Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Pedofilia, spretato mons Mauro Inzoli”. Leader di CL, discepolo di don Giussani, Già presidente Banco Alimentare. Accuse di pedofilia in rete: “Toccava i ragazzini”

    “Pedofilia, spretato mons Mauro Inzoli”. Leader di CL, discepolo di don Giussani, Già presidente Banco Alimentare. Accuse di pedofilia in rete: “Toccava i ragazzini”

    Crema, una notizia che nessuno ha voluto dare. Mons. Mauro Inzoli, leader di CL, ha finito il periodo dei domiciliari da circa due settimane. Era stato arrestato per appropriazione indebita.
    Da Paolo Zignani • 6 dicembre 2012

    Monsignor Mauro Inzoli ha cessato gli arresti domiciliari circa due settimane fa. La Provincia di Cremona, che era informata, da quanto si apprende, non ne ha parlato. Perché questo silenzio?
    monsignor Mauro Inzoli

    monsignor Mauro Inzoli

    Dov’è finito l’ex presidente del Banco Alimentare? Ha ricoperto tale carica per quindici anni, poi ha annunciato un anno sabbatico. Quindi un comunicato della parrocchia di Santa Trinita, a Crema, dove monsignor Inzoli è diventato uno dei massimi esponenti di Comunione e Liberazione non solo della diocesi. Si diceva persino che fosse il confessore di Roberto Formigoni.

    Nessuno ha scritto questa notizia della conclusione degli arresti. Non se ne deve parlare? Si fa del male a qualcuno a dare una notizia vera? Dà fastidio in campagna elettorale? Si è parlato di una sua presenza a un convegno del Banco Alimentare ad Ascoli Piceno, ma su monsignor Inzoli non si sente una parola sicura. Ormai il periodo di detenzione domiciliare è concluso. Una fonte certa ha parlato tempo fa. Ho atteso che almeno un giornale lo scrivesse. Nessuno ha scritto. Perché questo modo di fare?

    A questo punto è legittima una riflessione. Se una persona tanto conosciuta diventa un mistero e invece è stata arrestata ai domiciliari per appropriazione indebita, perché la notizia non diventa pubblica?

    Perché altri, se vengono arrestati ai domiciliari, finiscono sui giornali e quando finisce il periodo di pena se ne dà notizia? Il Piccologiornale, edizione cremasca, l’anno scorso ha pubblicato in prima pagina un articolo sul mistero Inzoli. Dov’è finito? Già. I parrocchiani evitano l’argomento.

    Che cosa bisogna pensare? Che quando si tratta di Comunione e Liberazione in certi ambienti è difficile dare notizie?

    Monsignor Inzoli, o don Inzoli come lo si chiamava familiarmente, è stato presidente della Fondazione Banco Alimentare fino al maggio di quest’anno, quando gli è succeduto il manager del no profit Andrea Giussani, come scritto da Crema on line.

    Andrea Giussani era stato affiancato al monsignore nel 2010. Proprio nell’ottobre 2010 uscì la notizia che diceva che monsignor Mauro Inzoli avrebbe lasciato Crema. Si parlava di un anno sabbatico. “Ho nel cuore la speranza che accoglierete chi prenderà il mio posto come è stato per me. Io ho solo da ringraziare” disse il leader di Comunione e Liberazione, una persona di primo piano nel movimento creato da don Giussani.


    Da Cremona online

    Dopo 17 anni monsignor Mauro Inzoli lascia la Santissima Trinità. Chiesto un anno sabbatico “per motivi di salute”. La decisione annunciata nella messa festiva delle 11 ai tanti fedeli
    di Bruno Mattei

    Dopo 17 anni monsignor Mauro Inzoli lascia la Santissima Trinità. Chiesto un anno sabbatico “per motivi di salute”. La decisione annunciata nella messa festiva delle 11 ai tanti fedeli Crema – Monsignor Mauro Inzoli ha salutato la parrocchia della Santissima Trinità durante la messa festiva delle 11. La notizia era circolata in Crema già nei giorni precedenti, ma non era stata ancora ufficializzata. Il suo addio alla parrocchia cittadina arriva dopo un servizio e un magistero durati 17 anni: don Mauro infatti era stato inviato a guidare la comunità della Santissima Trinità dal vescovo Libero Tresoldi nel 1993.

    Il saluto alla fine della messa
    Il suo saluto si è condensato tutto in una sola, sofferta frase pronunciata al termine della celebrazione eucaristica, a funzione ormai conclusa: “Voglio dirvi che ho nel cuore la speranza. La speranza che possiate accogliere chi verrà dopo di me come avete accolto me. Io devo solo ringraziarvi e che il Signore sia con voi”. La richiesta di essere sollevato dall’incarico don Inzoli l’aveva avanzata al vescovo Oscar Cantoni nelle scorse settimane. Ufficialmente per motivi di salute, con i maligni già pronti ad adombrare ben altri scenari. Avuto l’ok dal vescovo, don Mauro aveva comunicato la decisione al consiglio pastorale ma non aveva ancora ufficializzato la notizia in parrocchia.

    La chiesa gremita per l’annuncio
    Una simile notizia non poteva rimanere marginale, pertanto l’annuncio era atteso e oggi la chiesa era gremita di fedeli per il doloroso addio di un parroco che ha letteralmente rivoluzionato la parrocchia di via XX settembre in questi 17 anni di lavoro: dai restauri della chiesa al rifacimento di tutti i luoghi che compongono la comunità, tra i quali l’oratorio, il salone degli eventi, fino al “campetto” i cui lavori sono in via di ultimazione. La presenza di don Inzoli alla Santissima Trinità ha poi coinciso con il radicamento a Crema del movimento di Comunione e Liberazione, di cui don Mauro è personaggio di spicco, figurando tra i responsabili nazionali.

    Uomo del fare
    Nato a Torlino Vimercati nel 1950, è prete dal 1976, anno in cui riceve il primo incarico come coadiutore a Monte Cremasco. Immaginiamo che l’addio alla parrocchia per don Inzoli debba esser stato davvero difficile. Uomo del fare, in questi anni ha allineato l’impegno diocesano, quello culturale come rettore del Liceo linguistico e quello sociale nazionale come presidente del Banco Alimentare.

    L’omelia di commiato
    Nell’ultima omelia don Inzoli ha voluto ricordare che spesso Dio mette alla prova chi lo sostiene: “Quante volte preghiamo chiedendo a Dio, vieni presto a salvarmi. Lui verrà, non tarderà e il giusto vivrà la sua fede; ma quando la fede è ridotta a idea prima o poi non ha più la capacità di sostenere la vita. Ma quando è piena degli occhi del giusto allora sì che la vita ha senso e gli appartiene”. La sua richiesta è stata di un anno sabbatico per rimettersi in salute, tornando ad abitare nell’appartamento di Milano con la madre e la sorella.
    Dopo 17 anni monsignor Mauro Inzoli lascia la Santissima Trinità. Chiesto un anno sabbatico “per motivi di salute”. La decisione annunciata nella messa festiva delle 11 ai tanti fedeli

    DOMENICA 3 OTTOBRE 2010

    http://econoliberal.blogspot.it/2012/12/co…opriazione.html

    08 dicembre 2012
    Comunione e Appropriazione
    A febbraio la regione più ricca e popolosa d’Italia avrà un nuovo presidente.

    La giunta guidata da Roberto Formigoni è stata travolto dagli scandali giudiziari. Molti assessori sono inquisiti non solo per essersi arricchiti in modo illecito ma anche per aver cercato consenso illecitamente.

    E’ uno scenario già visto nel 1992: la politica usa i soldi pubblici per creare consenso e il voto per disporre dei soldi pubblici.

    In Lombardia Formigoni ha creato un vero e proprio sistema di potere che si finanzia con soldi pubblici, usati per alimentare il consenso politico, facendo di Comunione e Liberazione e di una miriade di imprese ad essa collegate il centro di tale sistema.

    Intendiamoci, tutto o quasi quello che ha fatto Formigoni in 17 anni è legale. Ma non c’è dubbio che spesso la Regione Lombardia ha forzato le regole, con gare d’appalto costruite su misura per favorire gli amici.

    Non sono mancate, però, le illegalità e i comportamenti sospetti. Basta ricordare il fallimento dell’ospedale San Raffaele, dove un chiacchieratissimo sacerdote ha lasciato una montagna di debiti in carico a un ospedale che era ilfiore all’occhiellodella sanità lombarda.

    O basterebbe considerare il caso poco noto di don Mauro Inzoli, finito agli arresti domiciliari per appropriazione indebita. Vicenda di cui si sa poco o nulla come del nome del sacerdote legato a Comunione e Liberazione e, fino a un anno fa, presidente del Banco Alimentare.

    Tutto lascia intendere che sotto la maschera di efficienza della Lombardia di Formigoni si possa nascondere più di un buco nero.

    Cosa succederà con il prossimo presidente della Lombardia? E cosa succederà all’economia italiana se, nella regione più ricca, si scoprissero conti peggiori del previsto, debiti nascosti, imprese in difficoltà ?

  • Parroco riapre scenari a luci rosse In passato abusi anche a Lucrezia?

    Parroco riapre scenari a luci rosse In passato abusi anche a Lucrezia?

    La denuncia su Facebook da parte di don Sergio Carettoni
    Don Sergio Carettoni, parroco di Lucrezia

    Fano, 6 ottobre 2012 – STANNO suscitando un certo clamore e molti interrogativi le parole pubblicate dal parroco di Lucrezia, don Sergio Carettoni, sul suo profilo Facebook anche perché il sacerdote sembra far balenare altri abusi sessuali oltre a quello che ha visto coinvolto don Giacomo Ruggeri: «…che delusione, che amarezza, quando la verità sul passato di Lucrezia e le cicatrici ancora sanguinanti delle vittime di molestie o abusi sessuali vengono nuovamente calpestate dal delirio inarrestabile di onnipotenza dei loro stessi carnefici… che vergogna, immensamente grande, quando proprio gli stessi carnefici siedono beffardi in mezzo a noi e, attori del Male compiuto, fanno di tutto per occupare ancora una volta il centro della scena del dramma che stiamo vivendo… impotente di fronte alla forza di questi lupi, ancora travestiti da agnelli, non mi resta che esprimere piena solidarietà alle vittime dei loro esecrandi misfatti; ma da ogni angolo del cuore auguro vergogna e infamia eterna a tutti i carnefici del passato, ai loro complici e agli immancabili ecclesiastici protettori…. che schifo».

    Don Sergio perché questo sfogo, è a conoscenza di qualche reato?
    «In questo momento sono in una fase di ascolto. Non posso dire altro, non sarebbe corretto. Non cerco la notorietà, la mia preoccupazione è ascoltare e capire, guarire le ferite o i graffi per riprendere il cammino nella chiesa».

    Perché proprio su Facebook?
    «Certe parole non potevo certo pronunciarle dall’altare, ma come prete devo dire da che parte sto».

    Un modo per invitare chi sa a rivolgersi a lei?
    «Anche questo».

    Sa se ci sono indagini in corso da parte della magistratura?
    «Se ci sono non ne sono a conoscenza».Non si pronunciano in Curia anche se il vicario generale, don Giuseppe Tintori sembra esserne a conoscenza: «Ma sono già state cancellate….». E ancora: «Credo che don Sergio questa mattina (ieri per chi legge ndr) sia a colloquio con il vescovo. In realtà le parole di don Sergio sono tuttora sul suo profilo e sono lì dal 10 settembre di quest’anno, vedremo se ci saranno anche nei prossimi giorni o saranno cancellate. Parole che hanno registrato 41 «mi piace» e ricevuto diversi commenti a sostegno della presa di posizione di don Sergio, del tenore «prese di posizione coraggiose e coerenti con tutto il tuo operato e, soprattutto, scaturite da un profondo dolore». Don Sergio, comunque, è restio a parlare perché non vuole che si scateni la caccia alle persone e ai volti. In ogni caso si tratta di riferimenti che pongono una serie d’interrogativi: a quale verità si riferisce don Sergio? Se le cicatrici sono ancora sanguinanti, vuol dire che sono recenti? Chi sono i carnefici che siedono beffardi tra noi?

    http://www.ilrestodelcarlino.it/fano/cronaca/2012/10/06/782743-parroco_riapre_scenari_luci_rosse.shtml

  • Diocesi Bolzano. Pedofilia e abusi, 54 denunce in 2 anni, 6 negli ultimi 2 mesi, Ma il vescovo non fa i nomi dei preti accusati

    Diocesi Bolzano. Pedofilia e abusi, 54 denunce in 2 anni, 6 negli ultimi 2 mesi, Ma il vescovo non fa i nomi dei preti accusati

    NELLA CHIESA ALTOATESINA SEGNALATI SEI NUOVI CASI DI ABUSI SESSUALI

    In Alto Adige nel 2010 la diocesi altoatesina ha attivato un servizio di segnalazione, anche anonima, di presunti abusi sessuali perpetrati da sacerdoti o loro collaboratori nell’ambito dell’attività ecclesiastica. Il vescovo di Bolzano e Bressanone Ivo Muser (nella foto) ha rivelato che i casi sino ad oggi segnalati sono stati 54, di cui sei negli ultimi mesi. Delle nuove segnalazioni sarà ovviamente notiziata la Procura della Repubblica che dovrà verificare lam possibilità di aprire u7n’inchiesta sulla base degli elementi segnalati. Sino ad oggi gli episodi di violenza segnalati riguardano presunti casi di violenza sessuale con alcuni casi anche di violenza fisica e psicologica.

    Preti pedofili/ La Diocesi di Bolzano comunica i primi numeri: 54 segnalazioni in due
    Sabato, 6 ottobre 2012 – 16:08:00

    Un passo avanti e uno indietro nell’impegno della Chiesa cattolica nella lotta all’abuso dei religiosi nei confronti dei bambini. Con una conferenza stampa tenutasi ieri a Nalles (Bz), il vescovo della Diocesi di Bolzano-Bressanone Ivo Muser ha annunciato i primi risultati dell’azione di,trasparenza iniziata nel maggio 2010 con l’attivazione di un’apposita pagina sul sito web della Diocesi attraverso la quale è possibile inviare segnalazioni al Vicario Generale Joseph Matzneller, oppure anche alla Procura della Repubblica di Bolzano.

    Secondo i dati diffusi da monsignor Muser, le segnalazioni sono state 54 in quasi due anni, con un incremento negli ultimi mesi, quando da 48 si è passati in poco tempo a 54. Muser ha sempre preso posizione per la difesa delle vittime e la chiarezza su questi casi, rivolgendo – sottolinea il Corriere della Sera – un forte pensiero alla sofferenza degli abusati.

    Dopo le parole di Muser «Mai soli con i bambini»

    Don Mario Gretter, parroco del Duomo: «Il vescovo ci ha invitato a trovare soluzioni pratiche per evitare fraintendimenti con i piccoli ed i loro genitori»

    di Valeria Frangipane

    BOLZANO. La Diocesi sposa la linea della massima trasparenza e presenta gli ultimi dati che parlano di 54 abusi sessuali segnalati alla Curia da quando è scattata l’operazione trasparenza nel 2010. La Chiesa torna così a parlare di pedofilia ed a scusarsi con i fedeli per il comportamento di alcuni sacerdoti e collaboratori laici mentre il vescovo Ivo Muser invita i religiosi a trovare soluzioni pratiche per evitare ogni possibile fraintendimento. on Mario Gretter, parroco del Duomo, traduce in pratica l’invito: «Nessuno di noi sta mai solo con un bambino».

    «Il tema dell’abuso – ha ricordato il vescovo in un discorso pronunciato l’altro giorno a Nalles – richiede un’attenzione particolare non soltanto per le accuse e i fatti avvenuti. La tutela e la difesa dell’integrità fisica e psichica del bambino sono, insieme al bene del piccolo e del suo ambiente familiare e sociale, un valore supremo sia in conformità a una visione dell’uomo nella fede cristiana sia in base ai diritti umani e quelli internazionali del bambino. Come Chiesa siamo chiamati a confrontarci con la realtà dell’abuso avvenuto nelle nostre istituzioni pastorali, educative e sociali che per altro erano riconosciute come ambiente sicuro, protettivo e formativo. E’ compito nostro provvedere che la verità sugli abusi avvenuti nelle proprie realtà emerga per tutti che sono stati coinvolti. Il mio pensiero va alle vittime, alle ferite e le sofferenze delle persone, allora ancora minori, per il trauma subito; penso all’umiliazione vissuta, alla sfiducia ed alla rabbia. Mi auguro che i bambini possano vivere in un mondo e futuro dove la loro dignità e la loro integrità psichica e fisica vengano garantite e protette, come ha fatto ed insegnato Gesù che più volte ha messo i bambini al centro della sua predicazione per istruire gli adulti». Chiediamo a don Gretter come è cambiato il rapporto tra religiosi e minori e cosa chiede a loro il vescovo.

    I casi di pedofilia che hanno scosso anche la Diocesi altoatesina, hanno cambiato in parte la vostra vita quotidiana e se sì, come ?

    «Sì, l’hanno cambiata. Il vescovo Muser ci ha invitato a trovare delle soluzioni pratiche per evitare ogni tipo di fraintendimento».

    Ci può spiegare nel concreto di cosa si tratta?

    «Vogliamo evitare in tutti i modi che certi situazioni vengano mal interpretate. Per questo nessuno di noi sta mai solo con un bambino, ci deve essere sempre un secondo adulto».

    Come fate, per esempio, con i chierichetti?

    «Stiamo tutti insieme in sacrestia, nessun bimbo, ripeto, resta mai da solo con un adulto. E in sacrestia è un viavai continuo di gente».

    Quali indicazioni non scritte vi siete dati?

    «Cerchiamo di organizzare sempre dei gruppi numerosi di bambini e di avere anche una relazione aperta e tranquilla con i loro genitori».

    I genitori si sono fatti più sospettosi o meno?

    «No, nessuno di loro ci ha mai fatto strane domande. Diciamo che, per esempio, la parrocchia del Duomo è aperta. I genitori vengono, vedono con che persone hanno a che fare i loro figli e decidono autonomamente che fare. Ricordo che, se vogliono, possono per esempio partecipare anche alla catechesi con i loro piccoli».

    I sospetti e le accuse di pedofilia, determinati da casi che non vi riguardano, in che modo vi hanno trasformato?

    «Diciamo che ogni tipo di relazione porta anche ad una vicinanza fisica sulla quale adesso occorre fare molta attenzione senza però esagerare. Se giochiamo all’aperto con i piccoli a “rubabandiera” può capitare, per esempio, di toccare l’avversario… ecco in questo caso mi verrebbe da sorridere se qualcuno obiettasse qualcosa. Altra cosa… se un bimbo mi viene incontro di corsa e mi butta le braccia al collo non posso certo staccarmelo di dosso e dirgli di stare lontano! Va anche detto che se andiamo in campeggio dobbiamo adottare degli accorgimenti precisi. Credo che occorra, come sempre, intelligenza, sensibilità e capacità di valutare le singole situazioni».

    Lei come vive questa condizione?

    «Mi crea dolore sapere che qualcuno abbia abusato di chi non poteva difendersi e provo rabbia a pensare che ci siano vittime e carnefici ma dico anche che se c’è qualcuno che continua a pensare male di tutti noi proprio non so che farci».

    07 ottobre 2012

  • Innocenti evasioni dei salesiani di Dublino…, bambini che leccano la panna dalle ginocchia dei pretii

    Innocenti evasioni dei salesiani di Dublino…, bambini che leccano la panna dalle ginocchia dei pretii

    Ora dico io, ma la mente che io inizio a sospettare gravemente malata di questa gente di “dio” non è talora attraversata dal pensiero di stare esagerando un po’ ?
    il forum mi segna ogni link come “non valido” quindi mi vedo costretto ad aggiungere il testo dell’articolo. cercate pure su un motore di ricerca a vostro piacere riscontri a questa storia. c’è anche il video su youtube di questo osceno episodio.

    Viene rappresentato una sorta di “rito d’iniziazione”. Ci sono i sacerdoti, ci sono i bambini, c’è la panna montata. E’ scoppiato un caso nazionale in Polonia. L’intenzione, probabilmente, non aveva finalità sessuali, visto che le foto sono apparse sul sito della scuola, il cui direttore, padre Marcin Kozyra, ha spiegato che si tratta di un rito praticato da molti anni. Le foto, nel frattempo, sono state rimosse dal sito.

    Secondo le autorità competenti, non ci sono reati contestabili. Il cattivo gusto, non rappresenta un reato. Ad essere penalizzata è ovviamente l’immagine della chiesa nella cattolicissima Polonia.

    Questo episodio segue le farneticanti affermazioni di padre Benedict Groeschel, appartenente all’ordine dei frati francescani del Rinnovamento, da lui stesso fondato, hanno accesso un forte dibattito negli Stati Uniti. Ne parla l’Huffington Post in un recente articolo.

    L’uomo è stato intervistato dal National Catholic Register. Per l’occasione, padre Benedict ha pronunciato le seguenti parole:

    “La gente crede che siano i preti a coltivare cattive intenzioni. Ma non è così. Nella maggior parte dei casi è il giovane a sedurre il sacerdote”.

    Per il religioso sono i sacerdoti, uomini deboli e con la mente straziata, le prede degli adolescenti in cerca di sesso.

    ma davvero credono di poter continuare così PER SEMPRE senza che, prima o poi, gli caschi la scure sul collo ? sarà la forza della fede che infonde loro la sicurezza dell’impunità ma ora io spero che la mannaia di cui parlo si materializzi al più presto .

    Che dire… mandare i figli a scuola dai preti è un crimine in sé stesso.

  • ONU: lo status del Vaticano

    ONU: lo status del Vaticano

    CHE STATUS HA IL VATICANO PRESSO L’ONU?

    La cosiddetta “Santa Sede” (l’organo di comando della chiesa mondiale) opera presso le Nazioni Unite con lo status di Osservatore Permanente di Stato non membro. In questa veste può partecipare attivamente alle conferenze organizzate dall’ONU e alzare la propria voce durante i lavori. Non è quindi rappresentato uno Stato (quello del Vaticano non avrebbe peraltro nemmeno i requisiti relativi alla “popolazione permanente”), bensì un ente religioso (la Chiesa Cattolica), che si trova così avvantaggiata rispetto ad altre religioni o correnti di pensiero non religioso che non hanno un territorio a propria disposizione. Nei fatti il Vaticano è un insieme di palazzi della superficie totale di 0,44 kmq, retto da una monarchia assoluta elettiva, con una popolazione che prescinde da donne e bambini e che non ammette cittadini di confessione diversa da quella cattolica. Lo stesso Vaticano ha affermato più volte di non agire in veste politica, quanto in veste religiosa.

    CHE VANTAGGI HA TRATTO DA QUESTO STATUS?

    Quale membro votante nelle conferenze ONU, il Vaticano ha avuto modo di influenzare direttamente i documenti delle assemblee, pilotando alcuni voti attraverso energiche pressioni sui governi “amici” e, contemporaneamente, spostando le discussioni sui temi più cari alla Chiesa, quali il divieto di aborto, contraccezione e pianificazione familiare.

    Nel 1992 a Rio De Janeiro, Brasile (sull’argomento Ambiente e sviluppo), il responsabile della delegazione vaticana Martino attaccò violentemente la tesi dominante della conferenza per cui la crescita demografica è la ragione principale dei problemi ambientali nel pianeta. Successivamente, a rimarcare l’opposizione, arrivò addirittura il segretario di Stato Sodano, secondo il quale gli Stati più forti subordinano gli aiuti alle politiche di riduzione della popolazione.

    Nel 1994 al Cairo, Egitto (conferenza su Popolazione e sviluppo), la delegazione vaticana creò un’alleanza di Stati cattolici e islamici in opposizione alle politiche di contenimento demografico e pianificazione familiare, includendo tra queste anche la sterilizzazione e l’interruzione di gravidanza. Secondo il papa i documenti della conferenza erano troppo permissivi sui diritti degli omosessuali e lasciavano eccessiva libertà individuale in materia di sessualità. Questa visione medioevale e integralista non riuscì comunque a far breccia nel documento finale.

    Nel 1995 a Pechino, Cina (forum mondiale sulle donne), il Vaticano si scontrò con l’Unione Europea per la decisione di quest’ultima di non supportare un paragrafo sul ruolo positivo della religione nella vita delle donne. Il dissidio si allargò rapidamente a matrimonio e maternità, secondo l’UE non necessari alla donna per realizzarsi, secondo il Vaticano invece fondamentali. La dichiarazione finale, nonostante l’inserimento di un riferimento alla libertà di culto, è stata approvata con le riserve scritte del Vaticano e di altre 26 nazioni.

    Per maggiori dettagli sui lavori delle conferenze, sul sito ONU sono disponibili per il download i documenti (in inglese).

    Un ampio articolo sull’argomento, tratto da The Freethinker, è stato tradotto e pubblicato sul nostro sito.

    COSA SI PUÒ FARE PER MODIFICARLO?

    Sostanzialmente, fare pressioni affinché le Nazioni Unite, nell’ambito del loro processo di riorganizzazione e di riforma, rivedano lo status del Vaticano, equiparandolo a quello di una qualsiasi religione o ente non governativo.

    CHI COMBATTE QUESTA BATTAGLIA?

    Da un appello lanciato nel 1995 da alcune organizzazioni, è nata nel 1999 una campagna internazionale, che sta mobilitando molte energie e raccogliendo ampi consensi, anche all’interno del mondo cattolico.

    Tra i più importanti, Clare Short, Segretaria di Stato inglese per lo Sviluppo Internazionale, nel corso di una conferenza del luglio 2000 al palazzo dell’ONU di New York ha definito «interferenza reazionaria» l’invadenza vaticana sui temi sociali.

    Il sito ufficiale della campagna è catholicsforchoice.org (in inglese): oltre 400 associazioni da tutto il mondo vi hanno già aderito, tra cui l’UAAR. In diverse occasioni la nostra rivista l’Ateo ha pubblicato articoli sull’argomento: vedi ad esempio l’interessante Santa Sede e Nazioni Unite: in quale modo il Vaticano è riuscito a intrufolarsi nelle Nazioni Unite, di Eamon McCann, apparso sul numero 4/1999.

    https://www.uaar.it/laicita/vaticano-onu/

  • Pedofilia, il prete che sconfessò la Chiesa

    Pedofilia, il prete che sconfessò la Chiesa

    Violentato dall’età di 12 anni dal suo educatore, Dino Cinel oggi ha 71 anni. All’epoca degli abusi era un novello seminarista. L’aguzzino? Un sacerdote, anzi più che un sacerdote. Tale era il rettore del seminario di Bassano, “Istituto Scalabrini”: padre Francesco Tirandola della congregazione dei Missionari di san Carlo. Gli stupri di Tirandola durano quattro anni, le violenze psicologiche proseguono per altri tre. Fino all’età di 46 anni Cinel blinda il dramma dentro di sé, ricacciandolo nei meandri della memoria.

    Nel corso di alcune sedute di psicoterapia, la devastazione subita emerge in tutta la sua reale dimensione. Inizia così un lungo e doloroso percorso di elaborazione e ricerca personale che nel 2012 si è materializzato in un libro autobiografico. Atto di accusa circostanziato e reso inattaccabile da una logica ineccepibile – oltre che da documenti e testimonianze inconfutabili – “Un prete sconfessa la Chiesa” (Albatros) è una complessa opera che fonde insieme la testimonianza di una vita, la denuncia e l’indignazione di un uomo e l’analisi storico-sociale di un docente universitario (Cinel è stato ordinario di storia americana in diversi atenei statunitensi) sulla conflittuale tematica dell’eros nel mondo ecclesiastico.

    Lasciare la Chiesa e il sacerdozio sono stati atti fondamentali per ricostruirsi una vita in tutte le sue dimensioni, ma insufficienti a cancellare i residui della violenza subita. Cinel decide quindi di intraprendere la via della denuncia diretta verso la Chiesa.

    Forte anche della profonda conoscenza di certi meccanismi interni alla Santa Sede, vuole confrontarsi di persona con le istituzioni che rappresentano la giustizia vaticana richiamandole alle loro responsabilità e rivendicando i propri diritti. Ma, come l’autore documenta con la precisione dello storico di professione, sono proprio le alte sfere – quelle che spesso sentiamo annunciare sui media italiani il massimo impegno nei confronti delle vittime e la tolleranza zero verso i carnefici in tonaca – a mostrare agghiaccianti ipocrisie e incoerenze, evidenziando un malato “narcisismo” istituzionale che nega la devastazione interiore subita dalle vittime, mirando a renderle invisibili annullandone la stessa esistenza.

    Spicca in questo senso, dalle pagine del libro, la figura del promotore di giustizia monsignor Charles Scicluna, il braccio della legge vaticano. È dopo il suo incontro dagli esiti sconcertanti che, come lo stesso Cinel racconta a Cronache Laiche, l’idea di raccontare tutto in un libro che lo ha accompagnato per una vita non può più rimanere tale. E in meno di sei mesi Cinel confeziona il suo “j’accuse!”. Insieme con Sua santità (Chiarelettere) di Gianluigi Nuzzi, Un prete sconfessa la Chiesa chiude il cerchio e mette definitivamente a nudo la vera natura di un pensiero e di una cultura strumentali alla salvaguardia del potere politico ed economico della Chiesa cattolica e apostolica romana.

    «Non potevo elaborare un giudizio sulla Chiesa senza aver affrontato di persona chi ne muove le fila» spiega Cinel. «Avrei voluto parlare con il successore di Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Levada, ma alla richiesta di un appuntamento lui mi rispose di scrivere una relazione. Lo avevo già fatto senza ottenere mai una risposta. La sua politica era quella di sperare che prima o poi mi sarei stancato di sbattere contro il muro del silenzio. Ho scritto anche a Benedetto XVI, stesso risultato». Alla fine Cinel è riuscito a incontrare Scicluna. Erano i primi mesi del 2011.

    In generale sono due i cardini su cui l’autore si è basato per arrivare a formulare un giudizio assolutamente negativo sull’operato della Chiesa riguardo il tema della pedofilia ecclesiastica. Il primo è la totale indifferenza nei confronti di una verifica storica: «Quando sono riuscito a raccontare a Scicluna cosa è successo, con tanto di prove, testimonianze e relazioni mediche, la risposta (offensiva) è stata che il mio violentatore oggi è considerato un santo, un sacerdote degno di tutti gli onori. Io non mi so capacitare come una società di persone si renda talmente spregevole da non voler guardare nemmeno in faccia la realtà storica».

    Il secondo mattoncino è l’assoluta mancanza di rispetto per le competenze professionali “straniere”. «Io ho portato in Città del Vaticano i referti di tre medici che spiegano quali ferite mi ha provocato la violenza subita. La risposta da me ricevuta è che queste diagnosi sono scientificamente inattendibile. Punto. Non dicono che devono farmi visitare da un altro medico di loro fiducia come normalmente si usa in questi casi per verificare. Non ci pensano nemmeno. Per loro quello che “produce” la società laica non ha nessun valore».

    Ma la faccia che la Chiesa mostra in pubblico, specie con le vittime, è del tutto diversa. Almeno a prima vista. Cinel è un fiume in piena: «Benedetto XVI ha pronunciato parole talmente offensive che nemmeno una persona di modesta intelligenza se le può permettere. Lui dice che le vittime di sacerdoti pedofili sono i nuovi martiri. Come si può essere tanto cinici? Come si può pensare di cooptare all’interno della Chiesa delle persone che proprio dalla Chiesa stessa hanno avuto la vita distrutta?».

    Secondo l’ex sacerdote questo atteggiamento è studiato dalle gerarchie ecclesiastiche in ogni minimo particolare. «Questo papa è cosciente che il problema della pedofilia clericale è gigantesco. Ma non ha alcuna intenzione di risolverlo. Piangere davanti alle vittime, dichiarare davanti a loro che la Chiesa si assume le proprie responsabilità, invocare la tolleranza zero, è tutta una messa in scena. I fatti concreti stanno a zero.

    La realtà e che Benedetto XVI si è circondato di un gruppo di persone che faranno con lui quello che lui ha fatto col papa precedente. Due o tre anni dopo la sua morte lo beatificheranno e via verso la santificazione». Così tutti dimenticheranno cosa è successo durante il pontificato di Benedetto XVI e durante i 25 anni in cui Joseph Ratzingher è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. «Magari diventerà, in cielo, il santo protettore delle vittime di preti pedofili. Così in Vaticano riusciranno a spillare un bel po’ di denaro ai pellegrini in adorazione. Un modo molto pratico, il solito, per non assolvere le proprie responsabilità qui in terra».

    Federico Tulli

  • Violenza su un giovane Il prete ha patteggiato

    Violenza su un giovane Il prete ha patteggiato

    TRIBUNALE. Ieri si è conclusa la vicenda del sacerdote di Santa Croce
    14/06/2012

    Venticinquemila euro di risarcimento al ragazzo violentato e una pena concordata con il pm Antonella Toniolo di 1 anno 10 giorni di reclusione, che il giudice Massimo Gerace gli ha applicato durante l’udienza preliminare. La pena è sospesa dalla condizionale. Dunque, le anticipazioni dello scorso marzo hanno trovato ieri mattina piena conferma. Il sacerdote Sergio Rappo ha concluso in tribunale a Vicenza la scandalosa vicenda processuale per la quale aveva rischiato anche l’arresto in inverno. Soltanto la collaborazione piena con la giustizia terrena, dopo avere confidato al vescovo Beniamino Pizziol com’erano andati i fatti l’antivigilia dello scorso Natale, e l’anticipazione al magistrato in gennaio di volere chiudere il caso nel più breve tempo possibile pagando i danni provocati al ragazzo di Torrebelvicino, che gli si era rivolto chiedendo un aiuto e aveva ricevuto in cambio ben poco di cristiano, hanno evitato a don Rappo conseguenze molto più pesanti. Nel giro di sei mesi l’accusa pronunciata dal ventenne, «il prete ha abusato di me», quando si rivolse ai carabinieri del capitano Ferrari e del luogotenente Asciolla, ha trovato piena conferma giudiziaria. Tra quindici giorni la sentenza, a meno che la procura generale di Venezia non la impugni, passerà in giudicato e a quel punto il sigillo sarà definitivo. Il coparroco don Sergio Rappo, 59 anni, originario di Fontaniva, pur confessando che quel giovane non raccontava bugie, quando denunciò di avere avuto un rapporto sessuale non consenziente, aveva circoscritto e attenuato la portata delle accuse. Aveva parlato di esagerazioni, ma la pulsione sessuale che l’aveva spinto all’approccio l’aveva ammessa. Quella che non cambiava, nella sua gravità, giudiziaria e religiosa, era la sostanza delle cose. Non a caso il vescovo Pizziol non appena era stato messo a parte delle circostanze in cui era avvenuta l’aggressione a sfondo sessuale, aveva deciso di trasferire immediatamente il sacerdote. Un passaggio sofferto e tormentato per il sacerdote, difeso dall’avv. Michele Carotta, sebbene maggiore angoscia avesse provocato nel ragazzo, assistito dall’avv. Gaetano Crisafi, che gli si era avvicinato in cerca di aiuto, e che l’antivigilia di Natale sarebbe stato violentato a due passi dalla chiesa. «Ho profondamente sbagliato e pagherò le mie colpe davanti a Dio», disse in lacrime in un confronto angosciante con gli inquirenti. Del resto, le circostanziate dichiarazioni della vittima, confermate indirettamente da testimoni, potevano lasciare poco spazio ai dubbi. Don Rappo per dieci anni era stato un bravo e stimato religioso, apprezzato soprattutto per i giovani dai quali era ben voluto. Il raptus sessuale, quando diventò di dominio pubblico, fu uno choc non solo per la comunità cristiana di Santa Croce.

    Ivano Tolettini

  • Pedofilia, abusi su disabile. Dopo 17 anni la Cassazione annulla condanna a frate

    Pedofilia, abusi su disabile. Dopo 17 anni la Cassazione annulla condanna a frate

     5 giu 2012 | 21:43

    A quasi 17 anni dalle accuse, la corte di Cassazione ha assolto un frate dall’imputazione di violenza sessuale aggravata su un ragazzo all’epoca quindicenne, affetto da handicap. Il sacerdote, oggi 45enne, di era accusato di avere costretto con la violenza a rapporti sessuali, il ragazzo che era ospite del “Villaggio del fanciullo” di Pergusa dove il religioso lavorava come educatore.
    I supremi giudici hanno annullato la sentenza con la quale la Corte d’appello di Caltanissetta aveva confermato la condanna a 6 anni di reclusione, emessa in primo grado dal tribunale di Enna.

    Pedofilia, sacerdote di Menfi assolto in Cassazione
    Scritto da Redazione Cronaca martedì, giugno 5th, 2012

    Dopo quasi 17 anni un religioso, frate Luigi Butera, 45 anni, di Menfi, è stato assolto dalla Corte di Cassazione dall’imputazione di violenza sessuale aggravata su un ragazzo, all’epoca quindicenne, affetto da handicap. La suprema Corte ha ritenuto sussistente l’ipotesi di abuso dei mezzi di correzione, capo di imputazione per il quale ha pronunciato il non luogo a procedere per sopravvenuta prescrizione. Teatro dei presunti abusi il Villaggio del Fanciullo a Pergusa (Enna). L’imputato era accusato di avere costretto con la violenza a rapporti sessuali il ragazzo che era ospite dell’istituto dove il frate lavorava come educatore. La Corte di appello di Caltanissetta aveva confermato la condanna a 6 anni di reclusione, emessa in primo grado dal tribunale di Enna, adesso annullata dalla Cassazione. Don Butera era stato allontanato da Enna, ma in questi anni ha continuato a svolgere il suo ministero sacerdotale. Al religioso all’inizio era stato contestato l’abuso su due quindicenni ospiti della struttura, capo di imputazione che già in primo grado era caduto per mancanza di prove. La condanna era stata emessa dopo le dichiarazioni del ragazzo disabile, ritenuto in un primo momento incapace di rendere testimonianza, e successivamente dopo una ulteriore perizia psichiatrica ritenuto attendibile.

    www.grandangoloagrigento.it/?p=32721

     

  • Buonuscite ai preti pedofili. Così la Chiesa “punisce” gli abusi

    Buonuscite ai preti pedofili. Così la Chiesa “punisce” gli abusi

    di Miriam Carraretto

    “Buonuscite” da 20 mila dollari, una pensione da 1.250 dollari al mese e l’assicurazione sanitaria fino a quando non avranno trovato un altro lavoro. Secondo il New York Times, è quanto avrebbe pagato la Chiesa cattolica negli Stati Uniti per compensare i preti accusati di pedofilia e favorire il loro ritorno alla vita laica e privata. Insomma, per dare una mano ai religiosi che hanno abusato di minori. Un gioco a carte invertite, in cui il risarcimento se lo piglia chi ha commesso il reato, non la sua vittima.

    Ad aver autorizzato i pagamenti sarebbe stato il cardinale Timothy Dolan, dal 2002 al 2009 arcivescovo di Milwaukee e oggi a capo della Conferenza episcopale statunitense, personaggio assai conosciuto negli States e inserito dal Time tra le 100 persone più influenti del mondo. All’epoca dei fatti, Dolan aveva negato tutto: “L’accusa” – si era difeso – “è falsa, pretestuosa e ingiusta”.

    Ma, oggi, un documento reso pubblico dagli avvocati delle vittime e riferito a una riunione del Consiglio finanziario dell’Arcidiocesi di Milwaukee del 7 marzo 2003 ha confermato la sua firma sulle autorizzazioni alle transazioni. Allora, la situazione degli abusi era così grave e indifendibile che persino la compagnia assicurativa dell’Arcidiocesi si rifiutò di coprire i costi: “La Chiesa è stata negligente”, disse il suo responsabile.

    Il primo caso analogo a Milwaukee risale al 1983. Il prete in questione, Franklyn Becker, era stato accusato di aver molestato e abusato di almeno 10 minori, sia maschi che femmine. Per lui, ci fu anche una vera e propria diagnosi di pedofilia. Rimosso dall’incarico solo nel 2004, si vide versare 10 mila dollari a titolo di aiuto. “Fu un atto di carità”, commentò allora il cardinale Dolan.

    Il fatto che la “buonuscita” concessa ai preti pedofili sia una procedura formale all’interno della Chiesa, nota come “laicizzazione”, certo non rasserena. Anzi, scandalizza ancora di più. Soprattutto dopo la posizione assunta qualche giorno fa dalla Cei in merito ai casi di pedofilia: i vescovi non hanno l’obbligo di denunciare alle autorità i casi di abusi di cui vengano a conoscenza. La giustificazione data da alcuni esperti in materia, secondo cui “quando un uomo diventa prete, la Chiesa è chiamata a soddisfare i suoi bisogni per tutta la vita”, è sin troppo debole.

    Solo da noi, negli ultimi 11 anni, i casi accertati di pedofilia all’interno del clero sono stati 135. In America, la Chiesa ha già pagato oltre 16 milioni di dollari per sostenere i processi dei religiosi accusati di violenze su minori. Nel 2011, l’Arcidiocesi di Milwaukee è stata persino costretta a presentare istanza di fallimento.

    Nella lettera inviata pochi giorni fa all’attuale Arcivescovo di Milwaukee dall’associazione delle vittime Survivors Network of those Abused by Priests si legge: “In quale altra occupazione, soprattutto che opera con le famiglie, le scuole e i giovani, viene dato un bonus in denaro a un dipendente che abbia molestato e abusato sessualmente su dei bambini?”.

    http://www.affaritaliani.it/cronache/preti-pedofili010612.html

  • Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

    Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

    17 maggio 2012 (red.) Revocati gli arresti domiciliari a Don Marco Baresi, l’ex vicerettore del seminario di Brescia, accusato di detenzione di materiale pedopornografico e di violenza sessuale a danni di un seminarista minorenne.

    Il sacerdote era sottoposto alla misura di detenzione dal novembre del 2007. Mercoledì, la Corte d’Appello di Brescia si è pronunciata su una parte delle contestazioni, ovvero due presunti abusi subiti dal giovane dopo il dicembre del 2004.

    La Corte ha ritenuto non provate le violenze sessuali oggetto del procedimento e, limitatamente a questa accuse, ha assolto don Baresi, ridefinendo la pena che è passata a 7 anni e 4 mesi, con due mesi di sconto sulla precedente, per detenzione di materiale pedopornografico e per le violenze sessuali commesse prima del dicembre 2004.

    Ma la parola fine non è ancora scritta perchè i legali del sacerdote hanno presentato un ricorso straordinario in Cassazione (una sorta di quarto grado di giudizio) per un presunto errore di fatto.

    L’inchiesta che vede coinvolto l’ex vicerettore del seminario risale novembre del 2007, quando il giovane seminarista presentò denuncia per i fatti accaduti tre anni prima. Vennero quindi perquisiti l’ufficio e il personal computer del sacerdote e venne sequestrata una memoria esterna su cui vennero rinvenute le immagini incriminate e per le quali don Baresi si è sempre difeso sostenendo di non essere l’unico utilizzatore del pc.

    Il sacerdote ottenne subito (restò in carcere solo un giorno) gli arresti domiciliari mentre si svolgeva il processo: il primo grado si era chiuso con la condanna a 7 anni e 6 mesi, il secondo con la conferma della pena, il terzo invece aveva prodotto un rinvio che si è poi concluso con la sentenza di mercoledì.

    Revocati i domiciliari a Don Marco Baresi

    Assoluzione parziale per Don Marco Baresi. E basta arresti domiciliari

    (a.c.) Don Marco Baresi dopo 4 anni e 6 mesi di arresti domiciliari, e due giorni di carcere, è tornato il libertà. Ieri la Corte d’Appello di Brescia ha ridotto la pena da sette anni e sei mesi a sette anni e quattro mesi, ed ha annullato il provvedimento restrittivo nei confronti del parroco accusato di violenza e sessuale e detenzione di materiale pedopornografico.

    Ieri don Marco era in aula assieme ai legali Stefano Lojacono e Luigi Frattini. L’appello conclusosi ieri riguardava due episodi contestati al parroco, ma verificatisi quando la vittima che lo ha accusato aveva già lasciato il seminario dove insegnava don Marco. Per questi episodi il parroco è stato assolto.

    Don Marco in tutti questi anni è sempre stato sostenuto a gran voce da fedeli suoi amici, convinti sempre e comunque della sua innocenza e totale estraneità dai fatti contestati. Questo il loro blog: http://donmarcobaresi.it/blog.php?anno=2012.