Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: preti cattolici

  • Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

    Governo e preti pedofili, le preoccupazioni della Rete L’ABUSO dopo l’esamina all’Onu

    Di Francesco Zanardi, Presidente della Rete L’ABUSO

    Un Governo che prega sempre più forte insieme alla chiesa, per non sentire le grida dei bambini stuprati dai preti cattolici.

    Questo è quello che abbiamo visto a Ginevra nell’80° Sessione del Comitato per i diritti del fanciullo, che pochi giorni fa, il 22 e 23 gennaio, ha sottoposto ad esamina – in riferimento alla Convenzione per i diritti del fanciullo – l’Italia. Eravamo presenti anche noi della Rete L’ABUSO, il sottoscritto, uno degli avvocati dell’Associazione, Mario Caligiuri, e un consulente della Rete, Simone Padovani.

    L’esamina ha riguardato un campo molto ampio in materia di minori, dalla sanità all’istruzione e al benessere dei fanciulli, all’immigrazione e ai rispettivi soccorsi, passando anche per gli abusi sessuali, quelli commessi in famiglia, ma anche quelli commessi dal clero cattolico, ancora oggi per la maggior parte impuniti dalla legge. E proprio qui, dopo i diversi report che dal giugno scorso la Rete L’ABUSO ha inviato al Comitato, le domande approfondite e coincise, formulate dal membro del Comitato Jorge Cardona.

    Domande alle quali in quella sede l’Italia non ha saputo o voluto rispondere e quello che ci sconcerta è davvero lo scarsissimo interesse, per non dire totalmente nullo, dimostrato dal Governo italiano. Si è presentato in questa sede dopo una interrogazione parlamentare depositata dal deputato Matteo Mantero nel novembre 2017; una diffida ad adempiere dei legale della Rete L’ABUSO inviata anche all’attenzione del Comitato Onu e depositata lo scorso febbraio; una denuncia, sempre dei legali della Rete L’ABUSO, depositata lo scorso 18 ottobre, senza risposta alcuna. I rappresentanti italiani si sono giustificati dicendo che non erano presenti, al momento, i tecnici in grado di rispondere. Chissà se lo faranno dall’Italia nelle 48 ore a loro disposizione, come ha ricordato loro il membro del Comitato Jorge Cardona che ha posto le domande.

    Chissà se il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, mentre chiude i porti e fa la battaglia ai migranti, si accorge che dall’estero, comodamente seduti su voli internazionali, arrivano in continuazione nel nostro paese preti pedofili, o con tali accuse a carico che, a rischio nei propri Paesi, si rifugiano nella bella penisola felice dell’impunità, l’Italia.

    Zanardi

    Video dei passaggi interessati

    PRETI PEDOFILI; L’Italia “interrogata” dall’Onu fa scena muta davanti al Comitato per i diritti dell’infanzia (video)

    Esamina dell’Italia alle Nazioni Unite – CRC – sedute integrali del 22 e 23 gennaio 2019. Audio ITA

  • Il prete del New Jersey è stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali su minori

    Il prete del New Jersey è stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali su minori

    Di Liam Stack

    Un prete cattolico nel nord del New Jersey è stato arrestato e accusato questa settimana di diversi casi di abusi sessuali su minori risalenti ai primi anni ’90, ha detto l’ufficio del procuratore generale dello stato. È stato il primo caso criminale portato dal Clergy Abuse Task Force del New Jersey, che è stato costituito l’anno scorso per indagare sulle accuse di abusi nella Chiesa cattolica.

    Padre Thomas P. Ganley, 63 anni, di Phillipsburg, è stato arrestato mercoledì e accusato di aggressione sessuale aggravata in primo grado e di due capi di violenza sessuale nel secondo grado, ha detto l’ufficio del procuratore generale Gurbir S. Grewal in una dichiarazione. L’ufficio non ha rivelato il sesso della vittima, che a suo dire aveva tra i 14 ei 17 anni all’epoca.

    Padre Ganley era stato assegnato alla chiesa di San Filippo e San Giacomo a Phillipsburg al momento del suo arresto, ma l’ufficio del procuratore generale ha detto che gli abusi si sono verificati tra il 1990 e il 1994 nella chiesa di Santa Cecilia nella sezione Iselin di Woodbridge. Entrambe le chiese fanno parte della diocesi di Metuchen.

    “La nostra Task Force per l’abuso del clero sta perseguendo diligentemente la sua missione per esporre la verità sui torti del passato e cercare giustizia per i sopravvissuti, perché nessuna persona è al di sopra della legge e nessuna istituzione è immune dalla responsabilità”, ha detto Grewal in una dichiarazione . “Questo caso dimostra che siamo pronti a muoverci rapidamente per indagare sulle accuse e dove ci sono cariche penali praticabili, per perseguire tali accuse”.

    Il reverendo James F. Checchio, vescovo di Metuchen, ha dichiarato in una dichiarazione di non aver mai ricevuto un’accusa di abuso sessuale o cattiva condotta nei confronti di padre Ganley, che ha anche prestato servizio come cappellano presso il Warren Campus Hospital di St. Luke in Phillipsburg.

    Kira Bub, portavoce della Rete Sanitaria dell’Università di San Luca, ha dichiarato in una dichiarazione che padre Ganley non era mai stato assunto come cappellano in ospedale. Invece, ha detto che egli fu “uno dei numerosi religiosi che, su richiesta dei pazienti, hanno potuto visitare gli stessi nella loro stanza d’ospedale per prestare i servizi richiesti”.

    “Non abbiamo mai ricevuto una sola lamentela su di lui”, ha detto. “Abbiamo condotto adeguati controlli e chiarimenti di sfondo e non eravamo a conoscenza di alcun reato o reclamo prima delle accuse.”

    Il vescovo ha detto che la diocesi era in procinto di condividere le notizie dell’arresto con tutte le parrocchie e le organizzazioni in cui padre Ganley aveva precedentemente lavorato.

    “È nostra opinione che la vittima si sia appena presentata ai pubblici ministeri da adulta con una accusa di abuso che si è verificato mentre era minorenne nei primi anni ’90”, ha detto in una nota il vescovo Checchio. Se le accuse si sono rivelate vere o se padre Ganley ha ammesso di esserlo, il vescovo ha detto che “secondo il protocollo della Chiesa, sarebbe quindi rimosso dal sacerdozio”.

    In una lettera inviata ai membri della parrocchia di Padre Ganley a Phillipsburg, il reverendo John Barbella, il pastore, ha affermato che una dichiarazione sull’arresto e l’accusa verrà letta ai parrocchiani nelle Messe questo fine settimana. Il nome di padre Ganley era stato rimosso dal sito web della parrocchia venerdì sera.

    “Mi spezza davvero il cuore dover condividere queste notizie con te”, ha detto padre Barbella nella lettera . “Per favore prega per la vittima di questo crimine e per la guarigione di tutti coloro che ne sono stati feriti”.

    L’ufficio del procuratore generale ha detto che padre Ganley era attualmente detenuto presso il Centro di correzione per adulti della contea di Middlesex, nel New Brunswick. Nella sua dichiarazione alla diocesi, il vescovo Checchio ha consigliato a chiunque avesse informazioni sulle accuse contro padre Ganley o qualsiasi altro sacerdote di contattare le forze dell’ordine e l’Ufficio della diocesi per la protezione dell’infanzia e della gioventù.

    “L’abuso sessuale di un minore è tra i più terribili dei crimini perché è commesso contro i più innocenti e vulnerabili della società”, ha detto il vescovo Checchio nella sua dichiarazione. “Gli effetti causati da ciò mi hanno veramente addolorato e rattristato. Sono veramente dispiaciuto di apprendere di questo abuso e della sofferenza di questa vittima “.

    L’ufficio del procuratore generale ha costituito la Task Force per l’abuso di clero nel settembre 2018 in risposta alla pubblicazione di un rapporto della giuria della Pennsylvania di 1350 pagine che dettagliava le accuse di abuso contro i preti cattolici di più di 1.000 accusatori in quattro delle sei diocesi dello stato. Il suo mandato è quello di indagare sulle denunce di abuso in tutte e sette le diocesi cattoliche nel New Jersey, nonché qualsiasi tentativo di nascondere atti di abuso.

    (traduzione con Google)
    https://www.nytimes.com/2019/01/18/nyregion/father-thomas-ganley-arrested.html

  • Scandalo in India, suore abusate per anni da preti cattolici: “Violentate decine di volte”

    Scandalo in India, suore abusate per anni da preti cattolici: “Violentate decine di volte”

    L’Associated Press ha raccolto i racconti di numerose suore che hanno denunciato di aver subito violenze da parte di preti cattolici negli ultimi dieci anni. Alcune di loro erano minorenni: “Sono stata abusata 13 volte in due anni. Ne ho parlato con la mia superiore ma alla fine ho lasciato perdere. Ero troppo spaventata”. Nella bufera anche il vescovo di Kerala.

    Un vero e proprio scandalo sta travolgendo la Chiesa cattolica in India dopo la pubblicazione da parte dell’Associated Press di una inchiesta esclusiva sulle violenze subite dalle suore ad opera di alcuni sacerdoti e persino di un vescovo, facendo venire alla luce oltre dieci anni di abusi e aggressioni consumatisi nei salotti e nelle stanze dei conventi da un angolo all’altro del Paese asiatico. “Era ubriaco, non sapevo come dirgli di no”, comincia il racconto di una delle vittime, che ora denunciano il fatto che mai nessuno ai piani alti della gerarchia ecclesiastica, nonostante si sapesse cosa stava accadendo, ha fatto qualcosa per proteggerle.

    Le suore hanno descritto nei dettagli le violenze subite. Una di loro, una 44enne, ha presentato la scorsa estate una denuncia ufficiale alla polizia nei confronti del vescovo di Kerala che supervisiona il suo ordine, accusandolo di averla violentata ben 13 volte in due anni, dopo che i funzionari della Chiesa, ai quali pure si era rivolta, non le avevano dato alcuna risposta. Poco dopo, un gruppo di sorelle ha dato il via ad una protesta di due settimane per chiedere l’arresto dell’alto prelato. Un’azione, questa, senza precedenti, che ha fatto molto discutere la comunità cattolica indiana, che le ha punite, credendo all’innocenza del sacerdote. “Alcune persone ci accusano di operare contro la Chiesa – hanno rivelato all’AP -, ci accusano di adorare Satana. Ma noi sappiamo di dover difendere la verità”.

    È soprattutto Josephine Villoonnickal a raccontare la sua esperienza. Stando a quanto riferito all’agenzia di stampa, avrebbe subito violenze sin dall’adolescenza, dall’inizio degli anni Novanta, poco dopo essere entrata in convento. Aveva 40 anni in meno al suo aggressore. “La prima volta mi chiese se potevamo vederci per parlare della mia vita spirituale – ha ricordato -. Sentivo la puzza di alcol. Gli dissi che non volevo vederlo ma lui insistette. Così forzò la porta della mia stanza e provò a baciarmi. Poi prese il mio corpo toccandomi dove voleva. Per fortuna riuscì a cacciarlo fuori. Ero terrorizzata”. Dopo quell’episodio, ne parlò con la madre superiora che l’aiuto ad evitare incontri con quel sacerdote e scrisse anche una lettera anonima agli alti piani ecclesiastici locali, ma nessuno l’ascoltò. “Alla fine lasciai perdere – ha concluso -. Rischiavo la mia stessa vocazione ed ero troppo spaventata”.

    Un’altra sorella di Kerala ha raccontato di quando un prete cercò di baciarle il petto. Era ancora un’adolescente. Anche lei denunciò il fatto alla sua superiore ma alla fine preferì il silenzio. Tra i maggiori accusati da parte delle suore c’è Monsignor Franco Mulakkal, vescovo di Kerala. Come racconta una delle vittime, veniva convocata dall’alto prelato una volta ogni due mesi nel convento di San Francesco dove veniva violentata. L’ultima volta è stata nel 2016. Il prete, che è stato anche arrestato e poi rilasciato su cauzione lo scorso ottobre, ha negato le accuse, definendole “infondate e inventate. Continuate a pregare: Dio farà vincere la verità”.

    https://www.fanpage.it/scandalo-in-india-suore-abusate-per-anni-da-preti-cattolici-violentate-decine-di-volte/

  • In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abusi sessuali

    In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abusi sessuali

    E in molti casi non ha nemmeno indagato né riferito le accuse alle autorità

    In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abuso sessuale su minori, ha detto la procuratrice generale dello stato, Lisa Madigan. Nel rapporto preliminare pubblicato in questi giorni dall’ufficio del procuratore generale dell’Illinois si legge che i vescovi delle sei diocesi in cui è diviso lo stato sono stati incapaci di investigare all’interno delle loro congregazioni e che «non risolveranno la crisi degli abusi sessuali del clero da sole». I preti accusati di abusi in Illinois sono circa 690, ma finora solo 185 nomi sono stati resi pubblici. I vescovi hanno detto di non aver riscontrato prove credibili e sufficienti per ritenere colpevoli gli altri 500.

    Il rapporto è l’ultimo di una serie di tentativi per rendere la Chiesa Cattolica negli Stati Uniti responsabile delle azioni dei suoi sacerdoti. A ottobre è stata aperta un’inchiesta federale sugli abusi sessuali commessi in Pennsylvania da 301 preti cattolici nei confronti di oltre mille bambini nel corso di 70 anni e insabbiati dai vescovi. Gli abusi erano stati denunciati da un rapporto della Corte Suprema dello stato lo scorso agosto. A differenza di quello della Corte Suprema della Pennsylvania, però, il rapporto di Madigan non nomina nessuno dei preti accusati, né accusa i vescovi di negligenza: l’obiettivo principale era mostrare il divario enorme tra il numero di testimonianze di abusi riportate dalle vittime che si erano rivolte alla Chiesa e il numero di accuse che la Chiesa ha ritenuto credibili.

    Secondo quanto ha scritto il New York Times, tre quarti del clero accusato non sarebbe stato indagato, o nel caso fosse stato indagato, le diocesi non avevano mai convalidato le accuse evitando di riferirle alle autorità. Non sono stati indagati i preti deceduti o riassegnati ad altre diocesi, così come quelli che appartengono ad ordini religiosi – ad esempio i francescani, i maristi o i gesuiti – e che quindi non dipendono direttamente dalle diocesi. Inoltre il rapporto mette in evidenza una prassi comune tra le diocesi le quali non avrebbero ritenuto credibili le accuse quando portate avanti da una sola vittima. Dall’inizio delle indagini del procuratore generale, sono stati resi noti i nomi di altri 45 preti ritenuti colpevoli di aver abusato di minori, molti dei quali erano noti alle diocesi da anni.

    In una nota pubblicata in risposta al rapporto di Madigan, il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, ha detto di essere profondamente dispiaciuto per il fallimento della Chiesa nell’affrontare «il flagello degli abusi sessuali del clero». Nella nota si legge anche che dalla «natura del rapporto non è facile discernere quanto delle denunce fatte possano essere applicate anche all’arcidiocesi di Chicago»: infatti le diocesi di Chicago e di Joliet – che si trova appena più a sud di quella di Chicago – sono state le uniche due diocesi dell’Illinois ad aver pubblicato le liste dei preti accusati di abusi sessuali prima che il procuratore generale aprisse una sua indagine. Ma «a livello generale tutte le diocesi hanno dei problemi», ha detto il procuratore generale.

    Madigan, che appartiene al Partito Democratico e che a gennaio lascerà l’incarico, ha detto di aver stilato il rapporto preliminare per dare «alle vittime degli abusi il senso che le loro accuse sarebbero state perseguite», ma anche come monito per i vescovi in vista del seminario che si terrà a gennaio proprio a Chicago, dove, per volontà di papa Francesco, si incontreranno circa 300 vescovi degli Stati Uniti per pregare e riflettere sul ruolo della Chiesa nello scandalo degli abusi sessuali sui minori. A gennaio Madigan verrà sostituita da un altro procuratore generale Democratico, Kwame Raoul, che ha detto di voler portare avanti l’indagine.

    https://www.ilpost.it/2018/12/20/illinois-chiesa-cattolica-abusi/

  • Chiesa e pedofilia, 15 vittime denunciano abusi sessuali in Florida. Scatta la maxi inchiesta

    Chiesa e pedofilia, 15 vittime denunciano abusi sessuali in Florida. Scatta la maxi inchiesta

    Pedofilia, si apre un nuovo fronte anche in Florida. Oltre 15 vittime di abusi sessuali che sarebbero stati commessi da preti cattolici hanno infatti presentato denunce alle autorità di Miami: una cifra che è aumentata dopo l’apertura di un sito web in cui le persone confidenzialmente forniscono informazioni sui casi. Il procuratore generale della Florida, Pam Bondi, ha dichiarato di non poter divulgare i dettagli dell’indagine condotta insieme alle forze dell’ordine, ma ha detto di essere molto soddisfatta della risposta del pubblico “e del crescente numero di segnalazioni di vittime“. Bondi diede istruzioni per avviare le indagini dopo il rapporto del grand jury della Pennsylvania sugli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in quello Stato. Il caso della Florida non è isolato. La diocesi cattolica di San Bernardino, in California ha deciso di pubblicare on line una lista di sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori dal 1978. L’elenco comprende 34 ecclesiastici, di cui 14 sono deceduti. Cinque sono stati banditi dal sacerdozio e altri 14 sono stati definitivamente allontanati dalla diocesi di San Bernardino. La   lista è basata su ciò che la stessa diocesi definisce “accuse credibili” tratte dai propri registri nei quali sono annotate le deposizioni delle vittime al personale diocesano. Una decisione forte per segnare una presa di distanza da chi si è macchiato di tali delitti.

    Chiesa e pedofilia, 15 vittime denunciano abusi sessuali in Florida. Scatta la maxi inchiesta

  • Diocesi pubblica l’elenco dei preti pedofili

    Diocesi pubblica l’elenco dei preti pedofili

    La lista comprende 34 ecclesiastici, di cui 14 sono deceduti. 15 denunce in Florida

    SAN BERNARDINO – La diocesi cattolica di San Bernardino, negli Stati Uniti, ha deciso di pubblicare una lista di sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori dal 1978. L’elenco comprende 34 ecclesiastici, di cui 14 sono deceduti.

    Cinque sono stati banditi dal sacerdozio e altri 14 sono stati definitivamente allontanati dalla diocesi di San Bernardino. La lista è basata su ciò che la stessa diocesi definisce «accuse credibili» tratte dai propri registri nei quali sono annotate le deposizioni delle vittime al personale diocesano.

    Intanto nella diocesi di Lansing, sempre negli Stati Uniti, un sacerdote anziano ha visto revocate le sue autorizzazioni sacerdotali a causa di una «accusa credibile» di aggressione sessuale; l’accusa risale a fatti che si sono verificati decenni fa, quando l’uomo che oggi accusa il sacerdote era minore.

    15 denunce in Florida – Oltre 15 vittime di abusi sessuali perpetrate da preti cattolici hanno presentato denunce contro le autorità in Florida: una cifra che è aumentata dopo l’apertura di un sito web in cui le persone confidenzialmente forniscono informazioni sui casi. Lo riporta la stampa locale.

    Il Procuratore Generale della Florida, Pam Bondi, ha dichiarato di non poter divulgare i dettagli dell’indagine condotta insieme alle forze dell’ordine, ma ha detto di essere molto soddisfatta della risposta del pubblico «e del crescente numero di segnalazioni di vittime». Bondi diede istruzioni per avviare le indagini dopo il rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania sugli abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in quello Stato.

    https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1328839/diocesi-pubblica-l-elenco-dei-preti-pedofili

  • Germania, pubblicato report sugli abusi sessuali dei preti cattolici: 3.677 bambini coinvolti in 68 anni

    Germania, pubblicato report sugli abusi sessuali dei preti cattolici: 3.677 bambini coinvolti in 68 anni

    La ricerca parla di 1.670 sacerdoti accusati. Solo un terzo di loro è stato sottoposto a dei procedimenti da parte dell’autorità ecclesiastica, con pene generalmente lievi. Gli altri sono stati semplicemente spostati in altre parrocchie

    In 68 anni, dal 1946 al 2014, 3.677 minori sono stati abusati da preti cattolici della Chiesa tedesca: circa 55 casi all’anno. Ad anticiparlo sono Der Spiegel e Die Zeit che pubblicano in esclusiva alcune parti del rapporto Abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici e appartenenti agli ordini nell’ambito della Conferenza dei vescovi tedeschi commissionato dalla stessa Conferenza a tre università tedesche, documento che dovrebbe essere presentato dal cardinale Reinhard Marx a Fulda, in Assia, il 25 settembre.

    Lo studio, che rappresenta un documento di portata mai vista prima, è frutto di una ricerca congiunta delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen e si basa su una ricerca svolta su oltre 38mila fascicoli personali provenienti da 27 diocesi tedesche. La ricerca ha scoperchiato storie di violenze che coinvolgono 1.670 preti, circa il 4,4% di tutti i sacerdoti attivi in Germania, accusati di aver abusato sessualmente di bambini che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    Gli autori della ricerca, come riportano i due media che hanno diffuso la notizia, precisano nel report che i numeri forniti rappresentano “una stima per difetto“, dovuta ai tentativi di copertura da parte di chi aveva accesso ai documenti dei singoli episodi: “In molti casi – si legge -, nei fascicoli si trovano chiari segnali di manipolazione degli atti”. Inoltre, si fa riferimento a “esplicite informazioni” dalle quali si viene a sapere che in alcune diocesi “in passato i fascicoli che riguardavano abusi sessuali di minori venivano distrutti“. La stima reale di quanto avvenuto in questi anni, dunque, potrebbe avere dimensioni molto maggiori.

    Il report da 350 pagine prodotto dai ricercatori delle tre università non parla solo degli abusi sui bambini, nella maggior parte dei casi maschi, ma si concentra anche sul comportamento tenuto dalle diocesi nei confronti dei sacerdoti coinvolti negli scandali di abusi sessuali: solo un terzo di loro, si legge, è stato sottoposto a dei procedimenti all’interno dell’istituzione ecclesiastica, con sanzioni che, nella quasi sempre, sono state molto morbide, mentre la maggior parte dei preti sono stati semplicemente spostati in altre parrocchie. Il rapporto, infine, divide gli accusati in tre diverse categorie: i soggetti a fissazione, i narcisisti-sociopatici e gli immaturi-regressivi.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/12/germania-pubblicato-report-sugli-abusi-sessuali-dei-preti-cattolici-3-677-bambini-coinvolti-in-68-anni/4622067/

  • Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

    Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

    «Vescovi e sacerdoti, abusando della loro autorità, hanno commesso crimini orrendi a danno di loro fedeli, minori, vittime innocenti, giovani uomini desiderosi di offrire la loro vita alla Chiesa, o non hanno impedito con il loro silenzio che tali crimini continuassero ad essere perpetrati».
    Chi scrive queste parole è un arcivescovo, già nunzio apostolico negli Stati Uniti dal 2011 al 2016. Ora in pensione, ha deciso di aprire il suo cuore e di dire tutto ciò di cui è venuto a conoscenza circa la vicenda degli abusi sessuali nella Chiesa. Una testimonianza che si conclude con una richiesta dura e perentoria: papa Francesco si faccia da parte. Perché anche lui ha saputo, ma ha coperto.
    Autore del memoriale, come spiega La Verità in edicola oggi, è monsignor Carlo Maria Viganò, settantasette anni, che prima di essere inviato come nunzio negli Usa è stato responsabile del Governatorato della Città del Vaticano e prima ancora nunzio in Nigeria, delegato per le rappresentanze pontificie nella Segreteria di Stato della Santa Sede e membro della Commissione disciplinare della Curia romana.
    «Restituire la bellezza della santità al volto della Sposa di Cristo, tremendamente sfigurato da tanti abominevoli delitti». È con questa motivazione che il monsignore ha deciso di parlare. «Se vogliamo veramente liberare la Chiesa dalla fetida palude in cui è caduta, dobbiamo avere il coraggio di abbattere la cultura del segreto e confessare pubblicamente le verità che abbiamo tenuto nascoste. Occorre abbattere l’omertà con cui vescovi e sacerdoti hanno protetto loro stessi a danno dei loro fedeli, omertà che agli occhi del mondo rischia di far apparire la Chiesa come una setta, omertà non tanto dissimile da quella che vige nella mafia».
    E alle parole fa seguire i fatti, cioè le notizie. Documentate, circostanziate. Il tono è dolente, ma lo stile asciutto.
    La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la vicenda del cardinale McCarrick. Quando ha visto che di fronte alle nefandezze commesse dallo “Zio Ted”, emerse in tutta la loro evidenza negli ultimi mesi, tutti ai vertici della Chiesa sono caduti dalle nuvole, tanto che è stato un diluvio di «io non sapevo», monsignor Viganò si è messo a scrivere. Un atto d’accusa che parte da lontano, da prima del pontificato di Francesco, e arriva fino a oggi.
    «Ora che la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa la mia coscienza mi impone di rivelare quelle verità delle quali in relazione al caso tristissimo dell’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick sono venuto a conoscenza nel corso degli incarichi che mi furono affidati, da san Giovanni Paolo II, come Delegato per le Rappresentanze Pontificie dal 1998 al 2009 e da Papa Benedetto XVI come Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America dal 19 ottobre 2011 a fine maggio 2016».
    Viganò spiega che due ex nunzi negli Stati Uniti, ambedue deceduti prematuramente, ovvero Gabriel Montalvo (in servizio dal 1998 al 2005) e Pietro Sambi (che ricoprì l’incarico dal 2005 al 2011), «non mancarono di informare immediatamente la Santa Sede non appena ebbero notizia dei comportamenti gravemente immorali con seminaristi e sacerdoti dell’arcivescovo McCarrick». Ma nessuno si mosse.
    In particolare Viganò rivela che «il Nunzio Sambi trasmise al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone una Memoria di accusa contro McCarrick da parte del sacerdote Gregory Littleton della diocesi di Charlotte, ridotto allo stato laicale per violazione di minori, assieme a due documenti in cui lo stesso Littleton raccontava la sua triste storia di abusi sessuali da parte dell’allora arcivescovo di Newark e di diversi altri preti e seminaristi. Il Nunzio aggiungeva che il Littleton aveva già inoltrato questa sua Memoria a circa una ventina di persone, fra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, di polizia ed avvocati, fin dal giugno 2006, e che era quindi molto probabile che la notizia venisse presto resa pubblica. Egli sollecitava pertanto un pronto intervento della Santa Sede».
    In quanto delegato per le rappresentanze pontificie, nel 2006 Viganò scrive un appunto sul caso Littleton e lo trasmette al cardinale Tarcisio Bertone e al sostituto Leonardo Sandri. Afferma che i comportamenti attribuiti a McCarrick sono di una tale gravità e nefandezza da provocare sconcerto, ma le accuse sono precise e si parla anche di celebrazione sacrilega dell’Eucaristia con i medesimi sacerdoti coinvolti nelle turpitudini.
    Di conseguenza nel suo appunto Viganò chiede con forza che per una volta l’autorità ecclesiastica intervenga prima di quella civile e prima che la stampa faccia esplodere il caso. Sarebbe salutare. Ma dai superiori nessuna reazione. E l’appunto non viene mai restituito.
    Viganò non si arrende e torna alla carica nel 2008. Richard Sipe, psicoterapeuta e studioso dei comportamenti sessuali dei preti cattolici e dei loro superiori, scrive quell’anno a Benedetto XVI una lettera il cui titolo dice tutto: «Your Holiness, I Have the Evidence. Card. McCarrick Is a Homosexual, Please Act». Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Levada, e il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ne sono subito informati. Inoltre Viganò consegna un appunto in proposito al nuovo sostituto Fernando Filoni. E, già che c’è, allega l’appunto di due anni prima, tornando a sottolineare la gravità della situazione. Ma la reazione delle alte gerarchie è sempre la stessa: nessuna risposta.
    È grazie al cardinale Giovanni Battista Re, all’epoca prefetto della Congregazione per i vescovi, che Viganò viene a sapere che papa Benedetto XVI, a conoscenza della denuncia di Sipe, ha ordinato a McCarrick di lasciare il seminario in cui risiede e gli ha proibito di celebrare in pubblico, partecipare a incontri, dare conferenze e viaggiare, con l’obbligo di dedicarsi a una vita di preghiera e penitenza.
    È il nunzio Sambi a comunicare il provvedimento a McCarrick, nel corso di un incontro burrascoso. Poi, quando Viganò diventa nunzio negli Usa, è lui stesso a ricordare gli ordini del papa a un McCarrick che riesce solo a farfugliare una risposta confusa cercando goffamente di minimizzare.
    Ma come ha fatto McCarrick a diventare ciò che è diventato (arcivescovo di Washington, e cardinale, dopo essere stato arcivescovo a Newark) visto che i suoi comportamenti erano quelli che erano?
    Se lo chiede anche Viganò, che attribuisce la responsabilità della carriera di McCarrrick al cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato dal 1991 al 2006 e al cardinale Tarcisio Bertone, suo successore. Ma Viganò coinvolge anche l’attuale segretario di Stato, Pietro Parolin. Quando infatti è evidente a tutti che McCarrick non obbedisce agli ordini di Benedetto XVI e anzi gira per il mondo, Viganò scrive a Parolin chiedendo se le sanzioni siano ancora in vigore, ma la sua domanda resta, tanto per cambiare, senza riposta.
    Altri che certamente seppero, ma tacquero, furono, scrive Viganò, il cardinale Levada, il cardinale Sandri, monsignor Becciu (ora cardinale), i cardinali Lajolo e Mamberti. Insomma, i vertici al completo.
    Non meno devastante, stando alle rivelazioni di Viganò, il quadro negli Stati Uniti. Anche lì tutti sapevano, a partire dal cardinale Wuerl, successore di McCarrick a Washington, ma nessuno si mosse. E oggi le dichiarazioni di Wuerl, secondo il quale lui non seppe nulla, «sono assolutamente risibili».
    Quanto al cardinale Kevin Farrell, attuale prefetto del Dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita, il quale a sua volta ha detto di non aver mai avuto sentore degli abusi di McCarrick, Viganò scrive: «Tenuto conto del suo curriculum a Washington, a Dallas e ora a Roma, credo che nessuno possa onestamente credergli». Infine del cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e capo della Commissione vaticana per la protezione dei minori, Viganò afferma: «Mi limito a dire che le sue ultime dichiarazioni sul caso McCarrick sono sconcertanti, anzi hanno oscurato totalmente la sua trasparenza e credibilità».
    Ma a questo punto la drammaticità del memoriale di monsignor Viganò sale ulteriormente di tono, perché coinvolge direttamente papa Francesco.
    L’anno è il 2013, il mese giugno. A Roma c’è una riunione dei nunzi di tutto il mondo e anche Viganò è presente. Emozionato per la prospettiva del primo incontro con il nuovo pontefice, l’arcivescovo si reca a Casa Santa Marta, la residenza scelta da Bergoglio al posto del palazzo apostolico, e chi trova lì? Un cardinale McCarrick sorridente e sereno, che indossa la veste filettata e saluta Viganò facendogli sapere in tono baldanzoso: «Il Papa mi ha ricevuto ieri, domani vado in Cina!».
    Annota Viganò: «Allora nulla sapevo della sua lunga amicizia con il Card. Bergoglio e della parte di rilievo che aveva giocato per la sua recente elezione, come lo stesso McCarrick avrebbe successivamente rivelato in una conferenza alla Villanova University ed in un’intervista al Catholic National Reporter, né avevo mai pensato al fatto che aveva partecipato agli incontri preliminari del recente conclave, e al ruolo che aveva potuto avere come elettore in quello del 2005. Non colsi perciò immediatamente il significato del messaggio criptato che McCarrick mi aveva comunicato, ma che mi sarebbe diventato evidente nei giorni immediatamente successivi».
    Il primo, atteso incontro di Viganò con il papa ha un che di surreale e lascia il povero nunzio senza parole. Ma il peggio deve venire.
    È il 23 giugno 2013, domenica. Il papa riceve Viganò prima dell’Angelus. Fa alcune affermazioni che all’arcivescovo suonano quanto meno sibilline, poi, di punto in bianco, gli chiede: «Il card. McCarrick com’è?».
    Al che il nunzio risponde: «Santo Padre, non so se lei conosce il card. McCarrick, ma se chiede alla Congregazione per i Vescovi c’è un dossier grande così su di lui. Ha corrotto generazioni di seminaristi e di sacerdoti e papa Benedetto gli ha imposto di ritirarsi ad una vita di preghiera e di penitenza».
    Reazione del papa? Nessuna. Anzi, Bergoglio cambia subito argomento. Ma allora, si chiede uno sconcertato Viganò, perché mi ha fatto la domanda?
    Il nunzio lo capisce una volta tornato a Washington. Lì apprende che tra il papa e McCarrick c’è uno stretto legame. La domanda posta da Bergoglio al nunzio era dunque una trappola. Sta di fatto che, secondo il racconto di monsignor Viganò, almeno dal 23 giugno 2013 papa Francesco è a conoscenza del caso McCarrick.
    A questo punto Viganò commenta: «Papa Francesco ha chiesto più volte totale trasparenza nella Chiesa e a vescovi e fedeli di agire con parresia. I fedeli di tutto il mondo la esigono anche da lui in modo esemplare. Dica da quando ha saputo dei crimini commessi da McCarrick abusando della sua autorità con seminaristi e sacerdoti. In ogni caso, il papa lo ha saputo da me il 23 giugno 2013 ed ha continuato a coprirlo, non ha tenuto conto delle sanzioni che gli aveva imposto papa Benedetto e ne ha fatto il suo fidato consigliere insieme con Maradiaga. Quest’ultimo si sente così sicuro della protezione del papa che può cestinare come “pettegolezzi” gli appelli accorati di decine di suoi seminaristi, che trovarono il coraggio di scrivergli dopo che uno di loro aveva cercato di suicidarsi per gli abusi omosessuali nel seminario».
    Dunque Francesco sapeva. Lo sa da tempo, almeno da cinque anni. «Sapeva perlomeno dal 23 giugno 2013 che McCarrick era un predatore seriale». Ma, «pur sapendo che era un corrotto, lo ha coperto ad oltranza, anzi ha fatto suoi i suoi consigli non certo ispirati da sane intenzioni e da amore per la Chiesa. Solo quando vi è stato costretto dalla denuncia di un abuso di un minore, sempre in funzione del plauso dei media, ha preso provvedimenti nei suoi confronti [nel luglio di quest’anno, ndr] per salvare la sua immagine mediatica».
    «Ora – continua Viganò – negli Stati Uniti è un coro che si leva specialmente dai fedeli laici, a cui ultimamente si sono uniti alcuni vescovi e sacerdoti, che chiedono che tutti quelli che hanno coperto con il loro silenzio il comportamento criminale di McCarrick o che si sono serviti di lui per fare carriera o promuovere i loro intenti, ambizioni e il loro potere nella Chiesa si devono dimettere. Ma ciò non sarà sufficiente per sanare la situazione di gravissimi comportamenti immorali da parte del clero, vescovi e sacerdoti. Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale».
    «Imploro tutti, in particolare i Vescovi, di rompere il silenzio per sconfiggere questa cultura di omertà così diffusa, a denunciare ai media ed alle autorità civili i casi di abusi di cui sono a conoscenza. Ascoltiamo il messaggio più potente che ci ha lasciato in eredità san Giovanni Paolo II: non abbiate paura! Non abbiate paura!»
    All’Angelus del 12 agosto scorso Francesco ha detto che «ognuno è colpevole del bene che poteva fare e non ha fatto… Se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito. È necessario intervenire dove il male si diffonde; perché il male si diffonde dove mancano cristiani audaci che si oppongono con il bene». Se ciò è vero, e lo è, quanto più grave è la responsabilità per il papa, il supremo pastore! Eppure, sostiene Viganò, nel caso di McCarrick il supremo pastore «non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa! Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi, con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo».
    Papa Francesco dunque «riconosca i suoi errori e, in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, sia il primo a dare il buon esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro».
    Questa la richiesta, perentoria, senza mezzi termini: dimissioni. L’unico gesto che può aiutare il risanamento.
    La situazione è drammatica, ma monsignor Viganò invita a non perdere la speranza. Pur «nello sconcerto e nella tristezza», dice, pensiamo ai tanti preti e vescovi che compiono il loro dovere e non perdiamo la fede nel Signore. Anzi, è proprio in questi momenti che «la grazia del Signore si rivela sovrabbondante e mette la sua misericordia senza limiti a disposizione di tutti; ma è concessa solo a chi è veramente pentito e propone sinceramente di emendarsi. Questo è il tempo opportuno, per la Chiesa, per confessare i propri peccati, per convertirsi e fare penitenza. Preghiamo tutti per la Chiesa e per il papa, ricordiamoci di quante volte ci ha chiesto di pregare per lui!».
    Aldo Maria Valli
    Chi volesse leggere il memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò nella versione integrale lo trova qui.

    Caso McCarrick. “Il papa sapeva. Ecco perché deve dimettersi”

  • Lettera di Papa Francesco al Popolo di Dio; parole di un bugiardo o più semplicemente di un leader religioso con grossi problemi di dissociazione dalla realtà? (Contiene video e posizioni di Gianluigi Nuzzi)

    Lettera di Papa Francesco al Popolo di Dio; parole di un bugiardo o più semplicemente di un leader religioso con grossi problemi di dissociazione dalla realtà? (Contiene video e posizioni di Gianluigi Nuzzi)

    Un salto al ribasso della qualità quello di Bergoglio che da populista di “alto livello”, se così si può dire, si trasforma in leader dell’inciviltà più meschina, barbara e ripugnante.

    Nella sua lettera al Popolo di Dio, dalla quale anche se molti giornali non lo scrivono si dissocia in primis proprio  il Popolo di Dio tra cui Patrick McCafferty di Belfast che nel suo magazine parrocchiale ha chiesto a Francesco di rimanere a Roma: “Chiederei al nostro Santo Padre il papa di non venire in Irlanda”. Tra l’ennesimo insulto alle vittime dei preti cattolici, emergono diversi aspetti inquietanti.

    Il grave ed evidente ritardo mentale delle gerarchie cattoliche che dopo più  di vent’anni di accuse da parte delle vittime e delle associazioni che le tutelano, toh, tutto a un tratto si accorge per la terza, quarta, quinta volta, di non aver fatto abbastanza (per non dire nulla) per affrontare il problema e per tutelare le vittime e le potenziali nuove.

    Questo lo squallidissimo teatrino di Bergoglio, che per tirarsene fuori dagli scandali che continuamente emergono testimoniando il fallimento della chiesa nell’affrontare l’endemico problema, e grazie alla complicità criminale di quella stampa che lo favoreggia, promette per la terza, quarta, quinta ecc. volta tolleranza zero con la proverbiale promessa che tutto ciò non accadrà più.

    Nel suo incivile concetto, nel frattempo, chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato.

    Nella sostanza, uscendo dal concetto religioso e facendo un paragone più alla portata di tutti, Begoglio chiede alla vittima/pedone di un ubriaco che, in stato di alterazione da alcol l’ha investita e l’ha costretto ad usufruire a vita di una sedia a rotelle, che si accontenti delle scuse senza pretendere un aiuto per comprarsi una sedia a rotelle che gli permetta di muoversi.

    Un concetto ripugnante e di una violenza inaudita che varrebbe a dire che se le vittime, questa volta legittimamente, facessero violenza ai propri aguzzini, basterebbe poi chiedere scusa.

    In conclusione, un bugiardo o un leader religioso con gravi problemi di dissociazione dalla realtà?

    Potremmo forse trovare la risposta se riflettessimo sulle aspettative che Bergoglio ha lanciato per l’ennesima volta al Popolo di Dio, aspettative che non è neppure riuscito a risolvere in uno staterello di un km quadrato con al suo interno solo una quindicina di bambini.

    Parlo del caso di don Martinelli e dei chierichetti del papa che hanno denunciato le presunte molestie subite in vaticano, che per la terza volta va verso l’insabbiamento al punto tale che poco più di un mese fa vedevamo il Martinelli, anziché sospeso, raccogliere prenotazioni per gli esercizi spirituali dell’Opera don Folci, esercizi ai quali paradossalmente presenziava niente popò di meno che il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria.

    Bergoglio, il papa dalla credibilità ZERO.

    Di Francesco Zanardi

  • Pedofilia, Chiesa Usa nella bufera, scandalo Pennsylvania

    Pedofilia, Chiesa Usa nella bufera, scandalo Pennsylvania

    Di Alessandro Fioroni – Pedofilia nella Chiesa americana

    All’inizio fu il caso Spotlight. Quando nel 2001 una squadra di giornalisti investigativi del giornale statunitense Boston Globe iniziò un’inchiesta sugli abusi sessuali ai danni di minori perpetrati da oltre 70 sacerdoti dell’arcidiocesi di Boston. Dei casi di pedofilia all’interno della chiesa si parlava a malapena e con grande difficoltà. Coperture ed omertà delle alte sfere ecclesiastiche insabbiavano qualsiasi tentativo di far trapelare la verità nonostante le denunce delle vittime.
    Nella vicenda fu coinvolto lo stesso arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto molte violenze in diverse parrocchie L’indagine valse il Premio Pulitzer di pubblico servizio al quotidiano nel 2003 e aprì a numerose indagini su alcune tragiche vicende all’interno della Chiesa cattolica.

    Il caso Spotlight

    Dal lavoro dei giornalisti del Boston Globe venne tratto anche un film che nel 2016 vinse il premio Oscar. Ma è proprio alla fine della pellicola che si scopre quanto la pedofilia sia ramificata e praticata dai preti cattolici.
    Nei titoli di coda una lunga lista di luoghi, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, nei quali la Chiesa cattolica è stata coinvolta.
    Inoltre in seguito all’emersione dello scandalo il cardinale Bernard Francis Law è stato rimosso dal suo incarico a Boston ma promosso alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma dove è morto nel 2017.

    Scandalo in Pennsylvania

    Ora dopo Boston un altro caso, che si snoda per oltre 70 anni, colpisce lo stato della Pennsylvania. E’ stata la Corte Suprema dello Stato, il 14 agosto, a pubblicare un’inquietante informativa nella quale si parla di circa 300 preti cattolici responsabili per l’abuso sessuale di oltre 1000 bambini in sei diocesi dello stato americano. Lo stesso arcivescovo Donald Wuerl ha inviato ai preti della Pennsylvania una lettera nella quale si avvertiva del contenuto “profondamente inquietante” del rapporto.
    I magistrati in oltre 1300 pagine parlano esplicitamente di minori manipolati attraverso alcool e droghe. Vengono descritti particolari precisi e crudeli sulle violenze sessuali, sulle loro modalità. Le vittime sono principalmente maschi anche se non mancano bambine coinvolte. Ma gli abusi si estendono anche ad adolescenti e preadolescenti.

    Insabbiamento sistematico

    Finora la Chiesa cattolica non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali circa le accuse all’indomani della pubblicazione del rapporto.
    Da quest’ultimo emerge soprattutto quello che il Procuratore di Stato Josh Shapiro ha descritto come “un insabbiamento sistematico da parte di alti funzionari della Chiesa in Pennsylvania e in Vaticano”.
    Dal testo si può ancora leggere: “i preti stavano violentando i bambini e gli uomini di Dio che erano responsabili di loro non solo non hanno fatto nulla, hanno nascosto tutto, per decenni”.

    Legge di limitazione

    La conseguenza peggiore, al di là della pubblicità che ha ora il caso, è che l’insabbiamento, così resistente in tutti questi anni, ha reso i casi quasi tutti troppo vecchi per essere giudicati, poiché la maggior parte di essi è anteriore all’anno 2000. Inoltre, in Pennsylvania è in vigore la cosiddetta”legge di limitazione” che impedisce alle vittime di abusi sessuali durante l’infanzia di presentare cause civili contro la Chiesa dopo aver compiuto 30 anni. Ma la corte ha potuto rinviare e giudizio solo due sacerdoti accusati di abusi sui minori avvenuti nell’ultimo decennio.
    Per questo Shapiro non ha escluso che il numero vero delle vittime possa superare la cifra attuale. Infatti è possibile che le accuse di alcuni minori siano andate perse o che molti abbiano scelto di rimanere in silenzio. Il Procuratore ha anche puntato l’indice contro alcuni esponenti della Chiesa che si sono limitati a minimizzare gli accadimenti qualificandoli come “giochi bruschi”, “scontri e comportamenti inappropriati”. “Non era nessuna di quelle cose – ha ribadito nel rapporto Shapiro -, erano abusi sessuali su minori, incluso lo stupro”.

    Un lavoro durato due anni

    Il rapporto ha richiesto un lavoro di due anni, è stato esaminato mezzo milione di pagine di documenti delle diverse diocesi. Sono stati ascoltati decine di testimoni e vittime. Alcune di queste hanno raccontato di essere stati picchiati dai loro stessi familiari che non credevano ai racconti. Una delle vittime ha tentato il suicidio mentre era ancora in corso l’indagine.
    Le autorità giudiziarie definiscono questa inchiesta la più ampia mai condotta finora da un’agenzia governativa negli Stati Uniti sugli abusi sessuali su minori nella Chiesa cattolica. Una dimensione molto più grande proprio del caso Spotlight o di quella che ha  portato alle dimissioni il mese scorso dell’arcivescovo di Washinghton, Theodore McCarrick, accusato di abusi durati decenni.

    PAPA FRANCESCO

    Pedofilia, Chiesa Usa nella bufera, scandalo Pennsylvania