Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Abusata dal prete”. Ma in appello è assolto

    “Abusata dal prete”. Ma in appello è assolto

    “La Diocesi di Adria-Rovigo accoglie positivamente la conclusione di una dolorosa vicenda, che ha riguardato un sacerdote diocesano. In data 22 maggio la Corte di Appello di Venezia ha riformato la sentenza di condanna da parte del Tribunale di Rovigo, emessa nei confronti di don Peter Onyenso. Questi era stato accusato di violenza sessuale da parte di una donna maggiorenne e nel giudizio di primo grado gli era stata inflitta la pena di tre anni di reclusione. La Corte di Appello ha accolto il ricorso del sacerdote, assolvendolo e revocando il risarcimento dei danni stabilito a favore della parte civile”.

    E’ con questo comunicato che la diocesi di Adria Rovigo accoglie la notizia della sentenza di secondo grado che ha del tutto ribaltato la pronuncia del 29 gennaio 2024 del Tribunale di Rovigo, a carico del sacerdote polesano, del quale, all’epoca, La Voce di Rovigo aveva scelto di non divulgare le generalità. A difendere l’imputato, l’avvocato Cecilia Tessarin del foro di Rovigo.

    La vicenda verteva su fatti che si sarebbero verificati nel luglio del 2022, in un Comune del Medio Polesine. A subire i presunti abusi – secondo una ricostruzione accusatoria sconfessata dalla sentenza di secondo grado – sarebbe stata una ragazza di 28 anni. Già nel corso della discussione a Rovigo, comunque, la vicenda aveva mostrato tutta la propria complessità.

    A quanto contestato dalla Procura, durante un incontro nell’abitazione del sacerdote, pare per sistemare il suo computer, l’uomo avrebbe fatto sedere la ragazza sulle sue ginocchia, quindi le avrebbe infilato una mano nelle mutande, poi una nel reggiseno, obbligandola quindi a subire atti sessuali. Un episodio che la giovane avrebbe anche immortalato col proprio cellulare, col quale avrebbe poi lanciato l’allarme alla madre.

    La discussione, a Rovigo, era stata piuttosto lunga, proprio alla luce degli elementi di complessità che il caso presentava. In primo luogo per le condizioni psichiche e cognitive della vittima: per l’accusa afflitta da un ritardo, per quanto non grave, per la difesa in realtà sofferente di dislessia, ma per il resto senza altre limitazioni, tanto da essere stata in grado di diplomarsi e di andare all’Università.

    Molto si era discusso anche della veridicità delle sue affermazioni, alla luce di precedenti invenzioni e bugie, non relative a questa vicenda: per l’accusa questi episodi non avrebbero in alcun modo inficiato la verosimiglianza del racconto della violenza, mentre la difesa aveva dato una lettura del tutto differente della questione.

    Ora, in Appello, una pronuncia di segno completamente opposto a quella di primo grado. Resta ora da vedere se la vicenda si sposterà anche in Cassazione.

    https://www.polesine24.it/cronaca/2025/05/23/news/abusata-dal-prete-ma-in-appello-e-assolto-349143/

  • Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Prima prova per Papa Leone XIV che conosce bene il dossier su Gisana e Murgano – L’appello di Antonio Messina

    Già Prefetto del Dicastero per i Vescovi e oggi Papa Leone XIV conosce bene il caso di Enna, dopo aver ricevuto nel marzo del 2024 il dossier di Antonio Messina riguardante don Rugolo – condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi – e del vescovo Gisana, che insieme a monsignor Murgano sono stati rinviati a giudizio dal tribunale italiano di Enna per falsa testimonianza (la prima udienza è fissata il prossimo 26), nel tentativo di coprire il Rugolo.

    Mentre dal Dicastero per i vescovi, dove Robert Prevost è stato il prefetto fino alla sua nomina a Papa, nessun provvedimento canonico, malgrado in questi casi lo preveda il Motu proprio vos estis lux mundi di Papa Francesco.

    Solo dopo che il tribunale italiano rinviò a giudizio Gisana e Murgano, il prefetto Prevost si limitò all’invio di un ispettore.

    Il commento di Antonio Messina “Non conosco bene le vicende che riguardano Prevost (oggi Papa), ma so che certamente a lui rinnoverò la mia istanza di giustizia, quella stessa giustizia che ha pronunciato dalla loggia delle benedizioni in Piazza San Pietro dopo la sua elezione.”

    “A chi mi chiede, con una certa sfacciataggine, di fare silenzio, io ribadisco che sono vivo e, pertanto, continuerò a parlare e a lottare”.

  • 3.3% di preti pedofili grazie alla complicità dello Stato italiano che non interviene da decenni non solo sul clero – Video integrale della conferenza alla Stampa estera

    3.3% di preti pedofili grazie alla complicità dello Stato italiano che non interviene da decenni non solo sul clero – Video integrale della conferenza alla Stampa estera

    La totale omertà dello Stato italiano ha prodotto migliaia di vittime in Italia scaricando le colpe sulla chiesa cattolica e sullo stesso Papa.

    Questo è quanto è emerso ieri presso la Stampa estera, nella conferenza stampa promossa dalla Rete L’ABUSO.

    Le cifre parlano da sé e come rileva anche Federico Tulli, da anni impegnato in questa battaglia di civiltà verso i minori, cifre ben inferiori a un centinaio di preti pedofili che in altri paesi hanno però spinto la politica ad intervenire, mentre l’Italia che attualmente ne conta più di 1000, da decenni ignora il problema di fatto, scaricando tacitamente le colpe sulla chiesa.

    L’avvocato Mario Caligiuri dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO, ne descrive le cause direttamente riconducibili allo Stato italiano che in materia ha fatto meno della chiesa.

    Il presidente della Rete L’ABUSO Francesco Zanardi, denuncia che siamo l’unico Stato (l’Italia) che in Europa non solo ha favorito e continua imperterrito, la pedofilia di Stato, che nel drammatico scenario unicamente italiano non tocca soltanto la chiesa, ma tutti i settori, dalle società sportive e associative arriva alla famiglia. Tutto ad unico danno dei più piccini.

    L’Italia fu denunciata dalla Rete L’ABUSO nel 2019 al Comitato ONU per i diritti dell’infanzia dalla Rete L’ABUSO, Comitato che ravvisate le gravi lacune espresse le sue preoccupazioni;

    “21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    Raccomandazioni ad oggi totalmente inevase dalla Repubblica italiana di cui ne fanno ancora oggi le spese bambine e bambini.

    F.

  • “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

    “Sono 1.031 i preti accusati di pedofilia”, la denuncia della Rete L’Abuso sugli incredibili “vuoti legislativi”

    “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede. Lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete L’Abuso, a un giorno dal conclave che eleggerà il successore di Papa Francesco, risolleva il problema della gestione, della denuncia e delle leggi per i reati che coinvolgono sacerdoti e hanno come vittime ragazzine e ragazzini, soprattutto. Un numero sempre impressionante, se si considera spesso gli abusi non vengono denunciati oppure vengono ignorati o addirittura insabbiati.

    Secondo i dati raccolti dall’associazione nel database “Spotlight on Italian Survivors“, attualmente il 3,2% dei preti italiani è accusato di abusi sessuali su minori. Questo corrisponde a circa 1.031 sacerdoti, che avrebbero prodotto 4.262 vittime. Nel solo 2025, sono già stati registrati 10 nuovi casi. Tuttavia, Zanardi sottolinea che questi numeri sono sottostimati, poiché molti abusi non vengono denunciati o sono prescritti. Non si sa se tra questi ci sono il caso don Samuele Marelli, condannato in primo grado dal Tribunale ecclesiastico regionale della Lombardia e indagato dalla procura di Monza, o don Ciro Panigara finito agli arresti domiciliari nel Bresciano.

    Non c’è obbligo di denuncia – Zanardi evidenzia che in Italia manca l’obbligo di denuncia per i cittadini comuni, limitato solo ai pubblici ufficiali. Incredibilmente nessun obbligo di denuncia ricade sugli ecclesiastici perché i sacerdoti o i loro superiori non sono pubblici ufficiali per il diritto penale italiano. Paradossalmente insegnanti, medici, notai e anche segretari comunali, per esempio, che sono a conoscenza di abuso o una violenza, sono obbligati dalla legge a denunciare: un prete, pur officiando cerimonie, non è un pubblico ufficiale, come sancito da una sentenza della Cassazione del 2009.

    Ma le nuove linee guida della Cei, guidata dal cardinale Matteo Zuppi (anche lui tra i papabili), vale la pena ricordarlo, al punto 5.5 spiegano che “non può essere tollerato nessun clima di complice e omertoso silenzio in tema di abuso sessuale nei confronti di minori o persone vulnerabili: chiunque abbia notizia della presunta commissione in ambito ecclesiale di abusi sessuali nei confronti di minori o persone vulnerabili è tenuto a segnalare tempestivamente i fatti di sua conoscenza alla competente autorità ecclesiastica, a tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, della ricerca della verità e del ristabilimento della giustizia, se lesa”. Quand’è che è necessario soffocare l’omertà e denunciare per un ecclesiastico? Viene spiegato al punto 8.2: “L’autorità ecclesiastica ha l’obbligo morale di procedere all’inoltro dell’esposto all’autorità civile qualora, dopo il sollecito espletamento dell’indagine previa, sia accertata la sussistenza del fumus delicti. L’autorità ecclesiastica non procederà a presentare l’esposto nel caso di espressa opposizione, debitamente documentata e ragionevolmente giustificata, da parte della vittima (se nel frattempo divenuta maggiorenne), dei suoi genitori o dei tutori legali, fatto salvo sempre il prioritario interesse del minorenne“.

    Il certificato antipedofilia – Inoltre, la legge italiana non prevede un sistema efficace di monitoraggio e prevenzione degli abusi. Il certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, non è applicato a tutte le categorie a rischio, come i volontari, lasciando ampi spazi di impunità. L’associazione Rete L’Abuso ha cercato di colmare questa lacuna raccogliendo dati e testimonianze direttamente dalle vittime. Tuttavia, Zanardi denuncia la mancanza di collaborazione da parte delle istituzioni ecclesiastiche e civili. “In Italia c’è un problema enorme di omertà”, afferma Zanardi, sottolineando che spesso le vittime vengono ignorate o addirittura minacciate quando cercano giustizia.

    Zanardi critica la risposta della Chiesa italiana agli scandali di abusi, accusando i vertici ecclesiastici di non aver rispettato gli appelli di Papa Francesco e di non aver istituito una commissione indipendente di inchiesta. “Stiamo esponendo un problema che non è risolvibile con le sole forze della Santa Sede”, afferma Zanardi, “lo sforzo di chiunque sarà eletto Papa sarà quello di intervenire chiedendo agli Stati che hanno vuoti legislativi, come l’Italia, di colmarli per non rendere vano lo sforzo che anche la Chiesa sta cercando di fare in questo contesto”. L’associazione Rete L’Abuso ha presentato istanze all’Unione Europea e alle Nazioni Unite per sollecitare un intervento internazionale e costringere l’Italia a adottare leggi più severe e a proteggere meglio le vittime. “Cosa intendono fare Ue e Onu per fermare gli abusi sessuali sui minori del clero in Italia?”, è la domanda posta da Zanardi in un esposto presentato a entrambe le istituzioni sovranazionali.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/05/06/sono-1-031-i-preti-accusati-di-pedofilia-la-denuncia-della-rete-labuso-sugli-incredibili-vuoti-legislativi/7976674/

  • Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    Preti e violenze sessuali su donne e bambini: tutti i casi più controversi

    L’ultimo caso è emerso appena ieri: un parroco bresciano è finito sotto indagine per gravi episodi di violenza sessuale su minori.  Sarebbero “numerose violenze sessuali aggravate” quelle di cui si è reso responsabile don Ciro Panigara nei confronti dei minori che gli erano stati affidati per le attività parrocchiali del Bresciano dal 2011 al 2013 e di nuovo nel 2024. Su richiesta della Diocesi, il 48enne si è già dimesso da parroco.

    La vicenda si innesta su una lunga scia di scandali che, negli ultimi anni, hanno travolto parrocchie, seminari e istituti religiosi in tutta Italia. Numerosi I casi che finiscono sotto i riflettori della cronaca. Ancora di più quelli di cui l’opinione pubblica non viene a conoscenza. Secondo  l’associazione Rete L’Abuso, in Italia sono oltre 1.200 i preti coinvolti dal 2000 a fine 2024 in casi di molestie e abusi su minori. Una cifra probabilmente sottostimata, per via delle mancate denunce.  Ripercorriamo qui alcune delle storie più eclatanti degli ultimi dodici mesi.

    Il parroco che ha violentato la donna sbarcata a Lampedusa

    A Napoli nel febbraio di quest’anno è stato avviato il processo a carico di un prete accusato di violenza sessuale ai danni di una donna tunisina. I fatti sarebbero avvenuti due anni prima a Cristo Re, l’istituto della Congregazione dei padri rogazionisti. La donna, all’epoca 37enne, era ospitata da un amico egiziano nel centro di accoglienza di Messina nell’estate del 2022, dopo lo sbarco a Lampedusa nel 2020. Il parroco, arrestato ad ottobre, si dichiara innocente.

    Cosenza, il sacerdote attira l’estetista in casa con la scusa della pedicure

    Risale invece a marzo 2025 la condanna ad un anno nei confronti di sacerdote di Cosenza, per aver molestato una donna di 32 anni, attirata a casa con la scusa di un pedicure. Il religioso è stato sospeso dalle attività ministeriali. Monsignor Giovanni Checchinato anche a nome di tutta la Chiesa cosentina, ha epsresso “dolore e vergogna”, nonchè “vicinanza” alla vittima

    Monza, bufera sull’ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi

    Sempre nel marzo del 2025 la Procura di Monza ha aperto un’inchiesta su don Samuele  Marelli, ex direttore della Fondazione Oratori Milanesi, per presunti abusi su minori durante il suo incarico a Seregno. Il sacerdote era stato sospeso dalla curia un anno prima dell’apertura dell’indagine.  All’epoca don Marelli era anche coordinatore delle attività pastorali giovanili di sei parrocchie. Le segnalazioni sono partite da famiglie di alcuni ragazzi che frequentavano l’oratorio e che hanno denunciato comportamenti inappropriati e molestie.

    In Liguria il sacerdote presidente della Fidae che attirava a casa i ragazzini con regali e denaro

    Risale all’agosto del 2024 l’arresto in Liguria di padre Andrea Melis, sacerdote scolopio è accusato di violenza sessuale su minori e prostituzione minorile. Avrebbe attirato i ragazzi con regali costosi, sigarette elettroniche e denaro. Per lui è stato disposto il carcere a Pontedecimo dopo una prima fase ai domiciliari in un istituto vicino a scuole a Chiavari. La prima denuncia da parte dei genitori di un 14enne, chierichetto in una delle scuole amministrate da Melis, preside e presidente della Fidae, federazione delle scuole cattoliche in Liguria. Le attenzioni del prete si sarebbero protratte dal 2021 al 2024, con chat e messaggi whatsapp. Altri i giovanissimi finiti al centro delle sue attenzioni. Ad una vittima aveva addirittura intestato una carta bancomat prepagata. Secondo l’accusa, il sacerdote agiva sotto “la spinta di impulsi perversi”, attirando i ragazzini a casa sua facendoli accedere “a tutto ciò che un adulto proibisce”.

    L’anziano sacerdote del Trevigiano che ha molestato in strada un 14enne

    Nell’aprile del 2024 è stato rinviato a giudizio a Treviso don Giuseppe Bacchion, 89 anni. L’accusa è di aver molestato un 14enne davanti a una chiesa. Le telecamere di sorveglianza avrebbero confermato il racconto del minore. La violenza sarebbe avvenuta in pieno giorno con l’anziano prete che avrebbe avvicinato due ragazzini a Trebaseleghe, Comune del Trevigiano. Fatti avvicinare alla sua auto, avrebbe toccato le parti intime di uno dei due.

    I due religiosi che organizzarono nel Napoletano il furto dei cellulari con le prove delle molestie

    Clamoroso l’arresto nell’agosto del 2024 di due frati, padre Domenico Silvestro e padre Nicola Gildi, con l’accusa di violenza sessuale e rapina aggravata. Avrebbero organizzato una rapina per sottrarre i cellulari delle vittime contenenti prove video degli abusi. Sei le persone complessivamente fermate dai carabinieri di Afragola, compresi gli esecutori materiali della rapina eseguita su mandato di uno dei due frati per coprire gli abusi sessuali ai danni di due vittime maggiorenni, che avevano salvato sul cellulare immagini e chat imbarazzanti. I due religiosi infatti organizzavano online incontri a sfondo sessuale, anche di gruppo.

    A Busto Garolfo bambini attirati in casa del parroco dalla Play Station

    Nel maggio del 2024 don Emanuele Tempesta, vicario di Busto Garolfo, è stato riconosciuto colpevole di abusi su minori tra i 7 e gli 11 anni. Adescava le vittime con il pretesto di giocare ai videogiochi. La sentenza ha incluso anche sanzioni economiche. I fatti risalgono al periodo 2020-2021: almeno in otto occasioni il parroco invitò a casa sua i bambini, attirati dalla Play Station.

    I numeri: oltre 1.200 sacerdoti coinvolti secondo Rete L’Abuso

    Secondo l’associazione Rete L’Abuso, in Italia sono oltre 1.200 i preti coinvolti dal 2000 a fine 2024 in casi di molestie e abusi su minori. Una cifra probabilmente sottostimata, vista la difficoltà delle vittime a denunciare. Il Comitato ONU per i diritti dell’infanzia ha più volte criticato l’Italia per l’assenza di una commissione d’inchiesta indipendente, per la mancanza di obbligo di denuncia per i religiosi e per le troppe esenzioni normative applicate a volontariato e clero.

    Il più recente rapporto ufficiale italiano risale al 2021 e si basa solo sui dati delle denunce. Secondo l’OMS, il 9,6% dei minori europei ha subito abusi sessuali. In Italia l’Osservatorio contro la pedofilia, pur esistente dal 2006, ha un ruolo spesso ritenuto più formale che operativo. Il fenomeno non riguarda solo la Chiesa, ma evidenzia anche una fragilità più ampia del sistema di protezione dei minori in Italia.

    https://www.affaritaliani.it/cronache/preti-violenze-sessuali-italia-elenco-965660.html

  • Nasce “Spotlight on Italian survivors” e conta già 800 sacerdoti offender e migliaia di vittime

    Nasce “Spotlight on Italian survivors” e conta già 800 sacerdoti offender e migliaia di vittime

           Si chiama “Spotlight on Italian survivors”

    quel “faro” mancato in Europa solo dall’Italia, oggi l’unico stato membro dell’Unione Europea a non aver esercitato, malgrado gli allarmi arrivati da tutta Europa, alcuna azione di prevenzione e tutela verso i cittadini vittime di abusi sessuali in età minorile, non solo nel contesto del clero…

    Uno “Spotlight” mancato in Italia soprattutto dall’informazione di massa che in materia non ha di certo brillato di luce propria, anzi, è stata incapace persino di una semplice inchiesta giornalistica sul tema.

    Così come da 15 anni, ci siamo organizzati noi sopravvissuti, ancora una volta nell’assordante silenzio che in Italia riecheggia puntuale.

    “Spotlight on Italian survivors” è il primo ed il più grande database al mondo che raccoglie, traccia e monitora gli abusi sessuali del clero e lo fa in una forma che tende a dare a colpo d’occhio, la vastità del problema italiano.

    Lo fa soprattutto con numeri e grafici, espressione molto diretta e al tempo stesso quantificante del fenomeno.       

    Questo sistema database chiamato “iCODIS”, non solo produce dati in tempo reale ma li quantifica per ogni provincia, regione italiana. Quanti sacerdoti potenziali offender ci sono nella provincia in cui abitate, quante sono le vittime sopravvissute che questi hanno prodotto in quei luoghi, ma non solo.

    Quanti di questi hanno subito un processo, penale o canonico, quanti invece sono sfuggiti per prescrizione alla Giustizia e che fine hanno fatto.

    Tra le vittime prodotte quante donne, quanti uomini, da chi sono stati abusati e in quale circostanza. Quale è la percentuale italiana del clero pedofilo e tanto altro.

    Una serie infinita di informazioni, in alcuni casi da noi preconfezionate in panoramiche regionali che danno a colpo d’occhio coscienza della situazione.

    Ma “iCODIS” ha anche un sistema integrato di ricerca avanzata destinato al pubblico dove non serve necessariamente inserire un nome, ma è sufficiente per esempio inserire una città per avere una panoramica di ciò che accade o è stato.

    Quasi un ripiego a quella commissione di inchiesta che l’ONU ha chiest all’Italia inadempiente nel 2019, puntualmente mancata, come se i minori italiani fossero per lo Stato, solo figli di un Dio minore.

     

  • Ancora sugli abusi sessuali dei preti e le azioni di responsabilità nei confronti della Santa Sede

    Ancora sugli abusi sessuali dei preti e le azioni di responsabilità nei confronti della Santa Sede

    • Angelo Licastro professore ordinario di Diritto ecclesiastico nell’Università degli Studi di Messina, Dipartimento di Giurisprudenza

    ABSTRACT: La sentenza n. 244 del 2024 del Tribunale di Ascoli Piceno ha ritenuto che un’azione di risarcimento danni promossa contro la Santa Sede per responsabilità indiretta ai sensi dell’art. 2049 del Codice civile italiano, nel contesto di un caso di presunto abuso sessuale tra un vescovo e una persona adulta, non fosse coperta dall’immunità dalla giurisdizione italiana.

    Questo articolo inizia con una rassegna della recente giurisprudenza di Australia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti d’America sul tema della responsabilità indiretta o vicaria nel caso di abuso sessuale da parte di chierici; considera poi la novità del principio di diritto affermato dalla Corte, che per la prima volta, in Italia, affronta, in questa materia, il tema dell’immunità della Santa Sede come entità sovrana assimilabile agli Stati esteri.

    SOMMARIO: 1. Una nuova pronunzia (la prima in Italia) sulla proponibilità di azioni di risarcimento nei confronti della Santa Sede per gli abusi sessuali del clero – 2. Una panoramica della più recente giurisprudenza straniera in tema di responsabilità delle autorità ecclesiastiche superiori per gli atti di abuso sessuale commessi dal clero: a) l’emergere di contrapposte posizioni sulla sussistenza della responsabilità indiretta nella common law australiana rispetto a quella del Regno Unito e del Canada – 3. (segue): b) il permanere della preferenza per l’imputazione della responsabilità come conseguenza di una condotta negligent nel prevalente orientamento delle corti statunitensi – 4. (segue): c) la ribadita improponibilità da parte della giurisprudenza statunitense di azioni di risarcimento nei confronti della Santa Sede – 5. L’„approccio italiano” alla questione dell’immunità nella sentenza del Tribunale di Ascoli Piceno: a) i limiti del criterio “logico” di trattazione delle questioni applicato a una fattispecie di agevole soluzione nel merito – 6. (segue): b) le questioni di rito concernenti l’identificazione del soggetto convenuto in giudizio – 7. (segue): c) gli snodi dell’iter argomentativo del giudice circa la questione della sussistenza della giurisdizione – 8. (segue): d) e il suo punto di debolezza – 9. e) (segue): l’„occasionalità necessaria” e le incertezze applicative derivanti dal ricorso alla “causalità adeguata” nella descrizione del nesso esistente tra mansioni disimpegnate e condotta fonte di danno – Appendice.

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    https://riviste.unimi.it/index.php/statoechiese/article/view/28468

  • “In tribunale venivano con i bus per sostenere il parroco”

    “In tribunale venivano con i bus per sostenere il parroco”

    In Sicilia, negli ultimi 15 anni sono state 90 le vittime di abusi sessuali dal clero riconosciute come tali con sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione.

    Questi casi, ormai chiusi per la giustizia ordinaria, hanno portato sul banco degli imputati 27 sacerdoti e 6 laici attivi in parrocchie siciliane e contesti a queste collegati. Ancora in attesa di completare i tre gradi di giudizio ci sono attualmente circa una decina di casi tra sacerdoti e laici.

    Durante la conferenza stampa di presentazione del coordinamento delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali, a raccontare la sua storia, chiedendo l’anonimato e lasciando la telecamera spenta c’è un padre siciliano.

    A quest’uomo non manca il coraggio di esporsi, lo ha già fatto il giorno che, assieme alla moglie, di sostenere la richiesta di verità del figlio abusato da un sacerdote che però, dopo essere stato condannato in primo grado ed in appello, esce dalla Cassazione con il reato prescritto per soli 9 giorni. Quel sacerdote “era un amico di famiglia, pranzava e cenava a casa nostra”, una fiducia piena che era tale da sostenerlo e proteggerlo quando si mostrava fragile e che mai avrebbero pensato potesse venire meno.

    Di quella confidenza ricevuta dal figlio sugli abusi subiti parla con un amico ex sacerdote e poi con il vescovo, non immaginando che la vita dell’intera famiglia non sarebbe mai più stata la stessa. “ Ho ancora un rimorso. Non siamo stati pronti ad aiutarlo, siamo rimasti in quella chiesa, il vescovo ha minimizzato più che pativamo. Mio figlio una volta maggiorenne ha denunciato e siamo diventati lo zimbello del paese non solo della parrocchia.”

    L’uomo con dolore e rabbia racconta “ hanno fatto una fiaccolata a suo sostegno, immaginate come ci siamo sentiti. Alle udienze venivano con i pullman per sostenerlo e noi siamo rimasti soli ed isolati da tutti. Il ruolo dei vescovi è molto importante, perché avrebbero potuto fermare tutto questo e non soltanto per noi. Le storie sono tutte uguali, fotocopie l’una dell’altra. Che oggi esista e ci sia questo nuovo coordinamento genitori ci da sostegno e speranza perché qualcosa cambi all’interno della chiesa”.

    Questo padre, questa madre, lo scorso ottobre erano ad Enna al fianco di Antonio Messina, a chiedere verità al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina sul caso Rugolo. Tra le famiglie che hanno aderito al comitato delle famiglie dei sopravvissuti agli abusi clericali c’è anche quella di Antonio ed il padre racconta al nostro quotidiano “ sono una persona che si sforza di vedere il lato positivo anche dove è più difficile o dove sembra che non possa esserci, come in questo caso.

    Anche noi abbiamo vissuto il silenzio delle persone che abbiamo avuto sempre accanto, il loro allontanamento, ma abbiamo visto entrare nella nostra vita alcune persone che spontaneamente hanno scelto di esserci accanto e gliene sono e siamo grati. Non lascerò mai mio figlio da solo e con mia moglie lo sosterremo sempre”. T.T.

  • Vescovi-abusi: mi avete resa invisibile

    Vescovi-abusi: mi avete resa invisibile

    Eccellenze reverendissime, cari vescovi italiani,

    credo che perdonerete l’ardire di questa mia lettera, ma rappresenta il mio estremo tentativo di farmi sentire da voi, di farmi quantomeno vedere, perché in tutti questi anni – e sono tanti – siete riusciti a rendermi sempre invisibile.

    L’avete fatto quando, trent’anni fa, appena maggiorenne, ho scritto al vescovo della mia diocesi per raccontargli che quel prete giovane e brillante, così amato e stimato, aveva incominciato ad abusare di me quando ancora avevo dodici anni.

    Quello che (non) avete fatto

    Trent’anni fa io non sapevo cosa fare, ma pensavo che voi l’avreste saputo, che ve ne sareste fatti carico. Invece l’avete spostato, facendo stizzire moltissimi parrocchiani. Alcuni di loro sapevano, ma hanno taciuto, proprio come voi.

    Da un giorno all’altro, io mi sono trovata senza nessuno, gli amici di un tempo in qualche modo convinti che fossi io il problema. Ci ho messo alcuni anni, ma piano piano mi sono ripresa la mia vita, ho fatto nuove amicizie. Non ho smesso di credere nel Signore, ma non posso nascondervi che il mio amore per la Chiesa ha subito un colpo micidiale.

    Sono stata invisibile anche nei venticinque anni successivi, mentre lui continuava ad agire indisturbato e a me giungevano, talvolta, notizie preoccupanti: particolari, indizi, mezze frasi riportate da persone che gravitavano attorno a lui.

    So per certo che le stesse notizie sono giunte anche a voi, immagino si possano trovare in qualche vecchio archivio. Non avete mai pensato di richiamarmi: ero trasparente.

    Il mio nome sepolto negli archivi

    Dopo venticinque anni un’altra persona come me ha avuto la forza di denunciare e questa volta qualcosa si è mosso. Improvvisamente sono riapparsa anch’io; o, meglio, avete recuperato il mio nome tra le carte di qualche archivio, quegli stessi archivi che custodite gelosamente e che vi rifiutate di consegnare, come è successo in altri paesi, a persone che possano leggervi la verità delle nostre storie.

    Mi avete inviato una raccomandata, mi avete convocato davanti a un giudice per capire se la ragazzina appena maggiorenne, diventata ormai donna, avrebbe avuto materiale utile per risolvere una causa penale.

    Non vi nascondo di averci sperato, di aver creduto, almeno per un attimo, che mi avreste vista; il giudice ha avuto molto tatto, mi ha concesso un lungo tempo di ascolto, mentre qualcuno prendeva appunti. Nel silenzio assoluto, il processo è proseguito per molti mesi: insieme a me, una dopo l’altra, hanno deposto alcune vittime.

    Solo alcune, ovviamente: quelle che siete riusciti a raggiungere. Altri amici e amiche non sono mai usciti dal loro silenzio. Un giorno, poi, le circostanze sono cambiate, il processo si è fermato e siamo tutti tornati invisibili.

    Allora ho capito che anche durante le mie deposizioni in tribunale mi si voleva invisibile: mi è stato chiesto di firmare un foglio in cui mi impegnavo a non dire nulla al di fuori del processo. Io non l’ho firmato, quel foglio, ma ho capito benissimo l’invito.

    Il coraggio della verità

    C’è da dire che, in ogni caso, per voi ero invisibile anche in quei mesi: ho incontrato solo giudici, avvocati e burocrati, di vescovi nemmeno l’ombra. A parte uno (sono stata fortunata, perché molte vittime non hanno avuto nemmeno questa possibilità). Sapete cosa mi ha detto? Mi ha detto che lui, quel prete, non l’aveva mai conosciuto personalmente e quindi non sapeva cosa dirmi. Insomma, ha detto «io non c’entro».

    Ecco allora, cari vescovi, che provo ancora una volta – ma non temete, non sarà certo l’ultima – a farmi vedere. Ho letto tempo fa una pagina in cui don Lorenzo Milani diceva che bisogna rimproverare i vescovi quando sbagliano, perché, se non lo facciamo, sarà chiesto conto a noi della loro fede.

    Ho deciso di farlo ora perché qualche giorno fa ho letto su un giornale (uno dei pochissimi che hanno dato un po’ di spazio alla notizia) che in Italia c’è una diocesi, quella di Bolzano-Bressanone, che ha deciso che le vittime non dovessero essere invisibili. Hanno preso i loro archivi impolverati, li hanno portati a Monaco e li hanno consegnati a delle persone terze (avvocati investigativi, sociologi, psicologi) perché provassero, almeno loro, a trarci fuori dall’ombra.

    Il rapporto degli esperti – sono seicento pagine – è stato pubblicato, è disponibile per tutti, anche per me. Vi si legge, tra l’altro: «totale è stato il disinteresse mostrato dai responsabili ecclesiastici per la situazione delle persone direttamente coinvolte negli abusi»1. È il secondo report che leggo, in questi anni: un po’ di anni fa mi ero già imbattuta nel voluminoso rapporto CIASE, commissionato dai vescovi francesi.

    Le vittime e il loro dolore

    Sapete cosa ho scoperto, leggendo questi testi? Che decine, centinaia di altre persone avevano vissuto lo stesso mio dolore, proprio allo stesso modo. Decine, centinaia di vittime sono state ostracizzate dalle comunità, sono diventate invisibili, sono state spinte a dire «sono responsabile» quando non avrebbero dovuto dirlo; decine, centinaia di persone sono state lasciate da sole, in tante diocesi diverse, in tanti paesi diversi del mondo. A portare un peso che non avrebbero dovuto portare. Poi, qualche giorno fa, ho ascoltato le parole del vescovo di Bolzano-Bressanone, gli ho sentito dire una cosa che a me nessuno ha mai detto: «sono responsabile».

    «Sono responsabile», cari vescovi. So che è una frase difficile da pronunciare ma, vedete, io l’ho portata per la prima volta quando ero una bambina, quando quel prete così carismatico, che insieme al male mi ha dato anche anche tante cose buone, mi ha convinto che in fondo era quello che volevo.

    Lui era un prete, un uomo di Dio, che predicava il Vangelo a centinaia di persone. Ci ho messo anni, grazie ai miei genitori prima, ad alcuni amici e, finalmente, a mio marito, a capire che quel senso di colpa è stato l’abuso più grande che ho subìto. Siccome ci sono dovuta passare persino io, per questo «sono responsabile», penso che ora tocchi a voi.

    Siete responsabili

    Fa molta paura, di fronte a un crimine che nessuno di voi, ne sono sicura, si è mai lontanamente sognato di commettere, fa molta paura dire questa parola. Ma io, e con me molte altre vittime, l’abbiamo portata da sola, mentre voi, fino all’ultimo, ripetevate «non lo conosciamo bene, quel prete».

    Fatemi questo favore, cari vescovi: portatela un po’ voi, ora, questa parola. Lo so bene che non siete responsabili dei crimini di questi preti, ma siete stati responsabili della loro formazione, siete stati responsabili dei loro incarichi, dei loro trasferimenti.

    E, lasciatemelo dire, sebbene sia un’affermazione pesante da portare: siete responsabili di tutte le vittime che sono venute dopo di me, perché, se lo aveste fermato, il mio dolore non sarebbe stato vano.

    Portatela un po’ voi, ora, questa parola. Perché io che non faccio parte del clero, io che sono una donna laica che frequenta la messa domenicale, persino io in questi anni ho sentito storie di altri preti così, storie che voi state gestendo proprio mentre io scrivo.

    E, purtroppo, so che le gestite ancora come avete sempre fatto: con una coltre di silenzio che – davvero non so come facciate – neppure i giornali più laici riescono a scalfire.

    Chiedete al vescovo Muser

    Cari vescovi italiani, forse, se mi aveste ascoltata prima, se non mi aveste lasciata sola, se non aveste lasciati soli anche i (pochi) preti che hanno aiutato me e le altre persone coinvolte a denunciare i fatti, forse oggi non vi scriverei. Se aveste detto voi «siamo responsabili», trent’anni fa, le cose sarebbero andate diversamente.

    Quando vi incontrate, allora, provate a chiedere al vescovo Muser come si sente, dopo aver detto «mi assumo la responsabilità per gli errori che sono stati commessi durante il mio mandato e da me».

    Parlate un po’ con lui: certo, deve essere stato difficile farlo, ma non è stato impossibile. Non conosco la diocesi, ma mi piace pensare che anche gli altri, quelli che non hanno visto e quelli che non hanno voluto vedere, avranno ripetuto: «anche noi siamo responsabili».

    E che, finalmente, qualcuno avrà preso sulle sue spalle un peso che, fino ad ora, abbiamo portato solo noi: gli unici che non avrebbero dovuto.

    https://www.settimananews.it/vescovi/vescovi-abusi-mi-avete-resa-invisibile/

  • GIUBILEO DELLA SPERANZA. IL VESCOVO GISANA, ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA, SI FACCIA DA PARTE

    GIUBILEO DELLA SPERANZA. IL VESCOVO GISANA, ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA, SI FACCIA DA PARTE

    Nonostante un avviso conclusioni indagini per falsa testimonianza, emesso dalla Procura di Enna, e notificato al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, per falsa testimonianza,  oltre ad un profilo di scarsa etica che ammanta, ormai chiaramente, la Circoscrizione vescovile di Piazza Armerina, il vescovo ed il suo vicario generale Nino Rivoli, continuano imperterriti ad officiare cerimonie ufficiali come quella della inaugurazione del Giubileo della Speranza, lanciando strali dal pulpito.

    E’ accaduto ieri a Piazza Armerina dove Gisana ha officiato il Giubileo ordinario dell’Anno Santo 2025,  nella Basilica Cattedrale di Piazza Armerina. “Una chiesa gremita” dicono dalla Diocesi, pochi pochissimi fedeli considerato che la Diocesi conta tantissimi comuni, da Enna fino a Gela, in provincia di Caltanissetta  e, dunque, l’affluenza doveva essere oceanica.

    Ed è saltato agli occhi la totale assenza delle istituzioni, eccezion fatta per il sindaco Nino Cammarata, che è andato via quasi subito, e dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine. E’ proprio il vicario generale, Rivoli, a pronunciare le parole prese in prestito direttamente da Dio “ Guarda le stelle, e contale se riesci a contarle, rubo la voce a Dio “ dice il prelato in chiesa, lo stesso Dio che il vicario bestemmia, più volte, nel corso delle intercettazioni, finite agli atti del processo contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo, in primo grado dal Tribunale di Enna per “violenza sessuale a danno di minori”.

    E, così ancora una volta, il Movimento “non accetto prediche da chi copre un abuso” costituito da cattolici ferventi e non, torna a chiedere di porre fine a queste pagliacciate nella casa di Dio, chiede di potere tornare a pregare nelle chiese in cui officino sacerdoti puliti, che il vescovo, cosi come il vicario giudiziale Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, anche lui colpito dall’avviso conclusioni indagini per falsa testimonianza, facciano un passo indietro e liberino questa Diocesi dalle loro presenze ingombranti. Per il bene della Chiesa e dei tanti fedeli che in quel Dio ancora ci credono .

    Il silenzio assordante che ha contraddistinto tutto il processo a Giuseppe Rugolo, non è più accettabile. La sentenza e le sue motivazioni segnano un momento drammatico che va ben oltre il singolo caso: coinvolge la reputazione e la credibilità di intere istituzioni religiose e civili. Non possiamo più ignorare le implicazioni morali, sociali e civili che tale vicenda ha sollevato.

    Chiediamo, con forza, che il vescovo faccia un passo indietro e riconosca le proprie responsabilità in una vicenda che ha danneggiato la comunità, gettando ombre sulle istituzioni ecclesiastiche . Un vescovo, che alla luce di quanto emerso durante il processo, non ha mai avuto una sola parola di conforto per le vittime di abusi, perpetrati sotto il suo manto e nella sua Diocesi.

    Enna 30 dic 24

    Il movimento “non accetto prediche da chi copre un abuso”