Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: scout

  • Francia: caso di pedofilia a Lione. Card. Barbarin, “alcuni mi rimproverano di avergli creduto. Sì, gli ho creduto”

    Francia: caso di pedofilia a Lione. Card. Barbarin, “alcuni mi rimproverano di avergli creduto. Sì, gli ho creduto”

    La diocesi di Lione è in queste ore alle prese con un caso di abusi sessuali commessi, circa 25 anni fa, da un sacerdote, padre Bernard Preynat, su dei ragazzi scout. Il caso è stato sollevato da una vittima del sacerdote, oggi diventato medico cardiologo e cofondatore con altre vittime dell’associazione “La Parole liberée”. I fatti risalgono agli anni ’80 e il ragazzo a quell’epoca aveva solo 10 anni. Credeva che il sacerdote fosse morto, ma poi casualmente su un giornale ha visto una sua foto in cui era circondato da ragazzi ed è rimasto “scioccato”. Molti sono i ragazzi che hanno subito violenza e abuso da parte del sacerdote. Il caso è oggetto diun’indagine penale e il sacerdote, oggi 71 anni, è stato incriminato e posto sotto sorveglianza giudiziaria “per violenza sessuale aggravata” dopo che quattro denunce sono state depositate nel maggio 2015. Ma il caso pare che non sia ancora finito: da dicembre, il blog aperto dall’associazione è stato letteralmente affollato di testimonianze e ci sarebbero circa “45 vittime dichiarate”. Interpellato dal quotidiano cattolico “La Croix”, il cardinale Philippe Barbarin racconta di essere stato messo al corrente dell’affare negli anni 2007/2008 ma anche di aver creduto alla versione che gli diede all’epoca il sacerdote incriminato rispetto ai fatti: “Una persona di Sainte-Foy-lès–Lyon – racconta il cardinale – mi ha parlato del comportamento di P. Preynat, negli anni 2007-2008. Allora gli ho chiesto appuntamento per chiedergli se, dal 1991, fosse successa la minima cosa in questo senso. E lui mi ha assicurato: ‘Assolutamente niente, sono stato completamente scottato da questo cas’. Alcuni mi rimproverano di avergli creduto… Sì, gli ho creduto”.

    “Quando sono arrivato a Lione – spiega ancora il cardinale –, non sapevo nulla. Quando poi ho appreso i fatti, non disponevamo di alcuna denuncia. Attendo la fine della procedura civile. Se il processo si chiude a causa della prescrizione, poi aprirò un processo canonico, perché un giudizio deve essere fatto: per questo chiederò a Roma che sia levata la prescrizione prevista in base al diritto canonico”. Il cardinale Barbarin dice anche di aver chiesto consiglio al cardinale Sean Patrick O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, creata nel 2013. E quindi aggiunge: “Posso dire che, dal momento che sono vescovo,ogni volta che mi è stato segnalato un abuso, ho reagito immediatamente,sospeso il prete e avvisato la giustizia: è successo a Lione nel 2007 e nel 2014. Nel caso di padre Preynat, la situazione è molto diversa perché erano fatti vecchi per i quali non era mai stata presentata alcuna denunciané alcun indice di recidiva. La mia unica preoccupazione è sempre stata quella di garantire che nessun male sia mai più commesso”.

  • Bologna, adescava ragazzini in rete: arrestato un capo scout

    Bologna, adescava ragazzini in rete: arrestato un capo scout

    BOLOGNA – Erano riusciti a carpire la fiducia di un ragazzino bolognese di 12 anni, chattando con lui il pomeriggio e la sera tarda o addirittura di notte. Uno dei due adulti l’aveva convinto a incontrarlo, e in quell’appuntamento il 12enne e l’uomo si erano ripromessi di rivedersi per un rapporto intimo, che non c’è stato grazie alla scoperta della chat da parte dei genitori del ragazzino. Chat che conteneva quasi solo argomenti di tipo sessuale. La polizia postale ha denunciato i due adulti che avevano contattato il piccolo bolognese, grazie alle tracce lasciate sui social network dai due indagati, un 48enne pugliese da tempo residente a Modena, operaio metalmeccanico, celibe, con numerosi precedenti per pornografia minorile e abuso di minori; e un 24enne veneto, residente a Bologna, capo scout e impegnato nel volontariato, arrestato in flagranza e sottoposto a obbligo di dimora: poco tempo fa ha incontrato un 12enne di Treviso.

    In una nota la Postale spiega che “la strategia che sottende alle condotte dell’adescatore prevede che questi contatti le proprie vittime in ambienti virtuali che potenzialmente gli consentono di interagire con i minori lontano dal controllo dei genitori, mettendolo al riparo dal rischio di essere individuato e fermato”. “Il pedofilo, a differenza dei genitori, ma degli adulti in genere – sottolinea la Postale – è aggiornatissimo su ogni fluttuazione e sulle nuove “tendenze” dei giovani nell’utilizzo degli smartphone: sa agire con efficacia ed adotta egli stesso le modalità di comunicazione proprie degli adolescenti”.

    Il 48enne infatti attraverso account facebook falsi aveva raggiunto almeno 180 ragazzini fra gli 11 e i 15 anni, “che l’uomo contattava via chat per dialogare principalmente di sesso, incalzandoli con domande sulle loro preferenze e sulle loro “esperienze” in merito e poter ottenere foto e video a contenuto pedopornografico”. Durante un sequestro nella sua abitazione è stato individuato materiale informatico.

    Il più giovane dei due, il 24enne, che in rete utilizzava il

    suo vero nome, aveva almeno 300 contatti di adolescenti e preadolescenti; fra di essi anche un minorenne di Treviso, che il capo scout ha incontrato: in quell’occasione, per pedinarlo e incastrarlo, “è stato predisposto un servizio di appostamento che portava al suo arresto nella flagranza del reato di “atti sessuali con minorenne”, nella camera del ragazzino. I contatti tra l’educatore scout ed il minore avvenivano soprattutto attraverso Whatsapp.

    http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/02/06/news/adescavano_minori-132833064/

  • Pedofilia, nuovo affondo di don Lupino A fine messa: «Solidale con don Pinetto? No, sono solidale con le sue vittime»

    Pedofilia, nuovo affondo di don Lupino A fine messa: «Solidale con don Pinetto? No, sono solidale con le sue vittime»

    SAVONA. Mentre il mondo clericale savonese si è stretto intorno a don Pietro Pinetto, a seguito delle perplessità espresse da alcune mamme sul suo ruolo nella nuova parrocchia di San Francesco, in piazza Bologna, qualcuno ha riservato un pensiero alle vittime di pedofilia. È, ancora una volta,il grande accusatore della pedofilia clericale, don Giovanni Lupino, che ieri, al termine della messa, ha precisato la sua posizione. «Dal vicariato diocesano – ha detto il parroco di Lavagnola Lupino- ho ricevuto una e-mail,in cui si precisava che tutti i sacerdoti savonesi sono solidali con don Pinetto, eccetto qualcuno. Specifico ai parrocchiani che, quel “qualcuno”, sono io. Sono solidale non con il collega, ma con le vittime. Mi risulta che le accuse di pedofilia, contro il sacerdote, siano risultate reali, ma prescritte». Dure parole anche verso chi aveva, in questi giorni, tentato di denigrare le vittime, definendole ex tossicodipendenti ed ex galeotti. «Le vittime, che ho riascoltato, di recente, e le cui storie mi sono tristemente note – dice Lupino -, si trovavano in seminario e avevano 12anni, quando hanno subito molestie. Non erano,a quel tempo, né ex carcerati né drogati. Se, poi, qualcuno si è avvicinato all’eroina e uno si è suicidato, dovremmo farci qualche domanda. Per questo, nei miei incontri con il nunzio apostolico, ho chiesto che venga avviato seriamente un processo canonico contro don Pinetto». Nei giorni scorsi il gruppo scout di Lavagnola, in aperta polemica con l’atteggiamento di don Lupino,ha annunciato l’addio alla parrocchia.

    Silvia Campese IL SECOLO XIX Savona

  • Rivolta in chiesa contro don Pinetto catechista

    Rivolta in chiesa contro don Pinetto catechista

    I genitori non vogliono il prete che fu indagato per pedofilia: «Porteremo via i nostri figli»

    IL SACERDOTE TRASFERITO DA CELLE A SAN FRANCESCO E SANLORENZO. IERI INCONTRO FAMIGLIE-PARROCO

    SAVONA. Le voci corrono. Ma l’arrivo di don Pietro Pinetto, dalla parrocchia di San Michele di Celle a Savona, era passato inosservato. Sino a ieri. Quando le mamme dei bimbi delle due chiese cittadine, in cui il sacerdote svolgerà attività accanto al parroco don Daniele Grillo, San Francesco inpiazza Bologna e San Lorenzo alla Rusca, si sono rivoltate contro la decisione della curia. La causa è da rintracciarsi nelle vicende giudiziarie, che hanno coinvolto il sacerdote, e che si sono concluse ormai due anni fa. Nel 2013, don Pinetto è stato iscritto nel registro degli indagati per abusi sessuali su almeno quattro dodicenni (uno solo di fronte al pm e agli agenti della squadra mobile ha negato), ed il fascicolo è ancora nelle mani del pm Giovanni Battista Ferro in attesa della richiesta dal gip di archiviazione per prescrizione. Don Pinetto, successivamente, era stato accusato di aver ingiustamente denunciato per diffamazione a mezzo stampa Sandro P., una delle vittime,«pur sapendolo innocente, visto che, dalle indagini compiute,sono risultate fondate le accusa di abusi sessuali su minore, perpetrate agli inizi degli anni settanta, in seminario». Un profilo, quello del sacerdote proveniente da Celle, che non è passato inosservato ad alcune delle madri dei duecento bambini, che frequentano le parrocchie savonesi, tra attività di catechismo e scout. Tanto che, ieri sera, prima della consueta riunione di inizio anno per la dottrina dei figli, hanno manifestato con chiarezza l’intenzione di ritirare i figli se sarà don Pinetto a occuparsi delle attività riguardanti i minorenni, come riportato anche da una comunicazione della Rete l’Abuso. «Ci siamo confrontate da alcuni giorni, appena abbiamo preso coscienza della situazione che si sarebbe creata in parrocchia – spiega Francesca, portavoce del gruppo delle mamme savonesi-. Questa sera, nella consueta riunione con il parroco,esprimeremo la nostra assoluta opposizione all’affidamento dei nostri figli al sacerdote, su cui pesano accuse estremamente gravi. Non vogliamo né fare polemiche né attirare l’attenzione dei media: semplicemente, non intendiamo che i nostri figli si possano trovare in situazioni che possano mettere a repentaglio la serenità della loro infanzia. La decisione, che coinvolge un folto gruppo di noi, è chiara: se il sacerdote non verrà sollevato dalle attività, che coinvolgono i nostri bambini e ragazzi, li porteremo altrove». Parole dure, che rischiano di aprire una ferita, nella chiesa savonese, che sembrava ormai chiusa. Costringendo la curia a rivedere i ruoli dei suoi sacerdoti e, soprattutto,a ricreare un filo diretto con i fedeli.

    S.C. Il Secolo XIX Savona

  • Accuse alla chiesa savonese, è guerra a don Lupino gli scout lasciano la parrocchia

    Accuse alla chiesa savonese, è guerra a don Lupino gli scout lasciano la parrocchia

    Savona – È divorzio tra gli scout del Savona 7° e la parrocchia di Lavagnola, che li ospitava da quasi quarant’anni. Se i genitori dei cento bambini e ragazzi del gruppo, nel prossimo incontro, daranno mandato alla dirigenza, il numeroso gruppo degli scout cercherà un’altra “casa” lasciando la chiesa di San Dalmazio e, soprattutto, prendendo le distanze dal parroco don Giovanni Lupino, causa della scelta migratoria.

    La frattura era nell’aria da tempo. Circa un anno fa, i primi screzi. La situazione, però, aveva preso una piega ben più delicata la scorsa estate. Soprattutto perché si era andata a intrecciare con la presenza, a Savona, del vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, giurista e garante, chiamato dalla Diocesi in un ruolo vicino a quello del nunzio apostolico, per affrontare il “caso don Lupino”. Un sacerdote scomodo, che ha sempre preso posizioni pubbliche contro i casi di pedofilia clericale nel savonese, puntando il dito contro quella che non ha mai temuto di definire una “chiesa omertosa”.

    Alcuni dirigenti del gruppo scout del Savona 7° avevano tenuto colloqui con Tanasini proprio a proposito di con Lupino segnando una frattura che era diventata incolmabile. Sarebbe stato impossibile ricominciare un anno di attività, scout e Lupino, sotto lo stesso tetto: qualcuno se ne sarebbe dovuto andare. Le voci, che erano girate lo scorso luglio, avevano fatto pensare a una “punizione” del parroco di Lavagnola e c’era chi dava per scontato il suo trasferimento. Invece, il colpo di scena. Monsignor Tanasini non ha preso alcun provvedimento verso Lupino. Lo conferma il vicario del vescovo, don Antonio Ferri.

    «Come avevo preannunciato, qualsiasi comunicazione ufficiale assunta da monsignor Tanasini sarebbe stata resa pubblica. Ma non c’è, a proposito, assolutamente nulla da comunicare». Chiarimenti, da parte del vicario, anche sulla querelle scout-Lupino. «Sono vicende che nulla hanno a che vedere con la presenza di Tanasini in città: c’è stato solo un accavallamento temporale degli eventi. Se gli scout hanno accostato i fatti, hanno agito a titolo personale, senza ricevere da alcuno il mandato e l’autorizzazione per farlo. Spiace ci siano state incomprensioni tra il gruppo e il sacerdote: gli scout sono liberi di spostarsi altrove».

    D’accordo con il vicario lo stesso don Lupino. «Il Savona 7°-dice- è libero di andare dove desidera. Non sono liberi, gli scout, di calunniarmi. Le deposizione sulla mia persona a monsignor Tanasini, effettuate da alcuni responsabili della comunità capi, rendono difficile il rapporto di fiducia e collaborazione. Penso sia giusto, quindi, che vadano a offrire il proprio servizio altrove, con parroci con cui abbiano maggiore intesa. Per quel che mi riguarda, il piacere dei tre, lunghissimi, incontri che ho avuto con il nunzio apostolico, non hanno prezzo. È la prima volta che un vescovo mi ascolta. Ho trovato disponibilità, accoglienza e, quella da lui rappresentata, è apparsa come una Chiesa attenta e sensibile a conoscere le problematiche, che riguardano quarant’anni della nostra diocesi».

    http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2015/10/06/ARa75LDG-lasciano_savonese_parrocchia.shtml

  • Lupi svela la missione di Tanasini: fare chiarezza su don Lupino, il fustigatore dei preti pedofili.

    Lupi svela la missione di Tanasini: fare chiarezza su don Lupino, il fustigatore dei preti pedofili.

    SILVIA CAMPESE SAVONA. Il vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, è stato invitato dalla Diocesi di Savona-Noli, in qualità di esperto giurista, «per occuparsi di situazioni riguardanti un membro del clero savonese». Presumibilmente, il parroco di Lavagnola, don Giovanni Lupino, che, da grande accusatore della chiesa savonese, diventerebbe l’imputato. A chiarire l’arcano, senza fare riferimenti precisi ad alcun sacerdote, è stato il vescovo Vittorio Lupi che, con un comunicato diffuso dall’Ufficio stampa della diocesi, ieri pomeriggio, ha fatto chiarezza sui motivi della presenza di Tanasini, nonostante il giorno prima, contattato dal giornale, non si fosse voluto esprimere a tal proposito. «Il vescovo di Chiavari monsignor Alberto Tanasini – scrive il vescovo Lupi- non è un nunzio apostolico, né tantomeno un ispettore, inviato dal Vaticano. La sua presenza a Savona è, al contrario, stata richiesta dalla Diocesi ed è stata confermata dalla Congregazione per il clero. Il vescovo Tanasini è stato chiamato, quale esperto giurista, a occuparsi di situazioni riguardanti un membro del clero savonese e che nulla hanno a che fare con vicende legate alla pedofilia». Di seguito, il vescovo sottolinea la valenza del ruolo «di esterno», che consentirebbe a Tanasini «di operare con massima obiettività, a garanzia e a tutela di tutti». Una strada, quella delle verifiche sull’operato di don Lupino, che il vicario don Antonio Ferri aveva lasciato trasparire e che, ormai da mesi, i dirigenti scout di Lavagnola avevano pubblicamente manifestato, tanto che il parroco di San Dalmazio era intervenuto in prima persona a tranquillizzare i fedeli, turbati da tali comunicazioni che anticipavano l’ufficialità. Oggi, dal vescovo, i chiarimenti. Sul tema è intervenuto il teologo Giampiero Bof. «So che Tanasini sta operando da alcune settimane a Savona – ha detto -. Un compito delicato, che nulla ha a che fare con i processi: la funzione del visitatore apostolico è quella di ascoltare le persone, stilare un reso conto e consegnarlo a chi di dovuto». E ancora: «Sarei sorpreso– ha aggiunto- se, a pagare in questa diocesi, fosse il parroco di Lavagnola. Al di là della sua testa dura, come gli dico sempre scherzando non saprei quali altri capi d’accusa potrebbero pendere su di lui». Intanto, voci in ambito clericale, annuncerebbero un imminente incontro di Tanasini con Lupino. Che, non è un mistero, avrebbe pronto un dossier che ricostruirebbe la storia della diocesi. Temi resi noti dallo stesso Lupino, anche attraverso lettere, inviate per la pubblicazione, al settimanale diocesano “Il Letimbro”. Non solo gli scandali della pedofilia, ma anche i temi dell’omosessualità assai diffusa, in alcuni periodi, all’interno del seminario di Savona, simbolicamente rappresentati dall’outing di don Carlo Rebagliati, sospeso con provvedimento diretto e scomparso nel gennaio del 2013.

    Silvia Campese Il Secolo XIX Savona

  • Pedofilia, arriva il vescovo ispettore

    Pedofilia, arriva il vescovo ispettore

    Monsignor Tanasini ascolta le accuse di don Lupino che potrebbe essere a sua volta punito

    SILVIA CAMPESE SAVONA. Un ispettore di curia, inviato da Roma, non si può escludere da papa Francesco in persona, sta ascoltando e raccogliendo testimonianze tra i sacerdoti e i laici della diocesi di Savona. La notizia, ufficiosa, era nell’aria da mesi, anticipata dal gruppo dirigente degli scout di Lavagnola, che non aveva lesinato esternazioni pubbliche, anche durante le messe nella Parrocchia di San Dalmazio. Solo in questi giorni, però, la notizia è emersa in tutta la sua evidenza: si tratta del vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, a Savona da diverse settimane,impegnato in una serie di incontri sotto traccia. In curia nessuno aveva intenzione di rendere nota la visita, che resta tutt’ora avvolta da un alone di mistero.

    Rimandando, per forza di cose, a un altro episodio recentissimo, che ha coinvolto sempre la Liguria:l’invio dal Vaticano del nunzio Adriano Bernardini, chiamato a rimettere a posto le vicende che hanno caratterizzato una delle diocesi più chiacchierate d’Italia,quella di Albenga-Imperia. Qui l’epilogo non è ancora stato scritto: dopo il commissariamento, al vescovo Mario Oliveri, è stato affiancato il coadiutore Guglielmo Borghetti, protagonista ora di una vera rivoluzione. Sul perché tocchi ora a Savona la visita di un nunzio apostolico, si possono solo avanzare ipotesi. Due sarebbero le piste accreditate. C’è chi individuerebbe, in questa visita, un approfondimento “devisu” delle numerose segnalazioni giunte in Vaticano, sulle drammatiche vicende legate alla pedofilia.

    Non ultima, ormai più di un anno fa, Luisa Bonello, morta suicida nel settembre2014, aveva consegnato nelle mani di monsignor Angelo Becciu, della segreteria di Stato vaticana,un dossier dedicato alla vicenda pedofilia savonese, incontrando lo stesso papa Francesco. Sarebbero insistenti, però, anche le voci su una missione finalizzata a verificare e porre sotto la lente d’ingrandimento il ruolo del parroco di Lavagnola, don Giovanni Lupino, contestato da una parte degli scout perché considerato eccessivamente autoritario. Se fosse vera la seconda ipotesi, non potrebbe comunque restare fuori dal dossier, che Tanasini dovrebbe restituire, la vicenda pedofilia.

    Don Lupino è stato uno tra i sacerdoti che, più duramente, ha puntato il dito contro l’omertà con cui la curia avrebbe gestito gli episodi. Raggiunto telefonicamente dal Secolo XIX, il vescovo di Chiavari non ha voluto commentare. Silenzio totale anche da parte di don Lupino. «Se necessario, le questioni verranno rese pubbliche a tempo debito – l’unica dichiarazione rilasciata da don Antonio Ferri, vicario del vescovo di Savona-. Si tratta di percorsi riservati. Spiace sapere che,alcuni, abbiano diffuso notizie che hanno aumentato la confusione». Sui motivi della presenza del nunzio, il tema pedofilia o un’analisi del ruolo di don Lupino, dal vicario Ferri una sola battuta: «Escluderei il primo argomento».

    Da il Secolo XIX Cartaceo del 17-7-2015

  • LA PIAGA DELLA PEDOFILIA NELLA CHIESA Dopo quel processo-choc  i casi Massaferro e Giraudo, l’exprete di Finale sotto accusa per minacce alle vittime.

    LA PIAGA DELLA PEDOFILIA NELLA CHIESA Dopo quel processo-choc i casi Massaferro e Giraudo, l’exprete di Finale sotto accusa per minacce alle vittime.

    SAVONA. Giorgio Barbacini è stato il primo caso,ma le cronache degli anni Duemila sono arricchite da altri due preti condannati per pedofilia. Si tratta di Luciano Massaferro, alassino, nei guai per aver abusato di una parrocchiana dodicenne e Nello Giraudo, che ha chiesto di tornare allo stato laicale e che ha patteggiato un anno di carcere per aver molestato un quindicenne durante un campo scout nel finalese. Entrambi, come peraltro Barbacini, avevano contatti diretti con i parrocchiani minorenni. Don Lu era il parroco di San Vincenzo ad Alassio, don Nello gestiva una comunità per minori. E per entrambi i vertici della curia non erano intervenuti per allontanarli dalle potenziali vittime. Don Luciano Massaferro, però, il carcere lo ha fatto. Prima a Chiavari, poi a Villa Andreini dove fino a qualche settimana fa stava scontando la condannaa7annie8mesiper avere molestato sessualmente una chierichetta della parrocchia di San Giovanni ad Alassio. Il Tribunale ha infatti accolto la richiesta dei legali per l’affidamento in prova ai servizi socialidiImperia e don Massaferro ha trovato ospitalità alla Casa della Carità. Massaferro deve rimanere in casa nelle ore notturne, di giorno assolve ai compiti difare il giro di consegna dei pasti. Nello Giraudo ha invece trovato ospitalità in varie strutture del ponente e nonostante la pena patteggiata ha trovato anche il modo per molestare le sue vittime durante gli incontri casuali che erano avvenuti per strada. Al punto che il pm Giovanni Battista Ferro ha avviato nei suoi confronti un’inchiesta (giunta a conclusione) per minacce.

    Savona Il Secolo XIX

  • Prostituzione minorile alla stazione Termini: «Quei ragazzini avevano mille clienti»

    Prostituzione minorile alla stazione Termini: «Quei ragazzini avevano mille clienti»

    I clienti lo sapevano: per adocchiare baby prostituti dovevano appostarsi sulla scala mobile che conduce in via Giolitti. Da lì gli sguardi ammiccanti, lo scambio del numero del cellulare, e poi l’appuntamento per consumare in casa (spesso in ville) dopo la doccia, oppure di corsa, su un vagone.

    Sono almeno un migliaio, secondo una prima stima degli investigatori, i clienti senza scrupoli che hanno frequentato Termini per adescare ragazzini, per lo più rom e minorenni. Pedofilia a basso costo visto che ogni incontro veniva pagato dai dieci ai cinquanta euro. Tra i frequentatori già schedati, ci sono commercianti, operai, sbandati, professionisti e religiosi, come don Dino, al secolo Placido Greco, finito in carcere per pedopornografia. Nomi da giorni al vaglio della polizia ferroviaria, delegata alle indagini dall’aggiunto Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi.

    L’inchiesta, che finora ha portato all’iscrizione del registro degli indagati di diciassette persone, di cui dieci finite in manette, rischia di allargarsi. Intanto gli inquirenti puntano ad accertare se il parroco, che si era ricavato un doppio lavoro da talent scout del cinema porno, fotografando decine di adolescenti nudi e stava riscrivendo la bibbia in chiave hard, possa essere stato spalleggiato da altri. Le immagini agli atti ritraggono ragazzini vestiti solo con il collarino ecclesiastico o fasce talari e lo stesso don Dino con altri simboli religiosi. Intanto il sacerdote si difende: «Avrò commesso dei peccati, ma sono un buon prete» si è giustificato dal carcere di Regina Coeli, dove ieri ha ricevuto la visita della sorella.

    A breve potrebbe essere chiamato a chiarire la sua posizione anche Luca Galleschi, un ex sacerdote indagato per prostituzione minorile. Uno dei baby squillo ha riferito che l’ex religioso, presentandosi come maestro, gli avrebbe proposto un incontro in cambio di venti euro. Una testimonianza ritenuta chiave dalla procura. «Lo avevo notato gravitare nella zona della chiesa Santa Maria degli Angeli» ha raccontato il ragazzo «e in alcune occasioni l’ho visto mentre faceva entrare dei ragazzini romeni da un ingresso laterale della chiesa.

    Scambiando qualche parola con uno di loro, una volta, ho appreso che quell’uomo li pagava venti euro per consumare rapporti sessuali». Resta al vaglio la posizione di un altro sacerdote, un quarantenne ecuadoregno, che ha avuto un incontro a pagamento con un diciottenne (e per questo non imputabile) ma diversi contatti telefonici con minorenni.

    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/prostituzione_minorile_stazione_termini_ragazzini_mille_clienti/notizie/1379136.shtml

  • Ex prete Giraudo accusato di minacce da una delle vittime.

    Ex prete Giraudo accusato di minacce da una delle vittime.

    Minacce aggravate. È la contestazione che il sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro ha mosso a Nello Giraudo, l’ex prete accusato e condannato (patteggiato) ad un anno di reclusione per violenza sessuale su un minore.

    Secondo l’accusa, Giraudo avrebbe rivolto frasi pesanti ad almeno due vittime delle sue morbose attenzioni a distanza di due anni dalla conclusione dell’inchiesta. «Te la farò pagare» avrebbe detto a S. M. incontrandolo per strada.

    «Dopo il bene che ho fatto a te e agli altri ragazzi, tu mi hai denunciato» avrebbe insistito l’ex prete con quel giovane – ora sposato e padre di famiglia – incontrato casualmente in strada a Finale Ligure.

    Ma non sarebbe l’unico caso del genere. Una volta smesso l’abito talare e chiusi i suoi conti con la giustizia, Nello Giraudo si sarebbe tolto qualche sassolino dalle scarpe nei confronti di quei ragazzi che, in seguito al suo comportamento, hanno subito conseguenze psicologiche pesantissime.

    Anche in questo caso, però, S. M. (Attraverso la Rete L’ABUSO) ha avuto la forza di sporgere denuncia ed avviare un’altra inchiesta.

    Gli uomini della polizia giudiziaria hanno iniziato le indagini e nelle scorse settimane il pm Ferro ha posto fine all’indagine inviando l’avviso di conclusione indagini al legale (Marco Russo) e all’indagato. Resta in piedi, e coperto dal massimo riserbo, l’altro filone d’indagine su presunti abusi su altri minori del campo scout di Finale nel quale si consumò (2005) il primo abuso che Giraudo ha patteggiato.

    «No comment» ribatte il pm, ma sono già molti i testi ascoltati dagli uomini della squadra mobile.

    Giovanni Ciolina LA STAMPA Savona del 30/5/15