Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, perquisita sede della diocesi di Lione: cardinale indagato per aver coperto gli abusi di un prete

    Pedofilia, perquisita sede della diocesi di Lione: cardinale indagato per aver coperto gli abusi di un prete

    Gli inquirenti francesi muovono un nuovo, rumoroso passo nell’inchiesta sulle presunte omissioni di denunce di abusi su minori che coinvolge alcuni alti prelati, tra cui l’arcivescovo di Lione e primate delle Gallie, il cardinale Philippe Barbarin. La polizia ha condotto oggi una perquisizione nei locali dell’arcivescovado di Lione, residenza del card. Barbarin, finito nella bufera perchè accusato di aver coperto in passato almeno un sacerdote responsabile negli anni ’80 di atti pedofili in serie su diversi boy scout. «Nell’ambito delle indagini preliminari aperte dalla procura di Lione – si legge nel comunicato diffuso dalla diocesi transalpina -, la diocesi di Lione ha dovuto consegnare oggi agli investigatori venuti ad effettuare una perquisizione gli elementi di cui la giustizia intendeva disporre per fare luce su quegli avvenimenti dolorosi».

    Il card. Barbarin, ha spiegato sempre la diocesi, «ha espresso in numerose occasioni la sua volontà di collaborare in tutta trasparenza con la giustizia, di cui resta a disposizione con fiducia». «Egli rinnova la speranza – aggiunge la nota – che la giustizia possa agire nella serenità indispensabile per l’accertamento della verità e per la guarigione della sofferenza delle vittime». L’inchiesta è stata aperta parallelamente alle indagini nei confronti di un sacerdote, padre Bernard Preynat, accusato di una lunga serie di violenze sessuali risalenti su giovanissimi scout oltre 25 anni fa. Le vittime hanno denunciato Preynat e i responsabili della diocesi colpevoli, a loro avviso, di non aver informato la giustizia pur essendo al corrente dei fatti. Barbarin ha sempre respinto le accuse precisando che al momento dei fatti in questione non era ancora vescovo, rimandando in parte le contestazione ai suoi predecessori, e sostenendo che quando ebbe testimonianza diretta degli abusi di Preynat, oggi 71/enne, fu lui l’anno scorso a sospenderlo, prima ancora della denuncia delle vittime alla giustizia. Tra queste ultime, però, non manca chi chiede le dimissioni del porporato, che in una delle messe pre-pasquali della Settimana Santa ha anche chiesto «personalmente scusa» alle vittime dei preti pedofili.

    Interessando un prelato di così alto prestigio, tra l’altro uomo di fiducia dell’attuale Pontefice, il caso ha fatto molto rumore non solo in Francia, e anche le nuove perquisizioni di oggi intervengono ad agitare ulteriormente le acque. È diventato persino un caso politico, dopo che il premier socialista francese Manuel Valls ha ammonito Barbarin, in un’intervista radiofonica, affinchè «si assuma le sue responsabilità». «Se questo dibattito riguardasse il preside di una scuola – ha osservato Valls – che cosa avremmo detto? Saremmo stati implacabili, Un uomo di Chiesa, un cardinale, il primate delle Gallie ha un’influenza morale e intellettuale, esercita una responsabilità sulla nostra società: deve capire il dolore delle vittime». E al severo richiamo del premier ad «assumersi le sue responsabilità» e a «parlare e agire» il card. Barbarin, spalleggiato dai vescovi di Francia, ha dovuto subito reagire assicurando in una conferenza stampa: «Mai e poi mai ho coperto un qualsiasi atto di pedofilia».

    http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/pedofilia_lione_perquisita_sede_diocesi-1639683.html

  • Il 63% dei francesi chiede le dimissioni del cardinale Barbarin

    Il 63% dei francesi chiede le dimissioni del cardinale Barbarin

    Barbarin non convince i francesci

    La maggioranza dei francesi dubita della buona fede del cardinale Philippe Barbarin , l’arcivescovo di Lione accusato di aver occultato dei casi di abusi (al momento tre) avvenuti nella sua diocesi tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso.

    Secondo un’indagine/referendum condotta dalla testata francese Le parisienne, il 63% della popolazione francese crede che l’arcivescovo di Lione, sulla cui condotta pesano tre denunce per aver taciuto sui crimini sessuali commessi da alcuni sacerdoti, dovrebbe dimettersi perché sia fatta veramente giustizia.  La testata, inoltre, accusa Barbarin di aver promosso a responsabile di decanato un sacerdote condannato nel 2007 a un anno e mezzo di carcere con la condizionale per aggressioni sessuali a due donne maggiorenni. Attraverso un comunicato, la diocesi di Lione ha risposto alle accuse specificando che “il giudice ha autorizzato questo sacerdote a proseguire le sue attività parrocchiali” e che “la funzione nel decanato è solo amministrativa”. Tuttavia, per rispetto alle vittime, la diocesi di Lione ha chiesto al prete interessato di prendersi un temporaneo periodo di riposo.

    Questo caso che da qualche settimana interessa la Francia intera, sta manifestando in effetti una scarsa fiducia nei confronti del clero cattolico, soprattutto per quanto riguarda il modo con cui sono stati gestiti i casi di abusi sessuali su minori. L’88% del campione preso in esame ritiene che i problemi sono “ignorati dalla gerarchia della Chiesa”, e l’86% denuncia un’insufficienza nel trattamento dei fatti. Tuttavia, anche se generalmente la popolazione ritiene che i problemi di pedofilia sono comuni nella Chiesa (67%), il 64% dei francesi ammette che i casi di pedofilia “sono presenti egualmente in altre strutture non cattoliche, come scuole o centri esterni”.

    L’arcivescovo di Lione Barbarin, uno dei cardinali più stimati del clero francese e della Chiesa cattolica, da qualche tempo si trova suo malgrado al centro di un caso mediatico-giudiziario che lo vedrebbe parte di quella schiera di vescovi che hanno occultato abusi sessuali e molestie, su minori e non, da parte di chierici. Lui, in particolare, è accusato di aver nascosto gli atti commessi da tre preti della sua diocesi. Il porporato è stato formalmente indagato con le accuse di “mancata denuncia, messa in pericolo della vita altrui e istigazione al suicidio”.
    Nelle ultime settimane al cardinale sono arrivati pochissimi messaggi di solidarietà, anzi in molti, come il premier francese Manuel Valls, hanno sottolineato la necessità di un’indagine specifica per comprovare il suo coinvolgimento.

    Barbarin è accusato in primis di aver coperto gli abusi sessuali commessi da padre Preynat negli anni ’80. Quest’ultimo il 27 gennaio è stato accusato per “aggressioni sessuali su minori inferiori ai 15 anni da parte di persona con autorità”. Il caso è stato denunciato da ex scout, oggi 40enni e 50enni, raccolti in un’associazione “La parole liberee”, che sostengono di essere stati abusati tra il 1970 e il 1990 dal sacerdote della parrocchia di Saint Luc, a Sainte-Foy-lès-Lyon. Le denunce contro il sacerdote sono state presentate nell’ottobre del 2015, quando i fatti denunciati erano ormai prescritti (la prescrizione record scatta 20 anni dopo il compimento da parte del denunciante del 18esimo anno di età) e solo dopo la sospensione ecclesiale di padre Preynat decisa da Barbarin il 18 maggio del 2015. Il gruppo delle vittime, inoltre, ha scritto una lettera a Papa Francesco chiedendo maggiore trasparenza nelle indagini e giustizia per quanti hanno sofferto nel corso di questi anni.

    Intervistato da La Croix, Barbarin si è difeso affermando che una persona cresciuta a Sainte-Foy-lès-Lyon nel 2007 gli ha raccontato dei comportamenti anteriori al 1991 di padre Preynat. “Io l’ho convocato – ha confessato l’arcivescovo – e gli ho chiesto se dal 1991 in poi fosse successa anche solo la minima cosa. Lui mi ha rassicurato: “Assolutamente niente”. Io gli ho creduto. Ho verificato se da allora ci fossero state lamentele o denunce, ma non c’era più stato niente» e così «mi sono fidato dei vescovi precedenti», che non l’avevano mai sospeso dopo il 1991”. “Quando nel 2014 – continua Barbarin – ho ricevuto per la prima volta una vittima venuta a raccontarmi dei fatti ormai prescritti, ho scritto a Roma e loro mi hanno consigliato di sospendere le funzioni di padre Preynat nonostante fossero passati 24 anni dai fatti. E io l’ho fatto”. Solo in seguito sono arrivate le denunce alla giustizia. Capisco il dolore e la rabbia delle famiglie, ha aggiunto il cardinale, “ma posso dire che da quando sono vescovo ogni volta che mi è stato segnalato un abuso ho reagito immediatamente”.

    Alessandro Notarnicola

  • Don Vito: lo Stato non può processarmi

    Don Vito: lo Stato non può processarmi

    di Pietro Lambertini

    Mossa a sorpresa del prete imputato, presentata al giudice una memoria difensiva: sono stato già condannato dalla Chiesa.

    PESCARA. La memoria difensiva è lunga più di 50 pagine, ma si può riassumere con una frase dalla forza dirompente: sono stato già condannato dalla Chiesa e, quindi, lo Stato italiano non può giudicarmi un’altra volta. Ieri, nella seconda udienza preliminare durata soltanto una manciata di minuti, è arrivata la mossa a sorpresa della difesa di don Vito Cantò, il parroco di 43 anni, originario di Cepagatti, accusato di aver commesso abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni tra il 2011 e il 2012 mentre era parroco alla chiesa di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore.

    Finora, nessuna richiesta di rito abbreviato ma l’avvocato del prete, Giuliano Milia, ha presentato una memoria che potrebbe creare un precedente: se un clerico è stato già dichiarato colpevole dalla Chiesa, lo Stato non può giudicarlo ancora. È questa la tesi della difesa di don Vito – ieri non presente in aula – che ritiene superfluo il processo penale perché la Chiesa ha già preso posizione. Il tribunale ecclesiastico ha condannato il parroco a una pena perpetua, il divieto di svolgere attività parrocchiali con minorenni, e a pene temporanee: don Vito è sospeso per tre anni dal ministero sacerdotale e in questo periodo non può celebrare messa se non con un altro parroco accanto o senza fedeli davanti a sé; per i prossimi 5 anni è consegnato all’obbligo di dimora per una «vita di preghiera e di penitenza» all’interno di un monastero di Roma destinato ai «sacerdoti che si trovano in particolari difficoltà» e deve seguire «un percorso psicoterapeutico». Don Vito ha evitato la pena ecclesiastica più alta, quella della dimissione, cioè la perdita dello stato clericale. La Chiesa gli ha dato un’altra possibilità ma il parroco deve guadagnarsela giorno dopo giorno. E don Vito, in base alla memoria consegnata ieri al giudice Gianluca Sarandrea, solo alla Chiesa vuole rendere conto: il prete è stato dichiarato «colpevole» per gli abusi sessuali e condannato dal tribunale ecclesiastico, sta scontando le pene e, proprio per questo, non vuole un’interferenza dello Stato. Il prossimo 31 maggio ci sarà la terza udienza preliminare e, stavolta, sarà la famiglia del ragazzo, assistita dall’avvocato Vincenzo Di Girolamo, a parlare. Lo farà con una contromemoria.

    Il caso riporta al 2013 quando alla curia di Pescara arrivarono voci di presunti abusi sessuali su un ragazzino. Nell’estate del 2013, con il processo canonico alle battute iniziali, fu l’arcivescovo Tommaso Valentinetti a sospendere don Vito «ad cautelam» ma senza informare le forze dell’ordine dei presunti abusi sessuali. Proprio in quel periodo il parroco lasciò misteriosamente e improvvisamente la parrocchia di Villa Raspa e si dimise dal suo ruolo di educatore negli scout dell’Agesci. Dopo l’inizio del processo canonico, i genitori del ragazzo si rivolsero alla squadra mobile guidata dal capo Pierfrancesco Muriana rivelando che, tra il 2011 e il 2012, ci sarebbero stati incontri sessuali tra il prete e il minorenne nell’alloggio canonico di don Vito. Secondo gli atti dell’inchiesta, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzo e lui si sarebbe confidato con i genitori. Due processi paralleli, quello canonico, già chiuso con la sentenza di condanna, e quello penale, alle battute iniziali: per don Vito, i processi devono restare paralleli; per la famiglia del ragazzo, i processi devono incrociarsi tanto che la sentenza della Chiesa è stata già depositata.

  • Pedofilia, cardinale Barbarin sotto accusa in Francia. Valls: “Si assuma responsabilità”

    Pedofilia, cardinale Barbarin sotto accusa in Francia. Valls: “Si assuma responsabilità”

    L’arcivescovo di Lione è accusato di aver coperto sacerdoti responsabili di molestie sui bambini. Lui si difende: “Mai nascosto casi”. I vescovi transalpini: “Prioritario fare verità”

    di ANDREA GUALTIERI

    IN Italia avevano imparato a conoscerlo ai tempi del conclave che ha eletto Bergoglio: Philippe Barbarin arrivava alle riunioni plenarie in sella alla sua bici,anche quando pioveva. Ora però, a tre anni di distanza, il cardinale francese arcivescovo di Lione si trova sotto ad un diluvio di polemiche. Su di lui è infatti piombata l’accusa di aver coperto due sacerdoti pedofili: il primo, padre Bernard Preynat, è accusato da un gruppo di ex scout; l’altro, padre Jérome Billioud, è accusato da un uomo da parte del quale è stata sporta ora una denuncia proprio contro Barbarin.

    Entrambi i casi, in realtà, sono avvenuti quando l’attuale cardinale non era alla guida della diocesi. Quello che viene contestato al presule, però, è di non aver rimosso i responsabili delle molestie sui bambini. L’uomo che accusa Billioud, in particolare, dopo anni di silenzio, aveva sporto denuncia a carico del prete pedofilo: era il 2009 e il reato era ormai prescritto, per cui il caso era stato archiviato. In quell’occasione però la vittima aveva incontrato Barbarin, che gli avrebbe detto di conoscere la vicenda e di sapere che il sacerdote aveva già subito una condanna per esibizionismo. Barbarin, racconta Pierre, si era “scusato a nome del prete”, ma non aveva preso nessun altra iniziativa “per proteggere i bambini, lo ha lasciato allo stesso posto”. Per questo, l’uomo ha deciso di denunciare il prelat e ha ottenuto l’apertura di un’indagine preliminare a suo carico.

    L’altra denuncia nei confronti del cardinale, quella relativa al caso di Preynat, arriva da un’associazione di vittime degli abusi che lo accusa di essere stato a conoscenza del fatto che il prete aveva abusato sessualmente di alcuni giovani tra il 1986 e il 1991 e di aver taciuto. Preynat, incriminato a gennaio, ha nel frattempo ammesso molte delle vicende che lo riguardano. Barbarin, invece, si difende in modo deciso: “Non ho mai nascosto alcun caso di pedofilia”. Il porporato, tramite una nota della diocesi, afferma che “pur comprendendo il dolore di ogni persona vittima di atti tanto più inammissibili in quanto commessi da un sacerdote” non può “non manifestare sua profonda incomprensione di fronte a questa denuncia”. La curia aggiunge che “è evidente che in nessun caso lui ha messo in pericolo la vita di altri né incoraggiato qualcuno a suicidarsi” e “chiede solennemente che si lasci la giustizia indagare con serenità”.

    Le pressioni però sono altissime, tanto che il premier francese Manuel Valls ha inviato il presule ad “assumersi le sue responsabilità”, “Parli e agisca”, ha detto l’esponente di governo che, a chi gli chiedeva se Barbarin debba dimettersi, ha risposto: “È una sua responsabilità, ma deve anche comprendere il dolore. Non mi aspetto parole, ma fatti”. Attacchi davanti ai quali il cardinale ha reagito affermando: “Consiglierei a Manuel Valls di moderare le sue affermazioni. Ma non ha altro da fare che pronunciarsi su un dossier che non conosce, visto che i magistrati non comunicano gli elementi della procedura? Sono stupefatto”.

    Uno scontro che sta creando imbarazzo anche nella Conferenza episcopale francese, riunita proprio in questi giorni: “Voglio dire, a nome di tutti, che i vescovi di Francia hanno una volontà: dire la verità alle vittime. È questa la priorità che deve guidare tutte le nostre azioni di fronte a queste vicende così dolorose”, ha detto monsignor Georges Pontier, presidente dei vescovi transalpini. E un commento è arrivato anche dalla Santa Sede, tramite il portavoce padre Federico Lombardi, che alla Radio Vaticana d’Oltralpe ha sottolineato: “Un tribunale francese ha recentemente aperto un’indagine, è opportuno attendere i risultati”. Nei giorni scorsi il Vaticano era stato scosso da un altro filone d’indagine sulla copertura della pedofilia, quello relativo al cardinale australiano George Pell. Appena ieri, invece, la Conferenza episcopale italiana ha inaugurato la riunione del consiglio permanente che ha all’ordine del giorno la riforma del clero e della sua formazione, perché, ha detto Bagnasco, “alla luce di alcune recenti circostanze ogni volta che si accerta un caso di pedofilia si rinnova in noi il dolore e la vicinanza alle vittime e ai familiari”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2016/03/15/news/pedofilia_bufera_in_francia_sul_cardinale_barbarin_valls_si_assuma_responsabilita_-135554021/

  • Pedofilia, Manuel Valls: “Il cardinale Barbarin si assuma le proprie responsabilità”. Lo scandalo nella diocesi di Lione

    Pedofilia, Manuel Valls: “Il cardinale Barbarin si assuma le proprie responsabilità”. Lo scandalo nella diocesi di Lione

    Sullo scandalo nella diocesi di Lione, dove per anni secondo le accuse della magistratura i prelati coprirono un sacerdote pedofilo, interviene ora il premier francese Manuel Valls: “Il cardinale Philippe Barbarin dovrebbe assumersi le proprie responsabilità”.

    Barbarin, attuale arcivescovo di Lione, è indagato dai giudici dopo che un gruppo di vittime ha denunciato il sacerdote Robert Preynat, sospeso dalle funzioni soltanto nel 2015. Lunedì gli ex scout che dicono di avere subito violenze sessuali hanno scritto a papa Francesco per chiedergli una udienza privata.

    I firmatari vogliono “capire” perché si sia aspettato fino al 2015 per sospendere il parroco, in particolare perché l’arcivescovo di Lione, il cardinale Philippe Barbarin, non abbia preso provvedimenti già nel 2007, quando gli giunsero le prime informazioni sui comportamenti pedofili del prelato.

    Intervistato su radio RMC, il premier Manuel Valls si è detto “colpito e sconvolto” per le testimonianze delle vittime di “questi atti abominevoli”. Soprattutto si rivolge al cardinale Barbarin, accusato di aver coperto i fatti. “Se questo dibattito riguardasse il preside di una scuola (…) che cosa avremmo detto? Saremmo stati implacabili”, ha affermato il primo ministro della Francia, aggiungendo: “Un uomo di chiesa, cardinale, Primate delle Gallie, che ha un’influenza morale, intellettuale, che esercita una responsabilità maggiore sulla nostra società, deve capire il dolore”. “Il solo messaggio responsabile che posso far passare, senza prendere il suo posto, senza sostituirmi alla Chiesa di Francia, senza prendere il posto dei giudici” è che Barbarin deve “assumersi le proprie responsabilità, parlare e agire”, ha concluso Valls.

    Immediata la risposta di Barbarin: “Mai, mai ho coperto un prete pedofilo”, ha dichiarato, ricevendo il supporto della conferenza episcopale francese.

    Nei giorni scorsi Barbarin ha negato di volersi dimettere e ha spiegato che all’epoca delle violenze pedofile non occupava un posto di rilievo nella diocesi: gli abusi risalgono agli anni Ottanta.

    Nel frattempo una nuova denuncia è stata depositata contro Barbarin, accusato di “omessa denuncia” e “messa in pericolo della vita altrui” da un uomo vittima di molestie da parte di un prete, secondo cui il cardinale pur conoscendo la vicenda “non ha fatto nulla per allontanare questo prete dagli altri bambini”.

    Lo rivela il quotidiano Le Figaro, raccontando la storia di Pierre (nome di fantasia), oggi quarantenne, che afferma di essere stato molestato da adolescente, durante dei pellegrinaggi a Lourdes. L’uomo, dopo anni di silenzio, aveva sporto denuncia a carico del prete pedofilo, padre Billioud, nel 2009, ma il reato era ormai prescritto e il caso era stato archiviato.

    In quell’occasione aveva incontrato l’arcivescovo, che gli aveva detto che conosceva la sua vicenda e che sapeva che il sacerdote aveva già subito una condanna per esibizionismo. Barbarin, racconta Pierre, si era “scusato a nome del prete”, ma non aveva preso nessun altra iniziativa “per proteggere i bambini, lo ha lasciato allo stesso posto”. Per questo, l’uomo ha deciso di attaccare in giustizia il prelato, e ottenuto l’apertura di un’indagine preliminare a suo carico. Monsignor Barbarin ha reagito con un comunicato in cui si dice incredulo,e invita “solennemente ciascuno a lasciar lavorare la giustizia” e a rispettare “la presunzione d’innocenza”. Nel frattempo, l’arcivescovado ha assunto un consulente legale per gestire la spinosa vicenda, l’ex portavoce del ministero della Giustizia ed ex giudice d’istruzione Guillaume Didier.

    Le parole di Valls e la vicenda della diocesi di Lione arrivano in contemporanea con la deposizione del cardinale Pell alla commissione australiana incaricata di fare luce sulle responsabilità della gerarchia ecclesiastica cattolica sugli innumerevoli casi di pedofilia nella diocesi di Melbourne e Ballarat, dagli anni ’60 agli anni ’80. Anche in questo caso a far scoppiare il bubbone è stata una associazione di vittime che nelle scorse settimane ha viaggiato fino a Roma per sentire in viva voce la deposizione di Pell.

    http://www.huffingtonpost.it/2016/03/15/pedofilia-valls-cardinale_n_9467008.html

  • Pescara, il tribunale ecclesiastico condanna il prete per pedofilia: passerà 5 anni in monastero

    Pescara, il tribunale ecclesiastico condanna il prete per pedofilia: passerà 5 anni in monastero

    di Pietro Lambertini

    PESCARA. La Chiesa ha condannato don Vito Cantò, il parroco di 43 anni accusato di abusi sessuali su un ragazzo di 15 anni: per tutta la vita non può più svolgere alcuna attività parrocchiale con i minorenni; è sospeso per tre anni dal ministero sacerdotale e in questo periodo non può celebrare messa se non con un altro parroco accanto o senza fedeli davanti a sé; per i prossimi 5 anni è consegnato all’obbligo di dimora per una «vita di preghiera e di penitenza» all’interno di un monastero di Roma destinato ai «sacerdoti che si trovano in particolari difficoltà» e deve seguire «un percorso psicoterapeutico». Secondo il tribunale ecclesiastico, don Vito è «colpevole» ma il parroco originario di Cepagatti, quello che nel 2006 incontrava i giovani pescaresi anche sulla riviera per parlare loro dell’importanza della fede, ha evitato la pena più alta prevista: quella della dimissione, cioè la perdita dello stato clericale.

    La sentenza è arrivata al termine del processo canonico, iniziato nel 2013 quando alla curia di Pescara arrivarono voci di presunti abusi sessuali su un ragazzino da parte di don Vito che, all’epoca, guidava la parrocchia di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore. Nell’estate del 2013, con il processo canonico alle battute iniziali, fu l’arcivescovo Tommaso Valentinetti a sospendere don Vito «ad cautelam» ma senza informare le forze dell’ordine dei presunti abusi sessuali. Proprio in quel periodo il parroco lasciò misteriosamente e improvvisamente la parrocchia di Villa Raspa e si dimise dal suo ruolo di educatore negli scout dell’Agesci. Partì quindi il processo canonico che si è concluso con la sentenza dell’8 giugno scorso, un atto rimasto segreto per quasi un anno.

    Dopo l’inizio del processo canonico, i genitori del ragazzo si rivolsero alla squadra mobile rivelando che, tra il 2011 e il 2012, ci sarebbero stati incontri sessuali tra il prete e il minorenne nell’alloggio canonico di don Vito. Secondo gli atti dell’inchiesta, coordinata dal pm Salvatore Campochiaro, i rapporti sarebbero avvenuti senza costrizione fisica ma, a distanza di mesi, avrebbero provocato una crisi di identità sessuale al ragazzo e lui si sarebbe confidato con i genitori.

    Due processi paralleli, quello canonico, già chiuso con la sentenza di condanna della Chiesa, e quello penale che, dopo l’incidente probatorio in cui due periti hanno stabilito che il ragazzo è credibile, oggi celebrerà la seconda udienza preliminare. La prima udienza preliminare, davanti al giudice Gianluca Sarandrea, si è chiusa con la difesa di don Vito – il parroco è assistito dall’avvocato Giuliano Milia – chiusa in riflessione sull’opportunità di chiedere o meno il rito abbreviato. Una richiesta che potrebbe essere presentata oggi: in caso di abbreviato, don Vito salterebbe il processo pubblico e, in caso di condanna, avrebbe uno sconto di pena di un terzo.

    Tornando al processo della Chiesa, la sentenza è rimasta nell’ombra ed è diventata nota solo adesso: l’avvocato della famiglia del ragazzo, Vincenzo Di Girolamo, ha voluto che la sentenza fosse inserita agli atti ritenendola un documento fondamentale. E cosa prevede la sentenza della Chiesa? La prima pena stabilita è perpetua: don Vito non può più fare attività parrocchiale a contatto con i minorenni, per esempio niente più catechismo. Le altre pene sono temporanee: per tre anni il parroco è sospeso dal ministero sacerdotale e può solo «concelebrare» la messa o tenere la «messa senza il popolo» quotidiana; per 5 anni don Vito è all’obbligo di dimora «per una vita di preghiera e di penitenza» all’Oasi di Elim della parrocchia della Santa Maria del Divino Amore di Roma.

    Si tratta di un consultorio da 12 stanze singole per il clero in crisi di coscienza: «L’Apostolato Accademico Salvatoriano, in collaborazione con il santuario del Divino Amore, svolge un prezioso servizio a favore dei religiosi e dei sacerdoti che si trovano in particolari difficoltà», recita il sito Internet della parrocchia. «Un luogo e un tempo», dice un depliant, «per riscoprire la propria vocazione. Un’opera Salvatoriana per il sostegno psicologico al clero e alla vita consacrata».

  • Il caso del cardinale australiano Pell.

    Il caso del cardinale australiano Pell.

    di: Mick Hawkins – E’ iniziata a Roma il 29 febbraio scorso la deposizione, in video conferenza con l’Australia, del cardinale George Pell davanti alla Commissione reale australiana, istituzione governativa che indaga sugli abusi sessuali compiuti su minori da uomini di chiesa, cattolica e non cattolica. Gli indagati appartengono a più di venti istituzioni, comprese scuole anglicane e cattoliche, l’Esercito della salvezza, i Boy Scout e altre e differenti organizzazioni religiose.

    L’attenzione si incentra sull’arcidiocesi di Melbourne e su episodi di crimini su bambini, accaduti negli anni tra il 1970 e il 1980, quando il cardinal Pell, ora responsabile delle finanze vaticane, è stato prima un semplice prete, seppure incaricato di educazione cattolica a Victoria, e quindi vescovo. Egli viveva a Ballarat con un numero di altri sacerdoti, uno dei quali fu mandato in prigione per reati multipli che coinvolgono l’abuso sessuale su bambini. L’accusa mossa al cardinal Pell, allora educatore cattolico e poi vescovo è di aver coperto i preti pedofili, come d’altre parte era prassi consolidata in molte diocesi del mondo cattolico, avendo spostato, nella sua funzione di vescovo, i sospettati di tali crimini da una parrocchia ad un’altra, dove, come fu per il sacerdote allontanato da Ballarat, continuarono ad abusare dei bambini. Il cardinale depone a Roma perché la Commissione ha accettato ciò con la motivazione che Pell è affetto da malattia che gli renderebbe pericoloso il volo in Australia.

    Molte vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti in Australia hanno viaggiato a Roma per ascoltare le prove del cardinal Pell. E’ stato un momento molto emozionante per tutti gli interessati. Le vittime dicono di volere che la Chiesa cattolica in Australia ammetta di non aver fatto tutto quello che avrebbe dovuto fare per impedire l’abuso sui bambini. Per onestà va detto che il cardinal Pell ha riconosciuto che la Chiesa come istituzione non ha fatto abbastanza per controllare le attività dei sacerdoti canaglia ed è stato il primo vescovo in Australia, dopo il precipitare dello scandalo, ad istituire un sistema per risarcire le vittime e rimuovere i sacerdoti colpevoli dal loro ufficio. Tuttavia, sia le vittime che la Commissione sostengono che la polizia avrebbe dovuto essere informata non appena le autorità ecclesiastiche vennero a conoscenza degli abusi. Su questo argomento, e sul perché non lo fecero, sembra non abbiano risposto adeguatamente.

    Dopo il caso Wesolowski è la prima volta che accuse dirette arrivano a coinvolgere un alto esponente della Santa Sede. Lo stesso 29 febbraio il porporato australiano è stato ricevuto da papa Francesco. Soltanto poco tempo fa, tornando dal viaggio apostolico in Messico, egli aveva definito “una mostruosità” gli abusi sessuali perpetrati dai preti e aveva aggiunto che “un vescovo che cambia la parrocchia ad un sacerdote, quando si verifica un caso di pedofilia, è un incosciente e la cosa migliore che possa fare è presentare la rinuncia”. Pell, però, ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo di non essere mai stato a conoscenza dei fatti. Tuttavia gli è stato consentito di non presentarsi al cospetto della Commissione, ma gli hanno concesso di rispondere a distanza.

    Abbiamo bisogno di ricordare che la Chiesa cattolica in Australia è solo una delle molte organizzazioni dove è stato trovata negligenza nella risposta all’abuso sessuale sui bambini. Tuttavia nessuna delle altre organizzazioni sostiene che ha un mandato divino che la protegge dall’errore. Sarà difficile che gli australiani si dispongano a rispettare le parole e l’autorità dei capi della Chiesa cattolica.

  • Il cardinale inflessibile che proteggeva i preti pedofili

    Il cardinale inflessibile che proteggeva i preti pedofili

    La procura di Lione ha aperto una inchiesta preliminare per «mancata denuncia di un crimine» nei confronti dell’Arcivescovo di Lione Philippe Barbarin

    di Stefano Montefiori

    Molto severo con i comportamenti a lui sgraditi, molto indulgente con atti oggettivamente ignobili. Inflessibile contro i matrimoni gay, comprensivo con un prete reo confesso di pedofilia. Il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, tempo fa ha usato toni durissimi per denunciare la minaccia alla civiltà rappresentata a suo dire dal mariage pour tous: disse che i bambini andavano protetti, che presto avremmo conosciuto «unioni formate da tre o quattro persone» e che «un giorno anche il divieto di incesto» sarebbe caduto.

    Tre anni sono passati da quelle frasi, e in Francia poligamia e incesto restano reati. Come la pedofilia, del resto, che sembra però allarmare Barbarin in misura molto minore. La procura di Lione ha aperto una inchiesta preliminare per «mancata denuncia di un crimine» e «messa in pericolo della vita altrui» dopo che alcuni ex boy scout hanno denunciato l’arcivescovo, due responsabili diocesani, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Gerhard Müller e un suo collaboratore, che non avrebbero fatto quanto in loro potere per fermare il sacerdote Bernard Preynat, autore di molestie e violenze su una quarantina di bambini (tra il 1972 e il 1991).

    In una intervista rilasciata al quotidiano cattolico La Croix, Barbarin spiega di avere convocato il prete pedofilo verso il 2007-2008, di avere raccolto la sua ammissione di colpevolezza, ma di non avere preso provvedimenti perché — «secondo uno specialista» — quella confessione era segno di ravvedimento. Inoltre, i fatti erano «canonicamente prescritti». Così padre Preynat è restato al suo posto. Anzi, qualche anno dopo, nel 2011, il cardinale Barbarin lo ha promosso a responsabile non di una, ma di sei parrocchie, ancora a contatto con i bambini. Lo stesso Barbarin che l’anno successivo, in occasione del mariage pour tous, si sarebbe autoproclamato difensore dell’infanzia.

    http://www.corriere.it/cultura/16_marzo_07/cardinale-inflessibile-che-proteggeva-preti-pedofili-90db0788-e3d4-11e5-aa1e-c06fd7dc1288.shtml

  • Bufera sull’arcivescovo di Lione, avrebbe coperto i pedofili

    Bufera sull’arcivescovo di Lione, avrebbe coperto i pedofili

    Tre ex scout hanno deciso di denunciare gli abusi avvenuti tra il 1978 e il 1991, e vogliono le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin.

    LIONE – Si respira un’aria molto “Spotlight” nella cellula costituita a Lione da tre ex scout che dopo una vita hanno trovato il coraggio di denunciare gli abusi subiti da alcuni sacerdoti fra il 1978 e il 1991. La giustizia francese sospetta le gerarchie cattoliche lionesi, e forse anche più in alto, di aver coperto tutto.

    Come nel film premiato agli Oscar, il gruppo, sostenuto da avvocati, psicologi e anche associazioni cattoliche, mira in alto: vuole le dimissioni del cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, primate delle Gallie, accusato di aver coperto il principale colpevole per 7 anni, dal 2007 al 2014.

    Sarebbero già 55 le testimonianze “assolutamente credibili” di adulti che frequentavano tra fine anni Settanta e fine anni Ottanta la diocesi lionese e che si sono imbattuti nei preti pedofili.

    Soprattutto in Bernard Preynat, 71 anni, che il 27 gennaio scorso è finito sotto inchiesta ed ha confessato gli abusi, accusandosi persino di stupri per i quali non era stato chiamato in causa.

    Per uno degli ex scout che è uscito allo scoperto, Bertrand Virieux, 44 anni, diventato cardiologo, padre Preynat “era un vero e proprio predatore, attaccava soprattutto ragazzini fra gli 8 e i 12 anni, biondini e con gli occhi blu. Come me”.

    Il primo a denunciare era stato un suo compagno più giovane, Francois Devaux, 37 anni, che accusa il cardinal Barbarin, il suo capo di gabinetto Pierre Durieux e una serie di altri pezzi grossi della gerarchia cattolica, fra i quali due membri della Curia romana, il cardinal Muller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e il suo segretario, il gesuita Luis Ladaria Ferrer.

    Il caso è più che bollente, il primate delle Gallie è uno dei cardinali francesi più importanti, ha la fiducia del Papa e l’episcopato di Francia fa blocco attorno a lui ripetendo che “non era arcivescovo di Lione al momento dei fatti”.

    Ma Barbarin, nonostante le accuse sui preti di Lione piovessero da anni, in particolare da madri di quegli scout vittime di abusi, non rimosse il “predatore” quando, nel 2007, ebbe pubblicamente conoscenza dei fatti. All’epoca – lo giustificano le gerarchie – “era convinto che il prete avesse rotto con il suo passato”. E gli confermò l’incarico in diocesi, con il rischio che continuasse a venire a contatto con bambini. Soltanto nel 2014 arriva la rimozione, dopo che Barbarin ha avuto “la testimonianza diretta di una vittima” ed ha “consultato Roma”.

    Se l’inchiesta andrà fino in fondo, il cardinale Barbarin e i suoi collaboratori rischiano tre anni di carcere e 45’000 euro di multa per omessa denuncia di violenze sessuali su minori. In un comunicato, l’alto prelato fa sapere di voler cooperare “con serenità e fiducia”.

    Sui social network, intanto, dilagano proteste e petizioni contro Barbarin. Una di queste, firmata da molti cattolici, ne chiede apertamente l’immediata rimozione da parte di Papa Francesco.

    http://www.tio.ch/News/Estero/Cronaca/1074343/Bufera-sull-arcivescovo-di-Lione-avrebbe-coperto-i-pedofili

  • Francia, ex-scout contro il prete pedofilo rompono il silenzio dopo 25 anni

    Francia, ex-scout contro il prete pedofilo rompono il silenzio dopo 25 anni

    “La possibilità di denunciare è già per me una prima vittoria, come l’avere ottenuto delle confessioni e poter richiamare alle proprie responsabilità le autorità religiose, perché possa essere fatta luce su tutto ciò che è stato nascosto per 25 anni. È gravissimo ciò che è accaduto. E la nostra battaglia è per conoscere semplicemente la verità”.

    Bertrand et Pierre Emmanuel pensavano di non avere nulla in comune, fino a quando non hanno scoperto di avere vissuto, da bambini, lo stesso incubo, dietro le mura di una delle chiese alla periferia di Lione.

    Bertrand Virieux, presunta vittima di pedofilia e cofondatore dell’associazione “Parole liberate”, in dica il luogo delle violenze:

    “Il prete che celebrava proprio là, abusava sessualmente di decine e decine di bambini”

    Pierre-Emmanuel Germain-Thill, presunta vittima di pedofilia:

    “Quello che più mi sciocca è che cercava di baciarmi con la lingua. Mi accarezzava le parti intime e non sono mai riuscito ad evitarlo. Avevo voglia di scappare ma allo stesso tempo ero bloccato, avevo paura che nessuno mi avrebbe creduto”.

    Bertrand Virieux:

    “Mi ricordo dell’odore del sudore, del contatto con i vestiti, mi ricordo delle sue mani addosso, sotto la mia camicia, che mi stringevano forte a lui”.

    Didier Burdet, presunta vittima di pedofilia:

    “Mi bloccava mettendo una gamba dietro di me e si strofinava contro il mio corpo, me ne ricordo molto bene, sentivo il suo membro contro di me … mi diceva: “Dimmi che mi ami”. E poi mi diceva: “Sei il mio bambino, è un segreto tra noi due e non bisogna dirlo”.

    Un segreto che ha pesato per decenni su decine di ex-scout tra gli 8 e i 12 anni di cui si occupava padre Bernard Preynat, dal 1970 al 1991. Un uomo carismatico, apprezzato dai fedeli che ogni settimana gli affidavano i loro bambini, come racconta un parrocchiano:

    euronews:

    “Nessuno sospettava nulla all’epoca?

    Un parrocchiano:

    “Certo, c’erano persone che sapevano, ma nessuno parlava … il prete di cui parliamo aveva un grande carisma … sono sicuro che alcuni genitori avranno risposto alle rivelazioni dei figli dicendo:” Ci prendi in giro, non è vero”.

    Bertrand Virieux, indicando gli interni della chiesa:

    “Mi ricordo molto bene, accadeva in questa stanza. È successo una o due volte, all’angolo con l’altra stanza … Come c’era rumore all’esterno così c’era silenzio qui all’interno, come quello di oggi, è lo stesso”

    Il silenzio, Didier ne ha sofferto per più di 30 anni. È stato vittime di abusi sessuali dagli 8 agli 11 anni.

    Lo incontriamo a casa di Bernard, cofondatore dell’associazione la Parola Liberata ,
    creata nel dicembre scorso con altre presunte vittime di padre Bernard Preynat. Alcune lo hanno denunciato per aggressione sessuale su minori di 15 anni.

    Grazie all’aiuto di una psicologa, il gruppo offre sostegno e ascolto alle vittime delle aggressioni sessuali del prete. In poche settimane l’associazione ha ricevuto decine di testimonianze di presunte vittime, che non avevano finora osato rompere il silenzio o non erano state ascoltate.

    François Devaux:

    “Siamo riusciti a liberare le parole e a rivelare i fatti, dicendo chiaramente che questa è una realtà, una verità, è ciò che i bambini hanno vissuto. In modo da non lasciare campo libero a chi minimizza quanto accaduto … Questa è la lettera raccomandata che i miei genitori hanno inviato nel 1991”.

    François Devaux si era confidato con genitori e avevano scritto all’arcidiocesi di Lione per chiedere la sospensione del prete. Padre Preynat aveva amesso i fatti e l’arcivescovo dell’epoca lo aveva allontanato dalla parrocchia. Ma sei mesi più tardi aveva ripreso il servizio a contatto con i bambini di altre parrocchie della regione, per 25 anni.
    È stato sollevato dalle sue funzioni nel maggio 2015, dall’attuale arcivescovo, il cardinale Barbarin. Preynat ha celebrato l’ultima messa nell’agosto scorso. Indagato a gennaio 2015, Bernard Preynat ha ammesso tutto, anche di avere commesso violenze sessuali. Confessioni che si aggiungono a quelle fatte 30 anni fa, sottolinea il suo avvocato.

    Frédéric Doyez, avvocato:

    “Se giustizia non è stata fatta, non è certo padre Preynat che l’ha impedito. Lui, nell’istante in cui è stato indicato, ha ammesso tutto. La sua vita va avanti come prima nonostante le infrazioni che ha comesso 25 anni fa. Con una particolarità, ha mantenuto una certa rispettabilità come se nulla fosse successo, con la convinzone che fosse sufficente spostarlo in un altro luogo perché tutto fosse dimenticato”.

    Tra gli ex parrocchiani di padre Preynat, il caso ha suscitato stupore e qualche imbarazzo.

    “Posso solamente dire – dichiara una donna – “Chi non ha peccato scagli la prima pietra, è tutto”. Certo é una cosa fastidiosa, ma per noi è stato un ottimo prete, l’abbiamo amato molto e lo rimpiangiamo. Nostro figlio era il suo chirichetto ed era dispiaciuto quando se n‘è andato”.

    “Amava i bambini e i bambini amavano lui e il catechismo piaceva a tutti – racconta un uomo – e non ho mai neanche immaginato che facesse delle cose del genere, era il mio superiore, io ero il vicario, era il mio prete. Ci sarei rimasto davvero male se lo avessi saputo, sarebbe stato insopportabile, meglio non sapere”.

    Molti cardinali si sono succeduti alla testa della Diocesi di Lione,
    anche a loro le presunte vittime di Bernard Preynat chiedono si assumano la responsabilità di quelle violenze.

    Didier Burdet:

    “Io ce l’ho con il sistema della chiesa, con tutti quelli che sapevano, il vicario di ieri e quelli di oggi. Tutti hanno lasciato fare. Perché questo prete non è stato allontanato dai bambini? – questa è una domanda che adesso è necessario porsi”.

    Il Cardinale Barbarin prima ha affermato di non essere stato a conoscenza degli atti di
    Bernard Preynat fino al 2014, poi di recente ha ammesso che sapeva dal 2007, precisando che si trattava di fatti del passato per cui non c’era mai stata alcuna denuncia, né recidiva.

    L’arcivescovo di Lione ha declinato la nostra richiesta di intervista. Al suo posto ci risponde Régine Maire, già membro del Consiglio episcopale e coinvolta nell’inchiesta. È incaricata del caso Preynat e del rapporto con le vittime per la Diocesi.

    Regine Maire, portavoce arcidiocesi di Lione:

    “Possiamo deplorare questa sorta di omertà e la protezione più dell’istituzione che delle vittime, ma … “

    Una risposta che non basta alle vittime di Preynat. Molte di lorohanno denunciato l’arcivescovo di Lione e Régine Mairie, per non avere denunciato gli atti di pedofilia. Loro lo apprenderanno solo dopo averci incontrato per questa intervista.

    Régine Maire:

    “Il cardinale Barbarin credo sia cosciente dei rischi che corre … della sua complicità … se emergerà che ha coperto o è stato reticente, lui sa che … credo rischi la prigione … quindi … credo ne sia cosciente. E credo sia pronto a dimettersi se necessario … ne va della credibilità della Chiesa”.

    Una Chiesa da cui i membri dell’associazione “Parole Liberate” vogliono delle risposte. La loro denuncia potrebbe essere indirizzata anche ai responsabili del Vaticano. La Santa Sede ha di recente confermato l’obbligo per i prelati di segnalare i casi di pedofilia alle autorità civili.

    Per molte presunte vittime i fatti sono ormai prescritti. Altri invece possono cominciare ora la loro battaglia per la verità. Come Pierre Emanuel. Per tutti le aule del tribunale non dovranno restare gli unici luoghi in cui parlare del caso Preynat.

    Pierre-Emmanuel Germain-Thill, presunta vittima di pedofilia:

    “La possibilità di denunciare è già per me una prima vittoria, come l’avere ottenuto delle confessioni e poter richiamare alle proprie responsabilità le autorità religiose, perché possa essere fatta luce su tutto ciò che è stato nascosto per 25 anni. È gravissimo ciò che è accaduto. E la nostra battaglia è per conoscere semplicemente la verità”.

    http://it.euronews.com/2016/02/19/francia-ex-scout-contro-il-prete-pedofilo-rompono-il-silenzio-dopo-25-anni/