Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • Sacerdoti commissionano rapina per nascondere un ricatto sessuale, 3 arresti

    Sacerdoti commissionano rapina per nascondere un ricatto sessuale, 3 arresti

    Sacerdoti nei guai dopo aver commissionato una rapina in modo da nascondere un ricatto sessuale. Per questo sono scattati oggi tre arresti ad Afragola, in provincia di Napoli.

    Stamattina, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord, i Carabinieri della Stazione di Afragola hanno infatti dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura aversana, che dispone la misura della custodia cautelare in carcere per un soggetto e la misura degli arresti domiciliari per altre due persone, gravemente indiziati del delitto di rapina aggravata in concorso.

    L’indagine: rapina per recuperare video e chat a sfondo sessuale

    Il provvedimento cautelare costituisce l’epilogo di un’articolata attività di indagine avviata immediatamente dopo l’esecuzione di altra misura cautelare emessa nei confronti di 5 persone nel mese di luglio 2024, a seguito della denuncia sporta da due uomini residenti ad Afragola, vittime di una rapina commissionata da un frate del Santuario Santa Maria Occorrevole di Piedimonte Matese, interessato a recuperare immagini e le chat memorizzate nei telefoni delle vittime, attinenti a fatti a sfondo sessuale relativi al periodo in cui svolgeva le sue funzioni presso la Basilica di Sant’Antonio da Padova in Afragola.

    Le indagini, svolte anche con l’utilizzo di strumenti tecnici, hanno consentito di identificare – si legge in una nota a firma del procuratore Maria Antonietta Troncone – ulteriori soggetti coinvolti nel grave fatto criminale e di accertare manovre finalizzate ad impedirne l’identificazione eseguite anche mediante promesse di denaro ai parenti di alcuni dei soggetti già tratti in arresto. Le investigazioni, giovatesi degli elementi indiziari emergenti dalle conversazioni intercettate in carcere durante i colloqui dei rapinatori con i familiari, hanno consentito di accertare il complesso contesto in cui era maturata la rapina e di acquisire ulteriori riscontri sul movente che aveva indotto l’elevato numero di persone coinvolte a sottrarre i telefoni cellulari delle due vittime.

    https://www.adnkronos.com/cronaca/sacerdoti-commissionano-rapina-per-nascondere-un-ricatto-sessuale-3-arresti_4DJ3vLd6cQBbfMZCcEigoQ

  • GIUBILEO DELLA SPERANZA. IL VESCOVO GISANA, ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA, SI FACCIA DA PARTE

    GIUBILEO DELLA SPERANZA. IL VESCOVO GISANA, ACCUSATO DI FALSA TESTIMONIANZA, SI FACCIA DA PARTE

    Nonostante un avviso conclusioni indagini per falsa testimonianza, emesso dalla Procura di Enna, e notificato al vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Rosario Gisana e al suo vicario giudiziale, Vincenzo Murgano, per falsa testimonianza,  oltre ad un profilo di scarsa etica che ammanta, ormai chiaramente, la Circoscrizione vescovile di Piazza Armerina, il vescovo ed il suo vicario generale Nino Rivoli, continuano imperterriti ad officiare cerimonie ufficiali come quella della inaugurazione del Giubileo della Speranza, lanciando strali dal pulpito.

    E’ accaduto ieri a Piazza Armerina dove Gisana ha officiato il Giubileo ordinario dell’Anno Santo 2025,  nella Basilica Cattedrale di Piazza Armerina. “Una chiesa gremita” dicono dalla Diocesi, pochi pochissimi fedeli considerato che la Diocesi conta tantissimi comuni, da Enna fino a Gela, in provincia di Caltanissetta  e, dunque, l’affluenza doveva essere oceanica.

    Ed è saltato agli occhi la totale assenza delle istituzioni, eccezion fatta per il sindaco Nino Cammarata, che è andato via quasi subito, e dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine. E’ proprio il vicario generale, Rivoli, a pronunciare le parole prese in prestito direttamente da Dio “ Guarda le stelle, e contale se riesci a contarle, rubo la voce a Dio “ dice il prelato in chiesa, lo stesso Dio che il vicario bestemmia, più volte, nel corso delle intercettazioni, finite agli atti del processo contro Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo, in primo grado dal Tribunale di Enna per “violenza sessuale a danno di minori”.

    E, così ancora una volta, il Movimento “non accetto prediche da chi copre un abuso” costituito da cattolici ferventi e non, torna a chiedere di porre fine a queste pagliacciate nella casa di Dio, chiede di potere tornare a pregare nelle chiese in cui officino sacerdoti puliti, che il vescovo, cosi come il vicario giudiziale Vincenzo Murgano, attuale parroco della chiesa Madre di Enna, anche lui colpito dall’avviso conclusioni indagini per falsa testimonianza, facciano un passo indietro e liberino questa Diocesi dalle loro presenze ingombranti. Per il bene della Chiesa e dei tanti fedeli che in quel Dio ancora ci credono .

    Il silenzio assordante che ha contraddistinto tutto il processo a Giuseppe Rugolo, non è più accettabile. La sentenza e le sue motivazioni segnano un momento drammatico che va ben oltre il singolo caso: coinvolge la reputazione e la credibilità di intere istituzioni religiose e civili. Non possiamo più ignorare le implicazioni morali, sociali e civili che tale vicenda ha sollevato.

    Chiediamo, con forza, che il vescovo faccia un passo indietro e riconosca le proprie responsabilità in una vicenda che ha danneggiato la comunità, gettando ombre sulle istituzioni ecclesiastiche . Un vescovo, che alla luce di quanto emerso durante il processo, non ha mai avuto una sola parola di conforto per le vittime di abusi, perpetrati sotto il suo manto e nella sua Diocesi.

    Enna 30 dic 24

    Il movimento “non accetto prediche da chi copre un abuso”

  • Caso Rugolo: il vescovo Gisana indagato per falsa testimonianza

    Caso Rugolo: il vescovo Gisana indagato per falsa testimonianza

    PIAZZA ARMERINA (EN)-ADISTA. È formalmente indagato per falsa testimonianza dalla Procura di Enna mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, assurto agli onori delle cronache nel caso del prete don Giuseppe Rugolo, condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi ex articolo 609 bis e quater del codice penale per tentata violenza sessuale e violenza su minori di 16 anni, con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado (v. Adista Notizie nn. 10/24). A denunciare il prete di Enna alle autorità civili, dopo un tentativo infruttuoso con le autorità della Chiesa, la vittima, Antonio Messina, sedicenne all’epoca degli fatti, avvenuti dal 2009 al 2013. La falsa testimonianza del vescovo, secondo l’accusa (v. La Repubblica Palermo, 13/12) sarebbe stata commessa nel corso dell’inchiesta e anche durante il processo; ugualmente indagato con la medesima contestazione anche il vicario giudiziale della diocesi, mons. Vincenzo Murgano.

    Già nelle motivazioni della sentenza di condanna, pubblicate in 222 pagine lo scorso luglio, a 137 giorni dalla sentenza di primo grado – che sanciva anche la responsabilità civile della diocesi, condannandola a pagare un risarcimento alla vittima Messina (v. Adista Notizie n. 29/24) – il vescovo di Piazza Armerina era stato fatto oggetto di pesanti accuse, come quella di aver agevolato l’attività predatoria di Rugolo. Il documento citava «elementi chiari e univoci a sostegno di una condotta coscientemente colposa da parte del vescovo monsignor Rosario Gisana, che rendono vieppiù legittima la condanna al risarcimento del danno della Curia, nella sua qualità di responsabile civile, per i pregiudizi cagionati dagli abusi sessuali perpetrati da padre Rugolo». Gisana infatti «già nel 2016 e negli anni successivi in cui l’imputato seguitava a perpetrare abusi sessuali» ai danni degli altri due adolescenti vittime di Rugolo «era pienamente consapevole del fatto che p. Rugolo era stato segnalato a lui per avere tenuto, nel recente passato, condotte simili con altri ragazzi giovanissimi». Le motivazioni del Tribunale confermavano quanto raccontato nel podcast “La Confessione” dai giornalisti Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn, che aveva ricostruito tutto il sistema di insabbiamenti del caso Rugolo sulla base dei documenti e delle registrazioni telefoniche messe agli atti e in seguito nella disponibilità delle parti, presentando, come spiegato da Feltri stesso, una «riproduzione quasi in scala 1:1 del meccanismo di copertura che la Chiesa offre ai sacerdoti che sbagliano».

    Chiusura delle indagini

    Ora, a seguito di un nuovo esposto della parte civile, il procuratore Ennio Petrigni, si legge su Repubblica, intende approfondire la posizione di Gisana e per questo nei giorni scorsi i pubblici ministeri «hanno firmato un provvedimento di chiusura dell’indagine, che è stato notificato dalla squadra mobile». Ora, davanti a questo nuovo passo Gisana – che ha sempre negato di avere insabbiato alcunché e il cui avvocato ha sempre insistito sul fatto che le frasi estratte dalle intercettazioni che lo incolpavano erano «decontestualizzate» – e il vicario Murgano hanno trenta giorni di tempo per depositare una memoria oppure per chiedere di essere interrogati.

    Le richieste di dimissioni

    La notizia dell’indagine su mons. Gisana e mons. Murgano arriva dopo mesi di tensione in diocesi, segnati da iniziative della base cattolica, costituitasi in un comitato di protesta contro la curia diocesana che chiede le dimissioni di Gisana. Dimissioni, si dice, a cui avrebbe dovuto già pensare papa Francesco ma che invece non sono mai arrivate, complice anche il favore di cui Gisana gode presso il papa stesso che, a processo in corso, ebbe a dire che era stato «perseguitato e calunniato», ma che era «un vescovo giusto». Il 22 agosto, in due chiese di Enna, la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove a celebrare erano sacerdoti i cui nomi compaiono nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, al loro ingresso in chiesa, un folto gruppo di fedeli si è alzato ed è uscito, in segno di protesta, riunendosi sul sagrato con cartelli con citazioni evangeliche e lo slogan dell’iniziativa: «Non accetto prediche da chi copre un abuso». Anche a Piazza Armerina, della cui diocesi Enna fa parte, si è svolta una protesta silenziosa, davanti alla cattedrale (v. Adista 30/24). Alla fine dello scorso novembre, poi, in occasione della celebrazione a Pietraperzia (Comune nella diocesi di Piazza Armerina) della patrona dell’Arma dei Carabinieri Virgo Fidelis, per la quale la Fanfara dell’Arma del XII Reggimento “Sicilia” di Palermo avrebbe dovuto esibirsi in un concerto seguito da un corteo e dalla celebrazione della Messa presieduta da Gisana. È arrivata al comando generale dell’Arma dei carabinieri una lettera firmata da Antonio Messina; si riteneva «inaudito che l’Arma dei carabinieri richieda, in occasione delle celebrazioni che vedono le forze dell’ordine protagoniste, la presenza del vescovo che, come rassegnato dal tribunale penale di Enna nella sentenza emessa in 5 marzo, all’esito del noto processo a carico del sacerdote Giuseppe Rugolo, “ometteva, con ogni evidenza, qualsivoglia, doverosa, seria iniziativa a tutela dei minori della sua comunità e dei loro genitori, nonostante la titolarità di puntuali poteri/doveri conferiti nell’ambito della rivestita funzione di tutela dei fedeli, facilitando l’attività predatoria di un prelato già oggetto di segnalazione”». «Vi chiedo – era l’appello di Antonio Messina – di valutare l’opportunità della presenza del vescovo Rosario Gisana alle celebrazioni dedicate alla “Virgo Fidelis”, patrona dell’arma dei carabinieri che, come tutte le altre forze di polizia, deve rispondere alla procura della Repubblica e al tribunale, istituzioni che hanno severamente condannato l’operato dell’ordinario diocesano».

    L’appello non era caduto nel vuoto; il Comune di Pietraperzia (che patrocinava l’evento) e l’Arma dei Carabinieri hanno comunicato, a 48 ore dalla celebrazione, «che a causa di problemi organizzativi dell’Arma dei Carabinieri, l’esibizione della Fanfara dei Carabinieri è rinviata a data da destinarsi».

    https://www.adista.it/articolo/73007

  • Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

    Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

    Alessandria – L’associazione Italiana Rete l’Abuso ha realizzato e presentato in questi giorni un report dettagliato che raccoglie storie e denunce di minorenni vittime di pedofilia in Italia: in Italia, in un arco di tempo che copre gli ultimi 15 anni (2009-2024) sono ben 1.570 i casi censiti, che vedono come vittime ben 192 donne e 1.378 uomini, oltre a 1.426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

    Tra gli abusanti Rete L’Abuso conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Secondo quanto riporta il report, dei 1.570 casi italiani 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1.404 dal Tribunale ecclesiastico. Secondo i dat a disposizione in provincia di Alessandria gli abusi sessuali compiuti dai preti negli ultimi 15 anni sarebbero due. Ma sono molti di più. Abbiamo intervistato alcuni seminaristi alessandrini che ci hanno detto che il 50% dei preti sono pedofili impuniti.

    Molto scalpore aveva fatto la vicenda di Don Carlo Bottero della diocesi di Acqui che he ammesso due fatti che lo riguardano, ma le indiscrezioni ci dicono che sono molti di più. Denunciato già nel 2010, l’allora vescovo Piergiorgio Micchiardi non diede seguito alla denuncia delle presunte vittime lasciandolo alla direzione di istituti per minori. Una seconda denuncia del 2022 fatta questa volta dal vescovo Luigi Testore, dopo l’indagine previa ha raccolto l’ammissione dello stesso don Carlo Bottero, oggi reo confesso di abuso sessuale ai danni di chi lo querela che dichiara: “Nel 1984 del triennio svolto all’ITIS A. Volta di Alessandria, sono stato rimandato a settembre di 3 materie: Inglese letteratura e storia. I miei genitori decidono, per quanto riguarda Letteratura e Storia, di rivolgersi al nostro ex parroco don Carlo Bottero rettore del seminario diocesano e segretario vescovile. Ecco la testimonianza di un suo studente del 1984: “Don Carlo è stato infine il mio insegnante di religione nel biennio 81/82 82/83 all’ITIS. A. Volta di Acqui Terme (AL).

    Mi ricordo che mia madre concordò una frequenza settimanale di lezioni. Viaggiavo in treno. Quando entrai attraverso il portone del Seminario che rimane di fronte alla casa vescovile questo si richiudeva dietro di me ed io non ricordo se vi era un custode forse sì. Poi arrivava don Carlo il quale mi accompagnava su da una scala e un corridoio fino ad arrivare in una stanza. Li incominciai le mie lezioni di letteratura e storia: mi ricordo il libro aperto di letteratura e lui don Carlo che mi faceva leggere per poi spiegarmi.

    E li incominciò ad allungare la mano sinistra… Sì perché io sedevo alla sua sinistra, prima quindi con la sua mano tentò di invadere la mia intimità e io cercai di sfuggire serrando le gambe e richiudendole il più possibile sul ventre. Le braccia invece paradossalmente rimanevano ferme inchiodate sul banco come per far finta di niente non so come per negare la cosa e per paura forse di una reazione violenta. Io mi bloccai rimasi quasi senza fiato e dentro di me sperai che finisse presto. Ma invece No.

    Continuavano le sue mani ogni volta con sempre più impeto e con sempre meno interesse a quel che mi insegnava. Lui voleva invadere il mio intimo e ci riuscì perché più usava costrizione e più io tentavo di resistere e più lui insisteva fino a che io non potei più resistergli e mi sentii vinto da quell’uomo che non so chi fosse non sembrava lui aveva un ghigno sinistro di soddisfazione.

    Successivamente lui riuscì anche a prendermi e condurmi su di un divano dove mi fece sedere sulle sue gambe e mi spoglio si mise lì a toccarmi le mie intimità e a guardare soddisfatto di quel che faceva. Un giorno entrò un altro prete (mentre) don Carlo era lì che armeggiava col mio corpo, e con naturalezza parlò col prete senza neppure tentare di nascondere quel che stava facendo. Cercava a tutti i costi di masturbarmi e ottenere la mia eccitazione. Io… Il mio corpo cedette una volta… Gliela diede vinta.

    Quella fu la volta che mi ferì più in profondità. Il sesso l’eccitazione legata alla violenza e il sopruso di una persona totalmente in preda alla sua smania pulsionale di violenza su chi non si può difendere, su chi non ha la capacità psicofisica di difendersi e soccombe come io ho fatto.

    Quando questo incubo finì io pensai a dimenticare tutto.
    Successivamente nascosi l’accaduto a tutti compreso me stesso. Mi vergognai profondamente mi sentii in colpa per non essermi riuscito a difendere. Quindi nascosi il fatto nel più intimo di me stesso per 20 anni.

    Ma era inconsciamente l’inizio di un grande silenzio che con il passare del tempo mi portò ad avere sfiducia in me stesso ad avere paura e sfiducia delle persone soprattutto quelle più vicine”.

    La tremenda testimonianza continua ma noi ci fermiamo qui perché questo è un giornale che chiunque può leggere e il resto lo lasciamo agli archivi dei Tribunali italiani.

    Ma qualcosa deve cambiare. Parliamo di preti, una categoria che lavora coi minori e tanti casi purtroppo non emergono essendoci poche realtà che si battono su questo tema e pochi episodi che poi arrivano alla ribalta anche sui media.

    Secondo il censimento realizzato dall’Osservatorio Permanente della Rete L’Abuso e dall’associazione internazionale Eca Global (Ending Clergy Abuse), sono 164 i sacerdoti con condanna definitiva negli ultimi 15 anni. Il totale dei casi è di 418 preti pedofili, divisi in 88 anonimi, 166 denunciati e 164 condannati.

    Secondo gli ultimi dati sarebbero 86 i casi noti “segnalati da vittime che per improcedibilità spesso legata alla prescrizione non sono noti alle autorità civili”. 166 è il numero segnalato di sacerdoti accusati, si tratta di preti attualmente denunciati, indagati, in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva in Italia.

    Dai dati emerge che al primo posto c’è la Lombardia con 69 casi, seguita dal Veneto con 40, dalla Sicilia con 39, dal Piemonte con 37 e dalla Campania con 34. A seguire, Lazio (29 casi), Puglia e Toscana (25 ciascuna), Liguria (23), Calabria (21), Emilia Romagna (19), Sardegna (12), Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Umbria (8 ciascuna), Marche (7), Abruzzo (6), Molise (4), Basilicata e Città del Vaticano (2).

    Achtung, pedofilia nella Chiesa: un bollettino di guerra

  • ‘Errori’ dei vescovi svizzeri, ma nessun procedimento penale

    ‘Errori’ dei vescovi svizzeri, ma nessun procedimento penale

    Non è necessario aprire un procedimento penale all’interno della Chiesa cattolica nei confronti dei vescovi svizzeri sospettati di aver compiuto o insabbiato abusi sessuali. Lo indica oggi la Conferenza dei vescovi svizzeri (Cvs), precisando che il Vaticano ha comunque evidenziato errori e negligenze.

    Nel giugno 2023, il Dicastero per i vescovi a Roma aveva incaricato il vescovo di Coira, Joseph Maria Bonnemain, di condurre un’indagine canonica preliminare per esaminare varie accuse contro diversi vescovi svizzeri. Secondo un comunicato odierno della Cvs i risultati sono stati trasmessi al Dicastero all’inizio di quest’anno, e ora il Vaticano ha risposto.

    Il Dicastero per i vescovi afferma di aver seguito con grande attenzione gli sforzi compiuti dalla Cvs e da altri organismi ecclesiastici per esaminare la dolorosa storia degli abusi sessuali nel contesto della Chiesa cattolica romana in Svizzera dalla metà del XX secolo.

    I dettagli dell’indagine

    Nell’indagine che gli è stata presentata, il Vaticano rileva che non vi sono prove di reati punibili, occultamento, negligenza o errori che richiedano l’apertura di un procedimento penale canonico. Tuttavia, il comportamento descritto non viene considerato corretto: è emerso che le procedure previste dal diritto canonico non sono state seguite correttamente.

    A causa di queste irregolarità formali, il Dicastero ha emesso dei richiami canonici. Alcuni vescovi hanno anche ricevuto una risposta personale; si tratta del vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo Charles Morerod, di quello di Sion Jean-Marie Lovey e dell’abate di Saint-Maurice (Vs) Jean Scarcella. Altri tre scritti indirizzati a persone non membri della Cvs seguiranno; stando a quanto indicato da Bonnemain alla Rsi, tra di loro vi sarebbe anche l’amministratore apostolico Alain de Reamy (oggi della Diocesi di Lugano).

    Ammonizione formale

    Stando al prefetto del Dicastero per i vescovi, il cardinale Robert Francis Prevost, riferisce una nota dell’Abbazia di Saint-Maurice, non ci sono prove di abusi sessuali e insabbiamento contro Scarcella. Ciononostante, il Vaticano gli ha inflitto un’ammonizione formale. All’abate, che si era dimesso dalla carica nel settembre 2023 per “garantire l’indipendenza dell’indagine”, viene chiesto di astenersi in futuro “da tutto ciò che non è consono allo stato clericale nelle relazioni interpersonali”. L’Abbazia ricorda inoltre che ieri la Procura vallesana ha annunciato che non perseguirà mons. Scarcella.

    Per quanto riguarda Morerod e Lovey, entrambi accusati di occultamento, il Vaticano rimprovera loro di aver reagito in modo esitante e tardivo a casi sospetti di abusi, si legge nelle prese di posizione rilasciate dalle rispettive Diocesi.

    L’organo invita gli stessi vescovi e l’intero corpo episcopale svizzero a essere più attenti in futuro e a trattare i casi di abuso segnalati con la massima diligenza e competenza.

    Nelle sue lettere Prevost riconosce comunque i progressi significativi compiuti dai membri della Cvs negli ultimi difficili anni. Essi sono diventati più efficienti nel trattare i casi di abuso, impiegando personale sempre più qualificato in Svizzera e collaborando più intensamente con istituzioni indipendenti. Il cardinale Prevost incoraggia i vescovi svizzeri a continuare sulla strada della vigilanza attiva e rigorosa nell’applicazione del diritto canonico nel trattare gli abusi sessuali.

    Ammesse omissioni e mancanze

    Nel loro comunicato i membri della Cvs affermano di rammaricarsi profondamente per gli errori, le omissioni e le mancanze nell’applicazione delle norme canoniche che il Dicastero ha individuato. Essi sono in un processo di apprendimento e desiderano ribadire la loro determinazione a intraprendere un’azione più decisa contro gli abusi nella Chiesa attraverso la loro attenzione, la loro diligenza, una migliore conoscenza delle procedure canoniche e la continuazione delle misure nazionali già avviate. Questo obiettivo dovrà essere raggiunto anche attraverso un lavoro di prevenzione professionale.

    Il mandato di Bonnemain da parte del Vaticano era di indagare sul comportamento di quattro membri della Cvs per la possibile mancata denuncia di abusi. Un quinto membro della Conferenza episcopale doveva essere indagato per presunte molestie sessuali.

    Ciò dopo che Nicolas Betticher, ex vicario generale della Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, aveva denunciato internamente alla Chiesa diversi vescovi svizzeri di aver occultato abusi. Oggi Betticher si è espresso a favore della creazione di un Tribunale penale ecclesiastico interdiocesano svizzero, che in futuro si occuperebbe di tutti i casi di abuso al posto dei vescovi mettendo al centro le vittime. A suo dire, inoltre, i rimproveri del Vaticano non dovrebbero indurre i vescovi “a minimizzare la realtà”.

    Nel settembre dello scorso anno, l’Università di Zurigo aveva pubblicato uno studio sulla portata degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica romana svizzera dalla metà del XX secolo. La ricerca aveva dimostrato che i sacerdoti e i membri degli ordini religiosi hanno commesso oltre 1’000 casi di abusi sessuali dal 1950, anche se è probabile che il numero sia più elevato.

    https://www.laregione.ch/svizzera/svizzera/1790905/vescovi-abusi-vaticano-cvs-chiesa-dicastero-bonnemain-errori-procedimento

  • Il più grosso risarcimento di una diocesi alle persone abusate dal clero

    Il più grosso risarcimento di una diocesi alle persone abusate dal clero

    1.353 persone che hanno accusato alcuni sacerdoti cattolici di Los Angeles di aver abusato sessualmente di loro riceveranno 880 milioni di dollari (circa 810 milioni di euro) dall’arcidiocesi, grazie a un accordo annunciato mercoledì dai loro avvocati e dall’arcivescovo. È il più grande pagamento disposto da una diocesi per le vittime di abusi sessuali del clero. Alcune delle accuse contro la Chiesa sono vecchie di decenni: con questo ultimo accordo l’arcidiocesi ha risolto quasi tutti i contenziosi ancora aperti.

    Uno degli avvocati delle persone che accusavano la Chiesa ha detto che la somma era la più alta che l’arcidiocesi potesse pagare senza dover ricorrere a procedure fallimentari. Molte altre diocesi negli Stati Uniti lo hanno dovuto fare per raccogliere i fondi necessari a pagare le persone che le accusavano o a sostenere e spese legali. Fra queste ce ne sono diverse anche in California, lo stato federato in cui si trova anche Los Angeles, fra cui quelle di San Francisco e di San Diego. Il fallimento e le relative procedure possono però ritardare i risarcimenti anche di diversi anni, e in certi casi sono state usate per evitare del tutto i risarcimenti.

    Un altro degli avvocati ha detto che «non ci sarà mai vera giustizia quando il danno è la vita di un bambino», ma che comunque l’arcidiocesi ha affrontato almeno parzialmente le conseguenze delle proprie responsabilità e che il pagamento fornisce se non altro una giustizia parziale e «almeno un senso di chiusura ai sopravvissuti» agli abusi del clero.

    Il pagamento più grande finora era stato fatto sempre dall’arcidiocesi di Los Angeles nel 2007: pagò 660 milioni di dollari a 508 persone. In tutto l’arcidiocesi quindi ha dato oltre 1 miliardo e mezzo di dollari alle persone che hanno detto di aver subìto abusi sessuali. L’arcivescovo José Horacio Gómez ha detto che gli 880 milioni di dollari provengono da risparmi, investimenti, prestiti e altri beni dell’arcidiocesi, a cui si aggiungono altri pagamenti fatti da ordini religiosi e altre persone coinvolti nelle accuse.

    Diocesi e arcidiocesi sono le suddivisioni locali della Chiesa cattolica: quella di Los Angeles è la più grande degli Stati Uniti, con più di 4 milioni di fedeli e oltre 300 parrocchie. L’arcivescovo Gómez, che ha espresso rammarico per le sofferenze delle persone che hanno subìto abusi, ha detto che gli 880 milioni non proverranno dalle donazioni indirizzate alle parrocchie, alle scuole e alle campagne missionarie.

    Negli ultimi decenni migliaia di persone in tutto il mondo hanno detto di aver subìto abusi sessuali da parte di sacerdoti o altre persone in ambito ecclesiastico, spesso quando erano bambine. In molti casi le accuse hanno coinvolto anche l’organizzazione della Chiesa: molti vescovi sono stati accusati di non aver denunciato gli abusi di cui venivano a conoscenza commessi dai preti a loro sottoposti, di averli trasferiti per evitare che subissero un processo o di averli promossi nelle gerarchie ecclesiastiche.

    In molti casi le accuse non portano a un processo perché presentate decenni dopo i fatti, che quindi sono caduti in prescrizione. Tante delle persone abusate e di quelle accusate oggi sono molto anziane oppure morte. Una legge della California del 2019 (e altre simili approvate negli stessi anni in altre parti degli Stati Uniti) aveva aperto una finestra di tre anni per presentare denunce per reati prescritti, che ha portato a moltissime accuse.

    Un’associazione di sostegno alle persone abusate, il Survivors Network of those Abused by Priests, ha detto che l’accordo annunciato mercoledì è uno sviluppo positivo, ma non sufficiente, e ha chiesto all’arcivescovo di rendere disponibili tutti i documenti che riguardano i casi di abusi sessuali.

    https://www.ilpost.it/2024/10/17/risarcimento-diocesi-abusi-sessuali-clero-los-angeles

  • Abbé Pierre, abusi sessuali su 24 donne: i vescovi sapevano tutto. “Atti riprovevoli, ragazze segnate per tutta la vita”

    Abbé Pierre, abusi sessuali su 24 donne: i vescovi sapevano tutto. “Atti riprovevoli, ragazze segnate per tutta la vita”

    Piovono nuove pesanti accuse sull’Abbe Pierre, uno dei sacerdoti simbolo per i francesi, noto per la sua organizzazione Emmaus che opera in favore dei poveri e i rifugiati. Il sacerdote è morto nel 2007, ma dopo la sua scomparsa è emerso un grandissimo scandalo sessuale, tenuto nascosto dalla Chiesa. il prete è stato accusato da 24 donne di aggressioni sessuali e ora emerge dai documenti agli atti dell’indagine che i “vescovi sapevano ma hanno taciuto“.

    Lo sostiene l’Afp dopo aver consultato diversi documenti della Chiesa cattolica Issy-les-Moulineax, vicino a Parigi, resi accessibili al pubblico dalla Conferenza episcopale francese (CEF) a metà settembre. Sembra che gli atti – riporta Rsi – si moltiplicassero assieme al successo dei suoi libri: “Perdeva ogni autocontrollo” si legge in una lettera del ’64, probabilmente del Segretario generale dell’Episcopato.

    I suoi atti hanno segnato ragazze “per tutta la vita”. I 216 documenti confermano ciò che, all’apertura del fascicolo, aveva dichiarato il presidente della CEF: “Almeno alcuni vescovi” erano a conoscenza “dal 1955-1957” del “grave comportamento” dell’Abbé Pierre “nei confronti delle donne”. Si parla di “miseria morale”, “atti riprovevoli“, “stati anormali”.

    La prima ondata di rivelazioni ha scioccato la Francia, dove la figura del prete noto per la sua azione a favore dei poveri e dei senzatetto era molto stimata anche al di fuori del perimetro ecclesiale. Ribadendo il suo “sostegno totale” alle vittime, la Fondazione Abbé Pierre ha annunciato la chiusura definitiva del luogo di culto a lui dedicato, a Esteville, dove è sepolto, e la decisione di cambiare il proprio nome.

    https://www.affaritaliani.it/cronache/portafoglio-digitale-al-via-it-wallet-patente-e-tessera-sanitaria-entrano-nello-smartphone-940475.html

  • Bocche cucite davanti a Gisana contro il silenzio della curia

    Bocche cucite davanti a Gisana contro il silenzio della curia

    Enna – Tiziana Tavella. Avevano un drappo viola a coprire la bocca le persone, una cinquantina in tutto, che tra cattolici praticanti e laici hanno protestato ieri pomeriggio davanti alla nuova chiesa di Santa Lucia, a Enna Bassa, dove all’interno il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, poco dopo avrebbe compiuto il rito di dedicazione della chiesa e dell’altare. In mano, i componenti del gruppo che ha protestato pacificamente, avevano dei cartelloni che riportavano frasi del Vangelo, ma anche con stralci delle intercettazioni catturate durante le indagini che hanno portato il tribunale collegiale di Enna, lo scorso 5 marzo, a pronunciare sentenza di condanna per il sacerdote ennese Giuseppe Rugolo, in primo grado, a 4 anni e 6 mesi per violenza sessuale aggravata su minori.

    La richiesta portata avanti dai componenti del gruppo chiamato “Io non accetto prediche da chi copre un abuso” è quella di avere “una chiesa pulita e una decisione del Vaticano circa la posizione di Gisana”. Il gruppo prende il nome dallo slogan scritto su uno dei cartelloni esposti durante la prima protesta fatta sul finire di agosto quando si realizzò “lo sciopero della messa”.

    Una protesta silenziosa realizzata in due chiese del capoluogo, San Giuseppe ed il santuario della Madonna di Valverde, che si era svolta abbandonando le funzioni religiose, al comparire sull’altare dei sacerdoti coinvolti secondo gli esiti di indagine nel caso Rugolo. Una volta usciti dalle chiese avevano esposto all’esterno dei cartelloni protestando pacificamente contro i silenzi della Curia sugli abusi sessuali che hanno profondamente toccato la città.

    Analoga protesta nelle stesse giornate venne fatta all’esterno della Curia di Piazza Armerina. Ieri pomeriggio tra i cartelloni esposti durante la protesta, non c’erano soltanto frasi emblematiche del Vangelo e lo slogan identitario del gruppo “ non accetto prediche da chi copre un abuso” ma è stata anche riportata una intercettazione in cui il vescovo Gisana dice al sacerdote Rugolo, «Ora il problema non è solo tuo. Il problema è anche mio, perché io ho insabbiato questa storia».

    A sostenere la protesta del pomeriggio di ieri c’era anche Italy Curch Too coordinamento contro gli abusi nella chiesa cattolica. Diffusi, non solo durante la manifestazione pacifica, ma anche via social al termine del sit in, dei volantini sottoscritti da “ Laboratorio Re-In- Surrezione”, “ Noi siamo chiesa”, “Cammini di Speranza”, “ manifesto 4 ottobre” , “rete l’abuso”, “ali d’aquila persone cristiane Lgbt+”, “cristiani lgbt+ Sicilia”, “progetto Cristian3 lgbt+” con cui si chiedono le dimissioni del Vescovo Gisana includendo anche la possibilità di sottoscrivere in prima persona l’ adesione alla richiesta di dimissioni, inviando una mail ad Italy Church too.

    A far discutere la comunità ennese, animando il dibattito sui social, nei giorni precedenti alla consacrazione della nuova chiesa di Santa Lucia ad Enna Bassa, la necessità del ritiro di un pass per assistere alla funzione rilasciato dal parroco considerato l’alto numero di fedeli che avrebbe partecipato.

    Per favorire la partecipazione la cerimonia di dedicazione della chiesa e dell’altare di Santa Lucia è stata trasmessa anche dalla pagina social della parrocchia. In considerazione del flusso veicolare su Enna Bassa per assistere alla funzione è stata disposta anche una modifica della viabilità.

    LA SICILIA del 12-10.24

  • L’arcidiocesi di New York sostiene che la compagnia assicurativa si rifiuta di pagare le vittime di abusi sessuali

    L’arcidiocesi di New York sostiene che la compagnia assicurativa si rifiuta di pagare le vittime di abusi sessuali

    L’arcidiocesi di New York ha intentato una causa contro la sua compagnia assicurativa per essersi presumibilmente rifiutata di risarcire le vittime di casi di abusi sessuali derivanti da anni di scandali che hanno afflitto la Chiesa.

    Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, ha dichiarato lunedì in una lettera ai membri della chiesa che la compagnia assicurativa Chubb ha sostenuto di non essere obbligata a risolvere le richieste di risarcimento perché gli abusi sulle vittime erano “previsti o voluti” dalla chiesa.

    “Chubb, per decenni la nostra principale compagnia assicurativa, nonostante le abbiamo pagato premi per oltre 2 miliardi di dollari secondo gli standard odierni, sta ora tentando di eludere il suo obbligo contrattuale legale e morale di risolvere i sinistri coperti, il che porterebbe pace e guarigione alle vittime sopravvissute”, ha scritto Dolan nella lettera.

    L’arcidiocesi ha intentato causa a Chubb per presunta violazione della legge generale sugli affari dello Stato di New York.

    Dolan ha affermato che in risposta al Child Victims Act, l’arcidiocesi ha risolto più di 400 casi non coperti dall’assicurazione tramite il suo Independent Reconciliation and Compensation Program, oltre ad altri 123 casi. Ma c’erano ancora circa 1.400 casi di presunti abusi, alcuni risalenti alla seconda guerra mondiale, rimasti contro la diocesi che Chubb stava cercando di evitare di coprire, secondo Dolan.

    “Nei documenti legali, Chubb ha abbandonato i titolari di polizze dell’arcidiocesi e della parrocchia e le persone per cui tali polizze sono state acquistate, i sopravvissuti di abusi sessuali su minori”, ha scritto Dolan. “Perché avrebbero dovuto fare una richiesta così palesemente falsa? Facile. Per proteggere i loro profitti, che attualmente fruttano 2 miliardi di dollari al trimestre. Il loro apparente piano, di cui sono state vittime altre assicurate Chubb… è progettato per ritardare, ritardare e ritardare ulteriormente, sperando di costringere l’arcidiocesi a pagare le richieste di risarcimento di cui Chubb è legalmente responsabile ma che si è rifiutata di pagare. Una triste storia!”

    Dolan ha osservato che non tutti i casi rimanenti erano contro sacerdoti.

    Chubb, che ha assicurato la diocesi dal 1956 al 2003, ha affermato in una dichiarazione che l’arcidiocesi “ha tollerato, nascosto e insabbiato abusi sessuali su minori dilaganti per decenni e, nonostante disponga di ingenti risorse finanziarie, continua a rifiutarsi di risarcire le proprie vittime”.

    Un portavoce ha accusato l’arcidiocesi di “tentare di scaricare la responsabilità delle proprie azioni sugli assicuratori, ma non ha voluto rivelare informazioni su ciò che sapeva dell’abuso. Inoltre, hanno nascosto la loro vasta ricchezza e i loro beni nascosti. Questa è solo un’altra manovra finanziaria dell’arcidiocesi per deviare, nascondere ed evitare la responsabilità”.

    Dolan ha anche annunciato che l’arcidiocesi venderà la sua sede centrale sulla First Avenue a Manhattan, trasferendosi in uffici più piccoli altrove nel 2025. Il denaro ricavato dalla vendita della sede centrale, così come altre potenziali proprietà, andrà a pagare gli accordi relativi al Child Victims Act.

    https://www.nbcnewyork.com/news/local/archdiocese-new-york-claims-insurance-provider-chubb-refusing-to-pay-sex-abuse-victims/5843793/

  • Quei ladri d’innocenza e l’indifferenza mortale dell’Italia laica

    Quei ladri d’innocenza e l’indifferenza mortale dell’Italia laica

    Da circa 20 anni mi occupo da giornalista di violenze su bambini e bambine (e donne) compiute in ambiente ecclesiastico e non solo. Da oltre dieci anni collaboro con Rete L’Abuso. Oltre ad aver molto studiato, ho intervistato avvocati, storici, filosofi, magistrati, sociologi, psichiatri e psicoterapeuti che hanno fatto ricerca scientifica su questi temi o che hanno avuto vittime tra i loro pazienti. Mi sono avvalso del loro contributo nei miei libri e nelle inchieste che ho scritto per 17 anni sul settimanale Left. Ma ho anche intervistato centinaia di vittime di Paesi diversi, ho visto l’orrore e la disperazione nei loro occhi.

    Quasi tutte avevano impiegato anche decine di anni a elaborare, per quanto possibile, e denunciare la violenza subita da bambini. Secondo uno studio australiano passano in media 33 anni prima che ci riescano. Molte vittime di preti pedofili hanno pesantissime disabilità congenite (sordità, cecità etc) che le hanno rese ancor più vulnerabili tra gli esseri umani più vulnerabili. Moltissime di quelle che ho incontrato sono cresciute senza uno o entrambi i genitori, oppure in ambiente familiare assente e anaffettivo, e di questa carenza affettiva aveva approfittato lucidamente il pedofilo per avvicinarsi al bambino o alla bambina sapendo che difficilmente un adulto li avrebbe protetti.

     

    Ricordo il racconto di una ragazza. Era stata stuprata per 4 anni, sin da bambina, da un sacerdote di oltre 40 anni più grande di lei. Non aveva praticamente mai avuto il padre, la mamma era la collaboratrice domestica del suo stupratore. Le chiesi: “Ma quando il parroco ti mise le mani addosso non dicesti nulla a tua madre? “Certo” mi rispose. E come reagì? “Mi dette uno schiaffo, mi accusò di aver inventato tutto e non ne parlò mai più”. Lei aveva 13 anni. Nessuno la aiutò e denunciò tutto appena divenuta maggiorenne. Ad accompagnarla in caserma, in un’altra città, fu una zia. L’indifferenza mortale della madre è la stessa che riscontro da 20 anni a livello istituzionale.

    In Italia Stato e Chiesa non hanno mai preso in considerazione l’idea di realizzare un’indagine su scala nazionale o di delegare una commissione indipendente a farlo. Tempo fa chiesi a una ministra per le Pari opportunità e al portavoce della Santa Sede (mons. Lombardi) come mai l’Italia non prendesse esempio da altri Paesi molto simili al nostro per tradizione cattolica, che hanno deciso di affrontare, indagando a fondo, il fenomeno criminale della pedofilia nella Chiesa cattolica. La ministra mi rispose che la questione non era nel programma di governo. Mons. Lombardi mi disse che da noi il problema non sussiste. Un inciso: rivolsi questa domanda alla ministra in occasione della ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Lanzarote sulla tutela dei minori; seduto accanto a lei c’era un vescovo sebbene la Santa Sede non aderisca alla Convenzione.

     

    Non molto convinto di queste risposte mi sono messo a indagare e nel 2014 ho scritto il mio secondo libro “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”. Dopo oltre 200 pagine di inchiesta, fonti verificate, documenti e testimonianze alla mano, sono giunto alla conclusione opposta rispetto a quella del monsignore, avendo scoperto che dall’Unità d’Italia in poi la pedofilia di matrice clericale attraversa senza soluzione di continuità tutta la storia del nostro Paese.

    In Italia non esistono statistiche ufficiali sulla diffusione della pedofilia in generale, men che meno su quella di matrice clericale.

    Il ministero per le Pari opportunità non rende pubblici i dati dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile contribuendo a far passare l’idea falsa, nell’opinione pubblica, che si tratti di un fenomeno occasionale, circoscritto a determinati ambiti o specifiche realtà di degrado sociale.

    Tra il 2022 e l’inizio del 2023, in assenza di statistiche ufficiali ho realizzato per Left una lunga inchiesta – lavorando su fonti giornalistiche, documenti, testimonianze, sentenze passate in giudicato etc – dalla quale è emerso che in Italia in 23 anni, dal 2000, sono stati denunciati 146 sacerdoti, 113 sono state le condanne definitive per reati di natura pedofila, le vittime accertate minori di 14 anni sono state almeno 516. Dico almeno perché è impossibile anche solo stimare il numero delle vittime di pedopornografia online. Nessuna delle 146 denunce alla magistratura è partita da un vescovo.

     

    E ancora, il 17 dicembre del 2022 mons. Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale, ha rivelato che dal 2010 al 2020 sono stati «613 i fascicoli trasmessi dalle diocesi italiane al dicastero per la Dottrina della fede», cioè alla Santa sede. Altri 100 fascicoli erano stati trasmessi tra il 2000 e il 2010. Sommando questi numeri viene fuori che tra il 2000 e il 2023 in Italia sono stati denunciati almeno 146+613+100 (cioè 859) casi di pedofilia nella Chiesa. Nemmeno i 713 fascicoli della Cei sono mai stati condivisi con la magistratura, sempre in virtù del “diritto” a non collaborare sancito dall’articolo 4 del Concordato.

    Solo per fare un paragone veloce: Spotlight del Boston Globe nel 2001 ha dato il via alle inchieste negli Usa che hanno portato alla bancarotta 15 diocesi, partendo da 89 casi; la commissione Ciase in Francia, di cui tanto si è parlato qui da noi nel 2021, ha scoperchiato un’orrenda situazione molto simile a quella statunitense partendo dalla denuncia di 70 casi. Qui da noi, dopo 859 casi e chissà quante migliaia di vittime ancora non si muove nulla.

     

    La mia indagine giornalistica conferma quanto scoperto e accertato dall’associazione Rete L’abuso, una onlus che è anche l’unica realtà della società civile nel nostro Paese che si occupa di tutela dei diritti delle vittime di preti violentatori.

     

     

    È bene ribadire a questo punto che la cosiddetta “giustizia” ecclesiastica si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un peccato, un delitto contro la morale. E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete e la sua vittima facciano del «male» a Dio. È l’offesa alla divinità che è intollerabile, sta qui la «tolleranza zero» di papa Francesco, tanto esaltata anche dalla stampa laica. Si tratta di una visione umanamente e scientificamente inaccettabile (come si evince anche dalle slide appena mostrate), di cui l’Italia – uno Stato laico per Costituzione – non tiene conto nel tenere in vita il Concordato e l’articolo 4 in particolare. Ma anche nel disapplicare la Convenzione di Lanzarote.

    Cosa comporta questa situazione? Comporta che il pedofilo prete – che come tutti i pedofili è una persona gravemente malata di mente ma non di quelle che danno in escandescenza – sia lucidamente consapevole di poter agire pressoché indisturbato, potendo contare sulla “copertura” delle proprie istituzioni, e su un credito socialmente e politicamente riconosciuto molto più alto di qualsiasi altro membro della società civile.

    Questo significa che la vittima durante la sua vita non dovrà combattere solo contro le conseguenze della violenza in sé, ma anche contro tutto ciò che un sacerdote rappresenta ancora oggi – spesso inspiegabilmente – nell’immaginario comune. E dovrà combattere contro l’istituzione religiosa, di cui il pedofilo fa parte, capace di condizionare in maniera profonda sia l’opinione pubblica che la politica con suoi onnipresenti organi di propaganda e informazione, al fine di preservare in primis l’immagine pubblica del papa. E poco importa a costoro se questo atteggiamento abbia come diretta conseguenza la lesione di un diritto umano fondamentale: la salute psicofisica della persona.

    https://federicotulli.substack.com/p/quei-ladri-dinnocenza-e-lindifferenza