Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    Preti pedofili, passo avanti di Milano: una messa in Duomo per le vittime

    di ANDREA GIANNI

    Milano – Una celebrazione che è un nuovo passo avanti, non solo per la comunità cattolica. Domani il Duomo di Milano ospiterà la messa, presieduta dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, con cui la Diocesi aderisce alla “Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi”, promossa per la prima volta dalla Conferenza episcopale italiana. Un segnale nella nebbia di una dolorosa serie di violenze sessuali su minorenni finite al centro, negli ultimi anni, di inchieste della magistratura e indagini interne sul comportamento di sacerdoti a contatto con bambini e ragazzi. Uno degli ultimi casi, emerso nel luglio scorso, ha portato agli arresti domiciliari il 29enne sacerdote di Busto Garolfo don Emanuele Tempesta, accusato di abusi sessuali su 7 bambini tra 8 e 12 anni.

    Nel 2019 la Diocesi era già scesa in campo contro la violenza sui minori con un documento che fissa le linee guida di comportamento per sacerdoti, educatori e tutti coloro che hanno a che fare con bambini e ragazzi e nominando un referente per la Tutela dei minori, l’ex presidente del Tribunale dei Minori di Milano Livia Pomodoro, con il compito di dedicarsi all’ascolto delle “presunte vittime” supportata da un’équipe. «La prevenzione dell’abuso dei minori non può ammettere alcun ritardo e incertezza – afferma il documento rivolto non solo ai sacerdoti ma a tutti coloro che hanno compiti educativi -. La tutela dei minori è l’impegno inderogabile e prioritario per la vita della Chiesa, la quale, mentre deve ordinariamente compiere ogni sforzo per prevenire gli abusi, deve prontamente intervenire nella cura di chi ne fosse coinvolto”.

    Milano è stata una delle prime Diocesi in Italia ad attivarsi su questo piano, in linea con quanto indicato dalla Cei. E fa parte di questo percorso anche la celebrazione di domani in Duomo. Alle 16.45, nella cappella feriale, è in programma l’esposizione e l’adorazione del Santissimo sacramento, con un intervento dell’arcivescovo. Alle 17.30 la messa, presieduta sempre da monsignor Delpini. “La Diocesi – si legge in una nota – ha inoltre suggerito alle parrocchie di prevedere un momento di preghiera sul tema degli abusi durante le celebrazioni di domenica 21 novembre, in particolare nella preghiera dei fedeli. L’iniziativa della Cei si svolge in concomitanza con la “Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale”, promossa dal Consiglio d’Europa”.

    Nell’evidenziare il significato di questa giornata, nel 2015, l’allora segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland esortava così gli Stati membri a sensibilizzare l’opinione pubblica sullo sfruttamento e l’abuso sessuale dei bambini: “Il nostro silenzio traccia un’invisibile protezione intorno agli autori di tali ignobili azioni. Abbiamo la responsabilità di infrangere i tabù dietro i quali si trincerano i pedofili, e i governi possono dare l’esempio, sostenendo le attività di questa Giornata europea“. La decisione della Chiesa italiana di collocare questa Giornata nazionale di preghiera in concomitanza con quella europea “si inserisce nel solco di un cammino ecclesiale italiano, di trasparenza e prevenzione a custodia dei più piccoli e delle persone vulnerabili, che ha comportato l’approvazione delle nuove “Linee guida per il contrasto agli abusi e il sostegno delle vittime” (giugno 2019) e alla costituzione di una rete di Servizi per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Per le associazioni che si occupano di tutelare le vittime degli abusi, però, tutto questo non basta per squarciare il silenzio e arrivare a una vera svolta.
    La tolleranza zero verso i pedofili, decisa dal Papa, era stata accolta con scetticismo da Francesco Zanardi, fondatore e presidente della Rete Abuso che monitora le violenze compiute da sacerdoti: “Belle parole, ma servono i fatti. La Conferenza episcopale italiana non obbliga alla denuncia dei pedofili, concede solo la facoltà di farlo. Sarà per questo che in Italia nessun vescovo ha mai denunciato un prete-orco”. Le denunce arrivano quasi sempre dalle vittime e dalle loro famiglie, come nel caso di don Emanuele Tempesta. Poi c’è il parroco di Inzago, don Alberto Lucchina, che dopo essere stato accusato di abusi si è autosospeso e ha lasciato il paese mentre l’arcidiocesi ha avviato un’indagine.

    Don Mauro Galli, ex vicario della parrocchia di San Pietro a Legnano, è stato condannato anche in appello a 5 anni e mezzo per aver abusato di un ragazzo all’epoca dei fatti quindicenne. All’oratorio di Cuggiono, solo per citare i casi più recenti, è stato allontanato un ex-seminarista di 26 anni perché accusato di pesanti molestie nei confronti di una ragazzina di 15 anni. Il senso della battaglia è riassunto dalle parole della madre della giovane vittima di Don Galli, sempre presente alle udienze in Tribunale: “Venire qui ed essere massacrati in aula è stato duro e doloroso, ma io ci metto la faccia per dire alle vittime di trovare il coraggio e denunciare”.

  • Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    Preti pedofili, la denuncia: “Noi, vittime di abusi ancora abbandonate”

    di ANDREA GIANNI – Milano – “In Italia ci sono 23 strutture per curare i preti e neanche una per le vittime di abusi: servirebbe ben altro che una preghiera”. Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’Abuso-Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, guarda con scetticismo alla decisione dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, di celebrare oggi la messa in Duomo per le vittime di violenze. “Anch’io ho subito abusi – spiega – e in Italia siamo senza giustizia e abbandonati, anche dallo Stato”.

    La messa in Duomo è la tappa di un percorso della Cei e della Diocesi di Milano. Indica una presa di coscienza sul problema?
    “Preferiremmo vedere, piuttosto, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali, come è stato fatto in altri Paesi europei, da ultimo il Portogallo. Sarebbe un punto di partenza, anche perché dalle indagini all’estero emergono dati sconcertanti”.

    Quali?
    “In Francia sono 216mila i sopravvissuti “viventi“ ad abusi sessuali su minori da parte del clero, secondo il Rapporto Ciase, con circa tremila preti pedofili. In Italia, facendo una stima, il numero potrebbe triplicare. Noi abbiamo portato l’Italia davanti alle Nazioni Unite e all’Europa, ma non si è ancora mosso nulla”.

    Che cosa blocca l’apertura di una commissione d’inchiesta?
    “Il problema è politico, perché nessuno vuole andare contro il Vaticano. Per questo un segnale forte deve arrivare dall’Unione Europea”.

    La Diocesi di Milano, però, ha istituito nel 2019 il Referente per la tutela dei minori, ci sono stati protocolli e in generale passi avanti da parte del mondo cattolico.
    “Iniziative come gli sportelli per raccogliere le segnalazioni delle vittime di abusi non hanno senso, e le abbiamo anche denunciate al Garante della Privacy. Le vittime, in buona fede, rilasciano dichiarazioni che poi non si sa dove finiscono, senza alcun controllo sulla privacy. Dichiarazioni che poi finiscono anche nelle mani del legale del prete. Le denunce devono essere presentate all’autorità giudiziaria, e per ora a farlo sono solo le vittime e le loro famiglie. Bisogna evitare che sacerdoti sottoposti a indagini continuino a rimanere a contatto con i minori, magari dopo il trasferimento in altre città”.

    Quanti casi sta seguendo la vostra rete in Lombardia?
    “Stiamo seguendo sei casi, tra cui quelli di don Galli, don Tempesta, don Lucchina, dell’ex seminarista di Cuggiono. A Pavia siamo presenti nel processo a carico di don Silverio Mura, accusato di aver usato un falso nome quando aveva svolto il suo ministero in provincia. La vittima di abusi, a Napoli, ha ottenuto intanto un risarcimento di circa 120mila euro”.

    Che cosa la spinge ad andare avanti?
    “Ho subito anch’io abusi, altrimenti solo un pazzo potrebbe portare avanti una battaglia del genere. Finora sono stato querelato 70 volte, e nessun giudice mi ha condannato”.

  • NON PREGATE PER NOI ! – Contiene atto di diffida a diocesi e parrocchie

    NON PREGATE PER NOI ! – Contiene atto di diffida a diocesi e parrocchie

    Mentre la chiesa di Francia ammette in soli 70 anni lo stupro di 330.000 bambini e si appresta per unanime decisione dei vescovi ad indennizzare le vittime, seguita dal Portogallo, che pochi giorni fa ha annunciato la creazione di una commissione di inchiesta, in Italia tutto tace e papa Francesco, anziché invitare la Conferenza Episcopale italiana ad accelerare la realizzazione di una commissione di inchiesta che riconosca e indennizzi umanamente le vittime, invita i vescovi italiani, per l’ennesima volta a pregare per le vittime, alle quali si continua a negare verità e giustizia.

    Tra le varie diocesi italiane, tra vanti e sviolinate di pura auto acclamazione, risponde all’appello anche quella di Savona, che conta nel suo organico ben tre sacerdoti ritenuti responsabili di abusi dalla giustizia civile, un laico e lo stesso vescovo di Savona Dante Lafranconi, riconosciuto responsabile di insabbiamenti a danno di minori, e se pur salvato dalla prescrizione, non lo è stato dalle pesantissime parole del gip di Savona Fiorenza Giorgi.

    Diverse decine di vittime prodotte negli anni. Più di una suicida.

    Monsignor Caloggero Marino, per il prossimo 21, in occasione della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale istituita dal Consiglio d’Europa (di cui il Vaticano non fa parte e nemmeno riconosce la Convenzione di Istanbul sulle violenze femminili), invita i suoi sacerdoti ad introdurre la messa con le parole “In questa domenica, celebriamo, assieme a tutta la Chiesa italiana, una Giornata di preghiera per i minori vittime di sfruttamento e di abuso sessuale. Chiediamo la grazia della conversione, ricordando le parole di Gesù: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite; a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”.

    Il vescovo dimentica però non solo che “la fede, senza le opere è morta” (Gc 2,26), ma che “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare“ (Matteo 18/6).

    Con la presente l’Associazione, a nome degli allora minori rimasti vittima dei sacerdoti savonesi Giorgio Barbacini, Nello Giraudo, Pietro Pinetto non ché del coadiutore parrocchiale Franco Briano, respingono sollecitamente le preghiere di un vescovo e di una comunità cattolica che non ha mai neppure accennato al pentimento, offerto riparazione o qualunque sorta di aiuto o sostegno, mostrandosi ogni volta invece irritata dalle richieste di giustizia delle vittime che con coraggio si sono mostrate.

    Vittime che con umiltà e intento riappacificativo si sono presentate a Lei appena insediato a Savona nell’intento di un accordo che come nelle Sue parole, chiudesse finalmente questo triste e deplorevole capitolo savonese e desse la possibilità di voltare pagina e nuova vita ai sopravvissuti.

    Umiliante ed indecente la Sua risposta che proponeva a titolo di indennizzo per i sopravvissuti, uno sfottò, consistente l’istituzione di un numero verde gestito dalla stessa diocesi e al quale gli indennizzati non avrebbero neppure potuto trarre un posto di lavoro.

    Neppure la commissione diocesana ancora a solo “uso mediatico” sembra non fare grandi progressi, non risulta almeno, che nessuno dei nominativi delle vittime in possesso alla diocesi, sia mai stato avvicinato o contattato per dare seguito alle proclamate funzioni in soccorso e assistenza per le vittime tanto sbandierate ai media.

    Una situazione sinceramente in cui la chiesa savonese ha davvero poco da vantarsi a nostro avviso, molto di più per provare la dovuta vergogna dato l’indiscutibile fallimento morale e umano della stessa e dei suoi vescovi.

    P.Q.S.

    DIFFIDA

    rigettando nuovamente qualunque iniziativa folcloristica o di preghiera così chiaramente disonesta nel pentimento, come quella in oggetto per il giorno 21 p.v. e teniamo a sottolineare che non tollereremo l’insistenza di essere citati pretendendo, ad ogni modo di essere espressamente esclusi da qualsivoglia coinvolgimento, anche di preghiera legata all’iniziativa, che non possiamo che recepire unicamente come falsa, strumentale ed a uso improprio non concesso della nostra immagine.

    Sarebbe pertanto preferibile che la diocesi, umilmente ed unitamente alle altre sue realtà, istituisse una commissione di inchiesta indipendente che dia un reale e concreto senso di verità e giustizia.

    Il presente atto di diffida ha anche il valore di messa in mora.

    Il Presidente

    Francesco Zanardi

  • The “Procession” di Netflix fa luce sugli orrori dei preti pedofili americani

    The “Procession” di Netflix fa luce sugli orrori dei preti pedofili americani

    Spotlight di Tom McCarthy, vincitore dell’Oscar, è un emozionante tributo ai giornalisti del Boston Globe che hanno denunciato la piaga degli abusi sessuali perpetrati (e insabbiati) dalla Chiesa cattolica, ma ciò che non riesce a evocare appieno è il trauma che ha cambiato la vita subito dalle vittime dei mostruosi sacerdoti e vescovi della chiesa . Le storie strazianti di quegli individui sono il cuore di Procession, un nuovo magistrale documentario di Robert Greene che traccia gli sforzi di sei uomini del Midwest per affrontare le loro spaventose prove infantili attraverso il prisma del dramma cinematografico. Costruito abilmente quanto insopportabilmente straziante, l’ultimo di Greene è uno sforzo consapevole che usa il cinema per comprendere e affrontare l’angoscia storica sepolta da tempo. È anche uno dei film più belli dell’anno.

    Debuttando su Netflix il 19 novembre (dopo una serie limitata a partire dal 12 novembre), Procession è una sorta di complemento di Bisbee ’17 di Greene, con cui condivide l’interesse a scavare nel passato attraverso tecniche tradizionali di saggistica e sequenze drammatiche messe in scena. L’obiettivo di Greene è il regno del terrore pedofilo perpetrato dalla Chiesa cattolica a Kansas City, nel Missouri. Ispirato da una conferenza stampa televisiva tenuta da tre dei suoi eventuali soggetti, Greene ha arruolato Michael Sandridge, Tom Viviano, Mike Foreman, Ed Gavagan, Dan Laurine e Joe Eldred per un progetto unico: farli collaborare con lui e la drammaterapeuta Monica Phinney su sceneggiature basate sulle loro specifiche esperienze di abuso, che poi avrebbero trasformato in film con loro stessi protagonisti (così come Terrick Trobough, un giovane attore coraggioso assunto per incarnare ogni uomo durante la sua adolescenza). L’obiettivo era quello di offrire a questo sestetto un’opportunità artistica per affrontare e trascendere gli orrori che hanno sopportato per gentile concessionegli anziani religiosi di cui si fidavano come mentori, protettori e personificazioni della giustizia e del bene divini.

    Girato nel corso di tre anni, Processioneè, come dice il titolo, un documento del processo di lotta di queste anime ferite con la malvagità religiosa. Non è una cosa facile da intraprendere per nessuno di loro, e Greene assume un approccio avventato nel descrivere i loro viaggi di catarsi attraverso la creatività. Anche se le loro storie sono simili, nessuno degli uomini è veramente uguale, e i film che sviluppano coprono un’ampia gamma tonale, dal letterale al simbolico, dal tenero al furioso. Il più arrabbiato di tutti è senza dubbio Mike, il quale chiarisce che la sua rabbia è diretta meno al prete che lo ha molestato quando era un ragazzino di 11 anni, o anche a sua madre per averlo rimandato a casa del predatore (con una cioccolata torta al seguito) dopo aver appreso dell’assalto iniziale di Mike, “È una povertà assoluta, la prescrizione è il fiore all’occhiello della Chiesa cattolica.

    Cosa ne pensa Dio?” Mike inveisce più di una volta in Processione, anche fuori da una chiesa dove è educatamente scortato fuori dai locali dalla polizia. Non è l’unico che è stato costretto a sopportare l’ingiustizia grazie a clausole di salvaguardia così ingiuste. Ed incontra nient’altro che vicoli ciechi nella sua ricerca per perseguire il suo aggressore, generando così un’esasperazione che alla fine ribolle alla conclusione della sua scena drammatizzata, “God Switches Sides”. Sia la sua rabbia che quella di Mike, tuttavia, impallidiscono in confronto a tutto il loro tormentato dolore. Così sfregiati e scossi da essere regolarmente portati alle lacrime dallo sforzo di Greene, si rivelano danneggiati a un livello quasi impensabile. Di conseguenza, le loro successive ricerche dei luoghi reali in cui hanno avuto luogo i loro abusi – e le loro ricreazioni di quegli spazi fisici sui set o nelle chiese – si rivelano inevitabilmente angoscianti, se alla fine liberatori.

    Che si tratti di Dan e del fratello semi-estraniato Tim che cercano di riallacciarsi mentre cercano la casa sul lago Ozark dove sono stati violati, o Joe che sale i gradini del cottage estivo che ancora domina i suoi incubi, Processionè uno studio sulla guarigione frastagliata attraverso il confronto. Proprio come rivisitano i loro momenti più brutti nella vita reale, lo fanno anche attraverso i cortometraggi sceneggiati di Greene e della compagnia. In ognuno, Terrick assume il ruolo del loro sé abusato, e la compassione e la cura che mostra verso questi uomini e le loro storie è stimolante e rispecchiata dall’amore solidale e solidale che si mostrano l’un l’altro. Sono spiriti affini in una missione congiunta per sconfiggere i loro demoni interiori, e quindi non sorprende che Ed abbia notato, all’inizio, che li vede come simili ai Vendicatori che si alleano per distruggere le forze dell’oscurità, anche se non chiaramente- e ordinata risoluzione di Hollywood è probabilmente imminente.

    La fusione di autentico e immaginario di Greene è in sintonia con le lotte di Dan, Ed, Joe, Michael, Mike e Tom per riconciliare il loro allora e ora, i loro sogni e le loro ansie, i loro punti di forza e di debolezza. Come nei suoi lavori precedenti, il regista utilizza modalità cinematografiche a cavallo dei confini come veicolo attraverso il quale le persone fanno i conti con il loro crudo passato e si sforzano di ritenere le istituzioni responsabili dei loro crimini efferati. È attivismo di saggistica su scala micro e macro, sebbene guidato meno da un’agenda politica particolare che da una profonda simpatia per le condizioni delle vittime. Tuttavia, lungi dall’essere semplicemente una condanna schiacciante delle atrocità che non possono essere completamente sfuggite, Procession è anche un atto di potenziamento, cercando di conferire a questi sopravvissuti il ​​sostegno e il conforto che gli sono sfuggiti per così tanto tempo.

    Il coraggio e la determinazione sono in definitiva le forze dominanti nel film di Greene, che culmina con la scena di Joe “Lettera a Joe”, in cui legge un messaggio al suo giovane sé (cioè Terrick) per assolversi dal dolore, dalla colpa e dalla miseria che potrebbe mai prima di guardare, o conquistare. “Non commettere errori, sei l’eroe epico nella nostra storia”, afferma Joe, e nei suoi passaggi conclusivi, Procession diventa una celebrazione di sei individui che, legati da dolore, rimpianto, vergogna e disprezzo di sé, raggiungono un misura di forza d’animo e sollievo attraverso lo stare insieme e la magia trasformativa dei film.

    https://www.yahoo.com/news/netflix-procession-shines-light-horrors-100339307.html

  • I vescovi francesi si inginocchiano in penitenza per il ruolo della Chiesa cattolica negli abusi sui minori

    I vescovi francesi si inginocchiano in penitenza per il ruolo della Chiesa cattolica negli abusi sui minori

    I membri più anziani della gerarchia cattolica romana in Francia si sono inginocchiati in uno spettacolo di penitenza al santuario di Lourdes sabato, un giorno dopo che i vescovi hanno accettato la responsabilità della chiesa per decenni di abusi sui minori .

    Ma alcuni dei sopravvissuti agli abusi – e membri laici che li sostengono – hanno affermato di essere ancora in attesa di dettagli sul risarcimento e di una riforma globale della chiesa.

    A Lourdes, luogo di pellegrinaggio per i cristiani, circa 120 tra arcivescovi, vescovi e laici si sono riuniti per svelare una foto che mostra una scultura che rappresenta la testa di un bambino che piange.

    Su richiesta delle vittime, i chierici non hanno indossato i loro abiti religiosi per la cerimonia.

    La parete con la fotografia fungerà da “luogo della memoria” per le vittime. La foto stessa è stata scattata da una delle vittime di abusi e la sofferenza che aveva subito è stata dettagliata in un passaggio letto da un altro sopravvissuto.

    Alla cerimonia di sabato, Hugues de Woillemont, portavoce della Conferenza episcopale francese , ha dichiarato: “Vogliamo segnare questo luogo di Lourdes per una prima testimonianza visiva che ricordi tanta violenza, drammi e attentati”.

    Solo il giorno prima, dopo un voto alla loro conferenza annuale, i vescovi francesi hanno finalmente accettato formalmente che la Chiesa cattolica aveva una “responsabilità istituzionale” nelle molte migliaia di casi di abusi sui minori.

    L’abuso, che risale agli anni ’50 e che ha colpito almeno 216.000 minori, è stato dettagliato in un rapporto indipendente diffuso un mese fa , che parlava del “velo di silenzio” gettato sullo scandalo.

    La conferenza ha anche riconosciuto che la chiesa ha permesso che gli abusi diventassero “sistemici”, ha affermato Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza episcopale francese (Cef).

    Una vittima di abusi, Veronique Garnier, ha detto di essere stata commossa dalla cerimonia.

    Garnier, che ha lavorato a stretto contatto con il CEF, ha affermato che è importante che sia fatta giustizia per le vittime.

  • Gli organizzatori esortano AG a indagare sugli abusi sui bambini Menominee che frequentano le scuole cattoliche

    Gli organizzatori esortano AG a indagare sugli abusi sui bambini Menominee che frequentano le scuole cattoliche

    KESHENA, Wis. (WBAY) – Decine si sono radunati sotto un padiglione a Keshena per una veglia a lume di candela per sensibilizzare i bambini che sono stati abusati dalla Chiesa cattolica nelle scuole residenziali e nei collegi indigeni.

    “Sono un sopravvissuto agli abusi fisici per mano della chiesa, durante quel periodo ci hanno trattato in un modo che non è coerente con quello che siamo come popolo”, ha detto Dewey Schanandore che ha affermato di aver frequentato la scuola elementare di St. Anthony durante gli anni ’50.

    Questo è un problema che Action 2 News ha già affrontato . La diocesi cattolica di Green Bay gestiva due scuole nella riserva indiana dei Menominee.

    I partecipanti all’evento di martedì sera hanno camminato verso la chiesa di San Michele dove dietro di essa ci sono diverse tombe senza nome di bambini Menominee.

    “Persone sepolte nelle tombe, non sembra esserci alcuna documentazione su come queste persone siano morte”, ha detto Schanandore.

    I gruppi End Clergy Abuse e Nate’s Mission hanno preso parte agli eventi di martedì.

    “È stato questo trauma invisibile, e le persone che lo sanno veramente, e ne sono responsabili, e hanno gli archivi e i registri al riguardo sono la Chiesa cattolica, la diocesi di Green Bay per esempio”, ha detto Peter Isely, un membro fondatore di End Clergy Abuse.

    Il procuratore generale del Wisconsin, Josh Kaul, sta già indagando sugli abusi all’interno delle diocesi cattoliche dello stato. Tuttavia, gli organizzatori della marcia di martedì hanno esortato Kaul ad espandere l’indagine per includere le scuole che i bambini indigeni sono stati costretti a frequentare.

    In una dichiarazione ad Action 2 News, il procuratore generale Kaul ha affermato che la storia dei collegi indiani è vergognosa e inquietante.

    Action 2 News ha anche contattato la diocesi cattolica di Green Bay che in una dichiarazione afferma che “la diocesi è impegnata e aperta a discussioni in corso con la comunità dei Menominee”.

    Il mese scorso, il governatore Tony Evers si è scusato per il ruolo dello stato nei collegi indigeni dicendo: “Per più di un secolo tra il 1860 e il 1970, il governo federale degli Stati Uniti ha indotto e costretto migliaia di bambini nativi americani dalle loro famiglie e dalle loro case, mettendoli in collegi finanziati dal governo degli Stati Uniti gestiti dal governo e da organizzazioni religiose”.

    Di seguito è riportata una copia di Kaul e delle dichiarazioni complete della diocesi:

    https://www.wbay.com/2021/11/03/organizers-urge-ag-investigate-abuse-menonimee-children-attending-catholic-schools/

  • Dietro il Vaticano, il Sodalitium prende i suoi soldi dal Perù per non riparare i sopravvissuti

    Dietro il Vaticano, il Sodalitium prende i suoi soldi dal Perù per non riparare i sopravvissuti

    A cura di: Raiza Arroyo e Paola Ugaz – Dalla finestra della casa Sodalicio a Bogotá, situata in Carrera 20 # 127b-66, nel quartiere di La Calleja, Jaime Manuel Baertl Gómez fuma compulsivamente mentre parla in videochiamata con Juan Carlos e Javier Len, i suoi avvocati a Lima, Ary Alcántara Vega (dallo studio Osterling) e Gonzalo Flores Santana: ”Ma che… sta succedendo? Perché è ancora aperta la possibilità di essere indagati per riciclaggio di denaro in Perù? Che diavolo hanno tutti? ”

    L’organizzazione cattolica Sodalitium Christianae Vitae è una medaglia a due facce: una, quella del fondatore, Luis Fernando Figari Rodrigo, accusato di presunti abusi sessuali e protetto a Roma dalla portata della giustizia peruviana; e Jaime Manuel Baertl Gómez, accusato di presunte cattive pratiche commerciali e di aver ideato, insieme all’attuale arcivescovo di Piura, José Eguren Anselmi, un sistema per frodare il tesoro per arricchirsi con la sua cerchia più stretta.

    In procinto di compiere 50 anni il prossimo dicembre, il Sodalitium ha cercato di nascondere il suo potere economico al Vaticano e di trasferirlo fuori dal paese,prima a Panama, per poi trasferire i soldi a Denver, negli Stati Uniti, per non risarcire di conseguenza le vittime degli abusi perpetrati dall’organizzazione religiosa.

    Dopo la pubblicazione del libro Half Monks, Half Soldiers (2015), Jaime Baertl ha guidato l’operazione per trasferire denaro fuori dal paese attraverso tre operazioni offshore nel paradiso finanziario di Panama: Fundación San Ignacio, Providential Inc. e Fundación Santa Rosa.

    Il meccanismo

    La Repubblica rivela l’astuzia con cui la crescita dell’impero economico del Sodalitium iniziò utilizzando il concordato (accordo firmato tra Perù e Vaticano nel 1980), con la presunta intenzione di frodare l’erario peruviano.

    Tutto è iniziato nel 1999, quando l’ Associazione Civile San Juan Bautista , il cui presidente era l’attuale arcivescovo di Piura e Tumbes, José Eguren Anselmi, stava attraversando una serie di difficoltà finanziarie per continuare a gestire il cimitero del Parque del Recuerdo a Lurín .

    Pochi giorni dopo il sequestro di una parte del terreno del cimitero, il 29 giugno 1999, il sacerdote Sodalite Jaime Baertl Gómez ha costituito la Fondazione offshore Pusan ​​a Panama con un capitale di 10mila dollari. Successivamente ha cambiato nome in Fundación San Ignacio.

    8 mesi dopo la sua costituzione, la società offshore ha pagato con denaro da una fonte sconosciuta fino ad oggi un debito dell’Associazione Civile di San Juan Bautista per $ 1.700.000 e in cambio ha acquisito il 50 percento del cimitero, che doveva essere donato a un’altra istituzione legato anche al Sodalitium.

    Il 23 giugno 2000, l’arcivescovo Eguren ha informato gli azionisti dell’Associazione civile di San Juan Bautista che nell’aprile di quell’anno Raúl Guinea Larco ha parlato con l’allora vescovo di Lurín per stabilire un’entità giuridica della Chiesa cattolica, con lo scopo è che , insieme alla società offshore di Jaime Baertl, donano il 100% del cimitero a determinate condizioni.

    La direzione, l’amministrazione e il controllo della persona giuridica sarebbero di esclusiva competenza del Sodalitium. Gli affitti ei profitti andrebbero anche al Sodalitium . Il vescovo di Lurín accettò e il 24 giugno 2000 fu istituito il cimitero cattolico Mission Parque del Recuerdo, che avrebbe avuto come direttore generale Juan Carlos Len Álvarez.

    Con l’aiuto di un team di avvocati, il Sodalicio al completo si è riunito il 19 gennaio 2001 in uno studio notarile che non esiste più: Ramón Espinosa Garreta, per mettere nero su bianco la donazione del cimitero tra due enti gestiti dal Sodalicio: l’Associazione Civile San Juan Bautista e il Cimitero Cattolico Mission Parque del Recuerdo.

    Nell’ambito dell’Associazione Civile San Juan Bautista, il Sodalite José Ambrozic Velezmoro, Raúl Guinea Larco; Il Sodalite Juan Carlos Len Álvarez si è iscritto come parte della missione del Parco Cimitero Cattolico della Memoria, che non si è identificato come professione religiosa ma come amministratore. E come parte del Sodalitium Christianae Vitae, Eduardo Regal Villa e José Antonio Eguren Anselmi hanno firmato, eA nome della Fundación San Ignacio offshore, il sacerdote Jaime Baertl ha messo la sua firma.

    La donazione è stata concordata tra i rappresentanti dell’associazione, della missione, il Sodalitium Christianae Vitae, il cui indirizzo nel documento era la casa di Luis Fernando Figari, situata a La Pinta 130, a San Isidro, e al largo.

    Il Parco della Missione Cattolica della Rimembranza , secondo l’atto notarile, è un soggetto giuridico della Chiesa cattolica e gode di uno statuto di diritto pubblico interno nel territorio peruviano in virtù delle disposizioni del Concordato, accordo internazionale tra la Santa Sede e la Repubblica di Perù, 19 luglio 1980.

    Jaime Baertl è in mare aperto, Fundación San Ignacio, ha acquisito il 50 per cento dei diritti sul cimitero.

    La giustificazione della partecipazione del Sodalitium Christianae Vitae, attraverso Eduardo Regal e l’Arcivescovo di Piura, José Antonio Eguren, “è in virtù del fatto che la missione è stata affidata in perpetuo e, di conseguenza, deve assicurare il raggiungimento degli obiettivi di detta missione, i mezzi utilizzati per essa ed è anche responsabile della conservazione della sacra dignità del cimitero cattolico del Parque del Recuerdo, che è l’oggetto di questa donazione ”.

    Questa operazione significava ” donare ” il cimitero all’arcivescovado locale e quindi metterlo sotto l’ombrello del Concordato, che implicava – secondo la sua interpretazione – essere un’isola tributaria: non pagare le tasse, guadagnare più del 30% al 50% rispetto altri cimiteri che hanno operato senza il Concordato e non dovendo presentare alla Sunat alcun documento sul loro operato.

    Questi sono stati i vantaggi ottenuti applicando questo meccanismo, perché se i cimiteri fossero rimasti di proprietà dell’Associazione Civile di San Juan Bautista, sarebbero stati solo esentati dall’imposta sul reddito, secondo quanto ha spiegato a La República l’avvocato tributarista Klever Espinoza.

    Questo schema di donazioni fittizie è stato replicato nei sette cimiteri istituiti dal Sodalicio su tutto il territorio nazionale:Lurín, Callao, Puente Piedra, Piura, Tacna, Ica e Arequipa. Questo meccanismo ha arricchito il Sodalitium.

    In effetti, José Eguren, come arcivescovo di Piura, ha replicato questo stesso meccanismo a Piura, sotto la creazione della Mission Nuestra Señora de las Mercedes, il 28 ottobre 2008, che ha ricevuto dall’Associazione Civile San Juan Bautista la donazione di un altro cimitero ma con le condizioni esatte del caso di Lurín.

    Anche in questo caso, la direzione, l’amministrazione e il controllo della missione sarebbero stati affidati al Sodalitium e gli affitti sarebbero stati solo per il Sodalitium.

    Lima, Panama, Denver

    I capitostes del Sodalicio hanno spostato i beni della loro ammiraglia: Inversiones San José SAC, perché da un lato non li raggiunga la mano della giustizia peruviana e, dall’altro, che la squadra vaticana che li indaga per abusi non conoscere il suo potere economico.

    Oltre alla Fundación San Ignacio offshore, creata nel 1999 da Jaime Baertl, La Sodalitium ha acquistato altre due società offshore che fino ad ora sono rimaste anonime e hanno fatto da ponte per trasferire i suoi principali asset a Denver, Colorado (Stati Uniti),dove riceveranno i profitti delle loro enormi attività in Perù che sono stimati in oltre un miliardo di dollari: Fundación Santa Rosa, costituita da Dirserv Inc., relativa a 68 società legate al caso Paradise Papers; e Providential Group Inc., costituita da Istmeña Internacional SA, e Azuero Inversionista SA, indagate dalla Procura Anticorruzione di Panama per essere parte della rete offshore di Odebrecht. L’impresa edile li ha usati per pagare tangenti a funzionari pubblici. Sono stati creati rispettivamente nel dicembre 2007 e nel febbraio 2008.

    Secondo i registri pubblici panamensi, la presidenza della Fundación Santa Rosa de Lima fu assunta da Juan Carlos Len; l’avvocato del Sodalitium presso la Santa Sede, Enrique Elías Dupuy, funge da economo; José Ambrozic Velezmoro è segretario; e fu nominato membro l’avvocato Gonzalo Flores Santana. Nel frattempo, Providential Group Inc. ha nominato l’avvocato Ary Alcántara Vega, dello studio legale Osterling , come unico rappresentante .

    Da marzo a giugno 2016 – cinque mesi dopo la pubblicazione del libro Half Monks, Half Soldiers – l’offshore Providential Group Inc. ha assorbito il 59% delle azioni e delle proprietà della holding Inversiones San José. Il restante 38% è stato acquisito dall’imprenditore cileno e direttore di Latam Airlines, Juan José Cueto; e il restante 3% è stato trattenuto dal direttore generale di Inversiones San José, Mario Rivarola Morán.

    La carta di Juan José Cueto è la chiave dell’operazione Sodalicio SA, perché è il partner che fornisce liquidità alle imprese nei momenti in cui non ne hanno. A loro volta, rimborsano i prestiti con i tassi di interesse più alti del sistema finanziario.

    Quindi la Fundación Santa Rosa offshore e la Providential Group Inc. si trasferirono a Denver, negli Stati Uniti. Hanno lo stesso indirizzo della Holy Name Catholic Parish Church, al 3290 West Milan Avenue Englewood, Colorado, CO 8110, che appartiene al Sodalicio e dove il parroco è Sodalite Daniel Cardó, figlio dell’ex ministro dell’Istruzione Andrés Cardó Franco .

    Providential Group Inc. e Fundación Santa Rosa registrano lo stesso agente, Mahaffey H. William. In data 20 novembre 2018 entrambe le società offshore hanno cambiato domicilio a Denver, inserendo nuovamente lo stesso indirizzo, che corrisponde allo studio legale nordamericano LRRC Service Company LLC, che in precedenza aveva assistito Sodalitium Christianae Vitae nel processo di riparazione alle vittime effettuato dalla Commissione Investigativa presieduta da Ian Elliot.

    Vale a dire, Il Sodalitium sposta segretamente la maggior parte della sua capitale dal Tesoro peruviano e dal Vaticano a uno offshore a Panama e altri due in Colorado, Stati Uniti. Ma a loro non succede nulla.

    Parla l’exsodalite Félix Neyra

    Per me Figari era Dio, più di Gesù Cristo stesso. Ero disposto a dare la vita per Figari. Lo era, e lo hanno ripetuto a te, alla tua famiglia.

    Il tema di fondo era: ti salverai perché hai un figlio religioso, per questo hanno approfittato di tante cose sotto il criterio della religiosità .

    Ho fatto un calcolo una volta e quello che mio padre ha dato al Sodalitium ha superato i $ 500.000, attraverso l’intera eredità che ci ha lasciato mia madre e le donazioni extra che ha fatto durante il tempo che io, mio ​​fratello James e mia sorella siamo stati lì. Mio padre è stato totalmente aperto alla comunità durante tutto il tempo in cui siamo stati al Sodalicio.

    Nel momento in cui ho lasciato la comunità, come mio fratello, siamo partiti senza alcuna professione, per valerci nella vita. Mio padre (Felix Neyra García) era un militare che ha risparmiato molti soldi ma non ha avviato un’impresa e aiutandoci ha finito i suoi giorni in rovina. Quando abbiamo chiesto aiuto al Sodalicio, ci hanno fatto fare un altro processo di ri-vittimizzazione e non ci hanno dato nulla. La commissione esterna mi dichiarò vittima e ordinò che la comunità mi restituisse l’eredità che mia madre mi aveva lasciato e che io avevo dato alla comunità, eAlla fine il Sodalicio mi ha detto che ha stabilito che non c’erano prove di quei soldi e che quindi non mi hanno dichiarato vittima e che non mi avrebbero dato nulla.

    Mio padre soffriva della sua malattia (cancro alla gola) spendendo fino all’ultimo centesimo che aveva. Ha chiesto loro aiuto e ha avuto conversazioni con Sandro Moroni e gli ha chiesto un aiuto finanziario per pagare due operazioniCiò ammontava a US $ 80.000 o US $ 90.000 e loro hanno risposto di sì e che hanno riconosciuto tutti i suoi sforzi e che lo avrebbero aiutato con US $ 8.000. Quindi mio padre non ha preso quegli 8.000 dollari. E, come vi dico, è stata una grandissima frustrazione perché sento che nonostante abbiamo fatto tanti sforzi per stare bene e per andare avanti, siamo l’esempio molto chiaro di una famiglia che ha dato tutto per questa istituzione e è così che l’hanno maltrattato. . Sento davvero che gli abbiamo dato tutto, e non dico esagerando, gli ho dato il mio tempo, la mia vita, i miei soldi e posso dire con certezza che non ho ricevuto assolutamente nulla in cambio, né la mia famiglia, né la mia papà. Mio padre è morto l’anno scorso e se n’è andato molto amareggiato con la fede.

    Non solo nel mio caso, tutti i casi stretti di amici o persone che sono passati da questa istituzione hanno vissuto lo stesso, l’ ingiustizia è immensa.

    https://larepublica.pe/politica/2021/11/01/sodalicio-saca-su-dinero-de-peru-a-espaldas-del-vaticano-para-no-reparar-a-los-sobrevivientes-lavado-de-activos/

  • Processione | Trailer ufficiale | Netflix

    Processione | Trailer ufficiale | Netflix

    Sei uomini del Midwest – tutti sopravvissuti a un’aggressione sessuale infantile per mano di preti e clero cattolici – si uniscono per dirigere un esperimento ispirato alla terapia teatrale progettato per lavorare collettivamente sul loro trauma.

    Come parte di un processo di produzione cinematografica radicalmente collaborativo, creano scene immaginarie basate su ricordi, sogni ed esperienze, con lo scopo di esplorare i rituali della chiesa, la cultura e le gerarchie che hanno consentito il silenzio intorno ai loro abusi.

    Di fronte a un sistema legale fallito, osserviamo questi uomini rivendicare gli spazi che hanno permesso il loro assalto, rivelando la possibilità di catarsi e redenzione attraverso una nuova confraternita in questo documentario.

    Diretto da Robert Greene In consultazione con Joe Eldred, Mike Foreman, Ed Gavagan, Dan Laurine, Michael Sandridge, Tom Vivianohttp://bit.ly/29qBUt7

  • Wisconsin – L’indagine in tutto lo stato sul clero e gli abusi sui leader religiosi ha ricevuto quasi 180 denunce

    Wisconsin – L’indagine in tutto lo stato sul clero e gli abusi sui leader religiosi ha ricevuto quasi 180 denunce

    Il Dipartimento di Giustizia di stato afferma di aver ricevuto quasi 180 denunce di abusi da parte di leader religiosi o di cattiva gestione delle denunce di abuso da parte di organizzazioni religiose.

    Il procuratore generale Josh Kaul ha rilasciato un aggiornamento mercoledì sull’indagine in tutto lo stato sugli abusi del clero e dei leader religiosi che il suo ufficio ha avviato ad aprile.

    L’inchiesta è stata ostacolata da  alcune diocesi cattoliche che non hanno voluto partecipare, con alcuni leader che affermano che casi passati di abusi sessuali sono già stati esaminati dalle autorità legali.

    A luglio, l’indagine aveva ricevuto più di 100 segnalazioni. Mercoledì, il DOJ ha fornito alcuni dettagli sulle ulteriori 80 segnalazioni ricevute da quest’estate.

    In un comunicato stampa mercoledì, Kaul ha affermato che circa l’80% delle segnalazioni ricevute dal suo ufficio riguardavano abusi. L’altro 20 percento riguarda il modo in cui un’organizzazione religiosa ha risposto alle denunce di abusi.

    L’aggiornamento afferma che le segnalazioni di abusi hanno riguardato il clero e i leader di più organizzazioni religiose, nonché abusi non legati a gruppi religiosi. Il comunicato ha anche affermato che i rapporti hanno coinvolto “presunti abusatori di ogni diocesi cattolica del Wisconsin”.

    Kaul ha affermato nel comunicato che i rapporti provenivano da persone in una vasta gamma di età, da coloro che hanno meno di 18 anni a persone con più di 75 anni.

    Quasi 40 segnalazioni provenivano da individui che in precedenza non avevano segnalato presunti abusi alle forze dell’ordine o a un’autorità religiosa. 

    “Grazie alle persone coraggiose che si sono fatte avanti per fornire informazioni sugli abusi del clero e dei leader religiosi”, ha detto Kaul in una nota. “Questa recensione cerca di aiutare a portare guarigione ai sopravvissuti e ad aiutare a fermare danni futuri, e continuiamo a incoraggiare i sopravvissuti e altri con informazioni da segnalare”.

    Il DOJ continua a incoraggiare i sopravvissuti, la famiglia, gli amici e gli avvocati a segnalare le informazioni sugli abusi o sul possibile occultamento di abusi all’agenzia online  o per telefono al numero 1-877-222-2620.

  • Nulla sarà più come prima? L’impegno della Chiesa cattolica nella lotta alla pedofilia – RTI TV Radio Svizzera Italiana – rete1

    Nulla sarà più come prima? L’impegno della Chiesa cattolica nella lotta alla pedofilia – RTI TV Radio Svizzera Italiana – rete1

    Che il problema fosse diffuso già lo si sapeva da anni. Che la questione fosse ben lungi dall’essere stata risolta purtroppo lo conferma la cronaca dei casi che coinvolgono ancora oggi preti e personale religioso.

    Tuttavia in pochi potevano immaginare quale fosse la dimensione reale del fenomeno e il rapporto pubblicato pochi giorni fa in Francia ha avuto l’effetto di un terremoto. Negli ultimi 70 anni ben 330mila bambini sono state vittime di abusi sessuali nelle Chiese.

    Una cifra enorme che indica quanto i crimini siamo stati sistemici. Una lunghissima scia dell’orrore di fronte alla quale il Vaticano e le diverse diocesi dicono di voler lottare senza esitazione alcuna. Ma come, in che modo? E perché la pedofilia è un problema tanto diffuso nelle chiese? Interrogativi ai quali Millevoci tenta di fornire una risposta con

    Ne parliamo con:
    Dante Balbo
    , portavoce della Commissione della Diocesi di Lugano contro gli abusi sessuali
    Stefano Loppacher, teologo, incaricato dalla Diocesi di Coira della prevenzione contro gli abusi sessuali
    Lucetta Scaraffia, storica teologa ha curato fino al 2019 per l’Osservatore romano l’inserto “Donne, Chiesa, Mondo”
    Francesco Zanardi, Fondatore e Presidente della Rete L’ABUSO, Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero

    Conferenza dei vescovi Svizzeri: Commissione d’esperti „abusi sessuali in ambito ecclesiale“