Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Abusi di don Pinetto su seminarista arriva la “prescrizione” dalla Chiesa

    Abusi di don Pinetto su seminarista arriva la “prescrizione” dalla Chiesa

    SAVONA. Archiviato perché sono passati troppi anni da quei tristi episodi. A distanza di sei mesi dall’archiviazione per prescrizione da parte della giustizia ordinaria (il gip Fiorenza Giorgi), anche l’ordinamento canonico ha “prescritto” don Giuseppe Pinetto dalle accuse diabusi sessuali su un giovane che negli anni settanta frequentava il seminario di Savona. La conferma è arrivata nelle scorse settimane direttamente dal vescovo Vittorio Lupi che in una dichiarazione giurata presentata alla procura nell’ambito del procedimento acarico di don Antonio Ferrie di unsecondo prete sudamericano accusati di circonvenzione d’incapace, ha confermato l’adozione di un provvedimento disciplinare nei confronti di don Pinetto, da quasi un anno trasferito dalla parrocchia di Celle a quella di san Francesco da Paola in piazza Bologna e la pronuncia adottata dal tribunale ecclesiastico delVaticano. Come è accaduto con il gip Giorgi che ha puntualizzato nel suo provvedimento la presenza di «univoci, precisi e concordanti elementi di prova a carico di don Pinetto in ordine alla effettiva perpetrazione da parte sua,nei primi anni settanta,di plurime condotte d iviolenza sessuale», anche la chiesa sarebbe entrata nel merito della vicenda affidando «ai troppi anni passati dai fatti» l’impossibilità di entrare nel merito della vicenda. Ma cosa centra la vicenda di don Pinetto con l’inchiesta che ha visto indagato don Antonio Ferri?

    Semplice i presunti abusi sessuali che sarebbero stati consumati  in seminario quando don Pinetto era in seminario e si verificarono episodi strani. Quali il decesso di Alessandro Nicolick per il quale il fratello maggiore Roberto,  ha presentato un esposto querela dopo che, alcuni anni fa, don Ferri ei l suo collega si erano presentati in casa della donna, ormai anziana, per ricavare una dichiarazione favorevole a don Pinetto. La procura ha aperto un’inchiesta per presunta circoscrizione d’incapace che nelle scorse settimane è giunta a conclusione con la richiesta di archiviazione presentata dal pm Giovanni Battista Ferro, e notificata a Roberto Nicolick, nei confronti  di don Ferri e del  suo collaboratore. Due i punti su cui si fondala richiesta inviata al gip. Innanzitutto non sarebbe stata accertata la circonvenzione, ma soprattutto di fronte alla dichiarazione giurata del vescovo presentata dall’avvocato di don Ferri le dichiarazioni della donna favorevoli a donPinetto, sarebbero risultati ininfluenti sull’esito del processo.

    ciolina@ilsecoloxix.it

  • Violenza sessuale, assolto anche in appello l’ex rettore del seminario

    Violenza sessuale, assolto anche in appello l’ex rettore del seminario

    di Carlo Bellotto

    PADOVA. La terza sezione della Corte d’Appello ha assolto – perché il fatto non sussiste – don Gino Temporin, 70 anni, ex rettore del seminario minore di Padova. È stato assolto, come era accaduto in primo grado nel dicembre del 2013, dall’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di un bambino (all’epoca dei fatti), oggi un ragazzo di 25 anni residente nel Veneziano, per un mese o poco più studente alle scuole medie dell’istituto che ha sede a Rubano.
    La decisione della Corte (presidente Gioacchino Termini) è stata quindi quella della totale estraneità di don Temporin da quell’infamante accusa, nonostante la procura generale avesse chiesto una condanna, seppur con l’attenuante del fatto di lieve entità. Dal gennaio del 2014 don Gino è diventato monsignore della parrocchia del Duomo di San Martino a Piove di Sacco. Il sacerdote è originario di Conselve, e nei suoi 46 anni di servizio religioso non c’è mai stata una macchia o un’ombra.
    «È finito un incubo» ha commentato ieri pomeriggio l’ex rettore del Seminario, difeso dall’avvocato Paolo Marson.

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/07/21/news/violenza-in-seminario-don-gino-assoluzione-bis-1.13850910

  • Don Temporin, l’assoluzione anche in appello

    Don Temporin, l’assoluzione anche in appello

    La Procura generale aveva chiesto una pena modesta

    È il secondo verdetto assolutorio. Don Gino Temporin, 69enne arciprete della parrocchia di San Martino di Piove di Sacco ma all’epoca dei fatti rettore del Seminario Minore di Padova, è stato scagionato per la seconda volta dall’infamante accusa di aver abusato di un allievo. Assolto perchè il fatto non sussiste, a conferma della sentenza di primo grado, pronunciata dal Tribunale di Padova il 18 dicembre 2013. Questo il dispositivo letto dal presidente della terza sezione della Corte d’Appello di Venezia Gioacchino Termini. I giudici non… http://ilgazzettino.it/pay/padova_pay/don_temporin_l_assoluzione_anche_in_appello-1870013.html

  • Il prete ormai è un “mostro”: mai più da solo con bimbi

    Il prete ormai è un “mostro”: mai più da solo con bimbi

    di Andrea Zambrano

    Bannati, nel linguaggio social friendly. Più letteralmente “banditi”. Sono i preti della diocesi di Montreal in Canada che da settembre non potranno più avvicinarsi da soli ai bambini. Con loro ci dovrà sempre essere un testimone perché il rischio di incorrere in accuse di molestie o di pedofilia è troppo elevato in un Paese che negli ultimi anni ha visto uscire allo scoperto diversi casi accertati di abusi su minori da parte di religiosi.

    La decisione è stata annunciata dal rettore del seminario di Montreal François Sarrazin e non mancherà di suscitare reazioni indignate. A tutti i sacerdoti e a chiunque, educatori o catechisti gravitino attorno alle parrocchie con ruoli di responsabilità, sarà fatto divieto di intrattenersi da soli con bambini o con altri soggetti vulnerabili. E’ il sunto di un progetto pilota che coinvolgerà a partire da settembre una decina di parrocchie del centro di Montreal per poi estendersi a tutta la diocesi della provincia Canadese.

    Lo rivela una comunicazione ufficiale della diocesi che è stata ripresa dai giornali locali. L’obiettivo è quello di creare una “rete di sicurezza” per tutti: bambini, pastori ed educatori. Un’iniziativa drastica, figlia di una caccia al mostro che ha dato i suoi frutti, soprattutto a colpi di cause milionarie. Il rettore del seminario lo ha spiegato in modo molto lineare: «Immaginate se si è da soli in una stanza e un bambino ti accusa di essere stato molestato, come potrete reagire? Che sia vero o no, è necessario un testimone. Per questo serve prudenza».

    La notizia ha visto i commenti comunque insoddisfatti di Carlo Tarini, portavoce di un’associazione di vittime di preti che ha definito le nuove regole «carenti e in ritardo».

    Se da un lato la decisione va incontro alla necessità della Chiesa canadese di proteggersi contro azioni legali derivanti da scandali di abusi su minori, in quello che potrebbe essere classificato come un nuovo business con la Chiesa a fare la parte del pollo da spennare, dall’altro è evidente che di fronte a una Chiesa sotto controllo, a risentirne sarà non solo la figura del sacerdote, ma la stessa trasmissione della fede.

    Come potranno avvenire le confessioni o la direzione spirituale con i più piccoli se i sacerdoti dovranno tutelarsi con la presenza di un testimone? E quale autorevolezza potrà avere una Chiesa che rinuncia dal punto di vista educativo a far valere la sua unicità e la sua probità morale? Nella decisione del vescovo di Montreal c’è tutta la paura di essere sotto scacco del mondo. Perché, è vero: gli scandali ci sono stati, ma invece di affrontare di petto la situazione, si è preferito rinchiudersi a riccio e giocare sostanzialmente in difesa.

    Eppure la storia della Chiesa è ricca di esempi di pastori che hanno amato i fanciulli educandoli al bene e alla fede. Immaginate che cosa sarebbe successo se un provvedimento del genere avesse toccato San Giovanni Bosco?

    Il risultato di questo provvedimento sarà quello di proseguire sempre più nella diffidenza verso i sacerdoti, alimentando il pregiudizio che tutti i preti sono a rischio pedofilia, dunque personaggi da tenere sotto controllo. Quando sappiamo bene che i casi di abusi, dolorosi e orribili certo, ma, lo dicono le ricerche sociologiche, in percentuale inferiori a quelli che accadono in altre organizzazioni a contatto con i bambini, toccano l’intangibile e protetta sfera dell’omosessualità nel clero.

    A quando le telecamere nei confessionali? A quando il Grande Fratello sul sagrato? Nella decisione della diocesi di Montreal, tanto per citare Gramsci, c’è più pessimismo della ragione che ottimismo della volontà, ma anche tanta poca fiducia nei propri sacerdoti. E soprattutto tanto sconforto pastorale e paura del mondo e della propria identità. Quasi che anche il vescovo si vergognasse di quel Gesù Cristo che disse «lasciate che i bambini vengano a me». Non si trova nel Vangelo l’aggiunta «ma procuratemi un testimone».

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-prete-ormai-e-un-mostro-mai-piu-da-solo-con-bimbi-16597.htm#.V3A4hCZejNU.facebook

  • Rete Abuso denuncia sacerdote, aperta inchiesta per presunta circonvenzione d’incapace e truffa

    Rete Abuso denuncia sacerdote, aperta inchiesta per presunta circonvenzione d’incapace e truffa

    SAVONA – La procura di Savona ha aperto un’indagine dopo la denuncia presentata dalla Rete L’Abuso (l’osservatorio permanente sui crimini sessuali commessi in Italia dalle confessioni religiose) a carico di un sacerdote di Savona per una presunta circonvenzione di incapace ai danni di una pensionata savonese ultranovantenne. ‘No comment’ da parte della Procura della Repubblica su un eventuale nome iscritto nel registro degli indagati. Il sacerdote ha spiegato di “essere stato ascoltato dalla Procura e di aver fornito tutti gli elementi del caso”.

    Di fatto era stata la rete l’Abuso a querelare il sacerdote nel settembre scorso su mandato del figlio della presunta vittima per falso e circonvenzione di incapace. Secondo i rappresentanti della Rete nel dicembre di tre anni fa il prete e un altro sacerdote avrebbero fatto firmare un atto all’anziana che solo dopo aveva capito che quel documento avrebbe potuto infangare la memoria del figlio che in punto di morte aveva spiegato perché da ragazzino era fuggito dal seminario e aveva accusato un sacerdote di presunte molestie.

  • Circonvenzione d’incapace e falso, indagine su don Antonio Ferri

    Circonvenzione d’incapace e falso, indagine su don Antonio Ferri

    Savona. C’è un indagine da parte della Procura di Savona dopo una denuncia presentata dalla Rete L’Abuso che riguarderebbe don Antonio Ferri, vicario generale della Diocesi di Savona per una presunta circonvenzione di incapace ai danni di una pensionata savonese ultranovantenne.

    “No comment” dal sesto piano di Palazzo Giustizia su un eventuale nome iscritto nel registro degli indagati. E lo stesso don Ferri ha spiegato di “essere stato ascoltato dalla Procura e di aver fornito tutti gli elementi del caso”.

    Di fatto era stata la rete l’Abuso a querelare il sacerdote nel settembre scorso su mandato del figlio della presunta vittima per le ipotesi di reato di falso e circonvenzione di incapace.

    Secondo la Rete L’Abuso nel dicembre di tre anni fa erano stati don Ferri e un altro sacerdote che avrebbero fatto firmare un documento all’anziana che solo dopo aveva capito che quel documento avrebbe potuto infangare la memoria del figlio Alessandro, deceduto anni prima e che in punto di morte aveva spiegato il perché da ragazzino era fuggito dal seminario, accusando il sacerdote Pietro Pinetto di presunte molestie.

    http://www.liguria24.it/2016/06/10/circonvenzione-dincapace-e-falso-indagine-su-don-antonio-ferri/8641/

  • SAVONA: presunta “circonvenzione di incapace” aperto un fascicolo su don Antonio Ferri

    SAVONA: presunta “circonvenzione di incapace” aperto un fascicolo su don Antonio Ferri

    La Procura della Repubblica di Savona ha aperto un fascicolo sul Vicario Generale della Diocesi di Savona, Don Antonio Ferri.

    Il Sacerdote era stato querelato, nel settembre scorso, sotto mandato del figlio della presunta vittima, dalla Rete L’ABUSO per le ipotesi di reato di falso e circonvenzione di incapace.

    Nel dicembre del 2013 (proprio durante l’ennesimo scandalo sulle accuse di pedofilia rivolte al sacerdote Pietro Pinetto) don Ferri, aspettando che Roberto Nicolick figlio della presunta vittima e attivista della Rete L’ABUSO lasciasse la sua abitazione, accompagnato da un altro sacerdote identificato come il Cancelliere della Diocesi di Savona, si recavano a casa della mamma di Nicolick alla quale facevano firmare un documento non ben precisato e di cui non lasceranno copia.

    Uscendo, i due sacerdoti avevano raccomandato alla donna ultra novantenne, di non parlare con il figlio Roberto di quella loro visita. Poche ore dopo l’anziana donna realizza che quello che gli avevano fatto firmare avrebbe potuto infangare la memoria del figlio Alessandro, deceduto anni prima e che in punto di morte aveva spiegato il perché da ragazzino era fuggito dal seminario, accusando il sacerdote Pietro Pinetto di presunte molestie.

    Recentemente, a seguito delle polemiche sollevate dai parrocchiani della chiesa di S. Francesco da Paola, i quali non hanno gradito molto il trasferimento presso la struttura religiosa di don Pietro Pinetto, viene rievocata pubblicamente da don Danilo Grillo, con modi sprezzanti e offensivi nei confronti del Fratello di Roberto Nicolick, Alessandro, l’esistenza di quel documento fatto firmare alla donna nel 2013.

    Don Danilo Grillo infatti, nel tentativo di rassicurare i parrocchiani riferì in maniera decisamente disonesta, che le accuse nei confronti del sacerdote Pietro Pinetto erano false e prive di qualunque fondamento. Don Grillo racconta durante un incontro pubblico con i parrocchiani, che ben tre delle quattro vittime avrebbero ritrattato le dichiarazioni fatte all’autorità giudiziaria, per quanto concerne invece la quarta vittima, riferisce in modo dispregiativo e sminuente, che costui, non solo era un tossico per altro deceduto,  ma che addirittura la madre avrebbe smentito l’attendibilità del figlio.

    Di qui la decisione da parte della Rete L’ABUSO e del figlio della presunta vittima di denunciare il fatto e di ottenere copia di quel documento fatto firmare all’anziana.

    Nelle scorse settimane la donna era stata ascoltata dagli uomini della Polizia Giudiziaria che, data l’età, si erano recati presso la sua abitazione evitando così il disagio di doversi recare in procura.

    Non resta che constatare la continua e recidiva malafede della diocesi savonese e delle sue gerarchie, sempre sprezzanti e inconcludenti nei confronti delle vittime, ma paterne e protettive nei confronti dei pedofili.

    Francesco Zanardi

    Portavoce della Rete L’ABUSO

  • Quelle orge gay di seminaristi. E la Tv dei vescovi sdogana gli Lgbt

    Quelle orge gay di seminaristi. E la Tv dei vescovi sdogana gli Lgbt

    Il 6 giugno sulla televisione della Conferenza episcopale italiana, durante il programma “Il diario di Papa Francesco”, é successo qualcosa che non ha precedenti. Per la prima volta un’emittente cattolica ufficiale e legata alla gerarchia ecclesiastica, Tv2000, ospitava coloro che già all’inizio di maggio erano stati definiti dal quotidiano della Cei, Avvenire, con l’espressione di «cristiani Lgbt». Un ossimoro non meno grave che se il giornale avesse titolato «cristiani abortisti», indice della grande confusione dottrinale ed esistenziale della Chiesa.

    In studio, tre sedicenti cattolici del gruppo “Ponti Sospesi”, cheraccoglie appunto quanti si definiscono “cristiani Lgbt” e che non solo hanno attrazioni verso persone dello stesso sesso, ma convivono con loro convinti che la Chiesa debba arrendersi all’”amore”. Fra gli ospiti anche una suora senza abito e un sacerdote sicuri che «siccome Dio ci ama» approva qualsiasi cosa facciamo. Così, in appena una ventina di minuti, lo sdoganamento di quello che prima veniva respinto, almeno pubblicamente dagli organi ufficiali della Chiesa, è avvenuto citando l’esortazione apostolica “Amoris Letitia” di papa Francesco. Precisamente al punto 250 che parla di «rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita». Volontà che, non si ricorda mai, è inscritta nella natura ordinata dal Creatore stesso, come dice il Catechismo. E che, se tradita, si ritorce contro l’uomo.

    Ma mentre la televisione dei vescovi parlava dell’omosessualità normalizzandola e nascondendone il dramma esistenziale, in modo affettato e quindi fuorviante, a Roma una voce coraggiosa e importante si è alzata per difendere quello che la Chiesa di Gesù Cristo proclama da 2000 anni attraverso il suo Magistero e le Sacre scritture: la verità sulla pratica omosessuale che è in contrasto con la volontà di Dio (un abominio ai suoi occhi dice san Paolo), innanzitutto perché nuoce alla creatura che la pratica. Colleen Bayer, presidente del “Family Life International” della Nuova Zelanda, ha raccontato durante un incontro di cui circola un video in rete pubblicato sempre il 6 giugno, alcune storie diverse, ma tutte legate all’ideologia gender e all’omosessualità.

    Bayer ha cominciato ricordando «quello che ci hanno detto su Christoph Schönborn  (il cardinale diVienna che ha presentato l’esortazione apostolica, ndr)», il quale ha fatto «un errore enorme parlando di “elementi positivi” dell’omosessualità» e spiegando in un’intervista del 2015 alla Civiltà cattolica che «la Chiesa non deve guardare per prima cosa nella camera da letto, ma in sala da pranzo!». Dire questo, ha continuato Bayer, è «spazzatura, spazzatura», perché «un nostro amico prete ha perso la vita per quello che succede in camera da letto: per favore pregate per la sua anima». La donna ha quindi narrato la vicenda di questo giovane anglicano, convertito al cattolicesimo, che entrò in seminario a Roma, nonostante avesse dichiarato ai superiori le sue angosce e fatiche nelle relazioni, che lo portavano ad avere attrazioni compulsive verso gli uomini.

    Comunque ordinato, venne inviato in Nuova Zelanda, dove cinque anni di ministero non servirono alenirne la disperazione, sebbene continuasse a dare sfogo alle sue compulsioni. Fu allora che, incontrando Bayer e suo marito, il sacerdote si confidò chiedendo loro aiuto: «”Oh Colleen”, mi disse, “non sai cosa facevamo a Roma il venerdì sera, ci incontravamo”…e facevano quello che fanno gli omosessuali». In quel momento, ha spiegato l’attivista pro family, «mi svelò i festini romani del venerdì sera con altri seminaristi», che «si concludevano in orge omosessuali». E «mi si spezzò il cuore. Fino ad allora pensavo che noi tutti adoravamo Dio sotto la cupola di Roma, che venire qui era venire a casa. Ma poi, sapere che nei seminari qui…».

    Il sacerdote gli svelò infatti «la devastazione, la sporcizia e cose avvenute che sono spaventose».Bayer si é poi chiesta chi ha accettato queste persone nei seminari, spiegando l’angoscia del sacerdote poi morto suicida. E ha concluso: «Come, nel nome di Dio, è avvenuto questo sotto la cupola di Roma?…Come un cardinale di Roma, se è vero che ha detto così, può affermare una cosa del genere?». Successivamente, ha ricordato un’altra vicenda, quella di una ragazza incinta malmenata dalla “fidanzata” abortista, descrivendo la relazione sentimentale fra due donne come violenta e possessiva: «Quando vidi il corpo di Jackie mi pianse il cuore per via dei tagli e dei lividi e i pizzicotti, sapendo che nella sua vita era stata terribilmente violentata e ferita». E non è che questo avvenga indipendentemente dal sesso diverso o identico del partner. O che si debba per forza arrivare alla violenza fisica.

    Infatti, per dire quanto la dottrina di Cristo e della Chiesa che deplora l’omosessualità sia piùcaritatevole di ogni melassa mondana spacciata per amore di Dio, basta leggere chi, come Luca Di Tolve, in seguito alla conversione e alla psicoterapia ha trovato il compimento che cercava solo con una donna. Nel suo libro, “Ero Gay. A Medjugorje ho trovato me stesso”, Di Tolve scrive il perché della natura disperante di questi rapporti: «Il movente profondo che spinge ad adottare comportamenti omosessuali è sempre il medesimo: quello di assumere le caratteristiche maschili che non riesci a esprimere in te stesso». Mentre solo «due uomini o due donne scoprono nella diversità gli elementi complementari per cui arrivano a essere, creando una famiglia, dono gli uni per gli altri…due uomini e due donne, invece, non riusciranno mai, mettendosi insieme, ad arrivare alla pienezza di sé, perché non troveranno nel partner dello stesso sesso quegli elementi biologici e psicologici costitutivi dell’altro sesso, che li completa…È forse per questo che, nel praticare sesso con altri uomini, non ho trovato pace. Forse per questo ho avuto poi la forza di reagire e intraprendere un cammino di virilità, utile e autorevole nella mia identità». Quella che Cristo e la Chiesa hanno a cuore e per cui bisognerebbe combattere con forza e coraggio ogni menzogna.

    Invece, pare proprio di assistere a quanto la Madonna predisse nel 1995 a Civitavecchia, conl’ammissione finale dell’allora vescovo della diocesi, monsignor Girolamo Grillo, inizialmente feroce oppositore delle apparizioni: «Figli miei le tenebre di satana stanno oscurando ormai tutto il mondo e stanno oscurando anche la Chiesa di Dio. A Roma le tenebre stanno scendendo sempre di più sulla roccia che mio figlio Gesù vi ha lasciato per edificare, educare e far crescere spiritualmente i suoi figli». Di fronte all’apostasia, Bayer ha spiegato che occorre «essere consapevoli dei tentacoli di satana, cercare le mani di Dio e perseverare», affinché Dio stesso «ci guidi fuori dal fango» attraverso «uomini e donne di Dio», attraverso «l’ortodossia, mettendo al centro la Chiesa e il suo servizio, con un grande senso di urgenza e con pazienza».

    Mentre, come domandò la Madonna a Civitavecchia, invitando alla fedeltà, alla verità, alla preghiera,all’Eucarestia il popolo, toccherebbe anche ai vescovi: «…il vostro compito è di continuare la crescita della Chiesa di Dio, essendo voi gli eredi di Dio, tornate a essere un cuor solo pieno di vera fede… consacratevi tutti a me, al mio Cuore Immacolato, e io proteggerò la vostra Nazione sotto il mio manto ora pieno di grazie».

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-quelle-orge-gay-di-seminaristi-e-latv-dei-vescovi-sdogana-gli-lgbt-16426.htm

  • PEDOFILIA: Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

    PEDOFILIA: Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

    Gaetano Di Meglio | Come vi abbiamo ampiamente annunciato nell’edizione di ieri, martedì mattina (31 maggio) si è svolta nella sede vescovile un’assemblea straordinaria del presbiterio ischitano convocata la sera prima e con massima urgenza dal Vescovo Mons. Pietro Lagnese.

    Ci si attendeva qualcosa di molto grosso e così è stato. Gran via vai in via del Seminario con i preti focolarini in grande spolvero…

    Dopo aver affrontato diversi argomenti di carattere pastorale, prima di congedare i sacerdoti, il Vescovo ha brevemente rese note le determinazioni della Congregazione per la dottrina sulla fede in riferimento ai provvedimenti disciplinari a carico di don Nello Pascale e don Giovanni Trofa, accusati entrambi di abusi sessuali, nel primo caso pare addirittura a danno di minori.

    Cose vecchie, accuse risalenti ai decenni passati, ma che hanno preso “fuoco” solo ora grazie al nuovo corso di purificazione del clero voluto da Benedetto XVI prima e da papa Francesco poi.

    Se ieri ci siamo fermati a raccontarvi la notizia grossolana, oggi possiamo scendere nel dettaglio.

    La Santa Sede ha dunque disposto la riduzione allo stato laicale per don Nello Pascale, mentre per don Giovanni Trofa si aprono le porte di chissà quale convento (deciderà Lagnese) per la clausura perpetua.

    Clamoroso appare il verdetto, dopo che per mesi, gli amici dei due ex parroci dello Schiappone e di Fontana, avevano manifestato grande fiducia e ottimismo sugli esiti di una vicenda che ha destato grande scandalo tra i fedeli, non solo dell’isola d’Ischia.

    Sembrerebbe che il plico contenente i decreti di condanna sia giunto ad Ischia ai primi di marzo, ma solo dopo l’ultimo incontro con papa Francesco, avvenuto lunedì scorso, Pietro Lagnese ha deciso di darne comunicazione ai due interessati e, appunto, al clero ischitano.

    Da marzo fino a martedì mattina, specialmente per don Giovanni Trofa, si pensava ad una assoluzione piena. E in effetti l’ex parroco di Fontana scalpitava in attesa di poter finalmente festeggiare una vittoria che il suo avvocato di fiducia (nonché numerosi altri esperti di diritto canonico) davano per scontata.

    Tant’è che più di un amico ci ha riferito che in uno delle visite da parte del Vescovo e di un alto prelato locale, ci siano state anche le scuse per quello che sarebbe accaduto.

    Discorso invece molto diverso per Pascale, apparso alquanto rassegnato al punto tale  che nei giorni scorsi ha provveduto a ritirare i suoi oggetti personali dalla canonica dello Schiappone.

    A tal proposito, a far pendere la bilancia nettamente in direzione dell’accusa pare sia intervenuto direttamente papa Francesco che evidentemente, in quanto sovrano assoluto della chiesa, al di là delle procedure giuridiche previste dal diritto canonico e indipendentemente dalla consistenza delle prove raccolte, nel suo ospedale da campo non intende tollerare neppure l’ombra del sospetto.

    “Se si sospetta che i medici (ovvero i preti) si siano ammalati, essi non vanno curati, ma allontanati. Con severità e senza misericordia” mutuiamo un po’ una riflessione di natura più cattolica.

    Tutto questo naturalmente apre nuovi sconcertanti scenari per la chiesa ischitana. Non mancano, infatti, altri preti sui quali piovono ogni giorno pettegolezzi, calunnie, dicerie più o meno fondate. Alcuni di essi già tremano. Da parte sua Robespierre Lagnese va avanti come un carro armato. Di quelli che non fanno rumore, ma che non conoscono ostacoli. Francesco vuole e dispone. Il “focolare” della purificazione rischia ora di far esplodere un incendio. Avremo di che scrivere.

    PARROCCHIE: LAGNESE REVOLUTION

    L’ex parroco di Vitulazio, che per molti veste i panni del “salvatore” della Diocesi e dell’artefice della più grande operazione pulizia (non importano i figli e i nipoti sparsi per l’isola) del clero locale è pronto a cambiare volto all’assetto di molte parrocchie.

    Una modifica importante che dovrebbe servire sia a coprire i vuoti che si sono creati dopo la “sentenza” che ha visto protagonisti Don Giovanni e Nello Pascale sia a fronteggiare la carenza di preti.

    Partiamo dalla Parrocchia primaria Santa Maria La Mercede di Fontana che, dopo oltre 25 anni si avvia ad avere un nuovo parroco. In pole position c’è Marco D’Orio. Il giovane prete ordinato sacerdote poco fa insieme con Gianfranco Del Neso. Anche per Del Neso, ci sarebbe una destinazione importante. Ma la scopriamo tra poco.

    Se D’Orio prende gli uffici di Trofa, la parrocchia dello Schiappone è destinata a scomparire (chissà che fine farà la Jacuzzi nella canonica…). Metà (Vatoliere e un po’ di Schiappone) si dovrebbe aggregare alla Parrocchia di Piedimonte “Santa Maria La Porta” con Don Luigi Trani. L’altra parte, invece, dovrebbe andare con Testaccio. Ma questa “modifica” dovrebbe significare anche che la parte alta di Piedomonte si dovrà aggregare con la Parrocchia di Don Emanuel Monte a Fiaiano. Un passaggio indolore. E’ lo stesso “focolare”.

    Radio Diocesi, inoltre parla di altri interessanti spostamenti. Se teniamo per buona la modifica attuale ad Ischia Ponte, possiamo anche tenere per buona, come notizia, uno spostamento che è atteso da molti. Don Giuseppe Nicolella, infatti, sarebbe pronto a tornare nella sua Forio. E nella sua Sant’Antuono che dovrebbe prendere anche la Parrocchia di Campagnano che verrebbe abolita, andrà il giovane Gianfranco Del Neso.

    Una vera e propria rivoluzione che, come ciliegina sulla torta, potrebbe prevedere anche un cambio per la Parrocchia di San Ciro.

    Più di uno è sicuro che Lagnese stia operando bene e che fa bene a completare la pulizia. Qualche altro, invece, non è tanto contento. Qualche altro, invece, ci guarda storto e ci minaccia con la sguardo. Ce ne faremo una ragione. Vediamo come va a finire questa storia di preti…

    Clausura perpetua per don Giovanni. “Spogliato” Don Nello

  • Raffica di abusi durante le cresime

    Raffica di abusi durante le cresime

    Una denuncia fa scoprire episodi «vecchi» di mezzo secolo in Bassa Sassonia

    «Sei stato vittima di abusi sessuali tra il 1965 e il 1976?». La singolare e inquietante domanda è contenuta in una mail che i vertici della diocesi tedesca luterana di Grafschaft Schaumburg, in Bassa Sassonia, hanno inviato a oltre trecento persone che si cresimarono cinquant’anni fa. Non è il primo caso in Germania. Era accaduto anche nel 2010 in Baviera. Gli ultimi episodi venuti alla luce dopo mezzo secolo sono emersi grazie alla denuncia di un uomo che, nel cinquantesimo anniversario della sua cresima (considerata dai protestanti un rito ma non un sacramento), ha raccontato come il sovrintendente, una carica paragonabile a quella del vescovo, tentò all’epoca di abusare di lui.

    «Vi sono ragioni di credere che l’ex sovrintendente, morto nel 1990, abusò di altre persone sotto la sua protezione», si legge nella mail che l’attuale sovrintendente, Andreas Kuehne-Glaser, ha inviato a 320 uomini e donne che si cresimarono nel periodo compreso fra il ’65 e il ’76, esortando altre eventuali vittime a venire allo scoperto. Il passo è stato lungamente meditato dopo la denuncia dell’ex cresimando, che è arrivata lo scorso settembre. «Per decenni la chiesa evangelica si è rifiutata di vedere e reagire di fronte a chi abusava del suo dovere di protezione», si legge nella mail, dove si sottolinea come ora sia stata presa la decisione «di accettare le nostre responsabilità e rifiutarci di cancellare le esperienze del passato».

    Sei anni fa esplose il caso del coro di Ratisbona, in Baviera. Il vescovo della città, Gerhard Ludwig Müller, ammise abusi sessuali nell’ambiente del celebre gruppo canoro, all’epoca in cui esso era diretto dal fratello dell’allora Papa Benedetto XVI, che però si disse estraneo e del tutto all’oscuro della vicenda. Il vescovo lo scrisse in una lettera ai genitori dei coristi pubblicata sul suo sito internet, nella quale spiegò di «essere venuto a conoscenza di un caso di abusi sessuali (…) negli anni Cinquanta» da parte del direttore del convitto dell’epoca, che fu condannato e successivamente morì. Gli abusi sarebbero stati compiuti tra il 1958 e il 1973. Il fratello di Papa Benedetto XVI, Georg Ratzinger (all’epoca ottantaseienne), è stato alla guida dello storico coro del duomo di Ratisbona dal 1964 al 1993.

    Secondo altre fonti, i responsabili degli abusi sessuali sarebbero stati due religiosi, ambedue morti nel 1984, che per questo sarebbero stati anche condannati a pene detentive. Uno era un ex insegnante di religione e vice direttore della scuola frequentata dai coristi, rimosso nel 1958 dall’incarico. Anche l’altro religioso era stato per alcuni mesi direttore del collegio annesso al ginnasio del coro del duomo, prima di essere condannato nel 1971.

    Prima dello «scandalo del coro», erano stati destituiti due monaci dell’abbazia benedettina di Ettal, sempre in Baviera. Al seminario dei cappuccini a Burghausen furono stati compiuti abusi nei confronti di tre giovani allievi tra il 1984 e 1985, secondo quanto affermò nel 2010 padre Josef Mittermaier, allora responsabile provinciale dei cappuccini bavaresi. Lo scandalo tedesco è iniziato con una raffica di denunce, arrivate a quasi 200 unità, a carico di sacerdoti del collegio dei gesuiti Canisius di Berlino. I vescovi tedeschi chiesero pubblicamente perdono e offrirono la loro disponibilità a collaborare con la giustizia, istituendo un apposito ufficio guidato dal vescovo di Treviri, monsignor Stephan Ackermann.

    Marzio Laghi

    http://www.iltempo.it/esteri/2016/05/24/raffica-di-abusi-durante-le-cresime-1.1542677