Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: seminario

  • SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    SAVONA: Pedofilia, dai giudici accuse alla curia

    Il gip Giorgi: «Ignorata la vittima dodicenne, diocesi impegnata a tutelare la propria immagine»

    SAVONA. Amarezza, «amarezza per una vicenda che,prima che processuale, umana» di un giovane seminarista che «per anni privo di una qualunque tutela, inascoltato dai genitori, percosso dal padre e ignorato dai vertici della curia, il cui unico interesse sembra fosse quello di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei fanciulli affidati al seminario per assumere a loro volta, l’alto e gravoso incarico di pastori di anime» Un macigno. Un decreto di archiviazione ancora più pesante di un’eventuale condanna quello depositato nei giorni scorsi dal giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi nell’ambito di un procedimento a carico di don Pietro Pinetto per calunnia nei confronti della sua vittima e di chiunque avesse riportato quei fatti (due giornalisti e Francesco Zanardi). Una presa di posizione forte del magistrato savonese che fa seguito a quella dell’archiviazione per prescrizione di monsignor Dante Lafranconi dall’accusa di concorso in pedofilia nel caso dell’allora don Nello Giraudo. L’ex vescovo di Savona e Noli, per il gip,sapeva degli abusi perpetrati da don Nello, ma lo avrebbe coperto pentendosi di avergli concesso l’apertura di una casa di accoglienza per i minori a Voze. E se Lafranconi sapeva degli abusi di don Nello, la chiesa savonese sapeva dei comportamenti anomali di don Pietro Pinetto all’interno del Seminario di via Ponzone. Erano gli anni Settanta quando almeno due ragazzini sono stati presi di mira dal prete. E secondo gli inquirenti dalle indagini avviate nei confronti di don Pinetto, difeso dall’avvocato Marco Altamura, sarebbero emersi«elementi di prova univoci, precisi e concordanti» sulle condotte «plurime» di presunte violenze sessuali commesse nel1974 ai danni di S.P. e di altri giovani che frequentavano la struttura e dei quali Pinetto doveva prendersi cura. Da qui anche la mancanza di diffamazione e calunnia nei suoi confronti. Una vicenda venuta alla luce solo recentemente (per questa ragione il caso delle violenze sessuali, o meglio atti di libidine violenti è stato archiviato per prescrizione), nel 2013 in seguito alla denuncia esposto presentata dalla vittima degli abusi che si era decisa a vuotare il sacco(«néper soldi,néper altro») e che era stata denunciata di diffamazione da don Pinetto. Il sostituto procuratore della Repubblica Giovanni Battista Ferro ha così incaricatola squadra mobile di far luce su quegli anni nonostante la certezza della prescrizione e dopo un viaggio in Sardegna, a casa dei genitori di S. P. la vicenda ha subito una frenetica accelerazione. E quei terribili fotogrammi di vita ecclesiale sono stati impressi in maniera indelebile. E imbarazzante.

    Giovanni Ciolina Il Secolo XIX Savona

    Leggi il testo completo dell’interrogatorio

  • SAVONA; Il rettore disse al ragazzino abusato: «Hai fatto solo un brutto sogno»

    SAVONA; Il rettore disse al ragazzino abusato: «Hai fatto solo un brutto sogno»

    L’ULTIMA ARCHIVIAZIONE PER DON PINETTO SI TRASFORMA IN UN’INVETTIVA CONTRO LACHIESA OMERTOSA

    SAVONA. «Mi disse che avevo fatto un brutto sogno». L’allora rettore del seminario, Andrea Giusto, avrebbe liquidato con queste poche parole il giovane seminarista S. P.(ora ha 54 anni) che si era rivolto a lui dopo le morbose attenzioni ricevute da don Pietro Pinetto.

    Era il 1974 quando nel seminario di Savona si sarebbero verificati i drammi. «Con Giusto parlai direttamente, prima ancora di scappare, dentro al seminario – aggiunge una delle vittime del prete- io del rettore mi fidavo; andai a colloquio con lui alla fine,dopo aver assistito all’episodio in cui don Pinetto masturbava un mio compagno».

    È uno dei passaggi più delicati e crudi del decreto di archiviazione firmato dal giudice delle indagini preliminari Fiorenza Giorgi per l’ex parroco di San Michele a Celle ed attualmente“aiutante” nella parrocchia di San Francesco da Paola in piazza Bologna, indagato di calunnia nei confronti della vittima che lo aveva denunciato.

    «Pinetto ha avuto degli atteggiamenti particolari nei mie confronti….ricordo che la prima volta che mi ha toccato è stato quando mi voleva spiegare come bisognava lavarsi nelle parti intime – è il racconto di D. G., una presunta seconda vittima del prete – Ha iniziato facendomi spogliare….».

    Ma c’è una lettera autografata scritta da S. P. ai genitori subito dopo i fatti e nella quale aveva trovato le parole per confidare ai suoi quelle terribili esperienze nel seminario savonese: «Cominciò ad abbracciarmi e piano piano scendeva sempre più in basso: quando arrivò a quel punto divenni freddo come il ghiaccio, non riuscivo più a parlare e mentre lo trastullava diceva “chissà se muovendo un poco…»

    G.CIO. Il Secolo XIX Savona

  • “CERCO BIMBE PER FARE SESSO”. SEMINARISTA ARRESTATO MENTRE VA ALL’APPUNTAMENTO

    “CERCO BIMBE PER FARE SESSO”. SEMINARISTA ARRESTATO MENTRE VA ALL’APPUNTAMENTO

    di Federica Macagnone

    È stato fermato mentre provava a raggiungere il Messico. Una volta lì avrebbe preso una bambina al di sotto dei 3 anni e l’avrebbe utilizzata come una piccola schiava del sesso. Joel A. Wright, un seminarista 23enne dell’Ohio, è stato arrestato venerdì all’aeroporto di San Diego, negli Usa: sarà incriminato «per aver pianificato rapporti sessuali con minori e aver tentato di uscire dagli Stati Uniti con lo scopo di porre in essere comportamenti sessuali illeciti».

    Lo studente era un seminarista alla Columbus e da qualche mese era finito nel mirino degli agenti dopo aver pubblicato un messaggio su Craiglist e dopo una serie di mail sospette che aveva scambiato con un agente sotto copertura. Le indagini erano iniziate a novembre, quando, come si legge nelle 11 pagine di rapporto della ICE’s Homeland Security Investigations di San Diego, un agente aveva ricevuto una soffiata sulle intenzioni dell’uomo: aveva pubblicato un annuncio su Craiglist dove chiedeva di poter comprare una bambina di meno di tre anni. Da quel momento Wright era finito nel mirino delle forze dell’ordine che gli hanno teso un tranello in piena regola: un agente sotto copertura si è finto una guida turistica messicana che l’avrebbe dovuto aiutare a raggiungere i suoi scopi. «Voglio adottare/prendere una bambina (di età inferiore ai tre anni) e voglio avere rapporti sessuale con lei (ma non dirlo ad altre persone)» ha scritto Wright in una mail allegando una propria foto e aggiungendo di aver avuto altre esperienze con bambini. L’uomo, come riporta Fox News, ha poi prenotato un volo dall’Ohio a San Diego per incontrare un amico della guida turistica, che lo avrebbe dovuto aiutare a passare il confine con il Messico per raggiungere il luogo dell’incontro con il trafficante di bambini. Ma proprio mentre attendeva il suo uomo al San Diego International Airport, gli agenti speciali lo hanno preso in custodia. «I pedofili che erroneamente credono di poter sfuggire alla giustizia commettendo crimini sessuali su bambini fuori dagli Stati Uniti devono stare in allerta – ha detto Dave Shaw, agente speciale dell’HSI di San Diego – L’Homeland Security Investigation cercherà di fare giustizia per le piccole vittime, indipendentemente dal luogo in cui vivono». Wright non è più uno studente del Pontificio Collegio Josephinum, dove aveva studiato per un semestre per poi dileguarsi senza autorizzazione, e non è più un membro della sua diocesi a Steubenville. Nel sottolinearlo, padre John Allen, del Pontificio Collegio, ha detto che il seminario è scioccato, rattristato e veramente disgustato. Le indagini sono state condotte nell’ambito della ICE’s Operation Predator, lanciata nel 2003 con lo scopo di proteggere i bambini dai predatori sessuali. Dall’inizio dell’operazione a oggi, gli investigatori federali hanno arrestato più di 12mila persone per crimini contro i bambini.

    http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/prete_pedofilo_arrestato/notizie/1822607.shtml

  • «Abusi, archiviazione per il prete» Ma spunta la condanna da novizio

    «Abusi, archiviazione per il prete» Ma spunta la condanna da novizio

    Il pm: reato prescritto per il sacerdote di Covo. Il precedente prima dei voti

    di Pietro Tosca

    Don Francesco Zappella, 56 anni, il sacerdote originario di Covo fu ammesso al seminario di Albenga pochi mesi dopo una condanna a 14 mesi di carcere per atti di libidine violenta su due ragazzini al di sotto dei 14 anni. Una pesante eredità del passato che è tornata a galla proprio nel momento in cui la procura di Savona ha richiesto l’archiviazione per l’episodio in cui il sacerdote era indagato per violenza sessuale. A settembre, infatti, don Zappella, parroco a Borghetto Santo Spirito in provincia di Savona, insieme a due sacerdoti sudamericani era stato segnalato alle autorità dell’Uruguay dall’onlus ligure «Rete L’abuso» per le presunte violenze commesse su un 29enne. Si sarebbero consumate nella missione di Treinta y Tres, nel 2005.

    Per raccogliere la testimonianza del 29enne l’associazione l’aveva fatto venire in Italia a proprie spese. Qui era stato ascoltato anche dal pm Giovanni Battista Ferro della procura di Savona che aveva poi aperto un fascicolo con l’ipotesi di violenza sessuale. Nei giorni scorsi, il magistrato ha però chiesto al gip l’archiviazione perché, oltre alla difficoltà di trovare riscontri (la presunta vittima è rientrata in Sudamerica), i fatti, essendo trascorsi più di 10 anni, sono prescritti. Il prete si è sempre detto innocente. Nelle indagini del pm, però, è emerso un precedente di «oggettiva gravità»: negli archivi di Stato di Torino è stata acquisita la sentenza di condanna di Zappella, del tribunale di Pinerolo, del 9 maggio 1991, a 14 mesi per atti di libidine violenti su due ragazzini con meno di 14 anni. I reati risalivano al periodo tra la fine del 1988 e l’inizio del 1989. Allora il bergamasco era stato ammesso al noviziato dei padri Salesiani di Monte Oliveto (Pinerolo). Noviziato che Zappella aveva interrotto nell’agosto del 1989 per «motivi di salute».

    Nel 1991, quattro mesi dopo la condanna, però, era stato accolto nel seminario di Albenga dove poi è diventato sacerdote. L’intero incartamento è stato consegnato al vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti, che a inizio dicembre è andato in procura con il vicario generale, monsignor Ivo Raimondo, per incontrare il pm Ferro. Documenti alla base del procedimento canonico che verrà avviato dalla diocesi. Il sacerdote dimissionario, il 9 dicembre ha lasciato definitivamente la parrocchia di Borghetto Santo Spirito annunciando di doversi sottoporre a un intervento all’anca in una struttura sanitaria al Sud. Poi rientrerà ad Albenga, ma a gennaio partirà ancora per l’Uruguay. Proprio dal Sud America potrebbero arrivare per lui nuovi guai. «Secondo i nostri contatti – dice Francesco Zanardi, portavoce dell’onlus Rete L’abuso – sarebbe stata presentata una nuova denuncia contro il sacerdote da parte di un 21enne con problemi psicofisici. Anche questo ragazzo avrebbe soggiornato nell’orfanatrofio gestito dalla missione di don Zappella».

    http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_dicembre_11/abusi-archiviazione-il-prete-ma-spunta-condanna-novizio-a41b1024-a002-11e5-9e42-3aa7b5e47d96.shtml

  • Violenza sessuale, fissato l’appello

    Violenza sessuale, fissato l’appello

    Nuovo processo per don Gino Temporin, assolto due anni fa dalle accuse di un seminarista.

    PIOVE DI SACCO. «Finalmente la fine di un incubo… Ora prego per quel ragazzo. È una liberazione, mi sembra di poter iniziare una nuova vita dopo due anni e mezzo di sofferenze» aveva confidato don Gino Temporin, 69 anni, neoparroco del Duomo di San Martino a Piove di Sacco, all’indomani della sentenza che lo aveva assolto dall’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di ragazzino. Un ragazzino veneziano oggi 24enne che, all’epoca dei fatti, frequentava la scuola media nel seminario di Rubano. Ora l’incubo ritorna con il secondo grado di giudizio e il processo fissato per il prossimo 21 aprile davanti alla terza sezione penale della Corte d’appello di Venezia, presieduta dal giudice Gioacchino Termini, su ricorso del pm padovano Maria D’Arpa e della procura generale. Pm che aveva chiesto la condanna a 7 anni di carcere per il sacerdote. Diversa la valutazione del tribunale di Padova (presidente il giudice Claudio Marassi) che, il 18 dicembre 2013, aveva pronunciato la sentenza di assoluzione con la formula più ampia (il fatto non sussiste) al termine di un processo delicato e difficile, senza prove, con elementi solo indiziari, dove la parola dell’uno si scontrava con la parola dell’altro. E sul banco degli imputati, quel prete: 43 anni di sacerdozio e mai una macchia, mai un’ombra tanto che l’allora vescovo Antonio Mattiazzo lo ha poi nominato parroco del Duomo di Piove, dimostrandogli fiducia totale.
    Anche le indagini (svolte con intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni, l’interrogatorio di ben 29 persone) non avevano portato grandi risultati. O, almeno, risultati incontrovertibili come dev’essere per poter ottenere una pronuncia di responsabilità penale. Del resto i periti nominati dal tribunale di primo grado (il medico legale Claudio Rago, la psicologa Magda Tura e il neuropsichiatra Marziano Cerisoli) avevano concluso per un’alta improbabilità circa la certezza storica dell’accaduto, pur riconoscendo capacità di testimoniare nel giovane, affetto da un disturbo psicotico, da un disturbo di personalità e di identità di genere. L’indagine era stata aperta dopo la denuncia del 24enne che, solo nel 2009, molti anni dopo la permanenza nel seminario di Rubano, si era confidato con una psicologa

    della clinica “Le Betulle” di Como dov’era ricoverato per problemi psichiatrici e un tentativo di suicidio. E aveva raccontato le “violenze” subite. In aula alcuni ex allievi avevano spiegato che lo studente era stato coinvolto da altri seminaristi in pratiche sessuali.
    Cristina Genesin

    http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2015/12/08/news/violenza-sessuale-fissato-l-appello-1.12585340

  • Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    Presunti abusi su minore, dopo l’intervista don Rutigliano lascia la parrocchia di Civitavecchia

    «Non ho mai avuto rapporti sessuali con minori, né abusandone, né in modo consenziente». Solo tre giorni fa, respingeva ogni accusa don Francesco Rutigliano, 42enne di origine pugliese, incardinato presso la diocesi di Locri ma trasferito presso la chiesetta di San Gordiano di Civitavecchia nel settembre scorso per affiancare don Ivan. Ma ieri mattina ha manifestato la ferma volontà di lasciare la parrocchia.

    Il giovane parroco, già da qualche settimana al centro di una vera e propria bufera mediatica, nel pomeriggio di giovedì era stato intervistato a lungo da due giornaliste che erano piombate nel piazzale della casa canonica per ascoltare la sua versione dei fatti. Il caso era scoppiato quando l’associazione nazionale contro la pedofilia clericale presieduta da Francesco Zanardi, aveva riportato alla luce i trascorsi dell’uomo, sfidando finanche le ire del Vescovo Luigi Marrucci, il quale alla stampa locale aveva parlato di infondatezza delle notizie e di querele del tutto inesistenti, mentre Don Rutigliano continuava a professarsi vittima di un complotto studiato a tavolino.

    Le carte, però, raccontano un’altra versione. Nel giugno del 2011 l’ex Santo Uffizio sospende don Francesco Rutigliano per 4 anni perché viene ritenuto colpevole di abuso di minore. Il divieto di esercitare funzioni pubbliche è imposto per un periodo di 4 anni, duranti i quali il sacerdote potrà esercitare il le sue funzioni in forma privata e dovrà compiere un percorso psicologico in una struttura adeguata. Pena, la dismissione dello stato clericale.

    I fatti di cui viene accusato risalirebbero al periodo compreso tra il 2006 – quando la presunta vittima, psicologicamente fragile e con una storia travagliata alle spalle, avrebbe avuto appena 14, forse 15 anni – e il 2008, e il teatro degli abusi sarebbe stata la cittadina di Riace, nel Reggino, dove il prete ha esercitato per lungo tempo. Anche se, secondo la testimonianza del 2009 fornita del ragazzino, alcuni episodi si sarebbero verificati a partire dal 2004, quando Rutigliano si trovava in seminario e non era stato ancora ordinato sacerdote.

    L’unico giornale a raccontare la storia è il quotidiano Calabria Ora, nel 2011. Il giornalista Antonio Baldari scrive una serie di articoli sulla vicenda ma viene ripetutamente raggiunto da minacce di querela e segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti nel tentativo di metterlo a tacere. Le segnalazioni all’Ordine vengono puntualmente ignorate poiché destituite di ogni fondamento, e anche le querele non arriveranno mai, probabilmente perché ciò comporterebbe l’apertura di un processo da parte della magistratura italiana, per la quale Francesco Rutigliano è del tutto incensurato.

    La stessa tecnica intimidatoria, ma con i medesimi risultati, è stata messa in atto nei confronti del presidente di Rete l’Abuso. Pochi giorni fa Francesco Zanardi si è visto recapitare una mail da parte del server 1and1, che, su pressione del parroco e del suo legale, chiedeva la rimozione di taluni articoli pubblicati sul sito dell’associazione entro e non oltre le 48 ore successive, termine oltre il quale si sarebbe proceduto all’oscuramento del portale telematico. Pochi giorno dopo, con gli articoli ancora on line, è il Garante della Privacy a chiedere spiegazioni al presidente Zanardi. Don Rutigliano, per dimostrare il complotto ordito contro di lui, ha inviato all’autorità amministrativa una mail a firma della direzione di Calabria Ora in cui, effettivamente, si porgevano le scuse per la pubblicazione di un articolo ritenuto successivamente non veritiero. Peccato solo che la mail si riferisca ad un articolo del 2008 e tratti di tutt’altro argomento, mentre quelli “diffamatori” di Baldari, riguardanti l’intera vicenda, vengano pubblicati tre anni più tardi. Il goffo tentativo di allontanare le accuse diventano sempre di più il rumore stridulo delle unghie sugli specchi. Il Vescovo della diocesi Civitavecchia-Tarquinia, Luigi Marrucci, nella speranza di screditare le notizie trapelate, ottiene invece l’effetto inverso. Tutta la comunità adesso è al corrente della questione e le mamme degli oltre 260 bambini che ruotano attorno alle attività della parrocchia di San Gordiano sono infuriate e chiedono di sapere la verità.

    Così, decidiamo di raggiungere il diretto interessato e sentire la versione, che tra incongruenze e contraddizioni, va avanti per oltre tre ore. Rutigliano nega ogni coinvolgimento, si dice tranquillo, ci mostra anche un dossier in cui, secondo la sua versione, sarebbero contenute le prove del complotto, promette di parlare ai fedeli nella messa solenne della domenica e di andare dritto per la sua strada, avendo la coscienza pulita. Meno di 72 ore dopo don Rutigliano comunica che lascerà la parrocchia. Forse perché la coscienza ha urlato, forse perché ha urlato don Ivan che di queste vicende non ne era a conoscenza. Fatto sta che, per il momento, in attesa di far ulteriore chiarezza sulla questione, Francesco ha deciso di andare via.

    Francesca Lagatta

  • Bestiali e Immondi subumani chi usa violenza sui Minori. (intervista video)

    Bestiali e Immondi subumani chi usa violenza sui Minori. (intervista video)

    di Francesca Lagatta – Questa è solo una delle tante di storie raccapriccianti di violenze e di abusi ai danni di un minore, un’altra, l’ennesima storia di indifferenza e abbandono dove, alla fine, l’unico che paga il conto è chi denuncia. E’ successo ancora, è successo di nuovo, in un angolo della Calabria timorata di Dio e di certi suoi rappresentanti.

    La bambina ha 11 anni e viene ripetutamente molestata dall’uomo che tutti i giorni entra in casa sua per pregare. Non è un prete, ma un pastore di anime che pretende di illuminare le menti altrui guidandole in un cammino detto neocatecumenale di cui la famiglia era adepta da 26 anni e che, negli ambienti della laica misericordia, è notoriamente un diretto “concorrente” di altri filoni di cammino spirituale.

    Non sono il suo papà e la sua mamma ad accorgersi delle molestie, ma un medico psicoterapeuta con cui la ragazzina ha un colloquio di oltre tre ore, dopo aver mostrato alcuni disturbi di salute presumibilmente di natura psicologica. Il medico è perentorio: sarà lui stesso a presentare un esposto in Procura. Ma il presunto molestatore assiduo frequentatore dei palazzi clericali, prova ad intimidire la vittima e la sua famiglia esercitando ogni tipo di pressione.

    Un fratello della ragazzina viene cacciato dal seminario che frequentava già da qualche tempo, il suo papà viene allontanato dalla comunità neocatecumenale.

    Si fanno scadere i termini per la presentazione dell’appello, quando l’orco viene prosciolto dalle accuse nella sentenza di primo grado, poi chiede ai suoi assistiti di rimuovere, su richiesta di un potente legale della città, gli articoli che lo riguardano. In realtà quasi nessuno ha voluto parlarne e di articoli ne è stato scritto solo uno, su un noto giornale locale. Giornale a cui un importante uomo di Chiesa intima di non scrivere più. Il giornale si inchina ed esegue gli ordini e, per uno strano caso, il firmatario dell’articolo, di lì a poco, cambia mestiere. La comunità punta il dito contro gli eretici che hanno osato sfidare le ire Sua Eminenza, mentre i fedeli, esterrefatti, incrociano le braccia al petto e si girano dall’altra parte. Perché laddove aleggia l’ombra di Dio in mezzo, la vittima è sempre chi lo invoca mai non chi ne subisce i fanatismi, anche se la prima è già accusato di molestie su minori mentre il carnefice è un padre disperato che cerca giustizia per due figlie cadute nel tunnel dell’anoressia e una madre che ha la morte nel cuore.

  • Don Zappella, ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

    Don Zappella, ripetuti atti di pedofilia. È il quadro che emerge dai documenti consegnati dal pm Ferro a monsignor Borghetti.

    SAVONA. Il vescovo coadiutore di Albenga, Guglielmo Borghetti, ieri mattina è tornato in procura in compagnia del suo braccio destro, il vicario generale,l’imperiese Ivo Raimondo. Ragione dell’improvviso e rapido blitz nel capoluogo è stato ancora una volta don Francesco Zappella, il parroco (finoal9dicembre) del santuario di Sant’Antonio da Padova di Borghetto.

    La lettera di dimissioni da parroco e vice direttore della Caritas diocesana ingauna,non è bastata ad evitare al sacerdote un altro,violentissimo,temporale. Nell’incontro con il sostituto procuratore della Repubblica, Giovanni Battista Ferro, il vescovo di Albenga, ha infatti acquisito gli atti d’indagine del processo che il 9 maggio del 1991 hanno portato i giudici del tribunale di Pinorolo a condannare Francesco Zappella a 14mesiperattidilibidine violenta su due ragazzini infra quattordicenni. Ma è proprio da  quella documentazione d’inchiesta che la procura savonese e di conseguenza la Curia sono venuti a scoprire una sorta di doppia vita del parroco borghettino.

    Una gioventù segnata dalla “malattia” della pedofilia che nell’agosto del 1989 lo ha portato ad interrompere il noviziato nei Salesiani a Monte Oliveto (Pinerolo), ufficialmente «per motivi di salute» è l’unico segno del passaggio nel torinese di Francesco Zappella, come confermato dal direttore del noviziato, don Pietro Migliasso. Già agli inizi degli anni novanta, infatti Francesco Zappella, aveva dichiarato di essere affetto da un brutto male alle ossa, lo stesso che ipoteticamente ne limita i movimenti negli ultimi mesi.

    Ed ora, tutto l’incartamento acquisito negli archivi di Stato di Torino,è finito nelle mani del vescovo Borghetti e di conseguenza nel fascicolo del processo canonico che è stato avviato nei confronti di don Zappella per la presunta violenza sessuale compiuta nel 2005 ai danni di un cittadino uruguaiano, accusa per la quale il pm Ferro ha chiesto al gip l’archiviazione per prescrizione, oltre che per mancanza di querela da parte della vittima. Senza dimenticare la decisione di padre Francesco di chiudere il conto corrente delle missioni e su cui si faceva versare i contributi dei parrocchiani per la missione di Trenta & Tres.

    Il vescovo mandato da Papa Francesco a fare trasparenza in una diocesi squassata dagli scandali mai più pensava di trovarsi di fronte ad una situazione tanto grave. Il caso Zappella, con l’ingresso nel seminario di Albenga nonostante una condanna per pedofilia, rischia di avere ripercussioni devastanti sull’intero sistema. Come ha potuto entrare in seminario con una condanna tanto grave? Qualcuno sapeva? Enel caso, perché ha taciuto? domande a cui Borghetti dovrà dare una risposta.

    Giovanni Ciolina IL SECOLO XIX

  • IL GIALLO DELL’ORDINAZIONE DEL PRETE: ILVESCOVO HA“INSABBIATO”O NON ERA ABBASTANZA INFORMATO

    IL GIALLO DELL’ORDINAZIONE DEL PRETE: ILVESCOVO HA“INSABBIATO”O NON ERA ABBASTANZA INFORMATO

    Via al processo canonico nel mirino c’è anche Oliveri. La vicenda scottante segnalata alle gerarchie vaticane

    ALBENGA. Adesso trema anche il vescovo Mario Oliveri, ed anche sul futuro ecclesiastico di don Luciano Massaferro si allunga qualche ombra. La vicenda di don Zappella ha avuto sulla curia ingauna l’effetto di una bomba a grappolo. Da qualche giorno la battuta più ricorrente negli ambienti diocesani è che il vescovo Mario passerà alla storia per essere stato il primo nella bimillenaria storia della Chiesa ad avere ordinato sacerdote un pedofilo “conclamato”, cioè già condannato in sede penale.

    Ovviamente non esistono statistiche ufficiali in materia, ma la battuta è(come spesso accade) significativa del clima che si respira attorno al vecchio vescovo. E se il processo canonico a don Zappella riguarderà anche la prima vicenda di abusi,quella per cui il sacerdote è già stato condannato, un coinvolgimento di Oliveri sarà pressoché inevitabile e la sua posizione non sarà delle più semplici. Se dovesse emergere che il vescovo sapeva della condanna sarebbe un guaio grosso, perché dovrebbe spiegare il motivo per cui ha deciso di accogliere Zappella in seminario e poi ordinarlo sacerdote. Ma anche se dovesse risultare ignaro di quel precedente non sarebbe certamente al riparo da censure da parte della Santa Sede, perché evidentemente gli potrebbe essere rimproverato di non avere effettuato le necessarie verifiche sulla moralità di un aspirante sacerdote.

    Non che il setaccio all’ingresso del seminario abbia mai avuto (nell’ultimo quarto di secolo) le maglie troppo fini, ma la sensazione è che in Vaticano si pensi che questa volta si sia davvero esagerato. A questo punto non pare da escludere che Oliveri riceva un nuovo invito a ritirarsi a vita privata, dopo quello che (ignorato) ha portato alla nomina del coadiutore. Quanto a Massaferro, il vescovo Borghetti ha sempre detto che bisognerà aspettare che termini di scontare la pena prima di valutare la sua posizione,ma adesso la scadenza è vicina e la linea dura nei confronti di Zappella potrebbe far presagire un atteggiamento simile rispetto a Massaerro. Se una condanna per reati sessuali è ritenuta incompatibile con la veste da sacerdote nel caso del prete di Borghetto, si può ipotizzare che lo stesso principio valga anche per il presbitero alassino.

    L. REB. Il Secolo XIX Savona

  • Condannato a nove anni di reclusione don Sergio Librizzi

    Condannato a nove anni di reclusione don Sergio Librizzi

    Nove anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualsiasi ufficio attinente a tutela, curatela e amministrazione di sostegno. Questa la condanna contenuta nella sentenza pronunciata, oggi pomeriggio, dal gup del Tribunale di Trapani Antonio Cavasino nel processo a carico di don Sergio Librizzi. L’ex direttore della Caritas di Trapani, arrestato il 24 giugno dello scorso anno dagli uomini della sezione di Polizia Giudiziaria del Corpo Forestale, è accusato di concussione e violenza sessuale. Dovrà risarcire anche i danni alle parti civili, con somme variabili tra i 2.000 e i 30.000 euro per ciascuna (Comune di Trapani, A.S.G.I – Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione, Obiettivo Legalità, Codici Onlus-Centro per i Diritti Del Cittadino e Codici Sicilia) e pagare le spese processuali e quelle relative al proprio mantenimento in carcere durante la custodia cautelare.

    Come emerso dall’indagine condotta dal procuratore Marcello Viola e dai sostituti Paolo Di Sciuva, Andrea Tarondo e Sara Morri avvalendosi di intercettazioni e delle dichiarazioni delle vittime, Librizzi – abusando della sua posizione di componente della Commissione territoriale – ha chiesto e ottenuto da alcuni migranti prestazioni sessuali “utili” ad agevolare l’iter per il riconoscimento della protezione internazionale.

    Dopo l’arresto il sacerdote era stato considerato “incompatibile con la realtà carceraria” e trasferito ai domiciliari nell’abitazione di una zia a Campofelice di Roccella. Il procedimento giudiziario, svoltosi con il rito abbreviato che comporta, in caso di condanna, la riduzione di un terzo della pena, si è svolto sulla base degli atti giudiziari prodotti, tra cui c’erano anche i risultati della perizia psichiatrica del dottore Gaetano Vivona, consulente nominato dalla difesa di Librizzi, che attestava una parziale incapacità di intendere e di volere del sacerdote, affetto dalla “sindrome di Don Giovanni”. Il perito della difesa aveva anche evidenziato casi di violenza sessuale subiti in passato dall’imputato. La procura, con il pm Paolo Di Sciuva, aveva chiesto al gup di disporre una nuova perizia. L’esame eseguito dai dottori Domenico Micale e Maurizio Marguglio ha ribaltato la diagnosi attestando che Librizzi è pienamente capace di intendere e di volere.

    Tra le carte del processo la Procura aveva depositato anche i verbali di alcune testimonianze di ex seminaristi che raccontavano di avere subito violenze dal sacerdote quando era direttore del Seminario vescovile di Trapani. Le accuse a Librizzi sono ormai prescritte ma la Procura aveva scelto di depositare ugualmente i verbali per il loro “peso” specifico nel delineare la figura del prete che, da quasi vent’anni, avrebbe costretto prima giovani seminaristi e poi giovani migranti a subire le sue richieste sessuali.

    L’accusa aveva chiesto una condanna a dieci anni di reclusione mentre la difesa, rappresentata dall’avvocato Donatella Buscaino, aveva chiesto l’assoluzione affermando che in molti casi erano stati gli stessi migranti a offrirsi per ottenere vantaggi dalla posizione di Librizzi. L’avvocato ha già preannunciato che ricorrerà in appello contro la condanna.

    http://www.trapanioggi.it/condannato-a-nove-anni-di-reclusione-don-sergio-librizzi/