Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: sopravvissuti

  • L’arcidiocesi di New York negozierà un accordo per gli abusi sessuali per 1.300 accusatori

    L’arcidiocesi di New York negozierà un accordo per gli abusi sessuali per 1.300 accusatori

    L’arcidiocesi di New York, la diocesi cattolica più influente del Paese, ha dichiarato lunedì di aver accettato di negoziare un accordo che andrà a beneficio di circa 1.300 persone che hanno dichiarato di aver subito abusi sessuali da minorenni da parte dei suoi sacerdoti e del personale laico.

    Per finanziare l’accordo, l’arcidiocesi ha dichiarato di aver iniziato a raccogliere 300 milioni di dollari tagliando i costi e vendendo beni, tra cui la sede centrale di Manhattan e altri immobili.

    Jeff Anderson, un avvocato che rappresenta 300 persone che hanno sporto denuncia per abusi contro l’arcidiocesi, ha affermato lunedì che l’arcidiocesi ha compiuto “un passo nella giusta direzione”, ma ha avvertito che la chiesa e i suoi accusatori sono ancora lontani da un accordo definitivo.

    “Non c’è alcun accordo: abbiamo solo una proposta per un processo attraverso il quale si può avviare una mediazione”, ha detto Anderson. Ma, ha aggiunto, “questa è la prima volta che l’arcidiocesi si è mostrata disponibile a impegnarsi in un qualsiasi tipo di processo per risolvere la questione”.

    “Ogni volta che la Chiesa mostra la volontà di impegnarsi in una seria negoziazione, tutti noi che rappresentiamo i sopravvissuti siamo ansiosi di lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo”, ha affermato. “Speriamo di poterlo fare e che lo faremo”.

    L’annuncio della mediazione è stato fatto in una lettera pubblica pubblicata lunedì dal cardinale Timothy Dolan, il quale ha affermato che nelle ultime settimane i funzionari dell’arcidiocesi si sono incontrati con gli avvocati per discutere i contorni di un accordo globale tra la Chiesa e i suoi accusatori.

    “Come abbiamo ripetutamente riconosciuto, gli abusi sessuali su minori, commessi in passato, hanno gettato vergogna sulla nostra Chiesa”, ha scritto il cardinale. “Chiedo ancora una volta perdono per la mancanza di coloro che hanno tradito la fiducia riposta in loro, non provvedendo alla sicurezza dei nostri giovani”.

    Il cardinale Dolan ha affermato che sia l’arcidiocesi sia i rappresentanti dei suoi accusatori hanno concordato di ingaggiare Daniel J. Buckley, un giudice in pensione della California, come mediatore neutrale.

    Il giudice Buckley ha già contribuito in precedenza a negoziare un accordo simile tra l’arcidiocesi di Los Angeles e più di 1.000 persone che avevano accusato il suo personale di abusi passati, ha affermato il cardinale.

    https://www.nytimes.com/2025/12/08/nyregion/ny-archdiocese-sex-abuse-settlement.html?

  • Nuova Zelanda – Domande per Papa Leone XIV

    Nuova Zelanda – Domande per Papa Leone XIV

    Caro Papa Leone XIV
    Perché hai imbiancato le accuse di violenza sessuale su minori contro il cardinale John Dew quando eri prefetto del Dicastero per i Bishop nel 2024? Perché non avete parlato con le vittime e come questo tipo di risposta è “centrata sulle vittime” come dite pubblicamente devono essere le risposte?
    Perché non tratterrete i vostri vescovi ad Aotearoa Nuova Zelanda per rendere conto di aver negato denunce per abuso di clero attraverso un processo segreto che ostacola le indagini?
    Perché non avete sanzionato i vostri vescovi ad Aotearoa Nuova Zelanda per aver usato avvocati civili nel loro processo di ricorso pastorale per minacciare i sopravvissuti e respingere ingiustamente le loro denunce?
    Perché permetti ai tuoi vescovi non solo di ignorare i sopravvissuti, ma di ordinare che il loro intero presbiterato ignora anche i sopravvissuti?
    Perché predicate la ‘tolleranza zero’ in pubblico ma permettete comunque insabbiamenti in privato?
    Perché non hai chiesto scusa pubblicamente per gli abusi nelle cure della tua Chiesa ad Aotearoa, Nuova Zelanda, come riscontrato dalla Commissione reale neozelandese di inchiesta sugli abusi in cura? Perché non avete riconosciuto i risultati dell’inchiesta?
    I sopravvissuti non meritano di meglio?
    https://www.facebook.com/groups/519994202127538/
  • Premio Lea Garofalo – Francesco Zanardi tra i “Testimoni del nostro tempo” – Video

    Premio Lea Garofalo – Francesco Zanardi tra i “Testimoni del nostro tempo” – Video

    Si è svolta a Cremona la 4° edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo e tra vittime di mafia, ‘ndrangheta a cui è generalmente dedicato questo premio, quest’anno è entrata anche la pedofilia nel clero con la Menzione Speciale consegnata a Francesco Zanardi, anch’esso sopravvissuto agli abusi di un prete, oggi fondatore e presidente dell’unica realtà italiana da quindici anni attiva nel paese sul tema specifico del clero.

    Con queste parole è stato consegnato il premio al fondatore della Rete L’ABUSO, premio che Zanardi ha voluto condividere con tutti i sopravvissuti, spesso nascosti dietro le quinte e a coloro che collaborano e sostengono l’associazione, quella rete che insieme a loro ha creato in questi anni.

    “A Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’ABUSO, per il suo coraggioso e instancabile impegno nel denunciare gli abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa e nel dare voce alle vittime di una delle più gravi ferite morali e civili del nostro tempo.

    Sopravvissuto a quegli stessi abusi, Zanardi ha trasformato il dolore in battaglia, l’esperienza personale in missione collettiva, costruendo un movimento che ha rotto il silenzio e imposto il tema della responsabilità ecclesiastica e istituzionale nel dibattito pubblico italiano e internazionale.

    Con determinazione e coraggio, ha documentato casi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e informato l’opinione pubblica, sempre nel nome della verità, della giustizia e della dignità delle vittime.

    Per la forza morale con cui ha affrontato poteri forti e resistenze secolari, per l’impegno civile e umano che da anni porta avanti senza arretrare, Francesco Zanardi riceve la Menzione Speciale del Premio Nazionale Lea Garofalo, come simbolo di resilienza, verità e giustizia contro l’omertà e l’abuso del potere.”

    Con la Menzione Speciale di “Testimone del nostro tempo” ricevuta da Zanardi, finalmente un tema tanto difficile da recepire dagli adulti, inizia a fare breccia anche nella società, quella che ha nei fatti il dovere di tutelare bambine e bambini e che, rifiutando questo tema invece, spesso non fa altro che favorirlo.

    Un problema sociale che in Italia oggi ancora vede troppe vittime, specie nel clero che di fatto, al di la dei proclami auto accreditanti della Conferenza Episcopale, puntualmente privi del contraddittorio dei sopravvissuti, restiamo di fatto l’unico paese in Europa a non essere stato capace di un intervento concreto e soprattutto serio.

    Condizione di recente confermata anche dalla stessa Commissione Pontificia per la Tutela Minori che ha definito la Conferenza Episcopale italiana, “maglia nera” nella lotta all’abuso sessuale su minori e persone vulnerabili.

    Recentemente, nella vicenda di abusi su minori che ha coinvolto diacono il Alessandro Frateschi è lo stesso procuratore di Tivoli Francesco Menditto, a paragonare la condotta dell’autorità ecclesiastica italiana definendola “di omertà ambientale, molto simile a quella mafìosa”.

    Forse è proprio questo che ha ispirato gli organizzatori ad inserire nel Premio Lea Garofalo il tema dell’abuso sessuale nel clero.

    Nel suo discorso Zanardi ha voluto ricordare Piero Calamandrei e il suo discorso sulla Costituzione, citando proprio la parabola dei due migranti, per far comprendere, ricordare soprattutto ai molti giovani studenti presenti, quanto è dannoso il “menefreghismo”. Ha voluto ricordare nei pochi minuti a sua disposizione anche l’importanza di essere una vera e solida società e non, solo tante persone che vivono in gruppi ma si ignorano l’un l’altro, annullando quelli che sono i più basilari principi per cui gli uomini si sono composti in società.

    Nel corso della presentazione sono stati elencati tra i “Testimoni del nostro tempo“, familiari vittime di mafie, appartenenti alle forze dell’ordine, magistrati e procuratori della Repubblica, Testimoni di Giustizia, giornalisti di organi di stampa nazionali, rappresentanti sindacali e rappresentanti di associazioni.

    • Michelangela Barba, Presidente dell’Associazione Ebano Onlus;
    • Marco Omizzolo, sociologo, saggista e attivista per i diritti umani e del lavoro;
    • Giancarlo Costabile, ricercatore di Storia dell’educazione presso l’Università della Calabria;
    • Corrada Pomillo,Maresciallo Capo dei Carabinieri;
    • Giorgio Mottola, giornalista d’inchiesta della redazione di Report (Rai 3);
    • Maurizio Landini, Segretario Generale della CGIL;
    • Mauro Esposito, testimone di giustizia;
    • Pellegrino Passariello, Brigadiere dei Carabinieri Forestali;

    Mentre le menzioni speciali sono:

    • Silvia Pinelli,figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli;
    • Claudia Pinelli,figlia dell’anarchico e partigiano Giuseppe “Pino” Pinelli;
    • Pasquale Chirichella, presidente dell’Associazione Internazionale Joe Petrosino ETS;
    • Elia Minari, avvocato e fondatore dell’associazione Cortocircuito;
    • Francesco Zanardi, fondatore della rete nazionale Rete L’Abuso;
    • Vincenzo Infantino, attivista per i diritti umani;
    • Alla memoria di Mario Coppetti, partigiano e cittadino esemplare, per l’alto valore morale e civile della sua vita, interamente dedicata alla libertà, alla giustizia e alla dignità umana.

  • 2° Report Giustizia sul “Caso Italia”

    2° Report Giustizia sul “Caso Italia”

    ALTO COMMISSARIATO PER I DIRITTI UMANI

    al

    COMITATO PER I DIRITTI DELL’INFANZIA

    All’attenzione del CRC – Esamina Italia Marzo 2026

    2° Report Giustizia sul “Caso Italia”

    Preparato dall’Associazione Rete L’ABUSO – Osservatorio Permanente

    Relatore

    Francesco Zanardi

    -o-O-o-

    UN_REPORT_Nov_23

    L’Associazione Rete L’ABUSO (Associazione dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero) , nata e fondata da sopravvissuti italiani nel 2010. Referente per l’Italia di ECA Global (Ending Clergy Abuse). Oggi unico osservatorio in Italia che attualmente fornisce dati pubblici sui reati sessuali, in particolare quelli commessi dalle confessioni religiose.

    INTRODUCE

      – Nel 2022 la Conferenza Episcopale Italiana, oramai “costretta” dai progressi delle altre conferenze episcopali d’Europa, per bilanciare almeno in apparenza il pesante squilibrio italiano si troverà a doversi pronunciare anch’essa sulla situazione.

    Lo farà con il neoeletto Presidente della CEI – il Cardinale Matteo Maria Zuppi – annunciando una commissione di inchiesta ad oggi mai realizzata, svelando inoltre presso la Congregazione per la dottrina della fede, la presenza di 613 casi noti alla chiesa dal 2010 al 2022.

    Casi anche qui, di cui oggi non si sa più nulla.

    Nel contempo darà il via a quella che il Presidente Cei Zuppi battezzerà come “La via italiana”, annunciando in quella stessa sede anche l’apertura in ogni Diocesi di “Sportelli per le vittime”. Sportelli per i quali ad oggi hanno aderito poco più del 50% delle diocesi italiane.

    Come vedremo, parliamo in realtà di un escamotage per spingere le vittime a rivolgersi direttamente alla chiesa anziché all’Autorità Giudiziaria.

    Sportelli che a seguito di nostre verifiche effettuate attraverso i sopravvissuti che vi hanno avuto accesso, rileviamo non essere come propagandato, affatto utili per la vittima, molto più utili alla stessa chiesa.

    Parliamo di una sorta di “centri di ascolto” dove la vittima può denunciare in vista (promessa propagandata) di un “processo canonico” per quanto ha subito.

    Processo sul quale la vittima non viene informata anzitutto dell’incompatibilità che esiste con quelli che sono i processi dello Stato, basati sul diritto dell’uomo, mentre in sede canonica ci rapportiamo ai comandamenti del Decalogo, basati meramente sull’offesa a Dio.

    In quella sede viene redatta una sorta denuncia che darà senza certezza, in alcuni casi, avvio ad una indagine previa da parte della chiesa.

    Il racconto della vittima viene raccolto da un volontario (spesso privo di qualunque competenza) dopo di che sarà visionato da chi addetto all’indagine previa per poi finire in archivio, dove resterà nella completa disponibilità della Diocesi, ma non della vittima.

    Questa infatti non potrà avere copia di quella deposizione fatta e firmata allo sportello, tantomeno saprà quale uso la chiesa potrà farne in quanto la stessa deposizione è raccolta senza alcun consenso informato da parte della vittima, che in quella sede, non solo non è assistita da un legale, ma sulla base della ratifica della Carta di Lanzarote, non gode neppure dell’audizione protetta.

    In quasi tutti i casi esaminati si è ottenuta dopo la segnalazione allo Sportello Diocesano, la rimozione del sacerdote accusato, che poco tempo dopo però, nella maggior parte dei casi riappare come da manuale in altra parrocchia.

    Il caso di OMISSIS e di don Ciro Panigara (già recidivo per la chiesa) sono solo gli ultimi casi che documentiamo. (all. 1 e 2)

    Sempre presso gli Sportelli Diocesani, in alcuni casi vediamo proporre alla vittima un *”accordo tra le parti con il vincolo della riservatezza”.

    In sostanza una cifra di indennizzo (in genere 25.000€) elargita però a titolo di sostegno (omettendo che è per gli abusi subiti) dietro la quale la vittima, rinunciando a poter reclamare in altra sede quanto subito, è vincolata alla “riservatezza” sul caso e sulle persone coinvolte.

    Grazie a ciò la chiesa può mantenere segreto all’opinione pubblica il caso e salvare sacerdote, spesso senza neppure spostarlo in altra parrocchia.

    *NOTA – Se pur vero che in Italia gli “accordi con il vincolo della riservatezza” sono legali, va fatto notare che in questi casi l’accordo ha la finalità di occultare oltre al crimine, l’identità dell’offender.

    La stessa Conferenza Episcopale Italiana ha inoltre sottolineato che i casi denunciati presso gli Sportelli Diocesani, non saranno segnalati all’Autorità Giudiziaria Italiana, in quanto la legge in Italia non lo prevede.

    Sottolinea in’oltre che non conteggerà nei report annuali, i casi provenienti sia dall’Autorità giudiziaria che dalle Associazioni.

    Un chiaro segno di dissociazione non solo verso le regole della giustizia e della società civile, ma anche dagli stessi sopravvissuti e da qualunque parvenza di dialogo con loro.

    ESPONE

       –  Il 24 ottobre scorso la Rete L’ABUSO ha presentato il 2° Report sugli abusi sessuali del clero in Italia, che analizza i dati italiani dal 2000 a oggi.

    Report che a differenza del precedente ha raccolto questa volta oltre al dato nazionale, anche quello regionale conteggiando il numero di offender tra sacerdoti e indotto laico, il numero di sopravvissuti tra donne, uomini, adulti vulnerabili, persone con invalidità.

    Il Report quantifica inoltre la condizione penale dei casi, quanti mai denunciati, quanti denunciati, il loro stato di avanzamento, quanti arrivati a una condanna definitiva e quanti no.

    Oltre ai processi penali censisce sulla base dei dati forniti dai sopravvissuti a disposizione dell’Associazione, anche quanti processi canonici sono stati avviati e quanti di questi sono arrivati a una condanna.

    In oltre sonda quante di queste vittime sopravvissute hanno trovato concretamente il sostegno pubblicizzato attraverso i media dalla CEI, attraverso lo sportello diocesano o la chiesa stessa.

    Sostegno che da quanto sondiamo, quando presente si riduce nel migliore dei casi a una mera assistenza spirituale. (Link 1 – Documento integrale traducibile direttamente dalla pagina con Google Traslate)

    La Rete L’ABUSO, in occasione della presentazione pubblica del 2° Report, approfittando del dato suddiviso per ogni regione, ha voluto testare anche l’efficienza della Rete dei Garanti Regionali per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ai quali, il 6 ottobre ha inviato in anteprima il Report.

    Ebbene, hanno risposto solamente 2 garanti su 20.

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    (Estratti)   –  2° Report sugli abusi sessuali del clero in Italia.

    Totale casi censiti dal 2000 al 2025 compreso l’indotto laico, suddivisi per situazione penale.

    Dato aggiornato al 1 ottobre 2025

    Il sommerso che rileviamo (ovvero i casi noti ma omessi alla Magistratura) attualmente è di 839, quelli reo confessi 6, quelli caduti in prescrizione 61. Hanno patteggiato in 20, mentre 8 sono stati archiviati (quasi tutti per insufficienza di prova o testimonianza). Ne risultano pregiudicati / recidivi 9, mentre i casi denunciati risultano 46 (n.b. alcuni di questi sono datati nel tempo, noti per la denuncia di cui non si è più avuta notizia relativa all’avanzamento del procedimento). Ne risultano indagati 51 (n.b. alcuni di questi sono datati nel tempo, noti per la denuncia di cui non si è più avuta notizia relativa all’avanzamento del procedimento), condannati in 1° grado 27, in 2° grado 14, in via definitiva 155 (su 1250), condannati in sede civile 6, condannati in sede canonica 6.

    Per un totale di 1.250 casi di cui l’Autorità Giudiziaria italiana è riuscita a giudicare nei tre gradi di giudizio, solamente 155.

    Negli altri 1095 casi, i canali per la denuncia disponibili in Italia non hanno di fatto permesso ai sopravvissuti una possibilità di accesso alla giustizia, al tempo stesso la prevenzione.

    (Trovate il dato ulteriormente suddiviso per Regioni QUI)

    Da quanto l’Osservatorio registra, i sopracitati 1.250 casi avrebbero prodotto un totale (parliamo solo di quello noto alla Rete L’ABUSO) di 4.623 sopravvissuti di cui; da sacerdoti 4.395, da suore 9, da scout 54, da catechisti 91, da laici 74.

    Tra i 4.623 sopravvissuti contiamo 515 donne e 4.108 uomini, di cui 5 sono suore, 11 persone con disabilità mentre 156 sono adulti vulnerabili.

    Risultano di età inferiore ai 18 anni 4.451 sopravvissuti.

    (Trovate il dato ulteriormente suddiviso per Regioni QUI)

    Dati di cui la CEI è ben cosciente, tanto da poterne certificare i nostri.

     

    Abbiamo infatti raccolto nello stesso arco temporale (2000 – 2025), le varie dichiarazione lasciate dalla CEI rispetto al numero di offender presenti in Italia.

    • Il 25/5/2010 Monsignor Mariano Crociata (Segretario Generale della Conferenza Episcopale) dichiarò 100 processi canonici avviati in dieci anni. Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
    • Il 3/2/2022 la Diocesi di Bolzano dichiarerà altri 100 casi censiti nella sola Diocesi. Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
    • Il 28/5/2022 è il neo eletto Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, ad annunciare e rivelare in una conferenza stampa, l’avvio di una commissione d’inchiesta della Chiesa che analizzerà un arco temporale che va dal 2000 al 2022. In quella occasione dichiarerà 613 casi dal 2010, già in mano alla Congregazione per la Dottrina della Fede (oggi Dicastero). Ignoto il numero di sopravvissuti prodotti.
    • Il 17/11/2022, in attesa della Commissione annunciata dal Presidente Zuppi, la Conferenza Episcopale rilascerà il 1° report CEI che censirà nei due anni precedenti, un totale di 68 casi e un prodotto di 89 sopravvissuti di cui; 73 minorenni e 16 adulti vulnerabili. Di questi 37 sono donne e 52 uomini.
    • Il 16/11/2023 verrà reso noto il 2° Report CEI riferito all’anno 2022 che conterà 32 casi e un prodotto di 54 sopravvissuti di cui, 25 sono minorenni, 29 adulti vulnerabili. Le donne sono 44 e gli uomini 10.
    • Il 20/1/2025 la Diocesi di Bozano rilascia un secondo report riguardante la sola Diocesi che conterà questa volta altri 67 casi con un prodotto di 75 sopravvissuti. Di questi 51 minorenni, 24 adulti vulnerabili di cui 51 sono le donne e 24 gli uomini.
    • Il 28/5/2025 verrà reso noto il 3° report CEI che raccoglierà i dati del 2023 e del 2024 provenienti questa volta, dagli sportelli diocesani. I casi sono 69 con un prodotto di 115 sopravvissuti. Di questi sono 35 i minorenni, 51 sono donne e 64 uomini.

    (Trovate il dato completo e tutti i dettagli QUI )

     

    Sommando i casi dichiarati frammentariamente da CEI dal 2000 a oggi, si ottengono 1049 casi riferiti unicamente a sacerdoti.

    La Rete L’ABUSO, escludendo l’indotto laico ne documenta nello stesso periodo 1106, soli 57 casi in più di quelli che ha dichiarato negli stessi anni la chiesa. Direi che abbiamo fatto un ottimo lavoro!

    Nella poca trasparenza del dato dichiarato sempre dalla CEI – che non indica in alcun modo neppure da quale area geografica provenga, quale sia il numero delle vittime prodotte, quale sostegno la chiesa ha dato loro, dove operi attualmente e quali provvedimenti la chiesa abbia preso nei confronti del reo – grazie ai sopravvissuti, alla cronaca e alle varie fonti, siamo riusciti a censire in parte, sotto l’aspetto giudiziario canonico, l’operato della chiesa.

    Sotto il profilo del procedimento canonico registriamo dei 1.106 casi censiti dall’Associazione che risultano 76 processi avviati dalla giustizia canonica.

    Di questi, 17 si sono conclusi con una temporanea “sospensione a divinis”, in 7 casi invece i sacerdoti sono stati spostati restando impuniti in altra parrocchia, ne sono invece stati ridotti allo stato laicale o hanno presentato spontaneamente dimissioni 18 sacerdoti, in 5 casi il sacerdote si è suicidato mentre per i restanti 1.059 casi, non risulta avviato nessun procedimento a carico.

    Nessuno dei casi risulta essere mai stato segnalato dalla Chiesa all’Autorità Giudiziaria italiana che tuttavia, non ha obbiettato alla Chiesa neppure per la dichiarazione della CEI di omessa denuncia e mancata prevenzione, nella quale, per non lasciarsi mancare nulla, annuncia persino l’omissione di querela alle autorità italiane, dei casi a lei segnalati presso gli sportelli diocesani.

    Recentemente anche la Commissione Pontificia tutela minori si è espressa sull’operato delle Conferenze Episcopali nel mondo definendo quella italiana “maglia nera” in materia. (Link 2)

    CONCLUDE

    Doveroso premettere che i dati trattati sopra e riferiti unicamente al clero cattolico, nel caso dell’Italia siano proiettabili per l’intero paese.

    Il fatto che l’Associazione abbia reportato solo gli abusi del clero cattolico deriva da un’altra carenza, la totale assenza di dati nel paese, soprattutto da parte del Governo il cui Osservatorio nazionale del Ministero delle pari opportunità, oggi non è minimamente in grado di fornire.

    L’Associazione ha quindi utilizzato quelli nella propria disponibilità, certamente in grave difetto rispetto all’entità reale del fenomeno nel paese, di suo però già fin troppo significativi in questa sede.

    Nel ricordare a questo Comitato che in altri stati membri – parlando di chiesa – per meno di 100 casi sono state avviate commissioni indipendenti, inutile far notare che l’Italia, se pur decuplichi il dato a oggi si ostini, direi sistematicamente, nell’ignorare il problema.

    Come si evince chiaramente, il problema italiano al momento è in gran parte dovuto a una serie di vuoti legislativi di fondo, leggi “essenziali” dalle quali dipende il funzionamento di norme secondarie, in questo caso per la maggior parte riconducibili alla mancanza dell’obbligo della denuncia per tutti i cittadini.

    Vuoto di cui tuttavia non gode solo la chiesa e che si ripercuote inevitabilmente anche sulla popolazione civile colpendo in particolare le leggi NR. 172/2012 (convenzione di Lanzarote) e la NR. 69/2019 (riguardante il Codice rosso).

    Nel “Caso italiano” la chiesa si è solamente organizzata al suo interno per poter gestire autonomamente i reati commessi dai propri ministri e, in questo caso, si può dire che lo fa “nel pieno rispetto della legge”.

    Il fatto stesso che la Conferenza Episcopale Italiana abbia apertamente dichiarato che “non trasmetterà alle Autorità italiane i nominativi dei casi denunciati presso i propri sportelli” senza suscitare reazioni soprattutto da parte delle Istituzioni, è a nostro avviso sufficientemente esplicativo della gravità della situazione e di come al tempo stesso venga pubblicamente legittimata. Come se quanto accade fosse tutto “normale”.

    Situazione che si rispecchia e ripercuote come dicevo pocanzi anche nella società civile, in particolare nelle Associazioni di volontariato, per molti versi strutturalmente e in molte dinamiche simili alla chiesa che a differenza però, non coinvolgono solamente 31.000 unità come nel caso dei sacerdoti, ma ben 4,7 milioni di cittadini italiani che vi operano quotidianamente.

    C’è solo da sperare che la percentuale degli offender nel mondo laico non sia pari a quella del clero riportata in questo rapporto.

    Ad aggravare il tutto, il vuoto legislativo contenuto nel Certificato anti pedofilia di cui lamentavamo già nel precedente report e per il quale questo Comitato raccomandava di “ Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.”

    (CRC/C/ITA/CO/5-6 punto 21 paragrafo h)

    Un certificato già lui stesso vittima della mancanza dell’obbligo della denuncia, che in questo caso finisce per convogliare inevitabilmente quei pochi offender che vi rientrano, dando loro indicazione su dove poter predare in alternativa. Appunto, nel volontariato.

    Un volontariato che come la chiesa al suo interno si tutela a danno di bambine e bambini.

    Non a caso in Italia non vi è inverosimilmente notizia di casi in questi ambienti. Quelli che emergono infatti sono addirittura meno di quelli registrati nel clero.

    Vuoto su una norma “essenziale” che anche qui lamentavamo già nel precedente report e per il quale questo Comitato raccomandava di “ Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro.”

    (CRC/C/ITA/CO/5-6 punto 21 paragrafo g)

    Invece ci ritroviamo con un clero non solo impunito e che lascia senza giustizia migliaia di cittadini, ma addirittura, con il tacito consenso delle Istituzioni del paese gestisce ed amministra la giustizia dei cittadini rimasti vittime dello stesso.

    In riferimento al CRC/C/ITA/CO/5-6 (paragrafo 21), rileviamo in sostanza che nulla di quanto raccomandato da questo Comitato sembra essere stato concretamente attuato o almeno preso in considerazione dallo Stato membro.

    Tra i gravi regressi dello Stato membro segnaliamo il ddl Valditara contro l’educazione sessuo-affettiva, in attesa di approvazione da parte del Governo proprio in questi giorni. (link 2– link 3)

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    L’Associazione esprime al Comitato la sua forte preoccupazione per la grave regressione venuta a crearsi in Italia rispetto all’ultima esamina dello Stato membro.

    Il nesso causale di tutto ciò va indubbiamente ricercato nell’inerzia sistematica delle Istituzioni italiane, partendo da quelli che dovrebbero essere gli Organi di Garanzia di infanzia e adolescenza che, come abbiamo visto nel caso del 2° Report dell’Associazione che li riguardava direttamente, hanno risposto solo in 4 su 20.

    Ricordiamo le precedenti istanze al Governo italiano già segnalate nel nostro precedente report;

    la diffida dell’Associazione (link x) del febbraio 2018;

    l’Interrogazione parlamentare (link xx) del novembre 2018;

    il nostro precedente Report a questo comitato CRC (link xx) del novembre 2018

    tutti inevasi o senza risposta da parte dell’Istituzione.

    Il fatto che dei 1106 casi censiti dall’Osservatorio della Rete L’ABUSO solamente 155 risultano arrivati a una condanna definitiva, è estremamente significativo del malfunzionamento del sistema legislativo.

    Come chiaramente emerso già nelle sedute del 23 e 24 febbraio 2019  di fronte a questo Comitato che, domandando alla Delegazione italiana, quali strumenti di prevenzione fossero presenti nel paese, ottenne in risposta invece quali fossero le pene e le aggravanti per coloro che commettono questi crimini.

    Ovvero, pene e aggravanti inflitte agli offender solo dopo aver commesso il reato.

    l’unico strumento attualmente è il certificato antipedofilia, purtroppo però pesantemente invalidato da quanto detto pocanzi.

    Situazioni che abbiamo reportato nell’aprile 2023 alla Procura Generale della Repubblica (link 3) che non ha mai risposto e tantomeno si è preoccupata di acquisire (in virtù della procedibilità d’ufficio) i nominativi dei più di 400 presunti offender all’epoca segnalati.

    Interpellato attraverso una petizione anche il Parlamento Europeo (Petizione integrale UE[337]_signed ) ottenendo in questo caso una risposta, purtroppo poco esaustiva che ad oggi non ha portato a nulla di fatto. (link 3)

    RACCOMANDA

    1. Estendere l’obbligo di denuncia – già esistente ma oggi limitato solo ai pubblici ufficiali – a tutti i cittadini. Di vitale importanza al fine della verifica preventiva oltre che all’efficacia di normative già in essere come il più volte citato “certificato anti pedofilia”. Questo inoltre supererebbe in gran parte l’onere oggi delegato unicamente ai vescovi che di fatto, appellandosi all’articolo 4 del Protocollo addizionale dei Patti Lateranensi, per facoltà ne omettono puntualmente la denuncia alla Autorità Giudiziaria italiana. Questo restando nel rispetto del concordato al quale nulla verrebbe tolto.
    1. Estendere il “certificato anti pedofilia”, senza esclusioni a tutto il personale che opera anche saltuariamente a contatto con i minori.
    1. Implementare già dalla scuola primaria corsi a tutti i livelli che nella modalità adeguata all’età, permettano di recepire uno stato di pericolo, sfuggirne e poter riferirlo agli adulti.
    1. Creare protocolli di collaborazione e segnalazione con le forze dell’ordine accessibili a tutte le realtà associative (ONG), centri di ascolto che lo richiedono, affinchè si crei un sistema capillare di monitoraggio sul territorio, coinvolgendole direttamente, dando l’oro facoltà di poter seguire e monitorare a garanzia, l’iter della segnalazione.
    1. Quantificare a livello globale l’entità del fenomeno sul territorio dello Stato membro, compresi i casi acquisiti attraverso gli sportelli diocesani e non, dalla chiesa cattolica.
    1. Creare una commissione d’inchiesta sui reati commessi dalla chiesa cattolica, rigorosamente indipendente che garantisca l’assenza di ingerenze da parte della Chiesa ma anche dello Stato italiano, per decenni inadempiente.
    2. Che lo Stato stesso si faccia carico di chi risulta essere vittima accertata di abusi, valutando in base alla gravità formule di sostegno come l’invalidità pensionistica (che oggi in Italia ancora non riconosce il disturbo post traumatico da stress) o formule similari di sostegno.
    1. Garantire l’efficienza della rete Garante per la tutela dell’infanzia e adolescenza, come la nuova figura (in Italia al momento solo 4 regioni su 20) del Garante per le vittime di reato.
    2. Garantire partendo dai centri di ascolto diocesani che fungono da accesso alla Giustizia e al Tribunale ecclesiastico (se pur questo non sia equiparabile alla “giustizia dell’uomo” ma tuttavia tribunale che agisce sul territorio dello stato coinvolgendone i suoi cittadini che in quella sede sono sottoposti ad una riesumazione del trauma) il rispetto della normativa privacy, l’audizione protetta introdotta dalla Convenzione di Lanzarote ( 172/2012) e qualunque strumento di tutela psicofisica per le vittime risulti necessario.

     

             Il Relatore

       Francesco Zanardi

     

           Apposta firma digitale

    Fine del report

  • «Era notte, si infilò nel letto e abusò di me: fui cacciato dal seminario»: la testimonianza di una vittima

    «Era notte, si infilò nel letto e abusò di me: fui cacciato dal seminario»: la testimonianza di una vittima

    «Era una mattina della primavera 1965, mi sentivo molto triste. Avevo 17 anni. E dall’età di 12 anni studiavo in un istituto religioso». Inizia così la testimonianza di un uomo che 60 anni fa, sentita la vocazione, entrò in seminario e poi ne uscì «solo», anzi «fui cacciato». È la storia di una delle quattro vittime di abusi sessuali nella Chiesa, che nell’ultimo anno hanno chiesto aiuto al Centro di ascolto della Diocesi di Trento. La sua testimonianza, ieri sera, è stata letta da don Alessandro Aste, referente del Servizio tutela Minori, nel corso della Veglia in Duomo per la quinta Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa (18 novembre).

    L’uomo, che allora aveva 17 anni appunto, ha voluto esprimere anzitutto riconoscenza all’arcivescovo Lauro Tisi per esser stato ascoltato e per aver avuto la possibilità di riportare il suo vissuto, affinché «la Chiesa prenda sempre più consapevolezza». «La fine di un sogno», questo il titolo che il settantasettenne ha voluto dare alla sua testimonianza. «La mia famiglia era povera — ha raccontato per il tramite di don Aste — All’interno dell’istituto avevo frequentato le scuole medie e il ginnasio. E avevo iniziato il liceo presso il seminario diocesano. Qualche giorno prima, su sollecitazione del professore, avevo informato il padre superiore che un sacerdote, nel pieno di una notte, si era infilato nel mio letto».

    In realtà, già nelle settimane precedenti, il sacerdote si era approcciato a lui «con ammiccamenti, baci, carezze e affetto. Nella mia ingenuità — ha proseguito — non avevo mai considerato peccato questi comportamenti, in quanto li avevo sempre scambiati per manifestazioni di tenerezza. Ero solo, lontano dalla famiglia, avevo bisogno di affetto. Lui me lo dava, e io me lo prendevo. Per questo non avevo mai sentito il bisogno di confrontarmi con qualcuno. L’ultimo gesto, però…».

    Quella notte fu terribile. Lui prese coraggio e decise di denunciare il tutto al padre superiore, ma «capii presto che avrei pagato tristemente e immediatamente le conseguenze. Il padre superiore, infatti, mi convocò e mi disse che dovevo lasciare l’istituto e andare subito a casa».

    Sono passati sessant’anni, ma il ricordo è ancora vivido. «Il giorno dopo, solo nei miei pensieri, indossai un paio di pantaloni grigi, una maglia che mi avevano procurato il giorno prima, presi la borsa con le mie cose e abbandonai la mia stanza — ha aggiunto il settantasettenne — Scesi le scale, non c’era più nessuno ad aspettarmi, nessuno a salutarmi, nessuno ad accompagnarmi, ero solo. Anziché provare vergogna e chiedermi scusa, mi avevano isolato. A distanza di anni, il dolore brucia ancora — ha concluso così la sua testimonianza — Anche se sono riuscito a ricostruirmi una vita, con fatica…».

    «Era notte, si infilò nel letto e abusò di me: fui cacciato dal seminario»: la testimonianza di una vittima

  • Il Papa «dimissiona» il vescovo di Cadice accusato di abusi sessuali su un ex seminarista negli anni ’90 in Spagna

    Il Papa «dimissiona» il vescovo di Cadice accusato di abusi sessuali su un ex seminarista negli anni ’90 in Spagna

    di Ester Palma – Il Pontefice ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Cadice e Ceuta presentata da monsignor Rafael Zornoza Boy, 76 anni

    Il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Cadice e Ceuta presentata da monsignor Rafael Zornoza Boy. Il vescovo è al centro, in Spagna, di una bufera per accuse di abusi sessuali. In particolare, Rafael Zornoza, 76 anni, è accusato di presunte violenze sessuali continuate nei confronti di un ex seminarista tra il 1994 e il 2000, quando era sacerdote a Getafe (Madrid) e dirigeva il seminario maggiore della diocesi. Secondo il sito dell’«Associazione sopravvissuti agli abusi del clero», la denuncia è stata presentata l’estate scorsa, a 25-30 anni dai fatti, dall’ex seminarista alla Congregazione per la Dottrina della Fede e riportata dal quotidiano El País. Zornoza è accusato di abusi protrattisi quando la vittima aveva tra i 14 e i 21 anni.

    L’incontro di Leone coi vescovi spagnoli
    Leone XIV aveva discusso del caso, su cui era già stata aperta un’indagine dal tribunale vaticano, direttamente con i vescovi spagnoli lunedì scorso. Il presidente della Conferenza episcopale spagnola, monsignor Luis Arguello, ha commentato: «L’avvio dell’inchiesta da parte della Santa Sede conferisce credibilità alle accuse. La Chiesa cerca la verità per affrontare il dolore di tutte le parti coinvolte, sia della potenziale vittima che del vescovo, che potrebbe essere stato accusato ingiustamente». La diocesi ha assicurato «piena fiducia nella giustizia e la volontà di collaborare pienamente, ribadendo il rispetto alla presunzione di innocenza che assiste tutte le persone».

    «Il vescovo colpito da un cancro aggressivo»
    È la prima inchiesta contro un vescovo in Spagna. Peraltro il lavoro del vescovo in una diocesi «di frontiera» come quella di Ceuta si era contraddistinto per l’impegno sulla carità soprattutto verso i migranti. Originario di Madrid, Zornoza ha studiato nel Seminario di Madrid-Alcalá e ha ottenuto la Licenza in Teologia Biblica presso la Pontificia Università di Comillas. Ordinato sacerdote, è stato parroco arciprete di San Agustín. A Getafe fu segretario del primo vescovo e rettore del Seminario sin dalla sua fondazione nel 1991 fino al 2009. È stato eletto ausiliare di Getafe nel 2005. Nei giorni scorsi la diocesi aveva emesso una nota in cui si diceva che Zornoza aveva «sospeso temporaneamente la sua agenda per chiarire i fatti e sottoporsi ai trattamenti per un cancro aggressivo da cui è affetto».

    https://roma.corriere.it/notizie/speciali/roma/cronaca/25_novembre_22/papa-dimissioni-vescovo-cadice-spagna-abusi-sessuali-db8c35ba-9411-4673-8b1b-ed187d31cxlk.shtml

  • CEI e tutela dei minori: la sedia vuota…

    CEI e tutela dei minori: la sedia vuota…

    Riportiamo degli estratti significativi degli interventi alla CEI riunita ad Assisi da parte di S.E.R. Mons. Thibault Verny e di S.E.R. Mons. Luis Manuel Alì Herrera, rispettivamente Presidente (da quattro mesi) e Segretario della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Particolarmente toccante è stata l’immagine della sedia vuota utilizzata dal primo e il riferimento all’emozione della paura effettuato dal secondo.

    “…Sono consapevole che il secondo Rapporto annuale della Commissione, avvenuto lo scorso 16 ottobre abbia suscitato alcuni malintesi in talune realtà ecclesiali, in particolare nella vostra Conferenza Episcopale. Permettetemi di ribadire quanto è chiaramente indicato nel documento stesso e quanto è stato sottolineato durante la presentazione nella Sala Stampa della Santa Sede: la Relazione è stata completata nel primo trimestre del 2025 e si riferisce ai dati raccolti nell’anno solare 2024. Detto ciò, in qualità di nuovo Presidente, mi assumo la piena responsabilità del lavoro svolto dal team della Commissione… Tre anni fa, la Conferenza Episcopale Italiana e la Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori hanno sottoscritto un accordo, denominato Memorare Initiative, che ha segnato l’inizio di una collaborazione strutturata tra noi. Tale accordo non è rimasto lettera morta: si è trasformato in un laboratorio di dialogo, azione e corresponsabilità, con ricadute positive in Chiese di quattro continenti. Attraverso questa intesa – insieme a voi – stiamo aiutando le comunità ecclesiali a prevenire gli abusi, a proteggere chi è a rischio e a intervenire con competenza e compassione quando si verificano situazioni di abuso, ovunque esse si manifestino.

    Come in ogni collaborazione viva, non mancano incomprensioni e divergenze. Tuttavia, è proprio in tali frangenti che siamo chiamati ad accompagnarci con prudenza e trasparenza, in una dialettica di ascolto sincero e apprendimento reciproco. Intendiamo proseguire su questa strada, condividendo il vostro impegno e le vostre procedure di tutela con un numero sempre maggiore di Chiese nel mondo. Così facendo, riconosciamo e valorizziamo ciò che funziona, mentre valutiamo e correggiamo ciò che può essere migliorato. Questo punto è cruciale: indicare con trasparenza le lacune nei sistemi di salvaguardia e offrire risposte professionali rafforza la credibilità della Chiesa, affinché la nostra casa ecclesiale sia un luogo sicuro per tutti, per le famiglie, i giovani e i bambini…

    Come vescovo francese, mi rivolgo a voi oggi con umiltà. Di fronte allo scandalo degli abusi sessuali, nessuno può affermare di operare alla perfezione. Credo che tutti stiamo cercando di fare il meglio possibile, riducendo al minimo il danno. In Francia è stata istituita una commissione indipendente, la CIASE, che ha avuto punti di forza e di debolezza, aspetti positivi e fragilità. Ciononostante, essa rappresenta un riferimento per la Conferenza Episcopale Francese… Inoltre, la metodologia e i risultati di tale commissione sono stati ripresi e convalidati dal governo francese, che ha successivamente istituito una commissione sugli abusi commessi nelle famiglie (CIIVISE).

    Sono convinto che non esista un modello unico di approccio. Spetta a ciascuna Conferenza Episcopale assumere la questione, discernere e decidere autonomamente, in base al contesto storico e culturale locale. Siamo qui per avanzare insieme e sostenerci reciprocamente. A ciascuno di noi spetta guardare con coraggio al passato e riconoscere la verità della situazione: solo così potremo gettare le basi per costruire il futuro.

    Permettetemi di condividere un’immagine che mi ha profondamente colpito durante un recente incontro con un gruppo di vittime e sopravvissuti, tutti adulti, molti dei quali anziani, che hanno subito abusi da bambini nella Chiesa in Belgio. Ci siamo intrattenuti con loro per oltre tre ore: un incontro intenso, talvolta doloroso. Vi era una sedia vuota tra due membri del gruppo; la signora accanto spiegò che era per suo fratello, anch’egli vittima di abusi, che si era tolto la vita. Quella sedia rappresentava lui e gli innumerevoli altri che hanno compiuto lo stesso gesto a causa degli abusi subiti. La sedia vuota era presente anche nel loro incontro con Papa Leone XIV. In tutto ciò che facciamo, dobbiamo guardare a quella sedia vuota: guardare al presente, attraverso cellule di ascolto, riconoscere e accompagnare le vittime e i sopravvissuti, accogliere le loro parole, per quanto difficili. Essi sono per noi come l’uomo ferito sul ciglio della strada da Gerusalemme a Gerico. E dobbiamo guardare al futuro, attraverso la prevenzione nelle istituzioni ecclesiali, nelle scuole e nelle famiglie…” (Mons. Thibault Verny).

    ***

    “… considero un segno della provvidenza divina il fatto che stiamo conversando con voi proprio nel giorno in cui celebriamo la Giornata di preghiera per le vittime, con il tema “il rispetto genera relazioni autentiche”, indetta da questa Conferenza Episcopale… Per questo motivo, desidero ringraziare sinceramente i vescovi italiani che hanno scelto di partecipare a questo momento di dialogo: la loro disponibilità ha permesso di ricevere contributi ricchi di riflessioni ed esperienze che hanno arricchito anche la Commissione stessa. Se in qualche circostanza ciò che avete condiviso è stato percepito come travisato o trasmesso in modo inesatto, desidero esprimere il nostro sincero rammarico. La nostra intenzione è – e rimane – quella di servire la verità con delicatezza, nel rispetto di coloro che, con coraggio e onestà, hanno accettato di avviare un dialogo…

    È vero che per il rapporto pubblicato lo scorso ottobre sono state ricevute 81 risposte su 226 questionari inviati alle circoscrizioni ecclesiastiche che compongono questa conferenza e le sue 16 conferenze regionali. Tuttavia, questo dato, estrapolato dal suo contesto, può essere soggetto a interpretazioni parziali. Inoltre, come abbiamo visto, tali interpretazioni omettono l’enfasi posta nel rapporto sugli otto punti di forza del sistema operativo, della formazione e della ricerca, concentrandosi invece solo sulle attività che devono essere ulteriormente implementate in alcune regioni.

    Come in ogni processo scientifico, l’indagine è un punto di partenza e non un giudizio: non misura l’impegno degli individui, ma aiuta a capire dove rafforzare la rete e migliorare la comunicazione. Quando si opta per la trasparenza e la responsabilità, la Chiesa si espone anche a interpretazioni che non sempre colgono la complessità e lo sforzo del percorso. Tuttavia, è un rischio che vale la pena correre, perché solo una Chiesa che parla con sincerità può essere credibile. L’importante è che questo percorso non diventi una competizione basata sui numeri, ma un processo di crescita comune in cui la ricerca, la verifica e l’accompagnamento siano finalizzati a un unico scopo: costruire fiducia.

    Solo la verità, anche quando è dolorosa, può diventare il fondamento di un rinnovamento e questo richiede rigore e indipendenza, per questo il lavoro scientifico e documentato, come quello avviato congiuntamente in Italia, rimane essenziale… Nel 2016, molte comunità di fedeli erano riluttanti a riconoscere la presenza di vittime o sopravvissuti al loro interno. Questa riluttanza a volte nasceva dalla paura, dalla paura di ascoltare le terribili verità che le vittime e i sopravvissuti ci raccontano. La paura che le nostre comunità non siano perfette e possano anche essere luoghi di orrore. La paura di non sapere cosa fare, come confortare, come aiutare. Paura di confrontarci con i nostri fratelli o sorelle che potrebbero aver commesso un crimine e del costo che questo potrebbe avere per loro e per noi.
    Troppo spesso questa resistenza ha tenuto molti uomini e donne rinchiusi nel silenzio per anni, per decenni, per tutta la loro vita.

    La nostra Commission crede fermamente che giornate come questa odierna è un esempio di come la preghiera si traduca in azione, in consapevolezza e accoglienza . Abbiamo assistito in questi 10 anni di giornate di preghiere un pellegrinaggio graduale e progressivo che sta smantellando questa paura e permettendo alle nostre comunità di diventare luoghi in cui le vittime e i sopravvissuti vengono ascoltati e sostenuti, con compassione e soprattutto con professionalità…

    Le esperienze concrete del popolo di Dio, quelle che toccano la sofferenza e la speranza della guarigione, devono poter entrare nei luoghi in cui si prendono le decisioni e si elaborano le linee guida universali. Solo in questo modo la riflessione non rimane astratta, ma si radica nella vita e diventa uno strumento di conversione pastorale. Questa collaborazione tra ricerca, pastorale e ascolto delle vittime è ciò che potrà far maturare una Chiesa più credibile e attenta ai segni dei tempi… Se voi ce lo consentite, la nostra missione è che la Commissione rimanga al vostro fianco, non come osservatore esterno, ma come compagno di viaggio…” (Mons. Luis Manuel Alì Herrera).

    Non è un caso che l’attenzione dei vescovi francesi sul problema abusi sia sempre alta. Un’indagine e un indirizzo si sono concentrati sui preti francesi (cfr. SETTIMANANEWS, 17/11/2025).

    CEI e tutela dei minori: la sedia vuota…

  • Abusi sessuali nella chiesa, 4 persone al centro di ascolto della Diocesi di Trento

    Abusi sessuali nella chiesa, 4 persone al centro di ascolto della Diocesi di Trento

    Il centro di ascolto del servizio per la tutela dei minori della Diocesi di Trento ha accolto nuove persone che hanno trovato la forza di chiedere aiuto contro gli abusi. 

    Dei quattro accessi negli ultimi dodici mesi – sottolinea la Diocesi di Trento – due si riferiscono ad abusi sessuali da parte di membri di istituti religiosi, risalenti entrambi a 60 anni fa. In uno dei casi, si è rilevato anche un abuso di potere. 

    Un altro accesso riguarda invece il disagio avvertito da una giovane da parte di un educatore nel contesto di un’iniziativa parrocchiale. Un’altra segnalazione ancora si riferisce ad abusi sessuali da parte di un sacerdote di un’altra diocesi, accolto temporaneamente in Trentino, morto alcuni decenni fa.

    Tutte le segnalazioni – fa sapere la Diocesi – sono state prese in carico e sono state valutate le modalità più adeguate per alleviare la sofferenza delle persone coinvolte.

    I contatti del centro di ascolto del servizio diocesano di tutela dei minori

    Il Centro di Ascolto del Servizio Diocesano Tutela Minori risponde al seguente numero telefonico: 349/23.72.946 e all’indirizzo e-mail tutelaminori@diocesitn.it.  L’indirizzo postale è: Servizio Tutela Minori, piazza Fiera 2 , Trento.    

    Veglia in Duomo a Trento contro gli abusi

    La sera di venerdì 21 novembre, alle 20.30 nel Duomo di Trento, la Diocesi di Trento si raccoglierà in un momento di preghiera in memoria delle persone delle vittime di abusi nella Chiesa.

    Il tema della Veglia di quest’anno sarà il proprio il rispetto, declinato nell’invito a “generare relazioni autentiche”, in sintonia con la V Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa, in calendario il 18 novembre.

    “La Veglia – spiega don Alessandro Aste, Referente del Servizio Tutela Minori – vuole essere un momento di raccoglimento che invita tutta la comunità ecclesiale ad assumere ogni giorno la responsabilità di custodire la dignità e la sicurezza di ciascuno, oltre la sola occasione di una ricorrenza”.

    Nel corso della Veglia troverà spazio l’ascolto del vissuto di due persone ferite. “Ricordare – prosegue don Aste – significa innanzitutto ascoltare: l’ascolto delle persone che hanno subito abusi aiuta a comprendere più profondamente come accompagnarle nel loro cammino di ricostruzione, nella gestione del dolore e nella riconquista della propria storia. Allo stesso tempo ci orienta nel promuovere ambienti sempre più sicuri, capaci di favorire relazioni sane e rispettose per bambini, bambine, ragazzi e ragazze”.

    Il Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori

    La Diocesi di Trento fa sapere che il servizio diocesano per la tutela dei minori ha proseguito anche quest’anno il proprio impegno formativo, accompagnando diverse realtà in percorsi di crescita e responsabilità condivisa. Tra le attività realizzate, si è tenuta una formazione dedicata agli educatori e alle educatrici del Collegio Arcivescovile; una serata di approfondimento rivolta a una comunità parrocchiale e un incontro di presentazione delle linee guida ai sacerdoti della Diocesi, per sostenere un cammino comune di attenzione e cura verso le persone più vulnerabili.

    A queste iniziative si aggiunge l’accompagnamento di tre associazioni Noi Oratori presenti sul territorio trentino, che hanno richiesto percorsi specifici legati alla tutela.

    A febbraio 2026 si terrà il quarto Convegno diocesano sulla tutela dei minori e delle persone vulnerabili, che ancora una volta partirà dalla voce delle vittime. Una parte dell’incontro sarà dedicata a una testimonianza, momento essenziale per orientare il cammino della Chiesa verso una responsabilità sempre più consapevole, matura e attenta alla cura dell’altro.

    https://www.rainews.it/tgr/trento/articoli/2025/11/abusi-sessuali-nella-chiesa-trentina-4-persone-al-centro-di-ascolto-della-diocesi-di-trento-ultimi-12-mesi-87ead504-49ae-4e73-a48a-1286d754dc6e.html

  • I sopravvissuti raccontano gli abusi e chiedono all’arcidiocesi di Baltimora la responsabilità finanziaria nel caso di bancarotta

    I sopravvissuti raccontano gli abusi e chiedono all’arcidiocesi di Baltimora la responsabilità finanziaria nel caso di bancarotta

    Dieci vittime di abusi sessuali nell’arcidiocesi di Baltimora hanno testimoniato mercoledì in tribunale federale e molte hanno espresso frustrazione per gli sforzi della Chiesa cattolica per accertare le responsabilità nello scandalo. 

    L’udienza emozionante faceva parte della procedura fallimentare dell’arcidiocesi e la questione fondamentale su quanto la chiesa pagherà alle vittime resta senza risposta nella lunga e dolorosa battaglia legale. 

    Vite distrutte 

    La prima sopravvissuta a testimoniare dettagliatamente gli abusi sessuali subiti dall’arcivescovo Curley. 

    “Proteggere un uomo che ha molestato dei bambini è il più grande insulto alla nostra fede e ai sopravvissuti”, ha detto al giudice. 

    Ha affermato di aver lasciato la scuola cattolica “perso, confuso e distrutto”.

    Lesse una lettera inviata anni dopo dal prete che aveva abusato di lui, in cui descriveva il suo tentativo di suicidio. 

    “Mentre giacevo sanguinante sul pavimento della mia camera da letto, ho pensato a te”, ha detto. “Mi sono sentito male, non ho mai avuto la possibilità di dirti quanto ti amavo. Eri la persona per cui avrei lasciato tutto.” 

    La vittima ha affermato che ciò dimostra “l’impatto duraturo di abusi e manipolazioni”.

    Il secondo sopravvissuto ha raccontato di essere stato violentato da un prete quando aveva 10 anni. 

    “Ho urlato e lui mi ha minacciato per il mio silenzio”, ha detto. “Non sono stato abbastanza forte per reagire.”

    Ha descritto l’emorragia per settimane e ha detto che i suoi genitori l’hanno scoperta e lo hanno mandato a fare una colonscopia. Ha detto di non essere più andato da un medico fino ai 50 anni e di non aver rivelato pubblicamente l’abuso fino ai 56 anni.

    “Non pregate per me. Lo considero un tentativo di abuso, perché il mio aggressore pregava con me dopo ogni seduta”, ha detto in tribunale. 

    Ora, professore universitario, ha detto al giudice di sentirsi “inutile”. 

    “Non ho anima”, disse. 

    Soffre di terrori notturni e a causa del dolore è costretto a bere eccessivamente.

    Il terzo sopravvissuto ha detto al giudice: “Per decenni ho aspettato questo giorno per essere ascoltato”. 

    Ha affermato che una suora l’ha aggredita sessualmente a Villa Maria. 

    “Mi sentivo umiliata, sola, impotente”, ha raccontato la vittima all’aula gremita. “Non mi è mai stato mostrato alcun amore”.

    La vittima ha dichiarato al giudice: “Istituzioni come questa devono imparare che la vita dei bambini non è sacrificabile. Queste erano le persone di cui avrei dovuto fidarmi. Mi hanno violata e mi hanno privato della dignità”.

    Il quarto sopravvissuto ha più di 70 anni e ha dichiarato che nessuno ha creduto a ciò che gli è successo. 

    “Non mi fido della gente”, ha detto. 

    Ha raccontato alla corte di essere stato aggredito sessualmente da un prete di East Baltimore, che ha iniziato offrendogli cene e regali. “Mi stava adescando”.

    “Mi vergogno di quello che ha fatto. Mi vergogno”, ha detto l’uomo tra le lacrime.

    Ha raccontato che il prete lo ha portato in una stanza, ha chiuso la porta a chiave, si è ubriacato e poi lo ha maltrattato, costringendolo poi a fare una doccia. 

    “È così triste che non puoi dirlo a nessuno. Ti marchieranno”, ha detto l’uomo. 

    L’arcivescovo William Lori sedeva al tavolo principale con i rappresentanti della chiesa mentre Erin Maze descriveva “il dolore e la sofferenza inimmaginabili” per gli abusi sessuali subiti e si rivolgeva direttamente all’arcivescovo Lori: “Non si tratta di te!” 

    Lesse le dichiarazioni rilasciate dall’arcivescovo e gli disse: “Non stai cercando di risarcirci equamente”. 

    Fuori dal tribunale, Maze ha dichiarato all’investigatore della WJZ Mike Hellgren: “Per me era importante perché devo chiarire che l’ipocrisia che si sta diffondendo all’interno della Chiesa cattolica continua”.

    Maze ha affermato: “Continuano a fingere che gliene importi qualcosa di noi, ma non è così”.

    Un ex conduttore televisivo ha descritto il dolore per gli abusi subiti come “camminare con una macchia nell’anima”. 

    Ha detto della chiesa: “Ti dispiace di essere stato scoperto. Non ti dispiace di quello che è successo.”

    Il giornalista ha affermato che far testimoniare le vittime è un “circo” e ha chiesto all’arcivescovo Lori: “Per cosa? Solo per ottenere una scappatoia assicurativa? Lasciatemi stare!” 

    “La mia condanna è l’ergastolo”, ha detto il sopravvissuto. “Non finisce mai.”

    Caso di fallimento 

    L’arcidiocesi di Baltimora ha dichiarato bancarotta pochi giorni prima dell’entrata in vigore del Child Victims Act del Maryland. La legge ha eliminato la prescrizione nei casi di abusi sessuali e ha avviato una valanga di cause legali, con oltre 900 richieste di risarcimento contro la chiesa. 

    I sopravvissuti hanno cercato di respingere la richiesta di fallimento e stanno contestando la richiesta di immunità caritatevole avanzata dall’arcidiocesi, secondo cui le donazioni a un ente di beneficenza non dovrebbero essere utilizzate per pagare le richieste civili . 

    L’arcidiocesi di Baltimora aveva precedentemente dichiarato a WJZ: “Presentando il Capitolo 11, l’arcidiocesi cerca di fornire il processo più ordinato in cui le vittime sopravvissute possano essere risarcite, anche tramite le sue polizze assicurative, mantenendo al contempo la missione e il ministero della chiesa”.

    Dopo l’udienza di mercoledì, l’arcivescovo Lori ha definito “straziante ascoltare le loro storie. Le cose che sono accadute loro e gli effetti duraturi sulle loro vite sono qualcosa che tocca profondamente tutti noi”.

    “Mi sono scusata molte volte, ma mi rendo conto che nessuna scusa potrà mai coprire ciò che è successo a queste persone”, ha detto Lori a WJZ. 

    Secondo i documenti depositati in tribunale, la chiesa ha un patrimonio di oltre 100 milioni di dollari e ha proposto un fondo di 33 milioni di dollari per risarcire le vittime. Un’offerta di risarcimento di circa 35.000 dollari per ciascuna vittima è stata respinta e Lori ha dichiarato a WJZ che le trattative stanno continuando.

    “Sono molto ansioso e spero che si giunga a un accordo nel prossimo futuro”, ha affermato. 

    Riguardo al risarcimento, Lori ha affermato: “Si tratta della Chiesa che cerca, al meglio delle sue capacità, di offrire un risarcimento giusto, equo e giusto e, allo stesso tempo, di continuare la nostra missione, le nostre parrocchie, le nostre scuole e le nostre organizzazioni benefiche”.

    Sostenitori in tribunale 

    I sopravvissuti speravano di lasciare un segno indelebile nel giudice, dimostrando di meritare un giusto risarcimento per il trauma che li tormenta da decenni. 

    Questa è la terza volta che si rivolgono al giudice. 

    Frank Schindler, un sopravvissuto che non ha voluto condividere la sua storia durante l’udienza, è venuto a sostenere le altre vittime. 

    “Le persone possono avere diverse definizioni di carità. Per me, violentare una bambina non è un atto caritatevole”, ha detto Schindler a WJZ. 

    Teresa Lancaster, un’avvocatessa che ha subito abusi da parte del defunto padre Joseph Maskell, ha affermato che la chiesa era a conoscenza da tempo del suo caso e di altri. In precedenza aveva testimoniato sugli abusi subiti e aveva ascoltato molte altre persone raccontare le loro storie.

    “È stato devastante. Una volta che lo senti, e senti come queste vite sono state cambiate, ti lascia senza parole. Davvero”, ha detto Lancaster.

    Ha incoraggiato il pubblico a leggere il rapporto storico del procuratore generale del Maryland, che descrive nei dettagli decenni di abusi sessuali . 

    “È importante sapere che ogni volta che I Survivor racconta la sua storia, la rivive. Ti riporta nella stanza, di nuovo con i tuoi aguzzini, quindi non è un compito facile”, ha detto Lancaster. “Ma ho una domanda per la chiesa e per Lori. ‘Riuscite a vederci ora? Riuscite a sentirci ora? E potete fermare la difesa dell’immunità caritatevole’”.

    https://www.cbsnews.com/baltimore/news/survivors-stories-abuse-archdiocese-baltimore-bankruptcy-case/

  • Abusi sessuali del clero, in Liguria 69 casi in 25 anni: in 5 condannati in via definitiva

    Abusi sessuali del clero, in Liguria 69 casi in 25 anni: in 5 condannati in via definitiva

    Negli ultimi 25 anni i casi di abusi sessuali per mano del clero in Liguria sono stati 69, di questi 24 nella provincia di Imperia; 20 in quella di Savona; 15 nell’area metropolitana di Genova; 10 in quella di La Spezia. E’ questo il risultato dell’analisi effettuata dall’Osservatorio permanente della Rete “L’Abuso” da inizio secolo.

    I numeri in Liguria

    Nel report si legge che in Liguria “le vittime sopravvissute, prevalentemente minorenni, sono un totale di 209 di cui 25 donne e 184 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili e 200 sono minorenni”. L’analisi approfondisce anche chi sono gli autori di abusi: in 59 casi si è trattato di sacerdoti, in otto casi di laici e in due di scout.

    L’analisi portata avanti dall’associazione fa emergere che su 69 casi rilevati, 50 sono sirsultati sommersi alla giustizia, in tre casi invece ci sono delle denunce ancora in corso, sono due inve e le persone indagate al momento dall’autorità giudiziaria italiana; si registra poi una condanna in primo grado mentre sono cinque, tra sacerdoti e laici, condannati in via definitiva. Il repor riporta anche tre casi di sopravvenuta prescrizione e una condannato in sede civile. Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano: in sei casi risultano avviati, in cinque invece non è stato preso alcun provvedimento mentre per i restanti 58 casi non si hanno dati spiega la Rete “L’Abuso”.

    I condannati in via definitiva

    Sono cinque i condannati in via definitiva per abusi. Si tratta del laico Domenico Soldano di Genova condannato a un anno e nove mesi. Soldano aveva convinta la sua vittima offrendole delle caramelle, la vittima si era poi confidata con i genitori. La vicenda è sempre rimasta segreta e il religioso era finito ai domiciliari. Da tempo Soldano ha lasciato Genova.

    Altro condannato in via definitiva è Giorgio Barbacini, sacerdote della diocesi di Savona-Noli condannato a 3 anni e 5 mezzi per aver compiuto atti sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario con l’aggravante di averne avuto la custodia e la tutela. Latitante fino al 2015. Poi è stato arrestato. La diocesi lo ha spretato.

    A Pietra Ligure il sacerdote Italo Casiraghi è stato condannato in via definitiva. Arrestato a Gondola, nel Canton Ticino in flagranza di reato, con l’accusa di atti sessuali e molestie sui fanciulli, in particolare su una ragazzina di 14 anni.Condannato a 6 mesi con sospensione condizionale della pena.Segnalato in attività sacerdotale in provincia di Varese, a Sesto Calende dopo la condanna. Casirachi è stato spostato dalla diocesi di Albenga-Imperia.

    E’ stato condannato in via definitiva anche il sacerrdote di Albenga Luciano Massaferro. Per lui 7 anni e 8 mesi di carcere per abusi su una bimba. La diocesi di Albenga-Imperia non ha adottato misure nei suoi confronti.

    L’ultimo dei condannati in via definitiva in questi ultimi 25 anni in Liguria è il sacerdote Riccardo Seppia della diocesi di Genova. E’ stato condannato a 4 anni, dieci mesi e venti giorni per tentativo di violenza sessuale su bambini di sesso maschile, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina di modica quantità.

    Ecco chi ha patteggiato

    Poi ci sono anche i casi di chi ha patteggiato. Si tratta del sacerdote di Sanremo Alessandro Ghersi della diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Don Ghersi “veniva condannato in tribunale per aver inviato e-mail a luci rosse a una ragazzina di diciott’anni”.

    Il sacerdote Nello Giraudo ha patteggiato per abusi sessuali su numerosi bambini di sesso maschile al di sotto dei 14 anni. Ha ammesso la colpa e patteggiato una condanna pari a un e sei mesi di carcere. La diocesi di Savona-Noli lo ha spretato.

    La situazione a livello nazionale

    Sono 1.250 i casi complessivi di violenze sessuali nella Chiesa italiana, di cui 1.106 compiuti da sacerdoti. Sono i dati che emergono dal nuovo Rapporto nazionale 2025 di Rete L’Abuso – associazione promossa dai sopravvissuti ad abusi -, che segnala 4.625 vittime note, 4.395 delle quali abusate da preti, 9 da suore, 91 da catechisti, 76 da personale laico dell’indotto ecclesiale e 54 da scout. L’associazione evidenzia che 2.414 vittime sono seguite direttamente, mentre 2.211 risultano irreperibili. L’incidenza dei preti coinvolti, pari al 3,57 per cento dei 31.000 sacerdoti italiani, viene definita “molto alta” in relazione alla natura non ufficiale del censimento.

    Sui circa 31 mila preti, 1.106 sarebbero quelli segnalati, un numero in linea con quanto denunciato da fonti cattoliche che nello stesso periodo di tempo hanno riconosciuto 1.049 casi. La Rete L’Abuso rileva una grave carenza di strumenti di prevenzione e di tutela dei minori nel Paese ed evidenzia che la Chiesa Cattolica è da tempo al corrente del problema, “endemico e noto al Vaticano almeno dal 1962”, quando fu regolamentato segretamente con la direttiva ‘Crimen sollicitationis’. In ogni caso, prosegue l’associazione, “ciò non toglie nulla alla gravità della situazione”, e mostra quanto sia urgente “un intervento deciso del Garante nazionale e dei Garanti regionali” per coinvolgere cittadini e politica in un’azione di responsabilità collettiva.

    Sempre secondo il Rapporto, è la Lombardia la regione con il maggior numero di casi censiti dalla Rete L’Abuso: 174 sacerdoti e laici coinvolti e 562 vittime, in gran parte minori. Seguono Veneto (88 casi e 572 vittime), Toscana (81 e 292) e Sicilia (103 e 270). Il Molise e la Valle d’Aosta risultano invece le regioni meno colpite, rispettivamente con 16 e quattro casi.

    Più del 75 per cento dei sacerdoti coinvolti in abusi sessuali non è mai stato denunciato alla magistratura italiana. Secondo la Rete L’Abuso, il “sommerso” ammonta a 839 casi su 1.106 sacerdoti segnalati. Molti episodi, si legge nel rapporto non sono mai arrivati in tribunale a causa della prescrizione o perché affidati a procedimenti interni della Chiesa.

    https://www.primocanale.it/cronaca/59532-abusi-sessuali-clero-minori-liguria-2025-report.html