Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Sospeso dalla celebrazione dei sacramenti don Martin Parappilli

    Sospeso dalla celebrazione dei sacramenti don Martin Parappilli

    Sospeso dalla celebrazione dei sacramenti don Martin Parappilli
    Mallare – L’uomo è accusato di atti sessuali con minorenni
    domenica 29 aprile 2012 17:50

    Mallare – Rischia la riduzione allo stato laicale don Martin Parappillil, 45 anni, già sospeso dal servizio perché accusato di atti sessuali con minorenni. Nel corso delle indagini sono emersi due casi che lo stesso sacerdote indiano ha confessato agli inquirenti monregalesi.

    Per lui, nel frattempo, è stata decisa sospensione che è una pena prevista dal Codice di diritto canonico della Chiesa cattolica. In pratica sospende dalla celebrazione dei sacramenti. Un provvedimento che può adottare, se lo ritiene, valutati i fatti, il vescovo. Monsignor Luciano Pacomio, invece, non si è ancora pronunciato sulla riduzione allo stato laicale, sanzione disciplinare più grave: il sacerdote perde automaticamente i diritti della condizione clericale e non è più tenuto ai relativi obblighi.

  • Bologna, processo a don Dessì Condanna si riduce a sei anni

    Bologna, processo a don Dessì Condanna si riduce a sei anni

    Il sacerdote di Villamassargia era stato condannato in primo grado a 12 anni, ridotti a 9 e, dopo un annullamento della Corte Suprema, diventati 7 al secondo processo d’appello. LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU L’UNIONE SARDA

    Ancora uno sconto di pena per don Marco Dessì al termine del quarto processo per gli abusi sessuali commessi su alcuni minori ospiti della sua missione in Nicaragua. Ieri mattina la terza sezione della Corte d’appello di Bologna gli ha ridotto la pena a 6 anni, uno in meno rispetto alla precedente pronuncia di secondo grado che era stata annullata dalla Cassazione. In precedenza il religioso originario di Villamassargia era stato condannato a 12 anni in primo grado e a 9 nel primo processo d’appello, che fu a sua volta annullato dalla Suprema Corte.

    Sabato 31 marzo 2012 07:24

    http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/260078

  • Chiesa Santo Spirito, pedofilia e preti: ‘Le Iene’ a Marano

    Chiesa Santo Spirito, pedofilia e preti: ‘Le Iene’ a Marano

    30/03/2012
    Chiesa Santo Spirito, pedofilia e preti: ‘Le Iene’ a Marano
    Scalpore e sdegno tra i fedeli dopo la messa in onda del servizio
    di REDAZIONE

    MARANO. Ha fatto scalpore il video della trasmissione “Le Iene” in onda nella serata di ieri, girato nella chiesa Santo Spirito di via Piave alcuni giorni fa. Diversi ragazzi con le telecamere nascoste, complici delle ‘Iene’, si sono recati dal loro parroco, chiedendo aiuto e conforto. Ma tutt’altra la risposta del sacerdote che ha incalzato con proposte oscene e irripetibili. Sdegno e rabbia nei genitori dei ragazzini che partecipano alle attività parrocchiali e conoscono bene quel parroco. Decine di segnalazioni da alcuni mesi sono arrivate alla curia e decine di fedeli si sono recati dal vescovo per manifestare solidarietà al sacerdote, soprattutto dopo l’allarme bomba all’interno della chiesa, lanciato da ignoti domenica scorsa. Restano nella mente ora le immagini registrate di nascosto e le frasi pronunciate dal prete. Incredulità e sconcerto da parte di tutti, come del resto avviene in questi casi. «Non sapevo di queste voci che giravano anche perchè non sono prorpio del posto, ma conosco la parrocchia e il parroco e ieri quando ho visto il servizio delle Iene subito ho riconosciuto la voce del parroco, lo scorcio dell’altare della chiesa, la strada esterna alla chiesa. Allucinante!!!». Questo uno dei tanti commenti che stanno arrivando in redazione.

  • Abusi da un sacerdote: “E’ don Carlo Chiarenza”

    Abusi da un sacerdote: “E’ don Carlo Chiarenza”

    Quando nella sala conferenza dell’Associazione della Stampa Estera di Roma parte il nastro con la voce del prete accusato di molestie, la vittima scoppia in un pianto dirotto. Da quel momento Teodoro Pulvirenti, il ragazzo di Acireale che quella voce l’ha registrata, non smetterà più di parlare fra le lacrime. Ma non importa: sono le parole quelle che contano: “Questo amico di famiglia, don Carlo Chiarenza, si comportava come un padre per me”. È contenuta in questa frase, pronunciata da Teodoro, la prima menzione del nome del sacerdote accusato di pedofilia, una storia che “S” ha rivelato nel numero in edicola e alla quale il mensile dedicherà ampio spazio anche nel prossimo numero, in edicola da sabato ma già acquistabile in pdf da domani: si chiama don Carlo Chiarenza, è un monsignore e prima di essere rimosso dal vescovo di Acireale Antonino Raspanti officiava nella Basilica di San Sebastiano, proprio ad Acireale.

    Teodoro, “Teo” come lo chiamano gli amici, non è un siciliano qualunque. La sua storia è straordinaria non solo per il caso di pedofilia che ha denunciato: Teo lavora al Memorial Sloa-Kettering Cancer Center di New York, si occupa di ricerca contro il cancro in una delle strutture più avanzate al mondo. Ma a 14 anni Teo era un ragazzo qualunque. “Nella sua stanza don Carlo mi infilò le mani sotto la maglietta”, esordisce prima di descrivere i suoi rapporti intimi con il sacerdote raccontati da “S”. Il resto è uno stato d’animo, l’impossibilità di rivelare il nome del sacerdote: “Avevo 14 anni e avevo fatto cose sporche col prete – dice – Nessuno mi avrebbe creduto. Avrebbero creduto a don Carlo, il grande ammaliatore”. Tanto più che la minaccia del prete, stando ai suoi racconti, era esplicita: “Una volta – ricorda – mi sono rifiutato. Lui mi ha detto: ‘Vai, dillo in giro. Vediamo chi ti crede’”.

    Poi la liberazione. “Con me – spiega Teodoro – porto un dolore che non si può descrivere a parole, perché le vittime di abusi hanno una pietra sullo stomaco”. Una pietra fatta rotolare via prima con la confessione a un altro prete, poi parlando con uno psicologo, infine con gli amici, con i genitori e con l’associazione “La Caramella Buona onlus”, che ha raccolto la sua testimonianza. Infine, la pubblicazione su “S”: “Il 25 febbraio 2012 – prosegue Teodoro – è una data memorabile nella mia vita. La rivista ‘S’, coraggiosamente, ha raccontato la mia storia e io, per la prima volta, mi sono sentito libero”. Libero, tanto da poter dire adesso quelle due parole, “Carlo Chiarenza”, davanti a una folla di giornalisti. Un nome.

    Cosa c’è in un nome? Per Teodoro in quel nome c’è la libertà, c’è però anche una selva di ricordi terribili. “Non avevo mai fatto sesso, non sapevo neanche cosa fosse un orgasmo”. Il sesso, la vergogna. Poi il tentativo di allontanarsi dal sacerdote, una ragazza. Che, ironia della sorte, si chiamava Carla. “Carla – racconta Teodoro – aveva questo profumo di fragole sulle labbra. Sembrava finalmente una cosa pulita”. La pulizia. Il riscatto. Quello che Teo chiede ai suoi compaesani: “Conosco almeno altre dieci persone, ragazzi e ragazze, che hanno la stessa situazione. Chiedo a tutti loro di parlare”.

    Mentre parla, Teo stringe un rosario. “Io ero un chierichetto – ricorda – Ero molto religioso. Adesso credo in Dio, ma per ovvi motivi non nella Chiesa”. Quella Chiesa che, secondo il presidente de “La Caramella Buona”, Roberto Mirabile, l’ha deluso fino a qualche giorno fa: “Lunedì sera – racconta Mirabile – Teodoro ha ricevuto la telefonata di monsignor Raspanti. Ha detto che non sarebbe venuto qui a Roma, perché dice di avere altre priorità”. Ma la fede, quella non si perde: “Noi – prosegue Mirabile – non siamo contro la Chiesa. Io stesso sono cresciuto dai frati di Sant’Antonio. Ma la Chiesa non è cambiata, nonostante le parole del Santo Padre. A quella Chiesa, oggi, bisogna chiedere uno sforzo”. Fra le lacrime e con un rosario in mano. Come chi non smette di affidarsi a Dio.

    http://www.livesicilia.it/2012/03/22/abusi-da-un-sacerdote-ecco-chi-e-il-mio-carnefice/

    “Mi sembrava di farti del bene”
    Testimonianza choc contro il prete
    Acireale: il dialogo con l’ex sacerdote della chiesa di San Paolo, accusato di abusi sessuali, è stato registrato e acquisito dalla polizia postale di Catania. All’epoca dei fatti la vittima aveva 14 anni, oggi ne ha 37 e vive negli Usa: “Conosco un’altra decina di casi”
    22/03/2012
    ROMA – “Io ti inseguivo, e qui forse è stato l’errore, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E questo lo facevo non ponendomi limiti. Tu forse non ricordi, ma io quasi mai prendevo l’iniziativa: cioè io avvertivo che tu avevi bisogno di essere abbracciato. Ma è stato una volta?”.

    “Si… un paio di volte”. “Io avevo solo il ricordo di una volta.. così.. non perchè ci fosse un piano, nè perchè io avessi desideri: c’è stato un momento che mi sembrava di compiacerti, mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti, di esprimerti. E’ stato un modo di dirti che ti volevo bene”.

    È uno dei passaggi centrali di una conversazione tra un sacerdote e un uomo che da ragazzino, ad Acireale, afferma di essere stato vittima di abusi da parte del religioso, una conversazione registrata all’insaputa del prete, fatta ascoltare oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa e soprattutto acquisita proprio oggi dalla polizia postale di Catania, che da un mese a questa parte, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo testimonianze su questo e altri casi di pedofilia.

    A denunciare l’intera vicenda, attivando così anche gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo, è stata l’associazione La Caramella Buona. Il protagonista del caso è Teodoro Pulvirenti, nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia in conferenza stampa, accusando don Carlo Chiarenza, all’ epoca parroco di San Paolo ad Acireale, di aver abusato di lui quando aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990. Il caso di Teodoro di fatto è caduto in prescrizione per la giustizia italiana.

    “Ma sono a conoscenza almeno di una decina di casi di abusi – ha dichiarato – per i quali è ancora possibile intervenire: è soprattutto per loro che ho deciso di parlare, perchè trovino il coraggio di farsi avanti. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa”.

    http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=74037

    TEO PULVIRENTI E’ UN UOMO CORAGGIOSO, LA CHIESA HA IL DOVERE DI

    di Redazione – La conferenza stampa è finita, abbiamo ancora le lacrime di Teo negli occhi, l’amarezza di un uomo, uno stimato professionista per quella giovinezza marchiata a fuoco. Sporcata da un parroco, Carlo Chiarenza allora sacerdote presso la parrocchia San Paolo di Acireale che di lui ha abusato sessualmente una, due, tre volte e poi ancora ed ancora fino a costringerlo a fuggire, ad andare via. E’ stata una giornata dura, difficile da dimenticare per chi come noi conosce i protagonisti e per chi invece s’è trovato li per scopi professionali.

    Non ha smesso mai di piangere, ma è stato lucido e freddo nel racconto di una storia agghiacciante. Ma Carlo Chiarenza non è la Chiesa, è un uomo, un delinquente, un pedofilo, una persona che ha rubato l’innocenza a tanti bambini. Teo crede ancora in Dio e non nella chiesa e come potremmo dargli torto? Ma esistono tanti uomini di chiesa che lavorano quotidianamente per il bene delle comunità, per divulgare l’amore in Cristo e questo non va dimenticato. Tanti sacerdoti impegnati in missioni nel Terzo Mondo ed in ogni altro luogo in cui serva la loro missione. Uomini che siamo certi metteranno alla porta personaggi come Carlo Chiarenza evitando di fare male ad altri ragazzini, evitare altre vittime come Teo Pulvirenti.

    La Caramella Buona, che ha seguito tutta la storia ed organizzato la conferenza stampa, ha precisato di non essere anticlericale, ma una ferma e decisa nemica dei pedofili, che siano preti o altro. Una prima mossa è arrivata subito dal Vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, che ha allontanato subito Carlo Chiarenza dalla Diocesi acese, ma non basta bisogna fare di più. La gente si aspetta una risposta reale e siamo certi che arriverà. Ma attenzione ai sentimenti anticlericali, non hanno senso, sono inutili e dannosi come l’odio sa esserlo. Carlo Chiarenza non è la Chiesa, è solo un uomo sporco.

  • Don Rappo patteggia per la violenza

    Don Rappo patteggia per la violenza

    Don Rappo patteggia per la violenza
    L’INCHIESTA. Si chiude la vicenda giudiziaria scoppiata a gennaio quando un giovane di 20 anni di Torrebelvicino aveva denunciato ai carabinieri di essere stato abusato. L’ex coparroco di Santa Croce pattuisce 1 anno 10 mesi di carcere (pena sospesa) e versa un risarcimento di 40 mila euro
    03/03/2012

    Don Sergio Rappo, nato 59 anni fa a Fontaniva (Padova)

    Quell’accusa scandalosa, «il prete ha abusato di me», pronunciata da un ragazzo titubante ed emozionato ai carabinieri all’inizio dell’anno, è veritiera. Don Sergio Rappo, 59 anni, originario di Fontaniva, ammette le proprie responsabilità, sebbene le circoscriva e le attenui, e patteggia. Il coparroco di Santa Croce a due mesi dall’apertura dell’inchiesta, che l’ha visto finire nell’occhio del ciclone per una violenza sessuale in oratorio ai danni di un ragazzo di Torrebelvicino di 20 anni, ha deciso di chiudere la partita processuale. Un passaggio indubbiamente sofferto e tormentato per il sacerdote, anche se maggiore angoscia ha provocato la vicenda nel ragazzo che gli si era avvicinato in cerca di aiuto, spirituale ma anche materiale, e che l’antivigilia di Natale sarebbe stato violentato a due passi dalla chiesa. L’uso del condizionale sulla consumazione della violenza, di fronte alla richiesta di patteggiamento a 1 anno 10 mesi di reclusione depositata in procura dall’avv. Michele Carrotta e controfirmata dal pm Antonella Toniolo per l’applicazione del gip, in apparenza potrebbe suonare contraddittoria. In realtà, da una parte ci sono le circostanziate dichiarazioni della vittima e dall’altra le ammissioni del sacerdote. Il quale, però, quando è stato interrogato ha fornito una versione più soft rispetto a quella del ragazzo, al quale si era avvicinato morbosamente, confessando che l’abuso a sfondo sessuale c’era stato e, dunque, aveva commesso una violazione di legge. Il giovane aveva denunciato ai carabinieri del capitano Ferrari e del luogotenente Asciolla di avere subito una grave umiliazione, fornendo una serie di indizi per provarla. Del resto, don Rappo dopo avere parlato col vescovo Beniamino Pizziol ed essersi fatto interrogare dal magistrato, era uscito subito di scena. Si era congedato dalla parrocchia di Santa Croce per la quale per quasi dieci anni era stato un affidabile e apprezzato punto di riferimento, soprattutto per i giovani dai quali era ben voluto. Il caso, come succede quando la magistratura irrompe in un contesto religioso per accertare fatti che suscitano tensione e polemiche, ha spaccato la comunità, tra innocensitisti e colpevolisi, suscitando forte turbamento tra i fedeli. Se la vicenda si è chiusa in tempi celeri, un ruolo decisivo l’ha interpretato il vescovo Pizziol, che dopo avere compreso che il giovane non era un mitomane e che don Sergio aveva violato non solo la legge dello Stato, ha rimosso il sacerdote e con coraggio ha chiesto che la dolorosa ferita fosse ricucita in tempi celeri. Il comunicato col quale la Diocesi a metà gennaio esprimeva vicinanza, «nella condivisione del dolore e della preoccupazione e nella preghiera, a quanti stanno vivendo questo particolare momento di prova e sofferenza», al di là del linguaggio curiale, diceva tutto. Il sacerdote per patteggiare con una pena che gli consentisse di rimanere al di sotto dei 2 anni di reclusione per violenza sessuale, e dunque ottenere la sospensione condizionale che gli eviti il carcere, si è impegnato a risarcire la vittima, che è assistita dall’avv. Gaetano Crisafi. Il prete ha già versato 20 mila euro prima che il pm Toniolo prestasse il consenso all’applicazione della pena, e altrettanti ne consegnerà al giovane in tempi brevi. Per chiudere, così, definitivamente un’inchiesta drammatica, visti gli alti valori in gioco, le afflizioni e i patimenti che hanno uscitato in tanti. Tenuto conto di come quell’abito talare indossato per decenni con umiltà sia stato macchiato in modo vergognoso.
    Ivano Tolettini

  • Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA.

    Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA.

    Da l’Avvenire di oggi 10 febbraio 2012, pag. 14

    Accusa di molestie, sacerdote assolto dal gip di Paola COSENZA. Il gip del mTribunale di Paola ieri ha assolto, al termine di un processo con rito abbreviato, padre Pio Marotti dall’accusa di abusi sessuali. Secondo la ricostruzione dell’accusa il religioso avrebbe operato delle molestie nei confronti di un minorenne di San Pietro in Amantea, piccolo centro della
    costa tirrenica cosentina. Ieri, al termine della sua arringa, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’uomo di fede a 6 anni di reclusione. (D. Mar.)


    Dall’edizione di oggi 10 febbraio 2012 della Gazzetta del sud, pag. 33

    SAN PIETRO IN AMANTEA
    Pedofilia, assolto padre Pio Marotti
    Infondate le accuse al religioso
    articolo in formato pdf a pagina 33

    www.diocesicosenza.it/index.php?opt…id=76&Itemid=99

    Marotti P. Pio, O.F.M.

    n.a Benevento il 12/02/51; ord. a Frigento (AV) il 20/11/83

    Parroco di S. Bartolomeo in San Pietro in Amantea (CS)

    C/o Convento S. Bernardino Via S. Bernardino, 5 – 87032 Amantea (CS)

    www.tirrenonews.it/Portale/index.ph…ntea&Itemid=512

    S. Pietro in Amantea. Chiuse le indagini preliminari sul caso di pedofilia .
    Martedì 15 Febbraio 2011 22:13 Giuseppe Marchese
    Lunghe e complesse le indagini sul caso di pedofilia che investirebbe il prete del luogo. Indagini durante le quali è stato sentito il giovane che sarebbe stato oggetto delle attenzioni insane sulle quali si tenta di far luce. Indagini nel corso delle quali sono stati sentiti i genitori del giovane i quali hanno reso le proprie dichiarazioni agli inquirenti. Ma il Procuratore ha anche voluto che si facesse ancora più luce sentendo a verbale , con la collaborazione degli agenti del Commissariato di Paola e del Corpo Forestale, anche diversi ragazzi di San Pietro in Amantea. Tutto quindi per accertare la verità..

    Ma la cosa grave è che il PM aveva chiesto per il prete la misura cautelare che il GIP di Paola ha respinto, ritenendo non sufficientemente provata la colpevolezza del religioso. Da qui il ricorso del PM al Tribunale del Riesame che da tre mesi ancora non si pronuncia.

    Secondo la stampa locale il procuratore Bruno Giordano ha chiuso le investigazioni, contestando ufficialmente all’indiziato il reato ipotizzato. Ora, l’indagato ha i canonici 20 giorni per chiedere di essere sentito dagli inquirenti.

    Decorso tale termine il PM in assenza di fatti rilevanti a difesa potrebbe chiedere il rinvio a giudizio del frate .

    Il frate ha operato nella vicina Amantea quale responsabile della comunità francescana di San Bernardino.

    Il frate per il suo impegno sociale è molto conosciuto e molto stimato nel comprensorio.

    Ma la cosa più rilevante è quella che la piccola comunità del paesino prossimo ad Amantea è letteralmente spaccata i due tronconi, l’uno innocentista, l’altro colpevolista. Ed anzi si sussurra che questa storia abbia origini e ragioni politiche a suo sostegno

    Secondo una versione, sorretta da anticipazioni giornalistiche, ci sarebbe addirittura uno “ scontro politico in atto in paese, fra l’ex sindaco Lorelli, solidale al sacerdote, e l’ex vicesindaco Bruni, che dimettendosi, assieme ad altri consiglieri della maggioranza, un anno fa, ha provocato la caduta anticipata della giunta”.

    E le elezioni sono ormai prossime.

  • Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano

    Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano

    07/02/2012 16:52
    Pedofilia/ Vittima parla davanti a vescovi: Scuse non bastano
    Roma, 7 feb. (TMNews) – Ripetutamente abusata sessualmente da un sacerdote quando aveva tredici anni, e dopo una vita di sofferenze psicologiche, Marie Collins, irlandese, oggi 62enne, è intervenuta davanti a vescovi di tutto il mondo ad un convegno alla Pontificia università Gregoriana, sostenuto dal Vaticano, per raccontare la sua dolorosa esperienza ed avvertire che “chiedere scusa per le azioni dei preti autori di abusi non è sufficiente”. “Il mio unico dispiacere è che raramente riesco a praticare la mia religione cattolica”, ha detto Collins. “La mia fede in Dio non è stata intaccata. Posso perdonare al mio aggressore le sue azioni, lui ha ammesso la sua colpa. Ma come posso riprendere ad avere rispetto per i vertici della mia Chiesa? Chiedere scusa per le azioni dei preti autori di abusi non è sufficiente. Ci deve essere – ha proseguito – il riconoscimento e l’ammissione di responsabilità per il male e la distruzione che è stata fatta nella vita delle vittime e le loro famiglie a causa della copertura spesso deliberata e per la cattiva gestione dei casi da parte dei loro superiori. E prima che io o altre vittime possiamo trovare una vera pace e guarigione. Il tentativo di salvare l’istituzione dallo scandalo – ha detto – ha prodotto il maggiore di tutti gli scandali, ha perpetuato il male degli abusi e distrutto la fede di molte vittime”. Tra i partecipanti era presente il cardinale primate d’Irlanda, Sean Bredy, accusato nel suo paese di aver insabbiato in passato le accuse di una vittima di un sacerdote pedofilo. Molte, a quanto riferito, le domande che i partecipanti al convegno ‘Verso la guarigione e il rinnovamento’ – rappresentanti di oltre cento conferenze episcopali, sacerdoti, suore, psicologi – hanno posto alla signora Collins a conclusione della sua testimonianza pronunciata a porte chiuse. “Il suo intervento ha dato il ‘la’ al convegno”, ha detto in una conferenza stampa di fine mattinata mons. Stephen J. Rossetti, sacerdote della Catholic University of America ed esperto di contrasto agli abusi sessuali. “I vescovi erano colpiti. In passato ho ascoltato diverse vittime ma anche io oggi sono rimasto colpito. La signora Collins era nervosa, ha fatto uno sforzo coraggioso per parlare. Alla fine un vescovo africano si è alzato ed ha ammesso che non si rendeva conto del problema”. La stessa Collins, in una conferenza stampa successiva al suo intervento, ha spiegato: “Per me è stato difficile, ma era importante che la leadership della Chiesa ascoltasse l’esperienza di una vittima. Sono felice di averlo fatto”. Per Collins, “ascoltare le vittime è importante, in passato non è stato fatto abbastanza, il Papa lo ha fatto e spero che i vescovi seguano il suo esempio”. Questa sera i partecipanti al simposio dell’ateneo romano dei gesuiti parteciperanno alle 18.30 ad una veglia penitenziale alla chiesa di Sant’Ignazio, presieduta dal prefetto della congregazione dei vescovi, il cardinale canadese Marc Ouellet, e, dopo un quarto d’ora iniziale di silenzio, sette rappresentanti di altrettante categorie ecclesiastiche che in passato hanno compiuto errori nel contrasto alla pedofilia chiederanno scusa. “In passato per la mia esperienza sono stata molto critica della Chiesa, ma credo che questo simposio sia importante, penso che ci sia dietro il Papa e spero che sia il segno di un cambiamento”, ha detto Collins. “Da cristiana credo al perdono. E’ importante che lo si chieda, poi le vittime possono accettarlo o meno”.

  • Perugia, il vescovo Bassetti: «Presto mi pronuncerò sul sacerdote accusato di abusi sessuali»

    Perugia, il vescovo Bassetti: «Presto mi pronuncerò sul sacerdote accusato di abusi sessuali»

    Scritto il 04/2/12 • Categoria: Attualità,Cronaca
    Perugia, il vescovo Bassetti: «Presto mi pronuncerò sul sacerdote accusato di abusi sessuali»

    di Francesca Marruco

    Non si è tirato indietro il vescovo Monsignor Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, che sabato mattina in occasione della festa del patrono san Francesco di Sales ha incontrato i giornalisti e ha parlato autonomamente anche delle «questioni difficili e dolorose per la comunità ecclesiastica». E’ stato il presule ad annunciare che ben presto prenderà una decisione sul sacerdote perugino accusato di abusi sessuali su cui sta indagando una commissione appositamente istituita in Curia. Intanto il sacerdote non ha ricevuto alcun avviso di garanzia, e non è stato interrogato né dalla commissione religiosa né dalla magistratura ordinaria.

    La vicenda del sacerdote denunciato per abusi Il sacerdote perugino era stato denunciato da alcuni ospiti delle comunità di recupero da lui gestite che hanno detto di essere stati molestati e abusati da lui. Dal momento in cui la notizia è divenuta di pubblico dominio il prete si è autosospeso e si è ritirato in un posto sconosciuto ai più. La vicenda emerse con un servizio della trasmissione Le Iene a cui fecero seguito le denunce dei giovani, italiani e stranieri. «L’anno trascorso –ha detto il presule – è stato denso di avvenimenti mondiali e locali. Anche la nostra città di Perugia è stata al centro di quel carosello mediatico che insegue ovunque i fatti eclatanti della cronaca, specie della cronaca nera. Anch’io, mio malgrado, sono stato fatto oggetto di attenzione mediatica, per un triste caso di cronaca in cui sarebbe coinvolto un nostro prete diocesano».

    La commissione sta terminando il suo lavoro «Come bene sapete – ha sostenuto ancora l’arcivescovo – è stata costituita una commissione diocesana di indagine, che sta portando a compimento il proprio lavoro, in modo che io possa pronunciarmi su tutta la vicenda in modo sereno ed equo. Il campo di indagine è stato assai ampio. Il lavoro è stato svolto con competenza, coscienza e grande delicatezza». La relazione conclusiva della commissione dovrebbe arrivare entro la fine del mese di febbraio. Poi l’incartamento passerà al vescovo, che, in base ai dati raccolti, dovrà decidere come comportarsi nei confronti del sacerdote che potrebbe essere sospeso o ridotto allo stato laicale nel caso in cui, per la commissione, le accuse fatte risultino vere. «Certi miei silenzi erano voluti – ha detto ancora il vescovo – non ero spaventato dalle “Iene”, volevo meditare».

    Le comunità del sacerdote «Ci sono circa duecento persone che vivono in sei case di accoglienza( gestite dal sacerdote indagato, ndr) – ha detto ancora il presule a questo proposito : cinque in Umbria e una in Kosovo. La nostra Chiesa le apprezza, le sostiene e le segue con grande attenzione, sempre più in esse deve crearsi il calore della famiglia. E’ vero che, i tempi camminano rapidamente e tutto può essere migliorato, perfezionato e aggiornato, ma, direbbe il filosofo Bergson anche se il fiume sulla superficie sarebbe ghiacciato, nel suo interno scorre una corrente di energia e di vita. Basta poi il tepore della primavera per far sparire tutto il ghiaccio».

    Grazie per la correttezza Il presule ha anche ringraziato « per la sobrietà e la sostanziale correttezza con cui avete seguito i casi di cronaca nei quali sono state coinvolte, purtroppo, persone di Chiesa e che tanta sofferenza hanno procurato alla comunità ecclesiale».

    Amanda e Raffaele, se innocenti, bene assoluzione Il presule su richiesta dei giornalisti ha anche parlato del processo ad Amanda e Raffaele: «Cosa resta della pressione mediatica del processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito? Posso dire che la legge ha dovuto esprimersi con quello che aveva in mano – ha risposto – . Nelle persone più semplici c’erano altre attese. In occasione della sentenza ho avuto modo di dire che se erano stati incarcerati ingiustamente è giusto rallegrarci per la ritrovata libertà, ma restano aperti degli interrogativi e la sofferenza per una famiglia che ha perso la propria figlia, Meredith».

    La neve una volta non avrebbe fatto notizia Monsignor Bassetti ha ricordato infine che san Francesco di Sales andava in giro per le case dei calvinisti e infilava sotto le porte dei volantini che faceva stampare lui con il commento del Vangelo e una piccola catechesi. «Adesso la comunicazione è cambiata – ha detto -, tutto fa notizia e con i nuovi messi è velocissima. Questa nevicata una volta non avrebbe fatto notizia, era una cosa normale, oggi finisce in cronaca. Siamo frastornati dalle notizie e spesso non riusciamo a comprendere cosa è importante. Da qui l’invito di papa Benedetto XVI di riflettere sul rapporto tra parola e silenzio. Due momenti che si devono integrare, se si escludono la comunicazione si deteriora. Il silenzio è ascolto dell’altro».

  • La bambina conferma le accuse  al sacedote presunto pedofilo

    La bambina conferma le accuse al sacedote presunto pedofilo

    Da La Gazzetta del Mezzogiorno, edizione di Brindisi del 12 gennaio 2012 pag. 57. Trascrivo la parte dell’articolo che riesco a leggere.

    Oria. Ieri mattina c’è stato l’incidente probatorio davanti al giudice Saso nel corso del quale è stata interrogata

    La bambina conferma le accuse

    al sacedote presunto pedofilo

    L’ha fatto ieri mattina nel corso dell’incidente probatorio al quale la piccola è stata sottoposta su richiesta del Pubblico Ministero Valeria Farina Valaori, svoltosi davanti al giudice per le indagini preliminari Maurizio Saso.

    Pochissime le indiscrezioni trapelate sul contenuto dell’interrogatorio, al quale, oltre alle varie parti processuali, era presente anche una psicologa per assistere la piccola in questa incombenza molto delicata………… definire le accuse ….. sacerdote che…. nei confronti di questo sacerdote che è stato trasferito a Napoli in attesa che la vicenda venga chiarita e la sua posizione definita.

    La grave vicenda della quale si sta occupando Valeria Farina Valaori venne fuori casualmente. La bambina, ospite del convitto religioso e affidata a una famiglia che non è la sua e non è di Oria, sentendo pronunciare la parola monella rispose che monello era anche il padre del convitto. E spiegò perché.

    Le indagini furono svolte dai carabinieri, su delega del magistrato inquirente. venne fuori che quanto affermata dalla piccolo non era campato in aria. Che il giorvane sacerdote andava decisamente oltre il suo ruolo di educatore.

    Come si è detto, il padre rogazionista fu immediatamente allontanato dal convitto. Il pubblico ministero nel frattempo ha ritenuto necessario l’assunzione anticipta delle dichiarazioni della bambina, al di fuori dell’istruttoria dibattimentale. Il cosiddetto incidente probatorio che si è svolto ieri. Messi in cassaforte le accuse della bambina l’inchiesta dovrebbe avviarsi verso la conclusione.

    Piero Argentiero

  • Canada, condannato ex vescovo per pedo-pornografia

    Canada, condannato ex vescovo per pedo-pornografia

    Condannato a 15 mesi Raymond Lahey, ex vescovo cattolico della diocesi di Antigonish in Canada. Si era dimesso dal suo incarico nel 2009, dopo che nel suo pc erano stati scoperti centinaia di immagini e video pedopornografici, tra cui diversi a sfondo bondage e ‘religioso’. La scoperta, durante un controllo nel suo pc portatile all’aeroporto di Ottawa. Il prelato, che ha 71 anni, ha ammesso il reato nel maggio del 2011, parlando di una vera e propria “dipendenza” da porno-pedofilia. Ha già passato otto mesi in cella prima della sentenza e per questo non sarà carcerato di nuovo, ma gli sono state imposte restrizioni, come il non poter avere più contatti coi bambini. Lahey ha chiesto al Vaticano di essere ridotto allo stato laicale ma, scrive l’AFP, il Vaticano non è ancora pronunciato.

    Ma il religioso viene accusato anche di abusi sessuali. Un uomo, Roger Touchette, denuncia di essere stato violentato all’età di 11 anni in una macchina parcheggiata nei dintorni dalla cattedrale di Notre Dame. Anche altre persone, ospiti in un orfanotrofio negli anni Ottanta, sostengono di aver subito abusi da Lahey quando questi era ancora prete, ma lui respinge le accuse. L’orfanotrofio in questione è stato chiuso nel 1990, dopo che erano stati scoperti casi di violenze sistematiche. Poco prima del suo arresto, l’allora vescovo aveva proclamato in tv che la diocesi avrebbe risarcito le vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    http://www.uaar.it/news/2012/01/05/canada-condannato-ex-vescovo-pedo-pornografia/