Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rete L’ABUSO

  • Chiesa&politica, a Praia a Mare (Cs) il Vescovo condannato punisce il prete che si oppone alla volontà del sindaco?

    Chiesa&politica, a Praia a Mare (Cs) il Vescovo condannato punisce il prete che si oppone alla volontà del sindaco?

    (Nella foto di copertina, al centro Monsignor Leonardo Bonanno; fonte foto: Iacchité)

    N.B. Benché il seguente articolo sia pubblicato sul sito di Rete l’Abuso, associazione che nasce a difesa delle vittime di pedofilia, tutte le persone in esso menzionate NON HANNO NULLA A CHE FARE con l’atroce reato. Con il tempo, infatti, Rete l’Abuso ha cominciato ad occuparsi anche di tutte le altre controversie, le malefatte o presunte tali, che riguardano l’ambito clericale. 

    Di Redazione

    Nei giorni scorsi il cambio di direzione al Santuario della Madonna della Grotta: fuori don Franco Liporace, dentro don Franco Laurito. Ma benché fosse la prima volta che il parroco della parrocchia del Sacro Cuore di Praia a Mare non corrispondesse al Rettore del Santuario diocesano, lo stesso Liporace, dal suo profilo facebook, aveva spiegato come non ci fosse nulla di strano. Dopo tre anni il Vescovo può decidere di cambiare.

    A scatenare le polemiche è stato però un articolo della giornalista calabrese Francesca Lagatta, pubblicato sul sito La Spia Press, nel quale si ipotizzava un presunto complotto ai danni di Liporace, che, essendosi opposto ad alcune decisioni politiche, doveva presumibilmente essere messo alla porta per non risultare un intralcio.

    In effetti, nelle settimane addietro il giovane sacerdote è stato destinatario di calunnie e maldicenze, per via delle quali è sul punto di essere trasferito. Ma essendosi sfiorata la rivolta dei parrocchiani, legatissimi al sacerdote, si è deciso di farlo rimanere. Così, subito dopo aver tagliato il nastro dei tre anni alla guida del Santuario, il Vescovo Leonardo Bonanno gli toglie la gestione e lo rimpiazza con don Franco Laurito, attualmente parroco a Scalea, ma per quasi un ventennio a capo della chiesetta sita in località Foresta di Praia a Mare.

    Nell’articolo pubblicato da La Spia Press, pur facendo riferimento a un politico, non si specifica con chi avrebbe pesantemente discusso don Franco. Possibile che la chiave di volta la fornisca lo stesso Bonanno con la diffusione della bolla ufficiale?  Scrive, testualmente:

    “Desiderando dare in questo anno Giubilare, un rinnovato incremento alla vita del Santuario Diocesano “Madonna della Grotta” in Praia a Mare, mediante la figura di un nuovo Rettore, in sostituzione di don Franco Liporace, in carica da oltre un triennio;

    Avendo a cuore l’instaurarsi di un costante rapporto costruttivo e sereno con i Rappresentanti della Civica Amministrazione in vista della realizzazione di nuove strutture di servizio al Santuario (cfr. ascensore di comunità ecc…) già avviate con il consenso del sottoscritto Ordinario Diocesano, che rimane il Legale Rappresentante dell’ente religioso;

    Conoscendo il Tuo zelo pastorale dimostrato in questi anni, nella stessa cittadina di Praia a Mare e avendo ricevuto il necessario assenso da parte Tua; avvalendoti della mia potestà ordinaria, a norma dei canoni 557,1 e ss. del CJC e dell’art. 9 dello Statuto;  NOMINO TE DON MAURIZIO FRANCO LAURITO”.

    Don Franco Liporace, quindi, turbando la serenità di Monsignor Bonanno, sarebbe stato poco collaborativo con l’amministrazione comunale praiese, guidata da Antonio Praticò, veterano della politica che frequenta le stanze del Municipio praiese dal lontano 1980.

    Cosa c’è di vero in tutto questo? Don Franco Liporace nega ogni cosa, rinnega la teoria del complotto, dice di non aver litigato con nessuno e non concede interviste. Ma nella piccola Praia a Mare le illazioni si sprecano, e anche se nessuno, o quasi, è disposto a metterci la faccia, molti dicono di sapere che in occasione dell’Anno Giubilare, il sindaco avrebbe ordinato più volte l’uscita della statua della Madonna dal Municipio anziché dal Santuario, ricevendo il netto rifiuto del parroco dissidente. Inoltre, pare che a don Franco Liporace non sia mai andata giù la realizzazione di un ascensore incastonato nella roccia del Santuario, progetto che ha già ricevuto l’ok del Vescovo Leonardo Bonanno, come si evince dalle sue parole, e dalle altre istituzioni incaricate, seppure dopo anni e anni di tira e molla.

    Quindi, avrà pensato Bonanno, chiacchierato vescovo della Diocesi San Marco Argentano Scalea anche per via della sua vicinanza ai politici, meglio toglierlo di mezzo don Franco Liporace. Che si risparmiano un sacco di noie.

  • Romanzo Cardinale: E don Rebagliati disse basta al vescovo Calcagno.

    Romanzo Cardinale: E don Rebagliati disse basta al vescovo Calcagno.

    Don Carlo Rebagliati, economo della diocesi di Savona lamentava operazioni speculative secondo lui azzardate ed eccessive e lui, in quanto economo ne era penalmente responsabile. Raccontava di un sistema, il così detto “gioco delle tre carte” , fu per questo che ben due volte chiese all’allora vescovo Domenico Calcagno, di potersi dimettere, ma le dimissioni furono respinte.

    Di Rebagliati si diceva anche che fosse pazzo…

    E quei soci dell’INCISA così tanto chiacchierati con i quali per anni l’istituto sostentamento clero ha fatto i suoi affari. Gli avvisi di garanzia degli ultimi giorni forse non sono così inaspettati perché a Savona, in più occasioni, molti avevano da tempo sollevato perplessità, qualcuno le aveva pure scritte.

    Proprio pochi giorni dopo la morte di Rebagliati, a Salerno, viene arrestato monsignor Nunzio Scarano un alto funzionario, contabile dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica). L’accusa nei suoi confronti è di aver utilizzato conti APSA per fare riciclaggio. Il sistema usato è davvero molto simile a quello che Rebagliati chiamava “gioco delle tre carte”.

    In un’intervista a Repubblica, Scarano dichiarerà; “L’Apsa era diventata come una proprietà privata, che non portava più servigi alla Chiesa né opere di carità”.

    Si scoprirà che l’APSA ha caratteristiche analoghe allo IOR, ma meno clienti. Secondo Scarano solo 23 conti per pochi potenti, di cui 15 riconducibili a vescovi e cardinali, altri 8 riconducibili a laici. Nel Portfolio 339 dell’Apsa, c’erano per esempio quattro conti su cui il banchiere Giampietro Nattino (proprietario della Banca Finnat) si muoveva autonomamente.

    Un viaggio che secondo Rebagliati partiva anche da Savona, passando per Salerno arrivava in Vaticano e si fermava ad uno sportello bancario che questa volta non si chiama IOR, ma APSA.

    Dall’archivio dell’ex economo don Carlo Rebagliati i documenti che forse potranno fare chiarezza Anche sui fatti che la cronaca savonese ci sta ultimamente proponendo.

    Giovedì 9 giugno 2016, Cristian Abbondanza (Casa della legalità) e Francesco Zanardi (Rete L’ABUSO) presentano “Romanzo Cardinale”, il docu-film sugli affari e gli intrecci di una chiesa decisamente poco francescana.

    Rete L’ABUSO

  • Don Nello Giraudo rinviato a giudizio. L’udienza è fissata per il 30 maggio.

    Don Nello Giraudo rinviato a giudizio. L’udienza è fissata per il 30 maggio.

    Rinviato a giudizio l’ex sacerdote Nello Giraudo imputato per gli articoli 99 e 612 c. I e II c.p. perché urlando e contestualmente proferendo le frasi “Te la farò pagare, molto presto” ad una delle vittime di abusi sessuali che lo aveva denunciato, minacciava alla persona un grave danno ingiusto.

    La denuncia di questo ennesimo episodio (querela integrale) era stata fatta per mandato dell’interessato dalla Rete L’ABUSO Onlus che assiste legalmente il ragazzo.

    Il Giraudo che aveva patteggiato nel 2012 una pena a 1 anno e sei mesi per aver molestato uno scout e che insieme alla diocesi di Savona è stato citato in sede civile da altre 5 sue vittime, per una richiesta danni che ammonta a 6.000.000 di euro, questa volta non se la caverà molto bene in quanto peserà sul suo giudizio la recidiva specifica nel quinquennio.

    Si legge nella citazione che nel caso l’ex sacerdote non si presentasse, sarà giudicato in contumacia.

    La Rete L’ABUSO si costituirà parte civile nel procedimento.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Don Francesco Zappella. Revocata la cittadinanza onoraria. Avviata un’indagine canonica in Uruguay.

    Don Francesco Zappella. Revocata la cittadinanza onoraria. Avviata un’indagine canonica in Uruguay.

    Nella seconda puntata di SANTO Y SEÑA (qui la puntata del 20-4) andata in onda ieri sera su Montecarlo TV abbiamo assistito ad uno spettacolo che in Italia non siamo certo abituati a vedere. In una sola settimana non solo l’autorità giudiziaria, ma anche chiesa e politica hanno preso chiarissime posizioni nei confronti di don Francesco Zappella, il missionario italiano già condannato nel 1992 per molestie su due minori infraquattordicenni e oggi nuovamente sotto accusa.

    Il vescovo di Melo ha immediatamente avviato un’indagine canonica nei confronti del sacerdote, indagine che a quanto pare non vedrà come oggetto solo le accuse di molestie a danno di minori, ma da quanto emerge dalla stampa locale sembra che i punti da chiarire siano più di uno.

    Il nostro assistito Luis Mario Acuna, nel frattempo è già stato convocato dal tribunale canonico che lo sentirà nella giornata di oggi, 22 aprile 2016.

    Anche la reazione delle istituzioni non si è lasciata attendere. Immediatamente revocata l’onorificenza di Cittadino Illustre che le istituzioni della città di Trenta y Tre avevano conferito al missionario nell’aprile del 2014.

    Anche l’opinione pubblica non è rimasta in silenzio ed è rimasta commossa dal racconto e dal coraggio che Luis Mario ha mostrato, un coraggio che in questi giorni ha stimolato decine di vittime da tutto il paese a denunciare gli abusi subiti da preti cattolici.

    Certo che dire, sbalordisce la rapidità con la quale le Istituzioni Ecclesiastiche uruguagie sono intervenute, soprattutto se pensiamo che lo stesso sacerdote è accusato anche qui in Italia per motivi identici. Ma qui l’intervento della chiesa non si può certo dire sia stato così celere. Quello della politica, ricordiamo le dichiarazioni del consigliere comunale Pier Paolo Villa.

    Ieri vescovo Guglielmo Borghetti che attualmente ha in carico don Francesco Zappella è stato convocato con urgenza da Bergoglio, lunedì toccherà all’ex vescovo di Albenga Mario Olivieri. Nell’incontro che la stampa locale definisce Top Sicret, non possiamo escludere che i due abbiano affrontato anche questo pasticcio internazionale che sta creando non pochi problemi alla Conferenza Episcopale Uruguagia.

    Francesco Zanardi.

    Portavoce Rete L’ABUSO Onlus

  • Parla Diego, un prete abusò di lui: «Mi faranno la perizia ma non sono pazzo»

    Parla Diego, un prete abusò di lui: «Mi faranno la perizia ma non sono pazzo»

    Mentre parla gli trema la voce, inizia a sudare, gli occhi sono smaniosi, cerca una via di fuga. Mentre Diego Esposito rievoca le violenze di 27 anni fa è come se la sagoma del suo aguzzino si materializzasse davanti a lui. L’ultimo avvistamento di don Silverio Mura, che il 40enne di Ponticelli indica come colui che abusò di lui tra i 13 e 18 anni, è a pochi chilometri da casa di Diego.

    «A fine gennaio l’hanno visto girare per San Giuseppe Vesuviano» ricorda ingollando una delle 8 pillole di psicofarmaci che è costretto a prendere per non stare male. Per la Curia l’uomo ora è in una struttura adeguata per il suo recupero spirituale. Tuttavia, quello che Diego invoca a gran voce è «giustizia». Quando l’uomo riuscì a tirar fuori quella ferita terribile grazie a un lavoro incessante dello psicologo, il reato era già prescritto, ma non per lo stato vaticano. La battaglia legale iniziata da Diego insieme all’associazione Rete l’Abuso va avanti tra silenzi, scioperi della fame e lettere da anni. Solo l’intervento due anni fa di Papa Francesco dà la svolta e ordina l’apertura di processo canonico. Da allora tutto tace. Fino alla settimana scorsa, quando Diego riceve la convocazione per «investigatio previa» ovvero un’investigazione tendente alla valutazione dell’imputabilità o meno dell’indiziato e alla ricerca delle circostanze aggravanti o attenuanti.Esposito, finalmente qualcosa di muove e arriva un segnale positivo dalla Curia. «Era ora. Dopo anni di silenzi, mancate comunicazioni e modi arroganti miei confronti, è arrivata la convocazione per una valutazione psichiatrica cui potrà assistere anche lo psicologo Alfonso Rossi, colui che mi ha aiutato a far emergere dalla mia memoria gli abusi e attualmente mi ha in cura. In un primo momento, infatti, volevano facessi perizia psichiatrica solo in presenza di un loro medico».

    Ora si sente più tutelato?
    «Sì, la chiesa fin dall’inizio non mi ha fatto sentire una vittima da tutelare. Anzi, la mia impressione è sempre stata quella che volessero dichiararmi malato di mente, pazzo, rendermi inattendibile. Ma io non sono pazzo. Solo solo un uomo ferito, nel corpo e nell’anima. Ritroverò un po’ di serenità solo quando saprò che don Silverio Mura non sarà più in grado di abusare di altri bambini».
    Lei aveva appena 13 anni quando iniziarono le violenze…
    «La prego, non mi chieda di ricordarle ancora… Le immagini di quegli anni mi passano davanti agli occhi come se avvenissero ora. Provo tanto dolore».
    Un dolore che non l’ha fermata dal denunciare don Silverio Mura.
    «Anche se ho passato momenti terribili, come quello di ricordare e raccontare le violenze sessuali che ho subito per cinque anni della mia adolescenza, sono convinto che denunciare sia stata la scelta giusta. Il mio obiettivo è solo avere giustizia, che don Mura venga riconosciuto come prete pedofilo e sia fermato dal fare del male ad altri».
    È vero che dopo aver raccontato al Mattino la sua triste vicenda a gennaio sono arrivate altre segnalazioni?
    «Sì, purtroppo è accaduto esattamente quello che temevo. Dopo aver letto il giornale, si sono fatte avanti ancora due nuove vittime, anche piuttosto giovani. Hanno contattato la onlus Rete L’Abuso, che segue anche il mio caso, e ora so che lo psicologo Rossi li sta aiutando nel difficile processo di rielaborazione».
    È fiducioso sul suo caso giudiziario?
    «Molto. Aspetto che la verità sia finalmente ristabilita e fatta giustizia. Sono credente, ma credo prima di tutto in una chiesa integra e onesta. Vorrei essere sicuro che alla crescita spirituale dei miei figli si occupassero preti senza perversioni. Riconoscere don Mura colpevole di violenze sessuali a mio carico sarebbe un segno di onestà».

    http://ilmattino.it/napoli/cronaca/perizia_non_sono_pazzo_napoli_denuncia_violenze_prete_napoli-1660452.html

  • La Cassazione annulla la condanna nei confronti padre Secondo Bongiovanni.

    La Cassazione annulla la condanna nei confronti padre Secondo Bongiovanni.

    Padre Secondo Bongiovanni, gesuita di Alba era stato condannato con rito abbreviato nell’ottobre 2010 a 10 mesi di reclusione per essersi masturbato davanti a 12enne.

    Da quanto ci riferisce il legale del sacerdote, la Suprema Corte di Cassazione, III sezione penale, con sentenza n. 7873 del 13 gennaio 2016 ha annullato la sentenza di condanna emessa nei confronti di padre Secondo Bongiovanni.

    I giudici di merito avevano individuato nel gesuita l’autore dei fatti che sarebbero stati realizzati il 2 agosto 2008 presso lo stabilimento termale di Bormio in danno di un infraquattordicenne.

    Dopo sette anni e mezzo la Corte Suprema di Cassazione, riconoscendo la fondatezza di quanto prospettato dalla difesa del gesuita, ha annullato la sentenza di condanna perché, sulla base degli elementi in atti, il fatto incriminato non poteva essere attribuito al sacerdote.

    L’Ufficio Legale Rete L’ABUSO

    legale@retelabuso.org

  • Francesco Zanardi, l’uomo che combatte la pedofilia clericale, è forse in pericolo?

    Francesco Zanardi, l’uomo che combatte la pedofilia clericale, è forse in pericolo?

    di Francesca Lagatta

    La storia di Francesco Zanardi, caparbio presidente di Rete l’Abuso, ricorda un po’, mi si perdoni il paragone, quella di Falcone e Borsellino. E alla fine di questo articolo capirete il perché. E anche perché al centro di questa storia ci sono la sete di giustizia e i poteri forti, con i secondi che mandano al macello la prima, una storia fatta di solitudine, di silenzi che pesano come macigni, di assenze insopportabili e talvolta di opprimente dolore.

    Francesco Zanardi conosce l’orrore degli abusi a 11 appena, perpetrati da un prete con in dosso i panni soldatino di Dio e che invece nell’arco di 20 anni ha distrutto almeno una trentina di vite. Don Nello Giraudo infierisce sul suo corpo per quasi cinque anni, e quando il piccolo Francesco diventa troppo grande per le perversioni di quel vecchio pedofilo, è la vita stessa che continua a mettere il dito nella piaga in quella ferita già troppo sanguinante.

    Ma uno come Zanardi non lo butti giù, non ce la fa nemmeno il destino più avverso. Così quella piaga la trasforma in forza e a piccoli passi, e senza l’aiuto di nessuno, mette in piedi quella che diventerà la più temibile delle associazioni per la lotta contro la pedofilia clericale. Un vero e proprio incubo per Papa Bergoglio e compagni. Una sorta di Spotlight all’italiana.

    Solo che qui non è l’America; di “The Boston Globe” se ne contano sulla punta delle dita e la religione stordisce e inquina la mente dei popoli molto più della droga. Pertanto, il demonio è chi sbatte in faccia la realtà e manda in frantumi le fantasticherie di milioni di fedeli che credono che le offerte generose lavino le coscienze e scongiurino l’inferno, anche se un Bertone continua ad allargarsi gli attici su piazza San Pietro, magari sulla pelle dei bambini malati. Per dire.

    E poi ci sono i soliti miliardi di mezzo. I giri di affari miliardari, il traffico d’armi, il riciclaggio di danaro, gli interessi dello Ior. Chi è stato dentro, dice che l’economia mondiale passa tutta per le viuzze,e gli uffici, di città del Vaticano. Altro che Dio e misericordia. E in questo, lo Stato italiano e quello vaticano, sarebbero assai complici. Vedi l’esonero dal pagamento dell’Imu di chiese e affini, vedi il silenzio mantenuto dal governo sul processo illegittimo ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, vedi gli oltre 12 miliardi di euro che lo Stato italiano regala ogni anno al Vaticano.

    Figurarsi, dunque, cosa può subire un semplice cittadino che si è messo in testa di sgretolare un sistema marcio fino. E allora giù con le minacce, i soprusi, i “ladri” che si arrampicano fino al sesto piano di una palazzina, due suicidi misteriosi attorno a lui di persone che conducevano la stessa battaglia, l’ira dei vescovi, le querele intimidatorie, una motocicletta senza alcun valore commerciale che sparisce nel nulla, gli attacchi, le aggressioni pubbliche e private, uno sfratto illegittimo, le violenze psicologiche, la persecuzione dei preti pedofili, le pagine di giornale avvelenate, il Papa rivoluzionario che promette e non mantiene, gli attacchi hacker, i messaggi inquietanti e gli episodi ancor più subdoli, i fan della Chiesa che gridano vendetta e i preti pedofili che giurano di fargliela pagare. Ma in questa storia c’è anche il capitolo dedicato alla scorta che gli viene negata, alla stampa asservita che ha paura di pubblicare e alla gente che si gira dall’altra parte perché sogna il Paradiso.

    Francesco, l’attivista savonese e non il Pontefice, è un uomo lasciato solo dalla stupidità umana e dall’indifferenza dello Stato, lo stesso che tutela i delinquenti e lascia morire Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo ha denunciato più volte e i fatti non hanno lasciato troppo spazio all’immaginazione. Francesco Zanardi è un uomo in pericolo, talmente in pericolo che nessuno delle persone a lui vicino si meraviglierebbe di un atto estremo, come il “suicidio”. Perché la lobby vaticana è di gran lunga più potente della ‘ndrangheta, ma tutti fanno finta di non saperlo. Perché alla fine è la volontà di Dio quella che conta, si intende. Ma quando pure Dio si gira dall’altra parte e fa finta di non vedere, poi i Borsellino, i Falcone e gli Zanardi muoiono tra le lacrime di coccodrillo di chi li ha mandati al macero.

    E questo non dovrebbe mai accadere.

  • Soltanto 4 anni di carcere al sacerdote pedofilo che ha abusato più di 100 bambini in Oaxaca

    Soltanto 4 anni di carcere al sacerdote pedofilo che ha abusato più di 100 bambini in Oaxaca

    Il delittо di pedofilia per il quale è stato detenuto il sacerdоte Gerardо Silvestre Hernández è stato totalmente riconosciuto dalla Procura Generale dello Stato, ha affermato il capo dell’agenzia, Héctоr Jоaquín Carrillо Ruiz.

    Dal dicembre del 2013 il sacerdоte è stato messo a disposizione delle autoritá giudiziaria, che non ha emesso sentenza nonostante conti su un provvedimento di fermo.

    Carrillо Ruiz ha affermato che l’atto di pedofilia che ha commesso Gerardо Silvestre su un bimbo indigeno zapоteca è stato verificato durante l’indagine realizzata dal 2012 al 2013, pertanto dice di “attendere che il giudice pronunci la sentenza”.

    Nella cartella aperta contro il sacerdote esistono due denunce di abuso sessuale su minori, ma solо unо è stato dimostrato, per il quale il prete puó prendere tra i 4 ed i 10 anni di prigione, ha aggiunto il procuratore.

    Attualmente non sono state presentate altre denunce per pedofilia contro Gerardо Silvestre Hernández, nonostante esistano accuse di che il religiоsо avrebbe abusatо di piú di 100 bambini zapоteca.

    La convocazione a dichiarare dell’Arcivescovo Jоsé Luis Chávez Bоtellо sará decisione del Pubblicо Ministerо che conduce il caso, ha detto il funziоnariо.

    Traduzione Roberta Pietra per Rete L’ABUSO

    Articolo originale http://tuul.tv/monserrat/tuul-comunidad/post/noticias-pol-tica-y-blogs/tan-s-lo-4-os-c-rcel-sacerdote-pederasta-que

  • FEDERICO TULLI – Chiesa e pedofilia, la tolleranza di Bergoglio e Pell

    FEDERICO TULLI – Chiesa e pedofilia, la tolleranza di Bergoglio e Pell

    «Nella Chiesa non c’è spazio per preti o religiosi pedofili». Intervistato da Andrea Tornielli su La Stampa, dopo la settimana di passione che lo ha visto protagonista di fronte agli investigatori della Commissione governativa anti-pedofilia australiana, il cardinale Pell ha scelto di seguire la linea  indicata da papa Bergoglio nella presunta battaglia del Vaticano contro la pedofilia clericale. Già, presunta, almeno da un punto di osservazione laico.

    «Tolleranza zero» – la formula tanto esaltata dalla Chiesa e indicata come segnale inequivocabile di svolta dai giornali italiani che le vanno appresso – per il pontefice argentino e per il card. Pell da lui voluto alla guida del superministero dell’Economia della Santa sede, significa infatti che i preti pedofili nella loro Chiesa non ci possono stare perché l’abuso è un’offesa a Dio, cioè un delitto contro la morale.

    Nulla dunque è cambiato dai tempi di Joseph Ratzinger che da papa emerito il 24 settembre 2013 definiva la pedofilia «abuso morale di minorenni da parte di sacerdoti» nel famoso carteggio con il matematico Odifreddi su Repubblica. Nulla è cambiato, dicevamo: la pedofilia per Bergoglio e le gerarchie vaticane rimane un peccato e i preti violentatori di bambini sono prima di tutto dei peccatori.

    Il «crimine odioso» sempre per dirla con Benedetto XVI, è contro Dio. Dunque in chiesa o in parrocchia a portare il Verbo in terra i pedofili non ci possono stare. Ma in società sì, perché in fin dei conti siamo tutti peccatori. Tanto è vero che, come ha fatto notare l’Onu nel 2014 e come insegna il caso di don Inzoli che va a processo il 9 marzo solo in seguito a un esposto del deputato Sel Franco Bordo e dell’associazione di vittime Rete L’Abuso, anche sotto la guida del papa gesuita la Santa sede continua a evitare di segnalare all’autorità giudiziaria i sacerdoti dimessi dallo stato clericale in seguito a una condanna definitiva per abusi su minori emessa dalla Congregazione per la dottrina della fede (7mila denunce e quasi 900 espulsioni dal 2004).

    Perché le leggi terrene non sono nulla in confronto a quella divina. E poco importa se dei serial killer – ai quali è equiparabile il profilo criminale e la malattia mentale di un pedofilo – se ne vanno indisturbati a spasso in cerca di bambini.

    Federico Tulli

  • Preti pedofili, una vittima al Papa: agisca, ho la vita distrutta.

    Preti pedofili, una vittima al Papa: agisca, ho la vita distrutta.

    Roma, (askanews) – Gli ha distrutto la vita, ha perso il lavoro, oggi prende ancora psicofarmaci e chiede giustizia appellandosi anche a Papa Francesco.

    A parlare così è Diego Esposito, il nome è di fantasia, che da anni ha denunciato di essere stato vittima di abusi da parte di un prete, il suo professore di religione in una scuola di Ponticelli. “Ora, basta siamo nel 2016 e vogliamo una chiesa pulita, i nostri figli quando vanno a scuola devono essere al sicuro e anche lo Stato deve intervenire e controllare questi preti che vengono denunciati perché non possono insegnare nelle scuole statali, sono un pericolo pubblico”.

    A parlare così è Diego Esposito, il nome è di fantasia, che da anni ha denunciato di essere stato vittima di abusi da parte di un prete, un suo professore alle medie in una scuola di Ponticelli e ancora oggi chiede che si faccia giustizia. “Faccio anche un appello a Papa Francesco: risolvete questa piaga, bisogna fare qualcosa subito, il Cardinale Sepe – racconta – mi ha fatto perdere il lavoro perché dopo sei anni di giustizia che non mi è arrivata, scrissi una e-mail alla Curia, minacciando il suicidio con la mia arma, essendo io una guardia giurata, ma ovviamente era una provocazione, non mi volevo uccidere, ma loro presero la palla al balzo e girarono la lettera alla polizia che mi tolse il porto d’armi, quindi così io persi il mio lavoro.

    Per me è stato un dolore atroce”. “Ci sono altre vittime che in questi giorni hanno contattato l’associazione ‘Rete l’Abuso’ – continua Diego – vittime del prete pedofilo don Silverio Mura, che volevano denunciarlo, ma hanno paura di fare la mia stessa fine e perdere il lavoro. Questo non deve accadere, Papa Francesco, a chi denuncia e ha la forza di denunciare come me.

    Io ho perso lavoro, famiglia, armonia, ho un figlio di 9 anni in cura perché sente sempre questi discorsi e che piangeva quando ho fatto lo sciopero della fame, per avere giustizia”. “La mia vita è distrutta – dice Diego – prendo circa 8 pillole al giorno di psicofarmaci e negli ultimi sei anni ho avuto tre svenimenti, sono stato ricoverato in ospedale e tutti mi hanno diagnosticato l’ansia senza sapere la mia storia.

    Questo prete ha distrutto la mia vita e quella della mia famiglia”. “Le conseguenze non sono gravi, sono gravissime”.

    http://www.askanews.it/cronaca/preti-…