Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: pubblico ministero

  • Processo al parroco del Pantano. Parla il brigadiere che raccolse la denuncia della donna

    Processo al parroco del Pantano. Parla il brigadiere che raccolse la denuncia della donna

    Giovedì, 12 Luglio 2012 10:54
    Scritto da Frabrizio Di Vito

    POTENZA – “Don Antonio Meliante telefonava a casa della signora diverse volte al giorno, spesso anche di notte”.

    A parlare è il brigadiere che raccolse la denuncia di una signora di Pignola contro il parroco del Santuario della Madonna del Pantano di Pignola. Il carabiniere è stato ascoltato ieri mattina in aula, alla ripresa del processo a carico del sacerdote, accusato di violenza sessuale e molestie ai danni di una sua parrocchiana. I fatti incriminati risalgono al 2007, quando, secondo l’accusa, i due intrapresero una relazione sentimentale andata avanti per almeno un anno. Ad un certo punto, però, la donna, sposata con figli, avrebbe deciso di interrompere quella scottante relazione extraconiugale. Da quel momento per lei sarebbe cominciato un incubo: il giovane parroco, infatti, avrebbe cominciato a perseguitarla, minacciando la donna di raccontare tutto al marito se non avesse continuato a stare con lui. Don Antonio avrebbe tempestato, per almeno un anno, la donna di telefonate e messaggi. In una delle prime udienze del processo che si sta celebrando davanti al collegio del tribunale di Potenza, il pubblico ministero Sergio Marotta aveva chiesto ed ottenuto l’acquisizione dei tabulati telefonici relativi alle conversazioni tra il parroco e la giovane donna. Ed è proprio su quei tabulati che ieri mattina il brigadiere dei carabinieri ha risposto alle domande del pubblico ministero. Il periodo analizzato attraverso i tabulati va dall’aprile del 2008 al marzo del 2009. “Le telefonate partivano dal cellulare in uso al parroco verso il numero fisso dell’abitazione dove viveva la signora”, ha commentato il carabiniere in aula. Per undici mesi, quindi, il parroco avrebbe continuato a cercare la parrocchiana che viveva a poche decine di metri dal Santuario della Madonna del Pantano. Don Antonio avrebbe cercato la donna almeno tre- quattro volte al giorno, ma in alcuni casi il telefono della vittima squillava anche in piena notte. Agli atti del processo, nelle scorse udienze, era stata acquisita anche la revisione della querela. Ad un certo punto, infatti, la donna decise di ritirare la denuncia nei confronti del parroco. Ma a quel punto il processo a carico del sacerdote era inevitabile perchè in casi del genere, le indagini della procura proseguono d’ufficio.

  • Altri cinque ragazzi sono stati molestati da don Sergio

    Altri cinque ragazzi sono stati molestati da don Sergio

    IL CASO. Quando era in servizio a S. Croce
    Il prete ha patteggiato 22 mesi complessivamente per 6 episodi
    15/06/2012

    Non un ragazzo. Sono sei complessivamente le parti offese nel procedimento che ha visto don Sergio patteggiare l’altra mattina in tribunale davanti al giudice Massimo Gerace. Per lui un anno, dieci mesi e 20 giorni di reclusione; l’accusa a suo carico era di violenza sessuale continuata, dall’estate 2006 ai primi giorni di gennaio di quest’anno. Don Sergio Rappo, 59 anni (era assistito dall’avv. Michele Carotta), all’epoca dei fatti era in servizio nella parrocchia di Santa Croce a Schio, da dove è stato subito trasferito dalla Curia vicentina che ha seguito passo passo la delicatissima vicenda ed ha aiutato le vittime, anche economicamente. In base a quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di Schio e dai colleghi della sezione della procura, coordinati dal pubblico ministero Antonella Toniolo, i contatti illeciti del sacerdote erano iniziati parecchi anni fa. L’indagine era scattata dopo la denuncia di un ragazzo di 20 anni, che aveva denunciato le pesanti molestie del sacerdote, avvenute nei locali dell’oratorio. Don Rappo, si legge scorrendo il capo di imputazione, «con violenza di natura psicologica, consistita nell’aver costruito un rapporto di fiducia e di intimità graduale con il giovane, tanto da indurlo a fare affidamento su di lui; con minaccia consistita nel timore di perdere l’unica occasione di lavoro dopo un periodo di disoccupazione; con abuso d’autorità, per il ruolo di sacerdote e datore di lavoro», lo costringeva a subire atti sessuali in diverse occasioni. Non solo. Nel corso delle indagini è emerso che nell’estate 2006 don Sergio aveva carpito la fiducia di un ragazzino di 13 anni, che faceva l’animatore in parrocchia: lo aveva invitato da solo in oratorio, gli aveva offerto un’aranciata e 10 euro e lo aveva toccato. Nell’estate 2011 era accaduto ad un ragazzo di 16 anni, che ricevette una mancia in cambio di alcuni lavori e di un’aranciata; il prete gli fece dei massaggi, il ragazzino si allontanò. Infine, ad altri tre giovanissimi aveva chiesto di scambiarsi dei massaggi dietro il pagamento di piccole mance, ma dopo i primi toccamenti i minorenni avevano reagito ed erano scappati. Queste ulteriori cinque vittime si erano rivolte in caserma quando la vicenda era diventata di dominio pubblico. Il sacerdote, pentito, ha preferito patteggiare. La pena è stata sospesa. D.N.

  • Prete lodigiano abusò di 14enne Confermati 10 anni di reclusione. La sentenza d’appello

    Prete lodigiano abusò di 14enne Confermati 10 anni di reclusione. La sentenza d’appello

    Pedofilia: scarcerato don Pezzini, domiciliari dai monaci

    A Don Pezzini da mesi sono stati concessi i domiciliari in un convento. In Appello la pena è stata ribadita. I giudici della corte d’assise non hanno dunque cambiato il verdetto pronunciato a dicembre 2010 con rito abbreviato dal gup Maria Vicidomini

    L’avvocato di Don Pezzini: “Si aspettava assoluzione” I preti lodigiani: “La condanna di don Pezzini? Un macigno” Pedofilia, don Pezzini condannato a 10 anni Il retroscena: Don Pezzini «Incastrato dalle intercettazioni» Lodi, nuova denuncia per abusi a carico di don Pezzini

    Borghetto Lodigiano, 27 maggio 2012 – Confermata in Appello la pena a dieci anni di carcere per don Domenico Pezzini, il prete lodigiano accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino del Bangladesh. I giudici della corte d’assise d’appello non hanno dunque cambiato il verdetto pronunciato a dicembre 2010 con rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare Maria Vicidomini, che era andata oltre le richieste del pubblico ministero. Da un anno il sacerdote 74enne, figlio di un fabbro e di una contadina di Borghetto Lodigiano, è agli arresti domiciliari in una comunità monastica.

    Avrebbe abusato del giovane tra il 2006 e il 2009, anche quando il ragazzo aveva meno di 14 anni. In primo grado il pm Cristiana Roveda aveva chiesto per lui otto anni e mezzo di reclusione, mentre l’avvocato Mario Zanchetti, che lo difende, ne aveva sollecitato l’assoluzione. Al ragazzino, costituitosi parte civile con l’avvocato Laura De Rui, il giudice concesse una provvisionale di 50mila euro come risarcimento danni. Il pg Elena Visconti, pubblico ministero in appello, aveva chiesto proprio la conferma del primo verdetto. Don Pezzini è un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale, dagli anni ’80 animatore di un gruppo di gay credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il Cristianesimo. È stato anche docente di linguistica inglese all’Università di Verona. Le violenze sarebbero avvenute nella sua abitazione di Milano. In particolare, secondo l’accusa, il religioso avrebbe avvicinato in un parco il ragazzo, che viveva in una situazione di indigenza e degrado, offrendogli una possibilità di aiuto.

    In realtà, poi, avrebbe abusato più volte di lui per circa tre anni. Nel corso delle indagini era arrivata in Procura anche un’altra denuncia per abusi sessuali a carico del prete, presentata da un uomo straniero che raccontò di aver subito violenze una quindicina di anni prima, quando era minorenne. Fatti prescritti, ma che l’accusa usò come ulteriore elemento per confermare il quadro probatorio nel processo. I giudici del tribunale della libertà, che nel corso delle indagini avevano confermato per don Pezzini il carcere, scrissero che il prete avrebbe avuto «l’astuzia» di accreditarsi «agli occhi dei genitori del ragazzo e degli operatori sociali» come «un sacerdote animato da propositi di aiuto verso il minore». I magistrati descrissero le modalità di approccio con il ragazzo, sostenendo che «non appaiono affatto occasionali» e segnalando anche che l’uomo «ha molteplici contatti con giovani uomini extracomunitari, attestati anche dalle intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni dei vicini di casa».

    http://www.ilgiorno.it/lodi/cronaca/2012/05/27/719186-lodi-pedofilia-prete-pezzini-abuso-14-anni-confermata-condanna.shtml

  • Mille sms alla minorenne L’ossessione di don Marco

    Mille sms alla minorenne L’ossessione di don Marco

    21 maggio 2012

    COMO Non fosse che don Marco Mangiacasale di anni ne ha 48, ci sarebbe da pensare al classico adolescente alle prese con frenesie da sms. L’ex parroco di San Giuliano, in carcere dal marzo scorso con l’accusa di violenza sessuale ai danni di non meno di cinque ragazzine, ha letteralmente sommerso di messaggini una delle sue vittime: circa 1400 sms inviati in meno di tre anni.
    Il dato emerge dalla consulenza informatica disposta dalla Procura su telefoni cellulari (3), schede telefoniche (non meno di 4), iPad (2), computer (2) sequestrati al sacerdote dagli uomini della polizia giudiziaria della Procura il giorno dell’arresto.
    Stando a quanto ricostruito dagli 007 informatici per conto della magistratura, in quello che potrebbe essere l’ultimo atto prima della chiusura dell’indagine da parte del pubblico ministero Simona De Salvo, don Mangiacasale praticamente ogni giorno intratteneva un frenetico scambio di messaggini con la ragazzina che, alla fine di febbraio, ha deciso di dire basta confidandosi con l’attuale parroco di San Giuliano prima e con don Roberto Pandolfi e con gli inquirenti poi.
    Sms il cui tenore non desterebbe scalpore, se destinataria e mittente fossero entrambi adolescenti, ma che in questo caso sono invece la conferma alle accuse di violenza mosse al sacerdote.

    Leggi l’approfondimento su La Provincia in edicola lunedì 21 maggio

  • Abusi sessuali, Don Lucio Gatti sospeso per 5 anni dal sacerdozio. Lui:«Solo fantasie»

    Abusi sessuali, Don Lucio Gatti sospeso per 5 anni dal sacerdozio. Lui:«Solo fantasie»

    Abusi sessuali, Don Lucio Gatti sospeso per 5 anni dal sacerdozio. Lui:«Solo fantasie»

    di Francesca Marruco

    Adesso è ufficiale: don Lucio Gatti è stato sospeso dal sacerdozio per cinque anni. Lo rende noto la curia arcivescovile di Perugia con una scarna nota ufficiale diramata agli organi di stampa. Ma lui, che ha chiesto al pubblico ministero che lo indaga di essere ascoltato, e che ai parrocchiani in una lettera aveva chiesto «scusa» è pronto a smentire tutte le accuse che gli vengono mosse da due ex ospiti delle comunità che gestiva. Nessuna molestia sessuale. Tanto meno abusi. Solo «fantasie e calunnie» di due ragazzi.

    Il decreto «In data 30 aprile 2012- sta scritto nella nota della curia- è stato emanato il decreto arcivescovile riguardante il sacerdote diocesano don Lucio Gatti in seguito ai risultati dell’indagine avviata dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti il 24 ottobre 2011. Nel decreto si stabilisce la sospensione del sacerdote da ogni attività pastorale per un periodo di cinque anni. L’annuncio del suddetto decreto arcivescovile avviene attraverso il presente comunicato stampa dopo l’espletamento delle relative procedure canoniche».

    Chiesa e magistratura La nota stampa della curia termina dicendo: «La nostra Chiesa diocesana rinnova la sua richiesta di perdono a chi si sia sentito offeso». Offeso. Parallelamente all’inchiesta della commissione diocesana si è mossa la magistratura. Ci sono due fascicoli aperti dal pubblico ministero Massimo Casucci per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione. L’indagato è don Lucio Gatti. L’ex direttore della Caritas che per anni ha gestito centri di recupero per giovani tossicodipendenti nel perugino.

    L’interrogatorio E proprio don Lucio adesso, dopo essere stato ufficialmente sospeso dal sacerdozio, spiegherà la sua versione dei fatti al magistrato titolare delle indagini. Ha chiesto lui pochi giorni fa di essere interrogato e l’interrogatorio avverrà nel giro di altrettanti pochi giorni. Così don Lucio, accompagnato dal suo legale Nicola Di Mario, varcherà la soglia della procura della Repubblica di Perugia e proverà a scrollarsi di dosso le accuse infamanti di aver molestato sessualmente alcuni ospiti delle sue comunità.

  • Abusi sessuali, don Lucio Gatti va in procura a Perugia

    Abusi sessuali, don Lucio Gatti va in procura a Perugia

    Ha definito «fantasie e calunnie» le accuse mosse contro di lui. In una lettera ha chiesto «scusa» ai suoi parrocchiani
    Abusi sessuali, don Lucio Gatti va in procura a Perugia

    di Maurizio Troccoli

    Don Lucio Gatti, il sacerdote di Cenerente, l’ex direttore della Caritas perugina, travolto dallo scandalo ‘Abusi sessuali’ su cui si sono accesi i rifelttori dei media nazionali, attraverso la nota trasmissione Le Iene, è andato alla procura della Repubblica, a Perugia, accompagnato dai suoi legali.

    Due fascicoli Ci sono due fascicoli aperti dal pubblico ministero Massimo Casucci per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione. Il sacerdote che per anni ha gestito centri di recupero per giovani tossicodipendenti nel perugino è stato anche sospeso dal sacerdozio per 5 anni, dopo il lavoro di una commissione che si è costituita sul caso. Il sacerdote ha scritto una lettera ai suoi parrocchiani, letta dal vescovo di Perugia nella quale ha chiesto «scusa», e poi ha fatto richiesta al pubblico ministero che indaga su di lui di essere ascoltato, dichiarando come «fantasie e calunnie» le accuse mosse contro di lui.

  • Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

    Il vescovo di Cremona accusato di omertà sui preti pedofili

    VIADANA. Monsignor Dante Lafranconi, vescovo di Cremona e di 28 parrocchie mantovane fra Oglio e Po, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Savona con l’accusa di aver coperto atti di pedofilia e abusi sessuali compiuti, negli anni Novanta, da sacerdoti della diocesi ligure, poi condannati. Secondo la definizione del codice penale si tratta di omertà, ovvero «mancata segnalazione di un comportamento illecito ai superiori affinché provvedessero».

    Il procuratore della Repubblica di Savona Francantonio Granero e il sostituto Giovanni Battista Ferro hanno successivamente avanzato al giudice per le indagini preliminari la richiesta di archiviazione per prescrizione dei reati. La richiesta di archiviazione è stata però sospesa per l’opposizione presentata dal legale di una delle vittime, Francesco Zanardi. Secondo l’avvocato Carla Corsetti la richiesta di riaprire il procedimento contro Lafranconi va concessa poiché uno dei casi di abusi sarebbe avvenuto su un minore di 14 anni e, di conseguenza potrebbe essere contestata l’aggravante. Se così fosse allora la prescrizione slitterebbe al marzo 2017.

    Nella giornata di ieri è stato discusso nel tribunale di Savona il caso giudiziario. Al termine dell’udienza il giudice per le indagini preliminari, Fiorenza Giorgi, si è riservata alcuni giorni per decidere se archiviare il caso per prescrizione, oppure chiedere al pubblico ministero di approfondirlo con ulteriori accertamenti. In un breve comunicato apparso sul sito online della Diocesi di Cremona, monsignor Lafranconi che non si è presentato di persona all’udienza ed è difeso dall’avvocato cremonese Michele Tolomini «attende con grande serenità e fiducia la decisione del magistrato».

    «Secondo il nostro conteggio, se venisse considerata l’aggravante per un reato commesso contro un minore di 14 anni, allora la prescrizione del reato scatterebbe dopo 15 anni e non 10. Il giudice potrebbe quindi decidere anche per respingere l’archiviazione» ha spiegato ieri l’avvocato Corsetti.

    L’ordinanza, anche nell’ipotesi in cui l’archiviazione venisse confermata, potrebbe comunque assumere una valenza importante per le presunte parti offese nel processo. Se fosse riconosciuta la responsabilità dell’indagato e confermata però la non procedibilità per prescrizione del reato le vittime potrebbero infatti aprire una causa in sede civile contro Lafranconi.

    L’attuale vescovo della diocesi di Cremona è stato presule di Savona e Noli fra il 1991 ed il 2001. L’alto prelato, secondo l’accusa, non si sarebbe attivato, per quanto di propria competenza, riguardo a notizie su casi di abusi su minori perpetrati da sacerdoti della diocesi. L’alto prelato avrebbe in sostanza omesso di segnalare ai suoi diretti superiori le morbose attenzioni di almeno due preti nei confronti di ragazzini di cui avrebbero dovuto occuparsi e che sono stati indagati.

    I fatti: circa venti anni fa due preti della diocesi savonese, ai tempi retta da Lafranconi, hanno commesso abusi su alcuni minori loro affidati. Dopo il rinvio a giudizio, il primo dei due, don Nello Giraudo, ha patteggiato un anno di reclusione per un reato di violenza sessuale più recente (2005) e non ancora prescritto, mentre il secondo, don Giorgio Barbacini, è stato condannato a tre anni per pedofilia. Durante un blitz in Curia, poi, gli inquirenti avrebbero sottratto dalla cassaforte del palazzo vescovile un fascicolo riguardante il caso di don Giraudo. Documentazione che ha indotto a ritenere mons. Lafranconi al corrente delle malefatte dei suoi preti e colpevole di averli “coperti”.

    I due episodi coperti.

    Sono due, in particolare, gli episodi che monsignor Lafranconi avrebbe tenuto coperti. Il primo riguarda don Giorgio Barbacini che il 15 ottobre 2004 viene condannato a 3 anni e mezzo di reclusione «per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario, con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela». I fatti risalgono al 2000, quando don Giorgio era responsabile della comunità “Migrantes” di Savona, istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento. Dopo il trasferimento in un’altra diocesi, in seguito all’intervenuta condanna penale don Giorgio si è dimesso dallo stato clericale.
    L’altro prete al centro dello scandolo, questa volta per abusi sessuali è don Nello Giraudo:si tratterebbe di toccamenti nei confronti di un giovane avvenuti in un campo scout. Giraudo ha patteggiato un anno con la condizionale e ha ottenuto dalla Santa sede la dispensa dallo stato clericale. Le indagini però sono proseguite, e un blitz della Mobile in Curia a Savona, tra fine 2010 e inizio 2011, su incarico della Procura, aveva fatto ritrovare nella cassaforte del palazzo vescovile un intero fascicolo su don Giraudo, risalente agli anni Novanta, quando era vescovo monsignor Lafranconi.

    Un vescovo progressista

    Dante Lafranconi ha 72 anni. È nato il 10 marzo del 1940 a Mandello Lario, nel comasco. Attualmente è vescovo di Cremona, vicepresidente della Conferenza Episcopale Lombarda e membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi.
    Ordinato sacerdote il 28 giugno 1964, inizia il suo ministero nella diocesi di Como inizialmente come vicerettore del Seminario e successivamente come docente di Teologia Morale, di Storia della Chiesa e Patrologia.
    Nel 1986 venne nominato delegato episcopale per la Pastorale della famiglia e nel 1991 vicario episcopale per la cura dei sacerdoti nel primo decennio di ordinazione. Alla fine del 1991 è nominato vescovo di Savona-Noli, carica che mantiene per un decennio. L’8 settembre del 2001 viene trasferito a guidare la diocesi di Cremona. Il solenne ingresso avviene il 4 novembre. È noto alle cronache nazionali per avere concesso la temporanea facoltà di amministrare l’assoluzione per chi confessava di aver commesso o aiutato a procurare un aborto, per essersi di fatto schierato a favore dei preti sposati e per dialogare anche con le comunità gay.

    http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/05/03/news/il-vescovo-di-cremona-accusato-di-omerta-sui-preti-pedofili-1.4453447

  • Pedofilia, 9 anni e mezzo a don Seppia La tentata violenza considerata stupro

    Pedofilia, 9 anni e mezzo a don Seppia La tentata violenza considerata stupro

    MILANO – È stato condannato a 9 anni, 6 mesi e 20 giorni, e al pagamento di 28 mila euro don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente in carcere da un anno per pedofilia. Il giudice dell’udienza preliminare Roberta Bossi lo ha condannato per violenza sessuale su minore e per tentata induzione alla prostituzione minorile. Il pubblico ministero Stefano Puppo, che riteneva di poter far equiparare la tentata violenza su minore a una violenza effettiva, aveva chiesto 11 anni e 8 mesi, mentre il legale del sacerdote aveva chiesto l’assoluzione per tutti i capi d’accusa, tranne la cessione semplice di droga.

    NON AVEVA MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO – I capi d’accusa riguardavano, appunto, la tentata violenza sessuale su minore, la tentata induzione alla prostituzione minorile, la tentata cessione di droga a minori e la detenzione di materiale pedopornografico. Per quest’ultimo reato Seppia è stato assolto, mentre il giudice ha accolto il paragone tra la tentata violenza sessuale è la violenza consumata. La violenza riguardava un chierichetto che veniva spesso abbracciato in maniera particolare, o toccato, tutte circostanze ammesse dalla vittima. La cessione di droga riguardava, invece, un ex seminarista.

    «HO SBAGLIATO» – «Chiedo scusa per il mio comportamento morale perchè ho commesso degli sbagli. Ho sbagliato a comportarmi in quel modo». Don Seppia ha voluto, prima della sentenza, chiarire la sua posizione dopo un anno in carcere. L’avvocato, Paolo Bonanni, ha comunque assicurato il ricorso in appello: «Siamo convinti che la pena possa scendere ulteriormente».

    Redazione Online3 maggio 2012 | 14:11

    http://www.corriere.it/cronache/12_maggio_03/pedofilia-condannato-don-riccardo-seppia-parroco-sestri-ponente_95922bbe-9511-11e1-ad93-f55072257a20.shtml

  • Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»

    Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»

    Centinaia di lettere per don Marco. «Vicinanza umana e stupore»
    Giovedì 26 Aprile 2012
    Fedeli ed ex parrocchiani scrivono in carcere al prete arrestato
    Lettere. Un fiume di lettere. Recapitate nello studio dell’avvocato, Renato Papa, ma anche in carcere, direttamente nella cella di don Marco Mangiacasale. L’ex parroco di San Giuliano, arrestato lo scorso 7 marzo con la pesante accusa di violenza sessuale continuata ai danni di una ragazzina minorenne dell’oratorio (denunce che poi sono diventate cinque), è rinchiuso al Bassone da poco meno di due mesi (50 giorni) e il fascicolo a suo carico è quasi definitivamente chiuso. Manca solo il deposito di una consulenza affidata dalla procura di Como – pubblico ministero Simona De Salvo – ai tecnici informatici chiamati a estrapolare tutti i dati dagli apparati elettronici del prete. Poi, una volta chiarito definitivamente il giro delle amicizie e delle frequentazioni di don Marco Mangiacasale, la fase investigativa potrà terminare.
    Per il deposito di questa consulenza dovrebbero essere necessari ancora una decina di giorni, al massimo due settimane.
    Solo in seguito il pm deciderà se interrogare l’ex parroco di San Giuliano – nonché ex economo della Diocesi – oppure notificare alla difesa l’avviso di conclusione delle indagini.
    Nel frattempo però, come detto, la comunità religiosa della provincia non è rimasta ferma.
    Sono infatti più di cento le lettere che, in questi due mesi di cella, don Marco Mangiacasale ha ricevuto da ex parrocchiani, fedeli e anche da altri religiosi. Missive spedite in parte nello studio dell’avvocato Papa, in parte direttamente al Bassone.
    «Non gli dicono di certo bravo – sottolinea il legale – Sono fedeli che non si spiegano come la persona che in tanti anni hanno conosciuto e apprezzato possa essere finita in questo tunnel. La corrispondenza esprime la vicinanza umana delle persone a don Marco, oltre allo stupore per quanto accaduto».
    E sono tante anche le richieste di poter incontrare l’ex parroco di San Giuliano in carcere, anche se nessuna di queste potrà essere accolta. Il religioso, infatti, sta incontrando solo i propri cari e i suoi avvocati, oltre ovviamente al noto psichiatra e psicologo comasco Salvatore Zizolfi, che sta fornendo in queste settimane il supporto psicologico.
    Sono già cinque gli incontri che si sono svolti tra il professionista e don Marco Mangiacasale.
    Faccia a faccia su cui la difesa non si sbilancia, ma che in futuro non è escluso possano confluire in una consulenza da depositare in Procura. Anche se al momento, come detto, il primo passo sarà quello di attendere la relazione definitiva dei tecnici incaricati dal pubblico ministero di estrapolare tutta la notevole mole di mail, messaggi e fotografie contenute nelle apparecchiature tecnologiche utilizzate dal religioso, prima dell’arresto shock dello scorso 7 marzo mentre si trovava ad Abbadia Lariana per un incontro.

    Mauro Peverelli

  • Perugia, don Lucio Gatti indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione

    Perugia, don Lucio Gatti indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione

    Per la difesa del sacerdote l’iscrizione nel registro degli indagati è un «atto dovuto»

    di Francesca Marruco

    Violenza sessuale e abuso dei mezzi di correzione. Accuse pensatissime, se confermate. Specialmente per chi ha consacrato la propria vita a Dio e si prodiga per aiutare le persone deboli. Che in questo caso sarebbero diventate vittime di chi doveva aiutarle. A sei mesi dal clamore della vicenda del sacerdote perugino denunciato per abusi sessuali da alcuni ex ospiti della sua comunità di recupero, risulta ufficiale l’iscrizione nel registro degli indagati di don Lucio Gatti, il sacerdote già rimosso dal suo incarico nella parrocchia di Cenerente mesi fa.

    Due procedimenti Il titolare dei due diversi procedimenti, nati da altrettante denunce di ex ospiti delle comunità di recupero gestite da don Lucio Gatti, è il pubblico ministero Massimo Casucci. Così, mentre i parrocchiani di Cenerente in attesa del verdetto del vescovo sul futuro del loro ex sacerdote raccolgono firme per chiedere che gli venga restituito, e il vescovo è prossimo ad annunciare al sua decisione, arriva la conferma dell’indagine.

    La difesa Per il legale che rappresenta il sacerdote, l’avvocato Nicola Di Mario, l’iscrizione nel registro degli indagati si tratta di un atto dovuto. Una sorta di formalità finalizzata all’accertamento reale degli eventi per come si sono verificati. Intanto don Gatti non è ancora stato convocato o ascoltato dal pubblico ministero titolare delle indagini.

    Le due inchieste Ancora, dal momento in cui le denunce sono state depositate, non sarebbero stati ascoltati nessuno dei due ragazzi che dicono di aver subito abusi sessuali da parte di don Gatti. Entrambi i giovani sono assistiti dagli avvocati Federico Mazzi e Alessandro Fratini. Don Gatti invece la sua versione l’ha raccontata alla commissione d’inchiesta della curia diocesana di Perugia istituita il 24 ottobre scorso. Secondo quanto trapelato, in quella circostanza avrebbe ammesso quanto denunciato dai ragazzi. O almeno lo avrebbe fatto in parte, sostenendo, sembrerebbe, che i giovani fossero consenzienti.

    Consenzienti? Facile immaginare come un eventuale procedimento possa giocarsi tutto sulla sottile linea tra l’abuso e l’atto tra due persone consenzienti. I ragazzi hanno effettivamente aspettato molto tempo prima di presentare denuncia e lo hanno fatto solo dopo che anche la trasmissione televisiva ‘Le Iene’ si era occupata del loro caso. Qualcuno potrebbe sollevare non pochi dubbi sulla scelta comportamentale tenuta.

    Il racconto di uno dei ragazzi che ha denunciato Uno dei ragazzi che hanno denunciato Don Gatti, aveva raccontato a Umbria 24 la notte in cui dice di aver subito l’abuso: «Mi venne proposto di andare a casa sua (del sacerdote indagato, ndr)per fare dei lavori il giorno seguente. Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi e ha tentato di baciarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Eravamo nello stesso letto, molto vicini. E’ stato tremendo». Lo stesso ragazzo aveva raccontato a Umbria 24 anche delle violenze fisiche e psicologiche che avevano messo in atto nei suoi confronti. «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi» aveva detto, aggiungendo di quando «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio» e di quando gli permettevano di mangiare solo mele destinate ai maiali.

    Accuse da verificare Tutte circostanze che il pubblico ministero dovrà vagliare per decidere se procedere poi con una richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio per il sacerdote perugino. A breve verrà resa nota anche la decisione della curia in osservanza del diritto canonico, forse già domenica pomeriggio quando il vescovo mons. Gualtiero Bassetti dovrebbe incontrare la comunità di Cenerente che più volte ha difeso il suo parroco.

    La lettera Lui invece, dal luogo sconosciuto in cui si è rifugiato dal momento dell’allontanamento dalla parrocchia, ha scritto una lettera al vescovo indirizzandola ai suoi parrocchiani e agli altri sacerdoti. Missiva che è stata in parte letta nella celebrazione in cui i sacerdoti rinnovano le loro promesse. Missiva in cui il sacerdote chiede scusa. Alla comunità e agli altri preti. Per quanto ha fatto? Per le sue debolezze? O per il clamore che la vicenda ha creato nonostante lui sia estraneo alle accuse? Non è dato sapere. Almeno per ora.