Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

    Choc a Napoli: «Quel prete mi ha molestato, voglio giustizia»

    Diego Esposito ha iniziato uno sciopero della fame il 17 gennaio per protestare contro l’immobilità del Vaticano riguardo il suo caso. Diego si dichiara vittima di abusi sessuali, individuando il suo aguzzino nel sacerdote che gli faceva anche da insegnante di religione. Abusi iniziati quando aveva appena 13 anni e protratti «per circa cinque anni con incontri anche tre volte a settimana». È un racconto doloroso costellato da particolari agghiaccianti, con le urla dei film horror che fanno da sottofondo per coprire le sue di urla. Abusi che gli hanno lacerato l’anima al punto da nasconderli nell’angolo più remoto della sua psiche per anni.

    Ma certe ferite prima o poi squarciano il buio e così, dopo la rimozione del trauma, Diego riporta a galla i torbidi pomeriggi con don S. Un caso delicato rievocato dal 40enne che vive a Ponticelli, con la moglie e i tre figli, e non è più disposto a tacere. Sul suo profilo Facebook ha pubblicato la fotografia del suo presunto aguzzino, il nome e la diocesi di appartenenza. Questo perché a suo avviso il prelato potrebbe usare violenza su altri bambini. Violenza mai smentita da don S., come si evince da un video visibile sul sito Rete l’Abuso onlus e commentato dal presidente Francesco Zanardi: «Il sacerdote di fronte alle atroci sofferenze di Diego resta impassibile, non si scompone. Anzi prima gli consiglia di pregare, poi di farsi curare». Quel passato così sofferto riemerge cinque anni fa. Ha 35 anni, lavora come guardia giurata e la sua vita scorre tranquilla.

    Il suo corpo però inizia a ribellarsi. Soffre di dolori allo stomaco al punto, sviene spesso, ma dopo vari controlli non risultano patologie. Inizia così una psicoterapia e quel dolore prende forma di un abuso subito a 13 anni. Ricorda tutto. Le immagini del film L’esorcista che gli obbliga a guardare, la paura, gli abbracci per rassicurarlo, le carezze, i baci, la violenza sessuale, con le urla del film che coprono le sue. Ricorda ogni singolo incontro, ogni singola violenza vissuta nel terrore e nel silenzio. Solo dopo 5 anni si allontana da don S. Prova a seppellire i ricordi dolorosi con altri più belli, come l’amore pulito per la donna della sua vita che sposerà due anni dopo.Quando il passato riemerge, capisce che deve fare qualcosa per fermare quell’uomo. Consegna alla curia la sua testimonianza scritta, un video e informa con una missiva il cardinale Sepe. Non succede nulla. Torna in curia, chiedendo un sostegno spirituale, perché nonostante tutto la sua fede è immutata, e un aiuto medico per curare le crisi di panico continue. È il 2011, lui è al lavoro e alla porta di casa di presentano in due: «Dicono di venire per conto del cardinale Sepe, consegnano a mia moglie una busta con 250 euro aggiungendo che è solo per una volta». Rifiuta il denaro e continua a lottare. Il reato di pedofilia però cade in prescrizione, quindi non ci sarà nessun processo.

    Tuttavia affiancato da Rete l’Abuso continua la sua battaglia: nel 2014 scrive a Papa Francesco, che lo rassicura: farà chiarezza. Nel frattempo il video viene reso pubblico: si fanno avanti altre vittime abusate da don S.Trascorre altro tempo e Diego cerca aggiornamenti alla curia sulle sorti del parroco e sull’eventuale inizio del processo canonico, ma nessuno gli dà udienza. Preso dalla disperazione invia una mail minacciando di spararsi un colpo alla testa, che la curia consegna alla Procura: gli revocano il porto d’armi. Per Diego è l’inizio di un nuovo incubo, perché senza licenza il suo posto di lavoro è a rischio. Di qui la decisione dello sciopero della fame a oltranza. «Chiedo di sapere qual è l’esito del processo canonico che mi riguarda. Chiedo che il Vaticano inizi a prendere provvedimenti seri e concreti contro i preti accusati di pedofilia» dice con voce ferma. Per anni ha provato a soffocare il suo dolore con il silenzio, ma oggi Diego è un uomo nuovo, convinto che solo denunciando si possano lenire le ferite che porta sull’anima.

    http://ilmattino.it/napoli/cronaca/choc_napoli_quel_prete_mi_ha_molestato_voglio_giustizia-1517378.html

  • Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

    Un sacerdote abusò di lui La Curia gli offre 250 euro

    FERRUCCIO SANSA

    Duecentocinquanta euro. In una busta bianca. È tutto quello che la Curia di Napoli del Cardinale Crescenzio Sepe mi ha offerto dopo che sono stato abusato da un sacerdote”. Non sono soltanto le violenze che gli hanno segnato il corpo, che gli hanno piegato l’anima. È non avere giustizia per colpa della prescrizione. Sono quelle banconote come elemosina. Come se un’accusa di pedofilia potesse liquidarsi così. Alla faccia del dolore provocato, ma anche delle parole che i! Papa aveva fatto arrivare alla presunta vittima.

    Cosi DASEI GIORNI Diego (il nome è di fantasia) ha deciso di cominciare lo sciopero della fame. Prima da solo; poi accanto a sé ha trovato altre persone. Il suo avvocato Sergio Cavaliere e Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso. “Non mangeremo finché la Curia di Napoli non ci darà una risposta”.

    Tutto comincia all’improvviso sei anni fa, quando Diego all’improvviso prova un dolore fortissimo al ventre. “Mi mancava il fiato, mi sentivo morire”, racconta. Una crisi di panico. Terribile. Una voragine che si apre dentro di te. E Diego – una guardia giurata che oggi ha 39 anni – attraverso quella frattura rivede un capitolo del suo passato che aveva completamente rimosso: “È riemersa la violenza. Avevo 13 anni, il mio professore di religione era”don S., un sacerdote molto stimato. lo venivo da una famiglia religiosissima, mio padre quando andavamo in vacanza ci portava a visitare i santuari. Così quando il sacerdote mi ha detto se volevo andare a pranzo da lui, a me è sembrato un onore. Non avrei mai immaginato quello che è successo dopo”. Il racconto di Diego ricorda quello di tanti altri bambini: il prete che si siede sul letto, che gli chiede di mettersi vicino a lui. Che poi lo bacia, gli fa violenza approfittando di quello stato di sottomissione e vergogna.

    DIEGO CRESCE, si sposa, trova un lavoro come guardia giurata. E rimuove ogni cosa. Fino a quel malessere, fino alle visite dallo psichiatra. Che gli dice: “Non possiamo lasciare che altri bambini rischino di subire violenze”. Anche perché, racconta Diego, “don S. continua a insegnare, a stare tra i ragazzi”. Diego va a visitare il sacerdote e registra di nascosto ogni parola: le sue accuse, le risposte dell’insegnante che non nega, non smentisce. Lo invita, anzi, a non farsi curare dai medici. Si limita a dire: “Preghiamo insieme”.

    Alla fine parte una querela, ma Diego sa benissimo che ormai è tutto prescritto. Che la giustizia dei tribunali non può farei niente. Allora tenta di chiedere aiuto alla Chiesa, anche perché con lo stipendio che ha non riesce ad arrivare a fine mese.

    MA DALLA CURIA di Napoli gli arriva soltanto quella risposta: “Un giorno che io non c’ero si sono presentate delle persone. Hanno detto a mia moglie che venivano per conto del cardinale Crescenzio Sepe. Alla fine le hanno offerto una busta bianca con duecentocinquanta euro. Le hanno detto: è solo per una volta”. Niente di scritto, niente che potesse essere usato in tribunale. Diego intanto va avanti per lasuastrada. Riesce a far arrivare un messaggio in Vaticano. Il 26 marzo dalla Segreteria di Stato parte una lettera firmata da Angelo Becciu. Che scrive: “Ella ha ‘confidato al Santo Padre una particolare situazione … Sua Santità la ringrazia e invoca su di lei la protezione della Vergine Maria … Quanto è stato da lei comunicato è stato portato all’attenzione del dicastero competente” .

    ORA SONO PASSATI quasi due anni e Diego vuole sapere se al di là della prescrizione riuscirà ad avere una risposta che non sia quella busta bianca, senza nome. Lo pretende. Lo chiede ormai con la forza “dell’esasperazione: “A settembre mi sono presentato in Curia, ho detto che se continueranno a tacere io mi ucciderò”. Risultato? “Hanno segnalato quello che ho detto alla Questura e mi hanno tolto anche il porto d’armi. Che per una guardia giurata è tutto”. Adesso Diego ha cominciato lo sciopero della fame. Ma quei 250 euro non li accetta.

    Da IL FATTO QUOTIDIANO del 29-01-2016

  • Quell’inquietante silenzio di Sepe e del Vaticano sullo sciopero della fame di Diego Esposito.

    Quell’inquietante silenzio di Sepe e del Vaticano sullo sciopero della fame di Diego Esposito.

    Il 18 gennaio 2016 Diego Esposito ha cominciato il suo sciopero della fame per chiedere dopo 6 anni di attesa che la chiesa si pronunci sulla sorte di don Silverio Mura, il parroco che abusò di lui. Una richiesta più che legittima da parte di Diego e perfettamente in linea con quelle che sono le pubbliche rassicurazioni di Papa Francesco.

    In questi giorni Diego, tramite il suo avvocato ha anche scritto in Vaticano per informare della situazione. Lo stesso Diego scrive quasi quotidianamente tramite e-mail al cardinale Crescenzio Sepe e ad altri contatti che la curia gli aveva fornito in precedenza, ma nessuno risponde.

    Diego che al momento sta digiunando da 9 giorni insieme ad altre 5 persone che lo hanno seguito successivamente, non ha alcuna intenzione di interrompere la protesta e fa sapere che le sue condizioni di salute sono discrete, è monitorato quotidianamente dal medico di famiglia, per il momento ha perso 6 kg, un pò meno di un chilo al giorno.

    Quello che inquieta in questa ennesima brutta storia di giustizia negata, è il più totale silenzio delle gerarchie ecclesiastiche, spesso seguito anche dagli organi di informazione. Vediamo un prete, l’ennesimo, che malgrado le denunce fatte da Diego già nel 2010 alla Diocesi di Napoli, ha continuato ad essere trasferito di scuola in scuola, sempre a contatto con adolescenti.

    Ora, dal momento che sappiamo che il caso di Diego è stato portato da tempo anche all’attenzione di Papa Francesco il quale ha risposto a Diego (foto), vedendo ciò che sta accadendo, ovvero un uomo è da 9 giorni in sciopero della fame, per cosa; per avere una banale e legittima risposta su un procedimento che lo riguarda – ma nessuno si degna neppure di rispondergli.

    Come possiamo dare un briciolo di credibilità alle proclamate intenzioni della chiesa, quando questa nega alle vittime persino il dialogo ?

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    NAPOLI 18 gennaio, Diego Esposito inizia oggi lo sciopero della fame

    Come annunciato la scorsa settimana, è iniziato questa mattina lo sciopero della fame a oltranza di Diego Esposito (nome di fantasia) , vittima don Silverio Mura, il sacerdote napoletano nascosto dalla curia.

    Una protesta civile e non violenta con la quale Diego vuole sensibilizzare la Diocesi e le gerarchie vaticane alle quali chiede da 6 anni “verità e giustizia”. Scrisse anche a Papa Francesco il quale rispose a Diego, ma a distanza di due anni da quella risposta, Diego denuncia che niente è cambiato.

    Nel 2013 l’ONU condannò pesantemente il Vaticano per le responsabilità omissive e per le coperture sistematiche che le gerarchie ecclesiastiche avevano attuato nei casi di abuso sessuale a danno di minori, facendo una serie di raccomandazioni di cui il Vaticano dovrà rendere conto il prossimo febbraio.

    In quelle raccomandazioni si chiede al Vaticano una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi, la sospensione immediata dei sacerdoti accusati, la revisione dei Concordati nazionali (come quello del Laterano con l’Italia) nella parte in cui mettono al riparo la gerarchia cattolica dall’obbligo di denuncia dei reati di cui vengono a conoscenza.

    Vengono inoltre richiesti alla Santa Sede adeguati risarcimenti per le vittime, e oltre gli indennizzi, misure di riabilitazione e cura sia fisica che psicologica. Chiede in oltre che vengano riconosciuti i figli dei preti e che venga garantito loro un adeguato sostentamento.

    L’ONU ha chiesto al Vaticano la stessa cosa che oggi Diego e tante altre vittime di preti pedofili chiedono da sempre, la giustizia, che però pare non voglia arrivare.

    Per questi motivi Diego Esposito ha iniziato oggi questa protesta civile e non violenta, lo sciopero della fame, che protrarrà ad oltranza, deciso ad ottenere una risposta concreta dalla chiesa.

    Non è escluso che nei prossimi giorni si uniscano a questa clamorosa protesta altre vittime della Rete L’ABUSO, per sostenerlo e per chiedere anche loro giustizia.

    Molti di loro, per l’esattezza 17, tra uomini e donne, nel maggio del 2014 avevano già mandato con un video, un pesante j’accuse a papa Francesco, denunciando l’immobilismo della chiesa e delle sue gerarchie.

    Diego porterà avanti la sua iniziativa a Napoli presso la sua abitazione, assumerà unicamente sostanze liquide, cappuccini, succhi di frutta ecc. e sarà quotidianamente sottoposto a controllo medico per accertarne lo stato psicofisico.

    L’ufficio di presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

    Per informazioni info@retelabuso.org

  • Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    Diego Esposito, vittima del prete pedofilo don Silverio Mura, scaricato anche dal Vaticano. Sciopero della fame ad oltranza.

    foto di copertina oscurata in sintonia con lo squallido argomento trattato.

    di Francesca Lagatta.

    Diego Esposito non ha più nessuna intenzione di aspettare per avere giustizia. Lunedì 18 gennaio 2016 comincerà a casa sua, senza alcuna forma di protesta violenta, lo sciopero della fame. Diego, nome di fantasia, è una delle migliaia di vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili che è stata letteralmente ignorata dal Vaticano. O quasi.

    La sua storia mette i brividi. E’ poco più che un bambino quando don Silverio Mura, sacerdote nella sua parrocchia e suo insegnante di religione, lo invita ad andare nella casa canonica in un pomeriggio qualunque. E’ qui che comincia il dramma del ragazzino, che si ripete anche per tre volte a settimana, e dura cinque, interminabili anni.

    Lo strazio finisce quando Diego ha 17 anni, ma riesce a tirare fuori ricordi e dolore solo nel 2010, quando di anni ne ha 35 e ne sono passati 18 dall’ultimo episodio di abuso. Troppi per la legge italiana, che fino al 2008, per i reati legati alla sfera sessuale prevede la prescrizione dopo soli 10 anni. Silverio Mura non può subire alcun processo penale.

    Ma Diego non s’arrende. Si reca dal suo aguzzino con le telecamere nascoste, registra la conversazione, abbastanza esplicita, mandata in onda anche dal programma “Chi l’ha visto?” (visibile qui: il drammatico incontro tra Diego e Silverio Mura), raccoglie le prove necessarie e insieme a una dettaglia testimonianza invia tutto alla Curia e informa anche il Cardinale Sepe.

    Come da prassi, don Silverio Mura, nel frattempo raggiunto da altre numerose accuse di abusi sessuali, cambia parrocchia, così Sergio Cavaliere, legale di Diego, invia un’accorata lettera di protesta a Papa Bergoglio, il quale risponde tempestivamente disponendo che il sacerdote venga momentaneamente sospeso dalle funzioni sacerdotali e trasferito in una di quei conventi che il Vaticano ritiene essere una struttura adeguata al recupero spirituale.

    Ma la devianza relativa alla pedofilia si può curare con le preghiere? Oppure necessita di cure mediche specializzate? A ogni modo Papa Bergoglio ordina anche la riapertura del processo in sede vaticana. Che però si rivela un boomerang per la vittima.

    La Curia segnala alla Procura una mail in cui Diego, esasperato dall’indifferenza, minaccia di spararsi un colpo alla testa. Immediatamente subisce la revoca del porto d’armi e perde il lavoro, e quando fa presente le precarie condizioni economiche, si vede arrivare a casa due uomini della Caritas, che lo “risarciscono” con 250 euro.

    L’ultima beffa risale a due mesi fa. Dalla Curia fanno sapere che sono pronti ad archiviare il caso ma hanno bisogno di effettuare ulteriori perizie psichiatriche alla vittima. Diego accetta, a patto che durante le visite sia presente il suo medico, per assicurarsi che tutto venga svolto regolarmente. Ma la Curia reagisce ancora con il silenzio. Da qui, la drastica decisione dello sciopero della fame.

    Diego, quando comincerà lo sciopero della fame?

    Lunedì 18 gennaio. Per non creare problemi lo farò a casa mia, mostrerò l’evolversi della faccenda aggiornando costantemente la mia pagina.

    Cosa chiederà di preciso?

    Di sapere a che punto è il mio processo, ordinato quasi due anni fa da Papa Francesco, e soprattutto se è mai cominciato. Voglio anche portare l’attenzione sulle condizioni delle altre vittime di pedofilia.

    Ha già avvisato la Curia e il Vaticano?

    Certo, ho mandato la mail al segretario vaticano, al segretario della Congregazione della Dottrina della Fede al Cardinale Sepe, al Cardinale Lemmo, giudici e molti altri ancora. Insomma, chi doveva essere informato, lo sa. Ora aspetto solo una risposta che sono certo non arriverà.

    E in tutto questo tempo nessuno le ha mai mandato della comunicazioni?

    Lo scorso novembre, dopo varie sollecitazioni, una mail mi avvisava che dovevo presentarmi in Curia per avere notizie su questo fantomatico processo. Solo che mi venne chiesto di sottopormi ad ulteriori perizie psichiatriche. Io accettai, ma al contempo chiesi di poter portare con me il mio medico per essere certo che tutto si svolgesse regolarmente e che le perizie corrispondessero alla mia reale condizione di salute mentale. Beh, non mi hanno mai più fatto sapere niente.

    Non si è quindi mai provveduto nemmeno al risarcimento, nonostante le prove schiaccianti?

    No, anche se loro ritengono di sì. Tempo fa vidi arrivare a casa mia due uomini della Caritas, mandati dalla Curia, che mi offrirono 250 euro. Il Cardinale Sepe ci tenne a farmi sapere, con un biglietto, che quella sarebbe stata la prima e l’ultima volta. Questa è stata l’unica risposta alle mie richieste di aiuto, dopo aver perso il lavoro. E stavolta, visto che è mio diritto, chiederò anche il risarcimento adeguato ai danni che ho riportato per via degli abusi subiti.

    Quanto durerà lo sciopero della fame? 

    Ad oltranza, fino a che qualcuno non mi darà delle garanzie.

    Crede che la singolare protesta possa smuovere le acque?

    In realtà ne sono proprio convinto. Dopo aver pubblicato la notizia, sono già stato contattato da altre vittime e da numerosi giornalisti. Inoltre da tempo faccio parte dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, del presidente Francesco Zanardi, che ha già risolto molti casi.

    Perché ha scelto questo preciso momento per la sua protesta?

    L’ONU, in un rapporto di due anni fa, sferrò un durissimo attacco al Vaticano, arrivando ad affermare che alcune leggi interne, come quella di mantenere il silenzio per i casi di pedofilia, avevano permesso migliaia di abusi su minori. L’ONU invitò la Santa Sede a rivedere alcune posizioni in merito, che, nel prossimo febbraio, dovrà rendere conto di ciò che sta facendo, se lo sta facendo, per arginare il fenomeno all’interno della Chiesa. Mi sembrava il momento più opportuno.

    Francesca Lagatta

  • Ai giudici rivela l’inferno del fidanzato «Mi disse quando il prete lo violentò». Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    Ai giudici rivela l’inferno del fidanzato «Mi disse quando il prete lo violentò». Caso seguito dalla Rete L’ABUSO

    «Un giorno mi confessò: “da piccolo sono stato violentato da un prete, ha abusato di me anche mentre giocavo a nascondino”. In quel momento capii perché il nostro rapporto era così difficile». È lei, Arianna, la ragazza che ha dato la forza a Vincenzo (nome di fantasia) di denunciare gli abusi che avrebbe subito per 11 lunghissimi anni dal sacerdote che lo aveva preso in affidamento da piccolo. Ieri è stata sentita la sua testimonianza davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale di Roma nel processo che vede impututo don Vito Beatrice per violenza sessuale continuata e aggravata. La Procura contesta al religioso della Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca di aver abusato dell’autorità che gli derivava dall’essere precettore e padre spirituale di Vincenzo nel commettere le violenze sul minore. Erano stati infatti i genitori, originari del Frusinate, ad affidare nel 1995 il bambino, che all’epoca non aveva ancora compiuto 9 anni (ora ne ha 29), all’educazione e all’istruzione del prete, presso la chiesa di Sant’Alessio all’Aventino. Gli abusi sessuali si sarebbero consumati fino al 2006, quando il ragazzo aveva ormai compiuto 20 anni.

    «L’ho conosciuto verso la fine del 2008: all’inizio eravamo soltanto amici, poi ci siamo fidanzati – ha spiegato Arianna ai giudici – La nostra relazione è finita a gennaio del 2014. Inevitabilmente sul nostro rapporto hanno influito quegli abusi. Sfido chiunque dopo 10 anni a non avere ripercussioni. Lui però inizialmente non mi aveva detto nulla. L’ha fatto un giorno mentre passeggiavamo in un parco. Di punto in bianco mi ha detto: “Da piccolo sono stato violentato da un prete”. Successivamente mi ha raccontato dell’episodio in cui questo sacerdote avrebbe abusato di lui mentre giocava a nascondino nella casa della sua famiglia o degli abusi durante i viaggi». Oltre che nella dimora del prelato, secondo l’accusa, infatti, le violenze sarebbero avvenute anche all’interno di strutture ecclesiastiche. A Roma, a Genova e in varie località estere, «approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la privata difesa – si legge nel capo d’imputazione – in ragione non solo della minore età della persona offesa, ma anche della sua condizione di soggetto a lui affidato per la cura, la crescita e l’evoluzione esistenziale». Arianna, sentita nell’aprile 2011 dai carabinieri, riferì che Vincenzo era molto amareggiato perché «non riusciva a capire mentalità contorta» del suo educatore.

    Don Vito, 71 anni compiuti, è a giudizio solo per le presunte violenze commesse tra il 2000 e il 2004. Quelle che si sarebbero consumate nel periodo precedente, ossia dal 1995 al 2000, quando Vincenzo aveva meno di 14 anni, risultano prescritte. Mentre quelle successive, protrattesi fino al 2006, sono state giudicate dal giudice dell’udienza preliminare improcedibili per tardività della querela. La denuncia, infatti, è stata presentata soltanto il 27 gennaio 2011. La verità è emersa soltanto quando, nel febbraio del 2010, Vincenzo ha tentato di togliersi la vita gettandosi in un torrente nella zona di Frosinone, vicino al pub dove era andato a cena con i suoi amici e Arianna. «Quella sera, dopo essere stato tratto in salvo, mi disse: “Mi volevo uccidere”. Io – ha spiegato la ragazza – il giorno dopo lo spronai a raccontare tutto ai suoi genitori».

    Valeria Di Corrado

    http://www.iltempo.it/roma-capitale/cronaca/2016/01/09/ai-giudici-rivela-l-inferno-del-fidanzato-mi-disse-quando-il-prete-lo-violento-1.1496011

  • Si parla di pedofilia a LA ZANZARA con il portavoce della Rete L’ABUSO Onlus

    Si parla di pedofilia a LA ZANZARA con il portavoce della Rete L’ABUSO Onlus

    Ospite a LA ZANZARA il Presidente della Rete L’ABUSO.

    Parleremo di chiesa e pedofilia, il panorama italiano soffermandoci in particolare sulle recenti dichiarazioni del consigliere comunale di Borghetto S. Spirito Pier Paolo Villa che in una lettera aperta ha chiesto al Vescovo Borghetti di non allontanare il prete pedofilo Francesco Zappella, “ha dato nuova Vita alla comunità coinvolgendo anziani, adulti, ragazzi, bambini, famiglie”

  • Caso don Francesco Zappella La Zanzara del 10-12-2015

    Caso don Francesco Zappella La Zanzara del 10-12-2015

    Ospite de LA ZANZARA il Presidente della Rete L’ABUSO. Parleremo di chiesa e pedofilia, il panorama italiano soffermandoci in particolare sulle recenti dichiarazioni del consigliere comunale di Borghetto S. Spirito Pier Paolo Villa che in una lettera aperta ha chiesto al Vescovo Borghetti di non allontanare il prete pedofilo Francesco Zappella, “ha dato nuova Vita alla comunità coinvolgendo anziani, adulti, ragazzi, bambini, famiglie”

  • Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    «Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente». Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso la diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan. Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

    Il giovane parroco, già da qualche settimana al centro di una vera e propria bufera mediatica, nel pomeriggio di giovedì era stato intervistato a lungo da due giornaliste che erano piombate nel piazzale della casa canonica per ascoltare la sua versione dei fatti. Il caso era scoppiato quando l’associazione nazionale contro la pedofilia clericale presieduta da Francesco Zanardi, aveva riportato alla luce i trascorsi dell’uomo, sfidando finanche le ire del Vescovo Luigi Marrucci, il quale alla stampa locale aveva parlato di infondatezza delle notizie e di querele del tutto inesistenti, mentre Don Rutigliano continuava a professarsi vittima di un complotto studiato a tavolino.

    Le carte, però, raccontano un’altra versione. Nel giugno del 2011 l’ex Santo Uffizio sospende don Francesco Rutigliano per 4 anni perché viene ritenuto colpevole di abuso di minore. Il divieto di esercitare funzioni pubbliche è imposto per un periodo di 4 anni, duranti i quali il sacerdote potrà esercitare il le sue funzioni in forma privata e dovrà compiere un percorso psicologico in una struttura adeguata. Pena, la dismissione dello stato clericale.

    I fatti di cui viene accusato risalirebbero al periodo compreso tra il 2006 – quando la presunta vittima, psicologicamente fragile e con una storia travagliata alle spalle, avrebbe avuto appena 14, forse 15 anni – e il 2008, e il teatro degli abusi sarebbe stata la cittadina di Riace, nel Reggino, dove il prete ha esercitato per lungo tempo. Anche se, secondo la testimonianza del 2009 fornita del ragazzino, alcuni episodi si sarebbero verificati a partire dal 2004, quando Rutigliano si trovava in seminario e non era stato ancora ordinato sacerdote.

    L’unico giornale a raccontare la storia è il quotidiano Calabria Ora, nel 2011. Il giornalista Antonio Baldari scrive una serie di articoli sulla vicenda ma viene ripetutamente raggiunto da minacce di querela e segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti nel tentativo di metterlo a tacere. Le segnalazioni all’Ordine vengono puntualmente ignorate poiché destituite di ogni fondamento, e anche le querele non arriveranno mai, probabilmente perché ciò comporterebbe l’apertura di un processo da parte della magistratura italiana, per la quale Francesco Rutigliano è del tutto incensurato.

    La stessa tecnica intimidatoria, ma con i medesimi risultati, è stata messa in atto nei confronti del presidente di Rete l’Abuso. Pochi giorni fa Francesco Zanardi si è visto recapitare una mail da parte del server 1and1, che, su pressione del parroco e del suo legale, chiedeva la rimozione di taluni articoli pubblicati sul sito dell’associazione entro e non oltre le 48 ore successive, termine oltre il quale si sarebbe proceduto all’oscuramento del portale telematico. Pochi giorno dopo, con gli articoli ancora on line, è il Garante della Privacy a chiedere spiegazioni al presidente Zanardi. Don Rutigliano, per dimostrare il complotto ordito contro di lui, ha inviato all’autorità amministrativa una mail a firma della direzione di Calabria Ora in cui, effettivamente, si porgevano le scuse per la pubblicazione di un articolo ritenuto successivamente non veritiero. Peccato solo che la mail si riferisca ad un articolo del 2008 e tratti di tutt’altro argomento, mentre quelli “diffamatori” di Baldari, riguardanti l’intera vicenda, vengano pubblicati tre anni più tardi. Il goffo tentativo di allontanare le accuse diventano sempre di più il rumore stridulo delle unghie sugli specchi. Il Vescovo della diocesi Civitavecchia-Tarquinia, Luigi Marrucci, nella speranza di screditare le notizie trapelate, ottiene invece l’effetto inverso. Tutta la comunità adesso è al corrente della questione e le mamme degli oltre 260 bambini che ruotano attorno alle attività della parrocchia di San Gordiano sono infuriate e chiedono di sapere la verità.

    Così, decidiamo di raggiungere il diretto interessato e sentire la versione, che tra incongruenze e contraddizioni, va avanti per oltre tre ore. Rutigliano nega ogni coinvolgimento, si dice tranquillo, ci mostra anche un dossier in cui, secondo la sua versione, sarebbero contenute le prove del complotto, promette di parlare ai fedeli nella messa solenne della domenica e di andare dritto per la sua strada, avendo la coscienza pulita. Meno di 72 ore dopo don Rutigliano comunica che lascerà la parrocchia. Forse perché la coscienza ha urlato, forse perché ha urlato don Ivan che di queste vicende non ne era a conoscenza. Fatto sta che, per il momento, in attesa di far ulteriore chiarezza sulla questione, Francesco ha deciso di andare via.

    Francesca Lagatta

  • Cavaliere: “A carico del sacerdote c’è un decreto in cui viene dichiarato colpevole”

    Cavaliere: “A carico del sacerdote c’è un decreto in cui viene dichiarato colpevole”

    È diventato ormai un caso l’arrivo a Civitavecchia di un sacerdote che sarebbe stato al centro di una vicenda di abusi su minori negli anni scorsi. Tutto falso secondo la Diocesi di Civitavecchia e Tarquinia, che in una nota ha parlato di diffamazione. Immediata e forte la replica che arriva dall’avvocato Sergio Cavaliere (foto), legale di Francesco Zanardi, responsabile della Rete l’Abuso, associazione italiana vittime di preti pedofili che ha denunciato il caso negli anni scorsi, riprendendo la storia dopo la notizia del trasferimento del prelato a Civitavecchia nella chiesa di San Gordiano.

    “A carico di don Francesco Rutigliano – dichiara l’avvocato Sergio Cavaliere – risulta come atto ufficiale solo il Decreto della Congregazione per la dottrina della fede del 2011 in cui viene ‘dichiarato colpevole del delitto di abuso di minore, con l’aggravante dell’abuso di dignità o ufficio’. Ogni altro preteso atto ufficiale del 2012, per stessa ammissione della Diocesi, proverrebbe dal diretto interessato e non da un organo giudicante. Depositare atti alla Congregazione, successivi al suddetto Decreto, non significa assolutamente nulla se la Congregazione non emette un conseguente provvedimento. Questi pretesi atti non sono disponibili all’opinione pubblica. A carico del signor Zanardi non risulta alcun procedimento penale in relazione a detta vicenda, bensì una richiesta di intervento del Garante per la protezione dei dai personali, alla quale si è proceduto a regolare contestazione. Non risulta adottato alcun provvedimento sanzionatorio da parte del Garante, tanto che i suddetti articoli non sono mai stati cancellati dal sito internet della Rete l’Abuso, dopo la replica del signor Zanardi. Il menzionato avviso di garanzia riguarda vicende estranee. La Diocesi di Civitavecchia ha ritenuto di intervenire su don Rutigliano solo a seguito di pubblico scandalo, dimostrando totale disinteresse all’informazione verso i parrocchiani, in particolare i minori e i loro genitori. In relazione al suddetto articolo di stampa – conclude l’avvocato Sergio Cavaliere – si provvederà a sporgere regolare querela nei confronti dei responsabili delle gravi affermazioni diffamatorie, pubblicate senza sentire il parere del signor Zanardi”.