Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: polonia

  • Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Two Popes. Zero Solutions. Where’s the Hope? – Due Papi. Zero soluzioni. Dov’è la speranza?

    Mentre i cattolici celebrano la Pasqua, la chiesa istituzionale è più esposta che in qualsiasi punto della sua storia.

    I pubblici ministeri e i legislatori di tutto il mondo stanno mettendo fine all’impunità dei leader della chiesa cattolica che consentono abusi o commettono abusi stessi.

    Negli Stati Uniti, i ministri della giustizia in oltre 15 stati hanno avviato indagini o analisi delle loro diocesi locali.

    In due dei più popolosi Stati cattolici, New York e New Jersey, migliaia di vittime della chiesa più anziane saranno presto in grado di presentare cause legali, grazie a nuovi cambiamenti dei termini legali di prescrizione degli Stati.

    Fuori dagli Stati Uniti, nelle ultime sei settimane: la polizia indiana ha accusato un vescovo di aver violentato una suora; un tribunale francese ha condannato il cardinale-arcivescovo di Lione per aver violato la legge di denuncia obbligatoria della nazione; e l’ex zar della finanza del Papa, il cardinale George Pell d’Australia, fu condannato a sei anni di prigione per aver abusato sessualmente di due ragazzi del coro.

    Le autorità civili stanno colmando un vuoto di leadership che inizia ai vertici: il rifiuto di Papa Francesco – e dei suoi predecessori – di attuare le necessarie riforme.

    Papa Francesco ha di nuovo mostrato la sua resistenza a rimedi cruciali al suo summit sugli abusi globali di febbraio, che aveva convocato in risposta a un tumulto internazionale.

    Molti speravano che papa Francesco avrebbe promulgato nuove leggi universali sulla chiesa, imponendo tolleranza zero per il clero abusatore e tolleranza zero per i loro vertici abusatori.

    Non si è avvicinato. I risultati netti del vertice fino ad oggi: nuove leggi per Città del Vaticano – popolazione 800 abitanti – e promesse di un manuale e di task force.

    Per essere onesti, si dice che l’editto papale sulla responsabilità sia imminente. Ma comporterà sanzioni significative? Le azioni recenti non lo suggeriscono: questo è un papa che sta dalla parte dei suoi vescovi. A marzo, ha rifiutato di accettare le dimissioni del cardinale francese Philippe Barbarin, nonostante la sua condanna per non aver segnalato gli abusi. Lo scorso autunno, il Papa ha elogiato la “nobiltà” del cardinale Donald Wuerl, nonostante le prove che Wuerl abbia taciuto sulle molestie dell’ex cardinale McCarrick.

    Ma l’impronta papale non è iniziata con Francesco. Ci è stato ricordato la settimana scorsa, quando Benedetto XVI è rientrato inaspettatamente nella sfera pubblica con la sua posizione sulla crisi.

    Il papa emerito ha tracciato la crisi degli abusi partendo dalla rivoluzione sessuale degli anni ’60 e la “dissoluzione dell’autorità di insegnamento morale della Chiesa”, che ha portato a trascurare le norme morali.

    L’analisi di Benedetto XVI ha ignorato due realtà centrali dell’epidemia di abusi: il diffuso insabbiamento di crimini da parte di vescovi e superiori religiosi e la pervasività dell’abuso in tutto il mondo, non solo in Occidente.

    Molto è stato fatto dai commentatori sulle differenze tra i due papi. Poco è stato detto della loro somiglianza principale. Nessuno dei due ha realizzato quello che avrebbe dovuto essere il lavoro principale: correggere il danno incalcolabile fatto a centinaia di migliaia di bambini abusati sessualmente dai chierici. Benedetto lasciò al potere centinaia di vescovi colpevoli e un sistema di segretezza intatto. Francesco è sulla buona strada per fare lo stesso.

    Allora, dov’è la speranza?

    Nonostante le delusioni, piccoli segni di progresso stanno germogliando all’interno della chiesa. Più della metà delle diocesi statunitensi, ad esempio, pubblica le liste di clero accusato.

    Eppure la vera speranza si trova fuori dalla chiesa. Un movimento globale verso la responsabilità viene accelerato dalle autorità civili – ma esiste solo per il coraggio e la forza dei sopravvissuti disposti a farsi avanti per il loro abuso.

    Nella loro lotta per proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili dalla violenza sessuale, i sopravvissuti ora formano l’opinione pubblica sulla crisi.

    Questo fatto è stato più evidente del summit sull’abuso.

    Ho avuto la fortuna di essere a Roma per tenere conferenze stampa durante il summit, insieme all’attivista e sopravvissuto Phil Saviano, membro del consiglio di amministrazione di BishopAccountability.org.

    Mentre il Papa si incontrava con uomini di chiesa all’interno del Vaticano, in Piazza San Pietro si svolgeva un vivace “summit del popolo”. Centinaia di giornalisti di tutto il mondo si sono collegati a una moltitudine di sopravvissuti provenienti da dozzine di paesi – alcuni lì da soli, molti affiliati a Ending Clergy Abuse (ECA), SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests), Voices of Faith, e le vittime italiane della scuola di Provolo per sordi.

    I sopravvissuti e gli attivisti hanno tenuto conferenze stampa, veglie e una marcia attraverso Roma. Migliaia di notizie sono state pubblicate, tra cui inchieste incisive che hanno messo in luce paesi come la Polonia, dove i preti abusatori svolgono un ministero attivo.

    Si trattava di sensibilizzazione pubblica su vasta scala. Sembrava una trasformazione.

    Tutto ciò mi ricorda un’osservazione della nostra amica e collega Kathy Shaw, che è morta lo scorso giugno. Kathy parlava spesso del contributo dei sopravvissuti alla chiesa. Era stata una reporter innovativa sulla crisi prima di passare alla gestione di Abuse Tracker, il nostro blog quotidiano che raccoglie notizie sulla crisi.

    In un video sul nostro lavoro, ha detto: “Gli attivisti che stanno cercando di rendere la chiesa più sicura … finiranno per salvare fondamentalmente la chiesa”.

    Condivido la sua speranza e ottimismo. Non c’è mai stato un momento più promettente per proteggere i bambini, ottenere giustizia per i sopravvissuti e … speriamo … facilitare il tanto necessario cambiamento nella chiesa cattolica.

    I migliori auguri per una buona Pasqua,
    Anne Barrett Doyle, Co-Director  BishopAccountability.org

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  • Torna in chiesa a Isernia il prete accusato di pedofilia, l’inchiesta di Fanpage.it

    Torna in chiesa a Isernia il prete accusato di pedofilia, l’inchiesta di Fanpage.it

    Fanpage.it accende i riflettori sul caso del prete polacco accusato di abusi su minori tornato a Pizzone e malvoluto dai fedeli. Il sacerdote da alcuni giorni accompagna il parroco del paese e la novità sta destando non poco scompiglio tra i parrocchiani che hanno già chiesto al vescovo di Isernia – Venafro di allontanarlo. L’inchiesta giudiziaria per Don Giovanni M. si è conclusa con la prescrizione per poi essere “riabilitato” alle sue funzioni dal tribunale ecclesiastico.

    Di seguito, riportiamo l’inchiesta sul caso di Fanpage.it con l’intervista a Giorgio Babicz, 13enne all’epoca dei fatti, che accusò il prete di “particolari” attenzioni.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi minorenni”. Con queste parole Giorgio Babicz raccontava a Fanpage.it gli abusi subiti dal prete. Molestie cominciate quando aveva solo 13 anni ed era stato invitato dal sacerdote a seguirlo dalla Polonia fino alla remota parrocchia di Sant’Anastasio Martire ad Acquaviva di Isernia, paesino di poco più di 400 anime in Molise. 

    Giorgio aveva deciso di parlare solo dopo aver denunciato alla magistratura, e alla curia, le molestie di don Giovanni. Voleva giustizia perché nessun’altro bambino dovesse passare l’inferno che aveva sopportato lui. Dopo lo scoppio dello scandalo nel gennaio 2018, il prete accusato di pedofilia era stato rispedito a Lublino, la sua città natale in Polonia. Nel frattempo, la procura di Isernia ha archiviato le accuse contro don Giovanni. “Archiviazione – ci tiene a sottolineare Sergio Cavaliere, l’avvocato che ha assistito Giorgio – arrivata per la prescrizione dei reati”. “Se le accuse fossero state false – prosegue il legale – sarebbe scattata la denuncia per calunnia contro il mio assistito. E questo non è avvenuto. Un’altra cosa che vorrei sapere – conclude Cavaliere – è perché il sacerdote, se riteneva di essere innocente, non ha rinunciato alla prescrizione”.

    Uscito indenne dall’inchiesta giudiziaria, don Giovanni è stato “riabilitato” anche da un tribunale ecclesiastico. Dopo aver sentito la testimonianza di Giorgio, il processo canonico istituito a Napoli ha deciso che le accuse contro il sacerdote non erano fondate. “Mi hanno sottoposto ad un interrogatorio assurdo – ha spiegato Babicz – in cui mi chiedevano se fossi stato spinto da qualcuno a muovere le mie accuse. Non riuscivano a capire che ad impedirmi di parlare prima degli abusi era stata la sofferenza che ancora mi porto dentro”.

    Da pochi giorni, don Giovanni è arrivato a Pizzone, comune a poche decine di chilometri da Acquaviva di Isernia. Dovrà accompagnare padre Etienne, di cui dovrebbe prendere il posto ad inizio aprile. Se non fosse che la comunità religiosa locale è in rivolta contro la nomina del sacerdote finito sotto accusa per pedofilia. E lo hanno detto chiaramente al vescovo della diocesi Isernia-Venafro, Camillo Cibotti. “Mandare un prete che in passato è stato “chiacchierato” in una piccola comunità non è accettabile. E’ stata una nomina inopportuna”, hanno protestato i fedeli. I parrocchiani hanno anche minacciato di disertare la messa se il vescovo insisterà in questa sua decisione di destinare don Giovanni a Pizzone.

    “Mi aspettavo un epilogo diverso”, ammette Giorgio, dopo aver saputo che il sacerdote eserciterà il suo magistero in Molise. “Gli abusi sessuali a minori sono crimini contro l’umanità perché distruggono l’infanzia dei bambini. Ha rovinato la mia vita ma grazie alla prescrizione questa persona è riuscita a cavarsela. Credo che per questi reati non dovrebbe esserci un tempo di scadenza”

    https://quotidianomolise.com/torna-in-chiesa-a-isernia-il-prete-accusato-di-pedofilia-linchiesta-di-fanpage-it/

  • Don Giovanni, il prete accusato di masturbarsi con bambini tra i cani, torna in chiesa a Isernia

    Don Giovanni, il prete accusato di masturbarsi con bambini tra i cani, torna in chiesa a Isernia

    Don Giovanni Mazurkiewicz, il prete polacco coinvolto l’anno scorso in una brutta storia di abusi sessuali a minori, è ritornato in parrocchia. Da pochi giorni accompagna il sacerdote di Pizzone, un piccolo comune molisano. Ma il suo arrivo non ha lasciato indifferenti i fedeli che hanno chiesto subito al vescovo della diocesi Isernia-Venafro di allontanarlo.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi (altro…)

  • La Chiesa polacca: abusati oltre 300 bambini dal nostro clero

    La Chiesa polacca: abusati oltre 300 bambini dal nostro clero

    Sarebbero 328 i bambini abusati dal clero polacco a partire dagli anni ’90. Lo ha rivelato la stessa Chiesa cattolica del Paese in conferenza stampa.

    Giovedì 14 marzo sono infatti stati presentati i risultati un’indagine e, secondo la relazione, ben 198 delle vittime avevano età inferiore ai 15 anni. Tra i minori, il 58.4% dei molestati è di sesso maschile, il 41.6% di sesso femminile.

    La maggior parte dei casi (in più del 94% dei casi) sono stati trattati secondo il processo canonico, ha detto la Conferenza Episcopale, anche se c’è ancora un 25,4% delle circostanze da chiarire e giudicare. Come conseguenza di questi abusi, nel 25,2% dei casi è stata proposta l’espulsione dal sacerdozio, mentre nel 40,3% delle denunce sono state scelte misure disciplinari quali la sospensione, il divieto di lavorare con i minori, la privazione della carica o il divieto di apparizioni pubbliche. Nell’11,5% dei casi sono state adottate altre misure come l’imposizione di penitenze, il trasferimento del sacerdote accusato di abusi in un’altra parrocchia o la terapia psicologica. Il 10,4% degli accusati è stato assolto.

    “Si tratta di una questione particolarmente dolorosa e tragica, poiché è collegata a persone consacrate, che si dedicavano a servire la Chiesa ed altri esseri umani. Avevano la fiducia della società ed è stata tragicamente violata”, ha detto l’arcivescovo Marek Jedraszewski a Varsavia.

    Il rapporto fa parte di un’indagine transnazionale sugli abusi da parte del clero in Paesi come Cile, Stati Uniti, Australia e Irlanda che ha scosso la Chiesa cattolica.

    La maggior parte degli abusi è stata denunciata dalle vittime stesse (41,6% dei casi) o dai loro familiari (20,9%), mentre le parrocchie hanno rivelato abusi sessuali solo nel 5,2% delle cirsostanze. Il 14,9% degli abusi è stato rivelato da educatori, pedagoghi e tutori di minori.

    I dati sono stati elaborati dall’Istituto statistico della Chiesa cattolica in Polonia e dal Centro per la protezione dell’infanzia.

    Mesi fa, una fondazione privata di sostegno alle vittime di abusi sessuali ha compilato un elenco di centinaia di casi di presunti abusi all’interno della Chiesa cattolica polacca.

    Lo scorso febbraio, una statua di un sacerdote e attivista anticomunista di Danzica, Henryk Jankowski, è stata demolita a causa del disagio di una parte della società di fronte a questa situazione. Henryk Jank Jankowski è stato accusato di aver abusato di diversi minori durante il suo periodo di sacerdozio a Danzica.

    Nell’ottobre dello scorso anno, il controverso film “Kler” (“Clero” in polacco) ha trattato degli abusi sui minori, della corruzione, avidità e perfino del fenomeno dell’alcolismo all’interno della Chiesa cattolica polacca. E’ diventato il film più visto in Polonia fino ad oggi, in questo secolo.

    La Polonia è uno dei paesi cattolici più devoti d’Europa, dove i sacerdoti godono di elevata considerazione sociale. Quasi l’85% dei 38 milioni di abitanti della Polonia si dice di religione cattolica, e sono circa 12 milioni le persone che partecipano alla messa ogni domenica.

    Le autorità ecclesiastiche polacche non hanno ancora raggiunto un consenso su come affrontare la questione delle molestie e violenze sessuali.

    https://it.euronews.com/2019/03/14/la-chiesa-polacca-abusati-oltre-300-bambini-dal-nostro-clero?fbclid=IwAR0V0wzh4Xe3e8k9oZzx1BrD_15L-gGCZUN5dO4ubkdTjU56593AmKL-SSA

  • Bufera pedofilia anche in Polonia, 328 casi in 28 anni

    Bufera pedofilia anche in Polonia, 328 casi in 28 anni

    A rivelarlo è stato il primate polacco, l’arcivescovo Wojciech Polak, che ha presentato un copioso dossier – Il «mea culpa» arriva a poche settimane dal summit organizzato in Vaticano

    ROMA – Quello che fino ad oggi sembrava essere uno dei Paesi meno colpiti dallo scandalo della pedofilia viene travolto da una bufera che è destinata a lasciare il segno. Negli ultimi 28 anni, dal 1990 al 2018, la Polonia ha avuto a che fare con 382 casi di abusi sessuali su minorenni da parte di ecclesiastici, sacerdoti ma anche suore.

    A rivelarlo è stato oggi il primate polacco, l’arcivescovo Wojciech Polak, che ha presentato un copioso dossier fatto di dati analitici e statistiche al termine della riunione plenaria della Conferenza episcopale polacca. Un ‘mea culpa’ che arriva a poche settimane dal summit organizzato in Vaticano a fine febbraio con papa Francesco e al quale hanno partecipato i vertici delle conferenze episcopali di tutto il mondo.

    Secondo il dossier, sono coinvolti 625 minorenni: 345 al di sotto dei 15 anni e 280 sopra i 15 anni. Il 58,4% riguarda i ragazzi, 41,6% ragazze. I procedimenti canonici contro i 382 ecclesiastici coinvolti sono ultimati nel 74,6% dei casi, mentre il 25,4% è ancora in corso. Fra i casi che sono arrivati a conclusione, il 25,2% ha ricevuto la massima pena, vale a dire la riduzione allo stato laicale. Il 40,3% di loro ha ricevuto altre pene canoniche. Solo il 10,4% degli accusati sono stati riconosciuti come innocenti mentre la procedura contro il 12,6% di loro è stata interrotta a causa della morte, il suicidio, grave malattia oppure la mancanza delle prove sufficienti.

    Nella maggior parte dei casi i pedofili sono stati denunciati dalle stesse vittime (41,6%) o dai loro familiari (20,9%). Il 14,9% di loro sono stati denunciati invece da altre persone, come dirigenti scolastici, insegnanti, conoscenti, confratelli o altri preti. Nel 5,8% dei casi gli organi dello Stato, nel 5,2% mezzi di comunicazione.

    «Ogni vittima dovrebbe suscitare in noi ecclesiastici il dolore, la vergogna, il senso della colpa», ha detto mons. Polak. «Devono esserci degli incentivi indirizzati alle vittime per segnalare questi crimini in modo più coraggioso – ha spiegato ai media locali l’arcivescovo Stanislaw Gadecki, presidente della Conferenza episcopale polacca -. La prima cosa è segnalare. La seconda è ascoltare le vittime e la terza sostenerle».

    Intanto lunedì prossimo il cardinale e arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, sarà ricevuto in Vaticano per rassegnare le sue dimissioni a papa Francesco, in seguito alla condanna della giustizia francese per l’omessa denuncia degli abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ‘70 e ‘80 durante i campi scout dal cappellano Bernard Preynat.

    Arriva dall’America, invece, la notizia del ritrovamento del cadavere di un prete spretato che era stato accusato di pedofilia. Secondo le prime informazioni, John Capparelli, 70 anni, è morto in seguito ad un colpo di pistola al collo. Il suo corpo è stato ritrovato in una pozza di casa nella sua abitazione a Las Vegas, in Nevada. Gli investigatori indagano per omicidio, ma non è ancora chiaro se all’origine del gesto ci siano le accuse di pedofilia o se invece sia una vendetta legata al suo passato

  • Pedofilia, Chiesa polacca: 382 preti colpevoli di abusi su 625 bambini dal 1990

    Pedofilia, Chiesa polacca: 382 preti colpevoli di abusi su 625 bambini dal 1990

    Numeri rivelati da uno studio statistico dell’episcopato della Polonia

    Quasi quattrocento sacerdoti e religiosi polacchi sono stati dichiarati colpevoli di abusi sessuali su minori dal 1990. Lo ha dichiarato l’episcopato polacco, pubblicando uno studio statistico.

    I religiosi coinvolti, precisamente, sono 382, 198 dei quali hanno abusato di minori di 15 anni e 184 di adolescenti di età compresa tra i 15 e i 18 anni, ha rivelato padre Wojciech Sadlon, direttore dell’Istituto di statistica della Chiesa polacca. Il numero delle vittime è di 345 per i minori di 15 anni e di 280 per i minori di questa età, per un totale di 625 persone.

    “Sappiamo che questa è ancora solo la punta dell’iceberg”, ha detto il gesuita Adam Zak, coordinatore per la protezione dell’infanzia e gioventù nell’episcopato. Le cifre provengono da risposte a un questionario inviato dall’Istituto di statistica a tutte le diocesi e gli ordini religiosi polacchi e riguardano il periodo dal primo gennaio 1990 al 30 giugno 2018. Gli archivi relativi al periodo precedente al 1990 – in altre parole all’era comunista – sono vuoti o incompleti, ha spiegato padre Zak.

    Diversi arcivescovi presenti alla conferenza stampa hanno sottolineato che la pedofilia non ha riguardato solo la Chiesa cattolica, ma si è diffusa in tutta la società e che la maggior parte degli abusi è stata commessa nelle case. “Ma anche se ci fosse stata solo una vittima (di un ecclesiastico) potremmo provate soltanto  dolore e vergogna”, ha aggiunto il primate della Polonia, il vescovo Wojciech Polak.

    La Chiesa deve stigmatizzare il male, ma deve anche “mostrare misericordia con i colpevoli, se cercano una conversione interiore, se esprimono rimpianto”, ha detto l’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski.

    Il mese scorso, un’associazione di vittime polacca ha consegnato a Papa Francesco a Roma un rapporto sulla pedofilia nel clero con un elenco di 24 vescovi polacchi accusati di aver coperto casi di abusi sessuali.

    https://www.lapresse.it/vaticano/pedofilia_preti_polonia-1242533/news/2019-03-14/

  • Polonia, clamorosa protesta per abusi su minori: rovesciata statua

    Polonia, clamorosa protesta per abusi su minori: rovesciata statua

    Abbattuto un monumento dedicato al sacerdote Henryk Jankowski, accusato di abusi su minori, antieuropeismo e antisemitismo

    In Polonia una clamorosa protesta è stata messa in atto nella notte tra il 20 e il 21 febbraio. Tre attivisti della città di Varsavia, attraverso un’azione rapida ed efficace, che è durata complessivamente circa 20 minuti, hanno rovesciato una statua collocata nella Stolarska Street di Danzica.

    Il monumento, che è stato rovesciato verso le 3 del mattino, era dedicato al sacerdote Henryk Jankowski, un prete cattolico scomparso nel 2010 che era stato uno dei più importanti sostenitori del movimento anticomunista di Solidarność. Il chierico, a lungo prevosto della chiesa di Santa Brigida a Danzica, alla fine degli anni ’90 era diventato noto per la sua critica all’Unione Europea e per delle osservazioni antisemite (per le quali fu sospeso dal sacerdozio per un anno).

    A quanto pare il rovesciamento della statua che lo ricorda non è dovuta a queste ultime sue idee ma all’accusa che gli è stata rivolta di essere stato un pedofilo, un predatore di bambini (sebbene non sia mai stato condannato per queste accuse e siano in corso ancora delle indagini). Infatti gli autori del gesto hanno posizionato la scultura rovesciata su dei pneumatici, ricoprendola di una cotta, un paramento liturgico indossato dai sacerdoti, ed hanno messo tra le mani della statua delle mutandine di bambini.

    Una registrazione, pubblicata su Twitter dal documentarista Tomasz Sekielski, mostra che tre uomini hanno abbattuto la statua con l’ausilio di corde. Mentre lo stesso Sekielski sarà presto sentito dai giudici (e la sua attrezzatura è stata sottoposta a sequestro) gli autori del gesto (residenti a Varsavia e nelle zone circostanti, di età compresa tra i 40 e i 42 anni) sono stati identificati e fermati dalla Polizia polacca nelle prime ore del mattino del 21 febbraio e saranno presto sottoposti ad un processo durante il quale risponderanno dei reati commessi.

    Alla fine del 2018 il caso del prete Jankowski era esploso sui media polacchi dopo che alcune delle sue presunte vittime avevano raccontato delle esperienze scioccanti risalenti a diversi anni fa. Già allora erano state organizzate delle proteste sotto il monumento di Danzica e l’organizzatore della protesta, Michał Wojciechowicz, aveva coperto il monumento con un lenzuolo bianco sostenendo che quella statua non poteva restare lì perché offendeva le sue vittime.

    Stanisław Obirek, un teologo ed ex gesuita, in un’intervista a Radio Zet non ha condannato l’azione violenta ma ha spiegato che “la rabbia sta crescendo nella società” e che si tratterebbe di “un atto di disobbedienza civile”.

    In molti hanno notato la concomitanza dell’azione con l’iniziativa anti pedofilia che fino al prossimo 24 febbraio si svolgerà in Vaticano dove Papa Francesco, i patriarchi, i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, i superiori religiosi e altri responsabili religiosi provenienti da tutto il mondo stanno discutendo di “protezione dei minori nella Chiesa”.

    Adesso, dopo il rovesciamento, sembra che la statua di Jankowski a Danzica sarà demolita. Il comitato che ha finanziato la statua di Jankowski, invece, ha chiesto il ripristino immediato della statua insistendo sul fatto che tutte le accuse contro il prete non hanno trovato un riscontro giudiziario. “Quello che è successo era basato sulla calunnia, senza alcuna conferma nella realtà, contro qualcuno morto da nove anni”, ha detto un portavoce, Krzysztof Dosla.

    In una dichiarazione di giovedì mattina, in vista della conferenza vaticana, la Conferenza episcopale della Polonia non ha fatto alcun riferimento alla statua, ma ha promesso “tolleranza zero” alla pedofilia in tutta la Chiesa Cattolica della Polonia.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/polonia-clamorosa-protesta-abusi-su-minori-rovesciata-statua-1649682.html

  • Vaticano, l’ombra di Maciel sul vertice anti pedofilia

    Vaticano, l’ombra di Maciel sul vertice anti pedofilia

    di Franca Giansoldati

    CITTÀ DEL VATICANO Ieri mattina a ridosso del colonnato, fuori dal cancello di un edificio, Peter Saunders, vittima di un prete pedofilo e attivista nella causa contro gli abusi, protestava garbatamente chiedendo spiegazioni sul perché il Vaticano gli avesse sbattuto ancora una volta la porta in faccia impedendogli l’ingresso. Dentro, una dozzina di vittime precedentemente selezionate con cura, venivano ascoltate dal comitato organizzatore del summit sugli abusi (che si apre stamattina con un discorso del Papa).

    Prima o poi qualcuno dovrà chiarire a Saunders i motivi per cui è stato escluso da quel protocollo, proprio lui che aveva fatto parte della Pontificia Commissione sulla protezione dei minori, e che, tre anni fa, aveva dovuto lasciare pagando il suo coraggio nel criticare il cardinale Pell, all’epoca potentissimo, oggi imputato in due processi e condannato in Australia per una vicenda di pedofilia. Saunders disapprovava l’atteggiamento, a suo avviso sfuggente, di tante strutture vaticane accusandole di dimostrarsi forti con i deboli, ma deboli con i forti.

    DEMONIO
    La stessa sensazione che non abbandona Alberto Athiè, messicano, ex sacerdote, una delle centinaia di vittime di Maciel Marcial Degollado, il fondatore pedofilo dei Legionari di Cristo, paragonato da molti a un demonio. Fu punito solo nel 2006 da Benedetto XVI nonostante le parecchie denunce esistenti, alcune insabbiate da decenni. Per ottenere questa impunità Maciel avrebbe sfruttato amicizie potenti: con San Giovanni Paolo II, il cardinale Stanislao Dziwisz, il cardinale Angelo Sodano che lo avrebbero messo a riparo da ogni possibile inchiesta. Sta di fatto che Ratzinger per aprire una inchiesta su di lui dovette aspettare di diventare Papa e anche in questa veste, per poter prendere provvedimenti contro Maciel, dovette scontrarsi con Sodano e Dziwisz.

    Maciel morì in una clinica, in Florida, nel 2008 senza essere ridotto allo stato laicale. Il suo caso resta un tabù. Ancora oggi la Chiesa non ha fatto un pubblico mea culpa per le centinaia di vittime, le violenze psicologiche, gli abusi sui figli naturali, la menzogna elevata a sistema. Il più grande criminale della Chiesa in epoca moderna. Alberto Athiè in questi giorni è a Roma. Non vuole mancare all’appuntamento di un summit che considera storico. La speranza è che la miopia del passato possa fare posto ad una nuova era. Ricorda con dolore che anche Papa Francesco quando andò in Messico, tre anni fa, evitò di ricevere le vittime di Maciel, nonostante avessero insistito per una udienza con lui a risarcimento di un capitolo mostruoso. I dubbi sono tutt’ora intatti, sostiene Athiè, e quello di Maciel resta un capitolo aperto.

    Non a caso nei giorni scorsi l’arcivescovo Charles Scicluna il prelato mandato nel 2005 da Ratzinger a raccogliere le testimonianze contro il Fondatore dei Legionari di Cristo con una battuta ha fatto allusione a questo sfasamento. «In genere in Vaticano vengono fatte leggi da applicare altrove». Aggiungendo: «In questa battaglia per la tolleranza zero io non mollerò mai. L’omertà è un meccanismo che va rimosso». Due settimane fa il Papa aveva riferito della battaglia dell’allora cardinale Ratzinger contro una certa mentalità curiale portata ad insabbiare. L’allusione al caso Maciel era inequivocabile. «C’erano tutte le carte, i documenti su una certa organizzazione religiosa che aveva al suo interno corruzione economica e sessuale. Ma c’erano dei filtri per cui doveva arrivare al dunque. Il Papa di allora (Giovanni Paolo II ndr) fece una riunione con la voglia di vedere. Ratzinger andò con le sue carte. Quando tornò indietro disse al suo segretario: metti la cartella in archivio, ha vinto l’altro partito».

    Quell’insabbiamento, come si sa, durò fino a che Ratzinger non divenne Papa e spedì Scicluna a raccogliere testimonianze. Ancora oggi quel capitolo rimane materia esplosiva tanto che Dziwisz, grande amico di Maciel, dalla Polonia ha polemizzato direttamente con Bergoglio. «Non penso che Giovanni Paolo II con spensieratezza non credesse alle prove dei reati presentategli. Non era il suo stile. Inoltre non aveva né filtri, né blocco delle informazioni. I problemi della Chiesa il Papa polacco li discuteva con delle persone di competenza e non con i privati segretari». Dziwisz omette però di ricordare che durante l’ultimo periodo della malattia di Giovanni Paolo II il pontefice decideva ormai ben poco. In ogni caso in Vaticano permane ancora una certa indulgenza nel trattare il tema degli abusi. Ieri l’agenzia di Propaganda Fide, intervistando un teologo, filtrava il seguente pensiero: «bisogna essere misericordiosi con i preti pedofili, anche loro sono percorelle smarrite». E gli oppositori del Papa (vedi Burke e Brandmuller) sostengono che il male della Chiesa non sono solo gli abusi: «La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_pedofilia_summit_maciel-4313741.html

  • Dal Papa il cacciatore di preti pedofili

    Dal Papa il cacciatore di preti pedofili

    Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, incontrerà il pontefice mercoledì prossimo insieme a 18 associazioni mondiali

    Silvia Campese /SAVONA

    Incontrerà Papa Francesco in Vaticano, mercoledì prossimo alle 11.30, il savonese Francesco Zanardi, presidente della Rete l’abuso, insieme ai leader delle diciotto associazioni mondiali che lottano contro gli abusi sui minori da parte di sacerdoti. Un evento storico, dove Papa Bergoglio incontrerà tutti i presidenti delle realtà che hanno aderito a Eca (Ending Clergy Abuse,Fine degli abusi clericali), l’associazione internazionale, costituita all’Onu, a Ginevra, nel 2018, nell’ambito di un incontro sui diritti dell’infanzia. All’interno di Eca, c’è anche l’Italia e, più precisamente, l’associazione fondata da Zanardi a Savona, dopo gli scandali che scoppiarono nel 2012. Quandola Procura della Repubblica sequestrò dalla cassaforte della Curia savonese una serie di documenti nell’ambito di un’indagine sui casi di pedofilia, avvenuti nella diocesi ligure. Denunce partite proprio da Zanardi, anche lui vittima di abusi da parte di uno dei sacerdoti, Nello Giraudo, poi condannato per pedofilia insieme a don Giorgio Barbacini. Sino ad oggi, dei casi savonesi il Vaticano era stato informato ufficialmente attraverso la documentazione giudiziaria. Zanardi, che aveva manifestato più volte in piazza San Pietro, non era mai stato ricevuto dai prelati. Ora, dopo anni di lotta per far sentire la voce delle vittime, mercoledì,Papa Francesco e i membri della Commissione per l’Infanzia del Vaticano incontreranno Zanardi e i membri di Eca, che comprende, tra i soci fondatori, Stati Uniti, Ecuador, Regno Unito, Francia,Spagna,Polonia,Germania, Belgio, Cile, Canada, Giamaica, Congo, Messico.

    La svolta è arrivata qualche settimana fa. Dopo la partecipazione di Zanardi e di Eca al Comitato per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza all’Onu, sempre a Ginevra, il 22 e 23 gennaio 2019, a febbraio le Nazioni Unite hanno reso note le conclusioni finali dell’esame, con le “Raccomandazioni che sono state inviate al Governo Italiano in materia specifica di pedofilia nel clero cattolico”. Richiesta fondamentale del

    l’Onu all’Italia: “l’istituzione di una commissione d’inchiesta che esamini tutti i casi di abuso sessuale sui bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica”. Indicazioni che Zanardi aveva così commentato: «Sono 20 anni che si parla di abusi nella Chiesa e, finora, non è stato fatto nulla di concreto. Se Papa Francesco vuole dare un vero segnale in questo senso,dimostri di voler realmente punire tutti ivescovi che in questi anni non hanno fatto altro che insabbiare gli episodi di abuso». Il giorno dopo, giovedì, sempre Zanardi,con un’altra vittima della pedofilia clericale, Mark Rozzi, rappresentante degli Usa, terrà una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.

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  • Polonia: i vescovi, la patria e la pedofilia

    Polonia: i vescovi, la patria e la pedofilia

    Antonio Dall’Osto

    L’11 novembre, la Polonia celebra i 100 anni della sua indipendenza, avvenuta al termine della prima guerra mondiale, dopo un lungo ininterrotto dominio straniero da parte di Prussia, Russia e Impero austro-ungarico. Per l’occasione, la Conferenza episcopale ha emanato una lettera pastorale, letta in tutte le chiese, per esortare i fedeli a «non abbandonare la fede». L’abbandono dei «principi cristiani» che stanno alla base della vita della famiglia e dello Stato rappresentò, infatti, «il più grave pericolo» che portò, in passato, lo stato polacco al collasso.

    «La celebrazione dell’anniversario – scrivono i vescovi – ci spinge a riflettere sulla situazione attuale della Polonia e alla minaccia contro la sua esistenza sovrana». L’indipendenza dello stato per la Polonia non è mai data «una volta per tutte» ma richiede ad ogni generazione di avere «premura per la patria».

    L’indipendenza – proseguono i vescovi – fu raggiunta 100 anni fa da polacchi «interiormente liberi, fortificati nella fede e coscienti della loro responsabilità verso la nazione». Dopo 123 anni di dominazione straniera, lo Stato indipendente è stato creato non solo mediante la lotta con le armi e gli sforzi diplomatici, «ma soprattutto attraverso l’amore a Dio e al prossimo».

    I vescovi sottolineano anche il ruolo della Chiesa cattolica e dei cristiani di altre confessioni nella custodia dell’identità nazionale. Un riconoscimento è rivolto anche alle famiglie e in particolare alle donne che hanno trasmesso alle generazioni successive «l’amore a Dio, alla Chiesa e alla patria». «Questa , affermano, è una prova concreta di libertà e di amore verso la patria».

    Oltre dall’abbandono della fede, i vescovi invitano a guardarsi dai pericoli dell’alcol, delle droghe e della pornografia, dai rischi insiti in internet e nei “giochi d’azzardo”. La diffusione di questa «schiavitù», in particolare tra la giovane generazione – scrivono – indebolisce moralmente e spiritualmente la nazione. Criticano, inoltre, l’egoismo di tanti individui e di interi gruppi, e la mancanza di preoccupazione per il bene comune, come anche «l’insulto e l’offesa della fede cattolica, delle tradizioni nazionali polacche e di tutto ciò che costituisce la nostra patria».

    «Del comandamento universale dell’amore a Dio e al prossimo – concludono i vescovi – fa parte l’amore alla patria». Esortano quindi all’onestà, alla solidarietà tra le generazioni e alla responsabilità verso i più deboli».

    Il dramma della pedofilia

    Intanto in Polonia è divampata la discussione sugli abusi dei preti sui minori. Ad attizzarla è stata la proiezione di un film intitolato Kler (Clero). Le cronache dicono che è uno dei film più visti nella storia polacca.

    La trama rappresenta il ritratto di tre preti amici tra di loro, ognuno dei quali ha un vizio peccaminoso e perfino criminale: un gelido desiderio di potere, problemi con il celibato, pedofilia. In comune hanno tutti il fatto di essere corrotti. Mano a mano che la proiezione procede, tutto finisce col convergere sul tema degli abusi fisici, sessuali e sulla copertura da parte della Chiesa.

    Si tratta naturalmente di una fiction. Molte scene sono ricavate dal libro del giornalista freelance olandese Ekke Overbeek, il quale scrive che, «per il momento, non c’è alcuna possibilità di chiarimento e di lotta» contro gli abusi da parte della Chiesa polacca.

    Overbeek, nel 2013, nel suo libro Tremate – Le vittime della pedofilia nella Chiesa polacca parlano, aveva dato voce ad alcune vittime. L’attuale governo, ha dichiarato al sito di notizie Onet.pl, lo scorso mese di settembre, poggia sull’autorità della Chiesa e ne ha bisogno. Quando i rappresentanti della Chiesa si lamentano che Kler è un lungometraggio di finzione, l’OKO. press risponde che diverse scene sono tratte dalle affermazioni delle vittime contenute nel libro di Overbeek.

    Il primate della chiesa polacca e arcivescovo di Gnjezno, Wojciech Polak, parlando del film ha dichiarato: «Ci sono gruppi che protestano chiassosamente e gruppi che si servono del film per diffondere l’anticlericalismo».

    Da alcune settimane ci sono anche dimostrazioni pubbliche contro la Chiesa con cartelli contenenti slogan, come “La Chiesa copre i pedofili”, “Giù le mani dai bambini”. Un manifesto della fondazione “Non abbiate paura” mostra i luoghi in cui i sacerdoti avrebbero commesso abusi sui bambini.

    Il deputato Scheuring-Wielgus, che supporta l’organizzazione delle vittime, ha affermato che la pagina postata onlinesarebbe stata visitata da oltre un milione di volte in due giorni e avrebbe portato allo scoperto altre 140 vittime.

    Un tema non nuovo

    Ma, come è avvenuto negli Stati Uniti, in America Latina e nell’Europa occidentale, anche in Polonia il tema non è nuovo e ha vari precedenti. Già nel 2008, il domenicano Peter Marcin Mogielski, con il consenso dei suoi superiori, aveva segnalato ai media un caso sospetto di abuso di minori da parte di un prete di Szczecin. In precedenza, Marcin aveva tentato invano di persuadere i vescovi dell’arcidiocesi a risolvere il problema.

    Nel 2010, il “Centro speciale di educazione” delle Suore borromee, di Zabrze, era stato oggetto di attenzione da parte dei media. La direttrice era stata condannata a due anni di carcere per aver usato violenza fisica e psicologica e istigazione alla pedofilia. Ma, a causa del suo cattivo stato di salute, la detenzione era stata rinviata. Era poi stata incarcerata alla fine nel 2014, un mese dopo un sensazionale servizio giornalistico sugli abusi commessi da parte o per conto delle suore. Dopo questo fatto, avevano parlato anche altre vittime delle suore della casa. Nel 2015, la giornalista Justyna Kopinska aveva pubblicato un libro sui fatti del “Centro speciale di educazione”.

    La reazione dei vescovi

    Com’è stata la reazione della Chiesa? I fatti dimostrano che non è stata inerte. Già nel 2012 la conferenza episcopale aveva emanato alcune norme circa il modo di occuparsi dei responsabili di abusi. Dal 2013, il gesuita Adam Żak era stato incaricato dei vescovi per i casi degli abusi e, dal 2014, è alla guida del «Centro per la protezione dell’infanzia». Nello stesso anno, servendosi di un’indagine sui dati dei tribunali dello Stato, aveva individuato almeno 19 preti che, nel giro di tre anni, erano stati condannati per casi di abusi.

    Nel 2017 è stata celebrata anche una giornata di preghiera per le vittime degli abusi sessuali da parte di preti. All’inizio di ottobre, un istituto religioso è stato condannato a risarcire la somma record di un milione di zloty (pari a 233.000 euro) e al pagamento di una pensione mensile per tutta la vita a una giovane donna che, quando era ancora tredicenne, fu abusata diverse volte da un sacerdote. La Società di Cristo, un istituto che si occupa dei migranti, ha annunciato che farà ricorso contro il verdetto alla Corte Suprema.

    I vescovi sottolineano che già da molti anni esistono programmi di prevenzione e che il modo di trattare con gli accusati è regolato dalla legislazione sia della Chiesa sia dello Stato. La posizione della Chiesa polacca è invariata, come si legge in una dichiarazione dello scorso settembre: «Tolleranza zero per i peccati e i crimini della pedofilia nella Chiesa e nella società».

    Finora, almeno tre diocesi hanno pubblicato il numero degli abusi. La prima è stata, a metà settembre, la diocesi di Płock. Dall’ingresso del vescovo Piotr Libera, nel 2007, risulta che sono stati accusati nove preti, per un totale di 16 vittime. Nessuno di questi lavora oggi con bambini e adolescenti; alcuni sono stati dimessi dallo stato clericale. Prima che Libera assumesse la guida della diocesi, non sarebbero tuttavia disponibili dati sistematici.

    La seconda è l’ordinariato militare; dal 2010 sono state verificate le accuse contro tre preti, ha affermato l’ordinario militare Józef Guzdek. A tutti è stato proibito di avere a che fare con dei minorenni e uno è stato dimesso dallo stato clericale.

    La terza diocesi è quella di Varsavia-Praga. Alla fine di settembre ha pubblicato i suoi dati da cui risulta che, negli ultimi 26 anni, sono stati accusati 12 preti: due sono stati assolti e contro tre degli altri 10 è già stato concluso il procedimento penale.

    I vescovi hanno annunciato che, entro la fine di novembre, sarà emanato un documento in cui sono esposte le diverse iniziative intese a proteggere i bambini e gli adolescenti contro la violenza sessuale. Ed è ribadito anche l’impegno a raccogliere i dati statistici.

    Attualmente in Polonia il 90% della popolazione si professa cattolica. Ma tutte queste vicende – come è avvenuto anche altrove nel mondo – hanno provocato nel cuore della gente una grave perdita di fiducia verso la Chiesa e il clero.

    http://www.settimananews.it/chiesa/polonia-vescovi-la-patria-la-pedofilia/