Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • Processo a prete per violenza sessuale, cronista davanti al Gup

    Processo a prete per violenza sessuale, cronista davanti al Gup

    (ANSA) – PALERMO, 21 AGO – La Procura di Enna chiede l’archiviazione della giornalista Pierelisa Rizzo, la cronista denunciata da Giuseppe Rugolo, il sacerdote a processo per “violenza sessuale aggravata a danno di minori”, ma i legali del prelato presentano opposizione e il gup fissa l’udienza camerale il prossimo 21 marzo.

    La vicenda, prende l’avvio dalla pubblicazione di alcune chat a sfondo sessuale, contenute nella prima ordinanza, tra il sacerdote e alcuni giovani. Dopo la denuncia di Rugolo per diffamazione e diffusione di atti processuali, i legali del sacerdote chiedono l’oscuramento del post e il sequestro di tutti i supporti informatici della Rizzo.

    Il Gip di Enna, Michele Martino Ravelli, accoglie in parte la richiesta e decide solo per l’oscuramento del post che, però non viene mai oscurato per decisione della Cassazione dopo il ricorso della Procura.

    Lo scorso giugno il Pm Stefania Leonte chiede l’archiviazione, forte anche della pronuncia della Cassazione. Lo scorso luglio, però, i legali di Rugolo depositano una richiesta di opposizione e il Gup l’udienza camerale per la decisione finale sul rinvio a giudizio della giornalista.

    La vicenda di Enna è simile a quanto sta avvenendo a Savona, dove Rugolo ha denunciato il presidente di Rete l’Abuso, l’associazione che si occupa di sopravvissuti a violenze clericali, Francesco Zanardi, per diffamazione.

    Anche lì la Procura di Savona aveva chiesto l’archiviazione, ma i legali del sacerdote hanno fatto opposizione e il Gup ha fissato l’udienza per il prossimo 4 ottobre.

    “Per i legali di Rugolo, e per quelli che rappresentano i responsabili civili al processo, il vero problema è che le notizie non escano dall’aula di Tribunale dove si sta svolgendo, ormai da due anni, il processo a porte chiuse – dice Pierelisa Rizzo, che è assistita dagli avvocati Eleanna Parasiliti Molica del Foro di Enna e da Giovanni Di Giovanni, del Foro di Caltanissetta – ma le querele temerarie non possono e non devono fermare la stampa che ha il dovere di continuare a raccontare un fatto di tale rilevanza sociale. Il processo a porte chiuse mi impedisce di entrare in aula, ma non di raccontare quello che succede nel procedimento che ho seguito, da sola, per oltre cento ore”. (ANSA).

  • Sostieni il nostro impegno – DONA

    Sostieni il nostro impegno – DONA

    Fondata dalle vittime, dal 2010 la Rete L’ABUSO è l’unica associazione italiana che da supporto ai sopravvissuti agli abusi sessuali del clero.

    In Italia ne lo Stato, ancor meno la chiesa, si sono mai fatti carico di queste persone. A differenza degli altri paesi dove esiste una giustizia che indaga, condanna e indennizza questi malcapitati, permettendo loro quantomeno una riabilitazione.

    La Rete, in quanto tale, oggi ha creato un capillare gruppo di auto aiuto, composto da familiari, volontari e professionisti, dove i sopravvissuti abbandonati dallo Stato italiano, possono trovare supporto, condividere esperienze e problematiche, tipiche di coloro che subiscono questo devastante shock emotivo, chiamato sindrome post traumatica da stress.

    L’Associazione ad oggi conta circa 2300 sopravvissuti e diversi loro familiari, alcuni attivisti della Rete che vive delle sole donazioni e, di chi tesserandosi annualmente, sceglie di sostenere questa nobile battaglia in tutela dei minori.

  • TG NEWS, 2 Settembre ore 12 – SPOT

    TG NEWS, 2 Settembre ore 12 – SPOT

    Torna sabato 2 settembre ore 12 Rete L’ABUSO NEWS, il TG tematico con i volti dei giornalisti che in questi anni hanno supportato le vittima, raccontando le loro storie.

    Il primo TG tematico al mondo, nato dall’esigenza di dare voce ai sopravvissuti, soprattutto in Italia, dove manca il loro contraddittorio.

    Dove i media da ormai 20 anni rassicurano l’opinione pubblica “che si è trovata una strada”.

    Sono passati 20 anni e ben tre Papi, ma il problema sembra tutt’altro che risolto.

    La controinformazione, direttamente dalla voce delle vittime e dei loro legali.

    Vi aspettiamo, sabato 2 settembre, ore 12 – TG NEWS

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/06/02/dal-rispetto-della-religione-al-genuflettersi-e-un-attimo-il-caso-italia-lettera-aperta-al-presidente-sergio-mattarella/

     

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  • La diocesi cattolica di Syracuse pagherà 100 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali

    La diocesi cattolica di Syracuse pagherà 100 milioni di dollari alle vittime di abusi sessuali

    Syracuse, NY— La diocesi cattolica romana di Syracuse ha raggiunto un accordo in un caso di bancarotta per pagare $ 100 milioni ai sopravvissuti ad abusi sessuali.

    L’accordo è il secondo più grande contributo di un’istituzione cattolica romana e dei suoi affiliati in qualsiasi caso di bancarotta cattolica romana, secondo un comunicato stampa degli uffici di LaFave, Wein & Frament e Jeff Anderson & Associates. Insieme, gli uffici rappresentano oltre 120 sopravvissuti ad abusi sessuali nella diocesi di Siracusa.

    L’annuncio è arrivato giovedì in un comunicato stampa congiunto della diocesi e del Comitato ufficiale dei creditori chirografari. La diocesi e i funzionari del comitato hanno affermato che l’accordo è stato raggiunto nell’ambito del caso di bancarotta della diocesi che è stato presentato nel giugno 2020.

    Il Comitato ufficiale dei creditori chirografari è un comitato di persone che sono sopravvissute ad abusi sessuali nella diocesi di Siracusa da parte del clero o dei dipendenti della diocesi, hanno affermato funzionari della diocesi e del comitato. Il comitato ha approvato l’importo della liquidazione, hanno detto i funzionari.

    Le diocesi hanno presentato istanza di fallimento giorni dopo che 38 persone hanno intentato causa contro la diocesi per presunti abusi sessuali da parte di sacerdoti.

    Al momento del deposito, il vescovo Douglas Lucia ha dichiarato nei documenti del tribunale che i funzionari della diocesi hanno presentato istanza di fallimento per rispondere alle richieste del Child Victims Act, pur continuando il ministero della chiesa.

    “Questo accordo è un significativo passo avanti nel processo di guarigione per oltre 400 vittime in questo caso”, secondo Kevin Braney, di Denver, Colorado, che funge da presidente del comitato ufficiale. “Desidero estendere la mia sincera gratitudine ai miei compagni sopravvissuti e alle loro famiglie, per la loro resistenza mentre hanno pazientemente atteso questa notizia”.

    Lucia ha emesso oggi una lettera sull’accordo.

    “Posso dirvi quanto scioccante possa sembrare l’importo della liquidazione ai leader delle nostre stesse parrocchie e di altre entità cattoliche, più spaventoso e straziante per me è il dolore e il maltrattamento subiti dai sopravvissuti agli abusi sessuali su minori e adulti per mano di quelli di cui pensavano di potersi fidare”, ha detto Lucia.

    “Come attuale leader della Chiesa di Siracusa, non posso scusarmi abbastanza per gli abusi che si sono verificati o per qualsiasi negligenza nell’affrontarli”, ha detto. “Questo è il motivo per cui l’accordo finale includerà impegni intesi a rafforzare i nostri protocolli per un ambiente sicuro per garantire ulteriormente che il passato non si ripeta”.

    L’accordo non include i contributi di nessuna delle sei compagnie assicurative che hanno fornito copertura alla diocesi, hanno detto i funzionari. I 100 milioni di dollari sono ciò che la diocesi ha accettato di pagare; tutti i soldi dell’assicurazione sarebbero in cima a quei soldi.

    La diocesi ha già pagato 11 milioni di dollari a 79 sopravvissuti nel 2019 attraverso l’Independent Reconciliation Compensation Program della chiesa.

    La diocesi a un certo punto ha pubblicato un elenco di 57 sacerdoti sessualmente violenti.

    La transazione deve ancora essere approvata dal tribunale e da un voto dei creditori.

    I 100 milioni di dollari sono secondi solo a un accordo con la diocesi di San Diego nei primi anni 2000, che era di 107 milioni di dollari.

    La scrittrice dello staff Rylee Kirk copre le ultime notizie, la criminalità e la sicurezza pubblica. Hai un consiglio, un’idea per una storia, una foto, una domanda o un commento? Contattala al 315-396-5961, su Twitter @kirk_rylee o rkirk@syracuse.com .

    https://www.syracuse.com/crime/2023/07/syracuse-catholic-diocese-to-pay-sex-abuse-survivors-100-million.html

  • Torna il 2 settembre ore 12, il TG NEWS della Rete L’ABUSO

    Torna il 2 settembre ore 12, il TG NEWS della Rete L’ABUSO

    La controinformazione direttamente dalla voce delle vittime. Cercheremo di dare consapevolezza sui fatti;

    Cosa ha fatto la Chiesa nel concreto in 20 anni;

    Cosa sta facendo lo Stato;

    Cosa stanno facendo gli altri stati;

    Quale è la posizione degli organi sovrannazionali come UE ed ONU ?

    Ci vediamo il 2 settembre alle ore 12.

    Su Rete L’ABUSO NEWS insieme ai giornalisti che da 13 anni insieme ai sopravvissuti animano la rete.

  • Torna dal 2 settembre Rete L’ABUSO NEWS – La controinformazione settimanale, a cura dei Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia.

    Torna dal 2 settembre Rete L’ABUSO NEWS – La controinformazione settimanale, a cura dei Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero in Italia.

    Notizie spesso locali e non riprese dalla stampa nazionale, quindi non note al pubblico italiano.

    Il punto di vista dei sopravvissuti, spesso contraddittorio, ed omesso dai media che tengono spesso solo conto degli appelli della chiesa.

    Un TG tecnologicamente rivoluzionario non solo per la tematica.

    Siamo il primo TG al mondo, sul tema.

    Ma la novità;

    sarà l’intelligenza artificiale di AI ad animare i volti originali di vittime e giornalisti che pubblicano sul sito della Rete.

    Un progetto italiano di informazione social, a basso costo ma assolutamente autorevole, che si spera possa essere replicato in altri paesi.

    Ma non solo…

    Rubriche di approfondimento.

    Le novità giuridiche

    I consigli alle vittime

    I nostri centri di ascolto

    Vi aspettiamo dal due settembre nell’appuntamento settimanale del sabato – Rete L’ABUSO NEWS

    A cura dell’osservatorio permanente della Rete L’ABUSO

  • Andrà a a processo Don Reverberi il sacerdote di Sorbolo accusato di crimini contro l’umanità

    Andrà a a processo Don Reverberi il sacerdote di Sorbolo accusato di crimini contro l’umanità

    L’Italia ha concesso l’estradizione in Argentina dell’ex cappellano militare italo-argentino don Franco Reverberi, accusato di crimini contro l’umanità commessi durante la dittatura del generale Jorge Jose Videla, in vigore dal 1976 al 1983. La richiesta di estradizione – rende noto il governo argentino in un comunicato – è stata promossa dall’Argentina su istanza della segreteria dei diritti umani della nazione. Reverberi era cappellano ausiliare dell’VIII squadra di esplorazione alpina di San Rafael, a Mendoza, ed è indagato per atti commessi nel Centro di detenzione clandestina noto come «La Departamental». Il religioso, molto malato ma ritenuto in grado di sopportare l’eventuale trasferta in Sudamerica, ha oggi 86 anni e vive a Sorbolo, dove è anche nato nella frazione di Enzano.

    Opera nella nuova parrocchia di San Benedetto. Don Reverberi nel 1948 seguì la famiglia emigrata in Argentina e si stabilì con i genitori a San Rafael, regione di Mendoza a circa mille chilometri da Buenos Aires. Qui arrivò la vocazione, l’ordinazione sacerdotale e l’assegnazione alla parrocchia di Salto de Las Rosas, comunità frequentata da molti immigrati italiani. Tornò in Italia nel 2011, quando a Mendoza si stava svolgendo il primo processo per crimini contro l’umanità e le testimonianze dei sopravvissuti e dei familiari hanno cominciato a indicare le sue responsabilità. Nel 2013 venne presentata la prima richiesta di estradizione, ma i tribunali italiani la respinsero perché l’accusa conteneva solo accuse di tortura, reato non imprescrittibile in Italia a meno che non venga associato a condotte punibili con l’ergastolo. Sulla base di nuove testimonianze raccolte a Mendoza, è stato quindi possibile ampliare l’accusa per includere la partecipazione di Reverberi, anche in abiti militari, a sequestri e torture di almeno dieci persone, e all’omicidio del militante peronista José Berón, tuttora disperso. Alcune vittime hanno testimoniato poi che il sacerdote avrebbe invitato a confessare le proprie colpe per ottenere un «sollievo spirituale». La decisione della Corte d’appello di Bologna non è comunque definitiva e l’imputato ha ancora la possibilità di ricorrere davanti alla Corte costituzionale, come ha sottolineato anche l’ambasciatore dell’Argentina in Italia, Roberto Carlés.

    Nel mirino delle autorità giudiziarie argentine ci sarebbe il suo ruolo di cappellano militare nella «Casa departamental» a San Rafael nei primi anni ‘80.

    «Sicuramente faremo ricorso entro i 30 giorni previsti. Già da tempo la Curia vescovile di Parma nel difendere don Franco ha pubblicato due documenti molto chiari – ha commentato il parroco di Sorbolo Mezzani don Aldino Arcari –: uno della Curia di San Rafael, l’altro del ministero della Difesa argentino che attestano “stranamente” che don Reverberi è stato nominato cappellano militare nel settembre 1980, mentre i quattro accusatori argentini parlano del 1976. A chi giova tutto questo accanimento? Senza dubbio a screditare la chiesa, i preti e anche il papa. Sì proprio lui, papa Francesco. Come per dire: vedete, lui che parla tanto di misericordia e di perdono, “copre” addirittura un prete argentino “accusato” di tortura!».

    https://www.gazzettadiparma.it/italia-mondo/2023/07/12/news/andra-a-a-processo-don-reverberi-il-sacerdote-di-sorbolo-accusato-di-crimini-contro-l-umanita-723766/

  • Abusi su “minori e persone vulnerabili”: Segnalazione al vescovo di S. Remo, che minaccia querela mentre Zuppi cade in picchiata

    Abusi su “minori e persone vulnerabili”: Segnalazione al vescovo di S. Remo, che minaccia querela mentre Zuppi cade in picchiata

    La curiosa ed emblematica vicenda della diocesi di San Remo e del suo vescovo Antonio Suetta.

    Uno scambio epistolare con l’Associazione che coinvolge in prima persona il cardinale presidente della CEI Matteo Zuppi, che non ne esce meglio del suo sottoposto, anzi, conclama la truffaldina linea della chiesa italiana nella formula antica di “tanto fumo e niente arrosto”.

    Ma vediamo i fatti.

    Tutto nasce da una serie di segnalazioni inviate alla Rete L’ABUSO da fedeli e sacerdoti della diocesi di San Remo – tutte correlate con materiale che ha come soggetto sacerdoti della diocesi – i quali, dopo aver insistentemente segnalato all’istituzione ecclesiastica, non hanno potuto fare altro che constatarne l’omertà.

    Alcuni di questi sacerdoti li abbiamo rintracciati su note App di incontri gay, ma non è questo il problema: è quello che spesso, queste App, sono usate anche per prostituzione minorile, adescamento e non solo.

    Materiale sicuramente comprovante le accuse anche se va sottolineato che, pur non potendo escludere la matrice pedofila e quindi degno almeno di un accertamento da parte del vescovo, nei documenti e da alcune testimonianze indubbiamente emerge l’adescamento di “persone vulnerabili”, alcune giovanissime.

    Parliamo di una diocesi molto piccola, al confine tra Italia e Francia che ne ha in carico un centinaio.

    Reati gravissimi da sanzionare, secondo il Motu proprio di Francesco e secondo la stessa morale cattolica che, data la mole del materiale ricevuto, l’Associazione si è fatta carico di segnalare. Abbiamo quindi scritto al vescovo Antonio Suetta ed in copia al Cardinale Matteo Zuppi, senza trasmettere le prove, piuttosto imbarazzanti per quanto dovute, magari dopo il primo approccio.

    Abbiamo quindi atteso la reazione della diocesi.

    Nulla di strano, di fatto la chiesa, con la compiacenza del Governo, ha istituito veri e propri tribunali e sportelli per le denunce. In questo caso tribunali “farlocchi” nell’operato, tuttavia paralleli a quelli dello Stato, che ha permesso persino non trasmettessero alla Giustizia italiana i casi, senza accusare il favoreggiamento.

    Ed è la stessa chiesa a chiedere ai fedeli di denunciare presso questi tribunali/sportelli gli abusi subiti o di cui sono a conoscenza.

    Assolutamente nulla di strano

    …A meno che il fine sia diverso da quello dichiarato.

     

    La risposta non si fa attendere, Suetta risponde il giorno successivo, ma anziché agire sulla base del Motu proprio ed aprire un dialogo, rinnega a prescindere qualunque accusa, minaccia querela e neppure vuole sapere chi siano i sacerdoti segnalati, molti già all’onore della cronaca. (lettera a lato)

    Una “accoglienza Ligure” probabilmente, che di certo non è invitante qualora una vittima intendesse denunciare alla chiesa…

    Ed è qui che interviene il cardinale Matteo Zuppi che, pur non minacciando almeno lui querela, non si scosta di un millimetro dal vescovo Suetta. Come non si scostò nll’estate scorsa quando si incontrò con il presidente della Rete L’ABUSO a Bologna.

    I problemi di Zuppi son ben altri che quelli di acquisire informazione su chi ed indagare per appurare i fatti come esplicita il Motu proprio. Il suo unico problema è la missiva spedita dal Segretario della Rete e responsabile del “Comitato vittime e famiglie”, Cristina Balestrini, madre di una vittima di un caso noto a tutti, quello milanese di don Mauro Galli, di cui però entrambi neppure si accorgono.

    Nella prima missiva infatti Zuppi discute unicamente il perché la lettera arrivi da una mail @test.retelabuso.org/ , quasi potesse essere falsa e chiede alla collega di scrivere dalla sua personale. Una sorta di inquisizione “previa” sul mittente di fatti tanto a “cuore” alla CEI, che il cardinale riduce alla frivolezza di un indirizzo mail.

    Nel frattempo anche il vescovo Suetta indaga… ma non acquisendo le segnalazioni o chiedendo i dettagli. Il suo unico interesse è sapere chi ha segnalato all’Associazione i casi che, verosimilmente, conosceva già: è stata la diocesi la prima a ricevere l’informazione dai diretti interessati che, scontenti, successivamente si sono rivolti alla Rete L’ABUSO.

    Stessa cosa da parte del presidente CEI che continua lo scambio epistolare con Cristina Balestrini alla quale chiede disponibilità di un incontro che, in realtà, a quasi un mese di distanza dall’ultima missiva, non confermerà, cadendo nel classico “omertoso” silenzio, probabilmente informato dallo stesso Suetta ormai costretto.

    Ci si attende dalla diocesi di San Remo un chiarimento. Dalla CEI, anzitutto nei confronti e nel rispetto di chi crede e affida i propri figli, un’indagine  indipendente e seria almeno quanto la chiesa italiana millanta sui media italiani, che sia alla pari delle altre Conferenze Episcopali, di cui CEI è il fanalino di coda.

    Al Papa invece l’augurio di essere incisivo nei fatti quanto lo è negli appelli di TOLLERANZA ZERO.

    Lo può fare !

    I suoi dieci anni di pontificato in materia sono stati un fallimento sotto gli occhi di tutti i sopravvissuti, non una sola vittima lo ha mai ringraziato, né privatamente né in pubblico.

    Siamo ancora qui tutti a reclamare giustizia a una chiesa che non ci ascolta.

    Seriamente rifletta sui fatti !

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webp2023/07/12/scena-muta-cei-suetta-invoca-la-censura-alla-stampa-locale-subito-in-camera-caritatis/

  • Motu proprio vos estis lux mundi; 4 + 1 = 12 …I conti non tornano

    Motu proprio vos estis lux mundi; 4 + 1 = 12 …I conti non tornano

    Un Motu proprio che ha cambiato aspetto dal 2019, quando il Vaticano presentò la prima versione ad experimentum per tre anni, oggi semplicemente allargata al problema dei moderatori laici delle associazioni di fedeli, ossia ai capi (o ex capi) laici di nuove comunità. Di fatto un’altra struttura criminale ed omissiva quanto la CEI, ma questa volta estesa ai laici nel clero.

    Come abbiamo scritto più volte in precedenza e come emergerebbe anche nel 1° report CEI, la conferma del fatto che la chiesa italiana, grazie ai vuoti legislativi che il governo garantisce, sia diventata oltre ai propri preti, un ricettacolo di pedofili, anche laici. Questi ultimi attratti e incentivati dal fatto che il timore dello scandalo induce il clero ad allontanare il pedofilo, ma non a denunciarlo alle autorità, fornendo in sostanza un’ulteriore tutela a chi necessita per saziare la devianza di bambini.

    Solo in Italia i casi di religiosi e non, spostati o ridotti allo stato laicale e coperti dal clero senza informare i fedeli e le autorità civili sono moltissimi, da don Gianni Trotta, il cui caso fu taciuto per timore di “agitare i fedeli” dall’uscente prefetto della CDF Francisco Ladaria (capo dell’organo vaticano che in teoria dovrebbe vigliare), che gli permise nel frattempo – ancora prete agli occhi dei fedeli inconsapevoli – di abusare di altri dieci minori. Il recente caso di don Calcedonio Di Maggio, molto simile e nuovamente alla sbarra per abuso di minore e induzione alla prostituzione. Tanti altri casi sono facilmente recuperabili su internet…

    Una cultura autoreferenziale e barbara di una Chiesa (senza prole) che mente ai fedeli, rassicurandoli per l’incolumità dei figli affidati al clero, di cui poi nei fatti non gli importa, tranne per una questione di immagine pubblica, almeno fino a prova contraria.

    Nei fatti la politica della chiesa verso le vittime non è mai cambiata, neppure con il Motu proprio di Francesco; ancora omissivo di denuncia alle autorità civili; ancora senza alcun indennizzo o aiuto per i sopravvissuti; ancora vantaggioso solo per il clero e i laici pedofili.

    Ma vediamo meglio, a distanza di cinque anni dall’introduzione del Motu proprio che cosa emerge dai dati che abbiamo ricevuto da tutta Italia.

    Va detto che l’introduzione degli sportelli diocesani in Italia grazie a uno Stato complice, è stata un autogol che ha portato inizialmente molti cattolici a fidarsi e denunciare gli abusi. Purtroppo però scontenti, in seconda istanza si sono rivolti alla Rete L’ABUSO, denunciando e documentando l’insoddisfazione e gli insabbiamenti;  spesso anche il tentativo di comprare il loro silenzio; l’inesistenza di provvedimenti seri nei confronti dei sacerdoti accusati e riciclati di nascosto malgrado la condanna canonica, come nel caso milanese dei fratelli don Lucchina.

    Si documenta addirittura che chi scrive ai vescovi per segnalare abusi viene intimidito e minacciato di querela. Ma la vera novità è che stanno rivolgendosi alla Rete L’ABUSO anche moltissimi sacerdoti. Un numero davvero impressionante, mai visto in 13 anni di attività dell’associazione, un tempo discriminata da un clero fidiucioso degli appelli a vuoto del Papa.

    Chi chiede aiuto perché il vescovo gli ha mandato un collega pedofilo condannato in parrocchia dicendo “te lo devi tenere, stacci tu attento!”; chi invece denuncia gli stupri subiti da altri sacerdoti in seminario e l’omertà del vescovo dopo la denuncia; chi ci riferisce invece quanto accade nelle varie diocesi e l’omertà del vescovo di fronte ai fatti e alle denunce degli stessi sacerdoti.

    Ma questo non ci stupisce anzi, è molto favorevole in quanto anche i sacerdoti perbene prendono finalmente consapevolezza delle disastrose e farlocche misure interne, della cattiva gestione della CEI e le denunciano fornendo informazioni che prima non eravamo in grado di documentare.

    Notiamo anche che a differenza di quanto dice il Motu proprio, quasi nessun caso arriva alla Congregazione per la dottrina della fede, ed è proprio un sacerdote che ci spiega l’anomalia.

    Bugia, o semplice incapacità di gestione?

    Il prete mi spiega “Caro Zanardi, i casi che arrivano in CDF, sono solo quelli coperti da vescovi non più in carica in quella diocesi, un modo per il nuovo vescovo, di togliersi il problema creato dal predecessore facendo bella figura con i fedeli”..

    Spiega che “I vescovi in carica, quando hanno un caso lo gestiscono internamente, presso il tribunale diocesano. Di certo non lo mandano alla CDF, anzi, posso dirti che in alcuni casi trattati, come quello di don X (non citiamo per tutela della fonte), di cui ho conoscenza diretta, ebbene il vescovo è stato costretto a ricevermi per conto di CDF, ma al momento in cui ho voluto sentire il prete accusato, il vescovo lo ha impedito ed io non ho potuto oppormi.”

    “Devi capire che i vescovi hanno totale autonomia sul territorio della diocesi. Possono impedire anche a CDF di occuparsi dei casi o di accedere ai fascicoli. Malgrado sembrino molti i casi che riceve CDF ogni anno da tutto il mondo, in realtà questi sono la minima parte.”

    “Il fatto che molte diocesi non hanno realizzato gli sportelli diocesani è proprio per questo motivo; la loro assoluta autonomia di gestione del territorio”.

    Un sistema che stando al Motu proprio di Francesco, con la scusa delle indagini e della prevenzione indica al vescovo che attualmente ha in carico il sacerdote denunciato, di segnalare la cosa anche ai vescovi/diocesi che lo hanno avuto in carico in precedenza. Un sistema di insabbiamento molto più ampio di prima, che omette alle autorità civili e anche alla CDF le denunce dei casi.

    In una recente intervista, dopo le lamentele fatte agli inquirenti da parte del Presidente della CEI Matteo Zuppi, è lo stesso Procuratore di Tivoli Francesco Menditto, a definire la condotta dell’autorità ecclesiastica “di omertà ambientale, molto simile a quella mafiosa“. Il procuratore continua commentando che “Alle accuse di abusi a carico di un insegnante di religione di Tivoli, pervenute all’autorità ecclesiastica nel 2019 e nel 2021 e di cui la diocesi non avrebbe tenuto opportunamente conto. Tanto che quando il caso e arrivato all’attenzione delle forze dell’ordine, le ricostruzioni sarebbero state incomplete e inutilizzabili per un’indagine.”

    Malgrado i presunti buoni propositi di papa Francesco, certo non si può dire ne abbia azzeccata per ora neppure una, tuttalpiù, ha una spiccata tendenza a circondarsi di personaggi ambigui come la nuova nomina di Tucho Fernandez, l’«esperto di baci» scelto da Papa Francesco come nuovo Prefetto della CDF, in sostituzione di Ladaria.

    L’ex arcivescovo di La Plata in Argentina, forse preferito agli altri per non aver mosso un solo dito in favore delle vittime sordomute della succursale italiana dell’Istituto Provolo argentino, i cui accusati a La Plata ora sono rientrati in Italia, a Verona, presso la casa madre dell’istituto pedofilo per sordi.

    Di certo cosa buona e giusta per la chiesa che non ha dovuto risarcire le vittime.

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  • José Cobo: “Ci scusiamo per tutto quello che abbiamo fatto di sbagliato. Vogliamo continuare a condividere le cicatrici delle vittime”

    José Cobo: “Ci scusiamo per tutto quello che abbiamo fatto di sbagliato. Vogliamo continuare a condividere le cicatrici delle vittime”

    Una sorta di auto sacramentale nella cornice di una chiesa madrilena trasformata in sala espositiva, tappezzata dei volti strazianti delle vittime di abusi sessuali da parte del clero e di altri ambienti sociali.

    Ieri a Madrid, a O’Lumen, il centro dei domenicani, l’inaugurazione della mostra fotografica ‘Shame European Stories’, organizzata dalla Justice Initiative e dalla ONG ‘Stolen Childhood’ , che comprende quasi 100 ritratti di vittime e sopravvissuti di abusi sui minori e abusi sessuali sull’infanzia del fotografo italiano Simone Padovani.

    L’atto, in cui Juan Cuatrecasas , regista di ‘Infanzia rubata’, ha officiato come presentatore, è diventato una messa laica, una catarsi collettiva delle vittime di abusi, i cui volti, enormi e in bianco e nero, circondavano un Cristo crocifisso.

    E, soprattutto, un atto di protesta di decine di maltrattati e maltrattati, che si sono dati appuntamento all’evento, per coprirsi, per farci piangere con le loro storie e, soprattutto, per rivendicare le loro storie . In prima fila infatti, commossi come tutti i presenti, c’erano l’Arcivescovo eletto di Madrid, José Cobo, il Difensore Civico, Ángel Gabilondo, e il Presidente della Conferenza e Provinciale dei Domenicani, Jesús Díaz Sariego. .

    Come presentatore dell’evento, Díaz Sariego ha accolto e cantato il primo ‘mea culpa’ per il dolore causato “da un perdono accorato e impegnato, per portare alla luce la sofferenza di tante vittime di abusi in vari ambiti della società, anche in la Chiesa”.

    Il presidente della vita religiosa spagnola ha riconosciuto che, almeno nelle istituzioni da lui rappresentate (Confer e domenicane) si sta cercando di realizzare “giustizia personalizzata su ogni volto sofferente” . Perché «molto è stato fatto, ma le persone e le istituzioni hanno ancora molta strada da fare». Perché, a suo avviso, “vedere la vergogna di chi soffre nei volti delle vittime implica portare alla luce la nostra vergogna come società e come istituzioni che rappresentiamo, per non averlo evitato”.

    Dopo il benvenuto del conduttore, quello di uno degli organizzatori della mostra, il presidente di Justice Initiative, Guido Fluri , il quale, visibilmente commosso, ha confessato che, per la sua esperienza in Europa e in Spagna, “pochissimo è stato fatto contro l’abuso e le sue devastanti conseguenze sulle persone. Per questo ha fatto appello ai politici spagnoli perché contribuiscano “al riconoscimento e alla riparazione delle vittime, oltre che alla prevenzione”. E, per raggiungere questo obiettivo, “questa mostra può aprirci gli occhi”.

    Sulla stessa linea, il presentatore dell’atto e membro fondatore dell’Associazione Nazionale Infanzia Rubata (ANIR) e padre di una vittima di abusi in una scuola dell’Opus Dei, Juan Cuatrecasas, ha chiesto “riconoscimento, riparazione e maggiori fondi pubblici destinati alla ricerca , per alleviare le gravi conseguenze che questi reati comportano”

    Successivamente, il fiume traboccante di lacrime, empatia, applausi e dolore condiviso ha cominciato a scorrere ai racconti delle vittime che sfilavano attorno al leggio. Fernando García Salmones, vittima di un missionario clarettiano, ha iniziato il giro : “Vorrei che non fossimo qui! Vorrei che la Chiesa fosse dalla parte dei buoni!” . E, visibilmente commosso, ha invitato la Chiesa ad “impegnarsi a sostenere un processo educativo per lo sviluppo della maturità sessuale che generi società più giuste”.

    L’atmosfera empatica ha continuato a crescere con Teresa Conde , vittima di un trinidadiano a Salamanca, che era un’amica di famiglia e andava e veniva a casa sua ogni volta che voleva. “Ho subito abusi fisici, psicologici e istituzionali”, ha gridato. E, dopo aver raccontato la sua storia, compreso l’annullamento del matrimonio, perché il giudice del tribunale ecclesiastico di Compostela, presieduto dal fratello del marito, l’ha dichiarata “instabile”. Ancora indignata al ricordo, gridò: “Non chiedermi di essere una buona vittima. Non sono in grado”. E che “ho potuto pagare la terapia, perché, in genere, le vittime non godono di solito di un’economia sana”.

    E la sfilata dei malati è continuata. Laura ha confessato: “È stato molto difficile per me raccontarlo. È passato solo un anno da quando l’ho detto”. Patricia , violentata da un prete, che “abusa della mia innocenza e decapita la mia infanzia e la mia pubertà”, e chiede “riparazione e giustizia”. O Filipa , una donna portoghese, anche lei abusata da un prete, quando era novizia. “La mia vita è diventata un inferno e sono rimasto solo con il peggio di me.”

    Anche Juan Cuatrecasas ha dato la sua testimonianza , abusata da un numerario dell’Opus della scuola Gaztelueta quando aveva 12 anni. Oggi ha 26 anni: “Mentirei se dicessi che è finita, non lo è”. E ha raccontato parte del suo calvario: “Non riuscivo a dormire, mi sono fatto male, ho mangiato a malapena, ho cercato di uccidermi in diverse occasioni e ho subito atti di bullismo”.

    E con voce rotta ha aggiunto: imploro un intervento immediato a favore dei ragazzi e delle ragazze vittime di abusi. Siamo stati a lungo in silenzio, incompresi, individuati e rivittimizzati”. E chiedo “una legislazione che ci protegga e ci protegga”.

    Letizia de la Hoz , avvocatessa specializzata nell’accompagnare le vittime di abusi nella Chiesa, ha confessato che “incontrare una vittima ti cambia la vita”.

    L’emozione è stata tagliata nell’ambiente e il dolore ci ha spinto a entrare in empatia con la cruda sofferenza delle vittime. In questo clima, il presentatore dell’evento, Juan Cuatrecasas, mi ha invitato al leggio, come direttore di Religion Digital , “uno dei media che ha fatto di più dall’inizio e continua a fare di più per le vittime di abusi clericali”.

    Ho esordito dicendo che «ormai sappiamo tutti che l’insabbiamento e l’occultamento era un sistema conosciuto, accettato e promosso all’interno della Chiesa cattolica. A questo punto, sappiamo tutti che molti clericali pedofili hanno agito con la consapevolezza dell’impunità e della protezione, che, nel peggiore dei casi, si sostanziava raccomandando al sacerdote di confessarsi o, se la questione diventava pubblica, cambiando parrocchia o paese (caso Pietre)”.

    A mio avviso, «questa dinamica sistemica di occultamento e protezione è stata spezzata grazie agli sforzi di papa Francesco e, soprattutto, grazie ai media, che i vescovi temono più dell’inferno stesso. Dall’anno 2001, quando iniziò l’inchiesta del Boston Globe sulla pedofilia nell’arcidiocesi di Boston, a quella più recente e più vicina a noi del quotidiano El País”.

    E ho ricordato che «in questa dinamica (e al nostro livello più umile) si è sempre inserito il RD, fin dai tempi in cui nessuno osava parlare di abusi nella Chiesa. Per questo ci perseguitavano e, per zittirci, prima volevano comprarci e, poi, cercavano di soffocarci economicamente. Ma lì si continua in un lavoro di denuncia e trasparenza imprescindibile dal punto di vista del buon lavoro giornalistico”.

    Ad accrescere il dolore dei presenti è poi intervenuto Juanjo, rappresentante dei cristiani socialisti : “Siamo dispiaciuti per questa situazione e, pertanto, invitiamo i responsabili della Chiesa a lasciare gli atteggiamenti difensivi e passare all’impegno per le vittime ”.

    La chiusura dell’atto è spettata a monsignor Cobo , neoeletto arcivescovo di Madrid. Non era facile il suo ruolo o la sua posizione. Ma non era la prima volta che assisteva a un atto di questo tipo. Infatti, è stato l’unico vescovo che ha osato accompagnare Religión Digital e Redes Cristianas quando, nel 2019, abbiamo organizzato una tavola rotonda per sostenere le vittime presso la Residenza Chaminade. “Dove vai”, gli dissero, allora, alcuni vescovi. “Oggi sono più tranquillo”, mi ha confessato all’ingresso. Il cambiamento di atteggiamento ecclesiastico appare evidente. E sono passati solo 5 anni.

    E da quella tranquillità e con la sua profonda consapevolezza empatica per le vittime e coloro che sono stati gettati nel fosso della vita, José Cobo ha iniziato a cantare un autentico o mea culpa . Il corpo, l’anima e la situazione lo richiedevano. “Voglio appoggiarmi a papa Francesco e al cardinale Osoro, per chiedere perdono. In mezzo a questo uragano straripante, la Chiesa di Madrid non vuole nascondere la sofferenza che ha generato. Pertanto, ci scusiamo per tutto ciò che abbiamo fatto di sbagliato.

    Ma l’arcivescovo eletto è andato oltre: “Non vogliamo solo chiedere perdono. Vogliamo lavorare, condividendo le cicatrici e facilitando processi di guarigione, dove ogni vittima è messa al centro, conoscendo le nostre povertà ei nostri errori, affinché l’abuso non sia più coperto”.

    Per questo ha spiegato ai presenti che l’arcidiocesi di Madrid ha lanciato da qualche anno il progetto Repara (che è stato replicato in altre diocesi spagnole): “Stiamo imparando a cercare la verità negli occhi, nelle lacrime e nelle le tue ferite Le vittime sono diventate per noi maestre di vita e promotrici di nuovi cammini”.

    E ha concluso, con enfasi ed emozione: “Ogni vittima ha una storia, un nome, un volto e delle cicatrici e, oggi, nominandole, inizia un processo di speranza”, perché “l’abuso non venga mai più coperto”. Per questo monsignor Cobo ha promesso pubblicamente di accompagnare le vittime e che “non mancheranno mai il riconoscimento e la comprensione della Chiesa”.

    L’applauso accorato e prolungato dei presenti è stato come una sorta di patto siglato tra la Chiesa cattolica di Madrid e le vittime . Una sorta di ‘mai più’ agli abusi nella Chiesa e, tanto meno, al sistema di insabbiamento, occultamento e impunità. Le vittime lo meritano e il nuovo arcivescovo, José Cobo, sembra disposto a mantenere quel patto d’onore e d’amore con loro. Come notaio oggi, te lo diremo.

    https://www.religiondigital.org/espana/Jose-Cobo-Pedimos-Queremos-compartiendo-abusos-Madrid-Shame_0_2572242753.html