Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • ZERO TOLLERANZA della Questura di Roma contro i bambini abusati dai preti

    ZERO TOLLERANZA della Questura di Roma contro i bambini abusati dai preti

    Oggi vi racconto una storia incredibile ma purtroppo vera.

    Durante il meeting dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero arrivati a Roma da tutto il mondo, dalla Germania è arrivato un carro rappresentante due croci che reggono una amaca nella quale dorme un cardinale e sulla quale una scritta dice “L’instancabile investigazione sugli abusi sessuali sui minori”.

    Ebbene, appena il carro è arrivato a Roma gli autisti sono stati arrestati e multati in zona Colosseo, il motivo scritto sul verbale, è che il carro impediva ai turisti la vista del monumento…

    Subito rilasciati in quanto non sussisteva alcun reato, gli autisti hanno portato il carro presso uno dei due Hotels che ospitano i sopravvissuti.

    La polizia lo ha seguito, non è noto il motivo, tuttavia da ieri notte quel carro che non è neppure stato sequestrato, è sorvegliato a vista dalla polizia che questa mattina, quando è stato portato nell’hotel più grosso per evitare l’inutile ingombro del parcheggio pubblico, è stato seguito da una volante, ora piazzata dietro il carro, dove resterà sicuramente tutto il giorno, la notte e domani.

    Un inutile spreco di forze di polizia non per prevenire un reato, ma per salvare la faccia al Papa, censurando le vittime che da anni inutilmente chiedono giustizia per i crimini subiti da bambini.

    Una vergogna tutta Made in Italy….

  • Rete L’ABUSO NEWS – edizione 4 del 30 settembre

    Rete L’ABUSO NEWS – edizione 4 del 30 settembre

    • Franceso Zanardi – Report delle vittime sulle omissioni al Motu proprio della Conferenza  Episcopale Italiana

    “Ci prenderemo le botte che dobbiamo prenderci e anche le nostre responsabilità”

    Matteo Zuppi

    … Le botte poi invece le hanno date e a prendersele sono state ancora una volta le loro vittime.

    Abbiamo cercato di fare chiarezza sui progressi della chiesa in tema di abuso sessuale su minori e persone vulnerabili aiutati da un dato a campione notevole, 332 casi italiani, quelli documentati direttamente attraverso i sopravvissuti che si sono rivolti all’Associazione durante i suoi 13 anni di attività unica in Italia.

    Le interrogazioni che ci siamo posti nell’indagine;

    • Quale livello di giustizia per le vittime è stato ottenuto?
    • Quale livello di sicurezza, prevenzione si è raggiunto?
    • Quale livello di controllo sulle gerarchie e coloro che insabbiano?
    • Quali differenze tra l’Italia e gli altri paesi?
    • Affidabilità della “linea italiana” della Cei ?

    Ebbene non i risultati, ma nello scrutinio delle schede, questi i dati che emergono sistematici, quindi scontati.

    Il report sarà reso pubblico nei prossimi giorni a Roma, durante il sinodo e la annessa manifestazione di 3 giorni (dal 27 al 30) organizzata da Eca Global di cui Rte l’Abuso è fondatrice e che raggruppa le associazioni dei sopravvissuti in tutto il mondo.

    A questo proposito la Redazione del TG NEWS annuncia fuori dalla sola edizione del sabato, contributi speciali sugli eventi che avranno luogo a Roma.


    • Alessio Di Florio – Un prete-preside videopedofilo su cui è calato il totale silenzio

    La settimana scorsa abbiamo raccontato una vicenda partita dalla Sicilia e giunta in Vaticano di un prete che ha molestato ed umiliato per anni un ragazzo. «Mi convinse a fare delle video chat erotiche con un prete di Chieti» ha dichiarato la vittima a Repubblica ormai quasi un anno fa. Il prete «da un lato lo umilia dicendogli che è “un incostante cronico, un irrisolto, un inconcludente”, dall’altro gli propone di incontrare un sacerdote di Chieti, suo amico e preside di una scuola privata, che lo potrebbe aiutare a prendere il diploma. Non gratis, ovviamente: “il prezzo da pagare da parte mia sarebbe stata la mia disponibilità a ogni prestazione”» si legge nell’inchiesta di Federica Tourn sul quotidiano Domani.

    Sono passati oltre nove mesi dalla pubblicazione dell’inchiesta di Federica Tourn e ancora di più dalla pubblicazione di Repubblica. Sin dal novembre 2022 su WordNews.it abbiamo cercato di spezzare il totale silenzio che in provincia di Chieti è calato sulla vicenda. Nonostante se ne sono occupati organi di stampa nazionale nessun turbamento e nulla di nulla. Così come nessun intervento da parte della Diocesi e del vescovo Bruno Forte, grande protagonista del Sinodo per le Famiglie, dopo che nei primi mesi di quest’anno a Chieti è scattata un’inchiesta per prostituzione e pornografia minorile e atti sessuali con un minorenne, chat sulle principali piattaforme social e di messaggistica istantanea in cui si sono diffusi foto e si coordinavano gli accusati nulla di nulla

    Il vescovo che ha trovato il tempo di polemizzare con un sindaco per le «strade», che in occasione dell’Abruzzo Pride ha inviato un comunicato contro (rimasto per giorni e giorni in alto e in grande evidenza sul sito della Diocesi) mentre nulla sulle violenze omofobe e neofasciste contro alcuni partecipanti, che ripetutamente ha preso posizione contro incontri pubblici (appoggiando di fatto posizioni di Forza Nuova, senza nulla dire quando Roberto Fiore – la cui storia è ampiamente pubblicata sul web – è venuto in città), che ama la famiglia e i più piccoli, nulla di nulla ha mai avuto da dire su questi fatti, sulla denuncia di un «preside» e sull’inchiesta dell’inizio di quest’anno. Sono passati ormai oltre dieci mesi e nessuno è stato turbato. E come su WordNews.it abbiamo sottolineato più volte resta un pesante interrogativo su tutti: se nulla si sa, se nulla si vuol dire, se nessuna posizione si prende il personaggio accusato dalla vittima di Siracusa continua a frequentare scuole e quindi anche minorenni? Una circostanza che turberebbe chiunque ma non, a quanto pare, nella provincia teatina chi dovrebbe …

    Fonte: Repubblica, Domani, WordNews.it


    • Ludovica Eugenio – Francia: il cardinale Ricard condannato dal Vaticano per abuso sessuale

    Il card. Jean-Pierre Ricard, 78 anni, arcivescovo emerito di Bordeaux, figura di spicco della Chiesa francese, è stato interdetto dal Dicastero per la Dottrina della Fede dall’esercizio pubblico del suo ministero presbiterale, tranne che nella diocesi dove risiede, quella di Digne, nell’Alta Provenza, secondo quanto riporta il quotidiano francese La Croix (27/9). L’accusa era di violenza sessuale aggravata su una donna minore all’epoca dei fatti, ed era stato archiviato per prescrizione dalla procura di Marsiglia il 25 febbraio scorso. La giustizia ecclesiastica nel frattempo è andata avanti, con un processo canonico; il dossier, nelle mani dell’arcivescovo di Marsiglia card. Jean-Marc Aveline, è stato così trasmesso a Roma, al Dicastero per la Dottrina della Fede.

    L’interdizione a dire messa in pubblico e ad amministrare i sacramenti è valida però solo fuori dai confini della diocesi in cui Ricard risiede, Digne, nell’alta Provenza, grazie a un accordo con il vescovo locale, mons. Emmanuel Gobilliard, che tuttavia appare piuttosto critico: «Non sono d’accordo – si legge su La Croix – che il cardinale Ricard celebri per il momento nella diocesi di Digne, gliel’ho detto, spero che la sanzione venga applicata anche qui». Quanto a Ricard, ha detto di non voler “generare né alimentare alcuna controversia” .

    Presidente della Conferenza episcopale di Francia dal 2001 al 2007, Ricard si era autoaccusato lo scorso novembre, durante l’assemblea d’autunno dei vescovi, in una lettera ai suoi confratelli: «Mi sono comportato in modo riprovevole, 35 anni fa, quando ero parroco, con una ragazza di 14 anni. Il mio comportamento ha necessariamente causato conseguenze gravi e durature in questa persona», aveva detto. Emerse poi che il caso era già noto da diversi mesi al presidente dei vescovi mons. Eric de Moulins-Beaufort, allertato da suor Veronique Margron, presidente dei religiosi francesi, alla quale la vittima si era rivolta, indignata per il ruolo di delegato pontificio attribuito a Ricard nella gestione degli abusi di una nuova comunità carismatica.

    Fonte : La Croix


    • Federica Tourn – Un tribunale ecclesiastico penale per la Chiesa cattolica in Svizzera 

    La Conferenza episcopale svizzera vuole istituire un tribunale ecclesiastico penale e disciplinare per la Chiesa cattolica in Svizzera. Questa decisione fa seguito all’ampiezza dei casi di abusi sessuali rivelati da uno studio recente condotto dall’Università di Zurigo.

    In un comunicato diffuso sabato scorso, i vescovi si dicono “sconvolti” dai risultati della ricerca, che ha messo in luce l’esistenza di un gran numero di casi di abusi nella Chiesa cattolica negli ultimi 70 anni. Auspicano quindi l’istituzione di un tribunale nazionale: i vescovi stanno lavorando per organizzare un incontro con i responsabili vaticani nelle prossime settimane.

    Le leggi svizzere continuerebbero ad avere la precedenza e le autorità penali sarebbero obbligatoriamente coinvolte in tutti i casi di abusi o altri reati commessi in ambito religioso. Il tribunale ecclesiastico si occuperebbe anche delle sanzioni necessarie in caso di violazione della legge ecclesiastica.

    Il presidente della Conferenza episcopale svizzera, il vescovo di Basilea Felix Gmür, ha riconosciuto che sono stati commessi degli errori nell’indagine sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica. “La prospettiva delle vittime non è stata presa sufficientemente in considerazione. Sono molto dispiaciuto per questo”, ha detto monsignor Gmür.

    Il vescovo di Basilea ammette che all’inizio del suo mandato episcopale dava maggiore importanza alla gestione giuridicamente corretta dei casi di abuso, ma che con il tempo ha cambiato prospettiva.

    Il vescovo Gmür si è detto favorevole a un sostegno esterno per le indagini della Chiesa sui casi di abusi sessuali, come richiesto dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera. Il vescovo di Coira, Joseph Bonnemain, che è responsabile di un’indagine sull’insabbiamento di casi di abusi all’interno della Chiesa, “ha detto che sarebbe felice di ricevere tale sostegno. E penso che sia un’ottima cosa”.

    Per il vescovo di Basilea, il potere all’interno della Chiesa deve essere distribuito meglio. “Lavorerò a Roma per garantire che la Chiesa sia decentrata. È necessaria una nuova morale sessuale e la possibilità di prendere accordi a livello regionale”, ha sottolineato.

    Fonte: RSI e RTSInfo


    • Federico Tulli – Le radici del silenzio, dell’omertà, della complicità, dell’impunità

    «Quando emergono nuovi casi di pedofilia, ascoltando attentamente le dichiarazioni della Chiesa cattolica ci si rende conto che le frasi del portavoce di turno allontanano velocemente l’attenzione dal passato, portandola sul presente e sul futuro. In questo modo il Vaticano vuole farci credere che gli abusi non si ripeteranno nel futuro. In realtà non vuole assolutamente ripulire o risolvere i danni procurati nel passato. I casi di violenza sui bambini nella Chiesa non sono incidentali, ma sono strutturali in tutto il mondo, in tutte le scuole cattoliche, negli oratori, negli istituti: l’abuso non è un difetto nel sistema, l’abuso era ed è “il” sistema della Chiesa cattolica».

    A parlare è Ton Leerschool. Vittima a 13 anni di un sacerdote pedofilo, Leerschool è nato e vive in Olanda ed è membro di una fondazione non-profit che si occupa delle vittime di abusi sessuali. Nel 2011 fondò, insieme con Sue Cox, Survivors voice Europe, un’associazione internazionale per la tutela dei diritti di persone violentate in età prepubere da preti. In quello stesso anno la “Commissione Deetman” si avvalse anche della “consulenza” di Leerschool per indagare sui crimini compiuti nella Chiesa olandese tra il secondo Novecento e i primi anni Duemila. Grazie al suo contributo gli investigatori sono riusciti a ricostruire le responsabilità di circa 850 sacerdoti, stimando un numero di vittime compreso tra 10mila e 20mila.

    «Non aspettiamoci che la Chiesa ripulisca spontaneamente il danno fatto, non lo farà mai» ci ha detto ancora Leerschool. «Solo incalzando il Vaticano con crescenti e continue pressioni da tutti i fronti, politico, opinione pubblica, cattolici praticanti e così via, potremo vedere un giorno i responsabili in ginocchio». Proprio tutto ciò che manca oggi in Italia.

    Federico Tulli


    • Pierelisa Rizzo – Don Mauro Galli condannato in via definitiva a tre anni

    Il 26 settembre scorso si è conclusa una vicenda durata 12 anni. Al Tribunale di Milano, Seconda Sezione Penale della Corte d’Appello, si è svolta l’ultima udienza dell’Appello Bis con la sentenza di condanna definitiva a tre anni di reclusione per don Mauro Galli. La condanna verrà scontata ai domiciliari.

    Erano presenti i familiari della vittima che si sono dichiarati sufficientemente soddisfatti dell’esito finale del processo: “era la migliore conclusione possibile per evitare il rischio della prescrizione che, di fatto, avrebbe vanificato tutto l’iter processuale.”

    Tecnicamente si tratta di un «concordato in Appello», una sorta di patteggiamento proposto dalla difesa e accettato dalla Procura Generale. La riduzione della pena a tre anni era l’unica possibilità per evitare il carcere e quindi l’unica richiesta da parte della difesa per chiudere definitivamente questo processo. Don Mauro Galli, ex coadiutore della parrocchia di Sant’Ambrogio di Rozzano, era accusato di violenza sessuale su un ragazzo di a15 anni. In appello era stato condannato a 6 anni.

    Rimane ora aperta e da ridefinire la parte ecclesiastica: un prete che ha commesso un reato, per il quale è stato condannato, viene posto ai domiciliari ma non vi è traccia di un percorso di cura affinché comprenda la portata di ciò che ha fatto. L’ammissione di colpa, sancita dal patteggiamento e dal risarcimento in via extra-giudiziale, non ha finora dato seguito a nessuna richiesta di perdono alla vittima, alla sua famiglia e alla stessa Parrocchia in cui operava all’epoca dei fatti.

    Ora i fedeli si chiedono se chi non ha avviato nessuna Indagine Previa, appena venuto a conoscenza dei fatti, e ha invece deciso di spostare subito il prete mettendolo ancora a contatto con i minori, può continuare a fare il Vescovo.

    Queste domande dovranno trovare una risposta esaustiva.
    Intanto oggi, con questa sentenza, è terminato un lungo e doloroso processo.

    Fonte Rete L’Abuso

  • Le vittime marciano a Roma per chiedere “tolleranza zero” contro gli abusi nella chiesa

    Le vittime marciano a Roma per chiedere “tolleranza zero” contro gli abusi nella chiesa

    CITTÀ DEL VATICANO, 27 settembre (Reuters) – Un gruppo di vittime di abusi della Chiesa cattolica e i loro sostenitori hanno chiesto mercoledì a Papa Francesco di applicare la “tolleranza zero” contro gli abusi sessuali del clero, dopo aver completato un pellegrinaggio di sei giorni a Roma portando una grande croce di legno. .

    I 10 uomini e donne hanno camminato per 130 chilometri (81 miglia) lungo l’ultimo tratto della Via Francigena, un sentiero medievale che collega Canterbury, in Inghilterra, a Roma, in vista di un importante vertice vaticano sul futuro della Chiesa, che inizierà la prossima settimana .

    Il pellegrinaggio “mostra la determinazione dei sopravvissuti a venire a consegnare il loro messaggio a Papa Francesco… che deve esserci una legge universale della Chiesa di tolleranza zero”, ha affermato l’avvocato statunitense Timothy Law, co-fondatore di Ending Clergy Abuse (ECA). ).

    “Niente di meno non è adeguato”, ha aggiunto.

    Gli abusi sessuali e gli scandali insabbiati hanno distrutto la reputazione della Chiesa cattolica e hanno rappresentato una grande sfida per il papa, che ha approvato una serie di misure volte a responsabilizzare la gerarchia della Chiesa, con risultati contrastanti .

    La legge afferma che l’ECA vuole che Francesco imponga l’immediata rimozione dal ministero dei sacerdoti sospettati di abusi, il licenziamento dei vescovi colpevoli di insabbiamenti e la segnalazione obbligatoria dei casi di abusi alle autorità civili, piuttosto che religiose.

    Francesco ha promesso “tolleranza zero” in relazione agli abusi da parte della Chiesa, ma i critici affermano che le sue riforme e le sue linee guida non sono andate abbastanza lontano e sono state adottate in modo non uniforme dalle Chiese cattoliche nazionali.

    Gli attivisti dell’ECA sono venuti a Roma in vista del sinodo, un incontro vaticano dei vescovi mondiali dal 4 al 29 ottobre. Si dovrebbe discutere, tra le altre cose, di dare alle donne un ruolo maggiore nella Chiesa e di approccio verso le persone LGBT.

    “Non so come si possa avanzare verso il futuro se non si risolve il problema criminale dei preti (predatori) e l’insabbiamento da parte della gerarchia nella Chiesa cattolica”, ha affermato Peter Isely, un altro membro dell’ECA residente negli Stati Uniti. detto riguardo al sinodo.

    Reportage di Antonio Denti e Alvise Armellini; Montaggio di David Holmes

    https://www.reuters.com/world/europe/victims-march-rome-demand-zero-tolerance-church-abuse-2023-09-27/

  • Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 3 del 23 settembre

    Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 3 del 23 settembre

    • Francesco Zanardi – Carpineto Romano: Padre Carlos Alberto Pérez condannato anche in appello

    Si è svolto mercoledì a Piazzale Clodio il processo di appello a padre Carlos Alberto Pérez, un colombiano con una serie di abusi alle spalle e trasferito in Italia, a Carpineto Romano, dove però ha reiterato su più minori gli stessi crimini.

    La Corte di appello di Roma ha confermato la condanna, in primo grado otto anni, con la riduzione a 7 in appello..

    Il religioso dell’Istituto Missionario colombiano di San Giovanni Eudes, residente a Carpineto Romano da qualche anno, era stato arrestato dai carabinieri pochi giorni prima della Pasqua dell’anno scorso, su ordine del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Velletri.

    Da una lettera in nostro possesso datata 31 agosto 2018, mosignor Humberto Lugo Arguelles – Fondatore del carisma della casita– accusava in un documento di nove pagine, l’ex Responsabile, Jesús Amaya León di una serie di irregolarità, comprese le complicità in casi di pedofilia, tra cui quello di Perez, tuttavia accolto a Carpineto Romano.

    La chiesa italiana sembra non abbia mai indagato su chi sia il responsabile del suo trasferimento malgrado i precedenti.


    • Federica Tourn – La diocesi di Roma riabilita Rupnik

    «Emerge con chiarezza che in seno al Centro Aletti è presente una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità»: questo il risultato della visita canonica disposta dal cardinale vicario di Roma, il vescovo Angelo De Donatis, sul Centro fondato da Marko Rupnik, l’ex gesuita accusato di aver abusato di almeno una ventina di donne. Non solo: il cardinale vicario ha messo in dubbio la scomunica in cui era incorso Rupnik per aver assolto in confessione una donna con cui aveva avuto un rapporto sessuale e che gli era stata rimessa pochi giorni dopo, molto probabilmente dal papa in persona.

    La visita canonica, avviata il 16 gennaio scorso, aveva l’obiettivo di indagare sulle dinamiche interne all’équipe del Centro Aletti, associazione pubblica di fedeli dal giugno 2019, e in particolare, sui rapporti fra l’attuale gruppo dirigente e Rupnik. La relazione finale del visitatore incaricato, don Giacomo Incitti, docente di Diritto Canonico presso la Pontificia Università Urbaniana, attesta che «la vicenda ha aiutato le persone che vivono l’esperienza del Centro Aletti a rafforzare la fiducia nel Signore, nella consapevolezza che il dono della vita di Dio si fa spazio anche attraverso la prova».

    Il visitatore canonico non ha avuto nulla da ridire sul fatto che la direttrice del Centro Maria Campatelli – ricevuta qualche giorno fa in udienza privata dal papa – fosse in prima fila il 5 marzo scorso, insieme al resto dell’équipe, quando Rupnik concelebrava nella basilica di Santa Prassede a Roma, violando il divieto dei suoi superiori di esercitare attività ministeriale e sacramentale in pubblico; o sugli esercizi spirituali che Rupnik avrebbe dovuto condurre per il Centro Aletti, in violazione delle restrizioni imposte dalla Compagnia; e, soprattutto, non ha commentato gli abusi che il sacerdote e artista commetteva anche nei locali del Centro, a Roma, approfittando del suo ruolo, come più di una vittima ha testimoniato alla Compagnia di Gesù nel corso dell’indagine avviata lo scorso febbraio.

    Fonte: Domani


                    Ludovica Eugenio – Lettera delle vittime di Rupnik

    E continuiamo a occuparci del caso Rupnik, perché in seguito allo sconcertante comunicato del vicariato di Roma sull’esito della visita canonica al Centro Aletti, 5 vittime  hanno rivolto una lettera aperta a papa Francesco, al cardinal vicario De Donatis, al cardinale Zuppi, presidente della CEI e al Cardinal Braz de Aviz, prefetto del Dicastero per i religiosi. E lo hanno fatto senza nascondere la loro identità: Fabrizia Raguso, Mira Stare, Gloria Branciani, Vida Bernard e Mirjam Kovac. «L’udienza privata concessa dal papa a Maria Campatelli, ex religiosa della Comunità Loyola e attuale presidente del Centro Aletti e il comunicato diffuso oggi – affermano le firmatarie nella lettera, pubblicata sul sito del Coordinamento ItalyChurchToo – ci lasciano senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo». Sono due fatti che dimostrano, dichiarano, che “alla chiesa non interessa nulla delle vittime e di chi chiede giustizia; e che la “tolleranza zero sugli abusi nella chiesa” è stata solo una campagna pubblicitaria”. “Non c’è posto in questa chiesa per chi ricorda verità scomode”, aggiungono, “tutta la sofferenza delle vittime l’abbiamo esposta come una ferita aperta, e certo disgustosa…. E le vittime sono perciò state censurate per non essere state discrete, ma aver esposto qualcosa di ripugnante: il loro dolore”. “La manipolazione e gli abusi ne hanno ferito per sempre la dignità. Tutto quello che hanno ricevuto e continuano a ricevere è solo silenzio”.

    Il report della visita canonica, che tenta di riabilitare di fatto Rupnik, “ridicolizza – sottolineano le firmatarie ”il dolore delle vittime, ma anche di tutta la chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata”.

    In questo contesto, continuano, il colloquio concesso dal papa a Campatelli è sbattuto, in faccia alle vittime; un incontro che il papa a loro ha negato, così come non ha mai risposto a quattro lettere a lui recapitate nel luglio 2021.  E così, le vittime sono lasciate “nel grido afono di un nuovo abuso”.

    Il testo integrale della lettera è pubblicata nella sezione blog del sito www.italychurchtoo.org. Ed è possibile sottoscriverla scrivendo a postmaster@italychurchtoo.org


                    Alessio Di Florio – Un’agghiacciante storia tra la Sicilia e il Vaticano

    La pedofilia e gli abusi da parte di membri della Chiesa sono stati tabù, totalmente censurati per tanti anni. La prima a spezzare l’omertà è stata Sinead O Connor, perseguitata, isolata, boicottata, insultata da allora e persino da morta. Trattata come una pazza o quasi per quella denuncia pubblica. Solo dieci anni dopo arrivò Spotlight, inchiesta giornalista statunitense che scoperchiò il vaso di Pandora negli USA. Uno dei protagonisti, vent’anni dopo, lo ritroviamo in una denuncia di abusi che dalla Sicilia arriva in Vaticano.

    Ne hanno scritto Repubblica, intervistando la vittima, e con un’approfondita inchiesta Federica Tourn su Domani. A febbraio dell’anno scorso  viene licenziato monsignor John Anthony Abruzzese, originario di Boston e canonico della Basilica papale di Santa Maria Maggiore all’Esquilino. Abruzzese da bambino è stato chierichetto di “Johnny l’Allegro”, come veniva chiamato padre John Gheogan, il prete pedofilo condannato nel 2002 per violenza su minori e ucciso l’anno seguente in carcere. Gheogan, abusatore seriale a cui sono state attribuite 130 vittime in trent’anni di sacerdozio, ha fatto da detonatore al primo grande scandalo sulla pedofilia nella Chiesa cattolica, portato all’attenzione internazionale dall’inchiesta del Boston Globe, da cui è stato tratto il film Spotlight. La vittima invece è stata abbandonata al suo destino dalla Chiesa. Un’ordinaria storia di brutalità ecclesiastica, in cui eminenti personalità ecclesiastiche si premurano di allontanare un sacerdote perché ospita un ragazzo, soltanto quando questi si decide a rivelare al suo vescovo la violenza subìta. Senza preoccuparsi quindi della vittima né di fermare i suoi potenziali abusatori, ma facendo attenzione a non venire coinvolte in scandali di pedofilia, sottolinea Federica Tourn su Domani.

    Abusi, manipolazione, stalking: il ragazzo dichiara di aver vissuto sotto il controllo totale di questo prete, in uno stato di soggezione fisico e mentale che lo ha più volte portato in ospedale in preda a crisi di ansia o in seguito a tentativi di suicidio. Il 22 marzo 2021 il ragazzo si rivolge alla giustizia ecclesiastica, e il giorno successivo a quella civile, ma ad oggi non si sa nulla dell’indagine. Il ragazzo, esasperato, dopo la denuncia chiede più volte al vescovo di intervenire nei confronti di questo sacerdote, che continua a dire messa e a frequentare le attività parrocchiali anche con i bambini ma senza risultato. Soltanto il 16 novembre 2021, quando la vittima decide di parlare con la stampa, il vescovo comunica in una nota ufficiale che il prete, «residente nella diocesi di Siracusa senza alcun incarico», il 31 ottobre è stato interdetto dall’esercizio pubblico del ministero.

    Fonte Domani


                    Federico Tulli – Le domande esca di un prete pedofilo alla sua preda

    «Hai commesso atti impuri? Quali? Ti sei toccato? Dove? Quello che hai fatto è un peccato molto grave, difficile da perdonare, lo sai? Se fai quello che ti dico, chiederò io a Dio di perdonarti, sei d’accordo? Sai mantenere un segreto?».

    Queste che avete appena sentito sono le domande solitamente utilizzate da preti pedofili per carpire informazioni e per verificare il grado di vulnerabilità della possibile preda. Il dato è emerso dall’indagine conoscitiva della Conferenza episcopale tedesca del 2011-2014 e lo ha reso noto il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann.

    «Ogni violenza che abbiamo accertato era premeditata con perfidia. I sacerdoti hanno carpito “pazientemente” la fiducia delle loro vittime e, dopo la manipolazione psicologica, ne hanno abusato in momenti di tranquillità. Durante la preghiera e soprattutto durante la confessione» ha detto mons. Ackermann al quotidiano Rhein Zeitung.

    Ackermann nel 2010 è stato responsabile della commissione indipendente d’inchiesta commissionata dalla Chiesa tedesca nelle diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona. Al termine dell’indagine furono accertate circa 1.200 vittime di sacerdoti pedofili negli anni dal 1950 al 1980.

    In Italia non solo non è mai stata realizzata un’indagine approfondita come quella tedesca per  realizzare l’identikit del prete pedofilo e di conseguenza organizzare una efficace prevenzione del crimine e tutela dei bambini che frequentano scuole e luoghi religiosi, ma la Conferenza episcopale italiana ha opposto uno sprezzante silenzio a tutti coloro che dall’interno del mondo cattolico chiedono da anni a gran voce di innalzare l’età della comunione da 7 anni almeno a 12-14 come era stato fino a circa un secolo fa. A cosa servirebbe? L’eucarestia è un sacramento strettamente correlato a quello della confessione ed è nel tempo della confessione che notoriamente avviene gran parte delle violenze. Anche perché tutto quel che accade nel confessionale è soggetto al sigillo sacramentale, al segreto che se violato comporta la scomunica. E questo per decenni è stata la matrice dell’impunità per migliaia di preti violentatori. «Nessun abuso è successo per caso» ha detto il vescovo Ackermann nell’intervista citata in precedenza. Ma per i vescovi italiani si tratta di una considerazione irrilevante.


    • Francesco Zanardi – Voci per la giustizia: Sopravvissuti e attivisti di tutto il mondo si riuniscono per la tolleranza zero in vista del Sinodo Papale

    Ending Clergy Abuse (ECA), una coalizione globale di leader di sopravvissuti, attivisti e avvocati per i diritti umani, che rappresenta le vittime di 25 Paesi nei 5 continenti, annuncia una serie di eventi a Roma, incentrati sulla richiesta a Papa Francesco di firmare un mandato vincolante e universale di tolleranza zero prima del Sinodo.

    Nel frattempo Dieci sopravvissuti e attivisti hanno iniziato una marcia verso Roma, partendo da Montefiascone, portando una croce di legno di 8 piedi con un messaggio di tolleranza zero e distribuendo volantini che esortano i residenti lungo la strada, a denunciare gli abusi del clero alle autorità civili locali e a promuovere il loro messaggio e le attività previste a Roma.

    Attraverseranno le città di Viterbo, Caprarola, Sutri, Campagnano di Roma, Isola Farnese fino a Roma.

    Fonte: ECA Global


    Lo speciale di questa settimana

  • Voci per la giustizia: Sopravvissuti e attivisti di tutto il mondo si riuniscono per la tolleranza zero in vista del Sinodo Papale

    Voci per la giustizia: Sopravvissuti e attivisti di tutto il mondo si riuniscono per la tolleranza zero in vista del Sinodo Papale

    Roma, Italia – Il gruppo di vittime e attivisti che stanno percorrendo la Via Francigena per raggiungere Roma hanno commentato il loro viaggio, condividendo immagini e impressioni. Di seguito il commento del Presidente di ECA Global, Timothy Law:

    “Oggi abbiamo terminato il giorno 2 del nostro pellegrinaggio di 6 giorni a Roma.

    Parte della Via Francigena si trova su antiche strade romane risalenti al 50 d.C. La Via è più impegnativa di quanto mi aspettassi.

    Parti del sentiero di oggi erano ripide e non mantenute. Le recenti forti piogge hanno spazzato via il sentiero principale e abbiamo dovuto fare un po ‘di bushwacking attraverso cespugli di bacche nere che è stato reso ancora più impegnativo portare la croce. Ci siamo tutti graffiati un po ‘. L’abbiamo chiamato il sentiero delle spine.

    Siamo in 8 nel pellegrinaggio e ci fermeremo in Piazza San Pietro mercoledì per la benedizione del Papa a mezzogiorno. Altri 2 si uniranno a noi lungo il percorso.

    A Roma altre 45 persone da tutto il mondo parteciperanno alle attività e agli eventi stampa il 27, 28, 30 settembre e 2 ottobre.

    La reazione alla croce è interessante. All’inizio le persone non vogliono avvicinarsi troppo, pensando che siamo fanatici religiosi. Quando qualcuno chiede quali sono le nostre intenzioni, gli diciamo che stiamo protestando contro il papa per non aver posto fine agli abusi del clero. Poi si rilassano e chiedono maggiori informazioni. Due sorelle tedesche vogliono raggiungerci a Roma.

    Non sono mai stato in pellegrinaggio prima. È un’esperienza speciale di quiete e meditazione, ma anche conversazioni profonde e molte risate. Certamente portare la nostra croce aggiunge significato. I sopravvissuti con noi riferiscono di provare un senso di empowerment nel portare il simbolo della vita e dell’amore della chiesa a Roma, nel cuore di una chiesa che non è stata vivificante per loro.

    Il nostro messaggio è che la tolleranza zero deve essere scritta nel Diritto Canonico della Chiesa.

    Le mezze misure del Papa dal Summit sugli abusi del clero del 2019 sono fallite.

    Ad oggi, il Papa si è rifiutato di fare della tolleranza zero una legge universale.

    I chierici della Chiesa possono essere noti per aver abusato sessualmente di un bambino e rimangono ancora nel ministero e nello stato clericale. Questo deve finire. Portiamo con noi la proposta di legge canonica 1395 dell’ECA per ritenere finalmente responsabili i chierici che abusano sessualmente dei bambini e dei loro supervisori. Chiediamo a Papa Francesco di firmare questo in legge il 4 ottobre, il primo giorno del Sinodo”.

    PROGRAMMA COMPLETO DELLE ATTIVITÀ A ROMA

    Ending Clergy Abuse (ECA), una coalizione globale di leader sopravvissuti, attivisti e avvocati per i diritti umani, che rappresentano le vittime in 25 paesi in 5 continenti, è orgogliosa di annunciare una potente serie di eventi a Roma, incentrati sulla nostra richiesta che Papa Francesco firmi in legge un mandato di tolleranza zero vincolante e universale prima del suo Sinodo sulla sinodalità.

    Tale legge attuerebbe le raccomandazioni chiave alla Santa Sede del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (CRC) del 2014 – in particolare un aggiornamento del diritto canonico che mette il diritto interno della Chiesa in conformità con la Convenzione CRC relativa ai “diritti dei bambini ad essere protetti contro la discriminazione, la violenza e tutte le forme di sfruttamento sessuale e abuso sessuale”.

    Oltre quattro anni dopo l’incontro dell’ECA con gli organizzatori del Summit Papale 2019 sulla protezione dei minori, e dopo diverse revisioni insufficienti del diritto canonico, un chierico, un dipendente della Chiesa o un volontario che è noto ai funzionari della Chiesa per aver abusato sessualmente di un bambino o di un adulto vulnerabile può rimanere nel ministero. I sopravvissuti globali chiedono che questo finisca.

    La serie di eventi sarà caratterizzata dalle seguenti attività chiave:

    1. Pellegrinaggio a Roma (21-26 settembre): dieci sopravvissuti e attivisti si recheranno in pellegrinaggio / marceranno (75 miglia) a Roma da Montefiascone, lungo la Via Francigena, portando una croce di legno di 8 piedi con un messaggio di tolleranza zero e distribuendo volantini che esortano i residenti lungo la strada a denunciare gli abusi del clero alle autorità civili locali e a promuovere il nostro messaggio e le attività pianificate a Roma. Attraverseremo le città di Viterbo, Caprarola, Sutri, Campagnano di Roma, Isola Farnese fino a Roma.

    PROGRAMMA COMPLETO QUI

    1. Completamento del pellegrinaggio in Piazza San Pietro (12:00, 27 settembre): i manifestanti che viaggiano verso Roma da Montefiascone termineranno il loro pellegrinaggio di 75 miglia incontrando i sopravvissuti di tutto il mondo in Piazza San Pietro.
    1. Evento stampa presso il Dicastero per la Dottrina della Fede (10:00, 28 settembre): Sopravvissuti e sostenitori discuteranno e valuteranno la gestione dei casi di abusi sessuali da parte dei 21 cardinali designati del Papa che saranno elevati sabato 30 settembre.
    1. Marcia e Veglia ai giardini di Castel Sant’Angelo, fine di Via della Conciliazione (16:00-20:00, 30 settembre): l’ECA ospiterà una marcia e una veglia per i sopravvissuti agli abusi del clero insieme a una potente presentazione fotogiornalistica intitolata “Vergogna”, tra cui una mostra carica di emozioni che espone la dolorosa realtà dei bambini vittime di abusi del clero da tutto il mondo attraverso una raccolta di ritratti inquietanti e documentazione minuziosa. A partire ufficialmente alle 18:00, la veglia presenterà contributi di vittime di abusi del clero, attivisti e organizzazioni anti-abuso.
    1. Evento stampa al Foreign Press Club (11:00, 2 ottobre): sopravvissuti e sostenitori chiederanno che Papa Francesco firmi la nuova proposta di legge sulla tolleranza zero dell’ECA prima dell’inizio del suo Sinodo sulla sinodalità.

    ECA crede che unendoci nel cuore di Roma, possiamo amplificare le nostre voci, chiedere un cambiamento e garantire che i sopravvissuti ricevano il sostegno e la giustizia che meritano.

    Per ulteriori informazioni e dettagli sull’evento, visita www.ecaglobal.org. Incoraggiamo i rappresentanti dei media, i leader e i membri del Sinodo e i cattolici interessati a unirsi a noi in questa causa cruciale.

    Contatto:

    United States – English
    Peter Isely, ECA Founding Member
    peter@natesmission.org
    +1 414-429-7259
    Tim Law, ECA Founding/Board Member
    timalaw@aol.com
    +1 206-412-0165
    Canada – English
    Gemma Hickey (they/them)
    Pathways Foundation Founder/ECA Member
    gemmamhickey@gmail.com
    +1 709-690-5244
    Evelyn Korkmaz, ECA Founding Member
    ACTS Canada Founding Member
    ekorkmaz16@hotmail.com
    613-854-1303
    Latin America – Spanish/English
    Adalberto Méndez, ECA Founding/Board Member
    adalsamma@yahoo.com.mx
    +52 155 36533007
    Europe – German/English
    Matthias Katsch, ECA Founding Member
    makazade@gmail.com
    +49 178 1674838
    Italy – Italian/English/Spanish/Portuguese
    Simone Padovani, ECA Founding/Board Member
    simon.padovani@gmail.com
    +39 392 1454211

    ECA IN ROME 2023

  • In Cile, la giustizia sfugge alle vittime degli abusi sessuali da parte del clero cattolico anni dopo l’esplosione della crisi

    In Cile, la giustizia sfugge alle vittime degli abusi sessuali da parte del clero cattolico anni dopo l’esplosione della crisi

    SANTIAGO, Cile (AP) – Subito dopo aver saputo cosa era successo, la madre di Helmut Kramer ha afferrato un paio di forbici e ha ritagliato il prete dalle fotografie del battesimo di suo figlio.

    “Da allora ha conservato le foto”, ha detto Kramer, che ha subito abusi sessuali all’età di 12 anni in una scuola dei gesuiti ad Antofagasta, una città nel nord del Cile.

    “Mia madre è ancora cattolica, ma non è mai più andata a messa. Dice che non metterà mai piede in una chiesa e non si fida del Papa né di nessun prete”, ha detto la 53enne cilena.

    I sentimenti di sua madre fanno eco a centinaia di cileni che hanno preso le distanze dalla Chiesa cattolica dal 2010, quando le vittime di un altro sacerdote, Fernando Karadima, hanno sensibilizzato sugli abusi sessuali del clero nel Paese sudamericano.

    “Il caso Karadima ha scosso lo stesso Vaticano e ha rovinato il viaggio di Papa Francesco in Cile nel 2018. Invece di applausi, è stato accolto con proteste senza precedenti contro una visita papale. Lo scenario è peggiorato quando Francesco ha accusato di calunnie le vittime di Karadima. In seguito ammise di aver commesso “gravi errori” di giudizio e li invitò a Roma per chiedere perdono.

    Secondo l’istituto di sondaggi Latinobarómetro, il calo di fiducia nella Chiesa cattolica cilena è uno dei più grandi dell’America Latina. È sceso dal 77% nel 1996 al 31% nel 2020. Attualmente metà dei 18 milioni di abitanti del Cile si identificano come cattolici e il numero di persone non affiliate alla religione è aumentato dal 18% nel 2010 al 35% nel 2020.

    “Questa non è stata una crisi, è stata una rottura culturale con la Chiesa cattolica”, ha detto lo storico cileno Marcial Sánchez. “La società cilena si è sentita ingannata dalla Chiesa”.

    C’è stata poca giustizia nei casi di abusi clericali. Alcuni trasgressori sono stati destituiti, ma pochi hanno ricevuto condanne penali, secondo i difensori. Alcuni morirono prima di ricevere qualsiasi punizione dalla chiesa o dai tribunali.

    Non molto tempo dopo la visita del papa, Helmut Kramer si è unito ad altre vittime per lanciare “Red de Sobrevivientes Chile” (Rete dei sopravvissuti del Cile), che ha ampliato la sua portata per sostenere le vittime di abusi nelle case famiglia, nei gruppi scout e nei club sportivi.

    “Abbiamo creato la prima mappa degli autori di abusi in un contesto ecclesiastico e introdotto un discorso politico: il problema degli abusi è una questione di diritti umani e deve essere trattato di conseguenza”, ha affermato Kramer.

    Le violazioni dei diritti umani sono un argomento delicato per i cileni che ancora piangono la perdita dei propri cari durante la dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990). Lo stesso Kramer è cresciuto durante quei tempi difficili e ora si rende conto di come lo scenario politico abbia influenzato la sua esperienza di abusi.

    “Eravamo in un contesto in cui tutto era tranquillo. Non si poteva parlare di nulla”, ha detto Kramer.

    E così, per 35 anni, rimase in silenzio.

    La prima volta che parlò del suo caso, Jaime Concha era un medico di 55 anni che guardava il telegiornale dopo una lunga giornata in ospedale. Ciò che ha visto in TV lo ha scioccato: un servizio sulle vittime che denunciavano abusi sessuali da parte del clero nella scuola dei Fratelli Maristi, dove ha studiato dall’età di 10 anni.

    Gli ci vollero alcuni minuti per rivolgersi alla moglie e dire: “È successo anche a me”.

    Sperando in comprensione e conforto, la sua reazione lo lasciò senza parole. “Rompere il silenzio ti dà sollievo, ma ti senti anche responsabile della sofferenza che condividi”, ha detto Concha. “Quando l’ho detto alla mia compagna, per lei era insopportabile.” Lo ha definito un insulto anti-gay e lo ha accusato di nasconderle la sua sessualità.

    Quattro decenni prima, quando aveva subito abusi da parte di diversi fratelli maristi e preti della sua scuola, non era nemmeno sicuro che l’abuso fosse avvenuto.

    “La prima volta che è successo, ho pensato che fosse qualcosa che mi ero inventato”, ha detto Concha. “I Fratelli Maristi erano rappresentanti di Dio. Non solo figure di potere, ma la nostra connessione con Dio”.

    Gli ci sono voluti anni e notti infinite di senso di colpa, disprezzo per se stesso e sfiducia per elaborare il fatto che ciò che gli era successo era un abuso.

    “Avevo tutte le ragioni per buttarmi dal balcone”, ha detto. “E allora perché sono ancora vivo? Perché nonostante tutto, c’è un Dio che mi ama”.

    Ora che ho 60 anni, Concha ha detto: “Credo ancora in un Dio che si è sempre preso cura di me, che mi ha permesso di essere sull’orlo del baratro e non mi ha mai gettato nel precipizio”.

    Durante i quattro anni in cui ha subito abusi da parte del prete che avrebbe dovuto fargli da mentore, una domanda ha circondato la mente di Javier Molina: se Dio avrebbe dovuto proteggermi, perché ha permesso che ciò accadesse?

    Ha incontrato il suo aggressore quando la sua famiglia si è trasferita in un nuovo distretto di Santiago e Molina ha espresso il desiderio di diventare prete. “Ha mostrato interesse per me fin dal primo giorno e ha detto che sarebbe stato la mia guida spirituale”, ha detto Molina.

    Una domenica il prete si presentò a casa sua e disse alla madre di Molina: “Porterò Javier alla spiaggia”. Pressata dalla paura di perdere il lavoro come segretaria in parrocchia, accettò. Suo figlio aveva 14 anni. Il prete, 48.

    “Non so quanto ho pianto, ma ricordo che mi sono addormentata e mi sono svegliata quando lui ha bussato alla porta del bagno”, ha detto Molina, spiegando cosa è successo nella casa al mare del prete. «Abbiamo fatto colazione, ha celebrato la messa e mi ha fatto sentire in colpa. Ha detto che il diavolo ha tentato la sua fedeltà a Dio”.

    Al ritorno dalla spiaggia, racconta Molina, il prete lo ha minacciato. Se mai ne parlerai, gli disse il prete, dirò a tutti che sei gay e farò in modo che tua madre non trovi mai un altro lavoro.

    “È stato scioccante rendersi conto che la gente dubitava della mia testimonianza perché gli ero vicino”, ha detto Molina. “È così difficile spiegare che non avevo scelta.”

    —-
    Molte vittime cilene che sono diventate attiviste per difendere i diritti dei bambini condividono un pensiero comune. Per loro, ciò che sta alla base degli abusi sessuali da parte del clero non è la Chiesa cattolica o qualsiasi altra istituzione, ma l’uso asimmetrico del potere.

    “Il Papa stesso ha detto che si tratta di abuso di potere in culture violente, di insabbiamenti che garantiscono l’impunità”, ha detto una delle vittime di Karadima, José Andrés Murillo, che ha incontrato Francesco in Vaticano nel 2018.

    “Le persone hanno il diritto di vivere la propria fede senza subire abusi”, ha detto Murillo.

    Anche lui una volta desiderava diventare prete. Quando incontrò Karadima in un quartiere benestante di Santiago all’età di 15 anni, ci si aspettava che il prete diventasse santo.

    “Penso che stiamo ancora vedendo solo la punta dell’iceberg della violenza delle chiese contro i bambini”, ha detto Murillo.

    Ora è il direttore della Fundación para la Confianza (la Fondazione Trust), che offre supporto psicologico, giudiziario ed emotivo gratuito alle vittime di abusi. Murillo ha detto che ogni giorno nuove vittime si rivolgono a lui.

    “Le esperienze traumatiche aprono uno spazio verso l’autodistruzione, verso la distruzione degli altri o per trovare un modo di combattere”, ha detto. “Non voglio che altre persone sperimentino ciò che ho vissuto io.”

    Sebbene non sia cattolico e non creda più in Dio, la spiritualità gioca un ruolo chiave nella sua vita. Per lui l’amore, l’amicizia e la bellezza trascendono le persone. Dolore, sofferenza e trauma possono essere trasformati in resilienza.

    “Ho avuto la possibilità di vedere il volto del male e so contro cosa voglio combattere.”

    —-
    Quando Helmut Kramer ha deciso di parlare apertamente, il prete che ha abusato di lui aveva più di 90 anni. Un amico lo chiamò e gli disse: “Se non parli adesso, morirà e nessuno saprà cosa ha fatto”.

    Due giorni dopo aver parlato con un giornalista locale, Kramer ha realizzato la copertina di un giornale. Stranieri in lacrime lo abbracciarono per strada. Alcuni di Antofagasta lo hanno criticato per aver “danneggiato” l’immagine pubblica della sua vecchia scuola.

    Ricevette anche un messaggio che gli avrebbe cambiato la vita. “Anch’io sono un sopravvissuto e voglio solo dirti che non sei solo e che non staremo mai più in silenzio”. Il mittente era Eneas Espinoza, che ha poi co-fondato Red de Sobrevivientes con Kramer.

    Sebbene non si siano mai incontrati di persona – Espinoza vive in Argentina – si considerano fratelli che condividono l’obiettivo di chiedere giustizia e impedire agli altri di affrontare il loro destino.

    “Questa non è una battaglia e noi non siamo soldati”, ha detto Espinoza. “La Chiesa cattolica non è nostra nemica. Gli autori di abusi non sono nostri nemici; sono persone che hanno commesso crimini e c’è un’istituzione che garantisce l’impunità”.

    Decine di attivisti come loro hanno spinto per la rimozione dei termini di prescrizione per i crimini di abuso sessuale contro i bambini, cosa che è avvenuta nel 2019 sotto il presidente Sebastián Piñera. Ora Red de Sobrevivientes spera che il presidente Gabriel Boric mantenga la sua promessa di creare una Commissione Verità, Giustizia e Riparazione.

    Ogni passo compiuto da una vittima di abusi sessuali è un tentativo di guarire. “Porti questa sopravvivenza nel tuo corpo perché il luogo del crimine sei tu stesso”, ha detto Espinoza.

    A parte il suo attivismo, e come parte di questo percorso di guarigione, Kramer cerca di ridere. Con un sorriso sul volto, ricorda il giorno in cui divenne un apostata.

    Un pomeriggio del 2019 si è recato nell’arcidiocesi di Santiago e ha consegnato il suo certificato di battesimo. Quando l’impiegato di turno gli chiese perché volesse rinunciare al cattolicesimo, disse: “Vedi il nome di quel prete? Mi ha violentata”.

    Quando scese cominciò a gridare: “Sono un apostata!” Kramer ricorda con gioia. Seguirono le celebrazioni. “Mi sono comprato il pranzo. Mi sono fatto un selfie e tutti si sono congratulati con me”, ha detto.

    “È stata una festa”.

    https://apnews.com/article/chile-catholic-church-clergy-sex-abuse-c11f8200a6b64c1b88e1b492cca6d196

  • Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Dopo il contro report delle vittime italiane a quello CEI, il report sulle omissioni della Conferenza Episcopale Italiana

    Premessa al REPORT SULLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

    Abbiamo escluso dal rapporto tutti i casi precedenti al 2010, una trentina.

    Non sono completi oltre che sporadici, in quanto antecedenti alla creazione della Rete e documentati indirettamente.

    332 casi a campione, un numero eccellente anche a livello statistico che ci ha costretti dopo lo spoglio a questa premessa sui “I DATI CHE ARRIVANO DALLE DIOCESI ITALIANE” attraverso i sopravvissuti.

    Al fine di non ripetere nel corso dell’esposizione questo dato, che sarà quindi sistematicamente sottointeso in quanto presente in tutti i 332 fascicoli in nostro possesso e esaminati;

    nel 100% dei casi la chiesa non ha reso giustizia neppure alla vittima;
    nel 100% dei casi è stata omessa la comunicazione da parte dell’autorità ecclesiastica alla Giustizia italiana;
    nel 100% dei casi i sopravvissuti non hanno ricevuto soccorso medico adeguato;
    nel 100% dei casi non è stato dato nessun indennizzo da parte della chiesa, tranne che in quei casi (circa l’8-10%) dove c’è stato l’interesse della chiesa ad un accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza. Casi che non possono essere accolti come indennizzi, non solo per la cifra indignitosa rispetto al danno (in genere 25.000€), ma per la finalità stessa per la quale quella cifra viene elargita, ovvero vincolare la vittima al silenzio lasciando il sacerdote “anonimo” e libero di poter reiterare.

    Queste prime premesse che emergono sistematiche da tutte le 332 schede, in Italia trovano fondatezza anche sugli organi di informazione, particolarmente propensi nella penisola a queste notizie incensanti verso la chiesa.

    Ebbene, malgrado ciò nemmeno la cronaca italiana documenta un solo caso contrario ai dati in premessa.

    A breve la pubblicazione del dossier, nell’editoriale del TG NEWS della Rete L’ABUSO prima del sinodo.

    Qui il contro report delle vittime alla CEI, censurato da TG e media nazionali.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/10/02/il-report-delle-vittime-italiane-sulla-conferenza-episcopale-e-le-sue-omissioni-al-motu-proprio/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webposservatorio-permanente/mappa-casi/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/09/10/la-procura-chiede-di-indagare-a-fondo-sugli-insabbiamenti-della-chiesa-nei-casi-di-pedofilia/

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/09/11/ordinata-unindagine-sugli-insabbiamenti-degli-abusi-sessuali-da-parte-della-chiesa-cattolica-in-svizzera/

  • Rete L’ABUSO- TG NEWS / Promo Vetrina 2

    Rete L’ABUSO- TG NEWS / Promo Vetrina 2

    Sembrava quasi impossibile organizzarsi in così poco tempo…
    Invece siamo pronti e in onda da sabato 2 settembre alle 12, con il primo TG tematico al mondo. Una rassegna stampa settimanale con la cronaca dall’Italia e dal mondo, a cura dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO.
    La controinformazione autorevole con i giornalisti che dall’inizio dello scandalo italiano hanno raccontato la storia e combattuto in prima persona al fianco dei sopravvissuti. Spesso pagandone le spese.
    Presento subito la Redazione e i giornalisti che hanno dato vita a questo progetto;
    Ludovica Eugenio – Redattrice di Adista
    Pier Elisa Rizzo – ANSA sicilia
    Federica Tourn – Giornalista indipendente
    Federico Tulli, giornalista ed autore di diversi libri in materia
    Alessio Di Florio – Redattore Word News
    Antonio Messina – Sopravvissuto
    Ed io, Francesco Zanardi – Sopravvissuto e Portavoce della rete
    Chiameremo questa puntata zero, in quanto abbiamo voluto cercare nell’ottica di una continuità di informazione, di dare un punto di partenza. Quindi le notizie di questa puntata saranno particolarmente attuali e ampie, in modo di potere avere un quadro di quella che è attualmente la situazione italiana, ma che al tempo stesso vuole confrontarsi con quella degli altri paesi, per rendere ancora più chiara la nostra, che ha portato nei fatti, per la prima volta al mondo, un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero cattolico a produrre autonomamente questo TG.
    Un canale di controinformazione che dia voce ai sopravvissuti. Voce che in Italia è puntualmente prevalicata da quella della chiesa, che attraverso i media fa sapere a loro nome che tutto va bene, che le vittime sono soddisfatte, che le parrocchie oggi sono finalmente diventati luoghi sicuri, grazie alla tolleranza 0
    Affermazioni spesso facili da fare quando si escludono le vittime dal contraddittorio.
    Ma le cose stanno davvero così ?
    Questo è l’obbiettivo di Rete L’ABUSO NEWS, informare in modo che ogni uno possa maturare la propria idea sui fatti.
    Edizione che trovate con gli approfondimenti e con gli speciali, oltre che in formato video *con i volti dei giornalisti replicati dall’Intelligenza artificiale (la voce è originale), anche in versione Podcast gratuita su Spotify; Apple Podcast; Google Podcast e Amazon Music

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpdona/

  • Stati Uniti – Troppe cause per abusi: la diocesi di San Francisco dichiara bancarotta

    Stati Uniti – Troppe cause per abusi: la diocesi di San Francisco dichiara bancarotta

    L’arcidiocesi cattolica di San Francisco, in California, ha presentato ieri istanza di bancarotta, vista l’impossibilità di gestire gli oneri determinati dalle oltre 500 cause giudiziarie per abusi sessuali su minori risalenti anche a decenni fa.

    L’iniziativa, si legge in una nota pubblicata sul sito dell’arcidiocesi, «è necessaria per gestire e risolvere le oltre 500 cause legali per presunto abuso sessuale su minori intentate contro l’arcivescovo cattolico di San Francisco ai sensi del California Assembly Bill 218, che ha consentito di presentare entro il 31 dicembre 2022 denunce vecchie di decenni, che altrimenti sarebbero prescritte».

    L’istanza è stata presentata a nome dell’arcivescovo Salvatore J. Cordileone alla Corte fallimentare del Distretto settentrionale della California, sostenendo come la procedura fallimentare sia «la soluzione migliore per fornire una compensazione giusta ed equa ai sopravvissuti innocenti e a quanti hanno subito danno».

    Essa infatti «fermerà tutte le azioni legali contro l’arcivescovo cattolico di San Francisco mentre l’arcidiocesi sviluppa un piano di riorganizzazione basato sui beni e sulla copertura assicurativa disponibile da utilizzare per risolvere i reclami con i sopravvissuti agli abusi».

    «La triste realtà è che l’Arcidiocesi non ha né i mezzi finanziari né la capacità pratica per discutere individualmente tutte queste denunce di abuso, e quindi, dopo molte considerazioni, ha concluso che il processo di fallimento era la soluzione migliore per fornire un risarcimento giusto ed equo ai sopravvissuti innocenti che sono stati feriti», ha affermato l’arcivescovo Cordileone.

    «È il modo migliore per portare la soluzione tanto necessaria ai sopravvissuti, consentendo allo stesso tempo all’arcidiocesi di continuare la sua sacra missione verso i fedeli e i bisognosi. Dobbiamo cercare la purificazione e la redenzione per guarire, soprattutto i sopravvissuti che hanno portato contro di loro il peso di questi peccati per decenni».

    Secondo lo stesso Cordileone, la maggior parte degli abusi imputati all’arcidiocesi di San Francisco risalgono al periodo compreso tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso, e hanno coinvolto sacerdoti che nel frattempo sono deceduti o sono stati privati dell’ordine.

    https://www.cdt.ch/news/mondo/troppe-cause-per-abusi-la-diocesi-di-san-francisco-dichiara-bancarotta-325505

  • Processo a un prete, cronista davanti al gup. L’intervento dell’Ordine

    Processo a un prete, cronista davanti al gup. L’intervento dell’Ordine

    La Procura di Enna chiede l’archiviazione per la giornalista Pierelisa Rizzo, la cronista denunciata da Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo per “violenza sessuale aggravata a danno di minori”, ma i legali del prelato presentano opposizione e il gup fissa l’udienza camerale il prossimo 21 marzo. L’Ordine dei giornalisti Sicilia e l’Associazione della stampa siciliana esprimono solidarietà alla giornalista e valutano azioni congiunte di supporto.

    La vicenda prende l’avvio dalla pubblicazione di alcune chat a sfondo sessuale, contenute nella prima ordinanza, tra il sacerdote e alcuni giovani. Dopo la denuncia di Rugolo per diffamazione e diffusione di atti processuali, i legali del sacerdote hanno chiesto l’oscuramento del post e il sequestro di tutti i supporti informatici della Rizzo. Il gip di Enna, Michele Martino Ravelli, ha accolto in parte la richiesta e ha deciso solo per l’oscuramento del post che però non è mai stato oscurato per decisione della Cassazione dopo il ricorso della Procura. Lo scorso giugno il pm Stefania Leonte ha chiesto l’archiviazione, forte anche della pronuncia della Cassazione. Lo scorso luglio, però, i legali di Rugolo hanno depositato una richiesta di opposizione e il gup l’udienza camerale per la decisione finale sul rinvio a giudizio della giornalista.

    Una vicenda simile a quella di Enna si svolge a Savona, dove Rugolo ha denunciato il presidente di Rete l’Abuso, l’associazione che si occupa di sopravvissuti a violenze clericali, Francesco Zanardi, per diffamazione. Anche lì la Procura di Savona aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote hanno fatto opposizione e il gup ha fissato l’udienza per il prossimo 4 ottobre.

    «Per i legali di Rugolo, e per quelli che rappresentano i responsabili civili al processo, il vero problema è che le notizie non escano dall’aula di Tribunale dove si sta svolgendo, ormai da due anni, il processo a porte chiuse – dice Pierelisa Rizzo, che è assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del foro di Enna e da Giovanni Di Giovanni, del foro di Caltanissetta – ma le querele temerarie non possono e non devono fermare la stampa che ha il dovere di continuare a raccontare un fatto di tale rilevanza sociale. Il processo a porte chiuse mi impedisce di entrare in aula, ma non di raccontare quello che succede nel procedimento che ho seguito, da sola, per oltre cento ore».

    «Si tratta di un altro caso di querela temeraria – secondo Roberto Gueli, presidente dell’Ordine dei giornalisti Sicilia – che non tocca solo la collega Pierelisa Rizzo, ma tutta la categoria. Ci adopereremo nelle sedi opportune per fornire alla collega il supporto necessario, in una battaglia giudiziaria in cui un cronista non può essere lasciato da solo».

    https://www.odgsicilia.it/processo-a-un-prete-cronista-davanti-al-gup-lintervento-dellordine-n-416.html