Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti cattolici

  • Al Direttore di Cinque Quotidiano. Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    Al Direttore di Cinque Quotidiano. Diritto di replica ex art. 8 l. 47/1948

    In riferimento all’articolo dal titolo “Abusi sui neonati e 19 milioni di pedofili in Europa, la denuncia di don Di Noto, prete da decenni sul fronte antipedofilia” pubblicato dalla Vostra testata a firma di Gilda Tucci, per il quale si chiede diritto di replica secondo ex art. 8 l. 47/1948.

    TESTO DI RETTIFICA

    -Premesso che nell’articolo in oggetto non viene citata fonte alcuna del dato da voi divulgato a mezzo stampa ovvero, che in Europa ci siano 19 milioni di pedofili (dato che richiediamo per il momento in sede bonaria di documentare) facciamo notare, secondo i dati diffusi da Telefono Azzurro nel maggio 2019 che le cifre della pedofilia, non solo online, ma abusi in generale (casa, chiesa, ambienti sportivi ecc.), parlano di 18 milioni di vittime in Europa e non di 19 milioni di pedofili, che produrrebbero qualora il dato fosse vero ben più vittime che gli abitanti dell’intera Europa.

    A produrre questo dato non siamo noi, ma due studi fatti da due colleghi del sacerdote da voi intervistato. Il primo è Richard Sipe, secondo il quale un pedofilo, è in grado di produrre 200 vittime. Il secondo è Andrew M. Greeley secondo il quale ne produrrebbe 50. Facendo il calcolo, sulla base del dato “terroristico” da voi fornito (19.000.000 di pedofili), nel primo caso otterremo 3.800.000.000 vittime e nel secondo 950.000.000. Solo per avere un’idea e poter fare un riscontro, la penisola italiana ha poco più di 60.000.000 di abitanti, l’Europa 741.000.000.

    -In riferimento alla dichiarazione secondo la quale “grazie a papa Benedetto XVI”… si fa notare che allo stato attuale non solo la situazione non è affatto cambiata, il rapporto del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia del 2014 lamenta che «La Commissione è fortemente preoccupata perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». L’Onu si riferisce al periodo che va dal 1991 al dicembre del 2013 quindi è molto azzardato affermare che “grazie a papa Benedetto XVI, per la prima volta la Chiesa  ,come Stato sovrano,  è  intervenuta in maniera forte ,chiara , trasparente ,celere” visto che tra il 1991 e il 2013 lui è stato prima prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi pontefice. Riguardo a Bergoglio sottolinerei il fatto che la Santa Sede avrebbe dovuto presentare il primo settembre 2017 una memoria difensiva per le accuse del 2014, che a Ginevra stanno ancora aspettando.

    Le attuali norme introdotte da Papa Francesco, omettono al momento la denuncia alle autorità civili, quindi gli abusi continuano ad essere gestiti internamente, con la complicità delle gerarchie. Le stesse direttive non prevedono alcun indennizzo alla vittima.

    A fronte di tutto ciò e contrariamente alle raccomandazioni dell’ONU, ci troviamo nella più totale assenza di provvedimenti in aiuto alle malcapitate vittime, come documentato ampliamente nel libro edito da CHIARELETTERE “Giustizia divina”, in tutela dei preti criminali, la chiesa ha realizzato sul solo territorio italiano, la bellezza di 23 centri per la loro accoglienza, cura e recupero. Nulla invece per le vittime. I dati statistici prodotti nei vari paesi ove sono state fatte commissioni di inchiesta, valutano la pedofilia nella sola categoria dei preti cattolici, tra il 4 e l’8% contro l’1,2% delle altre categorie. In Italia, tolto il sommerso, contiamo circa 150 preti cattolici condannati in via definitiva e altrettanti in attesa di giudizio.

    Il Presidente della Rete L’ABUSO (Associazione sopravissuti agli abusi sessuali del clero)

    Francesco Zanardi

  • Pedofilia. Abolire il segreto confessionale? In Australia qualcuno ci ripensa

    Pedofilia. Abolire il segreto confessionale? In Australia qualcuno ci ripensa

    Il parere controcorrente della commissione legislativa dell’Australia Occidentale. E le ragioni che hanno convinto i suoi membri a concludere che «è meglio non toccare il sigillo sacramentale»

    Giovedì scorso la commissione legislativa della Camera alta dello Stato dell’Australia Occidentale (Western Australia) ha concluso a maggioranza che non è una buona idea obbligare per legge i sacerdoti a denunciare i casi di pedofilia appresi durante la confessione, imponendo loro in tal modo di violare il sigillo sacramentale. Improbabile che questa presa di posizione basti a mettere fine allo scontro in atto sul tema tra la Chiesa cattolica e le autorità dello Stato in Australia, battaglia di cui Tempi si è occupato a più riprese. Tuttavia il parere della commissione resta una notizia in forte controtendenza, in un clima in cui l’approvazione di leggi di questo tipo appare ormai quasi scontata in tutti gli Stati del paese.

    Per l’esattezza, riporta un articolo della Catholic News Agency, la commissione in questione ritiene giusto che «i ministri del culto siano esentati dalla responsabilità penale [in relazione all’obbligo di denuncia] soltanto quando la loro convinzione si basi esclusivamente su informazioni rivelate loro durante la confessione religiosa». E invita il legislatore a dialogare con i rappresentanti religiosi al fine di trovare vie diverse dalle disposizioni di legge per agevolare in qualche modo l’utilizzo di tali informazioni.

    Come detto, la presa di posizione appare sorprendente, se si considera il contesto. In Australia Occidentale l’obbligo per i preti di violare il segreto del confessionale in caso di presunte “notizie” di abusi su minori è una misura contenuta in un progetto di legge (il cosiddetto Children and Community Services Amendment Bill) presentato nel novembre dell’anno scorso e giunto ormai in fase avanzata nell’iter di approvazione. Non a caso la commissione legislativa del parlamento ha approvato il parere in difesa del sigillo sacramentale a maggioranza risicata: 3 voti contro 2. Favorevoli i rappresentanti del centrodestra (Liberal Party) e l’indipendente (National Party), contrari quelli del centrosinistra (Labour Party).

    E non c’è solo l’Australia. L’offensiva contro il segreto confessionale è in corso, con risultati diversi, anche altrove nel mondo (vedi California, Cile, Costa Rica), tanto che l’estate scorsa la Penitenzieria apostolica si è convinta a pubblicare, con l’approvazione di papa Francesco, una importante “Nota sull’importanza del foro interno e l’inviolabilità del sigillo sacramentale”, un documento da tenere presente. Tuttavia è in Australia che la campagna contro il sigillo sacramentale si è scatenata con maggiore furia. Diversi stati e territori del paese hanno già approvato leggi che impongono ai sacerdoti di denunciare i casi di pedofilia uditi in confessionale: in particolare gli stati di Victoria, Tasmania, Australia Meridionale, Queensland e il Territorio della Capitale, mentre nel Nuovo Galles del Sud l’operazione è fallita.

    Di una legge analoga a quella attualmente in discussione presso il parlamento dell’Australia Meridionale si è parlato anche a livello federale. L’impulso iniziale è sempre lo stesso: le famose raccomandazioni della “Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse”, la Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori che a suo tempo interrogò anche il cardinale George Pell e il cui lavoro da qualche anno detta la linea nella lotta alla pedofilia in Australia. Tra queste raccomandazioni, infatti, c’è anche quella di abolire il segreto confessionale. La scorsa settimana la Conferenza dei vescovi australiani ha fatto pervenire al governo di Canberra una lettera della Santa Sede datata 26 febbraio 2020 in cui il Vaticano, ribadendo il proprio impegno contro gli abusi del clero, risponde puntualmente a tutte le critiche mosse alla Chiesa cattolica dalla Royal Commission australiana.

    Fin qui il contesto battagliero in cui si inserisce il sorprendente parere della commissione parlamentare dell’Australia Occidentale contro l’obbligo per i confessori di denunciare i presunti abusi. Più che per la notizia in sé, comunque, l’articolo della Catholic News Agency segnalato sopra è interessante per gli argomenti che raccoglie in difesa del sacro sigillo. Vi si apprende, tanto per dare un’idea, che la Commissione legislativa ha ricevuto 606 interventi in merito, di cui «oltre il 90 per cento contrari alla violazione del segreto confessionale».

    Uno di questi, informa la Cna, è firmato da Mark Baumbgarten, sacerdote dell’arcidiocesi di Perth. Facendo notare l’inapplicabilità di una legge del genere, anche per via dell’anonimato di molte confessioni, il prete australiano ha scritto:

    «Sospetto che uno dei risultati di questo tipo di leggi sarà che molte parrocchie probabilmente escluderanno le confessioni faccia a faccia per proteggere i propri preti. Per di più queste leggi sono inapplicabili. A meno di non piazzare microspie nei confessionali, l’unico modo per beccare un prete sarebbe quello di provare a incastrarlo con finti penitenti armati di registratori: un metodo che apparirebbe particolarmente disonesto».

    Così si conclude la missiva del sacerdote:

    «Noi sacerdoti ci assumiamo impegni solenni davanti a Dio, e io sono molto più preoccupato di come mi giudicherà Dio che non di come sono visto dai potentati di questo mondo. Andrei assolutamente in prigione o affronterei qualunque altra punizione civile piuttosto che rompere il sigillo sacramentale, e sospetto che tutti i preti – a prescindere dal loro orientamento ideologico – direbbero lo stesso. In effetti ci sono stati nel corso dei secoli alcuni preti santi che hanno subìto il martirio a causa del loro rifiuto di violare il segreto confessionale. Ciò detto, io non ho alcun desiderio di diventare un martire – né in senso figurato né in qualunque altro modo – e prego affinché in questa materia prevalga la ragione, permettendo ai leader civili e della Chiesa di collaborare per garantire la sicurezza dei giovani e dei più vulnerabili all’interno della nostra comunità».

    Il 6 agosto scorso, invece, davanti alla commissione si sono presentati l’arcivescovo di Perth, Timothy Costelloe, e il sacerdote ortodosso Abram Abdelmalek, entrambi decisi, secondo la sintesi della commissione stessa, a «sostenere l’introduzione dell’obbligo di denuncia per i ministri del culto, con l’eccezione della confessione».

    Questi alcuni passaggi dell’intervento di monsignor Costelloe, riportati dalla Cna:

    «La legge proposta renderebbe i preti che rimangono fedeli agli obblighi assunti al tempo della loro ordinazione… perseguibili e condannabili in quanto criminali per essere rimasti fedeli ai propri impegni. Rendere illegale il libero esercizio di una parte essenziale della fede cattolica mi sembra una cosa che le moderne società laiche hanno sempre inteso esorbitare i limiti della loro autorità».

    Qualora un sacerdote durante una confessione apprendesse di un caso di pedofilia, secondo l’arcivescovo di Perth,

    «sarebbe responsabilità del prete fare del suo meglio per convincere il colpevole che deve fermarsi e che l’unico modo possibile per fermarsi è consegnarsi alle autorità, e assicurare a questa persona che egli la aiuterà a fare tutto questo. È chiarissimo, nella maniera più assoluta, che il sacerdote ha la fondamentale responsabilità di fare tutto quel che può senza violare il sigillo della confessione per assicurarsi, nel limite del possibile, che gli abusi si interrompano».

    Domanda: i preti cattolici si sottometterebbero a una legge che imponga loro la violazione del sigillo sacramentale? Risposta di Costelloe:

    «Ogni sacerdote conosce quali sono i propri obblighi e conosce quali sono le condanne per la mancata fedeltà a tali obblighi; sa anche quali sono i fondamenti di quegli obblighi, e i fondamenti di quegli obblighi dal punto di vista della Chiesa sono la legge divina. Di certo non ho intenzione di dire ai miei sacerdoti di violare la legge divina. Non dirò loro di farlo; non posso dire loro di farlo. Ho abbastanza fiducia nei preti dell’arcidiocesi di Perth per ritenere che essi sapranno esattamente come devono rispondere in ogni situazione particolare e quali sono i loro obblighi, e che gli obblighi sono in conflitto. Sono in conflitto l’obbligo verso la legge civile e l’obbligo verso la legge di Dio. Non ho dubbio su quale decisione prenderei se mi trovassi davanti a una simile sfida e non ho dubbi so cosa deciderebbero altri preti».

    Secondo il prelato, infine, una norma del genere, oltre che fuori dalla portata del potere politico, rischierebbe di essere controproducente rispetto allo scopo che si prepone, la lotta pedofilia. Non solo perché tanti predatori di minori, sapendo di rischiare di essere automaticamente denunciati, probabilmente inizierebbero a evitare di confessare le proprie colpe. Ma c’è un altro motivo:

    «Se si tratta di qualcuno che vuole rivelare di essere stato abusato, confidando sul fatto che il confessionale è un posto sicuro dove parlarne, confidando che quanto detto resterà segreto, anche questi rinuncerà a venire, e forse non riuscirà a fare i conti con quanto è successo. Per questo io temo davvero che il risultato di tale cambiamento potrebbe ben essere per i bambini e per i giovani una sicurezza minore, non maggiore».

    Pedofilia. Abolire il segreto confessionale? In Australia qualcuno ci ripensa

  • Genova – Perché i Governo deve mettere subito mano al concordato con la chiesa per garantire la tutela dei minori?

    Genova – Perché i Governo deve mettere subito mano al concordato con la chiesa per garantire la tutela dei minori?

    Da anni non solo la Rete L’ABUSO, ma anche illustri esperti in materia, da Federico Tulli allo stesso Comitato per i diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite, sollecitano il Governo a mettere mano ai patti lateranensi che in Italia hanno un effetto devastante per quello che concerne non solo la tutela dei minori, ma anche la giustizia e i diritti costituzionali per coloro che purtroppo sono rimasti vittime di preti pedofili.

    Raccomandazioni ONU 2019 capitolo 21 “(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;”

    Nei giorni scorsi l’ennesimo caso di abusi da parte di un religioso ha sollevato in modo davvero tangibile la necessità imprescindibile di mettere mano al problema. Dopo la nuova normativa vaticana “Vos estis lux mundi”, e il successivo vademecum inviato ai vescovi lo scorso luglio, vengono al pettine anche i nodi di questo pasticcio tutto italiano.

    Abbiamo segnalato alla diocesi competente la denuncia che ci è arrivata e, al di la del fatto che contrariamente da ciò che viene fatto credere dai giornali, è lo stesso Servizio diocesano per la tutela dei minori dell’Arcidiocesi di Genova a smentire la stampa (documento a sinistra), che fino ad oggi ha dato a tutti l’idea, o ha voluto far credere, che tribunali vaticani e processi canonici, fossero in qualche modo una alternativa ai tribunali civili.

    Nel documento infatti, è la stessa diocesi ad invitarci “in primo luogo – nel precipuo interesse della tutela delle vittime – a interessare quanto prima la magistratura inquirente”, di fatto manlevandosi da questo onere.

    Qui va detta una cosa importante, quanto sollecitavamo alla diocesi ovvero;

    Spett. Ufficio

    In riferimento a segnalazioni di abuso sessuale ai danni di infra-quattordicenni avvenuti in strutture adibite a campi solari parrocchiali e giunte nei giorni scorsi all’attenzione dei nostri uffici, sono a chiedervi sollecita udienza.

    Da nostre informazioni, il sacerdote in questione, oltre che ad essere un personaggio di spicco nel genovese, avrebbe a suo carico precedenti denunce ed indagini canoniche.

    Data la delicatezza della vicenda dovuta ai coinvolti, ritengo indispensabile un sollecito incontro con le gerarchie diocesane, Vescovo o Vicario.

    Cordiali saluti.  (documento a destra)

    Come potete notare noi nella nostra missiva non facciamo il nome del sacerdote, tuttavia sottolineiamo che la segnalazione è urgente in quanto (anche se volutamente omettiamo l’anno dei campi solari che non è il 2020) essendo in estate, e proprio per il fatto che i c.d. campi solari sono estivi, ci aspettavamo almeno l’interesse da parte della diocesi, a scopo cautelativo per i minori, che ci venisse chiesto il nome del sacerdote per poi isolarlo. Invece nulla di tutto ciò.

    L’interesse della diocesi invece è solo quello di inviare una segnalazione, non per l’eventuale tutela dei minori, ma solo per un mero punto di vista canonico.

    Qui nasce un altro grave problema, il conflitto tra i due tribunali (quello italiano e quello vaticano) e il conseguente inquinamento delle prove perché parallelamente alla magistratura, la chiesa ci chiede di inviare per posta, in sostanza, gli stessi dati che ci invita a mandare alla magistratura.

    Uno dei nostri legali, l’avvocato Mario Caligiuri, spiega tecnicamente il conflitto;

    «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante»

    «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

    «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

    La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire, prima dell’eventuale processo italiano, la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

    Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

    L’Italia ha ratificato nel 2012 questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto.

    Tuttavia va detto che i processi canonici si svolgono nelle diocesi, in terra italiana, e questa è di fatto una violazione da parte della chiesa che, grazie alla complicità delle istituzioni italiane, che fingono di non vedere, trova disattese non solo le garanzie costituzionali dei cittadini, ma anche diversi trattati e convenzioni internazionali alle quali l’Italia ha aderito.

  • In replica all’articolo de “IL SUSSIDIARIO” del 20/07/2020 ”Preti in Italia tutti pedofili? Falso”/ Di Giacomo “i dati smontano fango su Chiesa”

    In replica all’articolo de “IL SUSSIDIARIO” del 20/07/2020 ”Preti in Italia tutti pedofili? Falso”/ Di Giacomo “i dati smontano fango su Chiesa”

    In riferimento all’articolo in oggetto pubblicato il 20 luglio scorso dal titolo ”Preti in Italia tutti pedofili? Falso”/ Di Giacomo “i dati smontano fango su Chiesa” a firma di Niccolò Magnani nel quale si riportano le dichiarazione del sacerdote e giornalista don Filippo Di Giacomo e premesso che sarei ben felice se le cose stessero così, ho tuttavia alcune perplessità sul contenuto dell’articolo e sulla fonte dei dati esposti, che nell’articolo non viene citata.

    Non è neppure chiara la comparazione fatta riguardo le categorie, ovvero se la comparazione è sommaria – sacerdoti e laici- o se la comparazione è stata effettuata su una corretta e reale analisi delle categorie, ovvero; sacerdoti; insegnanti; allenatori; familiari ecc.

    Nel primo caso non procedo neppure, in quanto la base di analisi è a dir poco forviante e inattendibile, nel secondo caso, ovvero quello di una analisi percentuale delle diverse categorie – premesso che in Italia non esiste un dato pubblico attendibile fornito dallo Stato, soprattutto sulla categoria dei sacerdoti – ci si chiede su quale basi sia stata fatta la comparazione.

    È tuttavia possibile sulla base dei dati globali delle altre nazioni, pressappoco analoghi tra loro, esporre dati attendibili.

    Per quanto riguarda le varie categorie, insegnanti; allenatori; familiari ecc. la statistica – nella categoria più a rischio – si aggira intorno all’1,8%, mentre in quella dei sacerdoti, sulla base dei risultati ottenuti dalle varie commissioni di inchiesta, parte dal 4% e arriva come nel caso dell’Australia, fino all’8%.

    Un dato di gran lunga superiore, aggravato dalle politiche criminali tutt’ora in atto da parte delle gerarchie cattoliche, le quali, anche sulla base dell’ultimo Motu proprio di papa Francesco “VOS ESTIS LUX MUNDI” , omettendo sistematicamente la denuncia alle autorità civili e spostando ogni volta il sacerdote, favoriscono maggiormente gli abusi.

    Nella proiezione fatta dal collega Mark Vincent Healy, sulla base degli studi fatti da il Dr. padre Richard Sipe e quelli di padre Andrew M. Greeley, possiamo notare non solo il potenziale della recidiva nei preti cattolici (per via dell’omertà vaticana), ma anche, se pur in assenza di una quantificazione italiana, che proprio il nostro paese, è quello che sulla base della popolazione cattolica e quella dei sacerdoti, ha il più alto potenziale al mondo.

    A smentire ulteriormente il dato piuttosto dubbio del don giornalista Filippo Di Giacomo, è l’atteggiamento criminale di tutti i sacerdoti cattolici. Non che si voglia fare di tutta l’erba un fascio, ancor meno dire che siano tutti pedofili, tuttavia il fatto che non esista traccia di un solo sacerdote che abbia denunciato alle autorità civili un collega pedofilo, li rende quanto meno tutti complici.

    Francesco Zanardi

  • Uganda: Chiesa Cattolica sconvolta da scandali sessuali

    Uganda: Chiesa Cattolica sconvolta da scandali sessuali

    Il perdono a preti che nel 2017 si sarebbero macchiati di crimini sessuali fa discutere; l’opinione pubblica sempre più intollerante verso la giustizia interna della Chiesa cattolica

    Dopo lo scandalo sessuale che ha coinvolto Caritas International nella Repubblica Centrafricana, dove un missionario salesiano condannato per pedofilia in Belgio, Luk Delft, era diventato Segretario Generale della Caritas Centrafricana, abusando i minori beneficiari dell’assistenza umanitaria, un nuovo scandalo investe la Chiesa Cattolica in Uganda. Sempre a sfondo sessuale.

    In verità lo scandalo risale al 2017, quando il vescovo Reuben Kisembo, della Diocesi di Rwenzori, licenziò cinque preti accusati di atti sessuali immorali. Padre Joel Manyindo, parroco di Rwimi Aall Saints Church; Padre Jonathan Kyangasha cappellano dell’Istituto scolastico Chaplain Canon Apollo Teachers College; Padre Paul Kinyerere Mbusa Padre Felix Batalingaya e Padre Abel Alinaitwe che operavano presso la parrocchia di Hakibaale.

    La decisione del Vescovo Kisembo all’epoca sembrò più un atto di autodifesa che di giustizia. Infatti, all’allontanamento dei cinque reverendi e alle accuse dI non ben specificati atti sessuali immorali, non seguirono le indagini della autorità ugandesi. Secondo alcune fonti attendibili le accuse variavano da frequentazione di prostitute a violenze sessuali su minori. Fu proprio questa accusa, la più grave, oggetto di un boicottaggio della autorità ecclesiastiche, che permise di archiviare l’indagine giudiziaria sul nascere.

    In questi giorni di clima natalizio giunge la notizia che tre dei preti allontanati hanno chiesto e ricevuto il perdono dal Vescovo Kisembo. Trattasi di Manyindo, Mbusa e Natalingaya. Anche se la decisione del perdono è stata presa dal Tribunale Diocesano, vi sono forti sospetti che sia stata voluta dallo stesso Vescovo. Ora i preti pentiti sono stati reintegrati, ma sottoposti a stretta sorveglianza per verificare se il loro pentimento sia genuino. Il Vescovo Kisembo ha chiesto ai fedeli di non discriminare o stigmatizzare questi preti pentiti. I due preti della parrocchia di Hakibaale: Kyangasha e Alinaitwe, non hanno chiesto il perdono, considerandosi vittime di una macchinazione politica all’interno della Chiesa Cattolica ugandese.

    Anche in Uganda l’omertà assicurata ai responsabili di violenze sessuali su minori sembra essere una prassi non scritta all’interno della Chiesa Cattolica per ragioni del tutto incomprensibili. La protezione elargita evita che i colpevoli vengano sottoposti al giudizio del tribunale, come tutti gli altri cittadini. Il perdono viene di fatto trasformato da atto di misericordia, ad atto di indebita amministrazione della giustizia, in quanto i rei confessi non hanno pagato il loro debito verso la società per i crimini commessi.

    Padre Musaala fu accusato di danneggiare la reputazione della Chiesa Cattolica e l’insegnamento cristiano per aver denunciato azioni sessuali devianti e casi di pedofilia avvenuti all’interno di varie diocesi ugandesi. Anche nelle società africane, tradizionalmente più legate alla ortodossia cattolica, sta nascendo una sana ostilità verso le scelte di giustizia interna adottate dalla Chiesa Cattolica, che agli occhi dell’opinione pubblica sembrano atti di inspiegabile complicità e omertà.

    Il problema della pedofilia è strettamente legato alla visone maschilista della Chiesa, adottata nei secoli dal Vaticano. La piaga della pedofilia non verrà mai risolta se all’interno della Chiesa non fiorisce un serio dibattito sul predominio culturale e politico dei maschi e sul celibato. Solo una profonda revisione della struttura secolare della Chiesa Cattolica può risolvere il terribile crimine della pedofilia e l’abominevole scelta di coprirlo per non destar scandalo.

  • In risposta a mons. Lorenzo Ghizzoni, all’articolo pubblicato da AVVENIRE

    In risposta a mons. Lorenzo Ghizzoni, all’articolo pubblicato da AVVENIRE

    Gentile Lorenzo Ghizzoni,

    ho letto con un pizzico stupore della sua indignazione sulle pagine AVVENIRE e non posso che dedurre due cose: o lei è maldestro, o è completamente disinformato.

    Partendo dalla critica che lei fa a IL FATTO QUOTIDIANO (articoli di Ferruccio Sansa), le faccio notare che per una corretta informazione e una critica accettabile, avrebbe dovuto almeno indicare di quale caso stesse parlando.

    Lo farò io per lei, l’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, presidente del Servizio nazionale tutela minori della Cei, parlava di don Franco Castagneto, la cui diocesi di Genova, è indubbiamente informata dal 1998 (lo conferma persino mons. Alberto Tanasini che gestì personalmente il caso all’epoca dei fatti di SORI).

    Poi don Franco fu trasferito a ALBARO e, nell’agosto del 2019, appena è riemerso il caso, questa volta la chiesa non lo ha più spostato, lo ha fatto scomparire direttamente.

    Tra le altre cose, stando a quanto dichiara la stessa diocesi di Genova, attraverso la Cancelleria in data 25-11-2019, a Genova, “non esiste al momento alcuna equipe della commissione minori e persone vulnerabili“. Lo sapeva ?

    Riguardo ai fatti riportati dal giornale di Marco Travaglio, a firma di Ferruccio Sansa, che lei impropriamente dichiara scandalistici, sappia che quanto scritto fino ad ora, era solo la punta dell’iceberg, sul resto daremo tutte le delucidazioni del caso, non tema. Non ci celeremo, come il cardinal Angelo Bagnasco, dietro un muro di silenzio.

    Riguardo invece le proiezioni sulla situazione italiana, sulle pagine di AVVENIRE afferma; “In Italia la stima varia dal 2 al 4%, ma siamo ancora – è il caso di ripeterlo – nel campo delle ipotesi. Ecco perché i grafici pubblicati nei giorni scorsi dal Fatto, con un’improbabile stima delle diocesi “sicure e non sicure”, è del tutto inaccettabile”.

    Ebbene, solo per doverosissima precisazione, i dati del Fatto Quotidiano ed esposti questa volta da Paolo Frosina, li abbiamo forniti noi, e i puntini sulla mappa sono tutti casi documentati dalla sola stampa nazionale e, sono sincero, la sola vista fa rabbrividire.

    Tuttavia, trovo molto scorretto dar a credere ai lettori di AVVENIRE che quella cartina con i puntini sia frutto delle proiezioni, che son tutta altra cosa, e lei questo lo dovrebbe sapere bene.

    Le proiezioni del collega Mark Vincent Healy, sono calcolate (in assenza di un dato governativo italiano) sulla base di dati veritieri e frutto di commissioni d’inchiesta governative che riguardano unicamente i sacerdoti, non come avete fatto su AVVENIRE, dove citate dati generici sugli abusi in generale: come ben capirà, le due cose non sono paragonabili.

    I dati delle proiezioni riguardano le commissioni governative di: Australia, Belgio, Canada, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Polonia, USA.

    Ebbene, il collega Mark Vincent Healy, sulla base della popolazione cattolica, sulla base dei sacerdoti di quelle nazioni e sulla base delle percentuali restituite dalle commissioni di inchiesta governative, ha fatto una semplice proiezione dell’Italia.

    Nell’articolo pubblicato da AVVENIRE, per evitare figure come questa – rischiando oltretutto di screditare ancor più quello che secondo lei starebbe facendo la chiesa in materia di abusi – avrebbe dovuto ricordare che ben cinque anni fa, il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, dato il dilagante fenomeno di abusi sessuali di minori per mano di preti cattolici e i continui insabbiamenti che emergevano in tutto il pianeta, questi ultimi per mano della stessa chiesa, tra le tante cose, chiese alla Santa sede di quantificare l’entità del fenomeno e, caro Ghizzoni, sarebbe stato davvero onesto da parte sua, dire ai lettori di AVVENIRE, che la Santa Sede neppure rispose a quelle raccomandazioni. Ecco perché non avete i dati. Ma lo dica questo ai lettori di AVVENIRE, è importante, non crede?

    E magari, lo dica anche al Governo italiano, son sicuro che qualche amico a cui rivolgersi lo avrà.

    Sa perché le dico questo Ghizzoni?

    Perché a febbraio 2019, sempre il Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite, ha chiesto la stessa cosa anche all’Italia, che oltre a due precedenti diffide ed un’interrogazione parlamentare, per il momento non ha ancora proferito parola.

    Si rivolga quindi al Vaticano e al Governo italiano per questa atroce negligenza, anche noi da anni chiediamo una commissione governativa, non accolli così squallidamente la mancanza di dati ad una associazione di vittime di preti pedofili, non è carino e neppure onesto le pare?

    Riguardo al cardinale Gualtiero Bassetti, attuale Presidente della Cei, l’associazione, già prima del summit di febbraio, si era immediatamente attivata per farsi ricevere, ci ha persino risposto, peccato che però poi, dopo la valanga mediatica, sia sparito pure lui.

    Che dire? Che la chiesa italiana sia determinata può essere, il dubbio che resta è: su cosa? Noi vittime sono anni che chiediamo giustizia alla chiesa, ma tranne i pochi di noi che la hanno ottenuta dai tribunali civili e non dalla chiesa, per tutti gli altri, al momento non credo si possa sperare di trovare grandi entusiasmi.

    Vedere campagne mediatiche fatte di bugie, come quella di cui lei è il rappresentante per l’Italia, campagne che puntano solo a disinformare la comunità, spalando fango su noi vittime, che vengono tirate in ballo dalla chiesa solo in queste occasioni, dà ben poca credibilità alle sue affermazioni.

    Con ossequio Francesco Zanardi

    Presidente della RETE L’ABUSO

    Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

  • Lo studio legale rilascia dettagli su 109 cattolici accusati di abusi sessuali a Phoenix

    Lo studio legale rilascia dettagli su 109 cattolici accusati di abusi sessuali a Phoenix

    PHOENIX – Gli avvocati con Jeff Anderson & Associates hanno pubblicato un rapporto mercoledì contenente i nomi, le foto e le informazioni di 109 sacerdoti accusati di abusi sessuali nella diocesi di Phoenix.

    “È tempo di trasparenza, ed è tempo di divulgazione”, ha detto Jeff Anderson, il cui studio legale difende le vittime degli abusi sessuali del clero.

    “Il motivo per cui siamo qui oggi e diffondere questa informazione è perché non c’è stata una contabilità completa da parte della diocesi cattolica di Phoenix di tutti i nomi che avrebbero dovuto essere divulgati dai vescovi cattolici, passati e presenti”.

    Il rapporto include storie di assegnazione e dettagli delle accuse. Sono inclusi anche coloro che sono stati assegnati o vivono nelle diocesi di Gallup e Tucson prima della formazione della diocesi di Phoenix nel 1969.

    Il compendio dello studio legale, il primo del suo genere in Arizona, comprende 40 membri del clero che non figurano nelle liste di sacerdoti accusati in modo credibile pubblicati sui siti web delle Diocesi di Phoenix , Gallup e Tucson . Include anche informazioni che non sono disponibili attraverso le diocesi, come le accuse presentate contro i sacerdoti e la loro ubicazione corrente.

    Secondo il rapporto, le indagini con la Diocesi di Phoenix iniziarono nel 2002, quando un gran giurì della contea di Maricopa lanciò un’indagine relativa a una condotta sessuale scorretta da parte del personale diocesano.

    L’indagine della grand jury non ha trovato prove credibili del coinvolgimento diretto dell’ex vescovo Thomas J. O’Brien in una cattiva condotta sessuale, ma ha ritenuto che non fosse riuscito a proteggere le vittime.

    Tali indagini si sono intensificate in tutta la nazione nell’ultimo anno, scatenate dal rapporto della giuria del 2018 in Pennsylvania che ha portato alla condanna di oltre 300 preti cattolici romani nello stato e ha scoperto più di 60 anni di insabbiamenti da parte dei leader della chiesa.

    L’Arizona ha approvato una legge a fine maggio che consente ai sopravvissuti di abusi sessuali su minori di ulteriori 10 anni per citare in giudizio i loro violentatori. In precedenza, i sopravvissuti avevano fino all’età di 20 anni per portare le accuse.

    L’ex pattinatore Bridie Farrell era presente anche durante l’uscita del rapporto e ha parlato del conto. Farrell è diventato un sostenitore delle vittime di abusi sessuali, dopo essere stata abusata da adolescente da un ex compagno di squadra.

    Farrell ha parlato dell’impatto della nuova legge in concomitanza con la nuova relazione.

    “Ho imparato molto sul tuo stato da quando sono qui, comprese le tue cinque C. Penso che dovresti aggiungere un sesto, e questa è compassione “, ha detto Farrell. “Vedremo un’ondata di forza e coraggio da parte delle voci dell’Arizona che si faranno avanti e lo renderanno più sicuro per tutti”.

    I relatori hanno sottolineato che il rapporto ha consentito ai sopravvissuti di abusi in Arizona di accedere a un database in modo che possano fare le proprie analisi. L’ex prete cattolico Patrick Wall ha affermato che, sebbene la relazione si concentri sulla diocesi, dovrebbe essere vista come una finestra sulle risposte istituzionali.

    “Questo non riguarda solo la Chiesa cattolica. Si tratta di una risposta istituzionale all’assalto sessuale infantile “, ha detto Wall. “Puoi vedere come funzionano i modelli e le pratiche.”

    Secondo il Survivor Network dei siti Web di Abused by Priests , 20 stati stanno conducendo indagini attive che prevedono hotline o servizi online per denunciare abusi legati al clero. L’Arizona non è uno di questi.

    Il presidente di Survivor and network Tim Lennon ha dichiarato di aver contattato il procuratore generale dell’Arizona via e-mail e di persona per avviare un’indagine nello stato, che includerebbe la creazione di una hotline dedicata.

    “Le hotline sono più accessibili. C’è meno condivisione “, ha detto Lennon. “È anche facile. Allevia alcune delle responsabilità di assumere un avvocato. “

    La Conferenza degli Stati Uniti dei vescovi cattolici ha votato all’inizio di questo mese per creare una linea diretta nazionale in cui i sopravvissuti possano denunciare abusi sessuali commessi dal clero. La rete nazionale per lo stupro, l’abuso e l’incesto ha una linea diretta nazionale riservata dal 1994.

    Il numero è 800-656-HOPE (4673).

    Law firm releases details on 109 Catholic clergy accused of sexual abuse in Phoenix

  • Polonia: premier annuncia inchiesta pubblica sulla pedofilia

    Polonia: premier annuncia inchiesta pubblica sulla pedofilia

    Varsavia, 22 mag 09:14 – (Agenzia Nova) – La Polonia avvierà un’indagine pubblica sul problema della pedofilia. Lo ha dichiarato il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, in risposta a un’ondata di accuse di molestie sessuali ai danni di minori da parte di preti cattolici. “Polskie Radio 24” scrive che Morawiecki ha fatto l’annuncio della convocazione di una commissione ad hoc dopo una riunione del suo gabinetto. La commissione si occuperà di “tutti, ovviamente senza escludere il clero, ma anche di coloro che appartengono alla comunità artistica o al corpo docente e sono in contatto con minori,” ha specificato il premier. I dettagli dell’ambito operativo della commissione saranno comunicati a breve, ma non è il suo obiettivo quello di “stigmatizzare qualcuno. Semplicemente si tratta di un fenomeno che purtroppo, statisticamente, si manifesta in diversi ambienti, da sradicare senza sconti per nessuno”. Un obiettivo collaterale ma altrettanto importante è quello di stanare i casi di insabbiamento. “Non ci saranno più concessioni al silenzio, non si può tacere in simili questioni. Sono questioni fondamentali per la normalità della vita sociale”, ha detto Morawiecki. Il capo dell’esecutivo ha assicurato che alla commissione saranno chiamati a unirsi anche esponenti dell’opposizione.

  • Rete L’ABUSO propone un Protocollo di garanzia per le vittime agli “sportelli diocesani”

    Rete L’ABUSO propone un Protocollo di garanzia per le vittime agli “sportelli diocesani”

    Dopo il sinodo di febbraio, concluso sostanzialmente con altre promesse ma di fatto nulla di concreto, stiamo assistendo alla nascita – sul territorio italiano e per mano delle diocesi – di sportelli di accoglienza per le vittime di abusi sessuali da parte dei preti cattolici.

    A lasciarci un pò perplessi, non è solo il fatto che questi sportelli nella sostanza proseguono come è sempre stato, con la raccolta delle denunce presso le diocesi e non all’Autorità Giudiziaria civile, con un rischio che è storica parte del problema, ovvero che queste vengano insabbiate.

    Quello che non è chiaro, è che oltre a fare il lavoro di intelligence, ovvero acquisire dei dati, non si sa da chi saranno gestiti, che uso ne verrà fatto, quali garanzie ha la vittima sul fatto che le informazioni acquisite in quelle sedi gestite dal clero non vengano poi utilizzate nei tribunali civili, magari a danno della stessa vittima.

    Non viene detto quali proposte siano disponibili per il soccorso di chi è stato vittima, se vi siano percorsi di recupero, chi li gestirà, in sostanza viene detto (come appare nel testo della diocesi di Milano) che vi sarà un “Referente diocesano per la tutela dei minori e la corrispettiva equipe (cui competerà, tra l’altro, l’ascolto e l’accompagnamento delle vittime e la gestione della segnalazione di abusi)”. Tutela minori diocesi di milano

    Nella sostanza un testo di buone intenzioni che però nessuno sa quanto realmente siano attuabili, visti i fallimenti, o forse successi, compiuti fino ad oggi dalla chiesa, che puntualmente giustifica le “buone intenzioni disattese” scaricando la responsabilità su una gerarchia disobbediente o su un vescovo omertoso che poi non punisce però, il quale magari si giustificherà – come ha fatto l’arcivescovo di Milano Mario Delpini – sostenendo di aver sottovalutato la segnalazione. Facendosi scudo del fatto che in Italia non vi sia l’obbligo della denuncia.

    Diceva un grande amico della chiesa “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” e spero la chiesa non se ne abbia a male con noi vittime, se vogliamo che tutto venga fatto per il meglio.


    Protocollo – tutela e garanzia – Consultori Diocesani

    Proposta della Rete L’ABUSO

    Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero

    Relatore

    Francesco Zanardi

    -o=O=o-

     

    Premesso che l’Associazione Rete L’ABUSO, (associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) con sede legale in Savona, via Pietro Giuria 3, C.F. 92109400090, si batte per la non negoziabilità dei diritti, propone il seguente protocollo. Premesso che il documento non mette mano alla strutturazione interna che sarà discrezionale, vogliamo solo individuare i punti fondamentali e imprescindibili con l’unica finalità; garantire il rispetto e la massima tutela delle parti, oltre all’efficacia del servizio.

    L’Associazione ritiene che una partenza sana sin dall’accoglienza, produca non solo una buona gestibilità, ma anche la massima trasparenza e la garanzia del rispetto dei diritti della vittima.

    LA STRUTTURA DELL’ACCOGLIENZA

    1. Garantire che venga segnalata all’Autorità Giudiziaria qualunque notizia di reato o sospetto di reato, lasciando la gestione e l’accertamento, unicamente all’autorità civile competente.
    2. Che la vittima sia guidata e supportata nelle decisioni e nei percorsi che andrà a prendere, con un’unica finalità, il benessere di chi viene soccorso.
    3. Garantisca che chi accoglierà e guiderà la vittima sia personale competente e preparato, che agisca nel massimo rispetto del Diritto che lo Stato Italiano garantisce.
    4. Valuti con sollecitudine l’urgenza (ai fini prescrittivi o di interruzione degli stessi) di un intervento legale in sua tutela.
    5. Garantire agli utenti, soprattutto sotto l’aspetto psicologico, che abbiano assicurate tutte quelle tutele previste dallo Stato italiano, dal Trattato di Lanzarote ecc. che sono espressamente rivolte a soggetti vittime di abuso sessuale.
    6. Che in nessun modo il servizio divulghi, riutilizzi, o ceda per finalità differenti dall’interesse dell’assistito, dati, circostanze e informazioni di qualunque genere o natura.

    Riteniamo i sei punti esposti, fondamentale base di garanzia non negoziabile. Anche se apparentemente potrebbe sembrare difficile affrontarli, in realtà sono tutti legati tra loro e risolvibili con estrema semplicità.


    Ecco la nostra proposta per un punto di partenza sano ed efficace.

    Abbiamo trattato non a caso il solo punto dell’accoglienza perché secondo noi è li il cardine dove si decide l’avvio di un accompagnamento sano per la vittima e utile per il bene collettivo.

    La soluzione si riduce alla scelta mirata di chi sarà addetto all’accoglienza o responsabile di questa, che dovrà semplicemente essere selezionato tra chi riveste qualifiche di “pubblico ufficiale”, ovvero un medico, un assistente sociale o chi per esso, purchè abbia questa qualifica, che gli impone degli obblighi penali, come quello della denuncia.

    Questa soluzione risolverebbe molti problemi al Vaticano per quanto riguarda la gestione, l’obbedienza delle gerarchie, il segreto del confessionale ecc. In questo modo anche la chiesa viene messa al corrente della segnalazione, mantenendo la sua inviolabile facoltà di decidere se avviare un’indagine previa e un successivo processo canonico. Al tempo stesso le gerarchie sarebbero sollevate dall’onere dalla denuncia alle autorità civili, che sarebbe comunque garantita dal pubblico ufficiale, che per legge la deve fare e che in caso di omissione ne risponderebbe personalmente.

    A questo modo si supererebbero anche i vari ostacoli dovuti alla valutazione della denuncia, che sarebbe compito dell’autorità civile, la quale, ha gli strumenti e la formazione per valutare e nel caso procedere sotto l’aspetto giudiziario.

    Siamo convinti, anzi emerge insistentemente dai vari casi, che spesso la denuncia è un ostacolo notevole, non solo per la vittima, ma anche per chi la circonda, specie nell’ambito della chiesa dove la paura che si sappia, spesso prevale sulla priorità, la vittima, il suo soccorso e la prevenzione.

    L’associazione Rete L’ABUSO si rende garante di questo protocollo, ampliabile e integrabile con altri punti, ma non negoziabile nel suo fondamento. Lo stesso protocollo non solo è in linea con quanto discusso lo scorso febbraio durante il sinodo, ma risolverebbe in buona parte anche la collaborazione tra la chiesa, le autorità civili e le associazioni delle vittime, coinvolte un dialogo senza precedenti che non può che essere garante e costruttivo.

    Protocollo tutela vittime sportelli diocesani

    Fine del Protocollo

    Zanardi

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  • Credibilità ZERO. La chiesa è finita, andate in pace

    Credibilità ZERO. La chiesa è finita, andate in pace

    Papa Francesco chiede alla chiesa di pregare più forte per far sì che non si sentano le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici.

    Si conclude con un buco nell’acqua il summit voluto da papa Francesco (messo sotto pressione da vittime e associazioni di tutto il mondo) , il quale risponde con una banalità e una miseria intellettuale che umilia le vittime e offende i cattolici.

    Nel documento rilasciato oggi dal Vaticano i deliri di una chiesa che si definisce vittima, la follia di persone che non si rendono neppure conto che noi siamo le vittime, la chiesa per il momento è il criminale che ci ha reso tali.

    Un papa bugiardo, che se onestamente pensasse che la chiesa è vittima, la chiesa stessa denuncerebbe i preti pedofili e si costituirebbe parte civile nei tribunali invece di nasconderli e far sparire i loro dossier.

    Non un solo sacerdote (al di là degli ipocriti sermoni che tutte le domeniche fanno in chiesa) in questi giorni è venuto in appoggio delle vittime, non un solo provvedimento concreto arriva da questo summit.

    Eppure le richieste che la Rete L’ABUSO, e i colleghi delle altre Associazioni, lo scorso lunedì hanno fatto incontrando la commissione in Vaticano, erano molto chiare e ci si aspettava, dopo il summit, che dei 190 prelati che vi hanno partecipato, fossero espulsi almeno coloro che è dimostrato avessero insabbiato, quelli che Bergoglio, tornando da un viaggio, definì “cacca”. Una cacca che al pontefice piace molto, evidentemente, perché nei fatti se la sta tenendo in casa.

    Nel documento del Vaticano, dopo 20 anni di chiacchiere inconcludenti e migliaia di nuove vittime prodotte, si dichiara che oggi la chiesa è ancora lì ad interrogarsi su come intervenire.

    Riteniamo altamente rischioso, e in qualità di Presidente diffido, per tutti i genitori di buon senso, affidare – da soli – i propri figli al clero in quanto, ad oggi, la chiesa che si sente lei vittima, non è in grado di garantire l’incolumità dei minori.

    Tuttavia apprezziamo il lato positivo: papa Francesco ci ha voluto offrire trasformando la sua campagna mediatica di TOLLERANZA ZERO, nella chiarezza che oggi, la chiesa di Bergoglio è una chiesa con CREDIBILITA’ ZERO e VOLONTA’ ZERO. Grazie per questa sua chiarezza, ne siamo molto grati.

    il Presidente di Rete L’ABUSO e membro fondatore di Eca Global.

    Francesco Zanardi