda:

    Il Rapporto Ryan e il Rapporto Murphy hanno scoperchiato decenni di torture e abusi sistematici nelle istituzioni cattoliche.

     Fonte: Murphy Report – Department of Justice

    • ​Italia:

    Il nostro Paese resta un’anomalia europea, privo di una commissione d’inchiesta indipendente statale, con la CEI che si limita a “report” parziali basati solo sulle segnalazioni interne.

    Le inchieste successive, come il Rapporto Ryan, avrebbero confermato che in quegli anni migliaia di bambini venivano abusati in istituti gestiti da ordini religiosi, con la piena consapevolezza dei vertici.

    • ​​Francia (Rapporto Sauvé):Circa 216.000 vittime tra il 1950 e il 2020. Il rapporto sottolinea il carattere “sistemico” degli abusi.

    ​Irlanda, la terra di Sinéad, migliaia di bambini torturati nelle Magdalene Laundries e nelle scuole cattoliche.

    https://www.rsi.ch/info/mondo/Irlanda-la-strage-degli-illegittimi–1241838.html

    https://europa.today.it/attualita/irlanda-scuole-cattoliche-abusi-sessuali.html

  • Jorge Cardona Llorens: “Un bambino non smette di essere bambino solo perché attraversa un confine”

    Jorge Cardona Llorens: “Un bambino non smette di essere bambino solo perché attraversa un confine”

    Il professor Carlos Gil Gandía organizza questo martedì un seminario sulla migrazione (9 ore nella Sala dei Titoli della Facoltà di Giurisprudenza dell’UMU) che vedrà la presentazione inaugurale dell’ex membro del Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino, Jorge Cardona (Valencia, 1957), sui minori stranieri non accompagnati, il gruppo vulnerabile più incisivo della Regione di Murcia negli ultimi anni. Avviso ai marinai: “Il termine ‘minerale‘ non dovrebbe essere usato perché è stigmatizzante.”

    Stiamo fallendo come paese quando non riusciamo a metterci d’accordo sulla distribuzione dei bambini senza genitori?

    La responsabilità nei confronti dei bambini che arrivano nel nostro paese da soli è collettiva. Tuttavia, la solidarietà non si ottiene con l’imposizione, ma attraverso un impegno condiviso, e per questo la cosa importante è convincere e negoziare.

    Ci sono stati imperialisti in guerra con l’ONU e che rifiutano la cooperazione

    Sembra complicato negoziare in tempi di tanta polarizzazione.

    Beh, in tempi di tanta polarizzazione, quello che dobbiamo fare è non trasformare i bambini in danni collaterali. Non possiamo giustificarci sulla base del fatto che la società sia polarizzata e faccia tutto il male. Dobbiamo lavorare per depolarizzare la società, dialogare, dialogare, parlamentare.

    La protezione legale dei minori non accompagnati viene violata in Spagna?

    Un bambino, attraversando un confine, non cessa di essere un bambino. È sempre un bambino. La Convenzione sui diritti dell’infanzia afferma che i bambini sono soggetti a diritti ovunque si trovistano, qualunque sia la loro origine, che siano entrati in modo regolare o irregolare, che abbiano un orientamento sessuale o un altro, che abbiano o meno una disabilità. Inoltre, ognuno è un’individualità perché ha una storia propria dietro. Alcuni fuggono dalla violenza, altri fuggono dalla guerra, altri ancora fuggono dalla mancanza di opportunità. La loro protezione viene messa in discussione quando i Servizi di Protezione dell’Infanzia non dispongono delle risorse e della formazione necessarie. Alla fine, le istituzioni non esistono, ciò che esiste sono persone che devono essere pronte a prendersi cura dei minori.

    La solidarietà non si ottiene con l’imposizione, ma con l’impegno condiviso

    La Convenzione sui diritti del bambino è in pericolo? L’ONU è sempre più distratta.

    Ci sono stati in guerra con l’ONU, stati imperialisti ed egoisti che non vogliono cooperazione. Lo stanno attaccando riducendo le sue risorse non pagando la quota. Non sono solo gli Stati Uniti, è la Germania, la Francia, il Regno Unito, ci sono molti che non pagano o pagano molto tardi. Pertanto, non sono a rischio solo i diritti del bambino, ma anche i diritti umani. Se oggi siamo chiari sulle regole per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, è grazie all’ONU. Se oggi abbiamo una convenzione sui diritti delle persone con disabilità affinché siano considerate suddite dei diritti su una base di parità rispetto agli altri, è grazie all’ONU. Quando le Nazioni Unite vengono attaccate, tutti i sistemi creati per proteggere i diritti delle persone in una situazione di maggiore vulnerabilità sociale vengono attaccati.

    Come sarebbe un mondo senza l’ONU?

    Il problema è che vogliono smantellare il sistema che abbiamo creato dopo la Seconda Guerra Mondiale senza prima costruirne uno nuovo. L’unica cosa certa è che finirà per colpire seriamente i più deboli: bambini, persone con disabilità e tutti coloro che si trovano in una situazione di vulnerabilità a causa di stereotipi sessisti, abilisti e centrati sugli adulti.

    I paesi di origine non garantiscono mai la protezione dei bambini se ritornano

    Sa che nella Regione di Murcia Vox sta ponendo molta attenzione sui minori migranti, arrivando persino a mobilitare i quartieri contro tutti i centri di protezione.

    È necessario spiegare la realtà. Ciò che spaventa di più è ciò che è sconosciuto. Quando una persona entra in contatto con quei bambini che arrivano e scopre la storia dietro ciascuno di essi, è incapace di pensare che debba essere cacciata, anche se vota per Vox. Questo partito gestisce un discorso all’interno dell’ignoranza e, inoltre, dell’uso della paura. Il problema nasce quando questi messaggi ricevono risposta con il silenzio invece che con parole per spiegare le cose. Dobbiamo trasferire tutte le storie magnifiche e di successo che sono state prodotte grazie a una buona integrazione di ragazzi e ragazze ricevute dalla nostra società. D’altra parte, da un punto di vista strettamente economico, sono il nostro futuro. Le famiglie spagnole non hanno figli e, come se non bastasse, sta avvenendo una società che invecchia. Molti dei giovani che arrivano sono quelli che accederanno al mercato di lavoro E garantiranno che possiamo continuare a mantenere le pensioni grazie ai loro contributi. Quindi, quello che dobbiamo fare è addestrarli bene, aiutarli e capire quale sia quella situazione.

    Non sembra che si fermeranno. Questo discorso dà voti.

    Perché mescolano molti concetti apposta. Ad esempio, nella situazione di disoccupazione O un impiego precario, invece di lavorare per garantire salari decenti per tutti, assicurano alle persone che se il loro stipendio è pessimo è perché c’è uno straniero che guadagna ancora meno ed è per questo che non vengono pagati di più. Inoltre, utilizzano formule semplicistiche, che mancano della minima base scientifica o di realtà. Capita anche che, molte volte, le persone non sentano voglia di pensare molto a causa dell’eccesso di informazioni e delle ‘fake news’ sui social network.

    I minori migranti stanno fuggendo, non vengono per via del teppismo

    La disinformazione scoraggia i cittadini?

    Abbiamo un serio problema di accesso a informazioni reali e autentiche. Dobbiamo pensare in modo ragionevole, sappire che con uno slogan o con un messaggio di 140 caratteri dal vecchio Twitter non si può costruire un discorso che valga la pena. È necessario che la società venga consapevole e abbia il sostegno delle istituzioni affinché ci sia un’istruzione solida nelle scuole. Gli studenti di oggi delle scuole primarie, secondarie e universitari sono i cittadini che costruiranno la società spagnola per i prossimi quarant’anni. Richiede anche la garanzia che i media combatteranno contro queste fake news e, perché no, imporranno sanzioni a chiunque diffonda anonimamente bugie e insulti dai social network. Finché si sentiranno impuniti, continueranno a farlo. Solo così creeremo una società coerente, di supporto e democratica.

    Il governo regionale vuole promuovere accordi con paesi terzi per quella che chiamano riunificazione familiare dei minori stranieri non accompagnati. Stiamo affrontando una deportazione segreta?

    Ciò che è sconosciuto fa paura, quindi la verità sulla migrazione deve essere spiegata

    Senza coprirsi. La nostra legislazione prevede che quando un bambino arriva da solo in territorio spagnolo, i servizi di protezione debbano accoglierlo. Questi bambini possono essere restituiti quando i servizi sociali dei loro paesi garantiscono che torneranno in un ambiente sicuro. Quello che succede è che questo non accade. Se una ragazza è fuggita dal suo paese perché è stata violentata dal padre, non possiamo restituirla a quel padre. Se un bambino ha lasciato il proprio paese perché sta per essere reclutato da un gruppo armato, non possiamo restituirlo. Se una ragazza ha lasciato il suo paese perché è vittima di violenza, non possiamo riportarla indietro. E se un bambino è fuggito perché è l’unica via d’uscita dalla fame, non possiamo riportarlo a morire di fame. Poiché i servizi sociali dei paesi da cui fuggono i bambini non garantiscono mai che i loro diritti vengano rispettati, non vengono restituiti. Ricordo la crisi causata dal ministro Fernando Grande-Marlaska, quando si dedicò a Melilla a riportare i bambini in gruppi di 25 senza conoscere la situazione di ciascuno di loro. Fortunatamente, il Comitato per i Diritti del Bambino riuscì a fermarlo.

    Si sostiene spesso che sia meglio per loro stare con i genitori.

    Ogni caso deve essere studiato. Cerchiamo sempre di parlare dell’origine di ciascuno dei bambini, ma non dobbiamo dimenticare che sono persone vulnerabili che stanno fuggendo. Non vengono perché nessuno di loro ha inventato un teppismo.

    Intervista con Jorge Cardona Llorens | Jorge Cardona Llorens: “Un bambino non smette di essere bambino solo perché attraversa un confine”

  • Tribunale di Siracusa: don Salvatore Cunsolo assolto perché il fatto non sussiste

    Tribunale di Siracusa: don Salvatore Cunsolo assolto perché il fatto non sussiste

    In data 2 dicembre 2025, il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siracusa, dott. Andrea Migneco, ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti di don Salvatore Cunsolo, disponendo ai sensi dell’art. 530, comma 2, c.p.p. l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

    Le accuse

    Don Salvatore Cunsolo era stato tratto a giudizio a seguito di richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa, che gli contestava il reato di atti sessuali su minorenne, aggravati dall’abuso del ministero di culto e della funzione di guida spirituale.

    Secondo l’imputazione, i fatti si sarebbero consumati nel territorio di Francofonte tra il 2010 e il 2017, quando l’imputato svolgeva il suo ministero sacerdotale presso la chiesa madre di Sant’Antonio Abate. La richiesta di rinvio a giudizio ipotizzava una pluralità di episodi nei confronti di Giovani Castiglia, giovane che è stato espulso da numerose strutture religiose, all’epoca minorenne.

    Si trattava, dunque, di contestazioni di estrema gravità, che hanno inciso profondamente sulla vita personale e sul ministero di don Cunsolo, il quale ha sempre respinto con fermezza tale ricostruzione dei fatti. Nel corso degli anni, tuttavia, sono emersi elementi relativi alla figura del denunciante che ne hanno delineato un profilo problematico e caratterizzato da marcate contraddizioni. Il portale di informazione Silere non possum ha reso pubbliche alcune vicende che lo riguardano e ha diffuso anche registrazioni audio nelle quali il giovane si rivolge a sacerdoti con toni apertamente minacciosi e aggressivi.

    La decisione del GUP: “il fatto non sussiste”

    All’esito dell’udienza preliminare, dopo l’esame degli atti d’indagine, delle dichiarazioni raccolte e della documentazione prodotta dalle parti, il Giudice ha ritenuto di non disporre il rinvio a giudizio, ma di pronunciare sentenza di assoluzione. È significativo rilevare che, in modo del tutto sorprendente, la stessa Pubblica Accusa, che inizialmente aveva richiesto il rinvio a giudizio, all’esito del dibattimento ha riconosciuto l’infondatezza delle affermazioni del Castiglia e ha domandato al Tribunale l’assoluzione dell’imputato.

    Nel dispositivo letto in udienza, il GUP ha espressamente dichiarato di assolvere Salvatore Cunsolo dal reato ascrittogli “perché il fatto non sussiste”. La formula adottata – tra le più favorevoli previste dal codice di procedura penale – afferma che il fatto contestato non ha trovato riscontro sul piano oggettivo: il Tribunale ha quindi escluso l’esistenza stessa della condotta così come descritta nell’imputazione.

    Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni, come previsto dall’art. 544, comma 3, c.p.p.

    Don Salvatore Cunsolo

    Avvocato Antino Lizio