Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • CZ – Il Concordato vaticano minaccia la giustizia per le vittime di abusi nella Chiesa

    CZ – Il Concordato vaticano minaccia la giustizia per le vittime di abusi nella Chiesa

       Egregio Signor Presidente,

       Caro Primo Ministro,

       Cari membri del Governo,

       Illustri membri del Parlamento e Senato,

     

    Ci rivolgiamo a voi, vittime di abusi sessuali nella Chiesa cattolica, in merito al cosiddetto Trattato Vaticano. Questo trattato, stipulato dal governo della Repubblica Ceca, contiene, tra le altre cose, una disposizione secondo cui gli operatori pastorali hanno “un diritto analogo al segreto della confessione”. Un operatore pastorale può essere chiunque i rappresentanti della Chiesa designino come tale.

    Considerata la dolorosa esperienza che abbiamo vissuto e l’esperienza di aver insabbiato e negato i casi di abuso nella Chiesa cattolica, vi esortiamo: smettete di negoziare un simile trattato!

    Lo stesso preambolo della Costituzione della Repubblica Ceca afferma che noi, come cittadini, siamo “determinati a costruire, proteggere e sviluppare la Repubblica Ceca nello spirito dei valori inviolabili della dignità umana e della libertà, come patria di cittadini uguali e liberi”. Purtroppo, nella Chiesa cattolica, la dignità umana e la libertà delle vittime di abusi vengono ancora oggi calpestate.

    Credetemi, alcuni di noi hanno passato anni a trovare il coraggio di parlare delle proprie esperienze traumatiche. Conosciamo molte altre vittime di abusi nella Chiesa che si sono confidate con noi, ma che sono riluttanti a parlare delle loro dolorose esperienze alla polizia o persino in pubblico.

    In tutto il mondo, le statistiche mostrano che circa il 4-7% dei sacerdoti cattolici sono autori di abusi.[1] Nella Repubblica Ceca, la Chiesa mantiene ancora segreti gli archivi dei vescovati e degli ordini, ma è probabile che il numero sia lo stesso. Solo l’ordine domenicano nella Repubblica Ceca, che conta solo circa 40 membri e il cui membro influente è il cardinale Dominik Duka, riferisce di aver trovato 6(!) autori tra i suoi membri.

    Sulla base della nostra esperienza, dichiariamo che la Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca non ha ancora affrontato la questione degli abusi sessuali in modo trasparente. Noi stessi, nell’ambiente ecclesiale, abbiamo assistito a banalizzazione, indifferenza e talvolta persino minacce quando abbiamo voluto affrontare la nostra situazione. Vi sono solo una minoranza di brillanti eccezioni tra i rappresentanti responsabili.

    Quando la presidente ungherese Katalin Novák si è dimessa a febbraio di quest’anno perché aveva graziato una persona che aveva insabbiato la violenza contro i bambini, abbiamo invitato i rappresentanti della Chiesa cattolica nella Repubblica Ceca a fare quanto segue sotto forma di petizione aperta:

    1. Che i vescovi che non hanno impedito ai predatori sessuali tra i sacerdoti di operare, pur avendone avuto informazioni, si assumano la responsabilità personale e si dimettano. Ciò vale in particolare per l’arcivescovo di Praga Jan Graubner.

    2. Che la Chiesa nel nostro Paese, senza ulteriori indugi, consenta a un’istituzione indipendente (ad esempio un’organizzazione internazionale che si occupa della protezione dei diritti umani) di accedere agli archivi delle diocesi, delle comunità religiose e monastiche, per una corretta mappatura dei casi.

    Abbiamo informato la Conferenza Episcopale Ceca di queste richieste tramite la sua segreteria e il Nunzio Apostolico nella Repubblica Ceca, il Sig. Jude Thaddeus Okola. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta dalla Conferenza Episcopale Ceca. Abbiamo ricevuto alcune gentili parole dal Nunzio, in cui ci ha indirizzato alla Conferenza Episcopale Ceca. Non sappiamo come abbia reagito alla richiesta di trasmettere queste informazioni a Papa Francesco.

    Abbiamo quindi ricevuto poca comprensione nella Chiesa cattolica. Abbiamo ripetutamente invitato i rappresentanti della Chiesa cattolica della Repubblica Ceca, guidati dall’arcivescovo Jan Graubner, ad affrontare la questione degli abusi di petto. Abbiamo chiesto allo stesso arcivescovo Graubner, che era palesemente a conoscenza degli abusi sui chierichetti da parte di un sacerdote, ma che ha risolto la situazione solo trasferendolo da una parrocchia all’altra, dove questo sacerdote ha poi abusato di sempre più minori, di assumersi la responsabilità e dimettersi. Purtroppo, senza alcuna reazione o riflessione da parte sua.

    Egregio Signor Presidente e stimati politici,

    Siete i nostri rappresentanti eletti e siete tenuti a rispettare la Costituzione e le leggi della Repubblica Ceca. Durante la negoziazione dell’accordo, avete ceduto al Vaticano, come nessun altro Paese. Già nel sistema attuale, la Chiesa può efficacemente nascondersi dietro il segreto confessionale.

    Concludendo l’accordo, aiuterete i protettori dei pedofili nella Chiesa cattolica a usare e abusare del segreto confessionale e pastorale come ostacolo pratico alle indagini sugli abusi sessuali su minori nella Chiesa. Si tratta di un’omertà pubblicamente dichiarata tra Stato e Chiesa.

    Ancora oggi, la polizia non si permette di indagare sui vescovati e alza le spalle quando i sacerdoti dicono loro che non possono testimoniare a causa del segreto confessionale. Ora vogliono usare questo segreto per proteggere gli “operatori della Chiesa”, cioè chiunque venga indicato dalla Chiesa. Nascondere gli abusi danneggia non solo le vittime, ma l’intera società.

    L’esperienza della Slovacchia parla chiaro: i leader della Chiesa usano i trattati vaticani come scusa e si rifiutano di collaborare con la polizia.

    Nella Repubblica Ceca, a differenza dei paesi ad ovest di noi, è praticamente impossibile

    per rendere giustizia alle vittime di abusi passati nella Chiesa cattolica,
    per realizzare un’indagine obiettiva e indipendente che riveli la vera portata del problema degli abusi nella Chiesa cattolica. La Chiesa nella Repubblica Ceca si rifiuta persistentemente di mappare l’intera portata del problema e di consentire agli esperti di accedere ai suoi archivi,
    per ottenere un giusto risarcimento per le vittime le cui vite sono state irrimediabilmente danneggiate e le cui opportunità di vita sono state spesso significativamente compromesse proprio a causa degli abusi.

    La Chiesa nella Repubblica Ceca si batte da tempo per la restituzione dei beni ecclesiastici. Sostiene che l’ingiustizia debba essere riparata. I rappresentanti eletti hanno concesso la restituzione alla Chiesa, incluso un risarcimento relativamente generoso per i beni. Perché ora non insistete affinché la Chiesa agisca in modo altrettanto giusto e generoso nei confronti delle vittime?

    Riteniamo giusto e assolutamente necessario che prima di qualsiasi accordo con il Vaticano (che in tal caso non sarà più possibile rivedere unilateralmente da parte dello Stato ceco), vengano rispettati i diritti delle vittime e che le nostre richieste vengano ascoltate.

    Allo stesso tempo, insistiamo sul fatto che qualsiasi estensione del segreto confessionale ad altre persone, designate arbitrariamente dalla Chiesa, trasformerà la Chiesa in un’organizzazione privilegiata in grado di nascondere efficacemente gli abusi. Ciò è in netta contraddizione con i legittimi interessi delle vittime, ma anche con l’articolo 1 della Carta dei diritti e delle libertà fondamentali, secondo cui le persone sono “libere ed eguali in dignità e diritti. I diritti e le libertà fondamentali sono inalienabili, inalienabili, incondizionati e inviolabili”.

    Stipulando questo accordo, non solo calpesti il ​​diritto delle vittime alla giustizia, ma rischi anche che la Repubblica Ceca venga percepita come uno Stato che tollera gli abusi sui minori e ostacola le indagini indipendenti. Ciò potrebbe avere un impatto negativo sulla nostra reputazione internazionale e attrarre altri autori di abusi.

    Grazie per aver preso in considerazione la nostra opinione. Ci auguriamo che, al momento di votare questo trattato, la saggezza, il senso di giustizia e il buon senso prevalgano sul rafforzamento della protezione di coloro che danneggiano le vittime e la società nel suo complesso.

    Se siete interessati, saremo lieti di incontrarvi e condividere le nostre esperienze presso la Camera dei Deputati e il Senato del Parlamento della Repubblica Ceca.

          Distinti saluti

    Tomáš Flégr – Praga, Adam Hnida – Karviná, Jiřina Kočí – Praga, Ladislav Koubek – Praga, Petra Panská – Praga, Jan Rozek – Velké Němčice, Irena Žáková – Tišnov

    Sopravvissuti agli abusi nella Chiesa cattolica

    https://www.procistoucirkev.cz/l/vatikanska-smlouva-ohrozuje-spravedlnost-pro-obeti-zneuzivani-v-cirkvi/

  • Intervento di Francesco Zanardi al parlamento della Repubblica Ceca

    Intervento di Francesco Zanardi al parlamento della Repubblica Ceca

    1. 2. 2026

    **Buongiorno a tutti. Potrebbe presentarsi e introdurre il suo intervento?**

    Buongiorno a tutti e grazie per essere venuti. È un piacere essere qui con voi. Potete avviare la registrazione. Quello che è il mio ruolo in Italia ci unisce perché il problema è comune. Io non so se vi abbiamo spiegato come funzionano i processi della Chiesa, perché la Chiesa propone dei processi alle vittime dicendo di venire a denunciare e a rinunciare, ma la Chiesa non vi dice una cosa. Non vi dice una cosa molto importante: i processi della Chiesa si chiamano processi, ma l’obiettivo è differente. Il processo dello Stato guarda il diritto della persona, cioè la vittima è colei che ha subito l’abuso. Nella Chiesa il processo canonico ha un obiettivo differente. Io, vittima abusata, sono il testimone che il prete ha commesso un reato contro Dio. Quindi le finalità sono differenti. Dico questo perché si rimane molto spesso in Italia… Tutti gli italiani non sanno questa cosa, nessuno gliela spiega e neanche i media, quindi le persone in buona fede si rivolgono alla Chiesa che propone questi processi, e poi il processo finisce e vedi che il prete è stato sospeso per 4-5 anni e dici: ma come? Ed è proprio per questo, la sospensione è la punizione, perché per la Chiesa un prete che non può più esercitare è la punizione per aver commesso questo reato verso Dio. Il problema è che la vittima non viene riconosciuta come vittima, ma solo come testimone. La vittima non viene risarcita. Quindi questo è un consiglio che do: di stare molto attenti. I due processi non sono equivalenti, assolutamente.

    Sono due processi completamente diversi, che non dico che la Chiesa non debba fare, ma lo Stato deve fare anche il processo dove viene rivendicato il trauma e l’abuso sessuale che la vittima ha subito. Insieme possono andare d’accordo, solo quello della Chiesa assolutamente no. Quindi queste sono le due strade separate. Io capisco che chi è cattolico voglia fare anche il processo della Chiesa, ma quella è una cosa, diciamo, secondo me, in più. La Chiesa inoltre oggi sta affrontando questo problema, o almeno non lo sta affrontando, è costretta ad affrontarlo perché emergono vittime in tutti i paesi dove esiste la Chiesa, e tutte le vittime chiedono giustizia proprio per il fatto che la Chiesa non rende poi giustizia alle vittime. E un’altra cosa importante che secondo me manca nell’ideologia della Chiesa è quella del risarcimento e della denuncia del prete, cioè i casi che vengono segnalati alla Chiesa vanno denunciati dalla Chiesa anche alla polizia. In Italia, ad esempio, la Chiesa racconta agli italiani che faranno il processo, però non denuncia alla polizia. Qualche volta la Chiesa addirittura fa questi processi interni perché il caso non esca pubblicamente. Qualche volta accade addirittura che il prete viene mandato via dalla Chiesa, ma qual è il risultato? Che non dicendolo in giro resta sempre un pedofilo che non è più prete, ma resta sempre la persona pericolosa per altri bambini perché, come si sa ormai, i pedofili non smettono mai di abusare, i pedofili hanno bisogno dei bambini, ci siamo? Quindi che siano preti o che non siano preti, questo cambia poco.

    **Come ha affrontato la Chiesa la questione degli abusi nel corso della storia?**

    Dicevo quindi la Chiesa non ha affrontato da sola questo problema, ed è grazie a tutte noi vittime che adesso la Chiesa si trova a dover reagire. La Chiesa conosce bene il problema della pedofilia dal 1962 almeno, anche se dice di averlo appena scoperto. Perché sostengo questo? Perché nel 1962 Ottaviani, per conto del Papa, scrisse la famosa direttiva Crimen sollicitationis. E perché uno Stato come la Chiesa nel 1962 ha scritto una direttiva per regolamentare la pedofilia se non conosceva la pedofilia? La risposta è semplice: quindi ha occultato questi crimini per tanti anni pur sapendolo. Ora a me, come vittima, che il Papa venga a dirmi “procederemo con i nuovi casi lasciando fuori tutte le vittime che hanno già subito”, conta poco, perché se tu davvero con il cuore vuoi fare qualcosa di buono, intanto ripari dove hai rotto. Non dici solo “non lo faremo più”. Questo lo capite che è molto stupido credere che la Chiesa voglia fare questo. Se voi provate ad aprire Internet e cercare in tutto il pianeta su Google un prete pedofilo denunciato dalla Chiesa, non troverete in tutto il mondo un solo caso di un vescovo o di un cardinale o di un Papa che è andato alla polizia a denunciare un prete. Quindi questo vuole dire molto. Nel Gattopardo, che è un libro che forse conoscerete, c’è una frase: “cambiare tutto perché tutto resti uguale”. E questo è un po’ il gioco che sta facendo la Chiesa in tutto il mondo. Anche nei paesi dove c’è stata un’azione, esempio la Francia, adesso la Spagna, dove stanno addirittura risarcendo le vittime, non è la Chiesa che spontaneamente ha risarcito le vittime, è lo Stato che è intervenuto sulla Chiesa. In Francia parliamo di 3.000 preti pedofili che hanno prodotto circa 330.000 vittime. Quindi rendetevi conto del potenziale. In Spagna anche, in Spagna c’è stata ultimamente una reazione.

    La Spagna si è interessata, cioè grazie ai media, in particolar modo ad El País, che ha fatto un’inchiesta giornalistica durata anni, questa inchiesta giornalistica ha messo in moto nella sua autonomia la magistratura spagnola, che ha iniziato a contare i casi che al suo interno aveva processato in Spagna. In Italia purtroppo, questo per farvi capire quanto l’Italia sia succube della Chiesa, neanche la magistratura ha fatto quello che poteva fare tranquillamente, cioè quello che è stato fatto in Spagna. L’Italia quindi ha un problema davvero molto grosso, molto grande. Voi oggi, le vittime qui a Praga, sono state ricevute dal Presidente della Repubblica. E io credo che per voi vittime che siete qui in questa sala non abbia risolto il problema, tuttavia vi sentite vicini. Il vostro Presidente ha riconosciuto quantomeno quello che avete subito. In Italia non abbiamo neanche avuto questa gioia, diciamo così. In Italia il Presidente della Repubblica è sempre pronto ad accogliere il Papa, i cardinali e la Chiesa, ma non ha accolto il suo popolo. E io questo trovo che sia una cosa molto grave. Faccio i complimenti al vostro Presidente perché ha fatto un gesto che al momento è simbolico, però è un buon gesto. Vuol dire che questo Parlamento lavorerà su questo problema. Io adesso ho fatto una battuta prima con Jan perché non sapevo che qui in Repubblica Ceca non avevate il concordato, perché il concordato c’è in tutto il mondo con la Chiesa. Bene, una clausola che sarebbe da inserire in quel concordato prima di firmarlo sarebbe che la Chiesa paghi i danni sui cittadini, una clausola, per non finire, capite, che poi finisca come in Italia, dove il Papa non chiede scusa alle vittime, il Papa chiede scusa ai cattolici, perché per la Chiesa ogni volta che una delle vittime parla e tira fuori il suo caso è una vergogna e la Chiesa tiene al suo buon nome. Quindi fa delle scuse pubbliche, però non sono sentite. Infatti non aiuta le vittime.

    Non c’è stato da parte della Chiesa un risarcimento economico, e non perché noi vittime, lo sapete benissimo, vogliamo dei soldi. Io sono stato abusato quando avevo 11 anni da un prete, e ho denunciato perché ho maturato il trauma dell’abuso solo a 45 anni. Io a 48 anni ho avuto un tumore al colon di origine psicosomatica. Adesso sono malato, mi vedete, non so se qualcuno ha visto che oggi cammino male perché il mio corpo oggi è molto stanco stando in piedi da questa mattina. E per me anche venire qui è stato molto difficile, ma l’ho fatto davvero volentieri vedendo il Governo che dà questa apertura alle vittime e volevo anche stare con le vittime e parlare con loro da vicino. Quindi ho fatto un sacrificio a venire dall’Italia malgrado sia stato per me una cosa pesante, però l’ho fatto davvero col cuore perché credo che questo gesto da parte del vostro Stato, del vostro Paese, che vi riconosce come cittadini intanto, perché riconoscere le vittime vuol dire che vi riconosco anche come cittadini… Questa cosa io in Italia non la posso dire. L’Italia ha messo su un sistema dove lo Stato non interviene, lascia gestire la pedofilia ai preti. Tant’è che il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Matteo Zuppi, ha dichiarato pubblicamente che non passerà i nominativi dei preti pedofili alla polizia italiana. Cioè in pratica ometterà la denuncia. E lo Stato italiano è stato lì. Allo Stato italiano va bene che uno Stato estero, cioè i membri di uno Stato estero, stuprino i suoi cittadini. Così, un po’ come se fossimo il cibo per i leoni, no? Questa cosa è di un livello culturale bassissimo. Ma alla Chiesa questo livello culturale molto basso sta bene. E ci convive molto bene, perché la Chiesa purtroppo in Italia è davvero di un livello culturale molto basso, tanto che quelle poche, quei pochi cattolici che soccorrono le vittime, o almeno dicono di farlo, non lo fanno per la vittima, lo fanno per farsi belle davanti a Dio. Quindi non c’è un pentimento. E senza pentimento non c’è giustizia, lo capite? Quindi ripeto, non so cos’altro dire e preferirei a questo punto se qualcuno ha delle domande di farmele. Io ho poco tempo a mia disposizione, quindi ho cercato di spiegare un attimino un po’ le basi non volendo fare il professore, ma insomma volendo passare quello che ho appreso negli anni. Prego, non siate timidi.

    **Cosa dovrebbero fare i vescovadi o la Chiesa nelle parrocchie quando c’è una vittima, e come dovrebbero lavorare con la comunità affinché la vittima si senta a proprio agio?**

    Ti rispondo con una domanda. Oggi a voi ha fatto piacere che non ci fosse nessun rappresentante della Chiesa, almeno simbolicamente, a sostenervi? Vi siete chiesti come mai non c’era nessuno? Questa potrebbe essere una cosa che la Chiesa può fare. Un’altra cosa: siccome la Chiesa ha ben chiaro il discorso iniziale che ho fatto, che i due processi sono paralleli ma uno non compensa l’altro, la Chiesa deve assumersi l’obbligo di denunciare alla polizia, alla magistratura, agli inquirenti, diciamo, dello Stato che la ospita, perché la Chiesa qui come negli altri paesi è ospite, non è padrona di casa, i padroni siete voi… Comunicare obbligatoriamente questi nominativi, e questo per impedire che questi casi succedano ancora. Invece credo anche qua in Repubblica Ceca come in Italia, quando la Chiesa sa di un prete pedofilo, lo sposta, cioè dà la possibilità a questo prete di continuare ad abusare. E questo non è un provvedimento. Quindi questa è una cosa che credo sia fondamentale. Poi se la Chiesa in più vuole dare un sostegno spirituale a chi lo vuole, ma lo dia. Certo che non basta, ok? E il fatto dei risarcimenti di cui parlavo prima è che io sono malato, ed economicamente non mi aiuta né lo Stato né la Chiesa. Ora come si può entrare in un concetto dove questa Chiesa tanto brava e buona, che vuole o almeno dice di voler risolvere il problema, poi non assiste le vittime, cioè chi è già stato vittima dei suoi membri? OK?

    **Come si può richiedere concretamente il risarcimento economico?**

    Intanto questo è un altro indizio che fa capire che la Chiesa se ne lava le mani, il discorso che facevo prima. Ridurre allo stato laicale un prete non risolve il problema, perché quel prete che è ridotto allo stato laicale lo ha ridotto per non pagare te, ci siamo? Di fatto probabilmente questo prete non l’ha denunciato alla polizia, quindi adesso anche se non è più prete resta comunque un pedofilo. E questa è una cosa pericolosa. Rispondo alla domanda, arrivo, arrivo. Scusa, sono stato un po’ lungo. Rispondo alla domanda: non so come funzioni il sistema giudiziario in Repubblica Ceca. In Italia, anche se è difficile da raggiungere, la Chiesa di fatto dimettendo quel prete, perché lo dimette? Perché quel prete ha fatto qualcosa che non va bene, se no non sarebbe stato dimesso. La Chiesa diventa quindi giuridicamente responsabile civile di quello che ti è accaduto, anche se il prete non è più prete. Nei tribunali italiani si riesce ugualmente a chiedere il risarcimento denunciando il prete, che non ha poi i soldi, perché sicuramente i preti poi non hanno i soldi da risarcire le vittime, ma essendo responsabile civile anche la Chiesa, che i soldi li ha, questi soldi vengono chiesti alla Chiesa. Poi la Chiesa si aggiusterà col prete per farsi dare indietro i soldi, ecco, in qualche modo. Spero di essere stato esaustivo.

    **Qual è il valore del concordato con lo Stato?**

    Il concordato è una scusa poi per potersi muovere all’interno dello Stato, capite? È importante quindi questa cosa, che venga fatto un concordato… Che per carità, la Chiesa come Stato ha diritto, come tutti gli Stati, ad avere un accordo con lo Stato che la ospita, ma questo accordo non può prevedere che la Chiesa commetta dei crimini e resti impunita. È importante anche il lavoro che voi vittime state facendo. Voi col vostro coraggio state sollevando pubblicamente una questione importante, state dando consapevolezza ai cittadini della Repubblica Ceca di questo problema. Questo è importante, perché se voi vi foste limitate a rivolgervi alla Chiesa, la Chiesa avrebbe tenuto il vostro caso sotto il tappeto. Quindi avrebbe addirittura impedito di far sapere che ci sono delle vittime. Purtroppo anche le ultime leggi modificate da Papa Francesco, parlo del Vos estis lux mundi, se voi lo leggete, quel documento non prevede la denuncia alle autorità civili dello Stato, parla solo di denuncia alla Chiesa. Quindi capite? È un inganno. Con così tanta malafede purtroppo la Chiesa oggi non ha nessuna carta per essere creduta.

    **Come fa una vittima dal punto di vista umano a trasformarsi da vittima a sopravvissuta e ad uscire da quel ruolo?**

    Beh, qui ci sono tante vittime. Oggi penso che ognuno di voi almeno una volta nella vita abbia provato a suicidarsi. Io ho provato quattro volte e non ci sono riuscito. Finché noi vittime rimaniamo nel limbo di quello… cioè in un limbo dove diciamo “siamo vittime, stiamo male, siamo sofferenti”, siamo davvero vittime. Il sopravvissuto invece è quello che come voi riesce a reagire. E voi state reagendo oggi non tanto per voi stessi, lo state facendo più per gli altri, perché la vostra denuncia è una richiesta di giustizia, ma voi la vostra situazione ormai non la potete più aggiustare, è rotta. Quindi voi lo state facendo per gli altri. In questo momento non siete più vittime, siete sopravvissuti, perché in qualche modo avete trovato il vostro equilibrio. Qualcuno di voi ha delle famiglie, quindi diciamo state dando consapevoli che per voi non si torna indietro, state dando un grande contributo civile alla società. E siete una potenza voi vittime, credetemi. Noi vittime, pardon. Chiedete pure. Non siate timidi, qua dentro siamo tutti vittime.

    **A te l’abuso sessuale cos’è costato? Hai una famiglia?**

    Allora, a me gli abusi sessuali sono costati carissimi. A parte la malattia, a 24 anni ho visto mia madre uccidersi. Mia madre si è uccisa quando ha scoperto che il mio cambiamento di umore era dovuto al fatto che ero stato stuprato da un prete. Mia mamma non ha supportato, non è riuscita a supportare questo dolore, si è sentita come madre, perché qui dobbiamo tenere conto che non ci siamo solo noi vittime come vittime, ma tutte le nostre famiglie. Come madre non ce l’ha fatta, non mi ha mai parlato di questa cosa, ma il giorno dopo che ha saputo questo fatto mia mamma si è buttata in mare. Io ho perso la mia famiglia, che non era poi nel mio caso neanche la mia famiglia, in quanto io sono stato abbandonato alla nascita, non so chi sia mia mamma e mio papà. Avevo questi genitori che erano adottivi. Io la mia famiglia me la sono creata. Aggiungo un pezzo perché è importante: io il trauma che ho subito mi ha portato ad essere terrorizzato dal sesso. Io fino ai 30 anni non ho avuto rapporti sessuali tranne che col prete che mi aveva stuprato. Poi in qualche modo a 30 anni ho preso in mano questa situazione e ho cercato di ricostruire la mia vita. Ho anche riconosciuto la mia sessualità perché io non avevo la cosa alla quale mi rifiutavo di pensare, io non avevo minimamente voglia di avere un partner. Bene, da lì mi sono ricostruito la mia vita e adesso sono sposato. Tuttavia poi 13 anni dopo, 14 anni dopo, quando ho denunciato è intervenuto il tumore. Diciamo che io sono nato a 30 anni, o almeno io racconto di essere nato a 30 anni e poi essere morto a 45 per la seconda volta. Cioè quello che sto facendo ormai, per carità sto bene… sto bene per quanto si possa star bene oncologici e con tutte le problematiche passate. Tuttavia ho una mia vita e sto bene adesso nella mia vita, però questo mi spinge a lottare perché io non voglio che nessuno passi, ma credo tutti voi vogliate che nessuno passi quello che poi ognuno nel suo intimo ha passato. Diciamo che bisogna trovare il modo di trasformare brutte esperienze non in rabbia, in qualcosa di positivo. Questo vi può aiutare moltissimo, credetemi. Prego.

    **Cosa dovrebbero fare le vittime quando vogliono continuare a servire nella Chiesa, ma il nuovo parroco lo proibisce loro?**

    Allora questo la risposta non ce l’ho, mi dispiace. Però questo capisci, ti fa capire ancora quanto è falso, quanto è bugiardo il Papa quando dice che è vicino alle vittime. Hai appena testimoniato le menzogne di Papa Francesco e di Papa Leone. Vi do ancora un indizio sul nuovo Papa, i giornali non l’hanno detto, vedete: Papa Leone, prima di essere eletto Papa, era prefetto della Congregazione per la Dottrina dei Vescovi. Papa Leone da 3 anni aveva in mano il fascicolo di Monsignor Rosario Gisana, vescovo di Enna, oggi imputato dalla magistratura italiana, quindi sotto processo per aver coperto un prete pedofilo. Bene, la magistratura italiana lo sta processando, la Chiesa lo lascia ancora vescovo, è ancora lì, la Chiesa non ha avviato nessun procedimento. E questo è strano, perché Papa Francesco ha garantito che il Vos estis lux mundi, in quel provvedimento sarebbero stati perseguiti i vescovi criminali, cioè quelli che coprivano i preti pedofili. Un’altra bugia, altra santa bugia papale.

    **33 anni fa ho presentato una denuncia penale, come ci si comporta riguardo agli accordi finanziari?**

    Beh in Italia questi soldi… Io vi direi di stare attenti. La Chiesa in Italia cosa fa? Anche qua sempre nella pessima malafede, perché ai cattolici dice una cosa ma poi ne fa un’altra. In Italia l’usanza è che quando le vittime vanno a denunciare alla Chiesa, ed è per questo che non dovete andare alla Chiesa, dovete andare magari anche alla Chiesa ma anche alla polizia, gli vengono dati 25.000 euro che vengono dati con un accordo privato tra le parti si chiama. Tu prendi però questi 25.000 euro e sei obbligata a non rivelare il nome del prete se non è già pubblico, e comunque in quell’accordo che tu firmi la Chiesa ti impone di non poter poi più chiedere nulla, no? In pratica con quei quattro soldi la Chiesa si mette a posto la coscienza. Non so come faccia davanti a Dio, perché se Dio esiste come dice la Chiesa, diciamo che la Chiesa è il pessimo rappresentante di Dio, è lo sporco di Dio. Quindi capisco che anche la signora ha fatto un accordo tra le parti alla fine, ha fatto firmare per il silenzio.

    **Cosa pensa del fatto che la Chiesa svolga anche opere di bene e di aiuto?**

    Allora il fatto che la Chiesa aiuti, cercate di capire, l’aiuto deve essere anche quando la Chiesa crea dei problemi. Ora non basta dire “la Chiesa ha violentato me, non cura me, però fa bene ai poveri”. E cosa vuol dire, cosa c’entra? Cioè la Chiesa deve assumersi la sua responsabilità. E qui di nuovo il fatto che la Chiesa debba pagare le vittime, pagare con dei soldi, è un deterrente, perché la Chiesa americana, dove abbiamo visto diocesi fallire, lì è stata più attenta. Quando aveva un prete pedofilo dall’America lo mandava in Italia, ecco scusate la battuta, purtroppo vera. Però diciamo cercava di togliere il problema. Se questa cosa fosse fatta in ambito globale, capite, sarebbe una cosa valida, perché poi non si può dire “sì è vero ci sono i pedofili, ma tanti altri preti sono bravi”. Eh ma cosa vuol dire? D’altra parte comunque questi preti bravi quanti preti pedofili hanno denunciato? Quante vittime hanno aiutato? Nessuna. E questo diventa un altro problema, non si può barattare così l’essere buoni.

    **Qual è l’elemento fondamentale che manca oggi alla Chiesa?**

    Credo che fondamentalmente ci voglia da parte della Chiesa onestà, cosa che oggi la Chiesa non ha. Questo credo sia il tassello principale, avere davanti una Chiesa onesta. Per quello lei dice che prova sfiducia, e lo credo bene che prova sfiducia, perché dicono una cosa e poi ne fanno un’altra. Quindi è importante dire alla Chiesa che deve riacquisire la fiducia, e per riacquisire la fiducia deve essere onesta con la gente. E questo purtroppo è un problema che resterà nella Chiesa finché la Chiesa non cambia ottica e scende un po’ dal piedistallo, cioè la Chiesa si eleva tanto in alto a fare la professoressa, a dire addirittura preti che non si sposano addirittura vengono a insegnarvi come dovete gestire il matrimonio. E lo capite che è una supponenza persino irritante, perché il prete per carità può dare tutti i messaggi, gli insegnamenti di Dio, certo non avendo una famiglia difficilmente credo che nel pratico possa insegnarvi come gestirla, ecco. Potrà dirlo nell’etica, nella morale, ma non di più.

    **E come mai ci sono decine, centinaia e migliaia di suore violentate?**

    Riflettendo su quella di prima e parlavo di onestà della Chiesa, vedete la Chiesa dice anche che non si deve praticare l’aborto. Però come mai le decine, centinaia e migliaia di suore stuprate dai preti pedofili, o non pedofili, criminali, e rimaste incinte poi vengono fatte puntualmente abortire? Cioè come è possibile che i preti stuprino delle suore, le facciano abortire e poi vengano a dire a te che non devi abortire? Ci siamo? E questa è una disonestà intellettuale che nella Chiesa è florida, è un’ipocrisia grandissima. Purtroppo la Chiesa ci tiene molto alla sua ipocrisia, diciamo così. E quindi direi che la Chiesa se vuol essere credibile intanto risolva, cioè si deve presentare pulita, non può presentarsi in questo modo perché fa solo pietà.

    **Qual è la situazione della fiducia nei confronti del Vaticano?**

    Quello che dice Jan in italiano lo traduco anche sulla fiducia: c’è un detto molto semplice, che “il pesce puzza dalla testa”. E il Vaticano puzza dalla testa. La testa è il Papa. Da lì in giù purtroppo al momento puzza e non è credibile, è malodorante. Quindi quando sarà bello profumato si potrà essere creduto, al momento è difficile.

    **Puoi spiegare più precisamente le responsabilità del Papa?**

    L’ho detto prima: il Papa, che era alla Congregazione per la Dottrina dei Vescovi, non ha punito i vescovi che aveva in mano ed è diventato Papa. Oggi che è Papa lo può fare, e invece non lo sta facendo. Il Papa ha in mano più di un caso, uno lo so perché gliel’abbiamo mandato noi tre anni fa, ed è il caso che ho raccontato prima di Monsignor Gisana. Robert Prevost, prima di diventare Papa, è stato 4 anni capo del Dicastero per i Vescovi. Ha diversi casi in mano. Quello che io conosco, perché la mia associazione lo ha depositato a Prevost insieme alla vittima, è quello del vescovo Rosario Gisana di Enna. Vescovo che a Enna adesso, Rosario Gisana, se cercate su Internet trovate, e bene questo caso era in mano a Prevost secondo il Vos estis lux mundi di Papa Francesco, no? Quindi l’avevamo denunciato lì. Tuttora questo vescovo fa ancora il vescovo, malgrado sia indagato dalla giustizia italiana. Io dico, se il Papa volesse essere credibile, perché ha iniziato malissimo il suo papato, se vuol avere un briciolo di credibilità inizi a processare questo vescovo. Perché dire che lo farà… Io mi sento preso in giro. Questa è un insulto alla mia intelligenza, scusate.

    **Quali strumenti hanno a disposizione le vittime e le istituzioni locali?**

    Comunque avete una buona arma in mano, quella del concordato. Ricordatevi, dovete giocare sul concordato. Opporvi se… Visto il quadro generale, non si vuole aver sfiducia, ok? Ma il quadro generale è questo. Quindi lo Stato ceco non deve fare il concordato se la Chiesa non si assume questo impegno, ma davvero, davvero, non con le parole. Le parole servono a poco, anche se son belle. E i preti sanno parlare molto bene, meglio di me. No, voi state facendo, Jan sta facendo un lavoro eccezionale con tutti voi perché… Guarda tutta la mia ammirazione, la mia stima, perché è riuscito a fare più di quello che ho fatto io in Italia in 15 anni. Poi non è colpa mia, in Italia purtroppo gli italiani sono cattolici, ma cattolici così. Quello è un problema. Anche perché l’Italia, capite bene, è vero che il Vaticano non è l’Italia, ma l’Italia ha il Vaticano, e per il Vaticano l’Italia è la prima zona cattolica e dovrebbe essere agli occhi del mondo la più perfetta. Quindi il Vaticano ha tutto l’interesse che in Italia non succeda niente, o almeno che non si sappia.

    **Qual è la tua relazione di collaborazione con Jan? Rozek**

    Oramai io e Jan siamo in collaborazione da tanti anni. Quanti anni, 4-5? 4-5 anni che conosco Jan, non da ieri. È venuto più volte in Italia a casa mia, ospite mio, e io sono sempre, lui lo sa, disponibile e… La mia vita oramai è tutta in questa causa. Io con la mia malattia non posso più lavorare, non posso più fare il lavoro che facevo ed ho tantissimo tempo libero, quindi lo faccio col cuore davvero. Mi dispiace che non parlate italiano, cioè che non parlo io il ceco, ma se avete bisogno, se posso nel mio piccolo, volentieri. Come direbbero gli inglesi, “e che ci salvi la regina”. Grazie a voi, grazie a voi.

  • Praga – Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero incontrano il presidente della Repubblica Ceca Petr Pavel

    Praga – Sopravvissuti agli abusi sessuali del clero incontrano il presidente della Repubblica Ceca Petr Pavel

    Incontro dei sopravvissuti agli abusi del clero con il Presidente della Repubblica Ceca Petr Pavel accompagnati da Jan Rozek e Francesco Zanardi, presidente Rete L’ABUSO – Italia
  • Archiviata la querela temeraria alla giornalista Federica Tourn

    Archiviata la querela temeraria alla giornalista Federica Tourn

    Non ha voluto parlarne prima, un po’ per stile, un po’ per quel modo obliquo di guardare il mondo che preferisce illuminare piuttosto che essere illuminata. Già questa è una notizia, nella realtà di oggi bulimica di informazioni, meglio se private.

    Ora che la vicenda si è conclusa positivamente la giornalista Federica Tourn, collaboratrice di varie testate e conduttrice della trasmissione di Rai Tre “Protestantesimo”, ha scelto di raccontare la storia che l’ha vista coinvolta, ennesima dimostrazione di quanto in Italia abbiamo un problema con le querele che tentano di azzoppare, e spesso ci riescono, le inchieste giornalistiche.

    I fatti: per il quotidiano “Domani” Tourn lavora negli anni scorsi a un’ampia inchiesta sugli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Uno dei casi trattati riguarda le violenze sessuali commesse su alcuni giovani parrocchiani da un sacerdote cattolico di Enna, don Giuseppe Rugolo, educatore del gruppo Azione Cattolica presso la Parrocchia San Giovanni, nonché di responsabile del Grest (l’oratorio estivo) nella medesima Parrocchia. Don Rugolo è stato condannato a 4 anni e 6 mesi in primo grado poi ridotti a 3 anni di reclusione con sentenza del 1° luglio 2025.

    Una vicenda clamorosa anche perché perfettamente esemplificativa delle coperture, delle reticenze, del modus operandi oscuro che vengono messi in atto dai vertici ecclesiali in simili situazioni. Tanto che a processo per falsa testimonianza c’è anche il vescovo della diocesi siciliana di Piazza Armerina Rosario Gisana: il procedimento è ancora in corso.

    Invece di concentrarsi su preghiera e penitenza don Rugolo e i suoi legali hanno querelato tutti coloro che hanno avuto il torto di divulgare la squallida vicenda di abusi e di complicità.

    In primis a subire la reazione del prete sono stati dunque ovviamente i giornalisti, a partire dalla collaboratrice locale dell’Ansa Pierelisa Rizzo, querelata per ben tre volte per diffamazione e per diffusione di atti processuali. Con lei altri 6 giornalisti. Querelati anche il presidente di Rete l’Abuso, unica associazione italiana che si occupa di sopravvissuti ad abusi clericali, Francesco Zanardi, e una delle vittime del prete, dalla cui denuncia è scaturita l’inchiesta. Nonostante le querele siano state seguite da proposta di archiviazione da parte dei Pubblici Ministeri, la difesa del sacerdote ha sempre avanzato opposizione ed aveva anche chiesto il sequestro dei supporti informatici e dei cellulari della cronista ennese. La querela a Federica Tourn, che giunge anche questa nonostante la richiesta di archiviazione della Procura, è l’ultimo colpo di coda di questa vicenda.

    La giudice del Tribunale di Torino Alessandra Salvadori, nel disporre l’archiviazione del procedimento non manca di sottolineare come “Nel trattare della inadeguata reazione delle istituzioni ecclesiastiche di fronte ad abusi sessuali compiuti da uomini del clero, la giornalista ha parlato con proprietà e continenza della vicenda processuale dell’opponente, facendo riferimento a fatti pacificamente veri (il Rugolo era stato imputato per fatti di violenza sessuale su minori) e di rilevanza pubblica. Nel corpo dell’articolo si scrive del processo per violenza sessuale su minori a carico di don Giuseppe Rugolo, in corso al Tribunale di Enna; si dice che egli è “accusato di aver abusato di tre ragazzi”; e che “dovrà rispondere di violenza sessuale su minori” e, mai, si parla del Rugolo come di “condannato”».

    Resta il problema di fondo: tutti i giornalisti in questi devono sostenere spese processuali non indifferenti per difendersi. Nel caso specifico il querelante, nonostante le richiese di archiviazione delle varie Procure, ha sempre forzato la mano con le richieste di imputazione coattiva, il cui intento, decine e decine di casi analoghi lo dimostrano, è quasi sempre quello di arrecare per lo meno un danno economico a chi ha avuto il coraggio di raccontare le malefatte di turno. Una pessima abitudine quella delle querele temerarie o “bavaglio”, che dobbiamo continuare a condannare con forza. Per la libertà di informazione. Perché a prevalere deve essere sempre il diritto dei cittadini e delle cittadine all’informazione, e non l’omertà. Ricordiamolo, e non lasciamo soli i giornalisti e le giornaliste, mai. A partire dalla politica, impegnata troppo spesso più ad accusare i giornalisti che a difenderli.

    Come ha ben scritto Tonio Dell’Olio «Si chiamano “querele temerarie”. Di fatto sono una forma di minaccia, la possibilità offerta ai potenti di imbavagliare l’informazione chiedendo risarcimenti milionari. Il più delle volte a giornalisti precari che guadagnano 3 euro a pezzo e non hanno alcuna forma di garanzia da parte di una testata cui non sono legati da un contratto che li tuteli. Comportano – tra l’altro – delegittimazione e perdite di tempo. Si tratta di un fenomeno che si è esteso negli ultimi tempi producendo l’autocensura degli operatori dell’informazione. La minaccia pertanto non è contro i cronisti ma piuttosto contro il diritto dei cittadini ad essere informati, a conoscere, a crearsi un’opinione».

    Archiviata la querela temeraria alla giornalista Federica Tourn

  • La vittima di don Rugolo: «Intervenga il Papa, liberi la diocesi di Piazza Armerina»

    La vittima di don Rugolo: «Intervenga il Papa, liberi la diocesi di Piazza Armerina»

    Giustizia piena per le vittime di abusi clericali sui minori. Dai tribunali ordinari, dove la procura generale di Caltanissetta ha appena impugnato la sentenza che riduce a tre anni di reclusione la condanna per violenza sessuale su minori per don Giuseppe Rugolo, a quelli ecclesiastici.

    Antonio Messina, il giovane archeologo ennese che ha denunciato gli abusi subiti quando era ancora adolescente dal sacerdote ennese, torna a chiedere ascolto al Pontefice dopo le parole in cui riconosce la profondità della ferita creata nei sopravvissuti alle violenze ed il tema pesante del mancato ascolto da parte dei vescovi ribandendo: «Papa Leone XIV ha a disposizione quanto a lui necessario per intervenire in maniera concreta e fattiva nella Diocesi di Piazza Armerina e liberarla da chi di autentico non ha nulla: continuo nell’attesa di risposte chiare, senza fermarmi».

    Mentre l’attesa per una risposta dal Vaticano continua, la Procura generale di Caltanissetta ha presentato ricorso per Cassazione chiedendo l’annullamento con rinvio della sentenza d’appello che ha condannato il sacerdote ennese per violenza sessuale su minori a tre anni di reclusione, riducendo la pena dai quattro anni e sei mesi inflitti in primo grado. Le motivazioni della richiesta di annullamento riguardano la «lieve entità dei fatti» riconosciuta in secondo grado all’imputato. La Corte d’appello, infatti, ha ritenuto sussistente «la circostanza attenuante della minore gravità » per le condotte del sacerdote e avere diminuito così la pena dai quattro anni e mezzo del primo grado ai tre dell’appello.

    Di questo avviso non è però la procura generale che sostiene ci sia stata, invece, una applicazione erronea oltre alla contraddittorietà della motivazione in relazione proprio al riconoscimento della minore gravità. Il giudizio passa adesso alla Cassazione che dovrà decidere sul ricorso della Pg, dopo avere esaminato il contenuto del ricorso e stabilire la sussistenza degli elementi per annullare la sentenza e rinviare il procedimento ad altro giudice.

    https://www.lasicilia.it/news/cronaca/3013706/la-vittima-di-don-rugolo-intervenga-il-papa-liberi-la-diocesi-di-piazza-armerina.html

  • Un nuovo documentario affronta gli abusi contro le suore cattoliche e il famigerato caso di Marko Rupnik

    Un nuovo documentario affronta gli abusi contro le suore cattoliche e il famigerato caso di Marko Rupnik

    Realizzare un film che descriva nel dettaglio le accuse di abusi sessuali e spirituali ai danni delle suore nella Chiesa cattolica, mantenendo al contempo un messaggio di speranza, non è un’impresa facile. Eppure è proprio questa la sfida che la regista italiana Lorena Luciano ha affrontato con il suo nuovo documentario “Suore contro il Vaticano”.

    Presentato in anteprima mondiale a settembre al Toronto International Film Festival, il documentario si concentra sugli abusi subiti dalle religiose nella Chiesa cattolica da parte del clero maschile. Il film presenta testimonianze e commenti di diverse donne impegnate a sensibilizzare l’opinione pubblica sugli abusi commessi dal clero nella Chiesa cattolica. Tra queste, le giornaliste Federica Tourn e Lucetta Scaraffia, l’attivista Barbara Dorris e l’avvocato Laura Sgrò. Mariska Hargitay, famosa per il suo ruolo della detective Olivia Benson nella serie della NBC “Law & Order: Unità vittime speciali”, è produttrice esecutiva.

    “Suore contro il Vaticano” ha come protagonista Gloria Branciani, l’ex suora che accusò pubblicamente Padre Marko Rupnik, ex gesuita, di abusi sessuali e spirituali. L’8 dicembre 2025, America ha parlato con la signora Branciani e con la signora Luciano, la regista, che ha anche svolto il ruolo di traduttrice per la signora Branciani durante l’intervista.

    Alla domanda sulle motivazioni che l’hanno spinta a intraprendere il progetto, la Sig.ra Luciano ha raccontato il suo percorso verso l’identificazione di un problema di abusi pervasivo e sistemico nella Chiesa cattolica, che stava colpendo le religiose in modo particolarmente dannoso. Cresciuta in Italia, è stata circondata dall’influenza della Chiesa cattolica. Ha descritto un’”epifania” durante la lettura di un articolo della Sig.ra Scaraffia, fondatrice e direttrice della rivista vaticana “Donne, Chiesa, Mondo” dal 2012 al 2019.

    I tentativi della Sig.ra Scaraffia di denunciare gli abusi clericali hanno spinto la Sig.ra Luciano a intraprendere una propria indagine, soprattutto in quanto donna italiana. “Questa è l’Italia, patria del Vaticano… L’idea che la nostra cultura sia così legata a un’istituzione che è la più antica e venerata, soprattutto nel nostro Paese, mi ha spinta ad approfondire”, ha detto. Ma nonostante avesse notato i campanelli d’allarme della Sig.ra Scaraffia, ciò che la Sig.ra Luciano ha scoperto l’ha comunque scioccata. “Non potevo aspettarmi di trovare un’umanità così oppressa, sistematicamente messa a tacere”.

    La signora Luciano ha descritto l’incontro con moltissimi sopravvissuti che “si sentivano isolati”, isolati dal trauma e dalla mancanza di risposta da parte della Chiesa. È stata questa dinamica a motivarla a realizzare il film: “È diventata… una missione: fare qualcosa che potesse parlare a nome di tutti, per dire… che nessuno è solo in questo terribile trauma. E questa era davvero l’idea… creare una piattaforma affinché le persone potessero riconoscersi nella storia di qualcun altro”.

    Parlando della sua decisione di apparire nel film, la signora Branciani ha parlato anche della solitudine della vittimizzazione e ha spiegato come il film sia diventato un’opportunità stimolante per “percorrere un cammino che le avrebbe permesso di uscire dal ruolo di vittima”.

    La signora Branciani ha stretto un rapporto con Padre Rupnik mentre prestava servizio come suora nella Comunità di Loyola a Lubiana, in Slovenia, una congregazione cattolica co-fondata da Padre Rupnik. Secondo la signora Branciani, negli anni ’90 denunciò Padre Rupnik per abusi sessuali, ma all’epoca fu licenziata e sminuita dalla madre superiora e da altri leader ecclesiastici.

    Prima che le accuse di abusi esponessero Padre Rupnik a polemiche e vergogna pubblica, aveva goduto di ampia attenzione e plauso per i suoi mosaici di piastrelle. Nel documentario, la signora Branciani sostiene che la creazione di quest’opera d’arte fosse direttamente legata agli abusi sessuali e spirituali da lei subiti. Sostiene che Padre Rupnik le abbia chiesto di posare come modella per la sua opera, una richiesta che ha portato ad avances sessuali indesiderate. La signora Branciani sostiene inoltre che Padre Rupnik abbia costretto lei e un’altra consorella a compiere atti sessuali a tre, giustificati da lui stesso come incarnazione dell’”immagine della Santissima Trinità”.

    I colloqui della signora Branciani con la giornalista Federica Tourn le hanno dato la forza di rivisitare il passato dopo diversi decenni e, alla fine del 2023, ha reso pubblica la sua identità. Il film racconta la conferenza stampa molto pubblicizzata tenutasi all’inizio del 2024, in cui la signora Branciani ha parlato apertamente degli abusi che afferma di aver subito come suora. 

    La decisione di rendere pubblica la sua storia viene esplorata con attenzione e compassione in “Suore contro il Vaticano”. Nel corso del film, la signora Branciani è chiaramente alle prese con l’immenso peso emotivo degli abusi, anche decenni dopo che, secondo quanto riferito, altre religiose l’avevano esortata a lasciare le Suore della Comunità di Loyola nel 1994. 

    Eppure, la signora Branciani ha raccontato ad America come la partecipazione al documentario le abbia permesso di trovare una nuova identità e forza. “Quando… sei confinata nel ruolo di vittima, ti vedi solo in relazione… al carnefice. E in questo modo, continui a dare potere all’abusante”, ha detto. Ma condividere la sua storia alle sue condizioni l’ha trasformata nella sua stessa sostenitrice, permettendole così di rivendicare un senso di auto-appropriazione. “Una volta che esci dal ruolo di vittima, qualcosa si scioglie, quindi non sei più intrappolata… Torni a vivere”. 

    Questo processo di “ritorno in vita” è stato favorito dal sistema di supporto delle donne che si sono strette attorno alla signora Branciani. Il film la mostra mentre si riunisce con Mirjam Kovac , un’altra ex suora e presunta vittima di Padre Rupnik della Comunità di Loyola. Dato che la decisione della signora Branciani di lasciare la comunità l’ha alienata dalle altre suore, l’opportunità di riconnettersi con vecchie amiche e trovare forza in nuove relazioni è stata fondamentale nel suo percorso di guarigione. Come ha detto lei stessa, “l’abuso non può essere superato da soli”. 

    Sebbene la signora Branciani abbia parlato del film come di un viaggio personale, ha anche sottolineato come lo scopo del documentario fosse più ampio della semplice condivisione della storia di una singola persona. Sia lei che la signora Luciano hanno parlato degli abusi clericali come di un problema pervasivo e sistemico che rende le donne nella Chiesa particolarmente vulnerabili ai maltrattamenti. Sebbene il suo trauma fosse il risultato delle azioni di un singolo individuo, ha vissuto “la Chiesa come un contesto in cui gli abusi possono verificarsi”. 

    Le donne hanno espresso frustrazione per l’attuale sistema di indagine e di accertamento delle responsabilità. La signora Luciano, in particolare, ha criticato l’attuale processo in cui i leader ecclesiastici tengono “processi ecclesiastici per abusi” senza “consentire a tutte le vittime di partecipare al processo”. Allo stesso modo, la signora Luciano ha identificato il problema degli “spettatori”, sostenendo che i cattolici dovrebbero essere più attenti a come fedeli membri della Chiesa possano rendersi complici dell’insabbiamento degli abusi attraverso la loro ignoranza e negazione.  

    Ma nonostante le critiche all’attuale processo di responsabilizzazione, le donne hanno chiarito che non stanno cercando di distruggere o indebolire la Chiesa. Piuttosto, la signora Luciano ha insistito sul fatto che “la Chiesa non potrà salvarsi” negando il dolore che è stata capace di infliggere. L’unico modo per la Chiesa cattolica di andare avanti, dal suo punto di vista, è riconoscere il dolore che ha inflitto e impegnarsi per impedire che questo danno si ripeta. 

    Nel caso della signora Branciani e di padre Rupnik, non si è ancora giunti a una soluzione definitiva. Il sacerdote è stato espulso dalla Compagnia di Gesù nel 2023, ma è stato poi incardinato come sacerdote nella diocesi di Capodistria, in Slovenia, più tardi nello stesso anno. In una dichiarazione pubblica relativa all’accettazione di padre Rupnik nella diocesi di Capodistria, il vicario generale della diocesi, Slavko Rebec, ha spiegato che questa decisione era dovuta “al fatto che non era stata emessa alcuna sentenza giudiziaria nei confronti di padre Rupnik”. 

    Nel corso della sua lunga carriera di artista, i mosaici di Padre Rupnik sono stati esposti in chiese di tutto il mondo. Sebbene alcuni luoghi, come la Basilica di Nostra Signora del Rosario a Lourdes, in Francia, abbiano scelto di ricoprirli , essi sono ancora esposti nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano e in numerose chiese ed edifici religiosi in vari paesi e città. 

    La controversia in corso sullo status di Padre Rupnik nella Chiesa cattolica non ha impedito alla signora Branciani di tentare di andare avanti con la sua vita. Sebbene gli abusi subiti siano stati particolarmente dolorosi perché hanno minato la sua fede, ha affermato di essersi impegnata a mantenere un forte senso di spiritualità e un legame personale con Dio. “Il rapporto con il divino è dentro di noi”, ha detto. “[Ho] un rapporto diretto con Dio, e nessun altro può togliermelo”.

    “Suore contro il Vaticano” è attualmente proiettato per un pubblico selezionato. 

  • Suore religiose accusate di abusi

    Suore religiose accusate di abusi

    Gli abusi sessuali tra suore sono ancora un aspetto trascurato dell’attuale crisi degli abusi. Poco prima delle rivelazioni di Spotlight, gli studiosi hanno scoperto che molte suore avevano subito abusi da parte di sacerdoti e dei loro superiori. Precedenti studi ( 1 , 2 , 3 ) condotti da due suore avevano rivelato che gli abusi erano un problema particolare in Africa e in altri contesti di evangelizzazione.

    Mary Dispenza, che da bambina fu abusata da un prete a Los Angeles, subì nuovamente abusi da parte del suo superiore religioso quando era postulante.

    L’abuso delle suore religiose da parte delle loro colleghe più anziane è una forma di abuso spirituale e vocazionale che si riscontra anche nelle scuole superiori, dove le suore hanno talvolta abusato di ragazze per introdurle alla vita religiosa. Le religiose hanno abusato anche di bambini nelle scuole parrocchiali, negli orfanotrofi e nelle case famiglia, nelle scuole per sordi e in altre istituzioni specializzate, e nei collegi per nativi americani. Quando i bambini non hanno genitori nelle vicinanze e quando le suore religiose hanno il controllo totale sui bambini 24 ore su 24, 7 giorni su 7, l’abuso può essere particolarmente violento e doloroso, combinando abusi spirituali, culturali, psicologici, fisici e sessuali in modi che sono particolarmente dannosi per i bambini indifesi e per gli adulti che diventeranno.

    Questa pagina web fornisce un elenco (vedi sotto) delle suore negli Stati Uniti pubblicamente accusate di abusi sessuali. I nomi in questo elenco sono collegati ai resoconti completi nel nostro Database degli Accusati, e gli acronimi degli ordini religiosi sono collegati ai nostri elenchi delle suore accusate in ciascun ordine. La maggior parte delle voci in questo elenco termina anche con un collegamento a un articolo o documento importante, per fornire un punto di partenza per esplorare i registri pubblici.

    I diversi luoghi di abuso sono evidenziati in rosso e lo stato dell’accusa è evidenziato in viola. Il sesso della vittima è in grassetto e forniamo anche l’età della vittima e l’anno dell’abuso. Un altro elemento importante dell’elenco è la diocesi, particolarmente significativa quando l’abuso è commesso da una suora che lavora per ordine del vescovo e sotto la sua massima autorità in una scuola parrocchiale. Ma anche in istituzioni che sembrano separate dalla struttura diocesana, il vescovo è una presenza potente e i sacerdoti diocesani a volte svolgono funzioni di cappellani e altri incarichi.

    Le 176 suore colpevoli, note al pubblico e qui descritte, rappresentano solo il 2% delle 8.362 persone attualmente presenti nel nostro database degli accusati. Molti fattori hanno contribuito a mantenere questo campione limitato. La copertura mediatica della crisi degli abusi e la conseguente sensibilizzazione dell’opinione pubblica si sono concentrate su un triangolo maschile composto da vescovi che supervisionano i preti che abusano di ragazzi. Le vittime maschili di abusi da parte delle suore hanno incontrato particolare resistenza e scetticismo. Le studentesse delle scuole superiori e le giovani suore che subiscono abusi si scontrano con emozioni contrastanti nel perseguire le loro denunce. I numerosi, e per lo più piccoli, ordini religiosi femminili rappresentano un terreno legale difficile per gli avvocati che rappresentano le persone abusate da bambine da parte delle suore. Quando vengono intentate cause legali, gli ordini religiosi femminili e le loro organizzazioni ombrello si sono difesi con vigore. Hanno beneficiato della forte impressione pubblica che autori, vittime e complici siano uomini.

    Ma l’esperienza cattolica è stata a lungo dominata dalle suore. Al culmine della loro influenza, a metà degli anni ’60, negli Stati Uniti c’erano 179.954 suore, rispetto a soli 58.632 sacerdoti. Le suore sono state coinvolte nella crisi degli abusi in corso in molti modi: come terapeute, specialiste nell’accoglienza delle vittime, funzionari diocesani, personale e dirigenti di istituti, suore insegnanti e presidi. Nelle scuole e negli istituti, le suore hanno avuto innumerevoli opportunità di abusare di bambini e hanno anche avuto a che fare con molti sacerdoti che cercavano di avvicinarli per lo stesso scopo. Alcune suore sono diventate informatrici, ma molte altre sono state esse stesse complici o autori di reati.

    Man mano che questa realtà diventa più evidente, è auspicabile che le suore si assumano la responsabilità del loro complesso coinvolgimento nell’attuale crisi degli abusi sessuali in ambito cattolico. Molti autori devono ancora essere identificati e le suore accusate devono essere meglio documentate. Come si può vedere dall’elenco sottostante, molte sono note solo con i loro nomi religiosi e molti dettagli dei casi devono ancora essere accertati. Le sopravvissute meritano l’impegno degli ordini religiosi femminili ad affrontare questa storia in modo responsabile e trasparente.

    I sopravvissuti meritano lo stesso livello di impegno da parte di BishopAccountability.org. Questo elenco è stato aggiornato l’ultima volta il 1/1/2026. Aiutateci a migliorarlo. Contattateci all’indirizzo staff@bishop-accountability.org per correzioni e ulteriori informazioni. Prendete in considerazione l’idea di incontrarci per una storia orale su Zoom o di persona, in modo che la vostra importante esperienza possa diventare di dominio pubblico. Grazie!

    A

    • Suor Agnes  OSB  – San Antonio  TX  –  scuola parrocchiale  –  ragazza  –  citata in giudizio  – ha denunciato due volte l’abuso in confessione
    • Sr. Alice Bernadette  SC  – Newark  NJ  –  scuola parrocchiale  –  ragazza del 1971 , 10 anni –  citata in giudizio  –  ha aiutato il prete a violentare la ragazza
    • Sr. Anne  OSF  – Buffalo  NY  –  scuola parrocchiale – bambina   del 1973  di 7 anni –  citata in giudizio – causa legale
    • Suor Annette  – St. Louis  MO  –  scuola parrocchiale  – 1999-2002  educazione speciale  per ragazze  – citata in giudizio  – abusata anche dal prete
    • Sr. Arthur  SCN  – Louisville  KY  –  orfanotrofio e scuola – ragazza   anni ’60-’70  –  sistemata

    B

    C

    D

    E

    F

    G

    H

    IO

    J

    K

    L

    M

    N

    O

    P

    R

    S

    T

    V

    O

    E

    Z

    Religious Sisters Accused of Abuse

  • I sopravvissuti agli abusi del clero sono frustrati dal prolungato fallimento dell’arcidiocesi di New Orleans

    I sopravvissuti agli abusi del clero sono frustrati dal prolungato fallimento dell’arcidiocesi di New Orleans

    UNL’immagine della sua bisnonna accompagnò James Adams per anni e rafforzò la sua fede: era avvizzita, quasi cieca, e gli toccava le guance quando si sedevano accanto, come se il contatto con il suo viso le avesse ridato la vista. Donna lavoratrice il cui marito, un agente di polizia, si era suicidato, crebbe quattro figli; la sua fede fu una roccia contro le difficoltà della vita. Morì a 98 anni, quando Adams ne aveva 28, in procinto di sposarsi.

    Molti anni dopo, nel 2020, Adams, un banchiere di New Orleans , era presidente della Catholic Community Foundation, il braccio di raccolta fondi dell’arcidiocesi, quando l’arcivescovo Gregory Aymond lo estromise dall’incarico, come lui stesso ha raccontato come testimone in tribunale e in numerose interviste ai media. Da un giorno all’altro, Adams divenne un nemico della Chiesa a causa di ciò che un prete gli fece da ragazzo. La sua storia rispecchia la saga legale che ha macchiato la carriera di Aymond.

    Secondo i voluminosi documenti legali e le informazioni fornite dagli avvocati delle vittime e analizzate dal National Catholic Reporter , sotto la guida di Aymond e di diversi predecessori, l’ arcidiocesi di New Orleans ha nascosto un’organizzazione criminale a sfondo sessuale che, in un momento o nell’altro, ha visto la presenza di un prete pedofilo in ogni parrocchia della città e in molte zone periferiche.

    Dal 1° maggio 2020, quando l’ arcidiocesi di New Orleans ha richiesto la protezione del capitolo 11 della legge federale sulla bancarotta, la chiesa ha dovuto affrontare una copertura mediatica snervante per le cause legali, molte delle quali riguardano abusi decennali da parte di sacerdoti, frati, operatori laici e diverse suore. L’ arcidiocesi elenca 79 chierici accusati o ammessi ad abusi sessuali su minori; pochi sono stati perseguiti. Ramon Antonio Vargas del Guardian, che ha pubblicato importanti articoli su questo tema, calcola che i predatori siano 310 tra il clero e un numero imprecisato di suore e operatori laici: una discrepanza enorme con l’elenco dell’arcidiocesi.

    Nel 1980, Adams aveva 10 anni ed era chierichetto nella chiesa di Sant’Anna, una parrocchia a misura di famiglia a Metairie, un sobborgo di belle case e prati ben curati. Padre James Collery, irlandese, prete spiritano, abusò di lui per mesi. La purezza che immaginava della sua anima si inclinò come una barca traballante nella tempesta degli ammonimenti e della lussuria di quel prete.

    “No, Padre, non lo dirò.”

    Ma un giorno, mentre era in macchina dopo la scuola, disse alla mamma: “Papà mi ha baciato”.

    Lei disse: “Che bello.”

    Lui disse: “Così”, prendendole la mano e baciandole un dito con un bacio alla francese.

    Lei si ritrasse. “È così che un uomo bacia una donna!”

    A casa, nella sua camera da letto, si tirò la coperta sopra la testa. Suo padre tornò a casa; i suoi genitori gli fecero domande. “Non gli diedi molti dettagli”, dice oggi. Gli dissero di evitare il prete. Lo fece. E i suoi genitori evitarono il confronto, perché non avevano un vocabolario per comprendere cosa significasse tutto ciò.

    Collery lasciò presto l’incarico, diventando cappellano ospedaliero in Pennsylvania. Morì nel 1987.

    Il percorso che ha portato Adams, un funzionario addetto ai prestiti a suo agio con i fogli di calcolo, a studiare i trasferimenti del suo aggressore si snoda attraverso una fede che ha portato con sé al liceo gesuita di New Orleans. L’istituto offriva un rigoroso mix di religione, studi accademici e attività sportive. “Sono riuscito a superare il liceo gesuita ascoltando le persone, senza dare troppo peso a me stesso – un meccanismo di difesa. Ma ho stretto amicizie durature”, ha detto.

    L’allenatore di baseball di Jesuit, consapevole che il fratello maggiore di Adams giocava nella squadra della scuola e che suo nonno e suo zio avevano militato tra i professionisti, gli suggerì di fare un provino. Lui rifiutò.

    “Avevo questa sensazione onnipresente. Se qualcuno avesse conosciuto il mio segreto, non avrebbe voluto avere niente a che fare con me. Portavo con me la mia vergogna, ero bravo a mascherarmi, a raccontare barzellette e storie con astuzia per distogliere l’attenzione da chiunque mi chiedesse del mio vero io”, ha detto.

    Dopo la laurea nel 1988, Adams si iscrisse all’Università dell’Alabama; frequentò per un po’ una chiesa episcopale, ma, tornato a New Orleans con una laurea in scienze politiche, Adams tornò a dedicarsi alla messa, navigando tra ricordi neri. Trovò lavoro in banca e si sposò nel 1998.

    “La prima persona a cui ho raccontato degli abusi, oltre ai miei genitori, è stato mio fratello, la sera della cena di prova”, ha detto. Ha evitato di dirlo alla moglie. Col tempo, la coppia ha avuto tre figlie femmine e un figlio maschio.

    Nel 2011, la sua figlia maggiore compì 10 anni. Divenne così iperprotettivo che gli amici scherzavano dicendo che voleva avvolgerla nella pellicola a bolle. Adams si chiuse in se stesso; sua moglie gli disse: “Hai bisogno di aiuto”. Trovò uno psicologo e si confidò con lui riguardo a Collery, dicendogli che voleva tornare indietro nel tempo e proteggere il bambino che era stato. Rendendosi conto di quanto il trauma lo avesse stravolto, Adams e sua moglie andarono da uno psicologo.

    Fedele al motto gesuita “Uomini per gli altri”, prestò servizio come volontario presso la Catholic Community Foundation. Aiutando le parrocchie a pianificare il patrimonio ereditato dalle loro proprietà, trovò un’intesa con Aymond, un geniale nativo del quartiere Gentilly di New Orleans, l’unico arcivescovo nato lì nella lunga storia della città.

    Travolto dalla depressione, Adams divenne segretario, vicepresidente e poi presidente della Catholic Community Foundation. Nel dicembre 2012, dopo aver pagato di tasca propria le spese della terapia, incontrò Aymond, rivelandogli gli abusi di Collery. Aymond si scusò e si offrì di pagare la terapia, racconta Adams, aggiungendo: “Ogni tanto mi chiamava per chiedermi come stavo. È un microgestore, ma è bravo a ricordare le persone”.

    Nel 2018, in risposta alla copertura mediatica di diversi procedimenti giudiziari contro membri del clero, la Chiesa ha pubblicato un elenco di 57 “membri del clero (sacerdoti e diaconi) rimossi dal ministero per accuse di abusi sessuali su minori”. Adams ha ricordato che nel 2002 l’arcivescovo Alfred Hughes aveva elencato solo 10 sacerdoti: un aumento di 47 uomini in 16 anni, avvenuto dopo inchieste di Associated Press, Guardian e WWL-TV. Adams si è chiesto se stessero nascondendo di più.

    Nel 2019, la sua preoccupazione maggiore era il suo matrimonio in rovina, dato che suo figlio, il più piccolo, stava per compiere 10 anni. I ricordi bui alimentavano l’iperprotettività di Adams. “Calmati, papà”, ricorda di avergli detto suo figlio.

    Il rimborso della terapia lo aveva fatto sentire sottomesso. Ha detto di aver chiesto ad Aymond un risarcimento forfettario. Poiché Adams non aveva avvocati, Aymond lo ha indirizzato al coordinatore dell’assistenza alle vittime, il Fratello Marista Stephen Synan. Volendo proteggere i suoi figli da qualsiasi pubblicità, Adams ha incontrato Synan, ma hanno raggiunto un punto morto sull’importo del risarcimento.

    Pochi giorni dopo, il responsabile delle risorse umane della sua banca gli mostrò una lettera di Dwight C. Paulsen III, avvocato dell’arcidiocesi. La lettera conteneva la frase: “Si prega di notare che, tramite copia aperta di questa lettera e dei suoi allegati, l’avvocato del signor Adams è stato informato di questa richiesta”.

    Adams non aveva un avvocato.

    La lettera richiedeva “tutti i documenti relativi all’impiego del signor Adam, compresi i fascicoli riservati del personale. Ciò dovrebbe includere, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, copie complete e leggibili di tutte le domande di assunzione presentate, tutti i registri delle buste paga e degli stipendi, comprese le ore e i giorni di lavoro e le tariffe applicabili a tale lavoro, copie delle buste paga, copie dei moduli W-2, cartelle cliniche e referti, note e corrispondenza dei medici, polizze di eventuali indennità di invalidità a breve o lungo termine e una copia della sua polizza assicurativa sanitaria, se presente”.

    La banca rifiutò la richiesta; il suo terapeuta rifiutò una lettera simile, così come la sua scuola elementare, il liceo gesuita e l’Università dell’Alabama. Adams si considerava un bersaglio.

    L’avvocato

    Il 23 dicembre 2018, un avvocato indirizzò Adams a Richard Trahant, un avvocato che assiste le vittime di abusi da parte del clero. Quando Adams arrivò, Trahant lo riconobbe. Il fratello maggiore di Adams era stato nella classe di Trahant alla scuola superiore dei Gesuiti. Trahant ricordava Adams dai primi anni a St. Ann e a Collery.

    Mentre Adams raccontava la sua storia, i due uomini cominciarono a piangere, i ricordi della loro prima innocenza si scontravano con la sofferenza causata dal prete e, per Trahant, con la profondità patologica della copertura.

    Trahant aveva seguito le orme del padre e di un prozio, diplomandosi alla scuola superiore dei Gesuiti. Da quando ha seguito i casi di tre uomini che denunciavano abusi subiti da giovani alla scuola dei Gesuiti, uno dei quali era un ragazzo del quartiere non iscritto, è diventato persona non grata presso la scuola che un tempo aveva sostenuto finanziariamente.

    Adams, alle prese con un divorzio, non voleva alcuna causa legale. Trahant accettò di cercare un accordo privato, ma avvertì: “Greg Aymond non è chi pensate che sia”.

    Trahant aveva un numero crescente di casi clericali con avvocati di altri studi: gli avvocati Soren Gisleson (un gesuita laureato come Trahant) e Johnny Denenea, un cattolico di nascita. Trahant cercò un accordo privato per Adams con l’arcidiocesi, ma invano.

    Il 7 aprile 2020, Trahant presentò la richiesta di risarcimento come “John Doe” per preservare l’anonimato di Adams. L’arcidiocesi informò il consiglio di fondazione, che lo costrinse ad andarsene; i media lo scoprirono. Adams dovette dirlo ai suoi figli. Tre settimane dopo, con Trahant pronto a raccogliere la deposizione di Aymond su un altro caso, l’arcidiocesi dichiarò bancarotta. Aymond dichiarò al quotidiano arcidiocesano che la bancarotta avrebbe consentito di stanziare maggiori fondi per le vittime. “Pagheremo le persone a cui dobbiamo dei soldi al 100% di quanto dobbiamo, perché non siamo finanziariamente in bancarotta”.

    “Allora perché hai presentato istanza di fallimento ai sensi del capitolo 11?” si chiese Adams.

    Adams sopravvisse alla copertura mediatica, disprezzato da alcuni cattolici perché considerato un nemico della Chiesa.

    Predatori nascosti

    Presentando istanza di fallimento, Aymond ha evitato una deposizione con Trahant, un punto di riferimento tra gli avvocati delle vittime. Il giudice Meredith Grabill ha bloccato la fase istruttoria con una clausola sui registri ecclesiastici. I giudici fallimentari sono favorevoli a prevenire contenziosi che danneggerebbero il debitore – un’azienda, un individuo o una chiesa – che cerca di riorganizzare i propri beni, negoziare il debito e rimettersi in attività.

    Le procedure fallimentari si basano sul lavoro di un comitato congiunto composto da debitori, creditori e avvocati per gestire le trattative. Trahant e i suoi colleghi Gisleson e Denenea si sono uniti al comitato per conto delle vittime. Anche Adams si è unito al comitato, insieme ad altre tre vittime di abusi da parte del clero.

    Chi accedeva ai fascicoli ecclesiastici sui pedofili doveva mantenere riservati i documenti segreti. La commissione si riuniva ogni due settimane, con un processo lento che frustrava Adams. Ma grazie al sistema informatico a uso esclusivo del tribunale, scrutò un passato di predatori nascosti. Il fascicolo Collery era “straziante”. Adams ha affermato che la lettera del defunto arcivescovo Philip Hannan, che rimuoveva Collery dopo le lamentele contro di lui da parte dei genitori di St Ann, lo aveva elogiato come un buon sacerdote.

    “Avevo pensato che Hannan fosse il migliore, ma nei documenti ho visto il suo incoraggiamento, come se si scusasse con questi predatori”, ha detto Adams.

    Verso la fine del 2021, Trahant avvertì suo cugino, preside della scuola superiore Brother Martin, che il cappellano della scuola, padre Paul Hart, aveva una grave macchia sulla sua fedina penale. Trahant disse a Ramon Antonio Vargas, allora al Times-Picayune, di mettere Hart “sul suo radar”. Il 18 gennaio 2022, Vargas riferì che Hart aveva ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con una ragazza di 17 anni negli anni ’90.

    Vargas ottenne i documenti di una commissione di revisione della chiesa del 2012 che votò contro la riassegnazione di Hart dopo aver scoperto che aveva abusato di una ragazza adolescente. Aymond scavalcò la decisione della commissione di revisione laica per un cavillo di diritto canonico, riguardante l’età del consenso a 17 anni. In seguito mandò Hart alla scuola superiore Brother Martin senza informare la scuola della decisione della commissione.

    Anni dopo, la scuola superiore Brother Martin inviò una lettera ai genitori spiegando che la scuola aveva chiesto ad Aymond di rimuovere Hart a causa di accuse “risalenti a un lontano passato”. Aymond lo espulse e si scusò.

    Grabill, infuriato, vide una violazione dello scudo fallimentare nei documenti interni. L’avvocato della Church, Mark Mintz, che aveva frequentato la facoltà di giurisprudenza della Tulane University negli anni in cui aveva frequentato Grabill, si era espresso a favore della punizione di Trahant. Trahant sosteneva che, in quanto funzionario del tribunale, era tenuto a denunciare un abusatore di minori e che non aveva rivelato nulla di quanto previsto dall’ordinanza di protezione.

    Grabill ordinò un’indagine su Trahant da parte del curatore fallimentare statunitense, un funzionario che ricopriva un ruolo neutrale nei confronti del tribunale. Vargas accettò un breve colloquio con il curatore, affermando di non aver ricevuto i documenti su Hart da Trahant e rifiutandosi di nominare la sua fonte – cosa che il curatore non poteva imporre in base alle tutele costituzionali sulla libertà di stampa. Vargas a quel punto era diventato redattore e reporter del Guardian, con sede a New Orleans, con una copertura sempre più approfondita del fallimento.

    Adams era entusiasta che Trahant fosse riuscito a eliminare un predatore.

    Il caso si trascinò per ore. In un incontro con Grabill nell’aprile 2022, Rick Kuebel, l’avvocato del comitato dei creditori, si lamentò del fatto che la procedura fallimentare si protraeva da due anni “e non ho ancora visto un piano di riorganizzazione [della chiesa]”.

    Nel giugno 2022, Grabill ha multato Trahant di 400.000 dollari per aver violato l’ordine di segretezza. La multa ha suscitato scalpore nella comunità legale. Un esperto specialista in bancarotte ha affermato, a margine, che la multa di Grabill dimostrava la sua “inesperienza”.

    Trahant ha presentato ricorso alla corte d’appello degli Stati Uniti per il quinto circuito, che, dopo due anni e mezzo, non si è ancora pronunciata.

    “Gli ordini di protezione in caso di bancarotta sono uno scandalo che consente agli avvocati difensori e alla Chiesa di giocare in tribunale”, ha dichiarato al National Catholic Reporter Marci Hamilton, professoressa presso l’Università della Pennsylvania, avvocato e fondatrice del think tank Child USA.

    “Alcuni giudici hanno lentamente imparato attraverso i media che le vittime hanno bisogno di voce e hanno iniziato a consentire che le dichiarazioni di impatto delle vittime siano inserite negli atti. Le sentenze del giudice Grabill mi preoccupano per l’indebita deferenza nei confronti della Chiesa. Questo accade nei tribunali statunitensi da decenni, ma la maggior parte dei giudici non si schiera più automaticamente dalla parte della Chiesa. Il fallimento di New Orleans è stato costellato di sentenze ingiuste contro le vittime e di inopportuna deferenza nei confronti dell’arcivescovo”, ha aggiunto Hamilton.

    Come scrive Lindsey Simon in Bankruptcy Grifters, un articolo pubblicato sulla Yale Law School Journal, molti fallimenti ecclesiastici hanno “privato le vittime del loro giorno in tribunale e le hanno costrette a ricorrere alla procedura di conciliazione”.

    “Ciò che distingue i casi delle diocesi… è il modo in cui incorporano alcune delle pratiche più distruttive che creano ostacoli e privano i richiedenti di tutele significative”, scrive.

    Grabill bandì Trahant, Gisleson e Denenea dal comitato dei creditori, nonostante non ci fossero prove che gli ultimi due avessero violato il suo ordine di segretezza. Grabill epurò Adams e altri tre sopravvissuti che avevano pazientemente partecipato a due anni di riunioni, poche ore prima di incontrare Aymond e leggergli le dichiarazioni. Ciò non accadde mai.

    I fascicoli del clero che Adams aveva letto sul server del comitato scomparvero dal suo desktop, dal collegamento al sistema informatico del tribunale. Sotto lo scudo della bancarotta, sapeva che rendere pubblico tutto ciò che sapeva avrebbe suscitato l’ira di Grabill.

    Kuebel ha difeso i sopravvissuti, sottolineando che “non hanno mai visto i loro aggressori consegnati a nessun tipo di giustizia”, ​​secondo una trascrizione dell’udienza disponibile al pubblico. Piuttosto, hanno scontato “due anni senza alcun risarcimento” in lunghe udienze e, senza che lui lo dicesse, hanno rispettato lo scudo fallimentare su documenti segreti. “Sono frustrati dal fatto che, a differenza di altri casi, questa arcidiocesi abbia scelto di essere opaca o non trasparente con tutti questi vari documenti. Sono molto frustrati dal fatto che questa [fuga di notizie] sia diventata il fulcro del caso invece di cercare di riorganizzare [la Chiesa] e arrivare” a una risoluzione.

    Ma smantellando il comitato dei creditori, Grabill diede impulso all’attenzione dei media. Le vittime si schierarono più apertamente contro diversi ecclesiastici i cui procedimenti giudiziari erano al di fuori della bancarotta. Ad esempio, alla fine degli anni ’90, la chiesa mandò Lawrence Hecker al St John Vianney, un ospedale ecclesiastico in Pennsylvania, come riportato dal Guardian e da WWL-TV. Hecker tornò a casa con una diagnosi di pedofilia.

    Ciononostante, Hecker divenne monsignore prima che l’arcidiocesi lo ritirasse dal ministero e lo facesse andare in pensione. Aveva 92 anni l’anno scorso quando fu condannato dal procuratore distrettuale della parrocchia di Orleans. Morì pochi giorni dopo aver scontato la pena dell’ergastolo.

    Il tempo impiegato per perseguire Hecker ha inviato un segnale forte alle forze dell’ordine. Nel 2023, avvocati anonimi hanno fornito un documento di 48 pagine all’FBI e alla polizia statale, descrivendo dettagliatamente gli insabbiamenti commessi dalla chiesa, citando le dichiarazioni delle vittime in procedimenti penali e cause civili. Un sacerdote menzionato nel promemoria, William O’Donnell, non era nella lista della chiesa, eppure, come riportato da Vargas sul Guardian , “Aymond ha autorizzato accordi finanziari separati di 125.000 dollari e 100.000 dollari per risoluzioni extragiudiziali con due persone” che accusavano O’Donnell di abusi.

    Sulla base dei documenti legali visionati dal National Catholic Reporter, l’arcidiocesi ha pagato alle vittime circa 11,7 milioni di dollari in accordi privati ​​nell’arco di circa 10 anni prima di dichiarare bancarotta. Diverse vittime hanno successivamente dichiarato di aver firmato accordi di non divulgazione, violando la Carta per la protezione dei minori dei vescovi statunitensi del 2002, che richiede trasparenza e “tolleranza zero” nei confronti dei pedofili.

    Spingere per una risoluzione

    Il fallimento, come la terapia, ha successo quando finisce.

    Gli avvocati specializzati in procedure fallimentari, che fungono da ponte tra la difesa e l’avvocato dell’attore, fatturano cifre elevate e vengono pagati con le casse della chiesa. In un servizio del 2023 per New Orleans WWL-TV, il giornalista investigativo David Hammer ha esaminato attentamente il modo in cui i giudici fallimentari di Buffalo e Rockville Centre, New York, avevano messo in discussione gli avvocati delle diocesi per le loro fatturazioni elevate e le loro tattiche dilatorie. “Grabill, d’altra parte, si è ripetutamente pronunciato a favore dell’arcidiocesi di New Orleans nelle sue controversie con i creditori”, ha riferito Hammer.

    A differenza degli specialisti in bancarotta e della difesa ecclesiastica, gli avvocati dei superstiti vengono pagati alla fine. Secondo Jeff Anderson, uno dei principali avvocati difensori di questi casi da molti anni, una strategia chiave della chiesa è quella di allungare i procedimenti, costringendo gli avvocati dei querelanti a sostenere i costi, spesso ricorrendo a prestiti su linee di credito bancarie.

    Nella primavera del 2025, con il capitolo 11 al quinto anno, Grabill capì che archiviare la procedura fallimentare avrebbe scatenato un’ondata di casi che avrebbero travolto i tribunali statali. Approvò diversi esperti di mediazione di alto profilo per promuovere una risoluzione.

    Mentre le trattative proseguivano per tutta l’estate, Grabill si trovò ad affrontare nuove problematiche. Durante un’udienza fallimentare di giugno, gli avvocati degli investitori dietro un’emissione obbligazionaria da 41 milioni di dollari che l’arcidiocesi aveva sottoscritto nel 2017 accusarono la chiesa di “frode sui titoli” per il mancato pagamento di interessi pari a 930.206,25 dollari, citando la bancarotta come una delle cause principali.

    Ma mentre proseguivano le trattative tra gli avvocati dei sopravvissuti, i mediatori e la chiesa, a settembre è emerso un pacchetto. La chiesa ha promesso 230 milioni di dollari, di cui 29 milioni da assicuratori più piccoli.

    A fine ottobre, le sopravvissute hanno votato a larga maggioranza per accettare le condizioni finanziarie proposte dall’arcidiocesi. Grabill ha poi tenuto un processo sull’equità delle condizioni e ha ascoltato le testimonianze delle sopravvissute agli abusi, tra cui Adams. L’8 dicembre ha approvato l’accordo.

    Travelers, la più grande compagnia assicurativa dell’arcidiocesi con polizze rilevanti, ha subito accettato in linea di principio di aggiungere altri 75 milioni di dollari all’accordo. Se Grabill approvasse, l’accordo porterebbe il totale a 305 milioni di dollari.

    Adams, che ha votato a favore del pacchetto, era di recente a cena con alcuni amici del liceo quando qualcuno gli ha chiesto cosa pensasse dopo aver sopportato il fallimento quinquennale della chiesa.

    Ricorda di aver detto: “Sapendo quello che so ora, vedendo quello che ho passato io e la mia famiglia, probabilmente avrei tenuto la bocca chiusa. Soffrire in silenzio sarebbe stato più tollerabile del prezzo emotivo e spirituale che tutto questo ha richiesto”.

    Aymond, dopo aver presentato le sue dimissioni al Vaticano all’età di 75 anni, sta ora gradualmente abbandonando l’incarico; l’arcivescovo coadiutore James Checchio diventerà a tempo debito arcivescovo.

    “Più si approfondiscono i reati finanziari, i crimini sessuali, i preti che infrangono i voti”, ha detto Adams al National Catholic Reporter, “più mi viene da chiedermi se sono nella chiesa giusta. Il certificato di battesimo di mio figlio è stato firmato da due preti; entrambi sono ora in prigione per reati sessuali.

    “Se credo sinceramente che la vera presenza di Cristo sia nell’Eucaristia e nei sacramenti che Gesù ci ha donato, non c’è altro posto dove andare. Questo non rende più facile andare in chiesa. La mia bisnonna si comunicava quotidianamente. Credo che le sue parole sarebbero state: ‘Abbiate fede in Cristo e nell’Eucaristia, e non nei leader della Chiesa che hanno normalizzato inganni e abusi’. Continuo a sperare che il mio amore per Dio e la sua Chiesa sia più grande del dolore e della rabbia causati dai suoi sacerdoti e vescovi”.

    Nota dell’editore: questo è il primo di una miniserie che esplora le vite di alcuni sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero durante la saga fallimentare dell’arcidiocesi di New Orleans, durata oltre cinque anni. La serie è stata sostenuta dal Fund for Investigative Journalism ed è stata pubblicata dal Guardian in collaborazione con il National Catholic Reporter .

    Negli Stati Uniti, chiama o invia un messaggio alla hotline Childhelp per gli abusi al numero 800-422-4453 o visita il sito web per ulteriori risorse e per segnalare abusi su minori o inviare un messaggio privato per ricevere assistenza. Per gli adulti sopravvissuti ad abusi su minori, è possibile contattare ascasupport.org. Nel Regno Unito, l’NSPCC offre supporto ai minori al numero 0800 1111 e agli adulti preoccupati per un minore al numero 0808 800 5000. La National Association for People Abused in Childhood (Napac) offre supporto agli adulti sopravvissuti al numero 0808 801 0331. In Australia, bambini, giovani adulti, genitori e insegnanti possono contattare la Kids Helpline al numero 1800 55 1800 o Bravehearts al numero 1800 272 831, mentre gli adulti sopravvissuti possono contattare la Blue Knot Foundation al numero 1300 657 380. Altre fonti di aiuto sono disponibili su Child Helplines International.

    https://www.theguardian.com/us-news/2025/dec/28/new-orleans-archdiocese-bankruptcy-abuse-settlement

  • Papa Leone ha aiutato a proteggere il clero accusato di abusi in Perù, affermano i sopravvissuti agli abusi

    Papa Leone ha aiutato a proteggere il clero accusato di abusi in Perù, affermano i sopravvissuti agli abusi

    Le vittime di abusi da parte del clero chiedono un’indagine su Papa Leone XIV durante il suo mandato come vescovo di Chiclayo in Perù, sostenendo che avrebbe avuto un ruolo nel nascondere il modo in cui ai sacerdoti e al clero accusati di violenza sessuale veniva consentito di continuare a svolgere il loro ruolo nella Chiesa cattolica.

    Le registrazioni di un incontro avvenuto ad aprile tra il reverendo Giampiero Gambaro, Ana María Quispe Díaz e altri accusatori di aggressione di chierici peruviani hanno rivelato che l’uomo da loro accusato aveva confessato ai funzionari della chiesa anni prima e a settembre gli era stato concesso un “congedo onorevole”.

    Il Chicago Sun-Times ha recensito una versione tradotta delle registrazioni rese pubbliche da Conclave Watch.

    Alla luce delle registrazioni appena emerse, la Rete dei Sopravvissuti agli Abusi da parte dei Preti intende presentare una denuncia aggiornata secondo il modello ” Vos Estis Lux Mundi” , il percorso della Chiesa per documentare le accuse di abuso o cattiva gestione dei casi. Il gruppo ha affermato che questi casi sono rappresentativi di “un sistema che consente a vescovi e cardinali di controllare e chiudere i casi che li coinvolgono”.

    “Non possiamo avere un altro papa in questo sistema istituzionale che ha insabbiato i crimini sessuali su minori”, ha dichiarato Peter Isely, sopravvissuto agli abusi sessuali del clero del Wisconsin e fondatore di SNAP, in una conferenza stampa di giovedì a Chicago. “Sono qui da 35 anni e l’unico modo in cui le cose cambiano è quando ci sono conseguenze e responsabilità. … Non vogliamo che questo accada a un altro bambino”.

    I funzionari del Vaticano non hanno risposto immediatamente alla richiesta di commento.

    Díaz, di Chiclayo, in Perù, sostiene di essere stata abusata da un prete quando aveva 9 anni, e che le sue due sorelle sono state aggredite dallo stesso prete. Nell’aprile 2022, ha affermato, le tre hanno presentato le loro accuse a Papa Leone XIV, allora noto come Robert Prevost e vescovo di Chiclayo, sebbene non abbia mai aperto un’indagine.

    Secondo il New York Times , il Vaticano ha concluso l’indagine sui presunti abusi nel 2023, dopo che le autorità civili hanno dichiarato che le accuse erano oltre la prescrizione. Il Vaticano ha dichiarato al giornale che Prevost aveva fatto più del dovuto in almeno uno dei casi.

    Secondo SNAP, le nuove prove dimostrano che i funzionari della chiesa hanno ammesso che il reverendo Eleuterio Vásquez Gonzáles, noto come padre Lute, aveva confessato di essersi tolto i vestiti, di aver fatto commenti sessualmente inappropriati e di aver toccato se stesso e le vittime.

    Gambaro ha affermato che “l’indagine preliminare di Prevost è stata condotta molto male” – descrivendola come una “battuta” – e che “i termini di prescrizione della chiesa sono chiaramente molto diversi”. Ha aggiunto che un funzionario ecclesiastico sconosciuto, che le vittime ritengono essere Prevost, “ha firmato una lettera in cui afferma che il processo [canonico] non deve essere svolto”.

    “È la prima volta che mi trovo di fronte a una situazione del genere in cui si invoca in questo modo la prescrizione del diritto civile”, afferma Gambaro nella registrazione.

    Secondo l’analisi dei social media condotta da SNAP, Lute e il reverendo Ricardo Yesquén Paiva, che secondo Díaz l’avrebbe aggredita da bambina, hanno continuato a comparire nelle foto di Facebook mentre ricoprivano incarichi in chiesa, nonostante Prevost avesse affermato che erano state rimosse.

    Una foto di Facebook mostra Prevost in piedi con Paiva alla sua festa di compleanno nel 2023, tre anni dopo che le accuse sono emerse, entrambi vestiti con abiti clericali.

    Entro il 2024, la chiesa ha affermato che il religioso accusato, che era stato fotografato con Prevost, non poteva essere indagato e aveva già abbandonato il ministero a causa di una condizione neurologica, secondo SNAP.

    “È incomprensibile che invece di cercare la verità e riparare le vittime, si sia deciso di chiudere il caso attraverso una grazia papale che libera l’abusatore dall’affrontare la responsabilità che gli compete, lasciandoci in una situazione di vulnerabilità senza riparazione, dove l’unica cosa che ci viene offerta è il pagamento per la terapia”, ha affermato Diáz in una dichiarazione.

    Contributo di: Kaitlin Washburn

    https://chicago.suntimes.com/pope-leo-xiv/2025/12/04/victims-call-for-investigation-of-pope-leo-xiv-amid-new-evidence-of-role-in-sexual-abuse-cover-up-in-peru

  • Sacerdote di Innsbruck denuncia abusi subiti 40 anni fa a Lana

    Sacerdote di Innsbruck denuncia abusi subiti 40 anni fa a Lana

    Un sacerdote della Diocesi di Innsbruck ha reso pubblica una denuncia per abusi subiti oltre quarant’anni fa durante un periodo di permanenza presso l’Ordine Teutonico a Lana, in Alto Adige. All’epoca dei fatti, il religioso – oggi sessantenne – aveva 19 anni ed era agli inizi del proprio cammino verso il sacerdozio.

    In un’intervista all’emittente pubblica ORF, ha spiegato di essere “il primo sacerdote in Austria ad avere il coraggio di compiere questo passo”, aggiungendo di essere certo di “non essere l’unico”. Secondo il suo racconto, l’autore dell’abuso sarebbe stato un superiore dell’ordine religioso, oggi deceduto. L’episodio sarebbe avvenuto nella stanza del giovane seminarista, con un comportamento che il sacerdote descrive come “mirato”.

    Una volta rientrato a casa, il futuro prete avrebbe confidato l’accaduto a un confratello, ma la reazione di quest’ultimo – che lo avrebbe ritenuto responsabile e avrebbe sostenuto che le tendenze dell’aggressore fossero note – avrebbe causato una seconda ferita, inducendolo al silenzio per decenni. La decisione di parlare pubblicamente oggi, spiega, nasce dal desiderio di “dare coraggio ad altri” che potrebbero aver vissuto esperienze simili. In un comunicato ufficiale, la Diocesi di Innsbruck ha espresso al sacerdote “rispetto e riconoscenza” per la sua scelta, definendola “un forte segno di apertura e responsabilità”.

    L’istituzione ha inoltre assicurato il proprio sostegno e accompagnamento. Secondo i dati citati da ORF, la Commissione Indipendente austriaca per la tutela delle vittime ha ricevuto dal 2010 a oggi circa 3.600 segnalazioni di presunti abusi riconducibili all’ambiente ecclesiale nel Paese.

    Intanto a fine anno don Gottfried Ugolini, sacerdote e psicologo, lascerà l’incarico di referente per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, oltre al posto nel gruppo direttivo del progetto “Il coraggio di guardare”, da cui è nato il Rapporto indipendente sugli abusi nella diocesi, affidato allo studio legale tedesco Westpfahl Spilker Wastl.

    Su mandato del vescovo Ivo Muser, don Ugolini assumerà ora la responsabilità della pastorale per i sopravvissuti ad abusi e violenze, offrendo sostegno diretto a chi ha subito – o è stato indirettamente coinvolto in – situazioni di abuso sessualizzato. “Sarò disponibile per colloqui e percorsi di accompagnamento”, ha spiegato, precisando che manterrà anche gli attuali incarichi nella pastorale giovanile e nel supporto al personale ecclesiale. Dopo quindici anni di attività ritenuta pionieristica nel campo della prevenzione, Ugolini parla di un “passaggio di consegne necessario”.

    Il progetto “Il coraggio di guardare” proseguirà fino al 2026, garantito dal gruppo direttivo che definirà nuovi obiettivi una volta nominata la nuova presidenza. Il sacerdote continuerà inoltre a collaborare nella formazione sui temi della prevenzione. Obiettivo del suo nuovo ruolo, sottolinea, sarà “sostenere chi porta sulle spalle il peso di traumi e violenze”, attraverso incontri, consulenze e momenti di ascolto dedicati.

    https://altoadigetv.it/news/sacerdote-di-innsbruck-denuncia-abusi-subiti-40-anni-fa-a-lana-4409