Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    È certo che le continue lacrimazione che negli ultimi mesi avvengono oramai dal nord al sud d’Italia non sono certo indice di pentimento, più probabilmente solo la spending review avviata da papa Francesco per scongiurare il default del Vaticano.

    L’ultimo a finire nella rete è niente popò di meno che il Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è deflagrato tra le mani, nella sua diocesi a Perugia, don Vincenzo Esposito. Nell’ordinanza si legge ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’. Dettaglio che è sfuggito puntualmente non solo ai parrocchiani, diciamo a partire da loro…

    A Milano invece abbiamo l’arcivescovo Mario Delpini, in pool position al resto d’Italia in quanto la diocesi milanese che già vanta ben 47 casi in soli 15 anni, tolto il caso di don Mauro Galli (da lui personalmente insabbiato, con l’aiuto di monsignor Pierantonio Tremolada, prima che papa Francesco li nominasse entrambi vescovi; uno di Milano, l’atro di Brescia) che oramai è giunto alla condanna anche in appello.

    All’attivo tuttavia Delpini vanta ben 4 nuovi casi;

    don Emanuele Tempesta –accusato di molestie a 7 minori tra i 7 e i 13 anni;

    l’ex seminarista Leonardo Gualdoni – accusato di molestie da una 15enne adescata nella parrocchia dove faceva l’aiutante dopo aver lasciato il seminario;

    don Alberto Lucchina, vero tasto dolente, al momento abbiamo in carico una sola sua vittima. Ma dalla corrispondenza tra la stessa e la diocesi, emerge che potrebbe non essere l’unica. Tanto che scusandosi la diocesi chiede se è forse lei una… La lista non è proprio così ridotta, infatti dopo la nostra pubblicazione, don Lucchina si è auto sospeso.

    C’è poi un altro caso di un don di Milano, per il momento però essendoci indagini in corso preferiamo riservarci.

    Ma scendiamo al sud, a Enna dove il reo confesso (almeno nelle intercettazioni della Procura di Enna) monsignor Rosario Gisana si trova alle prese col caso di don Giuseppe Ruglolo, un prete che già da seminarista abusava.

    Qui molto interessanti le dichiarazioni del vescovo di Piazza Armerina, che attacca di petto il Vaticano e la CDF. Infatti Gisana reclama su Il RESTO DEL CARLINO di aver segnalato alla CDF, ma risposero che non interessava, in quanto don Rugolo adesso era prete e non più un seminarista.

    Gisana a questo punto, abbandonato dal Vaticano – e che qualora si fosse rivolto alla magistratura lo avrebbe mandato a fare il vescovo a Pantelleria – chiede asilo per il sacerdote accusato di abusi a Enna, al vescovo di Ferrara, che senza indugi ed alcuna restrizione , glielo concede.

    Tra incontri con i più piccoli e campeggi di una settimana (sempre con i più piccoli), don Giuseppe Rugolo continua la sua missione pastorale, da Enna a Ferrara.

    Ci sono poi il cardinale Angelo Bagnasco e il suo successore Marco Tasca, che nella “rigidità e grande trasparenza” seguito della tolleranza zero di papa Francesco, non dicono nulla di don Franco Castagneto e frate Luca Maria Bucci… chissà che fine hanno fatto dopo le gravi accuse.

    Ve lo diciamo noi !

    Don Franco Castagneto è sempre al Santuario di Crea da quando è fuggito da Albaro. Bucci invece vaga indisturbato come sempre nel genovese, tra carità e opere di bene.

    Poi c’è don Rampino e il suo vescovo mons. Michele Seccia, “dammi l’IBAN, il vescovo è d’accordo”, vogliamo farti un regalo per il matrimonio.

    C’è persino l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria, grazie a lui il pedofilo don Gianni Trotta, dopo la riduzione allo stato laico, stuprò altri bambini. Ma Bergoglio lo ha fatto ugualmente prefetto dell’organo che dovrebbe vigilare.

    Malgrado la lista dei monsignori disobbedienti sia notevole in Italia, a fronte di tutto ciò che attualmente dimostra anche il fallimento degli sportelli e delle commissioni diocesane, che puntualmente vedono fuggire (fortunatamente) le vittime per le inadempienze della diocesi di turno. Ma qui papa Francesco tace, persino di fronte alle accuse di un suo vescovo (Gisana) che avrebbe dovuto sospendere all’istante per aver palesemente insabbiato e violato (insieme al vescovo di Ferrara) il suo “rivoluzionario” (a detta dei soli giornali ma non delle vittime) Motu Proprio, il Vos estis lux mundi, che riporta la chiesa 20 anni indietro blindando ulteriormente le già difficili possibilità per le vittime italiane di ottenere giustizia e un congruo indennizzo dei danni, come pochi giorni fa ha nuovamente ribadito l’ONU al Vaticano.

    Riguardo le lacrimazioni beh, potreste asciugarle con comunicati stampa che escono dalle vostre diocesi. Avete presente quei fogli di carta dove scrivete la solita lagna davvero irriverente per i sopravvissuti, tra il v.s. presunto dolore, stupore e vicinanza a vittime e famiglie, le stesse che vi raffigurano quanto il demonio in terra per gli orrori di cui siete impuniti responsabili.

    Magari, se proprio dovete farli i comunicati, che so, metteteci almeno un po’ di originalità. Tanto che almeno le vittime non li leggano come uno sfottò !

    Zanardi

  • E’ Leonardo Gualdoni l’ex seminarista indagato a Cuggiono

    E’ Leonardo Gualdoni l’ex seminarista indagato a Cuggiono

    Il segreto di Pulcinella della diocesi più grande di Europa barcamenata da monsignor Mario Delpini, vescovo malgrado il papa sapesse delle coperture già in favore di don Mauro Galli.

    E’ Leonardo Gualdoni – dopo don Tempesta, entrambi difesi dallavvocato Mario Zanchetti, membro della Commissione Diocesana – il nome che forniamo lamentando l’assenza di totale trasparenza promessa dalla chiesa di Bergoglio e tanto acclamata dai media, che però non fanno domande al clero e ancora meno all’unica associazione di vittime italiane.

    Ben quattro casi attualmente aperti nel milanese, ma nessun mezzo di informazione che li renda noti e che neppure chieda doveroso conto a Bergoglio di questo scandalo e soprattutto delle sue dichiarazioni che oramai cadono nel vuoto dal 2013.

    Il Giorno è l’unica testata italiana che con grande serietà professionale ha fatto due conti semplicemente consultando la nostra mappa delle DIOCESI NON SICURE; LOMBARDIA 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

    Lo facciamo come sempre noi sopravvissuti ai pedofili col collarino, allo Stato e stampa nazionale, malgrado non prendiamo nessun finanziamento pubblico, ma al prezzo del silenzio ne facciamo volentieri a meno. E’ solo una questione di coscienza che 11 anni fa, da sopravvissuti agli stupri del clero cattolico che nessuno ha ancora umanamente risarcito – sia lo Stato Che la Chiesa – ci siamo voluti assumere e che con serietà portiamo avanti.

    Zanardi

  • Canada, scoperte altre 160 tombe di bambini indigeni: Trudeau promette «azioni concrete»

    Canada, scoperte altre 160 tombe di bambini indigeni: Trudeau promette «azioni concrete»

    Nuove tombe di nativi rinvenute in Canada. Dopo la macabra scoperta dello scorso mese altre 160 tombe senza un nome sono state scoperte in quelle che una volta erano collegi per gli indigeni canadesi nella zona della Colombia Britannica. A renderlo noto è la tribù amerinda Penelakut.

    Le tombe sono state scoperte sul suolo che in passato ospitava la Kuper Island Residential School, conosciuta come la Alcatraz del Canada. Secondo alcuni sopravvissuti, alcuni bambini morirono dopo aver tentato la fuga via mare per sfuggire agli abusi della scuola.

    La risposta del governo Trudeau

    Nelle ultime settimane sono centinaia la tombe scoperte nelle cosiddette scuole di conversione dei nativi. Grazie anche all’utilizzo di radar che scandagliano il terreno, diverse indagini sono state avviate in tutto il paese. Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha promesso «azioni concrete» ma senza fornire ulteriori dettagli.

    In passato, almeno 150 mila bambini indigeni sono stati strappati alle loro famiglie per frequentare le Indian residential schools, una rete di scuole fondate dal governo e amministrate dalle Chiese cattoliche che sottraevano i figli degli indigeni alla loro cultura per assimilarli a quella dominante. L’ultimo di questi luoghi di istruzione forzata ha chiuso pochissimo tempo fa, nei primi anni ’90.

    https://www.ilmessaggero.it/mondo/canada_tombe_bambini_cosa_e_succeso_14_luglio_2021-6080835.html

  • Canada, un altro scandalo per la Chiesa: scoperte altre 160 tombe di nativi in una ex scuola cattolica

    Canada, un altro scandalo per la Chiesa: scoperte altre 160 tombe di nativi in una ex scuola cattolica

    La tribù Penelakut ha reso noti i ritrovamenti sul suolo che in passato ospitava la Kuper Island Residential School. Era una ‘scuola residenziale’, cioè un collegio per gli indigeni canadesi. Secondo alcuni sopravvissuti, alcuni bambini morirono dopo aver tentato la fuga via mare per sfuggire agli abusi della scuola.

    Nelle ultime settimane sono centinaia la tombe scoperte nelle scuole di conversione dei nativi. Grazie anche all’utilizzo di radar che scandagliano il terreno, diverse indagini sono state avviate in tutto il paese. Il primo ministro Justin Trudeau ha promesso “azioni concrete” ma senza fornire dettagli su eventuali iniziative. In passato, almeno 150mila bambini indigeni sono stati strappati alle loro famiglie per frequentare le cosiddette ‘Indian residential schools’, una rete di scuole fondate dal governo e amministrate dalle Chiese cattoliche che sottraevano i figli degli indigeni alla loro cultura per assimilarli a quella dominante. L’ultima scuola ha chiuso negli anni ’90.

    (nella foto il primo ministro Justin Trudeau durante una cerimonia nell’area della Marieval Indian Residential School. 6 luglio 2021)

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/07/14/canada-un-altro-scandalo-per-la-chiesa-scoperte-altre-160-tombe-di-nativi-in-una-ex-scuola-cattolica/

  • Religiosi accusati di abusi sessuali, slitta la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio

    Religiosi accusati di abusi sessuali, slitta la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio

    Don Giglio Gilioli, 74 anni, fondatore della comunità ‘I discepoli dell’Annunciazione”, soppressa dal Vaticano per irregolarità, e un suo ex collaboratore di 38 anni, tornato da tempo a vita laica, entrambi accusati di abusi sessuali su minore, dovranno aspettare ancora prima di conoscere il loro destino.

    La discussione sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla procura, infatti, è slittata di nuovo. Il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Francesco Pallini, ha rinviato tutto al 6 ottobre dopo avere però accolto la richiesta della difesa – avvocati Carlotta Taiti e Cristina Menichetti – di non ammettere come parte civile ‘Rete l’abuso’ (“associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero”) perché formalmente costituita dopo i fatti contestati ai religiosi seppure – hanno ribattuto i legali del sodalizio – “espressione di continuità con l’associazione ‘La casa della legalità’ che già esisteva”.

    Don Giglio Gilioli e il suo ex collaboratore sono finiti sotto inchiesta lo scorso anno dopo che due fratelli pratesi, entrambi affidati alla comunità dalla loro famiglia, avevano raccontato di aver subito abusi sessuali. In base ai racconti, i sostituti Laura Canovai e Valentini Cosci, avevano iscritto sul registro delle notizie di reato una dozzina tra religiosi, ex religiosi e laici.

    L’inchiesta, nel corso dei mesi, ha mostrato segni di cedimento nelle dichiarazioni di uno dei fratelli e così la lista degli indagati si è sgonfiata tanto che solo per don Giglio e per il suo ex collaboratore è stato chiesto il rinvio a giudizio, mentre per gli altri si va verso l’archiviazione.

    Hanno invece tenuto i racconti dell’altro fratello, costituito parte civile insieme ai genitori. Racconti che sono stati oggetto di incidente probatorio: il giovane, in quella sede, parlò di carezze e toccamenti con don Giglio Gilioli e di atti sessuali con l’altro imputato.

    La difesa dei due religiosi ha chiesto al giudice di integrare gli atti messi a disposizione dalla procura, sottolineando la mancanza di duplicazione, cioè di tutto ciò che riguarda l’altro fratello e che invece potrebbe avere importanza ai fini della discussione sulla richiesta di rinvio a giudizio. L’istanza non è stata accolta.
    La comunità religiosa, fondata con lo scopo di accogliere giovani con la vocazione sacerdotale, aveva diverse sedi: la principale a Prato, in via Bologna, e le altre in Garfagnana e in Lunigiana. Nel 2013 la Diocesi di Prato promosse una verifica sulla comunità; lo stesso fece, qualche anno più tardi, la Santa Sede che accertò la scarsa presenza di adesioni e altre irregolarità che sfociarono nella soppressione dell’associazione pubblica di fedeli, cosi come era stata riconosciuta sotto il profilo del Diritto canonico”.

    Religiosi accusati di abusi sessuali, slitta la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio

  • Il Papa a settembre in Slovacchia e Ungheria – L’invito dei sopravvissuti

    Il Papa a settembre in Slovacchia e Ungheria – L’invito dei sopravvissuti

    Caro Papa Francesco,

    siamo molto lieti di ricevere la notizia che visiterai la Slovacchia e ci auguriamo che, come in molti altri Paesi, possiate mostrare un volto misericordioso alle vittime di abusi sessuali nella Chiesa e incontrarci.

    Saremo grati per un breve incontro come a Washington in nunziatura.

    Per il momento, la società tradizionalmente cattolica slovacca ha perseguitato molto le vittime e nega la possibilità che questi crimini possano verificarsi.

    È forse un’esperienza radicata nei nostri concittadini del blocco orientale che chi contamina la Chiesa sia un comunista.

    La stragrande maggioranza delle vittime tace, ha paura. Incontrarci ci darà il coraggio di vivere e tornare alla comunione della Chiesa.

    L’incontro con te significa per noi, le braccia aperte della Chiesa e la piena accoglienza.

    Alcune delle vittime hanno subito molti abomini da parte dei membri della chiesa dopo la copertura mediatica e vogliono chiudere questo capitolo della loro vita con il perdono. Sarebbe il primo incontro del genere nei paesi dell’ex blocco orientale. La speranza muore per ultima e l’amore cerca vie. Grazie dal profondo dei nostri cuori.

    Per le vittime di abusi sessuali nella chiesa in Slovacchia Jan Rozek Per una chiesa pulita z.s.

  • Canada, ritrovati i resti di 761 persone, in gran parte bambini, in un’ex «scuola per indigeni» cattolica

    Canada, ritrovati i resti di 761 persone, in gran parte bambini, in un’ex «scuola per indigeni» cattolica

    Nuova macabra scoperta in un ex collegio per bambini e adolescenti nativi gestito dai preti in Canada, ulteriore tassello di quello che sta diventando uno scandalo sempre più difficile da ignorare per la Chiesa cattolica americana e anche per il Papa, che a inizio giugno aveva espresso «dolore» e «vicinanza» alla comunità canadese. Nei pressi della Marieval Indian Residential School, nell’ovest del Paese, sono state ritrovate centinaia di tombe anonime, dove probabilmente sono stati sepolti gli «ospiti» dell’istituto colpiti da malattie o altro. Si tratta, in totale, di 761 corpi, per la gran parte di bambini.

    Lo scandalo potrebbe presto estendersi agli Stati Uniti, il cui segretario agli Interni ha di recente annunciato l’apertura di un’inchiesta sulla travagliata eredità dei collegi per i nativi americani, con particolare attenzione ai cimiteri o ai potenziali luoghi di sepoltura, per «scoprire la verità sulla perdita di vite umane e sulle conseguenze durature» di questi istituti, che nel corso dei decenni hanno costretto centinaia di migliaia di bambini ad allontanarsi dalle proprie famiglie e comunità d’origine.

    L’annuncio del nuovo «orribile e scioccante ritrovamento di centinaia di tombe senza nome» in Canada è stato dato dalla comunità di Cowessess. L’ex scuola di Marieval, nel Saskatchewan orientale, rimase attiva per 98 anni, fino al 1997. Gli scavi erano cominciati a maggio, subito dopo la scoperta dei resti di 215 bambini vicino a quella che un tempo era la Kamloops Indian Residential School, uno degli istituti del sistema delle cosiddette «Indian residential schools», una rete di scuole fondate dal governo e amministrate dalle Chiese cattoliche che rimuovevano con la forza i figli degli indigeni dalle loro comunità per assimilarli nella cultura «bianca» dominante.

    «Il numero di tombe senza nome sarà il più significativo fino ad oggi in Canada», aveva commentato in un comunicato la Federazione delle nazioni indigene sovrane (FSIN) riferendosi all’ex scuola di Marieval.

    «Le scuse del Papa aiuterebbero i sopravvissuti a iniziare il viaggio della riconciliazione», ha detto in un’intervista al Corriere la direttrice esecutiva del National Centre for Truth and Reconciliation, Stephanie Scott, secondo cui i i morti potrebbero essere oltre 6000.

    Dopo la scoperta dei resti umani di Kamloops sono stati avviati scavi in numerose ex scuole residenziali del Paese con l’assistenza delle autorità governative. Erano collegi gestiti dal governo e dalle autorità religiose, nel XIX e il XX secolo, con l’obiettivo di assimilare a tutti i costi i giovani indigeni. Tra il 1863 e il 1998, più di 150.000 bambini indigeni furono prelevati dalle loro case, quasi sempre con la forza, e inseriti nelle scuole residenziali, dove era loro vietato parlare la lingua o praticare la cultura delle proprie comunità.

    Una commissione istituita nel 2008 per documentare l’impatto di questo sistema ha scoperto che un gran numero di bambini indigeni non è mai tornato nelle comunità di origine. Il rapporto Verità e riconciliazione, pubblicato nel 2015, ha affermato che tale politica equivalse ad un «genocidio culturale».

    Nel 2008, il governo canadese ha formalmente chiesto scusa. I vertici della Chiesa cattolica no. Nel 2018 la Conferenza episcopale canadese, in una lettera ai nativi, spiegò che Papa Francesco riteneva di «non poter rispondere personalmente» alla richiesta da loro avanzata, ma incoraggiava i vescovi locali a proseguire il cammino di riconciliazione e solidarietà con le comunità indigene.

    Il Missing Children Project documenta i luoghi di sepoltura di bambini morti mentre frequentavano le scuole. Ad oggi, sono stati identificati più di 4.100 bambini deceduti mentre frequentavano una scuola residenziale.

    Il 50% delle denunce fatte invece alla Commissione per la Verità e riconciliazione riguardava forme gravi di abuso fisico e sessuale. Casi di stupro ripetuti, che nella gran parte dei casi hanno portato alla distruzione psicologica della vittima e hanno poi avuto un impatto di lunghissimo periodo: incapacità di stabilire relazioni interpersonali, psicosi, alcolismo, disoccupazione, incapacità di essere buoni genitori.

    Il 5 giugno scorso il premier canadese Justin Trudeau ha chiesto alla Chiesa cattolica di «assumersi la responsabilità» del suo ruolo negli abusi commessi nei collegi per bambini nativi. Il giorno dopo, Papa Francesco ha affermato di «seguire con dolore le notizie che giungono dal Canada». Quindi ha aggiunto: «Affidiamo al Signore le anime di tutti i bambini deceduti nelle scuole residenziali del Canada e preghiamo per le famiglie e le comunità autoctone canadesi affrante dal dolore. Preghiamo in silenzio». Da parte sua, nei giorni scorsi il vescovo di Montreal, monsignor Christian Le’pine, ha pubblicato una lettera di scuse, a nome della Chiesa cattolica, parlando di «un lato oscuro della storia canadese rispetto al quale nessun uomo, donna, credente o no, può giustamente rimanere indifferente».

    I popoli delle Prime Nazioni americane ancora attendono le scuse formali della Chiesa cattolica.

    https://www.corriere.it/esteri/21_giugno_24/canada-ritrovate-centinaia-tombe-anonime-bambini-una-ex-scuola-indigeni-cattolica-631585ac-d4c5-11eb-a631-8b78d473314e.shtml

  • L’ONU METTE ALL’ORDINE DEL GIORNO GLI ABUSI SESSUALI ECCLESIASTICI GRAZIE ALLE DENUNCE DI XUMEK

    L’ONU METTE ALL’ORDINE DEL GIORNO GLI ABUSI SESSUALI ECCLESIASTICI GRAZIE ALLE DENUNCE DI XUMEK

    I sopravvissuti agli abusi sessuali dell’Instituto Próvolo di Mendoza sono ascoltati in tutto il mondo, tranne che nel ramo giudiziario di Mendoza: mentre l’Organizzazione delle Nazioni Unite avanza in un rapporto inedito che richiede al Vaticano di dare spiegazioni entro 60 giorni, Bambini e adolescenti sono in attesa che si concretizzi il risarcimento integrale, sentenza già ratificata dalla Corte da più di un anno. 

    Nel febbraio dello scorso anno, i rappresentanti del Collettivo per la restituzione dei diritti ai sopravvissuti dell’Istituto Próvolo Mendoza insieme agli avvocati di Xumek Lucas Lecour e Sergio Salinas e membri dell’organizzazione internazionale ECA – Ending Clergy Abuse, che si traduce come “Ending Abuso Ecclesiastico” – si sono recati a Ginevra, in Svizzera, per presentare di persona una denuncia contro la Santa Sede davanti alle Nazioni Unite.

    Lì hanno presentato una denuncia contro il Vaticano all’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite. Nello specifico, sono stati ricevuti dal Relatore Speciale sulla promozione della verità, giustizia, riparazione e garanzie di non ripetizione , dal Relatore Speciale sui diritti delle persone con disabilità , dal Relatore Speciale sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei minori, anche minorili la prostituzione e la pornografia infantile e altri contenuti che raffigura abusi sessuali sui bambini , e il relatore speciale sulla tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti o punizioni .

    La somma dei crimini perpetrati contro i bambini che hanno vissuto e studiato all’Instituto Próvolo de Mendoza è così vasta che coinvolge tutti questi Relatori.

    La denuncia descrive in dettaglio le azioni della Chiesa cattolica nel caso Próvolo de Mendoza, principalmente quelle misure relative alla protezione degli abusatori, all’insabbiamento dei crimini, all’ostruzione delle indagini penali e all’evasione dei risarcimenti dovuti alle vittime, minando così il procedimento di ricerca della giustizia.

    Oggi, un anno dopo, i Relatori Speciali hanno pubblicato un rapporto senza precedenti (da cui il numero: 1/21), concedendo alla Santa Sede un periodo di 60 giorni per rispondere con spiegazioni, fornire rapporti dettagliati e persino modificare il proprio regolamento al fine di rendere trasparente indagare sugli abusi sessuali che si verificano nella Chiesa. 

    Nella comunicazione, i Relatori delle Nazioni Unite mettono in evidenza gli abusi sessuali avvenuti in diverse parti del mondo, tra i quali vengono citati in dettaglio i casi verificatisi nel Próvolo de Mendoza.

    Con questa denuncia la condotta della Chiesa cattolica di fronte alla pedofilia clericale viene posta nell’agenda internazionale.

    D’ora in poi, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite può chiedere l’adozione di misure che prevengano pratiche che violano i diritti umani da parte delle autorità religiose in tutti i paesi del mondo.

    Quali sono i punti osservati dai Relatori elevati in Vaticano:

    1. Si prega di fornire dettagli e, se del caso, i risultati di eventuali indagini recenti, anche giudiziarie o di altro tipo, e azioni penali in relazione all’abuso sessuale di bambini (inclusi gli adolescenti) da parte di membri del clero della Chiesa cattolica.
    2. Si prega di informare se sono state adottate norme che stabiliscono l’obbligo di notificare alle autorità civili, senza timore di ritorsioni, tutti i casi sospetti di abusi sessuali commessi da membri della Chiesa cattolica, nonché i casi di collaborazione o occultamento dei loro crimini. Indicare se sono stati adottati regolamenti per stabilire l’obbligo di collaborazione con le autorità civili e fornire la necessaria documentazione relativa a casi sospetti di abuso sessuale.
    3. Si prega di informare se il Governo di Sua Eccellenza ha preso provvedimenti per abrogare le norme dei concordati o degli accordi bilaterali che impediscono alle autorità civili di condurre efficaci indagini sugli abusi sessuali ecclesiastici.
    4. Si prega di informare se sono state adottate misure per vietare la pratica di trasferire membri della Chiesa cattolica accusati di aver commesso abusi ad altre diocesi o istituzioni ecclesiastiche.
    5. Si prega di fornire i dettagli delle misure adottate per rilevare, rispondere e porre rimedio a tutte le forme di violenza e abuso inflitte ai bambini dai membri del clero della Chiesa cattolica. Indicare in particolare se esiste un meccanismo di segnalazione indipendente per i casi di abuso sui minori; controllo sistematico del comportamento dei membri del clero a contatto con i bambini; e facilitare l’accesso delle vittime alla giustizia e alle vie di ricorso, compresa l’assistenza legale gratuita.
    6. Si prega di dettagliare le misure adottate per garantire la non ripetizione degli eventi precedentemente denunciati.
    7. Si prega di fornire informazioni sui passi concreti intrapresi per garantire un’indagine rigorosa e controlli sui precedenti dei membri del clero della Chiesa cattolica che entrano in contatto con i bambini.
    8. Si prega di informare se il governo di Sua Eccellenza ha emesso pubbliche scuse rivolte alle migliaia di vittime di abusi sessuali commessi da membri della Chiesa cattolica.
    9. Si prega di fornire informazioni sulle misure adottate per garantire che chiunque sia stato condannato per coinvolgimento in abusi sessuali sia rimosso dalla gerarchia della Chiesa.

    Da segnalare che, a Mendoza, i fatti che hanno dato origine alla denuncia continuano a ripetersi giorno per giorno, nonostante le storiche condanne pronunciate contro i sacerdoti Corradi e Corbacho.

    Non c’è ancora risposta alle richieste di denunce che sono pervenute dalla Procura all’Arcidiocesi, che consente l’impunità per altri reati avvenuti nell’Istituto di Próvolo in assenza di collaborazione da parte delle autorità ecclesiastiche.

    Allo stesso modo, nonostante i fatti siano provati da una sentenza definitiva, non sono stati ancora compiuti progressi nelle riparazioni civili a causa dell’ostacolo permanente operato dalla Chiesa cattolica e dal suo rappresentante Alberto Bochatey.

    Proseguono senza esito le denunce contro l’Emissario vaticano, Dante Simón, per la violazione di un ordine giudiziario che lo obbliga a informare la Procura delle indagini interne che la Chiesa cattolica aveva svolto in relazione al Provolo.

    La sentenza che ha condannato i sacerdoti ha disposto misure di riparazione integrale per i sopravvissuti. Nei normali procedimenti giudiziari, queste misure impiegano circa sei mesi per diventare effettive. Nel caso Próvolo, i sopravvissuti li aspettano da più di un anno.

    Queste misure mirano a fornire opzioni educative o di formazione formale ai sopravvissuti in base alle loro capacità, esigenze e progetto di vita, fornire cure psicologiche e/o psichiatriche, garantire l’accesso a borse di studio, sussidi o programmi di aiuto e cercare soluzioni. problemi, loro e le loro famiglie.

    Sebbene le Nazioni Unite e le sue varie istituzioni non abbiano alcun potere punitivo sui paesi, incluso il Vaticano, il rapporto costituisce un enorme precedente. In questo modo si esercita una pressione internazionale affinché il Collettivo per la Restituzione dei Diritti ai Superstiti del Próvolo aderisca finalmente alla richiesta di giustizia e affinché non si ripetano abusi sessuali ecclesiastici.

    LEGGI QUI LA COMUNICAZIONE UFFICIALE

  • Conferenza Episcopale Argentina. Abusi nel monastero di Mendoza: denunciati il ​​cardinale Poli e i vescovi Malfa e Ojea

    Conferenza Episcopale Argentina. Abusi nel monastero di Mendoza: denunciati il ​​cardinale Poli e i vescovi Malfa e Ojea

    In questo momento, una nuova denuncia scuote le acque torbide del Vaticano e delle sue filiali in Argentina. Un uomo di 28 anni ha denunciato davanti alla Congregazione per i Vescovi della “santa sede” il cardinale primate e arcivescovo di Buenos Aires Mario Poli e i vescovi Carlos Malfa e Oscar Ojea , i tre membri della Commissione esecutiva dell’episcopato argentino Conferenza (CEA) , il più alto organo di governo della Chiesa cattolica nel Paese.

    La denuncia dell’uomo (la cui identità è conservata da questo medium per ovvi motivi) è indirizzata al prefetto della Congregazione per i Vescovi del Vaticano, cardinale Marc Ouellet ed è patrocinata dall’avvocato di Mendoza Carlos Lombardi , specialista in Diritto Canonico e vasto esperienza nel difendere i sopravvissuti agli abusi della chiesa.

    La lettera inviata al Vaticano (accessibile da La Izquierda Diario ) denuncia “i membri della Commissione esecutiva della Conferenza episcopale argentina (CEA), il cardinale vescovo Mario Aurelio Poli, e i vescovi Carlos Humberto Malfa e Oscar Vicente Ojea, ai fini che essi siano indagati e determinino le possibili responsabilità che potrebbero sorgere “in ordine alla loro condotta contraria ai precetti che, formalmente, integrano la normativa con cui opera il Vaticano.

    Il denunciante, che aveva 17 anni quando iniziò a subire gli abusi sessuali di due autorità del monastero Cristo Orante di Tunuyán, assicura che Poli, Malfa e Ojea hanno agito in palese violazione di quanto afferma la lettera apostolica “Come una madre amorevole” e il Canone 1389 del Codice di Diritto Canonico (il “codice penale” vaticano che si applica internamente a tutte le diocesi cattoliche del mondo).

    La lettera “Come una madre amorevole” dichiara che qualsiasi vescovo (e altri gerarchi delle comunità cattoliche) può essere ” legittimamente rimosso dal suo incarico , se per negligenza ha posto od omesso atti che abbiano arrecato ad altri un grave danno “, sia esso “Fisico, morale, spirituale o patrimoniale”. E specifica che in caso di abuso sessuale è sufficiente rimuoverlo con il fatto che “la mancanza di diligenza è grave”.

    A sua volta, il “canone 1389” dice che “chiunque abusi dell’autorità o dell’ufficio ecclesiastico deve essere punito ” e può anche essere “privato dell’ufficio” , così come chi “per colpa colposa, compie od omette illegittimamente, e con danno altri , atto dell’autorità ecclesiastica”.

    “Responsabilità solidale”

    Il denunciante accusa i tre gerarchi della Chiesa argentina della “ responsabilità solidale che avrebbero potuto incorrere per la manifesta azione di sostegno a tre vescovi denunciati ( Marcello Daniel Colombo , Marcelo Mazzitelli e Dante Braida ), violando le vigenti disposizioni ecclesiastiche che hanno l’obbligo di adempiere”.

    Come riportava Augusto Osorio in un altro articolo , qualche giorno fa Colombo (arcivescovo di Mendoza), Mazzitelli (vescovo ausiliare della stessa città) e Braida (vescovo di La Rioja) sono stati denunciati dallo stesso sopravvissuto davanti alla Nunziatura di Buenos Aires (ambasciata del Vaticano in Argentina).

    Insieme a loro denuncia i monaci Diego Roqué e Oscar Portillo (che hanno abusato di lui nel monastero tra il 2009 e il 2015), il vicario giudiziale del Tribunale interdiocesano di Buenos Aires Ricardo Medina e i sacerdoti Ricardo Poblete e Mario Panetta (dell’arcidiocesi di Mendoza ). Accusa gli ultimi tre di non aver indagato o punito gli aggressori e persino di aver interferito nel caso per loro conto.

    La nuova denuncia contro Poli, Malfa e Ojea è perché sabato scorso, dopo aver appreso che il sopravvissuto ha accusato quegli otto sacerdoti e vescovi davanti al Vaticano, hanno rilasciato una dichiarazione della Commissione Esecutiva della Conferenza Episcopale Argentina, dove sostengono fermamente la denunciata .

    Contraddizioni

    Nel suo comunicato, l’Episcopato fornisce “pieno appoggio” a Colombo (il quarto membro della Commissione Esecutiva della Cea), Mazzitelli, Braida e altri denunciati, pur respingendo “categoricamente ogni atteggiamento di insabbiamento” da parte loro. . E lo hanno fatto con una tale rapidità che i sospetti del sopravvissuto e del denunciante, che da anni attendono invano risposte concrete dalla curia, non possono essere meno che accreditati .

    Il sopravvissuto afferma nella sua lettera inviata al Vaticano che la Conferenza episcopale argentina ha espresso solidarietà all’imputato “senza menzionare quali prove avessero in mente per sostenere” quel sostegno. Anche per consentire a Colombo (denunciato) di far parte della firma della dichiarazione Cea a loro sostegno. E anche per “confondere” e “manipolare” l’opinione pubblica travisando la denuncia del 1 giugno che ha fatto scandalo.

    Ma in più, la denuncia rivela una grave contraddizione tra gli stessi vescovi . Il CEA nel suo comunicato assicura che gli abusi nel monastero di Cristo Orante furono “condannati” e “i responsabili del delitto furono puniti . Ma lo stesso vescovo Marcelo Colombo si era dichiarato giudizialmente nel caso processato a Mendoza, dove la vittima ha denunciato i danni subiti, negando l’esistenza di qualsiasi tipo di reato legato ad abusi sessuali nei confronti del giovane.

    Colombo, inoltre, si è spinto fino ad affermare nella sua presentazione alla Magistratura di Mendoza che l’ autore e la vittima avevano un “rapporto consensuale” , lontano da ogni caso di violenza e abuso.

    Affermando che la curia di Mendoza “ha fermamente dichiarato la propria condanna delle situazioni di abuso verificatesi in detto Monastero e si è comportata di conseguenza per punire i responsabili del delitto” , Poli, Malfa e Ojea non fanno altro che negare quanto affermato. prima di Colombo . Ma, nello stesso atto, finiscono per sostenerlo e dicono che l’arcivescovo ha agito di conseguenza.

    Ecco perché il denunciante, ora, non solo accusa Colombo e gli altri sette uomini in tonaca, ma aggiunge nel suo obiettivo di verità e giustizia anche i tre leader della Conferenza episcopale argentina. Resta da vedere se finalmente Jorge Bergoglio , attraverso il suo discorso alla Congregazione per i Vescovi Marc Ouellet , risponderà alla denuncia. Ciò che viene confermato è che la denuncia inviata via e-mail a Roma è giunta ai suoi destinatari .

    Nulla suggerisce che papa Francesco agirà contro la sua stessa traiettoria, vale a dire che gli viene in mente di cercare verità e giustizia per la vittima che si lamenta. Al contrario, la cosa più probabile è che il Vaticano opterà per due alternative : o sostegno pubblico alla Conferenza episcopale argentina e ai dieci sacerdoti e vescovi denunciati; o il silenzio assordante che dice tutto.

    https://www.laizquierdadiario.com/Abusos-en-monasterio-mendocino-denunciaron-al-cardenal-Poli-y-los-obispos-Malfa-y-Ojea

  • ECA Global – I sopravvissuti Chiamano Papa Francesco per la scoperta di 215 bambini indigeni delle scuole residenziali sepolti senza dignità.

    ECA Global – I sopravvissuti Chiamano Papa Francesco per la scoperta di 215 bambini indigeni delle scuole residenziali sepolti senza dignità.

    Come membro fondatore dell’ECA e sopravvissuto alla famigerata scuola residenziale di St. Anne in Canada. Evelyn Korkmaz chiede le scuse ufficiali di Sua Santità, Papa Francesco, per il ruolo della Chiesa cattolica romana nel genocidio del nostro popolo, cultura, tradizioni, lingua e spiritualità. Inoltre, assumersi la proprietà e la responsabilità del proprio ruolo nel luogo di sepoltura scoperto di recente nei terreni della Kamloops Indian Residential School. Questa è la prova delle azioni orribili a cui abbiamo assistito da bambini. Quanti altri luoghi di sepoltura troveremo su questi siti di scuole residenziali?

    A sostegno della richiesta di giustizia di Evelyn, il Board of ECA (Ending Clergy Abuse) chiede che la Chiesa cattolica:

    • Pubblica tutti i documenti relativi a tutte le 139 scuole residenziali in tutto il Canada, tenuti dalla Congregazione della Dottrina della Fede (CDF).
    • Contribuire finanziariamente con il governo del Canada per un’indagine completa per individuare le tombe dei bambini, l’esumazione dei loro corpi e per la loro corretta sepoltura.
    • Rilasciare i soldi promessi, quando si firma l’accordo di insediamento scolastico residenziale indiano per la guarigione dei nostri popoli indigeni del Canada.

    Il silenzio di papa Francesco è assordante, le scuse sarebbero la cosa morale da fare e un significativo atto di riconciliazione.

    https://www.ecaglobal.org/survivors-call-out-pope-francis-over-the-discovery-of-215-indigenous-residential-school-children-buried-without-dignity/