Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • NOVARA: rito abbreviato per l’ex rettore dei Legionari Di Cristo

    NOVARA: rito abbreviato per l’ex rettore dei Legionari Di Cristo

    Si è svolta ieri a Novara l’udienza che vede imputato, per abusi sessuali su tre seminaristi, padre Vladimir Resendiz Gutierrez, l’ex rettore del seminario minorile di Gozzano.

    L’ex legionario, che prima di rifugiarsi in Messico era già stato condannato dalla chiesa, e ridotto allo stato laicale per gli abusi ai danni di due dei tre seminaristi coinvolti nel procedimento, non era presente in aula. Il suo avvocato aveva richiesto il rito abbreviato, accolto nell’udienza di ieri, mentre la controparte aveva chiesto la responsabilità civile dei Legionari, anche questa accolta dal giudice.

    Accolte anche le costituzioni di parte civile delle presunte vittime e della Rete L’ABUSO che, così, entra a fare parte del procedimento.

    La prossima udienza, che dovrebbe essere quella conclusiva, è stata fissata per il prossimo 22 novembre.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Pedofilia nella Chiesa, parte una raccolta fondi per pagare spese legali al cardinale Pell

    Pedofilia nella Chiesa, parte una raccolta fondi per pagare spese legali al cardinale Pell

    Il cardinale australiano George Pell, l’ex “ministro delle finanze” del Vaticano, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di abusi sessuali a minori. Per sostenere le costose spese legali del penalista che lo difende, l’arcidiocesi di Sydney sta pubblicando diversi annunci in cui chiede donazioni ai fedeli. “Mi chiedo se la Chiesa cattolica, attraverso questo fondo, non stia pagando in modo discreto gli avvocati del cardinale”, ha commentato la legale di due degli accusatori.

    Il cardinale australiano George Pell, da tempo coinvolto in uno scandalo di abusi sessuali a minori, si è sempre dichiarato innocente. Ma il giudice di Melbourne, Belinda Wallington, al termine dell’istruttoria durata quattro settimane, ha deciso che ci sono abbastanza prove per un rinvio a giudizio dell’ex “ministro delle finanze” delle Santa Sede. Saranno dunque due giurie distinte a stabilire se l’alto prelato è colpevole dei gravi fatti di cui è imputato.

    Pell, di 76 anni, è il più alto esponente ecclesiastico mai coinvolto in uno scandalo di pedofilia. Al centro delle indagini, molestie sessuali e abusi che sarebbero avvenuti tra la fine degli anni ’70 e ’80 a Ballarat, la sua città natale, e tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000 nella diocesi di Melbourne, di cui Pell era arcivescovo. Oltre ai capi d’imputazione che gli vengono direttamente contestati, dovrà difendersi anche all’accusa di aver coperto altri sacerdoti pedofili e insabbiato uno stupro. Il porporato, nominato nel 2014 da Papa Francesco a capo della Segreteria per l’economia del Vaticano, era anche una delle figure chiave scelta dal pontefice per la riforma della Curia Romana. Ma dopo le accuse formulate contro di lui, la Santa Sede ha concesso al cardinale un periodo di congedo per consentirgli di ritornare in Australia e difendersi in un aula giudiziaria.

    Se molte delle incriminazioni contro il prelato sono cadute, ne rimangono altre 10 di cui dovrà rispondere in due processi separati. Il primo riguarderà le accuse di avere molestato dei ragazzini nella piscina di Ballarat, quando era solo un semplice sacerdote. Il secondo, invece, riguarderà fatti che sarebbero avvenuti nella cattedrale di Melbourne alla fine degli anni ’90, quando Pell a capo della diocesi. In questo caso l’imputazione è di aver molestato due coristi in sagrestia dopo la messa.

    A difendere il cardinale è il prestigioso penalista Robert Richter che costerebbe, secondo le indiscrezioni dei media australiani, decine di migliaia di dollari al giorno. Per sostenere le spese legali, quindi, l’arcidiocesi di Sidney ha deciso di pubblicare diversi annunci in cui chiede donazioni ai sostenitori del prelato. Nell’ultimo numero del settimanale, Catholic Weekly, assieme alle coordinate bancarie del fondo, la curia ha scritto un articolo in cui ricorda che “è stato creato un fondo indipendente in cui le persone che desiderano possono contribuire. L’arcidiocesi di Sydney non ha istituito il fondo né è coinvolta nella sua gestione”. Una portavoce del prelato, Katrina Lee, ha affermato che la curia di Sydney, pur fornendo i dettagli del fondo a chi ne faccia richiesta, non vi contribuisce, né il Vaticano ha fornito alcun contributo. “Da quando il Cardinale Pell è tornato in Australia, molte persone hanno chiesto di poterlo aiutare per le spese legali – ha detto Lee – e a questo scopo è stato istituito da un avvocato indipendente un fondo fiduciario”.

    Chi è il responsabile del denaro raccolto per aiutare il cardinale a pagare l’onorario del suo costoso team di avvocati? Il nome dell’intestatario del conto corrente che appare in tutti gli annunci risulta essere Ferdinand Zito and Associates, uno studio legale con un piccolo ufficio nella periferia di Melbourne. Una portavoce dell’avvocato ha confermato la titolarità e la gestione del fondo ma, a causa del rapporto di riservatezza con il cardinale, non ha voluto fornire alcun altro elemento.

    “Mi chiedo se la Chiesa cattolica, attraverso questo fondo, non stia pagando in modo più discreto le spese legali di Pell”, ha dichiarato Ingrid Irwin, un avvocato di Ballarat e rappresentante legale di due degli accusatori del cardinale. Ma c’è anche chi difende la raccolta di denaro tra i fedeli. Come Des Cahill, professore emerito dell’Università di Melbourne, e compagno di seminario del cardinale. “Ha sempre detto di essere innocente e continua ad essere amato da molti cattolici per le sue battaglie e per ciò che rappresenta”. Cahill crede che le donazioni saranno sufficienti a coprire l’onorario degli avvocati difensori, che alla fine del procedimento giudiziario potrebbero ammontare a diversi milioni di dollari.

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  • RISARCIMENTI E ACCORDI – Chiesa e Vittime: un po’ di chiarezza

    RISARCIMENTI E ACCORDI – Chiesa e Vittime: un po’ di chiarezza

    Tante se ne sentono su questi temi: opinioni contrastanti, un po’ di tutti i colori.

    Come familiari di vittime di preti pedofili vorremmo “sgombrare il campo”, spiegare un po’ in concreto cosa succede con questi benedetti “soldi” che la chiesa darebbe alle vittime.

    Ci fa male leggere commenti nei quali addirittura qualcuno accusa le vittime di approfittarsene, di fare le denunce per soldi. “Sarebbe un business” accusare un prete di pedofilia. Vogliamo credere che questi commenti siano dettati dalla non conoscenza della realtà, vogliamo pensare che siano frutto di pregiudizi perché non si è approfondito l’argomento.

    Ci sembra dunque importante prendere la parola e fare un po’ di chiarezza.

    Partiamo da alcune premesse, molto semplici, che potrebbero sembrare banali, ma forse non sono così scontate nel “senso comune”:

    • Un abuso sessuale è un reato e come tale va denunciato, senza sensi di colpa, come buoni cittadini e anche come buoni cattolici!

    (permettere ad una persona che commette un reato di ripetere quel reato e causare altre vittime, altra immensa sofferenza, non è un po’ come rendersi complice?)

    • Chi è colpevole di un reato che provoca un danno è tenuto a risarcire chi ha subìto il danno, in base a quanto stabilito in sede legale (nei Tribunali)
    • L’entità del risarcimento tiene conto dell’entità del danno subìto, che può essere in parte temporaneo e in parte permanente (come per qualsiasi danno, pensiamo per esempio alle vittime di incidenti stradali). Vi sono delle tabelle, alle quali si attengono i medici legali nello stilare le perizie, che stabiliscono i punteggi che poi si traducono in termini economici.

    Cosa succede dunque in concreto?

    Se puoi denunciare il fatto in sede penale (ovvero se non è ancora intervenuta la prescrizione), dopo il rinvio a giudizio del sacerdote puoi costituirti parte civile e quindi prendere parte attivamente al processo, attraverso il tuo avvocato, il quale provvederà a richiedere una “provvisionale” (una sorta di anticipo, anche per continuare a sostenere le spese processuali) al termine del primo grado di giudizio. La provvisionale sarà decisa e confermata dal Giudice, e non è comunque scontato che venga accordata. Vi sarà poi l’appello (secondo grado di giudizio) e la Cassazione (terzo grado di giudizio).

    Al termine dei tre gradi di giudizio, se il prete verrà ritenuto colpevole, può esserci il riconoscimento del danno direttamente in sede penale (con definizione dell’ammontare del risarcimento, al quale verrà sottratta l’eventuale cifra ottenuta come provvisionale), oppure prende avvio il processo in sede civile (e passano anni…): al termine del processo civile il giudice stabilirà la cifra che dovrà essere versata alla vittima come risarcimento per il danno subìto.

    Detta così sembra facile e lineare. Funzionerebbe tutto alla perfezione: subisci un danno (e, “provare per credere” qual è l’entità del danno di una vita distrutta…!) ottieni un risarcimento … tutti felici e contenti!

    Peccato che gli “intoppi” sono davvero tantissimi e non c’è nulla che tutela le vittime fino in fondo: rimani con il tuo dramma e, se ottieni qualcosa – che è sicuramente molto distante da quello che stabilisce la perizia medico-legale – devi ancora ringraziare. Altro che “business”!

    Facciamo alcuni esempi relativi al RISARCIMENTO:

    • ipotizziamo che tutto vada liscio fino alla fine del terzo grado penale e il giudice stabilisca un “congruo” risarcimento. E se il prete non ha soldi? Se riesce a dimostrare di essere nullatenente? Mettiti il cuore in pace: non prendi un euro! Quando si affronta un Processo è importante avere un avvocato che conosca bene il suo lavoro in questo aspetto della giurisprudenza che è abbastanza particolare. Per esempio è fondamentale “ricordarsi”, al momento in cui ci si costituisce parte civile, citare come responsabile civile anche la propria Parrocchia e la Diocesi, poiché di fatto, proprio per il “rapporto” giuridico e di responsabilità che hanno verso il sacerdote e l’esercizio delle sue funzioni, ne sono davvero responsabili. Ma è tuo l’onere di provare la loro responsabilità! Devi avere davvero un buon avvocato… e devi sapere che intraprenderai una lotta durissima… e comunque, se non hai chiamato in causa i Superiori (Parrocchia e Diocesi) nei tempi giusti del Processo penale, non puoi fare più nulla dopo…
    • Provvisionale? Anche qui: se il prete dimostra di non avere disponibilità economica, la provvisionale stabilita dal Giudice rimane “sulla carta”, e già capisci che anche al termine del processo non avrai nessun risarcimento …
    • Se invece prendi coscienza del danno che hai subìto quando ormai il reato penale è caduto in prescrizione, puoi intraprendere il processo in sede civile e, come sopra, non omettere la citazione, come responsabili civili, anche Parrocchia e Diocesi perché davvero hanno questa responsabilità… qui i tempi sono biblici, ma ti aggrappi a questa speranza ed è giusto proseguire. Idem come sopra la possibilità o meno di essere risarcito in base alla disponibilità economica del sacerdote.

    “Business” denunciare un prete? Se non hai la possibilità di accedere al gratuito patrocinio (e non è così semplice trovare avvocati che vi aderiscano e che siano in gamba!), non riesci nemmeno ad affrontare le spese processuali del primo grado di giudizio penale se non sei più che benestante… provare per credere!

    E quando la Chiesa propone un ACCORDO alle vittime e ai familiari?

    Se vi è in atto un Processo penale, può avvenire che alla vittima venga proposto un “accordo extra-giudiziale”, ovvero un accordo da mantenere al di fuori del Processo.  Questo accordo è frequentemente finalizzato alla revoca della costituzione di parte civile, poiché vengono proposti dei soldi.

    Cosa significa?

    Significa che viene a cadere il motivo per cui ci si costituisce parte civile (ottenere un risarcimento per il danno subìto) perché si ottiene una sorta di “risarcimento” in anticipo rispetto al Processo stesso (processo che, comunque, ha delle incognite, tra le quali anche la condanna del sacerdote, e prevede dei tempi molto lunghi).

    È “obbligatorio” accettare l’accordo extra-giudiziale?

    Certo che no, dipende da tante cose, bisogna valutare cosa prevede quell’accordo e, confrontandosi tra genitori rispetto agli accordi che non sono stati accettati, vediamo che le clausole sono tra le più disparate:

    • Quasi tutti prevedono la clausola della riservatezza: ma anche qui, riservatezza su cosa? Su tutta la vicenda? Sull’accordo stesso? Sulla cifra ricevuta? Su chi paga? Sul nome del prete? Su dove si trova il prete? La varietà è notevole.
    • Oppure, è successo nel caso del seminario dei Legionari di Cristo di Novara, si chiederebbe alla vittima di firmare una accordo che considera la “transazione” come un rimborso spese per proseguire gli studi e, di fatto, l’impegno di “cancellare totalmente il ricordo dell’abuso sessuale”. Quindi: si condiziona la vittima a mentire in un eventuale processo, obbligandola (diversamente si viola l’accordo) a dichiarare che gli abusi non sono mai avvenuti, si vorrebbe ottenere di pagare il silenzio ed evitare la condanna del prete!

    Nel caso proprio dei Legionari, vi era addirittura la clausola che se si infrangeva l’accordo di riservatezza la vittima avrebbe dovuto restituire il doppio di quanto ricevuto

    • Tutti gli accordi prevedono che non vi sia alcuna negoziazione sulla cifra (che è lontanissima da quella prevista dalle perizie medico-legali): “prendere o lasciare” e decisione in tempi brevissimi.

    Ci si domanda perché, invece, alcuni accettano questi accordi che, ovviamente, non hanno nulla di favorevole per la vittima e la sua famiglia.

    Anche qui, i motivi possono essere diversi: i due principali sono di ordine “economico” e di “tempo”.

    Chi accetta l’accordo per motivi economici rappresenta quelle famiglie che ormai hanno letteralmente “l’acqua alla gola”: famiglie che hanno speso TUTTI i risparmi che avevano da parte per affrontare le spese mediche (per la cura del proprio figlio) e le spese legali del processo (l’ordine di grandezza è di diverse decine di migliaia di euro anche solo per il primo grado di giudizio penale).

    Chi accetta l’accordo per motivi di “tempo” rappresenta quelle vittime che “non ce la fanno più”, quelle vittime che hanno bisogno “di provare a voltare pagina” di “provare a non pensare più al processo” (ogni udienza rappresenta un’apertura della ferita, si sta davvero male…): lasciare che prosegua il processo penale condotto dal Pubblico Ministero senza essere più parte attiva civilmente … e accettare un accordo è sempre sfavorevole per la vittima in termini economici.

    Si può ancora pensare che denunciare un prete pedofilo sia un business e che in tanti lo fanno “per i soldi”?

    Forse ci sono altri modi per “far soldi”… perché affrontare un processo, e tutto quello che ne consegue, non si può certo fare per altri scopi che non siano quelli di FERMARE IL PEDOFILO PERCHE’ NON FACCIA ALTRE VITTIME. Nulla più.

    E nella maggior parte dei “casi” (terribile definire “casi” delle persone..) il risarcimento – o quello che arriva da un accordo – sono bricioline.. e nemmeno lo Stato dà garanzie affinché i provvedimenti economici stabiliti dai Tribunali vengano regolarmente saldati… bisognerebbe intraprendere altre cause per mancato risarcimento? Le vittime non riescono a sopportare anche questo. E probabilmente la chiesa lo sa, la sua superiorità in termini di potere è infinita: la chiesa ha sempre e comunque il coltello dalla parte del manico, e proprio contro i suoi figli più piccoli.

    Si capisce perché le vittime SOFFRONO quando mediaticamente il Papa chiede scusa e parla della necessità di attenzione alle vittime? Quale attenzione? Quale ascolto? Si capisce perché le vittime non gli credono più?

    Le parole non bastano. La vita è altro. E qui non stiamo nemmeno accennando a tutti i risvolti morali di questo aspetto che abbiamo trattato oggi…

    Una delle “mamme della Rete”

    Lettera firmata

  • Tieni la bocca chiesa

    Tieni la bocca chiesa

    di Ersilio Mattioni e Andrea Cattaneo

    Un ragazzo di quindici anni che denuncia abusi sessuali da parte di un sacerdote, tre anni di bugie e di depistaggi, un tentato suicidio, un risarcimento da 150.000 euro. Poi, davanti al tribunale di Milano, comincia un processo a porte aperte, dove decine di cronisti ascoltano e prendono appunti. Emergono, carte alla mano, le responsabilità dei vertici della Chiesa, che hanno mentito e cercato di insabbiare lo scandalo di don Mauro Galli, prete novello in quel di Rozzano, nel Milanese. Ma sulla vicenda cala l’imbarazzante silenzio di tutti i media, salvo piccole eccezioni. Un articolo sulle pagine locali de “Il Giornale”, un servizio su “Fanpage” e un gruppo di giornalisti inviperiti per aver subito la censura. Fine. Eppure i nomi coinvolti sono altisonanti, a cominciare da monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano e all’epoca del fatti vicario episcopale. È lui a gestire l’emergenza, a decidere di spostare don Mauro a Legnano, in un altro oratorio a pochi chilometri di distanza, di nuovo a contatto coi ragazzini. È lui a mentire alla famiglia della vittima, premurandosi però di ringraziarla per non essersi rivolta all’autorità giudiziaria. Ed è sempre lui a contattare il prete accusato di pedofilia, procurandogli un avvocato e raccomandandogli di stare «attentissimo», di non parlare al telefono.

    Una figura poliedrica e controversa, quella di monsignor Delpini. Che nel luglio 2017, quando lo scandalo è noto persino in Vaticano, viene nominato da Papa Francesco arcivescovo di Milano, con un chiosa che sembra non lasciare dubbi circa il suo profilo: «È l’uomo giusto al posto giusto». Delpini, in effetti, sa come muoversi, tesse rapporti e proietta all’esterno una precisa immagine di sé, quella del sacerdote in mezzo alla gente. Da capo della Chiesa ambrosiana, si fa fotografare mentre esce dalla Curia in sella alla sua bici, tra i flash dei fotografi e la gloria terrena, il giorno dopo, su tutti i giornali. Quando i politici parlano, lui ascolta. E se risponde, come al leader della Lega, Matteo Salvini, che in campagna elettorale giura sulla Bibbia, lo fa con prudenza: «Nei comizi si parli di politica». Segue un democristianissimo consiglio ai neo diciottenni, che lascia aperta ogni possibilità: «Fate del vostro voto il segnale di un’epoca nuova». Per Delpini, gli applausi a scena aperta sono tanti e sono noti. I fischi dietro le quinte, invece, vengono soffocati. Anche se le critiche piovono da tutte le parti, dai superiori e dai sottoposti. Don Giorgio De Capitani, un prete scomodo, lo definisce «la mummia imbalsamata» e si chiede se la diocesi più grande del mondo «riuscirà mai a uscire a testa alta da questa insostenibile situazione». Il cardinale Angelo Scola lo definisce «maldestro» nella gestione dell’ennesimo caso di pedofilia. Mentre don Carlo Mantegazza e don Alberto Rivolta, parroci a Rozzano, dove si sarebbe consumato l’abuso, parlano così al telefono: «Aspettiamo cosa, che ci arrestino tutti per pedofilia? (…) Lui (Delpini, ndr) la fa sempre facile (…) Sì, è un minimalista del cazzo».

    Tutto ha inizio il 19 dicembre 2011. Davide – nome di fantasia – viene invitato a passare la notte in parrocchia da don Mauro, suo padre spirituale, che da sei mesi è incaricato di gestire la Pastorale giovanile. Gli impegni in vista del Natale sono molti e il sacerdote chiede ai genitori del ragazzo di lasciarlo dormire in oratorio. La famiglia accetta, pensando che la proposta sia estesa a tutti gli adolescenti. Ma così non è. Dopo cena i ragazzi se ne vanno e Davide scopre di essere l’unico ad aver ricevuto l’invito per la notte. La casa è grande. C’è una stanza degli ospiti, un soggiorno con divano letto e una camera matrimoniale. Eppure don Mauro e il quindicenne dormono nello stesso letto.

    Il giorno dopo la madre di Davide riceve una chiamata dalla scuola, suo figlio sta male. Quando la donna arriva, lo trova in stato di choc: non parla e ha lo sguardo perso nel vuoto. Una volta in macchina, la mamma riesce a ottenere una reazione: «È successo qualcosa stanotte?», chiede. «Quello che puoi immaginare», risponde Davide. I genitori allarmati chiamano i parroci, don Alberto e don Carlo. Quest’ultimo incontra don Mauro, che ammette di aver passato la notte con il giovane nello stesso letto e di averlo abbracciato per evitare che cadesse. Nega di aver avuto rapporti sessuali con lui. I sacerdoti allertano i loro superiori. È la vigilia di Natale e Delpini, all’epoca vicario di zona, si precipita a Rozzano. Alla Polizia, che lo interroga tre anni dopo, racconterà: «Don Carlo mi disse al telefono che Davide aveva segnalato presunti abusi sessuali commessi da don Mauro». A Delpini, dunque, viene riferita ogni cosa. Ma lui decide – e rivendicherà poi la scelta – di spostare don Mauro a Legnano, dove lo nomina, il primo marzo 2012, vicario nella parrocchia di San Pietro e responsabile della Pastorale giovanile nelle parrocchie di Santa Teresa, dei Santi Magi e del Santissimo Redentore. Sembra più una promozione che una punizione, se si considera che gli oratori da gestire non sono più due, bensì quattro.

    Mentre la Curia si adopera per archiviare lo scandalo, i genitori di Davide vengono a sapere cinque mesi dopo, quasi per caso, che don Mauro è ancora a contatto con gli adolescenti. Così chiedono un incontro ai vertici della Diocesi. Parlano prima con monsignor Pierantonio Tremolada (responsabile della formazione permanente del clero) e poi con Delpini, divenuto nel frattempo vicario generale.

    La famiglia registra gli incontri di nascosto e gli audio finiscono nelle carte del processo. Dai colloqui emerge un particolare inedito sullo spostamento di don Mauro. Ai parrocchiani di Legnano viene raccontato che questo giovane prete ha bisogno di cambiare aria: a Rozzano ha accolto in oratorio Davide, un ragazzo difficile scappato di casa. Da allora i genitori dell’adolescente lo perseguitano, accusandolo di assecondare il comportamento del figlio. Una colossale bugia per tenere nascosti i presunti abusi. Le voci però circolano e arrivano all’orecchio di un parroco, don Piero Re. Il sacerdote indaga e svela le menzogne raccontate dalla Curia ai parrocchiani legnanesi. Tremolada lo rimbrotta: «Doveva tenere il segreto, non avrebbe potuto dirlo». I genitori di Davide non sono soddisfatti, chiedono spiegazioni più convincenti e il 24 settembre 2012 vengono convocati da Delpini. Il registratore è sempre acceso. L’allora vicario generale li mette in guardia: «Basta una notizia di un abuso per farlo diventare un titolo sul giornale. Questa è una cosa che ci ferisce molto, perché noi preti non ci sentiamo tutti pedofili». Poi ringrazia la famiglia per «aver scelto questa strada invece che l’altra», cioè il dialogo al posto della denuncia. Poco dopo quest’incontro don Mauro lascia Legnano e viene trasferito al Seminario Pontificio Lombardo di Roma.

    Rassicurata la famiglia, per Delpini il caso è chiuso. Ma le condizioni di Davide peggiorano e il 10 luglio 2014 il giovane tenta il suicidio. Sul posto, oltre ai medici, arrivano anche i Carabinieri. Agli uomini dell’Arma il ragazzo confida: «Sono stato abusato da un prete». Parte, finalmente, la denuncia. Mentre Davide è ricoverato, trova la forza di confidarsi anche con mamma e papà. Chiede di non essere interrotto né guardato, tira il lenzuolo sopra la testa e racconta: «Di notte, mentre lui credeva che io dormissi, mi ha lentamente tolto i pantaloni del pigiama e le mutande”. Poi il quindicenne descrive ogni dettaglio, anche il più scabroso. E conclude: “È andato avanti per almeno due ore».

    Iniziano le indagini della Procura e le intercettazioni telefoniche. Agli amici don Mauro confida l’interessamento dell’attuale Arcivescovo di Milano per levarlo dagli impicci: «Ho ricevuto una mail da Delpini, che diceva: “Sei da queste parti? Telefonami, scrivimi, che ho bisogno di vederti”. Allora io, anche se ero all’estero, l’ho chiamato subito. Mi ha detto: “No, dai, fissiamo un appuntamento. Così ci vediamo giovedì, che ho bisogno di dirti delle cose”. La prima domanda che gli ho fatto è stata: “Mi devo preoccupare? Ho combinato ancora qualcosa?”. E lui: “No no, il problema non è quello che hai combinato tu, ma quello che hanno combinato gli altri (la telefonata arriva un mese dopo la denuncia, ndr). Non è il caso che ne parliamo per telefono. Dobbiamo stare molto attenti”. Ha chiuso così». Don Mauro tradisce un certo nervosismo: «Sono cazzi amari». Ma Delpini non lo abbandona. Anzi, gli fissa un appuntamento con l’avvocato della Curia, Mario Zanchetti, che già difende diversi sacerdoti accusati di molestie sessuali, tuttora suo legale di fiducia.

    A dispetto delle bugie, la fede non vacilla. La famiglia di Davide, cattolica fervente, non smette di credere che, dentro la Chiesa, qualcuno possa fare giustizia. Decine di lettere vengono spedite alla Curia di Milano e al Vaticano. Giungono le risposte, alcune nette e rassicuranti, ma alle parole non seguiranno i fatti. Il 16 novembre 2015 il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano prima di Delpini, informa che don Mauro sarà sottoposto a processo ecclesiastico, del cui esito non si avranno mai notizie. Scola non spiega invece perché, dal 2011 al giorno della denuncia, nessun provvedimento venga assunto nei confronti del prete sospettato di pedofilia, sospeso soltanto dopo lo scoppio dello scandalo. L’allora arcivescovo, tuttavia, non lesina critiche a Delpini: «Non è stato valutato con adeguato rigore il fatto già di per sé assai grave che don Mauro abbia passato la notte con un minore condividendo lo stesso letto. Improvvida è stata la scelta di trasferire don Mauro in un contesto pastorale che gli consentisse ancora una volta il contatto coi minori».

    Ma anche in Vaticano sanno tutto. La prova è in una lettera del 22 marzo 2016, firmata dal nunzio apostolico del Papa, Adriano Bernardini, che risponde alla famiglia di Davide: «Le vostre missive sono regolarmente giunte alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Inoltre, circa le accuse mosse ai collaboratori dell’arcivescovo (Delpini e Tremolada, ndr) esse saranno debitamente esaminate». Eppure, nonostante bugie e depistaggi siano acclarati, il 2017 è anno di promozioni: Tremolada viene nominato vescovo di Brescia e Delpini arcivescovo di Milano. Papa Francesco ha sempre mostrato i muscoli, quando c’è di mezzo la pedofilia. Viene da chiedersi perché abbia promosso Delpini, elogiandolo: finge di essere all’oscuro oppure non è stato informato dai suoi più stretti collaboratori?

    Intanto a Milano comincia il processo, con una prima sorpresa: 150.000 euro vengono versati alla famiglia di Davide, che il 12 dicembre ritira la costituzione di parte civile. Di questi soldi, 50.000 euro sono il risarcimento per le spese legali e mediche già sostenute. Le difficoltà sono molte, i conti da pagare salati. Davide e i suoi cari, al loro fianco, hanno “Rete l’Abuso”, l’unica associazione italiana che da anni si batte per tutelare le vittime dei preti pedofili. Da notare che alla somma di 150.000 euro si arriva dopo un’estenuante trattativa, perché all’inizio sul tavolo vengono messi 15.000 euro e non un centesimo di più. Poi una perizia quantifica i danni subiti dal ragazzo in 416.000 euro. Così l’offerta si moltiplica per dieci. Ma chi ha pagato? La Curia nega di aver scucito un quattrino. A risarcire è stato don Mauro in persona, consegnando un assegno circolare, cioè denaro contante, emesso da una filiale UBI Banca di Cislago, in provincia di Varese, dove il prete è nato e cresciuto, nonché ancora residente. Curioso che il sacerdote, identificato come “nullatenente” nell’interrogatorio del 14 dicembre 2016, sia riuscito ad accumulare una tale liquidità nel volgere di un solo anno.

    Tanto più che don Mauro non sembra condurre una vita propriamente monastica. Dai fatti del 2011 a oggi è impossibile ricostruire tutti i suoi spostamenti: Legnano nel 2012 e Roma nel 2013, ma anche Milano, prima come cappellano all’ospedale Niguarda e poi alla clinica San Giuseppe, infine di nuovo Roma, dove ha sede quella che dovrebbe essere la sua attuale dimora: il Seminario Pontificio Lombardo. Condizionale d’obbligo, perché da qualche mese non risulta più lì. Risultano invece le sue vacanze sia in Italia nell’Alto Lazio sia all’estero, al mare in Croazia e in Romania. E, dalle telefonate, spuntano le serate mondane. Una volta al concerto di Max Gazzé a Milano, un’altra al ‘Verve’ di Solaro, nel Varesotto. Oppure in Brianza, al ‘Pork ‘N’ Roll’ di Carnate. Qui però il sacerdote declina l’invito, ma solo per ragioni tecniche: non ha la macchina e gli servono i mezzi pubblici per tornare. Troppo complicato.

    In ore e ore di intercettazioni telefoniche, tra don Mauro e tanti altri sacerdoti, non si sente una parola di conforto, o anche solo di solidarietà, per Davide e il suo dramma. L’impressione è che Santa Romana Chiesa sia impegnata nella solita ‘grande’ missione: salvaguardare se stessa e il suo buon nome agli occhi del mondo. Il resto sono seccature.

    di Ersilio Mattioni e Andrea Cattaneo

    per FQ MILLENNIUM aprile

  • Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Pedopornografia prete milanese arrestato dalla Gendarmeria vaticana

    Anche nella Bassa e nel Cremasco due casi che hanno visto sacerdoti accusati di pedofilia.

    Pedopornografia nel computer di un sacerdote milanese. Monsignor Alberto Capella è stato arrestato sabato dalla gendarmeria vaticana. Le accuse sono arrivate dagli Stati Uniti e dal Canada.

    Pedopornografia sul pc del sacerdote

    Sabato mattina, su proposta del Promotore di Giustizia, il Giudice Istruttore del Tribunale del Vaticano ha emesso un mandato di cattura a carico di monsignor Carlo Alberto Capella, ex funzionario della Nunziatura di Washington. Il provvedimento è stato eseguito dalla Gendarmeria Vaticana. L’imputato è detenuto in una cella della caserma del Corpo della Gendarmeria, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’arresto giunge al termine di un’indagine del Promotore di Giustizia per possesso di ingente materiale pedopornografico. Lo comunica la Sala stampa vaticana.

    La vicenda

    Nato a Carpi, in provincia di Modena, nel 1967 monsignor Alberto Capella è stato ordinato sacerdote nella diocesi di Milano. Cresciuto all’oratorio San Carlo di Rho ha sempre rivestito incarichi diplomatici. L’ultimo quello di funzionario della nunziatura pontificia a Washington, negli Stati Uniti. La vicenda parte però dal Canada. Proprio il dipartimento di giustizia americano notificò alla Santa Sede le accuse contro Monsignor Capella, immediatamente richiamato in Vaticano. Poco dopo anche il Canada emise un mandato di arresto nei confronti dell’uomo accusato di aver scaricato e diffuso materiale pedopornografico dal computer di una chiesa durante un soggiorno nel Paese, nel dicembre 2016. Sabato mattina, dopo le indagini l’arresto.

    Preti pedofili, il caso del cremasco don Inzoli

    Quando si parla di preti pedofili impossibile non pensare alla vicenda di don Mauro Inzoli. Il sacerdote cremasco ai vertici di Cl, meglio conosciuto con il nome di “Don Mercedes” è stato condannato il mese scorso in via definitiva per aver abusato di diversi minori giustificando il proprio comportamento con passi della Bibbia. Era già stato spogliato delle vesti sacerdotali  l’anno scorso e si trova ora in carcere a Bollate.

    Il covese don Zappella

    Il caso di Don Inzoli aveva suscitato clamore e interesse anche a livello internazionale . Ma anche la piccola Covo, nel cuore della Bassa Orientale, ha avuto il suo scandalo. Meno noto a livello nazionale il caso di don Francesco Zappella aveva suscitato parecchio clamore in Sudamerica. Tantissime le denunce arrivate contro il sacerdote covese dall’Uruguay, dove don Zappella gestiva una missione che si occupava anche di un orfanotrofio. Durante le indagini era spuntata anche una condanna a 14 mesi risalente al 1989, per atti di libidine violenti su due ragazzini con meno di 14 anni. Ai tempi Don Zappella era stato ammesso al Noviziato a Pinerolo, poi interrotto, ufficialmente per motivi di salute. Quattro mesi dopo però, nonostante la condanna, don Zappella era stato accolto nel seminario di Albegna, dove era diventato sacerdote. Il magistrato aveva però chiesto l’archiviazione per le accuse contro don Zappella in quanto, essendo trascorsi più di 10 anni dai fatti, i reati erano caduti in prescrizione.

    http://giornaleditreviglio.it/cronaca/pedopornografia-prete-milanese-arrestato-dalla-gendarmeria-vaticana/

  • “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano

    “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano

    “Dovevo andare a casa sua per questioni religiose, ma succedeva tutt’altro”. E questo tutt’altro è difficilissimo da pronunciare.

    Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia) è uno dei giovani che accusa Don Silverio Mura, il prete di Ponticelli che avrebbe abusato di diversi ragazzini, all’epoca minorenni, per anni.

    Poi c’è il caso di don Maurizio Palmieri, che avrebbe abusato di un altro ragazzino quando era in seminario. Ma i due religiosi sono ancora al loro posto: per chiedere giustizia e contro l’omertà intorno alla pedofilia clericale si è tenuto un sit in di protesta davanti al Duomo di Napoli, promosso dall’associazione Rete L’Abuso di Francesco Zanardi. 

    Una mobilitazione che rientra nelle iniziative internazionali del programma Italy #ChurchToo, ideata per supportare la causa delle vittime napoletane dei due preti che chiedono al cardinale Sepe e alla Curia semplicemente di rendere noto “a che punto è la loro pratica”, ovvero quali sono le azioni intraprese dalla Chiesa nei confronti dei due prelati. 

  • “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano gli abusi davanti al Duomo di Napoli

    “Quel prete mi ha rovinato la vita”: la protesta estrema delle vittime di pedofilia, che raccontano gli abusi davanti al Duomo di Napoli

    “Dovevo andare a casa sua per questioni religiose, ma succedeva tutt’altro”. E questo tutt’altro è difficilissimo da pronunciare. Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia) è uno dei giovani che accusa Don Silverio Mura, il prete di Ponticelli che avrebbe abusato di diversi ragazzini, all’epoca minorenni, per anni. Poi c’è il caso di don Maurizio Palmieri, che avrebbe abusato di un altro ragazzino quando era in seminario. Ma i due religiosi sono ancora al loro posto: per chiedere giustizia e contro l’omertà intorno alla pedofilia clericale si è tenuto un sit in di protesta davanti al Duomo di Napoli, promosso dall’associazione Rete L’Abuso di Francesco Zanardi. Una mobilitazione che rientra nelle iniziative internazionali del programma Italy #ChurchToo, ideata per supportare la causa delle vittime napoletane dei due preti che chiedono al cardinale Sepe e alla Curia semplicemente di rendere noto “a che punto è la loro pratica”, ovvero quali sono le azioni intraprese dalla Chiesa nei confronti dei due prelati.

     

    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/Wsj74uSwmGtWmXvL

  • Il contratto dei Legionari di Cristo “15 mila euro per negare gli abusi”

    Il contratto dei Legionari di Cristo “15 mila euro per negare gli abusi”

    PEDOFILIA L’ex rettore del seminario a processo. I documenti per insabbiare tutto

    Ferruccio Sansa

    “Giorgio dichiara di non ricordare e di escludere di essere stato destinatario o partecipe di comportamenti, atteggiamenti o attività aventi motivo o sfondo sessuale in presenza di padre Vladimir Reséndiz Gutierrez… neppure qualificabili come atti che potevano indurre a comportamenti sessualmente rilevanti o incidenti sulla propria sfera sessuale”. È scritto così nel documento. Lo ha presentato alla Procura di Novara la famiglia di un ragazzo che sostiene di essere vittima di molestie sessuali nel seminario dei Legionari di Cristo a Gozzano (Novara).

    Nei giorni scorsi l’ex rettore del seminario, appunto padre Reséndiz (oggi in Messico), è stato rinviato a giudizio per molestie sessuali a carico di tre seminaristi all’epoca minorenni.

    Ma il punto oggi pare un altro: quei due documenti – di cui il Fatto ha copia – con cui i Legionari di Cristo avrebbero voluto chiudere la questione, firmando una transazione con un ragazzo che accusa il sacerdote. Due distinte proposte. La prima, a pagina 3, indica quello che il ragazzo avrebbe dovuto dichiarare “liberamente e spontaneamente con pieno e profondo convincimento”.

    Ma andiamo con ordine. È l’inizio del 2013 quando un sacerdote che svolge un servizio di psicologo a Milano si trova davanti un giovane seminarista dei Legionari di Cristo. Giorgio – il nome è di fantasia – viene da una famiglia profondamente cattolica. Ha preso con entusiasmo la strada del seminario. Poi all’improvviso la crisi. Addirittura manifesta il desiderio di farla finita. Il sacerdote psicologo della diocesi lo ascolta e alla fine riesce a farlo parlare. Il contenuto di quei colloqui è riportato in una denuncia presentata dallo stesso prete milanese: “Nell’ambito di una serie di colloqui con il giovane Giorgio mi riferiva di essere stato ripetutamente molestato e abusato sessualmente da un prete messicano, padre Reséndiz Gutierrez”.

    Comincia subito un’inchiesta per le violenze compiuta della Procura di Milano e poi passata per competenza a quella di Novara. Ma intanto tra i Legionari e la famiglia di Giorgio cominciano dei contatti. La Congregazione presenta una prima proposta per chiudere la questione. E la famiglia di Giorgio salta sulla sedia leggendone i punti: Giorgio dovrebbe dichiarare “di aver avuto contatti con il Reséndiz nella sua qualità di Prefetto di Disciplina del seminario ed averlo frequentato esclusivamente in occasione di attività di seminario”. Non basta. La Congregazione dei Legionari “al solo fine di incoraggiare e sostenere Giorgio e i suoi genitori nella formazione ed educazione offrono loro una somma complessiva di 15mila euro”. Ma ci sono delle condizioni: “I genitori e Giorgio rinunciano a qualsiasi azione”. Il patto è sottoposto a vincolo di riservatezza. In caso di violazione Giorgio e i suoi familiari dovranno “versare alla congregazione una somma doppia di quella riconosciuta” con la transazione.

    La famiglia di Giorgio non firma e si rivolge all’avvocato milanese Daniela Cristina Cultrera. Dopo qualche mese arriva un’altra bozza di scrittura privata. Molto più soft. Giorgio deve dichiarare che “la congregazione e tutti i suoi sacerdoti sono sempre rimasti totalmente estranei agli abusi lamentati”. Ancora: “Detti abusi sarebbero stati commessi unicamente ed esclusivamente dal Gutierrez”.

    Giorgio e i suoi familiari portano i documenti in procura. Ne nasce un fascicolo per tentata estorsione per cui i pm di Novara recentemente hanno chiesto l’archiviazione. Ma Giorgio e la sua famiglia non ci stanno. Si oppongono.

    Il cronista si è messo in contatto con ambienti dei Legionari che sottolineano: “Padre Reséndiz è stato ridotto allo stato laicale per molestie a carico di altri due ragazzi. Ma nega le accuse di Giorgio. Comunque nessun altro sacerdote del seminario è stato mai indagato o accusato di molestie”. Ma le clausole contenute nei tentativi di accordo secondo cui Giorgio doveva dire di non aver avuto rapporti con il sacerdote accusato di molestie? “Erano soltanto proposte. Volevamo sostenerli nelle difficoltà”.

    I legali di Giorgio hanno depositato anche altri documenti. C’è una scheda personale di padre Reséndiz che risalirebbe ai tempi in cui frequentava il Noviziato dei Legionari di Cristo a Salamanca in Spagna (l’atto, in possesso del Fatto, è del 9 gennaio 1994). È scritto: “Si tratta di un ragazzo con fortissimi impulsi sessuali e con bassissima capacità di controllarli”. Eppure, accusa la Rete L’Abuso che difende le vittime di pedofilia, vent’anni dopo guidava il seminario novarese.

    Il Fatto Quotidiano del 25-3-18

  • Caso don Mauro Galli: emergono nuovi particolari inquietanti, UN ALTRO MINORE fu costretto a dormire nel letto matrimoniale del prete.

    Caso don Mauro Galli: emergono nuovi particolari inquietanti, UN ALTRO MINORE fu costretto a dormire nel letto matrimoniale del prete.

    Grazie alla testimonianza coraggiosa della presunta vittima di don Mauro Galli di Rozzano, a processo in questi giorni per l’ipotesi di reato di abuso sessuale aggravato, sono emersi nuovi importanti particolari inquietanti su cui ora, presumibilmente, la Magistratura vorrà fare luce.

    La presunta vittima di don Galli, oggetto del procedimento penale in corso, racconta per la prima volta, pubblicamente, la sua drammatica esperienza nella puntata di Quarto Grado andata in onda la scorsa domenica 18 marzo 2018 descrive come è stata indotta, con l’inganno, a dormire nel letto matrimoniale del prete, estorcendo persino il consenso dei genitori lasciando intendere che si trattasse del proseguimento di una attività di preghiera di tutto il gruppo di ragazzini che avrebbe quindi dormito in oratorio dopo le confessioni serali.

    A seguito della testimonianza, alla Redazione di Quarto Grado sono giunti molti messaggi di solidarietà, ma anche alcune segnalazioni di persone che hanno trovato il coraggio di esporsi, raccontando a loro volta i loro drammi. Tra queste segnalazioni ve ne é una in particolare che ha lasciato i giornalisti di stucco.

    Un giovane di 26 anni scrive che dieci anni prima, quando aveva appena 16 anni durante una gita con l’oratorio, E’ STATO COSTRETTO A DORMIRE IN UN LETTO MATRIMONIALE CON DON MAURO GALLI.

    Il ragazzo, originario di Cislago (VA) a nord di Milano, racconta il fatto che è avvenuto nel 2008 quando don Mauro era ancora in seminario, tre anni prima di diventare sacerdote ed essere destinato a Rozzano dove, stando alle prove certe già acquisite nel processo, ha ripetuto il medesimo rituale a Rozzano.

    Questo gravissimo episodio ripercorre le medesime modalità del processo in corso, durante il quale l’attuale Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha confessato alla polizia di aver appreso personalmente già nel 2011. In quella occasione il parroco, don Carlo Mantegazza, gli aveva telefonato due giorni dopo il fatto raccontandogli della segnalazione del ragazzo che aveva riferito del presunto ABUSO SESSUALE, e quando lui stesso recatosi a Rozzano prima del Natale 2011, aveva raccolto la confessione del don Galli stesso che ammetteva di aver portato nel proprio letto matrimoniale il minore.

    C’è quindi da domandarsi se prima che don Mauro Galli fosse ordinato sacerdote, qualche avvisaglia ci fosse già stata in seminario: se insegnanti, educatori, formatori come per esempio mons. Pierantonio Tremolada avessero avuto qualche segnalazione…

    Probabilmente questo episodio, aprirà un nuovo filone di indagine e forse ci sarebbe poco da stupirsi se venissero a galla nuove responsabilità nella gestione dell’intera vicenda, stante la decisione del Vescovo Delpini che ammette alla polizia di aver deciso lui personalmente la nuova destinazione di don Mauro da Rozzano a Legnano, nonostante sapesse perfettamente la questione del letto, consapevole del medesimo incarico ancora una volta a contatto con i minori, ancora una volta responsabile di ben quattro oratori che notoriamente svolgono diverse attività tra cui le gite estive con relativi pernottamenti.

    Grazie anche a questa nuova testimonianza da Cislago, attendiamo gli sviluppi della Magistratura, auspicando anche una presa di posizione netta e ufficiale da parte della Santa Sede nel merito, mentre viceversa, allo stato attuale, continua a latitare.

  • Piove di Sacco, accuse di violenza sessuale: arciprete si dimette

    Piove di Sacco, accuse di violenza sessuale: arciprete si dimette

    Don Gino Temporin ha lasciato la parrocchia del Duomo di Piove di Sacco (Padova). Lo ha comunicato, scrive Alessandro Cesarato sul Mattino a pagina 21, lo stesso arciprete 71enne con una comunicazione che ha fatto leggere ai fedeli durante la messa. Don Temporin, arrivato alla parrochia di Piove di Sacco nel 2014, ha confessato di non riuscire più a gestire la comunità e si è ritirato per un periodo di riposo ad Arsiè (Belluno).

    A pesare nella decisione dell’arciprete, concordata con il vescovo Cipolla, anche un presunto abuso sessuale nei confronti di un minore che sarebbe accaduto quando era alla guida del seminario di Rubano. Per tali accuse il sacerdote sarà processato a luglio per la terza volta dopo i pronunciamenti a lui favorevoli da parte del tribunale di Padova nel 2013 e della Corte d’appello nel 2016.

    https://www.vvox.it/2018/03/19/piove-di-sacco-accuse-di-violenza-sessuale-arciprete-si-dimette/