Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • In Irlanda il purgatorio della Chiesa dopo gli scandali di pedofilia (Video)

    In Irlanda il purgatorio della Chiesa dopo gli scandali di pedofilia (Video)

    Scuse tardive

    Dublino, agosto 2018. Per la prima volta papa Francesco si scusa pubblicamente per le atrocità commesse dai sacerdoti della Chiesa cattolica irlandese. Erano attesi 500 mila fedeli, se ne presentano solo 130 mila. Quarant’anni prima, per Giovanni Paolo secondo, erano un milione.

    L’Irlanda è il quinto paese europeo per numero di fedeli cattolici. La Chiesa è parte integrante della cultura del paese, e ne pervade anche i luoghi di potere. Storicamente gli irlandesi hanno riposto la loro fiducia e le loro scelte politiche nelle mani di quest’onnipotente istituzione. Ma a partire dal 2002 un susseguirsi di rapporti e inchieste mette in luce oltre 15 mila casi di abusi sessuali commessi da membri del clero fra gli anni Settanta e Novanta. Casi non recenti, quindi, eppure le scuse di papa Francesco non arrivano prima del 2018. Troppo tardi per molti. La sua è una visita che rimane controversa, gli irlandesi si sentono traditi.

    I Sopravvissuti

    Di fronte alle centinaia di suicidi provocati dalle violenze, coloro che sono riusciti a convivere con il trauma sono stati soprannominati “i Sopravvissuti”. Martin Gallagher è uno di loro. Ha subito abusi sessuali a 12 anni da Eugene Green, un sacerdote della parrocchia di Donegal, nel nord-ovest dell’Irlanda. Insieme a lui incontriamo Martin Ridge, ex ispettore di polizia, il primo ad aver raccolto la sua testimonianza.

    “Quando eravamo giovani e subivamo gli abusi – ricorda Gallagher – non c’era nessuno con cui potessimo parlare, di cui ci potessimo fidare. Di sicuro non i preti. Si sarebbero messi a ridere e ci avrebbero accusati di mentire. Non potevamo dirlo ai nostri genitori, perché sarebbero dovuti andare dal prete, che avrebbe fatto la stessa cosa. Non potevamo dirlo alle guardie, perché guardie, preti e insegnanti erano grandi amici fra di loro e si sostenevano a vicenda. Eravamo soli. Martin è arrivato e ha cominciato a indagare su Eugene Greene, e questo ha aperto un nuovo capitolo nella nostra vita, perché ci ha liberato almeno di tutta la pressione, l’ansia, la depressione, tutti i sentimenti negativi che ci eravamo tenuti dentro per anni. Il semplice fatto di parlare con Martin, sapere che finalmente qualcuno mi avrebbe aiutato, fin dal primo giorno mi ha tolto un enorme carico dalle spalle”.

    Nel 2008 Martin Ridge pubblica “Breaking the Silence”, un libro che ripercorre l’indagine da lui condotta sugli abusi commessi da Eugene Green fra gli anni Sessanta e Novanta. Ridge accusa la chiesa di aver scelto deliberatamente di non fare nulla per mettere fine agli abusi, nonostante le numerose denunce presentate nel corso degli anni contro il sacerdote. L’ex poliziotto è grato dell’esperienza fatta: “Sono contento di essere stato accanto a loro – afferma -, perché anche loro mi hanno educato, e stanno educando la società. Queste persone sono degli esperti, perché sanno di che cosa stanno parlando. Martin non ha bisogno della mia gratitudine, ma io gli sono molto grato, come lo è la gente per Martin e per le persone come lui. Grazie al cielo sta rimettendo in sesto la sua vita. E non è facile. Abbiamo tutti delle brutte giornate, e allora possiamo tornare a sentire quella paura e quel disprezzo. Dobbiamo fare attenzione, perché anche la rabbia può distruggerci. Ma forse è un bene aggrapparvisi in parte per rendersi conto di che cosa sta accadendo. Vorrei dire grazie a Martin e ripeterglielo mille volte”.

    “Era considerato un problema del prete, non del bambino”

    Quello di Martin non è un caso isolato. Sono migliaia i bambini che sarebbero stati vittime di abusi sessuali commessi per diversi decenni in Irlanda, il paese più colpito in Europa. In Belgio, Germania e Francia le denunce dal 2010 si contano a centinaia.

    La maggior parte delle vittime ha presentato denuncia a Dublino, la diocesi più grande del paese. Fra il 1975 e il 2004 dodici sacerdoti si sarebbero resi colpevoli di due terzi dei fatti denunciati nella capitale. Per lottare contro quelle che chiama “derive”, la diocesi ha istituito nel 2002 il servizio di protezione Child Safeguarding, accanto a un’agenzia gestita dallo Stato. Andrew Fagan, direttore e coordinatore di Child Safeguarding dal 2010, racconta: “Quando si è saputo che dei sacerdoti avevano commesso abusi su bambini, questo è stato inteso come un problema per il sacerdote, non come un problema per il bambino, o per altri bambini. E per molto tempo non è che la diocesi e le autorità non abbiano fatto nulla, hanno fatto delle cose, che però avevano tutte a che fare con il cercare di ‘guarire’ il prete e rimandarlo al suo posto, non si concentravano sui bambini, non davano la priorità alla sicurezza dei bambini. Anche se molte cose sono cambiate, non sono sicuro che sia cambiata la percezione. Penso che molti pensino ancora che sia un po’ rischioso permettere ai propri figli di partecipare alle attività della chiesa, quindi direi che molti genitori hanno deciso di prendere le distanze dalla chiesa”.

    Frank Reburn è un sacerdote della parrocchia di Glasnevin, situata nel nord della capitale. Come tutti i sacerdoti in Irlanda, ha dovuto passare un test psicologico prima di iniziare a esercitare in parrocchia. Frank ci descrive le direttive della diocesi sulla protezione dei bambini: “Negli incontri con i genitori, in preparazione dei bambini per un sacramento, per esempio la cresima o la comunione, spieghiamo ai genitori che attuiamo una politica di protezione dei bambini qui nella nostra parrocchia. Non lasciamo mai un adulto solo con un bambino, soprattutto qui, nella nostra parrocchia, nella nostra sacrestia, nessun adulto resta solo con un bambino. Quando ci sono bambini nei locali ci assicuriamo che se ne prenda cura qualcuno che è autorizzato dalle forze dell’ordine e che è stato formato. Inoltre, se vengono dei sacerdoti in visita, chiunque arrivi nella sacrestia deve firmare all’ingresso. E chiediamo anche ai genitori o a chi ha la responsabilità dei bambini di non lasciarli andare da soli in bagno. Devono restare nello spazio pubblico e assicurarsi che il bambino stia bene. È stato un capitolo orribile della storia della chiesa e delle nostre vite, un capitolo davvero orribile. Quindi sono estremamente motivato, e farò tutto ciò che è in mio potere per essere sicuro che a nessun bambino sia fatto del male in questa chiesa”.

    “Per me era normale, ci ero abituato”

    Se la Chiesa è costretta oggi a far penitenza, è anche grazie ad alcune rivelazioni clamorose. Come quella fatta da Darren McGavin, oggi quarantottenne, un altro sopravvissuto. Il suo aggressore, Tony Walsh, è attualmente in carcere per aver commesso stupri su più di 200 minori nel sobborgo di Ballyfermot, dove Darren è cresciuto in un contesto familiare violento. ​”Quando avevo sette anni e andavo a quella scuola, diventò parroco, è allora che prese l’abito talare – ricorda -. Era anche un sosia di Elvis Presley e partecipava a uno spettacolo che si chiamava ‘The All Priest Show’ che girava per il paese nelle sale, nei locali, e venivano pagati! Quindi tutti pensavano che fosse in gambissima, straordinario. E quando parlava dal pulpito del Signore Gesù Cristo, diceva: ‘Gesù è mio amico, io vi salverò’. Andò a casa mia e disse ai miei genitori che conosceva il loro sporco segreto: ‘So che stai picchiando quel bambino e tua moglie’. Quindi ora i miei genitori, anche se erano adulti, erano vulnerabili, e il sacerdote ce li aveva in tasca, perché conosceva il loro vergognoso segreto. Allora il sacerdote suggerì: ‘Porto via vostro figlio da quest’ambiente, perché gli avete fatto del male, si ribella e voi lo picchiate ancora di più, non sapete come gestirlo. Se viene con me posso insegnargli l’amore e può assistermi alla messa del mattino. Lo porteremo in bei posti, e voi respirerete un po”. Per una madre di cinque figli che danno fuori di matto, il marito che era raramente presente, e quando c’era la riempiva di botte, era l’ideale, pensava che il suo bambino fosse al sicuro. Ma che cosa pensereste se vi dicessi che quel ragazzino veniva legato su un tavolino da caffè? E mentre mi veniva detto che brucerò all’inferno per l’eternità, venivo stuprato con una candela accesa”.​

    A 11 anni, Darren vede un documentario sulla pedofilia. È allora che si rende conto che la sua relazione con il sacerdote non ha nulla di normale. Comincia allora a vedere una psichiatra infantile. La sua sola paura a quel punto è che durante il processo il giudice non creda alla sua testimonianza. Racconta: “La signora mi diede una bambola e mi disse: ‘Puoi farmi vedere che cosa è successo?’ E io risposi: ‘Vuole che infili il mio pene dentro la bambola davanti a lei?’. E lei: ‘Cosa?’. E io: ‘Be’, mi ha detto di farle vedere, allora vuole che strappi la bambola e la cavalchi?’ Lei continuò: ‘No, fammi solo vedere’. E io dissi: ‘Non capisco, mi dice di farlo, ma mi ha detto che è sbagliato. Perché vuole che faccia qualcosa che è sbagliato?’. Allora ammisero: ‘Ha senso, non ci è mai capitato prima’. Allora suggerii che io mi limitassi a raccontare quello che era accaduto. E mentre lo facevo, continuavo a passar loro fazzoletti, io che avevo dodici anni, e a chiedere: ‘Va tutto bene?’, perché li avevo traumatizzati. Per me era normale, perché ci ero abituato”.

    Il muro di gomma del Vaticano

    ​Oggi Darren è psicologo, e può così aiutare altre vittime. Lui stesso è sopravvissuto a cinque tentativi di suicidio, e fa parte del 10 per cento di vittime che hanno avuto il coraggio di rivolgersi alle autorità. Nel 2014, in un’intervista a Repubblica, papa Francesco disse che il numero di colpevoli in seno alla Chiesa era stimato intorno al 2 per cento, vescovi e cardinali compresi. Una cifra che però non coincide con quelle emerse nell’inchiesta condotta dal team giornalistico Spotlight del Boston Globe, in cui Richard Sipe, psichiatra e sacerdote in pensione, valuta il numero di preti pedofili al 6 per cento. Secondo Sipe un prete pedofilo abusa di 250 bambini in tutta la sua vita. Se così fosse, in Irlanda 280 sacerdoti avrebbero abusato di 70 mila vittime, e nell’intero continente europeo circa 11.200 clericali avrebbero approfittato di oltre 2 milioni e 800 mila vittime. E queste sarebbero le cifre che la Chiesa avrebbe cercato di insabbiare.

    Colm O’Gorman, un altro sopravvissuto, oggi direttore della sezione irlandese di Amnesty International, lotta ogni giorno per cercare di riparare i danni.​ “Il modo in cui si è comportata la Chiesa, l’ipocrisia e la corruzione in seno alla chiesa sono venute alla luce e questo ha portato gli irlandesi a respingere l’autorità morale della Chiesa. Ha portato alla fine del predominio politico della Chiesa cattolica qui in Irlanda. Per decenni il Vaticano ci ha chiamati bugiardi, ha detto che mentivamo, che ci inventavamo le cose, che era un complotto anti-cattolico, che non c’era nessun insabbiamento. E adesso il papa dice che l’insabbiamento c’è stato e noi dobbiamo pensare che è meraviglioso perché ammette la verità? Ma è il minimo!”, insorge.

    Anche Marie Collins è una dei Sopravvissuti, e ha creato una fondazione per aiutare i bambini che hanno subito abusi via internet o tecnologie mobili. Nel 2014 ha integrato la commissione creata dal pontefice per proteggere i minori e combattere gli abusi sessuali. Ma tre anni dopo si è dimessa, stanca di continuare a rimbalzare contro il muro di gomma del Vaticano, dice: “La commissione era composta di esperti esterni alla Chiesa, esperti in protezione dei minori provenienti da ogni settore e riuniti per consigliare il papa, per portare competenze dentro la Chiesa dall’esterno. E io accettai l’incarico perché, se la Chiesa era sincera nella sua volontà di cambiamento, pensai che fosse mio dovere contribuire. Ma dopo un paio d’anni mi resi conto che c’era un’enorme resistenza al cambiamento in Vaticano. Boicottavano il lavoro della commissione. Opponevano resistenza al lavoro della commissione. Noi elaboravamo raccomandazioni, il papa le approvava, ma poi non venivano messe in pratica. La Curia, il governo della chiesa, vedeva noi della commissione come persone esterne che interferivano nei suoi affari interni. L’importanza della protezione dei bambini era completamente ignorata, era più una questione di politica”.

    La decisione di Papa Francesco di parlare pubblicamente degli scandali mostra comunque che c’è un desiderio di maggiore trasparenza in seno al Vaticano. Ora denunce e testimonianze sugli abusi sessuali vengono trasferiti alle autorità civili, e la Chiesa deve rispettarne le decisioni.

    La Chiesa, un’istituzione in crisi in Irlanda

    Nel 2015 gli irlandesi hanno votato sì al referendum sul matrimonio gay e nel 2018 è stato revocato l’ottavo emendamento della costituzione per poter autorizzare il diritto all’aborto. Un paese all’80 per cento composto di cattolici ha votato a favore di due riforme che violano apertamente i dettami della Chiesa. La società irlandese resta legata alla sua cultura cattolica, ma ha preso le distanze dalla Chiesa in quanto istituzione. Una tendenza visibile in tutta Europa, l’unico continente dove la popolazione cattolica è diminuita negli ultimi anni.​ Lo stato d’animo di molti cattolici irlandesi è ben riassunto nelle parole di Marie Collins: “Conservo la mia fede, sì, conservo la mia fede e il mio credo. Ma l’istituzione della Chiesa ormai non significa più molto per me. Ho davvero perso ogni fiducia nell’istituzione ecclesiastica. Ho ancora un rapporto con Dio e prego ancora, e mi considero ancora cattolica”.

    Nel frattempo l’Irlanda ha cominciato a cercare di curare le ferite lasciate da decenni di abusi e a proteggere meglio i bambini, senza aspettare che sia la Chiesa a risolvere il problema. Un’importante lezione per altri paesi, come l’Australia, la Francia, la Polonia o gli Stati Uniti, dove gli scandali cominciano a emergere.

    https://it.euronews.com/2020/11/27/in-irlanda-il-purgatorio-della-chiesa-dopo-gli-scandali-di-pedofilia

  • Pedofilia: si aggrava la posizione del card. Dziwisz. La Chiesa polacca auspica un’indagine vaticana

    Pedofilia: si aggrava la posizione del card. Dziwisz. La Chiesa polacca auspica un’indagine vaticana

    40453 CRACOVIA-ADISTA. Che il card. Stanislaw Dziwisz, già segretario particolare per 27 anni di papa Wojtyla – ruolo che ricopriva di fatto già dal 1966, quando Wojtyla era arcivescovo di Cracovia – e in seguito egli stesso arcivescovo di Cracovia dal 2005 al 2016, fosse pesantemente coinvolto in casi di copertura di abusi sessuali perpetrati dal clero era già venuto alla luce (v. Adista Notizie n. 37/20); ora sul cardinale 81enne emergono accuse raccapriccianti, come quella secondo cui avrebbe accordato il proprio silenzio in cambio di denaro. È quanto emerge, in concomitanza con la pubblicazione del rapporto McCarrick (v. qui), in un documentario trasmesso dalla televisione polacca TVN24 (“Don Stanislaw, l’altra faccia del cardinale Dziwisz”), che mette in luce come, durante il pontificato di Wojtyla, abbia occultato, oltre a casi nazionali di pedofilia, anche informazioni relative a casi di portata internazionale, come quello dello stesso McCarrick e quello di un altro grande amico di Wojtyla, il fondatore dei Legionari di Cristo Marcial Maciel Degollado, e spesso in cambio di grandi somme di denaro. A fronte di queste accuse, il presidente della Conferenza episcopale polacca mons. Stanislaw Gadecki ha auspicato la creazione di una commissione d’inchiesta da parte della Santa Sede, che chiarisca i«dubbi» intorno alla figura del cardinale. Qualcosa di molto più decisivo e grave rispetto a quanto proposto dallo stesso Dziwisz il quale, sempre dichiaratosi innocente, dopo la trasmissione del documentario aveva rilevato la necessità di istituire una commissione indipendente sul comportamento della Chiesa riguardo alle questioni affrontate: «Non lo faccio per nascondere la verità, ma per sviscerare scrupolosamente i fatti», ha detto. «I bambini e i giovani non devono mai più subire le ingiustizie avvenute nel passato».

    Se da un lato le responsabilità di Dziwisz potrebbero essere davvero pesantissime, dall’altro bisogna però mettere nel conto il fatto che, addossando tutte le colpe dell’insabbiamento di casi di pedofilia al segretario – quando probabilmente c’era anche un “entourage polacco” a mantenere il silenzio – si sta cercando, da parte della Chiesa, di salvare la figura di san Karol Wojtyla, che ha difeso, frequentato, apprezzato e promosso figure poi totalmente screditate come, appunto, quella del cardinale McCarrick e quella di Maciel, sulle accuse nei confronti dei quali era peraltro ampiamente informato e che ha ignorato, considerandole mere dicerie. Sul caso di Maciel, ad esempio, occorre ricordare che le prime indagini approfondite e fondate, che ricostruivano diversi decenni di accuse, erano emerse grazie ai giornalisti statunitensi Jason Berry e Gerald Renner già nel 1997, e che il fondatore dei Legionari non fu punito che nel 2006, quando Benedetto XVI gli impose una vita nel silenzio e nel pentimento. Senza parlare, poi, del caso del card. Hans Hermann Groër, arcivescovo di Vienna dal 1986 al 1995, responsabile di abusi su minori, anche lui promosso cardinale da Wojtyla nel 1988.

    «Non era affar mio»

    Secondo quanto riporta il sito della Rete l’Abuso di Francesco Zanardi, da sempre impegnato nella lotta alla pedofilia nella Chiesa, nel documentario polacco alcuni testimoni, intervistati, hanno confermato che Dziwisz aveva legami con i Legionari di Cristo e con McCarrick. Tra di essi, Janusz Szymik, vittima di abusi per molti anni del prete pedofilo Jan Wodniak, che rivela di essersi più volte rivolto al cardinale nel 2012, quando era arcivescovo di Cracovia, per denunciare le violenze che aveva subito per cinque anni, tra il 1984 e il 1989, senza tuttavia averne mai una risposta. Secondo quanto riporta il National Catholic Reporter (Ncr) (3/11), anche Fr. Tadeusz Isakowicz-Zaleski, prete di Cracovia e fondatore di una conosciutissima fondazione per disabili psichici e fisici, dichiara di aver consegnato una lettera al cardinale in merito a quello stesso sacerdote pedofilo, ma questi, nell’intervista che TVN24 gli ha fatto il 20 ottobre scorso, afferma di «non ricordare conversazioni in merito» e che la questione non era di sua competenza, in quanto il prete accusato non apparteneva alla diocesi di Cracovia ma a quella di Bielsko-Zywiec; «Non posso avere sulla coscienza – ha detto Dziwisz – di non avere aiutato quando qualcuno ha chiesto il mio sostegno, è impossibile. Se avessi avuto tutti i dettagli avrei reagito, anche se non ne avevo il diritto visto che si trattava di un’altra diocesi». Ma Isakowicz-Zaleski, sentito dal Ncr, lo ha smentito, asserendo che invece Dziwicz era responsabile del caso della vittima Szymik, in quanto vescovo metropolitano della regione che includeva la diocesi dove effettivamente era avvenuto l’abuso: «Ovviamente il cardinale avrebbe potuto e dovuto reagire, era lui il vescovo metropolitano; non capisce che il silenzio e l’insabbiamento che erano possibili 30 anni fa oggi non funzionano più». In Polonia il fenomeno della pedofilia perpetrata dal clero si è rivelato di portata enorme, tanto che, informa la Rete L’Abuso, Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, ha fatto appello alla Santa Sede per l’avvio di procedure contro i vescovi insabbiatori. Lo scorso anno la Chiesa polacca aveva dichiarato che negli ultimi 30 anni quasi 400 erano i membri del clero responsabili di abusi sessuali nei confronti di minori. Secondo quanto riporta l’autore del documentario, il giornalista polacco Marcin Gutowski, Dziwisz si è sempre negato e non ha mai voluto rispondere alle domande, ma è più che evidente che il rapporto McCarrick offre informazioni preziose rispetto al ruolo svolto da Dziwisz nella gestione del caso del cardinale americano, che ha potuto cavalcare trionfalmente attraverso più pontificati anche grazie alla “complicità” del segretario di Wojtyla. Nell’intervista del 20 ottobre alla tv polacca, riporta il Ncr, Dziwisz ha negato che Giovanni Paolo II avesse alcuna conoscenza dei crimini commessi da Maciel, e anzi, «quando le cose hanno cominciato a emergere – ha detto – ho chiesto a uno degli associati di Maciel se ne sapeva qualcosa; mi rispose che nessuno tra i Legionari ne aveva mai sentito parlare».

    Nel frattempo, il Vaticano ha annunciato sanzioni contro un altro cardinale polacco, il 97enne Henryk Gulbinowicz, arcivescovo di Wroclaw dal 1976 al 2004, elevato alla porpora cardinalizia da Wojtyla nel 1985, il quale fu un informatore segreto della polizia e del quale sono emerse gravi responsabilità in merito ad abusi sessuali, tanto che gli è stato vietato di esercitare il ministero e di usare i simboli episcopali.

    https://www.adista.it/articolo/64481

  • Papa Francesco risponde al rapporto McCarrick con il voto di porre fine agli abusi sessuali

    Papa Francesco risponde al rapporto McCarrick con il voto di porre fine agli abusi sessuali

    ROMA – Papa Francesco ha promesso mercoledì di “sradicare” il male degli abusi sessuali dalla Chiesa cattolica, un giorno dopo un’indagine sul caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick che ha continuato a fallire nel suo pontificato.

    Il rapporto di 449 pagine del Vaticano si è concentrato principalmente sugli anni critici per l’ascesa di McCarrick, quando Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo di Washington nonostante fosse stato avvertito della sua cattiva condotta sessuale.

    Ma il rapporto ha anche rivelato come i luogotenenti vicini a Francesco abbiano mostrato scarso interesse a seguire gli indizi sulla cattiva condotta di McCarrick. Quando hanno informato il papa, hanno ignorato le accuse, descrivendole come qualcosa di “pettegolezzo” o risolto.

    Nella sua trasparenza, il rapporto è un momento rivoluzionario nel papato di Francesco, documentando l’impunità e l’insabbiamento con il tipo di dettagli che i sostenitori e le vittime di abusi chiedevano da tempo. Ma il rapporto confonde anche il quadro per i cattolici di quanto efficacemente Francesco ei suoi consiglieri possano rispondere al flagello più ampio.

    I risultati del rapporto hanno rafforzato le divisioni ideologiche all’interno della chiesa. Alcuni conservatori anti-Francesco lamentano che il documento minimizza la sua colpevolezza. Coloro che generalmente sostengono Francesco dicono che il pontefice ha il merito di aver autorizzato l’indagine due anni fa, e che il rapporto era corretto per puntare i riflettori sui pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, quando McCarrick stava scalando i ranghi della chiesa.

    Quando Francesco è diventato papa, nel 2013, McCarrick si era ritirato da arcivescovo di Washington sotto pressioni segrete, ma conservava un alto profilo come diplomatico della chiesa auto-nominato. Francesco è descritto nel rapporto mentre si muove contro McCarrick – e alla fine, lo scoraggia – una volta che è venuta alla luce la prima accusa credibile di abuso contro un minore, al contrario di un sacerdote o di un seminarista.

    Prima di allora, dice il rapporto, Francis “non è mai stato informato da nessuno che McCarrick aveva abusato o aggredito sessualmente qualcuno, indipendentemente dall’età”.

    In due occasioni – nel 2013 e di nuovo tra il 2014 e il 2016 – l’allora arcivescovo Angelo Becciu ha riferito a Francesco di “vecchie accuse” relative a McCarrick. Francis, che è stato intervistato dagli investigatori della chiesa, ha ricordato di aver sentito da Becciu che “era ‘qualcosa del lontano passato’ che era stato ‘pettegolato”. “

    Secondo il rapporto, Francis presumeva che qualsiasi accusa contro McCarrick dovesse essere infondata, perché Giovanni Paolo II era così “moralmente severo” che non avrebbe altrimenti promosso McCarrick a Washington.

    Sempre nel 2016, il cardinale Pietro Parolin – segretario di stato vaticano – disse a Francesco che McCarrick era “spettegolato” riguardo alla passata condotta scorretta con gli adulti e che l’organizzazione vaticana che sovrintendeva i vescovi, sotto Benedetto XVI, aveva chiesto a McCarrick di condurre una vita più riservata .

    “Forse McCarrick potrebbe ancora fare qualcosa di utile”, ha detto Parolin ricordava Francis allora, secondo il rapporto.

    Kathleen Sprows Cummings, direttrice del Cushwa Center for the Study of American Catholicism presso l’Università di Notre Dame, ha affermato che l’assunto di Francesco secondo cui i suoi predecessori avevano affrontato la questione “è il cuore del problema”.

    “I cattolici hanno questa fiducia che i responsabili abbiano fatto il loro lavoro”, ha detto. “Nessuno l’ha fatto.”

    Uno dei luogotenenti più fidati di Francesco, il cardinale Marc Ouellet del Canada, anni prima aveva ricevuto avvertimenti espliciti su McCarrick, inclusa una lettera che descriveva McCarrick come un “predatore sessuale”. Ouellet è stato anche avvertito dall’allora ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, che c’erano numerose accuse contro McCarrick. Ma Viganò, secondo il rapporto, non ha approfondito le accuse quando Ouellet ha chiesto. E Ouellet sembrava non approfondire ulteriormente la questione e ha ritenuto che non valesse la pena portarlo a Francis, perché era “incompleto”.

    “Qualsiasi cosa che coinvolga un minore sarebbe molto grave”, ha detto Ouellet agli investigatori. “Ma non avevamo niente del genere che io ricordi. Se pensassi che ha un passato che potrebbe riguardare un minore, ovviamente lo direi [al Papa]. Renderebbe il livello di importanza completamente diverso. “

    Ouellet non ha risposto mercoledì a un’e-mail in cerca di commenti.

    Francesco Zanardi, un italiano sopravvissuto ad abusi e presidente di Rete L’ABUSO, ha affermato che “l’abuso sessuale e l’abuso di potere coesistono”.

    Francesco, secondo la maggior parte degli osservatori vaticani, è arrivato ad apprezzare la gravità degli abusi da parte di chierici affermati contro i giovani adulti, e l’anno scorso ha menzionato specificamente gli adulti quando ha emesso un nuovo decreto della chiesa che richiede a sacerdoti e suore di denunciare gli abusi ai loro superiori .

    Ma alcuni dicono che la chiesa sotto Francesco abbia lottato su altri fronti, anche dopo che il papa l’anno scorso ha convocato vescovi da tutto il mondo per discutere della crisi degli abusi e ha promesso una maggiore trasparenza .

    Massimo Faggioli, professore di teologia e studi religiosi all’Università di Villanova, ha osservato che i vescovi vengono valutati e presi in considerazione per promozioni a porte chiuse. E quando vengono rimossi dal loro lavoro per sospetto di abuso sessuale, il Vaticano prende atto della transazione ma non fornisce una motivazione.

    Il caso di McCarrick era di alto profilo e ha ricevuto un trattamento speciale, ha detto Faggioli. “Ma quanti vescovi in ​​questi ultimi 7 anni e mezzo sono stati tranquillamente licenziati dal Vaticano?”

    https://www.washingtonpost.com/world/pope-francis-mccarrick-report/2020/11/11/fdcf3ffc-2421-11eb-9c4a-0dc6242c4814_story.html
  • Bufera sul cardinale Dziwisz, l’episcopato polacco chiede al Vaticano una commissione di inchiesta

    Bufera sul cardinale Dziwisz, l’episcopato polacco chiede al Vaticano una commissione di inchiesta

    Città del Vaticano – Stavolta il rischio è di arrivare a contaminare persino l’immagine di un santo, Giovanni Paolo II. Il presidente della Conferenza episcopale polacca si è detto favorevole a che la Santa Sede possa istituire una commissione indipendente per chiarire il ruolo dell’ex segretario personale di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dziwisz, da tempo fortemente sospettato di aver nascosto, insabbiato, eluso denunce di pedofilia a vari livelli nella Chiesa. Le accuse nei suoi confronti sono pesanti.

    La dichiarazione dell’arcivescovo Stanislaw Gadecki arriva il giorno in cui il Vaticano renderà noti i risultati di una tanto attesa indagine interna sulla carriera dell’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick, punito solo nel 2019 dopo le accuse di abusi sessuali. Il dossier dovrebbe finalmente chiarire chi lo ha aiutato e coperto in tutti questi anni facendolo diventare prima vescovo, poi arcivescovo e, infine, cardinale, attraversando indenne tre pontificati nonostante le voci e le denunce nei suoi confronti.

    L’arcivescovo Gadecki ha parlato della necessità di una commissione di inchiesta alla tv polacca TVN24, ponendo diverse domande sull’atteggiamento del cardinale Dziwisz, 81 anni, sospettato di nascondere al Papa gli abusi sessuali dei sacerdoti in tutto il mondo, compresi gli affari di McCarrick o della Legione di Cristo, così come gli affari pedofili nella Chiesa polacca.

    Secondo l’autore del rapporto, il giornalista polacco Marcin Gutowski, il cardinale non ha mai trovato il tempo di incontrarlo e di rispondere alle sue tante domande. Secondo TVN24, il servizio del Vaticano sull’ex cardinale McCarrick potrebbe aiutare a comprendere meglio il ruolo svolto da Dziwisz durante gli anni trascorsi vicino a Giovanni Paolo II in Vaticano e successivamente come arcivescovo di Cracovia. Resta da mettere a fuoco anche il suo ruolo nell’insabbiare la vicenda scabrosa di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, abusatore seriale, corruttore e mai punito dalla Chiesa per i suoi legami con diversi amici in curia.

    Venerdì scorso il Vaticano ha annunciato sanzioni contro un cardinale polacco di 97 anni, Henryk Gulbinowicz, a cui è stato vietato di esercitare il suo ministero e di usare i simboli vescovili a seguito di un’indagine su presunti abusi sessuali.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_chiesa_abusi_maciel_dziwisz_polonia_papa_francesco_vittime_legionari_cristo_vaticano-5577355.html

  • Polonia, Francesco punisce il cardinale Gulbinovicz insabbiatore e gay, mentre Dziwisz difende Wojtyla

    Polonia, Francesco punisce il cardinale Gulbinovicz insabbiatore e gay, mentre Dziwisz difende Wojtyla

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – In Polonia – patria di San Giovanni Paolo II – sta saltando il formidabile tappo delle coperture che i vertici della Chiesa polacca hanno fornito per anni a tanti preti pedofili, spesso spostati da una parrocchia all’altra, ignorando puntualmente le denunce delle vittime. Dopo una indagine interna il Vaticano, attraverso la nunziatura di Varsavia, ha comunicato le punizioni per il cardinale Henryk Gulbinowicz. Come spiega il gesuita polacco Erik Gumulak, in un articolo su Vatican News, è responsabile di atti omosessuali, abusi e di avere collaborato con la polizia sotto la dittatura comunista. Probabilmente era ricattato per le sue attività omosessuali.

    Francesco gli ha imposto il divieto di partecipare a qualsiasi celebrazione o riunione pubblica, di usare le insegne vescovili, di essere sepolto in cattedrale (nel caso morisse, visto che ha 97 anni). Inoltre gli è stato imposto di devolvere un’adeguata somma di denaro come donazione per le attività della Fondazione San Giuseppe, istituita dalla Conferenza Episcopale Polacca per sostenere le attività della Chiesa a favore delle vittime di abusi sessuali, per la loro assistenza psicologica e la prevenzione e l’educazione delle persone responsabili della protezione dei minori.

    Un passaggio del genere da parte di Papa Francesco costituisce un segnale importante per una delle Chiese più importanti d’Europa, patria di San Giovanni Paolo II, dove vive anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, influente ex segretario personale di Wojtyla, anch’egli finito sotto i riflettori per una serie di accuse relative all’insabbiamento di abusi.

    Accuse che però Dziwisz, in una intervista a TVN24, non solo nega con tutte le forze ma rimanda a chi gestiva all’epoca la Segreteria di Stato, vale a dire il cardinale Sodano. Non solo. In questo modo Dziwisz ha negato che Giovanni Paolo II fosse a conoscenza dei crimini commessi da Marcial Maciel Degollado, criminale e abusatore seriale di bambini, nonché fondatore dei Legionari di Cristo.

    Il caso di insabbiamento che, invece, viene imputato a Dziwisz, all’epoca in cui gestiva la diocesi di Cracovia – dal 2005 al 2016 – è di non avere dato seguito alla lettera di una vittima, Janusz Szymik, abusata da un sacerdote, padre Jan Wodniak. Dziwisz afferma di non avere mai avuto questa lettera anche se un prete di Cracovia conferma di avergliela consegnata nelle mani  nel 2012.

    «Non ricordo conversazioni in merito», ha detto Dziwisz a TVN24, spiegando che la questione non poteva riguardarlo, poiché Wosniak non apparteneva all’arcidiocesi di Cracovia, ma alla vicina diocesi di Bielsko-Zywiec. «Non posso avere sulla coscienza un fatto che non conosco. Anzi. E’ impossibile. Se avessi saputo tutti i dettagli, avrei reagito, anche se non avrei avuto il diritto di farlo perché si trattava di una diocesi diversa dalla mia».

    L’accusa di Isakowicz-Zaleski contro Dziwisz sta attirando l’attenzione di tutta l’opinione pubblica polacca poiché il sacerdote è il fondatore della Fondazione Fratel Alberto, uno dei più grandi gruppi no profit del Paese che aiuta i disabili fisici o mentali.

    Dziwisz già segretario di Giovanni Paolo II dal 1978 al 2005 nega anche che sia mai stato a conoscenza del caso di Marcial Maciel Degollado (il fondatore dei Legionari di Cristo morto negli Usa nel 2008, senza avere avuto in Vaticano nessun processo, solo la sanzione di non poter esercitare il suo ministero in pubblico e di ritirarsi a vita privata).

    Le prime denunce sui crimini di Maciel arrivarono in Vaticano verso la metà degli anni Novanta. Dziwisz ha ripetuto che Giovanni Paolo II «non ha mai nascosto nulla, non ha mai coperto tali questioni».

    «Quando queste cose cominciarono a venire fuori, chiesi a uno dei collaboratori di Maciel se ne fosse a conoscenza; egli rispose che nessuno dei Legionari ne aveva sentito parlare. Ho sentito dire che in questa vicenda la colpa è di Giovanni Paolo II o mia, ma posso dire che mentre ero in Vaticano non ne ho mai sentito parlare».

    Dziwisz ha smentito anche di avere mai ascoltato voci sulle condotte di due cardinali pedofili, l’americano Theodore McCarrick – al quale Francesco ha tolto la porpora due anni fa – e l’austriaco Hans Groër, morto in un convento senza alcuna punizione da parte della Santa Sede. Sia McCarrick che Groër erano stati nominati da Giovanni Paolo II.

    A questo punto Dziwisz sembra scaricare le responsabilità su Sodano che all’epoca dei fatti gestiva la Segreteria di Stato: «Non credo che queste siano domande per me, perché non sono stato io. Queste cose accadevano in Segreteria di Stato. Giovanni Paolo II non aveva paura di tali questioni», ha detto il cardinale.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/wojtyla_gay_omosessuali_polonia_vittime_molestie_cardinale_gulbinovicz_dziwisz_stanislao-5570177.html

  • «È più grave l’aborto o un atto di pedofilia?»: bufera a Macerata per l’omelia. Il vescovo difende don Andrea – VIDEO

    «È più grave l’aborto o un atto di pedofilia?»: bufera a Macerata per l’omelia. Il vescovo difende don Andrea – VIDEO

    – MACERATA – «L’aborto è il più grande degli scempi; è più grave l’aborto o un atto di pedofilia?». Una frase che non è passata inosservata e che ha suscitato polemiche e indignazione, definita da qualcuno da Medioevo, subito stigmatizzata da Sinistra Italiana. A pronunciarla è stato don Andrea Leonesi, vicario del vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, durante l’omelia dello scorso 27 ottobre presso la chiesa dell’Immacolata.

  • Pedofilia nella Chiesa, adesso lo scandalo coinvolge il segretario di Papa Giovanni Paolo II

    Pedofilia nella Chiesa, adesso lo scandalo coinvolge il segretario di Papa Giovanni Paolo II

    Lo scandalo degli abusi sui minori nella chiesa polacca ora coinvolge anche la figura del segretario di Papa Giovanni Paolo II. Il cardinale Stanislaw Dziwisz, infatti, avrebbe ricevuto nel 2012 più di una segnalazione sugli stupri ai danni di minori, ma avrebbe insabbiato tutto. Nel 2019 la Chiesa polacca ha dichiarato che negli ultimi 30 anni sono stati registrati abusi da circa 400 esponenti del clero.

    Lo scandalo pedofilia nella Chiesa polacca vede ora tra gli accusati anche lo storico segretario di Papa Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislaw Dziwisz. Ad accusarlo è Janusz Szymik, vittima di abusi per molti anni. Le molestie sarebbero state opera del sacerdote Jan Wodniak. La vittima ha riferito di aver scritto al cardinale più volte nel 2012, quando era titolare della diocesi di Cracovia, per denunciare le violenze subite tra il 1984 e il 1989. Non ebbe mai risposta, però. “Il cardinale Dziwisw avrebbe potuto denunciare l’intera faccenda al Vaticano, ma non lo fece” ha dichiarato a Ncr l’avvocato canonico Piotr Szelag.

    In Polonia sono stati tantissimi i casi denunciati che però non hanno mai visto una vera risoluzione in termini di giustizia. Il fenomeno è talmente grave che Gniezno Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, si è appellato alla Santa Sede (in particolare a Papa Francesco) per chiedere di avviare procedure contro i vescovi insabbiatori. Si tratta di una richiesta che ha fatto scalpore perché diretta testimonianza del fatto che esistono complici indiretti degli abusi già all’interno della Chiesa.

    Non solo l’Episcopato, anche i fedeli si appellano a Bergoglio per una soluzione: 635 persone hanno inviato un appello che diverse testate nel mondo hanno poi pubblicato. Nel 2019, il Papa a seguito di un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano, ha reso obbligatorio in una lettera apostolica che i preti riferissero casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti, ma da allora non molto sembra essere cambiato. Nel marzo del 2019 la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori. Molti più casi non sono ancora stati denunciati e tanti altri non lo saranno mai: si tratta, quindi, di un fenomeno sommerso la cui rilevanza è di dimensioni inimmaginabili se i soli casi dichiarati in 30 anni colpiscono circa 400 esponenti del mondo ecclesiastico.

    https://www.fanpage.it/attualita/pedofilia-nella-chiesa-adesso-lo-scandalo-coinvolge-anche-il-segretario-di-papa-giovanni-paolo-ii/

  • Vi dà fastidio anche Meter? La frase shock di don Alessio Magoga alle vittime dei preti pedofili

    Vi dà fastidio anche Meter? La frase shock di don Alessio Magoga alle vittime dei preti pedofili

    Cinque parole e quel “anche” di troppo che non lascia dubbi su quale sia la posizione di don Alessio Magoga, direttore del giornale L’AZIONE e dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Vittorio Veneto.

    È proprio gente come don Magoga a far sì che ci si domandi a chi lasciamo in mano i nostri figli, a chiedersi quale educazione possano mai avere da uomini di chiesa come lui e ancor peggio, quale è il livello di tutela quando li affidiamo nelle loro mani.

    Quell’infelice “Vi dà fastidio anche Meter?” detto da un prete ad una associazione di vittime di preti pedofili, esterna tutta l’irritazione sul fatto che chi ha subito un crimine così efferato da parte del clero, sia per lo stesso solamente irritante nel reclamare legittima giustizia.

    Purtroppo ci sono tanti don Alessio Magoga, basta ricordare le dichiarazioni di don Gino Flaim, di Padre Benedict Groeschel e via dicendo.

    L’infelice affermazione di don Alessio Magoga arriva a seguito di un articolo nel quale la Rete L’ABUSO sottolineava la strumentalizzazione da parte dell’associazione METER, riguardo ai dati della pedofilia online, utilizzati sulla pelle delle stesse vittime, come uno specchietto per le allodole per minimizzare sul problema dei preti pedofili.

    Un atteggiamento che per la chiesa è diventato una triste abitudine, basti vedere quello che le gerarchie cattoliche stanno facendo in Polonia, dove a fronte dello scandalo che come in tutto il mondo sta facendo emergere anche li, i crimini e gli insabbiamenti del clero a danno di minori, la chiesa, anziché fare pulizia e chiarezza sui propri crimini, ha dato vita ad un altro specchietto per le allodole, la crociata contro l’omosessualità, da sempre per la chiesa, un crimine ben più grave che lo stupro sistematico di minori.

    Il dato davvero triste che insistentemente emerge, è che malgrado i sacerdoti non siano tutti pedofili, oltre all’impossibilità di documentarne almeno uno che per amore dei minori abbia mai denunciato un collega pedofilo, troppo spesso li troviamo compatti solo contro chi ha subito molestie e reclama giustizia, mai in favore delle vittime o quanto meno nell’esigere pulizia in quella chiesa che li vede suoi ministri.

    Redazione Web
    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2020/09/22/abusi-sui-neonati-e-19-milioni-di-pedofili-in-europa-come-meter-onlus-strumentalizza-ad-hoc-i-dati/

  • Don Isakowicz-Zaleski pubblica due lettere che espongono pedofilia e omosessualità tra il clero polacco e mette alle strette il Cardinale Dziwisz

    Don Isakowicz-Zaleski pubblica due lettere che espongono pedofilia e omosessualità tra il clero polacco e mette alle strette il Cardinale Dziwisz

    Don Tadeusz Isakowicz-Zaleski [*], dopo i suoi libri, ora ha pubblicato sulla sua pagina Facebook due lettere scioccanti, che oltre a svelare casi di preti polacchi pedofili e smascherare anche una dozzina di altri eminenti ecclesiastici omosessuali, maltrattatori e collaboratori del SB (il Servizio di sicurezza, la polizia segreta della Repubblica Popolare di Polonia fino alla fine del regime comunista nel 1989), dimostra l’insabbiamento nell’Arcidiocesi di Cracovia. Anche se non si conoscono i nomi di preti e parrocchie omessi nella pubblicazione (tranne quelli già ampiamente noti), il fatto rappresenta un vero libro nero.

    Raccontando alla Radio Wnet della lettera che ha scritto al Cardinale Stanisław Dziwisz, sostenendo la necessità di cambiare la mentalità del clero e la necessità che sacerdoti e laici agiscano insieme, Don Tadeusz Isakowicz-Zaleski ha detto: “In materia di pedofilia, la Chiesa polacca ignora le linee guida di tre papi successivi”. Parlando dei collegamenti di alcuni sacerdoti polacchi con il Servizio di sicurezza comunista ha dichiarato: “Mi sono impegnato a fornire al Cardinale tutti i documenti dell’Istituto della Memoria Nazionale e il materiale dei lettori. Sfortunatamente, questo non ha reagito, quindi ho deciso di rendere pubblica la lettera. Ovviamente ho omesso tutti i nomi”. Aggiunge che l’ex Arcivescovo metropolita di Cracovia gli ha detto di aver perso la lettera. Poi gli ha chiesto di non inserire informazioni sulle relazioni omosessuali tra il clero nel libro “Sacerdoti contro il Servizio di sicurezza”: “Uno dei sacerdoti della Curia di Cracovia mi ha chiesto di gettare questi materiali nella fornace, perché non servono a nessuno”, ha detto.
    Don Isakowicz-Zaleski racconta anche del processo avvenuto in Vaticano per le accuse a sacerdoti colpevoli di pedofilia. Indica le connessioni tra pedofilia, omosessualità e cooperazione con lo SB.

    Ospite nel programma “Corriere a mezzogiorno” su Wnet ricorda che da anni fa appello per l’autolustrazione della Chiesa Cattolica Romana in Polonia: “Sfortunatamente, questi problemi hanno ancora dei singhiozzi. Non puoi aspettare qualcosa da storici e giornalisti, soprattutto da quelli di estrazione laica”. Rispondendo al giornalista, Adrian Kowarzyek, che è necessario cambiare la mentalità del clero polacco, Don Isakowicz-Zaleski sottolinea che la Chiesa in Polonia non tiene conto delle linee guida di tre papi successivi: “In molti casi si può vedere che gli autori si sono sentiti impuniti e hanno compiuto i loro atti atroci nelle parrocchie successive”. Don Tadeusz Isakowicz critica il punto di vista secondo cui stigmatizzare i peccati del clero è una lotta contro la Chiesa: “È come dire che i medici sono oppositori dei pazienti”. L’ospite del “Corriere a mezzogiorno” avverte che un ulteriore disprezzo per i crimini tra il clero in Polonia porterà a uno scenario irlandese: “C’è bisogno di un’azione comune da parte di coloro che sono al centro della Chiesa e un po’ alla periferia” e assicura di aver sperimentato così tanto nella sua vita da non temere le conseguenze della lotta per rivelare la verità sulla situazione della Chiesa Cattolica Romana in Polonia.

    La prima lettera Don Tadeusz Isakowicz-Zaleski aveva indirizzata nel 2012 al Cardinale Stanisław Dziwisz, allora Arcivescovo metropolita di Cracovia. La domanda oggi è: il cardinale metropolita ha investigato e fino a quando non ha investigato. Ora il Cardinale Dziwisz non è più nella condizione di poter scegliere di tacere e nemmeno la Curia arcivescovile di Cracovia lo può fare. Tutte le questioni sollevate da Don Tadeusz Isakowicz-Zaleski dovranno essere chiarite fino in fondo. Cosa si sapeva, da quando, cosa si faceva e cosa non si faceva, chi ne era responsabile. Se l’Arcivescovo metropolita di Cracovia Mons. Marek Jędraszewski vuole davvero essere credibile nella sua lotta contro i vari fenomeni sociali, deve affrontare la questione della pedofilia e omosessualità tra il suo clero. Restare in silenzio, fingere che non ci sia argomento e attaccare chi ha il coraggio di parlare del problema è un modo semplice per screditare. E non solo il Cardinale Dziwisz, ma anche tante altre persone e, infine, la stessa Chiesa Cattolica Romana in Polonia e sotto scrutinio. Le vittime hanno diritto alla verità, le persone che hanno combattuto per la giustizia hanno diritto alla verità. Vale la pena ricordarlo. Nel frattempo non è da escludere che il Papa interverrà con la sostituzione di una decina di vescovi polacchi… e del Nunzio Apostolico a Warsavia, l’Arcivescovo Salvatore Pennacchio.

    La lettera al Cardinale Stanisław Dziwisz ora resa pubblica, era in relazione al caso del Parroco di Międzybrodzie Bialskie già noto. Don Jan Wodniak, Parroco di lunga data, ha abusato centinaia di volte di Janusz Szymik. Nel 2008, Don Isakowicz-Zaleski ne informò il Cardinale Dziwisz. Dopo le pubblicazioni di Onet.pl, il Cardinale Dziwisz affermò che accusarlo di inattività circa a pedofilia nella Chiesa in Polonia era un’azione ispirata da Don Tadeusz Isakowicz-Zaleski.

    “Nel pubblicare questa lettera oggi, ho omesso i nomi dei sacerdoti e dei laici, nonché i nomi delle parrocchie. Ad eccezione della questione descritta al punto 1, perché è ampiamente conosciuta dai media. Naturalmente, non c’erano omissis nell’originale, anche con allegati di più pagine. Tuttavia, [il Cardinale Dziwisz] non è intervenuto”, scrive Don Isakowicz-Zaleski. Afferma di aver consegnato personalmente la lettera al Cardinale Dziwisz nel 2012.

    Il 15 settembre 2020 il Cardinale Dziwisz ha dichiarato di deplorare “l’enorme danno che è stato fatto a Janusz Szymik”, ha espresso la sua “sincera solidarietà” e che ha intenzione di “spiegare onestamente la situazione”.

    Segue la traduzione italiana di lavoro della lettera di Don Isakowicz-Zaleski al Cardinale Dziwisz.

    Eminenza,
    Onorevole Cardinale!

    Con riferimento alle questioni discusse nell’ultimo Consiglio dei Sacerdoti, presento alcune questioni che mi sono giunte dopo la pubblicazione dei libri precedenti e dell’attuale intervista-fiume. Tuttavia, queste non sono tutte le questioni, poiché altre, per quanto difficili, richiedono ulteriori studi.

    1. Quattro anni fa, mi ha scritto il Signor Janusz Szymik, ex chierichetto e conferenziere di Międzybrodzie Bialskie, che nella lettera allegata descrive le molestie sessuali che ha subito negli anni 1986-1989 da Don Jan Wodniak, allora sacerdote dell’Arcidiocesi di Cracovia ed ex cappellano del precedente metropolita di Cracovia. Vedi: allegato n. 1.
    Ho parlato personalmente con l’autore della lettera alla presenza della moglie e dello zio, che hanno confermato i fatti. Purtroppo il Vescovo di Bielsko-Żywiec, S.E. Mons. Tadeusz Rakoczy, a cui la famiglia si è rivolta, non ha risolto questo problema. Allo stato attuale, può essere accusato di aver nascosto i rapporti omosessuali da parte delle autorità ecclesiastiche, che il sacerdote a loro subordinato (quando era ancora parroco in carica) aveva con un minore.
    Ho citato questo caso nell’ultima pubblicazione a pagina 116, ma non ho fornito alcun dato personale. Ho fatto una cosa simile nel libro “Sacerdoti contro il Servizio di sicurezza”, anche se nell’Istituto di Memoria Nazionale ci sono documenti affidabili su Don Wodniak, che per diversi anni è stato registrato come collaboratore segreto dell’agente “Janek”.
    A proposito, attraverso il sito ho avuto molte altre informazioni sull’”eccessivo interesse” di Don Wodniak per altri giovani ragazzi.

    2. Un altro caso, descritto anche a p. 116, riguarda Don Dr. (omissis). Sebbene questo prete fosse candidato a collaboratore segreto dell’agente “Rettore” non ha collaborato, ma il suo grosso fascicolo è conservato anche negli archivi dell’Istituto della Memoria Nazionale. Questo file contiene descrizioni sia della sua relazione con la comunità omosessuale di Cracovia sia di alcuni atti osceni. Adempiendo alla richiesta di Vostra Eminenza di non descrivere questioni omosessuali, ho omesso questo argomento nel libro “Sacerdoti contro il Servizio di sicurezza”. Oggi, però, me ne rammarico, perché questo sacerdote, sentendosi completamente impunito (sottolinea pubblicamente la sua amicizia con Sua Eminenza), ha commesso altre cose indegne.
    Ciò può essere confermato da una coppia sposata (omissis) il cui figlio adolescente è stato molestato da questo sacerdote. Hanno deferito la questione a Mons. Jan Szkodoń, ma la questione non è stata risolta adeguatamente, e Don (omissis) dopo alcuni mesi di interruzione, è stato riconfermato parroco, questa volta in (omissis). Questi sposi sono persone affidabili e rette, fortemente impegnate nella vita della Chiesa. Pertanto, nonostante siano feriti da questa faccenda, sono pronti a incontrare Vostra Eminenza di persona. Fornisco il loro indirizzo: (omissi) telefono (omissis).
    La condotta del suddetto parroco può essere testimoniata anche da Suor (omissis), che ha lavorato in questa parrocchia per molti anni.

    3. Nell’Istituto di Memoria Nazionale ho trovato molti altri fascicoli riguardanti sacerdoti omosessuali, inclusi alcuni della nostra Arcidiocesi. Ho anche trovato i file dell’operazione “Sadzawka”, che riguardava la penetrazione della comunità omosessuale concentrata intorno al bagno romano di via San Sebastiano a Cracovia. Un discorso a parte è il fascicolo dell’operazione “Hyacinth”, che, a causa dei primi casi di AIDS in Polonia, ha coinvolto omosessuali attivi negli anni ’80. Anche giornalisti e storici laici hanno accesso a questi file.
    Il caso più lampante è il caso di Don (omissis) delle cui tendenze ho informato oralmente Sua Eminenza due volte. Il parroco, dopo aver rivelato i suoi contatti omosessuali con ragazzi del Corpo Volontario del Lavoro, è stato registrato dal SB come collaboratore segreto dell’agente “Junak”. Sebbene all’inizio abbia interrotto la collaborazione, i materiali su di lui erano ancora raccolti dai servizi di sicurezza. Sia durante il soggiorno a Cracovia che a Roma. Questi materiali includono, tra altra le testimonianze dei suoi partner sessuali.
    Tramite uno dei circoli della “Gazeta Polska”, ho ricevuto anche una lettera di uno dei sacerdoti, che si presentava per nome e cognome, e che descriveva la condotta di Don (omissis) in anni recenti. In questa lettera l’autore esprime la sua sorpresa che una persona con un simile passato sia stata nominata capo della Commissione storica per la beatificazione di Giovanni Paolo II, e ora anche postulatore nel processo di beatificazione di Don (omissis).
    Per quanto riguarda le pratiche dei sacerdoti omosessuali, questo vale anche per Don (omissis), che Sua Eminenza ha recentemente nominato Cappellano della Scuola Primaria con Pensione per Bambini (omissis).

    4. Qualche anno fa, Sua Eminenza mi ha chiesto due volte se Don (omissis) è omosessuale. Oggi il sacerdote è morto. Tuttavia, in quei giorni mi scriveva un suo collega. Quoto: “Mi rivolgo a te per quanto riguarda il decesso di Don (omissis), mio collega, il cui corpo è stato trovato in (omissis). Aveva solo (omissis) anni. Era “diverso”, ma era il parroco di (omissis), Direttore di (omissis), soprannominato ‘Playboy’ (omissis). Don (omissis) è partito per (omissis) perché ne era stufo. Ma lui voleva tornare. È morto in circostanze strane. Il necrologio diceva ‘è morto improvvisamente’”.
    Quanto al comportamento di Don Direttore (omissis), queste cose sono talmente note che da parte mia non necessitano di ulteriori informazioni. Sicuramente tutto questo prima o poi “scoppierà” come un’ulcera gonfia.

    5. Sono stato contattato anche da una delle famiglie di Cracovia, che ha fornito ulteriori informazioni sul decesso di Don (omissis). Si tratta dei suoi eccessi omosessuali e delle frodi finanziarie e del loro insabbiamento da parte delle cosiddette lobby gay. Al momento non posso fornire ulteriori dettagli a Vostra Eminenza.

    6. Un’altra questione, sebbene non direttamente collegata alla nostra Arcidiocesi, è una serie di suicidi di sacerdoti avvenuti nella vicina Diocesi di Tarnów, che fa parte della Metropolia di Cracovia. Vedi: allegati n. 2 e 3. Ho ricevuto pochi giorni fa una nuova lettera che informava del prossimo, ottavo suicidio. Vedi: allegato n. 4.
    Ho un contatto diretto con gli autori di queste lettere che, accusando Vostra Eminenza Metropolita di Cracovia e il Nunzio Apostolico di omissione di azioni adeguate, hanno presentato questi materiali alla Gazeta Polska. Ne ho già scritto nella mia rubrica intitolata “Non spazzare sotto il tappeto”, pubblicato l’8 novembre 2011. Ho intenzione di scriverne anche nelle prossime colonne e nella prossima pubblicazione del nuovo libro.

    7. Un altro caso riguarda il deplorevole comportamento dei sacerdoti (omissis). Vedi: allegato n. 5, che è una copia della lettera inviata a Vostra Eminenza. Inoltre, ho ricevuto lettere da altre otto persone che si sentono offese dai monaci di (omissis). Il caso avrà sicuramente un seguito, perché le parti lese sono molto determinate.
    Vostra Eminenza, Onorevole Cardinale, come ho detto all’inizio, questa è solo una parte delle questioni che riguardano l’Arcidiocesi di Cracovia. Preparerò il resto in un secondo momento.
    A loro volta, le questioni che riguardano altre diocesi o ordini saranno trasmesse al Nunzio Apostolico a Varsavia e al Presidente della Conferenza Episcopale Polacca. Ce ne sono così tanti che ho chiesto a uno degli studi legali di mia fiducia di catalogarli e compilarli.

    Con cordiali saluti e rispetto
    Che Dio vi benedica!

    Don Tadeusz Isakowicz-Zaleski

    – Cinque allegati

    Ieri, 17 settembre 2020 Don Tadeusz Isakowicz-Zaleski ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un’altra lettera sulla pedofilia tra il clero polacco, questa volta inviato alla Santa Sede nel 2013, con le seguente introduzione: “A causa dell’inattività del Cardinale Stanisław Dziwisz, riguardo alle questioni descritte nella lettera del 24 aprile 2012, consegnatagli personalmente, il 24 ottobre 2013, ho scritto una lettera alla Congregazione per la Dottrina della Fede in Vaticano, tradotta in italiano da uno dei professori che mi hanno assistito in questa materia.
    Solo dopo questa lettera, il Tribunale metropolitano di Cracovia ha avviato un processo nel caso descritto al punto 2 della lettera. Sono stato ascoltato in questo processo su espressa richiesta di Mons. Robert Oliver. Sono stati intervistati anche i genitori del ragazzo. Non conosco il risultato di questo processo. Non so nemmeno se siano stati interrogati anche gli altri testimoni che ho indicato.
    Tuttavia, durante l’interrogatorio, e io ho testimoniato sotto giuramento, nessuno ha negato il fatto che il Cardinale ha ricevuto da me la suddetta lettera, che ha accolto o negli ultimi giorni di aprile o nei primi di maggio 2012. La data esatta della mia udienza è sicuramente riportata nei documenti conservati dalla segretaria.
    Aggiungo che Mons. Robert Oliver è venuto dal Vaticano a Cracovia pochi mesi dopo, nel giugno 2014“.

    Radwanowice, 24 ottobre 2013
    Mons. Robert Oliver
    Promotore di Giustizia
    Congregazione per la Dottrina della Fede
    Palazzo del Sant’Uffizio
    00120 Città del Vaticano
    VATICANO

    Reverendissimo Padre Prelato!
    Il mio nome è Tadeusz Isakowicz-Zaleski. Sono sacerdote dell’Arcidiocesi di Cracovia, Parroco della parrocchia armena cattolica della Santissima Trinità a Gliwice e Presidente del Consiglio nazionale della Fondazione Il fratello di Albert, che gestisce 30 strutture per disabili in tutta la Polonia.
    Sono stato autorizzato a scrivere questa lettera da (omissis) della parrocchia di (omissis), che sono miei buoni amici. È una coppia che da molti anni è coinvolta nella vita della Chiesa. Il loro figlio, (omissis), come chierichetto è stato qualche anno fa molestato sessualmente dall’allora parroco a (omissis). Il nome del sacerdote è Don (omissis) ed è sacerdote dell’Arcidiocesi di Cracovia.
    (Omissis) hanno segnalato questo fatto a uno dei vescovi ausiliari dell’Arcidiocesi di Cracovia. Di conseguenza, Don (omissis) è stato dimesso dalla funzione di parroco in (omissis) e mandato in ferie, ma dopo pochi mesi è tornato a essere parroco nella parrocchia di (omissis), anch’essa nell’Arcidiocesi di Cracovia. Attualmente vive lì come pensionato.
    Ho descritto il caso nel 2012 nel mio libro “Mi occupo solo della verità”, ma non ho menzionato il nome della vittima, l’autore e il nome della parrocchia. Perché speravo che la Curia metropolitana di Cracovia si sarebbe preso cura di questo scandalo morale e del dramma di un ragazzo minorenne ferito. Nel maggio 2012 ho trasmesso personalmente la mia lettera all’Arcivescovo di Cracovia, nella quale ho descritto il caso in dettaglio. Ho anche dato il nome e l’indirizzo di (omissis) che erano pronti a testimoniare.
    Purtroppo fino ad oggi nessuno della Curia metropolitana li ha contattati. (Omissis) ne hanno un grande rimpianto. (Omissis) inoltre non riescono a capire come sia possibile che il sacerdote pedofilo che ha ferito il figlio abbia continuato a lavorare come parroco.
    Vorrei aggiungere che nel 2005-2006 ho ricercato negli archivi dell’Istituto della Memoria Nazionale di Cracovia, che contengono numerose informazioni, che in passato questo sacerdote era un omosessuale attivo e aveva contatti sessuali con giovani uomini. Questi file sono stati preparati dal Servizio di sicurezza comunista, che fino al 1990 aveva sotto sorveglianza, tra gli altri, la comunità omosessuale a Cracovia. Ho anche informato l’Arcivescovo di Cracovia di questi file. Nonostante ciò, Don (omissis) fino al suo pensionamento nel 2012 non è stato escluso dal lavoro con bambini e giovani. Attualmente è responsabile di (omissis).
    So che, secondo il documento “Delicta graviora” del 2001, tutti i casi di abusi sessuali su minori di 18 anni da parte di sacerdoti cattolici sono trattati dalla Sezione Disciplinare della Congregazione per la Dottrina della Fede. Chiedo cortesemente a Lei, Padre Prelato, di risolvere questa dolorosa vicenda secondo le procedure stabilite negli ultimi anni dalla Santa Sede. Se la Congregazione intraprende un’azione appropriata, allora (omissis) tramite me, forniranno il loro indirizzo e si incontreranno con un rappresentante o un funzionario della Congregazione per fornire spiegazioni pertinenti. Tuttavia, non si fidano delle autorità dell’Arcidiocesi di Cracovia.
    Distinti saluti. Che Dio vi benedica!

    Don Tadeusz Isakowicz-Zaleski

    [*] Don Tadeusz Isakowicz-Zaleski, nato il 7 settembre 1956 a Cracovia, è armeno polacco, sacerdote cattolico del rito armeno e latino, attivista sociale, storico della Chiesa, partecipante di lunga data all’opposizione anticomunista nella Repubblica popolare di Polonia, poeta.
    Durante gli studi liceali, è stato coinvolto nel movimento delle Oasi e, dopo il diploma di scuola superiore, è entrato nel seminario teologico di Cracovia. Nel 1975, come seminarista, è stato chiamato al servizio militare. Alla fine degli anni ’70, mentre era in seminario, ha co-curato la rivista clandestina “Krzyż Nowohucki” (Incrocio Nowa Huta) ed è stato attivo nel Comitato di Solidarietà Studentesca. Nel 1977 ha debuttato come poeta in Tygodnik Powszechny. Dal 1980 è stato coinvolto nelle attività del Sindacato autonomo dei lavoratori “Solidarność”. Ha frequentato un seminario guidato dallo storico della Chiesa, Don Prof. Bolesław Kumor, e sotto la sua supervisione ha scritto la sua tesi di master.
    Durante gli anni ’80 è stato perseguitato dal Servizio di sicurezza. Nel 1985 fu duramente picchiato due volte dagli ufficiali dello SB. Per la prima volta, il Sabato Santo. La seconda volta è stato aggredito il 4 dicembre nel convento delle Suore della Divina Misericordia da ufficiali dello SB vestiti da paramedici dell’ambulanza.
    La sua persecuzione da parte del Servizio di sicurezza è diventata la base per il film di Maciej Gawlikowski “Intimidate un sacerdote” (2006).
    Nel 1988 ha partecipato come cappellano operaio allo sciopero di Nowa Huta ed è stato scelto per studiare presso il Pontificio Collegio Armeno a Roma. Tuttavia, per tre volte non ha ricevuto il passaporto a causa della sua collaborazione con l’attività clandestina di “Solidarność”. È stato coinvolto con Don Kazimierz Jancarz, nella la Pastorale per i lavoratori della Parrocchia di San Maximilian Maria Kolbe di Mistrzejowice a Nowa Huta. Ha preso parte alle Messe del giovedì per la patria, celebrate da Don Kazimierz Jancarz,. Negli anni 1994-2006 ha collaborato con Radio Maryja e Telewizja Trwam.
    Nel 2001 ha studiato presso il Pontificio Collegio Armeno a Roma ed è stato nominato dall’allora Ordinario di rito armeno, il Cardinale Józef Glemp, Cappellano Armeno dell’Arcidiocesi di Cracovia. Negli anni 2002-2009 è stato Cappellano armeno della Polonia meridionale. Nel 2009–2017, è stato parroco della parrocchia cattolica armena meridionale di San Grzegorz Oświeciciel, presso la chiesa della Santissima Trinità a Gliwice.

    Don Isakowicz-Zaleski è un attivista attivo nella comunità armena, promotore della conoscenza della storia e della cultura degli armeni, in particolare della Chiesa cattolica armena. È iniziatore del riavvicinamento tra la cosiddetta vecchia e nuova emigrazione armena e promotore della commemorazione delle vittime del genocidio armeno. Ha più volte preso parte a trasmissioni radiofoniche e televisive in cui ha presentato la storia della nazione e della Chiesa armena nonché i problemi degli armeni polacchi. È il pronipote del fratello del penultimo arcivescovo cattolico armeno di Lviv, il predicatore e filantropo eccezionale Mons, Izaak Mikołaj Isakowicz. Negli anni 2009–2014 è stato rappresentante della minoranza armena nella Commissione mista del governo per le minoranze nazionali ed etniche.
    È co-fondatore e Presidente del Consiglio nazionale della Fondazione Il fratello di Albert. È stato nominato canonico onorario dell’Arcidiocesi di Cracovia nel 1997 dal Cardinale Franciszek Macharski per il suo lavoro con i disabili e si è dimesso nel 2006 per protesta contro la calunnia nei suoi confronti. Nel 2009 ha condotto su TVP Info, insieme ad Anna Dymna, il programma “Essere necessario”, dedicato ai problemi dei disabili.
    È partecipante e organizzatore di molti convogli umanitari ai paesi dell’ex Jugoslavia, Cecenia, Albania, Ucraina, anche in cooperazione con l’Azione umanitaria polacca di Janina Ochojska.
    Nel febbraio 2006 ha chiesto di rivelare i nominativi degli informatori dello SB tra il clero dell’Arcidiocesi di Cracovia. Lui stesso ha esaminato i documenti del Servizio di sicurezza, che ha ricevuto dall’Istituto della memoria nazionale come vittima. Le sue attività hanno provocato molte discussioni sul tema del controllo nella Chiesa polacca e hanno incontrato l’ostilità di alcuni circoli ecclesiastici. Ha ripetutamente chiesto senza successo alla Curia metropolitana di Cracovia un incarico e assistenza nella preparazione dei documenti. Il Cardinale Stanisław Dziwisz, allora Arcivescovo metropolita di Cracovia, dopo una lunga attesa, ha deciso di istituire la commissione “Memoria e cura”, che doveva occuparsi del problema della sorveglianza del clero di Cracovia durante la Repubblica popolare polacca comunista.
    In qualità di sostenitore della divulgazione dei nominativi di collaboratori segreti del Servizio di sicurezza tra il clero di Cracovia, di fronte alla continua passività delle autorità ecclesiastiche e della nuova commissione “Memoria e cura”, ha presentato i risultati del suo lavoro di ricerca in una conferenza stampa tenutasi il 31 maggio 2006. Dopo il divieto di trattare la questione della cooperazione del clero con lo SB, emanato dalla Curia metropolitana di Cracovia (nei suoi confronti furono applicate misure punitive dalla sezione delle sanzioni ecclesiastiche secondo il Canone 1339), si dimise da questa intenzione, dicendo: “Accetto questa decisione nello spirito di obbedienza al Metropolita per il quale ho sempre avuto e rispetto”.
    Il 22 giugno 2006, ha incontrato il Cardinale Dziwisz, dopo di che l’Arcivescovo di Cracovia l’ha assicurato che avrebbe potuto continuare le sue ricerche. Tuttavia, pochi mesi dopo, l’Arcivescovo ha nuovamente disciplinato il sacerdote. Il 17 ottobre 2006, è stato intimato dall’Arcivescovo di astenersi da dichiarazioni pubbliche sui contatti e sulla cooperazione di alcuni sacerdoti con il Servizio di sicurezza. Secondo la Curia metropolitana di Cracovia, Don Isakowicz-Zaleski “ha gravemente abusato della fiducia” e le sue attività “hanno stravolto l’immagine del sacerdote”. Lo stesso sacerdote ha annunciato la sua disponibilità a sottomettersi alla decisione della Curia. Allo stesso tempo, la decisione delle autorità dell’Arcidiocesi ha causato molte polemiche tra osservatori e commentatori della vita della Chiesa cattolica in Polonia.
    Il risultato della ricerca condotta da Don Isakowicz-Zaleski sulla base dei documenti raccolti dall’Istituto della Memoria Nazionale è il libro “Sacerdoti contro il Servizio di sicurezza” sull’esempio dell’Arcidiocesi di Cracovia, pubblicato il 28 febbraio 2007 dalla casa editrice Znak. In questo libro, oltre ai casi documentati di collaborazione tra i sacerdoti dell’Arcidiocesi di Cracovia e l’apparato repressivo della Repubblica Popolare di Polonia comunista, ha presentato casi di eroica resistenza e non sottomissione alle pressioni dello SB, ha anche descritto i casi di rottura della collaborazione con lo SB e sostegno all’opposizione da parte del clero cattolico polacco. Per questo lavoro, nel novembre 2007, Don Isakowicz-Zaleski ha ricevuto il Premio letterario di Józef Mackiewicz.

    Le attività di Don Isakowicz-Zaleski suscitano grandi emozioni all’interno del clero polacco. In risposta alla sua lotta per purificare la Chiesa Cattolica Romana in Polonia, il Primate Józef Glemp ha detto che “se qualcuno dice cose incoerenti, annusa alla ricerca di sensazioni e segue i sacerdoti in tutta la Polonia per includerli nel suo libro, e i media collaborano con lui, probabilmente qualcosa non va”, per cui in seguito si è scusato. Lo stesso Don Isakowicz-Zaleski ritiene che ci sia una lobby ostile contro la lustrazione nella Chiesa e nelle autorità secolari.
    È apparso come uno degli esperti nel film “Tylko nie mów nikomu” (Non dirlo a nessuno) del regista e giornalista Tomasz Sekielski del 2019 diffuso via YouTube, che solleva il crimine della pedofilia nella Chiesa Cattolica Romana in Polonia. Alla fine di maggio dello stesso anno ha rilasciato un’intervista per il portale online del settimanale cattolico Niedziela, in cui ha espresso la sua posizione critica nei confronti della reazione di alcuni vescovi e sacerdoti cattolici romani a casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti denunciati. Questo testo, però, a poche ore dalla sua pubblicazione per decisione del Direttore della rivista, Don Jarosław Grabowski è scomparso.
    Alla fine di giugno 2020 è stato nominato candidato della Coalizione e Confederazione Polacca alla commissione sulla pedofilia nominata dal parlamento. Durante la votazione del 15 luglio, la sua candidatura non è stata accettata dalla maggioranza del Sejm. I parlamentari del PiS (al governo) e la maggioranza dei membri della Coalizione Civica e della Sinistra (all’opposizione) hanno votato contro la sua candidatura. Come lui stesso ha ammesso, è stato spinto da qualche gerarchia della Chiesa cattolica e da alcuni ecclesiastici a considerare la possibilità di dimettersi dalla corsa per sedere nel comitato. Alla fine, nessuno dei gerarchi della Chiesa Cattolica Romana in Polonia ha dato un segnale chiaro su questo argomento. Tuttavia, uno dei politici del PiS ha diffuso l’informazione che Don Isakowicz-Zaleski si era candidato contro la volontà dei suoi superiori.
    Don Isakowicz-Zaleski ha ripetutamente criticato il Cardinale Stanisław Dziwisz per aver apertamente, a suo avviso, sostenuto la Coalizione civica quando era Arcivescovo metropolita di Cracovia. Ha anche ripetutamente parlato negativamente del sostegno più o meno aperto dell’attuale Arcivescovo metropolita Marek Jędraszewski al PiS. In diverse interviste ai media, ha anche espresso opinioni negative sulla decisione della gerarchia cattolica romana di consentire il secondo matrimonio in chiesa di Jacek Olgierd Kurski (un politico del PiS e giornalista, Presidente dell’emittente pubblica polacca TVP; in precedenza membro del Sejm, membro del Parlamento europeo e Sottosegretario di Stato per il Ministero della cultura e del patrimonio nazionale) in un luogo speciale come il Santuario della Divina Misericordia a Cracovia-Łagiewniki.
    Don Isakowicz-Zaleski è diventato membro del Comitato per il sostegno sociale di Cracovia di Jaroslaw Kaczynski alle elezioni presidenziali anticipate del 2010.
    È membro del Capitolo della Medaglia “Saldi nella Parola”.

    Don Isakowicz-Zaleski pubblica due lettere che espongono pedofilia e omosessualità tra il clero polacco e mette alle strette il Cardinale Dziwisz

  • Un altra testa mitrata cade in Polonia

    Un altra testa mitrata cade in Polonia

    di Vik van Brantegem

    Il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 415 di oggi, 13 agosto 2020 ha reso noto che il Santo Padre Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi Metropolitana di Gdansk (Polonia) presentata da Mons. Sławoj Leszek Głódź e che ha nominato il Vescovo di Elbląg, Mons. Jacek Jezierski, Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis.

    Nonostante Głódź abbia compiuto 75 anni (nato il 13 agosto 1945), l’età richiesta ai vescovi cattolici romani per presentare al Papa la loro rinuncia, l’accettazione odierna è stata interpretata dagli osservatori come “cacciata”, poiché è molto insolito che il Papa accetti tali dimissioni nel giorno esatto del compleanno di un prelato. Fatto è che le voci su Głódź circolano da moltissimi anni nell’ambiente della Curia romana (negli anni 1981-1991 la lavorato alla Congregazione per le Chiese orientali come capo della sezione della Chiesa bizantino-ucraina e della sezione della Chiesa in Bielorussia di rito bizantino-ruteno) e ne sentì parlare per la prima volta in occasione del Viaggio Apostolico di Papa Giovanni Paolo II in Polonia nel 1991, ma è rimasto sempre un “intoccabile”… fino ad oggi.

    Negli anni che lavorava alla Santa Sede, era sotto sorveglianza dei servizi segreti della Repubblica Popolare di Polonia, che lo consideravano un loro informatore e valutavano le informazioni da lui fornite come preziose [A. Gajcy, T. Krzyzak: L’Arcivescovo Slawoj Leszek Glódź è stato utilizzato dai servizi segreti militari della Repubblica popolare polacca come informatore – rp.pl, 10.06.2018]. Il quel periodo era anche registrato come collaboratore del Servizio di sicurezza della Repubblica Popolare di Polonia con lo pseudonimo di “Guastar” e doveva fornire importanti informazioni sulla politica della Santa Sede nei confronti dei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Per anni, Glódź ha fornito ai servizi segreti della Repubblica Popolare di Polonia informazioni su Papa Giovanni Paolo II e sulla sua politica nei confronti del blocco sovietico, secondo i documenti resi disponibili dall’Istituto di Memoria Nazionale della Polonia. Dopo la caduta del comunismo, l’Arcivescovo Metropolita di Gdansk non ha mai fatto i conti con il suo passato [L. Szymowski : un falso amico. Per SB Arcivescovo Leszek Slawoj Glód era un informatore – wiadomosci.wp.pl, 30.09.2018].

    Il 17 marzo 2013, il settimanale polacco Wprost pubblicò un articolo con dei racconti anonimi dal entourage di Glódz, accusandolo di umiliazione e intimidazione di subordinati, mobbing e organizzazione di libagioni alcoliche. Le accuse anonime di sacerdoti contro Glódź erano state trasmesse per la prima volta in un rapporto investigativo trasmesso sul canale TVN24. In quel programma, una dozzina di preti anonimi accusavano Glódź di bullizzare regolarmente i subordinati e di offrire incarichi ecclesiastiche a pagamento, con cui finanziava uno “stile di vita sontuoso”. Umiliazioni pubbliche, linguaggio volgare e offensivo e una cultura della paura erano caratteristiche dell’ambiente nell’Arcidiocesi, hanno denunciato i sacerdoti. Un prete ha persino accusato Glódź di averlo molestato per la sua obesità. “Se metti su un altro chilogrammo, fra un anno ti libererò di te”, gli disse l’arcivescovo, ha riferito il sacerdote. Sebbene le accuse contro Glódź andate in onda su TVN24 fossero anonime, successivamente sedici sacerdoti hanno firmato una lettera rilasciata all’agenzia di stampa polacca PAP e inviata al Nunzio Apostolico in Polonia, l’Arcivescovo Salvatore Pennacchio. La lettera – che include anche accuse di ricatti e intimidazioni – è stata firmata, tra gli altri, dal Professore di filosofia e sacerdote di Varsavia Adam Swiezynski.

    TVN24 ha anche affermato che gli ultimi due nunzi in Polonia erano a conoscenza delle accuse contro Glódź ma si sono rifiutati di intraprendere qualsiasi azione. Il noto giornalista e commentatore cattolico Tomasz Terlikowski aveva definito “scandaloso” il comportamento di Glódź e ha chiesto il suo licenziamento. Terlikowski aveva detto che Glódź potesse essere costretto a dimettersi comunque nei prossimi mesi, quando avrebbe raggiunto l’età di 75 anni, il 13 agosto 2020. Cosa puntualmente avvenuta.

    Da parte sua, l’Arcidiocesi di Danzica aveva negato furiosamente le accuse contro Glódź. In una dichiarazione firmata dai vescovi ausiliari, dal capitolo della cattedrale e dai sacerdoti anziani, l’Arcidiocesi aveva espresso la sua “indignazione” e il “rifiuto” delle accuse, “che non corrispondono alla realtà”. L’Arcidiocesi aveva aggiunto che le iniziali accuse anonime su TVN24 avevano snaturato l’immagine dell’Arcivescovo Glódź, e aveva detto che le notizie non costituivano solo un “complotto contro il capo dell’Arcidiocesi”, ma un “attacco sistematico al clero e ai fedeli dell’Arcidiocesi di Gdansk”.

    Nel maggio 2019 il documentario “ Tylko nie mów nikomu” (Non dirlo a nessuno) sugli abusi sessuali sui minori commessi da preti polacchi pedofili, suscitò un’ondata di indignazione nella cattolicissima Polonia. Realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il documentario inizia con la storia di Anna Misiewicz, una donna di 39 anni, che trova il coraggio di affrontare Padre Jan A., un anziano sacerdote che l’ha molestata quando aveva 8 anni. Parlando con il prete carnefice, ha raccolto con una telecamera nascosta la sua testimonianza di quando la toccava, la baciava e la violentava. “Lo so non avrei dovuto, ma ho ceduto ad una stupida passione”, gli ha detto. “Era il diavolo che mi consigliava”. Il documentario è stato visto in Polonia da circa 20 milioni di persone.

    Accusato dal documentario “Non dirlo a nessuno” di aver insabbiato denunce di abusi sessuali nei confronti del prete pedofilo che ha molestato Anna Misiewicz, il 25 giugno 2020 Papa Francesco aveva “commissariato” il Vescovo di Kalisz, Mons. Edward Janiak, affiancando come Amministratore apostolico sede plena l’Arcivescovo Metropolita di Łodz Mons. Grzegorz Rys, in un ruolo non molto frequente che prevede che “il vescovo diocesano collabora, per quanto gli compete, al pieno, libero e sereno espletamento del mandato dell’amministratore apostolico”.

    Nel documentario “Non dirlo a nessuno” Mons. Sławoj Leszek Głódź fu descritto sia indifferenti alle vittime sia elogiando un eminente sacerdote accusato di essere un predatore sessuale. Alla richiesta di commentare il film, disse: “Non guardo niente di vecchio”. Ha poi rilasciato un comunicato che recitava: “Non intendevo offendere le vittime di abusi sessuali con le mie parole, e mi dispiace”. Alcuni ecclesiastici locali chiesero le sue dimissioni.

    Nel 2019, tre manifestanti rovesciarono una statua di Don Henryk Jankowski in seguito alle rivelazioni secondo cui aveva abusato sessualmente di Barbara Borowiecka quando era una ragazza. Jankowski, che fu anche indagato per abuso sessuale di un ragazzo, che fu archiviato nel 2004, era stato dimesso dallo stato clericale nel 2005. Tuttavia, è morto nel 2010 senza essere mai stato condannato per abusi sessuali. È stato anche riconosciuto che il cappellano personale di Lech Wałęsa, Don Franciszek Cybula, era stato accusato di aver commesso atti di abuso sessuale durante il suo servizio. Głódź è elencato tra due dozzine di vescovi polacchi ordinari e in pensione, accusati di proteggere i preti predatori (tra cui Jankowski e Cybula), insabbiando gli abusi sessuali commessi. E Głódź aveva anche presieduto i funerali di Cybula e nel documentario “Non dirlo a nessuno” viene mostrato mentre elogia il noto prete pedofilo Cybula, nonostante fosse a conoscenza dei suoi abusi.

    “Sono così, così felice e sconvolto”, ha detto Barbara Borowiecka all’AP, ricevendo la notizia che Papa Francesco aveva accettato le dimissioni dell’Arcivescovo Głódź. “Non mi sarei mai aspettato questa notizia, mai in un milione di anni”. Negli ultimi due anni aveva inviato diverse email al Vaticano chiedendo la sua rimozione e accusandolo di aver coperto preti predatori e di aver screditato le vittime. Ha notato di aver ricevuto minacce violente per aver osato rendere pubbliche le sue affermazioni, così come il sostegno dei ordinari polacchi.

    Anne Barrett Doyle della risorsa online per gli abusi BishopAccountability ha detto, che la decisione di Papa Francesco di rimuovere Głódź esattamente il giorno del suo compleanno è stata incoraggiante e segnala “la sua forte disapprovazione”. Ma ha aggiunto che Papa Francesco poteva fare di più. “Se è indignato dalle attenzioni dell’Arcivescovo nei confronti dei molestatori, perché non denunciarlo pubblicamente? Perché non licenziarlo esplicitamente piuttosto che dargli la dignità della pensione?”. La vera responsabilità, ha detto, richiederebbe a Głódź di “incorrere in sanzioni proporzionali al dolore che ha causato”.

    Secondo Super Express, Mons. Sławoj Leszek Głódź riceve dal 2004 una pensione militare, a cui ha diritto come Vescovo dell’Ordinariato Militare della Polonia dal 1991 al 2004, con il rango di maggiore generale. Secondo le informazioni del Ministero della Difesa nazionale, la pensione potrebbe variare da 10.000 PLN (circa 2.300 Euro) a 17.000 PLN (circa 3.800 Euro) lordi. Quando ha lasciato l’esercito, avrebbe avuto diritto ad una liquidazione di 250.000 PLN (circa 57.000 Euro). Ora ha diritto a una pensione ecclesiastica mensile di circa 5.000 PLN (circa 1.150 Euro). Inoltre, ha diritto, secondo lo statuto della Conferenza Episcopale Polacca, ad un appartamento con cappella, pagamento delle bollette, una somma forfettaria per i pasti e un’eventuale copertura delle spese mediche.

    Postilla
    Secondo un sondaggio, pubblicato il 1° agosto 2020 dal Centrum Badanja Opinii Społecznej (CBOS), la percentuale di polacchi che critica la Chiesa Cattolica Romana è salita al 39%, mentre la percentuale di coloro che la valutano favorevolmente è scesa al 53%.

    Un altra testa mitrata cade in Polonia