Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sacerdoti

  • Verso l’Oscar docu su abusi dei preti sui bambini nativi indiani

    Verso l’Oscar docu su abusi dei preti sui bambini nativi indiani

    C’è una storia poco nota, almeno in Italia, e che punta dritto all’Oscar di quest’anno per il miglior documentario avendo tutte le carte tematiche e di qualità cinematografica.

    Ha già fatto breccia al Sundance dove ha vinto per la migliore regia e ora smuove le coscienze in sedi istituzionali come il Senato americano che gli ha dedicato una proiezione speciale.

    Presentato da National Geographic si vedrà su Disney+ entro l’anno e in anteprima proiezione speciale alla Festa del cinema di Roma il 22 ottobre. E’ Sugarcane, il film di Julian Brave NoiseCat ed Emily Kassie, che racconta emozionando una storia di abusi lunga quattro generazioni nella missione cattolica di Saint Joseph, vicino Williams Lake in British Columbia, Canada.

        E’ una storia simbolo di razzismo bianco, dell’annientamento culturale dei nativi americani, a colpi di indottrinamento, divieti di tradizioni e linguaggio e sottomissioni fisiche con la cifra religiosa, cattolica, e le violenze sessuali dei sacerdoti sui bambini e le bambine che vivevano lì strappati alle famiglie per ‘educarli’. Abusi sessuali con in più il raccapriccio delle gravidanze con i feti buttati nell’inceneritore per sbarazzarsi del problema.
    Papa Bergoglio in Vaticano ha ricevuto alcuni testimoni e si è scusato ed è anche andato in “pellegrinaggio di penitenza” (parole sue) nel luglio del 2022 in quei luoghi ma ai capi delle comunita’ autoctone First Nations non basta perchè quello che sta venendo fuori di un’epoca di Chiesa colonialista e complicità governative mette i brividi.

        Ma Sugarcane è anche un film nel film. “Da reporter per The New Yorker e New York Times ho affrontato vari temi – ha detto all’ANSA a Roma il co-regista Julian Brave Noisecat – e quando la collega di giornalismo investigativo Emily Kassie mi ha proposto di realizzare un documentario sui nativi indiani in Canada ho accettato senza sapere che il film sarebbe diventato per me qualcosa di molto personale”.

        Sugarcane, prodotto dal giovane candidato all’Oscar Kellen Quinn, segue con il ritmo dell’inchiesta una sorta di auto-indagine che dal 2021 con tenacia stanno portando avanti alcuni sopravvissuti, mettendo insieme dolorose testimonianza, scavi (per trovare fosse comuni di bambini), foto, reperti, tutto quello che la stessa comunità dei nativi indiani riesce a tirare fuori per documentare che le voci su questi fatti sono verità nascoste. Uomini e donne tenaci che non vogliono dimenticare quello accaduto a loro stessi e ai loro familiari e proprio durante questa indagine è emerso che il 64enne padre di Julian che per tutta la vita ha vissuto una dipendenza dall’alcol (come moltissimi nativi) e ha avuto un rapporto assente con lui, è figlio dell’abuso di un prete con una bambina, sopravvisse all’inceneritore della missione per caso e fu adottato da una famiglia insieme ad altri 10 nativi, sette dei quali si suicidarono. “Mai mi ero interessato a quello che il mio paese aveva fatto ai suoi primi abitanti e via via che si lavorava a questo film via via emergevano pezzi della mia famiglia. La mission dove nacque mio padre Ed Archie è stata scelta su 139 presenti sul territorio. E’ stato uno choc. Ho cercato mio padre, sono tornato con lui su quei luoghi e quello che era stato scoperto ha avuto la sua devastante conferma. C’è un potere e una responsabilità in chi testimonia e in chi documenta e Sugarcane è importante perchè a queste persone che hanno vissuto la vita senza rispetto, diciamo loro che sono importanti, che al mondo importa di loro”. C’è una “sofferenza che ha bisogno di giustizia” ha dettoe ancora Julian, “Chiesa e governo canadese continuano a rifiutare di aprire gli archivi e tutto viene portato avanti dalla comunità”, ha aggiunto il regista. C’è Charlene Belleau, abusata da bimba, che da 30 anni si batte con forza, c’è Rick che da capo della comunità ha guidato la piccola delegazione in Vaticano ed a lui, morto nel frattempo, è dedicato il film, c’è il tenerissimo anziano MacGrath, il cui Dna ha confermato che per metà è di sangue nativo, per metà scozzese (figlio dell’abuso di un reverendo) che a Roma ha avuto il coraggio di andare dai missionari oblati di Maria Immacolata a chiedere ‘perchè?’.

        I numeri di questo orrore non sono definitivi, migliaia sono le vittime, un’intera comunità di nativi continua a vivere con questo fardello ma se il tempo della riconciliazione è solo iniziato, quello dell’orgoglio dell’accettazione che forse porterà i colori orange, i cappelli con le piume e i nativi sul palco di Hollywood la notte dell’Oscar il 2 marzo 2025 è arrivato.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/cinema/2024/10/06/verso-loscar-docu-su-abusi-dei-preti-sui-bambini-nativi-indiani_8a7093a3-b431-4308-af1c-d1ab6dc8a74f.html

  • Arresto con l’accusa di pedofilia: padre Andrea Melis trasferito in una comunità terapeutica per farsi curare

    Arresto con l’accusa di pedofilia: padre Andrea Melis trasferito in una comunità terapeutica per farsi curare

    Dopo aver trascorso oltre un mese in carcere, padre Andrea Melis, il sacerdote appartenente all’ordine degli Scolopi arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un dodicenne, ha ottenuto nuovamente gli arresti domiciliari.

    Consigliato dai suoi legali, Raffaele Caruso e Graziella Delfino, ha chiesto e ottenuto la custodia cautelare in una comunità terapeutica ecclesiastica che si occupa del recupero dei sacerdoti accusati o condannati per abusi sessuali a Perugia in Umbria. Si tratta di una delle 24 comunità di questo tipo in Italia.

    Arrestato il 2 agosto Melis era stato collocato ai domiciliari nell’Istituto dei Padri Scolopi di Chiavari. Una sistemazione ritenuta inadeguata dai carabinieri  coordinati da Michele Lastella, che avevano fatto una segnalazione al tribunale di Genova e poi a quello di Savona a cui l’inchiesta è passata per competenza territoriale. La collocazione era stata ritenuta non idonea per la vicinanza con una scuola. Così il sacerdote era stato arrestato ed era finito nel carcere di Pontedecimo.

    Domani intanto potrebbe essere deciso dal gip di Savona di ascoltare le due vittime dei presunti abusi in incidente probatorio. Poi per padre Melis potrebbe essere chiesto il rinvio a giudizio. 

    Melis, lo ricordiamo, è accusato di avere ripetutamente abusato di un ex chierichetto dodicenne  di Finale ligurie approfittando del suo ruolo e dell’influenza avuta come figura di riferimento nella vita del ragazzino.

    La gip genovese aveva sottolineato la pericolosità di Melis puntando sulle modalità con cui aveva agito: “Approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori – aveva scritto – ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo”.

    Pericolosità, secondo la giudice, “non connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

    Ora la nuova collocazione ai domiciliari sembra garantire non solo l’assenza di contatti con possibili giovani vittime ma anche un vero e proprio percorso di recupero che potrebbe essere utilia anche al momento del processo.

    Domani gli avvocati di Melis saranno in Procura a Savona. Probabile che per sentire le due presunte vittime di Melis il gip scelga di ricorrere all’incidente probatorio.

    https://www.ivg.it/2024/10/arresto-con-laccusa-di-pedofilia-padre-andrea-melis-trasferito-in-una-comunita-terapeutica-per-farsi-curare/

  • “Assassine che assumono sicari”. Le donne e i medici secondo papa Francesco, Parla lo scapolone senza figli, servito e riverito da altre donne in Vaticano

    “Assassine che assumono sicari”. Le donne e i medici secondo papa Francesco, Parla lo scapolone senza figli, servito e riverito da altre donne in Vaticano

    Papa Francesco è tornato ancora una volta ad attaccare l’aborto, definendo “assassine” le donne che abortiscono e “sicari” i medici che lo praticano. Non è la prima volta che Bergoglio usa queste parole: nel 2021 in un’intervista al TG5 aveva detto che le donne “affittano un sicario” per “risolvere il problema” di una gravidanza indesiderata; nel 2022, intervistato dall’agenzia stampa Reuters sul ribaltamento della sentenza Roe v. Wade negli Stati Uniti, utilizzò ancora una volta la stessa metafora, presente anche nella sua autobiografia Life. La mia storia.

    Dal massimo rappresentante della Chiesa cattolica non dobbiamo certo aspettarci parole in sostegno del diritto d’aborto, ma le condanne del pontefice sull’interruzione di gravidanza sono non solo più frequenti, ma anche sempre più dure e colpevolizzanti nei confronti delle donne. Sulle imminenti elezioni americane, ad esempio, il papa ha detto che sia Trump che Harris sono “contro la vita”, il primo per il trattamento dei migranti, la seconda per il suo sostegno pubblico al diritto di aborto.

    Dal punto di vista della dottrina, nel 2016 il papa ha concesso a tutti i sacerdoti di assolvere dal peccato di aborto, una facoltà prima riservata soltanto ai vescovi, ma non ha eliminato la scomunica per chi lo procura. La notizia era stata accolta con grande entusiasmo dalla stampa e dall’opinione pubblica, che lesse questo gesto come un atteso segnale di apertura di un papa “moderno” e “progressista”. Tuttavia, diversi teologi e canonisti hanno più volte fatto notare che questo gesto non equivale a un perdono generalizzato nei confronti dell’aborto, che infatti Bergoglio ha continuano a condannare pubblicamente più e più volte. Non è tanto diverso da quanto fatto con la comunità LGBTQ+: se da un lato il papa ha concesso la benedizione delle coppie omosessuali, dall’altro continua a parlare di “ideologia gender” come “pericolo” o “manifestazione del male”.

    La risoluzione contro il “gender nelle scuole”: così la destra vuole vietare una cosa che non esiste

    Solo pochi mesi fa, nella dichiarazione apostolica Dignitas Infinita Bergoglio stilava una lunga ed esplicita condanna all’aborto, inserendolo insieme alla guerra e alla violenza contro le donne fra le più gravi violazioni della dignità umana. Nel testo, il papa ribadiva che l’aborto deve essere sempre chiamato, citando Giovanni Paolo II, “l’uccisione deliberata e diretta […] di un essere umano” e che terminologie a suo dire “ambigue” come “interruzione di gravidanza” servono solo ad attenuare la gravità del fatto. Come fa notare il vaticanista Marco Grieco, il lungo paragrafo non parla mai delle donne, ma fa un riferimento all’operato di Madre Teresa di Calcutta, che nel suo discorso di accettazione del Nobel per la pace nel 1979, si scagliò contro il diritto di aborto.

    In quegli anni, diversi Paesi occidentali stavano depenalizzando l’interruzione di gravidanza: gli Stati Uniti nel 1973, la Francia nel 1975, l’Italia nel 1978. Madre Teresa non si limitò a parlare da religiosa, ma entrò appieno nella politica del tempo, stringendo un sodalizio col presidente americano Ronald Reagan, che sin dalla sua campagna elettorale si presentò come un antiabortista che voleva abolire la sentenza Roe v. Wade.

    La posizione della Chiesa sull’aborto è chiara ed è stata stabilita una volta per tutte con la scomunica per l’aborto volontario di Pio IX nel 1869, con l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, scritta nel pieno della rivoluzione sessuale nel 1968, e infine con l’Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II del 1995. Perché allora Francesco insiste così tanto su questo tema, e con parole così dure?

    Da un lato c’è la politica. Il tema dell’aborto è al centro dell’attuale campagna elettorale statunitense, che sta creando diversi grattacapi a Bergoglio, che si deve scontrare con un clero che gli è molto ostile e che propende per l’elezione di Trump. Trump, dal canto suo, ha detto che se diventerà presidente non imporrà ulteriori restrizioni all’aborto e i sempre più frequenti riferimenti del papa al tema potrebbero essere letti come un segnale per ribadire che l’ultimo baluardo della “difesa della vita” resta la Chiesa cattolica.

    Dall’altro lato, non si può non notare come il lessico di papa Francesco sull’aborto sia cambiato, e per certi versi addirittura tornato indietro rispetto a quello dei suoi predecessori. Giovanni Paolo II nella sua famosa “Lettera alle donne” condannò l’aborto come grave peccato, pur dicendo che “prima di essere una responsabilità da addossare alle donne, è un crimine da addebitare all’uomo e alla complicità dell’ambiente circostante”. Francesco, invece, se la prende spesso e volentieri con le donne, accusandole di cercare una soluzione facile e veloce per non prendersi la responsabilità di un figlio. In tutti questi anni non ha mai rivolto una parola sul ruolo degli uomini.

    La visione di Bergoglio delle donne è stata spesso criticata. Anche le recenti parole sull’aborto arrivano al culmine di un viaggio in Belgio durante il quale ha descritto il ruolo delle donne nella società con parole retrograde e conservatrici. In più di un’occasione si è scagliato contro il “chiacchiericcio” e le maldicenze, definendole abitudini “da donne”. Ha inoltre chiuso una volta per tutte la questione del sacerdozio femminile, dicendo che le donne “servono come donne”.

    Sull’aborto, il papa si ritrova a osservare inerte ciò che la politica fa con i diritti riproduttivi: dal 2020 a oggi l’Argentina, la Colombia, l’Uruguay, la Guyana, l’Ecuador e il Messico hanno depenalizzato l’aborto. La Francia lo ha inserito in Costituzione. Gli Stati Uniti lo hanno limitato, ma grazie al contributo e all’influenza delle chiese protestanti che accusano Francesco di essere un comunista libertario. Incapace di incidere sulla politica mondiale come vorrebbe, al papa non resta che attaccare le dirette interessate, facendo leva sul senso di colpa individuale per aver commesso il più grave dei peccati. Un atteggiamento più da pontefice medievale che da papa moderno come Bergoglio vorrebbe apparire.

    https://www.fanpage.it/politica/assassine-che-assumono-sicari-perche-papa-francesco-attacca-ancora-le-donne-sullaborto/

  • Pedofilia: l’arcidiocesi cilena consiglia ai sacerdoti di non “baciare i bambini in bocca”

    Pedofilia: l’arcidiocesi cilena consiglia ai sacerdoti di non “baciare i bambini in bocca”

    Nel pieno dello scandalo di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica cilena, l’arcivescovado di Santiago ha pubblicato brevemente su Internet una guida destinata ai sacerdoti consigliando loro di “evitare” di praticare “massaggi”, di “baciare sulla bocca” dei bambini o di “toccare i loro genitali”. ”.

    Questo documento, intitolato “Orientamenti per lo sviluppo di buone relazioni e di una sana convivenza pastorale” e firmato dall’arcivescovo della capitale cilena Ricardo Ezzati, è stato pubblicato sul sito ufficiale dell’arcidiocesi, prima di essere ritirato alla fine della settimana scorsa di fronte di grido.

    Mons. Ricardo Ezzati dovrà essere ascoltato mercoledì dalla procura regionale di Rancagua per rispondere alle accuse di aver coperto le violenze sessuali, nel pieno dello scandalo di pedofilia e omertà che scuote il clero cileno. La sua udienza in tribunale, inizialmente prevista per agosto, è stata rinviata su richiesta dei suoi avvocati.

    “Modi inappropriati di mostrare affetto”

    In queste nove pagine un passaggio è dedicato ai “segni di affetto”. Vi si legge: «se la nostra missione consiste nel mostrare l’amore del Padre e favorire l’incontro con Cristo, ci sono modi inappropriati di manifestare il suo affetto e la sua vicinanza, che vanno evitati».

    Il testo raccomanda quindi di “evitare” “abbracci eccessivamente prolungati”, “schiaffi sulle natiche, toccare i genitali o il petto”, “sdraiarsi o dormire accanto a bambini o adolescenti”.

    L’arcidiocesi sconsiglia inoltre di “praticare massaggi”, “giochi che comportano contatti inappropriati”, “baciare sulla bocca bambini, adolescenti o persone vulnerabili”.

    “Stato di choc”

    L’avvocato cileno per l’infanzia Patricia Muñoz si è dichiarata in “stato di shock” dopo aver letto questo documento. “Abbiamo commesso un errore e provvederemo a rimediare”, ha spiegato il vescovo ausiliare di Santiago, Cristian Roncagliolo.

    “Abbiamo chiesto perdono. Ci sono stati degli errori (nella versione ritirata della guida), forse il nostro errore è stato quello di voler portare cose di altre culture. Stiamo riparandoli, molto presto potremo portarlo (di nuovo) all’attenzione dell’opinione pubblica”, ha aggiunto l’arcidiocesi.

    La Chiesa cattolica cilena è in subbuglio dopo la visita di Papa Francesco a gennaio e il proliferare di indagini legali – attualmente 119 – su presunte aggressioni sessuali commesse da membri della Chiesa su minori e adulti a partire dagli anni ’60.

    https://www.20minutes.fr/monde/2346643-20181002-pedophilie-archeveche-chilien-deconseille-pretres-embrasser-bouche-enfants

  • Nel libretto della messa del Papa c’era un canto scritto da un prete accusato di violenza sessuale

    Nel libretto della messa del Papa c’era un canto scritto da un prete accusato di violenza sessuale

    Un canto di Chiesa scritto da un prete autore di violenze sessuali inserito nella messa del Papa. Il viaggio di Francesco I in Belgio e Lussemburgo sta riservando non poche sorprese e motivi di imbarazzo al pontefice, seppur consapevole di una situazione delicata. Il brano, scritto da un prete molto noto nelle Fiandre e deceduto di recente, è stato eliminato all’ultimo secondo dal programma ufficiale, ma il caso la dice lunga su quanto la Chiesa belga sia immersa in scandali legati ad abusi sessuali, per troppo tempo coperti dai vertici ecclesiali. La canzone non sarà cantata in segno di rispetto verso le vittime, ha informato il portavoce della Conferenza episcopale, ma il vaso di Pandora della Chiesa cattolica (belga e non solo) appare più profondo che mai.

    Le insidie della visita del Papa in Belgio

    Dopo la visita in Lussemburgo, Papa Bergoglio è arrivato a Bruxelles in 27 settembre. Sarà impegnato tra eventi accademici, istituzionali e di natura ecclesiale. L’evento clou ufficiale sarà la messa da celebrare domenica 29 settembre nello stadio Re Baldovino della capitale europea. Il momento chiave ufficioso sarà invece l’incontro, i cui dettagli sono stati tenuti in gran segreto, con una quindicina di vittime degli abusi del clero. Esplosi negli anni duemila, gli scandali non hanno cessato di scuotere la popolazione belga. Un documentario trasmesso lo scorso anno dalla tv fiamminga ha acceso nuovamente i riflettori sulle vittime ma sopratutto sull’impunità di sacerdoti e suore. A questo si aggiungono le accuse contro le monache che per anni hanno sottratto bambini ai genitori per “venderli” a famiglie adottive.

    Il prete Schollaert responsabile di abusi sessuali

    Il prete e compositore del brano originariamente previsto nel programma della messa del Papa è Paul Schollaert, morto di recente. La personalità, molto nota nelle Fiandre dove le sue opere vengono suonate ogni domenica, è stato riconosciuto come l’autore di abusi sessuali. Schollaert era comparso davanti alla commissione parlamentare sugli abusi sessuali nella Chiesa, nota come “Commissione Halsberghe”.

    Secondo il vescovo di Hasselt, monsignor Patrick Hoogmartens, il caso si era chiuso nel 2002 sulla base di un accordo tra le parti coinvolte, con l’impegno a rispettare “discrezione”. Lo stesso vescovo ha deciso di non partecipare pubblicamente alle celebrazioni della visita del papa, dopo che su internet era stato diffuso un necrologio in cui elogiava l’autore della violenza sessuale. Non potendo contare sul migliore dei biglietti da visita, Hoogmartens si è fatto da parte.

    Il clero belga chiede aiuto a psicologi e avvocati

    Dopo che l’organizzazione della visita pontificia ha eliminato il brano, che era già stato stampato sul libretto della messa, è intervenuto l’arcivescovo Luc Terlinden a Radio 1 dell’emittente fiamminga VRT. “Il controllo sugli autori dei canti è un tema che dovremo esaminare attentamente, a partire da lunedì, dopo la visita del papa”, ha dichiarato monsignor Terlinden. “Questo rappresenta per noi una grande sfida, ma bisogna pensarci seriamente con l’aiuto di avvocati e psicologi. Dovremo collaborare con le autorità in futuro. In particolare, aspettiamo un osservatorio che monitori gli autori. Questa era una delle raccomandazioni formulate dalla commissione Dutroux quasi 30 anni fa”, ha messo in evidenza l’arcivescovo. Una dichiarazione che suona quantomeno tardiva.

    Le dure parole del primo ministro belga nei confronti del Papa

    Il tema delle violenze sessuali da parte del clero belga è stato al centro anche dell’incontro nella mattinata del 27 settembre tra Bergoglio e il re Filippo, che lo ha accolto nel castello di Laken insieme al primo ministro Alexander De Croo. Entrambi hanno pronunciato un discorso molto atteso. “Santissimo Padre, lei ha intrapreso azioni concrete per lottare contro questa abominevole violenza”, ha affermato il sovrano belga. “I bambini erano orribilmente feriti, segnati per tutta la vita. Lo stesso vale per le vittime delle adozioni forzate. C’è voluto così tanto tempo prima che le loro grida fossero ascoltate e riconosciute. C’è voluto così tanto tempo per cercare modi per ‘riparare’ l’irreparabile”, ha detto il re Filippo.

    De Croo da parte sua ha chiesto misure concrete da parte della Chiesa per riconquistare la fiducia compromessa. “Quando qualcosa va storto, non possiamo accettare un insabbiamento. Ciò danneggia il prezioso lavoro di tutti. Oggi le parole non bastano più. Servono misure concrete. Le vittime devono essere ascoltate. Devono essere al centro. Hanno diritto alla verità. Le atrocità devono essere riconosciute. E giustizia va fatta”, ha affermato il primo ministro. Un messaggio duro, che trasmette l’idea di non voler più soprassedere su errori ritenuti ormai inaccettabili.

    https://europa.today.it/attualita/canto-messa-papa-belgio-absui-sessuali.html

  • L’orribile eredità degli abusi in Belgio offusca il viaggio del Papa

    L’orribile eredità degli abusi in Belgio offusca il viaggio del Papa

    Fresco di un tour di quattro Paesi in Asia, dove ha visto folle da record e comunità ecclesiali vibranti, Papa Francesco si reca in Belgio, il Paese con la spaventosa eredità di abusi sessuali da parte del clero e successivo insabbiamento istituzionale.

    Riceverà un’accoglienza interlocutoria: le vittime degli abusi hanno scritto una lettera aperta a Francesco, chiedendogli di attivare un sistema universale di riparazione e di assumersi la responsabilità per il disastro che gli abusi hanno provocato nelle loro vite.

    Il Pontefice ha salutato i giornalisti prima del volo, ma ha rifiutato di camminare lungo il corridoio per salutarli uno per uno, come fa di solito. “Non mi sento all’altezza del viaggio. Vi saluterò da qui”, ha detto, riferendosi al percorso lungo il corridoio.

    Il portavoce vaticano, Matteo Bruni, ha detto che la decisione era legata alla logistica dell’aereo, con un solo corridoio, e alla breve durata del volo, e non rifletteva lo stato di salute di Francesco.

    Lo scandalo abusi da parte del clero

    In una cascata di eventi, che sottolineano la facilità con cui gli scandali vengono ancora a galla, un vescovo ha dovuto prima ritirarsi dal viaggio del Papa perché di recente aveva elogiato un sacerdote, noto per essere stato coinvolto in un caso di abusi.

    Mercoledì scorso, la Messa del Papa ha dovuto essere cambiata perché l’inno finale era stato composto da un noto abusatore.

    La lettera aperta sarà consegnata a Francesco quando incontrerà 15 vittime di abusi durante la sua visita di quattro giorni, che inizierà giovedì. A darne notizia il reverendo Rik Devillé, che da oltre un quarto di secolo si batte al fianco delle persone abusate.

    L’indagine del parlamento belga

    La visita avviene anche nel contesto dell’iniziativa del parlamento belga, che ha annunciato un’indagine sulle violenze perpetrate dal clero. Al centro del dossier il modo in cui le autorità giudiziarie e di polizia belghe hanno gestito un’enorme indagine penale del 2010 sui crimini sessuali della Chiesa.

    Nulla di tutto questo era stato previsto quando il 14 settembre 2023 il re belga Philippe e la regina Mathilde hanno incontrato Francesco nel Palazzo Apostolico Vaticano e lo hanno invitato per la celebrazione del 600° anniversario della fondazione delle due università cattoliche del Belgio.

    Questo anniversario è tecnicamente il motivo del viaggio di Francesco, che prevede anche una sosta in Lussemburgo giovedì e una Messa domenica a Bruxelles per la beatificazione di una suora mistica del XVII secolo.

    Anche immigrazione e clima in agenda

    In Belgio, Francesco parlerà di due delle sue priorità durante le visite ai campus francese e fiammingo dell’università di Lovanio: l’immigrazione e il clima. Ma il portavoce vaticano ha riconosciuto, in una rara anteprima, che Francesco solleverà certamente il problema degli abusi in Belgio.

    “È chiaro che il Papa è consapevole della difficoltà, e che per anni c’è stata sofferenza in Belgio, e certamente possiamo aspettarci un riferimento in questo senso”, ha detto Bruni.

    Scoperchiato il ”vaso di Pandora” delle violenze sessuali

    Le rivelazioni sull’orribile scandalo degli abusi in Belgio si sono susseguite per un quarto di secolo, scandite dall’anno bomba del 2010, quando il vescovo più longevo del Paese, il vescovo di Bruges Roger Vangheluwe, fu autorizzato a dimettersi senza essere perseguito, dopo aver ammesso di aver abusato sessualmente di suo nipote per 13 anni.

    Due mesi dopo, la polizia belga ha compiuto un’incursione senza precedenti negli uffici della Chiesa belga, nella casa dell’arcivescovo Godfried Danneels, da poco in pensione, e persino nella cripta di un prelato – una violazione che il Vaticano ha definito “deplorevole”.

    Danneels, amico di lunga data di Francesco, è stato ripreso mentre cercava di convincere il nipote di Vangheluwe a tacere finché il vescovo non fosse andato in pensione.

    Infine, nel settembre 2010, la Chiesa ha pubblicato un rapporto di 200 pagine redatto dallo psichiatra infantile Peter Adriaenssens, secondo il quale 507 persone si erano fatte avanti raccontando di essere state molestate da sacerdoti, anche quando avevano solo due anni. Ha identificato almeno 13 suicidi di vittime e tentativi di altri sei.

    “Abbandonato da Dio”

    Nonostante tutto quello che si sapeva e che era già di dominio pubblico, lo scandalo è riemerso in modo nuovo e scioccante l’anno scorso, quando un documentario fiammingo in quattro episodi, “Godvergeten” (Godforsaken), è andato in onda sull’emittente pubblica VRT nelle settimane precedenti la visita dei reali in Vaticano.

    Per la prima volta, le vittime belghe hanno raccontato le loro storie una dopo l’altra, rivelando agli spettatori fiamminghi la portata dello scandalo nella loro comunità, la depravazione dei crimini e la loro sistematica copertura da parte della gerarchia cattolica.

    “Non abbiamo detto nulla di nuovo. Abbiamo solo messo tutto insieme. Abbiamo messo insieme le voci”, ha detto Ingrid Schildermans, ricercatrice e regista di Godvergeten. “Abbiamo messo tutte le cose che sono successe su una linea temporale, in modo che non potessero dire: “È una mela marcia””.

    Le testimonianze delle vittime

    In seguito all’indignazione dell’opinione pubblica, sia una commissione parlamentare delle Fiandre che il parlamento federale belga hanno aperto inchieste ufficiali e hanno ascoltato per mesi le testimonianze delle vittime, degli esperti e della gerarchia cattolica.

    A marzo, con una visita papale già annunciata, Francesco ha finalmente agito e ha sconsacrato Vangheluwe, 14 anni dopo aver ammesso di aver molestato suo nipote. La laicizzazione è stata vista come un chiaro tentativo da parte del Vaticano di placare l’indignazione e rimuovere un problema evidente che offuscava la visita di Francesco.

    Un’atmosfera più fredda

    Tutto ciò ha lasciato un sapore piuttosto amaro nell’opinione pubblica belga in vista della visita di Francesco, anche perché quest’ultimo è rimasto legato a Danneels dopo che il suo insabbiamento è stato smascherato, e ha nuovamente mostrato di ignorare il problema del Belgio quando ha nominato il vescovo in pensione di Gand cardinale nel 2022. Il vescovo ha rifiutato l’onore a causa dei suoi precedenti in materia di abusi.

    In alcuni casi, la visita ha anche ritraumatizzato le vittime, alcune delle quali avevano cercato di incontrare il Papa per poi sentirsi dire dalle autorità ecclesiastiche che non erano state selezionate, ha detto Schildermans.

    È un’atmosfera molto diversa dall’accoglienza entusiastica che Francesco ha ricevuto in Asia meno di due settimane fa e molto lontana dall’eccitazione che ha circondato San Giovanni Paolo II quando ha visitato il Belgio nel 1985.

    Monta l’indignazione

    Persino De Standaard, uno dei principali quotidiani belgi, che per lungo tempo è stato considerato il più cattolico, ha pubblicato un grande articolo nel fine settimana con il titolo “Quanto è davvero rivoluzionario Papa Francesco?

    Martedì si è avuta un’ulteriore prova di come la terribile storia del Belgio in fatto di abusi, insabbiamenti e insensibilità verso le vittime abbia offuscato la visita di Francesco.

    Il vescovo Patrick Hoogmartens, del Limburgo settentrionale, ha annunciato che non avrebbe preso parte agli eventi papali celebrativi. Una decisione che arriva dopo le rivelazioni secondo cui il prelato avrebbe elogiato calorosamente un sacerdote, che era noto per essere stato coinvolto in un caso di abusi.

    “Non ho valutato che ciò avrebbe danneggiato una vittima di abusi degli anni ’70”, ha dichiarato alla TV Limburg.

    Mercoledì scorso, un portavoce delle autorità ecclesiastiche, Geert De Kerpel, ha confermato un articolo della rete VRT secondo cui il coro dovrà esercitarsi in un nuovo inno di chiusura, poiché altrimenti il Papa avrebbe ascoltato la melodia di un prete compositore noto per gli abusi.

    https://it.euronews.com/2024/09/26/lorribile-eredita-degli-abusi-in-belgio-offusca-il-viaggio-del-papa

  • Pedofilia, omertà e bambini “venduti” dalla Chiesa. Il difficile viaggio del Papa in Belgio

    Pedofilia, omertà e bambini “venduti” dalla Chiesa. Il difficile viaggio del Papa in Belgio

    Preti accusati di abusi sessuali, bambini “venduti” e vertici della Chiesa conniventi o comunque silenti. Il vaso di Pandora che attende Papa Francesco per il suo viaggio in Belgio e Lussemburgo non è una novità del suo pontificato. Ha dovuto affrontare casi analoghi in Spagna, Francia, Irlanda e Canada, ma il Paese che ospita gran parte delle istituzioni europee sembra intenzionato a guarire a modo suo dalle malattie del cattolicesimo.

    Bergoglio proverà a riunire un gregge ormai disperso, che si è allontanato sempre più dal Vaticano, nonostante continui ad avvertire il bisogno di un pastore. Lo dimostrano le innumerevoli chiese protestanti ed evangeliche che proliferano nei quartieri, in particolare quelli con forti componenti migranti, ma soprattutto la piccola chiesa Don Bosco, rimasta cattolica ma che ha preso una strada tutta sua. A causa di un approccio “progressista” è stata ripudiata dal Vaticano, ma i fedeli non cessano di frequentarla.

    Gli abusi sessuali del clero belga

    Appena rientrato dal mega-viaggio nella regione Asia-Pacifico e nonostante l’influenza dichiarata il 23 settembre, Papa Francesco non intende rinunciare ai quattro giorni di impegni previsti in Europa tra Lussemburgo e Belgio a fine settembre. Alla base del viaggio numero 46 del suo pontificato ci sono i festeggiamenti per il 600° anniversario dell’Università Cattolica di Lovanio, dove incontrerà studenti e corpo docente per parlare di cambiamenti climatici. L’evento clou si svolgerà allo stadio Baldovino, dove sono attese circa 35mila persone. Tutta l’attenzione sarà però centrata sulla capacità di Jorge Bergoglio di riportare fiducia e fede in un Paese tradizionalmente cattolico, sfregiato però da numerosi casi di violenza sessuale sui minori da parte di membri del clero.

    Lo scandalo del vescovo di Bruges

    Quelli che sembravano casi episodici e isolati si sono rivelati l’humus di un vasto terreno di pedocriminalità in veste talare. Aggravante: la reazione morbida, talvolta inesistente, dei vertici ecclesiali. Come il caso del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe che nel 2010 ammise di aver abusato sessualmente del nipote, minimizzando l’accaduto. “Non ho affatto l’impressione di essere un pedofilo”, aveva dichiarato alla tv belga. “Era un po’ una ‘relazione’. Non avevo l’impressione che mio cugino fosse contrario, anzi”, disse durante un’intervista che fece scandalo. All’epoca il Vaticano non gli impose alcuna punizione degna di nota e solo 14 anni dopo, all’inizio di quest’anno, Papa Francesco lo ha ridotto allo stato laico. Una mossa in extremis che i belgi vedono come un tentativo di respingere le critiche prima della sua visita.

    Il sacerdote ribelle Rik Deville

    La lunga sequenza di scandali e insabbiamenti ha indebolito l’influenza del Vaticano a Bruxelles e dintorni. Il calo è quello che tipico che si riscontra in altre parti dell’Occidente. Come registrato dall’Università di Lovanio, quasi il 65% della popolazione belga si dichiara cristiana, col 58% che si identifica come cattolica. È proprio da questo mondo che arrivano le critiche più aspre nei confronti del Vaticano. Come quelle mosse dal sacerdote in pensione Rik Devillé, che per anni ha guidato la chiesa Don Bosco di Buizingen ad Halle, una cittadina nel Barabante Fiammingo a mezz’ora circa da Bruxelles.

    Già nel 1992 questo prete sui generis aveva condannato la Chiesa cattolica nel libro “L’ultima dittatura”, per poi scrivere di recente Corridoi bui (dal fiammingo Donkere gangen), in cui ha raccolto le testimonianze di stupri, umiliazioni, abusi da parte di preti e monache nei monasteri. Nel 2009 Devillé aveva preso le redini della Don Bosco, plasmandola in una maniera sempre più distante dai canoni del cattolicesimo come lo conosciamo oggi.

    Don Bosco: la “parrocchia senza Papa”

    Come raccontato dal giornale fiammingo De Morgen, in questa piccola chiesa prevale un approccio comunitario, con coppie che sposano altre coppie e donne che possono celebrare alcuni sacramenti. La virata “progressista” è stata tale, che da marzo di quest’anno il Vicariato del Brabante Fiammingo e di Mechelen ha deciso che la Don Bosco non potrà continuare ad essere parrocchia. Le viene riconosciuto il ruolo di “comunità religiosa indipendente”, ma non di essere parte di una diocesi. Eppure il suo successo non si interrompe e la domenica durante le celebrazioni i posti vuoti si contano sulle dita di una mano.

    Devillé, che ha promosso l’idea di una “parrocchia senza Papa”, all’inizio degli anni duemila aveva raccolto 84 fascicoli di abusi. Adesso risultano circa 1.950 bambini “che hanno subito abusi in questo piccolo granello di terra”, ha dichiarato al giornale The Independent. “All’inizio, sono andato dal cardinale”, ha detto Devillé. “Non è successo niente. Non sapeva niente. Non poteva fare niente. Oppure ha scritto: ‘Ho pregato per te’”, ha affermato indignato il sacerdote in pensione.

    L’incontro del Papa con le vittime di abusi sessuali in Belgio

    La “fuga” della Don Bosco dall’alveo del Vaticano fa temere altre diserzioni. Soprattutto dopo il la serie televisiva Godvergeten (Il dio dimenticato), tratta dai racconti contenuti nel libro Corridioi Bui, che ha riaperto le ferite degli scandali sessuali commessi dai sacerdoti, ma soprattutto l’omertà del mondo cattolico rispetto a questi gravi reati. Per frenare un’emorragia ulteriore di fedeli, la Conferenza episcopale belga ha organizzato per Bergoglio un incontro privato, definito “discreto”, con 15 vittime di violenze sessuali, di cui non sono noti né il luogo né la data. “In passato c’è stata una cultura del segreto e del silenzio all’interno della Chiesa, che ha reso ognuna di queste tragedie ancora più difficile da sopportare”, ha dichiarato il vescovo Luc Terlinden,  che vede nell’incontro col Papa “un importante passo simbolico”.

    I bambini “venduti” dalla Chiesa cattolica 

    Le vittime belghe però non sembrano volersi accontentare di una pacca sulla spalla e di un rosario. In una lettera aperta, pubblicata il 5 settembre dal quotidiano Le Soir, alcune di loro hanno chiesto a Bergoglio di esprimersi con forza su questo tema durante la sua visita. Altro tema caldo su cui potrebbe esprimersi l’argentino è quello delle “adozioni forzate”. Secondo il quotidiano fiammingo Hln tra il 1945 e gli anni ’80 in Belgio circa 30mila bambini sono stati sottratti alle madri con la complicità delle suore. In base alle accuse la Chiesa li avrebbe venduti alle famiglie adottive. Lo scorso anno è stata promessa un’inchiesta specifica da parte della Conferenza episcopale, ma il sacerdote ribelle Devillé è pessimista e ritiene che dopo la visita del papa, questi fascicoli verranno rapidamente richiusi. A quel punto il gregge saprà con certezza di non poter contare sul pastore argentino.

    https://europa.today.it/attualita/pedofilia-papa-visita-belgio.html

  • Il Vaticano: Lo Stato della Chiesa – Trailer

    Il Vaticano: Lo Stato della Chiesa – Trailer

    Papa Francesco sta preparando la tanto attesa visita nella Repubblica Democratica del Congo, dove nessun Papa mette piede dal 1985.

    Un netto contrasto con il declino del cattolicesimo nell’Europa occidentale.

    Sempre più sacerdoti provenienti da vivaci aree cattoliche, come il Congo, si stanno trasferendo in Europa occidentale per sostituire il numero in forte calo di sacerdoti autoctoni.

    In questo episodio finale, i personaggi più importanti della serie riflettono sul futuro della Chiesa e su come Papa Francesco la sta plasmando.

    La Chiesa rimarrà il forte potere globale che è stato per due millenni?

    Cosa sarà necessario per tenere unita la Chiesa cattolica romana globale?


    Da più di 5 anni lavoriamo alla docu-serie Il Vaticano – Lo Stato della Chiesa. Mai prima d’ora il Vaticano si è occupato di così tanti scandali ed era così diviso in diversi argomenti.
    In 6 episodi, la regista Kat Steppe insieme all’editore Jo Badisco ritrae l’organizzazione globale di duemila anni dall’interno, e si apre la strada verso i circoli intimi di Papa Francesco con l’aiuto del professore di diritto ecclesiastico Rik Torfs.
    Non era un percorso ovvio, ma la serie è finalmente pronta per essere scatenata su di voi, grazie ad una squadra pazzesca.

    https://www.vrt.be/vrtmax/a-z/het-vaticaan–de-staat-van-de-kerk/

  • Abusi psicologici e spirituali /1. «Il mio calvario nel Movimento dei Focolari»

    Abusi psicologici e spirituali /1. «Il mio calvario nel Movimento dei Focolari»

    DOC-3335. LUBIANA-ADISTA. Negli ultimi anni, la crisi degli abusi ha «coinvolto tutta la Chiesa. È un segno che Dio stesso vuole che compiamo un autentico lavoro di purificazione, sia a livello personale che comunitario. E non importa se, in ogni Paese, cadranno, come degli idoli pagani, i monumenti di coloro che si sono lasciati idolatrare». È p. Pierre Vignon, già giudice ecclesiastico della diocesi di Lione, a presentare con una intensa prefazione il libro autobiografico della slovena Dragica Čepar, che nel suo percorso vocazionale all’interno del movimento dei Focolari ha sperimentato «le terribili conseguenze dell’annientamento compiuto da un mostro sacro della Chiesa cattolica, rischiando di morire» e «ora che ha superato questo passato, per quanto non le sia stata resa giustizia, spiega serenamente e senza rancore, cosa ha reso la sua vita un disastro». Il libro, intitolato Sledovi Luči In Teme – Maja kalvarija v Gibanju fokolarov (“Tracce di luce e di tenebre – Il mio calvario nel Movimento dei Focolari”, edito dall’editrice Iskreni di Lubiana), ricco di fatti e documenti, è stato presentato con la giornalista Federica Tourn il 10 settembre scorso nella capitale slovena alla presenza di un folto pubblico.

    Le pressioni del Movimento

    Per il suo contenuto, il libro, nel quale si parla apertamente di abusi sistemici, non poteva non preoccupare il Movimento. Nei giorni precedenti all’evento, espressioni di protesta sono giunte all’editore da parte di membri che ne avevano visionato una sintesi e lo volevano leggere in anticipo, e la presentazione sembrava dunque preannunciarsi piuttosto tesa. Ma poi, evidentemente, i vertici del movimento hanno scelto un’altra strada: messaggi irenici di sostegno e preghiera sono pervenuti all’autrice proprio alla vigilia da parte dei due presidenti focolarini, Margaret Karram e Jesús Morán, invitati ma impossibilitati a essere presenti; ne è stata data lettura dalla stessa Dragica Čepar, incoraggiata in tal senso proprio dal responsabile locale maschile, Silvester Gaberšček, presente all’evento insieme alla controparte femminile, Marjeta Bobnar. Contestualmente, inoltre, ai membri focolarini sarebbe stato ordinato dall’alto di non partecipare alla presentazione: benché i focolari, i sacerdoti e il consiglio di zona fossero stati informati, all’appuntamento non si è presentato nessuno, nemmeno coloro che nei giorni precedenti avevano contestato il libro. La scarna delegazione focolarina era limitata ai due responsabili locali e a due fedelissimi.

    Conclusasi la presentazione, i responsabili sloveni del movimento hanno poi lasciato la sala senza intervenire in alcun modo e senza contattare l’autrice nei giorni seguenti. Sembra che anche numerosi giornalisti siano stati dissuasi dal partecipare: forte è l’influenza focolarina nei media cattolici sloveni.

    https://www.adista.it/articolo/72536

  • Preti pedofili coperti: ombre su Prevost, il cardinale che sceglie i vescovi

    Preti pedofili coperti: ombre su Prevost, il cardinale che sceglie i vescovi

    Denunce di abusi contro due preti e accuse al vescovo di averli coperti. In sé, purtroppo, non è un fatto nuovo. Ma se il vescovo in questione, nel mezzo dello scandalo, viene chiamato a Roma come prefetto del Dicastero per i vescovi la faccenda si fa oggettivamente molto grave. E se poi, da prefetto dei vescovi, nella sua vecchia diocesi viene nominato vescovo un suo amico, che si mette a cancellare le tracce, la cosa diventa più che sospetta.

    Ed è esattamente il caso che riguarda il cardinale Robert Francis Prevost, agostiniano, vescovo di Chiclayo (Perù) fino a che papa Francesco lo ha nominato il 30 gennaio 2023 a guidare il Dicastero che presiede alla nomina di tutti i vescovi del mondo, ufficio realmente assunto il successivo 12 aprile insieme a quello di presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. La berretta cardinalizia è poi arrivata nel Concistoro del 30 settembre 2023.

    Ma andiamo con ordine: stando alle testimonianze giurate di tre vittime, di cui la Bussola è venuta in possesso, i fatti denunciati sono accaduti tra il 2006 e il 2010 e responsabili sarebbero due preti della diocesi di Chiclayo, circa 600 chilometri a nord della capitale Lima: padre Eleuterio Vàsquez Gonzales, conosciuto come padre “Lute”, e padre Ricardo Yesquen. Le vittime che hanno sporto denuncia sono tre giovani donne, bambine tra i 10 e i 14 anni al momento degli abusi: tre sorelle, che si sono decise a denunciare dopo aver scoperto a distanza di anni che tutte avevano subito abusi analoghi.

    La più intraprendente delle tre è stata Ana Maria Quispe Diaz, che già nei primi mesi del 2020 aveva contattato telefonicamente il vescovo Robert Prevost per segnalare il comportamento dei due preti e soprattutto di padre Lute, al tempo degli eventi parroco di san José Obrero (san Giuseppe lavoratore), nel distretto di Vittoria, e molto noto in diocesi. Il modus operandi di padre Vàsquez è analogo nei confronti di tutte e tre: si fa accompagnare in qualche missione in parrocchie lontane, dove si deve pernottare e, casualmente c’è solo un letto da condividere e lì cominciano abbracci, palpeggiamenti e strofinamento dei genitali.

    Le restrizioni dovute alla pandemia impediscono l’incontro di persona tra Ana Maria e il vescovo, incontro che avviene finalmente il 5 aprile del 2022 nella sede episcopale di Chiclayo, presenti tutte e tre le sorelle. Prevost, che curiosamente è stato anche l’autore delle Linee guida della Conferenza Episcopale peruviana per il trattamento dei casi di abusi sessuali, indirizza le donne al centro di ascolto da lui appena istituito e – secondo le testimonianze delle presunte vittime – le invita a sporgere denuncia presso le autorità pubbliche perché «nella Chiesa non avevano modo di indagare e solo indagini civili potevano essere usate dalla Chiesa per sanzionare» gli eventuali responsabili. Il che, come sappiamo, non è vero, le indagini canoniche sono indipendenti da quelle civili. Ma la denuncia alla polizia locale non porta a nulla perché l’eventuale reato è prescritto (il termine di prescrizione per questi reati, in Perù come in gran parte dell’America Latina, è di 4 anni). Nel frattempo però, giugno 2022, padre “Lute” viene trasferito nella parrocchia natale di Santa Cruz, ufficialmente per motivi di salute. Quanto a padre Yesquen nulla si poteva fare perché affetto da demenza senile e già da tempo ricoverato in una casa di riposo.

    A difesa di Prevost la diocesi di Chiclayo, in un comunicato del 10 settembre 2024, successivo a un’inchiesta del programma Cuarto Poder andato in onda l’8 settembre su América Television, afferma che il vescovo ha subito «adottato misure cautelari», avviando «indagini preliminari» e allontanando padre Lute con «interdizione dall’esercizio del ministero sacerdotale». Circostanza immediatamente smentita il giorno successivo dalle tre giovani donne che in una lettera aperta (qui il testo integrale) danno evidenza fotografica della presenza di padre Vàsquez a diverse celebrazioni eucaristiche tra il marzo e l’aprile del 2023 (foto sopra), addirittura alla messa crismale della diocesi, quando Prevost è già stato nominato prefetto ed è amministratore apostolico della diocesi, in attesa di trasferirsi a Roma.

    La diocesi afferma inoltre che tutto il materiale riguardante le indagini diocesane è stato inviato a Roma al competente ufficio del Dicastero per la Dottrina della Fede, che successivamente avrebbe archiviato il caso. Ma le tre giovani donne affermano che non sono mai state sentite da alcun “investigatore” e che non c’è traccia di questa indagine né di un eventuale esame da parte del Dicastero vaticano. L’unica volta che hanno potuto raccontare la loro storia davanti a un investigatore ufficialmente nominato dalla diocesi è quando l’amministratore apostolico succeduto a Prevost, il vescovo Guillermo Cornejo Monzón, ha aperto («riaperto» secondo la diocesi) l’indagine nel dicembre 2023 dopo che Ana Maria Quispe Diaz, esasperata dal silenzio della diocesi, ha reso pubblica la sua storia attraverso i social, peraltro scoprendo, secondo quanto afferma, almeno altri sette casi di ragazzine abusate dai due sacerdoti.
    Secondo la diocesi, comunque, le carte riguardanti il caso sono di nuovo state presentate al Dicastero per la Dottrina della Fede, presso cui tuttora giacciono in attesa di un esame.

    La vicenda resta dunque da chiarire, compresa la responsabilità del vescovo Prevost nel presunto insabbiamento; ma ci sono alcuni fatti incontestabili e quello che sta accadendo dopo la nomina di Prevost a Prefetto è quanto meno inquietante e ricorda altre vicende poco edificanti di questo pontificato, dal caso di monsignor Gustavo Zanchetta (qui e qui) a quello di padre Marko Rupnik.

    Di sicuro c’è che dal momento della prima segnalazione nel 2020 non c’è stata alcuna mossa di Prevost per chiarire la consistenza delle accuse e le restrizioni dovute alla pandemia non giustificano certo l’inazione. E anche dopo la denuncia formale dell’aprile 2022 nulla di concreto è stato veramente fatto, visto che la diocesi non è ancora stata in grado di dimostrare l’avvio di una indagine canonica e di aver fatto deporre le tre presunte vittime.

    Ma soprattutto destano stupore i tempi della nomina di Prevost a prefetto del Dicastero per i vescovi: nel gennaio 2023 il caso non è ancora andato in pasto alla stampa internazionale ma nella Chiesa peruviana la vicenda era già nota e secondo quanto potuto accertare dalla Bussola anche il Pontefice sarebbe stato avvertito del rischio. Non bastasse, erano già noti due casi imbarazzanti riguardanti monsignor Prevost al tempo in cui era superiore generale degli agostiniani (mandato che ha svolto dal 2001 al 2013), la copertura di due sacerdoti agostiniani accusati di abusi sessuali: padre Richard J. McGrath (caso diventato pubblico nel 2018 e per cui l’ordine agostiniano ha pagato 2 milioni di dollari di risarcimento alla vittima); e padre James Ray, poi ridotto allo stato laicale nel 2012, ma il cui legame con Prevost è stato svelato dalla stampa all’inizio del 2021. Da notare che in entrambi questi casi con Prevost è stato coinvolto anche l’attuale arcivescovo di Chicago, il cardinale Blaise Cupich, notoriamente molto vicino a papa Francesco.

    Visto il contesto la nomina di Prevost appare quindi quantomeno azzardata se non proprio inopportuna in una posizione così delicata quale è la scelta dei vescovi di tutto il mondo. Ma il peggio avviene successivamente: poco dopo che l’amministratore apostolico monsignor Cornejo Monzón apre l’indagine sul caso (dicembre 2023), arriva la nomina del nuovo vescovo di Chiclayo. Il 14 febbraio 2024 il papa nomina monsignor Edinson Farfán Córdova, da appena 4 anni vescovo della prelatura di Chuquibambilla. Quale è il problema? Semplicemente che Farfán è agostiniano come Prevost, un suo amico personale e lo stesso Prevost ha partecipato alla consacrazione episcopale di Farfán. Non solo, a Chuquibambilla monsignor Farfán era stato accusato di aver coperto gli abusi di un altro sacerdote agostiniano, don Juan Carlos Olaya.

    In pratica il cardinale Prevost ha fatto nominare suo successore un suo amico e confratello, che infatti si è subito dato da fare per “ripulire” il passato del Prefetto. Non solo ha alzato un muro di omertà contro i giornalisti che hanno cercato di indagare sulle accuse contro padre Lute, decidendosi alla fine di pubblicare un comunicato lo scorso 10 settembre che le tre presunte vittime hanno prontamente sfidato. Ma ha ostacolato in ogni modo l’attività dell’avvocato canonista, monsignor Ricardo Coronado Arrascue, che dal 6 maggio 2024 ha assunto la tutela legale delle tre donne che accusano padre Lute e il cardinale Prevost: prima rifiutandosi di incontrarlo e poi rigettando la legittimità del suo incarico (foto a sin.), così da potergli rifiutare l’accesso ai documenti inerenti l’indagine.

    Non solo, contro Coronado parte un vero e proprio attacco concentrico: il 24 agosto la Conferenza Episcopale peruviana annunciava che monsignor Coronado non poteva più esercitare come canonista in Perù e quindi non poteva continuare a difendere i suoi clienti attuali. Una decisione che curiosamente anticipava la lettera del 29 agosto con cui il vescovo di Cajamarca (diocesi di appartenenza del canonista) gli comunica che presso il Dicastero del Clero in Vaticano è stato depositato un fascicolo a suo carico per un presunto delitto non meglio precisato “contra sextum” (ma fonti della Bussola parlano di un rapporto stabile con adulto consenziente); e che lo stesso Dicastero gli offre la possibilità di fare richiesta volontaria al Papa di chiedere la dispensa dal sacerdozio pena «l’avvio di un processo penale amministrativo». Poi un comunicato del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale pubblicato il 14 settembre (foto a dx) giustifica proprio con l’avvio del processo penale la decisione di proibire a Coronado l’attività nei tribunali ecclesiastici annunciata il 24 agosto. Se pensiamo alla lentezza e alla reticenza in Vaticano riguardo a recenti scandali in fatto di abusi sessuali, la rapidità e la severità delle misure contro monsignor Coronado (che peraltro respinge tutte le accuse) sono sorprendenti e molto più che sospette, visto anche che non si tratta di abusi ma eventualmente di rapporti tra adulti consenzienti.

    Insomma ce ne è abbastanza per chiedere di fare piena luce sulla vicenda e se nel frattempo sia opportuno mantenere il cardinale Prevost al suo posto.

    https://lanuovabq.it/it/preti-pedofili-coperti-ombre-su-prevost-il-cardinale-che-sceglie-i-vescovi