Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    Il sacerdote Giampiero Peschiulli, all’epoca alla chiesa di S. Lucia, davanti al gup il 10 dicembre: la difesa chiederà l’abbreviato. L’inchiesta dopo un servizio de Le Iene. La Procura conferma: “Due ragazzi di età inferiore a 14 anni costretti a subire abusi in sacrestia prima della messa.
    Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

    BRINDISI – Sette mesi dopo essere stato arrestato, don Giampiero Peschiulli, 73 anni, è imputato con l’accusa di “aver compiuto atti sessuali su due minori di età inferiore ai 14 anni, prima o dopo la messa, per quattro anni, agendo con  violenza e abusando dell’autorità morale e religiosa” essendo all’epoca parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi.

    Il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza ha chiesto il rinvio al giudizio del Tribunale per il parroco,  originario di Carbonia, in provincia di Cagliari, attualmente, in una comunità di recupero per sacerdoti nel Nord Italia, dopo essere stato arrestato il 20 maggio scorso e posto ai domiciliari dai carabinieri della compagnia di Brindisi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa per il pericolo di reiterazione del reato perché all’epoca “aveva possibilità effettiva di concelebrare la messa e avere contatti con i fedeli, tra cui anche famiglie con bambini e ragazzi, presso una parrocchia del comune di Terracina”.

    Dalle indagini delegate ai carabinieri del Norm, “emerge in modo piuttosto evidente che don Giampiero Peschiulli ha continuato a esercitare il suo ministero sacerdotale almeno sino al 16 gennaio 2015. A dare l’input all’inchiesta fu un servizio realizzato dalla trasmissione Le Iene, in onda su Italia Uno, a firma dell’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”.

    Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrava una valanga di commenti. La richiesta di processo è stata depositata presso la cancelleria del gup che dovrà pronunciarsi in sede di udienza preliminare nei prossimi giorni, dopo aver ascoltato il difensore del parroco, Roberto Cavalera, che potrebbe chiedere l’abbreviato secco, senza cioè perizia per il prelato. La scelta del rito alternativo, come è noto, consente di ottenere la riduzione della pena nella misura di un terzo in caso di condanna.

    Il magistrato ha confermato integralmente l’accusa mossa inizialmente, sottolineando un “un comportamento deviato, caratterizzato da una inclinazione a cercare approcci sessuali nei minorenni di sesso maschile” anche alla luce del “materiale informatico sequestrato” nel mese di novembre 2014: in particolare “sul pc portatile in uso” al parroco “sono state rilevate numerosissime immagini, raffiguranti rapporti tra ragazzi dall’evidente minore età, frutto di collegamenti a siti internet salvati automaticamente dal sistema operativo in file temporanei”.

    Già nell’ordinanza di custodia, il gip scriveva come “rilevantissimi elementi di valutazione possono essere tratti dalla lettura del fascicolo personale di Peschiulli e nello specifico dagli atti delle date 12 luglio 1965, 10 settembre 195, 25 giugno 1969 e primo settembre 1969, in cui si fa riferimento ad amicizie captative e a comportamenti morbosi verso altri seminaristi, manifestati già all’epoca”.

    Fonti di prova, ora che l’inchiesta è stata conclusa, sono costituite dalle testimonianze raccolte dall’ascolto dei due bambini, secondo la formula dell’incidente probatorio e dalle intercettazioni telefoniche, spesso con la perpetua. In una di queste, si sente il parroco commentare le indagini e dire, con riferimento ai ragazzini: “Te l’ho fatto io, perché tu non hai detto fermati, basta”. Dall’altra parte, la donna: “Tu devi sempre dire, se apro bocca io più di qualcuno si deve spogliare che è diverso”.

    E ancora si sentono i due parlare dell’ormai ex arcivescovo di Brindisi e Ostuni, poi ascoltato in qualità di persona informata dei fatti, poiché i genitori dei chierichetti hanno riferito di essersi rivolti a lui. In sede di udienza preliminare i due ragazzi, indicati come persone offese, potranno costituirsi parte civile e chiedere il risarcimenti dei danni patiti.

     
  • Diamo voce alle vittime e alle loro storie, nasce “Chiedilo a loro”

    Diamo voce alle vittime e alle loro storie, nasce “Chiedilo a loro”

    Questo nuovo ambizioso progetto targato Rete L’ABUSO, ha l’obbiettivo di dare voce alle vittime e fare conoscere a chi per sua fortuna non ha subito molestie da bambino, il calvario delle vittime di preti pedofili.

    Situazioni molto spesso sconosciute in quanto i giornali si limitano a riportare la notizia del pedofilo arrestato, ma non raccontano l’ostracismo e le ritorsioni che subiscono quei bambini abusati quando diventano adulti e decidono di denunciare.

    Un sito che vuole denunciare anche l’indifferenza della chiesa che al di la delle dichiarazioni “fantastiche” fatte agli organi di informazione, continua non solo a non volere un dialogo con le vittime, ma non fornisce loro un qualunque tipo di aiuto concreto. In tutto il mondo, ad oggi, la chiesa non ha mai risarcito spontaneamente una sola vittima tranne in quei casi dove è stata l’autorità giudiziaria del paese in cui sono stati commessi i reati, ad imporre un risarcimento.

    A più di un anno dal pesante giudizio inflitto al Vaticano da parte della Commissione ONU per i diritti dei minori la quale ha dichiarato che “il Vaticano ha violato la convenzione per i diritti dei minori” chiedendo di prendersi cura delle vittime di preti pedofili, di denunciare i casi di abusi, di collaborare con l’autorità giudiziaria, di rimuovere i sacerdoti stupratori, pare che al di la delle dichiarazioni a mezzo stampa della Santa Sede, nulla sia concretamente cambiato.

    Ispirandoci allo spot dell’8 per mille che recita “se non ci credi, chiedilo a loro” abbiamo voluto creare questo spazio dove le vittime potranno raccontare in prima persona la loro storia e potranno farlo con due modalità, la prima realizzando uno spot come quelli che avete visto nella home page, la seconda scrivendo la loro storia, anche in modo anonimo e pubblicarla  nella sezione LE LORO STORIE. (Previo registrazione e moderazione dello scritto)

    La Redazione

  • Don Flaim lascia la canonica dopo le frasi choc sulla pedofilia

    Don Flaim lascia la canonica dopo le frasi choc sulla pedofilia

    In un’intervista tv, il sacerdote aveva parlato di pedofilia, dicendo ‘io la capisco’ con parole con cui sembrava giustificarla col bisogno d’affetto dei bambini.

    Per fortuna don Flaim ha lasciato la canonica della parrocchia di Trento don Gino Flaim, l’aveva chiesto due giorni fa l’arcivescovo. La sollecitazione da monsignor Luigi Bressan, di andarsene entro oggi dalla casa parrocchiale, accettata e con l’intenzione di recarsi all’estero per un periodo non definito, era giunta dopo che la diocesi aveva sospeso il sacerdote dai suoi incarichi pastorali e dalla predicazione.

    Era avvenuto in seguito a un’intervista tv, in cui don Flaim aveva parlato di pedofilia, dicendo “io la capisco” e con parole con cui sembrava giustificarla col bisogno d’affetto dei bambini, oltre a definire l’omosessualità una malattia. Divisi i parrocchiani, alcuni increduli che don Flaim avesse voluto intendere proprio quanto le sue parole hanno detto. Netta la dissociazione da parte della diocesi e della stessa Cei subito dopo. Nella chiesa di San Pio X intanto qualche amico e alcuni fedeli hanno salutato l’anziano parroco, 75 anni, e attendono ormai il suo successore.

    Ma ricordiamo cosa era successo. “Io la pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so”. A dichiararlo è stato don Gino Flaim, collaboratore pastorale della chiesa di San Pio X a Trento, in un’intervista a La7 nella trasmissione L’aria che tira, nel pomeriggio. Alla richiesta di spiegazioni della sua affermazione ha detto: “Perché io sono stato tanto a scuola e i bambini li conosco. Purtroppo ci sono bambini che cercano affetto, perché non ce l’hanno in casa. E magari se trovano qualche prete, può anche cedere insomma. E lo capisco questo”.

    E quando gli è stato chiesto se praticamente sono un po’ i bambini la causa, ha detto: “Buona parte sì”. E per quanto riguarda l’omosessualità invece? “Non ho conoscenze dirette – ha specificato – non saprei dire. Che ci sia non mi faccio meraviglia, perché la chiesa è una comunità di peccatori. Non per niente Gesù Cristo è morto per i peccati. Anche qui non so perché. Perché le malattie vengono”. L’omosessualità è una malattia? Flaim ha ribattuto: “Credo proprio, penso di sì”, poi ha aggiunto: “Chi vive in questa situazione di pedofilia o di omosessualita’, penso che dentro provi una certa sofferenza, perché si vede un po’ diverso dagli altri e che cerchi di venirne fuori, perché è umano questo”. Intanto l’arcidiocesi di Trento aveva deciso di dissociarsi dalle parole pronunciate dal sacerdote: “La Chiesa di Trento si dissocia pienamente dalle dichiarazioni rilasciate da un anziano prete diocesano. Egli, interpellato dalla cronista in un contesto del tutto casuale ha espresso argomentazioni che non rappresentano in alcun modo la posizione dell’Arcidiocesi di Trento e il sentire dell’intera comunità ecclesiale”. L’arcidiocesi aveva inoltre comunicato di aver revocato “l’incarico di collaboratore pastorale e la facoltà di predicazione” al sacerdote.

    http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79739&typeb=0

  • Papa Francesco: “Puniremo i preti pedofili”. In che modo?

    Papa Francesco: “Puniremo i preti pedofili”. In che modo?

    Vasta eco in tutto il mondo per le parole pronunciate contro i preti pedofili da parte di Papa Francesco dopo avere incontrato alcune vittime di abusi nel suo viaggio americano. E’ da Papa Ratzinger che la chiesa sembra volere affrontare questo problema, annunciando di voler fare pulizia e chiarezza. Ma al di là delle buone intenzioni, come dovrebbe concretamente agire una chiesa che volesse risolvere veramente il problema? Se ad esempio i Vescovi continueranno in futuro a non avere l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria civile casi di pedofilia, come potranno cambiare veramente le cose?

    Giriamo la domanda a Ignazio Ingrao, vaticanista in collegamento dagli States, Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’abuso e Angela Camuso, giornalsta autrice del libro “La preda. Confessioni di una vittima”.

    Ascolta l’intervista integrale http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/melog/trasmissione-settembre-2015-125948-gSLAuVlVMB

  • Papa in Usa, Bergoglio incontra vittime abusi sessuali: “Provo vergogna”

    Papa in Usa, Bergoglio incontra vittime abusi sessuali: “Provo vergogna”

    Il Pontefice ha pronunciato un fortissimo mea culpa per la pedofilia del clero incontrando i 300 vescovi ospiti dell’Incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia, nel suo ultimo giorno negli Stati Uniti: “Dio piange, chiarire responsabilità”

    “Per gli abusi sessuali commessi da membri del clero su minori Dio piange”. Papa Francesco, a sorpresa, ha pronunciato un fortissimo mea culpa per la pedofilia del clero incontrando i 300 vescovi ospiti dell’Incontro mondiale delle famiglie diPhiladelphia, nel suo ultimo giorno negli Stati Uniti. Bergoglio, prima di leggere il testo del discorso che aveva preparato, ha svelato di aver incontrato, subito prima dell’udienza con i presuli, alcune vittime degli abusi insieme ai loro familiari nel Seminario di Carlo Borromeo dove risiede durante l’ultima tappa del suo viaggio negli Usa.

    “Provo vergogna per quello che è successo”, ha confidato subito il Papa ai vescovi presenti mettendo a nudo i propri sentimenti dopo l’incontro con un gruppo di vittime. “Dagli abusati sessualmente– ha affermato Francesco – ho ascoltato un lamento profondo. Questi crimini non possono essere mantenuti in segreto per tanto tempo”, ha aggiunto il Pontefice assicurando il suo impegno perché “siano chiarite le responsabilità” dei vescovi in merito alla inadeguata risposta davanti a quanto accaduto.

    Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha spiegato ai giornalisti che le vittime incontrate da Bergoglio erano 5 persone adulte, di cui 3 donne e 2 uomini. “Il Papa – ha aggiunto Lombardi – si è intrattenuto con i visitatori ascoltando le loro testimonianze e rivolgendo loro alcune parole in comune e poi salutandoli singolarmente. Ha pregato con loro. Ha manifestato la sua partecipazione alla loro sofferenza, il suo dolore e vergogna in particolare nel caso delle ferite loro arrecate da membri del clero o collaboratori ecclesiali. Ha rinnovato l’impegno suo e della Chiesa perché tutte le vittime siano ascoltate e trattate con giustizia, i colpevoli siano puniti e i crimini di abuso siano combattuti con una efficace opera di prevenzione nella Chiesa e nella società. Il Papa – ha concluso Lombardi – ha ringraziato le vittime per il loro contributo essenziale per ristabilire la verità e iniziare il cammino del risanamento. L’incontro è durato circa mezz’ora ed è terminato con la benedizione del Santo Padre”.

    Proprio per fare in modo che questi crimini non si ripetano mai più, Francesco ha istituito una sezione giudiziaria, all’interno della Congregazione per la dottrina della fede, per processare i presuli che vengono denunciati per abuso d’ufficio episcopale per casi di violenza dei loro preti sui minori. Sulla pedofilia il Papa è stato sempre chiarissimo: “È come una messa nera”.

    Non è la prima volta che, durante il suo viaggio negli Stati Uniti, Bergoglio parla dello scandalo degli abusi sessuali del clero sui minori, deflagrato in modo impressionate nella diocesi di Bostonnel 2002 portando alle dimissioni del cardinale Bernard Francis Law, ritenuto dal Vaticano all’epoca incapace di gestire la vicenda. Non a caso il suo successore, il porporato cappuccino Sean Patrick O’Malley, che Bergoglio avrebbe visto bene al suo posto come Papa, è stato chiamato da Francesco a presiedere la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, della quale sono membri anche due ex vittime di abusi.

    Un dicastero creato da Francesco “affinché – come ha detto lui stesso ai 400 vescovi statunitensi durante il suo viaggio – tali crimini non si ripetano mai più” . “Sono consapevole – ha affermato Bergoglio – del coraggio con cui avete affrontato momenti oscuridel vostro percorso ecclesiale senza temere autocritiche né risparmiare umiliazioni e sacrifici, senza cedere alla paura di spogliarsi di quanto è secondario pur di riacquistare l’autorevolezza e la fiducia richiesta ai ministri di Cristo, come desidera l’anima del vostro popolo. So – ha aggiunto il Papa – quanto ha pesato in voi la ferita degli ultimi anni, e ho accompagnato il vostro generoso impegno per guarire le vittime, consapevole che nel guarire siamo pur sempre guariti, e per continuare a operare affinché tali crimini non si ripetano mai più”.

    Dopo l’incontro con alcune vittime degli abusi, il Papa ha visitato l’Istituto di correzione Curran-Fromhold di Philadelphiadove sono rinchiusi 3mila detenuti. A loro Bergoglio, che al Congresso americano ha chiesto di abolire la pena di morte, ha spiegato che il “tempo di reclusione non è stato mai sinonimo di espulsione”. Francesco che, più volte ha definito l’ergastolo una “pena di morte nascosta”, ha denunciato che “è penoso riscontrare a volte il generarsi di sistemi penitenziari che non cercano di curare le piaghe, guarire le ferite, generare nuove opportunità”.

    Ai detenuti il Papa ha ribadito che “questo momento nella vostra vita può avere un unico scopo: tendere la mano per riprendere il cammino, tendere la mano che aiuti al reinserimento sociale. Un reinserimento di cui tutti facciamo parte, che tutti siamo chiamati a stimolare, accompagnare e realizzare. Un reinserimento cercato e desiderato da tutti: reclusi, famiglie, funzionari, politiche sociali e educative. Un reinserimento che benefica ed eleva il livello morale di tutta la comunità”.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/27/papa-in-usa-bergoglio-incontra-vittime-abusi-sessuali-provo-vergogna/2072501/

  • PEDOFILIA; “Bergoglio rompa il silenzio sugli abusi dei preti anche nel resto del mondo”

    PEDOFILIA; “Bergoglio rompa il silenzio sugli abusi dei preti anche nel resto del mondo”

    Vittime pedofilia chiedono al Pontefice di parlarne all’Onu.

    La visita del Papa alle Nazioni Unite crea emozioni ma anche molte attese. Attese in particolare su quelli che saranno gli argomenti affrontati da Bergoglio nel suo discorso in Assemblea generale. Mutamenti climatici, migranti, conflitti (specie quello siriano), ma anche diritti umani e pena di morte sono i temi più quotati dai bookmaker. Ne manca uno tra questi, uno che potrebbe risultare più complicato da affrontare, ovvero quello delle vittime dei preti pedofili. Perché il Santo Padre dovrebbe affrontare l’argomento al Palazzo di Vetro, piuttosto che farlo durante una delle tre tappe puramente americane del suo viaggio negli Stati Uniti? A dare una spiegazione sono le stesse vittime, che qualche giorno fa proprio alle Nazioni Unite hanno presentato le loro istanze.

    Peter Isely è una delle vittime, ed è anche membro di «Snap», «Survivor’s Network of Those Abused by Priest», organizzazione che raduna e perora le cause di chi come Isely ha subito abusi da parte di membri della Chiesa cattolica. «In realtà si può cambiare Papa quante volte si vuole – dice – ma quello che bisogna cambiare è il sistema». A spiegare meglio è Anne Barrett Doyle, dirigente di BishopAccountability.org, secondo cui dal 1950 negli Usa ci sono stati 115.050 preti, di cui 6.427 sono stati accusati di abusi sessuali. Nel mondo, invece, le stime parlano di 1.245.000 prelati, e 69.000 accusati. Il punto è che mentre negli Usa c’è stata una mobilitazione e sono stati adottati provvedimenti anche importanti, -come ha ricordato lo stesso Bergoglio a Washington parlando ai vescovi americani, esortando a proseguire su questa strada – nel resto del mondo vige un sostanziale immobilismo, secondo l’osservatorio. «Ammiro questo Papa, ma credo ci sia una preoccupante disconnessione tra cosa dice e come la Chiesa gestisce la questione – avverte Doyle – lui parla di “tolleranza zero” per i preti pedofili, ma fuori dagli Usa niente di tutto questo esiste nel diritto universale della Chiesa».

    Nessuna giustizia ha avuto ad esempio Megan Peterson, vittima di abusi sessuali da parte di un prelato per 11 mesi quando aveva 14 anni. anche lei fa parte di Snap, e con rammarico e dolore ricorda come chi ha abusato di quel corpo di appena adolescente esercita tuttora le sue funzioni di sacerdote. «Non solo cambiamenti climatici, migranti, guerre e pena di morte – ribadisce Barbara Blaine, vittima di abusi per quattro anni – Quando il Santo Padre sarà all’Onu affronti anche il problema che si annida ancora dentro al propria casa quella della Chiesa». Un auspicio che non trova immediata chiusura, anzi la Holy Mission presso il Palazzo di Vetro, non ha escluso che Bergoglio tornerà sul tema questa volta davanti alla più inclusiva e cosmopolita delle platee.

    http://www.lastampa.it/2015/09/23/blogs/palazzo-di-vetro/bergoglio-rompa-il-silenzio-su-abusi-dei-preti-anche-nel-resto-del-mondo-hRgFky99cV9QcQ7IIwTMTO/pagina.html

  • Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Preti sposati a margine visita Papa Usa: “noi emarginati, molti preti pedofili trasferiti”

    Roma, (informazione.it – comunicati stampa – varie) Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio delVaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare laSanta Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia rispondere il Vaticanoalle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires, non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini. Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

  • Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

    Abusi sessuali dei preti sui bambini: all’ONU SNAP contro papa Francesco

    In una conferenza stampa ospitata al Palazzo di Vetro dalla United Nations Correspondents Association, la SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), la BishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights, accusano papa Francesco di non fare abbastanza contro un fenomeno che continua nel mondo.

    Mentre a New York aumentano le attese per la visita del papa, all’ONU c’è anche chi vede il pontificato di Francesco in maniera molto critica. Lunedì mattina, infatti, si è tenuta una conferenza stampa dentro il Palazzo di Vetro sugli abusi sessuali di preti pedofili ai danni di minori e non perseguiti dalla Chiesa. Ospiti dell’UNCA (United Nations Correspondents Association), sul palco c’erano i rappresentanti di tre organizzazioni: laSNAP (Survivors Network of those Abused by Priests – organizzazione di volontariato fondata da coloro che hanno subito violenze sessuali), laBishopAccountability.org e il Center for Constitutional Rights.

    Come ha affermato Barbara Blaine, la rappresentate della SNAP, ai pochi giornalisti presenti: “Per voi è difficile immaginare il nostro passato di molestie ora che ci vedete qui sul palco. Vedete solo degli adulti, grandi e forti – lo diceva mostrando foto che la ritraevano all’età di quando subì le violenze – eppure, noi non possiamo dimenticare quello che abbiamo vissuto. L’unica cosa che possiamo fare è aiutare chi lo sta vivendo ora”.

    SNAP è molto critica nei confronti dell’operato di Papa Francesco, sin dal primo anno della sua elezione. Infatti – come si legge nel rapporto che la SNAP ha redatto e presentato alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti del Bambino  – il papa avrebbe fatto ben poco per arginare la deriva morale della Chiesa. Il 5 dicembre 2013, come riporta il documento, il papa ha creato una commissione formata sia dal clero che dai laici allo scopo di raccogliere informazioni sulla violenza sessuale dentro la chiesa. “L’approccio del papa però è stato più pastorale che giudiziario. Il Vaticano fino ad oggi ha sempre rimandato le promesse di riforma” ha detto Blaine.

    La BishopAccountability.org, dal canto suo, ha posto l’accento sulla mancanza di una dottrina legislativa vera e propria da parte della Chiesa. Il Vaticano ha riaggiornato i codici in materia di violenze sessuali solo nel 2013, in tremendo ritardo con l’uscita dei primi scandali. Prima di allora, “i crimini contro i minori” erano puniti con il carcere da 3 a 10 anni ed erano considerati come “crimini contro il buon costume”. Dal 2013 invece la pena è stata incrementata e la definizione di “crimini contro i minori” ora include anche la compravendita di minori, le violenze sessuali e la produzione o il possesso di materiale pedo-pornografico. Sembrerebbe che dei cambiamenti ci siano stati, dal 2013 a oggi. Il problema però è che queste leggi sono state circoscritte solo al territorio della Città del Vaticano. Come ha fatto notare uno dei rappresentanti dell’organizzazione BishopAccountability.org: “Quei preti che sono stati cacciati dagli Stati Uniti per abusi sessuali  sono stati riassegnati alle chiese di altri paesi, come l’America Latina e le Filippine”. Cambia il luogo, ma non il peccatore.

    Anche l’autorevole Center for Constitutional Rights è scettico riguardo al riformismo mostrato finora da papa Francesco. La legge che punisce i reati commessi dentro i limiti del territorio del Vaticano, infatti, è stata varata quando Francesco era già pontefice. Come ha affermato la sua rappresentante Jen Nessel “se Francesco volesse davvero cambiare la Chiesa, dovrebbe migliorare la trasparenza quando si parla di questi crimini senza insabbiare niente. Deve collaborare con le autorità civili, soprattutto con la commissione dell’ONU come il Committee Against Torture, invece di dichiarare ancora che non si dovrebbe occupare di investigare la Santa Sede riguardo agli abusi sessuali sui minori. Papa Francesco faccia  rispondere il Vaticano alle loro domande, fornire tutti i documenti senza ostacolare le indagini, affinché queste possano svolgere le inchieste in maniera indipendente”.

    Le tre organizzazioni hanno usato toni molti accesi per criticare il papa. Quando la VOCE di New York ha chiesto se, secondo loro, le “lentezze” in materia sull’azione del papa potessero dipendere dalle forti resistenze alle riforme che Francesco incontra dentro al Vaticano in tutti i campi o si trattasse di una sua precisa decisione, dal panel sono giunte dichiarazioni pessimistiche. Hanno risposto che quando Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires,  non ha mai riportato casi di abusi sessuali e questo, ai rappresentanti, è sembrato sospetto. “E’ impossibile che in Argentina non si siano verificati casi, noi stessi ne siamo a conoscenza”.

    Ma è proprio così drammatica la situazione? Anche con Francesco a Roma non sarebbe cambiato nulla? Magari non con i tempi che vorrebbero queste organizzazioni, ma il nuovo pontefice ha sicuramente intrapreso delle riforme riguardo anche al terribile problema degli abusi sessuali dei preti pedofili sui bambini.  Per esempio la commissione istituita nel 2013 proprio da Papa Francesco per indagare sugli abusi, ha recentemente concluso il suo rapporto. A giugno, a causa di questo rapporto, Francesco ha stabilito che sarà costituito un tribunale apposito per i crimini ai danni di minori, che dovrà giudicare quei vescovi che non agiscono subito contro i preti accusati e trovati colpevoli. Resta da capire se da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon,  quando vedrà Papa Francesco al Palazzo di Vetro venerdì, la questione verrà sollevata (vedi la nostra domanda al portavoce di Ban Ki-moon, al minuto 30:18), come chiede SNAP e le altre organizzazioni americane che, invece, temono sarà una visita in cui il papa si soffermerà solo sulle questione sociali e sul problema del riscaldamento globale.

    http://www.lavocedinewyork.com/Abusi-sessuali-dei-preti-sui-bambini-all-ONU-SNAP-contro-papa-Francesco/d/14561/

  • Molestie ed abusi – Il Vescovo di Syracuse :’I minori sono colpevoli’

    Molestie ed abusi – Il Vescovo di Syracuse :’I minori sono colpevoli’

    ‘Le giovani vittime di abusi da parte di preti e sacerdoti sono colpevoli tanto quanto gli stessi abusatori‘ questo il concetto che il Vescovo di Syracuse, Robert Cunningham, ha espresso durante la sua deposizione in merito agli scandali sessuali che hanno travolto le alte sfere della chiesa cattolica Americana negli anni scorsi.

    Le parole che il Vescovo ha pronunciato sono state registrate durante la sua deposizione rilasciata agli inquirenti nel 2011 in seguito alle accuse di un giovane fedele che aveva denunciato la parrocchia per alcune vicende relative a molestie subite in giovane età.

    La deposizione è stata resa pubblica pochi giorni fa.

    In quell’occasione l’avvocato della parte lesa aveva chiesto al Vescovo se agli occhi della Chiesa un bambino molestato avrebbe in qualche modo commesso un ‘peccato‘.

    Il Vescovo ha risposto testualmente, secondo le trascrizioni ufficiali e depositate: ‘Il bambino è colpevole‘.

    La sua testimonianza chiarisce piuttosto bene quali siano i pensieri di alcuni alti prelati della chiesa cattolica in merito alle note vicende di abusi sessuali su minori.

    Proprio in questi giorni, soltanto dopo che questa testimonianza è stata diffusa pubblicamente’ il Vescovo ha fatto rilasciare una dichiarazione dal suo avvocato che prova a ‘mettere una pezza’ alle sue dichiarazioni.

    ‘Il Vescovo Cunningham non ritiene che nessun bambino possa essere considerato colpevole per gli abusi subiti‘ corre ai ripari l’avvocato ‘ Non è corretto utilizzare la sua deposizione per definire la sua posizione in merito a tali vicende‘.

    Ma il danno è fatto e le parole sono state registrate in sede ufficiale.

    Proseguendo nell’ascolto della deposizione il Vescovo, resosi probabilmente conto di aver detto uno sproposito, fa qualche timido passo indietro chiedendo:’ Ha il ragazzo in qualche modo provocato il molestatore? Non posso rispondere se non conosco bene i fatti‘.

    L’avvocato però insiste:’Lei ritiene che un ragazzo di 14 o 15 anni che è stato molestato da un sacerdote abbia commesso un peccato?‘

    ‘Non posso saperlo‘ dice il Vescovo ‘Non posso giudicarlo’  conclude il prelato evitando di dissociarsi con decisione dalle sue precedenti affermazioni.

    Molto dure le reazioni della comunità Americana in seguito alla pubblicazione di queste particolari affermazioni da parte del Vescovo Robert Cunningham.

    ‘E’ come sostenere che un ragazzo che è stato appena picchiato sia lui stesso il responsabile per le botte prese‘ dice un giornalista.

    La diocesi ha invece rilasciato la seguente dichiarazione:

    “Il Vescovo Cunningham e’ fermamente convinto che un ragazzo non debba mai essere considerato responsabile per gli abusi subiti, a nessun livello. Le deposizioni sono per loro natura controverse e non è corretto estrapolare una singola frase da un contesto ben piu’ ampio strumentalizzandola al fine di creare uno scandalo‘.

    FONTE: syracuse.com

  • Violenze in seminario, Don Librizzi accusato di pedofilia. Miccichè sapeva, ma taceva

    Violenze in seminario, Don Librizzi accusato di pedofilia. Miccichè sapeva, ma taceva

    Il vescovo monrealese avrebbe coperto tutto. Nuovi risvolti nelle indagini

    Era un vero incubo. Così descrivono Don Sergio Librizzi i ragazzi, oggi piuttosto cresciuti, che nel 1997 e nel 1998 frequentavano il seminario di Trapani.

    Lì, sarebbero stati oggetto di veri e propri abusi. Lo rivela il quotidiano La Repubblica, nell’edizione di Palermo.

    Dopo le violenze sessuali su alcuni migranti che si rivolgevano a lui nella speranza di essere agevolati, visto il suo ruolo di componente della commissione chiamata a pronunciarsi sulle richieste di asilo, su don Sergio Librizzi cala l’ombra della pedofilia. Che si materializza nelle drammatiche testimonianze messe a verbale da alcuni di quei seminaristi che poi non presero mai l’abito talare. I verbali raccolti dalla Procura di Trapani nelle scorse settimane sono stati depositati dal sostituto procuratore Di Sciuva al processo in corso a porte chiuse, con il rito abbreviato, che vede don Sergio Librizzi, ex direttore della Caritas di Trapani ma anche ex rettore del seminario, nell’ultima udienza nel corso della quale è stata disposta la perizia psichiatrica a carico del sacerdote.

    Le accuse di Don Librizzi sono ormai prescritte, ma la Procura ha scelto di depositare ugualmente i verbali perché ovviamente hanno un peso ben specifico nel delineare la figura di un prete che, ben accreditato nei salotti e nei centri di potere della città, ma anche ben “coperto” dall’ex vescovo Francesco Micciché, volto noto a Monreale,  con il quale avrebbe condiviso più di un “affare”, da quasi 20 anni avrebbe costretto ragazzi in condizione di soggezione, sia perché giovanissimi seminaristi sia perché migranti, a subire le sue avances sessuali.

    Gli episodi di pedofilia sarebbero avvenuti tra il 1997 e il 1998 quando Librizzi era rettore del seminario. Ad essere presi di mira alcuni giovanissimi, tra i 14 e i 16 anni, tutti di Trapani o della provincia, oggi più che trentenni. Alcuni di loro, chiamati in Procura, avrebbero reso testimonianze drammatiche raccontando scene boccaccesche e Librizzi, messo davanti a queste nuove accuse, avrebbe parzialmente ammesso i fatti cercando però di sminuirne la portata. E anche alcuni sacerdoti della Curia avrebbero confermato che di quelle “brutte voci” si era sentito parlare anche allora senza che però nessuno mai intervenisse, tantomeno l’allora vescovo Francesco Micciché, con il quale Librizzi aveva stretto un patto di ferro a copertura dei rispettivi affari: il sistema delle 14 coop che sotto l’egida della Curia gestiscono buona parte dei 27 centri di accoglienza nella provincia di Trapani drenando risorse pubbliche e l’interesse di ambienti politici per il grosso bacino di voti e assunzioni, e le false fatture avallate dal direttore della Caritas che avrebbero consentito a Micciché di impossessarsi di centinaia di migliaia di euro dei fondi dell’8 per mille.

    Ed è proprio a giugno del 1998, quando negli ambienti della Curia di Trapani, cominciano a girare le voci sul “vizietto” di don Librizzi che monsignor Micciché sposta il sacerdote dal seminario alla guida della Caritas dove sarebbe rimasto per i 15 anni successivi. Un sistema, quello delle coop che gestiscono il sistema dell’accoglienza ai migranti nel Trapanese, dal quale il nuovo vescovo Pietro Maria Fragnelli ha preso nettamente le distanze disponendo che spostino il loro domicilio fiscale fuori dalla Curia dove lo avevano sempre avuto. Le indagini della procura continuano anche su questo versante: nelle ultime settimane molti i testimoni convocati per cercare di ricostruire alcuni meccanismi di profitto, dal commercio degli abiti usati raccolti nelle campane gialle all’utilizzo di migranti in alcuni progetti di Comuni della provincia di Trapani per la cura del verde pubblico e altri servizi. Servizi assegnati alla coop capofila Badiagrande quasi sempre senza alcun bando pubblico.

    I presunti episodi di pedofilia, avvenuti prima dell’entrata in vigore della nuova legge che aggrava le pene, non possono essere contestati a Librizzi dalla procura che però trasmetterà le carte al Vaticano. Il processo a carico di don Librizzi riprenderà a settembre dopo il deposito della perizia psichiatrica che il gup Antonio Cavasino ha assegnato ai dottori Domenico Micale e Maurizio Marguglio che dovranno consegnarla entro il 30 luglio. Il consulente di parte, Gaetano Vivona, si è già pronunciato: a suo dire, don Librizzi, vittima della cosiddetta “sindrome di Don Giovanni”, avrebbe a sua volta subito violenze da ragazzo e sarebbe parzialmente incapace di intendere e volere.

    (Fonte Repubblica.it)

    La Redazione

    http://www.monrealepress.it/mp-violenze-in-seminario-don-librizzi-accusato-di-pedofilia-miccichegrave;-sapeva-ma-taceva-8096.asp