Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: polonia

  • Abusi e pedofilia, stampa polacca: commissione vaticana indaga anche su Dziwisz

    Abusi e pedofilia, stampa polacca: commissione vaticana indaga anche su Dziwisz

    CITTA’ DEL VATICANO – Da giorni il cardinale Angelo Bagnasco, ex presidente dei vescovi italiani, si trova in Polonia. Fonti confermano che sarebbe lì per conto di Francesco, per indagare sulle coperture concesse negli anni da alcuni vescovi ai preti pedofili. Secondo la stampa polacca, Bagnasco si trova alla guida di una Commissione vera e propria in stile a quella istituita tempo fa per gli abusi in Cile.

    Le investigazioni riguarderebbero anche il cardinale Stanislaw Dziwisz, lo storico segretario di Giovanni Paolo II, che recentemente è apparso in tv negando ogni addebito e in particolare sostenendo di non essersi mai accorto della doppia vita del fondatore dei Legionari di Cristo Maciel Degollado, vicino a Wojtyla e uomo potente di quel pontificato.

    In un docufilm, che ha fatto scalpore in Polonia, si è puntato il dito proprio contro Dziwisz, accusato da vittime di aver coperto alcuni fatti. La Commissione, comunque, è stata chiesta anche dallo stesso porporato polacco al fine di fare chiarezza sui fatti da lui sempre respinti come “calunnie”.

    C’è nell’episcopato polacco una parte che non è per la trasparenza e che resiste alla volontà di pulizia del Papa. Francesco recentemente ha cambiato diversi vescovi cercando di portare al comando una nuova gerarchia. La situazione ricorda quanto avvenuto in Cile con i vescovi che arrivarono a mentire al Papa pur di non ammettere le proprie colpe. Toccare il tema della pedofilia in Polonia significa entrare in un pontificato, quello di Giovanni Paolo II, nel quale le coperture non sono state poche. A motivo di queste vi fu nella Chiesa chi pose obiezioni alla sua canonizzazione avvenuta a tempo di record.

    https://www.repubblica.it/vaticano/2021/06/25/news/vaticano_commissione_abusi_pedofilia_polonia_dziwisz-307671688/

  • Pedofili e amanti di festini, segni particolari: PRETI

    Pedofili e amanti di festini, segni particolari: PRETI

    CRACOVIA – «Era il diavolo che mi consigliava» ha confessato candidamente il prete pedofilo ad Anna Miesiewicz, una delle sue tante vittime, violentata all’età di 8 anni, «lo so che non avrei dovuto- ha aggiunto- ma ho ceduto a una stupida passione».

    Poche parole, senza neanche un reale segno di pentimento. Forse solo il dispiacere di essere stato scoperto e il fastidio di trovarsi di fronte alla bambina, oggi donna, che lui ha toccato e abusato rovinandole per sempre la vita.

    Questa, e tante altre testimonianze, sono contenute nel docu-film intitolato “Tylko nie mòw nikomu” (“Non dirlo a nessuno”), disponibile su Youtube. Realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski è stato visto da oltre 18 milioni di persone in Polonia, un’enormità se si pensa che il Paese ha una popolazione complessiva di 38 milioni di persone.

    «Non devi dirlo a nessuno» – Mariusz, per esempio, è stato abusato da padre Jeroslaw per 9 anni. «Non dirlo a nessuno o sarà la rovina per tutti e due», aveva intimato il sacerdote al bambino di cui diceva di prendersi cura. «Poi un giorno – racconta Mariusz – mi ha portato in canonica e mi ha detto di sdraiarmi sul letto. Gli dicevo che mi faceva male ma lui ha continuato».

    Mariusz decise di raccogliere tutto il coraggio che gli restava e denunciare il sacerdote che, dopo un umiliante processo per la giovane vittima, accusata di aver fatto sesso in cambio di soldi, venne condannato alla pena di tre anni di reclusione. Fino alla condanna definitiva però padre Jeroslaw ha potuto celebrare messa in un’altra parrocchia.

    Il film ha scoperchiato il vaso di Pandora facendo luce sul dramma della pedofilia che ha impunemente macchiato, per anni, la Chiesa polacca con milioni di casi insabbiati e scandali nascosti.

    Il caso di Mons. Glodz – Lunedì 29 marzo due vescovi polacchi, monsignor Slawoj Leszek Glodz, già arcivescovo di Danzica, e monsignor Edward Janiak, già vescovo di Kalisz, sono stati puniti dalla Santa Sede in quanto colpevoli di aver nascosto numerosi casi di pedofilia di cui si sono macchiati tantissimi sacerdoti polacchi. Ai due vescovi è stato ordinato di cambiare residenza e abitare fuori dalla diocesi con il divieto di partecipare alle cerimonie liturgiche e agli incontri con i fedeli.

    Inoltre, sia Glodz che Janiak devono versare parte del proprio patrimonio alla fondazione ecclesiale che offre assistenza alle vittime di abusi sessuali perpetrati dal clero. Prima della definitiva rimozione di lunedì scorso, Mons. Edward Janiak era già stato oggetto di un severo provvedimento di Papa Francesco che lo aveva ‘commissariato’ affiancandogli come Amministratore apostolico sede plena l’Arcivescovo di Lodz, Mons. Gzegorz Rys.

    L’arcivescovo di Gniezno e primate di Polonia, mons. Wojeciech Polak, nella sua qualità di delegato dell’episcopato polacco per la protezione di bambini e adolescenti, chiese con forza, nel 2019, al Vaticano d’indagare sulle coperture degli abusi sessuali commessi da padre Arkadiusz Hajdasz, noto pedofilo, e il Papa intervenne commissionando appunto la diocesi. Sia Mons. Glodz che Mons. Janiak erano quindi da tempo nel mirino della Santa Sede proprio per le omissioni di cui si sono resi colpevoli.

    Una figura oscura – Con riferimento a Mons. Glodz nel documentario “Non dirlo a nessuno” viene descritto come una persona fredda e indifferente al dolore delle vittime. Chiamato a commentare direttamente il filmato si sarebbe limitato a dire: «Non guardo niente di vecchio». Viene inoltre mostrato mentre elogia platealmente il noto prete pedofilo Cybula, già cappellano personale di Lech Walesa, nonostante fosse perfettamente a conoscenza dei suoi abusi.

    Voci insistenti sul dubbio passato di Glodz circolano nell’ambiente della Curia romana già da moltissimi anni, avendo lo stesso rivestito un ruolo di primo piano come informatore dei servizi segreti al servizio della Repubblica popolare di Polonia con il compito di riferire dell’operato di Papa Giovanni Paolo II e della sua politica nei confronti del blocco sovietico.

    Un gruppo di attivisti proietta il docufilm-verità “Non dirlo a nessuno” sulla casa di Glodz, a Gdansk.

    Il 17 marzo del 2013 il settimanale polacco Wprost aveva pubblicato un articolo che raccoglieva una serie di testimonianze dell’entourage di Glodz nel quale veniva accusato di mobbing e intimidazione ai danni dei propri subordinati oltre che dell’organizzazione di feste ad alto tasso alcolico. Un dozzina di preti, rimasti anonimi, accusarono inoltre Glodz di offrire incarichi ecclesiastici a pagamento per finanziare uno stile di vita definito “sontuoso”.

    Sedici sacerdoti, tra cui il professore di filosofia e sacerdote di Varsavia Adam Swiezynski, ebbero il coraggio di esporsi in prima persona e di firmare una lettera inviata al Nunzio Apostolico in Polonia per denunciare apertamente ricatti e intimidazioni perpetrate a loro danno dall’ecclesiastico. All’epoca l’Arcidiocesi di Danzica si chiuse a riccio, spedendo le accuse al mittente e dichiarando che «le notizie non solo costituivano un complotto contro il capo dell’Arcidiocesi ma un attacco sistematico al clero e ai fedeli».

    I crimini di Mons. Janiak – Altro personaggio molto discusso nell’ambito della Chiesa polacca è Mons. Janiak. Sempre nel noto documentario, veniva denunciato il fatto che lo stesso, già dal 2016, fosse a conoscenza, come detto, delle tendenze pedofile di padre Arkadiusz Hajdasz della città di Pleszew rientrante nella sua diocesi.

    Si ha la prova che Mons. Janiak sia stato a colloquio con i genitori di una delle vittime ma non avrebbe mai notificato le molestie alla Congregazione per la dottrina della fede. Sempre secondo i fratelli Sekielski, autori del docu-film, il sacerdote pedofilo venne strategicamente trasferito in diverse parrocchie nel tentativo d’insabbiare il suo operato definito come una vera e propria “attività criminale”.

    Nel documentario, inoltre, viene denunciato il fatto che fu sempre mons. Janiak a nascondere il caso di Pawel Kania, condannato nel 2015 a sette anni di reclusione per aver molestato diversi chierichetti della sua parrocchia, oltre a insabbiare il caso di padre Edward condannato a un anno di reclusione per aver molestato due ragazzi nel 2002. Non era un mistero per nessuno che Mons. Janiak e padre Edward fossero amici di lunga data, avendo frequentato lo stesso seminario ed essendo stati ordinati religiosi lo stesso giorno.

    La fede che vacilla – Così come già accaduto in Cile, Irlanda e Australia, la gravissima piaga della pedofilia, così ampiamente diffusa anche nella Chiesa polacca, rischia di far vacillare le fondamenta stesse del sentimento religioso nella patria di Giovanni Paolo II. Appena il 9% dei giovani dichiara di conservare ancora una visione positiva dell’istituzione ecclesiastica mentre il 47% dei giovani, di età compresa tra i 18 e i 29 anni, si dichiara apertamente in conflittocon la Chiesa.

    Anche se il 90% dei polacchi si dichiara ufficialmente cattolico e l’80% si dichiara credente, si allarga sempre più il divario tra vecchie e nuove generazioni, più critiche nei confronti dell’operato degli ecclesiastici. Un sondaggio condotto dal ‘Pew Research Center’ nel 2018 aveva rilevato che i giovani polacchi sono meno propensi ad affermare che la religione sia un fattore importante della propria vita, oltre a dichiarare di non andare a messa e pregare con una certa costanza.

    Come rivelato da Wojciech Sadlon, direttore dell’Istituto di statistica della Chiesa polacca, sarebbero quasi 400 i sacerdoti e religiosi polacchi dichiarati colpevoli di abusi sessuali su minori dal 1990. Sono oltre 600 le persone vittime di violenza sessuale ma, come detto dl gesuita Adam Zak, coordinatore per la protezione dell’infanzia e della gioventù nell’episcopato “Sappiamo che questa è ancora solo la punta dell’iceberg”.

    Tali cifre sono state ricavate dalle risposte a un questionario inviato dall’Istituto di statistica a tutte le diocesi e ordini religiosi polacchi con riferimento al periodo compreso tra il 1 gennaio 1990 al 30 giugno 2018. Quanto accaduto prima di tale data è ancora avvolto nel mistero.

    Gli attivisti bussano (con forza) alla casa di Mons. Glodz, a Gdansk.

    Una fortezza che va scardinata – «È difficile che il clero possa risolvere questo problema al proprio interno», sostiene l’avvocata Anna Frankowska che assiste le vittime di pedofilia in sede legale. Uno dei punti chiave della battaglia civile condotta dalla Frankowska è l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente sugli abusi sessuali della Chiesa, così come avvenuto in Australia e in Germania.

    «La pedofilia – prosegue l’avvocata – è un reato chiunque lo commetta ma il clero gode di un poter speciale grazie al quale si impedisce l’accesso ad alcuni documenti che per il diritto canonico sono riservati».

    È necessaria una battaglia legale ma anche culturale, quindi, che possa far breccia nel muro di omertà costruito da decenni di abusi sessuali impuniti in seno alla Chiesa.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/cronaca/1502789/glodz-chiesa-janiak-abusi-mons-polonia-anni-stato-vittime-imago

  • Vaticano punisce i vescovi polacchi e tedeschi che hanno insabbiato abusi, e gli italiani?

    Vaticano punisce i vescovi polacchi e tedeschi che hanno insabbiato abusi, e gli italiani?

    Città del Vaticano – Mentre in Germania o in Polonia la revisione di Papa Francesco va avanti come un treno nei confronti dei vescovi che negli anni passati hanno dato forme di copertura a preti pedofili – anche solo spostandoli da una parrocchia ad un’altra – in Italia un movimento di questo genere, rigoroso e necessario, non ha ancora fatto capolino. Basti pensare a diversi casi eclatanti più volte emersi dalle cronache giudiziarie.

    In questi giorni in Germania il Papa ha concesso un periodo di riflessione (e sospensione) all’arcivescovo tedesco di Amburgo che ha offerto le sue dimissioni dopo essere stato incolpato per la sua gestione delle accuse di abusi sessuali nella sua precedente diocesi. La sospensione, riferisce un comunicato riguarda l’attuale arcivescovo Stefan Hesse. La scorsa settimana aveva annunciato di voler fare un passo indietro dopo la pubblicazione del rapporto sugli abusi commissionato dall’Arcidiocesi di Colonia – dove Hesse e’ stato vicario generale e poi anche amministratore diocesano nel 2014 dopo l’uscita del cardinale arcivescovo Joachim Meisner. In quella diocesi sono stati rilevati 75 casi in cui funzionari di alto rango hanno trascurato i loro doveri in presenza di abusi sessuali, spesso ignorando le vittime per non dare scandalo.

    Il commento di padre Hans Zoellner, il gesuita che da anni guida la commissione antiabusi del Vaticano, è positiva: «Le decisioni di oggi sono un buon segno, perche’ si vede che le norme del Motu Proprio Vos Estis Lux Mundi del 2019 vengono applicate. I fedeli e i pastori ne fanno uso, presentando dei casi di negligenza da parte dei vescovi alla Santa Sede. Non erano delitti di abuso sessuale, erano casi di negligenza o di cover-up». Zollner, in particolare, si riferisce a due casi di rimozioni episcopali contro due vescovi polacchi, Janiak e l’arcivescovo Glodz.

    Zollner aggiunge parlando alla agenzia polacca Pap: «I preti e laici possono ora sentirsi incoraggiati a denunciare».

    La Santa Sede, proprio ieri, ha annunciato la punizione di due vescovi polacchi che avevano omesso di dar seguito alle denuncie di abusi sessuali compiuti da sacerdoti della loro diocesi su minori. Sia l’arcivescovo Slawoj Leszek Glodz di Danzica che il vescovo Edward Janiak di Kalisz dovranno risiedere fuori dalla diocesi, non potranno partecipare a celebrazioni religiose pubbliche o a incontri e dovranno pagare un contributo destinato ad attività di prevenzione e sostegno alle vittime di abusi. Oltre all’insabbiamento delle accuse di pedofilia i due presuli sono colpevoli, chiarisce il comunicato, anche di “altre questioni legate all’amministrazione” diocesana.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofiilia_germania_vaticano_polonia_abusi_maciel_papa_francesco_zollner-5865766.html

  • Abusi, in Polonia puniti due vescovi negligenti. In Germania “time out” al vescovo di Amburgo

    Abusi, in Polonia puniti due vescovi negligenti. In Germania “time out” al vescovo di Amburgo

    SALVATORE CERNUZIO

    CITTA’ DEL VATICANO. Da Colonia alla Polonia, l’eco degli scandali per gli abusi del clero si rinfocola nel cuore dell’Europa. Mentre in Germania, il Papa concede un «time out» al vescovo di Amburgo, Stefan Heße, dimessosi dopo la pubblicazione del report sugli abusi nell’Arcidiocesi di Colonia dal Dopoguerra in poi, nella vicina Polonia cala su due vescovi la punizione del Vaticano per aver occultato casi di pedofilia nelle loro diocesi. Un provvedimento, questo, che arriva dopo mesi di polemiche e indagini. I due vescovi in questione sono l’arcivescovo di Danzica, Leszek Sławoj Głódzie, e l’ex vescovo di Kalisz, Edward Janiak, nomi accompagnati da anni da un vespaio di critiche in Polonia per i comportamenti inappropriati non solo sui casi di abusi, ma anche per questioni legate all’amministrazione del ministero.

    Un comunicato presentato oggi dal nunzio in Polonia alla stampa – visionato da Vatican Insider -, informa che la Santa Sede, dopo aver ricevuto rapporti formali, ha condotto un procedimento per negligenza sulla base delle «disposizioni del Codice di Diritto canonico» e delle indicazioni del Motu proprio del 2019 «Vos estis Lux mundi» con il quale Papa Francesco ha stabilito nuove e universali norme procedurali circa l’«accountability» (la responsabilità) di vescovi.

    All’arcivescovo Głódzie è stato imposto l’ordine di risiedere fuori dall’arcidiocesi di Danzica, il divieto di partecipare a cerimonie o riunioni religiose pubbliche, l’obbligo di pagare con fondi personali un importo appropriato alla fondazione «Fundaja tow» che aiuta vittime di abusi. Il 13 agosto 2020 Francesco aveva accettato la rinuncia presentata a 75 anni da Głódź e nominato a Danzica un amministratore apostolico «ad nutum Sanctae Sedis» (fino a diverso provvedimento) nella persona di monsignor Jacek Jezierski. Quest’ultimo, coadiuvato da sacerdoti esterni alla diocesi, ha condotto le indagini sull’arcivescovo, circondato da critiche e contestazioni sin dagli Anni 80.

    Le stesse pene di Glódź sono state imposte a monsignor Janiak: quindi il divieto di vivere nella diocesi di Kalisz e di partecipare a cerimonie religiose pubbliche e l’obbligo di pagare di tasca propria una somma adeguata alla fondazione per le vittime. Janiak è accusato di aver coperto un prete della sua diocesi, padre Arkadiusz Hajdasz, spostato in varie parrocchie dove per oltre un quarto di secolo ha abusato di diversi minorenni, senza però mai essere punito. La vicenda era stata portata alla luce sempre dal docufilm dei Sekielski, che intervistavano due vittime di Hajdasz e affermavano che Janiak gli avesse garantito protezione. Sul caso era stata condotta un’indagine preliminare dall’arcivescovo di Poznan, Stanislaw Gadecki, ma il primate di Polonia, l’arcivescovo di Gniezno Wojciech Polak, delegato dell’Episcopato per la protezione dei minori, nell’estate 2020 aveva poi rimesso tutto nelle mani della Santa Sede inviando un appello formale per chiedere di «avviare procedure». Papa Francesco, il 25 giugno di quell’anno, aveva nominato a Kalisz un amministratore apostolico «sede plena», il metropolita di Lodz Grzegorz Rys, ordinando a Janiak (rimasto nominalmente ordinario) di rimanere fuori dalla diocesi per il tempo delle indagini sulla negligenza.

    Sempre in Polonia, neanche due settimane fa, era circolata la notizia che fosse in vista un provvedimento contro il cardinale Stanislaw Dziwisz, figura eminente della Chiesa polacca, per 39 anni segretario particolare di Giovanni Paolo II. Una commissione statale sembra accusare il famoso porporato di aver ignorato denunce di violenze sessuali di sacerdoti su minori dopo essere diventato arcivescovo di Cracovia nel 2005. Dziwisz ha sempre respinto tali addebiti, affermando di aver trascorso gli ultimi cinquant’anni della sua vita «al servizio della Chiesa, del Papa e della Polonia» e di avere fiducia in «un’indagine trasparente».

    Spostandosi al confine, gli scandali per la pedofilia del clero continuano a tormentare anche la Germania, dove il 18 marzo sono stati presentati i risultati di un’indagine indipendente sulla gestione degli abusi nell’Arcidiocesi di Colonia. Il report, realizzato dallo studio legale Gercke & Wollschläger su commissione del cardinale Rainer Maria Woelki, ha mostrato numeri drammatici: oltre 200 abusatori, 314 vittime, violenze avvenute dal 1975 al 2018 e il 63% per colpa del clero. Alcuni vescovi, dopo la pubblicazione, hanno presentato al Papa le dimissioni; tra questi il pastore di Amburgo, Stefan Heße, ex direttore del personale per l’arcidiocesi di Colonia e vicario generale dell’allora cardinale Joachim Meisner, scomparso nel 2017. A Heße, secondo il report, sono da ascrivere undici violazioni di obblighi d’ufficio (a Meisner, invece, ventiquattro, circa un terzo di tutti i casi esaminati). Heße si è dimesso il giorno stesso, pur affermando di non aver «mai partecipato a insabbiamenti»: «Sono pronto ad assumermi la mia parte di responsabilità per il guasto del sistema». Oggi il Papa ha offerto «una prima risposta» alla rinuncia del vescovo concedendogli «una pausa», senza specificarne la durata. Durante la sua assenza, il vicario generale Ansgar Thim si occuperà della «corretta amministrazione» della chiesa di Amburgo.

  • Spagnolo – WEBINAR ECA Global Justice Project

    Spagnolo – WEBINAR ECA Global Justice Project

    NOTA; Para que el siguiente informe sea lo más conciso posible, complementaré mis declaraciones, cuando sea necesario, con el enlace del ahondamiento, recordando a los colegas que participan en el WEBINAR desde los distintos países y en sus respectivos idiomas, que además del texto del informe difundido en italiano, en inglés y español antes del encuentro, verá todos los enlaces contenidos en el texto y que hacen referencia a nuestro sitio, equipado con un traductor multilingüe.


    WEBINAR ECA Global Justice Project

    2º informe sobre el “Caso Italia”

    Savona, 27 de enero de 2021

    Ponente Francesco Zanardi – Red L’ABUSO Italia

    Estimados colegas, buenos días y gracias por estar aquí.

    Dada la complejidad del marco general, pensé en reducir los tiempos de introducción preliminar, partiendo de un hecho histórico italiano muy significativo que se remonta a un año no accidental para Europa, el año 2010, cuando después de Irlanda, comenzaron difusamente a surgir los casos de abuso de menores por parte del clero y los respectivos gobiernos intervinieron para proteger a los ciudadanos.

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    EL RELATOR EXPONE

    ITALIA 16 de abril de 2010 del periódico “Il CORRIERE“

    El gobierno: “Incalificable campaña de desprestigio contra el Papa y la Iglesia”

    ROMA – En su 83 cumpleaños, Benedicto XVI recibe el apoyo pleno e inequívoco de Italia. El Consejo de Ministros en un comunicado “confirmó la solidariedad del gobierno por la incalificable campaña de desprestigio contra la Iglesia y el Papa“.

    Pocas horas después tambien el máximo cargo del Estado, el Garante de la Constitución Italiana, el presidente de la República Giorgio Napolitano, se unirá al Gobierno expresando la misma cercanía a Benedicto XVI.

    Sin palabras de apoyo a los ciudadanos italianos que han sido víctimas del clero, casi culpables de reclamar sus derechos constitucionales al Estado italiano, avergonzando las relaciones del mismo con el Vaticano.

    Sin embargo, unos días antes, otro hecho inquietante precede al llamamiento del Gobierno.

    Era el 2 de abril de 2010 cuando el entonces Ministro de Gracia y Justicia Angelino Alfano envió una inspección a la oficina de un magistrado extraordinario de Milán, Pietro Forno, el pionero más activo y experimentado en ese momento en el campo de la pedofilia clerical, con cerca de diez casos ya detrás de él. “LA REPUBBLICA” de 2 de abril de 2010.

    Estas tres acciones dictaron claramente la posición del Estado en relación a los crímenes de los sacerdotes católicos y la poca atención prestada a las víctimas. Un indicio de que con la inspección del fiscal Pietro Forno llegó alto y claro también al poder judicial.

    La de 2010 fue la primera y única intervención de las instituciones italianas sobre los sacerdotes pedófilos.

    A pesar de que desde el 2010 han cambiado más Gobiernos, con diferentes ideologías políticas, nadie se ha interesado nunca jamas por esta “pandemia”, delegando de hecho la gestión de la justicia al clero, como veremos más adelante.

    Esta media página introductoria de historia italiana, aunque concisa, creo que centre claramente lo que por Italia, a diferencia de los demás Estados miembros de la UE y no solo ellos, ha sido el punto de partida. Una situación que a diferencia de sus respectivos países de origen, en lugar de ver un Gobierno que se moviliza para defender al ciudadano, ve en los hechos a Italia como pasiva, sumisa e incapaz de tomar alguna posición frente a los crímenes y el poder de un estado extranjero. Con todas las consecuencias del caso que van mucho más allá de lo que veremos.

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    • ITALIA 21 de enero de 2021

    Yo, hoy en dia, soy uno de los fundadores de ECA, esta élite internacional de activistas y profesionales especializados en la protección de las víctimas del clero. Víctima de abuso, yo nací en 2010 con la red L’ABUSO, 11 años después es deslumbrante el hecho de que somos todavía la única asociación de sobrevivientes de abuso por parte del clero existente en Italia. Una cifra que aún hoy refleja el clima inalterado desde 2010.

    El mapa que les invito a consultar vía web mientras ilustre el contenido (es completamente interactivo, al hacer clic en los marcadores de posición se abrirá la ficha del caso respectivo. Ir a este enlace https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpdiocesi-non-sicure/ ), recoge los casos de los últimos 15-16 años y solo aquellos italianos registrados en las noticias. Les recuerdo a mis colegas que aquí en Italia hoy, no hay datos oficiales del Gobierno disponibles, los únicos datos existentes, desafortunadamente, siguen siendo los que damos nosotros de la Red L’ ABUSO.

    Pero comencemos con el mapa, aunque sea parcial y en evidente defecto, en la actualidad sin embargo en Italia se conocen;

    PUNTOS AMARILLOS – 145 entre sacerdotes investigados o de los que no se han recibido más noticias, ya sean de condena o de absolución.

    PUNTOS ROJOS – 157 sacerdotes definitivamente condenados (tercer grado de juicio)

    PUNTOS NEGROS – 10, aunque hago la premisa que esta sección está descuidada por falta de noticias, estos son sacerdotes extranjeros refugiados bajo el ala del Vaticano en Italia.

    CUADRADOS AZULES – 22 instalaciones de rehabilitación (al menos las que conocemos hoy) en el territorio italiano gestionadas de forma independiente por el clero. No me detengo en cómo la red ABUSO llegó a descubrir las primeras estructuras, en este contexto es irrelevante. Sin embargo, quisiera subrayar que nuestra investigación inicial fue reexaminada en su totalidad por el periodista Federico Tulli, presente en esta sesión e invitado como periodista y editor para hacer un cuadro del nivel de información en el país y la calidad de la Prensa italiana que, como veremos, es otro punto clave del problema que expondrá en su espacio.

    Abrí el paréntesis sobre mi colega Federico Tulli porque además de haber producido tres libros sobre el tema, ha revisado e integrado la investigación sobre estas estructuras y producido el tercer libro de ahondamiento, que revela una verdadera burla a las víctimas y a justicia.

    Comencé a sospechar alrededor de 2013 que estas estructuras actuaban como una estratagema, para evitar, para no darle vueltas al asunto, el encarcelamiento de sacerdotes.

    Incluso me llamaron loco, cuando ante los cotejos se hizo evidente que había una especie de acuerdo tácito entre Estado e Iglesia, que tenia que crear a los ojos de la opinión pública el llamado “señuelo”, porque en realidad esos sacerdotes estaban puestos bajo arresto domiciliario en esas estructuras de la iglesia, por ejemplo, al contrario de lo que les sucede a todos los ciudadanos italianos bajo arresto domiciliario, que son monitoreados a cualquier hora del día o de la noche. Los sacerdotes en estas estructuras, en cambio, son confiados directamente por las Autoridades Judiciales a la iglesia, que efectivamente sostituye al Estado Italiano en el control. La motivación dada esta vez a EURONEWS por Marco Ermes Luparia, uno de los psicólogos Diáconos que trabajan en estas estructuras, es original y curiosa. La preocupación por la rehabilitación psicológica del sacerdote es conmovedora, por la que el propio Luparia subraya la importancia de que el Estado evite que un sacerdote vaya a la cárcel porque además de sufrir, comprometería gravemente su rehabilitación. Igualmente desarmador es el hecho de que no se plantee al menos la misma preocupación por las víctimas de esos sacerdotes.

    Penas de prisión a los ojos de la opinión pública pero en realidad, una vacacion para el condenado que ya ni siquiera tiene el peso de la misa, dejado en plena libertad de movimiento como lo confirma el relato de Don Ruggero Conti. Condenado a la pena máxima (para Italia) de 14 años y dos meses por abusar sexualmente de siete niños de entre 10 y 12 años, luego confiado por la Justicia italiana al clero, acabó en una de estas estructuras cerca de Roma (entre otras cosas frecuentadas por adolescentes) donde teóricamente debería haber cumplido sus arrestos. Un lugar tan poco controlado que una mañana decidió dejar Roma para regresar a Milán. Hay mucho dinero en efectivo a su disposición que incluso puede permitirse pagar un taxi desde Roma. Todo lo que tuvo que hacer fue llamarlo al teléfono celular que tenía y marcharse en paz. Naturalmente, el asunto se resolvió como que nada habia sucedido, traendo al sacerdote de regreso a Roma. No hay noticias de que se haya revocado su arresto domiciliario ni de que se hayan sido perseguidos a quienes lo tuvieron en tutela temporal o lo ayudaron a escapar.

    El ahondamiento realizado por el colega Tulli y por Emanuela Provera, además de ampliar el número de estas estructuras a 22, confirmó la tesis con un golpe de genialidad por parte de los dos colegas, que en 2018 decidieron hacer la “prueba del 9” interrogando – se han eliminado las cárceles de menores y mujeres – las 191 estructuras masculinas italianas restantes.

    Resultò que de 157 casos (condenas definitivas – PUNTOS ROJOS en el mapa), en octubre de 2018 solo 5 sacerdotes eran huéspedes en las cárceles italianas, de los cuales solo uno fue condenado por pedofilia.

    En ausencia de datos estatales, basados en los recopilados en la década de actividad de la Red L’ABUSO en Italia, se desprende que alrededor del 80% de los procesos penales terminan archivados por inadmisibilidad debido a muchos problemas. De hecho, una auténtica derrota de la justicia.

    Además, queridos colegas, me temo que los 300 casos de nuestro mapa son aproximadamente el 10% de la punta del iceberg italiano y, si bien es cierto que Italia hasta ahora ha omitido deliberadamente una cuantificación a nivel nacional, también es cierto que, sin embargo, Australia, Bélgica, Canadá, Alemania, Gran Bretaña, Polonia, etc. han cuantificado el fenómeno con resultados muy similares entre ellos.

    A partir de aquí, el colega irlandés Mark Vincent Healy, experto en estadística, produjo por la Red L’ABUSO, en ausencia de un dato italiano, basado en los datos porcentuales que surgen de las comisiones de investigación gubernamentales realizadas en otros países  una proyección confiable del dato italiano calculada sobre la base de la población católica, el número de sacerdotes (mucho más alto en Italia 50.000) y luego relacionándolo con los datos porcentuales producidos por los países que han registrado un dato. El resultado es que la magnitud de los abusos en Italia tiene el mayor potencial de cualquier país. Puede variar según 2 estudios – el de Richard Sipe, (fraile benedictino y psicoterapeuta) y el del padre Andrew M. Greeley, (profesor de sociología en la Universidad de Chicago) – desde un mínimo de 200.000 víctimas actuales hasta un máximo de 1.000.000, solo en Italia. Aquí la proyección completa https://wp.me/p8ayDC-lBu

    Por supuesto, hemos comunicado los datos anteriores en varias instancias al Gobierno, que, sin embargo, nunca ha respondido, destacando lamentablemente otro problema clave macroscópico, el acceso a las instituciones por parte de los ciudadanos o asociaciones que los representan. Todo esto sucede a pesar de una pregunta parlamentaria obtenida tras años de propuestas a los distintos exponentes políticos que puntualmente lo pasaron por alto. Luego depositada por quien fue en realidad el único interlocutor de los 965 parlamentarios (el Honorable Matteo Mantero) que prestó atención al problema, pero que desde el 27 de noviembre de 2017 lo ve tirado polvoriento y sin ni siquiera calendario, en las estanterías del República.

    Concluyo el primer punto aquí y paso al siguiente

    • Antes de llegar al informe “Italia” tratado en Ginebra los días 25 y 26 de enero de 2019 en la session 80 y a la posterior respuesta que dio el Comité a esa solicitud, quiero mencionar “la ejemplar” ratificación “a la italiana” del Convenio de Lanzarote, pues tiene más facetas sobre la aplicación del legislador que ha vuelto a favorecer a los verdugos mejor que a las víctimas.

    Además del daño, también debe tenerse en cuenta el efecto colateral, ya que el legislador, para superar la aprobación constitucional, no pudiendo excluir solo al clero – un privilegio discutible – ha excluido toda la categoría a la que pertenece el clero y, aún más grave, el hecho de que éste, en el contexto laico, es la del voluntariado, históricamente el más amenazado. De hecho, la norma aplicada de esta manera no solo se distorsiona, ya que falla en su principal función preventiva, la misma regla aplicada de esta manera sugiere paradójicamente al depredador al “voluntariado”como coto de caza.

    El segundo aspecto es la introducción de la audiencia protegida de la víctima, que en la aplicación italiana del Convenio de Lanzarote crea un doble problema, el primero directamente relacionado con el Convenio, el segundo en cambio con las garantías constitucionales de la víctima.

    Como todos ustedes bien sabéis, el último Motu proprio Vos Estis lux Mundi formaliza y presenta las famosas ventanillas diocesanos de ayuda a las víctimas. No sé si aplica en sus respectivos países, pero en Italia ya estan presentes en todas las diócesis. Cada ventanilla cuenta ademas en su interior con una comisión laica, formada por exprofesionales jubilados, psicólogos, etc. acreditados por ser exprofesionales, hoy liberados de obligaciones de oficina como el de denunciar cuando tienen conocimiento de un caso de violencia sexual contra un menor.

    Y aquí surgen claramente dos marcos inquietantes:

    La primera concierne el Lanzarote, ya que las audiencias de las víctimas que se presentan a las diócesis las realizan voluntarios, no se sabe bien con qué titulación, qué procedimientos y garantías para el usuario, voluntarios que actúan de hecho por arriba de las normas de protección del ciudadano, en  ausencia de una audiencia protegida incluso durante la investigación canónica, en la que se le niega incluso la asistencia de su propio defensor de confianza.

    Como acabamos de decir, estas comisiones diocesanas también cuentan con un abogado consultor dentro de ellas, quien en caso de que la víctima decepcionada por el resultado canónico decidiera contactar el Poder Judicial, probablemente defenderá directamente o no, en este otro foro, ya no mas a la víctima pero sacerdote y diócesis.

    Ahora bien, independientemente de que escuche personalmente a la víctima o que sea otro miembro de la comisión diocesana, lo cierto es que en estas audiencias NO PROTEGIDAS se adquieren detalles estratégicos, como por ejemplo la narración del hecho por parte de la víctima, que también es elaborada por el operador y luego firmada por la victima.

    Declaración que posteriormente, como miembro o consultor de la comisión, el abogado de la diócesis no solo tiene en su disponibilidad, sino que podría incluso utilizarla en un juicio italiano, ya que no existe, en ese session, una regulación que garantice al desgraciado ciudadano que allí se presenta, cuál es el límite o qué uso puede o no hacerse de esos datos.

    Declaración que, por ejemplo, en una citación civil posterior podría incluso determinar el momento en que la víctima ha tomado conciencia del daño, haciendo entonces caducar en su perjuicio el plazo de prescripción (que en Italia es verdaderamente muy corto entre otras cosas) en lo que la víctima puede reclamar justicia en un tribunal italiano. De hecho, basta con hacer que la víctima pierda el tiempo esperando un juicio eclesiástico y éste ya no podrá reclamar ningún derecho.

    Como prueba del drama más total de la situación debido únicamente al incumplimiento de un Estado cómplice de la pedofilia de los sacerdotes durante 11 años, el último caso italiano que se remonta a hace unas semanas, que está tratando la Rete L’ABUSO, el de ENNA (Sicilia) que se resume por sí solo en los títulos;

    “Denuncia los abusos a la diócesis que traslada al cura al norte, la víctima se dirige a la policía”. La presunta víctima llevaba años denunciando a las autoridades eclesiásticas “Pedophilia Enna, todas las denuncias de la presunta víctima“.

    Y gracias al chaleco salvavidas del artículo 4, punto 4 de los Pactos de Letrán, el obispo que lo trasladó, además de no estar obligado a realizar declaraciones al Poder Judicial, simplemente declarando que esas informaciónes son confidenciales por pertenecer a su propio ministerio, y aquí es que el clérigo ni siquiera es un coacusado, sino un simple testigo con el privilegio de poder guardar silencio ante el magistrado.

    Les pido un momento más de paciencia y concluyo con el último capítulo.

    3) El Comité de las Naciones Unidas para la Protección de la Infancia;

    A raíz de la solicitud de la Red L’ABUSO, en febrero de 2019 emitió recomendaciones a Italia de que, salvo el primer punto “Observatorio para combatir la pedofilia y la pornografía infantil” aparentemente positivo, debo hacer un mea culpa ya que en el informe que presenté en 2019 en la ONU olvidé articular los graves problemas incluso dentro del observatorio del Estado italiano, que entre otras cosas ve a un sacerdote católico como un consultor (presumiblemente también pagado) que nunca ha denunciado a un colega pedófilo, porque aún hoy, incluso en el sobre la base del último motu proprio del papa, no puede.

    Observatorio casi virtual, desprovisto de iniciativas concretas a nivel nacional, desprovisto de diálogo con las realidades locales y prácticamente inútil porqué son cómplices algunos de mis colegas, ya que pedimos los datos que el observatorio no pudo producir.

    Aquí las evidencias surgidas de mi encuesta de 2016 sobre el observatorio. https://wp.me/p8ayDC-i6G

    Paréntesis cerrado, antes de continuar con las recomendaciones emitidas por el C.R.C. a Italia, que señalo, tiene en común con el Vaticano no solo la fuerte pasión por los sacerdotes pedófilos, sino también el vicio de firmar acuerdos de los que despues no asume la carga, como en el caso de la Convención de Lanzarote y la de derechos de la infancia, que espera una respuesta del Vaticano desde mayo de 2018 y de Italia desde febrero de 2019.

    Situaciones sobre las que, colegas, quiero estimular una reflexión sobre el hecho de que quizás el Comité debería tomar una posición firme ya que, como demuestra sobradamente el caso italiano, se firmaron casi de mala fe y parecería que el único objetivo sea el de la acreditación.

    Con esto señalo, para evitar malos entendidos, en particular a los colegas de Naciones Unidas presentes, que la mía no es en absoluto una crítica a la Convención, ¡lejos de ahi! Quiero enfatizar en este caso particular italiano su importancia, ya que en la contumacia total de las Instituciones, la Convención es la única realidad en la que, afortunadamente, nos podemos apoyar.

    Por eso planteé la reflexion, mis compañeros, para subrayar sobre todo en este ya largo momento de “estancamiento italiano” que se prolonga desde hace 11 años y, al que desde hace dos o tres años, la asociación que presido asiste de hecho -además de los supervivientes que han sido víctimas de décadas atrás – incluso víctimas de abusos a partir de 2010 por parte de sacerdotes y por la inercia del Estado italiano que no solo lo permitió permaneciendo inactivo, sino que aún hoy ni siquiera les hace justicia.

    Claramente y con muchas más facetas de las que mencionaré, es el caso de nuestro asistido Alessandro Battaglia (caso de Don Mauro Galli condenado a 6 años y 4 meses en primera instancia y absuelto por la iglesia), donde sí, es cierto que la víctima fue indemnizada (afortunadamente), pero sólo 100.000 € (contra los 450.000 € previstos por las tablas) y además, indemnizados no por los daños sufridos, sino para impedirle constituirse parte civil en el proceso y dejar la diócesis y obispo afuera de problemas y de la prensa. Un acuerdo entre las partes tan angustioso que la misma Fiscal Lucía Minutella disputa la evidente insuficiencia incluso en el juicio.

    Disculpe si me he demorado pero era necesario y concluyo diciendo que aunque siendo perfectamente consciente de que la ONU en este caso no tiene un poder coercitivo hacia Italia, dadas la gravísimas evidencias surgidas, que más allá de los tratados estipulados, dibujan sobre todo en su aplicación una situación dramática sobre la que considero, por lo menos exista la exigencia de que lo que ya se aplicó y ratificó, se revise y se vuelva a aplicar de manera efectiva que pueda ser realmente preventiva.

    Fin del informe, gracias a todos por su atención – Zanardi

    -o-0-o-

    A continuación se muestra la recomendación a Italia de febrero de 2019 en las conclusiones comprobadas por Naciones Unidas y sobre las que Italia aún no ha intervenido hoy.

    1. Acoge favorablemente el plan nacional 2015-2017 para la prevención y lucha contra el abuso sexual y la explotación sexual de niños y la revitalización del Observatorio para combatir la pedofilia y la pornografía infantil, el Comité está preocupado por los numerosos casos de niños víctimas de abuso sexual por personal religioso de la Iglesia católica en el territorio del Estado miembro y por el escaso número de investigaciones penales y enjuiciamientos por parte del poder judicial italiano. Con referencia a sus recomendaciones anteriores (CRC / C / ITA / CO / 3-4, párr. 75) y al comentario general núm. 13 (2011) sobre el derecho del niño a la libertad y contra todas las formas de violencia contra él y tomando nota del Objetivo 16.2 para el Desarrollo Sostenible, el Comité recomienda a Italia que:
    1. a) Adopte, con la participación activa de los niños, un nuevo plan nacional para prevenir y combatir el abuso y la explotación sexual de niños y asegurar su aplicación uniforme en todo su territorio y en todos los niveles de gobierno;
    2. b) Establezca una comisión de investigación independiente e imparcial para examinar todos los casos de abuso sexual de niños por parte de personal religioso de la Iglesia Católica;

     

    1. c) Garantice la investigación transparente y eficaz de todos los casos de violencia sexual presuntamente cometidos por personal religioso de la Iglesia Católica, el enjuiciamiento de los presuntos autores, el castigo penal adecuado de los culpables y la indemnización y rehabilitación de los menores víctimas, incluidos los que se han convertido en adultos;
    1. d) Establezca canales adaptados a los niños, para los niños y otras personas, para informar sobre la violencia sufrida;
    2. e) Proteja a los niños de nuevos abusos, entre otras cosas asegurándose de que las personas condenadas por malos tratos a niños no tengan contacto con niños y se les disuada de ello, especialmente a nivel profesional;
    3. f) Realice todos los esfuerzos posibles hacia la Santa Sede para eliminar los obstáculos a la eficacia de los procesos penales contra el personal religioso de la Iglesia católica sospechoso de actos de violencia contra menores, en particular en los Pactos de Letrán revisados ​​en 1985, para combatir la impunidad de tales actos;
    1. g) Obligar a todas las personas, incluido el personal religioso de la Iglesia católica, senalar cualquier caso de presunta violencia contra menores a las autoridades competentes del Estado miembro;
    1. h) Modifique la legislación de actuacion del Convenio de Lanzarote de manera de garantizar que no excluya el voluntariado, incluido el personal religioso de la Iglesia Católica, de sus herramientas de prevención y protección.

    Informe completo de Recomendaciones de la ONU AQUÍ

  • WEBINAR ECA Global Justice Project – Francesco Zanardi

    WEBINAR ECA Global Justice Project – Francesco Zanardi

    NOTA; per rendere il più sintetica possibile la relazione che segue, correderò dove necessario alle mie affermazioni, il link all’approfondimento ricordando ai colleghi che partecipano al WEBINAR dai vari paesi e nelle rispettive lingue, che oltre al testo della relazione diffuso in italiano in inglese e spagnolo prima dell’incontro, vedrà tutti i link contenuti nel testo e che fanno riferimento al nostro sito, dotati di traduttore multilingua.


    WEBINAR ECA Global Justice Project

    2° relazione sul “Caso Italia”

    Savona, 27 gennaio 2021

    Relatore Francesco Zanardi – Rete L’ABUSO Italy

    Gentili Colleghe e Colleghi buongiorno e grazie per essere qui

    Data la complessità del quadro generale ho pensato per ridurre i tempi di introduzione preliminare, di partire  da un fatto storico italiano molto significativo e risalente ad un anno non casuale per l’Europa, il 2010, quando dopo l’Irlanda, a macchia d’olio in tutta l’Unione cominciavano ad emergere casi di abusi su minori da parte del clero a fronte dei quali, i rispettivi governi intervenivano in tutela dei cittadini.

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    IL RELATORE ESPONE

    ITALIA 16 aprile 2010 dal quotidiano “Il CORRIERE”

    “Il governo: «Inqualificabile campagna diffamatoria contro il Papa e la Chiesa»

    ROMA – Nel giorno del suo 83mo compleanno, Benedetto XVI ottiene un sostegno pieno e inequivocabile da parte dell’Italia. Il Consiglio dei ministri in un comunicato ha «confermato la solidarietà del governo per l‘inqualificabile campagna diffamatoria contro la Chiesa e il Papa».”

    Poche ore dopo anche la massima carica dello Sato, il Garante della Costituzione Italiana, presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si unirà al Governo esprimendo a Benedetto XVI la stessa vicinanza.

    Nessuna parola di sostegno per i cittadini italiani rimasti vittime del clero, quasi colpevoli di reclamare i propri diritti costituzionali allo Stato italiano, imbarazzando i suoi rapporti con il Vaticano.

    Pochi giorni prima però, un altro fatto inquietante precede quell’appello del Governo.

    È il 2 aprile del 2010 quando l’allora Ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano, manda un’ispezione nell’ufficio di un magistrato di Milano fuori dall’ordinario, Pietro Forno, il più attivo ed esperto pioniere all’epoca nella materia della pedofilia clericale, con già una decina di casi alle spalle. “LA REPUBBLICA” del 2 aprile 2010

    Queste tre azioni dettarono chiaramente la posizione dello Stato in rapporto a crimini dei sacerdoti cattolici e la poca attenzione verso le vittime. Un’indicazione che con l’ispezione al Procuratore Pietro Forno arrivò forte e chiara anche alla magistratura.

    Quello del 2010 fu il primo e unico intervento delle Istituzioni italiane sui preti pedofili .

    Se ben dal 2010 siano cambiati più Governi, con differenti ideologie politiche, nessuno si è mai più interessato a questa “pandemia”, delegando di fatto come vedremo più avanti la gestione della giustizia al clero.

    Questa mezza pagina introduttiva di storia italiana, se pur sintetica credo che focalizzi chiaramente quello che per l’Italia, a differenza degli altri Stati Membri dell’UE e non solo, sia stato il punto di partenza. Una situazione che a differenza dei vostri rispettivi paesi di appartenenza, anzichè vedere un Governo che si mobilita per difende il cittadino, vede di fatto l’Italia passiva, sottomessa e incapace di prendere posizione alcuna di fronte ai crimini e al potere di uno stato estero. Con tutte le conseguenze del caso che vanno ben oltre come vedremo.

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    • ITALIA 21 gennaio 2021

    Io oggi, sono tra i fondatori di ECA, questa elite internazionale di attivisti e professionisti specializzati nella tutela delle vittime del clero. Vittima di abusi nasco nel 2010 con la Rete L’ABUSO, 11 anni dopo illuminante il fatto che siamo ancora l’unica associazione di sopravvissuti agli abusi del clero esistente in Italia. Un dato che ancora oggi riflette il clima invariato dal 2010.

    La mappa che vi invito a consultare via web mentre vi illustro il contenuto (è completamente interattiva, cliccando sui segnaposto si aprirà la scheda del rispettivo caso. Vai a questo link https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpdiocesi-non-sicure/ ), raccoglie i casi degli ultimi 15 – 16 anni e solamente quelli italiani censiti dalla cronaca. Ricordo ai colleghi che qui in Italia oggi, non esiste la disponibilità di un dato ufficiale del Governo, l’unico dato esistente purtroppo è ancora quello che diamo noi di Rete L’ABUSO.

    Ma iniziamo con la mappa, anche se parziale e in palese difetto, allo stato attuale tuttavia in Italia sono noti;

    PUNTINI GIALLI – 145 tra sacerdoti indagati o di cui non si è più avuta alcuna notizia, sia di condanna che di assoluzione.

    PUNTINI ROSSI – 157 sacerdoti connati in via definitiva (3° grado di giudizio)

    PUNTINI NERI – 10, anche se premetto che questa sezione è poco curata per mancanza di notizie, questi sono sacerdoti stranieri rifugiati sotto l’ala vaticana in Italia.

    QUADRATI BLU – 22 strutture riabilitative (almeno quelle oggi a noi note) sul territorio italiano gestite autonomamente dal clero. Non mi dilungo su come la Rete L’ABUSO arrivò a scoprire le prime strutture, in questo contesto è irrilevante. Sottolineo però che la nostra iniziale inchiesta è stata riverificata integralmente dal giornalista Federico Tulli, presente in questa seduta e invitato in qualità di giornalista e redattore per fare un quadro sul livello di informazione nel paese e sulla qualità della Stampa italiana, come vedremo altro punto cardine del problema che esporrà nel suo spazio.

    Ho aperto la parentesi sul collega Federico Tulli perchè oltre ad aver prodotto tre libri sulla materia, ha revisionato e integrato la ricerca su queste strutture e prodotto il terzo libro di approfondimento, che svela una vera e propria beffa alle vittime e alla giustizia.

    Iniziai a sospettare all’incirca nel 2013 che queste strutture fungessero da escamotage, per evitare senza mezzi termini il carcere ai preti.

    Mi diedero persino del folle, quando di fronte ai riscontri risultò palese che ci fosse una sorta di tacito accordo tra Stato e Chiesa, che creasse agli occhi dell’opinione pubblica il così detto “specchietto per le allodole” – perché in realtà quei preti messi ai domiciliari in quelle strutture della chiesa, per esempio contrariamente a quello che accade a tutti cittadini italiani agli arresti domiciliari, monitorati a qualunque ora del giorno e della notte. I preti in queste strutture invece, vengono affidati direttamente dall’Autorità Giudiziaria alla chiesa, che subentra di fatto al controllo dello Stato italiano. Originale e al quanto curiosa la motivazione data questa volta ad EURONEWS da Marco Ermes Luparia, uno degli psicologi Diaconi che operano in queste strutture. Commovente la preoccupazione per la riabilitazione psicologica del prete per la quale lo stesso Luparia sottolinea l’importanza che lo Stato eviti che sacerdote vada in carcere perché oltre alla sofferenza, comprometterebbe seriamente la sua riabilitazione. Altrettanto disarmante il fatto che non venga posta almeno la stessa preoccupazione per le vittime di quei preti.

    Pene carcerarie agli occhi dell’opinione pubblica ma in realtà, una villeggiatura per il condannato, che non ha neppure più l’onere della messa, lasciato in piena libertà di movimento come conferma la storia di don Ruggero Conti. Condannato al massimo della pena (per l’Italia) 15 anni e due mesi per aver abusato sessualmente di sette bambini tra i 10 e i 12 anni, poi affidato dalla Giustizia italiana al clero, finito in una di queste strutture vicino a Roma (tra le altre cose frequentata da adolescenti) dove teoricamente avrebbe dovuto scontare gli arresti. Un luogo così poco controllato che una mattina ha deciso di lasciare Roma per tornare a Milano. A sua disposizione parecchio denaro contante da potersi permettere addirittura un taxi da Roma. Non ha dovuto fare altro che chiamarlo con il cellulare in suo possesso ed è partito in tutta tranquillità. Naturalmente la vicenda si è poi risolta come nulla fosse riportando il prete a Roma. Non si ha notizia che gli siano stati revocati i domiciliari o che siano stati perseguiti dalla Giustizia italiana, coloro che lo avevano in affido o che lo hanno aiutato nella fuga.

    L’approfondimento fatto dal collega Tulli e da Emanuela Provera, oltre ad ampliare il numero di queste strutture a 22, ha confermato la tesi con un colpo di genio dei due colleghi, che nel 2018 hanno deciso di fare la “prova del 9 interrogando” – tolte le carceri minorili e femminili – le restanti 191 strutture maschili italiane.

    Risultò su 157 casi – PUNTINI ROSSI condanne definitive sulla mappa – che nell’ottobre del 2018, ospiti nelle carceri italiane risultavano solo 5 sacerdoti, di cui uno solo condannato per pedofilia.

    In assenza di dati dello Stato, sulla base di quelli raccolti nel decennio di attività della Rete L’ABUSO in Italia, emerge che circa l’80% dei procedimenti penali finiscano archiviati per improcedibilità dovuta a moltissime problematiche. Di fatto un autentico fallimento della giustizia.

    Temo in oltre cari colleghi, che i 300 casi della nostra mappa siano pressapoco il 10% della punta dell’iceberg italiano e malgrado sia pur vero che l’Italia fino ad oggi abbia volutamente omesso una quantificazione a livello nazionale, è anche vero che tuttavia Australia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretania, Polonia e via dicendo, abbiano quantificato con esiti molto simili tra loro il fenomeno.

    Da qui, il collega irlandese Mark Vincent Healy esperto di statistiche, ha prodotto apposta per Rete L’ABUSO, in assenza di un dato italiano, sulla base dei dati percentuali emersi dalle commissioni governative di inchiesta effettuate negli altri paesi, una proiezione attendibile del dato italiano calcolato sulla base della popolazione cattolica, il numero dei sacerdoti (parecchio più alto in Italia 50.000) e poi rapportandolo ai dati percentuali prodotti dai paesi che hanno censito un dato. Il risultato è che la portata degli abusi in Italia ha il potenziale più grande di qualsiasi paese. Può variare secondo 2 studi – quello di Richard Sipe, (frate Benedettino e psicoterapista) e quello di padre Andrew M. Greeley, (Professore di sociologia all’Università di Chicago) – da un minimo di 200.000 attuali vittime a un 1.000.000, solo in Italia.  Qui la proiezione integrale https://wp.me/p8ayDC-lBu

    I dati esposti sopra naturalmente li abbiamo in più istanze comunicati al Governo, che però non ha mai risposto, evidenziando purtroppo un altro macroscopico problema cardine, l’accesso alle istituzione da parte di cittadini o associazioni che li rappresentano. Tutto questo avviene malgrado una interrogazione parlamentare ottenuta dopo anni di proposte ai vari esponenti politici che puntualmente hanno glissato. Poi depositata da colui che di fatto fu l’unico interlocutore su 965 parlamentari (l’Onorevole Matteo Mantero) che ha dato attenzione al problema, ma che dal 27 novembre 2017 la vede giacere impolverata e priva persino di una calendarizzazione, sugli scaffali della Repubblica.

    Concludo qui il primo punto e passo al successivo

    • Prima di arrivare al report “Italia” trattato a Ginevra il 25 e 26 gennaio 2019 nell’80 sezione e alla successiva risposta che il Comitato ha dato a quell’istanza, voglio citare “l’esemplare” ratifica “all’italiana” della Convenzione di Lanzarote, in quanto ha più sfaccettature sull’applicazione del legislatore che ha favorito ancora una volta i carnefici alle vittime.

    Oltre al danno va rilevato anche l’effetto collaterale, in quanto il legislatore per passare l’approvazione costituzionale, non potendo escludere solo il clero – contestabile privilegio – ha escluso l’intera categoria alla quale il clero appartiene e, ancor più grave il fatto che questa, nel contesto laico sia quella del volontariato, storicamente la più a rischio. Di fatto la norma così applicata non solo è snaturata in quanto fallisce la sua funzione principale preventiva. La stessa norma così applicata suggerisce paradossalmente al predatore il terreno di caccia “il volontariato”.

    Il secondo aspetto è l’introduzione della audizione protetta della vittima, che nell’applicazione italiana della Convenzione di Lanzarote crea un doppio problema, il primo direttamente relativo alla Convenzione, il secondo invece alle garanzie costituzionali della vittima.

    Come tutti sapete bene, l’ultimo Motu proprio Vos Estis lux Mundi ufficializza e introduce i famosi sportelli diocesani per le vittime. Non so nei vostri rispettivi paesi ma in Italia presenti oramai in tutte le diocesi. Ogni sportello ha poi al suo interno una commissione laica, composta da ex professionisti in pensione, Medici psicologi ecc. accreditati in quanto ex professionisti, oggi svincolati da obblighi d’ufficio come quello della denuncia quando si viene a conoscenza di una violenza sessuale su un minore.

    E qui emergono chiaramente due quadri inquietanti:

    Il primo riguarda il Lanzarote, in quanto le audizioni delle vittime che si presentano alle diocesi, sono effettuate da volontari, non si sa bene con quali qualifiche, quali procedure e garanzie per l’utente, che agiscono di fatto sopra le regole di tutela del cittadino, in assenza di audizione protetta anche durante l’ istruttoria canonica, nella quale gli viene negata persino l’assistenza del proprio difensore di fiducia.

    Come abbiamo detto pocanzi, queste commissioni diocesane hanno al loro interno anche un consulente avvocato, colui che nel caso la vittima delusa dal risultato canonico decidesse di rivolgersi alla magistratura, probabilmente difenderà direttamente o meno, in quest’altra sede, non più la vittima, ma prete e diocesi.

    Ora a prescindere dal fatto che sia lui in prima persona a sentire la vittima o un altro componente della commissione diocesana, sta di fatto che in queste audizioni NON PROTETTE si acquisiscano i particolari strategici, come per esempio la narrazione dell’evento da parte della vittima, che viene anche redatta dall’operatore e fatta poi sottoscrivere. Dichiarazione che successivamente, in quanto membro o consulente della commissione, l’avvocato della diocesi non solo ha nella sua disponibilità, ma potrebbe addirittura usarla in un processo italiano, in quanto non esiste in quella sede una regolamentazione che garantisca allo sventurato cittadino che vi si presenta, quale sia il limite o quale uso possa o non possa essere fatto di quei dati.

    Dichiarazione che per esempio, in una successiva citazione in sede civile potrebbe addirittura determinare il momento in cui la vittima ha raggiunto consapevolezza del danno, quindi far decadere a suo danno i termini prescrittivi (che in Italia sono tra l’altro davvero molto ridotti) entro i quali la vittima può reclamare giustizia in un tribunale italiano. Di fatto basta far perdere tempo alla vittima nell’attesa di un giudizio ecclesiastico e questa non potrà più reclamare alcun diritto.

    A riprova della più totale drammaticità della situazione dovuta unicamente alle inadempienze di uno Stato complice della pedofilia dei preti da ben 11 anni, l’ultimo caso italiano che risale a poche settimane fa, del quale Rete L’ABUSO si sta occupando, quello di ENNA (Sicilia) che solo nei titoli si sintetizza da se;

    “Denuncia gli abusi alla diocesi che trasferisce al nord il prete, la vittima si rivolge alla polizia”. La presunta vittima denunciava da anni alle autorità ecclesiastiche “Pedofilia Enna, tutte le denunce della presunta vittima”.

    E grazie al salvagente dell’articolo 4, punto 4 dei Patti Lateranensi, il vescovo che lo ha spostato, oltre a non essere tenuto a rilasciare dichiarazioni alla magistratura, semplicemente dichiarando che quelle informazioni sono riservate in quanto appartenenti al proprio ministero, ed ecco qui che l’ecclesiastico non è neppure coimputato, ma un semplice testimone col privilegio di poter tacere al magistrato.

    Vi chiedo ancora un attimo di pazienza e concludo con l’ultimo capitolo

    3)  Il comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite;

    a seguito dell’istanza della Rete L’ABUSO, nel febbraio 2019 ha rilasciato all’Italia raccomandazioni che tranne il primo punto “Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile”  apparentemente positivo, devo fare un mea culpa in quanto nel report che presentai nel 2019 all’ONU dimenticai di articolare le gravi problematiche anche dentro l’osservatorio dello Stato italiano, il quale tra le altre cose vede al suo interno come consulente (presumibilmente anche retribuito) un prete cattolico che non ha mai denunciato un collega pedofilo, perché ancora oggi in base anche all’ultimo motu proprio del papa non può. Osservatorio quasi virtuale, privo di iniziative concrete a livello nazionale, privo di dialogo con le realtà locali e praticamente inutile in quanto complici alcuni miei colleghi, abbiamo chiesto i dati, che l’osservatorio non è stato in grado di produrre.

    Qui le evidenze emerse dalla mia indagine del 2016 sull’osservatorio. https://wp.me/p8ayDC-i6G

    Chiusa parentesi, prima di proseguire con le raccomandazioni emanate del C.R.C. all’Italia, che faccio notare ha in comune con il Vaticano non solo la spiccata passione per i preti pedofili, ma anche il vizio sottoscrivere accordi di cui poi non se ne assume l’onere, come nel caso della Convenzione di Lanzarote e quella per i diritti dell’infanzia, che dal Vaticano attende risposta dal maggio 2018 e dall’Italia dal febbraio 2019.

    Situazioni sulle quali colleghi voglio stimolare una riflessione sul fatto che forse il Comitato dovrebbe prendere una posizione forte in quanto, come ampliamente dimostra il caso italiano, sono state sottoscritte quasi in malafede e sembrerebbe come unico fine quello del solo accredito.

    Con questo puntualizzo a scanso di equivoci in particolare ai colleghi delle Nazioni Unite presenti, che la mia non è affatto una critica alla Convenzione, tutt’altro, voglio sottolineare in questo particolare caso italiano la sua importanza, in quanto nella più totale latitanza delle Istituzioni, la Convenzione è l’unica realtà alla quale fortunatamente ci possiamo appoggiare.

    Per questo sollevavo la riflessione colleghi, per sottolineare soprattutto in questo oramai lungo momento di “stallo italiano” che dura da 11 anni e, che già da due o tre, l’associazione che presiedo di fatto sta assistendo – oltre ai sopravvissuti rimasti vittime decenni addietro – anche vittime abusate dopo il 2010 dai preti e dall’inerzia dello Stato italiano che non solo restando inerme lo ha permesso, ma che ancora oggi non rende loro nemmeno giustizia.

    Lampante e con molte più sfaccettature di quelle che citerò, è il caso del nostro assistito Alessandro Battaglia (caso don Mauro Galli condannato a 6 anni e 4 mesi in primo grado e assolto dalla chiesa), dove si, è vero che la vittima è stata risarcita (fortunatamente), ma soli 100.00€ (contro i 450.000€ previsti dalle tabelle) e in più, risarcita non per danno subito, ma per non farla costituire parte civile nel processo, e lasciare fuori dai guai e dalla stampa, diocesi e vescovo. Un accordo tra le parti talmente angoscioso che lo stesso Pubblico Ministero Lucia Minutella, contesta nella palese insufficienza persino in sede processuale.

    Scusate se mi sono dilungato ma era necessario e concludo dicendo che se pur perfettamente cosciente che l’ONU in questo caso non ha un potere coercitivo nei confronti dell’Italia, date le gravissime evidenze emerse che al di la dei trattati stipulati, disegnano soprattutto nella loro applicazione una situazione drammatica sulla quale ritengo, quanto meno ci sia la pretesa che quanto già applicato e ratificato, sia rivisto e riapplicato in modo efficace che possa essere realmente preventivo.

    Fine del report, grazie a tutti per l’attenzione – Zanardi

    -o-0-o-

    Di seguito le raccomandazione all’Italia del febbraio 2019 nelle conclusioni appurate dalle Nazioni Unite e sulle quali l’Italia oggi ancora non è intervenuta.

    1. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

    (a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

    (b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

    (c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

    (d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

    (e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

    (f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

    (g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

    (h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

    Raccomandazioni ONU report completo QUI

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/eng-webinar-eca-global-francesco-zanardi/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2021/02/20/spagnolo-webinar-eca-global-justice-project/

  • Vaticano e pedofilia: la fede è a repentaglio?

    Vaticano e pedofilia: la fede è a repentaglio?

    Dopo l’ennesimo evento che in questo caso pone sotto i riflettori don Gabriele Martinelli e di rimbalzo il vescovo rettore del seminario accusato di sapere ma di non aver agito, comincia a farsi strada un principio per il quale i pesi si sbilanciano nel nome di una mera forma tautologica: il mal contento è dato dalla maggioranza delle azioni negative e non dalle eccezioni delle azioni positive, concetto per il quale il Papa forse comincerà molto probabilmente ad interrogarsi sull’attendibilità non di chi viene cooptato ma di chi è facente funzione della valutazione dei nuovi sacerdoti.

    Esisteva il segreto pontificio sui casi di pedofilia

    Con l’insediamento di papa Francesco cambiarono molte cose in diversi campi; a febbraio del 2019 il papa diede disposizione di creare “un summit sugli abusi”, incentrato proprio sui casi di pedofilia sui minori, per fare una volta per tutte una vera luce sul “mostro della pedofilia del clero”. Di lì a poco, il 4 dicembre, papa Francesco istituì “l’abolizione del segreto pontificio sulla pedofilia” proprio perché per combattere questo mostro bisognava guardarlo negli occhi ed alla luce del sole, dimostrando ai fedeli la volontà di debellare la “delicta graviora”. In pochissimo tempo, caduto il muro dell’omertà sostenuto proprio dal segreto pontificio, l’ufficio preposto a ricevere le denunce di abusi sessuali nel contesto clericale dichiarò di aver registrato in un solo anno la mostruosa cifra di di 1.000 casi in tutto il mondo, ove i casi più eclatanti sono emersi in Argentina, Messico, Cile, Polonia, Stati Uniti e Italia.

    E proprio in Italia nasce l’associazione L’ABUSO

    Nella raccolta di informazioni per poter scrivere questo articolo, mi sono imbattuto in qualcosa di davvero difficile da digerire e altrettanto inquietante da osservare: ho trovato un sito che ha tracciato una mappa, su Google, di tutti i casi di abusi nel nostro Paese, con tanto di legenda colorata a seconda della gravità dei casi. Le vicende occorse sono talmente tante che se dovessi fare una ricerca approfondita per accertarle tutte non saprei determinarne il tempo necessario, e come è spiegato nella pagina, allargando la cartina ne escono fuori tanti di più, per cui ve la riporto qui con tanto di link al sito stesso, https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp

    Aggiornata come contenuto nella pagina, all’8 di gennaio 2021, la cartina mostra un aspetto della religione cattolica in Italia del quale francamente stento a credere. E’ davvero il momento di cominciare ad avere paura di portare i propri figli all’oratorio per il catechismo perché potrebbero essere oggetto di attenzioni particolari? No, ma quanto evidenziato dall’associazione deve far riflettere.

    La realtà dell’associazione L’abuso

    Nella pagina “chi siamo“, si spiega la scelta del costituirsi in associazione e che la mappa che si propone, proviene da un database partito addirittura dal 2005, “ABUSE-TRACKERS“.

    Ho navigato nel sito alla ricerca di tutte le informazioni necessarie a comprendere le motivazioni e le attività di questa associazione e sono arrivato ad una conclusione: nel 2010 un gruppo di vittime di preti pedofili, si costituiscono in associazione determinata a combattere la pedofilia nel Vaticano e a fornire tutta l’assistenza possibile a chi li contatta per chiedere aiuto. Questa associazione non sembra presentare l’intenzione di intaccare la fede o di mostrare che la religione sia fallita, ma si prefigge l’obiettivo di combattere un cancro all’interno di un sistema che gravita intorno alla stessa ma in maniera evidente non ne condivide la missione.

    Usare la religione come strumento per i propri fini non è solo grave

    Tutti i compartecipati del clero, dal più basso al più alto dei livelli, considerano e comprendono che la più grande responsabilità è quella che si decide di prendere e tutto questo impatta enormemente sul principio stesso sul quale la chiesa si fonda: il perdono.

    Anteporre il perdono ad un errore è profondamente cristiano, ma la regola fissa la condizione per la quale l’errore non può e non deve abbattersi su chi ha subìto un errore che si trasla in un trauma per un periodo verosimilmente pari a per sempre. E qui la religione non è solo non colpevole ma non è nemmeno contemplata nell’equazione: un errore è un errore con tutto ciò che ne consegue, dal contesto sociale a quello giuridico e commettere delitti in maniera consapevole, vestendo un simbolo che rappresenta un riferimento è un’aggravante che mette a repentaglio il simbolo stesso.

    La religione non è colpevole: il sistema è comunque fatto di persone

    Fra il pensiero e l’azione, come dicevano i saggi d’un tempo, dovrebbe trascorrere un lasso di tempo di sette secondi circoscritti in dei respiri profondi. Gli scenari che si profilano nei riguardi dei sacerdoti possono essere molteplici: da ragazzi invaghiti dal carisma a persone dalla accentuata timidezza che spesso si traduce in un carattere facilmente manipolabile. Qualsiasi sia il contesto, la persona alla quale è affidata una comunità dovrebbe essere addestrata a poter gestire le altrui e le proprie emozioni e così infatti è nella stragrande maggioranza dei casi; tuttavia accade anche il contrario in quanto già in partenza la profilazione dei soggetti non è garantita, evidentemente, da un personale che possa mettere in evidenza talune inclinazioni che poi esplodono successivamente trascinando la comunità stessa in un limbo di sfiducia verso chi si propone di interessarsi alla spiritualità dei fedeli e di guidarli con consigli ed esempi.

    Sarà la stessa religione a risolvere il problema

    Un chiaro esempio di come la religione rasenti una montagna per la quale ogni credente sceglie un sentiero per arrivare alla vetta ci è dato non dal Papa ma dallo stesso Dalai Lama, nella chiesa di Grossmuenster a Zurigo, nel 2016. Le sue dichiarazioni dimostrano esattamente che questa montagna rappresenta non una religione specifica ma la pura fede e che i sentieri ad essa connessi il cammino di un fedele che arrivando alla vetta si incontra con tutti gli altri che provengono da altre discipline religiose: ognuno per sé e attraverso chi li ha guidati, condividono le loro esperienze su di un terreno comune.

    “Vorrei parlare dell’importanza della religione nei tempi attuali. Tutti, per natura, abbiamo il senso di un sé e, attraverso di esso, sperimentiamo i fenomeni conoscibili come dolorosi, piacevoli o neutri. E’ un dato di fatto che non ha bisogno di ulteriori indagini. Anche gli animali provano la stessa cosa. Per natura, amiamo la felicità e cerchiamo di evitare sofferenza e dolore. E neppure questo è un fatto che ha bisogno di dimostrazioni. Detto ciò, possiamo parlare del diritto di ciascuno a di vivere un’esistenza felice e superare le sofferenze.” Se questa parte di discorso del sant’uomo recasse la firma del Papa non cambierebbe assolutamente nulla: il contenuto del discorso forgia e dimostra la forma della fede stessa che non si aspetta nulla in quanto le azioni sono dettate dall’interesse della comunione fra gli individui.

    In conclusione

    Come osserva il Dalai Lama quando afferma “Tremila anni fa vivevano circa cento mila persone. Oggi siamo 7 miliardi. E’ evidente che tra tutti noi vi siano differenti disposizioni” possiamo comprendere che oggi, con la tecnologia, con internet e con tutte le novità presenti nell’odierno rispetto all’antico, si potrebbe pensare che la dottrina non sia al passo con i tempi, mentre forse il successo della stessa consta proprio nell’aver mantenuti integri i cardini della sua stessa tradizione. I fedeli di una volta erano consapevoli della propria scelta, quelli di oggi sono consapevoli che la loro esistenza proviene da una consapevolezza millenaria e questo potrebbe essere lo spunto sul quale considerare realmente che la religione è e resta distante dalle scelte di persone che si sono introdotte al suo interno per indulgere nelle proprie intenzioni.

    Le regole poste in atto dalla Chiesa hanno dimostrato l’intenzione di distanziarsi ufficialmente da quelli che pensano che una volta individuati e stretti all’angolo chiedere scusa sia meglio di chiedere permesso. Ma non solo.

    https://www.notiziavera.it/vaticano-e-pedofilia/

  • Gli ordini religiosi spagnoli risarciranno le vittime di pedofilia; i vescovi non ci pensano nemmeno

    Gli ordini religiosi spagnoli risarciranno le vittime di pedofilia; i vescovi non ci pensano nemmeno

    I rapporti giornalistici rivelano solo la punta dell’iceberg degli abusi: mezzo migliaio di vittime in Spagna, mentre l’ufficio che si occupa di queste questioni è “sopraffatto” dal numero di denunce.

    I religiosi spagnoli sono impegnati a risarcire le vittime di abusi nella Chiesa, mentre la Conferenza Episcopale, il massimo organo di controllo per i vescovi del nostro Paese, chiude la strada a qualsiasi possibilità di aiuto finanziario ai sopravvissuti Indagine interna che rivela, a livello diocesano o globale, il numero di persone vittime di abusi da parte di chierici o religiosi, come è stato fatto, ad esempio, dalla Compagnia di Gesù. Una decisione che contrasta con la politica di trasparenza delle chiese nell’ambiente europeo (Germania, Irlanda, Francia, Polonia …), e che impedisce alla società di conoscere la reale portata del dramma della pedofilia clericale. Finora, e grazie in gran parte alle indagini giornalistiche, conosciamo solo la punta dell’iceberg:

    Per il momento, prendendo le distanze dalle tesi dei vescovi, la Conferenza dei religiosi spagnola sostiene che “se si rende necessario dare un risarcimento perché lo sviluppo della causa lo richiede, si faccia. Dobbiamo aiutare le vittime, non solo per il fatto di dare loro dei soldi “. Lo assume il segretario generale del Confer, Jesús Miguel Zamora, il quale conferma che le congregazioni stanno già alzando detto risarcimento, che sarà dato caso per caso e sempre seguendo i desideri delle vittime.

    “Da CONFER abbiamo sempre detto che la verità risplende e quello che dobbiamo fare è occuparci delle vittime. Non ha senso nascondere nulla, purtroppo dobbiamo prendere coscienza che ci sono state situazioni che non sono state fraterne a tutti e dobbiamo chiedere un grande perdono per ciò che è stato fatto di sbagliato, e mettere i mezzi in modo che la verità sia conosciuta, per svolgere questo studio in ogni congregazione “, dice in dichiarazioni a Ep Zamora, in riferimento al recente pubblicazione, a cura della Compañía de Jesús, da un rapporto che include tutti i casi raccolti tra i gesuiti spagnoli dal 1927, e che ha confermato l’esistenza di 81 casi di abuso su minori da parte di 65 religiosi.

    L’indagine dei gesuiti è doppiamente rilevante, perché è la più grande congregazione religiosa del mondo (e in Spagna), e perché non si nasconde in sotterfugi ammettendo la necessità di accompagnare, anche finanziariamente, i sopravvissuti. “Vogliamo imparare a chiedere scusa alle vittime e alla società, per gli abusi, per la cultura del silenzio, per non affrontare i fatti in modo diretto ed equo. Vogliamo tenere a mente le persone che subiscono questo danno e cercare di non raddoppiare il loro dolore “, ha sottolineato il provinciale dei gesuiti, Antonio Spagna.

    Un “sistema di riparazione”

    “In nessun caso comprendiamo che il risarcimento cancellerà la sofferenza, ma vogliamo fornire una risposta laddove possibile”, afferma José María Rodríguez Olaizola, responsabile della comunicazione della società. La Compagnia di Gesù ha deciso di trattare le riparazioni caso per caso e il suo obiettivo è “compensazione morale e assistenza nella guarigione e nel trattamento nei casi in cui è necessario”.

    “Stiamo lavorando a come stabilire un sistema di riparazione, che speriamo di avere presto pronto, per offrire un risarcimento finanziario. Ci sono persone i cui casi hanno prescritto e non possono rivolgersi alla giustizia civile, e in quel caso studieremo caso per caso come per farlo, con una gamma di opzioni che si adattano al risarcimento della giustizia civile “, aggiunge. In sette casi, i gesuiti hanno già fornito “aiuti finanziari” alle vittime, che variano tra il risarcimento dei danni e il costo delle terapie psicologiche o cliniche derivate dal dolore causato.

    Quello dei gesuiti è l’ultimo, ma non l’unico caso. Ed è che, a differenza di quanto accade nella Conferenza Episcopale, dove non esiste ancora una commissione specifica anti-abuso, che opera regolarmente, e non c’è un’indagine approfondita, né a livello diocesano né a livello globale degli anni ’70 Diocesi spagnole, molte congregazioni hanno optato per la trasparenza dei dati e l’apertura al risarcimento. Ancora una volta, la vita religiosa continua a dare l’esempio ai vescovi su come affrontare gli scandali.

    “Siamo sopraffatti”

    Diverse indagini, come quella condotta da El País (e che comprende molti dei casi raccolti, negli anni, da altri media e giornalisti, i maggiori ‘scopritori’ della pedofilia clericale in Spagna), portano a più della metà migliaia di casi noti di abusi nella Chiesa spagnola.

    Le cifre, giornalistiche e per lo più ufficiose, sono “un piccolissimo campione di quanto è realmente accaduto in Spagna negli ultimi ottant’anni”, dall’inizio della dittatura, un funzionario vaticano che lavora nell’Ufficio che la Congregazione per la Dottrina di la Fede deve affrontare questi processi, e cioè “assolutamente sopraffatta” dall’arrivo di casi e dalla mancanza di personale ad esso dedicato. A due anni dal “Vertice anti-Pederastia” convocato da Papa Francesco, i cambiamenti, in pratica, sembrano più cosmetici che reali. Sebbene sia vero che tutte le diocesi spagnole (come dichiarato sul suo sito web dalla CEE)Hanno già uffici di cura e protocolli per segnalare che, in pochissimi casi, sono utili, confermano dalla Stolen Childhood Association.

    Insieme ai gesuiti, l’altro grande movimento che ha svolto un’indagine approfondita sono stati i Legionari di Cristo, che hanno ammesso centinaia di abusi in tutto il mondo – molti dei quali a spese del loro fondatore, il predatore Marcial Maciel – e hanno risarcito diversi sopravvissuti . In Spagna i Salesiani riconoscono 28 casi, 15 per gli scolopi, 9 per i clarettiani o due per i marianisti. I maristi, che hanno in corso un’indagine, sono stati i primi a risarcire le vittime di abusi alla scuola Sants di Barcellona. Marianisti, Salesiani, Scolopi, Clarettiani o Corazonisti hanno incluso nei loro protocolli il risarcimento delle vittime. L’Opus Dei, da parte sua, continua con la sua strategia del silenzio, anche quando ci sono abusi confermati dalla Corte Suprema, comeil caso della scuola Gaztelueta .

    https://www.eldiario.es/sociedad/ordenes-religiosas-espanolas-si-indemnizaran-victimas-pederastia-obispos-plantean_1_7186237.html

  • Abusi, la rivoluzione della Chiesa tedesca, moduli on-line per risarcire le vittime della pedofilia

    Abusi, la rivoluzione della Chiesa tedesca, moduli on-line per risarcire le vittime della pedofilia

    Città del Vaticano – Importante svolta da parte della Chiesa tedesca nella lotta alla pedofilia. Le vittime di abusi avranno diritto a risarcimenti più elevati a partire dal primo gennaio. In pratica ora gli importi saranno determinati da una nuova Commissione indipendente per i pagamenti (UKA); contemporaneamente entreranno in vigore anche una serie di regole basate sulla trasparenza e l’equità. Lo ha stabilito la Conferenza episcopale. La notizia è stata diffusa dai media cattolici tedeschi.

    Con queste nuove regole i pagamenti saranno in linea con i risarcimenti disposti dai tribunali civili e quindi arriveranno fino a 50.000 euro. Inoltre, le vittime avranno diritto al rimborso delle spese sostenute per la terapia psicologica. Finora le vittime avevano ricevuto pagamenti di 5.000 euro per i casi meno gravi, e poco di più per quelli più gravi.

    I sette membri della commissione sono stati designati dalla conferenza episcopale ma dovranno agire e decidere in modo assolutamente autonomo dalle strutture ecclesiastiche. Si tratta di persone di chiara fama nell’ambito medico, psicologico, accademico, forense.

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    Le nuove regole prevedono che le vittime che hanno subito abusi, sia minorenni che adulti, si mettano in contatto con gli esperti per un colloquio preliminare e per la compilazione di un modulo obbligatorio per la richiesta. Il modulo viene inoltrato all’Uka che stabilirà la somma e ne ordinerà il pagamento. La vittima verrà informata e risarcita direttamente dalla Uka.

    Secondo la Conferenza episcopale tedesca, circa 2.400 domande sono già state trattate secondo questo criterio. All’inizio del 2021, i nuovi moduli di domanda saranno disponibili sul sito web della Conferenza Episcopale all’indirizzo www.dbk.de. L’ufficio dell’UKA sarà raggiungibile dal 7 gennaio.

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    C’è da sperare che questo nuovo modo di operare della Chiesa tedesca basato sulla immediatezza, la trasparenza, la semplicità delle procedure possa fare da traino a tante conferenze episcopali europee (tra cui quella italiana) ancora basate su criteri opachi e poco accoglienti nei confronti delle vittime degli abusi.

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    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vaticano_germania_cei_vescovi_vittime_abusi_risarcimenti_papa_francesco-5682470.html

  • La strenua lotta delle vittime di padre Maciel, il pedofilo che getta ombre su Wojtyla e sul Vaticano

    La strenua lotta delle vittime di padre Maciel, il pedofilo che getta ombre su Wojtyla e sul Vaticano

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il cerchio si sta stringendo in Messico sugli insabbiatori del caso più sconvolgente della Chiesa degli ultimi secoli, quello relativo ai crimini commessi da padre Maciel Marcial Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, ritenuto responsabile di decine di abusi, di una vita doppia, di corruzione, di riduzione in schiavitù di tanti suoi membri. Un uomo che ha potuto agire indisturbato per anni perchè amico di Papa Wojtyla e di molti cardinali e, anche per questo, ritenuto al di sopra di ogni sospetto.

    Fu punito da Papa Ratzinger solo nel 2006, quando Maciel era ormai ottuagenario e malato di cancro, ma non fu mai sottoposto ad un processo, nè è stato mai ridotto allo stato laicale. Un caso tabù che il Vaticano ha sempre cercato di minimizzare e mettere in un angolo se non fosse per la battaglia strenua e coraggiosa di tante vittime che nel mondo chiedono giustizia e una commissione di inchiesta indipendente, un po’ come è stato fatto per il caso McCarrick (anche se il rapporto sull’ex cardinale pedofilo non è stata elaborata da una commissione indipendente.

    Mercoledì la Corte suprema del Messico ha concesso un’ingiunzione all’ex sacerdote Alberto Athié, una delle prime vittime di Maciel. Inizialmente gli era stato negato l’accesso agli atti relativi alle indagini sulla sua denuncia del 2017 contro il cardinale Norberto Rivera – ex arcivescovo di Città del Messico e amico di Maciel – per aver presumibilmente coperto 15 sacerdoti pedofili.

    Athié ha riferito all’Associated Press che l’Alta Corte ora dovrà decidere se l’indagine contro il cardinale è legata a gravi violazioni dei diritti umani o a possibili crimini contro l’umanità, che sono crimini non soggetti a prescrizione.

    L’abuso sessuale ripetuto di bambini è considerato un reato grave, ma Athié spera che la Corte possa pronunciarsi tenendo conto di una questione così delicata come l’insabbiamento dei pedofili da parte delle più alte cariche della Chiesa cattolica.

    Nel dicembre 2016, il cardinale Rivera, ora in pensione, ha dichiarato pubblicamente di essere a conoscenza di 15 casi di sacerdoti pedofili. Secondo le indagini di Athié, di tutti quei casi, solo uno aveva un’indagine aperta, così l’ex religioso si è mosso per denunciare Rivera.

    All’inizio di quest’anno, il Vaticano aveva deciso di inviare due investigatori anziani in Messico per raccogliere dati e testimonianze sulla pedofilia nel secondo Paese cattolico più popoloso del mondo, che da anni accumula accuse di abusi e insabbiamenti da parte dei sacerdoti. Tuttavia, la missione è stata annullata a causa dell’emergenza causata dalla pandemia. Non è stato reso ancora pubblico quando potrebbe essere ripresa l’indagine.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/wojtyla_abusi_pedofilia_maciel_legionari_cristo_cardinale_rivera_papa_francesco_polonia_messico-5611399.html