Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • ABUSI CIOE’ STUPRI

    ABUSI CIOE’ STUPRI

    In questi tempi di falsificazione, chiarezza e verità sono rivoluzionarie. Ma per ottenerle servono fatti empirici da analizzare, dati certi da consultare. E per quanto riguarda i casi italiani di pedofilia nella chiesa, questi due elementi mancano. Non ci sono. Nessun dato ufficiale, solo il risultato di inchieste giornalistiche fatte negli ultimi anni (in Italia, principalmente dal giornalista Federico Tulli), a cui si aggiunge l’attività della Rete L’Abuso, che dal 2010 raccoglie dati sugli abusi di minori commessi da sacerdoti.

    “Ci basiamo sulle condanne emesse dai tribunali, ma i nostri dati hanno chiaramente dei difetti. Sono parziali, non tengono conto del sommerso,” mi dice Francesco Zanardi, presidente della Rete. “In questi anni abbiamo contato più di 140 casi – mi riferisco a condanne in via definitiva per abusi su minori – e altrettanti, circa 160, attualmente in attesa di giudizio.”

    Mi spiega però Francesco che i dati raccolti dalla Rete L’Abuso non sono affatto in linea con le proiezioni del fenomeno. “Purtroppo lo sottostimano,” precisa.

    In assenza di elementi certi, c’è chi ha stilato delle proiezioni statistiche sui possibili casi italiani di pedofilia nella chiesa, basandosi sui dati forniti dalle commissioni di inchiesta di altri paesi (Australia, Stati Uniti, Canada, Belgio, Polonia, Gran Bretagna, Germania, Irlanda), ma anche sulle dichiarazioni di Hans Zollner, psicologo membro della Pontificia commissione per la tutela dei minori che, in un’intervista, ha affermato che sarebbe stupido pensare che in Italia le cose siano andate diversamente rispetto al resto del mondo. Stando a queste proiezioni, in Italia – come negli altri paesi dove sono state istituite delle commissioni d’inchiesta – la percentuale di sacerdoti pedofili potrebbe variare dal 2 all’8%, che per l’Italia si tradurrebbe in un numero di vittime di abusi che varia da cinquantamila a un milione. “Se guardiamo a queste proiezioni statistiche,” mi dice Francesco “i dati raccolti fino ad ora dalla Rete L’Abuso non dicono niente del fenomeno reale.”

    Ma nonostante questo, La Rete continua la sua attività di raccolta. “Lo facciamo perché ci interessa offrire questo servizio alla comunità. Sul nostro sito (test.retelabuso.org/), proprio con l’obiettivo di denunciare ma anche di informare, è presente una mappa dell’Italia con segnalati tutti i casi con condanne definitive e non definitive.” Dunque basarsi solo sulle condanne emesse dai tribunali non è sufficiente per fornire un quadro completo. Anche perché, mi spiega Francesco, “molte denunce cadono nel vuoto e non portano a nessun esito. E questo succede perché nei Patti Lateranensi è scritto che la magistratura si impegna a comunicare al vescovo l’apertura di un fascicolo su un prete. E questo vuol dire che, nel momento in cui la vittima va dai carabinieri a denunciare e la denuncia arriva in procura, prima di aprire il fascicolo la procura dice al vescovo che un prete verrà indagato. E così, molto spesso, le prove spariscono.”

    Per questo la Rete L’Abuso non si limita a raccogliere dati sul fenomeno della pedofilia ecclesiastica, ma assiste le vittime di abusi nella fase di denuncia tramite una rete di ventuno avvocati, sparsi sul territorio italiano. “La Rete L’Abuso è nata inizialmente come una specie di gruppo di auto-aiuto per persone che avevano subito abusi. Dopo un primo incontro a Roma, abbiamo continuato a sentirci e da lì è nata la voglia di cercare di ottenere giustizia e di far condannare i preti che hanno abusato di noi. Ci siamo confrontati sul come: come agire, come fare. Ora ci avvaliamo di procedure che abbiamo acquisito nel tempo. Perché il problema nei casi di abusi sessuali è che, dopo la denuncia, si fa fatica a trovare le prove e la chiesa è molto brava a far cadere le accuse. Purtroppo la persona che vuole denunciare si deve preparare prima, e noi l’aiutiamo a reperire prove e testimonianze. Altrimenti, se non lo fa, ha già perso in partenza.”

    Le interviste – di Carlotta Pedrazzini – a Federico Tulli e Francesco Zanardi sono riprese dal numero di maggio di «A rivista anarchica».

  • Abusi, la Chiesa in Polonia tra “mea culpa” e polemiche. E a giugno arriva Scicluna

    Abusi, la Chiesa in Polonia tra “mea culpa” e polemiche. E a giugno arriva Scicluna

    Tensioni dopo il documentario “Non dirlo a nessuno” sui casi di pedofilia del clero (21 milioni di visualizzazioni su YouTube). I vescovi: vergogna, chiediamo perdono alle vittime. Ma c’è chi parla di operazioni strumentali. Il 13 giugno l’ex pm vaticano presiederà una giornata sulla protezione dei minori durante la plenaria della Conferenza episcopale

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Non ci sono parole». È un profondo e doloroso mea culpa quello dei vescovi polacchi per non aver fatto abbastanza per prevenire gli abusi di sacerdoti e religiosi su minori. Riunita a Varsavia ieri per il Consiglio permanente, la Conferenza episcopale ha ribadito tutta la «vergogna» per gli abusi e le violenze di cui sono stati protagonisti ecclesiastici. Parole certamente non di circostanza in un momento in cui la Chiesa in Polonia, seguendo una sorte simile a quella di Cile, Australia e Stati Uniti, viene travolta dagli scandali di pedofilia nel clero.

    “Non dirlo a nessuno”, il docufilm da 21 milioni di visualizzazioni

    A riaccendere la miccia, o meglio, a far scoppiare la bomba – considerando l’enorme copertura mediatica di questi giorni nel Paese -, è stato un documentario presentato sabato 12 maggio. “Tylko nie mów nikomu” (in italiano,“Non dirlo a nessuno”) è il titolo del film ribattezzato da alcuni come lo “Spotlight” polacco, in riferimento alla pellicola premio Oscar del 2016 che racconta delle inchieste del Boston Globe sui preti pedofili. In questo caso non si tratta di un lavoro giornalistico, ma di un’opera di indagine e ricerca svolta da due fratelli, Tomasz e Marek Siekielscy, nei ruoli di regista e di produttore, che attraverso testimonianze dirette o riprese con telecamere nascoste hanno voluto accendere i riflettori su vecchi e nuovi casi di abusi.

    La produzione è nata “dal basso” visto che il documentario – disponibile dal pomeriggio di sabato su YouTube con sottotitoli inglesi – è stato finanziato con la raccolta di fondi pubblici attraverso il portale Patronite.pl: circa 2500 persone avrebbero pagato un totale di 100mila euro per finanziare il film che dal suo lancio ad oggi ha registrato oltre 21 milioni di visualizzazioni.

    La Chiesa polacca divisa in due

    Dalla sua uscita l’atmosfera nel Paese è elettrica, per quanto a Roma ne sia giunta solo una flebile eco. La vicenda ha scosso il PiS, il partito nazionalista conservatore che governa da quattro anni la Polonia e che si è sempre presentato come strenuo difensore dei valori cristiani, ma soprattutto ha spaccato in due la Chiesa polacca.

    Tra i vescovi e non solo c’è chi attacca il documentario come iniziativa «violenta» e «anticlericale». Almeno in questi termini l’ha bollato Tadeusz Rydzyk, influente sacerdote redentorista, conduttore e direttore di Radio Maryja (in passato al centro di polemiche per dichiarazioni antisemite e per il sostegno al  “Rosario alle frontiere”). L’arcivescovo di Danzica, Sławoj Leszek Głódź, ha invece spiegato alla stampa di non aver visto il documentario «perché non guardo qualsiasi cosa», mentre l’arcivescovo di Cracovia, Marek Jedraszewski, ha affermato che tutto il film è un modo per «fare politica miserabile, basandosi sulle menzogne».

    Mea culpa della Conferenza episcopale: «Chiediamo perdono alle vittime»

    Di contro, il film ha ricevuto buona accoglienza da parte dei vertici della Conferenza episcopale, che hanno ringraziato il regista per il suo lavoro di ricerca della verità. Il primate della Polonia, Wojciech Polak, delegato episcopale per la protezione dei minori, si è detto «profondamente commosso da ciò che ho visto»: «L’enorme sofferenza delle persone ferite causa dolore e vergogna», ha affermato, «ringrazio tutti coloro che hanno il coraggio di raccontare il loro dolore. Chiedo perdono per ogni ferita causata dalla gente della Chiesa». «Tutte le questioni devono essere chiarite – ha assicurato Polak -. Nessuno nella Chiesa può sottrarsi alla responsabilità. Dobbiamo proteggere i bambini e i giovani. Non c’è altra via per la Chiesa».

    Parole ribadite dal presidente dei vescovi, Stanisław Gądecki, il quale dopo la sessione di ieri ha assicurato che l’episcopato farà di tutto per «evitare qualsiasi negligenza» con «una sensibilità ancora maggiore per aiutare le vittime». Già all’uscita della pellicola il prelato affermava: «A nome dell’intera Conferenza episcopale polacca, vorrei chiedere perdono a tutte le vittime. Mi rendo conto che nulla può compensare loro le ferite subite. Certamente questo film contribuirà anche a una condanna ancora più severa della pedofilia, per la quale non ci può essere posto nella Chiesa».

    Il 13 giugno la visita di monsignor Scicluna, ex pm vaticano per i casi di abusi

    In un clima così fortemente diviso si inserisce la visita del 13 giugno prossimo in Polonia dell’arcivescovo maltese Charles Scicluna, l’ex pm vaticano per i casi di abusi, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, inviato dal Pontefice per due volte nel 2018 in Cile per indagare sui casi di abusi. Qualcuno, tra i media, ha lasciato intendere che Scicluna sia stato inviato dal Papa in Polonia a compiere una simile missione e “commissariare” la Chiesa del Paese est-europeo. Tesi avvalorata dalle recenti dichiarazioni della vicepresidente Joanna Scheurnig-Wielgus che affermava che Scicluna «non verrà qui a trascorrere il fine settimana, ma a sistemare tutti questi vescovi».

    La Conferenza episcopale polacca racconta, invece, un’altra storia, e cioè che Scicluna era stato invitato già nel 2018 per presiedere una giornata di studio sul tema della protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili durante la Plenaria che si terrà a metà giugno a Swidnica. «I vescovi sono grati che l’arcivescovo Scicluna abbia accettato l’invito inviatogli un anno fa», affermano in una nota. «Che la visita avvenga dopo la diffusione del documentario è pura coincidenza», spiegano fonti dell’episcopato a Vatican Insider.

    La Santa Sede, pur non emanato alcun comunicato ufficiale a riguardo ma ha confermato la stessa versione della Conferenza episcopale – come pure lo stesso Scicluna sul suo account Twitter – sull’edizione inglese del portale ufficiale Vatican News, in cui si sottolinea un collegamento tra la visita dell’arcivescovo e l’atmosfera di indignazione e commozione suscitata dal documentario.

    I casi del cappellano di Wałęsa e del suo confessore Cybula

    Due i casi riportati nelle due ore e mezzo di filmato che hanno sconvolto in particolare l’opinione pubblica. In primis la confessione del cappellano dell’ex presidente Lech Wałęsa, padre Henryk Jankowski (la cui statua a Danzica è stata abbattuta in senso di protesta) e il suo confessore di lunga data, Franciszek Cybula, morto il 21 febbraio 2019, per anni tra i sacerdoti più importanti e conosciuti della Polonia. Lo stesso Wałęsa, sconcertato dalle rivelazioni, ha dichiarato: «Non ho mai avuto alcun sospetto nei confronti di Cybula, per le persone della mia generazione era quasi un santo, oltre ogni sospetto».

    Gli abusi del marianista, costruttore del Santuario di Licheń

    Il secondo caso è quello di padre Eugeniusz Makulski, marianista, storico costruttore del Santuario di Nostra Signora a Licheń. La sua vicenda viene ripercorsa attraverso la voce di un ragazzo divenuto poi sacerdote che, restando anonimo, racconta le violenze subite. I Marianisti della basilica di Licheń hanno subito preso le distanze dopo la pubblicazione del documentario, ribadendo il dolore per tutte le vittime – «Niente è in grado di risarcire loro per questo danno» – e spiegando che «i casi segnalati sono stati inoltrati alla Santa Sede, secondo le norme vigenti della legge della Chiesa». Intanto, «don Makulski si sottomette alle decisioni della Santa Sede, e per decisione dei superiori religiosi viene escluso da ogni attività pastorale».

    Il sacerdote arrestato per pedofilia che partecipa a ritiri con i bambini

    Più intricata la storia, riportata nel docufilm, di don Dariusz Olejniczak, sacerdote di Varsavia: condannato a due anni mezzo di carcere per pedofilia, aveva ricevuto un’ordinanza del tribunale che gli vietava qualsiasi contatto con minorenni. Nonostante ciò ha continuato a partecipare ad attività con bambini e adolescenti, tra cui ritiri spirituali. I due registi – si vede nel docufilm – con una telecamera nascosta hanno preso parte ad una messa celebrata da Olejniczak in una parrocchia Malbork nel dicembre 2018. Durante la funzione il prete invita i bambini all’altare e distribuisce loro la comunione. Dopo la pubblicazione del film padre Dariusz, consultatosi con il cardinale arcivescovo Kazimierz Nycz, ha presentato al Papa le sue dimissioni per essere ridotto allo stato laicale. Lo rende noto l’Arcidiocesi di Varsavia in un comunicato: «Padre Olejniczak ha motivato la richiesta con la violazione di un’ordinanza del tribunale», l’aver cioè «intrapreso attività legate al lavoro con i bambini e i giovani, nascondendo questo fatto al curatore nominato dalle autorità ecclesiastiche». Il sacerdote ha «espresso il suo pentimento» e ha assicurato «piena collaborazione con le autorità statali». In accordo con il cardinale «ha lasciato il suo precedente luogo di soggiorno», il seminario Redemptoris Mater di Varsavia.

    A febbraio l’incontro di una vittima polacca con il Papa, quel report definito una «operazione strumentale»

    In Vaticano, intanto, la situazione in Polonia viene monitorata costantemente. Tuttavia, spiegano fonti curiali, si fa attenzione a distinguere quelle che sono «operazioni strumentali» miranti ad «un ritorno d’immagine politico». Secondo alcuni osservatori e giornalisti, un gesto del genere è stato quello del 20 febbraio scorso di Marek Lisiński, vittima di un prete a 13 anni, che al termine di un’udienza generale consegnava al Papa il rapporto sulle violazioni della legge da parte dei vescovi nei casi di abusi. Il report era stato stilato dai rappresentanti della Fondazione polacca “Non abbiate paura” che fornisce aiuto legale e psicologico alle vittime, aiutandole anche ad ottenere risarcimenti da parte della Chiesa cattolica.

    Ad accompagnare Lisiński c’erano l’onorevole Joanna Scheuring-Wielgus, membro del partito liberale “Adesso!”, in lizza per il Parlamento europeo e per il Parlamento polacco in autunno, e Agata Diduszko-Zyglewska, femminista, legata all’estrema sinistra radicale. In tanti hanno letto in questo gesto una operazione costruita ad hoc per ottenere consenso politico in piena campagna elettorale, mentre i membri della Fondazione affermano che la presenza dell’onorevole era utile solo a far ottenere un posto a Lisiński all’udienza per riuscire in un intento in cui finora era sempre stato «ostacolato». Quello di parlare con il Papa che, al termine dell’incontro, gli aveva anche baciato le mani.

  • Polonia: premier annuncia inchiesta pubblica sulla pedofilia

    Polonia: premier annuncia inchiesta pubblica sulla pedofilia

    Varsavia, 22 mag 09:14 – (Agenzia Nova) – La Polonia avvierà un’indagine pubblica sul problema della pedofilia. Lo ha dichiarato il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, in risposta a un’ondata di accuse di molestie sessuali ai danni di minori da parte di preti cattolici. “Polskie Radio 24” scrive che Morawiecki ha fatto l’annuncio della convocazione di una commissione ad hoc dopo una riunione del suo gabinetto. La commissione si occuperà di “tutti, ovviamente senza escludere il clero, ma anche di coloro che appartengono alla comunità artistica o al corpo docente e sono in contatto con minori,” ha specificato il premier. I dettagli dell’ambito operativo della commissione saranno comunicati a breve, ma non è il suo obiettivo quello di “stigmatizzare qualcuno. Semplicemente si tratta di un fenomeno che purtroppo, statisticamente, si manifesta in diversi ambienti, da sradicare senza sconti per nessuno”. Un obiettivo collaterale ma altrettanto importante è quello di stanare i casi di insabbiamento. “Non ci saranno più concessioni al silenzio, non si può tacere in simili questioni. Sono questioni fondamentali per la normalità della vita sociale”, ha detto Morawiecki. Il capo dell’esecutivo ha assicurato che alla commissione saranno chiamati a unirsi anche esponenti dell’opposizione.

  • La pedofilia nella Chiesa ha sconvolto la Polonia

    La pedofilia nella Chiesa ha sconvolto la Polonia

    La cattolica Polonia è stata sconvolta dal film documentario indipendente sui fatti di pedofilia raccontati dalle vittime e da chi li ha commessi. Due ore di testimonianze e confessioni nel docufilm intitolato, «Soltanto non dirlo a nessuno», che ha avuto in Polonia l’effetto di un elettroshock e ha travolto la campagna elettorale per le elezioni europee. Diffuso su YouTube, ha totalizzato 11 milioni di visualizzazioni in tre giorni, scatenando una tempesta politico-mediatica e diventando un caso sociale. Finanziato grazie a donazioni di internauti, il documentario è un’accurata indagine giornalistica che mette a confronto, attraverso telecamere nascoste, direttamente le vittime dei preti pedofili con i propri aggressori che in più occasioni confessano le proprie azioni e cercano di chiedere perdono sorpresi da questi incontri inaspettati, decenni dopo i fatti.

    Sulla scia dello scandalo del prelato Henryk Jankowski, sacerdote vicino a Solidarnosc e icona della lotta contro il comunismo, il film mostra il sacerdote Franciszek Cybulski, confessore, consigliere e amico di lunga data Lech Walesa, ammettere i propri atti di pedofilia davanti ad una delle sue vittime, prima di offrirgli denaro a compensazione. Il film dimostra come la gerarchia ecclesiastica camuffa sistematicamente e minimizza la gravità dei comportamenti pedofili. Nel film documentario i giornalisti filmano anche un prete, con un passato in prigione, al quale è stato vietato, a vita, di lavorare con minori, dirigere una colonia spirituale per bambini. Appena il film è uscito il sacerdote in questione ha chiesto ai suoi superiori di potersi «spretare» e tornare allo stato di laico.

    Il documentario segna un punto di svolta: davanti alla vastità dello scandalo per la prima volta sembra che sia l’episcopato che i politici vogliano passare dalle parole ai fatti. Solitamente, davanti a questo tipo di rivelazioni, la Chiesa ha sempre negato, ma questa volta l’episcopato si è espresso, arrivando addirittura a «ringraziare» l’autore del film, Tomasz Sekielski, secondo quanto ha riportato Le Monde. Il primate della Polonia, monsignor Wojciech Polak, si è detto profondamente toccato dal film e si è scusato per le ferite provocate dagli uomini della Chiesa. «Tutti i fatti devono essere chiariti», ha detto, «e nessuno, dentro la Chiesa, potrà evitare le proprie responsabilità».

    Il film ha travolto anche la campagna per le elezioni europee. Il leader della maggioranza ultraconservatrice, Jaroslaw Kaczynski, ha annunciato l’intenzione di aumentare fino a trent’anni di prigione, senza condizionale, la pena per il reato di pedofilia e il leader della coalizione di opposizione liberale, Grzegorz Schetyna (Piattaforma civica), ha proposto di eliminare i termini di prescrizione nei casi di pedofilia. Ma il film, secondo Le Monde, solleva anche un’altra questione: la responsabilità del papa polacco, Giovanni Paolo II, beatificato nel 2011, sulla questione della pedofilia che è emersa sotto il suo pontificato.

  • Il documentario di cui si parla un sacco in Polonia

    Il documentario di cui si parla un sacco in Polonia

    Negli ultimi giorni in Polonia si è parlato moltissimo di un documentario sugli abusi di minori all’interno della Chiesa cattolica locale. Il film, Tell No One (“non dirlo a nessuno”) è stato realizzato da due fratelli, Tomasz e Marek Sekielski: parla di casi di pedofilia che avvenivano nel completo silenzio delle gerarchie, che come in altri paesi nel mondo preferivano spostare di parrocchia in parrocchia il sacerdote accusato piuttosto che affrontare il problema o denunciarlo alle autorità. Sabato è stato pubblicato su YouTube e martedì era stato visto già più di 11 milioni di volte. È un numero enorme per un paese di 38 milioni di abitanti, la maggior parte dei quali è di religione cattolica.

    Da tempo la Polonia è considerata uno dei paesi più cattolici d’Europa: oltre il 40 per cento della popolazione partecipa alla messa ogni domenica. La Chiesa cattolica ha avuto un ruolo decisivo nel plasmare l’identità nazionale del paese e durante il comunismo è stato uno dei primi bastioni di resistenza contro il dominio straniero. Papa Giovanni Paolo II, il primo papa polacco, diventato santo nel 2014, è venerato sia come autorità morale sia per la sua opposizione al comunismo. In Polonia non avviene nessuna cerimonia pubblica a cui non sia presente almeno un membro del clero. Chiesa e potere civile sono strettamente legati in Polonia, e il partito di governo Diritto e Giustizia (PiS), di destra radicale, usa molto la propria alleanza con la chiesa per legittimare il suo potere.

    Come molti altri paesi, la Polonia ha già dovuto fare i conti con le rivelazioni degli abusi del clero sui minori. A marzo, le autorità ecclesiastiche polacche avevano dichiarato di essere a conoscenza di 382 sacerdoti che dagli anni Novanta ad oggi hanno abusato di 625 minori. Il documentario sugli abusi dei preti ha riaperto il dibattito. «Perché i preti commettono tali crimini? Perché i vescovi non hanno reagito come dovuto? Perché, per anni, ha prevalso una congiura del silenzio tra il clero?» si è chiesto sul sito Onet il giornalista Andrzej Gajcy, ponendosi alcune domande che vengono spontanee dopo aver visto il film.

    Nella scena iniziale una donna con addosso una telecamera affronta il suo molestatore, un sacerdote che aveva abusato di lei quando aveva sette anni, costringendola a masturbarlo e a farsi toccare. Un’altra donna racconta di quando era stata stuprata a 13 anni da un sacerdote che le aveva ordinato di non raccontare a nessuno quello che era successo, nemmeno in confessionale a un altro sacerdote (da qui il titolo Tell No One).

    Tra i preti accusati di pedofilia dai fratelli Sekielski c’è anche don Franciszek Cybula, ormai morto, che tra il 1980 e il 1985 fu il parroco della parrocchia di Lech Walesa, l’operaio e sindacalista che per anni ha guidato il movimento Solidarność ed è stato il primo presidente della Polonia dopo la caduta del comunismo. «Sono così sorpreso che non so cosa dire», ha detto Walesa al New York Times: «Se io, come cattolico, avessi saputo, non avrei mai permesso una cosa del genere».

    Dopo la visione del video il primate di Polonia, Wojciech Polak, arcivescovo di Gniezno, ha ringraziato i due fratelli che hanno realizzato il documentario per il loro lavoro e si è scusato «per ogni ferita inflitta dalla Chiesa». Anche il nunzio apostolico vaticano in Polonia, monsignor Salvatore Pennacchio, ha portato le sue scuse e quelle di Papa Francesco ai sopravvissuti.

    Non sempre le reazioni all’interno della Chiesa sono state di comprensione: Leszek Slawoj Glodz, l’arcivescovo di Danzica, una delle diocesi più importanti della Polonia, ha detto che aveva di meglio da fare che guardare un film e riaprire storie vecchie. Glodz è stato accusato nel documentario di aver insabbiato un caso di pedofilia all’interno della sua diocesi.

    Anche il mondo politico ha reagito duramente: il procuratore generale ha detto che aprirà delle indagini per verificare i fatti raccontati nel documentario, mentre PiS ha detto che il governo adotterà un approccio più severo per affrontare e fermare i casi di abusi sessuali su minori.

    I partiti di opposizione hanno chiesto che venga nominata una commissione governativa per indagare sugli abusi all’interno della Chiesa, ma nonostante PiS si sia impegnato a perseguire i reati sessuali, finora è stato molto attento a non disturbare eccessivamente la Chiesa. Domenica Jarosław Kaczyński, presidente e fondatore di PiS, ha promesso che la pena per gli abusi sessuali su minori aumenterà da 15 a 30 anni di prigione, così come l’età per il consenso per avere un rapporto sessuale passerà da 15 a 18. Il ministro dell’Interno, Joachim Brudziński, lunedì ha detto che in futuro ci sarà «tolleranza zero» per i pedofili.

    Ma la posizione di PiS in questo momento è molto scomoda: per guadagnare il potere e ottenere l’appoggio della popolazione i leader di Diritto e Giustizia hanno stretto una forte alleanza con la maggior parte dei vescovi polacchi. Come racconta Politico, molti sacerdoti polacchi, soprattutto in campagna, sostengono apertamente il partito. «Chi alza una mano contro la Chiesa, per distruggerla, alza una mano contro la Polonia», aveva detto durante un comizio elettorale all’inizio di questo mese Kaczyński, aggiungendo che non può esistere la Polonia senza la Chiesa.

    Il documentario è uscito appena due settimane prima delle elezioni europee del 26 maggio, e potrebbe polarizzare il discorso elettorale a sfavore di PiS: soprattutto nelle città, dove gli elettori tendono ad essere più liberali e laici rispetto alle campagne, dove vivono i sostenitori del partito (già accusato da alcuni anni di aver trasformato la Polonia in uno stato semi-autoritario).

    Le europee saranno un po’ il banco di prova per le elezioni generali che ci saranno in autunno e PiS inizia a sentire la pressione: «Il risultato delle elezioni è in pericolo», ha detto durante un’intervista radiofonica Adam Bielan, vice presidente del Senato e candidato al Parlamento europeo, «non siamo certi della vittoria». L’affluenza alle europee in Polonia non è mai molto alta: nel 2014 solo il 23,8 per cento degli elettori andò a votare, ma un nuovo sondaggio del giornale Rzeczpospolita dice che questa volta almeno il 55 per cento degli aventi diritto ha intenzione di partecipare. In realtà secondo gli ultimi sondaggi PiS ha ancora quattro punti di vantaggio sulla Coalizione Europea, il raggruppamento dei principali partiti di opposizione.

    https://www.ilpost.it/2019/05/16/documentario-preti-pedofili-polonia/

  • Polonia: docufilm svela abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti

    Polonia: docufilm svela abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti

    S’intitola “Non dirlo a nessuno” il documentario, girato in Polonia, che dà voce alle vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare preti pedofili da una parrocchia all’altra.

    Le immagini, che illustrano molteplici casi di violenze su minori ad opera di sacerdoti cattolici, hanno già ricevuto più di 11 milioni di visualizzazioni su YouTube.

    “Ho l’impressione che, a partire da chi abusa sino alla gerarchia ecclesiastica – dice il regista, Tomasz Sekielski – ci sia una totale mancanza di empatia per le vittime, nulla che vada oltre frasi di circostanza come ‘Abbiamo le vittime nei nostri cuori’ oppure ‘Li incontreremo’: in effetti, non accade nient’altro”.

    Il leader del Partito ‘Diritto e Giustizia’, Kaczynski, annuncia intanto imminenti modifiche al codiceper inasprire le pene nei confronti di chi commette abusi su minori, passando dagli attuali 12 anni di massima pena a 30 anni di carcere.

    Il lungometraggio ha causato un’ondata di reazioni indignate: “Le prove – afferma Lech Walesa, ex Presidente del Paese – dicono che nella mia vita molti preti non erano brave persone, non è nella mia testa ma si è scoperto che è tutto vero, sono sorpreso ed è un peccato che io abbia avuto così tanti cattivi confessori e maestri di fede”.

    Interpellato sull’argomento da una giornalista televisiva polacca, l’Arcivescovo di Danzica, Glodz, ha detto che non guarderà il film, e alla domanda su quando finirà l’occultamento dei casi di pedofilia, ha risposto: “Non mi provochi, non sono così ingenuo come potrebbe pensare”.

    https://it.euronews.com/2019/05/14/polonia-docufilm-svela-abusi-sessuali-su-minori-da-parte-di-sacerdoti

  • “Non dirlo a nessuno”, il documentario choc sui preti pedofili sconvolge la Polonia

    “Non dirlo a nessuno”, il documentario choc sui preti pedofili sconvolge la Polonia

    “Non dirlo a nessuno”, un documentario sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili sta indignando la cattolicissima Polonia. Il film è stato pubblicato sabato su YouTube e ha già avuto oltre 14 milioni di spettatori. Lo scandalo pedofilia all’interno del clero polacco ha investito in pieno anche il governo conservatore, strenue difensore della Chiesa.

    “Non dirlo a nessuno”, un documentario sugli abusi sessuali compiuti da preti pedofili, sta suscitato un’ondata di indignazione nella cattolicissima Polonia. Realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il film è stato finanziato grazie alle micro donazioni degli stessi spettatori attraverso una piattaforma di crownfunding. Da sabato, giorno della sua pubblicazione su YouTube, ha già avuto oltre 14 milioni di spettatori.

    Il documentario inizia con la storia di Anna Misiewicz, una donna di 39 anni, che trova il coraggio di affrontare padre Jan A., un anziano sacerdote che l’ha molestata quando era bambina. Misiewicz ritorna in una parrocchia a Topola, un villaggio vicino a Cracovia, con una telecamera nascosta per chiedere conto al prete degli abusi. “Voglio sapere perché lo ha fatto, avevo solo 6 o 7 anni”, afferma emozionata. “Si rende contro – prosegue – che sono ancora impaurita? Che ho gli incubi di notte e non riesco a dormire?” Quando ricorda al parroco pedofilo i momenti in cui la baciava e le prendeva le mani per masturbarsi, padre Jan ammette: “So che non avrei dovuto farlo, non avrei dovuto toccarti o baciarti, so che non dovrei aver avuto queste stupide passioni”. “Mi dispiace tantissimo – prova a giustificarsi – è stata opera del diavolo”.

    Il docu-film presenta nuove prove sulla pedofilia di molti preti polacchi e di come, invece di essere cacciati dalla chiesa o denunciati alla polizia, i sacerdoti abusatori venissero semplicemente trasferiti in altre parrocchie. Un’altra vittima, Marek Mielewczyk, racconta di aver subito abusi sessuali all’età di 13 anni. Il prete gli aveva ordinato “di non dire a nessuno quello che era successo”, nemmeno durante la confessione. “Non dirlo a nessuno” affronta anche il caso del reverendo Dariusz Olejniczak, che nonostante gli abusi a bambine di 7 anni, ha continuato a stare in contatto con i giovani per diverso tempo. Domenica, il giorno dopo la pubblicazione del film denuncia, Olejniczak ha annunciato che abbandonerà il clero.

    Lo scandalo ha costretto la gerarchia cattolica a riconoscere le proprie colpe. “Mi scuso per ogni ferita inflitta al popolo della chiesa”, ha detto l’arcivescovo Wojciech Polak. Anche il nunzio apostolico in Polonia, l’arcivescovo Salvatore Pennacchio, ha voluto inviare un messaggio di solidarietà alle persone che hanno subito gli abusi. “Il papa è molto preoccupato per l’accaduto – ha detto Pennacchio – ed esprimiamo la nostra compassione”. Altri membri della Chiesa polacca, invece, non hanno apprezzato le denunce di pedofilia. Come l’arcivescovo di Danzica, Leszek Slawoj Glodz, il quale ha affermato di avere di meglio da fare che guardare il film. In Polonia, dove la Chiesa è un’istituzione rispettata e potente, espressione dell’identità nazionale, il docu-film dei fratelli Sekielski ha scosso le coscienze. “Perché i preti commettono tali crimini? Perché i vescovi non hanno reagito come avrebbero dovuto? Perché, per anni, ha prevalso tra il clero la cospirazione del silenzio?” si chiede il giornalista Andrzej Gajcy, condividendo in parte le domande di molti altri polacchi.

    Il clamore suscitato dai casi di pedofilia nel clero polacco ha investito anche la politica. Grzegorz Schetyna, leader di Piattaforma civica, il principale partito di opposizione, ha chiesto una commissione governativa per indagare su come il clero abbia affrontato gli abusi sessuali dei suoi membri. Sebastian Wierzbicki, di Alleanza della sinistra democratica (Sld), ritiene che il documentario “mostri che la Chiesa cattolica ha un enorme problema con la pedofilia, problema celato da anni. I fatti scioccanti emersi dal documentario mostrano che la questione riguardava anche i più importanti dignitari della Chiesa polacca. Sono contento che questo film sia stato mostrato”. Jarosław Kaczyński, il leader del partito al governo Diritto e giustizia (PiS), ha promesso di aumentare le pene per gli abusi sui minori fino a 30 anni di carcere. Allo stesso tempo, però, ha difeso con forza il corpo ecclesiastico polacco. “Chi vuole attaccare e distruggere la nazione polacca, prima attacca la Chiesa”, ha dichiarato il politico conservatore. A poco più di una settimana dalle votazioni europee, secondo alcuni analisti, la stretta alleanza tra clero e il partito Diritto e giustizia potrebbe avere anche delle conseguenze elettorali. “Non sono sicuro che il film sia un punto di svolta, ma certamente non aiuta il PiS”, ha affermato Marek Migalski, politologo presso l’Università della Slesia.

    La pedofilia all’interno del Chiesa polacca era già emersa a marzo quando la Conferenza episcopale ha reso noti centinaia di casi di violenze sessuali su minori. I numeri, mostrati durante una conferenza stampa da padre Wojciech Sadlon, lasciano senza parole: 625 minori, di cui 345 al di sotto 15 anni di età; ben 382 casi di sacerdoti e persino suore che hanno abusato sessualmente di minori tra il 1990 e il 2018. “Sappiamo che questa è ancora solo la punta dell’iceberg”, ha detto il gesuita Adam Zak, coordinatore per la protezione dell’infanzia e gioventù nell’episcopato.

    https://www.fanpage.it/non-dirlo-a-nessuno-il-documentario-choc-sui-preti-pedofili-sconvolge-la-polonia/

  • Polonia, il docufilm sui preti pedofili che fa indignare il Paese

    Polonia, il docufilm sui preti pedofili che fa indignare il Paese

    Il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra

    Aurora Vigne

    Abusare, e poi nascondere. Una modalità già vista questa dei preti pedofili che ora emerge con forza da un nuovo documentario girato in Polonia.

    Al centro di questo lungometraggio, appunto, i casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici. Il docufilm, che su YouTube ha avuto oltre sette milioni di visualizzazioni, da quando è stato pubblicato sabato scorso ha provocato un’ondata di reazioni indignate.

    Intitolato “Tylko nie mòw nikomu” (Ma non dirlo a nessuno) e realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra.

    Le reazioni della Chiesa polacca hanno spaziato tra chi ha chiesto scusa “per gli errori”, come l’arcivescovo e primate di Polonia Wojciech Polak, a chi si è barricato dietro un no comment, come l’arcivescovo di Danzica, Slawoj Glod, il quale ha detto di “non aver visto il documentario”. L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, invece, ha bollato il film come un modo di “fare politica miserabile, basandosi sulle menzogne”.

    Jaroslaw Kaczynski, leader del partito nazionalista al governo Diritto e giustizia, ha annunciato che si preparano modifiche al codice penale per inasprire le pene a chi commette abusi su minori. “Le pene potrebbero arrivano fino a 30 anni di carcere”, ha avvertito Kaczynski, nel pieno della campagna elettorale per le Europee del 26 maggio. Al momento, per gli abusi sessuali su bambini al di sotto di 15 anni, in Polonia sono previste pene fino a 12 anni di carcere.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/polonia-docufilm-sui-preti-pedofili-che-fa-indignare-paese-1693815.html?mobile_detect=false

  • NON LO DIRE A NESSUNO | Film documentario completo di Tomasz Sekielski Sub-ITA

    NON LO DIRE A NESSUNO | Film documentario completo di Tomasz Sekielski Sub-ITA

    Il documentario indipendente dei fratelli Tomasz e Marek Sekielski.

    Questa è la verità sulla Chiesa cattolica in Polonia.

    Il film è stato interamente finanziato dagli spettatori via Patronite.pl.

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    SUB: http://youtube.com/channel/UCmuaurR3F…

    FB: https://www.facebook.com/Sekielski TT: @sekielski

  • POLONIA: Scandalo pedofilia nella Chiesa polacca, centinaia di minori abusati

    POLONIA: Scandalo pedofilia nella Chiesa polacca, centinaia di minori abusati

    La pedofilia nella Chiesa, piaga morale che non cessa di sanguinare, nascosta per decenni e per decenni tollerata, continua a lacerare il corpo dei comunità religiosa cattolica, assumendo le sembianze di una crisi peggiore di quella che, con la vendita delle indulgenze, portò alla protesta di Lutero. Periodicamente emergono casi di abusi anche perché sempre più persone trovano il coraggio di denunciare, rompendo il muro di silenzio che da sempre circonda quello che – è bene ricordarlo – non è un peccato, né uno scandalo, ma un crimine.

    Il ‘libro nero’ della pedofilia polacca

    Nel marzo scorso la Conferenza episcopale polacca ha reso noti centinaia di casi di violenze sessuali su minori. Un vero e proprio ‘libro nero‘ che monsignor Wojciech Polak ha consegnato nelle mani di papa Bergoglio. I numeri, mostrati durante una conferenza stampa da padre Wojciech Sadlon, direttore dell’Istituto di statistica della Chiesa polacca, lasciano senza parole: 625 minori, di cui 345 al di sotto 15 anni di età; ben 382 casi di sacerdoti e persino suore che hanno abusato sessualmente di minori tra il 1990 e il 2018. Già, perché malgrado negli ultimi anni il muro del silenzio sia crollato, la violenza sessuale non accenna a diminuire. In Polonia, dove la Chiesa è un’istituzione rispettata e potente, espressione dell’identità nazionale, la notizia ha straziato le coscienze.

    Il caso Jankowski 

    Tra i prelati coinvolti nello scandalo figura anche Henryk Jankowski, scomparso nel 2010, che fu uno dei più importanti sostenitori del movimento di Solidarność. In suo onore è stata persino eretta una statua nel centro di Danzica. Qualche settimana fa, nottetempo, quella statua è stata abbattuta. Gli autori del gesto hanno deposto  sulle macerie decine di mutandine di bambini.

    Alla fine del 2018 il caso di Jankowski era esploso sui media polacchi dopo che alcune delle sue presunte vittime avevano raccontato degli abusi subiti. Già allora alcune proteste ebbero luogo ai piedi della statua, segno che il disagio e la rabbia stanno crescendo all’interno della società malgrado la tradizionale religiosità dei polacchi e la loro fiducia verso l’operato del clero.

    Fare pulizia?

    A realizzare il ‘libro nero’ è stata la stessa Chiesa polacca. Un segno evidente di come le autorità religiose locali siano decise ad affrontare la piaga della pedofilia sulla scorta dell’impegno che in tal senso proviene dalle massime autorità vaticane.

    La fine dell’impunità del clero polacco, finora intoccabile, è un segno evidente del rinnovato clima ma molte restano le incertezze e i passi indietro, come dimostra il recente scritto di Benedetto XVI che, accusando il clima del Sessantotto di aver portato nella Chiesa costumi sessuali impropri, tra cui la pedofilia, dichiara il problema come esterno alla Chiesa: una Chiesa pura, ma inquinata da agenti esterni, dal secolarismo, dalla modernità. Una visione che sconforta e che molti, più o meno implicitamente, sembrano sostenere: Marek Jedraszewski, arcivescovo di Cracovia, in merito alla pubblicazione del dossier sugli abusi sessuali in Polonia, ha dichiarato che “la Chiesa deve stigmatizzare il male, ma deve anche mostrare misericordia con i colpevoli, se cercano una conversione interiore, se esprimono rimpianto”. Il pentimento e la conversione, dunque, possono salvare l’anima del peccatore. Ma basterà qualche Ave Maria a cancellare un crimine?

    POLONIA: Scandalo pedofilia nella Chiesa polacca, centinaia di minori abusati