Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rete L’ABUSO

  • Abusi e omertà, fact cheking alla “dottrina Zuppi”

    Abusi e omertà, fact cheking alla “dottrina Zuppi”

    In chiusura del festival Tempi radicali a Modena, il 2 aprile, è stato ospite di Domani anche il cardinale Matteo Maria Zuppi. Un’importante occasione di dialogo, a cui bisogna dare atto che il presidente della Cei si è prestato volentieri, pur potendo immaginare che sarebbe andato incontro anche a domande scomode.

    Intervistato dal direttore Stefano Feltri, si è infatti mostrato sicuro e a suo agio sui temi di cui è abituato a parlare, dalla sinodalità alle periferie esistenziali care a papa Francesco fino addirittura a confrontarsi sui diritti lgbtq e il fine vita, ma ha cambiato passo ed è apparso sulla difensiva appena si è affrontato il tema degli abusi clericali. Ha fatto però in proposito affermazioni molto interessanti: proviamo quindi a riprenderle punto per punto.

    Prima di tutto, eludendo la domanda esplicita sull’avvio di un’indagine indipendente anche in Italia, Zuppi ha cominciato a criticare l’inchiesta che Domani porta avanti da ormai un anno sulla violenza nella Chiesa cattolica, sostenendo che sono state pubblicate cose non vere: «non abbiamo mai cercato di comprare qualcuno, come avete scritto», ha detto il presidente della Cei. In almeno due casi, però, abbiamo documentato che sono stati offerti 25mila euro alle vittime in cambio del silenzio sulla trattativa economica: è successo in provincia di Alessandria a Massimiliano Gamalero, vittima di don Carlo Bottero, reo confesso, e ad Antonio Messina, abusato a Enna da don Giuseppe Rugolo (oggi sotto processo per violenza sessuale su minori). Entrambi hanno ricevuto una proposta di “risarcimento” da parte della Chiesa: nel caso di Messina dal vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana, come si evince dalle intercettazioni agli atti, e in quello di Gamalero è arrivato addirittura un bonifico da parte del prete con la mediazione del vescovo di Acqui Luigi Testore. Sappiamo poi che altri casi di trattativa economica “privata” fra la Chiesa e le vittime sono andati a buon fine.

    «I primi che hanno consapevolezza e interesse a contrastare gli abusi siamo noi», ha poi sottolineato Zuppi, aggiungendo però che, «per evitare che a qualcuno venga il dubbio che ce l’avete con noi», Domani dovrebbe fare inchieste anche sulla famiglia e sulla scuola, responsabili, secondo il cardinale, del «95% degli abusi che ci sono in Italia». In primo luogo, sorprende questa percentuale: qual è la fonte di Zuppi, visto che non ci sono dati pubblici? Nel merito dell’affermazione, bisogna poi dire che la Chiesa non può in alcun modo essere messa sullo stesso piano della scuola e della famiglia: non solo per la levatura morale e il ruolo sociale che l’istituzione religiosa rappresenta e vanta, ma perché la gerarchia ecclesiastica ha fino ad oggi considerato l’abuso sessuale, anche sui minori, come un peccato che riguarda colui che lo commette, e non un reato. Senza contare che il pedofilo nella Chiesa ha finora potuto contare su un’organizzazione che in molti casi lo ha protetto con l’omertà e lo spostamento in altra diocesi, in certi casi agevolandone la fuga con vari espedienti, come è successo a don Silverio Mura, prete napoletano ritrovato in provincia di Pavia con il nome di don Saverio Aversano.

    Molto ci sarebbe poi da dire sul «rigore estremo» con cui papa Benedetto XVI e papa Francesco hanno affrontato il problema. Papa Francesco, in questi dieci anni sugli abusi ha detto molto ma fatto poco e finora non è riuscito a scardinare quel sistema di potere che rende la violenza clericale endemica. Nonostante Bergoglio abbia tolto il segreto pontificio sulle cause degli abusi (invece ribadito da Ratzinger nel 2001), di fatto vige ancora la massima riservatezza su decreti, testimonianze e carte processuali.

    Il presidente della Cei ha poi annuciato che i nuovi report sugli abusi nella Chiesa saranno pronti il prossimo novembre (ricordiamo che il 17 novembre 2022 è stato presentato il primo rapporto della Cei, che prendeva in esame l’attività dei Servizi diocesani e le segnalazioni arrivate ai centri di ascolto delle diocesi nel biennio 2020-2021) e riguarderanno «non solo i numeri ma anche il tipo di reati commessi negli ultimi vent’anni». Zuppi ha spiegato che la ricerca si limita a vent’anni (e non i tradizionali settanta, come la maggior parte delle indagini commissionate negli altri paesi) «perché di questo periodo abbiamo i dati su cui lavorare e evitiamo il rischio di avere soltanto delle proiezioni». Il cardinale ha omesso di esplicitare che anche questo report, come il precedente, sarà redatto non da una commissione indipendente ma da un’istituzione legata alla Chiesa, che non garantisce la necessaria terzietà. Senza contare che i dati ecclesiastici sono parziali (la Cei ha parlato di 613 fascicoli depositati al Dicastero per la dottrina della fede) perché non tengono conto di chi non si è rivolto all’autorità ecclesiastica per denunciare le violenze. Inoltre, limitare l’indagine a vent’anni esclude a priori le vittime emerse in precedenza e non tiene proprio conto di quanti non hanno ancora maturato la consapevolezza di aver subito un abuso: è noto infatti che molti hanno bisogno anche di trenta o quarant’anni per elaborare il trauma subito.

    Zuppi è poi entrato nel cuore del problema, sostenendo che le linee guida della Chiesa sono severissime e che i casi di abuso vanno denunciati alle autorità dello Stato. «Il problema però – ha poi precisato – è che a volte le persone non vogliono rivolgersi alla giustizia penale. A me personalmente è capitato due volte: due persone che mi hanno fatto segnalazioni ma non volevano andare al commissariato», sottolineando che in questi casi «vengono fatte firmare delle dichiarazioni alle vittime», che sollevino dalla responsabilità la Chiesa. Incalzato dal direttore, che gli chiedeva se a quel punto è il vescovo che fa la denuncia all’autorità dello Stato, Zuppi ha ribadito: «no, se la persona non vuole, no. Esiste però una giustizia ecclesiastica che funziona benissimo e non bisogna dire che è connivente (con gli abusatori, ndr)». Questo è un passaggio cruciale, perché dalle parole del presidente della Cei si evince che, nonostante l’obbligo morale sancito dal motu proprio papale Vos Estis Lux Mundi, che esorta il clero alla trasparenza e alla denuncia dei responsabili all’autorità civile, i vescovi continuano a rivolgersi solo ai tribunali interni. Sul fatto che questi ultimi funzionino bene, c’è solo la parola del cardinale, visto che gli esiti delle indagini ecclesiastiche non vengono rese note nella maggior parte dei casi nemmeno alle vittime. Su come sono condotte queste indagini, invece, da quel che trapela dai documenti a nostra disposizione c’è poco da stare allegri: nel sopracitato caso di don Rugolo, per esempio, monsignor Gisana viene ripreso durante la fase delle indagini preliminari proprio sul modo in cui ha condotto l’investigatio previa, che viene definita «monca» dal pm che lo interroga. Il vescovo, infatti, non solo non si era preoccupato di convocare diversi testimoni, ma nemmeno aveva sentito il prete accusato.

    Interpellato infine sul mancato coinvolgimento delle vittime nel processo di indagine sugli abusi, il cardinale Zuppi ha sostenuto che, invece, alcune di loro sono state ascoltate e ha citato un’udienza avvenuta al Consiglio permanente della Cei. Decisamente poco, se si aggiunge che Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, ricevuto due volte in udienza privata proprio da Zuppi, ha definito gli incontri «deludenti» e l’atteggiamento del cardinale «autoritario». La Cei non si è poi nemmeno data la pena di rispondere alle lettere del coordinamento Italy Church Too, nato nel 2022 proprio per dare voce ai sopravvissuti alla violenza clericale. Anche a Modena, non una parola è venuta da Zuppi sul dolore delle vittime e sulla necessità che ricevano un risarcimento (trasparente) per quanto hanno subito, come accade invece in Francia e in Germania.

    «E poi c’è sempre la giustizia ecclesiastica e Roma: un po’ di meccanismi di certezza del diritto per la vittima ci sono», ha concluso Zuppi, riferendosi ovviamente al ruolo di garante del papa. Purtroppo, pensando alla vicenda complessa e tutt’altro che chiara di Rupnik, e del ruolo per nulla trasparente avuto da Bergoglio nella scomunica del gesuita accusato di abusi su diverse suore, sorgono molti dubbi sulla «certezza del diritto» garantita dalla Santa Sede. Roma giudica, in effetti, come ha detto il presidente dei vescovi, ma a noi ancora rimane da capire in che modo.

    https://www.editorialedomani.it/politica/italia/abusi-nella-chiesa-e-coperture-fact-checking-alla-dottrina-zuppi-peg7zezb

  • Vaticano: licenziamento di un membro influente della commissione per la protezione dei minori

    Vaticano: licenziamento di un membro influente della commissione per la protezione dei minori

    Il membro più influente della commissione vaticana per affrontare gli abusi sessuali del clero si è dimesso, ha detto mercoledì il suo leader, nell’ultimo colpo a un organo consultivo papale perseguitato dalle polemiche.

    Hans Zollner, il volto pubblico degli sforzi di Papa Francesco per affrontare lo scandalo globale della pedofilia, si è dimesso a causa di un pesante carico di lavoro, ha detto la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori.

    “La commissione è stata informata che padre Hans Zollner ha chiesto di essere sollevato dal suo incarico di membro”, ha dichiarato in una nota il cardinale americano Sean O’Malley, capo della commissione.
    Zollner è stato l’ultimo membro fondatore rimasto del gruppo, istituito da Papa Francesco nel 2014 mentre si sforzava di liberare la Chiesa cattolica dal flagello degli abusi sessuali da parte dei religiosi.

    Ma la commissione ha subito un duro colpo nel 2017 quando Marie Collins, membro e sopravvissuta agli abusi, si è dimessa, dicendo che il corpo era a corto di risorse e ha affrontato una feroce resistenza all’interno dei gradini più alti della chiesa.

    Anche il membro e sopravvissuto Peter Saunders si dimise nello stesso anno.

    Francesco ha accettato la richiesta di Zollner di dimettersi “con i più profondi ringraziamenti per i suoi molti anni di servizio”, ha detto O’Malley.

    Il sacerdote gesuita tedesco e rinomato accademico è uno dei massimi esperti nella lotta contro gli abusi sui minori nella Chiesa cattolica.

    Franceso ha promesso una posizione di tolleranza zero nei confronti degli abusi e ha cambiato la legge in modo che i casi sospetti debbano essere denunciati, ma le associazioni delle vittime affermano che non è ancora andato abbastanza lontano.
    Francesco Zanardi, fondatore del gruppo di sopravvissuti italiani Rete L’Abuso (The Abuse Network), ha detto mercoledì all’AFP che Zollner era stato “molto onesto” riguardo al problema dei preti pedofili all’interno della Chiesa “e il Vaticano gliela sta facendo pagare”.

    Il papa ha recentemente cercato di rafforzare la commissione, originariamente limitata nel suo mandato, inserendola nell’ufficio vaticano che tratta i casi di abusi sessuali del clero.

    Lo ha anche incaricato di aiutare le chiese locali a creare centri per sopravvissuti, dove coloro che hanno subito abusi possono cercare aiuto e giustizia.

    Ma Zanardi ha detto che mentre Zollner era stato una rara voce contraddittoria, la stessa commissione era “assolutamente inutile”.
    cmk-ide/ar

  • Gli abusi nella Chiesa in Germania e in Italia – Podcast

    Gli abusi nella Chiesa in Germania e in Italia – Podcast

    di Luciana Caglioti, Agnese Franceschini e Daniela Nosari – Il cardinale Marx di Monaco ha chiesto scusa e uno studio presentato a Mainz riapre la discussione sull’atteggiamento della Chiesa Cattolica tedesca verso le vittime di abusi sessuali perpetrati nelle diocesi.

    Ci sarebbero stati insabbiamenti e censure che ora vengono ammessi pubblicamente.

    Sono segnali di cambiamento? Ce ne parla Agnese Franceschini. Francesco Zanardi della “Rete L’Abuso” invece racconta come viene affrontato il problema in Italia da parte delle gerarchie ecclesiastiche.

    Lo studio sulla diocesi di Mainz

    Lo studio dal titolo “Esperire – Comprendere – Prevenire” è stato commissionato dalla stessa diocesi di Mainz. Secondo questo rapporto, sono oltre 400 le vittime di abusi sessuali nella diocesi di Mainz e 181 gli accusati. Di fronte a questi numeri inquietanti, il vescovo di Mainz Peter Kohlgraf ha ammesso un fallimento della Chiesa. Per la prima volta, inoltre, non si parla solo di atti commessi da chierici, ma da tutti i dipendenti della chiesa. Inoltre, sono stati inclusi anche i casi di abuso nei confronti di adulti, non solo di minori. Sono state esaminate circa 25.000 pagine di fascicoli e materiale d’archivio per il periodo dal 1945 al 2019 e sono state condotte 246 interviste personali, scritte o telefoniche. Dei 181 accusati, due terzi erano chierici, un terzo laici.

    Le accuse ai vescovi Volk e Lehmann

    Lo studio ha rivelato che i vertici della diocesi hanno fallito nel trattare almeno 48 presunti colpevoli. Tra gli altri, gli autori hanno adottato una linea dura nei confronti degli ex vescovi di Mainz, Hermann Volk e Karl Lehmann. Nel periodo sotto Volk, cioè tra gli anni Sessanta e Ottanta, gli atti di abuso sono stati particolarmente frequenti, ma la preoccupazione principale del vescovo era quella di non causare un fastidio pubblico e la sofferenza delle vittime non aveva importanza.

    Per quanto riguarda Karl Lehmann, che è stato vescovo di Mainz dall’83 al 2016, colpisce il contrasto tra la sua immagine pubblica e mediatica e il suo atteggiamento e azioni personali, comunque volte a non prendere in considerazione i casi di violenza sessuale. In effetti Lehmann, anche come presidente della conferenza episcopale tedesca, era considerato tra i cardinali più aperti al dialogo e aveva più volte condannato i casi di abuso, ma secondo il suo successore Kohlgraf, Lehmann sarebbe la personificazione di una chiesa che non si assume le proprie responsabilità nei confronti delle vittime di abusi e le esclude. Avrebbe infatti ripetutamente messo in dubbio la responsabilità sistemica della Chiesa e della diocesi per gli atti di abuso e avrebbe mostrato nei suoi incontri con le vittime di violenza sessualizzata una durezza e un rifiuto incredibili.

    La complicità di alcune famiglie

    Secondo il rapporto anche le famiglie e i genitori di alcune vittime di abuso abbiano contribuito ad insabbiare. Questa è un’ulteriore dimostrazione di quanto la pratica sistematica di sminuire, nascondere e non perseguire abbia portato molti fedeli a non denunciare quanto stava accadendo e un atteggiamento complice e non critico da parte degli adulti.

    Un atteggiamento diverso verso gli abusi

    Il vescovo Kohlgraf ha dichiarato: “Stiamo parlando di un crimine, non di singoli scandali Le persone sono state distrutte nella fede e nella fiducia. Per me personalmente, come vescovo di Mainz, è importante assumermi le mie responsabilità e definire i percorsi futuri con le persone della diocesi.” Raramente ci sono state delle parole così chiare da parte di un alto rappresentante della Chiesa cattolica tedesca, che finalmente parla di crimine e chiede la collaborazione di tutti. È un’apertura al dialogo molto importante che viene ribadita anche da altri segnali di svolta. Ad esempio a gennaio di quest’anno il cardinale Reinhard Marx si è di nuovo scusato pubblicamente con le vittime di abusi nella diocesi di Monaco e ha ammesso di aver commesso degli errori. “Non posso cancellare quello che è successo, ma posso agire in modo diverso ora e in futuro”, ha dichiarato, e coerentemente con questo ha esortato a denunciare ogni indizio di abuso. Lo scorso anno era uscito uno studio anche sulla diocesi di Monaco, ma già nel giugno del 2021 il cardinale Marx aveva offerto le sue dimissioni, assumendosi la responsabilità della catastrofe degli abusi sessuali, ma papa Francesco le aveva rifiutate.

    I primi fatti concreti

    L’arcidiocesi di Monaco ha, ad esempio, rinunciato al diritto di invocare la prescrizione in un caso di abuso avvenuto 30 anni fa. Si è inoltre dichiarata pronta “a pagare un adeguato risarcimento per il dolore e la sofferenza del querelante e a trovare una soluzione appropriata per qualsiasi richiesta di risarcimento”, ha scritto in un comunicato pubblicato due giorni fa. Il caso è comunque interessante perché coinvolge anche il defunto papa Ratzinger che allora era Arcivescovo di Monaco e aveva permesso il trasferimento nella città bavarese del sacerdote colpevole di molestie, nonostante ci fossero già state accuse di abusi nei sui confronti. Per questo il 38enne vittima di abusi ha denunciato anche Benedetto XVI.

    Sul sito della “Commissione indipendente sui casi di abusi sessuali su minori in Germania” si trova un elenco degli studi ancora in corso, la maggior parte di loro riguardano la Chiesa tedesca.

    La situazione in Italia

    Francesco Zanardi è il presidente di “Rete L’Abuso” – Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, e mette in luce come in Italia l’elaborazione degli abusi sessuali da parte dei membri della chiesa sia ancora agli inizi. C’è ancora molto da fare per riconoscere e aiutare le vittime di abusi. E anche dal punto di vista legislativo mancano leggi adeguate.

    Nell’intervista che ci ha rilasciato Zanardi parla inoltre del rapporto sugli abusi redatto dall’associazione, che mette in luce molti più casi rispetto a quelli rilevati dal rapporto CEI di novembre 2022, e si augura che porti a indagini approfondite sui membri della Chiesa accusati.

  • Sacerdote ai domiciliari accusato di violenza sessuale ai danni di minori querela il Presidente della Rete L’ABUSO per diffamazione

    Sacerdote ai domiciliari accusato di violenza sessuale ai danni di minori querela il Presidente della Rete L’ABUSO per diffamazione

    ANSA – IL presidente di Rete l’Abuso , Francesco Zanardi è stato denunciato per diffamazione a mezzo stampa da Giuseppe Rugolo, il sacerdote accusato di violenza sessuale ai danni di minori.

    La notizia nel giorno prima dell’ennesima udienza del processo che si celebra al Tribunale di Enna.

    Domani, infatti, tra i testi anche due monsignori, Pietro Spina e Vincenzo Murgano che saranno chiamati a chiarire il perché, nonostante sapessero delle violenze subite dal giovane che ha denunciato, non abbiano agito di conseguenza e il vicario foraneo Giuseppe Fausciana che, invece, segnalò al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana, il caso di violenza.

    “E’ l’ennesimo tentativo di provare ad imbavagliare chi denuncia e racconta cosa sia avvenuto e sta avvenendo ad Enna – dice Zanardi che da anni si batte con la sua associazione per dare giustizia alle tante vittime del clero – Dopo la giornalista Pierelisa Rizzo ora tocca a me.

    Anche in questo caso la procura di Savona, dove ha sede l’associazione, aveva chiesto l’archiviazione per l’infondatezza della notizia di reato, ma i legali di Rugolo hanno fatto opposizione e, dunque, il prossimo 4 ottobre si svolgerà l’udienza”.

  • Gli abusi in Argentina che Bergoglio ha ignorato

    Gli abusi in Argentina che Bergoglio ha ignorato

    A pochi giorni dalle celebrazioni per i dieci anni di pontificato, l’8 marzo papa Francesco si è trovato all’ingresso del Vaticano un suo compatriota, ospite inatteso e per la verità ben poco incline a festeggiare. A chiedere di lui alla Porta Angelica era Sebastián Cuattromo, 46 anni, vittima di un prete pedofilo, accompagnato dalla moglie Silvia Piceda, anche lei sopravvissuta a un abuso sessuale quando era bambina. I due si sono incontrati a causa del passato comune e si sono innamorati: insieme a una nuova famiglia, nel 2012 hanno costituito “Adultxs por los derechos de l’infancia”, un’associazione di sopravvissuti agli abusi infantili che si batte per i diritti dei bambini. Una storia, la loro, che testimonia la capacità di trasformare la sofferenza in lotta civile: il papa, però, non si è fatto impressionare e non li ha ricevuti.

    La coppia sta affrontando in queste settimane un viaggio attraverso l’Europa per rendere visibile quello che definiscono «il reato più impunito della terra», le violenze sui minori: la tappa romana, organizzata grazie all’aiuto della Rete L’Abuso, assume un forte potere simbolico, soprattutto a ridosso del 13 marzo, anniversario dell’elezione del papa. Dieci anni sono una buona occasione per un bilancio e, sul fronte della lotta alla violenza clericale, quello di Francesco è fatto più di ombre che di luci. Durante la conferenza stampa, che si è tenuta il 9 marzo alla sala stampa estera, la coppia argentina ha ribadito l’importanza della denuncia pubblica degli abusi sessuali sui bambini, a fronte di un alto livello di impunità dei colpevoli e del silenzio delle istituzioni.

    L’omertà della Chiesa Cuattromo la conosce bene. È stato abusato ripetutamente nel 1989 e ’90, quando aveva 13 anni e frequentava il Collegio della congregazione dei Fratelli marianisti a Buenos Aires, da padre Fernando Picciochi, sacerdote e insegnante della scuola. Grazie alla denuncia di Cuattromo e dopo una lunga battaglia giudiziaria, il suo abusatore è stato infine condannato a dodici anni di reclusione nel 2012 per violenza reiterata su minori, una sentenza poi ratificata nel 2016 dalla Corte suprema argentina.

    «Picciochi è stato latitante per dieci anni anche grazie a complicità istituzionali – precisa Cuattromo a Domani – viveva sotto falsa identità negli Stati Uniti e per poterlo processare è stato necessario chiedere l’estradizione. L’ordine di cattura internazionale che pendeva su di lui per molto tempo non è stato effettivo a causa di un errore del potere giudiziario e del potere esecutivo in Argentina, errori sospetti che hanno permesso a quest’uomo di rimanere al riparo della giustizia per anni».

    Nessuna condanna è arrivata invece dalla Chiesa. Quando Cuattromo nel 2000 denuncia il suo abusatore, il Collegio marianista non solo non vuole riconoscere le proprie responsabilità in quanto istituzione in cui si sono svolti gli abusi, ma propone alle vittime di Picciochi un accordo economico sottobanco purché non raccontino quel che è successo. «I marianisti pretendevano il nostro silenzio in cambio di denaro», dice Sebastián Cuattromo, che rifiuta e riesce alla fine ad ottenere un risarcimento in sede civile.

    In quegli anni il cardinale Jorge Bergoglio è arcivescovo di Buenos Aires ma il clima che si respira nella gerarchia cattolica argentina è di freddezza verso le vittime e solidarietà con gli aggressori, se non di vero e proprio insabbiamento. «A metà del 2002, quando il Collegio marianista voleva silenziare le vittime e il mio abusatore era latitante, mi sono rivolto all’arcidiocesi di Buenos Aires, chiedendo di parlare con il cardinale Bergoglio», racconta Cuattromo. «Sono stato ricevuto da un segretario, padre Martín García Aguirre, e gli ho chiesto esplicitamente se l’arcidiocesi condannasse il tentativo dei Fratelli marianisti di mettere a tacere le vittime. Il segretario mi ascoltò, disse che avrebbe riferito al cardinale e poi mi fece sapere che Bergoglio mi invitava a rivolgermi al vescovo Mario Poli, responsabile del vicariato del Barrio de Flores, che aveva la giurisdizione territoriale sul Collegio».

    Monsignor Poli, attuale arcivescovo di Buenos Aires, dopo una serie di colloqui con Cuattromo, gli comunica infine la risposta delle autorità ecclesiastiche: «mi disse chiaramente che la gerarchia cattolica di Buenos Aires capeggiata da Bergoglio avallava la presa di posizione della scuola – dice Cuattromo – e lo fece in un modo molto arrogante, con la consapevolezza di trovarsi in una posizione di potere rispetto a me, e con una profonda sottovalutazione della gravità del crimine e della sofferenza delle vittime».

    In dieci anni di papato, non sono arrivati gesti di riparazione da parte di Francesco o della conferenza episcopale argentina, che non ha mai convocato pubblicamente le vittime né ha mai istituito una commissione di indagine indipendente. Nonostante la proclamata “tolleranza zero” sugli abusi nella Chiesa, il papa non ha mai fatto nulla di concreto: «Tantissime volte, in questi anni, le vittime in Argentina gli hanno chiesto di partecipare a confronti pubblici – dice Cuattromo – ma Francesco non ha mai risposto, né agli inviti della nostra associazione né alla lettera personale che gli ho scritto nel 2015. Che cosa si può pensare di un papa che ignora le vittime del suo stesso paese?».

    Un anno fa, l’ultima richiesta di incontro, fatta pervenire da Cuattromo a Bergoglio tramite la Nunziatura apostolica: nessuna risposta ufficiale ma solo un suggerimento informale, arrivato da una terza persona, che lo invitava a recarsi in Vaticano durante un’udienza generale «per fare il baciamano al papa». Non esattamente il tipo di proposta che le vittime si aspettavano, e che suona quasi come una beffa. Cuattromo ci ha comunque riprovato presentandosi di persona ma il papa, ancora una volta, non gli ha aperto la porta.

    https://www.editorialedomani.it/fatti/chiesa-papa-francesco-abusi-argentina-jpq0n096

  • L’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato alla Procura Generale della Repubblica, l’informativa sui preti pedofili

    L’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato alla Procura Generale della Repubblica, l’informativa sui preti pedofili

    Come preannunciato durante la presentazione del 1° Report dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero italiani, l’Osservatorio della Rete L’ABUSO ha depositato un fascicolo alle Istituzioni competenti.

    Interessati dunque, oltre la Procura Generale della Repubblica, il Comando Generale del Corpo dei Carabinieri, l’Organizzazione centrale e territoriale della Polizia di Stato presso il Ministero dell’Interno – Reparti di Polizia Giudiziaria e il Reparto per i Crimini violenti della Polizia di Stato, presso il Ministero dell’Interno, che nella mattina di ieri hanno ricevuto il fascicolo.

    L’Italia è il paese dell’Unione con la più alta densità di sacerdoti, tra i diocesani e i religiosi pari a 50.148, seguito dalla Francia, seconda per il numero 21.930, meno della metà di quelli italiani, che secondo i dati della commissione CIASE, vedrebbe 72 vittime per ogni sacerdote pedofilo. Tutti gli altri paesi, malgrado le cifre spaventose restituite dalle commissioni, hanno come densità di sacerdoti tutti meno dei numeri francesi.

    L’ultima commissione è quella portoghese, soli 3,936 sacerdoti totali, non tutti, chiaramente, pedofili, con quasi 5000 vittime, secondo i dati della commissione indipendente del Portogallo.

    Parliamo di migliaia di bambini stuprati dai preti. Tutti i paesi più industrializzati e così detti “civili” sono intervenuti in tutela della propria prole. In Italia, invece, nonostante il report della Cei che ha tracciato 68 preti pedofili, la magistratura tace.

    L’informativa, come già annunciato, ha lo scopo, in assenza di un dato istituzionale e della volontà politica, di fornire le notizie di reato omesse dalla Chiesa e dagli sportelli diocesani e di stimolare l’intervento della Giustizia per fare luce sul quel ” demonio di un ambiente malsano e omertoso” come spesso lo stesso Papa Francesco dichiara, sulle migliaia di casi che anche nel nostro paese rendono e hanno reso vittime, innocenti fanciulli.

    L’iniziativa promossa in Italia dalla Rete L’ABUSO, è in linea con il progetto europeo promosso da Justice Initiative  ed in visione del sinodo del prossimo ottobre, con l’iniziativa promossa da ECA Global, che vedrà nuovamente in Vaticano i sopravvissuti provenienti da tutto il mondo.

    Comunicato stampa_signed

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/04/19/procura-generale-della-repubblica-presso-la-corte-di-cassazione-roma/

  • Abusi, in Germania la Chiesa stanzia 40 milioni di euro per le vittime. Ma in Italia la Cei non vuole parlare di risarcimenti

    Abusi, in Germania la Chiesa stanzia 40 milioni di euro per le vittime. Ma in Italia la Cei non vuole parlare di risarcimenti

    Città del Vaticano – I risarcimenti alle vittime della pedofilia stanno costando assai salati alle finanze della Chiesa tedesca. Finora i vescovi hanno dovuto sborsare più di 40 milioni di euro a donne e uomini che in passato sono stati oggetto di molestie e abusi sessuali. Tre domande risarcitorie su quattro hanno riguardato uomini e una su quattro donne. Tuttavia, 20 dei 24 pagamenti superiori a 100.000 euro sono andati a donne così come 17 dei 27 pagamenti tra 75.000 e 100.000 euro.

    In questi tre anni i vescovi seguendo una policy basata sulla totale trasparenza e sull’ascolto di chi in passato è stato violato e spesso silenziato dalla struttura, hanno aperto nelle diocesi sportelli on line e sui siti persino moduli da compilare per facilitare l’invio al fine di ottenere risarcimenti. In totale si sono contate 1.839 richieste mentre una Commissione indipendente (appositamente istituita) ha lavorato per verificare e approvare i pagamenti. L’importo medio è stato di 22.150 euro in 1.809 casi. Il risultato di questo lavoro immane è stato reso noto dal rapporto annuale della commissione e diffuso dalla agenzia di stampa cattolica KNA.

    In 143 casi (circa l’8%) è stato ordinato un pagamento superiore a 50.000 euro, in 24 casi, invece, (1,3%) superiore a 100.000 euro. In quasi 1.000 casi (54%), l’importo approvato era di 15.000 euro o meno.

    Tra le domande esaminate solo nove non sono state approvate e sono state giudicate inammissibili, mentre per altre 21 domande il riconoscimento non è stato concesso o perché nel frattempo sono state ritirate o perché si trattava di domande multiple che sono state poi raggruppate in una unica richiesta.

    A far parte di questa commissione sono undici membri esperti di varie discipline e proposti da un organismo a maggioranza non ecclesiastica, tutti nominati dalla Conferenza episcopale. Ma le loro decisioni sono assolutamente libere. Il presidente è l’avvocata Margarete Reske (70 anni), già presidente del Tribunale regionale superiore di Colonia. Il tempo medio di attesa per avere una risposta è di circa quattro mesi.

    Mentre la gestione dei casi di abuso in Germania è avviata su una buona strada e il lavoro sottoposto regolarmente a commissioni totalmente indipendenti, in Italia il percorso sta andando avanti a rilento nonostante gli annunci ad effetto della Cei dove al suo interno si riscontrano posizioni discordanti su come affrontare l’emergenza. Lo zoccolo duro dei vescovi è contrario ad aprire gli archivi e in ogni caso il tema dei risarcimenti per le vittime italiane resta ancora un terreno praticamente inesplorato e finora accantonato al punto da collocare la Chiesa italiana fanalino di coda in Europa, se paragonata all’atteggiamento di apertura e collaborazione vigente in altri episcopati. Persino sui futuri report annuali i vescovi hanno scelto di non aprire i propri archivi per effettuare una ricerca storica in grado di scandagliare i metodi usati dalla Chiesa negli ultimi 50 anni. La linea che i vescovi hanno scelto è di compromesso, a ribasso: i ricercatori della Cattolica (certamente professionisti ma non indipendenti completamente dall’istituzione Chiesa) potranno effettuare ricerche ma limitate ai vent’anni e solo negli archivi della Congregazione per la Dottrina della Fede (non in quelli delle 220 diocesi italiane).

    Nel frattempo in Italia l’Osservatorio permanente della Rete l’Abuso, l’associazione che raccoglie le vittime di abusi sessuali da parte dei preti,ha reso noto il primo report prodotto con i dati pervenuti all’Associazione: l’arco temporale di riferimento è di circa 13 anni; le segnalazioni contenute nel documento sono raccolte direttamente dalle denunce delle presunte vittime; i dati si riferiscono unicamente a sacerdoti e non comprendono l’indotto (catechisti, educatori, animatori e laici in generale); tutti i casi conteggiati sono riconducibili unicamente ad abusi sessuali a danno di minori».

    «Il presente report -si legge -non ha l’obbiettivo di fornire dei numeri, ma spiegare perché il problema endemico dei sacerdoti pedofili, in Italia sia particolarmente allarmante rispetto agli altri paesi, non solo nell’area dell’Unione Europea». Dai dati, regione per regione, emerge che sono 164 i sacerdoti condannati in via definitiva negli ultimi quindici anni («elenco parziale», si precisa). I casi non noti: 86, «segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili». 166 è il numero segnalato dal Report della Rete l’Abuso, di sacerdoti accusati, si tratta di preti attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia. «Il dato – fa presente Rete l’Abuso – conteggia anche chi si è salvato dalla prescrizione». Il totale dei casi censiti nel Report che restano potenzialmente pericolosi è 418. Le potenziali vittime 29.260 (il dato – precisa l’associazione nel Report – tiene conto di quello francese che parla di 72 minori in media a sacerdote).

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_sessuali_risarcimenti_vittime_vescovi_tedeschi_italiani_cei_germania_papa_francesco_vaticano_rete_abuso-7208834.html

  • Sopravvissuto – Testo di Giuseppe Miccoli per Rete L’ABUSO

    Sopravvissuto – Testo di Giuseppe Miccoli per Rete L’ABUSO

    Il pezzo musicale donato dall’autore Giuseppe Miccoli alla Rete L’ABUSO, è stato prodotto e arrangiato da Guido Guglielminetti, registrato e mixato con l’etichetta PSR factory di Peveragno (CN), masterizzato da Fabrizio De Carolis dl Reverence Mastering studio di Roma

    Testo e Musica di Giuseppe Miccoli

     

    Se tu mi tocchi,

    se tu mi prendi

    padre non posso più sopportare

    il contatto delle tue mani

    e l’affanno del tuo respiro

    Padre non mi tenere

    non mi toccare

    lasciami stare.

     

    Quando ancora cercherai

    e qualcun altro troverai

    c’è sempre una preda che non ti aspetta

    di cui negare la sofferenza

    E se il perdono a volte si può tentare,

    resta un vuoto nella mente

    che non si è più colmato. E no,

    non si può colmare.

     

    Anche se l’abito ti protegge,

    e sembri più forte della legge,

    il tuo animo è venduto

    ma io, sono sopravvissuto.

     

    Se tu mi tocchi,

    se tu mi prendi

    non c’è niente che mi difenda

    non c’è giustizia che mi protegga

    la verità va dove conviene

    sono stanco di soffrire

    di andare, venire e sottostare.

     

    E se con quelle braccia

    che hanno inflitto il male

    mi tieni giù la faccia

    e ho paura di naufragare

    di trasformarmi in una carta straccia.

    Ero solo un ragazzino

    tu il mio aguzzino

    e oggi non posso perdonare.

     

    Anche se non ti vuoi pentire,

    sicuro che poi potrai sparire.

    il tuo animo è perduto

    ma io, sono sopravvissuto.

     

    Anche se l’abito ti protegge,

    e sembri più forte della legge,

    il tuo animo è perduto

    e io, sono sopravvissuto.

    © – Tutti i diritti sono riservati – Rete L’ABUSO – HRC

  • Giuseppe Miccoli; autore di “Sopravvissuto”, racconta l’ispirazione del suo brano

    Giuseppe Miccoli; autore di “Sopravvissuto”, racconta l’ispirazione del suo brano

    Un brano forte in cui difficilmente un “sopravvissuto” non si riconosce.

    Giuseppe Miccoli un cantautore pugliese, classe 1980 ha scritto qusto brano che ha regalato alla Rete, ai sopravvissuti italiani.

    Un punto di vista importante, in quanto Miccoli non è un sopravvissuto, tuttavia ha fotografato con il suo brano un punto di vista reale, spesso ignorato da molti.

    Oggi pubblica il suo primo pezzo dal titolo “Sopravvissuto” in collaborazione con la Rete l’Abuso.

    Il pezzo musicale è stato prodotto e arrangiato da Guido Guglielminetti.

    Registrato e mixato con l’etichetta PSR factory di Peveragno (CN), masterizzato da Fabrizio De Carolis dl Reverence Mastering studio di Roma

  • Perché l’Italia tarda a rispondere agli abusi sessuali nella Chiesa cattolica?

    Perché l’Italia tarda a rispondere agli abusi sessuali nella Chiesa cattolica?

    Quattro anni fa Papa Francesco ha organizzato il primo summit sulla questione della pedofilia. Nel corso degli anni il Vaticano è stato più volte accusato di non aver fatto abbastanza. Nel 2014 è stata creata una Commissione speciale per combattere il problema. Tre anni dopo Marie Collins, Irlandese sopravvissuta agli abusi, ha lasciato la Commissione dando la colpa a quelle che lei definisce le “resistenze” interne alla chiesa. Da allora, ci ha detto, la Commissione ha fatto pochi progressi.

    “Il problema di partenza: salvare la reputazione della Chiesa”

    “Quando ho dato le dimissioni volevo che si sapesse che c’era della resistenza, che la Commissione aveva in qualche modo cercato di portare a termine il proprio lavoro ma è stata ostacolata da alcune figure all’interno della Curia – dice Collins -. C’entrano il potere e la politica del Vaticano che hanno tentato di controllare la Commissione, minando la nostra indipendenza, terrorizzati all’idea che potessimo apportare dei cambiamenti. Qui torniamo al problema di partenza: ovvero salvaguardare la reputazione della chiesa”.

    Quasi un milione di vittime in Italia

    In Italia, a differenza di altri paesi, è stato fatto ancora poco sul tema della pedofilia. Di recente l’ong Rete l’Abuso ha diffuso il rapporto più completo mai pubblicato fino ad oggi, che copre 13 anni di attività dell’Associazione in cui sono stati acquisiti oltre 400 casi di abuso sessuale ai danni di minori compiuti da sacerdoti, divisi per regione.

    “Il numero totale di potenziali vittime di cui un sacerdote può abusare è importante – dice Francesco Zanardi, fondatore e presidente di Rete l’Abuso -. Questo è dovuto principalmente all’insabbiamento e al fatto che il sacerdote, invece di essere denunciato alla polizia, viene spesso trasferito da una chiesa all’altra, il che porta ad altre vittime. In Italia il numero totale di sacerdoti è due-tre volte superiore a quello della Francia”.

    Il documento è stato inviato alla Procura della Repubblica per sollecitare un intervento delle autorità competenti. Secondo le ultime stime in Italia potrebbero esserci fino a un milione di vittime.

    “Ogni italiano ha un legame con la Chiesa cattolica”

    La Conferenza Episcopale Italiana nel Novembre 2022 ha pubblicato i dati raccolti nel corso di due anni presso i centri di ascolto delle diocesi. Numeri notevoli ma ancora parziali secondo Zanardi. Ma perché in Italia si è fatto così poco?

    “L’Italia è ancora un Paese molto omogeneo dal punto di vista culturale e sociale – dice Iacopo Scaramuzzi, corrispondente dal Vaticano per La Repubblica -. Non dico che siamo tutti cattolici, ma ogni italiano ha un legame con la Chiesa cattolica, sia esso familiare o religioso. Ecco perché qui ci vuole più tempo ed è più difficile rendersi conto di ciò che sta accadendo”.

    https://it.euronews.com/2023/02/01/perche-litalia-tarda-a-rispondere-agli-abusi-sessuali-nella-chiesa-cattolica