Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rete L’ABUSO

  • Domande/risposte sulla pedofilia della Vaticanista Franca Giansoldati al Presidente CEI Matteo Zuppi

    Domande/risposte sulla pedofilia della Vaticanista Franca Giansoldati al Presidente CEI Matteo Zuppi

    Le domande della Vaticanista Franca Giansoldati sulla scelta della CEI di discriminare tutte le vittime del clero abusate prima del 2000.

    Non chiari neppure i provvedimenti per quelle che saranno prese in considerazione dalla chiesa italiana.

    Non ci sarà quindi una commissione d’inchiesta, rimarrà l’auto monitoraggio della chiesa su se stessa, lasciando indifferente il problema e eventuali soluzioni.

    L’assemblea a differenza di tutti gli altri paesi ha totalmente escluso le vittime, anche se dopo l’intervento del Presidente della Rete L’ABUSO, il Presidente CEI si è offerto di riceverlo nella sua qualità di portavoce.

    Richiesta accolta alla quale la Rete L’ABUSO ha già provveduto ad una richiesta di incontro.

    QUI la conferenza integrale

  • La Cei promette un cambio di passo sulla lotta agli abusi. I comitati delle vittime: «Non basta»

    La Cei promette un cambio di passo sulla lotta agli abusi. I comitati delle vittime: «Non basta»

    Un «dovere» secondo la Chiesa cattolica, un «passo troppo timido» secondo le vittime: la Conferenza episcopale italiana (Cei) ha annunciato venerdì 27 maggio l’avvio di uno studio sulle violenze sessuali su minori e persone vulnerabili all’interno della chiesa negli ultimi 20 anni, anche e soprattutto a seguito delle pressioni delle associazioni delle vittime, le quali continuano a chiedere un’indagine indipendente. «È nostro dovere di fronte a tanta sofferenza», ha dichiarato in una conferenza stampa Matteo Zuppi, nominato martedì scorso da papa Francesco a capo dei vescovi della penisola.

    In un comunicato finale emesso al termine della sua assemblea generale a Roma, la Cei promette che questo «studio sarà realizzato con la collaborazione di istituti di ricerca indipendenti», per «arrivare a una conoscenza più approfondita e oggettiva» delle aggressioni presunte o confermate commesse da religiosi in Italia tra il 2000 e il 2021. Utilizzerà i dati forniti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’istituzione vaticana responsabile, tra le altre cose, delle questioni relative alle violenze sessuali all’interno della Chiesa cattolica. «Ciò consentirà di migliorare le misure di prevenzione e controllo, nonché di accompagnare le vittime e i sopravvissuti con una migliore conoscenza», ha dichiarato la Cei.

    Inoltre, la Conferenza episcopale si impegna ad aumentare il numero dei centri di ascolto nelle diocesi – attualmente dislocati in circa il 70% del Paese – e a produrre un primo rapporto nazionale sui casi segnalati negli ultimi due anni.

    Questi annunci hanno deluso le associazioni delle vittime. Francesco Zanardi, vittima di un sacerdote e fondatore della principale associazione di vittime, Rete L’Abuso, ha dichiarato alla stampa che è «discriminatorio» studiare i casi solo dal 2000 in poi, «il che esclude molti casi, compreso il mio. È noto quanto possa essere lungo il tempo di elaborazione della violenza subita, anche decenni». Le associazioni, che a febbraio hanno lanciato un’importante campagna di sensibilizzazione sul tema, chiedono un’ampia indagine indipendente, «condotta da professionisti imparziali e di alto livello», in un Paese a maggioranza cattolica dove la Chiesa mantiene una grande influenza.

    Il 23 maggio scorso, associazioni, avvocati e giornalisti riuniti nel movimento “ItalyChurchToo”  hanno pubblicato una lettera aperta in tal senso, sottolineando il ritardo del Paese rispetto ad alcuni suoi vicini, come la Francia, dove una commissione d’inchiesta ha stimato che 216.000 bambini e adolescenti sono stati vittime di chierici e religiosi dal 1950 a oggi. «L’Italia è il Paese più arretrato in questo ambito. Quello che chiediamo al nuovo presidente è il coraggio di mettere in atto misure radicali, non di facciata», ha dichiarato venerdì all’Afp Ludovica Eugenio, giornalista italiana e componente della rete ItalyChurchToo.

    A suo avviso, un rapporto di 20 anni «non risolverà i problemi perché non va al fondo delle cose. È come costruire una casa dal terzo piano, senza fondamenta. Senza prevenzione, senza giustizia e senza verità, non porterà a nulla». In un’intervista rilasciata venerdì sempre all’Afp, Francesco Zanardi ha anche deplorato il «problema dello Stato italiano» e «i difetti» del sistema legislativo, che «non riesce a intervenire», affermando che «ognuno deve fare la sua parte».

    Durante l’assemblea, il cardinale americano Sean O’Malley, presidente della Pontificia commissione per la Tutela dei Minori, ha invitato i vescovi a «impegnarsi» per combattere questo flagello. «La realtà è che saremo giudicati in base alla nostra risposta alla crisi degli abusi nella Chiesa», ha detto. Alla fine di aprile, ilpPapa ha chiesto alla commissione di redigere un rapporto annuale sulla lotta contro le violenze sessuali e gli stupri commessi da chierici, chiedendo un «nuovo inizio» perché «c’è ancora molto da fare». – Foto di Jorge Valenzuela A

  • Report su abusi della Chiesa. “Ma senza magistratura rischia di essere un bluff: 161 le nuove denunce”

    Report su abusi della Chiesa. “Ma senza magistratura rischia di essere un bluff: 161 le nuove denunce”

    “Più che un’apertura lo definirei un bluff”. Non usa giri di parole, Francesco Zanardi, 51 anni, presidente della Rete L’Abuso, vittima di un sacerdote quando aveva dieci-undici anni nella parrocchia dove abitava a Spotorno, per commentare le parole del nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, circa l’annunciato report della Chiesa del nostro Paese sui casi di abusi sessuali commessi da preti su minori dal 2000 al 2021.

    Zanardi, perché parla di bluff?
    “Il rapporto tratterà soltanto gli abusi relativi agli ultimi venti anni. Mi domando? E chi come me è stato abusato prima, nei decenni tragici in questo senso della Chiesa non solo italiana? Tutto ciò mi sembra davvero discriminatorio per le migliaia di vittime italiane che rimarranno fuori da questa indagine. Non mi sembra civile e nemmeno sensibile. Io fui abusato negli anni Ottanta. Se le cose stanno davvero così questo report è irricevibile, non solo da me ma anche dalle tantissime vittime che si rivolgono alla mia rete L’Abuso per chidere aiuto e insieme conforto”.

    Insomma, per voi si tratta di un passo indietro della Chiesa quanto annunciato?
    “Assolutamente sì, lo devo dire, anche perché mentre tutte le conferenze episcopali nel mondo – l’ultima quella francese ma prima anche diverse altre – fanno inchieste guidate da commissioni esterne, e cioè con persone che studiano dall’esterno i vari casi, la Cei no. La “strada italiana”, come l’ha chiamata Zuppi, è una macroscopica anomalia, questa è la verità. Mi spiace, ma in questo modo le vittime non si sentono nemmeno trattate come tali, non si sentono tutelate, né comprese nonostante a parole siano nel cuore della Chiesa”.

    Negli ultimi anni le denunce si sono ridotte rispetto al passato?
    “Sì, ma il motivo è principalmente uno: ci sono studi scientifici che dicono che vi è una maturazione del trauma che dura dai 30 ai 35 anni. Significa che negli ultimi vent’anni ben poche vittime hanno denunciato sia alla Chiesa sia alla magistratura italiana perché ancora non hanno trovato la forza o la piena consapevolezza per farlo. Per questo motivo è evidente che la Chiesa del nostro Paese uscirà con un rapporto ben poco verosimile”.

    Secondo lei occorrerebbe un coinvolgimento della magistratura?
    “Non ci può essere un report serio senza magistratura. Molte vittime non denunciano alla Chiesa, ma soltanto alla magistratura. Sicché un report senza di essa non ha senso”.

    Perché non denunciano anche alla Chiesa?
    “Non vanno in Chiesa, cioè proprio il luogo dove sono state abusate e maltrattate a denunciare, innanzitutto perché temono di non essere credute”.

    Prima del Duemila i vescovi coprivano sistematicamente?
    “Sì perché se non lo facevano violavano delle precise indicazioni del Vaticano. È questa una verità che prima o poi andrebbe raccontata e ammessa”.

    Non ha intravisto nessun passo in avanti nelle parole di ieri di Zuppi?
    “Solo la volontà di incontrarci. Mi farò vivo, speriamo sia di parola”.

    Ma sull’Italia voi che dati avete?
    “In Italia ci sono 164 sacerdoti indagati, 162 condannati in via definitiva, circa 30 vescovi insabbiatori, 161 nuove segnalazioni da inizio anno. A questi numeri si deve aggiungere il dato più importante e cioè i 471 casi impuniti, quelli per i quali il reato è andato in prescrizione oppure le cui vittime non se la sono sentita di andare a denunciare i fatti in un centro di ascolto diocesano per ovvii motivi”.

    Perché in Italia si fa più fatica a scegliere la trasparenza?
    “Ci sono molti nodi a livello di legislazione nazionale cui fa scudo il Concordato, come il fatto che non esiste l’obbligo di denuncia. A mio avviso si tratta di una certa omertà che lo stesso Stato italiano concede alla Chiesa”.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2022/05/28/news/report_su_abusi_della_chiesa_ma_senza_magistratura_rischia_di_essere_un_bluff_161_le_nuove_denunce-351491883/

  • Le domande della Rete L’ABUSO al neoeletto Presidente della CEI – Cardinale Matteo Maria Zuppi – Video

    Le domande della Rete L’ABUSO al neoeletto Presidente della CEI – Cardinale Matteo Maria Zuppi – Video

    Durante lo spazio dedicato alle domande dei giornalisti, alla conclusione della Conferenza stampa del neopresidente della Cei card. Matteo Zuppi (27/5), Francesco Zanardi ha posto alcune domande ed esposto le perplessità rispetto al senso complessivo del progetto di contrasto all’abuso appena varato dai vescovi italiani.

    E’ stato un momento intenso: per la prima volta, in una conferenza stampa istituzionale della CEI, una vittima ha osato prendere la parola.

    Davanti ai giornalisti, Zuppi ha preso un impegno: quello di incontrare prossimamente la Rete l’Abuso ed acquisire gli eventuali dati.

    Il messaggio di alcune vittime sopravvissute, alla CEI

    © Rete L’ABUSO – Tutti i diritti riservati

  • L’era Zuppi si apre con un’indagine dimezzata sugli abusi nella chiesa

    L’era Zuppi si apre con un’indagine dimezzata sugli abusi nella chiesa

    Alla fine, sulla questione scottante degli abusi, dalla 76esima assemblea generale dei vescovi è arrivata una non risposta. Aggirato lo scomodo scoglio della promozione di una commissione indipendente, la Cei ha deciso invece di tracciare una «strada tutta italiana», come l’ha definita il neopresidente Matteo Zuppi durante la conferenza stampa conclusiva.

    Più che una strada, una via di mezzo: i vescovi hanno infatti presentato un piano in cinque punti sulla lotta alla pedofilia che più che promuovere verità e giustizia sembra voler limitare i danni per l’istituzione ecclesiastica. «In questi mesi non abbiamo fatto melina – ha assicurato Zuppi –  ma abbiamo lavorato con serietà». Ed eccolo, il programma: potenziare la rete dei Servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili e implementare i centri di ascolto diocesani, aperti – si badi bene – a tutti, non soltanto a chi ha subito abusi nelle strutture ecclesiastiche. I vescovi si impegnano poi a produrre entro il 18 novembre, giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, un primo report nazionale sulle attività di prevenzione e formazione e sui casi di abuso segnalati alla rete dei servizi diocesani e interdiocesani negli ultimi due anni; la Congregazione per la dottrina della fede fornirà poi alla Cei i dati sui delitti commessi da chierici dal 2000 al 2021, che saranno analizzati in collaborazione con istituti di ricerca indipendenti. Soddisfazione da parte della Cei è stata infine espressa per la recente collaborazione con il ministero della Famiglia come invitato permanente dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile.

    Non sono poche le perplessità che già suscita questa via nostrana alla lotta agli abusi nella Chiesa: gli archivi delle istituzioni ecclesiastiche restano sostanzialmente sigillati e saranno sempre i vescovi a decidere quali documenti consegnare agli enti indipendenti. Perché, inoltre, limitarsi ad approfondire i casi degli ultimi vent’anni, invece di risalire almeno agli ultimi 70, come è stato fatto negli altri paesi? Un ventennio è un arco di tempo molto corto, soprattutto se si considera che le vittime, in particolare i minori, impiegano anche venti o trent’anni a elaborare il trauma e, di conseguenza, a denunciare. «Ci è sembrato più serio affrontare quello che ci riguarda direttamente – è stata la risposta di Zuppi – e non giudicare con i criteri di oggi azioni che risalgono a tanto tempo fa». Una scelta che però pone un problema anche in caso di eventuali risarcimenti, perché rappresenta di fatto una «vera e propria discriminazione» della maggior parte delle vittime, come ha sottolineato Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso, intervenuto a sorpresa alla conferenza stampa della Cei: «sono 1600 gli ex bambini abusati che si sono rivolti alla mia associazione e di cui la Chiesa e lo Stato non si sono mai occupati – ha aggiunto Zanardi – molti, me compreso, si sono ammalati gravemente, per non parlare di quelli che si sono suicidati». Proprio sui risarcimenti, il presidente della Cei è stato vago e ha soltanto ribadito che «nei centri diocesani si fa accompagnamento psicologico gratuito a chi lo richiede».

    Alle 8 di ieri mattina, intanto, nei pressi della Nunziatura apostolica alcuni attivisti hanno organizzato un flash mob di protesta, mostrando dei cartelloni con immagini di donne e uomini con la biancheria macchiata di sangue, a simboleggiare la sofferenza subita dagli abusati. Tre ore dopo, il coordinamento Italy Church Too ha tenuto una conferenza stampa, in cui sono state condivise le dichiarazioni video di alcuni sopravvissuti alla violenza clericale, che hanno dichiarato la propria amarezza per non essere mai stati ascoltati dalla Chiesa. Italy Church Too aveva mandato una lettera aperta alla Cei alcuni giorni fa, in cui poneva ai vescovi una chiara richiesta di assunzione di responsabilità. «Non siamo per niente soddisfatti – ha commentato Ludovica Eugenio, responsabile del settimanale Adista e membro del coordinamento – la Cei non ha coinvolto le vittime e, rifiutandosi di istituire una commissione davvero indipendente, mostra ancora una volta di preoccuparsi essenzialmente di sé stessa».

    «Pensiamo alle vittime ma pensiamo anche ai preti, che sono figli nostri», ha detto d’altronde con un gran sorriso il cardinale Zuppi, aggiungendo che a volte summum ius summa inuiria: con l’applicazione troppo rigorosa della legge si finisce con il fare ingiustizie, alludendo alle polemiche sorte in Francia in seguito ai numeri eclatanti denunciati dalla Commissione Ciase. In una materia così delicata, il neopresidente ha esortato a non focalizzarsi solo sui numeri, e d’altronde la Cei ha già più volte ammonito ad estendere il monitoraggio anche ad altri ambiti della società. Il rischio è però un grande calderone in cui le responsabilità della Chiesa si diluiscono in un generale tentativo di cura senza riparazione del danno. Forse l’elezione a capo dei vescovi di un cardinale così popolare come Zuppi, corredata dall’entusiasmo per il suo profilo di prete dei poveri, è servita a indorare l’amara pillola di una presa di posizione sugli abusi clericali che appare più gattopardesca che mai: cambiare tutto per non cambiare nulla.

    Editoriale Domani

  • Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Le vittime di pedofilia chiedono al nuovo capo dei vescovi di cambiare linea

    Sul tavolo della 76esima assemblea generale della Cei, oggi in chiusura, c’è un dossier che scotta, quello degli abusi nella Chiesa. Sarà proprio questo il nodo gordiano che il neopresidente dei vescovi, il cardinale Matteo Maria Zuppi, salutato come l’emblema del cambiamento, sarà chiamato ad affrontare. Infatti, mentre nel mondo cattolico deflagra lo scandalo della violenza sui bambini e sulle religiose, in Italia dai vescovi ancora non arriva una chiara ammissione di responsabilità, né tantomento la determinazione a fare chiarezza, aprendo gli archivi vaticani e dando il via a una radicale operazione di trasparenza che finalmente renda giustizia alle vittime.

    Stavolta, però, non basteranno le solite generiche dichiarazioni sulla lotta alla pedofilia nelle parrocchie, come ha fatto lo stesso ex presidente Gualtiero Bassetti nel suo discorso introduttivo ai lavori dell’assemblea, quando ha ripetuto che la Cei conferma il suo impegno per la tutela dei minori e la promozione di «una migliore conoscenza del fenomeno degli abusi per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione».

    Parole troppo vaghe, sulla linea di quelle pronunciate dallo stesso Bassetti a inizio anno quando, in seguito ai dati drammatici arrivati dalla Francia e dalla Baviera sulla pedofilia nel clero, aveva magnificato il lavoro dei Centri di ascolto diocesani e aveva ammesso la possibilità di istituire una commissione d’inchiesta sugli abusi, purché interna alla Chiesa. Un’ipotesi che il coordinamento Italy Church Too, la rete di associazioni nata proprio per chiedere che siano dati finalmente ascolto e visibilità ai sopravvissuti alle violenze clericali, rifiuta radicalmente perché non risponde al necessario principio di terzietà, che esclude la possibilità di essere al contempo giudici e imputati.

    Proprio stamattina alle 11 a Roma, nella Sala stampa estera, Italy Church Too tiene una conferenza stampa sulle richieste di giustizia per le vittime dei sacerdoti abusanti, anticipate in una lettera alla Cei diffusa il 23 maggio. I firmatari chiedono «un’indagine indipendente, condotta da professionisti credibili e super partes», e che vengano aperti «canali di fattiva collaborazione con le istituzioni dello Stato italiano». Viene rivendicata anche l’applicazione delle norme prescritte da papa Francesco nel motu proprio Vos estis lux mundi, che stabilisce fra l’altro per preti e vescovi l’obbligo di segnalazione degli abusi alle istituzioni ecclesiastiche. Infine, no alla prescrizione per i reati di abuso sessuale e sì all’obbligatorietà del certificato antipedofilia, previsto dalla Convenzione di Lanzarote, anche per il clero e il volontariato nelle istituzioni ecclesiastiche. La lettera ha registrato un fiume di adesioni: a sottoscriverla sono vittime inascoltate, cittadini indignati, sacerdoti, intellettuali, segno di un desiderio di verità che attraversa il paese. Fra le firme anche quella dello storico Mauro Pesce, del filosofo Augusto Cavadi e del teologo Vito Mancuso.

    Intanto lo scorso 5 maggio, nella giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, proprio la Cei in qualità di “invitato permanente” è entrata a far parte dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, istituito presso il Dipartimento per le politiche della famiglia. Sulla spinosa questione degli abusi sui minori, Stato e Chiesa sono andati finora a braccetto: d’amore e d’accordo sulla strada da seguire, che ancora una volta pare essere quella, tutta italiana, di lavare i panni sporchi in famiglia. L’Osservatorio, presieduto dal Capo del Dipartimento, Ilaria Antonini, è per la verità poco più di una stanza vuota senza arredi: istituito nel 2007, non ha funzionato che pochi mesi, senza fornire i dati promessi sulla pedofilia nel nostro paese, e men che meno azioni di prevenzione del fenomeno. Ora viene resuscitato, con un nuovo “Piano nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale minorile”, un vasto programma di iniziative di sensibilizzazione e formazione che però ancora una volta non contempla il coinvolgimento delle vittime.

    L’assenza dei sopravvissuti agli abusi è il dato più eclatante anche nelle iniziative ecclesiastiche: «La Chiesa si riempie la bocca di solidarietà per le vittime ma non le coinvolge – sottolinea Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso – la stessa commissione d’inchiesta ecclesiastica interna è solo un modo per lavarsi la coscienza; lo stesso vale per gli sportelli diocesani, che i vescovi gestiscono senza rendere conto a nessuno. Quanti sono i casi rilevati? Che cosa succede ai responsabili? Non sappiamo niente».

    All’assemblea nella giornata di mercoledì è giunto un messaggio del cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha invitato i vescovi a una «conversione pastorale» sulla questione degli abusi, senza cedere alla tentazione di difendere l’istituzione: vedremo se la Cei saprà rispondere all’appello. Ora la palla passa al nuovo presidente: ottimo comunicatore, attento ai poveri e sensibile alla causa della pace, in passato ha già mostrato attenzione per frange marginalizzate nella Chiesa, come le persone lgbt, ma non si è ancora espresso apertamente sugli abusi nella Chiesa. Don Matteo, il momento è arrivato.

  • Conferenza stampa Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    Conferenza stampa Rete L’ABUSO – #ItalyChurchToo

    CONFERENZA STAMPA In occasione della 76.ma Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, in programma dal 23 al 27 maggio p.v., il Coordinamento #ItalyChurchToo chiederà, in una “LETTERA AI VESCOVI”, precise misure necessarie e improrogabili nell’ambito della lotta agli abusi nella Chiesa cattolica, che allineino l’operato della Chiesa italiana a quello di altre Conferenze episcopali e dissolvano i dubbi relativi alle reticenze e alle resistenze dell’episcopato italiano riguardo all’emersione della reale portata del fenomeno in Italia.

    Alla lettera – che verrà inviata alla Conferenza Episcopale Italiana il 23 maggio e contestualmente diffusa sui media nazionali ed esteri – i vescovi sono chiamati a rispondere entro la data della Conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, che avverrà venerdì 27 maggio ore 11,00 Associazione Stampa Estera – ROMA

    Il Coordinamento contro gli abusi nella Chiesa cattolica ItalyChurchToo è espressione delle vittime di abusi, del laicato cattolico, della cittadinanza e di alcuni media sensibili, ed è nato il 15 febbraio 2022 come strumento di pressione sulle istituzioni religiose e laiche per ottenere verità, giustizia e prevenzione per le vittime di abusi – minori, adulti, adulte, persone vulnerabili, religiose – perpetrati da persone a vario titolo impegnate nella Chiesa.

  • I sopravvissuti italiani chiedono un intervento sugli abusi nella Chiesa cattolica

    I sopravvissuti italiani chiedono un intervento sugli abusi nella Chiesa cattolica

    ROMA, 27 mag. (Reuters) – Attivisti anti-abuso hanno manifestato venerdì vicino all’ambasciata vaticana in Italia per chiedere un’azione sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica italiana, nel mezzo di discussioni in corso su come organizzare tale indagine.

    Un piccolo gruppo di manifestanti si è avvicinato all’edificio della Nunziatura Apostolica, vicino al centro di Roma, portando cartelli con foto di uomini e donne con biancheria intima macchiata di sangue. Uno dei manifestanti aveva in testa un velo da suora.

    Hanno affermato di essersi ispirati a una protesta organizzata ad aprile nella capitale estone Tallinn, che ha cercato di attirare l’attenzione sulle presunte violenze commesse dall’invasione delle forze russe contro le donne in Ucraina. In quella protesta i manifestanti hanno applicato sangue finto sulle mutande e lungo le gambe.

    “Purtroppo ho sperimentato la pedofilia e ogni vittima sa che non può riprendersi da quello che ha passato, ma il desiderio più grande è che gli altri bambini non soffrano quello che abbiamo vissuto noi”, ha detto l’attivista Francesco Zanardi.

    Zanardi, 51 anni, dirige Rete l’Abuso (The Abuse Network) e in febbraio ha formato un consorzio chiamato “Oltre il grande silenzio” insieme ad altri otto gruppi per esercitare pressioni sulla Chiesa italiana affinché accettasse un’indagine imparziale. leggi di più

    I vescovi italiani sono divisi sul fatto che un’eventuale indagine su vasta scala debba essere interna, utilizzando risorse esistenti come i comitati diocesani contro gli abusi, o essere condotta da un gruppo esterno, composto potenzialmente da accademici, avvocati ed esperti di abusi. leggi di più

    Sono anche divisi sul fatto che debba essere limitato al recente passato o tornare indietro di decenni.

    “Serve un organismo ‘super partes’ (imparziale), che in questo caso è lo Stato, per gestire la situazione, ma lo Stato è da anni l’unico grande partito assente in tutta questa questione”, ha detto Zanardi.

    https://www.reuters.com/world/europe/italian-protesters-demand-action-abuses-catholic-church-2022-05-27/

  • Zuppi, ci sarà report su abusi, priorità è dolore vittime

    Zuppi, ci sarà report su abusi, priorità è dolore vittime

    (ANSA) – ROMA, 27 MAG – “Il pensiero è sempre per le vittime, il loro dolore è la prima preoccupazione”. Per questo la Cei renderà noti i dati sul fenomeno della pedofilia e sulle azioni avviate nelle diocesi entro il 18 novembre.

    Lo ha annunciato il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Zuppi, nella conferenza stampa al termine dell’assemblea generale. “Lo dobbiamo”, “la Chiesa è dalla parte delle vittime”, “non c’è nessuna volontà di copertura”, assicura l’arcivescovo di Bologna.

    Un passo importante, in un pacchetto di cinque azioni da mettere in campo per la tutela dei minori. Ad analizzare i dati della Congregazione per la Dottrina della Fede saranno due istituti universitari indipendenti. Ma per le vittime di pedofilia parlare di vera e propria svolta sembra presto.

    Innanzitutto il periodo di tempo sul quale si svolgerà l’indagine, dal 2000 al 2021, lascia fuori i tanti casi del passato. Inoltre manca – è stato sottolineato dalle vittime – tutta la parte relativa ad eventuali risarcimenti. Per Francesco Zanardi de La Rete L’Abuso la Chiesa “deve aprire gli archivi e darli allo Stato. Oggi di fatto sia lo Stato, sia la Chiesa lasciano questi poveri sopravvissuti a sbandare. Questa situazione è unica in Europa”.

    “Sotto la nuova presidenza del cardinale Zuppi che di passi avanti ne ha fatti parecchi in tanti sensi ma su questo evidentemente non ce ne sarà alcuno”, dice pessimista Ludovica Eugenio portavoce del coordinamento Italy Church Too.

    “Finora – ha spiegato anche un altro portavoce, Michelangelo Ventura – non notiamo cambiamenti rispetto alla presidenza Bassetti su questi temi, però sarebbe sciocco oltre che illogico non prendere atto di questo cambiamento e lasciare la valutazione” sul nuovo presidente della Cei “in sospeso”. Il cardinale di Bologna, d’altronde, ha lanciato un invito diretto allo stesso Zanardi, che è un po’ il punto di riferimento delle associazioni delle vittime: “Incontriamoci”. (ANSA).

    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2022/05/27/zuppi-ci-sara-report-su-abusi-priorita-e-dolore-vittime_3848e0ff-dcba-4b7a-8471-a461048471ad.html

  • La violenza nella Chiesa italiana: l’inchiesta sostenuta dai lettori di Domani

    La violenza nella Chiesa italiana: l’inchiesta sostenuta dai lettori di Domani

    Federica Tourn presenta la sua inchiesta, sostenuta dai lettori di Domani, sugli abusi nella Chiesa italiana.

    Partecipano:

    – Francesco Zanardi, presidente e fondatore Rete L’Abuso;

    – Ludovica Eugenio, responsabile settimanale Adista;

    – Michelangelo Ventura, Noi Siamo Chiesa;

    – Emanuela Provera, ex numeraria Opus Dei.