Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Roma

  • Cosa aspetta al nuovo Papa?

    Cosa aspetta al nuovo Papa?

    L’EREDITA’ che Bergoglio ha lasciato è notevole sia in positivo sia in negativo e soprattutto in questi giorni si parla molto di quanto ha fatto, di quanto non ha fatto tra soddisfatti e scontenti.

    Bergoglio è stato un Papa da subito piaciuto alla gente e ai media che lo hanno sovraesposto, ma soprattutto quelli che apparentemente “per amore” lo hanno esaltato, sono quelli che in realtà lo hanno danneggiato maggiormente.

    Ad ogni appello molti hanno dato ad intendere la rivoluzione positiva delle sue parole, delle sue riforme, ma quasi tutti hanno dimenticato di dirne i limiti che non sarebbe stata cosa negativa o denigrante anzi, ne avrebbero solo che rafforzato nel limite gli intenti.

    Vi hanno fatto credere che per esempio, il Motu proprio fosse qualcosa di risolutivo nella lotta alla pedofilia dimenticando di dire che quel motu proprio era destinato alle gerarchie vaticane.

    Vi hanno dato praticamente a bere che le leggi del Papa fossero leggi che hanno effetto in ogni stato del pianeta, peccato che questo sia totalmente falso.

    Gli stati hanno ogniuno la propria sovranità e fanno leggi che hanno effetto solo all’interno dello stato stesso. Quelle fatte da Bergoglio o da chi altro hanno effetto solo in Vaticano.

    Qui il macroscopico equivoco e le conseguenti aspettative dalle quali poi ne è nata la delusione e la critica.

    Detto ciò, in Italia la chiesa e le gerarchie non hanno ascoltato tanto meno applicato quelle leggi mentre altrove si.

    Per fare un esempio molto recepibile cito il caso di Piero Brogi, un uomo italiano che è stato abusato in infanzia a Roma da mons. Angelo Pio Loco Boscariol.

    Ebbene, l’uomo che da anni abita in Francia è stato l’unico italiano risarcito economicamente dalla chiesa ma non italiana, da quella francese. Il tutto malgrado il suo abusatore fosse deceduto da anni.

    Questo fa capire la differenza di come la Conferenza Episcopale francese abbia recepito ed applicato il Motu proprio e come non lo abbia fatto invece la Conferenza episcopale italiana, che di risarcimenti alle vittime e di commissioni d’inchiesta governative, ben si sogna persino di parlare.

    Il motivo è semplice, le leggi dello Stato che in Francia hanno condizionato la chiesa a rendere giustizia mentre in Italia lo Stato non ha mai proferito parola, lasciando vuoti legislativi tanto gravi che hanno permesso tutto ciò.

    Un argomento che il prossimo pontefice dovrà affrontare, magari rivolgendosi direttamente al Governo italiano chiedendo regole come l’obbligo della denuncia per ogni cittadino, in modo che quei vescovi “furbetti del quartiere” non possano più sfuggire alla denuncia ed insabbiare i casi per poi reintegrare chi recidivo, come nel caso bresciano di don Ciro Panigara.

    Speriamo che anche i media questa volta stiano attenti a spiegare limiti e doveri dei due stati.

    Diversamente il rischio è quello di lasciare un’altra impropria eredità al prossimo pontefice, tra gioie, dolori e tante altre vittime.

  • Sesto San Giovanni, l’ex sacerdote Gabriele Corsani di nuovo nei guai per molestie sessuali su minori: denunciato da due ragazzi volontari in una Rsa

    Sesto San Giovanni, l’ex sacerdote Gabriele Corsani di nuovo nei guai per molestie sessuali su minori: denunciato da due ragazzi volontari in una Rsa

    I messaggi osceni, l’invito a «dormire tutti insieme nel lettone», i palpeggiamenti. Per due ragazzi minorenni, destinati ad occuparsi degli anziani in una Rsa come percorso di recupero per loro condotta turbolenta a scuola, l’esperienza si è risolta in un incubo di molestie sessuali da parte degli adulti responsabili della struttura, che avrebbero occuparsi del loro progetto rieducativo. E adesso la vicenda è finita davanti al tribunale di Monza, dove rispondono dell’accusa di violenza sessuale il 41enne Daniele Cannone, e di quella di molestie il 57enne Gabriele Corsani, ex sacerdote.

    Quest’ultimo non è nome nuovo alle cronache per fatti di questo tipo. Nei suoi anni da religioso (durante i quali era stato vicino alla famiglia Berlusconi, per la quale aveva celebrato i funerali della madre del Cavaliere) Corsani era finito sotto processo per altri reati di natura sessuale contro alcuni allievi di un istituto scolastico del Milanese, per episodi avvenuti una decina di anni fa durante un soggiorno estivo di gruppo in Romagna. Vicenda che lo aveva visto condannato in primo grado a tre anni e 4 mesi, e assolto in appello per il mancato riconoscimento di un’aggravante che aveva fatto cadere l’accusa per tardività della querela.

    Ora un nuovo processo per fatti avvenuti nel 2024, secondo la denuncia presentata da due ragazzi all’epoca di 16 e 15 anni, assistiti dagli avvocati Giorgio Ballabio e Francesco Berterame. I due erano stati sospesi dalla loro scuola nell’hinterland milanese, per varie intemperanze e motivi disciplinari. In particolare, avevano dato vita a una violenta rissa. Per questo motivo erano stati assegnati a un programma di volontariato alla Rsa di Sesto San Giovanni, dove invece, secondo i reati contestati, si sono ritrovati vittime di abusi.

    Palpeggiamenti, domande interenti la propria sfera sessuale, e quei messaggi dell’ex sacerdote che chiedeva a uno dei giovani se si fosse lavato le parti intime, e se avesse voluto dormire nel «lettone» con lui e «altri tre minorenni». Secondo quanto emerso, Gabriele Corsani ha chiesto di poter estinguere il reato attraverso l’oblazione, ma il magistrato ha negato questa possibilità, considerando troppo gravi i fatti contestati, rinviando il processo al prossimo autunno.

    Ernesto Guido Gatti, capogruppo del Pd in consiglio comunale a Sesto San Giovanni, in una nota esprime «sgomento e profonda preoccupazione», esorta il sindaco Roberto Di Stefano a riferire in aula e chiede «le dimissioni immediate del consigliere Gabriele Corsani, che ricopre un incarico fiduciario e rappresentativo all’interno di una realtà comunale sensibile come una Rsa, e che, almeno fino al completo accertamento dei fatti, non può restare in carica».

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/25_aprile_23/monza-gabriele-corsani-di-nuovo-nei-guai-per-molestie-sessuali-su-minori-denunciato-da-due-ragazzi-volontari-in-una-rsa-e3198467-6229-4946-b05d-e1b66be89xlk.shtml

  • Pietro Orlandi: ”Emanuela ingannata a Sant’Apollinare, poi narcotizzata e portata via”

    Pietro Orlandi: ”Emanuela ingannata a Sant’Apollinare, poi narcotizzata e portata via”

    “Sono ancora arrabbiato verso quella che considero ancora parte della mia famiglia, il Vaticano”. Lo ha detto Pietro Orlandi nel corso del programma Rai “Linea di confine”, per ricordare il dramma che ha cambiato per sempre la sua vita e quella della sua famiglia: la scomparsa di sua sorella Emanuela. Era il 22 giugno del 1983 quando, di Emanuela Orlandi, giovanissima cittadina vaticana, si perdono completamente le tracce. A distanza di oltre quarant’anni, suo fratello Pietro continua a battersi instancabilmente per scoprire cosa sia effettivamente successo a sua sorella durante quella calda estate del 1983.

    Insieme al giornalista Antonino Monteleone, Orlandi ha ricostruito le ultime ore note di sua sorella, ripercorrendo anche i tanti misteri che ancora circondano il caso. Il giorno della sua scomparsa, Emanuela si trovava come sempre alla scuola di musica “Tommaso Ludovico da Victoria”, vicino alla basilica di Sant’Apollinare, nel cuore di Roma. Proprio in quell’area si perdono le sue tracce. Secondo la ricostruzione di Pietro Orlandi, quel pomeriggio Emanuela fu avvicinata da un uomo distinto a bordo di una BMW, che le offrì un compenso per distribuire volantini durante una sfilata di moda. Colpita dalla proposta, la giovane Orlandi telefonò a casa per chiedere consiglio e parlò con la sorella Federica. Disse che avrebbe incontrato l’uomo all’uscita. Ma qualcosa andò storto.

    “Quel pomeriggio – ha raccontato Orlandi – Emanuela scende, ma non vede quella persona. La aspetta qualche minuto e, prima di andare da sua sorella Cristina, con cui aveva appuntamento al Palazzaccio, va alla fermata del bus davanti al Senato. Non doveva prendere l’autobus, ma decise di tornare lì dove lo aveva incontrato, nella speranza di ritrovarlo”. Durante la sua ricostruzione dei fatti, Orlandi ha ipotizzato che, in un secondo momento, quell’uomo possa averle detto di aver lasciato i volantini all’interno della basilica e, con la sua fiducia cieca negli ambienti religiosi, Emanuela sarebbe entrata senza esitazione. “Se la mia ipotesi è giusta – ha proseguito Orlandi – è stata fatta rientrare a Sant’Apollinare, dove non è difficile narcotizzarla, farla uscire sul retro, caricarla in auto e portarla via”.

    La basilica di Sant’Apollinare a Roma ha sempre rappresentato un luogo cruciale nel caso Orlandi, più volte al centro di teorie e sospetti. Proprio lì, infatti, venne sepolto – dopo la sua morte avvenuta per omicidio – il boss della Banda della Magliana, Enrico “Renatino” De Pedis. Una sepoltura che ha suscitato molte critiche. Ad ogni modo, grazie a un permesso speciale concesso dal cardinale Ugo Poletti e dal rettore della basilica, don Pietro Vergari, De Pedis venne sepolto all’interno della chiesa. Pietro Orlandi ha sempre sottolineato l’amicizia che legava i due, considerandola una chiave fondamentale per comprendere il contesto attorno a cui gravita la scomparsa della giovane cittadina vaticana.

    Oltretutto, anche l’ex boss Antonio Mancini ha sempre sostenuto che il caso Orlandi avesse dei collegamenti con la Banda della Magliana. A rafforzare questa ipotesi c’è anche la testimonianza dell’ex poliziotto Armando Palmegiani, che durante un sopralluogo in un covo della Banda della Magliana in via Pignatelli, a Monteverde, scoprì un seminterrato insonorizzato trasformato in prigione. Proprio lì, secondo le dichiarazioni di Sabrina Minardi, l’ex compagna di De Pedis, sarebbe stata tenuta prigioniera Emanuela Orlandi. Inoltre, come ulteriore conferma del fatto che la Banda della Magliana avrebbe avuto un ruolo nella scomparsa di Emanuela, ci sono anche la testimonianza del magistrato Giancarlo Capaldo, che ha condotto la seconda inchiesta sul caso, e quella di Maurizio Abbatino, altro ex componente della Banda, che ha raccontato come il rapimento sarebbe stato organizzato per recuperare il denaro del boss della mafia Pippo Calò.

    Il boss, infatti, avrebbe avuto legami con il Vaticano, avendo investito del denaro attraverso lo IOR, tramite l’arcivescovo Paul Marcinkus. Infine, uno dei dettagli più inquietanti e controversi è quello emerso grazie alla testimonianza dell’ex maresciallo dell’Aeronautica, Giuseppe Dioguardi, che ha raccontato di un volo militare partito da Ciampino verso Londra, a fine agosto del 1983, richiesto da un alto prelato: il cardinale Piovanelli. Il volo fu organizzato in modo anomalo: a bordo vi erano due uomini e due donne, equipaggio ridotto al minimo, ingresso dal varco VIP e nessuna vigilanza. Sebbene non vi sia alcuna prova che Emanuela Orlandi fosse su quell’aereo, l’insistenza per ottenere l’autorizzazione e le insolite pressioni politiche per accelerarne l’esecuzione hanno alimentato dubbi e perplessità, questo, nonostante alcuni colleghi di Dioguardi, appartenenti ai Servizi, abbiano provato a sminuire la questione.

    Per rivedere la puntata: clicca qui

  • I religiosi con legami con le Filippine pubblicamente accusati di abusi sessuali su minori

    I religiosi con legami con le Filippine pubblicamente accusati di abusi sessuali su minori

    BishopAccountability.org ha identificato 82 sacerdoti e religiosi con legami con le Filippine che sono stati pubblicamente accusati di abusi sessuali su minori.

    Questo database include: sacerdoti filippini accusati di abusi sessuali su minori nelle Filippine; sacerdoti filippini che hanno svolto parte del loro sacerdozio nelle Filippine ma che sono accusati di abusi sessuali su minori mentre lavoravano negli Stati Uniti; e sacerdoti accusati provenienti da altri paesi, in particolare Stati Uniti, Irlanda e Australia, che hanno svolto parte del loro sacerdozio nelle Filippine.

    I meccanismi esterni che altrove hanno imposto ai vescovi cattolici di assumersi le proprie responsabilità – contenziosi da parte delle vittime, indagini su enti ecclesiastici da parte dei pubblici ministeri, inchieste da parte di commissioni governative e indagini sostanziali da parte dei media locali – si sono verificati poco o per niente nel  terzo paese cattolico più grande del mondo .

    Il database rivela gli aspetti distintivi della crisi degli abusi cattolici nelle Filippine e il grado in cui molto rimane nascosto. La maggior parte dei casi dettagliati di seguito riguardano abusi verificatisi dal 2000 e segnalati alle forze dell’ordine rapidamente, nel giro di pochi anni dall’accaduto. Sappiamo dai dati sugli abusi cattolici pubblicati altrove che tali casi costituiscono una piccola parte della portata totale del problema.

    Questa lista di 82 chierici, quindi, è solo la punta dell’iceberg. È una frazione del numero totale di chierici accusati che sarebbero noti se i leader della chiesa filippina fossero tenuti a denunciare gli abusi sessuali su minori alle forze dell’ordine, se il suo sistema legale rendesse più facile per le vittime presentare denunce civili contro i leader della chiesa complici, se le vittime di abusi sessuali da parte del clero fossero più ampiamente supportate o se le diocesi e gli ordini religiosi fossero indagati dai pubblici ministeri o dalle commissioni statali.

    Un esempio dell’impunità della Chiesa filippina: in un Paese con oltre 80 milioni di cattolici,  nessun sacerdote è stato condannato penalmente  per abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili, secondo il vescovo filippino Buenaventura Famadico.

    Si tratta del quinto database pubblicato da BishopAccountability: dal 2005 gestiamo un database di membri del clero accusati negli Stati Uniti e abbiamo pubblicato database di membri del clero pubblicamente accusati in Argentina, Cile e Irlanda.

    Nota: questi dati si basano generalmente su resoconti pubblicati da fonti di notizie affidabili nei media, documenti giudiziari depositati pubblicamente, annunci della chiesa e altre fonti pubbliche. A meno che una fonte non segnali espressamente che un individuo è stato condannato per un reato penale o ritenuto responsabile di una richiesta civile, i resoconti contenuti nel database sono semplici accuse e questo database non afferma o implica che gli individui che affrontano accuse siano colpevoli di un crimine o responsabili di una richiesta civile. BishopAccountability.org si impegna a garantire verità, accuratezza e correttezza. Correzioni e commenti sulle informazioni presenti nel database sono incoraggiati e possono essere inviati a staff@bishop-accountability.org . Se BishopAccountability.org scopre fatti che stabiliscono che qualsiasi informazione presente nel database è inaccurata, adotteremo tempestivamente le misure appropriate, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, la revisione, la correzione o il ritiro delle informazioni. Per maggiori informazioni sul nostro approccio, consulta la politica di pubblicazione per il nostro database statunitense.

    Accusato di abusi sessuali su minori nelle Filippine

    Rev. Pio Cultura Aclon | Rev. Baltazar Acompanado , Jr. | Rev. Macario Apuya , SVD | Rev. Efren Avenido | Vescovo Filomeno Gonzales Bactol | Rev. Roberto Batoon | Rev. Daniel A. Baul | Rev. José Belciña | Rev. Pietro Berina | Rev. Aron Buenacosa | Rev. Raúl Cabonce | Rev. Eleuterio Carton | Rev. Agustin Cuenca , OFM | Rev. William J. Duffy , SJ | Rev. Benedicto Ejares | Rev. Mark A. Falvey , SJ . | Rev. Joseph “Joe” Fertal , SVD | Fratello Stephen Michael Greinke , MBPH | Rev. Kenneth B. Hendricks | Rev. A. Leo Hofstee , OP | Rev. Oreste M. Huerta | Rev. Karole Ricompensa Israele | Rev. Arnel Lagarejos | Rev. Gabriel Madangeng, Jr. | Rev. Rex Mansmann , CP | Rev. Conrad Ursua Mantac | Rev. Denis McAlinden | Rev. Apolinario Mejorada , OSA | Rev. Mercurio Montenegro | Rev. Martin O’Loghlen , SS.CC | Rev. Prudencio Operaiano | Rev. Theodore “Ted” Podson , SP | Sacerdote senza nome #2 | Rev. Serlito Villar

    Accusato di abusi sessuali su minori fuori dalle Filippine, ma ha svolto parte del suo sacerdozio nelle Filippine

    Rev. Rubin Abaya | Rev. Honesto Agustin | Rev. Edito D. Amora | Rev. Romannilo “Nilo” S. Apura | Rev. Sofronio A.(Pon) Aranda | Rev. Victor Balbin | Rev. Carmelo Melchior “Mel” Baltazar | Rev. Polienato Bernabe | Rev. Ysrael Bien | Rev. Honesto Bayranta Bismonte | Rev. Wilfred (Wilfrid) F. Bombardier, SSS | Rev. Eamon Byrne , SSC | Rev. Honorato (Henry) Cabaong | Rev. Hermy Dave O. Ceniza | Rev. Andres S. Corral | Rev. Angel[o] Cruces | Rev. Nelson Damasco | Rev. Crescente DeRivera , SVD | Rev. Arwyn N. Diesta | Rev. Lowe B. Dongor | Fratello Dennis Duffy , OFM | Rev. John F. Dwyer | Rev. Alexander Francisco | Rev. Benjamin Gabriel | Rev. Cristobal Garcia , OP | Rev. Ernie Garcia , CSsR | Vescovo Dinualdo Destajo Gutierrez | Rev. Peter Andrew Hansen | Rev. Henry H. Herrera , CMF | Rev. Sylvio Lacar | Rev. Clint Landry | Rev. John W. Lennon | Rev. Rosario Lopez , OSB | Rev. Perry Malacaman | Rev. Manuel Perez “Benildo” Maramba, OSB | Rev. Leonardo Mateo | Rev. James P. McSorley , OMI | Rev. Juan Naldoza Nacauili | Rev. Emmanuel O. Omemaga | Rev. Edmundo Paredes | Rev. John Steven Rabideau , OMV | Rev. Ponciano M. Ramos , SVD | Rev. Antero A. Sarmiento | Rev. Fernando Sayasaya | Rev. Joseph Skelton , Jr. | Rev. José Superiaso | Rev. Santiago (Henry) L. Tamayo | Rev. Albert Tanghal Rimando | Rev. Timothy Sugrue , SM | Rev. Gerardo Jarencio Tanilong | Rev. Valentino Tugade

    Clerics with Ties to the Philippines Publicly Accused of Child Sexual Abuse

  • Condannato per i rapporti sessuali con le sorelline e i fratellini, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso della difesa

    Condannato per i rapporti sessuali con le sorelline e i fratellini, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso della difesa

    Tutto nacque quando uno dei nove figli raccontò alle sue insegnanti che cosa succedeva a casa: suo fratello maggiore lo toccava in modo strano. Da qui, le indagini condotte della Procura di Torino che portarono all’arresto del ragazzo e alla scoperta che quelle “strane carezze” in realtà erano anche rapporti sessuali, consumati con le sorelline più piccole. Fatti, questi, che si sono trascinati per anni e anni rimanendo nei silenzi più assordanti dei segreti famigliari.

    Una madre, nove figli e un’abitazione di fortuna costruita dal padre nelle campagne di un centro delle Langhe. Un’educazione religiosa rigidissima, che si sarebbe risolta anche in botte con la cinghia, preghiere, redenzione e il silenzio dei genitori che non avrebbero impedito nulla di tutto ciò che avvenne sotto il loro tetto e che la Corte di Cassazione ha confermato in toto.

    C’è tutto questo nell’inchiesta giudiziaria nata al tribunale di Torino,  piombata sulle spalle di una famiglia di origini romena. Qualche mese fa la corte d’Assise d’Appello, per madre e  figlio, aveva messo un punto alla loro posizione processuale. Per il padre, invece, il lungo travaglio processuale dovrà ricominciare di fronte a un altro di palazzo di giustizia, quello di Cuneo.

    Le violenze per cui il ragazzo era stato processato e condannato in abbreviato a otto anni di reclusione dal “tribunale degli adulti” andavano dal 2017 al 2021, anno in cui è diventato maggiorenne. Gli episodi pregressi, invece, quelli che si sarebbero consumati a partire dal 2006, sono al vaglio del tribunale per i minorenni.

    Attualmente in carcere al Cerialdo, era stato anche condannato per la detenzione di materiale pedopornografico, motivo per cui le indagini erano state svolte a Torino. Ad aggravare le accuse nei suoi confronti si aggiunse il fatto che le sue sorelle ai tempi avessero meno di dieci anni. Ad oggi, alcune di loro si trovano in comunità mentre un’altra ha preso i voti e vive in un convento in Romania con due fratelli. “Sì, è vero. Io queste cose le ho fatte – aveva confessato il ragazzo di fronte al giudice per l’udienza preliminare-. Mi sento responsabile. Sono pronto ad affrontare la pena. Qualunque pena mi vogliate dare” .

    Il legale bolognese Claudio Cenacchi aveva presentato il ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione e nei giorni scorsi la decisione dei giudici del “Palazzaccio”: rigettato. La pena finale inflitta al giovane in secondo grado è stata di 8 anni di carcere. Per la pena definitiva, però, il magistrato dell’esecuzione dovrà tenere anche conto del periodo del pre-sofferto, ossia il tempo trascorso dal ragazzo in misura cautelare, nel caso specifico, si tratta di 2 anni e 9 mesi di gli arresti domiciliari. Il fine peneaè previsto per il 24 giugno del 2030 fa sapere l’avvocato. 

    Assieme a lui, era stata condannata in abbreviato di fronte al tribunale di Torino anche la mamma, assistita dall’avvocato di Cuneo Mauro Mantelli. La Corte di Appello aveva abbassato la pena a 3 anni e 8 mesi di carcere. Su di lei pendevano le accuse di maltrattamenti e violenza sessuale omissiva perché, pur sapendo che cosa accadeva fra le mura di quella cascina, è sempre rimasta in silenzio.

    Quanto al padre, assistito dall’avvocato Alice Battisti di Torino, su di lui erano cadute le accuse che rendevano il reato distrettuale: pertanto sarà la Procura di Cuneo e non più quella di Torino a occuparsi del processo.

    Intanto, l’avvocato Michela Giraudo, che assisteva un fratello e due sorelle (ad oggi di età comprese fra i 15 e i 35 anni), aveva ottenuto un risarcimento per circa 125mila euro.

    CharB.

    https://www.lavocedialba.it/2025/04/01/amp/argomenti/cronaca-17/articolo/condannato-per-i-rapporti-sessuali-con-le-sorelline-e-i-fratellini-la-corte-di-cassazione-rigetta-i-1.html

  • Lourdes: coperti i mosaici di Rupnik sulle porte della basilica

    Lourdes: coperti i mosaici di Rupnik sulle porte della basilica

    LOURDES-ADISTA. E’ arrivata oggi alle 11.30 la comunicazione che si attendeva: il vescovo di Lourdes mons. Jean-Marc Micas ha deciso di far coprire alcuni dei mosaici del teologo Marko Rupnik, accusato di abusi psicologici, spirituali e sessuali da religiose ed ex religiose, che decorano la basilica del Rosario, in particolare quelli dei due portali di ingresso. È il “secondo passo” verso la rimozione dei mosaici, annunciata come intenzione nel luglio scorso, quando il vescovo aveva deciso di non illuminare più i mosaici.

    Ecco di seguito in una traduzione il comunicato della diocesi: 

    «Conoscete la mia opinione sulla presenza di questi mosaici sulle porte della basilica. Mi è sembrato, insieme ai miei collaboratori, che fosse necessario compiere un nuovo passo simbolico affinché l’ingresso nella basilica fosse facilitato per tutte le persone che oggi non possono varcarne la soglia. Per questo motivo, tutte le porte della basilica del Rosario sono state modificate.

    È l’anno giubilare. A Roma sono state aperte le Porte Sante nelle quattro basiliche maggiori. Ho emesso un decreto per dichiarare che il santuario di Lourdes è uno dei due luoghi della diocesi (insieme alla cattedrale di Tarbes) in cui vivere l’anno giubilare e ricevere l’indulgenza plenaria. Il passaggio attraverso le porte d’ingresso della basilica doveva essere all’altezza simbolica di questo momento.

    Questo terzo venerdì di Quaresima, il 28 marzo, è stata per tutta la Chiesa di Francia la Giornata commemorativa di preghiera per le vittime di abusi sessuali commessi nella Chiesa. Le due porte laterali sono state ricoperte questo lunedì e le due grandi porte centrali lo saranno nei prossimi giorni, prima dell’inizio della stagione dei pellegrinaggi a Lourdes».

    «Non è il primo, ma il secondo passo! Il primo è stato quello di non illuminarli più di notte, durante le processioni, già dallo scorso luglio».

    Per quanto riguarda il futuro, spiega mons. Micas che «un gruppo di lavoro sta portando avanti la riflessione e mi accompagna nelle decisioni. Preferiamo procedere con calma piuttosto che sotto la pressione di vari fattori. Stiamo lavorando per il lungo termine, per le vittime, per la Chiesa, per Lourdes e per il suo messaggio per tutti».

    Soddisfazione piena è stata espressa dall’avvocata Laura Sgrò e dalle cinque vittime di Rupnik che rappresenta: «Accogliamo, con la gioia nel cuore, le parole illuminate di Jean Marc Micas, vescovo di Tarbes e Lourdes, da sempre vicino alle vittime di abusi, cui va il nostro sentito ringraziamento. Sappiamo bene che la sua decisione di coprire le porte della Basilica di Lourdes, dove sono presenti i mosaici di Marko Ivan Rupnik, è stata  lungamente ragionata, attentamente ricercata e fortemente osteggiata.

    La questione non è, infatti, quella di scindere l’artista dall’opera – come finora si è voluto erroneamente fare intendere –  ma quella se è possibile scindere l’arte, cioè i mosaici, dall’abuso stesso e questo non è in alcun modo possibile, perché proprio durante la realizzazione delle opere e con riferimento alle stesse – opere esposte nei luoghi di culto più importanti al mondo – Rupnik ha abusato di alcune delle vittime.

    Ogni fedele – e non solo ogni vittima di abuso – deve avere il cuore libero nel momento in cui si accosta alla preghiera e ciò non può avvenire se deve inginocchiarsi davanti a un’opera che probabilmente è stata il luogo dove si è consumato un abuso.

    Le vittime di Marko Ivan Rupnik che rappresento, pertanto, chiedono che anche gli altri vescovi, nelle cui diocesi sono presenti opere del famoso mosaicista, compiano lo stesso gesto forte e inequivocabile di sostegno a tutte le vittime di abusi».

    https://www.adista.it/articolo/73601

  • Messina, 37enne violentata da un sacerdote: la donna conferma tutte le accuse di abusi

    Messina, 37enne violentata da un sacerdote: la donna conferma tutte le accuse di abusi

    La donna ha confermato tutto in aula. Durante una drammatica testimonianza, interrotta più volte per la tensione, durata oltre cinque ore. Ed effettuata ad un certo punto a porte chiuse per la delicatezza del caso. È stata una lunga udienza quella di ieri davanti al collegio della prima sezione penale presieduto dalla giudice Monica Marino.

    Un processo che vede imputato il 49enne sacerdote rogazionista Claudio Marino, originario di Torino, che per lungo tempo in città ha diretto l’Istituto antoniano “Cristo Re” dei padri rogazionisti. È lì, in una di quelle stanze della struttura d’accoglienza, che secondo quanto ha ricostruito la Procura nell’estate del 2022 avrebbe violentato una migrante tunisina, all’epoca 37enne.

    La donna ieri ha risposto ad una lunga serie di domande che le hanno rivolto la pm Roberta la Speme e gli avvocati, sul fronte della difesa e della parte civile.

    La Procura a suo tempo aveva chiesto l’arresto in carcere per don Marino, lui adesso si trova agli arresti domiciliari a Napoli in un convento di suore, così come ha deciso un paio di mesi addietro la gip Monia De Francesco. In questi ultimi mesi era infatti responsabile di una comunità alloggio per minori e di una casa famiglia a Napoli, dove evidentemente era stato trasferito nei mesi scorsi da Messina.

    Ad assisterlo sono gli avvocati Salvatore Silvestro e la collega romana Delia Urbani. La vittima degli abusi è invece assistita dall’avvocata Maria Grazia Corio di Palmi.

    Si tratta di un’inchiesta gestita dalla pm Stefania La Rosa e dal procuratore aggiunto Marco Colamonici, che ad ottobre scorso sfociò nella richiesta d’arresto del sacerdote.

    Il sacerdote, all’interrogatorio di garanzia, dal canto suo ha sempre totalmente respinto tutte le accuse, affermando chiaramente davanti alla gip De Francesco di non aver mai abusato della donna, come del resto confermarono i suoi legali al termine dell’interrogatorio: «Il nostro assistito non si è sottratto al confronto ed ha risposto a tutte le domande – affermarono -, dichiarandosi completamente innocente rispetto alle accuse che gli vengono contestate».

    https://messina.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2025/03/06/messina-37enne-violentata-da-un-sacerdote-la-donna-conferma-tutte-le-accuse-di-abusi-68d9ba24-041e-4c2c-b583-b0f56da5b43e/

  • Caso Orlandi, divulgati documenti inediti dei Servizi segreti militari

    Caso Orlandi, divulgati documenti inediti dei Servizi segreti militari

    Il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi non smette di infittirsi. Solo oggi, sono spuntati due documenti inediti del Sismi che, redatti in forma condizionale, rivelano alcuni retroscena a poco più di un mese dalla scomparsa della ragazza, risalente al luglio del 1983. Gli appunti, divulgati dal Venerdì di La Repubblica, provengono dall’Archivio centrale dello Stato e sarebbero a “disposizione di tutti“.

    Caso Orlandi, i due appunti del Sismi

    Il primo appunto dei servizi segreti militari, oggi Aise, datato nello specifico al 27 luglio 1983, ipotizza che il Vaticano potesse aver pagato un riscatto per Emanuela Orlandi. Lo Stato pontifico ha però smentito di avere contatti con i rapitori della ragazza e di aver pagato. Nel documento, inoltre, si fa riferimento a “‘notizie importantissime‘ sul Vaticano stesso che sarebbero state a conoscenza del padre di Emanuela, al passaggio dell’ostaggio da un gruppo di rapitori a un altro e a un rapporto ‘segretissimo’ che sarebbe stato stilato dall’allora ambasciatore italiano presso la Santa Sede e inviato ad asseriti ‘vertici‘”.

    Il secondo documento, datato 12 agosto 1983, attesterebbe invece una riunione nello Stato vaticano avvenuta tra magistrati italiani, tra cui figurerebbe Domenico Sica, titolare del fascicolo, l’inquirente Nicola Cavaliere, capo della sezione omicidi, e il tenente colonnello dei Carabinieri, Domenico Cagnazzo, oggi in pensione. Insieme a loro, come riportato dal settimanale di La Repubblica, al posto del Segretario di Stato, Agostino Casaroli, era presente l’arcivescovo Eduardo Martínez Somalo, suo stretto collaboratore, il quale a nome del Vaticano smentisce il pagamento. Come riporta il settimanale, nell’informativa sarebbe annotata anche la smentita di Martínez sui contatti con i rapitori, mentre l’ecclesiastico avanza dei sospetti su un profugo bulgaro.

    Secondo quanto affermato all’Adnkronos, dalla giornalista Simona Zecchi che ha scritto l’articolo, pubblicato oggi sul ‘Venerdì di Repubblica’, dai documenti si evincerebbe che “Sismi, Sisde e Vaticano erano coinvolti fin dall’inizio nelle attività investigative“. Alla luce di ciò, secondo la giornalista, “è impossibile dire, ancora adesso, da parte del Vaticano che non ci sia un dossier risalente nel tempo” sulla vicenda.

    “Non abbiamo mai avuto dubbi sul fatto che in Vaticano esistesse un fascicolo sul rapimento di Emanuela Orlandi“, afferma all’Adnkronos l’avvocato Laura Sgrò, puntualizzando che “è questo il motivo per cui dal 2017 ne facciamo richiesta a gran voce: spiace che siamo nel 2025, ne parliamo ancora, ma non lo abbiamo mai visto“.

    La legale della famiglia di Emanuela Orlandi, auspica “che il Vaticano, che ne ha ammesso l’esistenza, lo metta immediatamente nella disponibilità della procura di Roma e della Commissione parlamentare di inchiesta in un’ottica di collaborazione nella ricerca della verità“. In merito all’ipotesi e alla successiva smentita del pagamento del presunto riscatto, come emergerebbe dai due documenti, il legale sottolinea che è necessario poter “analizzare adeguatamente tutta la documentazione” affinché si possa contestualizzare un documento.

    Morassut: “Grave la divulgazione alla stampa”

    Il delicato caso della cittadina vaticana scomparsa a Roma il 22 giugno del 1983 è seguito dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sui casi di scomparsa di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi. Il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, vicepresidente della commissione, si espresso in merito alla “grave” divulgazione di tali appunti alla stampa visto che si tratta di “materiali riservati del fascicolo dell’Archivio di Stato“.

    Tra l’altro, come spiegato da Morassut, si tratterebbe di un fascicolo definito come “vuoto” nelle informazioni rese alla Commissione parlamentare, mentre risulterebbe contenente di documenti importanti pubblicati da un quotidiano. “Questa circostanza – chiarisce il vicepresidente di Commissione – a prescindere dalla attendibilità dei documenti, sarà approfondita dalla commissione con i suoi poteri inquirenti“.

    Caso Orlandi, divulgati documenti inediti dei Servizi segreti militari

  • Emanuela Orlandi, secretata l’audizione dell’ex poliziotto Nicola Cavaliere: l’audio delle torture e perché è una figura chiave nel caso

    Emanuela Orlandi, secretata l’audizione dell’ex poliziotto Nicola Cavaliere: l’audio delle torture e perché è una figura chiave nel caso

    È stata secretata l’audizione di Nicola Cavaliere davanti alla commissione parlamentare di inchiesta che indaga sul mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi. A chiedere la secretazione è stato l’ex poliziotto che dirigeva la squadra omicidi di Roma, negli anni della sparizione della ragazza.

    L’audizione
    “Vi ringrazio della possibilità di venire a riferire su cose vissute – ha detto in una breve introduzione Cavaliere prima che la seduta fosse secretata -. Venni a Roma come capo della sezione omicidi e lo rimasi fino all’85, dopo divenni vice dirigente della squadra mobile di Roma con attività anti sequestro e nel ’90 capo della squadra mobile. Successivamente, sono stato questore a Imperia, Perugia, Torino poi di nuovo Roma nel 2000″. “Mi sono occupato della vicenda Orlandi anche dopo la omicidi – ha precisato Cavaliere -, sia nel periodo dell’anti-sequestro sia nel periodo della dirigenza della squadra mobile. E anche nel breve periodo in cui sono stato nella Criminalpol. Nel corso dell’incarico, non sono mai stato aggregato a un magistrato ma sono sempre stato un funzionario della questura di Roma che di volta in volta veniva incaricato di indagini oppure, se io lo ritenevo, effettuavo indagini”.

    Nicola Cavaliere e l’audio delle torture
    Cavaliere, insieme agli agenti dei servizi segreti, fu tra i primi a cercare Emanuela Orlandi, trovando prove che oggi sono ancora tra i pochi ma fondamentali pezzi dell’impenetrabile mosaico. Uno di questi è la nota cassetta delle torture. Il nastro fu fatto ritrovare a un cronista dell’Ansa il 17 luglio 1983, in via della Dataria 4, a pochi passi da lì, sulla scalinata che porta al Quirinale. Sul Lato A c’è una voce maschile con accento straniero che legge un proclama. Sul Lato B c’è la voce di una ragazza che sta subendo delle molestie a intensità crescente. Il nastro arriva a Cavaliere la sera stessa del ritrovamento e, subito il poliziotto convoca il padre di Emanuela, Ercole Orlandi, per ascoltarlo insieme. Il messo papale dice che quella è la voce di sua figlia. Come sottofondo alle torture si sentono anche delle voci maschili ma nei verbali ufficiali non sono mai stati registrati dettagli su queste voci, un fatto che potrebbe indicare che siano state eliminate durante la trascrizione. Pietro Orlandi ha sempre sostenuto che il nastro originale fosse stato analizzato dal Sismi, il servizio segreto militare italiano, e che fosse stato accertato che la voce fosse quella di sua sorella. Tuttavia, all’epoca, le autorità rassicurarono la famiglia Orlandi dicendo che in realtà il nastro conteneva l’audio di un film porno. Ancora oggi, Pietro cerca la copia originale di quel nastro di cui si sono perse le tracce: ne resta solo un riversamento tagliato.

    La commissione parlamentare
    Intanto è di oggi la notizia di un nuovo consulente nella Commissione di inchiesta bicamerale che indaga sulle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi: si tratta dell’ex magistrato Franco Ionta, esperto di terrorismo, dal 2008 al 2012 direttore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Al nuovo consulente è stato rivolto a nome della Commissione, il saluto di benvenuto da parte del Presidente, il senatore Andrea De Priamo, all’inizio dei lavori della seduta. Intanto il vice presidente della commissione Roberto Morassut è intervenuto sulla scomparsa di Sabrina Minardi, la donna legata al criminale romano Enrico de Pedis che secondo i magistrati ha avuto un ruolo fondamentale nel sequestro della ragazza. Le parole del deputato: “La sua morte fa mancare una figura che avrebbe potuto essere importante per il lavoro della Commissione d’inchiesta sui casi Orlandi e Gregori, vere o meno che fossero state le sue rivelazioni di anni fa. In ogni caso noi andremo avanti con scrupolo e serietà. Personalmente trovo curioso che alla vigilia di importanti decisioni che la Commissione dovrà assumere siano riprese presunte rivelazioni di ogni tipo che riguardano la sorte di Emanuela. Credo che esista ancora oggi un’attività di depistaggio artigianale che sembra voler ancora condizionare la ricerca della verità”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/03/13/emanuela-orlandi-secretata-laudizione-dellex-poliziotto-nicola-cavaliere-laudio-delle-torture-e-perche-e-una-figura-chiave-nel-caso/7912789/

  • Emanuela Orlandi, il fratello Pietro a Papa Francesco: “Scriva adesso la verità sulla sua scomparsa”

    Emanuela Orlandi, il fratello Pietro a Papa Francesco: “Scriva adesso la verità sulla sua scomparsa”

    “Scriva una lettera con la verità, che tutti aspettiamo”. Il fratello di Emanuela Orlandi Pietro, domenica scorsa 2 marzo ha scritto su Facebook un post rivolto a Papa Francesco. Un messaggio per chiedere ancora una volta giustizia e verità sul caso della sorella, scomparsa in circostanze misteriose a quindici anni il 22 giugno del 1983 a Roma.

    Il messaggio di Pietro Orlandi a Papa Francesco

    “Papa Francesco ha scritto il testo dell’Angelus ed è andato anche a messa – scrive Pietro Orlandi su Fabook – Gli auguro di guarire quanto prima, nonostante la gravità del quadro clinico, ma se così non fosse spero possa trovare anche la forza, oltre a scrivere il testo dell’Angelus, di scrivere una lettera, se non a me a mia madre, con quella verità che tutti aspettiamo. Un gesto che farebbe la storia del suo pontificato, differenziandosi dalle scelte di chi l’ha preceduto”.

    Pietro Orlandi ha chiesto a Bergoglio di rivelare ciò che lo Stato pontificio sa sulla scomparsa di Emanuela. Una delle varie ipotesi sulla sua sparizione è la pista vaticana, che ne vedrebbe il coinvolgimento nella vicenda. Le diverse piste formulate a distanza di quarant’anni dalla sua scomparsa sono tuttavia rimaste nell’ambito delle ipotesi e non hanno mai condotto gli investigatori a nulla di concreto.

    Il messaggio di Pietro ha riscosso tantissimi commenti di stima, solidarietà e affetto: “Ammiro la tua compostezza e la tua signorilità – scrive un utente – Stai dando un grande esempio a tutti noi e tutti noi ti supportiamo”. Emanuela Orlandi è diventata simbolicamente la “sorella” e “figlia” degli italiani che seguono il caso della sua sparizione e che da sempre sono rimasti accanto al fratello Pietro nella sua ricerca della verità.

    L’incontro tra Pietro Orlandi e Papa Francesco
    Pietro Orlandi e Bergoglio si sono incontrati di persona subito dopo l’inizio del suo pontificato. Un incontro che non è andato come Pietro sperava, è stato lui stesso a rivelare il dialogo su Emanuela intercorso tra loro: “Lei sta in cielo” avrebbe detto il Bergoglio. Non ci sono stati altri incontri tra Papa Francesco e la famiglia Orlandi, la Santa Sede, ha spiegato in varie occasioni Pietro, avrebbe respinto tutte le richieste ufficiali di appuntamento inviate.

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