Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • Preti pedofili abbandonati nel Pacifico

    Preti pedofili abbandonati nel Pacifico

    L’eredità degli abusi sessuali da parte del clero cattolico e la tattica di spostare gli abusatori in nuove diocesi senza affrontare il problema sono state ampiamente documentate per decenni. Ma l’ultima storia è vicina a casa: clero cattolico o missionari accusati di abusi sessuali, che sono stati trasferiti nelle isole del Pacifico.

    Alcuni hanno continuato ad abusare di altre vittime.

    Il neozelandese Pete McKenzie è un giornalista freelance che ha raccontato la storia al New York Times e, nell’episodio odierno di The Detail, spiega la tendenza a usare il Pacifico come “discarica” ​​per gli autori di abusi accusati o addirittura condannati.

    I suoi reportage coprono i casi di 34 uomini provenienti da Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti e Regno Unito. Di questi, 13 erano noti per aver abusato al momento del loro trasferimento, dimostrando ciò che McKenzie dice essere noto come la “cura geografica”, ovvero spostare l’imputato per evitare l’esame.

    “Si tratta di una soluzione temporanea ai problemi che questi uomini devono affrontare in termini di applicazione della legge”, afferma.

    “In Nuova Zelanda, ad esempio, sappiamo che molti sacerdoti sono stati spostati da una comunità all’altra, da una parrocchia all’altra, dopo che sono state sollevate accuse di abusi nei loro confronti.

    “Alcuni di quei sacerdoti che furono dislocati in Nuova Zelanda, negli Stati Uniti, in Australia , furono poi trasferiti all’estero, nelle isole del Pacifico”.

    Il reportage di McKenzie dimostra inoltre che, anche nei casi in cui non ci sono prove di una deliberata insabbiatura, i bambini sono stati messi in pericolo da preti o missionari violenti trasferiti in una regione che, a suo dire, è particolarmente vulnerabile .

    “La natura profondamente religiosa delle isole del Pacifico; il fatto che siano così lontane dalle autorità che potrebbero perseguire questi uomini per essere perseguiti; il fatto che siano così lontane dagli alti preti cattolici che teoricamente avrebbero potuto applicare un certo livello di controllo; il fatto che siano stati spesso trasferiti senza che i funzionari locali fossero informati del loro background, senza che fossero informati delle accuse contro di loro, tutto ciò ha creato il tipo di condizioni perfette per la recidiva, con pochissime protezioni contro ciò che accade.

    “In molti di questi casi non possiamo sapere perché i sacerdoti o i missionari vennero trasferiti, ma sappiamo che vennero trasferiti in un luogo che era il posto perfetto in cui nascondersi”.

    In alcuni casi, ci sono prove evidenti che gli alti preti sapevano che il sacerdote che stavano trasferendo aveva precedenti di abusi.

    “In alcuni casi sappiamo che sono stati spostati deliberatamente per non causare ulteriori problemi”, afferma McKenzie.

    In questo episodio, fa riferimento a un prete australiano di nome Denis McAlinden, che aveva precedenti di abusi su ragazzine .

    “Per risolvere il problema gli comprarono un biglietto aereo per la Papua Nuova Guinea e gli dissero di trasferirsi lì, e di conseguenza trascorse cinque anni in Papua Nuova Guinea.”

    Uno dei documenti letti da McKenize nel corso del suo reportage era un’inchiesta sulle accuse di abusi sessuali nella diocesi cattolica di Maitland-Newcastle (Australia).

    Il rapporto riporta i dettagli di una lettera su McAlinden, inviata da un monsignore a un vicario nel 1976. Il monsignore scrisse:

    “Lentamente, molto lentamente, [McAlinden] ha ammesso alcune indiscrezioni, ma poi ha ammesso che si trattava di una condizione che lo accompagnava da molti anni. Non prova alcuna inclinazione verso le donne mature, ma solo verso le più piccole.”

    McKenzie afferma che le reazioni della chiesa al suo reportage sono state varie: alcuni non hanno risposto, altri si sono rifiutati di commentare, alcuni hanno affermato di non essere responsabili e altri ancora hanno affermato di aver scoperto i presunti abusi solo dopo che gli uomini avevano lasciato il Pacifico.

    Papa Francesco è arrivato ieri a Singapore, ultima tappa del suo tour di 12 giorni attraverso il Sud-Est asiatico e l’Oceania. Si dice che abbia brevemente affrontato il tema degli abusi in un discorso ai funzionari di Dili, Timor Est, dicendo:

    “Non dimentichiamo i tanti bambini e adolescenti la cui dignità è stata violata. Il fenomeno si sta manifestando in tutto il mondo

    “Siamo tutti chiamati a fare tutto il possibile per prevenire ogni tipo di abuso e garantire a tutti i giovani un’infanzia sana e serena”.

    Paedophile priests dumped in the Pacific

  • Il Vaticano sapeva degli abusi sessuali commessi dall’Abbé Pierre

    Il Vaticano sapeva degli abusi sessuali commessi dall’Abbé Pierre

    Sì, il Vaticano sapeva, da anni, della condotta dell’Abbé Pierre, accusato di violenza sessuale da diverse donne (anche minorenni). Lo ha rivelato Papa Francesco, oggi, di ritorno dal suo lungo tour in Asia scrive Le Monde. «Non so quando il Vaticano l’abbia scoperto» le parole di Francesco in risposta a una precisa domanda del quotidiano francese sul volo che, da Singapore, ha riportato il pontefice a Roma. «Non lo so. Non lo so perché non ero qui e non mi è venuto in mente di fare ricerche. Ma certamente, dopo la morte dell’Abbé Pierre, nel 2007, questo è sicuro. Ma prima di allora, non lo so». E ancora: «Gli abusi sessuali su bambini e minori sono un crimine. È una vergogna». La più giovane vittima dell’Abbé Pierre, secondo quanto appreso, aveva all’epoca dei fatti 8 anni.

    Il Papa ha invitato all’apertura sul tema, approvando implicitamente il lavoro investigativo avviato su iniziativa dell’organizzazione Emmaus. Organizzazione all’origine delle rivelazioni sulle aggressioni commesse dal suo fondatore. «Dobbiamo essere chiari su questi fatti, non nasconderli» ha aggiunto Francesco. «Lavorare contro gli abusi è qualcosa che dobbiamo fare tutti. Sono felice quando questi casi vengono alla luce».

    Il Papa si è espresso per la prima volta dopo le testimonianze raccolte da Véronique Magron, presidente della Conférence des religieux et religieuses de France (CORREF) e soprattutto dopo che Emmaus ha commissionato un’indagine alla società indipendente Egaé. I risultati, pubblicati lo scorso 17 luglio, hanno rivelato ripetute violenze sessuali da parte dell’ex esponente della Resistenza, divenuto deputato e difensore dei poveri all’indomani della Seconda guerra mondiale. La maggior parte delle vittime erano dipendenti o volontari di Emmaus. Le vittime hanno riferito di essere state toccate e baciate forzatamente tra il 1970 e il 2005, due anni prima della morte dell’Abbé Pierre all’età di 94 anni. La pubblicazione di questo primo rapporto ha convinto altre vittime a testimoniare. Il 6 settembre, Emmaüs e la Fondation Abbé Pierre hanno pubblicato un nuovo rapporto che rivela episodi sempre più gravi: la vittima più giovane aveva appena 8 anni. È stato denunciato anche un caso di fellatio forzata, considerata uno stupro dalla legge francese.

    Le prime testimonianze risalgono al 1956 e sollevano la questione dell’omertà che regnava intorno all’Abbé Pierre. «I vescovi informati e i responsabili di Emmaus hanno taciuto» hanno scritto al riguardo i quattro ricercatori del gruppo di ricerca socio-storica della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (CIASE), in un articolo pubblicato su Le Monde lo scorso 20 luglio, dopo la pubblicazione dell’inchiesta Egaé. «Approfittando dei suoi reali problemi di salute, i vescovi informati gli imposero una cura medica e poi psichiatrica in Svizzera (1957-1958). I sacerdoti devianti sono di solito curati in Francia dal Secours Sacerdotal, quindi il trasferimento suggerisce che il caso è stato preso sul serio», spiegano i ricercatori, che a loro volta hanno ricevuto tre testimonianze «credibili» durante la loro lunga indagine, commissionata dalla Chiesa di Francia.

    Il numero e la posizione nella gerarchia cattolica delle persone che furono informate negli anni Cinquanta dei numerosi «incidenti» causati dal comportamento del sacerdote con diverse donne rendono improbabile che il Vaticano non sia stato informato all’epoca. Nel 1955, i cardinali di Chicago e New York furono informati delle lamentele di due donne che l’Abbé Pierre aveva incontrato durante una visita negli Stati Uniti. La sua visita a New York fu interrotta. Gli fu poi chiesto di lasciare il Québec dopo un altro scandalo a Montréal, «risolto in via extragiudiziale tra la polizia locale e le autorità ecclesiastiche», secondo lo storico e teologo André Paul. La Conferenza episcopale francese, scrive sempre Le Monde, riconosce che «già alla fine degli anni Cinquanta», «le autorità ecclesiastiche francesi» avevano «identificato» un problema di «violazione della castità».

    Il caso dell’Abbé Pierre, in queste settimane, sta scuotendo la Francia poiché parliamo di un personaggio non solo conosciuto, ma anche rispettato e amato per le sue buone azioni all’epoca: era stato votato come «personalità preferita dai francesi» per diciassette volte dopo il lancio dell’apposito sondaggio, nel 1988. Di qui la sorpresa da parte dell’opinione pubblica, che in buona parte sembra non voler accettare i fatti descritti. Il motivo? Sono in netto contrasto con l’operato dell’uomo. «Lei ha toccato un punto molto doloroso, molto delicato: persone che fanno del bene e che poi si scoprono gravi peccatori» ha risposto a tal proposito Papa Francesco all’inviato del quotidiano francese. «Non dobbiamo dire copriamolo, copriamolo perché non si veda. I peccati pubblici sono pubblici. E devono essere condannati. Per esempio, l’Abbé Pierre è un uomo che ha fatto tanto bene, ma è anche un peccatore». Riferendosi ad altri tipi di abuso, «sociale, educativo, che cambia la mentalità delle persone», Francesco ha spiegato: «L’abuso, ai miei occhi, è una cosa demoniaca. Perché qualsiasi tipo di abuso distrugge la dignità di una persona. Qualsiasi tipo di abuso cerca di distruggere ciò che tutti noi siamo: l’immagine di Dio».

    In Francia, dopo anni di silenzio, l’atteggiamento della Chiesa è cambiato nel 2018, con l’accumularsi degli scandali legati agli abusi. La Conferenza episcopale francese, concretamente, ha istituito il citato CIASE per indagare sulla violenza sessuale contro i minori e le persone vulnerabili. Sulla base di 1.627 testimonianze dettagliate e di una vasta indagine sulla popolazione generale, ha concluso che si tratta di un fenomeno «massiccio» e «sistemico».

    https://www.cdt.ch/news/mondo/il-vaticano-sapeva-degli-abusi-sessuali-commessi-dallabbe-pierre-363273

  • “Io, sopravvissuto agli abusi di un sacerdote”

    “Io, sopravvissuto agli abusi di un sacerdote”

    Sopravvissuto e non vittima, cosi Valerio Maj, residente in Svizzera da quasi quaranta anni, ci tiene ad esser chiamato.

    Strada Regina lo ha incontrato, una lunga e difficile confessione che apre al mondo di chi ha vissuto un abuso da parte di un sacerdote. Con tutto ciò che implica per un ragazzo e per l’uomo che diventerà.

    “La mia famiglia era modesta e mio padre era assente per lunghi periodi a causa del suo lavoro all’estero. Aveva un carattere forte e oppressivo. Certamente, a causa della mia natura introversa, timido e già scosso dall’abuso del potere di mio padre, per il mio aggressore, don Mario, è stato il gioco da ragazzi prendermi sotto la sua ala, guadagnare la mia fiducia e abusare sessualmente di un bambino di 13 anni”.

    Da qui il racconto diventa emotivamente forte e molto stressante da ricordare. “L’abuso ha avuto luogo nel suo ufficio con le porte vetrate. Altri sacerdoti, che usavano gli uffici accanto, avranno visto. Era una pratica comune o chiudevano un occhio sulle pratiche di don Mario?”

    Dopo 40 anni dai fatti, gli abusi riemergono in superficie e causano danni che sono devastanti a livello fisico, affettivo e psicologico. L’abuso condiziona le sue relazioni, la sua personalità, i suoi interessi, i suoi sogni.

    Ecco, qualche problema causato dall’abuso: carattere instabile e a volte irascibile, non riusciva a dire di no a nessuno, comportamento autodistruttivo, problemi di ambivalenza, mancanza di fiducia in se stesso, sentirsi niente, inutile e incapace, fingere che tutto va bene anche quando ero sull’orlo del baratro, problemi con l’alcool.

    Ma come liberarsi da questa forza devastante? Valerio Maj ci è riuscito, in parte, e la sua testimonianza può essere utile a molti.

    https://www.rsi.ch/cultura/filosofia-e-religione/%E2%80%9CIo-sopravvissuto-agli-abusi-di-un-sacerdote%E2%80%9D–2251490.html

  • MINORI. PEDOFILIA, GARANTE LAZIO: RAGAZZI DEVONO SAPER RICONOSCERE CAMPANELLI ALLARME

    MINORI. PEDOFILIA, GARANTE LAZIO: RAGAZZI DEVONO SAPER RICONOSCERE CAMPANELLI ALLARME

    (DIRE) Roma, 12 set. – “Il mio lavoro si è concentrato e si concentrerà anche quest’anno, nel rendere edotti i ragazzi sul tema degli abusi, per quello che potrò e mi consentiranno di fare.

    Lavoro per non lasciare i ragazzi nell’ombra e in quelle situazioni fumose che non garantiscono seriamente la loro protezione e la loro tutela”, lo ha detto Monica Sansoni, Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio, intervenendo alla conferenza organizzata da Rete L’Abuso per presentare il report sulle vittime di pedofilia in Italia. Il report conta 1.570 ‘sopravvissuti’ agli abusi, di questi ben 1.426 sono minori vittime di sacerdoti.

    “Sono numeri importanti- ha commentato Sansoni- ma immaginiamo quanto sia il sommerso, quanti siano i casi che non emergono. In questi giorni di fine estate, ad esempio, sono stata già contattata da tre famiglie che mi vogliono rappresentare abusi ai danni di minori che provengono da ambienti della Chiesa”. “Tra i nostri compiti, come garanti- continua Sansoni- c’è quello di tutelare i giovani, ossia insegnargli quali sono gli atteggiamenti lesivi dei loro diritti e consentirne il recupero e il benessere psicofisio, su questo dobbiamo concentrarci”.

    Parlare di questi temi con i ragazzi o le famiglie, però, non è facile. “Ho più facilità ad approcciate l’argomento sotto il punto di vista del web- dice Sansoni- Quando, invece, si vanno a toccare i segnali di rischio ‘faccia a faccia’ trovo più difficoltà all’approccio perché c’è una difficoltà proprio ad affrontare l’argomento sessualità e a indicare quali sono i comportamenti leciti e quali no.

    Ma bisogna formare i ragazzi affinché essi stessi possano individuare i campanelli d’allarme che conducono il minore a essere bersaglio del pedofilo”. “La paura più grande che hanno i giovani abusati- conclude la garante- è quella di non essere creduti ed è per questo che io, in primis, mi faccio portavoce delle loro denunce anche quando ho pochi elementi da portare alla Magistratura”. (Mab / Dire) 13:18 12-09-24 NNNN

  • MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    (DIRE) Roma, 12 set. – “I dati (1570 vittime censite da L’Abuso e 956 dichiarate dalla Chiesa) sono inseriti e conteggiati separatamente- spiega la Rete- in quanto molto fumosi, parziali e non circostanziati, né per quanto riguarda le diocesi di provenienza del dato, né per quanto riguarda le regioni italiane, il numero di vittime prodotte, il sesso e l’età, i provvedimenti presi, l’attuale incarico e collocazione. Tuttavia- spiega- sono dati ufficiali dichiarati e se pur estremamente vaghi e imprecisi non possono essere omessi. Parliamo tra le altre cose di dati che non compaiono nel censimento dettagliato per regioni fatto dalla Rete L’Abuso, quindi vanno sommati ai 1570”.

    “Il censimento della Rete L’Abuso- spiega l’Associazione- è basato solo su casi documentali pubblici, ovvero non abbiamo inserito alcun dato di casi non denunciati e questi sono un totale di 360, che hanno prodotto 1570 sopravvissuti.

    Quelli che invece si evincono dalle dichiarazioni della stessa chiesa sono nettamente superiori, 913 casi di abusatori, quasi il triplo di quelli censiti dalla Rete L’Abuso e, se pur incompleti, tuttavia dichiarano almeno altri 956 sopravvissuti, da sommare i nostri 1570″.

    L’analisi della Rete L’Abuso, però, non si è fermata qui e ha prodotto anche delle proiezioni. “Facendo una proiezione su base proporzionale del dato Cei mancante riguardo al potenziale di sopravvissuti prodotti (dato X della Cei dove X è uguale ai sopravvissuti censiti dalla Rete L’Abuso moltiplicato per i 913 autori dichiarati da Cei, diviso 360 autori censiti dalla Rete) si ottengono altri 3990 sopravvissuti da sommare ai 1570 della Rete L’Abuso”.

    Sommando il dato reale censito dall’Osservatorio e il dato di proiezione della Chiesa si arriva a un totale di 5559
    vittime. Un numero enorme.

    Alla luce di questi dati, nel corso della conferenza, la Rete L’Abuso ha sottolineato l’importanza dell’obbligo di denuncia per tutti i cittadini “che nel caso del clero anziché rimandare la scelta di denunciare al vescovo- spiega l’Associazione- obbligherebbe le singole persone che abbiano un fondato sospetto a denunciarlo”. Per L’Abuso, poi “un altro vuoto grave è quello del certificato anti pedofilia, che lascia scoperto tutto il volontariato, al quale appartiene anche il clero, ma non solo”, spiega l’Associazione.

    Grazie ai dati prodotti nell’ambito del clero, Rete L’Abuso ha elaborato anche una proporzione percentuale di quello che potrebbe essere il potenziale di molestatori nell’intera fascia del volontariato “che conta molte più persone dei 35.000 sacerdoti censiti nel report, ed è soggetta agli stessi identici vuoti legislativi del clero”, spiegano.

    “Come abbiamo calcolato sulla base di 35.000 sacerdoti che 1.200 circa risulterebbero molestatori sessuali, per lo più di minori, sulla stessa base percentuale ottenuta (3,64%), calcoliamo la stessa percentuale al dato Istat che parla di un totale di 4,661 milioni di volontari nel 2021. Se poi moltiplichiamo l’improbabile dato (come premesso in assoluto difetto) per il prodotto minimo di cinque presunte vittime per ogni molestatore, otteniamo una triste ipotesi dell’enorme entità del fenomeno, incontrollato in Italia: 848.300”.
    (Mab / Dire)

  • MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    (DIRE) Roma, 12 set. – Sono 1570 le vittime di pedofilia in Italia secondo i dati raccolti dalla Rete L’Abuso, nel specifico 192 donne e 1378 uomini. L’Associazione italiana sopravvissuti agli abusi del clero ha realizzato un dettagliato censimento per regioni fotografando gli ultimi 15 anni. L’analisi evidenzia 1426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

    Negli abusanti la Rete conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Il dettaglio delle regioni riporta: 13 vittime di
    pedofilia in Abruzzo; 19 in Basilicata; 44 in Calabria; 56 in Campania; 73 in Emilia; 100 nel Lazio; 65 in Liguria; 370 in Lombardia; 18 nelle Marche; 25 in Molise; 135 in Piemonte; 66 in Puglia; 30 in Sardegna; 89 in Sicilia; 126 in Toscana; 232 nel Triveneto; 100 in Umbria; e 9 in Vaticano.

    Di queste 1570 persone, secondo quanto riportato dal report, 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1404 dal Tribunale ecclesiastico.

    Per Rete L’Abuso, però, si tratta di numeri in difetto, “tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre”. A queste 1570 vittime andrebbero sommate le 956 vittime (non documentate) dichiarate dalla Chiesa,vittime prodotte da 913 autori “mai denunciati all’Autorità Giudiziaria”, ha sottolineato Francesco Zanardi, presidente Rete L’Abuso, nell’ambito della conferenza di presentazione del report che si è svolta questa mattina. (SEGUE) (Mab / Dire)

  • Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

    Omertà e coperture degli abusi clericali: la protesta parte da Enna

    41954 ENNA-ADISTA. La scena ha un valore simbolico molto forte: all’ingresso dei sacerdoti in chiesa, un folto gruppo di fedeli si alza ed esce, in segno di protesta. È accaduto il 22 agosto scorso in due chiese di Enna, la parrocchia di San Giuseppe e il santuario di Valverde, dove a celebrare erano sacerdoti i cui nomi compaiono nella vicenda di don Giuseppe Rugolo, il prete denunciato alle autorità civili da Antonio Messina, che subì i suoi abusi sessuali, e condannato nel marzo scorso dalla giustizia civile a 4 anni e sei mesi di reclusione ex articolo 609 bis e quater del Codice penale (tentata violenza sessuale e violenza su minori di 16 anni), con interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e interdizione perpetua dall’insegnamento nella scuola di ogni ordine e grado.

    All’esterno, i fedeli hanno esposto dei cartelli con citazioni evangeliche e lo slogan dell’iniziativa: «Non accetto prediche da chi copre un abuso».

    La scena, che è stata filmata, è diventata virale sui social media. Anche a Piazza Armerina, della cui diocesi Enna fa parte, si è svolta una protesta silenziosa, davanti alla cattedrale. Nelle motivazioni della sentenza di condanna, pubblicate in 222 pagine lo scorso luglio, a 137 giorni dalla sentenza di primo grado (v. Adista Notizie n. 29/24), il vescovo di Piazza Armerina mons. Rosario Gisana, pur non essendo indagato, è fatto oggetto di pesanti accuse, come quella di aver agevolato l’attività predatoria di Rugolo.

    Il documento cita «elementi chiari e univoci a sostegno di una condotta coscientemente colposa da parte del vescovo monsignor Rosario Gisana, che rendono vieppiù legittima la condanna al risarcimento del danno della Curia, nella sua qualità di responsabile civile, per i pregiudizi cagionati dagli abusi sessuali perpetrati da padre Rugolo».

    Gisana infatti «già nel 2016 e negli anni successivi in cui l’imputato seguitava a perpetrare abusi sessuali» ai danni degli altri due adolescenti vittime di Rugolo «era pienamente consapevole del fatto che p. Rugolo era stato segnalato a lui per avere tenuto, nel recente passato, condotte simili con altri ragazzi giovanissimi».

    Le motivazioni della sentenza da parte del Tribunale dunque confermavano quanto raccontato nel podcast “La Confessione” dei giornalisti Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn, che aveva ricostruito tutto il sistema di insabbiamenti del caso Rugolo sulla base dei documenti e delle registrazioni telefoniche messe agli atti e in seguito nella disponibilità delle parti, presentando, come spiegato da Feltri stesso, una «riproduzione quasi in scala 1:1 del meccanismo di copertura che la Chiesa offre ai sacerdoti che sbagliano»; un filo che risale da un prete a un vescovo fino al papa (v. Adista Notizie n. 11/24). Il documento ha fornito nuovo materiale per una puntata extra del Podcast, pubblicata il primo agosto scorso, e ha provocato anche una reazione di mons. Gisana, che ha cercato di difendersi in un’intervista rilasciata a La Stampa (26/7).

    A Enna anche la seconda “panchina viola” contro gli abusi clericali

    Il gesto di protesta dei fedeli ha efficacemente concretizzato e condensato quella presa di coscienza della realtà dei fatti già espressa la scorsa primavera con l’enorme affluenza della popolazione alla presentazione del podcast a Enna, che aveva visto la partecipazione di più di 150 persone, incredule e indignate.

    Tutto questo indica che forse il sistema di omertà e di coperture degli abusi comincia a creparsi e che la base cattolica sta attraversando una fase di profondo cambiamento, “non ci sta più” e non è più disposta a stare dalla parte del clero. Un segno che forse qualcosa sta cambiando – e che Enna può diventare la capofila di una più massiccia consapevolezza sul tema degli abusi – è anche l’inaugurazione, al Belvedere Marconi, nella città siciliana, seconda in Italia dopo Savona, della panchina viola contro gli abusi sessuali perpetrati da uomini del clero, autorizzata dal Comune su richiesta di Francesco Zanardi, presidente della “Rete l’Abuso”, e sponsorizzata anche da ECA – Ending Clergy Abuse e dal coordinamento #ItalyChurchToo (di cui fa parte anche Adista), sollecitata anche dal quotidiano La Sicilia. «Questa installazione rappresenta un’importante passo avanti nell’impegno di questa amministrazione nella lotta alla violenza sui minori – ha detto il sindaco Maurizio Dipietro (Ansa, 28/8) – e uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli». Anche qui sembra registrarsi uno scatto di consapevolezza: solo qualche mese fa, il podcast “La Confessione” aveva rilevato come l’amministrazione comunale non si fosse costituita parte civile nel processo contro don Rugolo. L’assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta, esprime ora soddisfazione: «Questa iniziativa, simbolo, fra altri, della lotta contro la violenza sulle donne e a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione che l’amministrazione comunale sta portando avanti. La panchina va a completare, insieme a quella rossa dedicata alla violenza contro le donne e quella gialla, dedicata a Giulio Regeni il parco della Sensibilità della Comunità». Non si tratta solo «di un semplice arredo urbano», ha aggiunto: «È un segnale forte e chiaro, un invito alla comunità tutta a riflettere su tematiche fondamentali come il rispetto, l’uguaglianza e la tutela dei più deboli. La nuova panchina sarà un punto di riferimento, un luogo dove fermarsi a pensare e a confrontarsi, contribuendo a creare una cultura della non violenza e dell’inclusione e contro ogni abuso in particolare sui minori», e intende essere espressione dell’«impegno per una società più giusta ed equa, dove ogni individuo possa sentirsi libero di esprimere se stesso e di vivere la propria vita senza paura».

    Anche per Francesco Zanardi, creatore della campagna, la panchina viola a Enna rappresenta il segno di un cambiamento: «Un nuovo gesto fortissimo per la città che non può che lasciarmi soddisfatto e per cui esprimo grande stima e che spero si ripeta ovunque». La campagna, intitolata “Ondaviola”, può essere portata in tutti i Comuni italiani. Si può aiutare a diffonderla nel proprio luogo di residenza, contattando Rete L’Abuso attraverso l’apposito form, su ondaviola.retelabuso.it.

    https://www.adista.it/articolo/72433

  • Lo storico portavoce dei sinodi Padre Rosica nei guai per molestie a un giovane prete, il caso imbarazza il Vaticano

    Lo storico portavoce dei sinodi Padre Rosica nei guai per molestie a un giovane prete, il caso imbarazza il Vaticano

    Il caso, in questi giorni di ferie e vacanze, è passato praticamente inosservato in Italia anche se negli Stati Uniti e nel Canada sta facendo discutere suscitando enorme clamore. Padre Thomas Rosica, figura assai conosciuta nell’ambito del Vaticano per avere lavorato nel 2002 alla Giornata Mondiale della Gioventù di Toronto e successivamente come portavoce di lingua inglese della sala stampa vaticana durante i sinodi dei vescovi che si sono svolti in Vaticano sotto il regno di Benedetto XVI e successivamente di Francesco (2008, 2012, 2014, 2015 e 2018) è stato accusato di molestie sessuali da un giovane prete che ha presentato un esposto in Canada, dove risiede Rosica, raccontando fatti avvenuti 20 anni fa.

    L’accusa è stata respinta da Rosica che nega di aver avuto stretti rapporti personali e di avere avuto condotte improprie. Ora sarà un tribunale civile a stabilirlo anche se l’ex collaboratore della curia sostiene che di questo caso se ne dovrebbe occupare un tribunale canonico e non uno civile. «Questa questione va regolata dai codici di diritto canonico» ha detto al portale cattolico The Pillar che per primo ha diffuso la notizia.

    La diocesi di Toronto dallo scorso marzo, cioè da quando la presunta vittima (un giovane prete ordinato negli anni Novanta) ha intentato una causa ha sospeso Rosica da ogni funzione in attesa di capire l’evoluzione.

    La vittima racconta di essere stato invitato a collaborare alla Giornata Mondiale della Gioventù nel 2002. Allora Rosica era cappellano degli studenti cattolici all’università di Toronto. Il giovane sacerdote inizialmente fu impressionato dall’influenza, dalle connessioni e dal riconoscimento internazionale di Rosica, subendone il fascino. I due uomini avrebbero così sviluppato una «stretta relazione personale» e la vittima parla anche «di un contatto fisico indesiderato», compreso lunghi abbracci e palpeggiamenti sul corpo, i genitali e le braccia.
    Il Vaticano fa quadrato sul cardinale canadese accusato di molestie: «Terminata la nostra indagine, non ha molestato nessuno»

    Il caso Rosica, a causa della sua notorietà, è stato oggetto di grande circospezione da parte della diocesi di Toronto che sarebbe stata a conoscenza del caso già a primavera. Diversi organi di stampa americani e canadesi hanno cercato di avere un commento dell’arcivescovo Francis Leo ma senza successo. Rosica nel frattempo si è ritirato in una casa per sacerdoti in pensione in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Nel frattempo è stato sospeso da ogni incarico visto che conduceva anche ritiri spirituali in alcuni centri della Compagnia di Gesù. Questo religioso di nazionalità americana, poliglotta, biblista, giornalista, direttore e fondatore della tv cattolica canadese Sel et Lumiere, negli anni passati era incappato in un altra grana legale, stavolta per avere copiato da altre fonti, senza citazioni, alcuni interventi. Ciò gli era costato il ruolo e alcuni incarichi in un paio di università statunitensi.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/thomas_rosica_papa_francesco_abusi_prete_violanza_vaticano_canada-8327974.html

  • La Chiesa cattolica della Nuova Zelanda sopprime la denuncia degli abusi

    La Chiesa cattolica della Nuova Zelanda sopprime la denuncia degli abusi

    I sopravvissuti agli abusi da parte di preti cattolici affermano che il rifiuto della Chiesa di rilasciare il rapporto di valutazione indipendente del GCPS nel suo processo di denuncia è un altro insabbiamento.

    All’inizio di quest’anno, su richiesta dei sopravvissuti alle violenze sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici in Nuova Zelanda, i chierici anziani della Chiesa cattolica neozelandese, il vescovo Stephen Lowe e il reverendo Thomas Rouse, si sono impegnati a far valutare in modo indipendente il processo di denuncia della Chiesa e il rispetto della politica.

    Alla fine di luglio di quest’anno, il rapporto di valutazione del GCPS intitolato Te Aromatawai mo nga Paerewa Tiaki Tikanga, una valutazione dell’attuazione degli standard culturali di salvaguardia della Chiesa cattolica ad Aotearoa in Nuova Zelanda, è stato consegnato al gruppo ecclesiastico Te Rōpū Tautoko che ha coordinato la risposta della Chiesa cattolica neozelandese alla Commissione reale d’inchiesta sugli abusi nelle cure.

    Una sintesi del rapporto pubblicato sul sito web di Te Rōpū Tautoko il mese scorso ha rivelato gravi carenze nella gestione delle denunce da parte della Chiesa. Le carenze includevano l’incapacità dell’Ufficio per gli standard professionali della Chiesa (NOPS) di aderire ai principi del suo protocollo di reclamo “Un percorso verso la guarigione”.

    Tuttavia, mentre la sintesi affermava che “la valutazione ha identificato alcune prove a sostegno di ciò”, in tale sintesi non è stata fornita alcuna prova.

    La Rete dei sopravvissuti agli abusi dei sacerdoti (SNAP) è preoccupata per il fatto che il riassunto non indichi nemmeno quante denunce siano state respinte o accolte. “Il fatto che molte denunce di abusi vengano negate senza indagini adeguate è il vero motivo per cui così tanti denuncianti si rivolgono a SNAP per ottenere supporto”, ha affermato il dottor Christopher Longhurst, leader nazionale della sezione neozelandese di SNAP.

    SNAP ha richiesto una copia del rapporto completo con le opportune revisioni che ritengono che i vescovi e i leader delle congregazioni abbiano il dovere etico di divulgare. Tuttavia, Lowe e Rouse si sono rifiutati di rivelarlo. Invece, hanno risposto affermando: “Il riassunto riporta sostanzialmente su tutti gli aspetti della revisione”.

    Ma i sopravvissuti non sono d’accordo. “Un riassunto che è semplicemente una sinossi non rivela i risultati dei dati come le percentuali di reclami negati o accolti, o i metadati, o il tempo di attesa per risolvere i reclami”, ha spiegato il dottor Longhurst. “Né fornisce prove a sostegno o ragioni che hanno dato origine ai risultati”, ha aggiunto Longhurst.

    Invece, i vescovi hanno diffuso il loro comunicato stampa elogiando i loro processi di riforma (non specificati) nella prevenzione degli abusi.

    SNAP ritiene che questo sia l’ennesimo fallimento dei vescovi cattolici neozelandesi e dei leader congregazionali nell’onorare il loro impegno pubblico per l’apertura e la trasparenza nel modo in cui rispondono agli abusi.

    “Sfidiamo i leader della Chiesa cattolica neozelandese a mettere in pratica ciò che predicano, a smettere di nascondere informazioni vitali sugli abusi, a essere completamente aperti e trasparenti sulle loro procedure amministrative di gestione delle denunce e a rilasciare il rapporto completo del GCPS per il controllo pubblico”, ha dichiarato Donald McLeish, fiduciario di SNAP Aotearoa Nuova Zelanda.

  • Fedeli escono dalla chiesa, cartelli contro i silenzi della Curia sugli abusi

    Fedeli escono dalla chiesa, cartelli contro i silenzi della Curia sugli abusi

    Un gruppo di fedeli ennesi ha inscenato ad Enna una protesta nel corso di una funzione nella chiesa di San Giuseppe e nel Santuario di Valverde.

    L’uscita dalle chiese e gli striscioni

    Non appena sono comparsi i sacerdoti per la celebrazione della messa si sono alzati contemporaneamente e se ne sono andati, esponendo all’esterno delle due chiese dei cartelli con alcune frasi del Vangelo. Su un altro, più grande rispetto agli altri, è comparsa la frase: “Non accetto prediche da chi copre un abuso”.

    La vicenda Rugulo

    Una manifestazione clamorosa che è stata immortalata in un video, diventato virale,  legata alla vicenda di don Giuseppe Rugolo,  il sacerdote condannato nei mesi scorsi per violenza sessuale aggravata a danno di minori a 4 anni e mezzo di carcere.

    La protesta contro i silenzi sugli abusi

    I fedeli, sostanzialmente, hanno protestato contro i silenzi della Curia, come emerso nelle motivazioni della sentenza dei giudici del Tribunale di Enna, per cui, il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, non imputato nel processo, sarebbe stato “ben consapevole da molti anni delle segnalazioni effettuate inerenti gli abusi patiti da un ragazzo ancora minorenne, non solo ritardando volutamente l’incontro con Messina ed i suoi familiari, ma evitando di attuare qualsiasi forma di controllo o di provvedimento a tutela dei fedeli, soprattutto adolescenti, facenti parte della comunità religiosa da lui guidata che pure il suo ruolo gli imponeva”.

    Protesta a Piazza Armerina

    Oltre ad Enna, c’è stata una protesta silenziosa davanti la cattedrale di Piazza Armerina una protesta silenziosa contro la diocesi.

    Fedeli escono dalla chiesa, cartelli contro i silenzi della Curia sugli abusi