Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Belgio: presentate 86 denunce per abusi sessuali su minori

    Belgio: presentate 86 denunce per abusi sessuali su minori

    Il numero di piante depositate nel 2021-2002 è notevolmente superiore rispetto agli anni precedenti. Per gli autori del rapporto, questo aumento è dovuto, tra l’altro, al fatto che alcune vittime “hanno bisogno di un innesco concreto. Le recenti rivelazioni in Francia e in altri paesi, così come la loro copertura mediatica, potrebbero essere la spinta necessaria. La pubblicazione del rapporto della commissione Sauvé (Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa di Francia | CIASE) il 5 ottobre 2021 ha così potuto incoraggiare i belgi a compiere questo passo.

    68 denunce sono state presentate dalle vittime, 6 da parenti e 11 da altri organismi. Uno dei fatti è stato denunciato dallo stesso aggressore.

    58 vittime sono uomini e 28 donne. L’80% delle vittime aveva meno di 18 anni al momento dell’abuso, di cui il 16% aveva meno di 10 anni. Tre quarti degli incidenti segnalati risalgono a più di 30 anni fa.

    Gli aggressori erano tutti uomini, tranne in due casi

    Gli aggressori erano tutti uomini, tranne due casi. Gli aggressori sono sacerdoti o religiosi, ad eccezione di cinque agenti pastorali laici. Il 64% degli abusatori era già morto al momento della denuncia.

    In 40 casi i fatti sono avvenuti in una scuola e in altri 20 in una parrocchia. In tre casi, gli abusi sono avvenuti quando le vittime erano chierichetti. Per tre vittime, i fatti sono avvenuti in un movimento giovanile.

    E dopo ?

    Le denunce per comportamento sessuale trasgressivo, spiega la Chiesa cattolica del Belgio, sono classificate in quattro voci. È sulla base di tale classificazione che si determina l’importo dell’eventuale compensazione finanziaria.

    La categoria 1 riguarda l’aggressione indecente senza violenza o minaccia. Comprende 19 delle denunce registrate. Le aggressioni indecenti con violenza e minaccia rientrano nella categoria 2. Ciò corrisponde a 48 denunce. La categoria 3 include lo stupro con penetrazione sessuale indipendentemente dalla natura o dai mezzi. In questa categoria sono classificati 18 reclami. Infine, la categoria 4 include lo stupro con circostanze aggravanti come la ripetizione per un lungo periodo. In questo contesto sono state registrate quattro denunce. Il numero totale delle quattro categorie supera quello delle 86 vittime, perché alcune hanno subito diversi tipi di abusi, rileva il  rapporto .

    Per 28 pratiche è stata pagata una compensazione finanziaria, che variava da 1.000 a 25.000 euro. 50 vittime hanno chiesto un colloquio con il capo della diocesi o della congregazione come forma di riconoscimento. Solo tre persone hanno chiesto di incontrare il loro aguzzino. Tredici fascicoli sono stati trasmessi all’autorità giudiziaria perché non era chiaro il carattere prescritto o perché l’autore dei fatti, ancora in vita, poteva rappresentare un rischio.

    “Consigliamo alle vittime che non sono state ancora riconosciute di farsi avanti. Alcuni a volte scelgono di rimanere in silenzio per molto tempo per sopravvivere o non appesantire le loro relazioni. Ma il silenzio può diventare devastante quando sopprime ciò che deve essere rivelato per la ricostruzione e la possibile guarigione”, conclude il rapporto. (cath.ch/cathobel/mp)

    https://www.cath.ch/newsf/belgique-86-plaintes-pour-abus-sexuels-sur-mineurs-deposees/

  • AVERSA; si dimette il promotore di giustizia (P.M. Ecclesiastico) del procedimento canonico a don Graziano

    AVERSA; si dimette il promotore di giustizia (P.M. Ecclesiastico) del procedimento canonico a don Graziano

    Un decreto del vescovo di Aversa Angelo Spinillo che vieta a don Livio Graziano l’accesso ad internet. Nulla di strano, anzi più che ragionevole dal momento che il destinatario del provvedimento ecclesiastico è accusato di violenza sessuale ai danni di un infraquattordicenne ed è attualmente agli arresti domiciliari, anche per evitare che possa reiterare l’eventuale crimine. Data l’accusa, è puro buon senso impedire che da recluso possa reiterare attraverso internet.

    Eppure, malgrado la tesi non faccia una piega neppure per la diocesi, da settimane sembra impossibile riuscire a comunicare anche solo telefonicamente a don Graziano il decreto del vescovo Spinillo che di fatto, malgrado l’impegno preso dalla CEI in Italia sulla gestione dei casi di abuso su minori, lascia nei fatti da mesi un ragazzino (dopo i presunti abusi sessuali) ancora esposto a molestie di altro genere, dimostrando l’incapacità di gestire i casi di violenza dei propri sacerdoti.

    Situazione che venerdì ha portato il Promotore di Giustizia, incaricato del procedimento canonico a don Graziano, a rassegnare le dimissioni, come lui stesso annuncia mortificato.

    In un breve scritto, infatti, spiega al padre del giovane che don Livio Graziano avrebbe questa volta ricevuto delle lettere minatorie presso la struttura dove è detenuto ai domiciliari e per questo motivo, forse, la la diocesi non vuole turbarlo ulteriormente con la notifica; anche se in questo modo mette al secondo posto i turbamenti della presunta vittima.

    Una struttura che secondo i legali del sacerdote che aveva denunciato precedenti presunte intimidazioni, da come si legge negli atti, sarebbe inadeguata e priva di recinzioni, con i il rischio che qualcuno si possa introdurre e minacciare il sacerdote.

    Da fonti interne alla diocesi, il sacerdote avrebbe dovuto ricevere il divieto di accesso ad internet già ad agosto, dopo una denuncia da parte dei genitori del ragazzo che lo scorso giugno si era trovato violati gli account su alcuni social, oltre ad emoticon di apprezzamenti apparentemente riconducibili all’account del sacerdote.

    L’indagine dei Carabinieri aveva ricondotto la connessione internet usata alla struttura dove è ai domiciliari don Graziano, ma sfortunatamente non si sono fatte indagini per accertare chi all’interno della struttura l’avesse concretamente utilizzata, vanificando in assenza della prova certa la possibilità che l’A.G. potesse intervenire.

    Da qui la richiesta ad intervenire del padre del ragazzo, che nelle scorse settimane era stato ricevuto dal vescovo Spinillo, che in sua presenza aveva contattato la struttura e il successivo decreto di divieto, purtroppo però mai applicato.

  • Il liceo cattolico dell’Oklahoma ha fatto causa per 75 milioni di dollari per presunti abusi sessuali

    Il liceo cattolico dell’Oklahoma ha fatto causa per 75 milioni di dollari per presunti abusi sessuali

    Sala stampa di Washington, DC, 19 maggio 2022 / 19:28 (CNA). – Dieci studenti attuali ed ex, insieme a sei genitori o tutori, hanno citato in giudizio una scuola superiore cattolica in Oklahoma, una scuola che secondo loro “ha incoraggiato e consentito una cultura dello stupro” e “tollerato molestie e aggressioni sessuali” da parte di studenti maschi, insegnanti e allenatori da più di 10 anni, secondo la denuncia.

    La causa, depositata il 16 maggio presso il tribunale distrettuale della contea di Oklahoma, elenca la Mount St. Mary Catholic High School di Oklahoma City come imputato. Elenca anche coloro che hanno autorità sulla scuola: il consiglio di fondazione, l’arcidiocesi di Oklahoma City e le Sisters of Mercy.

    La causa accusa tre dirigenti scolastici, che nel frattempo si sono dimessi, di svolgere un ruolo centrale nella “commissione di aggressione e molestie” e di insabbiarla: l’ex preside Talita DeNegri, l’assistente preside Wendy Faires e la consulente di orientamento Mallory Tecmire.

    “Nonostante sia stato informato in modo effettivo e costruttivo di centinaia di episodi di aggressione sessuale e molestie … MSM [Mount St. Mary’s] non ha adottato misure ragionevoli per denunciare o fermare la dilagante cultura dello stupro e gli abusi sessuali in corso che si trovano appena sotto la superficie”, si legge nella causa. “Piuttosto, MSM ha svergognato donne e ragazze che hanno denunciato, inclusi i querelanti studenteschi e altre vittime, e ha permesso a uomini e ragazzi di continuare a molestare e aggredire donne e ragazze, compresi i querelanti studenteschi”.

    La causa denuncia violazione del contratto, negligenza, inflizione intenzionale di stress emotivo, discriminazione sulla base del sesso e molestie in ambiente educativo ostile, disturbo pubblico e calunnia. I querelanti chiedono più di $ 75 milioni di danni.

    Uno studente maschio che ha frequentato la scuola superiore dal 2017 al 2022 – identificato come “XR” – è accusato nella denuncia di aver violentato o aggredito numerose donne, tra cui tre querelanti. Una donna lo ha accusato di palpeggiarla e baciarla mentre guidava, afferma la denuncia, mentre un’altra ha detto che l’ha aggredita in un’aula buia.

    I leader di Mount St. Mary hanno appreso di questi incidenti, sostiene la causa, ma non hanno fatto nulla per XR fino a quando i media non hanno riferito di accuse di abusi sessuali nella scuola. XR è stato o sarà accusato penalmente, afferma la causa.

    In risposta alla causa, il Mount St. Mary’s ha condiviso una dichiarazione con la CNA della direttrice entrante della scuola, Laura Cain.

    “Sono stato informato della causa, ma non sono in grado di commentare le situazioni legali in sospeso”, ha affermato Cain, che fungerà da preside a partire dal 1 luglio. “Quello con cui posso parlare è la fiducia che ho nella direzione della Mount St. Mary Catholic High School. Come ex-allieva ed ex genitore, conosco il dolore che la comunità della nostra scuola ha dovuto affrontare negli ultimi sei mesi. Dobbiamo assicurarci di mantenere un ambiente compassionevole in cui gli studenti possano crescere ed eccellere. Il nostro futuro offre un’opportunità non solo per educare, ma per migliorare”.

    L’arcidiocesi di Oklahoma City e le Sisters of Mercy non hanno risposto con commenti al momento della pubblicazione.

    Quando l’arcidiocesi ha appreso delle accuse l’anno scorso, il personale ha contattato la polizia, ha affermato Page Hauser, coordinatore dell’ambiente sicuro dell’arcidiocesi, ha riferito l’Associated Press.

    “Hanno anche lavorato con il consiglio di amministrazione della scuola per assumere un investigatore indipendente per esaminare le accuse, con conseguente dimissioni di tre membri del personale”, ha detto Hauser in una dichiarazione mercoledì.

    Oklahoma Catholic high school sued for $75M over alleged sex abuse 

  • ABUSI SESSUALI DEL CLERO SU DONNE E UOMINI ADULTI

    ABUSI SESSUALI DEL CLERO SU DONNE E UOMINI ADULTI

    REGENSBURG-ADISTA. Nonostante quanto comunemente si ritiene, anche gli adulti possono diventare vittime di abusi in contesti ecclesiali. In particolare, tre quarti degli abusi all’interno della Chiesa cattolica si verificano o iniziano in un contesto di cura pastorale – consulenza, incontri in parrocchia, direzione spirituale ecc. -, un ambito di azione della Chiesa che presenta potenziali fattori di rischio interdipendenti al suo interno. Esso infatti presenta rischi potenziali e reali per l’assoluta mancanza di regole, di una deontologia e di ruoli definiti, di confini invalicabili, in una relazione (quella tra il pastore e la persona adulta che chiede aiuto) fortemente squilibrata a livello di potere e autorità. La questione si gioca sui concetti di “vulnerabilità” e di “vulneranza”, neologismo che indica non tanto gli attori della cura pastorale, quanto il contesto generale, che esprime un potenziale di vittimizzazione e che strutturalmente permette, quando non favorisce, lo sviluppo di abusi. Di qui la necessità di una teoria della cura pastorale che non riguardi solo l’individuo ma che incorpori anche riflessioni sulle dinamiche di potere strutturali e sistemiche.

    Di questo tema, fondamentale per risalire alle cause radicali dell’abuso clericale, tratta “Vulnerance of Pastoral Care”, un saggio accademico di Ute Leimgruber, docente di Teologia pastorale e Omiletica alla Facoltà di Teologia cattolica dell’Università di Regensburg, pubblicato il 17 marzo scorso in modalità “open access” sulla rivista Religions (13, 256; piattaforma open access MDPI), che dedica un numero speciale al tema “Violenza sessuale e spirituale cvontro donne e uomini adulti nella Chiesa cattolica”. Lo traduciamo integralmente dall’inglese per i nostri lettori, mettendolo gratuitamente a disposizione online, nello spirito con cui è stato concepito, come abbiamo già fatto con l’articolo nello stesso numero di Doris Reisinger, su abusi e gravidanze nella Chiesa .

    https://www.adista.it/articolo/67792

  • Quanti e quali tesori sta vendendo la Chiesa di Francia per risarcire le vittime di abusi?

    Quanti e quali tesori sta vendendo la Chiesa di Francia per risarcire le vittime di abusi?

    Parigi. A quattro mesi dalla pubblicazione del rapporto Sauvé sugli abusi nella Chiesa in Francia tra il 1950 e il 2020, arriva la prima risposta concreta da parte della Conferenza episcopale francese (Cef). Il Selam, ossia il fondo istituito per risarcire le vittime di violenze nelle istituzioni cattoliche francesi, «ha raccolto 20 milioni di euro», secondo quanto dichiarato pochi giorni fa dal suo presidente, Gilles Vermot-Desroches. «È il primo atto. La Chiesa è fedele a ciò che ha annunciato», ha aggiunto.

    Nella nota della Cef, si sottolinea che «questa cifra segna l’avvio del lavoro di giustizia riparativa (…) dimostra, da un lato, la profondità e la messa in pratica dell’impegno annunciato, e, dall’altro, consente ora lo sviluppo di tutte le fasi necessarie al riconoscimento e al risarcimento, nonché l’accelerazione dei progetti di prevenzione».

    La Chiesa vende i suoi beni

    Il Selam è gestito da un Consiglio di amministrazione composto da 16 amministratori, in maggioranza laici, e da due entità giuridiche: il Bureau international catholique de l’enfance, rappresentato dal suo presidente, e la Cef, rappresentata da uno dei suoi vicepresidenti. La riunione del cda del 24 gennaio ha deciso l’assegnazione delle prime due rate: la dotazione iniziale, di 5 milioni di euro, sarà consacrata al sostegno finanziario delle vittime, la seconda, di un milione di euro, alle iniziative di prevenzione e memoria.

    Donazioni private e eredità dei sacerdoti coinvolti negli abusi rafforzeranno il fondo di risarcimento, ma i maggiori contribuenti del Selam saranno le diocesi, ha sottolineato la Cef: attraverso le riserve e soprattutto la vendita di beni immobiliari. A novembre, quando la Conferenza episcopale francese si riunì a Lourdes per l’assemblea plenaria, riconoscendo la “responsabilità” della Chiesa negli abusi, il suo presidente, Éric de Moulins-Beaufort, disse a chiare lettere che l’obiettivo dei 20 milioni di euro entro l’inizio del 2022 sarebbe stato raggiunto anche attraverso «la vendita del patrimonio immobiliare e di proprietà della Cef e delle diocesi».

    La casa del vescovo

    Ma quali sono questi beni immobiliari che la Chiesa avrebbe già venduto o sarebbe in procinto di vendere per risarcire le vittime? Sul tema c’è molta discrezione da parte delle gerarchie ecclesiastiche francesi. Per ora, una delle poche conferme è arrivata dal vescovo di Créteil, Dominique Blanchet, che a dicembre ha annunciato la cessione della sua residenza per centinaia di migliaia di euro. «La diocesi di Créteil sta contribuendo al fondo Selam istituito per il risarcimento individuale delle vittime senza ricorrere ai fondi della Chiesa né a contributi dei fedeli», ha scritto monsignor Blanchet in un comunicato stampa, prima di aggiungere: «Con l’accordo del Consiglio diocesano per gli Affari economici e del Collegio dei consultori, verrà messa in vendita la residenza del vescovo. Si cercherà un alloggio più modesto vicino al vescovado».

    L’altra vendita accertata per rimpinguare il Selam è avvenuta a Besançon. La diocesi si è separata da uno dei suoi edifici situati nel centro storico di Besançon, che apparteneva all’association des Jacobins. La vendita, secondo quanto riportato da monsignor Jean-Luc Bouilleret, arcivescovo di Besançon, ha fruttato 250mila euro. «E se c’è bisogno di fare di più lo faremo, in funzione delle nostre capacità», ha aggiunto l’altro prelato.

    5 o 50 mila risarcimenti?

    Il principale quotidiano cattolico francese, La Croix, ha dedicato a dicembre un approfondimento sulla questione del fondo di risarcimento. «Gli specialisti contattati da La Croix riconoscono che regna l’incertezza attorno all’importo totale dei risarcimenti», si legge nell’articolo firmato da Matthieu Lasserre e Nicolas Senèze. Tutto dipenderà da quante vittime si rivolgeranno all’Instance nationale indépendante de reconnaissance et de réparation (Inirr) presieduta dalla giurista Marie Derain de Vaucresson. 

    Saranno 5mila, 10mila o 50mila? E quanto chiederà ognuna di loro? «Ci risulta impossibile fare una stima. Molti hanno manifestato la loro intenzione di non chiedere un risarcimento finanziario», ha detto a La Croix Marie Derain de Vaucresson.

    Tutti i gioielli a rischio

    Resta il fatto che la vendita del patrimonio immobiliare delle diocesi come fonte di risarcimento sia un vero e proprio rompicapo per la Chiesa francese. Perché il rischio è quello di dover vendere dei veri e propri gioielli. Le Parisien, a dicembre, ne ha elencati alcuni.

    A partire dalla sede parigina della Cef, ossia il cuore della Chiesa francese, situata al 58, rue de Breteuil, a due passi dagli Invalides, nel Settimo arrondissement. «Attualmente, la vendita della sede non è di attualità, ma a medio termine, in vista della riorganizzazione dei servizi diocesani su cui abbiamo iniziato a lavorare, perché no?», ha detto Hugues de Woillemont, segretario generale della Cef. Estesa su un terreno di 5.300 metri quadrati, la Maison de la Cef, sette piani e un anfiteatro da 200 posti, potrebbe essere venduta a una cifra superiore ai 50 milioni di euro.

    Rinunciare al monastero

    Nell’inventario dei beni che presto o tardi potrebbero essere ceduti figurano anche il monastero della Visitation, uno dei tesori del Sesto arrondissement risalente al diciottesimo secolo (valore tra i 36 e i 55 milioni di euro), ma soprattutto la residenza ufficiale dell’arcivescovo di Parigi, al 32 di rue Barbet-de-Jouy, tra la sede del governo e l’ambasciata italiana (potrebbe garantire un incasso attorno ai 50 milioni di euro). A livello simbolico, e non solo, privarsi di questo patrimonio sarebbe un altro duro colpo per una Chiesa francese già profondamente in crisi.

    Quanti e quali tesori sta vendendo la Chiesa di Francia per risarcire le vittime di abusi?

  • Dato attendibile e rispetta le proiezioni  Healy – La Francia ha la percentuale di preti pedofili più alta al mondo

    Dato attendibile e rispetta le proiezioni Healy – La Francia ha la percentuale di preti pedofili più alta al mondo

    Come avevamo commentato ieri le anticipazioni della CIASE, erano davvero inverosimili in quanto inattendibile su 3000 preti pedofili, solo 10.000 vittime.

    Pauroso al tempo stesso il dato di 3000 pedofili sul totale di 22.000 preti che fa balzare le solite percentuali (4-6% ad eccezione dell’8% dell’Australia) a una stima del 13,38%.  La più alta registrata per ora in tutto il mondo.

    Perchè affermiamo che il dato diffuso oggi è coerente e rispetta le proiezioni dello statistico irlandese Mark Vincent Healy?

    Perchè esistono due studi, uno meno conosciuto, quello di padre Andrew M. Greeley, monaco benedettino e Professore di sociologia all’Università di Chicago, che afferma che ci siano 50 vittime per pedofilo.

    L’altro più famoso e citato anche nel caso Spotlight, è quello di Richard Sipe, presbitero e psicoterapeuta che afferma: “Studi ben consolidati mostrano che il pedofilo medio ha 250 o più vittime nel corso della sua vita”. Dato quessta volta, riferito ai consacrati, che a differenza dei laici, vivono tra decine di minori il loro sacerdozio.

    Se guardiamo la tabella creata da Mark Vincent Healy, se pur si Fermi al dato Massimo storico fino ad oggi ottenuto nelle varie commissioni di tutto il mondo, l’8%, notiamo che se pur in difetto sulla percentuale, dai dati del CIASE, questa sale bruscamente intorno al 13,38%.

    Le cifre divulgate oggi, se pur in grosso difetto come lo stesso Presidente Jean-Marc Sauvé ammette, sono tuttavia coerenti, a differenza delle sole 10.000 vittime annunciate domenica.

    Healey infatti, sulla base dei due studi (Greeley e Sipe) ha un dato che varia (nell’ipotesi dell’8%) dalle 87.720 vittime (dato questo fuori norma nell’ipotesi di 10.000) alle 438.600, dato che rientra nella coerenza percentuale. Ora è semplice, seppur la tabella di Healy si fermi all’8%, calcolare il 13%.

    Ed ecco che il dato di 216.000 vittime annunciato oggi, torna alla perfezione, da un minimo di 150.000 (dato Greeley) a 750.000 (dato Sipe).

    Tutto ciò è stato calcolato dallo statistico irlandese, tenendo conto di alcuni parametri di doverosa coerenza, il numero dei cattolici (ovvero la parte di popolazione a rischio) e il numero dei preti nella nazione, che successivamente ha rapportato nell’esito della sua tabella.

    Nel caso Francese un dato di una popolazione cattolica di 44.449.000 persone e 21.930 preti

    L’Italia che tace ancora il problema, ha una popolazione cattolica di 57.665.000 cattolici e 50.148 preti.

    Senza arrivare a un 13% come la Francia, solo con l’8%, l’Italia potrebbe arrivare a un milione di vittime.

    Francesco Zanardi

  • Censura su temi sociali in tutela dei bambini, e la disonesta ciliegina sulla torta del SECOLO XIX

    Censura su temi sociali in tutela dei bambini, e la disonesta ciliegina sulla torta del SECOLO XIX

    Questo è ciò che ci riferiscono diversi candidati in relazione all’iniziativa in tutela dei minori #PARTIAMODALBASSO, che punta ad inserire nella fascia a rischio del volontariato – rimasta scoperta dal certificato anti pedofilia – un bollino di sicurezza per i Comuni nella prevenzione dei più piccoli.

    Un problema ben noto in Italia per il quale il deputato Matteo Mantero aveva a suo tempo prodotto una interrogazione parlamentare in un Paese bacchettato per il vuoto legislativo persino dal Comitato per la tutela dell’infanzia delle Nazioni Unite. (punto 21 del report par. D – E – G – H)

    Un problema risolvibilissimo che riguarda cooperative, società sportive ecc. dove il legislatore, a differenza degli altri paesi della UE, ha pensato di non inserire il certificato anti pedofilia creando così il paradosso. Questo vuoto ha fatto si che chi non può esibire il certificato, essendo esentata la categoria, in quella trovi fertile terreno di caccia.

    La soluzione elaborata dagli avvocati della Rete L’ABUSO è semplicissima ed efficace. Chi la ha adottata ha visto diversi volontari lasciare e allontanarsi, in quanto non in condizioni di produrre il certificato perché pregiudicati.

    Approfittando delle elezioni amministrative, la Rete ha pensato di chiedere ai candidati liguri il semplice impegno, se eletti, ad introdurla. E qui la sorpresa: la totale censura dell’iniziativa preventiva da parte praticamente di tutti i mezzi di informazione (in questo caso disinformazione e censura) liguri, tranne IVG e Liguria 24.

    Ma c’è chi, come il SECOLO XIX, ha fatto davvero di peggio in merito alla disinformazione e in sfregio della tutela dei minori. Infatti, uno dei capi redattori e promoter politico, probabilmente sollecitato da qualche candidato imbarazzato dall’iniziativa, (alla quale la Rete ha compensato, semplicemente sponsorizzandola a pagamento sui social), nel deontologico e assai scorretto modo di fare che ha la stampa da queste parti, ha pensato bene di fare una domanda a trabocchetto ai 5 candidati sindaco di Savona, omettendo loro totalmente l’iniziativa, ma facendogli comunque una domanda sulla pedofilia che non comprendesse il loro impegno nell’iniziativa sociale.

    E qui davvero si dimostra quanto sia caduta in basso l’editoria, soprattutto del SECOLO XIX che, se pur piccolo, prima di essere assorbito dal Gruppo GEDI era un buon giornale locale, oggi ridotto purtroppo a certe bassezze.

    Ma come dice il proverbio, “il diavolo fa le pentole e non i coperchi e così”, avvisati uno ad uno i candidati liguri, compresi quelli intervistati dal SECOLO XIX, che però successivamente si sono ritrovati come CANDIDATI NON IN TUTELA DEI MINORI sul sito che riporta l’iniziativa, essendo in campagna elettorale l’irritazione di certo non si è lasciata aspettare.

    Purtroppo confermano: “il SECOLO XIX ci ha intervistati omettendo questa cosa, ma vorremmo comunque aderire”.

    Oggi a Savona, tranne PD e FI tutti hanno aderito all’iniziativa, e c’è di più. Alcuni servizi sociali dei comuni, in totale autonomia e conoscendo bene il problema che la stampa omette, si sono interessati all’iniziativa contattandoci e chiedendo appuntamenti per visionare i protocolli.

    Al di là del deplorevole comportamento dei media liguri, è davvero triste vedere che scalda-poltrone che si candidano sindaco promettendo a questo punto più che ragionevolmente dubbi cambiamenti, non abbiano nei programmi nessuna iniziativa di prevenzione per i vostri, ma anche i loro figli e nipoti.

    Un segnale di grave e preoccupante inciviltà e mancanza di senso civico comune, indispensabile per il bene della collettività, soprattutto se ti proponi per amministrare le esigenze ed i bisogni della collettività.

    Zanardi

  • “Mandami un video mentre godi”: arrestato il prete pedofilo

    “Mandami un video mentre godi”: arrestato il prete pedofilo

    Un prete è stato arrestato dai carabinieri di Termini Imerese, comune in provincia di Palermo, per prostituzione minorile aggravata. Secondo quanto affermato dal gip del Tribunale di Palermo Fabio Pilato nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato dietro le sbarre il parroco 63enne, originario di Caltavuturo, che esercita il suo ministero a San Feliciano Magione, un piccolo borgo in provincia di Perugia, il sacerdote attuava un “perverso modus operandi” in “totale spregio dei principi di etica e di religiosità che dovrebbero ispirare il suo comportamento”. Ai domiciliari anche la madre del ragazzino 17enne.

    Il prete al minorenne: “Mandami il video”

    Come riportato dall’AdnKronos, il gip avrebbe in particolare citato una telefonata in cui il prete “pur dimostrandosi compiaciuto del video a contenuto sessuale ricevuto” dal ragazzo minorenne, “ne pretende un secondo di identico contenuto dov’è possibile vedere anche il volto del minore al momento dell’orgasmo”. Il sacerdote avrebbe infatti detto al giovane: “Mandamene uno dove si vede il tuo volto mentre godi…che mi piace molto..”. Il minorenne avrebbe quindi a quel punto avanzato una richiesta di danaro e il sacerdote gli avrebbe risposto “rammentando al suo giovane interlocutore che già in passato gli aveva mandato dei soldi”.

    Ecco il dialogo tra i due: “Va bene…si vedrà…Poi ci dico…il regalino non lo deve fare? Non…non pretendo…se…se lo vuole fare…se non lo vuole fare…niente!”, dice il ragazzo. E l’uomo di chiesa: “Non ho capito…”. “Ci dico il regalino me lo vuole fare però?”, chiede il minorenne. Il prete risponde: “Eh ma quante volte ti devo fare sto regalino…una volta ti ho mandato pure i soldini…non hai fatto niente lo stesso…”. Il religioso avrebbe quindi insistito ancora una volta: “Mandami questo video come ti ho detto io…”.“Oppure fai un video in diretta…”, gli dice ancora. Il prete avrebbe anche espresso il desiderio di fare l’amore in tre perché non lo aveva mai fatto.

    Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip ha anche scritto che il parroco era “aduso a pratiche sessuali illecite” che ne rivelano “anche le sistematiche modalità di consumazione, la pervicacia e l’insistenza nell’avanzare le richieste, sempre dietro la prospettazione di una ricompensa economica conseguita al soddisfacimento degli istinti perversi”. Il sacerdote umbro, rinchiuso nel carcere di Spoleto, è accusato di avere fatto sesso, a distanza via chat, con un minore in cambio di un compenso in soldi, con la complicità della madre 51enne del ragazzo, finita appunto ai domiciliari. Il gip Pilato ha parlato di “rapporti intrattenuti dal parroco con i soggetti minori coinvolti nelle sue trame”, e di “paradigma della sequenza criminale, costituita dalle richieste di prestazioni sessuali -essenzialmente incentrate su filmati e videochat -, in cambio della dazione di danaro”.

    Usava le offerte dei fedeli

    Il sacerdote, secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Termini Imerese, avrebbe anche saputo impostare un gioco psicologico di dipendenza, oltre che di affetto, inducendo in tentazione le sue giovani vittime attraverso ricompense economiche, approfittando anche dei bisogni economici dei minorenni e delle loro origini umili. Il prete e la donna sono ora indagati per prostituzione minorile aggravata. Sempre in cambio di piccole somme di denaro, il sacerdote avrebbe ottenuto dalla madre il permesso di compiere atti sessuali a distanza con il figlio e avrebbe anche scambiato materiale pornografico tramite i social. Il religioso avrebbe pagato utilizzando anche i soldi delle offerte dei fedeli. Durante la telefonata finita agli atti avrebbe infatti spiegato la sua impossibilità al pagamento, a meno che non fosse arrivato qualcosa al di fuori del suo stipendio ordinario. Probabilmente le offerte dei suoi parrocchiani.

    Il gip: “Alcun freno inibitore”

    Come scritto dal gip nell’ordinanza, il 63enne “ha dimostrato di non saper anteporre alcun freno inibitore ai desideri compulsivi nutriti”. E cita alcune conversazioni intercettate “in cui, pur dinanzi al malessere del minorenne che prospettava l’esigenza di prendere dei farmaci” il prete “non ha esitato a richiedere ugualmente l’esibizione sessuale tramite videochiamata”. Inoltre, anche davanti al rischio di venire denunciato se non avesse pagato, l’indagato non avrebbe disdegnato la possibilità di ricevere un video dal ragazzo che lo minacciava, continuando il gioco perverso iniziato con la sua giovane vittima.

    La madre del minorenne “ha dimostrato di essere consapevole della natura dei rapporti fra il figlio ed il parroco e di trattenere una parte delle somme che questi invia come corrispettivo per il perverso scambio di prestazioni”. Ci sarebbe infatti una conversazione risalente al 28 maggio 2021 che svelerebbe la consapevolezza dell’indagata. Nella conversazione la donna inviterebbe il figlio a “mandare un video a padre Vincenzo per avere in cambio dei soldi, suggerendogli al contempo di prospettare al sacerdote uno stato di necessità”. Vincenzo Esposito

    https://www.ilgiornale.it/news/cronache/mandami-video-mentre-godi-arrestato-prete-pedofilo-1966780.html

  • #PARTIAMODALBASSO – Cerchiamo candidati. Diventa promoter dell’iniziativa nel tuo comune di residenza

    #PARTIAMODALBASSO – Cerchiamo candidati. Diventa promoter dell’iniziativa nel tuo comune di residenza

    Il decreto del 4 marzo 2014 in materia di lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile ha introdotto in Italia quello che viene chiamato Certificato anti pedofilia. Purtroppo però sono stati esclusi dall’esibizione tutti coloro che ruotano intorno al mondo del volontariato (allenatori, scout, insegnanti di musica ecc.) oltre a chi ha già un contratto di assunzione.

    Questa esenzione dall’esibire il certificato anti pedofilia ha creato proprio nelle categorie esentate, in particolare il volontariato (categoria da sempre più a rischio), una sorta di “zona franca” per i pedofili che non dovendolo esibire, li troveranno un favorevole terreno di caccia.

    #PARTIAMODALBASSO ha proprio la finalità di superare la “zona franca” fornita ai pedofili dallo stesso decreto del 4 marzo 2014, proponendo alle amministrazioni locali una semplice REGOLA del BUONSENSO che certifichi nel territorio del proprio comune, il livello di affidabilità nella prevenzione.

    L’iniziativa è di semplice realizzazione e aumenta notevolmente il livello sicurezza dei minori partendo proprio dal basso, la prevenzione a livello locale, cioè evitare il rischio conclamato. Il fatto che alcune categorie non abbiano l’obbligo di esibire il certificato anti pedofilia, non impedisce a chi opera in queste “zone scoperte” di esibirlo comunque, creando così una “zona sicura” per i minori alla quale il pedofilo difficilmente potrà accedere.

    Per realizzare ciò abbiamo bisogno del vostro aiuto per presentare ai sindaci dei comuni o a coloro che sono candidati alle prossime amministrative 2021, questa carta di intenti che li impegnerà a questa REGOLA del BUONSENSO che certificherà anche sul nostro sito web, in una mappa interattiva i comuni “sicuri” e quelli “rischio” per i minori.

    Per candidarti come nostro rappresentante presso il tuo Comune di residenza, è sufficiente compilare il questionario sottostante, sarai ricontattato a breve. Grazie per il tuo impegno civile.

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  • Testimoni di Geova: “una setta, coprono i pedofili e se te ne vai ti rubano la famiglia”

    Testimoni di Geova: “una setta, coprono i pedofili e se te ne vai ti rubano la famiglia”

    Parla un testimone di Geova ‘costretto’ a non lasciare quella che lui definisce una setta: a rischio i familiari e la sua stessa vita.

    “Chi esprime dubbi rischia di essere cacciato e questo significa perdere tutti i tuoi affetti”. Basterebbe questa frase per spiegare come sia difficile uscire da quella che lui ora definisce setta dei Testimoni di Geova. I seguaci sono talmente indottrinati e convinti di ciò che hanno imparato dagli anziani e dalle riviste che: “se domani il corpo direttivo gli dicesse di suicidarsi, sarebbero diversi milioni a togliersi la vita. E lo avrei fatto anch’io”. 

    Inquietante, ma a sentire un testimone della congregazione, intervistato da Fanpage.it, è tutto vero. E c’è dell’altro: non puoi più uscire dai Testimoni di Geova perché se lo fai, tutti i parenti che ne fanno parte non li potrai mai più vedere. “Chi esprime dubbi rischia di essere cacciato e questo significa perdere tutti i tuoi affetti”.

    “Sono un Testimone di Geova da 30 anni, voglio uscirne, ma se lo faccio sono finito”- dice a Fanpage il pentito intervistato. Li vedi in giacca e cravatta gli uomini e con gonne lunghe quasi tutte uguali, le donne. Hanno l’immancabile rivista ufficiale Torre di Gaurdia in mano e quasi sempre annunciano la fine del mondo. Sono 50 anni che la prossima settimana ci sarà un’apocalisse.

    Si avvicinano spogendoti la rivista e chiedendoti quanto sei felice. I più oramai li riconoscono i Testimoni di Geova, e li eviatno, ma molti specie i più fragili, abboccano ancora e si fermano a parlare. E tra una chiacchierata e l’altra entrano a far parte del grande mondo di Geova.

    E’ il loro lavoro, oltre che una missione, andare in giro a cercare adepti, e guadagnano denaro per ogni persona che riescono a fare diventare Testimone. Guai a parlare di trasfusioni di sangue con loro: “piuttosto deve morire – spiega il pentito – Con fede, ma deve morire. Prima ci credevo anch’io ma ora ho capito che è sbagliato […] Portiamo sempre con noi un documento in cui affermiamo di non volere sangue altrui. Se mi trovassi in ospedale dopo un incidente, e fossi incosciente, qualcun altro deciderebbe per me. Conoscendo mia moglie, sono sicuro mi lascerebbe morire piuttosto di autorizzare una trasfusione”.

    Testimoni di Geova, un pentito: “i superiori ci controllano, se me ne vado perdo la famiglia”

    Il testimone di Geova che vorrebbe andarsene dalla ‘setta’ – così lui la definisce – è di Pescara e confida a Fanpage i suoi dubbi sulla congregazione. “Chi esprime dubbi rischia di essere cacciato e questo significa perdere tutti i tuoi affetti. […] Mia moglie ed io eravamo cattolici – precisa – poi ci siamo convertiti, mentre mio figlio è testimone dalla nascita. Per 3 anni sono stato anziano in una congregazione; sei mesi fa ho rimesso il mio incarico perché non volevo più continuare ad avere responsabilità nell’organizzazione”.

    “Prima non volevo sentire niente che potesse mettere in discussione la mia fede – ammette – ma adesso ho finalmente aperto gli occhi”. A fargli scattare la scintilla è stato soprattutto il modo con il quale i seguaci di Geova hanno trattato e trattano i casi di pedofilia. “E’ permesso denunciare alle autorità gli abusi ai minori ma con due testimoni che devono confermare le accuse al presunto pedofilo. Mi chiedo come si possa pensare di trovare due testimoni che abbiano assistito ad un abuso a un bambino”.

    In sostanza il problema dei pedofili, i testimoni di Geova se lo risolvono da sè, senza una vera giustizia. La paura più grande è quella di denunciare abusi o inconguenze per esempio sui fondi ricevuti perché potresti essere cacciato, e sarebbe una dramma.

    “Chi si dissocia – spiega il testimone – perde la famiglia. Mia moglie e mio figlio smetterebbero di parlarmi. Dopo aver smesso di essere anziano, sembra che in casa sia entrato il diavolo. Un litigio continuo […] Per mio figlio è stata una tragedia. Non pensavo che questa mia scelta provocasse una reazione simile. No, non posso permettermi di essere mandato via. E comunque, una volta dentro la congregazione, tutti i testimoni di Geova si allontanano dalle amicizie e affetti precedenti. Per cui, se vieni cacciato, non ha più nessuno fuori dall’organizzazione. Sei da solo, “bruciato””.