Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, così la Chiesa gestisce i peccati dei suoi pastori

    Pedofilia, così la Chiesa gestisce i peccati dei suoi pastori

    di Valerio Masia – Per la legge vaticana i preti pedofili sono prima di tutto dei peccatori, tra i peggiori e come tali devono espiare la loro colpa secondo i canoni della giustizia divina.

    Ma cosa prevede esattamente l’espiazione della colpa attraverso questi canoni ecclesiastici: “Preghiera, tanta………. e poi espiazione della colpa nei cosiddetti “centri di cura per sacerdoti e suore in difficoltà diffusi sul territorio”.

    Il problema però come denunciano le associazioni di vittime di abusi da parte del clero sta nel fatto che, “questi centri di cura, tengono di fatto nascoste alla giustizia italiana e alla sanità pubblica, persone malate che vengono gestite in segreto”.

    Le ferite, i traumi poi che le vittime di abusi si portano per tutta la vita sono enormi, laceranti, si considerano “sopravvissuti”.

  • La suora, il prete, la ragazza

    La suora, il prete, la ragazza

    Milano Un triangolo: la suora, il sacerdote, la ragazza. A uscirne stritolata, fu la ragazza: Eva Sacconago si impiccò, il 21 giugno del 2011, dopo avere mandato al prete un ultimo sms: «Pinguino mio, ti voglio salutare. Ti voglio bene, non essere troppo triste perché ti guardo ogni volta che cerchi una stella».

    Ieri, gli sms – insieme ai diari e a decine di lettere – sono entrati nel processo alla suora: Mariarosa Farè, ovvero «suor Mary», la religiosa che coinvolse Eva in una storia di sesso quando era poco più che una bambina, e che la violentò ripetutamente dopo essere stata piantata per il prete. In primo grado la donna è stata condannata a tre anni e mezzo. In appello, i giudici hanno chiesto a uno psichiatra, Franco Martelli, di analizzare gli scritti lasciati dalla vittima: per capirne il grado di sudditanza, di depressione, di fragilità; per cercare, insomma, di fare luce sulle dinamiche che inghiottirono Eva.

    Ai giudici serve per valutare quanto la ragazza fosse padrona delle sue azioni quando andava volontariamente a letto con la suora, o se una condizione di «inferiorità psichica» rendesse comunque quei rapporti atti di violenza. Ieri, interrogato in aula, sul punto Mantelli è netto: Eva era bisognosa di affetto, fino ad una «ricerca ossessiva di supporto», ma non aveva patologie o disturbi tale da farle perdere la bussola. Ma di certo c’è che nella sua perizia, lo psichiatra tratteggia un quadro sconfortante della vita di parrocchia, un luogo in teoria sicuro dove Eva cercava conforto, e dove invece una suora prima ed un prete poi la portarono nel loro letto.

    I messaggi di suor Mary alla ragazza sono crudi, espliciti: «aprimi e bagnami della tua tenerezza». Le lettere di Eva al prete, don Alessandro, sono invece di grande dolcezza, ma non lasciano molti dubbi sul «rito del venerdì», quando la ragazza e il sacerdote cenavano e dormivano insieme: «mi sono accorta che quando dormi da me la mia giornata inizia meglio».

    Stretta tra la gelosia della suora e la ritrosia del prete, preoccupato delle voci che giravano in parrocchia, Eva annuncia il suo suicidio: «la cosa che mi resta da fare non è la cosa migliore». Per lo psichiatra, anche il legame col sacerdote fu una causa indiretta del suicidio. Per questo la Procura generale voleva che l’uomo, che non è mai stato indagato, venisse interrogato in aula. Ma i giudici hanno deciso di no.

    Luca Fazzo – Il Giornale
    https://www.tp24.it/notizie-inchieste-eventi-a-trapani/suora-prete-ragazza/131325

  • Il caso dei chierichetti del Papa ci dirà se il Vaticano è credibile

    Il caso dei chierichetti del Papa ci dirà se il Vaticano è credibile

    Lo scandalo chierichetti dirà se il Papa fa sul serio. Il vertice anti pedofilia si è chiuso tra le polemiche. Le vittime accusano la Santa Sede di essersi fermata ai buoni propositi. Da come verrà risolto lo scandalo consumato all’ombra di San Pietro si capirà la verità

    di Gianluigi Nuzzi

    Chiuso il summit contro la pedofilia in Vaticano, emerge una cocente delusione, che serpeggia soprattutto tra le vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Si attendevano di più. “Siamo indignati”, afferma Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, “Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più”. In molti si attendevano una road map con un’agenda fitta di iniziativa per debellare questa piaga moderna direbbe Antonio Rosmini con azioni in ogni dove. Le vittime e gli osservatori laici immaginavano pene più dure, corti speciali, iniziative per ridurre allo stato laicale vescovi e cardinali che hanno protetto chi abusa. Un desiderio figlio dei tanti insabbiamenti, dei rinvii, delle delusioni, dei silenzi, delle umiliazioni raccolti finora da chi ha patito. Storie tenute sempre nel pozzo nero del segreto, oltraggiate dai dubbi sulla vittima e dalle protezioni sui presunti carnefici, ai margini del dibattito cattolico, poco raccontate da una certa stampa compiacente. Il summit invece ha posto al centro questo problema, ha “sdoganato” una questione rimasta sussurrata, schiacciata tra pettegolezzo e timore di dare scandalo. La Chiesa accende un faro sulle vittime. È sufficiente? No, assolutamente ma è un passo indispensabile per compiere gli altri. Se fosse stata imposta una road map agli episcopati si sarebbero create ulteriori tensioni. Invece, il Pontefice ascolta e poi dalla collegialità (almeno nella forma) si darà sostanza a misure non più rinviabili. In palio non c’è più l’immagine della Chiesa, la trasparenza, ma la necessità di fermare quella che potrebbe diventare una metastasi incurabile.

    Non è un caso che i moniti più severi e le denunce più inattese arrivino da donne di Chiesa, come la nigeriana suor Veronica Openibo, e soprattutto da un cardinale impegnato nella riforma della curia, come Reinhard Marx, assai vicino a Bergoglio. Marx  accenna a dossier distrutti su preti pedofili, chiede di togliere il segreto pontificio, di vuotare i cassetti. “Le procedure e i procedimenti”, è la sua denuncia, “stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi e anzi cancellati o scavalcati”. Quanto questo sia vero e chi lo abbia compiuto è da capire appena si avranno i testi dei lavori, ma già oggi si capisce la durezza del porporato che meglio rappresenta la linea di Francesco. Che sia solo una messinscena per i media? Una rappresentazione di intenti e non di sostanza? Difficile crederlo perché il Papa ha chiamato a sé i vertici delle conferenze episcopali, chiedendo loro di aprire il cuore, di dare indicazioni su come proseguire in una battaglia che deve essere comune. In modo da far riconoscere una questione che ormai è d’emergenza e al tempo stesso poter cogliere ogni sfumatura nelle diverse interpretazioni di questa piaga.

    L’intervento di Marx  sul segreto ricorda anche le posizioni di Benedetto XVI  che ripeteva ai suoi collaboratori di non cedere al silenzio e anzi di declassare ogni segreto. “Nella nostra comunità”, ripeteva, “non possono esserci segreti, ma cose al massimo riservate”. Una sfumatura solo in apparenza che sarebbe invece un autentico volta pagina, declinabile dalle questione di potere a quelle finanziarie e persino agli scandali sessuali. Portando le vittime sul palco, facendo raccontare le loro storie, la Chiesa quindi prende come consapevolezza pubblica, un bagno di umiltà che non è solo e più del Santo padre ma delle istituzioni, di chi è chiamato alla responsabilità. Una torcia che illumina i corridoi bui degli abusi con questi bambini che non trovavano protezione, denunciando, ma solo dubbi, silenzi e omissioni.

    Solo nelle prossime settimane si potrà tracciare un primo bilancio di quanto accaduto. Si potrà dire se ha ragione Zanardi, che tuona e denuncia dopo anni di vessazioni, oppure se la strada del gesuita, seppur lenta agli occhi dei laici, sarà inesorabile. Bisognerà vedere se e come proseguirà questo dibattito, se sarà foriero di altre iniziative collegiali. C’è anche da chiedersi se – magari per dare un segnale chiaro – le indagini pendenti per questo tipo di reati dal promotore di giustizia vaticano – andranno a definirsi.

    A iniziare da quella sugli abusi sessuali denunciati da testimoni e presunte vittime a palazzo San Carlo, nelle camerate del pre seminario. È lo scandalo dei chierichetti del Papa, i giovani che da ogni parte del mondo arrivano in Vaticano per capire se hanno la vocazione di servire la vigna del Signore. La gendarmeria e il promotore Zanotti hanno escusso decine e decine di testimoni, formando un corposo fascicolo che andrebbe ora spinto verso il suo destino: o un processo in tribunale o l’archiviazione. Ci fosse un dibattimento questo sarebbe il primo nella storia della Chiesa per fatti denunciati dentro i Sacri Palazzi. Se invece si andasse verso l’archiviazione, questa significherebbe che le vittime e i testimoni non sono stati minimamente creduti. Come se si fossero inventati tutto in una cospirazione degna di un film di scadente qualità. Anche perché quando la vicenda è emersa nell’autunno del 2017, dal singolo atto coraggioso di un ex seminarista polacco, se ne sono aggiunti a conferma altri, e poi altri ancora. Ci si trova così di fronte a una scelta, al bivio non più procrastinabile.

    Esattamente come la lotta alla pedofilia, senza omissioni, silenzi e protezioni. Solo così il sistema Spotlight,  di una filiera di copertura a specchio, potrà essere distrutto.

    (trascrizione da La Verità del 26 febbraio 2019)

  • Ragazza suicida. Oltre alla suora ipotesi di sesso anche col prete

    Ragazza suicida. Oltre alla suora ipotesi di sesso anche col prete

    Il processo a Milano

    Milano – Un triangolo: la suora, il sacerdote, la ragazza. A uscirne stritolata, fu la ragazza: Eva Sacconago si impiccò, il 21 giugno del 2011, dopo avere mandato al prete un ultimo sms: «Pinguino mio, ti voglio salutare.

    Ti voglio bene, non essere troppo triste perché ti guardo ogni volta che cerchi una stella».

    Ieri, gli sms – insieme ai diari e a decine di lettere – sono entrati nel processo alla suora: Mariarosa Farè, ovvero «suor Mary», la religiosa che coinvolse Eva in una storia di sesso quando era poco più che una bambina, e che la violentò ripetutamente dopo essere stata piantata per il prete. In primo grado la donna è stata condannata a tre anni e mezzo. In appello, i giudici hanno chiesto a uno psichiatra, Franco Martelli, di analizzare gli scritti lasciati dalla vittima: per capirne il grado di sudditanza, di depressione, di fragilità; per cercare, insomma, di fare luce sulle dinamiche che inghiottirono Eva.

    Ai giudici serve per valutare quanto la ragazza fosse padrona delle sue azioni quando andava volontariamente a letto con la suora, o se una condizione di «inferiorità psichica» rendesse comunque quei rapporti atti di violenza. Ieri, interrogato in aula, sul punto Mantelli è netto: Eva era bisognosa di affetto, fino ad una «ricerca ossessiva di supporto», ma non aveva patologie o disturbi tale da farle perdere la bussola. Ma di certo c’è che nella sua perizia, lo psichiatra tratteggia un quadro sconfortante della vita di parrocchia, un luogo in teoria sicuro dove Eva cercava conforto, e dove invece una suora prima ed un prete poi la portarono nel loro letto.

    I messaggi di suor Mary alla ragazza sono crudi, espliciti: «aprimi e bagnami della tua tenerezza». Le lettere di Eva al prete, don Alessandro, sono invece di grande dolcezza, ma non lasciano molti dubbi sul «rito del venerdì», quando la ragazza e il sacerdote cenavano e dormivano insieme: «mi sono accorta che quando dormi da me la mia giornata inizia meglio».

    Stretta tra la gelosia della suora e la ritrosia del prete, preoccupato delle voci che giravano in parrocchia, Eva annuncia il suo suicidio: «la cosa che mi resta da fare non è la cosa migliore». Per lo psichiatra, anche il legame col sacerdote fu una causa indiretta del suicidio. Per questo la Procura generale voleva che l’uomo, che non è mai stato indagato, venisse interrogato in aula. Ma i giudici hanno deciso di no.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/ragazza-suicida-oltre-suora-ipotesi-sesso-anche-col-prete-1652950.html?mobile_detect=false

  • Pedofilia, al summit in Vaticano il vescovo tedesco accusa: “Dossier coi nomi dei responsabili distrutti o mai creati”

    Pedofilia, al summit in Vaticano il vescovo tedesco accusa: “Dossier coi nomi dei responsabili distrutti o mai creati”

    Per il presidente dei vescovi tedeschi Reinhard Marx “non esistono alternative alla tracciabilità e alla trasparenza”. Al vertice voluto da Papa Francesco oggi è il giorno delle testimonianze femminili: quella, durissima, di una donna abusata da bambina e poi l’appello della sottosegretaria del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, affinché “la denuncia diventi atteggiamento pastorale ordinario”. Bergoglio: il genio femminile si rispecchia nella Chiesa, che è donna

    “I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio”. È la forte denuncia fatta dal cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, diocesi che fu di Joseph Ratzinger, e membro dei consiglio di porporati che aiuta Papa Francesco nella riforma della Curia romana. Prima di intervenire sul tema della trasparenza al summit sulla pedofilia convocato dal Papa in Vaticano, Marx ha incontrato 16 vittime di abusi del gruppo ECA (Ending Clerical Abuse), di cui fa parte anche Peter Saunders, l’ex membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori dimessosi in polemica con gli occultamenti del Vaticano. Queste vittime erano rimaste escluse dall’incontro che si era tenuto, alla vigilia dell’inizio del summit, con 12 persone abusate e i membri del comitato organizzatore del vertice sulla pedofilia.

    “Gli abusi sessuali nei confronti di bambini e di giovani – ha spiegato Marx – sono in non lieve misura dovuti all’abuso di potere nell’ambito dell’amministrazione. A tale riguardo, l’amministrazione non ha contribuito ad adempiere la missione della Chiesa ma, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile”. Per il porporato, infatti, “le procedure e i procedimenti stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, e anzi cancellati o scavalcati. I diritti delle vittime sono stati di fatto calpestati e lasciati all’arbitrio di singoli individui. Sono tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare. Il modo in cui l’amministrazione della Chiesa è stata strutturata e svolta non ha contribuito a unire tutto il genere umano e ad avvicinare di più gli uomini a Dio ma, al contrario, ha violato tali obiettivi”.

    Per il presidente dei vescovi tedeschi “non esistono alternative alla tracciabilità e alla trasparenza”. Esse, ha precisato Marx, “non arrivano dal nulla. Sono un impegno costante, che si può adempiere anche con il sostegno di esperti esterni alla Chiesa. A essere decisivo è sempre l’atteggiamento personale di coloro che lavorano nell’amministrazione e di coloro che ne sono responsabili. In sostanza, si tratta della domanda fino a che punto si è disposti a giustificare le proprie azioni con gli altri e, in qualche misura, anche a essere controllati da altri”.

    Come era avvenuto all’inizio dei lavori, anche durante il dibattito è stata ascoltata la testimonianza di una vittima. Parole che hanno scosso i cardinali e i vescovi presenti, alcuni dei quali hanno ammesso di non aver mai incontrato persone abusate prima di questo vertice. “Volevo raccontarvi – ha affermato la vittima – di quand’ero bambina. Ma è inutile farlo perché a 11 anni un sacerdote della mia parrocchia ha distrutto la mia vita. Da allora io, che adoravo i colori e facevo capriole sui prati spensierata, non sono più esistita. Restano invece incise nei miei occhi, nelle orecchie, nel naso, nel corpo, nell’anima tutte le volte in cui, lui, bloccava me bambina con una forza sovrumana: io mi anestetizzavo, restavo in apnea, uscivo dal mio corpo, cercavo disperatamente con gli occhi una finestra per guardare fuori, in attesa che tutto finisse. Pensavo: ‘Se non mi muovo, forse non sentirò nulla; se non respiro, forse potrei morire’. Quando terminava, riprendevo quello che era il mio corpo, ferito e umiliato e me ne andavo credendo persino di essermi immaginata tutto. Ma come potevo io, bambina, capire ciò che era accaduto? Pensavo: ‘Sarà stata sicuramente colpa mia!’ o ‘mi sarò meritata questo male?’. Questi pensieri sono le più grandi lacerazioni che l’abuso e l’abusatore ti insinuano nel cuore, più delle ferite stesse che lacerano il corpo. Sentivo di non valere ormai più nulla, neppure di esistere. Volevo solo morire: ci ho provato… non ci sono riuscita. L’abuso è continuato per 5 anni. Nessuno se n’è accorto”.

    Tre le donne invitate a tenere una relazione al summit. Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, ha chiesto ai cardinali e ai vescovi presenti di “lavorare affinché in futuro non desti più tanto clamore un evento come questo meeting, e la Chiesa, Popolo di Dio, si prenda cura, in modo competente, responsabile e amorevole, delle persone coinvolte, di quanto accaduto, affinché la prevenzione non si esaurisca in un bel programma, ma divenga atteggiamento pastorale ordinario”. Le ha fatto eco suor Veronica Openibo, superiora generale della Società del Santo Bambino Gesù, che ha aggiunto: “Ho letto con grande interesse molti articoli sulle reazioni del Papa nel caso dei vescovi cileni, dalla negazione delle accuse alla rabbia per l’inganno e l’insabbiamento, all’accettazione delle dimissioni di tre vescovi. L’ammiro, Fratel Francesco, per essersi preso del tempo, da vero gesuita, per discernere e per essere abbastanza umile da cambiare idea, chiedere scusa e agire: un esempio per tutti noi”. L’ultimo intervento è stato di Valentina Alazraki, vaticanista dell’emittente messicana Noticieros Televisa fin dal 1974. Una scelta altrettanto significativa quella di invitare una giornalista a parlare alle gerarchie ecclesiastiche sulla trasparenza nei casi di pedofilia.

    Intervenendo durante i lavori, Francesco ha sottolineato proprio l’importanza delle voci femminili nel dibattito. “Ho sentito – ha affermato Bergoglio – la Chiesa parlare di se stessa. Cioè tutti noi abbiamo parlato sulla Chiesa. In tutti gli interventi. Ma questa volta era la Chiesa stessa che parlava. Non è solo una questione di stile: il genio femminile che si rispecchia nella Chiesa che è donna. Invitare a parlare una donna non è entrare nella modalità di un femminismo ecclesiastico, perché alla fine ogni femminismo finisce con l’essere un machismo con la gonna. No. Invitare a parlare una donna sulle ferite della Chiesa è invitare la Chiesa a parlare su se stessa, sulle ferite che ha. E questo credo che sia il passo che noi dobbiamo fare con molta forza: la donna è l’immagine della Chiesa che è donna, è sposa, è madre. Uno stile. Senza questo stile parleremmo del popolo di Dio ma come organizzazione, forse sindacale, ma non come famiglia partorita dalla madre Chiesa”. Il Papa ha concluso che “non si tratta di dare più funzioni alla donna nella Chiesa – sì, questo è buono, ma così non si risolve il problema – si tratta di integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero. E pensare anche la Chiesa con le categorie di una donna”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/23/pedofilia-al-summit-in-vaticano-il-vescovo-tedesco-accusa-dossier-coi-nomi-dei-responsabili-distrutti-o-mai-creati/4992326/

  • Pedofilia. Cardinale Marx: “Distrutti dossier sui responsabili, missione Chiesa screditata”

    Pedofilia. Cardinale Marx: “Distrutti dossier sui responsabili, missione Chiesa screditata”

    “Gli abusi sessuali nei confronti dei bambini e di giovani sono in non lieve misura dovuti all’abuso di potere nell’ambito dell’amministrazione – denuncia l’arcivescovo di Monaco – Frisinga nella terza giornata di incontri dedicata alla ‘trasparenza’ 

    23 febbraio 2019 “L’amministrazione non ha contribuito ad adempiere la missione della Chiesa ma, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile”. Dura denuncia del cardinale Reinhard Marx al summit in corso in Vaticano per arginare la piaga della pedofilia. “Gli abusi sessuali nei confronti dei bambini e di giovani sono in non lieve misura dovuti all’abuso di potere nell’ambito dell’amministrazione – denuncia l’arcivescovo di Monaco – Frisinga nella terza giornata di incontri dedicata alla ‘trasparenza’ -. A tale riguardo, l’amministrazione non ha contribuito ad adempiere la missione della Chiesa ma, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile”.

    “I dossier – ha denunciato Marx – che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. Le procedure e i procedimenti stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, e anzi scavalcati o cancellati. I diritti delle vittime sono stati di fatto calpestati e lasciati all’arbitrio di singoli individui. Sono tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare”. Marx: “Non concosco motivi per applicare segreto pontificio” “Non esistono alternative alla tracciabilità e alla trasparenza. Tuttavia, ci sono obiezioni di cui occorre tener conto. Riguardano principalmente la violazione del segreto pontificio, come anche il rovinare la reputazione di sacerdoti innocenti o del sacerdozio e della Chiesa nel suo insieme attraverso false accuse, se queste vengono rese pubbliche – dice ancora il cardinale Marx – Tali obiezioni alla tracciabilità e alla trasparenza non sono particolarmente convincenti.

    Ogni obiezione basata sul segreto pontificio sarebbe rilevante solo se si potessero indicare dei motivi convincenti per cui il segreto pontificio si dovrebbe applicare al perseguimento di reati riguardanti l’abusi di minori. Allo stato attuale, io di questi motivi non ne conosco”.  Una vittima: “Tolleranza zero” Davanti ad un “crimine” come quello della pedofilia non sono ammessi segreti. Serve “tolleranza zero e massima trasparenza. La Chiesa deve collaborare con la Polizia e denunciare gli abusi sessuali che non sono un peccato ma un vero e proprio crimine”. Juan Carlos Cruz, cileno, che da bambino ha subito le violenze di un prete, in questi giorni è a Roma in occasione del summit voluto dal Papa in Vaticano per arginare la piaga dei preti pedofili. Lui, come tutte le altre vittime, chiede ai capi della Chiesa riuniti anche oggi in Vaticano per discutere sulla ‘protezione dei minori’ di non insabbiare mai più i casi di abuso e di restituire ai sopravvissuti “giustizia”.

    “La pedofilia – osserva – è un crimine. Davanti ad un crimine non ci può essere segreto. Serve la massima trasparenza, un crimine non può avere una segretezza”. Da qui l’appello affinchè venga superato il “segreto pontificio”. Cruz è gay dichiarato. Osserva: “Gli omosessuali non sono il demonio. Le vittime degli abusi chiedono rispetto, giustizia e la riparazione del danno inflitto. Serve tolleranza zero”. Suora al summit: “Noi possiamo fare tanto per aiutare vittime” Donne in campo per sostenere le vittime di abusi sessuali da parte dei preti. Al summit anti abusi in Vaticano parlano anche tre donne. Stamani è toccato a suor Veronica Openibo, superiora generale della Società del Santo Bambino Gesù: “L’ammiro, Fratel Francesco, per essersi preso del tempo, da vero gesuita, per discernere e per essere abbastanza umile da cambiare idea, chiedere scusa e agire: un esempio per tutti noi. Grazie, papa Francesco per avere offerto a tutti noi questa opportunità di controllare e verificare dove abbiamo agito in modo strano, con ignoranza, segretezza e compiacenza.

    Penso che modificheremo, con grande determinazione, il nostro approccio complessivo alla denuncia di abusi, al sostegno delle vittime e, soprattutto, a fare tutto il possibile per proteggere i minori e gli adulti vulnerabili da ogni forma di abuso”. “Le donne – ha detto la suora – hanno acquisito molta esperienza utile che possono mettere a disposizione in questo campo, e hanno già fatto molto per sostenere le vittime e anche per lavorare in modo creativo sul loro uso del potere e dell’autorità. Spezzare ogni cultura del silenzio e della segretezza fra noi”. Quindi, la proposta di una “commissione congiunta” di laici e religiosi in ogni diocesi che “condivida l’esperienza sulle procedure documentali e i protocolli, le implicazioni legali e finanziarie delle denunce e i necessari canali di responsabilità e imputabilità”.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/pedofilia-cardinale-marx-distrutti-dossier-sui-responsabili-missione-chiesa-screditata-f3ddf88f-572a-4a9f-b57c-2ef6d7bc426f.html

  • Vaticano, contro gli abusi sulle suore avanza l’idea di una commissione di inchiesta

    Vaticano, contro gli abusi sulle suore avanza l’idea di una commissione di inchiesta

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – «Intanto si potrebbe fare una commissione tra tutti i dicasteri che custodiscono nei propri archivi denunce di abusi sulle religiose. Congregazione dei Religiosi, Congregazione per il Clero, Propaganda Fide. Si potrebbe partire da questo per studiare il fenomeno e la sua estensione». La proposta arriva da Lucetta Scaraffia, direttore del mensile dell’Osservatore Romano, Donne Chiesa Mondo. Puntuale, precisa, coraggiosa, Scaraffia descrive in una conversazione alla stampa estera un fenomeno che ha a che fare con l’abuso di potere maschile, prima ancora che con l’abuso sessuale in sè.

    Finora il silenzio ha coperto tante situazioni scabrose e le denunce  negli anni si sono ammonticchiate sugli scaffali delle congregazioni. Altre volte sono stati gli ordini religiosi a non dare seguito alle richieste di giustizia, altre volte ancora le suore preferivano tacere scoraggiate dalla mentalità omertosa esistente. A novembre l’Unione delle Superiori Generali ha chiesto a tutte le suore vittime di violenze o abusi di non avere paura e procedere alla denuncia.

    Il Papa mentre tornava dagli Emirati Arabi, rispondendo ai giornalisti, per la prima volta ha ammesso che ci sono stati sacerdoti e vescovi che hanno abusato sessualmente delle suore. Si tratta di un capitolo buio che era stato denunciato negli anni Novanta e poi messo a tacere. Lucetta ha spiegato che ci sono state anche suore che dopo una violenza subita da missionari, preti o vescovi, sono rimaste incinte e hanno abortito o partorito figli non riconosciuti.
    Donne Chiesa Mondo è una rivista diretta da Lucetta Scaraffia, femminista e docente di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma che si è occupata soprattutto di storia delle donne e di storia religiosa.

    Scaraffia ha spiegato che la violenza sulle donne nei contesti ecclesiastici va considerata come un «abuso di potere, abuso che nasce da una interpretazione perversa del ruolo sacerdotale» e dalla evidente mancanza di riconoscimento delle donne all’interno della Chiesa. E mentre per i minori «l’ammissione e la condanna conseguente sono obbligate, dal momento che partono da una trasgressione riconosciuta dal codice penale, per le donne il discorso è più complesso».

    Lo scorso novembre, l’Unione Internazionale Superiore Generali (UISG, l’organizzazione mondiale di Superiore generali di Istituti di Religiose cattoliche, approvata canonicamente) aveva denunciato pubblicamente la «cultura del silenzio e della segretezza» della Chiesa intorno alle storie di molestie e di abusi di genere.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_suore_vaticano_papa_commissione_inchiesta-4300015.html

  • Vescovo accusato di aver stuprato una suora. «Gli abusi sono durati due anni»

    Vescovo accusato di aver stuprato una suora. «Gli abusi sono durati due anni»

    Quando il vescovo Franco Mulakkal accettò di celebrare personalmente la prima comunione per il figlio di Darly, la famiglia fu sopraffatta dall’orgoglio. Durante la cerimonia, Darly guardò sua sorella, una suora che lavorava con il vescovo, i suoi occhi si riempivano di lacrime (lacrime di gioia, pensò). Ma solo più tardi avrebbe saputo delle accuse di sua sorella che la sera prima il vescovo aveva convocato nei suoi alloggi e l’aveva violentata. La famiglia dice che è stato il primo di una serie di abusi durati due anni. Il vescovo, che continua a proclamare la sua innocenza, sarà processato per stupro e intimidazione. La svolta nel caso è arrivata con l’arrestato il 21 settembre dall’Alta Corte del Kerala, anche se concesse a monsignore Mulakkal, vescovo dimissionario di Jalandhar (in Punjab), il rilascio su cauzione. Le indagini sono andate avanti e ora comparirà davanti ai giudici. A conclusione di tre mesi di roventi polemiche e proteste di piazza, Papa Francesco lo aveva già sollevato momentaneamente dall’incarico. La suora che lo accusa ha raccontato che sarebbe accaduto «tredici volte» dal 2014 al 2016 «ma la Chiesa ha cercato di fami tacere». Alcuni mesi fà è stato portato sul luogo dove sarebbero avvenuti gli abusi. Più precisamente in una delle stanze del convento di Kuravilangad.

    Il fatto è uscito allo scoperto dopo la protesta delle altre suore che hanno chiesto «giustizia e verità» per la loro sorella. Il vescovo ha parlato per la prima volta a giugno, ma la polizia ha iniziato a interrogarlo formalmente solo a settembre, mentre la furia del caso ormai era fuori controllo. «Vedevamo i padri della chiesa come equivalenti a Dio, ma ora non più», ha detto una delle suore del convento. Altre hanno raccontato di ritorsioni da parte di alcune parrocchie dove operavano «tutto questo per aver preso parte alle proteste contro il vescovo». Pronta la giustificazione «sono stati i fedeli a chiedercelo». Il caso fa parte di «un problema più grande che Papa Francesco ha affrontato martedì per la prima volta dopo decenni di silenzio da parte del Vaticano», riportano oggi alcuni quotidiani. «Questo oltretutto accade in un momento in cui la frequenza della chiesa è bassa in Occidente, i monasteri vengono chiusi in Europa e in America, e il Vaticano si affida sempre più a luoghi come l’India». E «davanti a fatti del genere si perde l’autorità morale»,ha detto il reverendo Augustine Vattoly, che ha supportato le suore durante le proteste. I dettagli delle accuse della suora provengono da interviste con i funzionari delle forze dell’ordine, dalla sua famiglia e dalle altre cinque suore che hanno raccontato i fatti avvenuti all’interno della Chiesa siro-malabarese, che ha sede in India ma risponde al Vaticano. Copie delle denunce ufficiali che la religiosa ha inviato alle autorità ecclesiastiche per posta elettronica e per posta normale sono state fornite anche al New York Times, che si è occupata del caso. Intanto lo scandalo in Kerala sta dividendo i cattolici indiani, che contano circa 20 milioni pur essendo una minoranza relativamente piccola di una vasta popolazione. Più suore «si sono fatte avanti, in questo periodo, per denunciare abusi sessuali da parte di sacerdoti», dicono del Kerala. E nel distretto di Pathanamthitta, quattro sacerdoti sono stati accusati di ricattare donne durante la confessione, usando le informazioni «per costringerle a fare sesso», spiega Sudhakaran Pillai, capo della polizia criminale.

    https://www.ilmessaggero.it/mondo/vescovo_stupra_suora_india_13_febbraio_2019-4297704.html

  • Abusi sessuali sulle suore, parlano le vittime

    Abusi sessuali sulle suore, parlano le vittime

    La piaga degli abusi sessuali commessi dal clero sulle suore si configura meglio. In novembre l’Unione Internazionale dei Superiori Generali ha chiesto che le religiose vittime di abusi riferiscano alla propria congregazione.

    Laurence Poujade è la presidente dell’associazione Sentinelle contro gli abusi nel clero di cui anche lei era stata vittima.

    Laurence Poujade: “Abbiamo dovuto attendere la testimonianza dei più deboli, specialmente le vittime dei preti pedofili, in modo da poter affrontare l’argomento. E nell’episcopato, grazie alla nostra vasta esperienza associativa, ci è stato già detto che era necessario aspettare l’emersione dei casi di pedofilia, poi si sarebbero occupati del nostro dossier. Stiamo aspettando già da 20 anni di parlare”.

    L’omertà trova radice in una pluralità di fattori come l’idea che il celibato e la castità interdicano il matrimonio, ma non la sessualità, il timore del contagio dell’AIDS, che fa delle suore una preda sessuale più sicura, la posizione subordinata della donna al maschio nella società e nella Chiesa.

    “La mancata castità implica considerazioni private, si può avere un comportamento passionale o una relazione che diventa trasgressiva ma il problema dell’abuso sessuale è un’altra cosa e non dobbiamo mescolare la passione con l’aggressione, sono cose ben diverse che vengono spesso confuse ed è ottimo che il papa le separi”.

    Va riconosciuto al cattolico National Catholic Reporter il merito di aver stracciato il silenzio sugli abusi contro le suore nel lontano 2001 con un ampio reportage che generò una vasta eco.

    https://it.euronews.com/2019/02/07/abusi-sessuali-sulle-suore-parla-la-presidente-di-sentinelle

  • Gli abusi sulle suore e la risposta del Papa, dalla comunità St. Jean ai casi di India e Africa

    Gli abusi sulle suore e la risposta del Papa, dalla comunità St. Jean ai casi di India e Africa

    Nell’aereo di ritorno da Abu Dhabi, Francesco ha ammesso che le violenze alle consacrate sono «un problema» da affrontare. La lotta della Chiesa e il «coraggio» di Benedetto XVI

    SALVATORE CERNUZIO

    «Quando il Santo Padre, riferendosi allo scioglimento di una Congregazione, ha parlato di “schiavitù sessuale”, intendeva “manipolazione”, una forma di abuso di potere che si riflette anche in un abuso sessuale». In una nota stringata, diffusa nella mattinata di ieri, il direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, Alessandro Gisotti, ha voluto rispondere alle domande di alcuni giornalisti circa le dichiarazioni di Papa Francesco nella conferenza stampa di ieri nell’aereo di ritorno da Abu Dhabi.

    Interpellato sulla problematica degli abusi alle donne, consacrate soprattutto, da parte di membri del clero, piaga che – a partire dalla protesta delle suore indiane – sta emergendo preponderante negli ultimi mesi, Francesco ha affermato che, sì, «è vero, è un problema». Una ammissione che apre un ampio spazio di discussioni e riflessioni in vista del mega summit sugli abusi del 21-24 febbraio.

    Il Papa: l’umanità non ha ancora maturato, considera la donna di seconda classe

    Il problema, ha spiegato il Papa, trova radice in una concezione sbagliata della donna come essere inferiore che rimane strutturalmente impiantato in diverse culture dei cinque continenti. Non si parla solo dei Paesi dell’islam radicale, dove molte donne vengono private dei diritti più basilari o mercificate – la dichiarazione firmata con il grande imam Al-Tayyeb segna un passo storico in tal senso -, ma anche dell’Occidente cristiano e democratico dove sono all’ordine del giorno notizie di violenze, stalking e femminicidi (94 le vittime in Italia in nove mesi nel 2018) verso mogli, fidanzate, madri, sorelle. «L’umanità ancora non ha maturato: ancora considera la donna di seconda classe», ha detto infatti Bergoglio.

    E purtroppo anche nella Chiesa si riflette questa visione distorta che, in più di un’occasione ha portato a varie forme di perversione e di abusi fisici e psicologici. «È vero, dentro la Chiesa ci sono stati dei chierici che hanno fatto questo», ha sottolineato Bergoglio. «Credo che si faccia ancora: non è che dal momento in cui tu te ne accorgi, finisce. La cosa va avanti così». Da parte della Santa Sede si lavora da tempo sul problema e c’è tutta la volontà di portare avanti questa lotta che – come ha affermato il Pontefice in altre occasioni – mira anzitutto a sradicare una forma malsana di «clericalismo».

    La lotta della Chiesa agli abusi e il “coraggio” di Benedetto XVI

    In particolare, però, della risposta di Francesco risulta interessante il passaggio in cui, per avvalorare questa dichiarazione di intenti, il Pontefice ha evidenziato che diversi vescovi e sacerdoti sono stati sospesi e mandati via e che pure è stata sciolta qualche congregazione religiosa femminile «molto legata a questo fenomeno, una corruzione», dando il merito al suo predecessore Benedetto XVI che, già nel ruolo di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, «ha avuto il coraggio di fare tante cose su questo tema», seppur quello che si è trovato davanti sia stato un percorso ad ostacoli.

    Non a caso il Papa ha citato un «aneddoto» su Ratzinger che «aveva tutte le carte su una organizzazione religiosa che aveva dentro corruzione sessuale ed economica. Lui provava a parlarne e c’erano dei filtri, non poteva arrivare». Alla fine «il Papa», ovvero il Pontefice dell’epoca Giovanni Paolo II, «con la voglia di vedere la verità, ha fatto una riunione e Joseph Ratzinger se né andato lì con la cartella e tutte le sue carte. Quando è tornato, ha detto al suo segretario: mettila nell’archivio, ha vinto l’altro partito». Poi «appena diventato Papa, la prima cosa che ha detto è stata: portami dall’archivio questo».

    Rileggendo a mente fredda le parole di Bergoglio sembra chiaro che il Pontefice parli di due casi distinti: quello della congregazione femminile disciolta e quello dell’organizzazione religiosa su cui Ratzinger era riuscito ad intervenire solo una volta salito sul Soglio di Pietro.

    La vicenda dei Legionari di Cristo

    Per quest’ultimo caso il riferimento sembrerebbe alla vicenda dei Legionari di Cristo e del suo fondatore, Marcial Maciel, il prelato messicano amico di diversi esponenti di Curia, rivelatosi un abusatore seriale (di donne ma anche di giovani seminaristi), tossicodipendente, imbrigliato in diverse attività criminali, a cui Benedetto XVI impose una vita di silenzio e preghiere e la rinuncia di ogni ministero pubblico. Su di lui circolavano documenti nei Sacri Palazzi decenni prima che le accuse fossero rese pubbliche, come confermato lo scorso mese dal cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, che in una intervista ad una testata spagnola dichiarava che «dal 1943» il Vaticano disponeva di documenti a sostegno delle accuse contro il fondatore dei Legionari, e che per anni sono state occultate. Chiunque lo abbia fatto «era una mafia, non la Chiesa», diceva il porporato brasiliano.

    La comunità di St. Jean, disciolta nel 2013 dopo “ribellioni” e scandali sessuali

    Il caso della congregazione femminile che il Papa emerito ha sciolto sarebbe invece quello delle Suore Contemplative di St. Jean, comunità francese nata spiritualmente nella diocesi di Friburgo ad inizio anni ’70 su ispirazione del professore dominicano padre Marie-Dominique Philippe, scomparso nel 2006, del quale nel 2013 emersero gravi «violazioni della castità» nei confronti di religiose di cui era padre spirituale. Le testimonianze delle vittime furono definite «coerenti e credibili» dalla stessa congregazione che rese pubbliche le notizie.

    Eretta canonicamente nel 1978, la comunità di St. Jean si era sviluppata in quattro rami: frati, oblati laici, suore apostoliche, suore contemplative. Quest’ultimo ramo fu fondato insieme ad una suora spagnola, madre Alix, ed è proprio quello ad essere stato disciolto da Ratzinger tramite il cardinale Tarcisio Bertone, all’epoca segretario di Stato vaticano, nominato delegato pontificio per il governo dell’istituto, con un rescritto del 10 gennaio 2013 (quindi circa un mese prima della rinuncia di Benedetto XVI) dopo una serie di “dissidenze” da parte dei membri.

    Bisogna, però, fare un passo indietro. Sulla congregazione era già stata avviata una lunga indagine in seguito ad accuse – alcune risalenti agli anni ’90 – da parte di alcune organizzazioni di pressioni psicologiche verso gli adepti, spinti a rompere totalmente i legami con i familiari, e l’assenza di cure mediche, e anche di un mancato rispetto verso certe regole della Chiesa cattolica e di metodi formativi troppo vicini a quelli delle sette.

    Nonostante il rifiuto di ogni accusa da parte dei vertici della comunità, al servizio da anni di più di venti diocesi in Francia, nel 2009 il cardinale Philippe Barbarin su ordine della Congregazione per la Vita consacrata, presieduta dal cardinale Franc Rodé, aveva congedato la priora generale delle contemplative suor Alix sostituendola con un’altra suora, madre Johanna, rifiutata dalle consorelle che ritenevano la fondatrice «una superiora senza pari».

    Nello stesso anno, con la volontà di vederci ancora più chiaro, la Congregazione per la Vita consacrata aveva nominato un primo Commissario pontificio dell’istituto, monsignor Jean Bonfils, emerito di Nizza, dimessosi dopo due anni per non essere stato in grado di risolvere i conflitti interni alla comunità. Nel 2011 gli successe monsignor Henri Brincard, vescovo di Puy-en-Velay, nominato commissario pontificio per le Suore contemplative.

    Non hanno tardato ad arrivare all’epoca critiche e polemiche da parte delle suore contro le decisioni del vescovo, accompagnati anche da ricorsi quasi tutti respinti per mancanza di fondamenti giuridici. Non ha tardato ad arrivare anche l’intervento di Benedetto XVI che, davanti alla mancata richiesta di tenere quanto prima un Capitolo generale per eleggere il proprio governo, nei primi mesi del 2012 ha nominato Bertone suo delegato. Negli stessi anni, intanto, un centinaio di novizie e professe semplici avevano lasciato la congregazione fondando nuove associazioni pubbliche di fedeli, in particolare una a Cordoba, in Spagna, «in vista di diventare un istituto religioso». Davanti a questa serie di “ribellioni” la congregazione è stata sciolta nel 2013, un mese prima della rinuncia di Benedetto.

    Abusi alle suore in Africa

    Tornando invece al tema degli abusi sulle religiose affrontato dal Papa nel colloquio in aereo non si può non menzionare il caso dell’Africa, dove le accuse di violenze alle suore da parte di membri del clero assume i tratti di una vera e propria emergenza, quasi più della stessa pedofilia. Nel 2010, un documento pubblicato dal National Catholic Reporter riportava la denuncia presentata in via riservata in Vaticano nel 1995 a firma di suor Maura O’Donohue, medico e specialista dell’Aids, e un’altra inviata nel 1998, a firma di suor Marie McDonald, superiora delle Missionarie di Nostra Signora dell’Africa. Nei documenti si parlava di violenze da parte di sacerdoti a danno di diverse religiose, vergini e quindi oggetto sessuale più “sicuro” per il timore del contagio dell’Aids. In alcuni passaggi veniva riportato inoltre di suore rimaste incinta dopo le violenze e costrette ad abortire.

    È una problematica, questa degli abusi sulle consacrate, che investe quasi tutta l’Africa, in particolare quelle zone in cui permane una visione denunciata dal Papa di una donna oggetto, subordinata al maschio o essere di serie B.  E se a livello sociale questo porta a «schiavitù» o a crimini più orribili come mutilazioni genitali e lapidazioni, nella Chiesa africana si riflette in una disistima della vita femminile consacrata da parte di vescovi, preti e laici, che spesso sfocia anche in abusi e maltrattamenti, non solo fisici ma anche psicologici. Inoltre la dipendenza economica dalla diocesi di tante piccole congregazioni religiose femminili ha rappresentato in più di un’occasione un freno alla denuncia di eventuali violenze.

    La protesta delle suore in India contro il vescovo accusato di abusi

    Infine non va ignorata la protesta – che non ha precedenti considerato il contesto – messa in piedi l’anno scorso dalle suore indiane del Punjab, scese in strada con cartelloni e striscioni in difesa di una consorella che afferma di essere stata oggetto di ripetute violenze sessuali dal 2014 al 2016 da parte del vescovo di Jullundur, Franco Mulakkal, che si dichiara innocente ma che è stato arrestato il 22 settembre 2018 dalla polizia del Kerala, poi rilasciato su cauzione dopo quattordici giorni. Neanche qualche settimane fa le religiose, che, supportate da laici hanno proseguito nelle loro manifestazioni, hanno diffuso la lettera inviata al capo del Governo dello Stato indiano del Kerala, Pinarayi Vijayan, in cui denunciano «minacce imminenti» da parte del vescovo «in connivenza con le autorità della nostra congregazione religiosa per aver aiutato la vittima». E affermano di essere aver ricevuto intimidazioni di trasferimenti per non testimoniare al processo contro il presule.

    In Africa e in Asia mancano linee guida contro gli abusi

    Ci sono, dunque, questioni profondamente radicate soprattutto in Asia e Africa, dove, peraltro, le Conferenze episcopali erano state invitate otto anni fa dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a stilare linee guida per prevenire casi di abusi, senza che mai però fosse elaborata alcuna risposta. Perciò, come ha detto il Papa, non basta la sola denuncia. Serve un cambiamento di mentalità a livello culturale e sociale, e il primo impulso potrebbe e dovrebbe provenire proprio dalla Chiesa.