Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Non è niente di nuovo”; Il Dalai Lama ha ammesso di essere a conoscenza di casi di abusi negli ambienti buddisti

    “Non è niente di nuovo”; Il Dalai Lama ha ammesso di essere a conoscenza di casi di abusi negli ambienti buddisti

    All’età di quattro anni, Tenzin Gyatso conosceva il suo destino, e una delegazione di monaci lo aveva conosciuto prima che lui nascesse.

    Nel 1938 fu trasferito al monastero di Kumbum , dove iniziò a plasmare il suo futuro, poi il 22 febbraio 1940 cambiò il suo nome di nascita in Jetsun Jamphel Ngawang Lobsang Yeshe Tenzin Gyatso , assumendo il ruolo di quattordicesima reincarnazione del Dalai Lama . 

    I tanti anni di servizio al buddismo e il modo in cui ha chiesto la liberazione del Tibet senza l’uso della violenza lo hanno aiutato a ricevere il premio Nobel per la pace nel 1989 . Nel corso della sua vita, ha compiuto vari atti che ora gli danno il riconoscimento come “l’insegnante reincarnato”.

    Tuttavia, uno sfortunato evento accaduto durante il mese di febbraio ha messo gli occhi sul buddismo tibetano ; Il video che circola sulle reti, dove Gyatso bacia sulla bocca un minore, e gli chiede di “succhiargli” la lingua , ha fatto girare la rete… E riaffiorano casi di abusi sessuali all’interno del Lamaismo.

    #METOOGURU

    Durante l’anno 2018, un gruppo di vittime di abusi sessuali è riuscito a incontrare il Dalai Lama, a Rotterdam, nei Paesi Bassi , per discutere i loro casi ed evitare che la storia si ripeta in futuro. È stato un momento storico, inoltre, è venuto di pari passo con le rivelazioni della Chiesa cattolica , nota anche per i suoi innumerevoli casi di pedofilia.

    In questo caso particolare, hanno chiamato il movimento #MeTooGuru ; l’ultima parola veniva da “guru”, cioè “maestro”. Sotto questo hashtag migliaia di utenti, dai giovani adulti ai minori, hanno raccontato le loro esperienze all’interno dei templi europei, dove i monaci violavano la loro sessualità.

    Nel mezzo di questo incontro, quando i giornalisti hanno interrogato Gyatso sugli abusi, ha ammesso di essere a conoscenza dei casi e che, a un certo punto, gli sono stati menzionati, anche dall’inizio degli anni ’90.

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    “Non sono nuovi per me; Sapevo già tutte queste cose” , ha attaccato, rivelando che, dal 1992, riceveva lettere da vittime di abusi sessuali, dove si raccontava quanto accadeva nei templi buddisti. Nulla è stato detto sulle ripercussioni che ci sono state con quell’informazione, perché, semplicemente, non ci sono state.

    Nel frattempo, ha detto alle vittime che lo hanno visitato a Rotterdam che “dovrebbero rendere pubblica l’identità del loro aggressore “, in modo che “si preoccupino se vengono umiliati”. Ai guru ha affermato che “l’autodisciplina” è importante e la giustizia di ogni Paese “giudicherà i colpevoli” .

    LE VITTIME SONO MILLE

    La nota consegnata alle vittime è stata firmata da 12 persone colpite di diversi paesi, tuttavia, Rob Hogendoorn , ricercatore olandese di dottrina buddista, ha sottolineato nel 2018 che il Dalai Lama, pur essendo a conoscenza degli abusi, ha fatto poco per porvi rimedio .

    “ I numeri delle vittime sono superiori ai firmatari della nota . Gli insegnanti buddisti tibetani possono essere monaci celibi o laici con mogli e figli. Ma il buddismo è diverso e c’è una grande confusione tra ciò che è un insegnamento e l’approfittare dello studente “, ha detto.

    Allo stesso modo, El País riferisce che Hogendoorn accusa i guru di usare l’intimità per scopi spirituali, dal momento che alcune scuole di buddismo affermavano che “il sesso con lo studente è una tradizione del tantra ” .

    “È vero che il Dalai Lama ha incoraggiato a non accettare ciecamente il maestro se non ci si fida di lui. Tuttavia, aiuterebbe se chiarisse che dovrebbero essere processati come chiunque altro se commettono abusi “, ha chiarito.

    Allo stesso modo, per El Mundo , Hogendoorn ha affermato che Gyatso “non sembrava essere consapevole della gravità di quanto accaduto ” . Alla fine, anche se le quattro vittime hanno rivelato dettagliatamente i loro casi di abuso, e lo stesso Dalai Lama si è messo sulla difensiva, “ha poi promesso di prendere in mano la situazione ” .

    Una delle vittime, Oane Bijlsma , ha indicato che il maestro buddista “sembra essere ignaro di ciò che sta accadendo intorno a lui”: “Stuprano i suoi seguaci, si circondano di lussi, approfittando della loro posizione di rispettabili monaci, e abusano di persone che vai solo a cercare risposte a domande esistenziali ”, ha detto.

    È difficile sapere se i milioni di persone sconvolte accetteranno le scuse di Gyatso , in risposta al “bacio” che ha dato a un bambino. Le sue scuse, chiedono gli utenti, sono arrivate solo perché il momento imbarazzante è stato reso pubblico.

    Tuttavia, le azioni di Gyatso e le migliaia di casi di abusi all’interno dei circoli buddisti difficilmente sono viste come indisciplina, non crimini.

    https://vanguardia.com.mx/noticias/no-es-nada-nuevo-dalai-lama-admitio-conocer-sobre-casos-de-abuso-en-circulos-budistas-CL7159136

  • L’indagine sull’arcidiocesi di Baltimora rivela oltre 600 vittime del clero, 43 presunti autori precedentemente sconosciuti al pubblico

    L’indagine sull’arcidiocesi di Baltimora rivela oltre 600 vittime del clero, 43 presunti autori precedentemente sconosciuti al pubblico

    (Baltimora, MD) – L’indagine del procuratore generale del Maryland sull’arcidiocesi di Baltimora ha svelato oltre 600 vittime di abusi sessuali da parte del clero in un periodo di 80 anni. Le vittime hanno un’età compresa tra la scuola materna e la giovane età adulta. Nel rapporto sono nominati oltre 158 sacerdoti accusati di abusi; 43 di loro non sono nella lista degli accusati credibili dell’arcidiocesi e non sono stati “identificati pubblicamente dall’arcidiocesi”. Il rapporto ha anche rivelato l’insabbiamento di abusi e numerosi casi in cui i funzionari della chiesa non hanno condotto indagini formali o informato le forze dell’ordine sulle accuse di abusi. Inoltre, ci sono stati diversi casi in cui il clero accusato non è stato rimosso dal ministero e/o ha avuto accesso illimitato ai bambini.

    Un portavoce dell’arcidiocesi ha commentato in risposta alla pubblicazione del rapporto , dicendo: “L’arcidiocesi continua a offrire le sue profonde scuse a tutti coloro che sono stati danneggiati da un ministro della Chiesa e li assicura delle nostre più sentite preghiere per la loro continua guarigione”.

    “Le scuse non bastano. È ormai scontato che l’arcidiocesi si assuma la piena responsabilità dei propri crimini”, ha affermato l’avvocato Mike Finnegan. “I sopravvissuti meritano di più. I sopravvissuti meritano vera giustizia”.

    È possibile che la pubblicazione di questo rapporto porti a modifiche legislative e a una spinta per nuove leggi che offrano alle vittime di abusi sessuali su minori opzioni legali e ritengano responsabili le istituzioni colpevoli. Per anni, il legislatore del Maryland, CT Wilson, è stato un sostenitore e sostenitore dell’abolizione della prescrizione civile nel Maryland, ma questa legislazione non è stata approvata dal Senato del Maryland. Terry McKiernan, presidente di Bishop Accountability , ha commentato la pubblicazione del rapporto , dicendo: “Diventa molto più difficile ignorare questi problemi quando hai un rapporto di 500 pagine su quanto siano brutte le cose sulla tua scrivania”.

    “Completando questa indagine, l’ufficio del procuratore generale ha informato il pubblico e ha esposto gli autori e coloro che hanno coperto i loro crimini”, ha detto l’avvocato Mike Finnegan. “Ma, cosa più importante, le loro azioni hanno mostrato ai sopravvissuti che contano. Questo rapporto illustra che ciò che è accaduto a così tanti sopravvissuti, spesso decenni fa, non è stato dimenticato”.

    https://www.andersonadvocates.com/news/investigation-into-archdiocese-of-baltimore-reveals-over-600-clergy-victims-43-alleged-perpetrators-previously-unknown-to-public/

  • MOTU PROPIO – Norme anti abusi estese anche ai laici, ma quanto sono efficaci ?

    MOTU PROPIO – Norme anti abusi estese anche ai laici, ma quanto sono efficaci ?

    Pochi giorni fa papa Francesco ha confermato le precedenti norme in materia di tutela di minori e persone vulnerabili, estendendole anche ai laici.

    Sicuramente utile, nel limite della norma naturalmente, che in quanto legge dello Stato del Vaticano ha unicamente applicazione in quello Stato, poi attraverso i concordati si estende anche alle sue gerarchie in terra straniera, ma nulla di piu.

    Resta il fatto importante, che disciplini internamente le proprie gerarchie, quelle che negli ultimi decenni si sono macchiate in tutto il mondo dei crimini più efferati a danno soprattutto di minori, insabbiando sistematicamente crimini, in sfregio alla vita e nel buon nome di un’istituzione irrispettosa dello stesso vangelo che predica.

    Quindi se pur non risolutiva per il problema mondiale e ancora colma di lacune ed incompatibilità con le leggi civili e le convenzioni internazionali, ma essendo destinata agli autori del problema stesso ed al suo indotto, la norma è certamente utile ed è discrezione della stessa chiesa la sua regolamentazione, che ricordiamo è basata sul Codice Canonico, mentre per noi è invece sulla Costituzione della Repubblica.

    Resta tuttavia, il problema di quale applicazione ne faranno poi concretamente le conferenze episcopali nei vari paesi, come sappiamo e vediamo, differenti nell’applicazione.

    Per quanto riguarda quella italiana ne vediamo la quasi totale disapplicazione, anche solo nella realizzazione dei c.d. sportelli diocesani, che a quattro anni dall’apertura non sono presenti ancora in molte diocesi italiane, circa il 25%, mentre nel 75% dei casi dove invece sono attivi, si limitano alla raccolta delle denunce e dei dati su vittime e abusanti (che va ricordato resteranno unicamente interni, senza alcuna trasmissione all’autorità giudiziaria).

    Mentre l’unico servizio (che va detto essere insufficiente) erogato alle vittime, è attivo secondo il report CEI, solo nel 12% degli sportelli di raccolta dati.

    Restando alle gerarchie italiane, è dovere della chiesa, della sua conferenza episcopale applicare il motu proprio del papa, anche sulle stesse gerarchie ma, purtroppo anche qui vediamo che questo non sta ancora avvenendo e le infrazioni delle stesse gerarchie, rimanere ancora impunite dalla chiesa italiana quanto quelle dei suoi preti pedofili.

    Nella nuova release il motu proprio è esteso anche ai laici, se pur come detto in precedenza utile internamente, anche per cui, pur essendo laici manca la denuncia alle autorità civili con le stesse insufficienze presenti per i preti.

    In questo caso si aggiunge a seguito della mancanza di autorità della chiesa su un civile la complicazione non da poco e la domanda che ne consegue è semplice, come sarà gestita la cosa?

    Al massimo con la scomunica, poi probabilmente come consuetudine, in virtù del buon nome della chiesa l’allontanamento nel silenzio, spostando puntualmente a danno dei minori, il problema per l’istituzione.

  • SHAME- EUROPEAN STORIES- L’ESPOSIZIONE – MILANO 23 marzo 8 aprile

    SHAME- EUROPEAN STORIES- L’ESPOSIZIONE – MILANO 23 marzo 8 aprile

    L’orrore e la vergogna non conoscono confini. Dalla Romania alla Francia, dall’estremo nord della Scandinavia all’Italia, passando per Spagna, Svizzera, Belgio, Austria e molti altri paesi. Realtà diverse, altri abusi, altri autori, ma sempre le stesse vittime: i bambini.

    Adozioni forzate, abusi sessuali in collegi e scuole, bambini allontanati con la forza dalle loro famiglie, vittime del traffico di esseri umani, bambini sottoposti a esperimenti sociali e bambini maltrattati in famiglia. Questo viaggio cerca di delineare un fenomeno che emerge dalle ombre del passato per evitare che questi crimini cadano nell’oblio e che le vittime vengano dimenticate senza che sia fatta giustizia.

    Decine di ritratti fotografici in bianco e nero denunciano la vergogna: la vergogna che pervade e intossica le vite di chi ha subito violenza; la vergogna che dovrebbe provare chi ha calpestato queste giovani vite e ne ha abusato senza ritegno; la vergogna di noi spettatori per la nostra impotenza di fronte a un fenomeno fuori dalla nostra portata; e, infine, la vergogna di una realtà europea che vorrebbe essere moderna e sociale ma che non riesce a gestire in modo completo una situazione drammatica.

    Questa è solo la punta dell’iceberg, uno scorcio di una realtà immensa, sommersa e difficile da quantificare che permea il tessuto sociale europeo e rende la vita di migliaia di persone difficile, se non impossibile. Uomini e donne che sono stati spezzati durante l’infanzia, quello che dovrebbe essere il periodo più sereno e spensierato della loro vita, e che meritano riconoscimento, scuse e giustizia. Riconoscimento, scuse pubbliche e giustizia sono tra gli obiettivi principali di Justice lnitiative.

    Questo progetto riporta le vittime al centro dell’attenzione e mira a un’azione congiunta a livello europeo affinché i singoli Stati e governi prendano in mano la questione e presentino soluzioni concrete e fattibili che permettano a migliaia di cittadini di superare un passato drammatico e traumatico.

  • Sportelli vaticani per le vittime – La critica ironica dei sopravvissuti – #CEI-Comic

    Sportelli vaticani per le vittime – La critica ironica dei sopravvissuti – #CEI-Comic

    Abbiamo cercato ironicamente di descrivere la surreale situazione italiana che vede uno Stato immobile di fronte ai crimini del clero, al punto che questo in tutta tranquillità e in barba alla giustizia stessa, si è inventato questa forma di giustizia fatta in casa, che fa bene solo alla chiesa.

  • 188 sacerdoti sospettati di aver commesso abusi sessuali su minori nelle diocesi cattoliche del Kansas dal 1950, afferma il procuratore generale

    188 sacerdoti sospettati di aver commesso abusi sessuali su minori nelle diocesi cattoliche del Kansas dal 1950, afferma il procuratore generale

    Un rapporto pubblicato dal Kansas Bureau of Investigation afferma che più di 180 membri del clero cattolico sono sospettati di abusi sessuali su minori nella diocesi cattolica dello stato dal 1950.

    Il procuratore generale del Kansas Derek Schmidt ha ordinato il rapporto nel novembre 2018 su richiesta dell’arcivescovo dell’arcidiocesi di Kansas City Joseph Naumann.

    Il rapporto afferma che il KBI ha ascoltato “molte vittime” che hanno attribuito la loro attuale dipendenza da droghe o alcol o l’incarcerazione agli abusi sessuali subiti da bambini. I familiari di alcune vittime hanno anche detto agli investigatori di aver attribuito i suicidi dei loro cari agli abusi sessuali subiti, secondo il rapporto.

    “I nostri agenti hanno visto uomini, ora tra i 60 ei 70 anni, scoppiare in lacrime mentre denunciavano i loro abusi sessuali alla nostra squadra. In molti casi non avevano mai rivelato l’abuso sessuale a nessuno”, afferma il rapporto.

    L’inchiesta ha rilevato che le indagini “condotte dalle diocesi su passate accuse di abusi sessuali erano incoerenti e inadeguate”. Secondo il rapporto, i funzionari ecclesiastici hanno spesso cercato di evitare scandali, continuando a sostenere finanziariamente i sacerdoti colpevoli o omettendo di rimuovere o monitorare i preti colpevoli di preoccupazione.

    “Sfortunatamente, ci saranno sempre persone che abusano sessualmente di bambini, sia nella società che all’interno della Chiesa”, afferma il rapporto. “Tuttavia, è giustamente più eclatante quando un prete, che è in una posizione di autorità all’interno della Chiesa, che giura di essere celibe ed è considerato un modello di santità, poi abusa di un bambino”.

    Il rapporto afferma che “il tempo legalmente concesso per presentare accuse penali per la maggior parte dei crimini di abuso sessuale del clero cattolico è scaduto”. Le leggi sulla prescrizione per stupro, libertà indecenti aggravate con un bambino e sodomia criminale sono state eliminate nel 2013, afferma il rapporto, ma le leggi sono ancora in vigore per i crimini che hanno avuto luogo prima della loro annullamento.

    “Il KBI ha esaminato i documenti, intervistato le vittime e condotto indagini, deferendo 30 casi ai pubblici ministeri della contea locale per un ulteriore esame”, ha affermato Schmidt in un comunicato stampa venerdì. “La maggior parte dei file che sono stati esaminati erano vecchi di diversi decenni.”

    Secondo il rapporto, gli investigatori hanno presentato 30 affidavit ai pubblici ministeri del Kansas e uno ai pubblici ministeri dell’Oklahoma relativi al rapporto. Tuttavia, nessuna accusa è stata presentata in alcun caso correlato e diverse dichiarazioni giurate erano per vittime dello stesso sacerdote.

    “L’impatto traumatico e duraturo dell’abuso sessuale è inimmaginabile e probabilmente sottovalutato da molti”, afferma il rapporto. “Spesso è imperdonabile per coloro che l’hanno sopportato”.

    Leggi l’articolo originale suInsider

  • #CEI-Comic – La controinformazione con le vignette dei sopravvissuti contro l’ipocrisia della Conferenza Episcopale Italiana

    #CEI-Comic – La controinformazione con le vignette dei sopravvissuti contro l’ipocrisia della Conferenza Episcopale Italiana

    Una categoria che il portale della Rete L’ABUSO aggiunge come promozione sociale in contrasto alla particolare situazione italiana che vede assente da anni i Governi e che di fatto ha permesso che la CEI – controcorrente alla linea intrapresa negli altri paesi e dalle conferenze episcopali – spadroneggi nella penisola a danno di minori, assolvendosi da se per i crimini dei suoi ministri.

    Quotidianamente sentiamo le rassicurazioni della chiesa (puntualmente prive di fatti) sulla tutela delle vittime, che paradossalmente escluse dalla CEI, non hanno modo di manifestare il dissenso.

    Un modo ironico per veicolare il punto di vista taciuto dei sopravvissuti, rappresentato nelle prossime pubblicazioni da una vignetta corredata di una breve illustrazione.


    Se vuoi contribuire con la tua vignetta

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  • L’OBLIO – Saloon per preti che si rifanno il curriculum

    L’OBLIO – Saloon per preti che si rifanno il curriculum

    Su al nord, don B. (nelle chat di incontri) ci ricasca e questa volta il suo vescovo la prende davvero sul serio; non lo reintegrerà fino a quando non saranno rimossi tutti gli articoli pubblicati durante lo scandalo.

    Anche al sud il monsignore prova “imbarazzo” per la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto e si sa, certe cariche “istituzionali” necessitano di “decoro”, soprattutto in Italia e visto il periodo.

    Anche tra i trulli, scampato per prescrizione, dopo cinque anni durante i quali nessun’altra vittima ha bussato alla sua porta, è ora di tornare in pista, ma prima ci vuole una ripulitina.

    Sono decine ultimamente le richieste di oblio da parte dei chierici italiani che chiedono la rimozione degli articoli che raccontano gli scandali che li riguardano tanto da aver creato un vero e proprio business, con servizi profumatamente pagati, spesso proprio sulla base del “livello sociale” da recuperare.

    Quasi sempre, anche se con scarsi risultati, le agenzie che praticano questa attività sono in regola, anche se ogni tanto, forse proprio per via delle parcelle appetibili, c’è chi per esempio da cassamortaro si improvvisa “agenzia”.

    Un lavoro non indifferente neppure per noi in quanto non pagati da nessuno, ad ogni domanda di rimozione, visto spesso le richieste “illegittime” o addirittura non autorizzate, alla Rete L’ABUSO ci siamo dovuti imporre per protocollo una serie di verifiche sul richiedente, in questo caso l’agenzia, in quanto del sacerdote in genere abbiamo già tutti gli accrediti del caso.

    Raramente rimuoviamo i contenuti dal nostro portale, spesso sottoponendoci all’esamina da parte del Garante che raramente ci ha dato torto, in quanto i contenuti del nostro portale hanno la peculiarità che i crimini di cui trattiamo sono soggetti alla recidività, che in un contesto di sicurezza pubblica ha prevalenza sulla richiesta di oblio.

    Tuttavia molte volte, pur non rimovendo i contenuti dal portale all’interno del quale restano consultabili, il richiedente riesce ad ottenere la rimozione dei contenuti dagli stessi motori di ricerca, ottenendo un risultato certamente di cancellazione che ha però un effetto collaterale, per noi un indizio molto forte in caso di indagine.

    Accade infatti che alcuni sacerdoti che in precedenza si erano già rivolti a GOOGLE, nel momento in cui vengono segnalati dalle presunte vittime, ad una ricerca non si trovi nulla di questi signori, che fanno i preti da trenta anni, ma di cui non vi è traccia neppure che abbiano celebrato mai una messa.

    Mentre dall’altra parte la CEI compra per 25.000€ il silenzio delle vittime.

    F.

  • Google limita l’accesso alla mappa degli abusi sessuali del clero. Violerebbe le Norme relative a “molestie bullismo e minacce”

    Google limita l’accesso alla mappa degli abusi sessuali del clero. Violerebbe le Norme relative a “molestie bullismo e minacce”

    Ultimamente c’è un viavai di richieste di rimozione di articoli dal sito della Rete L’ABUSO , tanto che non passa una settimana senza che ne riceviamo almeno una.

    Tutti si appellano al diritto all’oblio, però, malgrado la norma europea, sussiste nei casi di stupro “l’interesse pubblico e la sicurezza dei minori” basato sulla recidività che caratterizza i predatori sessuali: ragione per cui, anche se ci costa spesso molte scartoffie, non ci facciamo intimidire.

    Il più delle volte le richieste arrivano da dubbi servizi online per la tutela della privacy ai quali i preti spesso si rivolgono pagando profumatamente per rifarsi il “lifting” sul web. Uno degli ultimi che ci ha scritto in merito era in realtà un’agenzia di pompe funebri che chissà se ha truffato anche il sacerdote nell’elargire il servizio.

    Altre volte invece la richiesta arriva direttamente dal Garante, ma al momento, malgrado le diverse istanze dei sacerdoti e monsignori italiani, la Rete L’ABUSO è sempre risultata “in regola”, ottenendo puntuale archiviazione delle istanze.

    La stessa cosa per quanto riguarda le querele per diffamazione da parte del clero di fronte ai tribunali italiani: per il momento, in 12 anni siamo sempre stati assolti. Anzi, spesso il querelante si è visto ricusare per calunnia o ha preventivamente ritirato la querela.

    Anche questo tentativo di oscuramento da parte di Google dell’unico database italiano degli abusi sessuali del clero certo non stupisce visti i precedenti tentativi di rimozione falliti.

    Anzi, fa riflettere: perché Google, infatti, se ne accorge dopo ben 12 anni dalla sua pubblicazione?

    Dando un’occhiata a quanto Google segnala, è verosimile pensare che qualche sacerdote, dati i precedenti fallimenti, questa volta abbia tentato la via traversa “per rifarsi il lifting” (non potendosi più rivolgere probabilmente alle Istituzioni, che lo hanno già scaricato) , cerchi come “via italiana”, di ottenere la cancellazione del proprio caso, “reclamando” un presunto stato di pericolo e/o discriminazione (inesistente direi, in quanto attualmente non risultano casi con effettiva segnalazione).

    Va ricordato a questo proposito che per esempio, negli Stati Uniti sono gli organi di Stato, come l’FBI, a pubblicare online nome, foto e residenza di chi è stato condannato o ritenuto socialmente pericoloso per questi crimini.

    Un manifesto che non è sfregio della persona o di ciò che ha commesso, ma va a tutela della comunità e si basa sul dato scientifico che il predatore sessuale non è un malato, ma una persona con una grave devianza della personalità a cui non si può chiedere un autocontrollo. L’unico modo per poterlo integrare evitando che stupri altre persone è quello di dire alle potenziali vittime di stare attente.

    Restando alla comunicazione di Google, attualmente abbiamo fatto richiesta di revisione del reclamo di cui facciamo presente attualmente di non avere alcun dettaglio in merito.

    Il portavoce F. Zanardi

    Tuttavia e comunque vada, Google Maps a parte, qui tutti gli elenchi della mappa (consultabili), dal nostro archivio storico e senza censura;

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/database-abusi/

  • Münster: per una storia degli abusi

    Münster: per una storia degli abusi

    di: Marcello Neri

    Il 13 giugno è stato presentato lo studio su “Potere e abusi sessuali nella Chiesa cattolica” per ciò che concerne la diocesi di Münster (Germania).

    Prosegue così il lavoro di indagine nelle singole diocesi tedesche che ha preso le mosse dopo la pubblicazione del MHG-Studie a livello nazionale nel 2018. A differenza dei report riguardanti Colonia e Monaco, che avevano un taglio giuridico ed erano stati elaborati da studi legali, a Münster la diocesi ha affidato il compito di indagine negli archivi diocesani e vescovili al Dipartimento di Storia dell’Università locale.

    Per la prima volta in Germania si ha dunque un approccio metodologico umanistico in materia di indagine degli abusi sessuali su minori nella Chiesa cattolica.

    Si amplia così lo spettro di lettura e comprensione del fenomeno passando dalla constatazione di tipo giuridico all’analisi del quadro complessivo che fa da sfondo e palcoscenico agli abusi sessuali nella diocesi di Münster.

    L’approccio storico si innesta sui guadagni raggiunti dai precedenti studi di taglio giuridico, da un lato, ampliando il focus sulle dinamiche, i comportamenti, le forme di comunicazione interna, l’auto-comprensione dei ruoli ecclesiali, che hanno costituito – e ancora costituiscono – il terreno fertile per atti di abuso sessuale da parte di preti e forme di occultamento da parte dei vescovi e di altri officiali di curia, dall’altro.

    A livello quantitativo lo studio di Münster conferma i dati dei precedenti report di taglio giuridico: per il periodo preso in esame, dal 1945 al 2020, ci sono non meno di 610 vittime certe (i ricercatori stimano che il numero reale delle vittime sia tra le otto e dieci volte maggiore); 196 abusatori certi (183 preti, 12 religiosi non preti, 1 diacono permanente), che rappresentano tra il 4% e il 4,5% del totale dei chierici attivi nella diocesi di Münster durante il periodo preso in esame.

    A livello qualitativo, invece, lo studio riguardante la diocesi di Münster segna un passo in avanti per ciò che concerne la chiarificazione delle dinamiche strutturali, dei modi di pensare, delle forme di gestione e comunicazione, dei contesti sociali di provenienza delle vittime, quali fattori determinanti per una presa in carico adeguata degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica come suo elemento sistemico.

    Lo studio registra un “eclatante fallimento dei responsabili diocesani” per quanto riguarda il loro dovere di guida e di controllo in materia di violenze e abuso da parte di preti sui minori affidati alla loro cura pastorale.

    Negli atti disponibili manca quasi completamente la traccia di empatia e cura nei confronti delle vittime, mentre si trova attestata una prassi di ampia comprensione e copertura dei chierici abusatori (spendendosi anche nei confronti degli ufficiali giudiziari locali al fine di evitare le pene previste per i crimini commessi, o per ammorbidirle laddove possibile).

    Il principio che ha retto per decenni, ben oltre la soglia del 2000, l’atteggiamento della Chiesa cattolica di Münster è stato quello della salvaguardia dell’immagine della Chiesa a spese del riconoscimento delle vittime e della giustizia che doveva essere loro resa. I ricercatori hanno chiamato questa forma mentis perversa “ecclesiocentrismo”, dove la “protezione della Chiesa è diventato un fine in se stesso” da realizzare a ogni costo.

    Data la particolare conformazione socio-culturale della Chiesa cattolica di Münster nel più ampio contesto sociale locale, con la tendenza a fare del cattolicesimo un’enclave separata e autosufficiente, si può parlare di un vero e proprio “dispositivo cattolico degli abusi”: dagli abusatori, che godevano di una sorta di status superiore legato al ministero, a coloro che avrebbero dovuto sorvegliare le dinamiche ecclesiali senza avere però percezione alcuna delle vittime e della loro esistenza, per arrivare infine alle vittime stesse che si trovavano come circondate da un sistema socio-religioso senza alternative possibili.

    Si tratta di “un dispositivo fatto di elementi discorsivi, emotivi e organizzativi, che ha creato, stabilizzato e reso endemiche le strutture abituali per gli abusi sessuali nell’ambito della Chiesa cattolica locale”.

    Solo a partire dal secondo decennio di questo secolo si può registrare un lento cambiamento nella diocesi per ciò che concerne la consapevolezza e le prassi in materia di abusi sessuali. Si tratta però di un cambiamento indotto, provocato dall’esterno, e non nato da una riflessione e presa di coscienza da parte dei responsabili diocesani.

    Anche la diminuzione dei casi di abuso che i ricercatori hanno potuto registrare a partire dagli anni ’80 del XX secolo non trova le sue ragioni in elementi interni alla Chiesa cattolica, ma in fattori esterni di carattere prevalentemente socio-culturale.

    Negli ultimi anni si è giunti a una istituzionalizzazione degli interventi e della prevenzione per ciò che concerne gli abusi sessuali nella diocesi di Münster, con una professionalizzazione del personale di riferimento.

    Se questo deve essere valutato in maniera positiva, non basta però da sé a fare della Chiesa cattolica un luogo sicuro per i minori e gli adulti vulnerabili: infatti, se non si mette mano agli elementi strutturali e alle dinamiche di esercizio del potere che sono contestuali e fondamentali nel creare condizioni favorevoli ad atti di abuso e violenza, non sarà possibile onorare adeguatamente quella giustizia di cui sono in attesa le vittime: “il centralismo dell’istituzione e la sacralizzazione delle sue strutture di potere, una certa immagine sacra del prete, la mancanza di veracità e gli ostacoli messi a una comunicazione aperta, come una certa morale sessuale estranea alla realtà della vita, sono tutti aspetti che rendono possibile gli abusi e favoriscono le procedure del loro occultamento (…). Gli abusi sessuali e di potere nella Chiesa cattolica sono ben lungi dall’essere arrivati al loro termine”.

    http://www.settimananews.it/chiesa/munster-storia-degli-abusi/