Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Emanuela Orlandi 36 anni dopo, la telefonata dal Vaticano che non ci fu

    Emanuela Orlandi 36 anni dopo, la telefonata dal Vaticano che non ci fu

    Emanuela Orlandi. Il mistero continua. La trappola era pronta a scattare.

    Pronta anche a rilanciare in campo le “fazioni vaticane” di Marco Fassoni Accetti e annessi e connessi, “codici” compresi, ma la banda Bassotti ha sbagliato i conti, li ha fatti senza l’oste.

    Perciò è scivolata malamente sulla buccia di banana di una telefonata che non può esserci stata.

    Come è noto, monsignor Carlo Maria Viganò – ex nunzio apostolico negli Usa, cioè ex ambasciatore vaticano a Washington – ha rilasciato un’intervista “sensazionale” al giornalista Aldo Maria Valli, vaticanista di lungo corso.

    Nell’intevista il prelato afferma che la sera del giorno della scomparsa di Emanuela Orlandi, 22 giugno ’83, rivecette nel suo ufficio alla Segreteria di Stato una telefonata del direttore della sala stampa vaticana Romeo Panciroli. Costui, attorno alle ore 20, lo avrebbe avvertito di avere appena ricevuto una telefonata “dei rapitori”.

    Panciroli era in Polonia

    Ma Panciroli era in Polonia, per l’esattezza a Cracovia, con Papa Wojtyla, NON in Vaticano. Senza contare che la sala stampa era chiusa da sei ore perché il suo orario di lavoro finiva alle 14 (oggi alle 15).

    Per cercare di mettere una toppa al clamoroso e indecoroso buco, Pietro Orlandi su Facebook non tiene in nessun conto l’orario di lavoro della sala stampa, chiusa da sei ore. E insiste a spiegare che la telefonata ci fu, cioè che Panciroli telefonò davvero a Viganò. Ma dalla Polonia e non dal Vaticano.

    Ma i telefonini non esistevano, e nemmeno la teleselezione internazionale con i Paesi dell’Est, Infatti tale ipotetica telefonata potrebbe essere stata fatta solo con i telefoni fissi. E solo se all’epoca fosse già esistente la teleselezione.

    C’’è però un problema, insuperabile anche questo. Nell’83 la Polonia era un Paese comunista del blocco del Patto di Varsavia, blocco e Patto contrapposti alla NATO. Era cioè un Paese satellite dell’Unione Sovietica (URSS), realtà contro la quale il Papa polacco Wojtyla si batteva con tutte le sue forze.

    Solo con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, formalizzata il 26 dicembre 1991, ben otto anni e mezzo DOPO la scomparsa di Emanuela, è stato possibile allacciare linee telefoniche dirette dall’Europa all’ex URSS e annessi ex Paesi satelliti, Polonia compresa.

    Come ho già scritto anche in un mio libro, ad accompagnare Wojtyla in quel viaggio in Polonia c’era tra gli altri – per sfortuna dei bugiardi e degli smemorati – anche il suo e mio amico polacco Jacek Palkiewicz, che a quell’epoca viveva a Bassano del Grappa, Italia. E Jacek è categorico:

    “Ho cominciato a poter telefonare in Polonia in teleselezione, cioè senza passare per i centralini internazionali, solo nel 1992, un anno dopo il crollo dell’Unione Sovietica”.

    Jacek ricorda male? Tutti possiamo sbagliare, non solo Viganò. Ma dato il suo mestiere, addestratore di corsi di sopravvivenza anche per cosmonauti ed esploratore indomito, Jacek dovrebbe essere dotato di buona memoria. Vedremo.

    Telefonate complicate

    Anche a voler credere che – pur essendo chiusa da sei ore – qualcuno abbia ricevuto la telefonata in sala stampa e telefonato dal Vaticano a Cracovia per avvertire Panciroli. E che questi abbia a sua volta telefonato a Viganò. Si tratta di (ipotetiche) telefonate che devono necessariamente essere passate per i centralini internazionali.

    I quali non ti davano certo la linea in tempo immediato…. Anche perché i telefoni utilizzati da Wojtyla e dal suo seguito in Polonia erano ovviamente controllatissimi dai servizi segreti polacchi e sovietici. Per l’URSS il polacco Wojtyla era un pericoloso sovversivo.

    Infine un altro problema: il centralino internazionale la chiamata la smistava su un telefono fisso, in questo caso di albergo o sede religiosa, ma certamente né Panciroli né gli altri passavano le 24 ore della giornata fermi davanti al telefono fisso, anche perché oltretutto ce n’era più d’uno.

    Chi riceveva la telefonata doveva andare a cercare Panciroli o chi per lui, e così, ammesso che sapesse dov’era e riuscisse quindi a trovarlo, passava altro tempo.

    CONCLUSIONE: il racconto di Viganò non sta in piedi da qualunque punto lo si analizzi. Ma facciamo finta di nulla e procediamo.

    L’intervista del prelato si conclude con una ben precisa domanda e una ancor più precisa risposta.

    La domanda:

    “Lei pensa che il cardinale Casaroli condusse una sua trattativa riservata, al di là di quanto si è saputo?”.

    La risposta:

    “Non ne ho idea. Ma su questo punto potrebbe sapere qualcosa monsignor Pier Luigi Celata, che era il suo segretario di fiducia”.

    In cauda venenum

    Il motto latino “in cauda stat venenum” a volte ci azzecca. Anche questa volta, si direbbe. Il cardinale Agostino Casaroli all’epoca era il Segretario di Stato del Vaticano. Viganò nella sua intervista sostiene che “i rapitori” al telefono hanno più volte chiesto del Segretario.

    Specificando che avrebbero trattato solo con lui. Telefonate che NON risultano da nessuna parte. Tralasciamo anche qui? No, non tralasciamo affatto. Proprio la circostanza che non risultano da nessuna parte rende ancora più ghiotta la testimonianza del segretario di fiducia di Casaroli, cioè di monsignor Pier Luigi Celata.

    Testimonianza desiderata e auspicata con nonchalance .

    Come ha più volte spiegato Marco Accetti, il fotografo romano autoaccusatosi inutilmente nel 2013 del “rapimento consenziente” di Emanuela,

    “Celata fu mio direttore e confessore nel collegio San Giuseppe De Merode”.

    Se fosse passata la storiella raccontata da Viganò a Valli era pronto a scattare anche il resto. E cioè che Piazza Borromini e la casa di moda delle sorelle Fontana, due luoghi emersi come  possibili tracce di Emanuela all’inizio delle indagini,  sono indicazioni simboliche e precisi riferimenti.

    Per le sorelle Fontana, Accetti nelle sue “rivelazioni” ai magistrati ha detto che, guarda caso,  sono “un riferimento a monsignor Pierluigi Celata, direttore del collegio San Giuseppe De Merode, la scuola da me frequentata che si trova a fianco del loro atelier”.

    Accetti ai magistrati ha addirittura fatto notare che “non a caso uno dei primi due telefonisti a casa Orlandi (tre chiamate il 25 e 26 giugno 1983) si qualificò proprio con il nome di Pierluigi”, nome di battesimo di Celata.

    Sempre secondo le “rivelazioni” di Accetti, il riferimento a Piazza Borromini sarebbe invece da collegare a Francesco Pazienza, il chiacchieratissimo ex capo del Super SISMI, ramo molto particolare dei servizi militari italiani di quei tempi.

    I giornali e la tv rilanciano

    Per fortuna siamo riusciti a scongiurare nuove tracimazioni e tsunami di “verità risolutive” più false di Giuda. Ma le televisioni e i giornali che hanno rilanciato le affermazioni fatte da Viganò a Valli fanno finta di nulla.

    L’opinone pubblica resterà quindi ingannata nella sua stragrande maggior parte. E così il Mistero Orlandi Show potrà continuare. Altri 36 anni…

    https://www.blitzquotidiano.it/opinioni/nicotri-opinioni/emanuela-orlandi-telefonata-dal-vaticano-3205477/?fbclid=IwAR3ACx5LXdJv1HFjRVgUIgzLQKG_aiHNQnEqWbadjfnMH2hIXM4_81jBLq4

  • Appello choc dalla Polonia al Papa, faccia luce sui vescovi che hanno insabbiato i preti pedofili

    Appello choc dalla Polonia al Papa, faccia luce sui vescovi che hanno insabbiato i preti pedofili

    Città del Vaticano – Nella patria di San Giovanni Paolo II si sta scoperchiando il sistema ecclesiastico che portava ad insabbiare i casi dei preti pedofili. Visto che le lettere mandate in questi anni in Vaticano (a Papa Francesco, alla Congregazione dei Vescovi, alla nunziatura, alla Segreteria di Stato) hanno dato ben pochi risultati, un gruppo di 600 fedeli ha raccolto il denaro necessario per comprare una intera pagina pubblicitaria sul quotidiano italiano La Repubblica) in cui viene lanciato un clamoroso appello al pontefice a «riparare la Chiesa dalle ferite della pedofilia in Polonia dove la lealtà verso l’istituzione è cieca e sorda, più importante del bene delle vittime».

    Gli inserzionisti aggiungono che finora la mancanza di una reazione decisiva da parte della gerarchia vaticana alle denunce di «comportamenti riprovevoli attribuiti ad alcuni vescovi è motivo di scandalo pubblico». I casi specifici di abusi e insabbiamenti appaiono elencati in un sito polacco, disponibile in varie lingue (www.dosckrzywdy.pl).

    Sul sito viene spiegato che in diversi modi questi comitati di fedeli hanno «tentato quasi disperatamente di raggiungere il Santo Padre perché – affermano – amiamo la Chiesa e non possiamo più rimanere in silenzio di fronte alla quantità di male che sta crescendo in Essa.  Da tanti anni emergono delle accuse contro alcuni dei nostri vescovi, che, anche se fossero solo parzialmente vere, comprovano degli scandalosi abusi, relativi a simonia, mobbing/violenza contro i sacerdoti e altre persone consacrate e insabbiamento di casi di pedofilia».

    In quel contesto compaiono i nomi degli arcivescovi «Sławoj Leszek Głódź, vescovo Jan Tyrawa del vescovo Edward Janiak, ma anche altri».

    Il caso polacco naturalmente era ben presente in Vaticano dove da anni si allungavano ombre e sospetti per una prassi ampiamente applicata durante il pontificato di Giovanni Paolo II, tesa a salvaguardare l’istituzione a discapito delle vittime. Gli appoggi, per esempio, di cui ha goduto in Vaticano padre Maciel – il fondatore messicano dei Legionari di Cristo, scomparso nel 2008 senza che sia mai stato sottoposto ad un processo nonostante la sequela raccapricciante di violenze sistematiche su bambini e adolescenti – resta una prova indelebile della prassi di insabbiare ed evitare pubblici scandali.

    L’anno scorso un docu-film disponibile su Youtube intitolato “Non dirlo a nessuno” e realizzato con una videocamera nascosta da una vittima di violenze, Anna Misiewicz, ha fatto scoppiare il bubbone. La donna era stata molestata quando aveva 8 anni. Parlando con i suoi preti carnefici ha raccolto le loro testimonianze di quando la toccavano, la baciavano e la violavano. «Lo so non avrei dovuto, ma ho ceduto a una stupida passione» gli ha detto uno dei preti ora in pensione. «Era il diavolo che mi consigliava». Il filmato è stato visto da 18 milioni di persone in Polonia (la popolazione polacca è di 38 milioni).

    Il vescovo polacco che ha insabbiato il caso del pedofilo che ha violato Anna è stato commissariato solo qualche giorno fa. Papa Francesco ha nominato monsignor Grzegorz Rys, arcivescovo Metropolita di Lodz, amministratore apostolico.

    L’arcivescovo Wojciech Polak, arcivescovo di Gniezno e primate della Chiesa polacca, nonché delegato dell’episcopato polacco per la protezione dei bambini e dei giovani, ha commentato il documentario sugli abusi con una dichiarazione di circostanza nella quale informava l’opinione pubblica di avere investito il Vaticano della questione. «Il film che ho visto, mostra che gli standard di protezione dei bambini e dei giovani in vigore nella Chiesa non sono stati osservati».

    Francesco ha da poco promulgato una nuova legge per rafforzare la lotta contro gli abusi, gli insabbiamenti e l trasparenza anche se proprio la trasparenza resta uno dei punti deboli di tante nazioni, Italia compresa, dove è di fatto un elemento inesistente.

    L’arcivescovo Polak aveva espresso il suo dolore per la sofferenza patita per ogni vittima alla quale, ha detto,  spetta sempre un’offerta immediata di assistenza psicologica, pastorale e legale. Il vescovo ribadiva la necessità di cooperazione della Chiesa con la giustizia civile al fine di proteggere i minori e punire i colpevoli. «Non c’è posto tra i ministri che abusano sessualmente di minori. Non intendiamo nascondere i loro crimini».

    Proprio in questi giorni è stato reso noto il risultato di una verifica fatta dalla Conferenza Episcopale americana sull’impatto finanziario di tutte le richieste di risarcimenti avanzate dalle vittime degli abusi nel corso del 2019. Tra spese legali e risarcimenti sono uscite dalle casse della Chiesa 280 milioni di dollari in un anno.

    Papa Francesco ha risposto all’appello dei fedeli polacchi attraverso una nota: «Il Santo Padre è informato dell’appello e prega per coloro che lo hanno rivolto. La Chiesa tutta deve fare il possibile perché venga applicata la normativa canonica, i casi di abuso vengano allo scoperto e i colpevoli di questi gravi delitti siano puniti».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_pedofilia_polonia_preti_papa_francesco_wojtyla-5316094.html

  • «Giovanni Paolo II ha coperto un pedofilo», l’accusa di una delle vittime di padre Maciel

    «Giovanni Paolo II ha coperto un pedofilo», l’accusa di una delle vittime di padre Maciel

    Città del Vaticano – Nel giorno del centenario della nascita di San Giovanni Paolo II una delle prime vittime di padre Marcial Maciel Degollado – forse il più grande criminale della Chiesa in epoca moderna – torna puntare il dito sul pontefice polacco. A suo parere non ci sono dubbi che Wojtyla era a conoscenza dei crimini aberranti di questo pedofilo, fondatore dei Legionari di Cristo, super protetto in Vaticano tanto da non essere mai sottoposto ad alcun processo nè punito dalla Congregazione della Fede benchè su di lui vi fosse un corposo fascicolo di reati commessi tra il Messico, l’Italia, la Spagna e la Francia.

    Josè Barba Martin dal Messico fa sapere a metà degli anni Novanta assieme ad un gruppo di vittime pubblicò una letttera aperta su un giornale messicano molto letto, Milenio.  La lettera naturalmente sollevò un putiferio incredibile in tutta l’America Latina. La missiva elencava i crimini di Maciel, circostanziandoli con prove e date e portava la firma di altri sette ex legionari. Le vittime a questo punto contattarono anche l’allora nunzio apostolico in Messico, monsignor Justo Mullor Garcia.

    La stessa lettera, nel frattempo, fu inviata a tutti i vescovi messicani. Maciel Macial Degollado in Messico all’epoca era una potenza. Non solo era il fondatore di un ordine religioso ricchissimo che controllava università, scuole e istituzioni, ma aveva anche accesso ai vertici istituzionali, aveva rapporti con la Cia e tanti imprenditori influenti.

    «Nessuno ci diede mai risposta. Fummo ignorati. Io personalmente sono convinto che Giovanni Paolo II e specialmente il cardinale Ratzinger, divenuto Papa Benedetto XVI sapevano bene della colpevolezza di Maciel».

    Intanto le vittime, l’anno successivo, nel 1998 si recarono dal giudice ecclesiastico a Città del Messico, Antonio Roqueni Ornelas per inoltrare una denuncia formale a Roma, al Sant’Uffizio, tramite l’avvocata rotale Marta Vegan. La denuncia fu presentata direttamente nelle mani di monsignor Gianfranco Girotti che all’ora lavorava con il cardinale Ratzinger.

    Nel frattempo il nunzio Mullor Garcia proprio per avere dato appoggio alle vittime di Maciel subiva all’interno del Vaticano un ostracismo senza pari, persino dai vertici della Segreteria di Stato, fino alla sua totale emarginazione. Prima di morire (per una malattia) l’ex nunzio disse che era contento di avere agito sempre in coscienza e con il Vangelo in mano.

    Il postulatore della causa di beatificazione e poi di canonizzazione, monsignor Slavomir Oder ritiene, invece, che San Giovanni Paolo II non sapesse come stavano le cose. «Non ha coperto mai nessun pedofilo e se avesse saputo che era pedofilo non gli avrebbe dato alcuna copertura. E’ chiaro però che tante cose ora ci sfuggono perchè non essendo stati testimoni presenti dei fatti è difficile fare valutazioni a posteriori. Posso dire che Giovanni Paolo II aveva una esperienza diretta sul discredito che in Polonia, sotto il regime comunista, veniva gettato continuamente sui preti polacchi. I servizi segreti costruivano dossier per accusarli di cose orribili. Wojtyla conosceva che erano accuse false e montate. Finchè quindi non si trattava di una prova evidente e rimaneva un margine di dubbio egli pensava che poteva essere il frutto di una manipolazione ingiusta».

    Una domanda analoga, sebbene stavolta generica, è stata sottoposta recentemente a Papa Francesco dal giornalista spagnolo Jordi Evole in una lunga intervista. Bergoglio ha spiegato che «la verità del Vangelo ha un valore senza tempo, ma gli abusi sessuali all’interno della Chiesa sono giudicati secondo una ermeneutica dell’epoca». Come dire che in questo campo il problema deve essere contestualizzato storicamente. In ogni caso tanti dubbi restano sul terreno.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_papa_wojtyla_giovanni_paolo_ii_maciel_degollado_legionari_vittime_abusi-5234751.html

  • Abusi sessuali su minori, l’arcivescovo primate di Polonia chiede aiuto in Vaticano

    Abusi sessuali su minori, l’arcivescovo primate di Polonia chiede aiuto in Vaticano

    CITTÀ DEL VATICANO – È stato visto più di 1,9 milioni di volte su YouTube e adesso ha convinto il capo della Chiesa cattolica polacca ad agire e a chiedere al Vaticano di indagare sulla copertura di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti avvenuta nel suo Paese.

    Il film “Hide and Seek”, secondo documentario sul tema dei preti pedofili dei fratelli Marek e Tomasz Sekielski andato in onda ieri, spinge l’arcivescovo Wojciech Polak, primate polacco e arcivescovo metropolita di Gniezno, a chiedere l’avvio di un procedimento proprio nelle ore in cui la Chiesa cattolica ricorda i cento anni dalla nascita di Giovanni Paolo II.

    “Hide and Seek” racconta la storia di due fratelli che cercano di affrontare un prete che presumibilmente li ha abusati da bambini. I due provano a chiedere conto delle loro azioni a diversi responsabili della Chiesa che, dicono, avrebbero dovuto vigilare ma non l’ha fatto. E affermano che anche un vescovo era a conoscenza delle accuse ma per anni non ha intrapreso alcuna azione.

    “Il film mostra che gli standard di protezione per bambini e adolescenti nella Chiesa non sono stati rispettati”, dice Polak in un video pubblicato dall’agenzia di stampa cattolica KAI.

    E ancora: “Chiedo a sacerdoti, suore, genitori ed educatori di non essere guidati dalla falsa logica di proteggere la Chiesa, nascondendo efficacemente i maltrattatori sessuali: non permettiamo di nascondere questi crimini”.

    Polak ha scritto direttamente a Francesco per chiedere aiuto. Un anno fa, infatti, il Papa a seguito di un summit sulla pedofilia convocato in Vaticano, rendeva obbligatorio in una lettera apostolica che i preti riferissero casi di abusi sessuali ed eventuali insabbiamenti.

    Anche il primo film dei due fratelli, “Tell No One”, uscito un anno fa, ha avuto un grande successo su youtube con 23 milioni di visualizzazioni. Anche allora alcune vittime sono andate con una telecamera dai loro persecutori e alcuni di questi hanno ammesso i loro crimini.

    Nel marzo dell’anno scorso, la Chiesa polacca ha ammesso che negli ultimi 30 anni quasi 400 membri del clero hanno abusato sessualmente di minori.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2020/05/17/news/abusi_sessuali_su_minori_l_arcivescovo_primate_di_polonia_chiede_aiuto_in_vaticano-256881000/

  • Cancellazione del Segreto Pontificio, poco cambierà alle vittime di abuso

    Cancellazione del Segreto Pontificio, poco cambierà alle vittime di abuso

    Nei giorni scorsi una straordinaria euforia ancora più avvincente e globalizzata di quella che può far sentire l’avvento del Natale ha inondato tutte le agenzie di stampa, dopo che la santa sede decide di rendere nota casualmente nella commovente data dell’ ottantatreesimo compleanno di Papa Francesco la cancellazione del famoso Segreto Pontificio ( Secreta continere), nelle cause che coinvolgono la pedofilia all’interno della chiesa cattolica. Non vi era altra notizia che potesse sovrastare questa, ovunque si potevano visionare video, interviste di testate giornalistiche con titoloni a caratteri cubitali pari alla scritta Hollywood sulle colline statunitensi, dichiarando così che una nuova storia fosse stata finalmente scritta. Si, perché in effetti per l’ennesima volta possiamo confermare che l’ufficio stampa del Vaticano ci ha saputo fare anche questa volta.

    Segnaliamo inoltre una news dell’ ultima ora in cui si dichiara da richiesta effettuata da Papa Francesco l’allontanamento dalla santa sede di un cardinale di rilievo, Angelo Sodano a causa dei suoi trascorsi di abusi su minori.

    Imponenti e devastanti sopra questa notizia, arrivano poche ore dopo l’annuncio come un fulmine a ciel sereno le parole di monsignor John Kennedy, membro della commissione disciplinare della Santa Sede, dichiarando infatti che solo nel 2019 salgono a 1.000 le denunce arrivate da svariate parti del mondo nel coinvolgimento chiesa e pedofilia, asserendo inoltre la possibilità di vedersi triplicare le denunce nell’arco del 2020. “So che la clonazione è contro l’insegnamento cattolico, ma se potessi davvero clonare i miei funzionari e farli lavorare tre turni al giorno o lavorare sette giorni alla settimana, potrebbero fare il necessario passo avanti” afferma monsignor John Kennedy, capo della congregazione sezione disciplinare. “Al momento stiamo assistendo effettivamente a uno tsunami di casi.” Asserisce monsignor Kennedy, riferendosi alle accuse di abuso denunciate oggi ma che fanno riferimento anche a decenni fa. Denunce che pervengono soprattutto da Argentina, Messico, Cile, Italia e Polonia che si sono uniti agli Stati Uniti tra i paesi con il maggior numero di casi che arrivano alla congregazione, nota come CDF. Kennedy in questi giorni ha addirittura permesso l’ ingresso con conseguente video riprese ad un fotografo di AP e giornalisti da varie parti del mondo nelle camere interne del CDF , un evento mai accaduto prima all’ interno del tribunale ecclesiastico. Vien da pensare quindi che ad oggi anche l’istituzione più segreta del Vaticano senta il bisogno di mostrare un po’ di trasparenza, mentre la gerarchia della chiesa cerca di ricostruire la fiducia con i cattolici di fila oramai disillusi da decenni per gli abusi perpetrati dal clero con conseguenti insabbiamenti.

    La verità sulla cancellazione del Segreto Pontificio

    E’ bene precisare che per comprendere ciò che sta realmente accadendo in questi giorni non bastino una competenza giornalistica o legale penale, bensì qualcuno di grado superiore, quindi un legale specializzato in diritto canonico, nel mondo sono infatti ordinati tra gli avvocati più competenti e preparati in assoluto ma soprattutto, gli unici a comprendere realmente quali siano le differenze tra stato italiano e Vaticano. Ringraziamo dunque l’Avvocato Federica Metta esperta di diritto canonico, per averci concesso una breve intervista che troverete a fine articolo.

    Le chiedo quale sia in realtà il cambiamento che avverrà da ora in poi grazie alla cancellazione del segreto pontificio, essendo rimasti invariati il segreto d’ ufficio e quello della confessione?

    Per noi legali non cambia sostanzialmente nulla, nel processo canonico come nei casi di annullamento nella Sacra Rota, per permettere che le persone come ad esempio nell’annullamento dei matrimoni siano coperte da segreto e da tutela non vi è la possibilità di accesso agli atti. Più specificatamente c’ è addirittura impedimento anche nel fotocopiare gli atti, azione limitata altresì ad una autorità civile. Questo avviene per questioni limitate al foro interno, importante distinguere infatti per comprendere meglio la situazione, quale sia la differenza tra foro interno e foro esterno. Il foro interno è quello della coscienza e dell’anima, questo è il motivo per cui la confessione e determinati reati penali vengano gestiti solo da loro, quindi all’ interno dello stato del Vaticano. Mentre nel foro esterno vi è un rischio maggiore di pubblicità mediatica e conseguente inquinamento delle prove.

    La santa sede ha infatti tenuto a sottolineare che questi atti non verranno mai resi pubblici, cosa significa?

    Questa è una prerogativa che serve appunto alla tutela delle anime, la Legge Suprema che tutela tutto il diritto canonico è la salus animarum cioè la salvezza delle anime, quindi è importante capire come tutto il diritto canonico si fondi su questo concetto. Occupandomi di entrambe le giurisdizioni mi rendo conto di quanto questo pensiero sia complesso visto dall’ esterno, a differenza del civile, parliamo di un processo inquisitorio, quindi gestito spesso da un prelato.

    Di che giudice stiamo parlando, di un ufficiale giudicante eletto dallo stato del Vaticano?

    Esatto, sono giudici ecclesiastici, quindi nominati dall’autorità ecclesiastica, i vescovi sono i principali, ma in genere delegano… personalmente non ho mai visto un vescovo tenere un processo. Ultimamente vi è stata anche la riforma con il motu proprio ( di propria iniziativa) richiesto personalmente da Papa Francesco che esigeva la possibilità che fossero direttamente i vescovi a gestire tutti i processi, nel penale, quindi nelle cause di abusi invece vi sono dei prelati dediti solo a questo con delle commissioni ad hoc. Vi è inoltre la penitenzieria che si trova sempre all’ interno del tribunale della Rota che si occupa esclusivamente di gestire le cause del foro interno, dove vi sono infatti le prigioni, con fascicoli segretissimi a cui sarà impossibile accedere.

    Mettiamo caso io sia una persona che ha subito abusi, qual’ è l’ iter che devo seguire per poter accedere ai fascicoli?

    Assolutamente no, parlando di diritto canonico lei non potrà accedere a questi fascicoli. Se lei volesse accedere ad un fascicolo riguardante un sacerdote che è stato processato dalla chiesa, lei se volesse accedere a questi atti non ha possibilità alcuna di poterlo fare.

    Anche dopo la cancellazione del segreto pontificio?

    No, potrebbero esserci delle eccezioni, normalmente ai laici possono dare solo l’ eventuale possibilità di gestire gli spostamenti di parrocchia ed eventuali trasferimenti in relazione a dei reati, mai la gestione di un processo sullo stesso reato. Il criterio rimane questo, se riflettiamo infatti il loro pensiero è corretto, chiedono solo che ciascuna giurisdizione nomini i propri magistrati, applicando le proprie pene ai propri cittadini, quindi il loro messaggio è semplicemente quello di gestire la legge a livello interno come qualsiasi altro stato.

    Molti tendono infatti a dimenticare che il Vaticano sia comunque uno stato a parte, giusto?

    Esattamente, quindi dal loro punto di vista è corretto perché non intervengono nei processi come ad esempio politici, ogni stato ha i propri strumenti per mantenere l’ ordine, loro fanno lo stesso.

    Le faccio un esempio: se un avvocato inglese chiedesse l’accesso agli atti per un penale allo stato italiano, il nostro stato consegnerebbe l’ intera documentazione?

    Probabilmente non tutto, ad esempio le indagini preliminari resterebbero secretate. Importante sapere che anche prima della cancellazione del segreto pontificio, la sentenza è sempre stata comunicata, il procedimento assolutamente no. Questi sono provvedimenti che hanno poi una risonanza anche all’ interno del foro esterno come ad esempio la conseguente richiesta di un trasferimento.

    Cancellazione del Segreto Pontificio, poco cambierà alle vittime di abuso

  • Vaticano, segnalazioni di abusi come uno tsunami. «Anche da Paesi mai coinvolti»

    Vaticano, segnalazioni di abusi come uno tsunami. «Anche da Paesi mai coinvolti»

    Città del Vaticano – Alla Congregazione per la Dottrina della Fede, dove è stato allestito l’apposito tribunale per valutare i casi di abusi, è stato registrato un record di mille casi segnalati quest’anno da tutto il mondo, persino da paesi dove in precedenza non erano pervenute mai notizie di violenze. I monsignori che sono stati chiamati ad analizzare i casi hanno affermato alla agenzia Ap di essere letteralmente sopraffatti, nessuno si aspettava una valanga simile.

    Il numero dei casi in arrivo nel 2019 è aumentato del quadruplo rispetto a un decennio fa. «So che la clonazione e’ contro l’insegnamento cattolico, ma se potessi davvero clonare i miei funzionari e farli lavorare tre turni al giorno o lavorare sette giorni alla settimana, potrebbero fare il necessario passo avanti», ha detto monsignor John Kennedy, capo ufficio della Sezione disciplinare nella Congregazione, che elabora i casi.

    «Al momento stiamo assistendo effettivamente a uno ‘tsunami’ di casi, in particolare da paesi di cui non abbiamo mai sentito parlare prima», ha affermato monsignor Kennedy, riferendosi alle accuse di abuso verificatesi per la maggior parte anni o decenni fa. Argentina, Messico, Cile, Italia e Polonia si sono uniti agli Stati Uniti tra i paesi con il maggior numero di casi in arrivo. La Congregazione per la Dottrina della Fede conta solo 17 funzionari.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_vaticano_bambini_pedofilia_italia_casi_segnalazioni-4938950.html

  • Pedofilia nella Chiesa, record di denunce: mille in un anno

    Pedofilia nella Chiesa, record di denunce: mille in un anno

    Dopo la stretta di Francesco, arrivano da tutto il mondo. L’ufficio preposto: “Sopraffatti”

    CITTA’ DEL VATICANO. Dopo le recenti prese di posizione di papa Francesco e l’abolizione del segreto pontificio sulla pedofilia, la nuova stretta ha investito anche i vescovi che denunciano moltissimi casi di pedofilia da tutto il mondo.

    L’ufficio vaticano che riceve le denunce di abusi sessuali da parte del clero ha registrato quest’anno la cifra record di 1.000 casi segnalati da tutto il mondo, anche da Paesi di cui non aveva mai sentito parlare prima, e potrebbe non essere finita qui. John Joseph Kennedy, il capo Ufficio della Sezione Disciplinare nella Congregazione per la dottrina della fede, lo ha detto all’Ap, precisando che l’enorme afflusso di denunce ha “sopraffatto” il personale.

    Per evadere tutti i documenti relativi al 2019, il quadruplo di quanti se ne gestivano un decennio fa, il personale – ha spiegato Kennedy – “dovrebbe lavorare sette giorni alla settimana”. “Stiamo effettivamente assistendo a uno tsunami di casi, al momento, in particolare da Paesi di cui non abbiamo mai sentito parlare prima”, ha detto, riferendosi ai casi più eclatanti emersi in Argentina, Messico, Cile, Italia, Polonia e Stati Uniti.
    “Suppongo che se non fossi un prete e se avessi un bambino maltrattato, probabilmente smetterei di andare a messa”, ha detto Kennedy.

    Ma il Vaticano – ha ricordato – si è impegnato a combattere gli abusi e ha solo bisogno di tempo per esaminare tutti i casi. “Li esamineremo dal punto di vista forense e garantiremo il giusto risultato – ha aggiunto -. Non si tratta di riconquistare la gente, perché la fede è qualcosa di molto personale. Ma almeno diamo alla gente la possibilità di dire: ‘Forse diamo alla chiesa una seconda possibilità di ascoltare il messaggio’

    https://www.repubblica.it/vaticano/2019/12/20/news/vescovi_pedofilia_papa-243934200/?refresh_ce

  • In risposta a mons. Lorenzo Ghizzoni, all’articolo pubblicato da AVVENIRE

    In risposta a mons. Lorenzo Ghizzoni, all’articolo pubblicato da AVVENIRE

    Gentile Lorenzo Ghizzoni,

    ho letto con un pizzico stupore della sua indignazione sulle pagine AVVENIRE e non posso che dedurre due cose: o lei è maldestro, o è completamente disinformato.

    Partendo dalla critica che lei fa a IL FATTO QUOTIDIANO (articoli di Ferruccio Sansa), le faccio notare che per una corretta informazione e una critica accettabile, avrebbe dovuto almeno indicare di quale caso stesse parlando.

    Lo farò io per lei, l’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale tutela minori della Cei, parlava di don Franco Castagneto, la cui diocesi di Genova, è indubbiamente informata dal 1998 (lo conferma persino mons. Alberto Tanasini che gestì personalmente il caso all’epoca dei fatti di SORI).

    Poi don Franco fu trasferito a ALBARO e, nell’agosto del 2019, appena è riemerso il caso, questa volta la chiesa non lo ha più spostato, lo ha fatto scomparire direttamente.

    Tra le altre cose, stando a quanto dichiara la stessa diocesi di Genova, attraverso la Cancelleria in data 25-11-2019, a Genova, “non esiste al momento alcuna equipe della commissione minori e persone vulnerabili“. Lo sapeva ?

    Riguardo ai fatti riportati dal giornale di Marco Travaglio, a firma di Ferruccio Sansa, che lei impropriamente dichiara scandalistici, sappia che quanto scritto fino ad ora, era solo la punta dell’iceberg, sul resto daremo tutte le delucidazioni del caso, non tema. Non ci celeremo, come il cardinal Angelo Bagnasco, dietro un muro di silenzio.

    Riguardo invece le proiezioni sulla situazione italiana, sulle pagine di AVVENIRE afferma; “In Italia la stima varia dal 2 al 4%, ma siamo ancora – è il caso di ripeterlo – nel campo delle ipotesi. Ecco perché i grafici pubblicati nei giorni scorsi dal Fatto, con un’improbabile stima delle diocesi “sicure e non sicure”, è del tutto inaccettabile”.

    Ebbene, solo per doverosissima precisazione, i dati del Fatto Quotidiano ed esposti questa volta da Paolo Frosina, li abbiamo forniti noi, e i puntini sulla mappa sono tutti casi documentati dalla sola stampa nazionale e, sono sincero, la sola vista fa rabbrividire.

    Tuttavia, trovo molto scorretto dar a credere ai lettori di AVVENIRE che quella cartina con i puntini sia frutto delle proiezioni, che son tutta altra cosa, e lei questo lo dovrebbe sapere bene.

    Le proiezioni del collega Mark Vincent Healy, sono calcolate (in assenza di un dato governativo italiano) sulla base di dati veritieri e frutto di commissioni d’inchiesta governative che riguardano unicamente i sacerdoti, non come avete fatto su AVVENIRE, dove citate dati generici sugli abusi in generale: come ben capirà, le due cose non sono paragonabili.

    I dati delle proiezioni riguardano le commissioni governative di: Australia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Polonia, USA.

    Ebbene, il collega Mark Vincent Healy, sulla base della popolazione cattolica, sulla base dei sacerdoti di quelle nazioni e sulla base delle percentuali restituite dalle commissioni di inchiesta governative, ha fatto una semplice proiezione dell’Italia.

    Nell’articolo pubblicato da AVVENIRE, per evitare figure come questa – rischiando oltretutto di screditare ancor più quello che secondo lei starebbe facendo la chiesa in materia di abusi – avrebbe dovuto ricordare che ben cinque anni fa, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, dato il dilagante fenomeno di abusi sessuali di minori per mano di preti cattolici e i continui insabbiamenti che emergevano in tutto il pianeta, questi ultimi per mano della stessa chiesa, tra le tante cose, chiese alla Santa sede di quantificare l’entità del fenomeno e, caro Ghizzoni, sarebbe stato davvero onesto da parte sua, dire ai lettori di AVVENIRE, che la Santa Sede neppure rispose a quelle raccomandazioni. Ecco perché non avete i dati. Ma lo dica questo ai lettori di AVVENIRE, è importante, non crede?

    E magari, lo dica anche al Governo italiano, son sicuro che qualche amico a cui rivolgersi lo avrà.

    Sa perché le dico questo Ghizzoni?

    Perché a febbraio 2019, sempre il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, ha chiesto la stessa cosa anche all’Italia, che oltre a due precedenti diffide ed un’interrogazione parlamentare, per il momento non ha ancora proferito parola.

    Si rivolga quindi al Vaticano e al Governo italiano per questa atroce negligenza, anche noi da anni chiediamo una commissione governativa, non accolli così squallidamente la mancanza di dati ad una associazione di vittime di preti pedofili, non è carino e neppure onesto le pare?

    Riguardo al cardinale Gualtiero Bassetti, attuale Presidente della Cei, l’associazione, già prima del summit di febbraio, si era immediatamente attivata per farsi ricevere, ci ha persino risposto, peccato che però poi, dopo la valanga mediatica, sia sparito pure lui.

    Che dire? Che la chiesa italiana sia determinata può essere, il dubbio che resta è: su cosa? Noi vittime sono anni che chiediamo giustizia alla chiesa, ma tranne i pochi di noi che la hanno ottenuta dai tribunali civili e non dalla chiesa, per tutti gli altri, al momento non credo si possa sperare di trovare grandi entusiasmi.

    Vedere campagne mediatiche fatte di bugie, come quella di cui lei è il rappresentante per l’Italia, campagne che puntano solo a disinformare la comunità, spalando fango su noi vittime, che vengono tirate in ballo dalla chiesa solo in queste occasioni, dà ben poca credibilità alle sue affermazioni.

    Con ossequio Francesco Zanardi

    Presidente della RETE L’ABUSO

    Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

  • I figli dei preti: il nuovo scandalo che potrebbe travolgere il Vaticano

    I figli dei preti: il nuovo scandalo che potrebbe travolgere il Vaticano

    Gerald Erebon è nato 30 anni fa Archer’s Post, un villaggio del profondo Kenya e da sempre ha un grosso problema: non assomiglia per niente all’uomo che per anni gli è stato raccontato essere suo padre. Ha infatti pelle chiara, capelli ondulati, lineamenti sottili. Differenze che l’hanno costretto a una vita da reietto, da “figlio di un bianco”, come lo chiamavano compagni di scuola e parenti.

    Non era infatti un mistero per nessuno che il suo vero padre fosse un prete italiano allora 50enne, appartenente all’ordine dei Missionari della Consolata, giunto ad Archer’s Post per diffondere la fede tra le tribù semi-nomadi della Rift Valley una trentina di anni prima. Ma il missionario oltre alla parola di Dio ha anche diffuso il (suo) seme, abusando, secondo le accuse presentate anche all’Interpol, di una ragazzina di 15 anni che lavorava nella missione. E quando questa rimase incinta, intervennero le gerarchie ecclesiastiche, che trasferirono il missionario in un’altra parrocchia del Kenya e trovarono un uomo – l’allora autista e catechista della chiesa –  che accettò di sposare la ragazzina, dando il proprio nome al neonato. In cambio, avrebbe avuto un lavoro sicuro per la chiesa e aiuti economici.

    Anni dopo, alla morte della madre, Erebon ha avuto certezza della verità. Ha cercato quel missionario oggi 83enne e ha tentato inutilmente di creare un rapporto con lui. Il missionario ha respinto ogni contatto, e, con l’appoggio del clero keniota, ha rifiutato il test del Dna. Oggi il prete è sotto inchiesta da parte della Congregazione per il clero ed è stato segnalato, come detto, dell’Interpol.

    La vicenda di Erebon – venuta alla luce grazie allo psicoterapeuta Vincent Doyle, il figlio di un prete irlandese che nel 2014 ha fondato l’associazione Coping International per tutelare i diritti dei bambini figli dei sacerdoti – è solo una delle tante storie che spiegano come per decenni la Chiesa cattolica abbia affrontato i casi di sacerdoti accusati di aver abusato giovanissime donne dei Paesi in via di sviluppo e che abbiano poi generato dei bambini in seguito a quelle violenze.

    Storie che solo oggi stanno emergendo ma con difficoltà, visto che in Africa lo scandalo degli abusi sessuali della Chiesa è stato appena sfiorato. Il continente infatti è rimasto indietro rispetto agli Stati Uniti, all’Europa e all’Australia nell’affrontare il problema dei sacerdoti pedofili, perché lì le priorità della chiesa si sono concentrate sulla lotta alla povertà. Per Augusta Muthigani, responsabile dell’istruzione religiosa della Conferenza episcopale keniota, per anni è stata in vigore “una cultura del silenzio e del compromesso” che ha permesso abusi di ogni tipo nella società africana.

    Ma in Africa oltre al tema dell’abuso sessuale, c’è un problema in più: i figli non riconosciuti dei sacerdoti, evidentissimi frutti del peccato, visto che spesso hanno la pelle chiara, come Erebon. Persone destinate a una vita da reietti sociali, sebbene spesso le autorità ecclesiastiche abbiano previsto aiuti economici alle loro famiglie. In pratica ne hanno pagato il silenzio.

    Secondo il reverendo Stephane Joulain, uno dei massimi esperti nella prevenzione dell’abuso del clero in Africa, la maggior parte dei casi di abusi sessuali su minori nel continente africano coinvolgono sacerdoti stranieri. Ma per Joulain esiste anche un significativo problema da parte dei sacerdoti africani che generano figli a causa delle norme culturali: “Diventi uomo solo quando hai avuto figli”, ha spiegato. “Molti sacerdoti soccomberebbero a questa pressione da parte della famiglia o della tribù. Altri”, ha aggiunto, “razionalizzano il loro comportamento dicendo che il celibato è una tradizione “occidentale”, importata, che non ha posto in Africa, dove le ragazze sono spesso considerate adulte quando raggiungono la pubertà, indipendentemente dalla legge”.

    Verità scomode che, declinate sul versante dell’America Latina, in questi giorni stanno infiammando il Sinodo sull’Amazzonia, in corso a Roma. Nell’assise romana si stanno confrontando senza esclusione di colpi l’ala progressista della chiesa, guidata da papa Francesco e quella oltranzista e conservatrice, che si riconosce nel prefetto emerito dell’ex Sant’Uffizio, il Cardinale Gerhard Müller, sul tema del celibato dei sacerdoti.

    La fazione bergogliana ha infatti apertamente messo in discussione il voto di castità, ricordando come non questo non sia un dogma, proponendo che “uomini sposati, anziani e di provata fede” – i cosiddetti viri probati – possano essere ordinati sacerdoti. Dovrebbero essere la risposta alla scarsità di sacerdoti che si regista in alcune terre lontane, dove “gli indigeni non concepiscono il celibato”, come l’Amazzonia. Oppure l’Africa.

    Come evolverà lo scontro dentro San Pietro è difficile da prevedere. Le posizioni sono talmente lontane che alcuni osservatori hanno anche parlato di un possibile scisma. Ciò che è invece sicuro è che esiste un problema su come il vaticano ha gestito fino a oggi i casi dei sacerdoti-genitori e dei loro figli. A oggi non ci sono statistiche ufficiali, tuttavia Dayle sostiene che la sua organizzazione ha avuto contatti con almeno 40 mila persone nel mondo. Non tutti i figli di preti sono frutto di violenze sessuali, molti derivano da “semplici” relazioni clandestine, tuttavia lo stesso Doyle stima che circa il 5% di queste nascite sia il risultato di un abuso su un minore. Figli mai riconosciuti di sacerdoti sono stati scoperti “in Irlanda, Messico, Polonia, Paraguay, in città statunitensi grandi e piccole, virtualmente in ogni luogo dove la chiesa ha una presenza”, riportava nel 2017 l’inchiesta firmata dal Team Spotlight del “Boston Globe”, lo stesso pool giornalistico che fece scoppiare lo scandalo dei preti pedofili nel mondo. Boyle negli ultimi mesi ha ricostruito e trasmesso al Vaticano tre casi: oltre a quello di Erebon, quello di un 17enne del Camerun e di un 15enne nel Regno Unito.

    Formalmente, la posizione del Vaticano nei confronti dei sacerdoti-padri – codificata in un documento segreto che Doyle ha avuto il merito di portare alla luce nel 2017 ­–  è che questi debbano smettere l’abito talare e occuparsi della cura del bambino, il quale deve rappresentare il “focus prioritario”, il centro di interesse. Un orientamento recentemente confermato dal cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, in un’intervista a “Vatican News”.

    https://it.businessinsider.com/i-figli-dei-preti-il-nuovo-scandalo-che-potrebbe-travolgere-il-vaticano/

  • Pedofilia, prete condannato in Polonia: “Abusi come torture”

    Pedofilia, prete condannato in Polonia: “Abusi come torture”

    Un prete in Polonia è stato condannato per pedofilia per atti commessi negli anni ’80. Si tratta di una decisione senza precedenti nel Paese – riferiscono i siti di informazione locale – perché il tribunale ha superato l’ostacolo della prescrizione e ha definito gli abusi perpetrati equivalenti alle «torture».

    La Corte d’Appello di Danzica ha dunque condannato l’imputato, la sua ex parrocchia e la sua diocesi a pagare un risarcimento ‘pesante’, pari a 400.000 zloty (92.500 euro) a favore di Marek Mielewczyk, 50 anni, vittima di un prete pedofilo negli anni 1982-1987.

    La vittima è una delle persone che aveva lasciato pubblicamente la sua testimonianza nel documentario-choc sulla pedofilia dei sacerdoti in Polonia che nei mesi scorsi ha sconvolto il Paese.

    (ANSA)