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Abusi nella Chiesa: l’ipocrisia della “Giornata per le vittime”
In molti Paesi d’Europa, commissioni di inchiesta indipendenti hanno lavorato strenuamente per portare alla luce la portata reale, o almeno verosimile, del fenomeno degli abusi sessuali perpetrati dal clero. È accaduto in Germania, e prima ancora nella cattolica Irlanda, in cui dopo nove anni di indagini, nel 2009, ha visto la luce il Rapporto Murphy; è accaduto in Francia, con la Commissione guidata da Jean Marc Sauvé, i cui risultati sono stati pubblicati il mese scorso. Un’inchiesta è stata commissionata in Svizzera all’Università di Zurigo, il Portogallo si è avviato su una strada analoga, persino in Polonia un’indagine è stata compiuta, benché parziale, e in Spagna, dove l’episcopato si è sempre detto contrario alla creazione di commissioni sulla pedofilia, il tema ha cominciato a fare capolino nel discorso del card. Omella in apertura dell’assemblea plenaria d’autunno della Conferenza episcopale (11-19 novembre).
E in Italia?
In Italia tutto tace. A più riprese, soprattutto dopo la pubblicazione del Rapporto Sauvé, si sono diffuse petizioni per la creazione urgente di una Commissione d’inchiesta anche nel nostro Paese, ma per ora sono cadute nel vuoto. I vescovi italiani non sembrano disposti a indagare alcunché, ma in compenso non si risparmiano nei gesti formali e nella preghiera: il 18 novembre la Cei ha celebrato, in concomitanza con la Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale del Consiglio d’Europa, la prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, istituita lo scorso marzo. Si sprecano le veglie di preghiera, le contrite richieste di perdono, le assicurazioni di accoglienza e ascolto come quella di mons. Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale della Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, che si ripara dietro alla considerazione che, in Italia, l’ondata di casi e denunce «noi non l’abbiamo avuta. Ma questo non dipende dal fatto che la Chiesa italiana stia spegnendo, trascurando o tacitando le vittime o le denunce». Per carità. La Chiesa italiana, assicura, si è mossa e per dimostrarlo sciorina tutta una serie di dati, misure, reti di referenti, offerte di numeri di telefono e e-mail che, secondo lui, faranno uscire «casi nuovi e del passato». Ma di una Commissione d’inchiesta che passi al setaccio archivi diocesani, parrocchiali, denunce, casi, trasferimenti sospetti, testimonianze di vittime, nemmeno l’ombra.
Che tutto questo sia irricevibile lo ha detto chiaro e tondo a Savona la Rete L’Abuso di Francesco Zanardi con una pec di diffida al vescovo locale (“Non pregate per noi!”) in cui, a nome delle vittime di preti della diocesi che mai sono state ascoltate, rispedisce al mittente «qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento», respingendo «sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate».
Qualsiasi iniziativa di preghiera legata all’iniziativa, non può che essere recepita «come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine», afferma la rete L’Abuso; «sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia».
Sarebbe triste dover sperare che una spinta efficace possa arrivare da Oltralpe, da Jean-Marc Sauvé, che il 9 dicembre incontrerà papa Francesco; «Tra le piste di lavoro che noi proponiamo – ha detto alla Radio RCF – ce ne sono alcune che riguardano la Conferenza dei vescovi, altre che riguardano gli istituti e le congregazioni religiose, ma ci sono anche delle misure che riguardano direttamente il Papa e la Santa Sede. E la visita a Roma ci permetterà di sottolineare una serie di questioni che senza alcun dubbio riguardano il Papa».
Noi riteniamo che se la Chiesa italiana vuole essere credibile sulla questione degli abusi, una commissione d’inchiesta indipendente sia imprescindibile e aggiungiamo che sarebbe auspicabile un’alleanza virtuosa tra vittime e media, tra vittime e giornalisti affidabili, di quelli che lavorano per dare voce proprio alle vittime, che cercano verità, cercano trasformazione e non sensazionalismo. Un’alleanza del genere potrebbe scuotere finalmente l’opinione pubblica cattolica, spesso intorpidita dagli episodici casi di cronaca, ma soprattutto diffidente quando si tratta di tirare dentro l’arena l’istituzione Chiesa. Per squarciare veli di ipocrisia e mostrare la nudità del re.
https://www.adista.it/articolo/67068?
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Papa Francesco “misogino dell’anno”
Ci sono molte cose buone da dire su questo papa. Quando, nel 2013, l’argentino di origine italiana si è trasferito in Vaticano, non si è comodamente sistemato nelle magnifiche stanze papali, ma nella residenza degli ospiti. Non indossa scarpe di pelle rossa e stole ricamate in stile barocco, ma sandali e la semplice tonaca papale bianca. Rifiuta in modo plateale il fasto e cerca la vicinanza del popolo. E usa la sua autorità per criticare il capitalismo, contro il razzismo e per salvare il clima (“Siamo i guardiani, non i padroni del mondo”).
È un vero peccato dunque che ci siano anche aspetti di tutt’altro segno. E non solo nei dettagli, ma nell’essenza. Questo papa è infatti anche il capo di un sistema di apartheid in cui le donne sono persone di serie B. Sulla base del loro sesso biologico, sono relegate al ruolo di serve dei pii padroni e a pulire i pavimenti della Chiesa. Sono escluse dall’amministrazione dei sacramenti e dall’ordinazione al sacerdozio, cioè dall’accesso autonomo a Dio, che è possibile esclusivamente attraverso i pii padroni.
Ancora nel XXI secolo, il Vaticano è la più antica ed ermetica associazione di uomini di questo mondo. In cui, non a caso, gli uomini che amano gli uomini si sentono particolarmente a loro agio. E questo papa fa in modo che continui a essere così. Con il disprezzo per le donne nascosto dietro la loro idealizzazione. E con la violenza sessuale a lungo ignorata.Questo papa non solo non sta combattendo i sistematici abusi su bambini e giovani (per non parlare delle donne), ma sta anche proteggendo i colpevoli e i complici. Solo in Francia, dagli anni Cinquanta si contano più di 300.000 vittime e circa 3.000 colpevoli. Oggi siamo nel XXI secolo e se qualcosa è stato fatto non è certo stato per una sua autonoma iniziativa: è stata la base a costringere Sua Santità a farlo.
Questo papa ignora le innumerevoli donne cattoliche impegnate nel mondo che lottano da decenni per il diritto di accedere al sacerdozio o almeno di diventare diacone. Dice loro paternalisticamente: “Un tale riduzionismo [come la richiesta del sacerdozio anche per le donne] ci porta a credere che alle donne verrebbe concesso uno status nella Chiesa e una maggiore partecipazione solo se fossero ammesse agli Ordini sacri”. E ancora: questo porterebbe “anche subdolamente a un impoverimento del loro indispensabile contributo”. Abbiamo capito, Santo Padre. Continueremo felicemente a lavorare per Madre Chiesa, diligentemente e anonimamente. Senza voce in capitolo, senza potere, senza ricompense. Tanto noi donne ci siamo abituate.
Questo papa inoltre non sta cercando di mitigare il conflitto sistemico sull’aborto, ma al contrario non fa che esacerbarlo. Sta diventando il capo dei sobillatori contro le donne che vivono una gravidanza indesiderata e coloro che si pongono al loro fianco.
Nell’udienza generale in piazza San Pietro il 10 ottobre 2018, il papa ha dichiarato che “il male nel mondo” deriva dal “disprezzo della vita”. E quale sarebbe questo male? Ma certo, l’aborto. Un “modo di pensare contraddittorio”, ha denunciato, permette oggi l’aborto persino “in nome della protezione di altri diritti”. Quali diritti? I nostri, naturalmente. Perché “non si può porre fine a una vita umana, anche piccola, per risolvere un problema. È come pagare un assassino per risolvere un problema”. Abbiamo capito bene? Le donne che abortiscono sarebbero assassine a pagamento!
Questa, Santo Padre, è semplicemente l’ultima goccia! Adesso basta!
Basta con il paternalismo nei confronti di metà dell’umanità. “Dio ama la vita”, Lei dice. Che cinismo, Santo Padre. Dovrebbe infatti sapere che, secondo le stime dell’Onu, 47.000 donne muoiono ogni anno nel mondo a causa di aborti illegali, e altre centinaia di migliaia subiscono danni irreparabili o rimangono infertili a vita. E Lei è uno dei maggiori responsabili di questi aborti illegali, a partire dalla demonizzazione della contraccezione.
Due donne su tre che abortiscono sono già madri; in molte parti del mondo spesso madri di numerosi bambini che riescono a malapena a nutrire. E voi osate accusare queste donne e noi europee di abortire perché siamo sedotte da “soldi, potere e successo”!
In verità se guardiamo più da vicino la Sua idea di donna, tutto ciò non è affatto sorprendente. Perché per Lei le donne non sono esseri umani completi, ma subumani. Dietro la sua idealizzazione della Madonna c’è una nuda misoginia. La sua predica in occasione della ricorrenza di Maria Santissima Madre di Dio del 1° gennaio 2021, per esempio, è un documento di apartheid. Se lei parlasse in modo così paternalistico e con quel tono di superiorità dei neri o degli ebrei, un grido di indignazione attraverserebbe il mondo.
Perché il nucleo del suo pensiero, come quello di tutti gli oscurantisti, è il disprezzo per le donne. Noi donne siamo “altro”, non siamo uguali nei diritti, ma solo di pari valore. E cosa ciò significa naturalmente lo decidete voi uomini. È così che sempre inizia la discriminazione contro un certo gruppo di persone: gli uni fanno di quel gruppo gli “altri”.
Nella citata predica Lei definisce le donne come “la carne più nobile del mondo” che “ci ha concepito e ci ha dato alla luce”, mentre oggi la maternità sarebbe umiliata “perché l’unica crescita che interessa è quella economica”. In altre parole, Lei gioca la carta della critica del capitalismo contro l’emancipazione delle donne. E insiste: “È compito della donna occuparsi della vita. La donna dimostra che il senso della vita non è continuare a produrre qualcosa, ma prendersi cura di ciò che c’è”.
Per essere un uomo, sembra che lei sappia molto bene quale sia il compito della donna! Ma che ne direbbe se gli uomini, soprattutto gli uomini di Chiesa, iniziassero a darsi da fare anche loro per salvare il mondo e proteggere la vita? Accudire e proteggere, invece di abusare e abbandonare? Lavare e stirare, invece di predicare dal pulpito arroganza e misoginia infagottati nei paramenti appena inamidati?
Santo Padre, non sono solo le femministe di EMMA e Maria 2.0[1] a trovare la sua idea della donna arcaica e scandalosa. Sono le donne di tutto il mondo a ribellarsi contro di essa. Un’idea di donna, la Sua, che porta con sé come conseguenza il fatto che siano proprio le donne cattoliche ad abortire più frequentemente. Semplicemente perché, grazie al Suo sistematico ignorare la violenza sessuale e demonizzare il piacere e la contraccezione, sono tra coloro che più spesso rimangono incinte involontariamente. E una donna che non vuole o non può avere un bambino abortisce. Non importa in cosa crede.
Quando è entrato in carica otto anni fa, Lei ha suscitato grandi speranze di riforme e di più umanità. Ci ha ingannato.
E come se tutto questo non bastasse, Lei propugna anche l’esorcismo. Nel 2014 ha salutato con soddisfazione la fondazione dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti perché, disse, “il diavolo nel XXI secolo esiste ancora. E dobbiamo imparare dalla Bibbia come combatterlo”.
Durante questi esorcismi, i sacerdoti cospargono il “posseduto” di acqua santa e mormorano preghiere. Può anche succedere che una delle vittime muoia. Come la studentessa tedesca Anneliese Michel nel 1976. Dopo 67 esorcismi in due mesi era arrivata a pesare 31 chili.
Oggi, anche grazie alla Sua propaganda, solo in Italia ci sono più di 200 esorcisti, circa 300 in Polonia, e l’arcidiocesi di Colonia ha un commissario ufficiale per gli esorcismi, il prelato Helmut Moll. Colonia? Il nome di questa città dovrebbe far suonare un campanello nelle Sue orecchie papali. Casi di abuso insabbiati, fedeli che abbandonano in massa la Chiesa, donne ribelli.
Ingiustamente egregio Papa Francesco, alla luce di tutto questo non sarà sorpreso se diciamo che, in base alla Sua colpa, Sua colpa, Sua grandissima colpa, siamo giunte alla conclusione che quasi nessuno nel mondo cristiano ha tanta responsabilità per la miseria delle donne e dei bambini quanto Lei. Per questo ha più che meritato il titolo “Sexist Man Alive”, uomo più misogino dell’anno.*
(traduzione dal tedesco di Cinzia Sciuto)
* Questo testo è apparso originariamente su EMMA.de.
[1] Si tratta di una associazione di donne cattoliche che si batte contro la misoginia nella Chiesa, ndr.
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Preti pedofili, «sono oltre 3mila». Arriva il rapporto bomba e la Chiesa francese trema
In Francia la Chiesa trema e si prepara ad accusare l’onda d’urto della imminente pubblicazione del mastodontico dossier sulla pedofilia, frutto di due anni e mezzo di lavoro da parte di una commissione indipendente (finanziata dall’episcopato).
Dalle carte esaminate sarebbero emersi tra 2.900 e 3.200 preti pedofili, per un periodo che va dal 1950 ad oggi, ha affermato Jean-Marc Sauvé, il presidente della commissione che indaga sugli abusi sessuali.
Una indiscrezione che testimonia la grande preoccupazione dell’episcopato d’Oltralpe per le conseguenze sulla immagine della Chiesa che potrebbero rivelarsi disastrose. Tema decisamente scottante e al centro di un lungo faccia-faccia tra Papa Francesco e i vertici dell’episcopato tre giorni fa.
«È una stima minima» basata sul censimento e sull’analisi incrociata degli archivi della Chiesa, della magistratura, della polizia giudiziaria e della stampa, così come sulle testimonianze raccolte dalla commissione, ha aggiunto Sauvè, l’autorevole magistrato e presidente dell’organismo che ha firmato il dossier di 2.500 pagine.
La cifra si riferisce a una popolazione totale di 115.000 tra sacerdoti e religiosi, conteggiata nel corso degli ultimi 70 anni. La Chiesa francese sotto la spinta dell’opinione pubblica tre anni fa aveva autorizzato l’apertura dei propri archivi dando modo ad un gruppo di esperti (giuristi, sociologi, storici) di ricostruire il quadro completo del fenomeno e aiutare a comparare la violenza sessuale nella Chiesa con quella individuata in altre istituzioni, per esempio le associazioni sportive, le scuole e le violenze maturate nell’ambito familiare.
Il fenomeno – Il lavoro della commissione si è spinto anche a formulare una serie di percorsi per arginare questa piaga. «Le vittime non sono facili da ascoltare, le storie che ci hanno raccontato sono spesso raccapriccianti, durissime, impensabili. Parlano di sesso, di abusi, di sacro, di morte. E’ stato davvero un ascolto sconvolgente per noi tutti» ha spiegato Antoine Garapon, uno dei membri della commissione. Tra giugno 2019 e ottobre 2020 sono state ascoltate 6.500 persone. Le vittime potrebbero essere state circa 10 mila.
La pubblicazione di questo rapporto – prevista per domani – fa affiorare il progressivo cammino di trasparenza intrapreso in questi anni da diverse conferenze episcopali (Francia, Austria, Germania, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Stati Uniti, Canada, Polonia). Un sentiero difficile ma considerato necessario da Papa Francesco. «Credo che i cattolici francesi ne saranno scioccati come tutti, anche se bisogna fare capire che non è una perversione specifica del clero cattolico» è stato il commento di monsignor Roland Minnerath, arcivescovo di Digione.
Contrariamente alle iniziative improntate alla trasparenza dei vescovi francesi o tedeschi quelle della Chiesa italiana finora sono state decisamente insufficienti. Secondo l’associazione Rete L’Abuso la Cei è ancora restia ad aprire i propri archivi e fare luce sui vescovi che in passato hanno insabbiato casi di abuso e protetto sacerdoti.
La scorsa settimana si è concluso un incontro internazionale in Svizzera tra decine di gruppi di vittime di tutta Europa. Da questa iniziativa partirà a breve una mozione al Consiglio d’Europa affinché i casi di abuso vengano affrontati a livello paneuropeo. In quel contesto è stato ricordato che in Italia l’argomento resta ancora tabù, persino sotto il profilo politico.In Parlamento – L’unica interrogazione parlamentare che sia mai stata fatta in materia risale al 2017 e ad oggi non ha mai avuto risposte. Venne promossa dal deputato grillino Mantero che chiedeva al premier, ai ministri dell’Interno, della Giustizia, degli Esteri quali iniziative volessero prendere per prevenire e reprimere il fenomeno.
Chiedeva, inoltre, di estendere l’obbligo del cosiddetto certificato antipedofilia per tutte le categorie oggi esenti che vengono a contatto con minori, compreso i sacerdoti. Inoltre domandava di avere elementi statistici sui procedimenti ancora pendenti nelle procure che vedono indagati o imputati ministri di culto, e di istituire un fondo per i risarcimenti a favore delle vittime.https://www.ilmessaggero.it/italia/chiesa_pedofilia_tremila_preti_cosa_dice_dossier-6235328.html
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POLONIA “I pedofili si trovano con maggiore probabilità nelle chiese e nelle famiglie tradizionali”
l’organizzazione polacca sameplusy.info ha lanciato in reazione alle campagne anti-lgbt e no-choice, una nuova campagna con manifesti appesi a camioncini con la frase “I pedofili si trovano con maggiore probabilità nelle chiese e nelle famiglie tradizionali”.
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Ogni quattro sospettati di pedofilia in Polonia uno è un prete, lo rivela la commissione statale
Quasi il 30% di tutti i reati sessuali contro i minori in Polonia sono legati ai rappresentanti del clero, lo rivela la Commissione statale sulla pedofilia nel suo primo rapporto.La commissione, che è stata istituita dal governo nel 2019, ha condiviso i risultati del suo lavoro il Lunedi in 250 pagine di carta .
Gli esperti hanno esaminato 349 casi di pedofilia durante questo periodo, con sacerdoti sospettati in circa 100 dei casi. Più di 50 di questi casi sono stati inoltrati alla Procura, afferma il rapporto.
La commissione ha anche criticato la Chiesa cattolica polacca per la sua riluttanza a collaborare con il governo sulla controversa questione.
“In paesi come l’Australia e gli Stati Uniti, i leader della chiesa hanno capito da tempo che affrontare la pedofilia e lavorare insieme alle autorità in questo settore è una questione di credibilità elementare delle loro istituzioni”, ma non è stato così in Polonia, il giornale dichiarato.
I materiali contenuti nel rapporto erano “spaventosi”, ma hanno solo dimostrato che la lotta contro questi “crimini efferati” deve continuare, ha affermato Blazej Kmieciak, presidente della commissione.
Ma non solo sacerdoti e sconosciuti sono stati accusati di molestie sui bambini, con alcuni reati attribuiti a familiari, genitori compresi, nel 35% dei casi, si legge nel rapporto. La maggioranza erano uomini (94%), ha aggiunto.
La maggior parte delle vittime aveva un’età compresa tra gli 11 ei 15 anni, ma erano molte anche tra i 3 ei 10 anni. Il bambino più piccolo a subire abusi sessuali tra i casi esaminati dalla commissione aveva appena un anno.
Il rapporto ha sottolineato il grave trauma psicologico subito dai bambini abusati sessualmente. Ha esortato a dare la priorità ai casi contro i pedofili da parte dei pubblici ministeri e ha raccomandato l’introduzione di una posizione speciale di “avvocato dei minori” per occuparsene.
La Polonia è un paese prevalentemente cattolico e la chiesa è tormentata da anni da accuse di abusi sessuali su minori. Nel 2019, la pressione pubblica l’ha costretta a pubblicare un rapporto che affermava di aver registrato quasi 400 casi di preti che hanno molestato 625 bambini dal 1990. Tuttavia, i nomi dei colpevoli sono rimasti segreti. Un documentario uscito lo stesso anno affermava che i preti pedofili non furono mai puniti per i loro peccati, ma furono solo trasferiti in un’altra parrocchia dove avrebbero potuto continuare il loro comportamento criminale.
https://www.rt.com/news/530345-poland-priest-pedophilia-church/
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Il Vaticano punisce vescovo polacco per aver coperto abusi, lui si candida a sindaco e viene eletto
Città del Vaticano – Mentre si sta avviando a conclusione l’indagine affidata dal Papa al cardinale Angelo Bagnasco per fare luce sulle supposte coperture ai preti pedofili del cardinale Dziwisz, nella cattolicissima Polonia, patria di San Giovanni Paolo II, un altro incredibile caso è spuntato fuori, dando altro filo da torcere a Roma. Si tratta dell’ex arcivescovo di Danzica, monsignor Leszek Slavoj Glodz già messo sotto indagine l’anno scorso dal Vaticano per sospette negligenze riguardo denunce di abusi fino alla richiesta di dimissioni con l’ammonizione a risiedere fuori del territorio della diocesi di Danzica e non partecipare più ad alcuna celebrazione liturgica in pubblico.
L’arcivescovo – che ha sempre negato con forza ogni addebito – per tutta risposta aveva presentato in obbedienza le dimissioni al Papa (subito accettate), trasferendosi subito in una altra provincia dove si è candidato a sindaco vincendo le elezioni a Piaski, un piccolo paesino situato nel nord-est della Polonia.
Danzica, la storia di monsignor Leszek Slavoj Glodz
Il prelato due settimane fa è stato eletto a maggioranza in barba al Codice di diritto canonico che vieta assolutamente ai vescovi di ricoprire cariche pubbliche statali che implicano la partecipazione all’esercizio del potere secolare. Una carica di fatto incompatibile con il suo status ecclesiale che apre di fatto un altro contenzioso con Roma. Le limitazioni all’attività del clero nella vita pubblica possono essere considerate solo sulla base del diritto canonico mentre per l’ordinamento polacco il clero gode degli stessi diritti e doveri dei cittadini laici, quindi può di fatto prendere parte attiva e passiva alla vita politica. Limitare i loro diritti, in pratica, sarebbe una violazione della Costituzione della Repubblica di Polonia e degli accordi internazionali ratificati. Insomma una bella grana.
La Nunziatura in Polonia il 29 marzo scorso aveva diffuso un comunicato che annunciava di aver completato la indagine canonica sulle vicende dell’arcivescovo Głódź, agendo secondo le disposizioni del Codice e del motu proprio di Papa Francesco “Vos estis lux mundi”. Ovviamente nessuno avrebbe mai immaginato un epilogo del genere. L’arcivescovo punito dal Vaticano per negligenze in fatto di abusi ora si ritrova sulla poltrona di primo cittadino.
Il caso di Glodz fa tornare alla mente la scomunica comminata a suo tempo – 2008 – ad un altro vescovo, Fernando Lugo che in Paragyay si mise alla guida di una coalizione di centro-sinistra e venne eletto presidente sbaragliando la blindatissima candidata del partito Colorado (di centro-destra). L’ex vescovo – nel frattempo sospeso a divinis dal Vaticano – aveva ottenuto il 40,82% mentre Blanca Ovelar si era fermata al 30,72%.
La Congregazione dei Vescovi all’epoca era guidata dal cardinale Re dovette intervenire subito con la sospensione “a divinis”. Nella lettera ufficiale inviata al vescovo si leggeva: «Considerando la sua intenzione a non rinunciare all’incarico espressa il giorno di Natale, con sincero dolore compio il mio dovere infliggendo a Sua eccellenza, la pena della sospensione ‘a divinis’, proibendole anche di esercitare tutte le funzioni inerenti all’ufficio episcopale».
https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_vescovo_abusi_sindaco_polonia_chi_e_cosa_e_successo_oggi_27_giugno_2021-6047902.html
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Abusi, pubblicato in Polonia il libro nero, dal 2018 al 2020 si calcolano oltre 300 vittime
Franca Giansoldati – Città del Vaticano – E’ semplicemente devastante l’ultimo rapporto sugli abusi sessuali sui minori pubblicato dalla Chiesa polacca sotto la spinta dell’opinione pubblica. Dalle carte esaminate si contano 292 religiosi – tra preti diocesani e frati – che avrebbero presumibilmente abusato di 368 giovani – ragazzi e ragazze – in un periodo che va dal 2018 al 2020.
Il rapporto è stato pubblicato oggi a Varsavia dopo mesi di polemiche e di resistenze interne. Si tratta di un passaggio significativo che arriva in un momento in cui il Vaticano sta indagando -in parallelo – sulle denunce di abusi e sulla insufficiente reazione alle denunce da parte di alcuni vescovi piuttosto in vista, tra cui anche il cardinale Stanislao Dziwisz, l’ex segretario particolare di San Giovanni Paolo II, divenuto poi arcivescovo di Cracovia.
Durante il periodo in cui ha gestito l’arcivescovado di Cracovia gli si attribuisce un comportamento negligente per la mancanza di difesa verso le vittime avendo fatto prevalere l’interesse delle istituzioni ecclesiali. Naturalmente è tutto da dimostrare tanto che il Papa per determinare come sono andate realmente le cose ha inviato in loco il cardinale Angelo Bagnasco, ex presidente della Cei ed ex presidente delle conferenze episcopali europee. In queste settimane Bagnasco ha raccolto diverse testimonianze giurate e ora dovrà redigere un rapporto destinato a Papa Francesco. In Polonia nessuno sa prevedere se e quando verrà pubblicato il dossier, anche se c’è chi teme che il documento sia destinato a restare segreto.
Il Vaticano in questi mesi è andato avanti a punire e chiedere le dimissioni di alcuni vescovi e arcivescovi polacchi per il modo negligente con il quale hanno affrontato gravi casi di pedofilia. In alcuni casi i vescovi sono stati interdetti dalle cerimonie pubbliche.
L’alto tasso di abusi riscontrato ha fatto lanciare l’allarme a monsignor Adam Zak, il responsabile incaricato di gestire e prevenire i casi di abuso. A suo parere è necessario arrivare ad una maggiore consapevolezza del problema e a una prevenzione più estesa, visto che il numero delle vittime emerse resta alto. La Chiesa polacca, per il periodo 1990-2018, avrebbe registrato 382 casi di pedofili che avrebbero abusato di 625 minori.
https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_vaticano_polonia_dziwisz_vittime_papa_francesco_episcopato_vescovi-6049660.html


